Donald Trump: i social media sono un valore aggiunto

Dopo la netta vittoria in Florida, Donald Trump ha la strada quasi completamente spianata per la conquista dell’agognata nomination repubblicana. Lo stesso Marco Rubio, che a Miami giocava in casa, lo aveva predetto: “Chi vince qua vince tutto”. Alla nomenclatura del GOP non era bastato assistere impotente al ciclone del Super Tuesday per prendere sul serio il fenomeno-Trump, c’era ancora la speranza in un miracolo che non sarebbe avvenuto. Paul Ryan, lo speaker della Camera, evoca lo spettro di una “open convention” a luglio, una convention dove nessuno ha raggiunto i fatidici 1,237 delegati utili per ottenere la maggioranza assoluta. Uno scenario plausibile?

Essere sempre in TV senza pagare

Il #TrumpTrain fa paura a chi non lo comprende: siamo dinanzi ad una rivoluzione che parte innanzitutto dalla comunicazione e dai social media e che mette in secondo piano l’ideologia. I dati non ingannano: sui media tradizionali hanno investito tutti (anche cifre folli, come Jeb Bush) tranne lui: con “soli” 10 milioni di dollari sborsati (di tasca sua) il Tycoon è ben distante dai candidati più legati all’establishment e ad una visione tradizionale della campagna elettorale.

trump

Il tramonto della Living Room Campaign?

Fino ad oggi le cose erano chiare: più spot facevi più consenso avevi. Il metro del successo era il numero di ore che il candidato riusciva ad apparire in TV. Con Trump è cambiata questa logica? Non proprio. Spieghiamoci meglio: il miliardario di New York non spende milioni in ads perché non ne ha bisogno: in TV ci va lo stesso. Ci va perché fa notizia e i giornalisti vanno dove c’è la notizia. Twitter, Facebook e Instagram diventano l’ufficio stampa dell’outsider di lusso Trump. Una narrazione ricca di apparenti “boutade”, l’umore politicamente scorretto, “l’antipolitica” come bandiera, l’utilizzo magistrale dei social media da vera star del web sono gli ingredienti del successo.
La living room campaign (la campagna “da salotto”, dove il candidato entrava con i suoi spot nelle case degli elettori) è ancora “alive and well”, tuttavia qualcosa è cambiato radicalmente nella scena e le ragioni sono duplici: da una parte assistiamo ad una svolta politica e dall’altra siamo testimoni di un cambiamento nella comunicazione e nei mezzi, incoraggiata dall’avvento dei new media.

I media regalano a Trump 2 miliardi di dollari di spazi

Fino ad oggi, Facebook e co. non sono mai stati decisivi nel consenso. Adesso lo sono, ma non come avevamo tutti avevano previsto: non spostano le masse grazie ai numeri delle visualizzazioni o delle interazioni, ma grazie al buzz che creano.

Un’idea diventa un post, un post diventa un evento, un evento una notizia. E la notizia va raccontata.

La vera differenza tra Trump e gli altri è la presenza mediatica: SocialFlow stima che solo in marzo le persone abbiano speso circa 1,94 milioni di ore leggendo i contenuti generati da Trump sui principali social media. Piuttosto impressionante se si confronta questo dato con le 630mila ore scarse impiegate per leggere Hillary.

MediaQuant, ha dato invece un valore a tutta l’esposizione mediatica di Trump: se il Tycook avesse dovuto pagare tutti quegli spazi avrebbe dovuto sborsare quasi 2 miliardi di dollari!

trump

Donald Trump è stato uno choc per la campagna elettorale americana: mai nessuno era arrivato tanto lontano spendendo così poco.

The Donald non ha un Super Pac (i grandi eventi di finanziamento, aperti a lobby e donatori), non ha una rete territoriale di militanti ed uffici e, cosa principale, ha speso pochissimo in TV.

Testimoni di una rivoluzione

La seconda ragione di questa social-rivoluzione è politica: in un mondo in cui le informazioni vengono veicolate ad una velocità folle, in cui dell’emergenza della mattina nessuno si ricorda più il pomeriggio e dove l’incertezza globale regna sovrana, la gente si trova spaesata e con “valori” incerti.

L’errore dell’establishment e dei nostalgici della campagna elettorale che fu è di snobbare le logiche dei new media. Se si ha un messaggio notiziabile che riesce a toccare le corde profonde delle persone, se si riesce ad interpretare il mood della propria epoca, se si riesce a tradurre tutto questo nei new media, se si riesce ad individuare un nemico (in un’era di nemici indefiniti) se si riesce a fare tutto questo allora la propria campagna viaggerà quasi a costo zero, spesso guadagnando.

Trump ha compreso il messaggio che funziona e ha cambiato le carte in tavola. Che sia la rivoluzione di una stagione o un fuoco fatuo gonfiato da Facebook, una cosa è certa: indietro non si torna e d’ora in avanti, chiunque vorrà affrontare una campagna elettorale, dovrà tener conto di queste nuove dinamiche.

Arriva HAT: finalmente il controllo dei tuoi dati è possibile

La domanda da un milione di dollari di oggi è: sei soddisfatto di Internet così com’è oggi? Se non lo sei, cosa cambieresti?

Molto probabilmente per te Internet è la dimensione delle opportunità (quasi) infinite, e come darti torto? Probabilmente, ancora, per te Internet è diventato un protagonista insostituibile del tuo quotidiano, ed anche questo, per fortuna o meno, è vero.

Eppure, c’è qualcuno nel mondo che si è immaginato un Internet diverso, o, meglio, un modo nuovo di vivere Internet, partendo da un nuovo presupposto: ossia quello per cui i dati che riceviamo e trasmettiamo ogni secondo attraverso il web, che sono tantissimi, in gran parte si perdano o, comunque, non diventino mai strumenti in nostro potere, ma quasi sempre giacimento di informazioni utilizzate da terzi (siti, social network, app, programmi, etc) di cui sappiamo ben poco.

