A cosa servono i micro momenti nel web marketing? [INTERVISTA]

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La strategia e l’analisi sono elementi importanti in ogni realtà aziendale, ed è innegabile che una strategia efficiente arriva proprio da una giusta analisi. Ce ne parla Vincenzo Cosenza docente del Master Online in Web Marketing & Social Media Communication.

Hai spesso parlato di “rivoluzione digitale”. Quali sono le armi che i brand hanno a disposizione per stare al passo?

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L’arma indispensabile è la curiosità di apprendere e sperimentare, perché se non la si coltiva si rischia di continuare ad osservare la realtà con gli occhiali del passato e a perdere di vista le mutazioni sociali e di mercato.
Poi vengono gli strumenti operativi e le tecniche che, però, sono la cosa più semplice da imparare.

Cosa sono i micro-momenti e perché sono così importanti nel marketing?

Ormai la nostra esistenza può essere vista come composta di micro momenti della giornata nei quali riceviamo stimoli e siamo portati a condividere attività e desideri. Per le aziende questo significa imparare non solo a comprendere il classico “customer journey”, ma soprattutto a cogliere questi “micro momenti” di attenzione delle persone e trasformarli in contenuti/risposte rilevanti, ma senza essere invadenti. Ne ho parlato un po’ più approfonditamente qui.

I dati rivestono sempre più un’importanza strategica. Come si diventa un’impresa data-driven?

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E’ sicuramente una questione di cultura del dato, che nel nostro paese manca. Nelle aziende, spesso, l’approccio analitico è subordinato a quello esperienziale: si fa una scelta perché si è fatto sempre così e poi si cercano i dati a supporto.
Energie giovani sono vitali per cambiare questo modo di pensare, l’inserimento in azienda di piccoli team data-driven possono mostrare come l’attenzione al dato può fare la differenza in un mercato iper competitivo.

Internet è il più misurabile dei media, tuttavia la mancanza di metriche condivise è uno scoglio contro cui chi pianifica iniziative di marketing attraverso i social media si scontra quotidianamente. Come colmare questo gap?

È vero, ma le metriche che ci sono dovrebbero comunque essere utilizzate anche solo per confrontare le proprie performance presenti con quelle passata.
Altra cosa fondamentale è prendere l’abitudine di confrontare i propri risultati con quelli dei competitor.

Ad esempio molte metriche derivanti da attività svolte sui social media sono confrontabili (fan/follower, engagement, views, tempi di risposta, ecc…)

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Ai Guerrieri del Master svelerai come trasformare i fan in acquirenti?

Sicuramente svelerò un framework utile per iniziare a misurare correttamente i risultati di una certa attività di social media marketing. Il resto dovranno farlo loro 🙂

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Todi Appy Days: il mondo digital si incontra in Umbria!

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Gli appassionati di App & Mobile lo sanno già: Todi Appy Days è un evento imperdibile! Ma il Festival Internazionale delle App, è un’occasione interessante, piena di sorprese e divertente per tutti, dalle scuole alle aziende, dai professionisti alle famiglie!

Di Todi Appy Days vi abbiamo già parlato: è l’evento dedicato al mondo delle applicazioni mobile promosso dal Comune di Todi e organizzato dall’Agenzia Sedicieventi con la direzione artistica di Fabio Lalli (Ceo IQUII) e il patrocinio di: Regione Umbria, Camera di Commercio di Perugia, Università per Stranieri di Perugia e Università degli Studi di Perugia.

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Oggi vi ricordiamo che finalmente l’attesa sta per terminare: dal 24 al 27 settembre torna infatti Todi Appy Days per la sua seconda edizione nella celebre città di Jacopone con un programma davvero intenso e per tutti i gusti!

