Taco Bell le suona a Mc Donald's nella guerra della colazione

Sembrerebbe proprio che la nuova frontiera dell’advertising punti più sul gettar fango sui concorrenti piuttosto che concentrarsi su quanto di buono si abbia da offrire.

Seguendo questa linea sabato, durante l’ultima puntata della stagione di The Walking Dead, Taco Bell ha, seppur con malcelata discrezione, aperto la guerra della colazione schierandosi direttamente contro quello apparentemente più forte: McDonald’s.

La compagnia di fast food dai calienti sapori messicani é di origine californiana e pian piano si sta espandendo a livello globare; in Europa é già approdata in Spagna, Grecia, Polonia, Russia.

Lo spot é ambientato nella Repubblica della Routine: grandi casermoni, gigantesche statue rappresentanti il dittatore con il suo panino in mano e ritratti di grosse dimensioni. Il cielo é grigio, i colori spenti e sembra quasi che la stessa aria abbia una consistenza particolarmente densa, scura e pesante.

Il despota in questione é un generale in uniforme con tanto di spillette appuntate al petto ma con il trucco da clown in viso: un pagliaccio che ricorda tanto Ronald McDonald, la mascotte dell’omonimo fast food americano. Tutto intorno a lui un intero esercito dal viso bianco e gli occhi rossi a tener sotto controllo la popolazione repressa.

Il video si apre con una tv che si accende automaticamente e ripete in loop lo stesso messaggio:

“happiness is the same breakfast, same breakfast, same routine, same smile. Same, same, same, good, good, good, different is bad”.

Anche quando il giovane la spegne, questa si riaccende da sola per ripartire con la stessa cantilena: stesse parole che poi sentiamo trasmettere anche dagli altoparlanti in strada, una sorta di lavaggio del cervello continuo e martellante.

Come ogni mattina, il ragazzo si alza e si reca allo sportello per la distribuzione della colazione a ritirare un panino, che tanto ci ricorda un Egg McMuffin, si mette in fila con gli altri e aspetta. Accanto a lui una ragazza, si scambiano uno sguardo d’intesa, indossa il cappuccio come se fosse un protagonista di Assassin’s Creed, esce dalla fila e comincia a correre nel senso contrario alla fila e via, a cercar di sfuggire all’oppressione che la routine della stessa colazione causa. La ragazza lo segue e i due cominciano a correre all’impazzata inseguiti dai soldati-clown. Intanto, le note dei Ramones li accompagnano in questa folle corsa.

In questa corsa alla libertá altri elementi ci ricordano Mc Donald’s lasciando ben pochi dubbi su chi ci sia dietro la Repubblica della Routine: i numeri sopra il banco di distribuzione dei panini ricordano il pannello che fuori dai ristoranti americani ci racconta di quanti pezzi vengono distribuiti, scivoli di plastica gialla collegano la torretta di vedetta con la strada, mine a forma di hamburger scoppiano nel prato diffondendo nell’aria glitter e paillettes rigorosamente gialle e rosse, stessi colori per le palline che riempiono il fossato che corre tutto intorno alla cittá.

Sono di fronte all’ultimo muro, tappezzato degli stessi poster propagandistici che abbiamo visto sui muri delle case, questa volta uno di loro , però, porta l’esagono, il simbolo dei ribelli, disegnato addosso con la bomboletta spray. Lì sotto é nascosto un foro nel muro che gli permette ci passare al di lá e essere finalmente liberi.

Il paesaggio é decisamente più bucolico, i colori più caldi, perfino la pelle dei ragazzi non é più di un grigio spento, ma di un bel rosa sano. Arrivano in un borgo che tanto ricorda il nostro Bel Paese, dove ragazzi dall’aria decisamente felice fanno colazione con i famosi esagoni che vediamo per tutta la prima parte del video, presentati come alternativa al panino rotondo della Repubblica della Routine. Questi altro non sono che i New Biscuit Taco, prodotto lancio di Taco Bell per la colazione.

“Dove sono gli altri?” Chiedono ai due ragazzi una volta arrivati, “stanno arrivando”, il suo della promessa della compagnia della cucina messicana fatta al colosso dei fast food.

Possiamo trovarla divertente come di cattivo gusto, ma noi, in Italia, ben poco ci possiamo sentire toccati da questa battaglia: nella terra del caffé espresso, del cappuccino e della brioches, non abbiamo nulla a che fare con un taco di pollo o manzo, piuttosto che un hamburger a colazione.