Ecco perché, secondo quanto ci racconta questo articolo, grazie a una manciata di sviluppatori, è nata la Hub-of-all-things, che potremmo tradurre con centro-di-ogni-cosa e che gli ideatori abbreviano con HAT.

Che cos’è HAT

Arriva HAT: finalmente il controllo dei tuoi dati è possibile

HAT  è il nome dell’idea, e dell’organizzazione che porta avanti il progetto, di cui si trovano ancora pochissime tracce, ma che promette molto bene.

L’idea, incredibilmente rivoluzionaria e particolarmente allettante, ha alla base tre promesse: con HAT, e grazie al nuovo hyperdata browser Rumpel, ognuno potrà controllare, visionare e raccogliere i propri dati, avendo sempre il controllo e la certezza di quali dati fornire, come e perché.

Se noi non siamo soddisfatti di com’è Internet adesso, forse è perché, spesso, non abbiamo la sensazione di riuscire a controllare le operazioni che facciamo quotidianamente, perché non sappiamo realmente in che modo i nostri dati verranno usati. E se non lo siamo adesso, immaginiamo cosa accadrà da qui ai prossimi anni, quando i dati raccolti saranno talmente tanti che il famoso Internet of Things, – di cui ti abbiamo parlato fino alla nausea ormai! – sarà giunto a compimento e le tecnologie svolgeranno al posto nostro moltissime micro attività sulla base della fitta rete di informazioni in cui siamo immersi e di cui siamo attori.

Ecco perché HAT nasce come un’idea di cui, probabilmente, davvero non riusciremo a fare a meno.

LEGGI ANCHE: Internet of Things: 5 interessanti progetti mobile

Perché HAT può funzionare?

Arriva HAT: finalmente il controllo dei tuoi dati è possibile

Immagina cosa accadrebbe se riuscissimo davvero a collezionare, gestire e controllare ogni nostro dato. In questo modo, i vantaggi sarebbero molteplici sia per i consumatori, sia per le aziende.

Faccio un esempio: se un cliente entra in un negozio e il responsabile del reparto gli chiede “cosa desidera?”, possono accadere due cose:

  • Il cliente farfuglia qualche frase confusamente, parlando di cose non pertinenti alla domanda, e lasciando immaginare al commesso che potrebbe desiderare una determinata categoria di prodotti in vendita nel negozio;
  • Il cliente risponde chiedendo al commesso esattamente cosa desidera: prodotto specifico, caratteristiche tecniche, prezzo ideale, modalità di pagamento e preferenze di ritiro del prodotto.

Nel primo caso abbiamo assistito a come avviene oggi –più o meno – la raccolta dei dati degli utenti che navigano: i dati raccolti e utilizzati sono sempre molto parziali e, infatti, le pubblicità e il servizio clienti di moltissime aziende che, per esempio, vendono tramite e-commerce, lasciano molto a desiderare.

Nel secondo caso abbiamo assistito a cosa accadrebbe grazie a un sistema che controlla e invia esattamente le informazioni necessarie, condizione necessaria per l’esperienza di navigazione soddisfacente.

Cominci a capire perché il pay-off di HAT è “Claim your data” (prendi il possesso dei tuoi dati), vero?

LEGGI ANCHE: Big data, user targeting ed etica: quale tutela per i soggetti più vulnerabili?

Cos’è Rumpel?

Arriva HAT: finalmente il controllo dei tuoi dati è possibile

Tutta l’idea necessita dello strumento chiave che renda possibile questa rivoluzione.

In questo caso, lo strumento chiave, nonché oggetto di una campagna di crowdfunding su Indiegogo, è il Browser Rumpel, che diventa il protagonista dell’intera idea.

Perché, chiaramente, i tempi non sono ancora maturi per imporre la filosofia di HAT alle mega-aziende che sono dietro ai browser già esistenti – Chrome&Google, Safari&Apple, Explorer&Microsoft, etc – e quindi HAT al momento investe sullo sviluppo del proprio browser.

La campagna di raccolta fondi scade tra un mese ed è presentata da questo veloce video:

Che ne pensi? Sei pronto al controllo dei tuoi dati? Join HAT!

Ninja Social Oroscopo dal 18 al 24 Marzo

Miei cari guerrieri, bentornati al social oroscopo della settimana! Nei prossimi giorni con il Sole e Mercurio che passano dal segno mistico dei Pesci al segno focoso ed irruento dell’Ariete, sarà come lanciarsi nella battaglia con le spade tese dopo aver fatto voto agli dei! Dei della comunicazione e del pensiero creativo, ovviamente…

Saranno proprio gli Ariete questa settimana ad essere nuovi e spavaldi pionieri delle tendenze. Come Amazon infatti punteranno su video a realtà virtuale anche se ancora bene non si sa come utilizzarli. Una cosa è certa però, dove c’è novità c’è l’orecchio teso di un Ariete. Anche lo Scorpione però sarà incuriosito e pronto a fare da cavia soprattutto per un nuovo social network dolce come Waffle che vuole creare board di immagini condivise con gli amici. Con Venere a favore non solo lo Scorpione si se te un trend setter ma è anche predisposto al lavoro di squadra!

Il Leone chiacchierone e sgamato (come si dice a Milano) questa settimana vuole essere sulla cresta dell’onda dell’informazione metropolitana e soprattutto non perdersi nessun update sullo slang dei giovani millennials. Non vede l’ora quindi che esca il social dictionary di facebook per essere, come si diceva ai miei tempi, sempre sul pezzo!