Il programma

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Più di 100 eventi tra cui scegliere: seminari, workshop, corsi di formazione e molte altre attività dal taglio business, life o educational, tutti gratuiti e aperti al pubblico. A completare l’offerta, un’area interattiva per sperimentare in prima persona le grandi potenzialità delle App e un coinvolgente spazio espositivo, nella Sala delle Pietre, dedicato a start up, sviluppatori, aziende innovative e alle scuole che vogliono proporre le proprie creazioni.

In questa edizione sarà dato ruolo centrale al settore educativo, con diverse proposte che coinvolgeranno il pubblico dell’evento e che faranno scoprire come App e innovazione digitale sono sempre più fonte di sviluppo economico e occupazionale.
Fra gli appuntamenti da non perdere, Turismo con le App: (per)corso di formazione proposto dalla Regione Umbria. Si tratta di un originale iter formativo, completamente gratuito, che si articolerà in una serie di lezioni per acquisire le competenze necessarie per ideare, progettare e sviluppare App per il Turismo, il territorio e gli eventi.

In più, per chi vuole esplorare il cielo restando con i piedi per terra, arriva la “Todi Appy Days Arena”, area interattiva dove i visitatori potranno vivere l’emozionante esperienza di far volare droni in completa sicurezza, assistiti da piloti certificati Enac.

Di cosa si parlerà

todi happy days conferenza

Wearable & IOTFinance & BankingGamingMobile CommerceDigital & Info sono alcuni dei temi che verranno affrontati dagli oltre 170 speaker che si alterneranno durante i quattro giorni dell’evento. Quest’anno Todi Appy Days approfondirà inoltre il no profit e molti altri argomenti che ruotano attorno al mondo delle app: Kids & Edutainment, Travel, Food, Health & Fitness, Photo & Video, Music, Entertainment, Utility & Social, Automotive & Fashion.

«Le mobile transformations e il BYOD – ricorda Michele Tassini, Responsabile Sedicieventi, organizzatrice dell’evento – stanno completamente rivoluzionando le modalità di interazione quotidiane, come confermato dalla continua crescita del mercato delle App. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico  di  Milano, la Mobile Economy cresce del 23% a oltre 25 miliardi di euro. Un settore sempre più importante che oggi rappresenta l’1,65% del Pil, prevedendo di raggiungere  nel 2017 un valore pari al  2,3%».

Come incrementare il business tramite le app, la sfida delle app all’industria dell’informazione, le applicazioni mobili al servizio di sanità e benessere, open data e valorizzazione dei territori, come ottimizzare la produzione agricola: questi sono solo alcuni dei temi che verranno trattati nei panel, senza dimenticare la possibilità per il grande pubblico di vedere e provare le App utilizzate nella vita di tutti i giorni.

Sarà un’occasione speciale per vedere tutto il mondo del digitale rappresentato dai migliori professionisti e dalle più interessanti innovazioni: sarà soprattutto un’esperienza unica, perché ciascuno, secondo i propri interessi, potrà costruire il proprio personale percorso, scegliendo fra tantissimi seminari, workshop e corsi di formazione dal taglio business, life o education, tutti gratuiti e aperti al pubblico.

Per non perdere tutte le novità e le informazioni sull’evento, potete scaricare l’App ufficiale.

I fondamentali del Facebook Marketing [FREE MASTERCLASS ON DEMAND]

I fondamentali del Facebook Marketing
Manca poco all’inizio del Corso online in Facebook Marketing a cura della Ninja Academy. Durante la Free Masterclass del 17 settembre Luca La Mesa ci ha svelato i contenuti dei moduli del corso online.

Se non sei riuscito a seguire il webinar in diretta, hai ancora l’occasione per tenerti al passo con lo scenario digitale seguendo la Free Masterclass on demand sul sito della Ninja Academy.

Come seguire la Free Masterclass sul Facebook Marketing

Tutto ciò devi fare è andare sul sito della Ninja Academy e iscriverti gratuitamente alla free masterclass “I FONDAMENTALI DEL FACEBOOK MARKETING”. Nella tua area utente troverai un elenco di tutti i contenuti a te dedicati, compreso il video della masterclass.

