Digital copyright: su Facebook esplode la protesta dei vignettisti

Tutti sappiamo cosa sia capitato a Charlie Hebdo e quanto Facebook, Twitter e gli altri social network abbiamo svolto un ruolo fondamentale per veicolare la notizia durante le tragiche ore degli attentati e la protesta che da essi è scaturita (indicizzata grazie all’hashtag #JeSuisCharlie).
Ed è proprio su Facebook che in queste ore un’altra protesta sta montando, indirettamente legata agli attentati di Parigi di una settimana fa.

Tutto nasce da un’iniziativa editoriale del Corriere della Sera, “Tutte le matite del mondo”, una raccolta di vignette tematiche sui fatti di Parigi e venduta a 5 euro allo scopo di aiutare, anche economicamente, le vittime degli attentati e la stessa testata giornalistiaca Charlie Hebdo.

Come sono state selezionate le vignette? Su Internet. Il problema è che il Corriere della Sera procede senza chiedere alcuna autorizzazione agli autori stessi, e secondo alcuni anche con un risultato abbastanza svilente per il lavoro degli stessi illustratori, come sottolineato ad esempio da Roberto Recchioni, autore fra gli altri di Dylan Dog, sul suo blog:

Per realizzare questo volume, che è arrivato in edicola oggi, quelli del Corriere pescano le vignette dal web e le impaginano alla bene e meglio. Con immagini a bassa definizione.” (dal blog prontoallaresa.blogspot.it).

Tanti sono i nomi del fumetto italiano coinvolti che hanno scelto Facebook per protestare: da Leo Ortolani, disegnatore di Ratman, a Manuel Fior, autore di graphic novel che vive e lavora a Parigi. Moltissimi sono stati i commenti a sostegno dei fummettisti e illustratori e di condanna per il quotidiano di via Solferino, tacciato di non aver rispettato il diritto d’autore e di aver svilito il loro lavoro, prelevando senza permesso dei contenuti nati per interpretare un sentimento ed esprimere vicinanza a un popolo ed alle sue vittime.

Il Corriere della Sera, dal canto suo, ha risposto con un post scriptum sull’articolo che presentava l’iniziativa poche ore fa:

Post Scriptum (dopo le polemiche): Il ricavato di questa operazione, è bene ribadirlo, sarà devoluto interamente a favore delle vittime della strage e del giornale Charlie Hebdo. Aspettare di avere l’assenso formale di tutti gli autori, a nostro giudizio, avrebbe rallentato in maniera sensibile l’operazione. Comunque sul libro, in seconda pagina, c’è scritto con chiarezza che «l’editore dichiara la propria disponibilità verso gli aventi diritto che non fosse riuscito a reperire».

 

Eppure, le polemiche ancora non si placano.
Per tempi e modi pare che la redazione del più grande quotidiano nazionale abbia toppato alla grande: sono tanti infatti i casi in cui non viene rispettata la proprietà intellettuale di ciò che è residente in Rete (un tema che avevamo già affrontato anni fa, e per cui ci eravamo confrontati con uno dei massimi esperti italiani di diritto digitale, l’avvocato Massimo Sterpi.

LEGGI ANCHE: Copyright e nuove normative: il parere dell’Avvocato Massimo Sterpi [INTERVISTA]

Un errore fatale, che sta costando molto considerando la portata virale che i social network stanno garantendo al fatto.

Il disclaimer in seconda pagina proposto nel post scriptum che vi abbiamo citato basterà per placare la protesta virale che in queste ore intasa i newsfeed di tutti gli utenti italiani? Voi che ne pensate?

Articolo scritto in collaborazione con DANIELA ODRI MAZZA AKA KIKYO

Le 5 skill fondamentali dei migliori eCommerce Manager [VIDEO]

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Il nuovo anno accademico Ninja inizia il 20 gennaio con il Corso Online di eCommerce Management con Roberto Fumarola, Francesco Varuzza e Gabriele Taviani come docenti. Le principali tematiche che saranno affrontate nel corso sono: mercato, strategie e piattaforme per vendere online; customer care e social commerce e eCommerce Marketing.

Venerdì 9 gennaio si è svolto il free webinar di presentazione del corso, una lezione gratuita durante la quale i docenti del corso hanno presentato le tematiche e le case history che verranno affrontate nel percorso formativo. Se vi siete persi la diretta, non preoccupatevi, qui di seguito trovate la registrazione:

Vantaggi del Corso Online

✔ Puoi seguire i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
✔ Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
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PREZZO: 349 €

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA.

Talkitt, l'app che darà voce alle persone con disturbi del linguaggio

 

Abbiamo già avuto modo di mostrare qui su Ninja Marketing quanto la tecnologia mobile si stia dimostrando utile in materia di salute: abbiamo parlato di applicazioni per non vedenti come Ariadne, per bambini ipovedenti come Math Melodies e persino di EdiTouch, il tablet per bambini con problemi di dislessia realizzato in Italia.

