Couponing online: i vantaggi per le aziende nell’era dell’eCommerce

Se il termine coupon richiama nella tua mente immagini di casalinghe disperate che collezionano migliaia di riviste e volantini per raccogliere buoni sconto e spuntare il prezzo migliore nel supermercato di zona, probabilmente dovrai riconsiderare la tua nozione di couponing.

Dal lato consumatore certamente il riscontro più immediato del coupon è il risparmio sicuro, ottenuto al momento dell’acquisto e non necessariamente con una spinta data dall’impulso come nei più noti portali di deal.

Anche per l’azienda lo strumento del couponing può essere un ottimo modello di aumento dei volumi di vendita, di ampliamento del bacino di potenziali acquirenti o di incentivo alla prova di nuovi prodotti.

Da un lato la crescita esponenziale dell’eCommerce degli ultimi anni, in un mercato ancora piuttosto ricettivo e non pienamente esplorato soprattutto da parte delle PMI, dall’altro lo sviluppo e il miglioramento dei sistemi di pagamento online, divenuti ormai veloci e sicuri per l’utente, permettono alle aziende che vogliano investire sugli online store, anche in ottica di internazionalizzazione, di valutare il coupon come strumento per arrivare in maniera veicolata e con una percezione positiva da parte dei potenziali consumatori.

I vantaggi del couponing online

In un mercato mondiale come quello offerto dall’eCommerce, utilizzare il coupon permette di ampliare la distribuzione, supporta la forza di vendita e riduce il prezzo senza intaccare l’immagine positiva dell’azienda. A differenza dei deal, infatti, il coupon è effettivamente percepito dall’utente web come un vantaggio, anche se limitato al periodo di validità del coupon, senza intaccare la percezione del valore del prodotto acquistato.

Da una recente ricerca di Juniper Research, focalizzata in particolare sull’uso del mobile coupon, risulta evidente che il couponing è uno strumento di marketing in grado di aumentare la ripetizione di acquisto e la fedeltà alla marca, spingere alla prova di prodotti in lancio, alleggerire gli stock e raggiungere nuovi target di consumatori.

Utilizzato con un criterio basato su dati e statistiche, insomma, il coupon è un utile strumento di marketing, per conciliare obiettivi a breve e lungo periodo.

Aumentare la quota di mercato

Come evidenziato in un report dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel 2014 l’eCommerce B2c in Italia ha continuato a crescere “con le vendite da siti italiani che hanno fatto registrare un aumento pari a circa 2 miliardi di euro“.

Ma l’eCommerce è sempre più appannaggio delle Dot Com (come Amazon, Booking, eBay, Expedia, Privalia, vente-privee.com), che complessivamente pesano per oltre il 50% delle vendite del 2014.

Nei mercati caratterizzati da una forte concorrenza, una buona strategia di couponing aiuta a mantenere la fedeltà alla marca consolidando la quota di mercato dei consumatori abituali, con una diretta influenza anche sullo sviluppo. Questo significa che se un prodotto di una determinata marca è utilizzato con regolarità dal 20% dei consumatori per quella tipologia, probabilmente nel restante 80% esisterà una realistica possibilità di introduzione del nostro.

Generare la prova del prodotto e stimolare la ripetizione dell’acquisto

Il coupon aiuta il lancio o il riposizionamento del prodotto, poiché oltre all’incentivo dello sconto, vi è la promozione in sé che aumenta implicitamente l’esposizione del marchio sotto il profilo pubblicitario e di comunicazione.

Grazie all’uso del coupon è possibile arrivare direttamente al consumatore finale con un incentivo al riacquisto, quindi agendo sulla fidelizzazione, ma anche aumentando effettivamente gli atti di acquisto e di conseguenza anche le quantità acquistate, spingendo a superare la possibile barriera del cosiddetto effetto ROPO (Research Online, Purchase Offline), cioè quella tendenza a ricercare informazioni online, per poi effettuare l’acquisto finale in un luogo fisico.

Ridurre gli stock e aumentare le vendite stagionali e occasionali

Il couponing può diventare anche un mezzo per evitare o fronteggiare potenziali problemi di sovrastoccaggio. Offrendo al consumatore un immediato incentivo all’acquisto si agisce da catalizzatore sui tempi di vendita, aumentando la velocità degli acquisti e riducendo i livelli di stock.

Per prodotti stagionali, ovvero che prevedano un consumo specifico concentrato in specifici periodi dell’anno, il coupon è un ottimo acceleratore, in quanto permette all’azienda di intervenire in precisi archi temporali, incentivando da un lato il consumatore regolare all’acquisto di quantità aggiuntive, dall’altro spinge i triers alla prova. Ma può essere anche utile nel resto dell’anno, quando le vendite sono basse, per garantirsi comunque un livello minimo di consumi.

Couponing online, a chi conviene?

 

Il couponing online è un sistema pensato allo scopo di raccogliere su un’unica piattaforma tutte le migliori offerte tradotte in codici sconto. Proprio come i vecchi codici sconto – quelli della casalinga disperata che ricordavamo all’inizio e che tutti abbiamo ben impressa nell’immaginario – consentono al consumatore di ottenere una riduzione sul prezzo degli articoli acquistati, una volta inseriti nell’apposito riquadro prima del pagamento.

Il business model delle startup che si occupano di couponing come www.sconti.com, è proprio questo: da un lato offrire un vantaggio diretto all’utente web, pronto al suo acquisto online, dall’altro offrire alle aziende una piattaforma unica attraverso un network di affiliazione che permette di proporre con costante aggiornamento le migliori offerte della rete.