In 20.000 settimana scorsa si sono presentati da McDonald’s in pigiama per aver diritto a 24 giorni di colazioni gratis; colazioni rigorosamente composte da bevanda calda e cornetto.

3 consigli indispensabili per integrare l'Internet of Things nella Content Strategy aziendale

Parlare di Internet of Things in termini futuristici, oggi, è un errore.

L’IoT è qui, a due passi, e sebbene sia ancora una realtà in mano agli early adopters, non manca perché perché diventi “di massa”. C’è chi paragona l’IoT alla rivoluzione del Pc, c’è chi invece vede delle affinità con l’esplosione del mobile: in ogni caso, parliamo di una grande opportunità da sfruttare. Ecco perché un’azienda dovrebbe integrare nella propria strategia di marketing anche l’Internet of Things.

È un mondo vasto, in cui le possibilità e le incertezze sono tante, ma per non farsi trovare impreparati quando il fenomeno IoT si diffonderà, è bene cominciare a pensare che ruolo giocherà l’IoT nel business di riferimento e come progettare, di conseguenza, le proprie scelte strategiche. All’interno della business strategy per l’IoT,  il Content Marketing avrà un posto d’onore. In particolare, l’IoT permetterà di avere a disposizione una mole di dati ancora maggiore rispetto ad ora, che potranno essere usati per dare al cliente un servizio (o prodotto) sempre più vicino ai suoi desideri.

LEGGI ANCHE: Come integrare al meglio Content Marketing e Internet of Things per coinvolgere i propri clienti

Vediamo ora tre consigli utili per integrare l’Iot con il Content Marketing, nelle prime fasi di elaborazione della strategia complessiva.

1. Definite il ruolo dell’IoT nella vision aziendale

Il primo passo da fare è capire che ruolo può avere l’IoT nel proprio business: l’errore da evitare è quello di lanciarsi nel luccicante mondo dell’IoT in preda all’entusiasmo per la next big thing.

Una volta stabilito in che modo e con quali obiettivi l’IoT può diventare un plus per l’azienda, la content strategy seguirà a ruota. Scelta la strategia, il messaggio e l’immaginario da comunicare ai propri clienti, la content strategy dovrà seguire fedelmente mission, visione obiettivi dell’azienda.

2. Pensate a micrositi, landing page e altri contenuti ad hoc per l’Internet of Things

Se l’IoT  sarà la per il marketing del futuro (prossimo), è ragionevole pensare a contenuti ad hoc ricchi e in linea con la strategia aziendale: micrositi, landing page, ma anche i classici blog post, senza dimenticare le possibilità offerte dai contenuti interattivi. Pensiamo, ad esempio, ai contenuti di un brand retail: quanta importanza rivestiranno i contenuti trasmessi sullo smartphone del cliente da, per esempio, un iBeacon?

Varranno le stesse regole di ora: contenuti freschi, in linea col target, utili e, perché no, anche divertenti. Per esempio, gamification e storytelling saranno metodologie da esaltare il prodotto.

LEGGI ANCHE: Content Evolution, il Manuale per Esplorare la Nuova Era del Marketing Digitale [RECENSIONE]

3. Usate i dati a disposizione come “volano” per la definizione di un prodotto migliore

L’IoT permetterà alle aziende di raccogliere tanti dati interessanti sui propri clienti, dati che dovranno essere usati per andare incontro a desideri ed esigenze degli stessi.

Per esempio, pensiamo a quanti dati utili la Babolat riceverà dal progetto BabolatPlay: Un aspetto delicato da tenere in considerazione è la tutela della privacy: i dati raccolti non devono essere distribuiti con leggerezza. Ricordiamoci poi che le persone sono disposti a perdere un po’ di privacy in cambio di vantaggi concreti: mai tradire la loro fiducia!

Ecco dunque riassunti i nostri tre semplici consigli per muovere i primi passi nell’integrare l’IoT e Content Strategy: aggiungereste qualcosa? Fatecelo sapere!

Ufficiale la fusione Net-a-porter Yoox [BREAKING NEWS]

La fusione Net-a-porter Yoox, per chi non li conosce, è un pò metaforicamente come stessero per fondere Playstation e Nintendo per gli amanti dei videogiochi.