La tecnologia mobile nasce in primo luogo per permettere alle persone di comunicare: oggi vi presentiamo il progetto per Talkitt, un’applicazione pensata dalla startup Voiceitt e che ha proprio lo scopo di aiutare le persone con disturbi di linguaggio a ritrovare la voce. Vediamo insieme come lavora questa app!

LEGGI ANCHE: Le app più buone e solidali del 2014

Quanto detto appare piuttosto scontato, ma non per tutti lo è. Il National Istitutes of Health, punto di riferimento statunitense nella ricerca biomedica, mostra come negli Stati Uniti sono circa 7,5 milioni le persone che presentano difficoltà ad utilizzare il linguaggio.

Sono persone di tutte le età (bambini, adulti e anziani) che vivono quotidianamente con disturbi, quali: autismo, Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), paralisi cerebrale, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson e altri problemi ancora.

Talkitt potrebbe dunque cambiare la vita a molte persone.

Talkitt: vediamo come funziona

L’app, infatti, attraverso una tecnologia di riconoscimento vocale riceve le parole poco comprensibili dell’utente e le riproduce in un linguaggio comprensibile, permettendo loro di comunicare in modo chiaro e facile con chiunque, ovunque e in qualsiasi lingua. Il servizio è disponibile su qualsiasi dispositivo: smartphone, tablet e computer.

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Come ci racconta Danny Weissberg, co-fondatore e CEO di Voiceitt, il progetto è nato quando sua nonna ha avuto un ictus: “È stato davvero difficile per la mia famiglia e questo è quello che mi ha spinto a creare questo prodotto”.

I primi di dicembre 2014, grazie alla sua straordinaria efficacia ed utilità, Talkitt è stato nominato il vincitore annuale del concorso Philips Innovation Fellow, riconoscendo la società e la tecnologia come la prossima innovazione significativa in materia di salute e benessere. Questa vittoria ha concesso alla startup un premio di 60.000 dollari, oltre ai 25,235 ottenuti grazie ai contributi raccolti dalla piattaforma Indiegogo, durante la fase di crowdsourcing.

L’organizzazione della startup ha reagito alla vittoria con grande sorpresa e soddisfazione. Come ha affermato Jessica Eisenberg, Marketing Manager di Voiceitt: “Siamo onorati che Philips e i suoi dipendenti – che si sforzano di creare innovazioni significative nel settore della salute e della tecnologia ogni giorno – hanno riconosciuto i nostri sforzi per aiutare le persone a vivere una vita più piena”.

Grazie ai finanziamenti ottenuti e alla collaborazione di Philips sarà possibile ora per la startup trasformare questo progetto in realtà, al fine di renderlo effettivamente utilizzabile per tutti. Il grande successo è dovuto alla capacità del servizio di offrire un aiuto e un supporto non solo alle persone con disabilità ma soprattutto ai loro familiari, agli operatori sanitari e agli amici che quotidianamente interagiscono con loro. Attraverso questa applicazione sarà ora possibile colmare il divario tra essi, eliminando ogni possibilità di esclusione sociale.

Il successo di Talkitt, però, non si ferma qui! E’ si perché, da pochi giorni, è stato annunciato che la startup VoiceItt si è posizionata anche tra i candidati del Verizon’s 2014 Powerful Answer Award nella categoria “salute”.

Insieme a lei altre due protagoniste (Aldatu Biosciences e ORGANIZE) si contendono il premio finale per questa sezione, che verrà annunciato il 27 gennaio 2015, durante un evento che si terrà a New York.

Aspettiamo con ansia il verdetto e nel frattempo gli auguriamo buona fortuna!

La necessità di cambiare: la sfida del Digital Darwinism

#AdaptOrDie

No, non si tratta di cyberbullismo o di una nuova sfida social in stile Ice Bucket Challenge. “Adapt or die”  è l’hashtag che lega, come un fil rouge, alcune delle riflessioni più interessanti di Brian Solis sul futuro che è già realtà. Il digital analyst, antropologo e, come lui stesso si definisce, futurologo ci invita a riflettere, tra i post del suo blog e con il suo ultimo libro in uscita “Digital Darwinism”, sull’importanza del mutamento.

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Panta rei…

In un mondo, soprattutto quello digitale, che si muove veloce e nel quale il cambiamento è l’unica costante, non tutti sopravvivono.

La tecnologia modella sempre più la nostra quotidianità, il nostro modo di comunicare, condividere, scoprire, apprendere e il vero protagonista indiscusso della social revolution diventa il consumatore. All’interno di questo scenario in continua evoluzione, infatti, non tutte le aziende riescono a tenere il passo adeguando le proprie strategie e modelli di business alle nuove condizioni che si creano sul mercato. Nel processo di adattamento, la customer experience diventa il vero carburante che alimenta e genera il cambiamento.

Il richiamo alle teorie evoluzioniste di Charles Darwin diventa evocativo ed efficace applicato al mondo del business. Il processo di mutamento costante che coinvolge l’intera società costringe anche le aziende, di grandi o piccole dimensioni, a “mettersi in gioco”. Adeguarsi diventa la vera sfida per non essere schiacciati dal processo selettivo innescato dal darwinismo digitale.

