Sedotti e imbrogliati da Game of Thrones

#GoT

Ancora in pochi leggerebbero le tre lettere qui sopra, intendendole come il rafforzativo del verbo avere della lingua inglese.

Per la quasi totalità del mondo, GoT sta per Game of Thrones, la serie fantasy del canale via cavo HBO che ha fatto impazzire milioni di amanti di serie TV- e non solo – in tutto il mondo, registrando ascolti record con più di 6 milioni di spettatori a episodio!

Perché ne parliamo qui?

Ovviamente perché siamo super fan della trasposizione dei romanzi Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, ma non solo.

Quei geniacci dei produttori della serie, in collaborazione con l’agenzia Elastic, si sono inventati un modo originale e allo stesso tempo diabolico per colmare la lunga pausa di un anno che ha separato la fine della quarta stagione dall’inizio della quinta, che si svelerà in tutta la sua magnificenza il 12 aprile prossimo.

Lo scorso dicembre su Twitter è comparso un messaggio misterioso che invitava i fan della serie a registrarsi sul sito ThreeEyedRaven.com.

Nelle prime 24 ore, limite di tempo imposto da Elastic, oltre 1 milione e 300 mila appassionati si sono registrati senza aver la minima idea di cosa avrebbero potuto trovare.

Tutti speravano, ovviamente, nel trailer della nuova stagione o in qualche scena tagliata della quarta, o ancora in qualche contenuto piccante riservato solo ai fan più accaniti.

Quello che hanno trovato però, ha lasciato l’amaro in bocca a molti.

Prendendo spunto da Snapchat – e quindi, alla fonte, dai mitici messaggi che si auto distruggevano di Mission Impossible – i creativi dietro la serie TV hanno creato e inviato a ciascun utente iscritto al sito un SMS contenente una serie di immagini di GoT, che dopo la prima visione si sono cancellate.

Le immagini scaricate erano prese da episodi già visti, con una bassissima aggiunta di scene nuove (e per nulla memorabili).

Inoltre, ogni utente ha ricevuto – così si dice, ma ci permettiamo di metterlo in dubbio – immagini diverse da quelle degli altri amanti della saga, creando così molta discussione nei giorni successivi a questa iniziativa.

Interrogata dai fan su questa strategia al South by Southwest (SXSW) in Austin – Texas, Melissa Eccles, Direttore Creativo di Elastic, ha ammesso tranquillamente

“Vi abbiamo semplicemente manipolato. Ed è anche stato divertente! Ho un che di meschino dentro di me. Non posso farci niente.”

E ancora, come riporta Mashable:

“Vi abbiamo tolto l’unica cosa che volevate, la possibilità cioè di guardare di nuovo. Difficilmente abbiamo l’occasione di fare arrabbiare così tanto il nostro pubblico. Sapevamo che vi sareste incavolati parecchio, ma la rabbia era la cosa migliore in cui potessimo sperare. Eravate arrabbiati; siete stati manipolati; volevate che accadesse di nuovo.”

E infatti anche al secondo lancio di esca, tantissimi fedeli si sono lasciati agganciare, questa volta però avendo imparato la lezione precedente ed essendosi preparati a registrare il video, prima di dare play.

Anche il secondo rilascio di video non ha saziato la curiosità degli utenti, ma ha contribuito a far crescere ancora di più la discussione.

Il premio vero e proprio è arrivato in terza battuta, con i primi trailer ufficiali della stagione numero 5.


Interrogato su questa operazione, Jim Marsh, il proprietario di HBO, ha risposto:

“La gente ha manifestato molto odio, ma ciò significa che ama ancora di più lo show!”

Si può dire che questo sia il futuro del marketing?

Anche in Italia, qualche settimana fa, Alta Infedeltà, una nuova trasmissione TV in onda su Real Time ha cercato di ingannare i lettori del Corriere della Sera con la pubblicazione di due lettere, una del tradito e una della traditrice (riuscendo però a far cascare nel tranello solo i più sprovveduti).

Dobbiamo aspettarci di essere sempre presi in giro e, quindi, non credere più a nulla di ciò che vediamo?

Difficile a dirsi… di certo vale sempre la regola che sta dietro a tutte le forme di intrattenimento e che è la linea guida del film The Prestige e di tutto il cinema di Christopher Nolan: la gente vuole essere ingannata.

Digital Marketing ROI: e se non riguardasse solo il marketing?

digital marketing ROI Davide Zane

Davide Zane è un consulente di marketing, che si occupa di marketing e comunicazione da 16 anni. Ha affiancato aziende come Fastweb, Edison e Caterpillar nei loro progetti di crescita. Ha conseguito un Executive MBA alla SDA Bocconi nel 2011.

Oggi, come consulente, aiuta le aziende a chiarire e realizzare la propria strategia e a stimare il ROI delle attività di marketing. Collabora con il team di professionisti e di docenti di Target Research per il modello di “Full Market Mix Modeling” di cui parla nel post.