Si tratta dei più famosi e innovativi precursori del’e-commerce nel mondo della moda e del design di alta gamma. Si parla da diverso tempo di questa fusione, ma non si era mai concretizzato nulla, fino ad oggi.

La storia di Yoox e Net-a-porter

Prima di capire i termini di della fusione tra Net-a-porter e Yoox, vediamo insieme come sono nate, direttamente dalla storia dei loro due fondatori, un italiano e una inglese.

Federico Marchetti, esempio di imprenditoria illuminata italiana, ha fondato Yoox nel 2000, con una visione indubbiamente lungimirante di quelle che sarebbero diventate le nostre abitudini d’acquisto nel terzo millennio.
Yoox è diventato in 15 anni un polo dell’innovazione digitale, con sedi un tutto il modo, quotata in borsa a Milano, fatturato da €524.3 milioni nel 2014.

Partecipata tra gli altri dal patron di Diesel, Renzo Rosso, tramite Red Circle investments, che oltre ad avere quote dell’e-commerce italiano più famoso, investe anche un realtà di startup di dimensioni nettamente inferiori.

Non solo un e-commerce con un proprio brand consolidato, ma opera nella consulenza e realizzazione di alcuni dei più importanti e-commerce al mondo, tra i più storici Marni (dal 2006), Diesel (appunto, dal 2007), per passare alle più recenti acquisizioni come Kartell e Stella McCartney.

Non a caso cito Stella, perchè da anni, e sempre più attivamente tramite una joint venture con il gruppo Kering, che detiene oltre all’omonimo marchio anche Stella McCartney, Alexander McQueen, Sergio Rossi, Bottega Veneta, Balenciaga e Saint Laurent.

Dall’altra parte dell’Europa, per la precisione a Londra, Natalie Massenett si licenzia da una prestigiosa rivista online per fondare un e-commerce dedicato al lusso, Net-a-porter appunto.

Ovviamente le sue colleghe, e soprattutto la sua capa, le danno della pazza, chi mai si metterà a comprare scarpe da 2000 dollari online ? Forse ora stanno rosicando.

Il bello di Net-a-porter, è che non si è fermato alla donna,ha poi infatti lanciato un e-commerce dedicato alla moda maschile chiamato Mr. Porter ed un altro portale The Outnet dedicato alle collezioni delle stagioni precedenti super scontate.

Ma l’ultima trovata di Natalie è stata lanciare Porter, una rivista cartacea, per chiudere il cerchio e ritornare all’origine. Un sistema integrato online e offline, prima editor poi buyer, ora entrambi.

E un fatturato di gruppo che supera addirittura Yoox nel 2014, per ben €753.8 milioni.

Maggiori informazioni sulla fusione contenute nella presentazione agli investitori, disponibili cliccando qui.

Federico Marchetti mette tutti d’accordo

Una particolare coincidenza che Federico Marhetti di Yoox, sia riuscito da un lato a realizzare una joint venture per gli e-commerce del gruppo Kering (Gucci), e dall’altro a fondersi con Net-a-porter, di proprietà del conglomerato Richemont (che tra gli altri detiene Cartier, tanto per fare un nome).

Sono infatti praticamente tre i conglomerati del lusso, tutte francesi, sempre in guerra tra le famiglie proprietarie (Pinault e Arnault soprattutto), e sono Kering (ex PPR), LVMH (acronimo di Louis Vuitton Monet Henessey) e Richemont da cui deriva la notizia della fusione Net-a-porter Yoox.

Ma vediamo nel dettaglio qual è stato l’annuncio della fusione:

Milano, 31 marzo 2015 – YOOX S.p.A. (“YOOX”) (MTA; YOOX), il partner globale di Internet retail per i principali brand della moda, ha sottoscritto con Compagnie Financière Richemont S.A. (“Richemont”), azionista di controllo di The Net-A-Porter Group Limited (“Net-A-Porter”), il principale retailer a livello mondiale di lusso online, un accordo finalizzato alla fusione tra le due società mediante concambio in azioni YOOX. L’operazione darà vita a YOOX Net-A-Porter Group (il “Gruppo”) leader globale indipendente nel luxury fashion e-commerce, con ricavi netti aggregati pari a circa 1,3 miliardi di Euro e un EBITDA Adjusted aggregato di circa 108 milioni di Euro nel 2014.

