Una settimana molto petalosa quella appena conclusa per i nostri amati social network. Ebbene sì, che vi piaccia o no, che la consideriate un’idea ridicola o no, il temine proposto da un alunno di terza elementare e preso in considerazione dal’Accademia della Crusca è piaciuto, e molto.
Forse non entrerà mai in modo ufficiale nei nostri vocabolari, ma il web si è scatenato e metteteci pure le nuove reactions di Facebook, il risultato è stato un boom di hashtag, gif e campagne di instant marketing come se non ci fosse un domani.
Le novità social di Facebook
Ma andiamo con ordine. Giorni intensi per i Social Media Manager di brand noti e meno noti alla prese con immagini acchiappa click e perché no del buon advertising. Ad emergere, però è di nuovo Facebook con la notizia della settimana, ovvero le tanto attesereactions in aggiunta al tradizionale like.
Dopo tante attese, voci di corridoio e false speranze per l’opzione dislike, da qualche giorno su Facebook possiamo far sapere cosa davvero pensiamo dei post dei nostri amici. Il cagnolino di nostro cugino ci piace davvero tanto, un like non basta, da oggi c’è il cuore (love). Le foto di nostra sorella in vacanza a Miami non solo ci piacciono, sono proprio wow!
Come fare per ultilizzare le reactions? Molto semplice. Basta semplicemente tenere premuto il tasto like per veder comparire, e quindi scegliere l’emozione che più si avvicina a quello che proviamo guardando quel determinato post.
Ma le novità in casa Facebook non finiscono qui. Anzi, ancora in pochi lo sanno, e ancora in pochi hanno avuto il piacere di scoprirlo, ma da qualche ora è partito anche in Italia il roll out dei Facebook Live Video. Direttamente dagli Stati Uniti, la possibilità di raccontarsi live ai propri amici di Facebook è diventata realtà.
Come funziona? Semplice. Dalla classica schermata per la creazione di un post, è possibile, attraverso un’icona, avviare un feed video in diretta. A strizzare l’occhio a Periscope, per ora, sono solo gli utenti iOS, ma a breve sicuramente Zuckerberg saprà farsi perdonare anche dagli utenti Android.
E questa, invece, l’avete vista? La nuova schermata di ricerca disponibile nell’app di Facebook. Cosa ne pensate?
Le novità social di Twitter
Settimana decisamente dominata da Facebook, ma Twitter risponde con l’ introduzione di un tasto Gif, si proprio quelle, che consente di fare ricerche attraverso parole chiave o di sfogliare le categorie delle diverse reazioni. Entro le prossime settimane il tasto sarà a disposizione di tutti gli utenti a livello globale sia sul sito di Twitter, sia nella app per iPhone, iPad e dispositivi Android.
Un altro rollout è in corso sul microblogging. Di cosa si tratta? Della possibilità di registrare e inviare video nei messaggi diretti. La funzione non è ancora disponibile per tutti, ma arriverà presto nell’app ufficiale per Android e iOS.
Le novità social di Instagram
Instagram sta testando l’autenticazione sicura degli account in due passaggi. Una maggiore sicurezza per chi gestisce uno o più account che consentirà agli utenti di verificare il numero di telefono. Se qualcuno dovesse per caso provare a effettuare l’accesso tramite mail e password, all’utente sarà spedito un sms con un codice di sicurezza.
Chiudiamo la settimana social con una notizia di colore. A New York è stato inaugurato il primo ristorante social tutto Italiano. A puntare su vetrine e menu digitali da poter consultare e condividere con i propri contatti prima di entrare è il Gruppo Barilla. Il ristorante interattivo e digitale si trovai a Herald Square, nel cuore di Manhattan. La vetrina del ristorante altro non è che uno schermo interattivo, in cui vengono esposti i piatti e dove si ricevono le recensioni e i post dei consumatori che arrivano in tempo reale da Tripadvisor.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/reactions.png349624MakiMaki2016-02-26 12:00:202016-02-28 18:52:45Week in Social: dalle reactions e i live video di Facebook alle gif di Twitter
Attraverso la voce del CEO Marissa Mayer, Yahoo! ha annunciato: “l’azienda è in vendita, sono aperte le trattative”.
Quali sono i motivi che hanno portato a questa decisione? Yahoo! (Yet Another Hierarchical Officious Oracle) è conosciuta in tutto il mondo come motore di ricerca e fonte di informazione con i suoi diversi magazine, oltre che per i servizi di comunicazione come mail, messenger e chat e, ad oggi, detiene anche il 15% del colosso eCommerce Alibaba.
Fondata nel 1994 e caratterizzata da un cambio al vertice nel 2012 con l’insediamento di Marissa Mayer, nel 2015 attraversa una vera e propria crisi caratterizzata da un grave crollo degli utili, nel 2016 è pronta a vendere.
Tutta colpa della Mayer?
Tra le cause della crisi nera di Yahoo! si citano il crollo di utili e di valore delle azioni da fine 2015 (34%) ad inizio 2016, oltre che del taglio di circa 1700 posti di lavoro e di una concorrenza spietata composta da nomi come Facebook e Google, oltre che, secondo alcuni, di una gestione superficiale da parte di Marissa Mayer, colpevole di non aver fatto crescere gli utili dell’azienda negli ultimi anni.
Certo è che tutte le colpe non possono ricadere su un’unica persona: Yahoo! ha sofferto negli ultimi anni della concorrenza degli altri attori del settore media e tutti gli sforzi per crescere nel settore “mobile and video” sono risultati vani. Infine, la scelta di investire nel colosso Alibaba si è dimostrata controproducente da quando l’azienda si è quotata in borsa dimezzando il valore effettivo delle azioni in possesso di Yahoo!.
Un serie di concause, dunque, che hanno portato ad un cambiamento sostanziale nell’offerta del brand che annuncia per il 2016 – piano che non sembra cambiare nonostante la scelta della vendita – untaglio drastico di alcuni magazine meno produttivi, per concentrarsi solo su News, Sports, Finance e Lifestyle (i nomi più redditizi), con un conseguente taglio allo staff e il trasferimento di alcune professionalità.
Yahoo! comunque assicura all’utente la disponibilità di tutti i contenuti prodotti fino ad ora, nonostante la chiusura di alcune sezioni.