Smartphones, laptops, tablets, smart watches, Google Glass, wearable technology e molti altri dispositivi non fanno altro che accelerare il cambiamento sociale. Solis, però, ci ricorda che la tecnologia è sì una parte indissolubile di ogni cambiamento, ma resta comunque un mero strumento nelle mani del vero protagonista del processo evolutivo: il consumatore.

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La customer experience e la sua mutevolezza diventano la chiave per comprendere le sfide e le opportunità imposte dal digital darwinism.

Cos’è il Digital Darwinism?

Il Darwinismo Digitale può essere definito come quel processo evolutivo che rende gradualmente obsolete e poco competitive le aziende che non sono in grado di cogliere il mutamento e si verifica quando il comportamento del consumatore evolve, di pari passo con la tecnologia e la società, molto più rapidamente rispetto alla capacità di adattamento di un’azienda al cambiamento stesso. Le compagnie che non sanno rinnovarsi, per allinearsi alle esigenze e le aspettative del cliente, diventano anelli deboli di una catena evolutiva che vede sopravvivere soltanto i brand e le aziende in grado di ascoltare il proprio cliente ed i suoi bisogni primari.

Nel processo di selezione del darwinismo digitale, sistemi e processi nel sistema economico e nella società cambiano e si evolvono più rapidamente di quanto le aziende stesse riescano ad adattarsi ed è proprio in questo scenario cangiante che ognuno diventa potenzialmente vulnerabile.

Lo stesso Brian Solis, infatti, ci ricorda che:

“Nessun business è troppo grande per fallire o troppo piccolo per avere successo.”

Ma come possono sopravvivere le aziende ai mutamenti nel mercato e nella società? La parola d’ordine diventa “adattamento“, apertura alla trasformazione imposta dallo scenario nel quale si opera, fare dell’empatia la propria strategia risolutiva di CRM. In un’unica parola: attuare una trasformazione digitale.

Digital Transformation is the key

Anche se, di primo acchito, può sembrare una semplice buzzword, la trasformazione digitale diventa la possibile risposta al darwinismo digitale sulla quale puntano quelle aziende che investono nelle nuove tecnologie e tentano di rinnovare modelli e strategie d’impresa per evolvere la propria competitività nell’era digitale.

Digital transformation non è sinonimo di uno step conclusivo di un processo, indica invece una continua scommessa per poter sopravvivere sul mercato evitando la minaccia di obsolescenza che la digital revolution porta con sè. Non basta essere presenti sui social ed amministrare brand pages su ogni piattaforma per poter rendere efficacere la propria customer relationship management. La tecnologia da sola non basta ed è questo uno dei punti cruciali delle riflessioni di Solis. La tecnologia è considerata un catalizzatore per non lasciarsi travolgere in modo inerme dal cambiamento, ma non rappresenta una soluzione definitiva. La vera anima dell’evoluzione è rappresentata dalle persone che ruotano intorno all’ecosistema aziendale, dipendenti e clienti.

Ma cosa significa davvero avviare una digital transformation?

L’impatto dei nuovi device, network, app, internet of things e tutto ciò che ruota intorno ad essi suggerisce l’idea di un futuro ricco di risorse per tutte le aziende in grado di sfruttarle al meglio per poter aumentare la propria brand awareness e stimolare un engagement sempre più profondo con il consumatore.

Recepire il cambiamento e non diventare un semplice follower del trend di turno diventa il carattere distintivo delle aziende in grado di consolidare la propria presenza sul mercato. Rinnovarsi, investendo nelle nuove tecnologie e in nuovi modelli di business, si traduce in un miglioramento della customer experience.

La trasformazione digitale pone, finalmente, al centro di tutto il consumatore.

Generation C

Il cambiamento, secondo Brian Solis, è dettato dall’evoluzione del digital customer. Un consumatore con sempre più potere, sempre più interconnesso ed iper-informato.


Social network, smartphones, tablets, gamification (da non perdere il nostro recente articolo sulla Gamification 3.0), siti comparativi, geo-location e molto altro diventano risorse che arricchiscono l’esperienza del consumatore attuale, un vero e proprio prosumer (così come Alvin Toffler lo ha definito in “The third wave” negli anni ’80) in grado di partecipare attivamente nei processi di produzione rivelandosi, quindi, il protagonista del cambiamento, la bussola alla quale brand e aziende devono rivolgersi per non perdersi nell’onda dell’evoluzione.

Volendo parafrasare il protagonista de “La Grande Bellezza” di Sorrentino, potremmo dire che il consumatore di oggi è in grado non solo di partecipare al cambiamento, ma ha anche il potere di farlo fallire, ovvero di diventare la variabile discriminante del successo di un brand e uno dei più importanti inibitori o catalizzatori della sopravvivenza di un’azienda.