Si tratta di un’occasione per tutti coloro che vogliono avere un’anticipazione del corso e per dare una sbirciatina all’universo Ninja Academy.

Non dimenticare che se vuoi iscriverti al Corso Online in Facebook Marketing hai tempo fino al 24 settembre per approfittare dell’early booking.

Google My Business: la piattaforma che ha unito tutti gli strumenti di Big G [GUEST POST]

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Questo articolo è stato scritto da Claudio Gagliardini, Web marketing specialist e docente del corso “Google My Business” della Collana Digital Business.

Qualche anno (o secolo) fa, girava voce che Google (e più in generale il web) non fosse un buon referente per le piccole aziende. Men che meno per quelle a carattere locale. Un bar con un sito internet, si diceva: e cosa se ne dovrebbe fare?

L’assioma era semplice e, per molti versi, del tutto comprensibile: i clienti di un’azienda a carattere locale sono i residenti della zona, che già ci conoscono perfettamente e i passanti, anche occasionali, che vedranno la nostra insegna e le nostre vetrine e, qualora abbiano bisogno di noi, entreranno nella nostra attività e compreranno.

Facile e, prima della crisi, anche abbastanza vero. Del resto, come diceva un ex Presidente del Consiglio, “i ristoranti sono sempre pieni” e così anche i bar, le pasticcerie e molte altre tipologie di aziende. Tanto vero che, negli ultimi anni, le serrate e i fallimenti hanno superato di gran lunga i successi, determinando quel panorama che tutti oggi conosciamo bene: depressione, stagnamento, recessione.

Inevitabile, qualcuno sostiene, ma quello che in troppi non hanno compreso è che, in meno di 10 anni, il mondo è cambiato in modo irreversibile e ha subito, nel breve volgere di una trentina d’anni o meno, tre importanti rivoluzioni: la rete internet, i social media (web 2.0) e la rete mobile, con l’avvento e il successo globale degli smartphone (e simili).

Google My Business: la piattaforma che ha unito tutti gli strumenti di Big G [GUEST POST]

E la crisi economica? Quella è soltanto la logica ed inevitabile conseguenza di un cambiamento troppo rapido per essere assorbito e somatizzato dal sistema, che dopo un breve periodo di crescita vertiginosa si è ritrovato a fare i conti con una realtà completamente nuova, nei confronti della quale si è rivelato del tutto inadeguato.

Anno 2015, nuovo scenario: una società sempre più liquida che si muove come le onde del mare e che non si riconosce più nei modelli precedenti, adottando nuovi stili di vita e, soprattutto, muovendosi molto di più, per lavoro, per turismo, per necessità.

Cosa cambia, rispetto al modus operandi e alla tradizione delle PMI e delle attività a carattere locale? Praticamente tutto. Cambiano le tempistiche, le esigenze dei clienti, la conformazione e le aspettative di un target sempre meno definibile ma sempre più profilabile, da andare a cercare in rete, piuttosto che nelle prossimità dell’azienda.

Resta uno zoccolo duro di clienti, per lo più avanti con gli anni, ma il resto è tutto in quotidiana e ciclica discussione, in una lotta con la realtà e con le meteore che, sempre più agevolmente, popolano il mercato per poco tempo, turbandone gli equilibri e generando nuove aspettative, desideri e necessità, quasi mai semplici da soddisfare.

Google My Business: la piattaforma che ha unito tutti gli strumenti di Big G [GUEST POST]

La rete diventa vitale, i social network sono le nuove piazze e la nuova “prossimità”, Google non è più “l’amico delle grandi”, ma tende una mano a tutti, con una nuova filosofia sempre più local e sempre più mobile, che vede negli utenti dotati di smartphone i migliori alleati delle aziende che sanno sfruttare la rete e i suoi servizi.