Vendere è una decisione dura, ma è la strada giusta per Yahoo!
Yahoo!, infatti, crede che vendere sia necessario per ridare valore al brand e soddisfare al massimo gli interessi di investitori, lavoratori ed utenti che gravitano intorno all’azienda.
Nonostante l’annuncio di voler vendere ad un nuovo proprietario, il provider internet sottolinea come questa azione non influenzi assolutamente i piani strategici già decisi, anzi l’azienda andrà avanti in modo aggressivo nell’accrescere la potenza del brand, oltre che nel miglioramento dell’efficienza e del profitto.
L’ultima strategia prevede lo scorporo da Yahoo! del 15% di Alibaba, una separazione che vale quasi 40 miliardi di dollari.
Verizon, At&t e Time: i primi nomi si fanno avanti
In ogni trattativa che si rispetti è necessario avere dei compratori, e se i nomi non si fanno attendere, tra aziende digitali e fondi di investimento privati, la scelta deve essere oculata. Ecco perché la Mayer ha assunto advisor finanziari del calibro di Goldman Sachs, JPMorgan, Pjt partners che potranno agire senza interpellare il quasi ex CEO.
I nomi più caldi sulle trattative sono At&t, Time e Verizon, ma l’elenco recita Comcast, Bain Vapital Partners, KKR e Tpg.
At&t sarebbe pronta ad investire 10 miliardi di dollari per i core assets di Yahoo!, con l’obiettivo di rafforzarsi su nuovi mercati.
La Time Inc., società che edita 130 riviste, tra cui People e Time, sarebbe in procinto di proporsi per l’acquisizione del gigante di Sunnyvale, dopo un primo approccio avuto ieri con i banchieri di Citigroup. Le cifre dell’operazione rimangono sconosciute in questo caso, ma dietro la scelta ci sarebbe la volontà della società editoriale di cercare nuovo spazio nel business digitale.
Per Verizon, il più grande gestore wireless in America, l’obiettivo è un altro: competere, con l’acquisto di Yahoo! dopo l’acquisizione di AOL, con Google nel mercato advertising ed espandersi in Europa, andando ad alimentare anche il suo progetto di realizzare contenuti video per la diffusione su Internet anziché via cavo.
Una curiosità, la prima offerta di acquisizione che Yahoo! ebbe nella sua storia risale al 2008, quando Microsoft offrì circa 45 miliardi dollari per l’acquisto. Allora però l’offerta venne rifiutata e qualcuno lega l’inizio del declino proprio alla svalutazione che il brand ha subito sul mercato azionario dopo questo rifiuto.
Nel 2016 comunque una cosa è certa: l’acquisizione da parte di un nuovo proprietario si farà, dobbiamo solo aspettare il nome definitivo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/yahoo-4.jpg400600EmikoEmiko2016-02-26 11:00:532016-02-28 18:55:52Yahoo! in vendita? La notizia è ufficiale
Netflix non perde un colpo e per il lancio della quarta stagione di House of Cards allestisce una vera e propria sede operativa per Frank Underwood.
La strategia di marketing messa a punto dalla società che produce la serie è impressionante: oltre al palco, è stato diffuso un sito ufficiale e gli hashtag #FU2016 e #GOPDebate, in cui gli utenti vengono invitati a sostenere la scelta di Underwood come miglior candidato per le Presidenziali di quest’anno.
“Anything for America”: Frank Underwood, il finto candidato
All’interno della struttura, gli abitanti di Greenville hanno potuto scattarsi foto accanto ad una simil-scrivania ovale, così come degustare un buffet gratuito, il cosiddetto Barbecue di Freddy.
Il pubblico è stato invitato a mostrare il sostegno per la campagna di disonestà, disuguaglianza e diritto messa in atto da Underwood.
La scelta della città del Sud Carolina non è stato un caso, ma una mossa strategica che lega la figura del personaggio principale dello Show alla realtà. In House of Cards, la città natale di Underwood è Gaffney, proprio in South Carolina, a circa 45 minuti di auto da dove è stato allestito il palco.
Tutto è stato progettato per portare all’attenzione dei più il lancio della quarta stagione della serie, che debutterà Venerdì 4 marzo su Netflix.
Il dibattito repubblicano 2016: Donald Trump o Frank Underwood?
Netflix ha voluto sfruttare l’interesse del pubblico nei confronti del dibattito repubblicano per le future elezioni presidenziali alla Casa Bianca con l’apertura di una finta sede operativa per Frank Underwood.
Il dibattito dei candidati repubblicani si è tenuto realmente il 13 febbraio 2016 al The Peace Center di Greenville su CBS News, con i candidati Donald Trump, Cruz, Rubio, Bush, Kasich e Carson. Ma continuerà a Houston, Detroit, Miami e Salt Lake City.
Certo è che in politica non mancano mai i colpi di scena e le mosse audaci, ma nessuno può realmente battere Frank Underwood. Non perdete l’occasione di dare un’occhiata a come è stato progettato con cura il sito per le elezioni FU2016.
La collisione dell’ immaginario con gli eventi di vita reale per le elezioni presidenziali del 2016 è stata per Netflix un’opportunità unica per le strategie di marketing allineando la proposta presidenziale di Frank con la reale corsa alla presidenza.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/house_of_cards_e_netflix_il_palco_elettorale_di_underwood_1.jpg9121368Miko ReiMiko Rei2016-02-25 15:56:452016-02-26 07:32:58House of Cards e Netflix: ecco il palco elettorale di Frank Underwood
All’interno della sezione Tech di Ninja Marketing ti abbiamo già parlato dell’Internet of Things, letteralmente l’Internet delle cose, che sta a indicare il modo in cui la tecnologia sta cambiando ed evolvendosi, mettendo in comunicazione a livello globale tutti gli oggetti che oggi utilizziamo e continueremo a utilizzare anche domani.
Uno studio pubblicato recentemente dall’Institute for the Future (IFTF) ha immaginato come sarà il mondo da qui a dieci anni, superando lo stato ormai attuale dell’IOT e arrivando a predire L’Age of networked matter: letteralmente, l’Era della Materia Connessa.