La generation C, come la definisce Solis, è la nuova generazione digitale dei connected customers.

“The customer becomes a master of communication.”

Il digital customer esige un cambiamento nei modelli di business tradizionali, scegliendo tempistiche, canali e modalità di comunicazione in grado di rendere l’interazione tra azienda e cliente sempre più flessibile e pervasiva, all’insegna del “tutto e subito”. Una trasformazione già visibile nello stile di vita veloce e compulsivo del digital customer sempre più multitasking e “always on”, con una linea di confine tra sfera privata e professionale ogni giorno più labile.

Fattore C: il consumatore e il cambiamento

Lo scenario delineato dal futurologo Brian Solis suggerisce la necessità di un mutamento all’insegna dell’ empowerment di una filosofia centata sul consumatore. Rinnovarsi diventa la strategia vincente per migliorare la customer experience e i processi di brand positioning e competitività dell’azienda.

Alcune strategie in grado di generare valore per il business aziendale e la customer experience, menzionate nel recente report “The 2014 State of Digital Transformation“, possono convertirsi in vere e proprie leve strategiche di trasformazione digitale, come:

  • il miglioramento della presenza digitale (attraverso, ad esempio, costanti aggiornamenti della pagina web aziendale e delle piattaforme social)
  • l’integrazione tra social, mobile, web, ecommerce e servizi offerti per garantire una customer experience integrata
  • il miglioramento dei servizi di customer-facing technology, ovvero quei sistemi dedicati e utilizzati direttamente dai clienti
  • l’ottimizzazione dei digital touch points (i DTP di comunicazione, servizio e relazione con il cliente rappresentano un efficace punto di contatto tra cliente e azienda nel mondo digitale)
  • il rinnovamento del customer service in grado di comprendere le aspettative del digital customer (nel tentato di allineare le aspettative dell’utente con gli obiettivi di business e comunicazione dell’azienda)

E’ tempo di cambiare

Quali saranno le implicazioni del Digital Darwinism e la reale portata innovativa della digital transformation sul futuro del business è difficile comprenderlo. Ciò che sembra certo, però, secondo Brian Solis, è che nessuno può sfuggire al cambiamento.

Vi suggeriamo di dare un’occhiata al suo blog, per approndire il pensiero di Brian Solis.

In sostanza, la trasposizione delle teorie evoluzioniste di Darwin nel mondo digital diventa una metafora suggestiva. Brian Solis riesce ad evocare con forza la necessità di un rinnovamento, dettato dall’evoluzione e dall’impatto che essa può avere su consumatori e imprese, ricordandoci le parole pronunciate da Leon Megginson (Docente di Management e Marketing alla Louisiana State University), parafrasando l’ “Orgine delle specie” di Charles Darwin:

“Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.”

E voi, Ninja, cosa ne pensate?

Miti e misteri del logo di Apple: come un frutto diventa il logo più famoso del mondo

Semplice, essenziale, pulito, senza fronzoli e, allo stesso tempo, ricco di fascino e mistero, il logo Apple – la mela morsicata – è l’icona del colosso mondiale di informatica fondato da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne nel 1976, a Cupertino, in California.

Per me, uno dei misteri più grandi è il nostro logo, simbolo del peccato e della conoscenza, morsicato, attraversato dai colori dell’arcobaleno in ordine sbagliato. Non si potrebbe sognare un logo più appropriato: peccato, conoscenza, speranza e anarchia

È con queste parole che Jean-Louis Gassée, manager della Apple in Francia, definì quello che sarebbe diventato uno dei loghi più iconici e riconoscibili della storia.

Non è una sorpresa, quindi, che il logo della casa di Cupertino sia stato sottoposto a diverse interpretazioni, molto spesso anche errate.

Il logo Apple tra miti e leggende

Diverse leggende metropolitane sono associate alla spiegazione del morso della mela Apple.

C’è chi vede nella scelta del logo un omaggio di Jobs all’etichetta musicale Apple Records, il cui logo è una mela verde, di proprietà dei Beatles; chi lo interpreta biblicamente leggendo la mela come frutto dell’albero della conoscenza e chi sostiene che sia un simbolo omosessuale e, indirettamente, un tributo in onore ad Alan Turing, il pioniere dell’informatica, che durante la seconda guerra mondiale venne arrestato per omosessualità e sottoposto a castrazione chimica.

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Turing, a seguito di questo triste episodio, si suicidò mordendo una mela che aveva avvelenato iniettandovi del cianuro. Bastò un solo morso ad ucciderlo e, da qui, l’ipotesi che il logo Apple fu disegnato in suo onore. Fu proprio Steve Jobs a negare questa ipotesi in un’intervista alla BBC dichiarando: “Non è vero, magari fosse questo il motivo!“.

Nessuno di questi miti, però, è veritiero. Tutte le leggende legate alla creazione del logo Apple hanno contribuito, nel tempo, a conferire un’aurea di fascino e mistero al brand, ma bisogna sottolineare che la mela più famosa al mondo non è un talismano complesso e carico di significati nascosti, anzi.