Fusione Yoox Net-a-porter: i principali benifici dell’operazione

  • La fusione unisce due realtà con business fortemente complementari in grado di raggiungere tutti i principali mercati geografici del lusso e le diverse tipologie di clienti
  • Una piattaforma ancor più estesa che rafforza ulteriormente le partnership con i brand
  • Ulteriori significative opportunità di crescita grazie a competenze e presenza geografica altamente complementari
  • Più di 2 milioni  di clienti a livello globale con una elevata capacità di spesa e oltre 24 milioni di visitatori unici al mese
  • Una maggiore diversificazione del portafoglio di business e un mix geografico più bilanciato
  • L’incremento dimensionale del nuovo Gruppo porterà benefici in termini di leva ed efficienza operativa
  • Attese sinergie a regime per circa 60 milioni di Euro a partire dal terzo esercizio dal completamento della fusione.

I termini dell’operazione

  • Fusione per incorporazione in YOOX di un veicolo di diritto Italiano (“Newco”) che deterrà la totalità del capitale di Net-A-Porter
  • Richemont, come unico azionista di Newco, verrà a detenere il 50% del capitale sociale[3] della società risultante dalla fusione
  • Al fine di garantire l’indipendenza del nuovo Gruppo:
    • I diritti di voto esercitabili da Richemont saranno limitati al 25%
    • Richemont non potrà nominare più di 2 membri del Consiglio di Amministrazione su un minimo di 12
    • l Consiglio di Amministrazione del Gruppo sarà composto per almeno la metà da amministratori indipendenti
  • YOOX continuerà ad essere quotata alla Borsa di Milano, ad avere sede legale in Italia, e al perfezionamento della fusione sarà rinominata YOOX Net-A-Porter Group
  • Federico Marchetti, Fondatore e Amministratore Delegato di YOOX Group, sarà Amministratore Delegato di YOOX Net-A-Porter Group
  • Natalie Massenet, Fondatrice e Presidente di Net-A-Porter, sarà Presidente di YOOX Net-A-Porter Group con responsabilità definite
  • Al completamento della fusione, YOOX Net-A-Porter Group intende promuovere un aumento di capitale fino a un massimo di 200 milioni di Euro per finanziare nuove opportunità di crescita e l’integrazione, anche con il fine di favorire l’ingresso di potenziali investitori strategici e mantenere la massima flessibilità finanziaria
  • La fusione è condizionata alle approvazioni delle autorità competenti e all’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti di YOOX; il closing è atteso per settembre 2015.

La dichiarazione di Federico Marchetti

I deus ex machina dell’operazione, visionario innovatore made in Italy, ha dichiarato:

“La fusione tra YOOX e Net-A-Porter darà vita ad un Gruppo leader su scala mondiale destinato a portare un ulteriore cambiamento nella moda online. Nei 15 anni dalla loro fondazione, entrambe le società hanno creato un mercato, trasformato il settore e con la loro fusione si apriranno ulteriori prospettive di crescita. L’unione delle competenze distintive ci permetterà inoltre di rafforzare ancora di più il legame con i marchi del lusso, offrendo loro maggiori opportunità su una piattaforma indipendente, completa e specializzata, che opera a livello globale. Sono molto soddisfatto di poter annunciare che il nuovo Gruppo continuerà ad essere quotato a Milano e ad avere sede in Italia”.

Non ci resta che attendere settembre per la fusione definitiva.

Nell’attesa vi lascio con il link dell’articolo in cui parlavo di licenziamenti famosi, dove tra gli altri, appariva anche il braccio destro di Natalie Messenet, il former CEO di Net-a-porter, che l’ha aiutata a trasformare un e-commerce del lusso in un impero del lusso online. Il licenziamento di Mr. Mark Sebba, rinominato World’s Most loved CEO, era stato accolto con un flash mob da parte dei suoi dipendenti.

LEGGI ANCHE: Licenziamenti e dimissioni milionarie del 2014

Il mestiere del Copywriter: le risorse imperdibili per un’evoluzione da Rookie a Ninja

Ogni giorno questa redazione prova ad avvicinare il mondo del marketing e quello dei professionisti. Lo facciamo con impegno e forti di una filosofia che ci vede impegnati in un triplice sforzo rispetto al concetto di INFORMAZIONE.

