In gran parte del mondo arabo è un vero e proprio tabùpronunciare in pubblico il nomedella propria madre, indicata con perifrasi del tipo “la madre del suo primogenito”. Proprio per opporsi a tale costume, in occasione del Mother’s Day l’UN Women – l’agenzia delle Nazioni Unite per la parità di genere e i diritti delle donne – in collaborazione con la compagnia pubblicitaria Impact BBDO Dubai ha lanciato la campagna“Give mom back her name”.
Il Mother’s Day in Egitto e in alcune nazioni del Medio Oriente si festeggia il 21 marzo, data dal forte contenuto simbolico: sta ad indicare una rinascita, un risveglio, un nuovo inizio. È la primavera (che è donna: ricordate Botticelli?), è la terra che si ricopre di fiori: è la vita che rivendica tutta la sua potenza. Apparentemente, uno splendido omaggio. Eppure, proprio in quegli stessi paesi, la figura della madre spesso non gode del rispetto e della considerazione che dovrebbero esserle dovute. Il che suona parecchio contraddittorio.
La nobile iniziativa di UN Women è stata promossa con un video su YouTube e, su Twitter, proponendo agli utenti di usare come foto profilo il nome della loro madre e di scriverlo in un tweet con l’hashtag #MyMothersNameIs.
Può essere una forma di riservatezza questa di nascondere il nome proprio della propria madre, e certo è un fatto culturale. Tuttavia, una società che tenda ad includere invece che ad escludere e un mondo più equo e coeso non possono prescindere da un cambiamento di mentalità. La politica può fare il suo ma, come cantava Battiato negli anni ‘80, “l’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero”. Qui sta il nodo.
Una regina d’eccezione
Su questo scenario conservatore si staglia la personalità elegante e affascinante di Rania di Giordania. Nei giorni scorsi la regina ha invitato a pranzo alcune anziane ospiti di una casa di riposo di Amman, esaudendo il loro desiderio di uscire per una giornata e onorandole con un banchetto e con la sua presenza.
Prima che madri, tali donne sono persone: di qui la bellezza e l’importanza di quel gesto, tanto più perché in controtendenza con quanto detto finora su altre realtà limitrofe. La regina ha poi postato sul suo profilo Instagram una foto che la ritrae con sua madre, con la seguente didascalia: “A mother can take the place of anyone, but no one can take her place”.
Nel nome della madre
Il ruolo fondamentale, insostituibile, della donna e della madre risale alla notte dei tempi: già in età preistorica, con le statuette note come “Veneri paleolitiche”, si rendeva grazie all’eterno femminino, fonte di felicità e di fertilità (tutt’e tre le parole presentano la medesima radice).
Del resto, non era forse “mamma” la prima parola che pronunciammo infanti? Non era forse il suo il grembo che ci custodì prima di vedere la luce? Perché mai dovremmo vergognarci di chiamarla col suo nome proprio? Soprattutto se, come assicurava Lacan, “l’amore è sempre amore per il nome”: per quel nome, caratterizzante quella precisa persona, con quelle determinate peculiarità. Senza nome saremmo numeri, in un universo privo di colori, indistinto.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Yuto Kuroihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngYuto Kuroi2015-03-27 15:00:502015-03-27 15:00:50UN Women lancia una campagna per il Mother's Day nel mondo arabo
Quando si parla di content marketing a tutti viene subito in mente la scrittura di post, la ricerca di fonti e immagini, insomma il divertimento del processo creativo. A nessuno vengono mai in mente calendari, orari e attente pianificazioni: eppure qualsiasi strategia vincente di content marketing ha alle spalle un piano editoriale di successo.
Forse non tutti sanno che non esiste un solo tipo di piano editoriale, ma addirittura tre, come riportato da CoSchedule. Li analizzeremo per definire le best practice di ciascuno, creando le basi di un solido content marketing.
Calendario generale
Per avere sempre chiari i focus e gli argomenti importanti per il proprio pubblico. Bisogna sempre avere uno scopo, e un calendario generale permette di definire, anche se vagamente, il tipo e il numero di contenuti da pubblicare per perseguirlo.
Il calendario generale andrebbe rivisto in media ogni cinque mesi, per misurarne gli effetti e pianificare nuovi contenuti in base alla reazione dei lettori.