L’unica verità – che scopriremo a breve – fu svelata nel 2009 da Rob Janoff, il designer incaricato di realizzare quello che oggi è uno dei loghi più famosi al mondo.

L’origine e l’evoluzione del logo Apple

La mela Apple è nata quando Steve Jobs decise che il logo originale dell’azienda – un’illustrazione creata a mano con la china dal co-fandatore Ronald Wayne raffigurante Isaac Newton – fosse troppo complesso per essere ricordato e riprodotto e, nel 1977, decise di rivolgersi all’agenzia di Regis McKenna.

“Don’t make it cute”: fu l’unica restrizione imposta all’art director, Rob Janoff, che si occupò dell’ideazione e della realizzazione del logo Apple.

Janoff cercò l’ispirazione nella materia prima stessa del logo: acquistò delle mele al supermercato, le tagliò e le osservò a lungo. Dopo solo due settimane di lavoro, presentò a Jobs due versioni di logo: con e senza morso. Preoccupato che le persone avrebbero potuto confondere la mela con una ciliegia, si optò per la mela con il morso.

Al di là delle numerose interpretazioni e teorie che sono state attribuite, Janoff ha dichiarato che quel famoso morso fu aggiunto per un motivo puramente “visivo”, senza voler celare alcun significato nascosto o da interpretare.

Il creatore del logo Apple, in una serie di interviste, ha dichiarato che il morso è stato una scelta naturale e spontanea che fa riferimento all’atto comune di mordere la mela.

“Mordere una mela è un gesto iconico: è qualcosa di cui tutti abbiamo esperienza. Il morso sulla mela attraversa le culture: chi ha mai avuto una mela tra le mani le ha probabilmente dato un morso. Ecco tutto”.
Rob Janoff

Perchè il logo Apple nasce colorato?

La scelta di aggiungere i colori alla mela fu dettata dall’esigenza di umanizzare l’azienda e i suoi prodotti, rivolti non più solo ad un pubblico “tecnico” ma a tutti e, soprattutto, ai giovani.

Lo sviluppo del logo fu effettuato in concomitanza con il lancio dell’Apple II e il design con le strisce arcobaleno voleva sottolineare ed enfatizzare l’innovazione del primo personal computer che poteva riprodurre le immagini a colori sul monitor.

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Le bande colorate servivano, quindi, a comunicare la value proposition del prodotto. Fu proprio quando Janoff aggiunse i toni dell’arcobaleno invertiti che creò quello che divenne il logo più famoso di tutti i tempi.

Tra l’altro, la disposizione dei colori non seguì nessun tipo di logica, ma fu del tutto casuale. L’unica osservazione fatta da Janoff è che il verde sta in cima “perché è dove si trova la foglia”.

Questo è quanto è accaduto.
Nessuna influenza biblica, nessun significato recondito e nascosto, nessuna storia segreta o omaggio a personaggi celebri.

Il successo di questo brand va ricercato nell’universo del valori a cui Apple rimanda e non ai miti e leggende legati, erroneamente, all’origine del nome e del logo.

Less is more

Oggi la mela, minimal ed essenziale, non presenta più le bande colorate ed ha acquisito un’identità talmente forte da essere riconosciuta in tutto il mondo.

Il logo di Cupertino è il simbolo della creatività, del design minimalista, della tecnologia intuitiva e dell’essenzialità pura e semplice.

Apple è giovane, fresco, semplice, figo ed è proprio questo che ha generato una vera e propria comunità di fan e di Apple lovers, piuttosto che semplice clienti.

Apple genera emozioni, anticipa i nostri desideri.

Fate attenzione a mordere la mela, crea dipendenza!

Ninja Social Oroscopo dal 15 al 21 gennaio

Sono trascorse solo due settimane dall’inizio di questo 2015 ed è già tempo di bilanci, cari guerrieri. Perché?? Alcuni di voi si chiederanno. Ma no! Altri esclameranno. Questo è il momento migliore per verificare i primi passi fatti verso gli attesi buoni propositi, penserete mica di aspettare dicembre per combinare qualcosa di buono >D ?! Con l’aiuto dell’oroscopo, questa settimana cercheremo di capire chi, tra i dodici segni, sia sulla strada giusta per investire questo 2015 e chi, invece, rischi di farsi investire!!

L’Ariete, per esempio, non correrà nessun rischio. Il suo impegno questa settimana supererà le sue stesse aspettative e lavorativamente parlando, farà faville. È evidente che se ci fosse la possibilità di eleggere un testimonial, questa settimana sarebbe il vincitore. Certo, non sarebbe una di quelle vittorie facili perché si sentirebbe il fiato sul collo dei nati sotto il segno della Bilancia e del Toro, pronti a dare il massimo per conquistare un posto nel cuore della persona amata e desiderata, sponsorizzati rispettivamente da Giove e da Marte: fortunato sarà chi sarà investito dall’irruenza e dalla positività della loro energia.

