Ninja Social Oroscopo dal 19 al 25 novembre

oroscopoCari Guerrieri Ninja appassionati dello zodiaco, eccoci qui con il nuovissimo Ninja Social Oroscopo della settimana dal 19 al 25 novembre. Il transito dei pianeti Mercurio e Sole nel segno del Sagittario condizioneranno in maniera intelligente tutti i dodici segni. Il pensiero sarà attivo e intuitivo e per molti l’occasione sarà quella giusta per cambiare qualcosa, anche una piccola abitudine, capace di fare la differenza. La capace di ispirarci sarà Qual è il nostro modo di intendere la vita?

I segni d’Aria avranno una settimana tra loro molto diversa. L’Acquario cercherà la sua motivazione personale per non mollare, spirandosi alla perseveranza di Airbnb di San Francisco! I Gemelli, caso rarissimo, saranno attirati dall’idea del team e dell’obiettivo condiviso. Non tutti si fideranno subito delle loro intenzioni, ma chi avrà il coraggio di farlo non ne rimarrà deluso. La Bilancia invece sarà totalmente immersa nel suo mondo, il più possibile lontano dalla scrivania e il più possibile vicino al suo privato. Come stanarla? Seguendola su Instagram, ovviamente!

I segni di Terra coltiveranno la propria individualità, nel bene e nel male, senza cedere per forza al compromesso. Il Toro procederà con un ritmo nuovo, sfidando i suoi stessi limiti farà sempre un passo in più. La Vergine dovrà dimostrare di essere sul pezzo. Non volendo cedere alle imposizioni altrui avrà due chance: buttarsi nella ricerca di lavoro on line oppure dimostrare di sapersi mettere in discussione. Il Capricorno avrà bisogno di tutta la nostra solidarietà perché questa settimana potrebbe metterlo davvero in difficoltà. Conoscendolo non dirà nulla a nessuno, ma la testa china sulla scrivania o le telefonate a bassa voce potrebbero essere un campanellino d’allarme.

I segni d’Acqua cercheranno di creare delle alleanze condizionando un po’ troppo il prossimo, Il Cancro sbaglierà strategia, ammiccando goffamente al suo interlocutore. Attenzione a non perdere credibilità! Lo Scorpione non lascerà spazio alla libera iniziativa, pensando che influenzare l’altro sia la strategia migliore. Sbagliato! I Pesci lasceranno tutti a bocca aperta con una serie di sì/no repentini. Cambiare idea è sinonimo d’intelligenza ma essere indecisi ha tutto un altro significato.

I segni di Fuoco saranno particolarmente attivi e propositivi. L’Ariete avrà bisogno di qualcuno capace di guidarlo e di farlo sentire a suo agio per partire come una scheggia. Il Leone cercherà per prima cosa di familiarizzare con i suoi “soci”. L’approccio apparentemente informale sarà la sua tattica di startup. Ci sarà da scommettere sul suo successo! Il Sagittario sarà un vero campione, capace di confezionare progetti semplici e concreti per crescere e migliorare l’organizzazione sua e dei suoi colleghi: bravo!

Buona settimana, guerrieri!

Moleskine: quando l'analogico si sposa col digitale [INTERVISTA]

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Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Nunzia Falco Simeone, managing editor Ninja Marketing.

Il 12 e il 13 novembre a Milano si è tenuta l’edizione 2015 del Frontiers Of Interaction, una due giorni densa di incontri, tra design, tecnologia e imprenditoria. Era presente anche la nostra Nunzia Falco Simeone, managing editor di Ninja Marketing, che ha posto per noi delle domande a Peter Hobolt Jensen, Head of Digital di Moleskine.

1. Hai lavorato per 13 anni in LEGO e adesso sei a capo della sezione Digital di Moleskine. Come si convertono dei marchi molto classici e molto materiali al digitale?

Non siamo diventati dei brand digital in senso stretto. Abbiamo aggiunto alla componente classica e fisica una significativa esperienza digitale. La prima lezione che ho imparato è: abbiamo un’essenza da preservare. Come interpretarla nello spazio digitale? È piuttosto difficile rispondere, perché a volte diventa un discorso sulla tecnologia, anche se in realtà non lo è. È un discorso su come cambiamo, su come arricchiamo la nostra conoscenza senza perdere quello che avevamo, anzi andando più a fondo.

Perché il parametro di valutazione non dovrebbe essere basato su ciò che è digital e ciò che non lo è, ma dovrebbe essere fondato su ciò che facciamo di più rilevante per l’utente rispetto a prima. Sono stato fortunato per aver lavorato a lungo in LEGO, e ho anche visto molti errori. Ho assistito al gravoso tentativo di rendere LEGO una pura esperienza digitale: è stato un fallimento molto dispendioso.

Quello che è davvero vitale è semplicemente questo: non aspirare a diventare qualcosa che non sei, perché altrimenti sei destinato a perdere. Così in Moleskine non stiamo cercando di essere un’azienda digital, ma stiamo provando ad essere un’azienda analogica che si apre al mondo digitale.

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2. Durante il tuo intervento al FOI hai detto che le chiavi per il successo di Moleskine sono state le partnership. Come e in che misura?