Per tutte le fasi del piano editoriale, immedesimarsi nell’utente è una buona mossa, ma nello stabilire il calendario generale è particolarmente importante capire perché il proprio target sarebbe disposto a condividere i contenuti che proponete:
Desiderio di condividere contenuti di valore: l’headline e le call-to-action saranno vitali nella scelta di qualsiasi contenuto, quindi pensatele per tempo.
Voglia di definire se stessi: è importante pensare in anticipo non solo al proprio target generale, ma anche alle diverse tipologie che lo compongono. Bisognerà quindi tener conto in via anticipata dei possibili contenuti da creare.
Sentirsi coinvolti: nella stesura iniziale di un piano editoriale sarà necessario anche definire le politiche riguardanti la gestione di feedback: se e quando rispondere ai commenti, come fare moderazione, come analizzare le risposte.
Calendario dei contenuti
In base agli argomenti decisi si può decidere che strategia portare avanti: post sui blog, e-book, video, webinair, eventi e così via. Si può poi dunque scegliere una data specifica. Questo processo può essere svolto almeno due volte dentro uno stesso periodo di definizione del calendario generale (quindi al massimo ogni tre mesi).
Per quanto riguarda la parte più creativa a cui facevamo riferimento all’inizio del post, dei buoni suggerimenti per rendere un contenuto più condivisibile li dà Socialmouths.
Se definendo il calendario generale avevamo chiarito l’importanza di avere uno scopo e perseguirlo, bisogna anche puntualizzare che spingere il brand è legittimo, ma esagerare è controproducente e porta ad una comunicazione unidirezionale.
Da un punto di vista tecnico, invece, è interessante vedere come per i post sui blog (spesso ridotti all’osso per motivi di SEO), la dimensione conti: post più lunghi danno modo di inserire keyword più lunghe, e di valorizzare le immagini che riescono ad incrementare l’engagement.
Calendario di distribuzione
Quest’ultimo è il calendario di riferimento per ogni social media manager che si rispetti. È la parte che concerne la definizione di date e orari precisi per messaggi sui social media, email e newsletter.
Inoltre se esistono social diversi significa doverli usare in modi diversi: ogni contenuto dà il meglio di sé sulla piattaforma più adatta. Sia come tipologia di contenuto che come momento di pubblicazione.
Inoltre, benché vada bene postare più volte lo stesso contenuto, soprattutto se ha avuto successo, non bisognerebbe usare sempre le stesse parole. Bisognerebbe cambiare parole, citazioni, idee chiave.
Immagine: CoSchedule
Immagine: CoSchedule
E voi? Adottate un piano editoriale, o la vostra strategia di content marketing è basata esclusivamente sul real time marketing?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Valeria Castellihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngValeria Castelli2015-03-27 14:00:402015-03-27 14:00:40Content marketing: consigli per un piano editoriale di successo
Se provate a pensare ad un carrarmato, difficilmente proverete emozioni positive. A meno che il carrarrmato in questione non sia quello dell’artista argentino Raul Lemesoff e l’arma non diventi, per una volta, uno strumento di istruzione di massa che attraversa le vie della città regalando libri ai passanti.
Lemesoff si è fatto conoscere già qualche anno fa grazie a questa evocativa installazione, un Ford Falcon verde del 1979 protagonista della Guerra sporca argentina e ora trasformato dall’artista in una biblioteca mobile in grado di contenere fino a 900 libri.
In occasione dello scorso World Book Day, 7UP ha scelto di collaborare con l’artista per la campagna #FeelsGoodToBeYou, iniziativa dalla quale è nato anche questo video che documenta le scorribande di Raul per le strade dell’Argentina, intento a distribuire libri con la sua famosa Weapon of Mass Instruction.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2015-03-27 12:20:532015-03-27 12:20:53Le armi di istruzione di massa di 7UP [VIDEO]
E’ vero, non possiamo presentarci sfoggiando la nostra ventennale esperienza nel campo… non ce l’abbiamo. In questi anni di lavoro nel content strategy abbiamo però sviluppato un nostro metodo, che ci ha aiutato a mettere chiarezza su questo mondo (quantomeno per noi ha funzionato), dividendo tutto in pochi step: strategia, produzione e delivery.
Iniziamo dalle basi: la strategia.