Segni particolari: è un runner appassionato.

digital marketing ROI

ROI: è ora di mettere il puntino sulla “i”

Diciamolo. Forse si tratta della domanda più ricorrente che un cliente ti possa rivolgere: “E io che cosa ci guadagno?”. Oggi, come non mai, si sta veramente attenti al portafogli. Le prime risorse ad essere tagliate sono proprio quelle del marketing, perché ancora si fa fatica, soprattutto nell’ambito di quello digitale a comprenderne l’impatto generato in termini economici. E pensare che quello online, proprio perché digitale, è facilmente misurabile. Da qui nasce l’esigenza e la curiosità di saperne di più, ecco perché abbiamo coinvolto un esperto, che ci dedicasse un po’ del suo tempo, per per raccontarci che cosa significhi davvero calcolare il ROI delle attività di marketing, tutte. Digital comprese.

La parola a un professionista del mestiere: Davide Zane

Il ritorno sugli investimenti di marketing è sempre più un tema caldo all’interno delle aziende di ogni dimensione, sia per la costante attenzione alle spese sia per l’apparente semplicità di misurazione delle attività digital. Proprio queste ultime, infatti, stanno finalmente trasferendo l’idea che il marketing si valuta dalla sua capacità di attrarre nuovi clienti e far crescere quelli attuali. Sì, insomma, vendere.
Questa realtà non sempre è accettata da noi professionisti del settore, in genere pronti a sostenere che “l’efficacia delle campagne non è semplice da misurare”, “e poi vuoi mettere il brand”?

La mia convinzione è che tutto si possa misurare, l’importante è intendersi prima su cosa e come si misura. La domanda che l’azienda oggi deve farsi, quindi, è: qual è l’impatto delle mie attività di marketing sulle performance commerciali? Le metodologie per rispondere sono tante, ma una in particolari modo, mi sembra quella più completa: la “Full Market Mix Modeling”.

digital marketing ROI

Il Full Market Mix Modeling: un approccio concreto

In sostanza, l’approccio mostra l’impatto di diverse leve a disposizione dell’azienda (non solo necessariamente di marketing) sui risultati commerciali utilizzando tecniche statistiche come l’analisi di correlazione e di regressione che spiegano quali variabili hanno effetto su altre evidenziandone il rapporto di causa/effetto. Il punto veramente qualificante dell’approccio è il passaggio da una logica di “backcasting” (ad esempio analizzo l’attività passata) verso una visione di “forecasting” (ad esempio cosa posso prevedere per una futura campagna?).

Facciamo un esempio. Un’azienda, che produce e vende direttamente macchinari per l’agricoltura, deve introdurre sul mercato un nuovo trattore, un modello che da solo potrebbe generare il 60% di tutti i volumi. Decide quindi di costruire una campagna importante basata su diverse attività che accompagneranno il lancio per un periodo di sei mesi:

  • Un piano sulle tv locali per generare interesse sul prodotto e spingere il target alle filiali regionali
  • Un minisito con un virtual tour del prodotto con l’obiettivo di attivare lead da trasferire alla forza vendita
  • Un piano di DEM a diversi target per stimolare il traffico sul minisito
  • Una campagna con parole chiave e retargeting per sostenere il minisito
  • Un concorso Facebook per invitare gli operatori alla prova
  • Un’attività di telemarketing outbound per qualificare i clienti potenziali e proporre la prova del trattore
  • Un calendario di porte aperte delle diverse filiali per presentare e far provare il prodotto
  • La partecipazione a due delle maggiori fiere di settore
  • Un piano promozionale che regala la manutenzione per i primi tre anni a chi acquista il trattore durante la fase di lancio

digital marketing roi bilancia

Quali sono le attività di marketing che mi fanno vendere?

Dato che queste attività sono tante e contemporanee, la misurazione del ROI rischia di essere un compito arduo. Quali sono le attività veramente importanti? Qual è l’impatto della tv sulla decisione del cliente potenziale di contattare le filiali? Si può fare a meno delle fiere? Regalare la manutenzione è uno sforzo eccessivo?

L’approccio di “Full Market Mix Modeling” cerca di dare una risposta proprio all’esigenza di comprendere quali attività generano davvero vendite, guidando alla configurazione di future campagne ottimizzate. Cosa fa, dunque, in questo caso il modello statistico?

  • Evidenzia le attività che più di altre hanno un impatto sulle performance commerciali e, viceversa, esclude quelle inutili. Il che, per esempio, permetterebbe di eliminare la campagna tv, costosa ed inefficace nel generare risultati.
  • Amplia il perimetro di analisi a tutte le leve a disposizione dell’azienda. Ad esempio, comprende se il posizionamento di prezzo del trattore è coerente e qual è il suo impatto sui risultati di vendita. O evidenzia se la focalizzazione della forza vendita è di successo.
  • Fa previsioni. Dovendo ripianificare una campagna simile nel futuro, l’azienda ha a disposizione uno strumento che consente di simulare l’attivazione di diverse leve e di stimarne l’impatto sulle vendite. Programmando, quindi, in anticipo budget e strumenti.

Grazie a questa visione sistemica, una futura campagna potrebbe sia concentrarsi sulle attività veramente indispensabili (ad esempio: minisito e altre azioni digital, porte aperte e piano promozione “manutenzione gratuita per 3 anni”), eliminando tutte le altre, sia misurare in modo accurato quante vendite porta ogni euro speso nei singoli strumenti.

Questo approccio al ROI del marketing è, quindi, molto completo e, basandosi su software di data mining sofisticati, può anche essere visualizzato in una semplice dashboard che consente di configurare future campagne, stimando in anticipo l‘output atteso.

