Blacklane: il servizio di trasporto in città che vuole sfidare Uber [INTERVISTA]

Blacklane:il servizio di trasporto in città che vuole sfidare Uber

Conosciamo bene il grande numero di servizi di trasporto via terra che il mercato ci mette a disposizione. Partendo dai più tradizionali Taxi fino a giungere ai servizi di sharing come Uber, le alternative sono molte e per le tasche di tutti. All’interno di questo marasma generale, che è il mercato dei trasporti, giunge anche Blacklane, startup berlinese che opera in tutto il mondo attraverso un offerta nuova rispetto a quella dei suoi competitor.

Fondata nel 2011 da Jens Wohltorf e Frank Steuer a Berlino, fornisce un portale web attraverso il quale gli utenti possono mettersi in contatto con autisti professionisti, via app mobile o sito web. Le automobili vengono prenotate anticipatamente a tariffe fisse.

La novità maggiore riguarda il metodo di pagamento: a dispetto di altri servizi, il prezzo che viene visualizzato al momento della prenotazione corrisponde esattamente a ciò che si pagherà a fine corsa, e comprende le tasse, i pedaggi e via dicendo. Questo fattore costituisce un chiaro vantaggio per chi viaggia per lavoro a spese dell’azienda o per chi, più semplicemente, non vuole ritrovarsi dei costi aggiunti inaspettati.

Abbiamo contattato, Adam Parken, responsabile della comunicazione di Blacklane per fargli qualche domande e conoscere più dettagli sulla startup.

Quando e come è nata Blacklane?

Blacklane: il servizio di trasporto in città che vuole sfidare Uber
Il nostro CEO e Co-founder, Jens Wohltorf, si trovava spesso in viaggio a causa della sua attività di consulenza. Durante questi viaggi si è reso conto che era abbastanza semplice organizzare i voli o trovare gli hotel, cosa che non si poteva dire degli spostamenti via terra. Ricevute, valute differenti, società di servizi frammentati e taxi di tutto il mondo; tutti con standard di qualità e di prezzo totalmente differenti tra loro che rendono gli spostamenti via terra un punto dolente per i viaggiatori.

Grazie alle osservazioni di Jen e alle conoscenze tecnologiche dei nostri fondatori, incluso il CTO Frank Steuer, si è pensato di creare un servizio che rispondesse alle esigenze di chi viaggia molto spesso.

Perché dovremmo utilizzare Blacklane e non un qualsiasi altro servizio, come Uber e Mydriver?

Blacklane offre ai viaggiatori una serenità che nessun altro servizio è in grado di fornire. I clienti hanno la possibilità di prenotare la corsa in anticipo, consapevoli che il proprio autista lo starà aspettando nel punto stabilito. Le nostre tariffe sono all inclusive e garantite, il cliente non ha nessuna preoccupazione riguardo a eventuali sovrattasse o costi aggiuntivi.

Tutti i nostri autisti, di tutto il mondo, sono provvisti di licenza per il lavoro commerciale e assicurati secondo le normative locali.

Il nostro servizio clienti è disponibile 24h/24h e 7/7 come anche la nostra assistenza sui social media o via email. In aggiunta, il nostro servizio tiene traccia dei voli, cosicché i conducenti vengano informati che dovranno aspettare se il volo è in ritardo o in anticipo.

Milano, Roma, Firenze e Napoli sono le città in cui Blacklane è già presente. Perché avete scelto queste città? Quali saranno le prossime?

Queste città sono le più frequentate da chi viaggia per affari e dai turisti, tutte le nostre scelte riguardo alle città provengono dalle richieste dei clienti. La nostra idea è quella di fornire un autista professionista per ogni viaggiatore e in ogni parte del mondo. Non possiamo svelare quali saranno le città successive, ma vorremmo colmare le lacune in Italia, in Europa e nel mondo.

“Elabora automaticamente il pagamento dopo le corse”: questa feature è il vostro cavallo di battaglia. Cosa ne pensano i clienti?

Blacklane: il servizio di trasporto in città che vuole sfidare Uber
Questa caratteristica è particolarmente utile in combinazione con la promessa fatta ai nostri clienti: la tariffa prevista durante la prenotazione non è soggetta a cambiamenti. Non facciamo pagare ulteriori pedaggi, tasse, imposte o mance, pertanto i clienti sanno che dal momento che si prenota una corsa la tariffa non subirà alcuna modifica e sanno pure che non devono portar dietro valuta estera.

Proprio su questo si basa la fiducia dei nostri clienti, che li rende propensi a raccomandarci ai loro amici e colleghi.

La vostra offerta prevede tre diversi tipi di vettura. Qual è la più richiesta in Italia?

La Business Class (Mercedes Classe E o BMW Serie 5) è la richiesta più popolare. Le altre due categorie sono business Van/SUV (Mercedes Classe V) e First Class (Mercedes Classe S o BMW Serie 7).

 

Da quanto appena appreso, Blacklane, è in grado di fornire il servizio giusto per ogni tipo di necessità, che si tratti di un semplice spostamento aeroporto – centro città o di un lungo viaggio via terra. Forse le tariffe non saranno alla portata di tutti ma è risaputo che un buon servizio richiede una congrua ricompensa.