Sì, diciamo che siamo stati abbastanza fortunati da avere clienti molto affezionati al nostro marchio anche nella Silicon Valley. Abbiamo avuto la fortuna, infatti, di condividere valori con diverse aziende di quell’area. Come ci relazioniamo con Evernote, così ci confrontiamo con Adobe e altre realtà, chiedendo: qual è il vostro modo di intendere la vita? Tutte queste aziende condividono quest’idea, e cioè che non è questione di digitale o di analogico, ma di entrambi.

Lo sanno bene tutti gli utenti Evernote (e sono più di 150 milioni), molti dei quali ancora usano agende. Adobe vende 5 milioni di abbonamenti all’anno, ma gran parte del processo di lavoro, gran parte della creatività, parte dalla carta. Così, nel caso del taccuino Livescribe, una penna speciale può spostare la nostra scrittura a mano da un dominio all’altro. Perciò, penso che ciò che conti davvero è che noi non vediamo un conflitto tra analogico e digitale.

E, beninteso, non siamo certo un’azienda analogica che cerca di convincere tutti che il digital è una cattiva idea. Ma il punto è: noi consideriamo il digitale come un’opportunità. La chiave è l’integrazione. In altri termini, la somma delle componenti dovrebbe valere per l’utente e per il cliente più delle parti in causa separate.

3. La scrittura e il disegno sono attività vecchie come l’uomo. Il vostro obiettivo principale è quello di farle sembrare sempre nuove. Moleskine è simbolo del nomadismo contemporaneo. Che posto occupa il mobile nella vostra strategia?

In primo luogo penso che dovremmo essere “guidati” dal cliente piuttosto che dalla tecnologia. Non abbiamo cominciato dicendoci: “è tempo di essere mobile“. Non abbiamo il dettame “SO LO MO” (SOcial LOcal MObile) attaccato alle pareti.

Guardiamo al mobile come un modo, un mezzo, attraverso il quale raggiungere quello che vogliamo ottenere. Chiaramente il mobile è parte integrante sia dell’esperienza con Evernote sia di quella con Adobe e, in misura minore, è una componente della nostra strategia d’insieme. Fondamentalmente, è come un quartiere confinante.

Ha molto senso avere a che fare con il mobile, proprio per la familiarità con cui i clienti ormai lo vivono. Insomma, la nostra è una scelta parecchio neutrale. Il mobile facilita alcune operazioni, indubbiamente. Con Adobe abbiamo la possibilità, usando l’iPhone invece dello scanner d’ufficio, di ridurre le fasi della procedura da 14 a 5. L’essere mobile fa parte della nostra storia ma è anche una questione di praticità: è utile.

4. Per quanto riguarda i social media, in che modo create engagement con il vostro pubblico, così fedele e così peculiare? Dovete seguire le regole della nuova comunicazione ma anche mantenere la vostra autenticità: come fate?

Passiamo un sacco di tempo a discutere sul giusto linguaggio da impiegare. Abbiamo stabilito l’inglese americano, che è, forse, particolare. Scherzi a parte, i social media rappresentano il canale migliore per generare traffico al sito e per dare spazio alle community. E davvero noi abbiamo questa missione: vogliamo rendere più democratica la conversazione, vogliamo che le persone possano esprimersi dove e quando vogliono.

A fine anni ‘90 tutte le aziende avevano cominciato a creare blog. È naturale: lasciamo che la conversazione abbia luogo ogni volta che si vuole. I social sono un aggiornamento di quell’urgenza. Cioè, noi consideriamo i social media, per così dire, un “motore di conversazione”, un’opportunità per coinvolgere la gente.

Perché il marchio Moleskine parla di ognuno di noi, ognuno di noi come individuo: parla di cosa ci piace fare, dei nostri sogni, della nostra creatività. I social sono quindi il luogo dove Moleskine incontra il suo pubblico e dove in generale delle persone incontrano altre persone. E questa, a mio avviso, è una sorta di democratizzazione del brand.

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5. Sappiamo che la creatività è intesa diversamente da ciascuna persona perché ogni persona è diversa. Che cosa significa “personalizzazione” per Moleskine? Come funziona?

La personalizzazione da noi può arrivare ad un grado tale che ti consente di avere un’identità all’interno dell’ecosistema Moleskine. Hai un’agenda esteticamente carina, dove puoi dare sfogo alla tua creatività e alla tua produttività, dove puoi appuntare i tuoi pensieri e condividerli. Oppure tenerli solo per te: perché, ovviamente, non tutto quello che si scrive sul proprio taccuino lo si vuole condividere con altri.

Evernote è uno strumento formidabile: è dove mettiamo tutte quelle cose che dobbiamo ricordare e che magari vogliamo condividere. Nell’agenda Moleskine invece mettiamo tutte quelle cose che sono importanti per noi, perché vogliamo conservarle, e non necessariamente condividere. Quindi non c’è contraddizione tra Evernote e Moleskine, perché essi sono in effetti due modi complementari per custodire cose di interesse personale. Questo spiega anche come mai quanto sia raro veder gettata via una Moleskine. Il che è fantastico.