È facile pensare che i nati sotto il segno del Cancro saranno lì nei paraggi perché avranno una specie di potere ninja capace di attrarre l’altro sesso, saranno capaci di programmare questo inizio d’anno così da entrare a far parte del clan dei guerrieri che lo investiranno!

Qualora sentiste venire meno la vostra determinazione, non mollate, soprattutto se siete nati sotto il segno della Vergine, non questa settimana. Sarete un po’ stanchi, forse, ma se avrete la costanza di proseguire un passo alla volta alla fine sarete così soddisfatti di voi stessi da mettervi quasi a piangere dalla gioia, al contrario dei guerrieri Scorpione che potrebbero lasciarsi scappare, innervositi, una lacrimuccia. Anche se così fosse, non perdetevi d’animo, cari Scorpioncini, è non siate così contrari alla cambiamento del vostro punti di vista.

Anche i nati sotto il segno del Leone in qualche modo dovranno arrendersi alla necessità di investire tutto in questo 2015: il vostro viaggio, la vostra migrazione verso lo stato di grazia, è iniziato, ogni cosa andrà al suo posto, assicuratevi di avere abbastanza cassetti, viceversa fatene una scorta all’Ikea. Qualora poi non aveste voglia di fare tutto da soli sappiate che questa settimana il Sagittario avrà lo spirito da coach rompiscatole e comandino, un po’ troppo proiettato nell’intromettersi nelle questioni altrui prima di affrontare le proprie. La to do list dei Gemelli avrà bisogno di qualche dritta guerriera, viceversa questa settimana rischia di rimanere ferma in attesa di tempi migliori. Il segreto sta nel comprendere che può bastare un piccolo aiutino per fare decollare l’imprenditore che c’è in noi e che non sempre salta fuori quando serve!

Acquario e Pesci non saranno investiti dall’anno nuovo, ma potrebbero vacillare davanti alla tentazione di qualche finto e facile traguardo. I guerrieri dell’Acquario potrebbero vedersi rifilare la sola del secolo, nulla in confronto alla social bufala di Zara, semplicemente perché troppo “buoni”, sapete, non ci sono abituati ;D mentre i Pesci, elettrici come una scarica di mille volt, potrebbero non avere voglia di impegnarsi fino in fondo, cedendo all’emotività.

Be’avete capito chi sarà ad essere investito dall’anno nuovo questa settimana?? I nati sotto il segno del Capricorno, ma solo e soltanto in senso figurato, perché saranno così determinati e concentrati sulla loro personale fantasia cromatica di questo 2015 da non interessarsi di null’altro. Buona settimana, guerrieri!

Le cinque cose che un perfetto imprenditore fa ogni giorno

Chi ha detto che i buoni propositi devono essere necessariamente noiosi? Migliorare continuamente e costantemente noi stessi e il nostro modo e stile di vita sembra essere il focus principale che ci poniamo di perseguire al principio di ogni nuovo anno, in modo particolare se il nostro se il nostro è uno dei lavori tra i più complicati: l’imprenditore.

Mark Zuckerberg, padre fondatore di Facebook, non è del tutto estraneo ai buoni propositi del nuovo anno e, attraverso un post sulla sua bacheca, ha invitato i suoi amici a suggerirgli nuove idee per il 2015. “Sto raccogliendo idee per le mie sfide personali del nuovo anno. Ogni anno mi metto alla prova per allargare le mie prospettive e imparare qualcosa”, queste le sue parole e noi non vogliamo essere da meno.

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Ecco cinque buoni propositi che, se seguiti ogni giorno, faranno in modo di migliorare il nostro modo di lavorare, rendendoci positivi e propositivi per dare il massimo, trasformandoci in un imprenditore di successo.

Darsi del tempo


E’ difficile rimanere sempre e costantemente concentrati durante il giorno, quindi è fondamentale riuscire a pianificare. Ritagliarsi del tempo per rimanere focalizzati sugli obiettivi e sulle sfide da affrontare durante la giornata lavorativa, aiuta a migliorare le performance raggiungendo così il massimo risultato. E’ necessario però riuscire a riservarsi del tempo libero per staccare la spina, dal momento che pensare sempre al lavoro potrebbe risultare controproducente. Iniziare la mattina con una lezione di yoga o con la palestra è sicuramente un ottimo modo per mantenere fresca la mente e mettere a fuoco gli obiettivi da raggiungere.

La To do list dell’imprenditore


Spesso ci si sente oberati di lavoro con la conseguenza di dimenticare delle cose, ed è per questo che molte volte ci si ritrova a perdere tempo cercando di recuperarlo. La soluzione a questo problema può essere la compilazione della giusta lista delle cose da fare. La to-do list è fondamentale per chi vuole costantemente avere a mente gli obiettivi giornalieri o settimanali da raggiungere. Che sia su un supporto cartaceo o digitale non fa la differenza. Questo è sicuramente uno dei modi più efficaci per una adeguata organizzazione di un perfetto imprenditore, senza dimenticare che risulta un ottimo modo per vedere quanti progressi si fanno e tenerne traccia.