Uno tra tutti: Google My Business è la piattaforma che ha unito pressoché tutti gli strumenti di Big G per le aziende in un unico e semplice strumento, con il quale si può gestire tutto da qualsiasi dispositivo, in tempo reale e in modo per lo più gratuito.

Strumenti potenti e flessibili, come AdWords, Search Console (il vecchio “strumenti per webmaster”), Analytics, YouTube, Google+ ed Hangout, si ritrovano sotto un solo grande “cappello” per essere gestiti in proprio o con l’aiuto di consulenti e agenzie, mantenendo sempre il controllo e la proprietà dei propri account.

Google My Business: la piattaforma che ha unito tutti gli strumenti di Big G [GUEST POST]

Usare questo pacchetto non è difficile, ma richiede competenze specifiche e, soprattutto, non si deve intendere come qualcosa che va a sostituire la vecchia e “pesante” gestione dei singoli strumenti, quasi sempre “appaltata” esternamente, ma che ad essa si integra alla perfezione, lasciando la guida nelle mani dell’azienda, anziché di esterni.

Conoscere le opportunità offerte da Google My Business è dunque una grande opportunità, che non richiede un grande investimento formativo, ma una buona guida che sappia illustrarne le caratteristiche e il funzionamento, per iniziare ad utilizzare questa piattaforma nel modo giusto.

Nel suo nuovo libro, Vincenzo Petruzzi ci spiega il potere della Gamification [RECENSIONE]

E’ possibile usare il gioco per generare e stimolare cambiamenti nei comportamenti e nelle performance individuali? Lo spiega bene “Il Potere della Gamification”, il libro scritto da Vincenzo Petruzzi (con l’introduzione di Franco Amicucci).

LEGGI ANCHE: Giochi da Prendere sul Serio: il libro che spiega come applicare la Gamification al business e alle aziende [RECENSIONE]

Dopo le prime pagine di introduzione, l’autore – esperto di consulenza nella didattica multimediale – spiega i fondamentali della Gamification.

Cosa è la Gamification? A cosa serve? E come si applica? Cosa NON è la Gamification?

Il libro continua elencando le principali leve positive della Gamification, che spingono le persone a giocare:

  1. Senso epico e chiamata
  2. progresso
  3. autoespressione
  4. possesso
  5. relazionalità
  6. scarsità
  7. imprevedibilità
  8. paura della perdita

La seconda parte dell’opera è dedicata alle applicazioni pratiche della Gamification nei diversi campi e settori come formazione, marketing, salute e benessere, ecosostenibilità, etc.

Pur non essendo una panacea e senza l’esistenza di una forma collaudata ex-ante, dunque, la Gamification può essere adoperata con successo in ogni contesto e per raggiungere gli obiettivi più disparati – che passino attraverso il cambiamento dei comportamenti delle persone.

Come? Questo libro ve lo spiega.

Twitter e Coca Cola: il primo emoji sponsorizzato per un brand

Emoji Coca Cola

Twitter e Coca Cola: il primo emoji sponsorizzato per un brand

In questi giorni Twitter ha introdotto il suo primo emoji sponsorizzato, appositamente pensato per un brand. Coca Cola, partner storico del social, è la prima azienda a beneficiare di un emoji tutto suo: basta un tweet con l’hashtag associato alla campagna – #ShareaCoke – e in automatico compariranno due piccole bottiglie dal look molto familiare che sembrano brindare tra di loro.

Da tempo ormai ci si chiedeva per quale motivo Twitter non avesse ancora aperto la strada ad accordi commerciali per gli emoji brandizzati, viste le fortunate esperienze in occasione dell’uscita di Star Wars e degli ultimi MTV Music Awards. In quei casi infatti gli emoji personalizzati non erano parte di una campagna pubblicitaria a pagamento, ma semplicemente un modo originale, pensato dal social, per celebrare in maniera ancora più divertente e coinvolgente due grandi eventi molto popolari fra gli utenti.