6. Un’ultima domanda, non troppo seria, giusto una curiosità. Ogni anno compro un’agenda Moleskine e ogni volta non so decidere quale scegliere. La mia Moleskine per quest’anno è quella grande, settimanale e la tengo in ufficio. Tu, invece, che Moleskine usi?

Uso un sacco di agende. Soprattutto, al momento, uso tanto l’applicazione mobile [Moleskine TimePage per iPhone]. Ho usato per diverse ragioni anche l’agenda Evernote, che ti permette di impostare un promemoria digitale tra le pagine.

Airbnb vince a San Francisco: nessun limite di 75 notti per gli affitti brevi

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Nonostante le contestazioni ben più composte rispetto a quelle dovute affrontare da Uber in alcuni Paesi (ricordiamo le auto messe a fuoco dai taxisti in Francia e gli striscioni a Torino contro Benedetta Arese Lucini, ex country manager italiana), Airbnb è recentemente uscita indenne da un referendum per il quale gli abitanti di San Francisco sono stati invitati a votare lo scorso 3 Novembre.

Soprannominato anche “The Airbnb Initiative”, il referendum proponeva di limitare ad un massimo di 75 notti all’anno gli affitti per soggiorni brevi, anzichè le attuali 90 (questo post ti aiuterà a scendere nei tecnicismi della proposta).

Una misura voluta per limitare la startup di home sharing, considerata dai sostenitori dell’iniziativa la causa dell’aumento degli affitti a San Francisco che, secondo alcune analisi, sarebbero saliti a quota 4.390 dollari al mese di media contro i 3.000 dollari di cinque anni fa e una media nazionale di 1.386.

Con il 45% dei voti a favore, il referendum è stato bocciato.

Share Better

L’esito negativo del referendum non ha (ancora) fermato Share Better, la coalizione a capo dell’iniziativa che si pone l’obiettivo di “proteggere le nostre comunità dalla minaccia dilagante di Airbnb e di altre operazioni di albergazione illegali” invitando gli utenti che hanno vissuto horror experiences a condividere le proprie storie.

Il video promo di Share Better

Una campagna controversa (e milionaria)

La riuscita campagna condotta da Airbnb (costata oltre 8 milioni di dollari, la terza più costosa nella storia di San Francisco) non è stata esente da polemiche, al punto che la stessa azienda ha ritenuto opportuno fare un passo indietro e chiedere scusa per i manifesti affissi in tutta la città.

Rivolti all’amministrazione locale, i manifesti veicolavano suggerimenti su come utilizzare i 12 milioni di dollari che Airbnb ogni anno paga in tasse: tra gli altri, si suggeriva di utilizzare quel denaro per mantenere aperte le biblioteche fino a tardi, per installare nuove stazioni di ricarica per i veicoli elettrici, per sostenere l’insegnamento dell’arte nelle scuole, per realizzare nuove piste ciclabili e per piantare nuovi alberi.

Le manifestazioni dei contestatori sono state senza dubbio più composte di altre passate alle cronache recentemente, dicevamo, e oltre ad un fiume di tweet non è andata oltre l’invasione pacifica da parte di 75 manifestanti del quartiere generale di Airbnb, i quali hanno lanciato al suo interno palloncini con attaccati messaggi di risposta alla campagna di cui sopra.

Fondata nel 2008, Airbnb oggi è valutata 25 miliardi e propone oltre 200.000 annunci in oltre 190 Paesi.

Contamination Lab di BIC Lazio: creatività e contaminazione per fare impresa

Contamination Lab di BIC Lazio: creatività e contaminazione per fare impresa

BIC Lazio è una società interamente partecipata della regione Lazio che nasce con lo scopo di sostenere lo sviluppo del territorio attraverso la nascita di nuove imprese e il potenziamento di quelle esistenti. Grazie alla presenza capillare in tutta la regione, è in grado di ascoltare le richieste del tessuto economico locale e di trasferirle a chi intende avviare nuove attività.

L’obiettivo primario è quello di garantire agli aspiranti operatori concrete possibilità di successo ed arricchire le diverse aree di risorse funzionali alle necessità produttive.

La missione di BIC Lazio è diffondere la cultura d’impresa, come strumento di crescita economica e sociale del territorio; canalizzare, attraverso l’imprenditorialità, tutte le risorse umane e professionali disponibili; a cominciare dai soggetti svantaggiati (immigrati, disabili), espulsi o a rischio di espulsione (cassaintegrati, soggetti in mobilità) o deboli (giovani, donne) sul mercato del lavoro.

Contamination Lab di BIC Lazio

Contamination Lab di BIC Lazio: creatività e contaminazione per fare impresa

BIC Lazio promuove la realizzazione nel Lazio di programmi di creatività e contaminazione finalizzati allo scouting di talenti imprenditoriali ed allo sviluppo di idee di impresa innovative. Il CLab è finalizzato a proporre ai partecipanti un ambiente stimolante per lo sviluppo di progetti di innovazione con un elevato livello di interdisciplinarità e di riferimenti al territorio.

LEGGI ANCHE:5 benefit che una startup può offrire ai potenziali dipendenti

È uno spazio fisico e virtuale che offre ai partecipanti un percorso di orientamento e introduzione alla cultura dell’imprenditorialità, dell’innovazione e del fare.