NinjaUsa2016: i social media rovinano la politica. Ecco come

Donald Trump / a katz / Shutterstock.com

Donald Trump / a katz / Shutterstock.com

Deborah Pauly  è una ragazza biondissima e sorridente, nella vita fa la consigliera a Villa Park (Orange County, California), uno di quei posti in cui a tutti piacerebbe vivere. Dopo anni nei banchi del suo comune per Deborah è giunto il momento di fare il grande salto: ad aspettarla nel 2016 c’è la campagna elettorale per il rinnovo dell’assemblea di Stato della California. Candidata in quota GOP (e Tea Party), la sua sarà una strada in salita. “Quando è passata la riforma sanitaria di Obama” ci racconta, ho scritto su Facebook queste esatte parole: “Applaudire l’Obamacare è come applaudire uno stupro”. Aggiungendo: “Do you feel sodomized?” Un post volutamente provocatorio. “Quel che ricordo dopo fu un titolone sulla stampa locale che recitava più o meno così: ‘Consigliera locale paragona Obama allo stupro’. Sapete che il mio profilo è cresciuto moltissimo?”. Non abbiamo alcun dubbio, Deborah.

La marijuana di Jeb e la politica-intrattenimento

Politico ha posto per primo l’accento sul rischio che i social stiano “rovinando” il dibattito politico, esasperandone i toni e spingendo i contenuti verso il basso. Deborah ha le idee chiare anche su questo: “L’unico modo in cui i social media possono rovinare la politica è che la conversazione cominci e finisca con loro”. Ma per fortuna degli americani ancora non è così. Gli incontri, il porta-a-porta e i comizi, sono ancora molto popolari e consentono di andare a fondo nei contenuti. Tuttavia la tendenza alla estremizzazione del discorso, finalizzata a “prendere più like” e approvazioni, è un fenomeno reale, con conseguenze reali: il dibattito politico offline è ormai contaminato dagli strascichi delle polemiche online, che giocoforza fanno più notizia, essendo per loro natura più dirette, autentiche e frizzanti. I media tradizionali hanno preso l’abitudine di rilanciare i contenuti dei social, portandoli così all’attenzione di tutti, anche di chi non usa Facebook e Twitter.
La propensione al chiacchiericcio è evidente anche durante i confronti TV: nel recente #GOPdebate sulla CNN: le ricerche su Google sono letteralmente impazzite e non per approfondire la riforma sanitaria, né per le proposte sull’immigrazione, ma per saperne di più sulla moglie messicana di Jeb Bush e sulla figlia tossicodipendente di Carly Fiorina, scomparsa all’età di 35 anni.

usa 2016 google search

La issue della droga è emersa grazie alla “confessione” di Jeb: il secondogenito della dinastia Bush avrebbe fumato una canna in gioventù. La risposta dell’ex CEO di HP non si è fatta attendere: “La marijuana che fumava Jeb 40 anni fa non è quella di adesso”.

Ma in conclusione, chi è il vincitore sui social del dibattito alla Reagan Library? Le mention non darebbero adito a dubbi: su 2 milioni di post ben 446,117 sono stati dedicati a The Donald, seguito da Fiorina a 165,767. È interessante notare come i sondaggi della CNN sembrano seguire esattamente l’andamento delle mention: Carly Fiorina balza al secondo posto del gradimento dell’elettorato conservatore, recuperando molti punti su Trump.

Un pledge per l’America

Tra i think tank americani più influenti c’è l’Americans for Tax Reform (ATR): il suo cavallo di battaglia è un pledge (un accordo) che dai tempi di Ronald Reagan il suo visionario fondatore, Grover Norquist, fa firmare a tutti i candidati alle più alte cariche istituzionali. L’impegno? Non votare mai l’aumento delle tasse e della spesa, neanche di fronte all’apocalisse.

A guidare la comunicazione dell’ATR c’è John Kartch, che ci aiuta a fare chiarezza: “In America stiamo assistendo ad una vera e propria ondata populista: ci sono un sacco di persone che credono che le élite politiche di Washington e NYC stiano tramando contro il popolo per arricchirsi. Con questo clima, candidati come Donald Trump e Bernie Sanders sono perfetti per racimolare consenso”.
Ci sorge un dubbio: Trump, così ricco e potente, dovrebbe essere il candidato più distante dalla gente, oppure no? Ci viene in aiuto il “Time” che, in un recente editoriale lo scrive a chiare lettere: gli americani – sondaggi alla mano – sono cambiati e non cercano più il candidato della porta accanto. Sono un po’ stanchi del politico in jeans che fa di tutto per sembrare uno del popolo. All’America non serve più un uomo comune, serve un eroe. Meglio se atterra con un elicottero da sette milioni di dollari.

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Donald Trump, il miliardario che non piace ai miliardari

Trump è ricco e potente ma non fa parte delle élite”, ci tiene a precisare John. “Quando, ad esempio, acquistò la storica dimora Mar-a-lago in Palm Beach (Florida) i miliardari che possedevano già le loro ville laggiù facevano a gara per evitarlo, disgustati da lui e dal suo stile di vita. Il bello è che a The Donald non importa nulla del parere della gente ‘che conta’: lui, suo padre e suo nonno hanno lavorato duro per essere quello che sono. Gli americani lo sanno e non lo associano alla cosiddetta leisure class.

Trump meme

In soldoni il vecchio Donald non ha nulla da perdere. Né finanziatori o lobbisti a cui render conto (la sua campagna è completamente auto-finanziata). Così può permettersi di sbeffeggiare tutti, soprattutto Jeb. Il secondogenito della dinastia Bush è accusato di avere poca energia e carisma. In questo breve spot, una ragazza che assiste al suo comizio si addormenta. E così l’ex Governatore della Florida diventa per Trump il “rimedio ideale per curare l’insonnia”.