1. L’era della materia connessa
Processed with VSCOcam with c1 preset
Cosa cambia tra i due scenari? Semplicemente il soggetto: mentre l’Internet of Things vede al centro delle trasformazioni il potenziale delle cose, nell’Era della materia connessa ad essere sotto osservazione è la materia stessa, in cui non si includono soltanto i dispositivi di allarme delle auto o la macchinetta del caffè, ma si arriva a parlare di sistemi organici capaci di trasmettere informazioni e comunicare tra loro, con gli strumenti e quindi anche con noi.
La questione è estremamente complessa perché è uno scenario particolarmente futuristico: per capire da cosa partiamo, oggi è in via di sviluppo una tecnologia in grado di captare i segnali di vita di un’intera foresta ed in grado di determinare quali siano i mutamenti climatici che potrebbero portare a uno sconvolgimento dell’equilibrio della foresta stessa: sarebbe un’evoluzione globale perché arriverebbe a toccare tutti noi, e quindi un grosso passo avanti per scienziati ed ecologi che ogni giorno studiano i fenomeni naturali con strumentazioni molto meno potenti, dettagliate ed affidabili.
Con l’ingresso nell’Era della Materia Connessa, saremo in grado di andare ancora oltre.
Un’evoluzione straordinaria dal punto di vista dei risultati ottenuti, dei soggetti coinvolti, e quindi delle conseguenze sul nostro stile di vita.
Nello studio si parla chiaramente della situazione in cui ci troviamo oggi, che vede un mondo in cui la tecnologia ruota tutta attorno alla raccolta, l’utilizzo e la comunicazione di enormi quantità di dati, che fino a solo dieci anni fa non eravamo in grado di raccogliere; il passo successivo è quello dell’Internet of Things, in cui questi dati diventano strumento e missione delle tecnologie di cui ci serviamo e ci serviremo; infine, nell’Era della materia connessa, a comunicare saranno i sistemi viventi e intelligenti.
Dallo studio leggiamo:
“Nel futuro verso cui ci stiamo muovendo, non soltanto osserveremo sistemi complessi, ma potremo anche modificarli e crearne di nuovi con determinati obiettivi. Tra questi sistemi saremo in grado di pensare e realizzare oggetti per la casa con occhi ed e orecchie, fino a minuscoli robot che si comportano come sciami di api, fino a realizzare vere e proprie città senzienti che dialogano tra loro. Che si tratti di risultati delle nanotecnologie, delle terapie geniche, della geo-ingegneria o di tecnologie ancora inventate, saremo in grado di interagire con questi oggetti naturali e artificiali per influenzare il cambiamento dei sistemi. In futuro cercheremo di programmare il nostro mondo nell’ottica della stabilità e della resilienza.”
3. Scala planetaria, scala urbana, scala umana e scala micro
La proiezione dell’Era della Materia Connessa non si muove unicamente sui tre momenti temporali, ma va in verticale e ci propone quattro diversi scenari:
La scala planetaria, che vede l’applicazione delle nuove potenzialità a questioni come riscaldamento globale, devastazioni ambientali e tante diverse variabili che intaccano l’affidabilità delle previsioni degli ecosistemi in cui viviamo. Ancora una volta, l’imperativo sarà “pensa globalmente, agisci localmente”.
La scala urbana coinvolge chiaramente i sistemi urbani e il modo in cui sta cambiando il concetto stesso di urbanizzazione. Nei prossimi trent’anni le città diventeranno macchine, i cui meccanismi di funzionamento sono sia gli elementi tecnologici quanto quelli organici (le zone verdi come parchi e giardini, ad esempio).
Spostandoci su scala umana, troveremo enormi sviluppi del processo di personalizzazione dei servizi che è cominciato ormai molti anni fa. Inoltre, si andrà nella direzione dell’umanizzazione della tecnologia: un software che non è in grado di riconoscere un bug può creare rallentamenti o danni di diversa entità ad un singolo dispotivio, ma può anche mettere in pericolo esseri viventi, a seconda di che tipo di software stiamo parlando. I meccanismi di controllo di moltissimi strumenti, avranno modo di risolvere problemi e/o trovare soluzioni grazie a processi di analisi e sintesi dei dati che somigliano molto a quelli umani – potremmo quasi azzardare: un giorno le macchine avranno il pensiero laterale!
L’ultima dimensione è la scala dei microambienti: cellule, batteri, le proprietà dei materiali, saranno conosciuti molto meglio di adesso. La possibilità di realizzare macchine piccole quanto un granello di sale potrebbe aprire la strada a esperimenti e operazioni su scala micro – dei composti organici e di quelli meccanici – che inevitabilmente avranno effetti anche su scala macro.
Come ti sembra la prospettiva di vivere in un romanzo di fantascienza da qui ai prossimi decenni?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/Fotolia_72085521_S_copyright.jpg597861Noemi BorgheseNoemi Borghese2016-02-25 15:00:532016-02-28 18:53:16Age of Networked Matter: sei pronto all'Era della Materia Connessa?
Arte e design: può forse essere semplice (ma non troppo) capire cosa si nasconda dietro ognuna di queste due parole, ma cosa possiamo trovarvi in mezzo? La risposta più verosimile è: un mondo infinito di possibilità.
E ognuna di queste possibilità è proprio la fonte d’ispirazione che ha permesso la nascita di BC, il progetto firmato da Sofia Bonvicini e Francesco Casolari, due giovani artisti (nel senso più globale del termine) italiani che hanno deciso di dare forma a “Everything between Art&Design”.
Per farlo hanno esplorato in profondità le loro passioni ma anche il mondo contemporaneo, dando nuova linfa al pop vestendolo di rimandi chic e approdando a un’interpretazione di Textile Design innovativa. Eccoli raccontati in un’intervista, ma non perdetevi il loro prossimo appuntamento per conoscerli dal vivo!
Chi è Sofia Bonvicini?
Sofia Bonvicini è una ragazza che ha studiato architettura ma è ossessionata dal design di prodotti e dal modo in cui essi interagiscono con le forme di vita in generale. Sofia non crede nel modo più assoluto alla specializzazione nel campo della creatività, ma si lega a un’idea rinascimentale della figura del creativo, inquadrando il lavoro più attraverso un’ottica di “bottega creativa” dove nascono tanti e diversi progetti. Incontra Francesco all’università di Architettura e rimane intrappolata nei suoi mondi e nelle sue visioni. Qualche anno più tardi fonderanno insieme BC.