1) Siamo coscienti dell’importanza di informare i nostri lettori affinché si formi una coscienza digitale preparata, diffusa, che poggi su solite basi di conoscenza della materia. Informiamo perché vogliamo abbattere stereotipi e cliché sul mondo della comunicazione, su quello del marketing e sulla preparazione e competenza di chi ne ha fatto il proprio lavoro.

2) I contenuti che proponiamo sono rivolti a neofiti e marketer navigati di modo che possano invogliare tutti a mettersi in formazione. Vogliamo spingervi a chiedervi se vale la pena saperne di più su di un determinato argomento, se ciò che già sapete vi basta o se vi sono possibilità di espandere i vostri orizzonti.

3) Per ottemperare ai nostri scopi tutti noi siamo sempre, in costante e ed incessante fase di (in)formazione: per stare al passo coi tempi, per fornirvi spunti sul futuro ed anticiparlo per quanto possibile, per essere fonti credibili, competitor professionali, colleghi rispettabili.

Oggi vorremmo dedicare la nostra attenzione e, se possibile, focalizzare la vostra su come si forma una figura centrale del marketing moderno, quella del copywriter.

Quinta essenza di ogni agenzia, progetto pubblicitario o informativo che sia, in questa occasione vorremmo offrirvi la nostra particolare agenda di crescita, quale sia a nostro avviso il percorso ideale tramite il quale chi vuole operare nel settore svolgendo questo compito, può presumere di farlo al pieno delle proprie capacità.

Cercheremo di essere terzi nel fornirvi gli spunti di lettura e di formazione, ben consci del fatto che questo articolo è da considerarsi ninja-oriented. Lo facciamo non per senso di superiorità rispetto a chi svolge il nostro stesso compito, ma nella consapevolezza che se non dessimo il meglio di noi stessi non saremmo degni della vostra fiducia.

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Partendo dal principio secondo cui tutto comincia da una solida preparazione accademica alle spalle, la nostra analisi verterà su tre grandi aree di interesse per ogni buon Copywriter che si rispetti:

  • I testi che vi ispirino ed indirizzino le vostre capacità.
  • I corsi di formazione ad hoc per espandere le competenze.
  • Gli strumenti tecnici di applicazione al servizio dei creativi.

Fuori dagli atenei: a chi mi rivolgo per diventare un buon copywriter ?

Siamo giunti alla fine del nostro percorso accademico, siamo belli, pischelli, laurea in mano, adrenalina a fiumi e voglia di fare come nessuno….e adesso?!

Noi auguriamo a tutti che una volta sul mercato del lavoro ognuno di voi sappia cosa fare, come farlo e che possa trovare le condizioni migliori per trasformare il vostro sapere in saper fare e farne una carriera.

Ma se avete bisogno di ispirazione, di fonti che vi indichino quali siano le skill da possedere e come sfruttarle allora cercate di ricordare gli autori che seguono:

#1 Sul mestiere dello scrittore e sullo stile

Uno dei saggi del filosofo Arthur Schopenhauer, 156 pagine nelle quali, attraverso tre trattati, Schopenhauer ci mette in guardia sui malcostumi di tutti coloro i quali si occupano di scrittura. Racconta vizi sempre più diffusi che alimentano un uso sbagliato e nocivo della comunicazione e ci istruisce con argomentazioni garbate ma allo stesso tempo pungenti e metodiche. Se il linguaggio deve diventare il vostro lavoro, beh sceglietrsi lui come maestro è senza dubbio un buon inizio.

#2 Il mestiere del copy. Manuale di scrittura creativa

Questo testo è un po’ da considerarsi la pietra miliare sulla quale costruire la figura del copy. Scritto nel 2005 da uno dei più grandi copy italiani, Michelangelo Coviello, dispensa consigli utilissimi su come curare ed allenare lo strumento principale di ogni buona campagna pubblicitaria: l’italiano. Il linguaggio è un muscolo complesso, da curare con meticolosità, da allenare e sfruttare in toto.

#3 Content Evolution – La nuova era del Marketing digitale

Ultimo lavoro dei nostri colleghi Francesco Gavatorta ed Alberto Maestri, focalizza la sua attenzione sulla nuova frontiera del marketing moderno, il content marketing. Un buon copy produce contenuti, testi che abbiano un appeal se usati con destrezza, efficaci se concepiti per il giusto fine e la canalizzazione nei mezzi più adeguati.

