Risorse Umane

Quando il boss è donna: perché puntare sul talento femminile

Anche tra mille difficoltà, la strada del successo è rosa e secondo le ricerche assumere talenti femminili porta beneficio all’azienda

Nel mondo del lavoro di oggi la donna è ancora un argomento secondario? Sembra proprio di sì, se solo il 5% delle aziende mondiali vede le donne al pari degli uomini in materia di lavoro e di potere; mentre per raggiungere la parità dei sessi si parla, addirittura,  di 117 anni di attesa.

Ironico se si pensa al mondo 2.0 in cui viviamo!

Qualcosa però sta cambiando, dalle aziende che iniziano a puntare sulle assunzioni in rosa e sul talento femminile, al 57% dei leader che vedono nel sesso femminile una risorsa critica verso il successo.

Le ricerche, inoltre, depongono a favore del gentil sesso: chi punta al talento femminile nella propria azienda, anche a livelli alti, avrà più successo e contribuirà a cambiare la storia.

La discriminazione è donna, le scuse più frequenti

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Essere donna, a volte, è discriminante, soprattutto se si parla del mondo del lavoro, in cui le donne sono emarginate semplicemente perché di sesso femminile oppure perché, secondo l’azienda, portano con sé caratteristiche che non le rendono adatte ad essere considerate veri leader.

Secondo una ricerca condotta all’interno del panorama startup americano della Silicon Valley,  la percentuale maggiore di esclusione della donna dalla vita aziendale e dalle decisioni è legata al fatto che il genere femminile è considerato troppo aggressivo nell’approccio (84%), contro un 66% che indica l’esclusione di genere, ossia il non essere presa in considerazione proprio perché donna.

Ma sarà davvero così?

Le intervistate rispondono che non solo vengono esplicitamente escluse dagli eventi “per solo ragazzi”, ma che a volte l’emarginazione si trasforma in nomignoli sessisti o approcci sessuali da parte dei colleghi e del boss.

La soluzione potrebbe essere quella di denunciare i fatti alle Risorse Umane, ma non sempre questo comporta un miglioramento della condizione, anzi potrebbe rendere la vita sul lavoro molto più difficile. Molte intervistate, quindi, affermano che è meglio tacere piuttosto che dare voce alle ingiustizie.

Potere alle donne, i benefici di avere uno staff in rosa

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Le cose stanno iniziando davvero a cambiare: assumere donne non è più solo una questione di eticità, ma significa investire su talenti rosa in grado di migliorare innanzitutto l’andamento economico dell’azienda.
Per dare un’accelerata, e cercare di passare da 117 anni ad un paio appena, è necessario che i board aziendali favoriscano l’integrazione dei talenti femminili seguendo alcune piccole regole:

  1. favorire una carriera femminile, illustrando alla donna in azienda quali sono le opportunità concrete in base anche alle skill specifiche o al talento di ognuna. L’8% di CEO donne va aumentato!
  2. Riscrivere le policy aziendali per favorire il cambiamento culturale all’interno dell’azienda in modo che le quote rosa vengano equiparate alle quote azzurre, in responsabilità e ruoli. In fondo anche la casalinga non è più solo donna.
  3. Plasmare un ambiente favorevole in cui uomini e donne possano lavorare fianco a fianco per raggiungere l’obiettivo aziendale, la vera meta comune. Coaching, Mentoring, Providing Examples il mix perfetto per coinvolgere le donne nella strada verso il successo.

Le aziende che hanno iniziato il cambiamento hanno registrato un miglior ambiente di lavoro e risultati economici migliori, diventando veri poli attrattivi per talenti.

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Yahoo!, eBay e Facebook: i big che puntano sulle donne

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Si chiamano Meg Whitman, Sheryl Sandberg, Marissa Mayer e sono tre delle paladine della categoria “il boss è donna”.

Il primo nome della lista è quello della donna e CEO di eBay, uno dei siti internet più conosciuti a livello mondiale. Studi economici e un MBA la rendono una professionista del mondo economico e della direzione di impresa. Nella sua carriera si contano presenze anche in DreamWorks Animation e Procter&Gamble, oltre che nel panorama politico a fianco dei repubblicani. Insomma, una carriera che qualsiasi uomo potrebbe invidiare.

Sheryl Sandberg, donna e Chief Operating Officer per Facebook dal 2008 e dal 2012 la prima donna del board direttivo del più famoso social network. La sua carriera non parte con Facebook, ma dal 2001 al 2008 timbrava il cartellino a Google, contribuendo al lancio di Google.org.

Ultimo nome della lista, Marissa Mayer, donna e CEO di Yahoo! dal 2012, eletta nello stesso anno tra le donne d’affari più potenti d’America. Prima di Yahoo! la sua carriera si sviluppa dal concorrente Google, in cui partecipa al progetto di Google Search per la nascita di Maps, Gmail e iGoogle.
Dopo un solo anno in Yahoo! scrive la sua prima policy aziendale completando il tutto con la creazione di un asilo aziendale.

Cari maschietti, l’8 marzo si avvicina e questo può essere l’anno buono per ripensare ai candidati per la prossima promozione aziendale!