Chi è Francesco Casolari?
Francesco Casolari è un ragazzo che passa migliaia d’ore a incidere lastre di grande formato ascoltando musica ambient. Compone città iperfigurative di fantasia in assonometria, lavora per le gallerie d’arte e manda le sue acqueforti in giro per il mondo. Nel tempo libero ama nuotare, collezionare urbanwear e uscire con gli amici.
Come nasce BC?
BC nasce dalla voglia di esprimere una nostra personale visione delle cose e applicarci nei campi in cui ci siamo formati concretizzando le nostre idee in oggetti reali, oggetti di cui gli altri possano disporre. Ovviamente c’è una grande dose di divertimento nel processo lavorativo del nostro studio che spazia dai mondi delle istallazioni al design del prodotto fino ad arrivare alla grafica e al Textyle design.
Cosa vi ha spinto a muovervi nell’ambito del Textile Design?
Sicuramente la voglia di esprimere con le nostre grafiche gli aspetti più attuali di ciò che ci circonda. Rileggere il pop in chiave chic e italiana, ma con una simbologia estremamente attuale e allegra. Forse l’interpretazione pressoché infinita che questo tipo di design permette, che senza particolari vincoli formali si rende comprensibile e apprezzabile in tutte le parti del mondo in maniera immediata.
“Everything between Art&Design” è il vostro motto: come si traduce nella vostra pratica artistica?
Siamo convinti che il mercato reagisca sempre meglio a progetti pilota che siano al confine fra qualcosa di artistico e tecnico. Le persone e soprattutto i giovani cercano prodotti che comunichino idee che siano uguali alle loro. Quindi cerchiamo di ideare, progettare e rendere subito fruibile un prodotto che sia percepito come all’avanguardia. Non ci interessa sviluppare grandi volumi di produzione, ma piuttosto che la qualità, la ricerca e l’aspetto tecnologico siano subito percepiti e soprattutto produrre Made in Italy al 100%.
Qual è l’idea creativa alla base delle vostre ipnotiche texture?
Scegliere piccoli miti quotidiani del nostro contemporaneo, come possono essere il sushi o il Casio d’oro e trasformarli in tessuto o superfici solide. Prendere queste tematiche e trasformarle in pattern su grafiche all over con sfondi colorati, per la maggior parte colori acidi o pastello. E riaggiornarle continuamente secondo le idee che sentiamo nell’aria.
Sabato 27 febbraio presenterete il vostro progetto a Bologna presso l’Ex Forno MAMbo: qualche spoiler?
Non volevamo dirvelo ma Han Solo muore… A parte gli scherzi presenteremo la nostra collezione di accessori moda. Sarà l’occasione per passare una bella serata in un bellissimo locale, all’interno della struttura museale del MAMbo, per divertirsi insieme. Ringraziamo i ragazzi dell’Ex Forno MAMbo per aver reso ciò possibile e vi aspettiamo numerosi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/BC_Bonvicini_Casolari_Textile_Design_pop_chic.jpg10041500ManuramakiManuramaki2016-02-25 13:50:452016-02-28 18:56:52BC aka Bonvicini e Casolari: il Textile Design si veste pop chic
Con l’avvicinarsi della versione numero 50, dopo oltre un anno di rincorrersi di voci, Google Chrome sembra voler festeggiare l’anniversario portando il Material Design sul suo Google Chrome. Il Material design è l’interfaccia grafica di Android che Google applica ai suoi dispositivi per rendere l’esperienza utente più agevole possibile.
Volete un assaggio in anteprima del Material design applicato a Chrome? Basta digitare la stringa chrome://md-settings nella barra degli indirizzi del browser di Google e si vedrà già l’interfaccia che a breve sostituirà la vecchia – ormai antiquata – schermata di impostazioni del browser ad oggi più utilizzato al mondo.
I cambiamenti grafici apportati sono in linea con le interazioni responsive e le animazioni che a suo tempo Google codificò in una serie di do e don’t nella sua guida al Material design; colori, font e forme, icone ed elementi dell’interfaccia utente rendono l’usabilità migliore e faranno guadagnare ulteriori punti allo strumento più diffuso al mondo per navigare pagine web.
Nel dettaglio, il menu ora è ad espansione (un hamburger menu, quello con le tre barre, per intenderci), i bottoni si animano al click, icone e bottoni sono stati ridisegnati. Su google code gli sviluppatori hanno già rilasciato altre anteprime: la modalità di navigazione in incognito è tutta nera e la visualizzazione dei filmati appare in overlay, simile ad un effetto lightbox. Le scroll bar sono state personalizzate, le pagine Downloads, Extensions, Settings and History riscritte e tanti accorgimenti di usabilità sono stati integrati per facilitare l’utilizzo di Chrome.
Resta solo da vedere cosa si inventeranno per sostituire il game del dinosauro quando la connessione è assente…
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2015/03/materialdesign.jpg334620Asthor KhanAsthor Khan2016-02-25 13:30:212016-02-26 07:33:42Material Design, nuova interfaccia utente in vista per Chrome
Secondo un articolo di P. Gorski del 2001 sul digital divide, la maggior parte delle diseguaglianze di genere nella società moderna sono replicate anche online. A distanza di quindici anni da quelle considerazioni cosa è cambiato in Italia? La settimana del Rosa Digitale proverà a dare una risposta a questo e ad altri quesiti dal 7 al 13 marzo, in occasione della festa della donna.
Donne e digitale, un binomio ancora difficile da realizzare o una realtà?
La settimana a tema, organizzata da Rosa Digitale, movimento nazionale contro il divario di genere in ambito tecnologico e informatico, ci conduce in un viaggio iniziatico verso le pari opportunità, coinvolgendo associazioni, professionisti, aziende, gruppi informatici e tecnologici di ogni regione italiana.
Gli eventi di questi sette giorni dedicati alle donne, i Petali rosa, sono rivolti a bambine, donne e anziane, ma anche a tutti gli uomini che vogliono avere uno sguardo più completo sul mondo digitale.
Per ogni regione due referenti socialmente attivi nel campo informatico e tecnologico, uno maschile e uno femminile, come simbolo di pari opportunità, che si accorderanno per rappresentare il movimento Rosa Digitale all’interno del territorio italiano e per pubblicizzare i Petali rosa del proprio territorio.