Capire come si evolve il content marketing significa comprendere cosa ci verrà chiesto dai nostri clienti o cosa proporre loro se chiamati in causa. E’ un passo importante verso lo stadio di applicazione delle nostre conoscenze creative.

#4 Neuromarketing – Attività celebrale e comportamenti d’acquisto

Uno dei testi consigliati nella nostra sezione libri, scritto da Martin Lindstrom e tradotto in italiano da V.B Sala. Essere un buon copywriter significa poter produrre un testo accattivante ma per farlo bisogna comprendere i meccanismi che innescano lo stato di interesse delle persone e nel concreto, capire cosa acquistano e perché lo fanno. L’indagine durata oltre tre anni su 2000 persone da tutto il mondo svela tutti questi piccoli segreti che sono alla base del successo di intere campagne pubblicitarie, spot, slogan simbolici etc. etc.

#5 A lezione dai Mad Men

Capire il marketing moderno, anticipare le evoluzioni future, inserirsi in un contesto lavorativo altamente competitivo, tutte cose che richiedono una profonda conoscenza del passato, della storia della pubblicità dagli albori ai giorni nostri. La nostra ninja Adele Savarese ed Emma Gabriele prendono spunto dalla serie di successo Mad Men per accompagnarci in un excursus storico alle radici dell’advertising attraverso le storie di Don Draper e soci. Una luce guida ricostruita anche attraverso le voci dei mad man italiani.

#6 Copywriter 101

Ebook scritto dagli autori del blog internazionale Copyblogger, è una vera e propria lezione di copywriting in 10 passi. Un testo veloce di apprendimento, intuitivo, schematico e molto avvincente che ci illustra non solo il corretto modo di svolgere la professione ma tenta di inculcarci quegli elementi volti al marketing non convenzionale moderno.

#7 Create! Progettare idee Contagiose (e rendere il mondo migliore)

Un posto speciale lo occupa il nostro sensei Mirko Pallera ed il suo testo a cura di Sperling & Kupfer, tant’è che lo abbiamo lasciato come dulcis in fundo. Ciò che state leggendo ha non solo l’intento di fornirvi una guida per diventare dei buoni copy, vuole provare ad ispirarvi nel rendervi marketer migliori e cittadini migliori. Per questo vi consigliamo di leggere Create! e farvi contagiare così come successo a ciascuno di noi. Non si tratta solo di una formula per fare del marketing virale non convenzionale, si tratta di capire alle radici cosa vuol dire l’essenza di Ninja Marketing.

I testi ci sono, ma quali sono i migliori corsi per diventare copywriter coi fiocchi?

Per mera volontà di sintesi da un lato, per cercare di essere il meno autorefernziali possibili dall’altro, questa sezione è assai più snella della precedente.

Tutti i corsi menzionati sono a cura della nostra Academy. Più che sui corsi in sé vorremmo che focalizzaste la vostra attenzione sul percorso all’interno del quale crediamo sia corretto muoversi per sviluppare nel modo giusto le vostre capacità.

Se sceglierete noi per la vostra formazione saremo orgogliosi di quanto proveremo a trasmettervi. Anche se non dovessimo essere la vostra prima scelta però, riteniamo sia importante trasmettervi principi e metodi coi quali coltivare voi stesso in questo tipo di lavoro.

#8 Digital Content Lab – Corso in aula in Web Copywriting e Visual Storytelling

Questo è un corso concepito appositamente per i copywriter, con docente uno dei professionisti più affermati nel mondo, Bruno Bertelli. Si terrà il 10 e 11 Aprile a Milano e prevede un’agenda fitta in cui l’analisi di case study e di successo costituirà il fulcro attorno al quale esercitare le proprie abilità.

Ulteriore spazio verrà dato allo storytelling, la metodologia della narrazione come meccanismo di innesco per l’affiliazione degli utenti alla ricerca del copy perfetto. Insomma un connubio tra testo e contesto nel quale comprendere a pieno come si sviluppano le tecniche di marketing non convenzionale e come promuovere campagne virali che facciano centro.