Rimanere costantemente aggiornati


Aggiornarsi regolarmente sugli eventi in corso e sulle novità del proprio settore di attività è di fondamentale importanza. Ricercare articoli relativi al vostro business vi consentirà di essere puntualmente in contatto con gli aggiornamenti. Al vostro servizio una serie di validi strumenti, da Twitter a Facebook ai feed RSS. Rivestono per voi anche il ruolo di raccoglitore di news, sottoponendo tempestivamente alla vostra attenzione aggiornamenti tempestivi e mirati ai vostri interessi.

Social media


Che i social media siano un efficace mezzo di comunicazione e di informazione e non solo, lo sappiamo ormai tutti. Entrati quasi prepotentemente nel nostro quotidiano, ci hanno indirizzato a rapportarci con loro anche per ciò che riguarda il lavoro. Controllare gli account social sono azioni che svolgiamo quotidianamente e spesso meccanicamente, ed è per questo motivo che bisogna assicurarsi che siano sempre aggiornati, come il nostro sito internet. Non c’è niente di peggio per un cliente o potenziale tale andare sul sito e trovarlo in fase di costruzione o non funzionante. I social media ci permettono infatti non solo di condividere, promuovere e commercializzare ciò che riguarda il nostro lavoro, ma anche di raggiungere le persone sia a livello nazionale che internazionale.

Rimanere collegato con il proprio network


Rimanere isolati nel proprio lavoro non porta sicuramente dei vantaggi ed è per questo che bisogna sempre rimanere in contatto con la rete di professionisti con i quali condividiamo interessi ed obiettivi. E’ fondamentale riuscire a trovare del tempo per relazionarsi con le persone che si sono conosciute e incontrate nelle conferenze e nelle riunioni. Il computer o lo smartphone possono essere solo dei mezzi per collegarci con le persone, il face to face riuscirà sempre a dare valore aggiunto alle vostre idee.

Thai Life Insurance è tornata: da "Unsung Hero" a "Garbage Man" [VIDEO]

thai life insurance video

Ci risiamo. Thai Life Insurance ha rilasciato la sua ultima campagna, e tutti sappiamo già cosa fare: preparare un pacco di fazzoletti a fianco al pc per asciugarci gli occhi gonfi che anche questa volta difficilmente riusciremo ad evitare.

Se siete tra i pochi che non sanno di cosa stiamo parlando ecco un brevissimo riepilogo: negli ultimi anni quello degli spot asiatici a stampo emozionale e drammatico è diventato quasi un filone a sè, e Thai Life Insurance ha fatto sicuramente da apripista a chi ha seguito con campagne come “Unsung Hero” e “Silence of love“.

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Garbage Man“, questo il titolo del nuovo video, propone una nuova storia costruita attorno allo stesso impianto narrativo dei precedecessori (il protagonista che vive in un contesto sociale ed economico difficile ma si prende instancabilmente ed eroicamente cura di chi lo circonda) e con lo stesso stile di regia: questa volta al centro troviamo un giovane ragazzino che aiuta la madre in difficoltà dopo essere stata vittima di un incidente stradale.

Nonostante siano progettati per un pubblico asiatico e basati su valori sociali fortemente condivisi in questa cultura, questi spot riescono sempre ad avere grande risonanza internazionale poiché pensati per veicolare un messaggio universale in grado di sottoesporre quello commerciale: il valore della vita e il bisogno di prendersi cura di chi ci sta attorno.

La campagna, come le precedenti, è stata ideata da Ogilvy & Mather Bangkok.

121 New Clues: Cluetrain Manifesto 2015! Pronti a farvi investire?

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Trenininja! Lasciate stare le Frecce, prendete uno Shuriken!

Hear, O Internet

Rieccoli! Non contenti di essere ancora attuali a distanza di 16 anni, due degli autori del Cluetrain Manifesto hanno inaugurato il 2015 elaborando altri 121 indizi sul Web.

David Weinberger e Doc Searls questa volta si rivolgono a tutto il Popolo di Internet, e non principalmente alle aziende, ma questo non vuol dire che imprenditori e professionisti non debbano drizzare le antenne (wi-fi ovviamente).
Sin dall’introduzione, i due comunicatori esaltano le doti della Rete, mettendoci però in guardia contro i tre grandi pericoli. Il primo lo conosciamo già dalla loro precedente opera, e sono i Folli, le aziende che cercano di utilizzare Internet senza comprenderne le dinamiche.

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I due nuovi entranti sono invece i Predoni, che mirano a saccheggiare dati e soldi dei navigatori più inesperti, e… Noi. Siamo Noi a dover sfruttare il dono della connessione per confrontare le nostre individualità, non per livellarle, consumando tutto il “oh-so-tasty junk food” virtuale che ci viene incessantemente propinato dalle altre due categorie.