Un sistema finalizzato non solo alla convenienza per il consumatore, ma anche alla visibilità dell’azienda online, che potrà usufruire di una piattaforma espositiva chiara e ben distribuita per tipologia di prodotto.

Lo sviluppo di questo strumento di marketing, che negli Stati Uniti ha già rivelato da tempo il suo potenziale anche nel commercio online, diventa una possibilità da esplorare e utilizzare in Paesi come l’Italia, in cui l’eCommerce resta ancora un potenziale non totalmente espresso, pronto a dare un’enorme risposta economica.

Rielaborato in chiave digitale l’ecouponing può essere ritenuto uno degli strumenti più efficaci per superare la barriera tra il consumatore e il suo acquisto, rafforzando l’attività di fidelizzazione e diventando strumento per dare vita ad un altro potentissimo sistema di marketing online: il passaparola sui social network.

Sharing economy: i trasporti costano meno grazie alle startup italiane

Sharing economy fa rima con ottimizzazione delle risorse e soprattutto risparmio per gli utenti. Quale miglior modo per risparmiare se non nel mondo dei trasporti? Sono le startup sharing economy italiane  che spaziano dagli autostop agli aerei. Alcune più famose, alcune ancora semi sconosciute ai più, ma molto utilizzate dal target di riferimento.

Non troverete Uber e Blablacar, che non sono partite dalla nostra nazione, ma nuove e fresche idee che i giovani Archimede italiani del 2.0 hanno ideato per alleggerire le spese degli italiani e il traffico nelle città.

Vediamo nel dettaglio per ogni mezzo di trasporto qualche esempio della sharing economy italiane, in ordine di cilindrata:

Scooter

Mentre a Milano si continua a parlare di moto sharing sul modello dei grandi colossi come Eni e Moovel (Car2go), due startup made in Italy hanno preso piede sul modello dei passaggi tra chi possiede un mezzo e chi invece necessita un passaggio. A Roma l’italo-americano Oliver Page ha inventato Scooterino , una app per dare e ricevere passaggi in moto. Si trova all’interno della stazione Termini grazie al programma di accelerazione di Luiss Enlabs.

A Milano, Roma e Genova, grazie al programma di accelerazione di Working Capital, la startup Byke fa già risparmiare soldi ai proprietari di motorini e scooter, che possono dare passaggi. Gli ideatori la definiscono una sorta di Uber POP dei motorini, una vera e propria community di Byker.

Automobili

Proprio durante il GEC a Milano, una delle startup italiane partecipanti a La Battaglia delle idee 2015 di Ninja Marketing è iGoOn, autostop digitale, per offrire e cercare passaggi comodamente tramite un’application mobile.

Autobus

Una delle ultime startup italiane intervistate dalla redazione Business è GogoBus, leggi qui come hanno innovato il modo di viaggiare con i pullman.
E novità degli ultimi giorni i bus a partire da 1€ per viaggiare in tutta Italia, Megabus, forse non è sharing economy ma low cost economy sicuramente sì. Non è però un’idea italiana, ma inglese, che punta all’espansione europea passano anche per lo stivale.

Aerei

Anche gli aerei possono essere condivisi. Ci hanno pensato tre ragazzi italiani, che hanno creato We Fly Mate, un motore di ricerca per piloti e appassionati di volo o non solo. Per sorvolare le isole più belle della nostra costa, chiedere la mano alla propria metà oppure semplicemente, con lo stesso funzionamento di BlablaCar fare fly-pooling. Si può volare prevalentemente su aeroplani da turismo ma anche elicotteri, alianti, idrovolanti, mongolfiere ed altro.

Le startup sharing economy economy italiane nel mondo dei trasporti

Tante idee, tanti progetti rigorosamente made in Italy o appena arrivati in Italia. Il tema della viabilità, dei consumi e delle smart city è sempre più attuale in ogni città e in ogni nazione, per cui ben venga che gli incubatori italiani e le startup italiane si stiano dedicando alle tematiche come trasporti e food, importanti per la nostra società.

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Apple Music: punti di forza e debolezza

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Il nuovo Apple Music è ancora un mistero? Vi capiamo…

Questa novità ha entusiasmato tutti al momento dell’annuncio durante il keynote Apple, ma la reazione è cambiata dopo il rilascio dell’aggiornamento a iOS 8.4: molto disappunto riguardo al rinnovo automatico dell’abbonamento dopo i 3 mesi gratuiti e molta confusione per via di un “bug” che ha messo a soqquadro le librerie di molti utenti.

LEGGI ANCHE: WWDC 2015 di Apple: come cambia la musica con iOS 9 e Apple Music

Ma entriamo nel dettaglio dei punti di forza e debolezza del nuovo servizio per lo streaming della musica di Apple.

Meglio Apple Music o iTunes Match?

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Legato al problema delle librerie, che ha creato non pochi disagi, c’è la questione Apple Music vs iTunes Match.

Facciamo chiarezza: iTunes Match è un servizio a pagamento di Apple che permette di salvare su iCloud la propria libreria musicale e di sincronizzarla quando si desidera con Macbook, Mac, iPhone, iPad e iPod Touch o di riprodurli su Apple Tv. Permette di salvare sulla nuvola le canzoni acquistate su iTunes Store ma non solo: le canzoni che sono nella vostra libreria e che sono presenti nel database di Apple (e di cui dunque detiene i diritti) non vengono caricate ma sono automaticamente rese disponibili in streaming.

Questo aspetto è interessante perché questi brani non saranno conteggiati nel limite massimo di canzoni che si possono caricare su iTunes Match, che è di 25.000 brani. Badate che il limite non è per spazio occupato ma per numero di canzoni. In parole povere, se avete tutta la discografia degli U2 nella vostra libreria, Apple non la caricherà su iCloud ma la renderà disponibile direttamente in streaming dal suo Apple Store e nella sua migliore qualità!