Et voilà, il ROI è servito.

Metti in pratica la tua creatività con Bruno Bertelli al Digital Content Lab

corso copywriter milano

Pensa alle più creative campagne di marketing degli ultimi anni. Quali ti vengono in mente? In questo momento nella tua testa staranno scorrendo decine di annunci stampa, spot, iniziative online di brand global che sono entrati nella storia dell’advertising.

Tra queste ci saranno anche le campagne, premiate da molti festival internazionali e ormai entrate nella memoria di tutti noi wannabe mad men di Heineken: “Auditorium”, “The Candidate“, “Sunrise”.

Sai cosa hanno in comune questi straordinari esempi di creatività? Dietro c’era lo zampino di Bruno Bertelli, Creative Director di JWT e poi Executive Creative Director di Publicis Italia. Un pilastro dell’advertising italiano, insomma.

E se ti dicessi che puoi conoscerlo? E che addirittura puoi passare 16 ore spalla a spalla con lui per carpire i segreti del Web Copywriting e del Visual Storytelling?

Il 10 e l’11 aprile a Milano, Ninja Academy organizza il Digital Content Lab, il percorso premium in aula che nasce per farti mettere immediatamente in pratica delle nozioni che altrimenti resterebbero solo teoriche. Esercitazioni, simulazioni e project work da inserire direttamente nel tuo CV per arricchire le tue competenze.

Iscriviti entro il 31 marzo per approfittare dello sconto early booking

Il Digital Content Lab è un percorso premium opzionale che può essere intrapreso in congiunzione al Corso Online in Content Marketing oppure singolarmente, lasciando ai partecipanti la possibilità di scegliere se unire la teoria alla pratica.

Il prezzo in Early Booking del Ninja Lab – entro il 31 marzo – è di 699€. Per le iscrizioni successive al 31 marzo il prezzo è di 899 €.  L’acquisto congiunto di corso e Lab comporta uno sconto sull’esperienza complessiva di apprendimento.

Qual è il programma delle esercitazioni?

Il corso prevede dei focus sul web copywriting e sul visual storytelling, con poca teoria per lasciare ampio spazio a case study ed esercitazioni, permettendo ai partecipanti di migliorare la propria padronanza sulle tecniche creative di scrittura e narrazione visiva per gli strumenti digitali: l’aula sarà popolata da carta e penne ma anche da tablet, email e social media!

corso web copywriting

Day 1

Il primo giorno cominceremo con un focus sulla scrittura creativa e impareremo come raccontare una storia – magari ispirandoci ai film hollywoodiani 😉 – e come costruire i personaggi e la narrazione. Testeremo le nostre competenze con l’esercitazione Comedic: come scriveresti 10 cartelli per gli homeless? Quanto si può essere persuasivi grazie allo humor?
Ci dedicheremo, poi, al web copywriting: Bruno ci spiegherà cosa comporta scrivere per il web e come ideare contenuti engaging. Seguiranno le esercitazioni in web copywriting, instant advertising e marketing conversazionale.

Dopo aver imparato i segreti della scrittura possiamo passare al visual storytelling, imparando dai più interessanti case study italiani e internazionali.

corso in web copywriting

Day 2

Il secondo giorno sarà interamente dedicato a esercitazioni e case study sull’uso dei canali Digital: ti chiederemo di mostrare le tue doti creative e declinarle sui diversi canali (Facebook, Twitter, YouTube, Vine…). Chiuderemo con un’esercitazione di gruppo su una campagna integrata e sulla presentazione in team del project work da parte dei partecipanti.

corso content marketing

Ricapitoliamo

Al Digital Content Lab potrai mettere alla prova le tue doti creative e sottoporre le tue idee ad un pilastro dell’advertising italiano. Non sei curioso di avere il feedback di Bruno Bertelli sulle tue skill?

Iscriviti subito, approfitta dell’early booking. Are you still with us? 😉

Ninja Social Oroscopo dal 26 marzo al 1 aprile

Questa settimana tutti i segni che non siano i tre segni di Fuoco si domanderanno se questi tre non siano dotati di super poteri! E se siete tra questi svelate il segreto!!!

Il Leone andrà così veloce che rischia di non essere raggiunto da nessuno, meglio condividere una buona idea prima di pensare ad eventuali applicazioni su Apple Watch! Ariete ugualmente in vetta, ma occirrerà tenere a bada l’arroganza e il Sagittario finalmente tira un sospiro di sollievo e si sente l’unico vero copywriter della propria vita.

Se Cecilia Azcarate dovesse paragonare il Toro a un’antica opera d’arte ora probabilmente  lo accosterebbe a un esponente romantico,perché  Venere addolcirà decisamente il suo carattere rude, mentre per la Vergine torna la voglia di fare pace con il partner dopo un periodo di litigi.

Il Capricorno tenderà a fare il CEO anche nella vita privata qui si occhio a disobbedirgli, l’Acquario invece continuerà serenamente a farsi i fatti suoi ma cercherà alla fine sempre l’appoggio di cari ed amici (toglietegli il tasto di chiamata da whatsapp se gli amici siete voi!). I Gemelli vorranno le coccole del partner e sapranno conquistarsele, la Bilancia non riesce a trovare una sosta dagli impegni ma alla fine arriverà il tanto atteso successo!