La finalità del CLab consiste dunque nell’aiutare i giovani ad acquisire le capacità necessarie a comprendere il potenziale di mercato di un progetto innovativo, a svilupparlo e a presentarlo in modo efficace a potenziali investitori.

Le attività del percorso CLab permetteranno ai possibili partecipanti di sviluppare in modo strutturato idee imprenditoriali credibili, favorendo così il meccanismo della contaminazione creativa.

Contamination Lab: il percorso formativo

Contamination Lab di BIC Lazio: creatività e contaminazione per fare impresa

La prima parte del percorso formativo è finalizzata alla costituzione del team, alla generazione dell’idea di business e alla preparazione delle presentazioni (pitch).

La seconda parte è finalizzata al perfezionamento dell’idea di business con workshop specialistici in collaborazione con imprenditori e professionisti esperti di startup e servizi di tutoring/mentoring in modo da raggiungere la fase di sviluppo del prototipo del prodotto/servizio e pianificare la costituzione della startup innovativa.

Il bando

Per la prima edizione del CLab Latina è previsto un numero massimo di 40 partecipanti. Sono ammessi alla selezione dei partecipanti i soggetti che alla data di scadenza del bando siano residenti nel territorio della regione Lazio e risultino essere:

– studenti iscritti ad un corso di laurea magistrale o agli ultimi due anni di un corso di laurea a ciclo unico presso una delle Università pubbliche e private ubicate nel territorio regionale del Lazio;

– studenti iscritti almeno al secondo anno di un corso di laurea triennale presso una delle Università pubbliche e private ubicate nel territorio regionale del Lazio;

– laureati che abbiano conseguito da non più di 12 mesi il titolo di laurea (triennale, magistrale o a ciclo unico) o dottorato o master presso una delle Università pubbliche e private ubicate nel territorio regionale del Lazio;

– laureati iscritti ad un corso di dottorato o master presso una delle Università pubbliche e private ubicate nel territorio regionale del Lazio.

I premi

Contamination Lab di BIC Lazio: creatività e contaminazione per fare impresa

I team che concluderanno con successo il percorso riceveranno un premio pari a 5.000 euro. Al termine dei tre mesi del CLab si svolgerà un “CLab Day”, che permetterà ai team di presentarsi ad associazioni di categoria, incubatori/acceleratori nazionali e internazionali, finanziatori, imprese e stampa.

Una giuria di esperti identificherà i tre team con le migliori idee di impresa, ai quali verrà offerto un periodo di preincubazione (6mesi) o di incubazione gratuita per la durata di 12 mesi, delle azioni per favorire l’inserimento dei team nell’ecosistema regionale delle startup e assistenza nella partecipazione a competizioni regionali, nazionali ed internazionali per l’accesso a “seed grant” o altri fondi “seed capital” per startup.

Una buona opportunità per le future startup della regione Lazio. Avete i requisiti necessari per partecipare al CLab di BIC Lazio? Consultate attentamente il regolamento e buona fortuna.

Il nuovo Google+ è qui

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La notizia è delle ultime ore: Google+ ha una nuova interfaccia. Il colosso di Mountain View sembra infatti non curarsi delle critiche che da sempre vengono riversate sul suo social network, ma guarda e passa. E aggiorna.

Con un post – ovviamente su Google Plus – Luke Wroblewski ha annunciato il nuovo design della piattaforma specificando come l’obiettivo dell’azienda sia quello di creare una esperienza lato utente più semplice, e soprattutto ancora più incentrata sugli interessi degli utenti.

Cosa significa questo? Significa che Google+ sarà sempre più concentrato a sviluppare la comunità e le collezioni, i suoi due veri punti di forza. Certo, parlare di “rivoluzione” o di “rilancio” ci sembra forse esagerato, ma sicuramente questa riqualificazione degli elementi chiave della piattaforma porterà dei risultati.

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Come ogni rilascio, anche questo sarà progressivo per tutti gli utenti. Se ancora non vedete attivato sul vostro profilo il nuovo layout, ecco come potete accelerare la procedura e iniziare subito a navigare tra le novità del vostro profilo

– andate su “impostazioni”, in alto a sinistra
– cercate su “gestisci attività su google+”
– cliccate sulla barra di ricerca

E ora non vi resta che dirci la vostra: cosa ne pensate di questo cambiamento? Sarà vitale per Google+ o è solo l’ennesimo tentativo di tenere in piedi una piattaforma che, in realtà, non è mai riuscita a decollare davvero?

Facebook e foto di minori: a breve l'alert per i genitori


Chi segue il profilo di Mark Zuckerberg lo sa molto bene: presto il fondatore di Facebook diventerà padre per la prima volta. Le foto della gravidanza della moglie Priscilla Chan sono ormai all’ordine del giorno e ci mostrano un lato quasi tenero e sicuramente inaspettato di uno degli uomini più potenti al mondo. Non stupisce più di tanto che l’imminente ruolo nel privato abbia portato a qualche riflessione anche sul tema Facebook e minori. A breve, infatti, verrà introdotto un alert per i genitori che stanno per condividere in modalità pubblica le foto dei propri figli.