Ricette facili e veloci. Giacca e cravatta. La presentazione ppt.
1. Ricette facili e veloci – Analisi
Ok, forse il passaggio dai food blogger alla strategia di contenuto non è semplicissimo, ma è perfetto per il ragionamento.
Già, perché ormai il food è un vero e proprio colosso sul web e prima di fare nuovi contenuti bisogna capire come muoversi, cosa produrre e in che aree posizionarsi. Per questo bisogna farsi due domande fondamentali: voglio che il mio contenuto sia pull o push? E’ più importante una ricerca o una conversazione?
Dipende dal mercato avete ragione, ma se vogliamo poter definire la corretta strategia abbiamo bisogno di raccogliere dei dati (volume di ricerca e conversazioni) e magari catalogare il tutto per area semantica.
2. Giacca e cravatta – Competitor
Il grosso è fatto, abbiamo i dati. Sappiamo cosa funziona e cosa sta crescendo, sappiamo anche cosa gli utenti amano condividere. Il perchè così tanta gente sia interessata ai cupcake rimarrà sempre un mistero, ma nel frattempo con un po’ di ricerche possiamo capire quanti contenuti sono stati prodotti sull’argomento.
Se poi, con l’aiuto di quelche tool rubato al SEO, incrociamo i dati di volume con il posizionamento all’interno della serp possiamo anche spingerci a valutare quanto traffico possiamo intercettare.
Vale la pena tenere in considerazione quell’area?
3. La ppt – La presentazione
Siamo arrivati alla fase finale. Abbiamo le idee chiare sulle aree potenzialmente più redditizie, ora non resta che mettere insieme gli ingredienti per creare una strategia che abbia una solida base data driven.
Next step? Preparatevi a sporcarvi le mani. Si entra nella fase della produzione.
Se avrete pazienza di aspettare qualche giorno vi racconteremo qualche dettaglio in più! Adesso andiamo farci du’ bucatini (all’amatriciana)
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ninja Guesthttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja Guest2015-03-27 12:00:222015-03-27 12:00:22Content Marketing all’amatriciana: la ricetta della strategia [PRIMA PARTE]
Quando parliamo di comunicazione creativa non possiamo evitare di nominare Bruno Bertelli, CEO & Executive Creative Director di Publicis Italia, uno dei creativi italiani più premiato nel mondo; il suo palmares vanta 30 Leoni al Festival Internazionale di Cannes (ben 6 d’oro), oltre a vari premi nazionali ed internazionali.
Ed oggi abbiamo deciso di vivere questa storia creativa ricordando le campagne che più ci hanno emozionato :
Heineken Auditourum
Questa campagna è una delle idee creative più famose nel nostro Paese, non a caso ha saputo guadagnarsi davvero tanti premi.
La strategia di comunicazione si focalizza su una sorta di evento/scherzo, che sfrutta in maniera intelligente il web.
Attraverso la rete, infatti, quelli che bevono birra, che amano il football o l’Heineken stessa, sono diventati portavoce di tale evento. Ne hanno parlato i giornali, la notizia si è sparsa attraverso Facebook, e si è calcolato che per riuscire a raggiungere una tale copertura attraverso una tradizionale attività pubblicitaria Heineken avrebbe dovuto spendere all’incirca venti milioni di euro.
Dacia Sponsor Day
Questa campagna si contraddistingue per il forte legame con il territorio e per la capacità di inserirsi nel contesto economico del Paese.
Dacia, insieme ad Udinese Calcio, dà spazio agli sport ed alle squadre che fanno grandi risultati ma hanno piccole risorse.
Leroy Merlin
Spettacolarizzare il rinnovo del negozio Leroy Merlin Solbiate Arno con un key visual iconico e forte. E’ questa l’idea che ha caratterizzato la campagna, dove i prodotti e i progetti per rinnovare la casa diventano parte integrante dell’idea creativa dando vita a spettacolari fuochi d’artificio.
Il concept innovativo del nuovo negozio è volto, infatti, a valorizzare l’esperienza di acquisto, la relazione e l’approccio personalizzato con il cliente facendolo sentire come a casa propria.
Nokia, stop the violence!
Lo spot è intelligente mostra una serie di “selfies tagliati”. “Ogni giorno migliaia di persone sono vittime di selfie tagliati. Ferma la violenza”.