La Bilancia, nota amante dell’arte, della bellezza e dello stile avrà la sensazione che nulla vada per il verso giusto, come il mouse bluetooth che si scarica proprio al click di invio di un importantissimo cv! Allora, per non perdere la sua fama di stilosa, deciderà di spendere un bel gruzzoletto sul nuovo e-commerce Lesara. Ma solo per provare l’esperienza d’acquisto e parlarne al prossimo aperitivo con le amiche! Al contrario quella tirchia della Vergine questa settimana non si lascerà scucire nè bitcoin nè baci. Al massimo un acquisto con Paypal che è sempre possibile reclamare entro 30 giorni!

Il Capricorno si sentirà perso ed inconcludente e la cosa, come immaginerete, non gli piacerà quindi dato che notoriamente non è uno che lascia i problemi irrisolti cercherà un pusher di smart drugs, una specie di estrogeni per i neuroni. Si sa, al Capricorno piace assai mostrare i muscoli, anche quelli del cervello! Il Cancro seguirà a ruota ma facendo indigestione di caramelle di caffeina concentrata che serve per fare i doppi turni anche in amore. Il lavoro qui non è una priorità!

I Pesci da tempo oramai si stanno rimettendo in discussione e questa settimana, grazie a Venere nel segno, saranno propositivi e rivoluzionari: vogliono essere belli ed interessanti e quindi come Instagram cambieranno l’algoritmo dei loro sentimenti e soprattutto l’ordine di priorità nell’agenda.

Il Toro, neanche a dirlo, questa settimana sfogherà dubbi e lentezze celebrali nel piacere che più lo appaga: da buon segno di terra si dedicherà al cibo in tutta la sua catena. Dalla spesa al supermercato alla preparazione meticolosa fino al godere sfrenato del piatto cucinato. Ecco, forse una app di live fooding come Nom non basta, ce ne vogliono diverse che seguano tutte questa fondamentali tappe che portano al piacere.

Acquario e Gemelli invece amano le innovazioni in qualsiasi periodo della vita si trovino: e se stranamente il Gemelli cercherà delle applicazioni serie che facciano del suo cellulare uno strumento di sicurezza in caso di pericolo… Anzi ci metterebbe volentieri la app da chiamare in caso di dubbio profondo o domanda esistenziale! Al contrario l’Acquario non vuole saperne di cose serie, impegnative o tristi. Riesuma il vecchio smartphone per proiettare i video di youtube in un 3d casalingo ed impressionare gli amici all’aperitivo!

Infine Il Sagittario con Venere ancora intransigente come le regole del Facebook Ads vorrà mettere le cose in chiaro e predisporre maniacalmente ogni dettaglio… Potrebbe addirittura pianificare la sua vita sui social nell’aldila. Va bene che Saturno richiede una certa dose di organizzazione, ma non starai esagerando, Sagittario?!

Link building e Guest Post: gli errori da evitare

Questo articolo è scritto in collaborazione con Ferdinando Signorelli, consulente web marketing per aziende, esperto SEO, SEM e Social Media con circa 10 anni di esperienza in diverse web agency e agenzie pubblicitarie. marketingadvsignorelli.it è il suo sito personale.

 

Quando si parla di SEO off page, ovviamente, ci si riferisce soprattutto alla link building e in questo articolo approfondirò una delle tecniche di questa strategia.

Parlerò di guest post ma, soprattutto, svelerò alcuni aspetti che riguardano la scelta dei blog a cui proporre gli articoli e proverò a mettervi in guardia da alcune leggerezze che potrebbero risultare controproducenti.

Prima, però, facciamo una panoramica veloce sulla link building:

Cos’è la link building e a cosa serve?

La link building è l’arte di costruire un significativo ed accurato numero di link in entrata verso le proprie pagine web. A cosa serve? Serve a far crescere l’autorità di un sito e a farlo salire tra i risultati di ricerca nel settore di riferimento.

È pericoloso utilizzare questa strategia?

Dipende da tanti fattori che spiegherò tra un istante, ma ciò che bisogna sapere sin da subito è che, se fatta male, può portare a penalizzazioni da parte dei motori di ricerca con conseguente perdita di visibilità online. Un esempio? Ecco un sito penalizzato da Penguin.link building

 

Come si fa link building?

Esistono tante tecniche per ottenere link da siti esterni ed ognuna meriterebbe un artico dedicato. Visto che lo scopo di questo contenuto non è quello di spiegare come ottenere link ma quello di scoprire come farlo nel modo giusto e in particolare tramite guest post, mi limiterò ad elencare le principali tecniche e a soffermarmi sugli errori da evitare.

Gli errori da evitare

Secondo google i link in entrata e quelli in uscita devono essere assolutamente naturali, da questo possiamo stabilire alcuni punti che ci aiuteranno ad evitare penalizzazioni.

 I motori di ricerca possono stabilire l’autorità del nostro sito grazie a due elementi: citazioni e menzioni. La citazione è un richiamo al nostro sito o al nostro brand-name in un determinato contesto e senza link. La menzione è una citazione con link che riporta alla nostra pagina web.

 I link, oltre ad indirizzare l’utente e a permettere tutte le connessioni tra le pagine web esistenti, danno anche due tipi di indicazioni ai motori di ricerca: queste indicazioni possono essere follow ( = segui questo link) o nofollow (= non seguire questo link). I link nofollow possono essere considerati anche come semplici citazioni.

 I link possono essere ancorati ad immagini o a testi e le anchor, insieme alle indicazioni follow e nofollow, fanno il bello e il cattivo tempo come vedremo nel prossimo punto.

 La natura vuole che se il nostro brand è famoso, quando lo si indica non sempre si punta il dito e soprattutto lo si fa chiamandolo per nome e non con il nome del prodotto.