Anche stavolta Zuckerberg si è dimostrato sensibile ai temi più cari ai suoi utenti, ponendo l’attenzione su una questione che da tempo richiedeva un intervento più attivo da parte del social. L’argomento della privacy, in generale e ancora di più sul web, è molto sentito ma ancora troppo sottovalutato. Purtroppo l’utilizzo dei social media in maniera consapevole è ancora ben lungi dall’essere realtà: sono ancora tantissimi gli utenti che non sono a conoscenza, o comunque non hanno la giusta dimestichezza, con le impostazioni della privacy del proprio profilo Facebook.

Image of shocked girl using facebook at night

Se però un adulto è responsabile delle proprie azioni, e in questo caso anche delle proprie non azioni, la privacy di un minore non può essere opzionale e va tutelata nel miglior modo possibile. Ecco allora l’annuncio di qualche giorno fa da parte di Jay Parikh, Vice-Presidente del Dipartimento Ingegneristico, sull’arrivo di una notifica di conferma che verrà inviata automaticamente agli utenti, prima di rendere pubblica un’immagine che ritrae i figli: “Se sto per caricare una foto dei miei figli che giocano al parco e per errore la rendo pubblica, il sistema mi potrà dire ‘Hey, aspetta un attimo, questa è una foto dei tuoi bambini. Di solito le condividi solo con i tuoi familiari, sei sicuro di voler procedere?’”

L’idea fa parte di un progetto di ricerca più ampio nel campo dell’intelligenza artificiale, fortemente voluto da Zuckerberg per approfondire gli studi sul riconoscimento vocale e dell’immagine: a giugno è stato addirittura aperto un apposito laboratorio di ricerca a Parigi per supportare il team dedicato al progetto, che già opera in due sedi, una in Silicon Valley e una a New York. Nello specifico, il software riconoscerà il contenuto delle immagini e consentirà anche di rimuovere automaticamente quello inappropriato, senza l’ausilio del controllo umano. Gli sviluppi futuri potrebbero essere quindi molto più ampi, con possibili applicazioni anche per non vedenti e ipovedenti.

Certo, si tratta di un piccolo passo avanti che non risolve del tutto il problema della tutela dei minori, ma indica sicuramente una precisa volontà da parte di Facebook di…fare la sua parte. Parikh ha aggiunto “Penso che sia un modo intelligente da parte nostra per aiutarvi a gestire tutti i dati e le informazioni intorno a voi. […] Esistono dei modi per mantenere Facebook sicuro, perciò se c’è del contenuto sgradevole possiamo trovarlo usando sistemi molto intelligenti per rimuoverli ancora più tempestivamente”.

D’altra parte, come recentemente riportato su Independent,  quasi metà del materiale pedo-pornografico che circola sul web proviene proprio da fonti inaspettate come i profili social, magari proprio di ignari genitori non abbastanza prudenti. Ogni foto, anche la più innocente, può essere manipolata o inserita in un contesto decisamente poco gradito. Figuriamoci le foto in spiaggia, durante il primo bagnetto o con il biberon. Vengono i brividi solo a pensarci, ma è il caso di farlo. E anche molto bene.

Se poi estendiamo il discorso agli adolescenti con un proprio profilo, i possibili pericoli vanno ben oltre le scelte dei genitori. Ma anche in questo caso Facebook mette a disposizione qualche consiglio che può tornare utile, specie per chi non è un espero navigato di social. Nel frattempo, va segnalata l’iniziativa di mondoconnesso.info, un sito informativo appena nato, dedicato alla tutela dei dati personali in rete con il supporto di Garante Privacy  e Unione Nazionale Consumatori: a disposizione di tutti, uno strumento di autovalutazione delle proprie competenze in materia di privacy online. 

Pensi di saperne abbastanza? Un’occhiata in più non guasta. Perché la privacy, in fondo, interessa molto anche a noi adulti. E come ricorda Facebook nella sua apposita sezione, il controllo è nelle tue mani.

 

 

Perché condividiamo sui social media? La psicologia risponde

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Senza condivisione non c’è rete, e in nessun ambiente come nei social media questo meccanismo è assolutamente vitale. Nonostante sia un gesto tanto importante per creare una comunità è impossibile caprine la logica senza considerare la psicologia dei singoli. Condividere è un atto quotidiano e naturale, ma quando questo avviene sui social media diventa l’origine di nuovi canali di informazione: gli sharecasters, ovvero noi con i contenuti che aiutiamo a diffondere. Come tanti piccoli editori anche nella condivisione possiamo rintracciare una linea editoriale definita però dalla nostra personalità e su questo tema il gruppo del The New York Time ha condotto un’interessante ricerca su 2500 questionari e interviste nelle città di New York, Chicago e San Francisco.

Lo studio definisce le leve primarie che precedono una condivisione e traccia alcuni profili tipo degli sharecasters. Moltissimi condividono sui social media principalmente per divertirsi con gli amici, ma anche per informarli di qualcosa che possa aiutarli. Un comportamento tipico soprattutto degli utenti più selettivi, per i quali un contenuto deve avere un valore immediato, e degli altruisti che però spesso non scelgono la condivisione pubblica: “ho inviato un paio di articoli su nutrizione e benessere a un’amica che aveva problemi di salute. Mi ha ringraziato con una mail, apprezzando il fatto che io abbia pensato a lei”.