Un messaggio ironico che accompagna lo spot pubblicitario del Nokia Lumia 735. Uno smartphone concepito, afferma Microsoft, per porre fine ai “selfiedrama” e dare inizio ad un nuovo capitolo della storia degli autoritratti fotografici, quello degli “allfie” che fermerà la “violenza” del taglio dei componenti di un gruppo in posa di fronte ad una fotocamera.
Nescafé: The Hello Experiment
Ve ne aveva già parlato ,qualche tempo fa, la nostra Ninja Luisk . L’esperimento mostra come abbattere le barriere sociali grazie ad un semplice caffè. Un vero esperimento psico-sociologico raccontato in un video virale per spiegare come entrare in sintonia con l’altro. Protagonista, ovviamente, la Red Mug Nescafé, capace di far nascere un’amicizia o una relazione.
La lista potrebbe continuare all’infinito! Quindi se vuoi conoscere tutti i segreti del genio della creatività non perdere l’occasione di incontrarlo.
La creatività è contagiosa. Trasmettila.
Albert Einstein
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Umekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngUmeka2015-03-27 12:00:072015-03-27 12:00:07Le campagne più belle del guru creativo Bruno Bertelli
La stampa lenticolare conquista nuovi settori: prodotti e brand innovativi scelgono metodi di comunicazione che siano a loro volta innovativi e di grande impatto visivo.
Per il lancio del loro ultimo disco, The Endless River, i Pink Floyd hanno inserito all’interno della versione Deluxe dell’album una cartolina con un effetto di animazione lenticolare. Realizzata a partire dal progetto di Martin Klimas, la cartolina rende la versione cofanetto ancora più preziosa e ambita.
Tecnologia capace di realizzare straordinari effetti dinamici d’impatto e di catturare a lungo l’attenzione dell’osservatore, gli effetti lenticolari H3D System permettono di massimizzare l’efficacia dell’immagine pubblicitaria incrementando l’impatto visivo e comunicativo del materiale promozionale distribuito in occasione di eventi e fiere.
A partire da brand affermati come Beck’s, che ha scelto l’effetto flip – un cambio netto di due o più immagini – per rendere più incisivo il leaflet che riporta le caratteristiche principali dei propri prodotti, a case farmaceutiche che sono ricorse all’effetto multiframe per mettere in evidenza le caratteristiche ed i principi attivi di un nuovo farmaco contro l’asma, sono in molti ad aver trovato nella stampa lenticolare un valido alleato.
Oltre che nella stampa di gadget promozionali e di inserti, la stampa lenticolare H3D System può venire applicata a formati di grandi dimensioni grazie a una particolare tecnica che permette di ricorrere a pannelli modulari per la realizzazione di stand espositivi che catturano lo sguardo sfuggente dell’osservatore e di comunicare in modo efficace il messaggio pubblicitario veicolato.
É il caso ad esempio della promozione di Mirvaso, un farmaco contro l’arrossamento del viso per il quale si è ricorso all’effetto lenticolare flip per il claim “Not all reds are cool” per l’allestimento dello stand fieristico aziendale, oppure di Gilette, che si è affidata alla stampa lenticolare H3D System all’interno delle azioni di promozione per il lancio del nuovo rasoio Flebile per rappresentare con un mini filmato stampato in movimento della testa flessibile del nuovo prodotto.
Un prodotto innovativo sceglie un metodo di comunicazione altrettanto innovativo e di grande impatto visivo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kumikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKumiko2015-03-27 10:20:122016-04-20 12:09:06Dalla musica agli stand fieristici: la stampa lenticolare H3D System conquista nuovi settori
Roberto Ciacci ricopre il ruolo di Global Head of Digital Marketing di Lamborghini. Sul web è presente dal 1995 ed è riuscito a coniugare due passioni: tecnologia e marketing. Un’esperienza in CINECA a Bologna (il più grande centro di calcolo italiano), per poi avvicinarsi a quella che con gli anni sarebbe diventata una leva strategica aziendale: il digital marketing.
Prima di approdare a Sant’Agata Bolognese, Roberto è stato consulente per Granarolo, Alfa Wassermann, Regione Veneto, PA ed enti locali, per associazioni (ASTER, AVIS), e piccole imprese.