L’accordo tra le due compagnie sembra arrivare dopo un lungo corteggiamento da parte di Coca Cola, agevolato anche dall’intervento di Niche, la startup recentemente acquisita da Twitter, che ha lo scopo di creare partnership fra pubblicitari e social media celebrity.

Twitter e Coca Cola: il primo emoji sponsorizzato per un brand

Per promuovere l’iniziativa, infatti, sono state coinvolte anche alcune star dei social, come Grayson Dolan e Robby Ayala. Il loro invito a condividere l’hashtag con la promessa di follow, stelline o addirittura DM agli utenti ha dato decisamente i suoi frutti.

La campagna, come era prevedibile, ha riscosso un enorme successo, ma non solo grazie all’intervento di volti noti del web: l’hashtag #ShareaCoke è entrato in tendenza in modo organico, senza sponsorizzazioni, a dimostrazione del fatto che gli utenti hanno più che apprezzato l’emoji brandizzato.

D’altra parte si è trattato di un lavoro di squadra: il brand strategy team di Twitter, Coca Cola e l’agenzia creativa W+K hanno lavorato insieme per il design e la strategia di lancio dell’emoji in tutto il mondo. Per Ross Hoffman, Senior Director della global brand strategy di Twitter, i rapporti di lunga data con Coca Cola hanno giocato un ruolo fondamentale per testare questo nuovo tipo di collaborazioni, soprattutto in termini di posizionamento e KPI.

Come dichiarato in un’intervista a Techcrunch: “Questa era l’occasione perfetta per lavorare con un partner agile e smart che rendesse possibile tutto ciò“.  

Visti i risultati ottenuti, è molto probabile che la collaborazione con Coca Cola possa aprire le porte a nuovi accordi con le aziende per realizzare altri emoji brandizzati a pagamento. Anche se il social preferisce non sbottonarsi troppo su possibili scenari futuri, di sicuro un orientamento in questa direzione troverebbe un mercato più che favorevole.

Gli emoji su Twitter sono stati da sempre associati a grandi eventi ed è prevedibile che molte aziende, come Coca Cola, siano disposte a investire più che volentieri sulla sia di questa iniziativa.

Fu durante la Coppa del Mondo del 2010 che iniziò a balenare l’idea in casa Twitter di introdurre gli hashflag – inizialmente si chiamavano così – e con l’edizione seguente dei Mondiali del 2014 furono finalmente introdotti sul social quelli che sono gli odierni emoji a tutti noti.

Nel tempo – diventati parte integrante della comunicazione anche su Twitter, con cui condividono in fondo la filosofia del breve, veloce e immediato – gli emoji hanno guadagnato un ruolo sempre più consistente sui social. C’è quindi da spettarsi senza dubbio una lunga fila di brand in lista d’attesa.

Quale sarà il prossimo emoji personalizzato? Si accettano scommesse.

Maker economy, è italiana la stampante 3D alta 12 metri

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La maker economy è un nuovo modello in cui tutto può essere autoprodotto e in cui svanisce la necessità di dipendere dal mondo industriale o da entità invalicabili che detengono la capacità produttiva. Un modello economico che inizia a non essere più una semplice utopia da quando la tecnologia, soprattutto con la nascita delle stampanti 3D, ha spinto alla creazione di intere community che si identificano come makers.

Un grandioso progetto produttivo che si potrebbe definire indipendente, è quello sognato e realizzato da WASP, acronimo di World’s Advanced Saving Project, produttrice di grandi macchine da stampa 3D, con un’idea ben chiara da realizzare: la ricerca del benessere collettivo e della conoscenza condivisa.

“Non è necessario essere grandi per trattare grandi temi, sono proprio questi contenuti a dare un senso al nostro operato”, affermano dal team di WASP.