L’abbonamento previsto per iTunes Match è di 24,99 euro all’anno e prevede l’uso per ben 10 dispositivi ( di cui 5 computer) associati allo stesso Apple ID. Quando sceglierete di disdire il contratto, annullando l’iscrizione automatica all’abbonamento, non perderete le tracce salvate su iCloud ma potrete anzi continuare ad ascoltarle. Non potrete però aggiungere nuovi bravi e album acquistati.

Il servizio di Apple Music è sempre un servizio disponibile grazie a iCloud e come iTunes Match vi permette di scaricare fino a 25.000 brani dalla vostra libreria: la differenza sta nel fato che potete accedere anche a tutti i brani disponibili su iTunes. Non li acquistate, ma esattamente come Spotify, potete accedervi e ascoltarli anche offline.

 

I primi 3 mesi del servizio sono gratuiti, ma al novantunesimo giorno l’abbonamento si rinnova automaticamente e dovrete disattivare l’iscrizione manualmente. Esistono due formule di abbonamento: “individuale” a 9,99 euro al mese e “per famiglia” a 14,99 euro al mese (massimo 6 persone). Quando si disdice l’abbonamento, non si può più accedere ai brani su iCloud, neanche quelli che avete caricato dalla vostra libreria.

I due servizi hanno dunque finalità diverse: iTunes Match è per chi vuole sempre la propria musica disponibile ovunque e senza occupare spazio nel proprio dispositivo; Apple Music è rivolto principalmente a chi vuole conoscere nuovi artisti e nuova musica.

Secondo le dichiarazioni di Eddy Cue su Twitter, con iOS 9 il download per entrambi i servizi sarà incrementato fino a 100.000 brani.

Beats 1, la radio 24 ore on air

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Una radio globale sempre online: ce n’era veramente bisogno? Esistono molte web radio, per non parlare delle app dedicate a questo. Perché allora proporre Beats 1?

Uno degli aspetti di Apple Music di cui Jim Iovine ha fatto gran vanto durante il keynote di presentazione, è  il “cuore umano” di questo nuovo servizio: non algoritmi, ma vere persone, dj professionisti, che selezionano ogni ora musica diversa e sempre aggiornata. E come una vera radio potete anche richiedere la vostra canzone preferita chiamando il numero 0294751288 per l’Italia.

Ciò che piacerà però agli ascoltatori davvero sarà la possibilità di sentire interviste esclusive a artisti come Eminem, Josh Homme, Drake Elton John (che pare avrà un suo programma su Beats 1), Florence + The Machine, ecc.

Il punto infine fondamentale dell’esperienza di Apple Music è quello di offrire qualcosa di emozionale, appunto come un tempo accadeva con la radio: ma le nuove generazioni, che non conoscono davvero quella “magia”, cresciuti a Spotify e iPod, si lasceranno conquistare da Beats 1?

A proposito, oggi alle 23 va in onda Dr. Dre.

 Connect: Apple Music è social?

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Connect è un aspetto di Apple Music  che ha molto potenziale: il concetto di poter avere un canale di accesso agli artisti è sicuramente allettante per i fan di tutto il mondo. Peccato che al momento gli artisti presenti su Connect si siano limitati a condividere i loro contenuti (post, playlist, video e foto) e non abbiano fatto grosse interazioni.

Tra parentesi: se avete notizie di artisti che stanno usando in modo interessante Connect, fatecelo sapere nei commenti 😉

Questa funzione però non è sufficiente per rendere Music social come la sua principale concorrente, Spotify: manca la possibilità per gli utenti di collegarsi fra loro e questo rende inevitabilmente l’esperienza troppo individuale.

Certo,  a farvi compagnia c’è comunque Siri che grazie ad Apple Music dimostra di essere ancora più intelligente: potete chiedergli di farvi ascoltare un determinato brano, di scaricarne un altro e persino di scegliere la musica di un determinato genere musicale.

Nel frattempo, mentre vi divertite a provare questi tre mesi gratuiti, fateci sapere le vostre opinioni, in attesa di iOS 9!

Matrimonio gay: le tech company più friendly

Matrimonio gay le aziende friendly nel tech erano già molte

Recentemente la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha sancito la legittimità del matrimonio gay, con buona pace del 14° Emendamento. A ricordarcelo, la marea di arcobaleni che ha invaso le strade e le foto profilo degli utenti di Facebook.

Tuttavia, molte aziende operanti nel settore tecnologico non hanno atteso questo pronunciamento storico per garantire la parità di diritti agli impiegati omosessuali, dimostrandosi all’avanguardia anche in questo campo.

Ecco le più famose.

Airbnb

Matrimonio gay le aziende friendly nel tech erano già molte

Sin dalla sua nascita, nel 2008, la startup californiana ha portato una rivoluzione nel settore dell’ospitalità turistica, ma si è dimostrata intraprendente anche in altre decisioni: ai partner offre una copertura sanitaria completa, nonché dieci settimane di ferie pagate a tutti i novelli genitori; dulcis in fundo, spesa anche il costo della chirurgia di transizione per i dipendenti transgender.

Apple

E se il frutto proibito fosse stato condiviso tra due “Eva”? O magari due “Adami”. Per non farne una questione di costole, da tempo Apple garantisce pari benefici a tutti i dipendenti, senza badare al loro orientamento sessuale.

L’azienda ha dichiarato: “Ci complimentiamo con la Corte Suprema e con tutti coloro che hanno lavorato così duramente negli anni per arrivare alla storica decisione di oggi. Si tratta di un passo avanti importante per l’uguaglianza dei diritti umani fondamentali negli Stati Uniti. Non potremmo essere più felici per i nostri dipendenti, clienti e persone in tutta l’America, che ora hanno il diritto di sposare la persona amata”.

In merito alla recente decisione della Corte, lo stesso Tim Cook ha più volte twittato il suo entusiasmo per la “vittoria per l’uguaglianza, la perseveranza e l’amore“.

Google

Matrimonio gay? Le aziende frindly erano già molte

La policromia della scritta che troneggia nell’homepage di molti utenti lascia pochi dubbi su quale sia l’opinione di Big G in merito: Google si può perfino definire un trendsetter delle politiche gay friendly per i propri lavoratori.

In una dichiarazione rilasciata a Mashable, un portavoce del colosso di Mountain View ha dichiarato che “Google supporta i propri dipendenti LGBT in vari modi: prendendo posizione in materia politica, mettendo in atto i programmi che supportano i Gayglers e le loro famiglie, e ospitando eventi che in tutto il mondo per continuare la discussione sulla parità”.

Netflix

Se questa web tv che sta per sbarcare in Italia ha in programma di dare uguale visibilità a Daredevil e a The Punisher, non poteva che dimostrarsi equa anche in altri ambiti.

Da più di dieci anni, dunque, Netflix offre a tutti dipendenti pieno accesso ai benefici aziendali, indipendentemente dal segno dei cromosomi dei rispettivi partner.

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Square

Matrimonio gay le aziende friendly nel tech erano già molte

Ad avere un soprannome per i propri impiegati omosessuali è anche l’azienda di servizi finanziari a cui offre assicurazione sanitaria e spese oculistiche e odontoiatriche pagate.

Sposati o conviventi, gli Squeer possono usufruire di un congedo retribuito per maternità/paternità fino a quattro mesi, indipendentemente dalla natura filiale o adottiva della prole.

Twitter

Tempo addietro il social network ha rivelato il nome della sua mascotte, Larry, ma ha mantenuto il riserbo sulla sua razza e il suo genere. Niente discriminazioni, dunque, nella piattaforma di microblogging: i costi delle operazioni chirurgiche per cambiare sesso sono spesati, al pari dei benefit sanitari equivalenti per i partner del medesimo o diverso sesso che vi lavorano.

Da segnalare anche il gruppo LGBTQA, creato per connettere i dipendenti sensibili all’argomento: Twitter Open.

In America, come nel resto del mondo, ci sono molte altre aziende che hanno apertamente dimostrato lungimiranza e apertura mentale in merito all’omosessualità: te ne viene in mente qualcuna?

Duracell, Pampers e Honey Maid: i migliori video della settimana

durecell migliori video della settimana

Prima che il weekend abbia ufficialmente inizio, che i computer vengano spenti e gli uffici abbandonati, c’è una cosa che i Ninja ci tengono a fare: guardarsi la raccolta dei migliori video della settimana. I più simpatici, commoventi, emozionanti che i brand ci hanno proposto negli ultimi giorni.

Tra i filmati proposti vedremo quelli di Duracell e Honey Maid, creati in occasione della festa nazionale americana più sentita di tutte, il 4 luglio. E poi DSM, azienda olandese che ci racconta il valore inestimabile degli scienziati illuminati dei nostri giorni. E poi chiuderemo con Pampers e il suo video “epico” sulle note di Strauss.

Pronti?

LEGGI ANCHE: HSBC, Apple, Honda: i migliori video della settimana [VIDEO]

Duracell: The Teddy Bear

Una storia perfetta per il 4 luglio e il suo spirito. Il papà militare, lontano da moglie e figlia, spedisce a quest’ultima un orsacchiotto di pezza sul quale ha registrato un messaggio vocale, che diventa simbolo di una relazione sofferta e a distanza, ma in grado di resistere al tempo (o almeno fino al ritorno del padre!).

Lo spot è ispirato ad una storia vera e si avvale del voiceover di una delle attrici americane più amate, Hilary Swank, anch’essa figlia di un membro delle forze aeree americane.

Honey Maid: 4 de Julio

Nel 2014 Honey Maid attirò l’attenzione della rete per una bellissima campagna che aveva come protagonista una famiglia interrazziale. Oggi torna con un nuovo video, simile nei contenuti, ma egualmente emozionante.

DSM: Unsung heroes of science

DSM è una azienda olandese del settore tecnico-scientifico. Proprio alla scienza e ai suoi cavalieri dedica questo video, mostrando le storie di scienziati, tecnici ed ingegneri che hanno trasformato un progetto in una realtà in grado di migliorare la vita di migliaia e migliaia di persone.

Pampers: Pooface

La raccolta dei video migliori della settimana si chiude con questo filmato. La vita del genitore di un neonato ruota tutta attorno a quest’ultimo e alle sue necessità: il ritmo delle giornate è scandito dal ritmo naturale del bebè, e a volte può essere davvero frustrante. Pampers lo sa bene, e ha deciso di trasformare un momento che spesso si rivela complicato in un’occasione per farsi una bella risata.

I bebè, come i gattini, sanno essere davvero epici.

7 competenze (social e non solo) per lavorare nel mondo della musica

Abbiamo intervistato Ettore Folliero, amministratore delegato de L’Alternativa srl, l’azienda che si occupa dello Sziget Festival a Budapest per l’Italia; un evento da 400.000 persone che quest’anno ospiterà, tra gli altri, Robbie Williams, Avicii, Florence and the Machine, Kasabian.