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La seconda leva più importante è sicuramente la costruzione della propria identità, e i social media in questo sembrano amplificare i tratti che vogliamo siano determinanti in questo processo. C’è ad esempio chi vuole costruire una forte immagine professionale puntando la discussione su ciò che li appassiona, o li contraddistingue, e per farlo sceglie soprattutto LinkedIn. Sono profili estremamente consapevoli delle potenzialità – e probabilmente anche dei limiti – dei social media se ben il 78% del gruppo coinvolto considera la condivisione di informazioni online un’opportunità per rimanere collegati con persone con cui altrimenti avrebbero perso il contatto.

Come è facilmente immaginabile, la definizione del sé può può puntare anche su aspetti legati alle nostre idee e al modo di percepire la realtà. L’84% degli intervistati afferma di condividere per supportare una causa, per far prendere coscienza e spingere all’azione. Ma è interessante anche un dato finora poco considerato: per il 69% del campione la condivisione di informazioni provoca una sensazione di coinvolgimento che si realizza soprattutto nel numero di like e successive condivisioni. Una forma dunque di apprezzamento sulle posizioni assunte rispetto a temi magari al centro del dibattito. Ma anche per dimostrare di essere vicini a tutto ciò che è innovativo, popolare, creativo come gli hipsters, che secondo quanto sottolineato da questa ricerca non rappresentano solo uno stile ma un attitudine di apertura all’avanguardia.

E tu che sharecaster sei?

Social network e informazione: la rivoluzione è compiuta?

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Mentre scriviamo questo post, su tutti i social network rimbalzano notizie provenienti da Hannover di un’altra minaccia terroristica di matrice fondamentalista.

   

social networkA dispetto degli sviluppi di questa vicenda (speriamo positivi), è evidente come i fatti di Parigi abbiano segnato una nuova milestones nelle modalità di comunicazione: una sconfitta – se così possiamo dire – per i media top/down in favore di una definitiva consacrazione dei social network come canale preferenziale per comunicare.

Attenzione: provocatoriamente non abbiamo detto web, ma social network.

Perché pur essendo integrati in Internet, i social network stanno ormai diventando “contenitori” del media.

La tendenza, ormai conclamata, è accedere ai social network per usare Internet, e non viceversa. Un comportamento in cui risulta determinante la capacità di integrare velocità dell’informazione a connessioni sociali, per riuscire a inviare e ricevere messaggi, informare e diffondere notizie, e anche costruire consenso.

Ma partiamo dall’inizio.

Social Network come canale preferenziale

Un primo segnale di come il mondo di usare il web stesse cambiando era arrivato nel marzo 2011, con il terremoto in Giappone. Con i disservizi sule linee telefoniche, alle vittime del sisma e del conseguente tsunami non era rimasto che lo smartphone come strumento di comunicazione: per la prima volta, si sentì parlare di qualcuno che, in una situazione d’emergenza, scriveva su Twitter di aver bisogno d’aiuto.

LEGGI ANCHE: [UPDATE] I social media raccontano il terremoto in Giappone

Quattro anni e mezzo dopo, troviamo in Twitter la coscienza collettiva, costituita degli utenti  che lo abitano, a suggerire alle vittime degli attentati e ai parigini la via di fuga.

#PorteOuverte diventa subito trending topic, un po’ come capitato in Italia durante il #terremoto in Emilia del 2012. In questo caso, però, però è interessante notare come attraverso il social network si riesca in pochissimo tempo a mettere in piedi una contromisura a un pericolo potenziale.

 

I parigini cominciano ad aprire le proprie porte sospinti da un’idea che nasce su un social network. E se per scappare a offrire una soluzione è Twitter, a mettere a disposizione un canale per dire ai propri cari che si è al sicuro è Facebook, con Safety Check. Schermata 11-2457344 alle 22.11.17 Rilasciato in occasione del terremoto in Nepal, Facebook Safety Check è l’applicazione inventata da Mark Zuckerberg e dal suo team per segnalare ai propri cari che si sta bene, in caso di disastri naturali. Un’idea, manco a dirlo, nata proprio dopo il terremoto in Giappone e annunciata lo scorso anno. LEGGI ANCHE: Facebook lancia Safety Check, per comunicare in situazioni d’emergenza LEGGI ANCHE: Facebook per il Nepal: Safety Check e donazioni In via eccezionale, il social network di Menlo Park ha scelto di mettere a disposizione degli utenti Safety Check venerdì sera per semplificare le comunicazioni fra Parigi e il resto del mondo. Uno strumento così performante da scatenare anche qualche polemica: perché non renderlo sempre disponibile, o perlomeno attivarlo anche in altre occasioni, ugualmente gravi? Sono gli stessi utenti a chiederlo, direttamente, a Mark Zuckerberg, tanto che il fondatore di Facebook si trova a dover rispondere. Schermata 11-2457344 alle 22.10.07 Già: perché se Parigi è stata vittima di un attacco, anche Beirut lo è stata pochi giorni fa, e come segnala l’utente Adeola Williams (commento visibile nello screenshot ndr), anche in Nigeria quotidianamente Boko Haram (gruppo fondamentalista di matrice islamica, recentemente affiliatosi all’Isis ndr) sparge morte sugli innocenti. Perché non fare qualcosa anche per quelle popolazioni solo apparentemente lontane da noi e da Facebook? Magari non un Safety Check, che serve solo per comunicare. Magari un’app per customizzare la propria pic profilo con i colori della bandiera nigeriana: perché sì, Facebook ha messo a disposizione eccezionalmente Safety Check per Parigi. Ma, come in occasione del gay pride, ha reso possibile personalizzare la propria immagine con i colori di una bandiera, questa volta quella francese. Perché un social network non è solo informazione, ma anche empatia. Schermata 11-2457344 alle 22.44.35 Dire se si è salvi. Dire che si è solidali. Sfruttare la propria rete social per comunicare informazioni e valori. Niente di nuovo, o forse no?