Stampa 3D e maker economy, così si trovano soluzioni ai problemi dello sviluppo sostenibile

La stampa 3D risulta ormai in una fase piuttosto avanzata del suo sviluppo. Lontano dalle più immediate applicazioni nell’ambito del design e della moda, si lavora già sulla possibilità della stampa di organi umani e sull’opportunità di trovare soluzioni condivise legate ai diversi ambiti della vita dell’uomo.

Un modello, quello della maker economy, esportabile ovunque, pensato per essere efficace soprattutto laddove ancora non esiste un tessuto produttivo e una rete di infrastrutture ben funzionanti. Uno sviluppo sostenibile autoalimentato e senza grossi problemi logistici.

Cos’è WASProject?

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Foto: ItalDron

WASP è una realtà molto particolare: non accede ad alcun finanziamento e reinveste gli utili in ricerca, mentre la vendita delle stampanti più piccole, già in commercio, è il mezzo per raggiungere l’obiettivo di una mega stampante in grado di aiutare a risolvere un gravissimo problema del mondo, quello della casa.

Oggi, dopo tre anni di attività, il fatturato dell’azienda si avvicina a due milioni di euro e dà lavoro, tra dipendenti e collaboratori, a una quarantina di persone. E a breve si aprirà anche al mercato negli Stati Uniti.

Un progetto ambizioso: una casa per tutti, ovunque

“Le stime internazionali prevedono entro il 2030 una rapida crescita della richiesta di alloggi a prezzi accessibili ed adeguati per oltre 4 miliardi di persone con un reddito annuo sotto i 3000 dollari. La maggior parte di questi non potrà spendere più del 10% delle proprie entrate annue per soddisfare la richiesta abitativa. Per soddisfare questa domanda le Nazioni Unite stimano che per i prossimi 15 anni vi sarà un fabbisogno giornaliero di 100.000 unità abitative.

Da questo presupposto parte l’ultimo esperimento di WASProject, una enorme stampante 3D, alta 12 metri, in grado di dedicarsi direttamente in loco alla stampa di strutture abitative, per soddisfare le esigenze primarie umane secondo un modello di sviluppo sostenibile.

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L’idea è quella di costruire un villaggio, replicabile ovunque, che assecondi queste esigenze: “Una casa stampata con costo tendente a zero realizzata con materiali reperiti sul luogo è affiancata da un giardino verticale, sempre stampato con questa tecnologia, dove si pratica la coltura idroponica”.

Terzo elemento del villaggio in 3D: un laboratorio contenente altre stampanti 3D compatte, con le quali realizzare manufatti di ogni genere e creare lavoro. Un esempio di come la maker economy sia in grado di autoalimentarsi in ogni senso, generando non solo prodotti, ma anche occupazione, con esperti in quelle che potrebbero essere le professioni del futuro: designer, stampatori e tecnici del 3D.

Convinti che “le idee che circolano consentono all’intelligenza collettiva di migliorare il progetto stesso”, WASP ha appena concluso uno spettacolare evento a Massa Lombarda, durante il quale il focus è stato proprio la condivisione delle conoscenze e il punto sulla sperimentazione. Il tema ambizioso “La realtà del sogno” e al centro della tre giorni di incontri la grande stampante 3D da 12 metri.

Se “l’era dell’artigianato digitale è alle porte”, grazie alla maker economy può essere alla portata di tutti.

Google Fortunetelling: il browser predice il futuro ed è subito virale

GOOGLE_FORTUNE_TELLING_il_browser_predice_il_futuro_e_e_subito_virale4Quanti di noi non vorrebbero sapere che cosa ci aspetta nei prossimi minuti, mesi, anni? Nemmeno un giovanissimo Max Pezzali nel lontano 1993 aveva resistito al fascino di una zingara che per qualche moneta in nord sud ovest est si proponeva di svelargli quale sarebbe stato il suo destino.