#9 Seo e Sem Strategy

Insistiamo in termini di applicabilità del lavoro creativo di un copy o web-copy. Luca De Bernadinis & Fabio di Gaetano di Argoserv da un lato e Gianpaolo Lorusso dall’altro, ad inizio hanno (non temete, ritorneranno a breve) ci hanno spiegato quanto importante sia una buona conoscenza tecnica affinché i contenuti che produciamo possano ottenere la massima visibilità possibile.

Ci manteniamo sempre all’interno di quel lavoro di conoscenza per prossimità che sta alla base della buona collaborazione tra figure professionali all’interno di un team di lavoro. E’ fondamentale comprendere come più vi sia reciproca familiarità tra le varie componenti di una campagna di marketing, minore sarà lo sforzo che tutti dovranno fare per la messa in atto della campagna stessa.

Non si tratta solo di sfruttare a piene mani le competenze linguistiche e creative di cui si dispone, lavorare come copy significa anche e soprattutto pensare a come un determinato claim o slogan verrà sfruttato sui canali social, sui media tradizionali, nelle attività di content marketing e come deve essere pensato affinchè generi un meccanismo di call-to-action da parte del pubblico.

I tool online che ci semplificano il lavoro

Quest’ultima parte la dedichiamo a tutti quegli strumenti che fanno parte del quotidiano. Sono risorse semplici da utilizzare e che aiutano da un punto di vista tecnico i copy nella produzione di contenuti efficaci nei vari canali di comunicazione. A questo abbiamo affiancato alcune nostre interviste fatte nel corso degli anni ad alcuni professionisti di successo affidando a loro il compito di fornire uno spaccato sulla natura del lavoro in una agenzia.

Una collezione di articoli, infografiche, tips & tricks che fanno da continuo richiamo per le tecniche di scrittura o posizionamento sul web in relazione al tipo di copy prodotto.

#10 Ottimizzare una pagina per i motori di ricerca by ArgoServ

I nostri amici di ArgoServ hanno messo a punto un post che ci dice alcune regole fondamentali per ottimizzare un contenuto per Google. Ideale per chi si occupa di web-copy ed è alla ricerca di un memorandum intuitivo su come strutturare un post.

#11 Ten supereasy copywriting tips for improved link building

Moz, azienda d’oltreoceano che si occupa di seo come i nostri partner di Argoserv, in un suo articolo ci mostra nel dettaglio e buona dose di ironia come costruire dei siti di vendita o blog aziendali i cui contenuti siano efficaci e piacevoli da condividere, il tutto senza che la qualità dello scritto venga mai a mancare

#12 Copywriter & Art Director non sono la stessa cosa

Un divertentissimo post della nostra Mianù Catenaro ci mostra attraverso le illustrazioni le principali differenze che intercorrono tra un copy ed un art director. Spassoso ma altrettanto utile per capire i confini tra diverse figure professionali.

#13 Alcuni consigli utili su come innescare una Call-To-Action

Hubspot ci propone una slideshare tutta rivolta alla massimizazzione della call-to-action da parte degli utenti. Del resto una delle fasi più significative in termini di ROI del lavoro di advertising è proprio la risposta attiva da parte del target di riferimento.

#14 Intervista a Bruno Ballardini, uno dei maestri della pubblicità italiana

Vi segnaliamo anche una nostra vecchia chiacchierata con Bruno Ballardini, un copywriter pluripremiato che ha lavorato con grandi agenzie internazionali e che ci spiega come funziona in concreto il lavoro di equipe in agenzia e quali sono i rischi di un mestiere così delicato.

Content creation efficace: ecco come [INFOGRAFICA]

Quali sono i contenuti digitali più in linea con il tuo business? E quali rispondono maggiormente alle esigenze del tuo target? Designbysoap Ltd ha realizzato una chiara infografica dove racconta i passaggi da eseguire per creare la migliore strategia di content creation. I passaggi sono sei: ricerca, ideazione, posizionamento, creazione, pubblicazione e promozione.