Lo Scorpione vincerebbe il premio per la pubblicità migliore di  se stesso se esistesse un festival ad hoc come per il comune advertising, ma anche i Pesci non scherzano questa settimana e riuscirebbero persino a usare come tornaconto l’eclissi di sole!

E il Cancro?? Se non vi pizzicherà con le chele sarà tutto da baciare!

Have a nice astro social week!

 

Quanti errori fai nelle tue campagne online? Scoprilo con il free webinar Ninja Academy

performance marketing

La ricetta della tua visibilità online è più preziosa della formula segreta della Coca Cola: sai bene che la giusta dose di ogni ingrediente renderà la tua comunicazione esplosiva.

Ma, dopo aver lavorato sodo per riuscire a produrre ottimi contenuti per soddisfare i raffinati palati dei tuoi seguaci e dopo aver ottimizzato l’ottimizzabile per rendere il tuo messaggio digeribile per pinguini, panda, colibrì e bot di vario tipo, i numeri restano bassi e le conversioni non arrivano.

Anche il tesoretto che avevi destinato a pubblicizzare il tuo messaggio è sfumato senza profitto e ora il tuo capo vuole il tuo scalpo.

Se non riesci a comprendere dov’è l’errore, ti consigliamo di seguire il webinar gratuito della Ninja Academy “Gli errori che affondano le tue campagne online e che non sai di commettere“, il 1° aprile dalle 13 alle 14.

corso online performance marketing

I docenti della Ninja Academy Gianpaolo Lorusso, Matteo Polli e Luca La Mesa ci aiuteranno a scoprire come migliorare le performance delle campagne online.

Per partecipare gratuitamente al webinar che si terrà mercoledì 1° aprile dalle 13 alle 14, clicca qui ed iscriviti! Se poi non dovessi riuscire a seguire il seminario in diretta, puoi rivederlo ogni volta che vuoi nella tua area riservata sul sito dell’Academy.

I relatori ci guideranno in un percorso di analisi per comprendere come poter gestire in maniera ottimale il budget per l’online advertising su Google, Facebook e Twitter, raggiungendo e coinvolgendo il giusto target.

Se poi l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più su come il Performance Marketing può aiutarti ad accrescere il tuo ROI, iscriviti al Corso Online  in Performance Marketing della Ninja Academy approfittando della tariffa early booking fino al 21 aprile 2015.

Ricapitoliamo:

FREE WEBINAR Corso Online in Performance Marketing
con Gianpaolo Lorusso, Matteo Polli e Luca La Mesa
Mercoledì 1° aprile, dalle ore 13 alle 14

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR

E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA

The Gunn Report: ecco i premi più ambiti dell'advertising

Il mondo dell’advertising fa ormai parte della cultura popolare. Spot virali, pubblicità su siti e riviste sempre più curate e provocatorie, tweet di brand che c0mmentano con ironia eventi di cronaca. Dall’avvento del web il mondo dell’adv ha smesso di essere pietanza elitaria per palati fini di addetti ai lavori e ha cominciato ad essere vero e proprio contenuto di intrattenimento.

Un fenomeno, quello dell’advertising, che ha trovato la massima celebrazione in numerosi festival internazionali, ideati proprio per premiare innovazione e creatività al servizio dei brand.

Ogni anno, agenzie creative di tutto il mondo salgono e scendono dai palchi di Cannes, New York e Londra con decine di statuette che ne attestano l’eccellenza. Ma esiste un solo titolo che celebra la definitiva ascesa all’Olimpo dell’advertising: il premio del Gunn Report

Il Gunn Report è per molti la vera e propria bibbia dell’advertising. Nato nel 1999 dalla mente visionaria di Donald Gunn, vecchia volpe del mondo pubblicitario, il Report annuale fornisce un servizio unico nel suo genere. Combina tra di loro i vincitori dei 45 maggiori festival internazionali dell’adv e stila una classifica dell’eccellenza che valuta così non solo i premi di prima fascia ma anche le rassegne locali e meno conosciute. Quali siano questi 45 premi non è mai stato svelato, ma questo non fa altro che aumentare la mitologia di quello che a tutti gli effetti è oggi il massimo alloro di chi fa pubblicità.

Abbiamo dato una sbirciatina ai vincitori di quest’anno, e vogliamo condividere con voi i risultati di uno degli anni più entusiasmanti per originalità, innovazione e creatività.

Per non rovinarvi la sorpresa, vi anticipiamo solo  alcuni dei premi assegnati quest’anno, invitandovi a collegarvi al sito ufficiale e a registrarvi per scoprire tutti gli altri vincitori e le nominations.

Ecco quindi  i vincitori delle categorie video, stampa, digital ad e alcuni dei migliori spot su più categorie.

Best Commercial: Volvo Trucks – the Epic Split

La spaccata di Jean Claude Van Damme ideata dagli svedesi Forsman & Bodenfors per Volvo ha impiegato davvero poco a diventare icona pop. Meme e video parodie ormai si sprecano, anche se la risposta più a tono gli è stata data dal suo (falso) competitor nel mercato dei calci volanti: Chuck Norris.