Parla di innovazione, tiene corsi nelle principali business school e incontra gente. Nel 2010 compare nella rosa dei tre finalisti dei Linkedin European Business Awards. Una personalità lungimirante, per certi versi rivoluzionaria, da cui c’è molto da imparare. Roberto Ciacci è un uomo concreto, che dopo una stretta di mano passa subito al “tu”, molto più autentico e diretto, come si fa sul web, d’altronde.
I ninja hanno avuto il piacere di intervistarlo e dobbiamo ammettere che dalle risposte, si sentiva che il nostro interlocutore aveva proprio intenzione di condividere una conoscenza aziendale, frutto di esperienza sul campo, studio ed esperimenti, perché possa essere fonte di ispirazione per chi già crede nel digital e per chi invece, ostentando diffidenza, preferisce fare come si è sempre fatto.
Abbiamo sempre più bisogno di innovatori cultural, che fanno della diffusione della conoscenza, un valore aziendale. Ecco l’intervista a Roberto.
1. Quali sono i digital KPI che un colosso dell’automotive misura per le proprie strategie di marketing?
I KPI dipendono sempre dall’obiettivo di business. Lamborghini è un’azienda che appartiene al gruppo Audi-Volkswagen, opera nel settore delle auto super sportive di lusso e ha l’ambizione di diventare il brand più desiderato del suo segmento. La domanda allora diventa: quali metriche restituiscono il termometro del desiderio? Noi riteniamo che siano principalmente le metriche qualitative come l’engagement e la loyalty. Abbiamo definito questi due KPI sia sulle embassy social che sulle property web. Operazione non banale dato che non esistono metriche standard, ogni piattaforma e ogni tipo di contenuto ha le sue metriche e i nostri due indicatori di performance sono sempre il risultato di una composizione di metriche.
D’altra parte, non siamo insensibili agli aspetti puramente quantitativi. L’audience che si è raccolta attorno ai punti di contatto digitali del brand è sorprendente: abbiamo triplicato in 3 anni i visitatori unici del sito corporate, abbiamo raccolto intorno alla pagina globale Facebook oltre 11 mln di fan, su Twitter siamo vicini al milione di follower, Instagram cresce a ritmi pazzeschi. Puntiamo a diventare il brand numero 1 del segmento anche in valore assoluto.
I dati di competitive analysis (disponibili dal 1/6/2013) ci dicono che siamo il brand che è cresciuto più di tutti su Facebook e Twitter. Di fatto, siamo il brand con il miglior digital footprint del Gruppo Audi-Volkswagen e i numeri due del nostro segmento. Non male in poco più di 3 anni di lavoro!
2. Partiamo da questo scenario: Lamborghini è un marchio complesso, perché interagisce sui social con una pluralità internazionale di pubblici: dai brand ambassador, ai dealer, agli appassionati. Ora, come si pianifica un piano editoriale all’interno di questo ecosistema?
In effetti è complicato. Da un punto di vista strategico seguiamo un approccio di brand journalism, che ci permette di raccontare quello che facciamo in maniera puntuale. In quest’ottica, il piano editoriale è uno stream narrativo che documenta l’evoluzione del brand e ne riafferma i valori e l’identità. La parte difficile è creare il racconto, “unire i puntini”. Ricordo per esempio l’estate del 2012, in cui inventammo la “season of speed”: un’idea editoriale che ci permise di collegare con un unico fil rouge una serie di eventi di brand experience in pista sparsi fra vari continenti e slegati fra loro.
Operiamo in un contesto globale: 50 mercati, tre Regioni principali, varie agenzie marketing & pr coinvolte. La scelta di gestire i profili social dall’interno dell’azienda ha contribuito ad accorciare la filiera e a rendere possibile quello che facciamo, con le risorse che abbiamo a disposizione. Uno degli aspetti più importanti da considerare in tema di piano editoriale è il content design. Il team digital per prima cosa ha identificato i potenziali produttori di contenuto presenti in azienda.
Ogni pezzetto dell’azienda (enti e persone) può avere qualcosa di interessante da raccontare e può offrire una prospettiva diversa sul brand e sul prodotto, purché rilevante e autentico. Abbiamo invitato questi stakeholder a lavorare in forma collaborativa alla costruzione della narrazione di brand, trasformando la complessità organizzativa in opportunità.