Cosa significa?

link building

Che se vogliamo che la nostra link building sia naturale non possiamo avere solo menzioni (= link) ma una buona percentuale di citazioni ( = no link o link nofollow) e qualche menzione.
E, soprattutto, i link dovrebbero avere una percentuale di anchor text “url-brand” molto superiore alle anchor text contenenti “parole chiave di interesse”.

Per farla breve e schematica potreste immaginare una formula del genere:

4 citazioni (url-brand) – 2 menzioni (url-brand) – 1 menzione (parola chiave)

Altro aspetto da considerare è la fonte del link.
Nella vita reale se a citarci è una persona autorevole ovviamente il nostro prestigio sale, ma se a farlo è qualcuno di cui non ci si fida difficilmente gli si dà credito. Questo vale anche per i motori di ricerca, se le menzioni arrivano da siti poco credibili potrebbero essere più un danno che un bene.
Più avanti, spiegherò anche come valutare i siti.

In sintesi:

• Evitiamo di considerare solo i link follow e con parola chiave
• Evitiamo di prendere link da qualsiasi sito
• Creiamo un giusto equilibrio tra citazioni, menzioni e key-nomedominio-brand

Ma passiamo alle principali tecniche:

link building

Content outreach

Puntare sulla scrittura di contenuti di qualità e lasciare che sia il web a premiarci con citazioni e menzioni spontanee e naturali.

Infografiche e risorse

Creazione di infografiche e risorse utili da mettere a disposizione della rete per ricevere crediti e menzioni.

Guest post

La tecnica che sento più vicina alle mie corde e maggiormente applico. Consiste nel fare esattamente ciò che sto facendo in questo momento, scrivere un contenuto per un sito e proporsi come ospite. Questo vale molto più che un backlink e l’approfondiremo a breve.

Comment marketing

Spesso questa tecnica è usata male ma io ritengo che se fatta bene (anche in questo caso) vale più di un link quasi sempre nofollow. Il comment marketing dovrebbe essere inteso come una sorta di mini guest posting, un modo per farsi conoscere, far assaporare le proprie competenze ed aggiungere valore ad un post.

Broken link

Cercare link non funzionanti (in pagine attinenti ai nostri contenuti-risorse) e contattare i proprietari della pagina per avvisarli e proporgli il nostro contenuto o la nostra risorsa come destinazione del link.

Directory per local citations

Inserire il proprio sito in directory locali può essere un’ottima strategia SEO per la local search e soprattutto, visto che spesso i link sono nofollow, può diventare un ottimo metodo per creare citazioni al brand-dominio.

Tutte le tecniche come guest posting (o guest blogging), comment marketing, broken link e local citations implicano un’analisi a monte dei siti su cui operare. Questo vale in particolare per i guest post perché oltre alle valutazioni SEO bisogna farne anche altre di differente natura.

Ma perché fare guest blogging vale a prescindere dalla link building?

link building

Abbiamo già detto cosa sono i guest post, ma entriamo nel merito e capiamo perché sono così utili.

Come accennato nel punto riguardo al comment marketing, il guest posting ha un valore particolare perché, oltre a permetterci di guadagnare un backlink, ci pone come persone autorevoli per i lettori del sito che ci ospita e ci aiuta a farci conoscere da un nuovo pubblico portando nuovi lettori e nuovo traffico verso il nostro sito.
Inutile dire che più sarà autorevole il sito che ci ospita e più avrà senso la nostra strategia.

Quindi…

Come si valuta l’autorità di un sito? O più in generale, come si sceglie un sito (o blog è uguale) con cui fare link building o guest posting?

Dividiamo le due cose:

• Analizziamo un sito in chiave SEO per le nostre strategie di link building
• In seconda battuta facciamo ulteriori valutazioni per capire se possiamo proporre o meno i nostri contenuti, in che modo farlo e a cosa fare attenzione.

1) Le valutazioni importanti in chiave SEO sono più o meno semplici:

• Assicuriamoci che il sito con cui andremo a fare link building non abbia penalizzazioni e che non sia in fase calante. Per farlo basta usare alcuni dei tanti tool e software disponibili. Per le penalizzazioni un ottimo tool è web site penalty indicator, per controllare l’andamento di un sito possiamo utilizzare Seozoom e/o Ahrefs.
• Preferiamo siti attinenti ai nostri argomenti (in particolare se si tratta di menzioni con anchor key).
• Controlliamo che il sito che ci darà il link non abbia troppi link in uscita rispetto a quelli in entrata e controlliamo sia che il suo profilo backlink sia equilibrato secondo le regole di cui abbiamo parlato (citazioni, menzioni, brand, dominio, key), sia il suo domain rate. Per farlo utilizziamo Ahrefs.
• Controlliamo il domain authority con moz o website authority checker. Un DA (domain authority) con un valore da 30 a salire è un ottimo segno, sicuramente un link da un dominio con alta authority conviene.
• Infine ma non ultimo, usiamo Majestic per dare una sbirciatina al rapporto tra citation follow e trust follow. Questo dato indica l’equilibrio tra la quantità e la qualità di un profilo backlink. Se un sito presenta un alto valore di citation follow ma il trust follow è particolarmente sproporzionato in negativo allora diffidate.