LEGGI ANCHE: Cannes Lions 2014: i vincitori dei Gran Prix

Best Print: Fiat – Don’t text and drive

La sede brasiliana di Leo Burnett è stata premiata per questa campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza alla guida. La sua efficacia sta nella sua immediatezza e semplicità, ma la declinazione in tutti i caratteri tipografici è stata il plus vincente che ha garantito la viralità del messaggio.

Best Digital Ad: Honda Internavi – Sound of Honda Ayrton Senna

La Dentsu Inc di Tokio ha riportato in vita per un giro di pista il campione di Formula 1 Ayrton Senna. Grazie a complesse apparecchiature di scrittura del suono ha ricreato esattamente il rombo della sua Honda al Gran Premio del Giappone del 1989 e ha riproposto un giro di pista al pubblico attonito.

Best Alcoholic drinks ad: Andes Beer – Hurricane Martha

Perchè gli uragani più devastanti hanno nomi di donne? La divisione argentina di Saatchi & Saatchi offre una sua lettura dell’argomento.

Best Home Maintenance & Supplies ad: Pedigree – We have to talk

In Messico la BBDO lancia una campagna di sensibilizzazione per Pedigree in maniera originale e molto sentimentale.

Best Toiletries & Cosmetics ad: Axe – La donna

Croce e delizia di noi maschietti, l’imprevedibilità delle donne è protagonista di questo divertente spot argentino prodotto dall’agenzia Ponce.

Best Medicines & Pharmacy ad: Always – #LikeAGirl

Chiedere di fare quacosa “come la farebbe una donna” rappresenta un insulto? Questo il concept da cui parte la campagna Leo Burnett Canada per Always.

I premi assegnati sono moltissimi ma per il momento ci fermiamo qui. Chiudiamo però con un piccolo vademecum suggerito dagli autori del Report, che racchiude in pochi punti il segreto del successo delle campagne dello scorso anno.

Vuoi costruire una campagna di successo?

  • Sii audace, innovativo, e genera contenuto che interessi davvero il tuo target
  • Falli ridere
  • Falli piangere
  • Usa posti inaspettati come media per diffondere il messaggio
  • Diffondi il tuo messaggio su più media

Volete saperne di più? Collegatevi a www.gunnreport.com. Aspettiamo le vostre impressioni e i vostri commenti!

Ecco perché devi assumere un copywriter

Assumere un copywriter? Un’ottima idea per qualsiasi tipo di business, dalla startup alla grande azienda passando per le piccole medie imprese italiane.

Tutti, nessuna eccezione, meritano contenuti di qualità.

Peccato che apparentemente la categoria lavorativa più ricercata nel mondo web siano i cosiddetti smanettoni, i programmatori, chi produce contenuti testuali sì, ma in PHP.

Non sono solo i recruiter e i founder di startup ad avere la fissa per gli sviluppatori, e non solo in Italia, ma ovunque.

Scene epiche come quella di Steve Ballmer, ex CEO di Microsoft, ad un convegno mentre grida “developers, developers, developers” agitandosi come un pazzo, confermano quanto siano ruoli e professionalità più che fondamentali per la new economy.

Ma perché allora non dovrebbero esserlo anche i copywriter? Chi sceglie studi classici, legge per passione e scrive per professione.

Eppure content is King si dice, perchè non dovrebbe quindi essere il content editor ad essere il ruolo più ricercato nella nuova economia basata sulle interazioni social?

Gli sviluppatori sanno scrivere codice, ma al contenuto quindi chi ci pensa?

I grafici.

Prima della nascita dei social media manager esisteva una chiara distinzione tra art e copy nel gergo pubblicitario, per distinguere chi si occupava della parte grafico-creativa rispetto a chi si occupava dei contenuti.

LEGGI ANCHE: Art director Vs Copywriter: l’eterna battaglia a colpi di illustrazioni

Con l’avvento dei social network, le figure si sono sempre più sovrapposte, richiedendo ai giovani una formazione più ampia, multidisciplinare. In pratica da un lato una formazione classica per la parte di cervello che si occupa di contenuti, dall’altra una parte più progettuale per l’emisfero che si occupa del visual. Se poi si conosce anche un po’ di html, si sa scrivere un po’ di codice, magari qualche nozione SEO per essere nelle prime posizioni di Google search, tutti i recruiter sono più contenti.

La presunzione di saper fare o di voler unire diverse professionalità all’interno di un unico ruolo hanno portato tagli soprattutto nel mondo della scrittura, perché si pensa che sia più facile per un grafico o un web designer diventare anche copywriter piuttosto che il contrario.

Errare humanum est, ma rileggere sarebbe meglio

Io sono la prima a fare un sacco di errori nei miei articoli, a volte rileggendoli mi domando come sia possibile che nessuno si è accorto di tali fesserie, nemmeno il corretto automatico di WordPress.

Ma mi domando seriamente come sia possibile che, rendering e Verybello a parte,  capitino in luoghi pubblici cartelloni che pubblicizzano l’esposizione universale con errori talmente palesi che mi sembra evidente che anche la stessa EXPO2015 abbia bisogno di un buon copywriter.

Errori che costano cari ai brand, molto più cari che assumere un copywriter.