La risposta di Jeb arriva durante il dibattito: il suo nome in codice da presidente sarà “Eveready”, come le batterie. Trump incassa con sportività e il “5” tra i due è già un piccolo cult della rete:  

La realtà? Ad oggi i social non sono (ancora) decisivi

Capisco l’entusiasmo attorno ai social” prosegue John “ma dobbiamo guardare in faccia la realtà: ci sono milioni di elettori in America che non utilizzano nessun social e si informano da radio e TV. La maggior parte di essi sono anziani ma potete esser certi di una cosa: il giorno delle elezioni, si alzeranno ed andranno a votare”.
Mentre i giovani staranno a casa, come da tradizione. Sarà forse per questo che gli investimenti più importanti di ogni campagna sono tutt’ora orientati verso l’acquisto di spazi sul piccolo schermo per trasmettere quanti più spot possibile.
“La TV è la regina di ogni campagna. Raggiungere gli elettori con gli spot negli stati in bilico può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Ma i TV ADS costano molto. Se vuoi fare una campagna low cost la strategia migliore è creare dei contenuti per i social così interessanti da essere utilizzati come news televisiva. Il costo? Zero, ovviamente”.

Insomma aveva sempre avuto ragione Deborah, che nella sua corsa solitaria di provincia le spara grosse su Facebook per andare sui giornali. “Ma ricordatevi sempre che il tema che è di tendenza oggi può non esserlo più domani”. Già, gli americani sono fatti così, persone adorabili di facili innamoramenti (e disinnamoramenti), che hanno un disperato bisogno di un eroe che li protegga per sempre. Fino all’arrivo del prossimo.

Boost Your Business: Facebook incontra le PMI

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credit Monica Tarricone

L’Italia dei social riserva sempre qualche primato. Ad esempio la percentuale di utenti Facebook connessa con le piccole e medie imprese è pari all’86%,  più della media europea. Per poter sfruttare al meglio questa opportunità la Confcommercio e Facebook hanno organizzato “Boost Your Business” un road show che dopo Catania e Bari farà tappa il 28 settembre a Cagliari e il 7 ottobre a Milano. Un’occasione imperdibile per confrontarsi con il team di Facebook e allo stesso tempo sensibilizzare le aziende di piccole e medie dimensioni sulle opportunità – un tempo impensabili – offerte dal Social Media Marketing, come sottolinea il presidente nazionale dei giovani imprenditori di Confcommercio Alessandro Micheli.

“Le PMI rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana e per rimanere competitive non possono più prescindere dal cogliere le opportunità offerte dal web e dall’innovazione tecnologica e digitale” ricorda Laura Bononcini, responsabile relazioni istituzionali Facebook Italia. La rivoluzione nel frattempo rivela tutta la sua potenza attraverso il report Deloitte, secondo cui nel 2014 Facebook ha generato in Italia un impatto economico di 6 miliardi di dollari e ha creato 70.000 posti di lavoro. 

Durante la tappa barese – che ha avuto luogo alla Fiera Del Levante – Carlo Tateo, Partner Manager di Facebook, ha mostrato i risultati di una ricerca Nielsen riguardo la capillare capacità della piattaforma di raggiungere il target di riferimento, stimata all’89% rispetto all’investimento contro il 38% dei media tradizionali.

Una garanzia tuttavia non abbastanza sufficiente per gli inserzionisti, se proprio pochi giorni fa Martin Sorrell, ceo del colosso pubblicitario WPP, ha pesantemente criticato la visibilità degli annunci sponsorizzati. E lo stesso si può dire della copertura organica e, quando dalla platea chiedono spiegazioni in merito, Tateo spiega che è l’esplosione dei contenuti ad aver determinato una riduzione dell’esposizione dal 20% al 3%. Nelle posizioni ufficiali di Facebook la tutela degli utenti è indicata alla base di molte scelte, una politica comprensibile visto che, per dirla con le parole della Community Engagement Market Lead di Facebook Francesca Capobianchi, “è innanzitutto una piattaforma fatta di persone reali”.

Pensi che Facebook stia prendendo la direzione giusta? Dicci la tua!

iOS 9: un premio da 1 milione di dollari per il jailbreak

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iOS 9 è pieno di grandi novità: i pareri sulla nuova release Apple sono però controversi, specialmente dopo gli eventi delle ultime ore: un attacco hacker che sembra aver infettato circa 40 app dell’App Store – anche se alcune fonti parlano di circa 300 app coinvolte – che sono state al momento eliminate dallo store Apple.

Approfittando del momento in cui tutti gli sviluppatori sono impegnati all’update delle proprie app per iOS9, in Cina gli hacker hanno messo a disposizione una versione infetta della suite di strumenti per lo sviluppo XCode. la versione contraffatta, il malware Xcode Ghost è uscita a “prendere in giro” anche app come WeChat.

E dal momento che il tema “sicurezza” con iOS9 sembra essere diventato molto caldo, c’è chi ha pensato bene di mettere “un premio da 1 milione di dollari” per i primi che riusciranno a realizzare il jailbreak di iOS9: si tratta di Zerodium,  specializzata nello sviluppo di tecniche di intrusione informatica, che raccoglie una community di ricercatori e che vende i suoi programmi poi anche ad agenzie governative.

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Premessa su iPhone 4S e iPad 2, 3 e 4

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Avrete letto sicuramente delle novità più interessanti e intriganti riguardo l’update ad iOS9:

– poter disegnare schizzi su Note;

– poter bloccare le pubblicità su Safari grazie ad apposite app;

– le funzioni Slide Over e Split View per il multitasking: con iOS9 è infatti possibile passare da un’app ad un’altra in un’unica schermata;

– funzionalità Picture in Picture, che permette di visualizzare la finestra del video che avete in riproduzione anche mentre leggete le email o navigate sul vostro social network preferito.