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2) Ora che conosciamo il valore dei siti che stiamo valutando in chiave SEO capiamo quale può essere quello più indicato a cui proporre un guest post e facciamo attenzione ad alcuni dettagli:

• Abbiamo già controllato (ovviamente) che il sito-blog sia attinente al nostro settore di interesse.
• Adesso diamo una sbirciatina ai commenti, alle interazioni e alle attività social per assicurarci che ci sia un buon seguito di pubblico.
• Studiamo il blog ospitante e, magari, creiamo prima un minimo di iterazioni con commenti e attività social.
Rispettiamo lo stile di scrittura e la forma che utilizzano. Cerchiamo di usare lo stesso tono of voice.
• Scriviamo bene controllando e ricontrollando il nostro contenuto prima di inviarlo.
• Assicuriamoci di aver letto le linee guida (se ci sono) del blog ospitante e di averle rispettate.
• Cerchiamo di proporre un argomento che non sia stato già trattato. Facciamo una verifica del tema che intendiamo proporre utilizzando la ricerca interna, se presente, oppure usiamo Google digitando key site:nomedominio. In questo modo vedremo le pagine che Google ha indicizzato per quel dominio sull’argomento. Se i risultati non sono attinenti allora via libera 😉

Se siete arrivati fin qui vi faccio i miei complimenti e mi auguro che questo contenuto possa aiutarvi a realizzare le migliori strategie di link building e guest posting.

privacy online

Privacy: le future possibilità di Facebook che potrebbero spaventarti

Facebook è entrato prepotentemente nella nostra vita e ci accompagna durante tutta la giornata; ma quali potrebbero essere le ipotetiche future invasioni alla privacy utili per ottimizzare gli strumenti di marketing che il social network mette a disposizione degli inserzionisti?

Quando si nomina la parola privacy online alla maggior parte degli italiani partono di default una serie di parolacce per tutti i banner con la cookie law che è si è stati costretti a chiudere accettando le condizioni, ma in realtà è un tema molto controverso e che negli ultimi anni sta acquisendo sempre più importanza.

Il retargeting e la suddivisione per contenuti e interessi sono ormai pratica diffusa sia per il circuito di Google (Adsense e Adwords) che su Facebook (Audience network, etc), ma ci sono potenzialità di profilazione ancora inesplorate dal social netowork che potenzialmente potrebbero essere devastanti. Ne abbiamo analizzate tre.

Ads e stream sul tuo stato d’animo

Quante volte ti è capitato di comprare cose inutili solo perchè eri felice e volevi festeggiare, o perchè eri triste e avevi bisogno di tirarti su? Legare campagne di marketing alle emozioni dei consumatori è una pratica conosciuta da decenni: molto spesso si effettuano acquisti di impulso in base a cosa ci accade e alle conseguenti emozioni che proviamo come gioia, rabbia, frustrazione o insoddisfazione, tanto che la cosiddetta sindrome da acquisto compulsivo, o shopaholism, può sfociare in una vera e propria dipendenza per uscire dalla quale sono previste addirittura terapie di disintossicazione (sebbene non sia riconosciuta come un vero e proprio disordine psicologico).

Facebook può monitorare il tuo umore?

Decisamente si: un anno fa è già stato effettuato un esperimento simile, manipolando lo stream di Facebook di un campione di utenti nascondendo post con contenuto negativo o positivo, ed è stata registrata la variazione dello stato d’animo degli utenti monitorati: le persone a cui è stata ridotta la quantità di contenuti positivi nel news feed hanno cominciato a scrivere più frasi dal tono negativo e meno parole positive. Viceversa, quando la negatività è stata ridotta, gli utenti hanno cominciato a pubblicare più status tendenzialmente positivi.

Inoltre da qualche settimana sono disponibili le Facebook reactions, che consentiranno al social network di acquisire “big data” molto più precisi su questo aspetto, potendoli poi eventualmente utilizzare per tutte le possibili campagne di marketing. Sarebbe un’innovazione nel campo del marketing perchè fino ad ora nessun editore può vantare la possibilità di segmentare la propria utenza in base agli stati d’animo.

Un possibile sbocco commerciale potrebbero essere campagne di marketing legate al dating online (Tinder, Lovoo, Happn, etc) che stanno già invadendo anche i media tradizionali e che potrebbero diventare una nuova miniera d’oro nell’immediato futuro. Facebook finora ha sempre ostacolato ads di questo settore facendole rientrare in categorie “sensibili” e necessarie di autorizzazioni particolari, ma non è detto che sia così per sempre. In fondo c’è da tener presente che tra i dati presenti sul social network c’è la situazione sentimentale!

Altre categorie potenzialmente interessate? Sicuramente viaggi e turismo, enogastronomia, scarpe e accessori!

LEGGI ANCHE: Facebook Reactions: chi ci guadagna?

Ads affini alle tue conversazioni su Whatsapp

Poco più di un anno fa, Facebook ha comprato Whatsapp per circa 19 miliardi di dollari, e da pochi mesi l’ha reso gratuito eliminando anche quella piccolissima tariffa annuale (0.99€). Come si sente spesso ripetere tra gli addetti ai lavori “se un prodotto è gratis, in realtà il prodotto in vendita sei tu“, e Whatsapp difficilmente farà eccezione vista l’enorme mole di account e di dati che porta in dote. Ma basterà solo il database di contatti mobile per giustificare l’investimento di Facebook?

Quel che finora non è stato reso ufficiale è che non sarebbe fantascienza poter analizzare conversazioni private, sia testuali che vocali, per estrapolare parole chiave di stretto interesse per poi riutilizzarle come segmentazione di target per ads su Facebook.

Ecco che magari potresti star parlando con un gruppo di amici sulla voglia di bere una birra, ed eccoti apparire subito dopo su Facebook delle inserzioni relative al miglior pub della zona, magari con offerte speciali di gruppo. Ci sono già alcune segnalazioni in tal senso, che però finora rimangono nel campo delle leggende metropolitane o delle coincidenze.