Coinvolte le persone, abbiamo lavorato sulle linee guida. Come deve essere prodotto un video se è destinato (anche) al web? Come devono essere fatti gli scatti per il web e per Instagram? Quando devono essere consegnati? Il tempismo è il 50% del lavoro. Il digital marketing team svolge continuamente, non solo in un’azienda come la nostra, un ruolo di evangelizzazione alla cultura digitale. E va fatto a 360 gradi: fornitori, colleghi, manager dell’azienda.
Una buon esempio di content design è la web series con cui abbiamo lanciato la Lamborghini Huracán: è una serie ambientata nella nostro sede, in un contesto reale con personaggi autentici (a parte i tre attori principali, s’intende). Format innovativo (per l’automotive) e concept molto diverso dalle consuete campagne di lancio.
3. Digital policy interne: perché sono indispensabili?
Perché si possono verificare situazioni spiacevoli, sia a danno del brand che delle persone. In un’azienda come la nostra, per esempio, i temi della confidenzialità e della segretezza sul prodotto sono centrali. D’altra parte, ogni persona è un media. Ogni dipendente di un’organizzazione può essere un media. Immaginate l’impatto comunicativo di un’organizzazione con migliaia di dipendenti, se potesse far “risuonare” le voci delle persone che la compongono.
Si tratta di un potere di amplificazione affascinante. Ancora poco studiato, mi sembra.
4. Crisis Management: fermare la goccia, prima che si trasformi in nubifragio. Come?
Tema molto caldo. Noi siamo partiti dalla mappatura dei rischi. Quali sono i fronti potenziali da cui potrebbe scaturire una crisi? Ogni azienda, ogni mercato, ogni prodotto ha i suoi punti deboli.
Noi abbiamo individuato i nostri e li teniamo monitorati. Poi abbiamo cercato di capire se, a fronte delle situazioni di rischio, esistessero già dei processi di gestione. In alcuni casi abbiamo trovato una buona base su cui innestare una social media crisis policy. In altri casi abbiamo dovuto definire il processo da zero. Infine servono gli strumenti. Fra questi posso citare un buon sistema di social media intelligence, una policy di moderazione, linee guida, training ad hoc e strumenti di comunicazione aziendale rapidi, immediati. Esistono anche dei tool di simulazione delle crisi: testare l’ecosistema con uno stress test non è mai una cattiva idea.
5. Noi siamo fan di Frank Underwood e tu? Quali lezioni di strategia possiamo trarre dalla sua scalata al potere?
House of Cards ha spodestato Mad Men dal prime time di Casa Ciacci. Il quote, che trovo più azzeccato e che campeggia anche sullo sfondo del mio Mac, è “Run the Marathon. Not the sprint.” Riassume molto bene l’approccio strategico che abbiamo seguito in Lamborghini. Abbiamo lavorato pazientemente di puro content marketing per oltre 3 anni, facendo crescere organicamente e senza investimenti pubblicitari le nostre embassy social. C’è stata una primissima fase, a partire dall’estate 2011, in cui ci siamo dedicati al recupero (“Retrieval”) dei profili sociali. I profili “lamborghini”, in assenza di una presenza ufficiale del brand, erano stati “squattati” praticamente ovunque.
Ci sono voluti quasi 12 mesi, ma abbiamo potuto recuperarli tutti, studiando minuziosamente i termini di servizio delle varie piattaforme e sfruttando il grande lavoro di tutela del trademark a livello internazionale, portato avanti del nostro ufficio legale. Oggi “lamborghini” è il nostro username, senza possibilità di confusione, da Facebook a Vine.
Dopo il recupero c’è stata la fase del “Trust”, in cui abbiamo lavorato per costruire la credibilità social del brand. È impensabile costruire un rapporto di fiducia con la fan base se non riesci a dimostrare che dietro il nome del tuo brand ci sei veramente tu.
Qundi c’è stata la fase della crescita, in cui abbiamo sviluppato la nostra strategia di brand journalism puntando a raccogliere fan e follower attorno alle nostre embassy social, valutando la reach e l’engagement di ogni ambito di attività. Oggi siamo nella fase della governance e della brand protection. Più i profili sono importanti e “pesanti” in termini di audience, più è importante avere strumenti idonei per gestirli (pensate soltanto ai volumi dei commenti, centinaia o migliaia per ogni post) e workflow aggiornati.