Assumere un copywriter per comunicare. Saper comunicare è un’esigenza delle aziende a prescindere dalle dimensioni. Comunicare con i propri clienti o utenti è faticoso, per non parlare della continua sfida per essere in prima posizione su Google, possibilmente gratis. Servono contenuti di qualità, serve assumere un copywriter.

Chiamatelo copy, chiamatelo editor, contributor, content editor, seo copywriter, blogger, chiamatelo come volete, ma chiamatelo, anzi assumetelo.

I 5 buoni motivi per assumere un copywriter

Vengono dall’America i cinque motivi per cui assumere un copywriter è sempre un’ottima idea. Motivazioni accompagnate da esempi di brand illustri come Apple e Nike.

A dire il vero l’articolo da cui nasce questa riflessione si riferisce principalmente al mondo startup. Ma se vale per una startup, vale anche per un’azienda, e ovviamente per un’agenzia pubblicitaria.

1. La storia dello Swoosh di Nike

Il copy del celeberrimo logo Nike è forse addirittura più famoso del logo Swoosh stesso. Se è vero che “great copy defines great brand” non possiamo che riferirci ad uno dei marchi più globali come ottimo esempio di importanza del copywriting. Fu infatti per caso che nacque il logo di Nike, quando una studentessa di graphic design incontrò Phil Knight, professore alla Portland University, che successivamente creò proprio l’azienda di sneakers più famosa al mondo.

2. Keep it simple

“Great copy inspires trust and set standards”. Il senso di questa seconda motivazione è che il contenuto che definisce un brand diventa in automatico una promessa per il consumatore, la storia che si vuole raccontare e soprattutto il beneficio che il cliente otterrà.

Dopo Nike, la storia del copy più diretto e semplice della storia è di un altro brand globale, il “it just works” di Apple.

3. Ottimi copy diventano carburante per il marketing

Un buon copy può diventare uno strumento essenziale per il marketing di un’azienda, una startup o un libero professionista per il proprio personal branding. Secondo le teorie lean di Steve Blank, facendo riferimento ad una startup o impresa innovativa, è importante considerare il marketing al pari dello sviluppo prodotto, e di conseguenza il copywriting.

4. If everybody looked the same we’d get tired of looking at each other

Una canzone dei Groove Armada per inneggiare la diversità.

I copy migliori sono quelli che si differenziano dagli altri. La prima volta in cui li leggiamo non ci ricordano quella vecchia pubblicità di qualche anno fa, ma ci stupiscono positivamente per la novità. Tornando ad Apple, o meglio a Steve Jobs e il suo “Think Different” si è rivelato un’arma più che vincente per il suo ritorno a Cupertino, distaccando completamente la Apple da tutti gli altri concorrenti.

5. Dopo il keep it simple, c’è anche il keep it fresh

Essere diversi ma obsoleti è inutile, a questo punto meglio essere una copia ma attuali, moderni e dirompenti, piuttosto che originali ma che nessuno comprende.

Novità e velocità sono tutto oggi, per questo si parla sempre di più di real time marketing. E tutti noi sappiamo quanto scrivere velocemente comporti tanti refusi nel testi, ma se si lavora con professionisti questo genere di problemi non si verificano nemmeno.

Il Digital Content Lab di Milano il 10 e 11 Aprile

Non c’è posto ed opportunità migliore per approfondire le conoscnze di copywrting e scrittura digitale, se non attraverso il più famoso copy d’Italia, il pluripremiato a Cannes Bruno Bertelli, docente del laboratorio di Ninja Academy, il digital content lab.

16 ore con il creativo più premiato d’Italia, per capire ancora meglio il ruolo del copywriter, ora content manager. Vi aspettiamo.

E invitiamo ogni azienda, agenzia o startup a riconsiderare l’importanza dei contenuti ed #assumereuncopy .

Non chiamatelo Real Time Marketing. L'eclissi secondo Oreo

L’eclissi del 20 marzo ha scatenato i social media manager di mezzo mondo e ci ha fatto divertire con le trovate dei brand più disparati. Ninjamarketing le ha raccolte in un intero album Facebook che mostra il meglio della creatività prodotta mentre il sole era nascosto dietro la luna.

Che cos’è il real time marketing?

Molti hanno parlato di queste iniziative definendole azioni di real time marketing: comunicazioni spontanee e non pianificate come reazione ad avvenimenti o discussioni online. Un esempio recente: la diatriba sul colore del vestito (bianco e oro o blu e nero, ricordate?), in cui si erano inseriti molti brand sfruttando la viralità della conversazione per instaurare un dialogo con gli utenti.

Ma quindi, le splendide reazioni all’eclissi sono un esempio di real time in marketing? In realtà, sembrerebbe proprio di no. Per la complessità e l’accuratezza con cui sono state pensate, la maggior parte delle campagne sembra studiata a tavolino. Una conferma lampante viene da Oreo, il brand di Mondelez che per l’occasione ha costruito una strategia davvero innovativa, complessa e studiata nei minimi dettagli.

La campagna di Oreo in Gran Bretagna

Grazie allo sfruttamento di diversi media, Oreo ha colto l’occasione per rimarcare i valori di marca su cui sta insistendo da tempo con la campagna Play with Oreo,che ha l’obiettivo di comunicare un brand capace di mettersi in gioco, con cui il consumatore si può divertire e sbizzarrire.