Eventi come se piovessero Petali rosa
Le giornate di incontri e workshop saranno incentrate sulla storia delle grandi donne che hanno contribuito a rendere meno profondo il gap tra la figura femminile e il mondo informatico e tecnologico, ancora prerogativa dell’universo maschile nell’immaginario comune, e vedranno come protagoniste tutte quelle donne che tuttora cooperano attivamente per la società, rendendola più innovativa.
Gli argomenti sui quali si muoveranno le relatrici di questo appuntamento in rosa saranno programmazione, libreoffice, web marketing, software libero, graphic design, web design, perché anche qui le donne ci sono e si vedono.
I Petali rosa si svilupperanno attraverso progetti online, workshop, talk, seminari e laboratori dal vivo indipendenti e organizzati in autonomia dalle aziende, dalle associazioni e da tutti coloro che operano nel campo tecnologico e informatico.
Da un lato Google che punta allo sviluppo della visione femminile del web e del digitale grazie a progetti come madewithcode, dall’altro, le community social esclusivamente in rosa come Socialgnock, e gli esempi di grandi talenti imprenditoriali femminili come Marissa Mayer, CEO di Yahoo!, o l’italiana Mariarita Costanza, propongono oggi una sfida sempre più necessaria e urgente per le pari opportunità, in cui le regioni italiane si congiungeranno per abbattere il divario di genere.
GeekGIRLS…play your pink game! È il titolo dell’appuntamento di Lipomo, provincia di Como, che si terra il 12 marzo e che sarà dedicato a bambine dai 7 agli 11 anni con un laboratorio CoderDojo, perché digitale in rosa si diventa da piccole.
Laboratori di programmazione, sviluppo e modellazione 3D aspettano le donne di Trento, mentre a Venezia“Il mio angolo nel web” sarà dedicato alle le studentesse degli ultimi anni delle scuole superiori. Perché aprire un proprio sito? Per condividere i propri interessi, o le collezioni di fotografie, o le ricette di casa, o le riflessioni sui libri letti, o semplicemente per esporre le proprie riflessioni. E per dialogare con altri. Un’operazione semplice che le ragazze impareranno a fare con WordPress.
Il Petalo rosa di Modena sarà fatto di laboratori di programmazione, grafica, animazione al CoderDojoModena e a Genova il tema “Computer da incubo” sarà il filo conduttore dell’appuntamento durante il quale ragazze dai 14 ai 19 anni si confronteranno con il pensiero algoritmico e con l’idea che questo è implicitamente utilizzato da ciascuno di noi nella soluzione di problemi quotidiani, avvicinandosi così al coding, sfatando il mito che i computer e la programmazione siano un incubo.
Al CoderDojo Zero Branco di Treviso il 12 marzo i ragazzi avranno l’opportunità di seguire un laboratorio di informatica e programmazione, un laboratorio di Scratch per imparare a programmare un videogioco e laboratorio di Sketchup per imparare la modellazione in 3D.
“Una donna per AMICA”, Ambienti Virtuali Immersivi per la Comunicazione dell’ Artigianato Artistico è il tema dell’appuntamento del 10 marzo a San Giuliano Terme, Pisa.
Raspberry pi e varianti – clusters applications and open source software, dalla nascita dei single board computer al loro uso con il software open source e il software open source e il divario digitale e sociale contemporaneo saranno i temi affrontati da “Do the rose dream of electric sheeps?”, il Petalo rosa organizzato a Roma dall’Ass. Linuxshell Italia.
Due eventi in Puglia, con il Pink Digital di Taranto, dedicato a donne, innovazione e digitale, con un focus particolare sul lavoro, uno degli aspetti più complessi del digital gap di genere e che sarà affrontato con spunti per l’autoimprenditorialità e per il miglioramento del CV, facilitando l’incontro domanda/offerta.
Il secondo appuntamento con un CoderDojo Rosa a Torre Santa Susanna (BR), durante il quale si lavorerà in coppia (ragazzo/ragazza) e si dovrà costruire una storia su Scratch avente come tema l’uguaglianza, nelle sue mille sfaccettature.
Ulteriori informazioni sul sito web di Rosa Digitale o seguendo l’hashtag ufficiale #rosadigitale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/Rosa_Digitale_una_settimana_dedicata_alle_donne_in_web_e_tech-3.jpg637960Daria D'AcquistoDaria D'Acquisto2016-02-25 11:00:222016-02-26 07:31:10Rosa Digitale: una settimana di appuntamenti tutti al femminile
Come ogni anno, il Mobile World Congress fa da vetrina ai dispositivi che vedremo sul mercato entro la prossima primavera. Noi di Ninja Marketing abbiamo raccolto le 5 proposte più interessanti in un unico post, nell’attesa di vedere come si comporteranno una volta raggiunti gli scaffali dei negozi!
Samsung Galaxy S7/S7 Edge
http://www.youtube.com/watch?v=cyohHyQl-kc
Arriva puntuale il modello di punta della casa coreana, aggiornato a dovere rispetto alla precedente versione. Il Galaxy S7 monta un pannello super AMOLED da 5,1″ a risoluzione 2K, con una densità di 534 pixel per pollice, per garantire la massima leggibilità. Il pannello avrà la modalità “always on”, e permetterà all’utente di controllare in ogni momento ora e notifiche, anche a schermo bloccato.
Dal punto di vista del design, questo smartphone ricorda molto il Note 5, con la sua fotocamera pronunciata. Il processore che muove questo terminale è un Exynos 8890, octa-core a 2,3Ghz (solo per la versione internazionale; il Galaxy S7 americano avrà un Qualcomm quad-core da 2,1Ghz), con ben 4Gb di memoria Ram a supporto. il Galaxy S7 sarà anche un buon alleato per gli amanti delle avventure subacquee e delle telefonate sotto la pioggia: il terminale ha la certificazione IP68, e può dunque resistere a 30 minuti di immersione fino ad 1 metro di profondità.
Novità anche sul fronte delle fotocamere: la posteriore è una 12mpx con apertura focale a 1,7f e tecnologia dual pixel, una modalità di messa a fuoco utilizzata nelle reflex di ultima generazione, mentre la fotocamera anteriore è da 5mpx. Il terminale, ovviamente, gode della connettività LTE ed avrà una batteria da removibile da 3000Mah, ricaricabile anche tramite dock wireless.