6. Si è da poco concluso l’Automotive Digital Marketing Congress. Quali sono le novità?
Tanti casi di studio, fra cui quello di Lamborghini. Sono stato invitato a presentare il caso del lancio della Lamborghini Huracán. Penso che rappresenti uno dei pochi esempi di lancio di prodotto automotive senza il supporto dei paid media. Il lancio è avvenuto dapprima online e poi offline e ha coinvolto tutti gli owned media del brand.
È stato caratterizzato da un unveil progressivo del prodotto, che ha inizialmente seguito una logica “share to unlock: the more you share, the more you discover”: i contenuti di prodotto venivano sbloccati dai fan solo condividendo su Facebook, Twitter, Weibo e Youku. I numeri generati sono stati molto buoni.
Fra gli altri brand presenti, mi ha molto colpito la campagna #withDad di Nissan. Si è parlato anche di sentiment analysis delle immagini, con un’attenzione particolare a Instagram, e di programmatic media buying. La tecnologia sta cambiando radicalmente il mercato dell’advertising.
Di nuovo. Non si smette mai di studiare! 🙂
Grazie Roberto!
Se vuoi saperne di più, twitta con lui @robertociacci
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kora-Bakerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKora-Bakeri2015-03-27 09:38:342015-03-27 09:38:34Lamborghini: 3 anni di digital strategy made in Italy [INTERVISTA]
Ogni giorno ci troviamo di fronte a decine di campagne pubblicitarie. In una marea di visual e copy più o meno accattivanti, ce n’è qualcuna che resta impressa nella nostra memoria per più di 10 secondi?
In base a questo pensiero, in ufficio abbiamo deciso di fare un esperimento: qual è la campagna che non dimenticherai mai per la sua capacità di integrare un visual che attira l’attenzione e un copy indimenticabile?
Ecco la shortlist della redazione di Ninja Marketing:
Apple – 1984
“e vedrai perch il 1984 non sarà come “1984”. Geniale.
Budweiser – Whatsuuuup
Impossibile dimenticare i mesi in cui a telefono, al citofono e in qualsiasi occasione lo richiedesse rispondevamo “Whatsuuuuuup” – senza neanche ben capire cosa volesse dire, ammettiamolo. E se uno spot del genere viene ripreso per una campagna elettorale, allora merita di essere in questa classifica.
Absolut Vodka
Passiamo agli annunci stampa: qui art & copy vanno a braccetto, impossibile dimenticarla! E anche questa non è per niente male 🙂
Jesus Jeans – Chi mi ama mi segua
L’abbiamo studiata tutti nei nostri manuali di pubblicità, altro che Martini e Charlize Theron.
Old Spice – The Man Your Man Could Smell Like
“Profuma come un uomo, uomo”. Noi lo amiamo, e voi?
Telecom – Gandhi
Brividi.
Alfa Romeo – Giulietta
Prendi un’icona della bellezza internazionale e falle recitare i versi più famosi de “La tempesta” di Shakespeare: e chi la dimentica?
Acqua Sangemini- Salute Sangemini
Vi sfidiamo a non restare incantati guardando il sorriso del bambino sulle note di Barbara Ann. A proposito, chissà dov’è quel bambino ora!
Acqua Lete- La Particella di sodio
C’è nessuuuuuunoooooo?
Poste Italiane – Perché tu mi piaci
Adorabile, semplicemente adorabile.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2015-03-27 08:30:302015-03-27 08:30:3010 pubblicità in cui visual e copy spaccano
Come parte del nostro impegno con Internet.org di connettere il mondo, abbiamo progettato degli aerei senza pilota che possono inviare “fasci di internet” dal cielo verso il basso alle persone.
Oggi, io sono entusiasta di condividere che abbiamo completato con successo il primo volo di prova di questi aerei nel Regno Unito.
Il design finale avrà un’apertura alare maggiore di un Boeing 737, ma peserà meno di un’auto. Sarà alimentato da pannelli solari sulle sue ali e sarà in grado di rimanere ad altitudini superiori a 60.000 piedi per mesi ogni volta.
Aircraft come questi aiuteranno a collegare il mondo intero, perché possono servire il 10% della popolazione mondiale che vive in comunità remote, senza infrastrutture internet esistenti.