Il mezzo protagonista è stato la stampa. Il 20 marzo, nel Regno Unito, il quotidiano The Sun è stato completamente brandizzato Oreo.
La prima copertina translucida della storia è stata applicata al giornane, in modo che la prima pagina risultasse oscurata dall’advertising Oreo.

Oltre a questo, Oreo ha acquistato due pagine centrali per spiegare l’iniziativa.

Il giornale, durante la giornata dell’eclissi, è stato distruibuito attraverso 50.000 edicole e punti vendita. Oltre a questa presenza fisica capillare, Oreo ha “oscurato” nello stesso modo anche il sito di The Sun nei fatidici momenti dell’eclissi.

A Londra ed Edimburgo, poi, istallazioni outdoor hanno mostrato un’animazione in tempo reale, basata sui dati della Royal Astronomical Society per mostrare un’eclissi con protagonista il biscotto di Oreo.

La ripresa Social: #Oreoeclipse

Non poteva poi mancare la parte social. Grazie al lancio dell’hastag #Oreoeclipse, particolarmente utilizzato su Twitter, il brand ha creato attesa con un countdown fino al momento dell’eclissi, per poi raccogliere i momenti salienti dell’evento e il feedback degli utenti.

Un ottimo esempio dunque di integrazione di comunicazione online e offline per creare engagement e partecipazione tra gli utenti.

La risposta è stata assolutamente positiva, sia per quanto riguarda l’inziativa stampa che a livello più ampio: molti utenti infatti hanno simulato la propria eclissi personale giocando con Oreo.

L’obiettivo di comunicare un brand divertente è stato pienamente raggiunto e Oreo ha chiuso l’evento con una call to action mirata all’acquisto.

“Volevamo essere un brand ancor più iconico in Gran Bretagna. Mettendo il brand stesso, in maniera giocosa, al centro di un momento in cui tutta la nazione starà guardando nella stessa direzione rende l’idea perfettamente in linea con la nostra ambizione – dice Jonathan Holden, marketing manager di Oreo”

Niente real time marketing dunque per Oreo (e probabilmente nemmeno per gli altri brand in occasione dell’eclissi).
La costruzione di questa campagna è indubbiamente frutto di una pianificazione e di uno studio coordinato che non hanno nulla a che vedere con la reazione spontanea dei social media manager agli eventi e alle discussioni online.

Sicuramente, però, è stato un modo innovativo, originale e decisamente riuscito per comunicare i propri valori di marca sfruttando un evento eccezionale come l’eclissi solare.

Il video musicale girato durante l'eclissi solare [VIDEO]

eclissi solare

Gli Hamferð, doom metal band faroese, hanno girato il loro ultimo videoclip musicale durante una giornata molto speciale: le riprese di “Deyðir Varðar” sono state infatti effettuate sulla cima di una montagna situata nel villaggio di Kvívík, sulle isole Faroe, durante l’eclissi solare dello scorso venerdì 20 marzo.

Il gruppo ha deciso di sfruttare abilmente questo evento astronomico, infrequente e straordinario quanto mediaticamente superesposto. Tutti, ma proprio tutti, hanno parlato dell’eclissi della scorsa settimana. E in molti sono coloro che a distanza di giorni stanno cercando video e immagini che documentino questo fenomeno eccezionale e affascinante, venendo così a conoscenza dell’esistenza di questo video (che contiene riferimenti all’eclissi in tutte le sezioni paratestuali e ricercabili del filmato).

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La sceneggiatura è ridotta al minimo: allo spettatore è lasciata la possibilità di ammirare senza distrazioni l’eclissi che si completa sullo sfondo, mentre la scena diventa completamente buia e poi torna ad illuminarsi.

Le isole Faroe sono uno dei pochi luoghi della Terra dai quali è stato possibile osservare una eclissi totale e la band, originaria di questi luoghi, ha saputo abilmente sfruttare questa occorrenza. Un ulteriore esempio di come l’elaborazione di strategie di content marketing coinvolga sempre più anche il mercato musicale, per il quale YouTube è diventato uno dei mezzi di advertising più potenti.

Nonché un’altra significativa case history da aggiungere al lungo elenco di quei brand che si sono impegnati nel creare contenuti specifici per l’avvenimento per cavalcare l’onda social generatasi attorno all’eclissi (perché sì, oramai dovremmo averlo capito che non si è trattato -almeno nella maggior parte dei casi- di real time marketing 😉 ).

Di seguito trovate il video. Un solo accorgimento primo di guardarlo: trattasi di doom metal, di soli che si spengono ed emozioni non proprio allegre. Se siete un po’ abbacchiati e giù d’umore, beh, non potrete dire che non vi avevamo avvertito 😉

CEO per un mese, con Adecco il sogno si avvera

CEO per un mese, guida 32.000 dipendenti di Adecco Group

CEO per un mese, non è un bel sogno? No, è una bella, possibile realtà!

A molti sembra un sogno riuscire a trovare un lavoro adeguato, senza ambire necessariamente a posizioni manageriali e di così alto prestigio come la conduzione di una grande azienda.