In questo campo le applicazioni di marketing sarebbero praticamente infinite, dall’acquisto di un auto nuova a quello di un mazzo di rose per San Valentino, passando per i corsi online (“non riesco a superare Analisi I all’università!“) o per i passatempi e hobby (“che film vediamo stasera al cinema?“)

I limiti tecnici non sono impossibili da risolvere, resterebbero però da superare i vincoli legali legati alla privacy: lì la battaglia è molto dura e sicuramente aprirà il fianco a numerosissime proteste e petizioni. Nulla però di nuovo su questo fronte, meglio abituarsi!

Proteggere la propria identità su Internet in 20 semplici mosse

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Ads basate sul tuo valore economico

E’ sicuramente brutto dare una valutazione alle persone, ma nel mondo del marketing non tutti gli utenti valgono allo stesso modo in termini di appeal economico per gli inserzionisti. E’ da sempre così sia per la valutazione CPM , che per il CPC, che per l’acquisizione di lead. Ogni settore ha valutazioni diverse in base al potere d’acquisto dell’utente che frequenta abitualmente il sito, all’affinità con l’inserzione proposta, e alla marginalità del prodotto.

Ecco quindi che teoricamente si potrebbe dare un valore monetario anche ad ogni singolo account di un social network come Facebook: questa cosa è già fatta in piccola parte, grazie alla targettizzazione per interessi e al relativo CPM variabile (se fai ads per un pubblico generalista facile che pagherai 1.000 visualizzazioni molto meno di chi le fa puntare a un pubblico di fanatici del gioco d’azzardo). Ma questa potenzialità potrebbe essere ancora più spinta: “mostra le mie ads solo a chi vale XXX €”, magari creando delle vere e proprie fasce economiche in base a:

  • capacità di spesa mensile
  • dimestichezza con acquisti online
  • frequenza di utilizzo della carta di credito
  • valore medio degli interessi
  • valore economico medio degli amici

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Come potrebbe Facebook assegnare questo valore?

Sicuramente tramite gli acquisti in-app, e tramite la possibilità di scambiarsi soldi o effettuare pagamenti tramite il lancio di nuove features (ne è un esempio il test di poter scambiare soldi con gli amici tramite Facebook Messenger, che richiede il collegamento di un metodo di pagamento come una carta di credito). Oppure grazie a una nuova acquisizione di una start-up specifica del settore dei micro-pagamenti da mobile.

Questi servizi di pagamento mobile sono un campo di battaglia ancora aperto e conteso tra big come Google e Apple ed  è difficile, anzi improbabile, che Facebook non voglia entrare nella partita. Una volta dentro, ecco che questo scenario potrebbe essere un ulteriore sbocco lato marketing.

È tutto così negativo?

In realtà avere pubblicità in target con nostri interessi e soprattutto con quello che realmente abbiamo intenzione di comprare è una cosa molto positiva perchè ci consente di “godere” anche delle campagne di marketing (che peraltro è la direzione che si sta prendendo con content marketing) e non vederle esclusivamente come un intervallo da saltare.

Probabilmente sarebbe molto peggio lato utente essere bombardato da pubblicità totalmente casuali e di nessun interesse potenziale. Se fatto bene quindi il marketing non è necessariamente sinonimo di marchette.

Il nodo cruciale quindi verte sul trattamento (e trasferimento) dei dati acquisiti: questo argomento può far paura perchè basta poi poco per avere una fuga di dati e ritrovarsi come protagonisti inconsapevoli del prossimo ipotetico “marketing-leaks“; ma bisogna anche essere realisti e rendersi conto che con l’incidenza così massiccia di internet e degli smartphone nelle nostre vite non sarà mai più possibile tornare indietro.

I nostri dati in realtà non sono solo più (solo) nostri.

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Ti è mai capitato di aver dedicato tanto tempo ad un contenuto senza aver ottenuto grandi risultati? Oppure non sei riuscito ad individuare le parole giuste per pubblicizzare la tua azienda?

Il Content Marketing non è solo una questione di like, commenti, condivisioni, ma vuol dire imparare a conoscere le persone a cui ci si vuole rivolgere e parlare la loro stessa lingua. Per impostare e progettare il piano editoriale di un blog e/o dei social network serve il supporto di un’approfondita strategia di Corporate Storytelling per gestire al meglio piattaforme, contenuti e persone.

Per completare il tutto, è assolutamente necessaria la componente SEO per fornire la massima visibilità ai contenuti sui motori di ricerca.

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Venerdì 15 Aprile dalle 18:30 alle 19:30, i maestri del Content Marketing Lab, Francesco Gavatorta – Head of Strategy di Instant Love & Editor di Ninja Marketing – e Luca De Berardinis – Consulente Inbound Marketing di Argoserv – dedicheranno un free webinar di un’ora a questo tema.

La lezione metterà in luce le basi per costruire un progetto narrativo digitale orientato alle aziende e come queste possano essere valorizzate e messe in mostra da un buon SEO.Notepad with word seo concept and glasses

Cosa imparerai?

  • Gli “ingredienti di base” di ogni progetto narrativo
  • Come progettare attività di Corporate Storytelling sul digitale
  • Come aumentare la visibilità dei tuoi contenuti con la Search Engine Optimization.Speech bubble with content word. Business concept. Sketch notes with blue background

Come partecipare alle Free Masterclass?

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Amazon offrirà contenuti in realtà aumentata VR

Amazon guarda ai VR e si pensa a un futuro visibile tutto in realtà virtuale.

A svelare le strategie di penetrazione di nuovi mercati è un annuncio di lavoro pubblicato da Amazon su Glassdoor, nella ricerca di un senior manager per lo sviluppo di software per VR.

Secondo l’annuncio “È necessario avere le competenze necessarie a realizzare un’ esperienza di realtà virtuale con Amazon Video”. Inoltre, “Lo sviluppo della realtà virtuale sarà utile a creare una piattaforma dall’interfaccia coinvolgente.”