Oggi sulle bacheche Facebook di molti di noi è comparso il link ad un nuovo curioso browser, il Google Fortunetellieng, che si propone come la versione tecnologica ai vecchi indovini: barra di ricerca firmata Google dove poter inserire la nostra domanda, un click su “predici il mio futuro” e il gioco è fatto!

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Quello che, però, non ci si aspetta è che non appena si inizia a scrivere la propria domanda, tra quelle suggerite compaiono:
Dove posso trovare un posto sicuro?
Ritroverò la mia famiglia?
Gli uomini smetteranno di combattere?

È proprio in questo momento che cominci a sentirti piccolo piccolo con i tuoi stupidi desideri che riguardano il ragazzo che vive di fronte a dove lavori, la possibilità di viaggiare, avere una promozione, una casa più grande. Ma è difficile pensare a qualcosa che non ci tocca in prima persona, no?
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Ecco che la schermata cambia:
è ovvio che non possiamo predire il tuo futuro! Questa frase ti colpisce in pieno volto ed è proprio in questo momento che ti rendi conto che non avevi capito proprio nulla. Già perché mentre noi ci preoccupiamo di che vestito indossare per uscire a ballare questa sera, 60 milioni di rifugiati ogni singolo giorno si chiedono se mai ce l’avranno un futuro.

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Un numero di persone più o meno pari a quelle del nostro bel Paese si trovano costrette ad abbandonare le loro cose, le case di famiglia costruite con il sudore dei propri avi e partire, partire per cercare in qualche modo di darsi una possibilità: possibilità che a volte finisce faccia in giù sulle spiaggie di Bodrum.

Il messaggio è chiaro: “Abbiamo utilizzato un falso sito Google per attirare la tua attenzione visto che apparentemente sei interessato di quello che sarà il tuo futuro. Per favore prenditi un momento per pensare anche al loro”.

Ognuno di noi potrebbe essere nato nel lato del mondo “sbagliato” e si sarebbe potuto ritrovare da un giorno all’altro senza casa, senza vestiti puliti, senza nemmeno la possibilità di fare una doccia, mangiare un piatto caldo o bere dell’acqua pulita.

fotografia di Osmar Sagirli

fotografia di Osmar Sagirli

Noi che siamo qui ora davanti a questo articolo invece, probabilmente, un tetto sopra la testa ce l’abbiamo, quando partiamo per le vacanze ci dobbiamo sedere sulle valigie per riuscir a chiuderle e il nostro cestino dell’umido viene svuotato ogni due giorni di quello che abbiamo dimenticato per troppo tempo in frigorifero.

Dietro il Google Fortunetelling c’è l’agenzia BrainMedia che con questa campagna, oltre a invitare tutti alla riflessione, aiuta a raccogliere donazioni alla UNHCR, associazione delle nazioni unite che è sensibile, appunto, al problema dei rifugiati.

La campagna sta avendo un ottimo successo in tutto il mondo; è incredibile. Siamo davvero molto felici che la gente si preoccupi di questo problema e decida di condividerlo creando consapevolezza. Jort Boot, owner of BrainMedia.

Il messaggio si sta effettivamente diffondendo a macchia d’olio sui social media; in 24ore Google Fortunetelling è stato nominato in 731 tweet e i numeri sono in costante aumento.

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Questa campagna ci invita a riflettere, a dar un’occhiata alle iniziative sociali vicino a noi che si occupano dei rifugiati, di donare il nostro tempo, o i nostri soldi o anche semplicemente il nostro amore per diffondere il messaggio.

Io ho fatto la mia parte e voi?

Cosa vuol dire essere un Ninja del web? [STORIFY]

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Lunedì 14 settembre abbiamo dato il via ad un’onda social che ha coinvolto tutti i protagonisti del panorama digitale italiano. Ci siamo chiesti: cosa dà ad un Ninja del web quella marcia in piú? Cosa ci rende più forti, più bravi.. in una parola più Ninja?