Per questo Adecco ha concretamente messo in moto diverse iniziative per spingere i giovani ad investire nella propria employability, costruendo una offerta formativa strutturata per il 2015, inserita nel progetto #diamolavoroalleambizioni: migliaia di ore di formazione presso gli istituti scolastici superiori e tanti incontri nelle università della penisola per offrire agli studenti indicazioni concrete e pratiche per approcciarsi correttamente al mondo del lavoro.

CEO per un mese, il lavoro dei sogni

Se il lavoro dei sogni può sembrare un miraggio legato al sogno americano, l’opportunità che offre Adecco ci si avvicina e pure di tanto: CEO per un mese di una delle oltre 30 sedi Adecco nel mondo che hanno aderito all’iniziativa.

Perché? Semplice, lo ripetiamo spesso: l’apprendimento sul campo e la formazione in azienda basata sulle dinamiche che quotidianamente si sviluppano sul posto di lavoro, sono i modi più validi ed efficaci per individuare, promuovere e far crescere il talento, incanalandolo correttamente.

Federico Vione, CEO di Adecco Italia e supervisore di CEO per un mese in Italia

Imperdibile, dunque, l’occasione. Anche l’Italia sarà palcoscenico di CEOper un mese, questa specie di reality del lavoro: sarà possibile affiancare il team dirigenziale day by day, sotto la diretta supervisione del CEO italiano Federico Vione che, proprio su Ninja Marketing, ci ha parlato del corposo investimento di Adecco Italia per 10 milioni di euro in formazione, nel 2014, con il fine di colmare il gap tra competenze e le ricerche specifiche delle aziende.

A questo proposito ha detto: “È certamente peculiare che in un paese con un tasso di disoccupazione così elevato (siamo intorno al 12,6% secondo i dati disponibili), sia ancora presente il fenomeno della difficoltà di reperire sul mercato delle professionalità specializzate. Credo che questo sia comunque un fenomeno diffuso a livello europeo, dato che se guardiamo i dati a livello comunitario, esistono circa tre milioni di opportunità di lavoro che non trovano una risposta.

“[…] In particolare, sono oggi richiesti gli esperti in nano tecnologie, i programmatori in grado di integrare applicazioni per tecnologia mobile con i vari business tool, perché le aziende ricercano strumenti che le aiutino nella gestione del cliente e nella comprensione del mercato, gli architetti del software, gli sviluppatori e gli esperti del mobile, che è ancora un mercato in esplosione. È in crescita anche un’altra categoria di professionalità, legata agli ambiti dell’efficienza energetica e della responsabilità sociale dell’azienda, quindi quei lavoratori che si occupano di come riuscire a ottimizzare il dispendio energetico dell’azienda, rendendola maggiormente sostenibile. Il comparto del luxury e del fashion, sta ancora crescendo in maniera forte.

CEO per un mese, scarica l’app per partecipare

CEO per un mese, come provarci entro il 1 maggio 2015

Abbiamo parlato dell’opportunità unica di CEO per un mese. Bene, è probabilmente unica anche la modalità di iscrizione e partecipazione. Unica ma molto semplice: è sufficiente scaricare l’applicazione gratuita CEO for one month, disponibile per i sistemi operativi iOS e Android, inserire le informazioni necessarie relative al proprio percorso formativo ed alle esperienze pregresse maturate per inviare la propria candidatura.

Utilizzare una app per candidarsi ad una selezione è complicato? Direi proprio di no, ormai la selezione si fa sul web. Proprio Federico Vione, CEO italiano di Adecco, diceva nello scorso luglio: “In base alle ultime indagini che Adecco ha fatto su social recruiting e social reputation, il 70% delle aziende verifica le varie informazioni che circolano sulla persona tramite google. Quindi lo stimolo più forte che diamo è gestire la propria digital reputation, sicuramente.

CEO per un mese, come funziona

L’application prevede un percorso in tre step, durante i quali verrà chiesto ai candidati di portare a termine alcune attività. Non mancheranno stress test in cui i partecipanti si misureranno non solo sulle competenze ma anche su doti più personali come lucidità, freddezza e reattività.

Nulla di diverso dalle prove a cui ci hanno abituato gli ultimi format televisivi.  Conclusa la candidatura a seguito di una dettagliata analisi dei profili dei candidati, Adecco Italia proclamerà ufficialmente il CEO per un mese italiano il 24 giugno 2015. Dal mese successivo inizierà a svolgere il suo lavoro presso la sede di Adecco Italia.

CEO per un mese, cosa serve per partecipare

Tanta grinta, uno smartphone per candidarsi, orientamento al cliente, motivazione ma anche buon senso, visione globale ed empatia. Essere un CEO non è solo impartire ordini, è un universo di responsabilità e occasioni, da capire e assimilare. Per diventare CEO dei CEO: tra i 30 vincitori a livello nazionale, i 10 top candidati saranno sottoposti ad un intensivo bootcamp durante il quale affronteranno test individuali e di gruppo, per concorrere alla selezione del Ceo per un mese a livello mondiale.

CEO per un mese, una opportunità da non perdere

Se le tue ambizioni sono alte, potrai affiancare Patrick De Maeseneire, CEO di Adecco Group, guidando 32.000 dipendenti e condividendone, oltre all’intensa attività lavorativa, obiettivi, ambizioni e, naturalmente, un sostanzioso stipendio. Qui tutte le info.