L’S7 Edge si differenzierà dall’S7 per il display curvo e più grande (5,5″), oltre ad una batteria maggiorata (3600Mah). Entrambi i dispositivi verranno venduti nella variante da 32 o 64 Gb di memoria, espandibili tramite microSD fino a 200Gb: conservare i vostri dati non sarà un problema. I prezzi partono da €729 per il Galaxy S7 e da €829 per l’S7 Edge.
Lg G5
http://www.youtube.com/watch?v=anyW8UY9ELg
Il primo teaser di Lg G5 punta tutto sulla praticità nell’uso di tutti i giorni; si tratta di un dispositivo particolare, predisposto per dei moduli aggiuntivi. Vediamo meglio le sue caratteristiche: il pannello da 5,3″ ha anche qui una risoluzione 2K ed è always on, mentre il processore è uno Snapdragon 820 con 4Gb di Ram a supporto. La batteria da 2800Mah è rimovibile.
Il G5 monta ben 3 fotocamere: sul fronte ne abbiamo una da 8mpx, mentre sul posteriore ne abbiamo una principale da 16mpx e una ausiliaria da 8, grandangolare a 135°. Le due fotocamere posteriori possono interpolare le inquadrature per scattare un’unica foto più estesa. La memoria di archiviazione parte da 32Gb, espandibile però fino a 2Tb grazie a uno dei moduli dedicati disponibili. I moduli compatibili per questo terminale, che si montano sostituendoli alla parte inferiore della scocca in metallo, vanno a “specializzare” il proprio Lg G5 a seconda delle proprie esigenze.
Tra i vari moduli disponibili c’è uno che trasforma il G5 in un impianto Hi-Fi, un’altro che apre lo smartphone alle potenzialità dei settaggi tipici delle reflex, e addirittura un modulo per comandare un drone. L’era dei moduli per smartphone, dunque, viene inaugurata da Lg. Oltre ad avere la presa Usb Type c, anche qui è scontata la presenza dell’LTE. Il prezzo ufficiale non è ancora stato dichiarato.
Xiaomi MI5
http://www.youtube.com/watch?v=3V0RyZDXjMw
Una delle sorprese più gradite del MWC2016, visto il rapporto qualità prezzo ed il design azzeccato, è il MI5 di Xiaomi, produttore cinese che ha raggiunto il pubblico mainstream grazie alla qualità e la convenienza dei propri prodotti. Il terminale è LTE e monta un display Full HD da 5,2″ e un tasto home fisico che fa anche da lettore di impronte. Anche qui troviamo un Qualcomm Snapdragon 820 con 3Gb di ram DDR4 a supporto (4 per la versione con 128Gb di storage).
La fotocamera posteriore è una 16mpx con doppio flash, apertura focale a 2f e la possibilità di registrare video in 4k, mentre quella frontale è una 4mpx. il MI5 ha una batteria integrata da 3000Mah con capacità di ricarica veloce. due particolarità: il terminale monta il sistema operativo MIUI 5, basato su Android 6.0, ma ottimizzato da Xiaomi; inoltre, il retro della scocca ha una curvatura in ceramica nella parte posteriore.
Il prezzo è una delle componenti forti di questo device ad alte prestazioni: il corrispettivo di €279 per la versione base, previa modifiche di prezzo sulla base dei mercati e delle imposte.
Huawei MateBook
Potremmo definirlo quasi un fuori concorso, questo Huawei MateBook: un tablet Windows 10 convertibile che strizza l’occhio all’utenza business. Il MateBook sembra soddisfare le esigenze di chi cerca la portabilità di un tablet con la compatibilità e la produttività di un laptop; il dispositivo ha un pannello LCD da 12″ con risoluzione 2k ed è alimentato da una batteria da 4430Mah, che dovrebbe garantire fino a 10 ore di utilizzo.
La batteria si ricarica velovemente tramite l’USB Type C, ma può essere caricata anche con il caricabatterie standard, incluso nella confezione, delle dimensioni molto contenute. Tre i processori dual-core disponibili, tutti della nuova serie M di intel: M3, M5 ed M7, che arrivano fino a 3,1Ghz. La Ram parte da 4Gb ed arriva a 8 per i modelli più costosi, mentre la memoria SSD parte da 128Gb fino ai 512. Come si vede dal video di presentazione, il dispositivo ha alcune chicche: il bilanciere del volume legge anche le impronte digitali.
Gli accessori, acquistabili a parte, consistono in un pennino con funzioni avanzate (il pennino standard è già incluso nella confezione) e in una tastiera retroilluminata con tasti a corsa breve (simile a quella del MacBook, per capirci). Attraverso il pennino deluxe sarà possibile accedere a funzioni interessanti, come il puntatore per le presentazioni aziendali o il disegno a mano libera. Disponibile in due colorazioni (fronte nero e retro grigio o fronte bianco e retro oro), questo dispositivo viene venduto, a seconda della configurazione, ad un prezzo che parte da €799 e arriva fino a €1799.
MWC 2016: una piccola mossa verso l’esigenza di innovare il mercato
Dai prodotti presentati durante il MWC 2016 individuiamo un unico grande trend: a parte i big player, che incrementano le potenzialità dei propri prodotti di punta contando su uno zoccolo duro di utenti affezionati, tutti gli altri produttori stanno ponendo un focus sull’innovazione di costo o di prodotto, lavorando su funzioni innovative o sul raggiungimento di un grande rapporto costi/qualità.
Ci sono altri prodotti del MWC 2016 che hanno colpito la vostra attenzione? Fatecelo sapere su Facebook o Twitter!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/mwc-2016-device.jpg8001200Francesco PiccoloFrancesco Piccolo2016-02-25 10:30:142016-02-26 07:30:19MWC 2016: ecco le anteprime mobile più interessanti
Nella ripresa economica degli anni ’80 non ci credeva nessuno, neanche George H. Bush (poi vice di Reagan), che durante le primarie del 1980 bollava come “Voodoo Economics” (l’economia della magia) quella che sarebbe poi passata alla storia come “Reaganomics”. Ma la rivoluzione reaganiana fu innanzitutto una rivoluzione di comunicazione: lo spot che più di tutti ha simboleggiato un’epoca, rappresentando una pietra miliare nella storia della comunicazione politica, si intitola “Prouder, stronger, better”, conosciuto a tutti come “It’s morning again in America”.