Ebbene, queste novità non sono per tutti i device Apple che possono effettuare l’update a iOS9: non sono disponibili per quei device che non sono dotati di processore a 64 bit e che non raggiungono i 2 giga di RAM. Sono dunque esclusi da queste funzioni iPhone 4S, iPad 2,3 e 4.

Ma non demoralizzatevi: esistono ancora molte funzioni interessanti che ora vi mostreremo!

Fotocamera e video

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1. Zoom per i video – Con iOS 9 grazie al “pinch to zoom” ora potrete non soltanto ingrandire le immagini anche i video mentre sono in riproduzione.

2. Nascondere le foto – Potrà capitare di dover mostrare i vostri album Momenti, Raccolte e Anni agli amici: per nascondere alcune foto di questi album, selezionatele e poi cliccate sul pulsante in basso a sinistra per aprire la schermata Condividi e selezionate Nascondi. In questo modo le foto saranno raccolte nell’album Nascosti.

3. Selezionare velocemente le foto – Con iOS9 è possibile selezionare ora in modo semplice più di una foto: non dovrete cliccare una ad una, ma trascinare il dito su quelle che vi interessano.

4. Visualizzazione e scrolling veloce delle foto – Se aprite una foto, per tornare all’album vi basterà trascinare velocemente il dito in basso. Inoltre quando aprite una foto, sotto vi compariranno le miniature delle altre foto dell’album.

Batteria

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5. Widget per la batteria – Potete ora aggiungere al vostro Centro Notifiche il widget dedicato alla batteria che vi mostrerà la carica residua del vostro iPhone o iPad o di qualsiasi altro vostro device Apple collegato, compreso il vostro Apple Watch. Vi basterà aggiungere il widget cliccando su Oggi e poi in basso su Modifica.

6. Modalità per il Risparmio energetico – Per ridurre il consumo della batteria quando non riuscite a caricare subito il vostro device, potrete scegliere da Impostazioni>Batteria la modalità Risparmio energetico che disattiva l’invio e la ricezione di messaggi email, l’aggiornamento delle app in background e alcuni effetti dinamici.

Messaggi

7. Invio rapido – Da Spotlight potrete inviare ai vostri contatti chiamate o messaggi.

10. Risposta Rapida – Questa caratteristica è stata parzialmente introdotta in iOS 8, ma ora tutte le applicazioni di messaggistica con iOS 9 permettono risposte veloci da inviare trascinando il dito verso il basso su un nuovo messaggio di notifica.

Notifiche

11. Gruppi di notifiche – Se preferite le notifiche raggruppate per app piuttosto che secondo il tempo, vi basta selezionare Impostazioni> Notifiche> Raggruppa per app e passate l’interruttore su On.

Safari

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12. Salvare sito in PDF – Potete ora salvare una copia in pdf della pagina che state visitando selezionando il tasto in basso Condividi e poi inviando la copia in PDF a iBooks.

13. Richiedere versione desktop – Dal tasto Condividi o tenendo premuto Refresh sulla barra degli indirizzi, potrete richiedere di visualizzare la versione desktop di un sito mobile.

Tastiera

14. Modifica caps della tastiera – Avrete visto che ora la tastiera virtuale iOS 9 di Apple si adatta automaticamente per mostrare i caratteri maiuscoli e minuscoli. Non tutti sanno che questa opzione è disattivatile andando in Impostazioni> Generali> Accessibilità> Tastiera<Mostra tasti in minuscolo. Se volete divertirvi a fare scherzi…

Comandi veloci

15. Calcolatrice rapida e Conversioni di valuta – Come con il browser Chrome, Spotlight in iOS 9 ora ti offre la risposta ai calcoli e alle domande sulla valuta, digitando direttamente sulla barra di ricerca.

iOS 9 e la sicurezza

L’attacco hacker ha rimesso in discussione un problema sollevato più volte sui device Apple: si possono ancora dire “sicuri” contro virus? Sarà forse arrivata l’ora di discutere la questione con i grandi della sicurezza informatica come Kaspersky Lab.? Vedremo cosa cambierà con l’arrivo dei nuovi iPhone e iPad sul mercato e con le nuove release di iOS9.

KPI e Analytics: a cosa servono davvero? [INTERVISTA]

Gianpaolo Lorusso

Una metrica è l’unità che fornisce risposte alle tue domande, ma studiare le Web Analytics non è di certo la cosa più semplice al mondo. Proprio per questo abbiamo chiesto qualche consiglio a Gianpaolo Lorusso docente del Master Online in Web Marketing & Social Media Communication.

1. Ti abbiamo presentato come il supereroe che diminuisce lo spread dei tassi di conversione. In cosa consiste il tuo potere?

gianpaolo lorusso ninja marketing

Non amo molto essere “gurizzato” (anche perché prima o poi finisce che qualcuno ti manda a fan-guru! 😉 )
A parte gli scherzi, il web è così variegato e mutevole che chiunque ne capisca le dinamiche dovrebbe sempre mantenere un approccio umile e attento a tutti i suggerimenti esterni. Se pensi di essere “arrivato”, sei pronto per il tuo prossimo fallimento!

Detto questo, uno dei passaggi chiave quando ti occupi di ottimizzazione dei tassi di conversione o CRO (Conversion Rate Optimization – per dirla all’americana) è tracciare tutte le possibili conversioni legate al tuo sito. E quando non ne hai, bisogna “inventarsele”!

Bisogna cioè trovare il modo di tracciare anche gli utenti che non hanno fatto una conversione “classica” (acquisto on line o contatto per richiesta info/preventivo), ma che hanno anche solo mostrato un forte interesse verso i tuoi prodotti/servizi (clic su email, telefonate, visite in pagine chiave del tuo sito, ecc.).
È proprio la capacità di tracciare tutte le conversioni possibili che distingue i professionisti dagli hobbisti del web marketing, perché ti mette in grado di capire da dove viene il traffico di qualità 😉

2. Quali sono le decisioni che gli Analytics possono aiutarmi a prendere?

In cosa possono aiutare le metriche e le Analytics? Ce ne parla Gianpaolo Lorusso [INTERVISTA]

Moltissime! Diciamo che è più vero il contrario… Ce n’è qualcuna in cui le Analytics non mi possono aiutare!
Se tracci per bene tutto, analizzando i dati ti puoi rendere conto di moltissime cose. I limiti principali delle Analytics dipendono dalla loro natura quantitativa, dal fatto che sono legate alla struttura del sito pubblicato e dalla fallacità di cookie e geolocalizzazione.

Non esistono quindi delle statistiche che ti spiegano perché gli utenti si comportano in un certo modo (se non in casi particolari), né cosa avrebbe potuto funzionare meglio rispetto a quello che hai pubblicato, ma per tutto il resto c’è… l’analisi dei dati 😉

3. Come posso individuare le azioni di conversione principali?

come ottimizzare le conversioni

Dando per scontato il tracciamento delle azioni “classiche” (acquisti negli e-commerce e registrazioni o richieste di contatto nei siti di lead generation), non esistono regole assolute valide per tutti i casi.
Questo è il motivo per cui tutti i sistemi di Analytics escono senza conversioni pre-impostate dalla “fabbrica”, ma bisogna impostarle manualmente caso per caso.

Sicuramente tutte le azioni che denotano un interesse verso i contenuti, come la lettura approfondita delle pagine, la visualizzazione dei video, il download di eventuali materiali scaricabili possono essere considerati validi indicatori di interesse (e quindi identificativi di fonti di traffico di qualità). Così come tutte le azioni di condivisione o contatto diretti o tramite social network hanno sicuramente una valenza in questo senso, più o meno grande a seconda degli obiettivi che si vogliono raggiungere con il sito.

4. Metriche e KPI: quali sono gli indicatori che non possiamo ignorare?

Una prima considerazione è che i dati in termini assoluti dicono poco. Per poterli interpretare correttamente bisogna sempre confrontarli con il periodo precedente o, ancora meglio, con lo stesso periodo dell’anno precedente.
Solo così puoi capire se ci sono eventuali problemi e quali sono gli aspetti chiave su cui lavorare.
Naturalmente meritano particolare attenzione i dati di visite & sessioni (anche durata e pagine medie viste), tassi di conversione e rimbalzo (cioè utenti che vanno via dal sito senza cliccare su nessun’altra nostra pagina).

Oltre questi sicuramente bisogna analizzare con attenzione quelli relativi alle fonti di traffico (da tracciare per bene anche con l’aiuto di parametri di tracking aggiuntivi, quando possiamo definire il link di origine della visita) e i dati relativi ai contenuti che generano più traffico o interazioni. La risposta però è un po’ troppo complessa per essere riassunta in maniera esauriente.

5. Devo analizzare per la prima volta i conversion rate di un sito web. Puoi darmi un consiglio?

conversion rate di un sito web
Traccia tutto il tracciabile, soprattutto quando non hai un sito che fa decine di conversioni al giorno!
Scremerai dopo i dati meno significativi, quando avrai i numeri per farlo, considerando solo quelli che ti danno reali informazioni sulle performance delle tue campagne.Un altro inconveniente delle Analytics è che comincerai a tenere traccia delle conversioni solo dal momento in cui le avrai impostate (non esiste retroattività per questo tipo di dati).

Se hai tempo e modo di sbagliare, per poi correggere in un secondo tempo, cerca subito online dei suggerimenti su cosa tracciare e su come farlo, oppure partecipa al master e capirai subito cosa fare e soprattutto perché farlo… 😉

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Patagonia dice no allo “sporco” business del denim

patagonia_dice_no_allo_sporco_business_del_denimNegli ultimi anni noi consumatori stiamo diventando sempre più consapevoli a proposito di che cosa ci sia dietro quello che acquistiamo: dalla provenienza delle banane alle colle utilizzate nelle nostre scarpe per correre.

Proprio questa consapevolezza sta sensibilizzando sempre di più le aziende portandole ad attuare vere e proprie rivoluzioni in termini di materiali utilizzati, processi di produzione e chimici nonché condizioni di lavoro degli operai.

Patagonia, tra queste, si sta facendo riconoscere per una vera e propria rivoluzione nella produzione dei suoi jeans con l’invito per molti a seguire l’esempio.

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Le pericolose sostanze chimiche utilizzate per la coltivazione del cotone sono state accantonate privilegiando una produzione organica e controllata, senza l’utilizzo di pesticidi dannosi, fertilizzanti sintetici, sostanze chimiche nocive o erbicidi velenosi per l’uomo e per l’ambiente.

La tintura tradizionale del denim comporta l’utilizzo di milioni di litri d’acqua e svariati cicli di lavaggio e risciacquo per raggiungere il risultato che conosciamo. Patagonia ha investito nella ricerca ed ora, grazie ad un nuovo processo di tintura e produzione attraverso sostanze coloranti che più facilmente aderiscono al cotone, è in grado di ridurre al minimo il consumo di risorse e i relativi danni ambientali.

Il risultato è una sostanziale diminuzione dell’impatto ambientale nella catena di produzione del denim: -84% di acqua utilizzata,  -30% di energia elettrica consumata e -25% di emissioni di CO2.

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Nella stessa ottica di rivoluzione anche la tutela dei diritti di chi i patagonia li taglia, cuce e confeziona è garantita dalla Fair Trade Certified per la realizzazione delle cuciture. Il programma Fair Trade, infatti, si assicura che gli operai lavorino in condizioni di sicurezza, con equi salari e orari offendo le migliori garanzie contro lo sfruttamento della manodopera infantile.

“Quello del denim tradizionale è uno “sporco” affare ed è proprio questo che ci ha spinti a cambiare la modalità di produzione dei nostri jeans” Helena Barbour, Business Unit Director di Patagonia per la sezione Sportswear. 

Patagonia ha ampliato il suo portfolio prodotti con la fierezza di chi sa di star facendo del suo meglio, speriamo che anche altri brand seguano il suo esempio perchè come diceva qualcuno: “sarà anche una goccia nel mare” ma ora ne abbiamo già l’84% in più.

Divani, organi e New York: i migliori annunci stampa della settimana

I migliori annunci stampa della settimana selezionati nella rubrica Ninja del lunedì. Quale il più creativo? Decidetelo voi!

Apartheid Museum: Protest – Mob – Police

Divani, organi e New York: i migliori annunci stampa della settimana
Divani, organi e New York: i migliori annunci stampa della settimana
Divani, organi e New York: i migliori annunci stampa della settimana
Nel 2015 in Sud Africa, vi è una tendenza fin troppo comune a credere che la storia della segregazione non sia più rilevante. Questa campagna vuole sensibilizzare sui temi di un passato recente per ragionare sulle attuali tensioni interrazziali

Advertising Agency: OpenCo – The Open Collaboration, South Africa
Chief Creative Officer: Louis Gavin
Executive Creative Director: Rob Rutherford
Creative Director: Darren Borrino
Strategist: Sean Donovan
Art Directors: Sheldon Stewart, Darren Borrino
Copywriter: Rob Rutherford

Cinna: Beauty above all

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Capire le priorità: la bellezza e il design sempre al primo posto; anche se non te lo puoi permettere (in questo caso per questioni di spazio).

Advertising Agency: Jesus et Gabriel, Paris, France
Creative Director: Gabriel Gaultier
Art Director: Sebastien Pierre
Copywriter: Olivier Camensuli
Photographer: Blommers & Schumm

INAT: National Organ Donation Day

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12 settembre giornata nazionale paraguaiana della donazione degli organi.

Advertising Agency: Nasta Ogilvy, Paraguay
Creative Director / Copywriter: Sergio Sevega
Art Director: Sam Griffith
Illustration: Marcelo Carreras
Account Executive: Janeth Polanco
Aditional credits: Alejandra Vázquez

Renault professional trucks: Can’t adapt everything

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Non tutto può essere adattabile. Per gli ingombri più difficili scegli la gamma di veicoli professionali Renault.

Advertising Agency: Publicis Conseil, Paris, France
Creative Director: Marcello Vergara
Art Director: Martin darfeuille
Copywriter: Alexandre Hildebrand
3D artist: Denis Seounes
Photographer: Ronan Merot
Assistant AD: Antoine Dezes
Production company: Wanda Print

Seamless: How New York eats

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Ok fratello! Puoi pure cucinare a casa o fare interminabili file ai ristoranti.

Ma i veri fighi, oggi, prenotano e si fanno recapitare il cibo tramite il sito e l’app di Seamless.
Non sembrare un tipo da New Jersey, impara come si nutre un vero newyorkese.

Advertising Agency: BBH, New York, USA
Creative Chairman: John Patroulis
Chief Creative Officer: Ari Weiss
Executive Creative Director: Gerard Caputo
Creatives: Daniel Bonder, Dave Brown, Jean Morrow, Geno Burmester, Even Benedetto, Daniel Burke, Mikio Bradley, Klara Lindberg
Designer / Illustrator: Bruno Borges
Account Director: Alex Monger
Account Manager: Mike Mueller
Head of Account Management: Torrey LaGrange
Chief Strategy Officer: Sarah Watson
Strategist: Angela Sun

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4 consigli per ottenere il meglio da Instagram [HOW TO]

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Come non notare l’arrivo di nuovi post sul proprio stream Instagram? Da alcuni giorni, insieme alle foto di amici, celebrità e artisti, stanno facendo capolino i primi post sponsorizzati. I brand – anche in Italia – stanno iniziando a investire su questa piattaforma, la più improntata su immagini e stili di vita. Non tutti però – soprattutto piccole attività o privati che iniziano ad affacciarsi sulla piazza dei social – possono permettersi di investire in un nuovo canale per aumentare interazioni e follower. Per questo abbiamo pensato di stilare una classifica di consigli per aumentare l’engagement in maniera organica.

1 – Giveaway

Concorsi e giveaway sono un ottimo mezzo per raggiungere un pubblico molto vasto e iniziare a gettare le fondamenta della propria community. La spesa è molto bassa (basta un semplice gadget o una gift card) e i risultati sono sorprendenti. I tipi di concorsi che vanno per la maggiore sono quelli in cui si invita gli utenti a taggare un certo numero di amici nel post o a effettuare un repost taggando il brand nella foto; entrambi i principi sono rivolti ad aumentare la visibilità del concorso e conseguentemente del profilo.

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Un consiglio: spesso si pensa che proponendo un premio di alto valore, si ottenga automaticamente il più alto numero di nuovi follower. In realtà si rischia solamente di produrre un fuoco di paglia in questo modo. Considerato che l’obiettivo è la costruzione di una community che resista nel tempo, è sempre meglio offrire un premio dal valore modesto, ma strettamente legato al proprio settore di competenza. In questo modo verranno coinvolti solamente utenti davvero interessati al brand.

Inoltre, dal 2010 i Giveaway sui social network, almeno in Italia, sono regolamentati da una severa normativa (che potete trovare cercando online il Decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, Legge 24 giugno 2009, n. 77 , Decreto direttoriale 5 luglio 2010): è stato disposto infatti i concorsi organizzati su Instagram, ma anche su Facebook e altri canali socail, non possano avere in palio premi in denaro, titoli azionari o altri titoli direttamente collegati ad un corrispettivo pecuniario.

Per organizzarne uno, quindi, è sempre meglio affidarsi a un legale, considerando anche che le multe sono salate: la mancata comunicazione o  inviata successivamente all’inizio del concorso rischia di costare dai 2.065,83 ai 10.329,14 €. Se realizzate invece un giveaway in modo differente dalle modalità inizalmente previste si rischia di dover pagare una cifra compresa fra 1.032,91 e 5.164,57 €.

Ancora peggio va se i Concorsi e le operazioni a premio sono vietate a norma di legge: in questo la sanzione va dai 50.000,00 ai 500.000,00 € (e attenzione: “somma raddoppiata in caso di proseguimento del concorso nonostante il divieto”).

Su Quag è possibile trovare discussioni aperte proprio per districarsi sul tema: perché il GiveAway è sì un’ottima azione tattica da impiegare nelle vostre strategie social, ma è anche meglio informarsi prima di organizzarne uno!

2 –  Ispirazione

Coinvolgere i propri follower è fondamentale, e una delle ricette migliori per farlo è attraverso contenuti di ispirazione che invitino gli utenti a fantasticare. Una fotografia d’impatto porterà engagement e vi farà guadagnare like: d’altronde Instagram è un social completamente basato sul potere delle immagini.

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Due consigli:

  • le foto in cui il blu è il colore dominante tendono a ricevere più cuori: è provato! Con qualche scatto del mare non si può che andare sul sicuro. In fondo a chi non piace immaginarsi sulla spiaggia immersi nel relax?
  • quando non si è gli autori dello scatto, è fondamentale dare credito al suo autore taggandolo nel post.

3 – Hashtag

Un ottimo modo per aumentare la diffusione e la visibilità dei post è facendo un buon uso degli hashtag. Non stiamo dicendo di inserirne righe e righe della scuola #picoftheday, #foodporn #tagforlikes, ma di saper includere i propri scatti negli stream adatti a creare un dialogo con gli utenti che hanno gli stessi interessi.

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Un consiglio: l’utilizzo di un hashtag creato appositamente, soprattutto quando si organizza un concorso, aiuterà a dargli visibilità e a dare vita una tendenza strettamente legata al brand.

4 – Domande

Proseguendo quanto detto sopra, a volte basta una domanda per ottenere numerose interazioni sotto a un post. Chiedendo ad esempio dove si trova il paesaggio nella foto, qual è la meta preferita degli utenti o interessandosi alle loro preferenze, si otterranno numerose risposte e engagement. I follower si sentono riconosciuti quando gli viene chiesta la loro opinione e non tarderanno mai a fornirla. Questo tipo di strategia può anche far gioco alla visibilità del post in quanto all’aumentare delle interazioni aumenterà anche la possibilità che la foto finisca nella sezione Scopri.

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E tu, hai dei consigli per noi? Faccelo sapere nei commenti!

Nescafé sbarca su Tumblr per raggiungere i millennial

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Nescafé è il primo brand globale al mondo a trasporre la sua intera presenza online su Tumblr, la più utilizzata piattaforma di microblogging e social networking.

Michael Crisment, capo del marketing globale di Nescafé, ha motivato questa scelta spiegando che Tumblr, per le caratteristiche che sono proprie di un network di blogger, risulta un canale più vicino al consumatore, anche potenziale, e più orientato a meccanismi di co-creazione e di user generated content.

I fan di Nescafé potranno utilizzare la piattaforma per condividere immagini, video e GIF con il brand di Nestlé come protagonista, aumentando in questo modo l’esposizione della marca e contribuendo al rafforzamento della sua brand community.

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Tumblr potrà essere, anche, utilizzato per coinvolgere direttamente e in prima persona i consumatori, nell’ambito di iniziative e contest finalizzati alla creazione di nuovi gusti, pack o prodotti a marchio Nescafé.

Il coinvolgimento del consumatore è sempre più importante, non solo per rafforzare immagine, identità e gradimento del brand, ma anche per sfruttare l’intelligenza collettiva del proprio target di riferimento.

L’altro motivo principale che ha spinto Nescafé a sbarcare su Tumblr è legato alla necessità di raggiungere un target più esigente e complesso, decisamente più impermeabile a media e modalità comunicative tradizionali.

Il segmento di consumatori di cui stiamo parlando è quello dei millennials, che rappresentano un’audience giovane e con caratteristiche specifiche che lo rendono profondamente diverso dagli altri cluster.