Ecco dunque 121 tesi pronte all’uso per ispirare e responsabilizzare il vostro uso di Internet, appena sfornate e condite con un buon numero di link, caratteristica assente nella precedente edizione del Cluetrain Manifesto.

Cluetrain manifesto, la carica dei centoventuno

La “Carica dei Centoventuno” travolge innanzitutto con l’organizzazione dei contenuti, raggruppati in tre sezioni e quindici temi che offrono uno spaccato caldo e appassionato, ma non per questo meno impietoso, dell’attuale condizione del Web.

Qualunque brand voglia parlare al Popolo di Internet, deve innanzitutto considerare di essere un attore tra tanti, desiderosi di connettersi per diffondere i propri messaggi, siano essi di natura commerciale o meno.
Le prime tesi ci ricordano infatti che Internet siamo noi, connessi. Il protocollo alla base del suo funzionamento non prevede altro che la possibilità di scambiarci dei dati, dei bit. Documenti? Social network? Marketing? Porno? Sono tutte possibilità valide, che non devono diventare usi esclusivi, dacché “ottimizzare l’Internet per uno scopo lo de-ottimizza per tutti gli altri” (tesi 15).

La destrutturazione della rete, alla ricerca della sua autenticità, prosegue evidenziando Internet non è fatto di contenuti, perché nessuno si mette alla tastiera con questo intento. La Rete non è un mezzo, non più di quanto lo sia una semplice conversazione: ogni messaggio, ogni link, porta con sé una piccola parte del creatore, frutto di quel paradosso dell’animo umano che porta a condividere generosamente per essere egoisticamente considerati.

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Farsi notare: in certe situazioni è più importante che in altre.

Marketing raccapricciante

Già nel 1999 era stato detto che “I mercati sono conversazioni”. Partendo da questa base, i due autori ricordano che, come in ogni dialogo che si rispetti, una delle prime necessità è conoscere l’interlocutore, spingendo le aziende a presentarsi (letteralmente) in modo consono e veritiero. La comunicazione non è più verticale, per cui la voce del business non può più imporsi, ma deve imparare a chiacchierare con gli internauti, senza avanzare la pretesa di essere ascoltato.
Le priorità delle aziende non sono quelle del Popolo della Rete: termini come “big data” sono estranei alla logica delle persone, mentre altri come “consumatori” risultano fastidiosi. “Ogni volta che ci chiamate “consumatori” ci sentiamo come mucche davanti alla parola “carne” (tesi 57).

Allo stesso modo, mascherare le aziende da persone e le pubblicità da news, non sono altro che le ultime “raccapriccianti” trovate dei pubblicitari: quando vengono svelate provocano disagio nel lettore, e quest’ultimi sono sempre più smaliziati.

App e privacy

Gli ultimi due temi forti sono le app e la privacy.

Qual è la differenza tra un mondo di pagine Web e un mondo di app? Forse che il primo è un mondo di connessioni e il secondo un ammasso di programmi? Quale dei due presenta uno spazio aperto di discussione e quale invece uno spazio privato in cui nulla viene creato ma tutto è gestito?

Anche uscendo da questi spazi proprietari la nostra attenzione è comunque monopolizzata dai big players. Google, Amazon, Facebook, Apple ci attraggono come buchi neri grazie al network effect della Rete: molti la usano perché molti la usano.

“Quando non ci sono alternative competitive, dobbiamo essere oltremodo vigili, per ricordare a questi Titani della [Silicon] Valley i valori della rete che sono stati la loro fonte di ispirazione” (tesi 82).
Se è difficile sfuggire a questa polarizzazione, per i privati come per le imprese è necessario affrontare il Web con consapevolezza e civiltà. Dare valore ad ogni pezzetto di privacy che gestiamo, nostra o dei nostri clienti, è un buon inizio.

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Flic o floc?

Internet è sorprendente

Nonostante tutto, il web rimane un luogo meraviglioso, ci ricordano Searls e Weinberger: “C’è un sacco di musica in più nel mondo” (tesi 96).

La conoscenza e i legami sono le due possibilità più importanti, e sono gratuite. Possiamo approfondire tutto: amicizie, argomenti ludici e professionali, offerte commerciali e perfino i discorsi dei politici!
Le aziende che vogliono navigare in rete col vento in poppa non devono semplicemente parlare il linguaggio degli internauti, ma stare dalla loro parte e “vivere i valori che vogliono che Internet promuova” (tesi 114).

Prendiamo per esempio il Copyright: un diritto sicuramente utile, ma non un obbligo. I New Clues, ad esempio, sono Open Source, per cui sono consultabili e riproducibili liberamente, a patto di indicarne la fonte: http://cluetrain.com/newclues.

Non masticate l’inglese? Centoventuno è una cifra che fa girare la testa? Gradite una lettura ragionata delle nuove tesi?

Tenete sottomano (sottomouse?) l’homepage di Ninjamarketing per seguire le evoluzioni del discorso intorno al Cluetrain Manifesto e ai New Clues!
Il prossimo appuntamento è per venerdì, con l’ultimo articolo della serie: Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda?