Siri, Google Now e Cortana: la battaglia della Conoscenza

Andrea Pitturru

Digital Marketing and Communication @Magneti Marelli

Photocredits: digitaltrends.com

Ninjas, sicuramente conoscete Siri, Google Now e Cortana. Ma voi utilizzate spesso l’assistente vocale dello  smartphone? Siete soddisfatti per la sua capacità di fornire risposte dirette (possibilmente valide) alle vostre richieste?

A quest’ultima domanda ha provato a rispondere, tramite una approfondita ricerca, l’agenzia online Stone Temple. La “battaglia della conoscenza”, con Google Now, Siri e Cortana protagonisti, era volta a verificare quanto i tre prodotti fossero in grado di analizzare, sviluppare e rispondere a domande in maniera avanzata, utilizzando la base di conoscenza insita nel database di ricerca a cui attingono.

Inutile dire che il risultato è estremamente interessante, per vari motivi. Andiamo ad approfondirli insieme!

I tre protagonisti: Siri, Google Now e Cortana

Gli assistenti vocali sono nati, in chiave moderna, circa tre anni fa: era Ottobre 2011 quando, durante il keynote di lancio di  di iPhone 4S, Apple svelava Siri, l’assistente vocale che avrebbe dovuto rappresentare una forte innovazione nel mondo della ricerca vocale tramite smartphone. Quasi due anni dopo, anche Google ha integrato un suo prodotto di ricerca vocale all’interno della sua app, Google Now.

La grande differenza tra i due prodotti è l’interazione con l’utente: Siri infatti si preoccupa di instaurare un rapporto quasi personale, sistemando l’agenda e gli appuntamenti, trovando il ristorante più vicino o rispondendo il più realisticamente possibile (anche con battute) alle domande che gli vengono poste. Google Now adotta un approccio molto diverso, apparentemente più freddo, analitico e focalizzato sull’utilità, indicizzando continuamente informazioni rilevanti per l’utente ed accompagnandolo durante la giornata: sono frequenti infatti notifiche sulla propria squadra del cuore, sullo status del proprio volo o il luogo dove si è parcheggiata la propria vettura. Inoltre è richiamabile in qualunque momento con la frase “ok Google”, diversa da “Hey Siri” che è stato introdotto solo con iOS 8 ed è attivabile solo con l’iDevice in carica.

E poi c’è Cortana, l’assistente vocale di Microsoft presente su Windows Phone a partire dalla versione 8.1 (attualmente in versione beta). Cortana, che prende il nome da un personaggio di Halo, è sicuramente l’assistente vocale più giovane e meno conosciuto dei tre, ma è molto interessante per la sua architettura software, disegnata per avere un assistente con “un’anima”. Cortana infatti, al momento della configurazione, va addirittura a richiedere informazioni personali per migliorare l’identificazione dell’utente ed essere un assistente quasi su misura. Un passo avanti, in questo senso, rispetto a Siri.

Cortana: un assistente letteralmente su misura!

La gara: and the Winner Is…

Lo studio, che è andato a ricercare la capacità da parte dei tre assistenti di fornire risposte dirette alle domande proposte, è stato disegnato per essere una gara fra i database che costituiscono, appunto, la base per l’intelligenza artificiale dei tre contendenti. Non è quindi stata una gara di funzionamento o di features dei tre assistenti.

Su 3086 domande, l’assistente capace di fornire il maggior numero di risposte è stato… Google Now!

I dati però dovrebbero fare riflettere: Google Now ha risposto infatti correttamente (solamente) al 58% delle domande. Siri ha fornito il 29% delle risposte, mentre Cortana solo il 20% (ma, ricordiamolo, è l’unico dei tre in versione beta).

Credits: sstonetemple.com

Per risposta si intende la percentuale di domande alle quali è stata data una risposta diretta, senza elencare dei link oppure rimandare ad altri risultati di ricerca. Un esempio può essere quello mostrato qui sotto.

Inoltre, rispetto alle domande alle quali è stata data una risposta ritenuta valida, Google Now si posiziona al primo posto anche per il tipo di risposta considerabile come corretta. Molto meno valide le risposte dirette date da Siri e Cortana.

Credits: stonetemple.com

Insomma, da questi dati si può aprire una riflessione importante: la gestione delle informazioni da parte dell’azienda di Mountain View è molto superiore a quella della concorrenza. Google sta infatti espandendo il proprio database in maniera continua, probabilmente anche per via del misterioso Knowledge Vault (comparso questa estate e dichiarato “non compreso pienamente dalla stampa” da parte di Google stessa), la cui verifica era il fine ultimo di questa indagine. La base di informazioni, le query di risposta e l’algoritmo presenti nel servizio di Google sono sicuramente un passo avanti rispetto alla concorrenza, e la velocità con la quale Google si sta muovendo in questo settore è impressionante per la sua rapidità ed efficienza.

Di fronte a questi dati però, emerge veramente il valore degli assistenti vocali? Sono utili nella vita di tutti giorni e vengono percepiti come importanti dagli utenti? Sicuramente, specie su quest’ultimo aspetto, c’è ancora molto da lavorare, anche perchè la loro intelligenza artificiale non è ancora a livello delle aspettative.

Personalmente, utilizzo sia Siri che Google Now, ma molto spesso non riesco ad avviarli al momento giusto (specialmente Siri, che richiede sempre una connessione per funzionare e in mobilità non è sempre facile averla) oppure preferisco digitare le ricerche manualmente sullo smartphone. Voi invece?

Nel frattempo, se volete approfondire l’argomento, oltre alle fonti indicate qui sotto trovate l’infografica completa dello studio in esame, direttamente da stonetemple.com

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