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LEGGI ANCHE: The Distant Hello: Nescafè corre in aiuto delle coppie a distanza

In base ad una ricerca di Mintel, il valore mondiale delle vendite di caffè istantaneo tra i giovani è sceso del 3% dal 2013 al 2014, con la previsione di un ulteriore e continuo declino fino al 2020.

I millennials sono i principali utenti di Tumblr e, grazie alla decisione di entrare a far parte di questo network, Nescafé si propone di raggiungerli esattamente dove si trovano e con le modalità e i mezzi che sono a loro più vicini e congeniali.

Un altro obiettivo da conseguire, grazie a questo percorso, è quello del sostenimento dell’e-commerce relativo ai prodotti Nescafè. Quest’ultima registra già buoni risultati nelle vendite online, ma vuole eguagliare la sua quota di mercato offline, pari al 35%, che la rende il brand più forte nel mercato inglese.

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Chrisment è convinto che questa nuova presenza su Tumblr avrà un impatto positivo sul SEO del brand e sulla performance complessiva della marca online. Il profilo Tumblr di Nescafè sarà online in UK entro un paio di settimane e arriverà in più di quaranta mercati prima della fine del 2015.

La strategia complessiva di Nescafé, che prevede un crescente interessamento verso media non convenzionali e spesso gestiti direttamente dai consumatori, non implica tuttavia l’abbandono dei canali più tradizionali come TV, stampa, radio e altro, che continuano a essere fondamentali per raggiungere gli altri segmenti di consumatori.

Creative Clusters: in Campania si cercano idee per città smart

Creative Clusters, città intelligenti da idee innovative

UPDATE: Le iscrizioni al bando sono chiuse, vi aggiorneremo presto sulle idee selezionate.

Può una città intera trasformarsi in un’impresa di successo? La risposta arriva da un nuovo bando per selezionare idee innovative in tema di sviluppo di città e comunità con l’intento di trasformarle in vere e proprie iniziative di impresa. Si tratta di “Creative Clusters Smart Cities”, lanciato dall’Assessorato all’innovazione startup e internazionalizzazione della Regione Campania e attuato da Sviluppo Campania, in contemporanea con un secondo avviso legato alla fruizione turistica nel territorio di Pompei (“Creative Clusters Beni Culturali e Turismo”).

Intuizioni creative per lo sviluppo sostenibile del territorio

Creative Clusters, città intelligenti da idee innovative

Sono le idee a generare il cambiamento, per questo non puoi tenere la tua chiusa nel cassetto. Creative Clusters è un programma di animazione e orientamento che supporta la creazione di imprese innovative valorizzando le intuizioni creative orientate a migliorare la qualità della vita e contribuire a uno sviluppo sostenibile, economico e sociale del territorio della Campania.

L’obiettivo? Raccogliere le migliori idee innovative per lo sviluppo di città intelligenti, supportandole con servizi di innovazione e creazione d’impresa e offrendo tutti gli strumenti necessari per farle diventare realtà imprenditoriali.

Controlla che nella tua idea siano presenti queste parole chiave e partecipa: alto livello di creatività, processi e contenuti innovativi, capacità di migliorare lo sviluppo economico dei contesti di riferimento.

I settori interessati sono molti: Broadband, Smart health, Smart mobility e Mobilità alternativa, Smart education, Smart government, Smart culture & travel, Smart security, Energie rinnovabili ed efficienza energetica, Risorse naturali.

Preparati a cambiare il mondo con Creative Clusters

Creative Clusters, città intelligenti da idee innovative

Creative Clusters è una grande opportunità per trasformare le tue intuizioni innovative in realtà produttive. Entrambi gli avvisi sono rivolti a studenti, imprenditori, laureati, ricercatori, startup innovative, spin-off universitari e industriali operanti sul territorio della Campania.

Dopo la fase della selezione iniziale verrà condotta un’attività di audit dell’idea di business per individuarne elementi di forza e criticità.

Successivamente ai proponenti verrà fornita la cosiddetta “Cassetta degli attrezzi dello startupper”, cioè l’insieme di tutti gli strumenti necessari per la gestione di impresa, con particolare riguardo per ambiti strategici come comunicazione, marketing e social media, fundraising e crowdfunding, branding e visual identity, protezione delle idee e brevettazione, modelli di business e modelli organizzativi di successo. Insomma, proprio tutto quello di cui avrai bisogno per trasformare la tua intuizione in business.

Infine sarà seguito il take off dell’idea imprenditoriale, ossia la traduzione dell’idea innovativa in progetto di business vero e proprio, attraverso l’elaborazione di un business plan con il supporto di esperti in creazione di impresa.

Come partecipare a Creative Clusters

Creative Clusters, città intelligenti da idee innovative

Se vuoi finalmente trasformare la tua idea in business e contribuire allo sviluppo del tuo territorio, ricorda che hai tempo per presentare la tua candidatura fino al 5 ottobre 2015 alle ore 12.00 e che l’intero percorso terminerà nel mese di dicembre.

Per maggiori informazioni, i due bandi sono consultabili sul sito internet www.sviluppocampania.it.

Creative Clusters è un’iniziativa inserita nell’ambito del “PIANO DI AZIONE PER LA RICERCA E LO SVILUPPO, L’INNOVAZIONE E L’ICT” finanziato dal Programma Operativo della Regione Campania 2007/2013 Ob.Op 2.1 ed è realizzato in partnership con il Ministero dello Sviluppo Economico e i Distretti e i Laboratori ad Alta Tecnologia presenti in Campania.