Il dibattito genera informazione

Il sentiment di un paese, inteso come stato, oggi si misura sulle timeline dei social network. Sabato mattina non era difficile distinguere chi fosse stato colpito nel profondo dai tragici attentati nella capitale francese. francia illustrazioni Anche i brand si sono spesi per entrare nella conversazione, ma per questo vi rimandiamo a un ottimo post di Eugenio Pezone.

LEGGI ANCHE: I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi.

Segnali che confermano come i social network siano stati in grado di diventare ancora più veloci, come detto prima anche del web stesso, viralizzando i fatti mentre accadono e restituendo lo spaccato delle idee e opinioni che circolano in un paese. I contenuti diventano leve per supportare e sostanziare le proprie posizioni, e favorire una maggiore diffusione delle informazioni. Certo, i siti a caccia di visitatori-creduloni sono sempre di più, e sempre di più Facebook deve provare a contrastare il click-bait: ma le risorse di valore sono ugualmente tante. Prendiamo le agenzie di stampa, non più esclusiva solo dei giornalisti: anche le più piccole e le più lontane geograficament possono offrire spunti di discussione e risorse utili al dibattito.

[facebook=https://www.facebook.com/video.php?v=1061479010536978&__mref=message_bubble]

La condivisione, di idee e contenuti, porta a viralizzare una mole di dati così grande che la completezza informativa diventa accessibile a chiunque, cosa che permette potenzialmente a tutti di farsi un’opinione basata su fatti completi e approfonditi.

Stiamo sui social network per condividere, senza renderci conto che mentre discutiamo, collaboriamo a costruire quella coscienza collettiva citata prima, che diventa un essere pensante e di riferimento.

I tentativi di non far trapelare la notizia agli spettatori di Francia Germania (proposito encomiabile da parte delle autorità) delle esplosioni all’esterno di Saint Denis ha potuto poco contro la diffusione di smartphone e user generated content.

Informiamo. E anche se talvolta la grande mole di contenuti rischia di portare spazzatura (i siti acchiappa-click di cui sopra), generalmente possiamo arrivare ad avere notizie. Talvolta, a subire anche una sorta di propaganda, e perdonateci l’uso del termine un po’ forte.

Come definire, però, la presenza delle forze armate francesi su Facebook, che proprio su questo canale annunciano, con tanto di video ad alto tasso emozionale, l’inizio dei bombardamenti sulla capitale dell’Isis Raqqa?
[facebook=https://www.facebook.com/armeefrancaise/videos/vb.290726467639752/934878019891257/?type=2&theater]
Come in tutti i dibattiti, c’è anche chi prova a metter caciara. Un fenomeno che abbiamo analizzato tante volte, e che fa parte del DNA dei social network.

L’ultima in ordine di tempo è una pagina nata proprio dalle tante rivendicazioni dei fan della giornalista Oriana Fallaci: le profezie di Oriana. Questa non è certamente informazione: ma la satira è un frutto che germoglia anche da essa.

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In conclusione..

Ci sarà un momento dove strumenti più avanzati soppianterano anche i social network, così come li conosciamo oggi. Quel momento arriverà, anche se per ora sembra molto lontano.
Una certezza che oggi abbiamo è che i social network sono diventati indispensabili anche come strumento di connessione fra le persone, non solo a scopi prettamente “social” (inteso come fare amicizia e mantenere un rapporto), quanto a entrare in contatto e comunicare, nel vero senso della parola.

Qualche anno fa, la loro scomparsa sarebbe equivalsa a quella della Settimana Enigmistica negli anni sessanta o ai videogame Arcade nelle sale giochi. Un passatempo in meno, o poco più.

Oggi i social network equivalgono non solo alla radio negli anni ’20, ma anche al telefono degli anni settanta. Senza, non scomparirebbe solo uno strumento di svago (seppur digitale), quanto un veicolo di comunicazione indispensabile, senza il quale si subirebbe un rallentamento deciso nelle nostre abitudini di contatto.

Una consapevolezza che hanno raggiunto anche gli stessi social network, che mettono a disposizione sempre più strumenti per fruire notizie, più che aggiornamenti di stato (si pensi a Instant Article di Facebook, in Italia fra i primi a introdurli La Stampa e Il Fatto Quotidiano, o alle Top News di Twitter)

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Evoluzioni che denotano l’importanza di questi strumenti e l’influenza che hanno avuto sul web. Una rivoluzione che certamente vedrà altre tappe, ma che dai terribili fatti di Parigi riceve l’ennesima conferma di essere al culmine.

Sostenere la Francia con l'arte: 10 illustrazioni per la pace

francia attentato parigi

®Jean Jullien

Dopo i terribili avvenimenti di Parigi dello scorso 13 novembre, molti artisti, illustratori e designer hanno voluto manifestare la loro solidarietà alla Francia e ai suoi cittadini attraverso il linguaggio universale per eccellenza, quello figurativo.

Professionisti dell’arte o amatori che siano, in molti hanno scelto di mettere da parte le parole ed esprimere il proprio cordoglio tramite quadri, illustrazioni, vignette che potessero comunicare quel groviglio di emozioni e paure che ci stanno accomunando tutti da qualche giorno a questa parte.

Una delle illustrazioni, realizzata dal francese Jean Jullien e raffigurante una Tour Eiffel sovrapposta al famoso simbolo della pace creato da Gerald Holtom nel 1958, è diventata in poche ore l’immagine emblema di questo tragico 13 novembre.

Qui di seguito una piccola raccolta di questi lavori.

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Joann Sfar

Ne sombre pas.

Una foto pubblicata da Joann Sfar (@joannsfar) in data: 13 Nov 2015 alle ore 17:48 PST

 

Bidu

AnthoDraw

 

Rabii Rammal

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Andre Saraiva

Paris is standing against barbarians and cowards ✊??? …but we are so sad …

Una foto pubblicata da andre saraiva (@baronandre) in data: 13 Nov 2015 alle ore 18:59 PST

 

Louison

Latuff

 

Nik

Baudry

L’arte può e sa essere anche provocatoria e costringere l’osservatore a porsi domande e guardare criticamente alla realtà che lo circonda: è quello che ha fatto Jerameel Lu la quale ha scelto di porre l’attenzione dell’opinione pubblica anche sui conflitti che ogni giorno causano migliaia di morti in Medio Oriente.

francia attacchi parigi

Eurobest 2015: il programma dell'evento creativo più atteso dell'anno

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

Eurobest è il festival europeo che celebra la creatività. Nasce con l’obiettivo di sottolineare le eccellenze creative, ma considerarlo solo un momento di premi e riconoscimenti è riduttivo, in quanto è un vero e proprio incontro creativo per apprendere, discutere e migliorarsi.

Eurobest 2015 si terrà dall’1 al 3 Dicembre 2015 nel Teatro Arenberg, Anversa, in Belgio. Ti avevamo dato qualche anticipazione sull’evento qui, ma oggi vogliamo scoprirne di più.

Per cui allacciamo le cinture e voliamo direttamente in Belgio dietro le quinte di Eurobest 2015.

Programma

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

Sono previsti eventi, incontri e dibattiti. L’argomento principale? Ovviamente, la creatività analizzata in ogni singolo dettaglio e contesto. Tra gli incontri previsti eccone tre che ci hanno, particolarmente, incuriosito:

5 Great Ideas From Government Communicators Around The World

La creatività è al centro della comunicazione di successo. Ma i governi e le istituzioni pubbliche non sono mai stati leader in questo settore. Ma, fortunatamente, qualcosa sta cambiando. Infatti, alcune delle più grandi sfide che i governi di tutto il mondo affrontano dipendono da strategie di comunicazione efficaci e creative .

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

In questo panel, Michelle Harrison presenterà alcune campagne istituzionali di successo, dimostrando che anche le istituzioni, come le multinazionali, possono creare e gestire la propria comunicazione.

Ferrero: Making Mountains Out Of Minions: Tic-Tac And Minions Collide!

In questa sessione si analizzerà la campagna multicanale per il prodotto Ferrero: Tic Tac, nata dalla collaborazione tra Ferrero e Universal, per l’uscita del film Minions.

Sarà una sessione pratica e di condivisione, dove si illustreranno anche i risultati finali della campagna.

Leo Burnett And Exposure Digital: How Not To Advertise

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

In un mondo in cui la pubblicità è sempre meno efficace, James Fraser spiegherà come catturare l’attenzione del consumatore.
Si evidenzieranno le abitudini, le pratiche e le insidie legate alle campagne di marketing.

Se vuoi scoprire il programma completo e conoscere tutti i dettagli di ogni singolo momento dell’evento clicca qui.

Speaker

Oltre 100 Speakers e relatori presenti all’Eurobest 2015. Tantissimi nomi noti ed importanti, che con competenza guideranno ogni discussione.

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

Ecco alcuni nomi:

Peter Ampe ( Executive Creative Director, DDB Brussels), Dave Armstrong (Director, Brand Studio EMEA, Google), Chris Baylis (Executive Creative Director, iris), Peter Carter (Director, Brand Building Integrated Communications, Procter&Gamble), Jason Romeyko (Global CCO GSK, Saatchi&Saatchi Switzerland), Jana Savic Rastovac (Executive Creative Director, McCann Belgrade), Constance Smith (Head Of Social Media, Lacoste).
Ma puoi vedere l’elenco completo qui.