Ettore, responsabile italiano dell’evento, lavora da 11 anni nel business e con il suo team riesce a creare tutto questo:

Gli abbiamo chiesto quali sono le competenze che fanno la differenza nel suo settore; cosa deve saper fare e come deve essere un candidato ideale per lavorare con lui? Ecco cosa ci ha rivelato, contornato da qualche scatto dell’edizione 2014.

1. Storytelling

Se sei orientato a fare solo una comunicazione pubblicitaria, perdi di interesse per gli utenti. Noi dello Sziget raccontiamo una storia, la nostra storia e quella delle persone che vengono al nostro festival, siamo molti concentrati sui contenuti che devono essere sinceri, emotivi, coinvolgenti.

2. Saper gestire una Pagina Facebook (e le inserzioni)

Per noi Facebook è fondamentale. Nel primo anno in cui abbiamo usato le inserzioni (2008) siamo passati da 300 a 600 visite al giorno sul sito. Abbiamo raddoppiato il traffico in un anno. Investiamo tantissimo sul social; facciamo ancora qualcosa di cartaceo e di materiale ma ci serve soprattutto per avere un contatto con la strada. Nelle inserzioni bilanciamo tra dare informazioni utili ai nostri potenziali utenti e a fare promozione.

3. Essere orientato all’obiettivo

Non sai quante persone sono mature solo a parole ma poi non sono in grado di portare a termine un compito dalla A alla Z. Bisogna avere una coscienza di sé veritiera e non dichiarare capacità che non si hanno.

4. Saper valutare quale social usare e in che maniera

Noi usiamo solo Twitter e Facebook. Non facciamo quello che dobbiamo fare, non vogliamo avere tutti i social, facciamo solo quello che ci sentiamo di fare e su cui abbiamo risorse adeguate per fare un buon lavoro di contenuti.
Per noi è molto importante anche gestire i social come canale di comunicazione e feedback con i nostri utenti; se lo facciamo distrattamente con poche risorse è controproducente.

5. Ottimismo

Non devo essere lo psicologo del mio collaboratore; deve essere da solo positivo e deve saper sviluppare il suo incarico: non deve fare il “compitino” ma deve fare crescere quello che ha in mano; altrimenti diventa sostituibile.

6. Problem solving efficace e veloce

Si pensa che il nostro settore sia calmo e piatto. Ma quando si ha a che fare con le persone i problemi possono nascere in un attimo. Devi essere bravo e veloce a gestire l’emergenza, che sia un problema logistico al festival o qualcosa scritto sui social.

7. Saper diversificare i target e le categorie

Noi usiamo soprattutto Facebook per dialogare con gli utenti non-musicisti; mentre per le band e gli artisti che vogliono suonare con noi usiamo un altro social, Ning.
Inoltre ci dividiamo per gruppi che si occupano di aspetti specifici: chi segue l’evento Facebook dello Sziget, chi segue i viaggi organizzati, chi dello Sziget Soundfest, chi dell’area food (che è uno dei nostri fiori all’occhiello).

Almadom, l'Internet of Things per la casa secondo Digital Magics

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Almadom.us, l'Internet of Things per la casa secondo Digital Magics

Uno degli ambiti in cui l’Internet of Things può esprimere il suo (enorme) potenziale è senza dubbio la domotica: la casa intelligente si diffonderà, presto o tardi ma inesorabilmente, dappertutto, e fra qualche anno ci sarà talmente familiare da non poter concepire la vita senza (un po’ come succede oggi con gli smartphone, no?).
La prova di questa affermazione sta nel moltiplicarsi delle startup il cui core business sta nel campo dell’Internet of things in salsa domestica: Almadom.us è una di queste.

LEGGI ANCHE: Internet of Things: le aziende sono pronte per un business da trilioni di dollari [INFOGRAFICA]

Almadom.us è un progetto di Digital Magics, venture incubator quotato su AIM Italia, e si pone l’obiettivo di rendere semplice l’integrazione della domotica e dell’IOT in piccoli appartamenti, uffici e case vacanze: il prodotto proposto dalla startup infatti non richiede installazioni e costosi lavori in casa. Il sistema si inserisce all’interno delle scatole elettriche e, come ogni sistema domotico che si rispetti, permette il controllo di tutte le funzioni principali della casa – luci, termostati, prese, tapparelle – attraverso smartphone, tablet, pc, comandi touch e addirittura comandi vocali.

L’obiettivo di Almadom.us è unire alla comodità della domotica un notevole risparmio energetico. L’ambizione è quella di ridurre le bollette di luce e gas dalle 300 alle 700 euro all’anno: grazie ai sensori di presenza e al monitor di controllo dell’energia, è possibile limitare l’accensione delle luci solo quando strettamente necessario e tenere costantemente d’occhio i consumi.
Almadom.us ha a cuore anche la sostenibilità ambientale: un altro obiettivo di questo sistema di home automation è la riduzione delle emissioni di anidride carbonica di circa 700 kg (stima fatta per un appartamento di 100 metri quadri).

La startup sta raccogliendo molto interesse in giro per l’Europa: il 24 e il 25 giugno scorsi ha partecipato all’Alpine High-tech Venture Forum tenutosi a Losanna, mentre lo scorso anno è stata selezionata per il programma primaverile del Lisbon Challenge, grazie al quale i componenti della startup hanno passato tre mesi a Lisbona tra workshop ed eventi.

Vista la crescita dell’Internet of Things (nel 2014 il mercato italiano ha raggiunto gli 1,55 miliardi di euro), non ci resta che guardare con curiosità a questa startup, con la consapevolezza che ben presto anche la nostra casa diventerà sempre più intelligente.

6 modi per diventare leader di un team di successo

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“Ci si chiede qual è la differenza tra un leader e un capo: il leader guida, il capo dirige”. In questa piccola citazione di Theodore Roosevelt, si trova l’essenza della figura del leader: come deve essere, cosa deve fare e come deve pensare per guidare il suo team verso il successo.

Le frasi fatte sono molto suggestive, certo, ma da sole dicono poco. All’ispirazione bisogna sempre affiancare una spiegazione concreta. E allora, ecco sei consigli pratici per costruire una squadra aziendale di valore.

Essere consapevole del tuo lavoro

6 modi per diventare leader di un team di successo

Per guidare una squadra è opportuno conoscere al meglio le tue capacità ma anche i tuoi limiti. Devi essere esigente con te stesso, ambizioso e lavorare duro per apparire agli occhi del tuo team come il modello da seguire per realizzare la missione aziendale.

Conoscere, imparare, tenerti sempre aggiornato e dimostrare di sapere cosa fare in qualunque situazione porterà il tuo team a volerti seguire fino in capo al mondo.

Conoscere la tua squadra

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Se è importante conoscere se stessi, forse lo è ancora di più conoscere il tuo team. Per ottenere il meglio da parte del tuo gruppo di lavoro è fondamentale conoscere caratteristiche e peculiarità di ogni singolo collega, in modo da poterlo guidare e aiutare nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Fondamentale, quindi, è il lavoro di squadra, l’ascolto delle esigenze di ogni membro, l’aiuto dei colleghi in difficoltà e, al bisogno, il cercare di incoraggiarli per farli sentire a loro agio.

Potrebbe essere definito, a volte, come un lavoro degno di uno psicologo, perché è di testa che si parla; spesso basta saper toccare le corde giuste di ogni dipendente per farlo rendere al massimo. Solo così riuscirai a far fruttare al 100% tutto il suo potenziale.

Definire chiaramente ruoli e responsabilità

6 modi per diventare leader di un team di successo

Una volta affrontate nel migliore dei modi le prime due fasi, è arrivato il momento di passare alla definizione chiara e trasparente dei ruoli e delle responsabilità all’interno del tuo gruppo. Tutto ciò eviterà le sovrapposizioni di mansioni e il conseguente verificarsi di conflitti interni.

Non sarà mai un’impresa facile riuscire a cucire a ogni singolo dipendente il ruolo a lui più adatto. Il percorso sarà costellato da difficoltà dovute alle inevitabili diversità caratteriali tra le persone, tra chi è più portato per un lavoro individuale e chi, invece, preferisce lavorare a stretto contatto con i colleghi.

Il segreto sta nel riuscire a mescolare al meglio questi ingredienti per ottenere, dopo alcune prove, la ricetta perfetta, quella in grado di fruttare il massimo profitto dal team. Attribuire il ruolo e le responsabilità adatte a ogni singolo dipendente sarà la tua arma in più per raggiungere l’eldorado lavorativo.

Offrire feedback ai propri collaboratori

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Dare continui feedback sul lavoro, può rivelarsi vincente. Trasmetti consigli, opinioni e valutazioni a ogni singolo step di un progetto realizzato da un tuo collaboratore. Solo così potrai permettergli di migliorare e capire le tue reali intenzioni e quelle dell’azienda.

In questo modo lui avrà la possibilità di correggere il tiro strada facendo, evitando di dover buttare via un lungo e faticoso lavoro. Una situazione questa, che rischia di essere una perdita ingestibile per te, per il tuo collega e per i clienti.

Usare carota e bastone

In questo contesto, il detto del “sapere usare il bastone e la carota” calza a pennello. Se un tuo dipendente riesce a superare con successo una difficoltà o a portare a termine il suo obiettivo nei tempi prestabiliti, non esitare a offrire qualche piccolo incoraggiamento, e perché no, una ricompensa.

Molti credono che, poiché il dipendente è retribuito allora il suo lavoro dovrà essere sempre impeccabile. Non è proprio così. I lavori non sono tutti uguali, alcuni richiedono maggiore impegno. Per un dipendente vedere i propri sforzi riconosciuti, è un segnale molto positivo e soddisfacente che lo porterà a dare il massimo, in termini di risultati lavorativi e di business.

Non fermarti ai tuoi successi, impara da questi

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I successi, quando arrivano, devono essere celebrati con il tuo team, ma non fermarti a quello. Cerca di analizzare le tue vittorie e di capire come sono arrivate, questo sarà di grande aiuto per indirizzare le tue scelte e prospettive future. La sola autocelebrazione non porta a nulla, ma se ad essa segue un’analisi attenta ed accurata sarà più facile ottenere nuovi successi.

Questi sono solo piccoli consigli da seguire per il tuo lavoro di leader aziendale che, come puoi vedere, è un ruolo che comporta molte responsabilità. Il vero punto di partenza sta nella capacità di non demordere mai, perché ricorda: maggiore sarà la fatica, più grande sarà il successo.

5 storie che ti faranno venire voglia di cambiare vita

R. W. Emerson diceva: “La vita è un viaggio, non una destinazione” e come dargli torto. A tutti, primo o poi, capita di pensare che sarebbe ora di cambiare vita, lasciare ogni cosa e partire in cerca di sé o del proprio senso su questa terra. La maggior parte delle persone resta legata alla propria vita, ma le più coraggiose riescono a darle una svolta.

Jodi Ettenberg: prima avvocato aziendale, ora food blogger

Per 5 anni Jodi Ettemberg ha lavorato duro come avvocato di una grande azienda newyorkese finché non ha deciso di imballare le sue cose, partire e girare il mondo per un anno alla scoperta del cibo. Oggi, dopo sei anni, sta ancora viaggiando.