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Non sorprendono certo le mire espansionistiche di Amazon per il settore VR, viste le mosse dei competitor come Netflix e Hulu che hanno già puntato da tempo lo sguardo alle esperienze immersive della realtà virtuale. Gli utenti Samsung Gear VR possono guardare i video di Netflix all’interno di un salone virtuale e Hulu offrirà qualcosa di simile questa primavera.

Se è interessante vedere come si evolverà l’offerta di contenuti in materia di realtà aumentata è anche vero che, per ora, ancora nessuno è pienamente impegnato in materia, e sono ancora molti gli aspetti potenziali trascurati.

“Stiamo organizzando le nostre aspettative in modo possibile” afferma Ben Smith, capo dell’ experience di Hulu e ha continuati “Si tratta di early adopters, ad oggi tutto è in continuo stato di avanzamento e molte persone provengono dal mondo del gioco. E’ solo il momento di imparare e apprendere quanto più possibile “.

UploadVR ritiene che Amazon non sia solo interessato a creare un teatro virtuale, ma che stia costruendo un’intera piattaforma idonea alla visualizzazione di video full a 360 gradi; il futuro non sarà limitato a passive esperienze 2D.

 

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Se quello che Mark Zuckerberg ha annunciato al Mobile World Congress è vero, ovvero che; oltre 1 milione di ore di contenuti VR è già stata fruito tramite VR, allora la crescita di questa tecnologia potrebbe essere superiore del previsto.

Le evoluzioni del mercato ci dicono che le tecnologie VR avranno un ruolo sempre maggiore in futuro e che presto si scatenerà una battaglia in materia di sviluppo informatico e contenuti creativi. A tutto questo Amazon non può certo restare indifferente; ecco quindi che la ricerca morde le caviglia all’innovazione, di risorse come di idee che spesso corrispondono alla stessa cosa.

Lesara per l’eCommerce: uno stile conveniente a portata di click

Lesara è pronta a scrivere un nuovo capitolo dell’eCommerce con una ricetta ben chiara: novità fashion a prezzi vantaggiosi.

Fondata da Roman Kirsch nel 2013 e presente nel mercato italiano da giugno 2015, questa startup tedesca è protagonista di un crescente successo che pone le basi per una dinamica conquista dell’ eCommerce. Per conoscere meglio questa promettente startup, dopo la sfilata di presentazione della collezione estiva presso Cross Studio di Milano, abbiamo rivolto alcune domande a Giovanna Avino, country manager Italia.

Lesara svolta l eCommerce stile conveniente a portata di click

Quali sono le caratteristiche distintive su cui si basa la strategia di Lesara?

Il nostro modello aziendale si basa su tre pilastri: velocità, prezzo, dati. Nel mercato del fashion la rapidità è un fattore di successo: offriamo gli ultimi trend di mercato in 2-4 settimane contro i 2-3 mesi dei principali competitor.

Inoltre, tutti i giorni la scelta viene ampliata con una novità. Il miglior prezzo è garantito dalla collaborazione diretta con i produttori e dall’assenza di negozi fisici.  Siamo data driven: grazie ad un tool che scansiona il web (in particolare blog, Google Trends e Instagram) abbiamo una visione aggiornata e approfondita che ci dice dove siamo e dove andare.

In questo modo possiamo anche profilare i nostri users e sapere come utilizzare buoni sconto in modo efficace. Proponiamo occasioni di acquisto tematiche sempre aggiornate per offrire un’esperienza di shopping personalizzata, che aiuti i nostri users come un personal shopper.

Adattate la  vostra strategia  alle caratteristiche dei diversi mercati oppure ne adottate una unica trasversalmente?

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Il nostro obiettivo è offrire un’esperienza tailor made, gratificante e che quindi porti al riacquisto. Per questo è per noi fondamentale avvicinarci ai nostri clienti con attività che rispecchino le sue esigenze. Un esempio su tutti: gli italiani usano l’eCommerce ma pagano in contanti. Quindi, grazie alla nostra flessibilità, dopo soli 5 mesi dal nostro ingresso in Italia, abbiamo introdotto una variante nel nostro sistema per permettere ai clienti italiani di pagare con contrassegno. La risposta è stata immediata e ci ha premiato nei risultati di vendita.

Da quale insight nasce l’organizzazione di questa sfilata?

Il mercato italiano, come dicevamo a proposito dell’introduzione del pagamento  con contrassegno, ha necessità particolari. Infatti la sfilata è stata pensata esclusivamente per l’Italia perché la tangibilità ha un ruolo fondamentale per chi fa acquisti online in Italia.

La decisione di organizzare una sfilata si inserisce proprio in questa analisi. Grazie a questo evento abbiamo la possibilità di coinvolgere le blogger e i media influencer per generare un positive trust. Inoltre, le nostre modelle, che hanno sfilato insieme a Micol Olivieri (testimonial di Lesara e madrina dell’evento) sono le vincitrici del contest #lesaracatwalk: siamo molto soddisfatti del numero di post generati da questa prima campagna.

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Il clima è informale, disteso e coinvolgente. L’aria è effervescente e i particolari ben curati: si respira lo spirito Lesara. La sfilata rappresenta l’evento a chiusura di una campagna social coerente e con un buon riscontro, quali sono le nuove direttrici della strategia media?

A questo punto è per noi fondamentale farci conoscere meglio, aumentare la penetrazione e il tasso di riacquisto. Gli shoppers italiani sono molto recettivi ai contest, che quindi replicheremo. Accanto al presidio e al potenziamento dell’attività su Facebook e Instagram, abbiamo intenzione di investire nella nostra presenza in tv.