“Morning again” racconta, con voce suadente, la speranza e i valori, l’orgoglio e l’appartenenza di un’epoca: il mattino dell’America è come la quiete di un’alba nella baia di una grande città; ci sono gli abbracci, i bambini, la bandiera, gli sposi. Tutto il repertorio vincente della migliore comunicazione politica.
Marco Rubio ha dimostrato coraggio quando, pochi giorni fa, ha condiviso su Facebook e Youtube un remake del celebre spot di Reagan, rivisto in chiave di negative adv verso Barack Obama e Hillary Clinton. Una scelta rischiosa, su un terreno considerato sacro per l’elettorato conservatore. Ad avvalorare la scelta ci sono però i numeri dei social media: in pochi giorni lo spot ha totalizzato ben 260 mila visualizzazioni su Youtube e ha raggiunto 181 mila persone su Facebook, con 8.300 “Mi Piace” e oltre mille commenti. Un piccolo record per il giovane senatore della Florida che non è una social-star come Donald Trump.
Non potevamo non sentire il parere di uno dei maggiori esperti in materia: il prof. Edoardo Novelli, docente di Comunicazione Politica all’Università di Roma Tre, collaboratore RAI e responsabile del progetto www.archivispotpolitici.it.
Ci confida Novelli: “Rubio ha preso lo spot più classico di tutti e lo ha stravolto, confidando sul fatto che chi c’era nel 1984 quelle immagini le ha ben stampate nella memoria. Tuttavia Reagan partiva da presupposti molto differenti: il suo tono ottimistico e dolce era legittimo, perché rivendicava quattro anni di successi. Rubio non può che buttarla sul remake, una parodia che tuttavia non offenderà né i nostalgici di ieri né quelli di oggi, perché costruita in maniera abile ed intelligente. Lo spot originale non è profanato, ma la sua narrazione viene utilizzata in maniera velatamente ironica per un attacco al presidente in carica”
Più che una parodia, dunque, quasi un omaggio?
“Reagan parlava del ‘feeling good’ di un’altra epoca, Rubio è solo un senatore che cerca di accreditarsi come l’erede di quella stagione. Siamo di fronte ad una rilettura un po’ strana di uno spot che ha fatto la storia, ma in quest’operazione Rubio dimostra sicurezza e volontà di posizionarsi accanto ad un mostro sacro del pantheon repubblicano”.
It’s morning again in America
È di nuovo l’alba in America. I due spot hanno il medesimo incipit, e tanto basta per spostare le lancette dell’orologio della Reagan Nation di 30 anni indietro. L’elettorato del GOP, fedele all’ideale della rivoluzione conservatrice, aveva vissuto il 1984 come un nuovo inizio, nella direzione di quella collina scintillante evocata dall’ex attore di Hollywood.
Le luci del 1984 sono calde, gli uccelli volano liberi in cielo, la musica è una dolce ninna nanna che fa sognare. La baia di Rubio è fredda, il tono musicale crea subito una certa tensione, pur rimanendo fedele all’intento parodistico. La voce non è avvolgente e compiaciuta ma sconsolata nei giudizi. Il remake inizia tuttavia con una gaffe, dovuta forse alla fretta o alla disattenzione: la baia dello spot di Rubio, infatti, non si trova in territorio americano ma bensì in Canada, per la precisione a Vancouver.
L’agricoltore e il paperboy
Cosa è successo nel frattempo? Il salto temporale è drastico, brutale. Sono passati ben tre decenni, ma Rubio si pone come l’erede di quella stagione formidabile. Il suo logo, rosso come il GOP, rappresenta la cartina stessa degli Stati Uniti. Con piglio presidenziale, la sua narrazione attacca decisa Barack Obama ed Hillary Clinton: il record storico di uomini e donne al lavoro del 1984 è paragonato al record negativo del 2016.
L’agricoltore di Reagan sembra sorridere, è voltato verso di noi e fa manovra con il suo trattore. Il tempo è bello e indossa un cappello da cowboy per ripararsi dal sole e una semplice camicia di jeans: quest’oggi nei campi non manca certo il lavoro da fare! Il trattore dello spot di Rubio è invece parcheggiato, immobile. Il giovane che lo dovrebbe guidare, cammina volgendoci le spalle, testa bassa, felpa, cappello di lana in testa e stivali da pioggia ai piedi. Non si scherza più: il cielo è grigio, fa freddo, fuori e dentro.
Il celebre paperboy dello spot del 1984 è simbolo della spensieratezza dei ragazzi anni ’80 che, dopo la scuola, guadagnavano i loro primi dollari consegnando (lanciando!) i giornali nei giardini del quartiere. Il paperboy del 2016 ha avuto meno fortuna: la sua cesta è piena di quotidiani che nessuno vuole. Le persone non sono fuori, ma rimangono rintanate in casa come spaventate; una signora, sullo sfondo, se ne sta a testa bassa al riparo della sua finestra con le sbarre.
Scene da due matrimoni
La coppia di sposi del 1984 esce in un tripudio di gioia e chicchi di riso; non si limita a salutare il futuro in arrivo, ma gli corre incontro sorridendo. La coppia del 2016 è invece di spalle, ha timore ad uscire (dalla Chiesa già deserta?) e quindi si limita a spiare da una finestra un futuro incerto e preoccupante. La spiegazione è nei frame precedenti: le tasse sono alle stelle, il debito ricade sulle generazioni future.
Tutti i significati di una bandiera
Entrambi gli spot si avviano verso la conclusione ripetendo “It’s morning again in America”: ma è facile scorgere il sole ed immaginarne il calore, nei frame del 1984. L’alba di oggi è invece indistinguibile da un qualsiasi altro momento della giornata: è piatta, grigia, né buia né luminosa, un limbo di desolazione.
Nel 1984 la bandiera a stelle e strisce si alza al cielo, mentre la voce fuori campo associa in maniera significativa le tre parole del titolo dello spot, ad altrettanti frame: l’orgoglio è rappresentato da un gruppo di giovanissimi (“Prouder”), una guardia muscolosa ma rassicurante è la forza del paese (“Stronger”), persino l’anziano può immaginare ancora un futuro, naturalmente migliore (“Better”).