I docenti della Ninja Academy e i membri della redazione di Ninja Marketing hanno spiegato con un tweet o con un post su Facebook cosa volesse dire per loro essere #UnNinjaDelWeb e far parte di un #DigitalDreamTeam.

  Poi abbiamo esteso l’invito a tutti i nostri lettori e ai nostri Guerrieri della Academy. I tweet non sono tardati ad arrivare! I nostri 3 preferiti sono delle Guerriere Francesca Gonzales, Federica Oggioni e Federica Rampa:

#UnNinjaDelWeb: lo storify

La conversazione ha coinvolto docenti, professionisti, lettori, editor, contributor, in poche parole tutti i Ninja appassionati di tecnologia, di social media e di un nuovo modo di intendere il marketing e la comunicazione.

Ecco i tweet più belli, c’è anche il tuo? 🙂

Ebay Italia, 20 anni fatti di passioni

Ebay Italia 20 anni fatti di passioni

eBay spegne le sue prime 20 candeline, ma lascia che siano i suoi utenti a soffiare e festeggiare.

Ad oggi, uno dei market place più famosi al mondo, ha raggiunto oltre 4,5 milioni di utenti attivi e 26 mila venditori professionali hanno aperto il loro store e iniziato il loro business, online.

Ebay Italia 20 anni fatti di passioni

eBay Italia ha scelto così di celebrare in un modo nuovo il suo traguardo, lasciando da parte discorsi su successi aziendali e traguardi finanziari, ma concentrandosi sui reali protagonisti, senza i quali nulla sarebbe stato possibile: le persone e le loro storie.

All’interno del sito è già presente una sezione con diverse esperienze di successo, una vetrina ma anche un racconto di alcuni venditori, per avvicinare i consumatori alle persone e non solo a semplici opportunità di business.

eBay, dunque, ha scelto di seguire questa linea di pensiero e festeggiare il suo anniversario con un libro online “20 anni di passioni”, raccontando venti storie speciali di utenti italiani.

Ebay Italia 20 anni fatti di passioni

L’e-book è un prodotto digitale inedito che ha coinvolto la scrittrice Pulsatilla e l’illustratore Carlo Stanga.

Per quale motivo dunque iniziare da storie di semplici oggetti? Spesso ci si dimentica che alcuni hanno per noi un valore affettivo, non solo materiale; così come l’inizio di un nuovo business è anche animato da passioni sincere.

Proviamo a pensare a quale emozione proveremmo se trovassimo online il giocattolo tanto desiderato da bambini oppure la chitarra suonata da un musicista famoso.

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Il prestigioso sito di e-commerce sceglie così di colpire ed emozionare i propri consumatori, lasciando ai suoi utenti il compito di creare storie, non vendendo solo prodotti ma regalando e raccontando anche di piccoli sogni.

Ebay Italia 20 anni fatti di passioni

I venti utenti, o meglio, i venti protagonisti italiani, che descrivono le mille sfaccettature dell’universo eBay sono sia privati sia venditori, fino ad arrivare ad aziende no profit che hanno organizzato raccolte fondi attraverso la piattaforma.

Conosceremo dunque la storia di una Barbie portatrice di un grande significato affettivo, oppure di come la trama di un tappeto possa nascondere una storia affascinante o ancora di come anche vecchi oggetti possano avere nuova vita.

Ebay Italia 20 anni fatti di passioni

Da vent’anni eBay non è solo una piattaforma online ma anche un luogo virtuale, dove si parla e si condividono passioni. E forse tante persone, dopo aver letto i venti racconti impareranno ad apprezzare il vero valore degli oggetti.

“Un oggetto per me inutile può essere fondamentale per un’altra persona e questo è davvero entusiasmante per chi, come me, vive e trae ispirazione dalle persone”.

“20 anni di passioni” vi aspetta qui.