Questa scelta segue la direzione del  bisogno di concretezza e ci permette di essere più riconoscibili e raggiungere un pubblico più vasto.

Una piccolo curiosità mentre pensate al vostro prossimo acquisto: sapete quali sono i nomi femminili più diffusi in Europa? Lea e Sara: con molta probabilità Lesara parla già di te!

Waffle, il social network di Samsung per creare immagini con i tuoi amici

“L’unione fa la forza”, nessun proverbio è più adatto a descrivere il caso Waffle. Appena “sfornato” dal C-Lab, il laboratorio creativo di Samsung, non si tratta del tipico dolce a forma di cialda ma di un nuovo Social Network.

In realtà della cialda ha preso la forma: “a quadretti”. Eh sì, perché Waffle si presenta come una piattaforma social fotografica che ti consente di condividere contenuti in un modo del tutto nuovo e divertente. Scopriamo insieme come 🙂

Waffle, come funziona?

Waffle: un Social Network a prova di cialda

Scatta una foto e condividila con i tuoi amici che, a loro volta, possono aggiungere altre foto, immagini o frasi e posizionarle intorno a quella iniziale, andando così a formare una vera e propria griglia, paragonabile ai quadretti del dolce.

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Come ci spiega l’ideatore Joseph Kim:

“Waffle permette agli utenti di aggiungere il proprio punto di vista ai contenuti di qualcun altro e viceversa, al fine di generare una storia in collaborazione”.

Non è ancora chiaro?

Per capire meglio le sue funzionalità, riportiamo di seguito il video ufficiale. Nel filmato un gruppo di ragazzi creano una composizione di foto per augurare buon compleanno ad un’amica. C’è chi scatta una foto e la posiziona accanto a quella di un altro, chi scrive, chi disegna, chi colora. Tutti cooperano per produrre un risultato creativo ed originale.

Con Waffle puoi aggiungere contenuti all’infinito

Nella realizzazione di questo “muro per graffiti”, come è stato definito dai suoi creatori, non è posto alcun limite. Si possono aggiungere foto o contenuti multimediali all’infinito pur considerando che all’aumentare del numero di griglie diminuisce la visibilità di ogni singola foto. Ma, basta un click per zoomare l’immagine e tornare ad una visione ottimale.

Samsung, un brand sempre “in movimento” che non si accontenta di essere il primo produttore di smartphone al mondo ma sperimenta sempre nuovi strumenti destinati al grande pubblico, tra i quali rientra anche il mondo dei Social Network.

Il colosso sud coreano ha presentato la novità Waffle al Festival texano South by Southwest, annunciando che di Waffle attualmente vi è solo una versione beta per Android. Insieme ad essa altre due novità sono work in progress: Hum On!, un traduttore musicale capace di trascrivere una melodia sul pentagramma e Entrim 4D, cuffie per sentire la realtà virtuale.

Waffle: un social network a prova di cialda

Adesso che hai capito più o meno come funziona, che futuro vedi per questo nuovo Social Network?

Start Path Mastercard inizia la selezione delle startup

Start Path MasterCard: inizia la selezione delle startup

C’è ancora tempo fino al 21 marzo per presentare la tua domanda di partecipazione allo Start Path Global di MasterCard: le 20 aziende selezionate si contenderanno gli otto posti nel progetto.

Cos’è lo Start Path Global

MasterCard Start Path è un programma globale dedicato al supporto di startup che hanno appena avviato il loro business e che sono impegnate nello sviluppo di soluzioni di ultima generazione per il commercio.

Lanciato alla fine del 2013, l’acceleratore consente alle startup di beneficiare delle conoscenze del network globale di esperti dell’azienda, dai contatti con i clienti e i partner alle innovazioni apportate dalle soluzioni MasterCard.

Dal 2014, Start Path aiuta oltre 60 startup con supporti operativi, mentorship e investimenti.

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“Le startup di oggi stanno attivamente sperimentando nuove soluzioni volte a trasformare il mondo in una vasta gamma di settori, tra cui i servizi finanziari, il retail e la sanità, ha sottolineato, durante la presentazione del programma, Stephane Wyper, responsabile di MasterCard Start Path.

Come funziona

Start Path Mastercard inizia la selezione delle startup

Il termine per presentare la tua domanda di partecipazione sul sito del programma è il 21 marzo 2016.

Tra tutte le startup candidate, solo 20 saranno selezionate per prendere parte al Pitch Day di Toronto l’11 e il 12 maggio, durante il quale potranno assistere alla presentazione del programma e conoscere i partner.

Le prime otto classificate tra le giovani aziende partecipanti potranno poi accedere al programma, che avrà inizio a giugno 2016 con una settimana di kick off in una location ancora da scoprire.

Inizia a trasformare la tua idea di innovazione in un business sostenibile per la tua startup, iscrivendoti al programma dedicato di MasterCard.

And the winner is

MasterCard Start Path Global

In attesa dei vincitori della selezione di quest’anno, ecco le interessanti proposte di alcuni dei progetti su cui MasterCard ha deciso di investire nella scorsa edizione.

  • Rainbird: un software di consulenza per le vendite basato sull’intelligenza artificiale in grado di apprendere nel tempo informazioni ed esperienze;
  • Dopay: una soluzione che consente ai datori di lavoro di pagare elettronicamente gli stipendi ai dipendenti senza conti bancari;
  • Invoice Sharing: una piattaforma gratuita che semplifica lo scambio di fatture elettroniche;
  • Universal Basket: un carrello della spesa universale che consente ai consumatori di acquistare prodotti da diversi retailer pagando in un’unica soluzione.

Start Path Global è il percorso progettato per soddisfare le esigenze della tua startup, con un team dedicato che ti accompagnerà verso il successo.