Parleremo di questo in un keynote alla conferenza F8 che inizia alle 10 del mattino PST. È possibile guardaro su fbf8.com. #f8
Tra poche ore scopriremo qualcosa di più, seguiteci per ulteriori dettagli!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2015-03-26 18:58:042015-03-26 18:58:04Mark Zuckerberg presenta Connectivity Lab: "Invieremo internet dal cielo con aerei senza pilota" [BREAKING NEWS]
Thank you, è stato il titolo della nota ufficiale con cui Sheryl Sandberg e Mark Zuckerberg hanno ringraziato oltre 2 milioni di PMI, piccole e medie imprese in tutto il mondo, che hanno deciso di utilizzare Facebook per incrementare il loro business. Il social grazie alla facilità di utilizzo, al semplice accesso dai dispositivi mobili e all’efficacia delle campagne, si sta ponendo come un efficiente partner negli affari e Zuckerberg ha ormai un’attenzione sempre crescente verso la “Facebook economy”. In questo piano di supporto professionale, ha lanciato ufficialmentenuove risorse educational, finalizzate alla formazione di tutti i professionisti del marketing che lavorano nelle Piccole e Medie Imprese, grandi brand e agenzie. Vediamole subito in dettaglio.
Blueprint:piattaforma di training per agenzie e grandi brand.
La prima novità si chiama BluePrint ed è dedicata ad agenzie, partner e professionisti del marketing che vogliono capire come ottimizzare le loro campagne sulla piattaforma e imparare ad usare i video. Si tratta di un programma basato su una piattaforma e-learning con più di 35 corsi online e programmi formativi suddivisi per categoria come il marketing a risposta diretta o guide per acquisti digitali. La piattaforma è disponibile sia per computer sia per dispositivi mobile, al momento solo in lingua inglese ma verrà presto tradotta in altre lingue. Attraverso il programma Blueprint è anche possibile ottenere una certificazione che attesta la frequentazione ai corsi.
Learn How: programma per piccole/medie imprese e nuovi marketers.
Alle Piccole e Medie Imprese e a tutti coloro che per la prima volta si occupano di attività di marketing sulla piattaforma, Facebook presenta Learn How, nuovo centro di learning online che aiuta le aziende a ricavare il massimo dalle fanpage e dalle inserzioni sponsorizzate. Fornendo video, immagini e dettagliate istruzioni Learn Howrisponde alle domande più frequenti, come ad esempio “come creare una pagina” o “il modo per targettizzare il pubblico”.
Il centro di learning, disponibile sul desktop e su mobile in 14 lingue, è organizzato per essere facilmente consultabile sia per un approfondimento specifico su un determinato topic, sia per una semplice e veloce ricerca.
Nuovo layout per “Facebook for Business”
Il social ha inoltre effettuato un restyling alla pagina dedicata al Business con un layout razionalizzato e ricco di nuovi contenuti per guidare e supportare le aziende in tutti gli step necessari al raggiungimento degli obiettivi di business. Nella nuova strutturazione della pagina vengono mostrate case history di successo, news di marketing, novità e guide sulle inserzioni.
Ads Manager App per gestire annunci in mobilità.
Facebook è ormai sempre più impegnato a supportare le aziende e a fornire strumenti efficaci, semplici da usare e che permettano loro di raggiungere il proprio target anche in mobilità. Il mese scorso, infatti, ha annunciato il rilascio di Ads Manager app, un’applicazione destinata agli inserzionisti che realizzano campagne sul social network e possono così gestirle anche dai dispositivi mobile. Con l’applicazione è possibile monitorare gli annunci attuali o creane di nuovi e:
avere traccia del rendimento degli annunci;
modificare gli annunci esistenti;
modificare il budget degli annunci e l’orario di pubblicazione;
ricevere le notifiche push.
L’applicazione è disponibile già negli Stati Uniti e sarà rilasciata nel resto del mondo nelle prossime settimane.
Insomma tanti e nuovi strumenti per supportare le PMI e i nuovi professionisti del marketing in un percorso di crescita online. Il futuro di Facebook sarà sempre più business oriented secondo voi amici Ninja?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Eufemia Scannapiecohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEufemia Scannapieco2015-03-26 18:20:382015-03-26 18:20:38Facebook a supporto di Pmi e professionisti del marketing con nuovi strumenti di training
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