Durante il suo peregrinare Jodi ha cominciato a scrivere un blog, Legal Nomads (ancora oggi libero da banner e link pubblicitari), un modo unico per aggiornare la madre sui suoi spostamenti e renderla partecipe delle nuove scoperte culinarie. Inserendo foto, commenti divertenti e impressioni personali su luoghi e persone sentiva di averla vicina, e poter meglio condividere le emozioni del viaggio.

Da questa esperienza è partita la sua attività come freelance tanto che, scherzando, Jodi dice che “mangia zuppe per vivere” e la cosa non è poi così lontana dalla realtà. Oltre alla sua attività come freelance per siti e riviste di viaggi e cucina, lavora anche come consulente di social media e, da poco, ha inserito in curriculum una nuova attività: sfamare turisti affamati che visitano Saigon.

A chi le chiede quali siano i suoi piani per il ritorno alla “vita reale” risponde così: “Sono grata per essere stata capace di costruirmi un lavoro intorno ai cibi e i posti che amo e non credo che lo abbandonerò mai. Se dovesse andare male tornerò al mio vecchio lavoro da avvocato, ma sarebbe molto meno divertente di quello che faccio ora. Al momento preferisco vivere giorno per giorno e vedere come va!”

Liz Carlson: da insegnante d’inglese a scrittrice itinerante

Dopo essersi laureata, Liz Carlson ha insegnato per qualche anno in Spagna rendendosi conto che una delle cose che amava di più era viaggiare; nonostante ciò, dopo un certo periodo, ha deciso di “mettere la testa a posto” e accettare un lavoro, dalle 9 alle 5, a Washington D.C. Non ci è voluto molto per capire che la sua scelta era sbagliata: il senso di soffocamento aumentava pari passo con la crescita della sua infelicità.

Doveva fare qualcosa per dare una svolta positiva alla sua vita e puntando tutto sulla sua abilità di scrittrice ha deciso di partire. Prima è andata in Giordania dove ha vissuto con i nomadi campeggiando nel deserto, poi si è spostata in Nuova Zelanda per vivere le emozioni del parapendio.

Liz si è immersa in entrambe le situazioni in modo totale, vivendo a pieno ogni istante e descrivendo ogni emozione senza vergogna o paura ed è orgogliosa quando dice: “Chiunque può farlo, basta volerlo!”

Yasmine Mustafa: 22 anni per diventare cittadina americana, ora è una serial entrepreneur

Yasmine aveva solo 8 anni quando, durante l’operazione “Desert Storm”, è stata costretta ad immigrare negli USA insieme alla sua famiglia. Da quel momento, per 22 anni è rimasta impigliata nei difficili ingranaggi del sistema immigrativo americano che ha limitato e gestito tutta la sua vita.

Ha iniziato a lavorare presto, passando da un ufficio ad un altro, sempre legata ad una scrivania, fino ad approdare in una tech company, poi, all’età di 31 anni, ha finalmente ottenuto la cittadinanza.

A quel punto non ci ha dovuto pensare su: ha prenotato il biglietto per un viaggio di 6 mesi in Sud America ed è partita.

“Il viaggio mi ha fatto aprire gli occhi sulle questioni femminili” – racconta sul blog – “La mia nuova società si chiama ROAR e utilizza moda, accessori, tecnologia mobile per l’empowerment delle donne.

Kim Dinan: lascia una grande casa per girare il mondo con suo marito

Nel 2009 Kim Dinan viveva con suo marito in una grande città, con una bella e grande casa di proprietà e aveva un buon lavoro. La vita era bella e comoda, ma lei sapeva, in fondo, che mancava qualcosa. Aveva sempre sognato di viaggiare per il mondo e di scrivere per vivere, poi, da qualche parte lungo la strada, i suoi sogni erano finiti nel dimenticatoio o quasi.

Nei successivi tre anni Kim e suo marito hanno messo da parte ogni centesimo e iniziato a vendere tutte le loro cose, decisi a viaggiare per il mondo.

“C’è stato sicuramente un punto in cui ci siamo chiesti cosa stavamo facendo, se non avessimo entrambi completamente perso la testa” ha detto Kim ” ma sono contenta della scelta che abbiamo fatto! La vita è un’avventura ora, e credo veramente che se troviamo il coraggio di fare le cose che ci fanno sentire più vivi, facciamo non solo un favore a noi stessi, ma anche al resto del mondo.”

Oggi, Kim e suo marito viaggiano a tempo pieno per il mondo e Kim ha trasformato il suo amore per la scrittura in una carriera. Insieme hanno scalato le montagne più alte del Nepal e sono scesi nei canyon più profondi del Perù. Kim, da sola, ha attraversato tutta la Spagna e guidato un risciò per 3.000 chilometri da un capo all’altro dell’India. Oggi vive quella vita che prima aveva osato solo sognare.

Kate Hall: quando hai solo bisogno di cambiare vita

Un momento prima Kate Hall era al telefono con il suo fidanzato dicendogli che non avevano soldi per la cena e un attimo dopo si è ritrovata a dirgli che avrebbe lasciato il Regno Unito, perché il suo cuore le diceva di farlo. Stava pensando a sé stessa e che la vita non dovrebbe essere così difficile.

Dopo due anni Kate non rimpiange nulla: ha superato una depressione durata 5 anni, si è inventata un lavoro autonomo e ha girato il mondo. Ha camminato nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, trascorso sei mesi in Grecia, festeggiato sotto la Torre Eiffel, e presto si sposerà a Francoforte, in Germania.

A chi le chiede dei suoi viaggi, Kate dice: “A volte, è necessario avere fede, quella fiducia cieca e carica di speranza che ci porta a seguire il nostro cuore”.