Nel 2016 la Old Glory è a mezz’asta (nonostante la giornata di sole, o forse in virtù di un sole che si vuole rifuggere a tutti i costi). Quello che si sta vivendo è praticamente un lutto. Non si vede chi materialmente la ammaina ma il frame successivo è un ponte che arriva diretto ai volti, ritratti in rigoroso bianco e nero, di Barack Obama e Hillary Clinton, responsabili, secondo Rubio, degli ultimi otto anni di declino.
Ma Reagan (per ora) non basta. E nemmeno Rick Harrison
Lo spot di Marco Rubio si conclude con un frame molto curioso. “Lo avete notato?” Ci chiede il prof. Novelli, incuriosito. In un campo assolato si trova un piccolo masso, sopra cui è piantata (appoggiata) una bandierina americana, quasi una Iwo Jima in miniatura. Un ultimo presidio da cui ripartire? Un avamposto per la costruzione di quel “Next american Century” che è slogan della sua campagna? La resistenza, caparbia, del sogno americano? Forse non lo sapremo mai.
Quel che è certo è che a Marco Rubio non è bastato questo spot per conquistare i cuori di Las Vegas. Nella quarta tappa delle primarie ha vinto ancora The Donald, nonostante i tantissimi amici che Marco può vantare in Nevada (qui suo padre lavorava come barman e sua madre puliva le camere degli alberghi). A Rubio non è bastato neppure l’endorsement diRick Harrison, la star del banco dei pegni più famoso del mondo.
Chissà se impegnare la preziosa eredità di Ronald Reagan porterà i suoi frutti magari più avanti, nella lunga corsa alla nomination repubblicana.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/1rubio.jpg358850David MazzerelliDavid Mazzerelli2016-02-25 10:20:532016-02-26 07:37:02It's morning again: Rubio sfida la comunicazione di Reagan
Si chiama UpCast ed è il primo podcast musicale fatto su/con/per Whatsapp. L’obiettivo? Promuovere un confronto con i protagonisti della nuova musica italiana e capire insieme perché comunità e fan condividono materiali e costruiscono reti sociali che collegano le persone.
Il format vede come autori Nicodemo, cantautore digitale, e Alex Giordano, esperto di linguaggi digitali, co-fondatore di Ninja Marketing e direttore del Centro Studi Etnografia Digitale.
XXXV, etichetta sperimentale che unisce produttori musicali, ricercatori, designer, videomaker, fotografi, professionisti della comunicazione e organizzatori di eventi culturali, insieme al MEI, Meeting delle etichette indipendenti, lanciano un esperimento per indagare la relazione della musica con vecchi e nuovi media e capire anche il futuro della musica nell’epoca digital.
Spiega Alex Giordano:
“Noi definiamo XXXV un’etichetta crossmediale, un hobby che ci ha travolto, e dopo l’esperienza fortunata con XXXVLive, format crossmediale co-prodotto con Sky Arte, abbiamo cercato di capire come riappropriarci delle innovazioni tecnologiche, come lo smartphone e WhatsUP, per piegare verso quello che più ci interessa. Ed oggi ci interessa sperimentare nuovi corpi intermedi capaci di creare connessioni nuove tra piattaforme e linguaggi diversi che, per quanto riguarda la musica, significa superare le logiche convenzionali della Major discografiche” racconta Alex Giordano.
“Del resto con lo slogan ‘If it doesn’t spread, it’s dead’ il mediologo Henry Jenkins fotografa quel modello ibrido di circolazione dei contenuti – contrapposto alla logica della distribuzione convenzionale – meglio noto come diffondibilità (spreadability). Un modello legato all’uso di risorse tecniche che fanno circolare più facilmente alcuni tipi di contenuti, compresi quelli musicali, rispetto ad altri. Un modello ancora tutto da sperimentare. Con XXXV ci prendiamo carico della responsabilità di giocare, di sperimentare queste possibilità e lo facciamo creando ponti tra realtà apparentemente lontane come YouTube e Sky Arte per XXXXVLive, il MEI e WhatsUp oggi con UpCast, domani si vedrà…”
Come funziona UpCast?
In ogni appuntamento vanno in onda due brani scelti tra le novità musicali più interessanti e l’intervista a un ospite, che risponde ad alcune domande direttamente dal microfono di Whatsapp.
Al numero (+39) 344 2331058, iscrivendosi alla chat di Whatsapp, gli ascoltatori diventano membri della redazione di UpCast:
possono suggerire brani e band per i podcast e per le interviste successive;
porre domande all’artista della settimana che sarà preannunciato nella chat;
ricevere in anteprima, ed eventualmente distribuire, il link al podcast presente sul sito MEI.
La puntata #00
Nella puntata #00, andata online mercoledì 17 febbraio, ospiti I Cani, tornati dopo tre anni di silenzio discografico con l’album Aurora, e i Weird Black all’esordio con Hy Brazil. In chiusura del podcast l’intervista a Francesco Sciamannini dei Majakovich per un veloce confronto su Whatsapp relativamente all’importanza di essere ‘autori’ oggi, in un tempo in cui i confini tra chi crea e chi fruisce sono sempre più labili (e forse meno definibili?).
La puntata #01
Nella puntata #01 di ieri, mercoledì 24 febbraio, ospiti La Governante e I’m Not A Blonde. Nel podcast anche un’intervista a Roberto Dellera, già Afterhours, protagonista del suo progetto solistico omonimo e ora componente della psych-prog band The Winstons. L’artista risponde con un suo messaggio vocale alle domande poste dalla redazione di UpCast e dagli internauti: dal presente/remoto racconta il suo percorso, le numerose collaborazioni e la condizione della scena musicale italiana in relazione alla ‘fuga di cervelli’.
Ricorda Guerriero: ‘Quello che non si diffonde è morto’e UpCast è un esperimento per diffondere musica grazie a una conversazione 2.0 con la viva voce dei musicisti… e non solo!
Che aspetti a iscriverti alla chat? Martedì sera potrai far parte della redazione della punta #02 di UpCast, disponibile online il giorno dopo sul sito MEI.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/BannerUpCast.jpg415960Felicia MammoneFelicia Mammone2016-02-25 09:53:112016-02-25 12:37:35UpCast: ora la musica podcast è su WhatsApp!
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/