Recensioni online: quanto conta il giudizio degli altri?

Che il nostro processo di acquisto sia cambiato negli ultimi anni e che il ruolo della pubblicità tradizionale sia stato ridimensionato è un fatto chiaro a chiunque oggi si occupi di marketing. L’endorsment del vip ha ancora la sua importanza, specialmente per qualche segmento di mercato, ma altri elementi hanno iniziato ad essere fondamentali.

A un ninja come te, che si muove tra social media e innovazione con disinvoltura, è superfluo dire che l’opinione degli altri consumatori, i loro consigli e le loro valutazioni sono oggi un driver fondamentale per le nostre scelte. Da questo punto di vista, le recensioni online sono sicuramente lo strumento chiave che un buon marketer deve tenere sotto controllo per garantire il successo del proprio prodotto.

Ecco quindi qualche elemento da tenere in considerazione e alcuni esempi di prodotti e servizi da cui imparare quando si parla di recensioni.

Prodotti diversi, driver diversi

Certamente importanti per qualunque tipo di prodotto, le review influenzano i clienti in maniera diversa a seconda della categoria merceologica. In uno studio accademico, Jimenez e Mendoza hanno distinto tra prodotti “di ricerca”, ovvero prodotti che possono essere descritti oggettivamente, e prodotti di “esperienza”, per cui una valuzione oggettiva risulta molto difficile.

Gli autori hanno dimostrato che se per i primi la credibilità della recensione e il suo impatto sulle intenzioni di acquisto è legato al grado di dettaglio della review stessa, per i secondi conta invece molto il grado di accordo tra differenti review e il numero di recensioni che vanno nella stessa direzione.

Attento dunque a capire in quale categoria ricade il tuo prodotto per sfruttare al meglio i vantaggi ed evitare le insidie che nascondono le recensioni

Pro e Contro

Tra gli aspetti positivi del sistema di recensioni, impossibile non citare la maggior importanza attribuita alla qualità. Se prima un grande player avrebbe potuto cammuffare le proprie lacune giocando sulla sua posizione di forza, oggi le review rendono questa pratica molto più difficile. Questo significa, inoltre, che attori più piccoli possano avere successo in maniera più veloce e facile scavalcando più agevolmente le barriere all’entrata. Citofonare al signor Porter per maggiori dettagli.

Non è tutto oro quello che luccica. Anche le recensioni hanno i loro aspetti negativi. Non è raro, ad esempio, incorrere in review false e in faide tra concorrenti. Non ultimo il recente caso di un ristorante falso finito al primo posto su Tripadvisor, che ha fatto riflettere sull’attendibilità del portale stesso.

Un altro aspetto controverso è la motivazione che spinge gli utenti a scrivere una review. Molto spesso, infatti, il cliente scrive una recensione solo in caso di esperienze molto positive o molto negative. Pensaci, hai mai scritto una review su un ristorante senza infamia e senza lode?
Questa tendenza porta ad avere, molto spesso, un database di review polarizzato, da cui è difficile capire il vero valore dell’offerta, soprattutto parlando di prodotti “esperienziali” come ristoranti, alberghi, etc.

Non è un caso che siano proprio quei business capaci di incentivare la review dopo ogni esperienza ad avere beneficiato maggiormente di questo sistema. Vediamo insieme qualche esempio.

#1 Amazon

Il retailer online più grande del mondo ha fondato parte del successo sulla ricchezza di recensioni presenti sul proprio portale, capaci (soprattutto qualche anno fa) di abbattere quella barriera psicologica che, specie in Italia, ha creato qualche problema al commercio online.

Una classifica dei recensori, la possibilità di filtrare per valutazione e un algoritmo di ricerca che tiene conto delle review sono gli elementi cardine del sistema Amazon.

Spesso le review riguardano sia le caratteristiche dei prodotti venduti che i tempi e le modalità di consegna. Quest’ultima parte, in particolare, molto rilevante quando si acquistano prodotti dal marketplace non direttamente gestito da Amazon

#2 Uber

Il servizio di trasporto che tanto sta facendo discutere è solo uno degli esempi di startup di successo che utilizzano in maniera strategica il servizio di recensioni. Per chi non avesse ancora avuto il piacere di salire su una black car, al termine della corsa l’app richiede di valutare il guidatore, mettendo poi a disposizione degli altri clienti le recensioni in modo che questi possano rifiutare passaggi da guidatori poco professionali o spericolati.

Il sistema di recensioni è utile, in particolare, a tutte quelle startup che si configurano come marketplace e che quindi svolgono l’unico compito di mettere in contatto domanda e offerta sul proprio portale o applicazione. In questi casi, poichè la prestazione finale (la guida nel caso di Uber), e quindi la soddisfazione finale del cliente, non sono direttamente dipendenti dal portale stesso, è fondamentale offrire un sistema di rating per facilitare la scelta tra tutti i prestatori di servizio presenti e orientare i clienti finali sui soggetti che meglio rispondono alle loro esigenze

#3 Carglass

Anche un servizio di riparazione vetro beneficia delle review dei propri clienti. Grazie al servizio di recensione, ogni cliente è invitato a valutare la propria esperienza e condividerla con gli utenti.

Molto utile, in questo caso, oltre alla valutazione del servizio stesso, la valutazione e il racconto della propria esperienza con l’assicurazione. Gli utenti possono quindi capire se l’assicuratore coprirà la sostituzione del vetro o se, al contrario, altri utenti hanno avuto problemi burocratici con la pratica.

Insomma, se sei convinto di offrire un prodotto di qualità e di soddisfare appieno i tuoi clienti, è il momento di implementare un sistema di review per dare una svolta al tuo business!

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