Content creation: i passaggi chiave

L’infografica suggerisce di configurare un piano strutturato per la strategia di content marketing. Vediamo con quali passaggi:

  1. RICERCA: tieni d’occhio il core business del brand, produci i “relevant content” cioè quelli importanti per l’utente, usa tool online per massimizzare i tuoi sforzi trova il content giusto per ciò che comunicherai.
  2. IDEAZIONE: produci qualcosa di unico, presenta i dati nel miglior modo possibile ed utilizza i post del blog, video o infografiche.
  3. POSIZIONAMENTO: crea una lista di possibili siti dove inserire il tuo contenuto, cerca dov’è il tuo target ed espandi il tuo raggio d’azione.
  4. CONTENT CREATION: non precipitarti a finire il tuo contenuto, leggilo come fossi un lettore, includi fonti esterne e spiega tutte le cose nel modo più semplice possibile.
  5. PUBBLICAZIONE: crea un piano editoriale, sii attento a non dimenticare nessun dettaglio e coinvolgi il lettore in una follow up.
  6. COMUNICAZIONE: non ignorare il contenuto una volta pubblicato, segui i feedback ricevuti e mettiti in comunicazione con gli influencer del tuo settore.

Are you the next big thing? Iscrivi il tuo lavoro ai Lovie Awards

Benvenuti nella Golden Age delle aspettative online: The Lovie Awards 2015. Dalla lavanderia al cibo, dai taxi agli idraulici o al personal trainer, grazie ad uno smartphone possiamo ottenere tutto ciò che vogliamo, quando lo vogliamo, da e dove lo vogliamo.
Ergo il nostro periodo storico determina aspettative molto più elevate rispetto al passato; aspettative in perenne crescita, che fomentano i risultati eccezionali raggiunti dalla tecnologia informatica.

Risultati giudicati e premiati durante i Lovie Awards, concorso – riconosciuto tra i 5 premi più importanti a livello mondiale – che dal 2011 premia l’eccellenza del web in Europa, considerando ogni tipo di di contenuto digitale.

Iscrivi il tuo lavoro entro il 17 aprile

L’evento, giunto alla sua 5° edizione, si svolgerà a Londra; tuttavia la data per l’Internet Week Europe, non è stata ancora annunciata. Un festival di 5 giorni volto a celebrare le storie più risonanti e pertinenti in Europa. Il tutto condito da feste, oratori, conferenze, colazioni creative, sessioni di hack, mostre e meet-up.

Il concorso è aperto a tutte le organizzazioni europee e gli individui coinvolti nella progettazione, costruzione, gestione, manutenzione, commercializzazione o la promozione di siti web; pubblicità interattiva, media, film online e video; contenuti mobile o app per le imprese, i consumatori o per il pubblico in generale.

Le categorie

Le categorie definite per il concorso del 2015 spaziano tra innovazioni tecnologiche, creatività e utilità; ingredienti basilari di siti, campagne digital, app mobile e social media marketing.

I Lovie Awards le riassumono in 5 sezioni ben distinte:

– Siti Web;

– Pubblicità online banner, viral, branded content e più;

– Internet Video commedia, eventi live, musica e altro ancora (in anteprima sul web);

– Mobile e applicazioni che riconosce la categoria emergente di siti web per mobile e social; tra le nuove sezioni introdotte: Best User Interface, Best Practices, Connected Products + Wearables;

– Social che sottolinea il valore dei Social Media. Una nuova sezione è stata introdotta in questa categoria: “Animals”.

Parametri di giudizio

L’International Academy of Digital Arts and Sciences (nota organizzazione che aiuta a guidare il progresso di Internet a livello mondiale), mette a disposizione una squadra di esperti, imprenditori, luminari e professionisti di internet, ai fini di valutare le candidature usando criteri differenti per ogni categoria.

Non vi è alcun limite al numero di candidature che possono essere presentate da ogni concorrente, né esiste un limite alle categorie che si possono attribuire ai progetti. Un modulo online compilato e la quota di iscrizione devono accompagnare ogni voce.

Ma la cosa decisamente più innovativa è che il lavoro può essere inserito, non più in 5 lingue, ma ben in 7 lingue, oltre a: Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo e Tedesco, ci sono due new entry lo Svedese e l’Olandese.

La storia dei Lovie Awards

Non tutto ciò che è innovativo è privo di storicità, il nome difatti è un chiaro tributo a Ada Lovelace (classe 1800), la prima programmatrice informatica della storia, nonché simbolo duraturo di innovazione. Il cuore, rappresenta la passione evocata dalla suggestione di Internet; è difatti indiscutibile che pochi “mezzi” nella storia, sono stati capaci di creare tali eccellenze creative e di comunicazione, come il Web!

 “The mission of the Lovie Awards is to recognise the unique and resonant nature of the European internet community – from Europe’s top web and creative networks and content publishers to cultural and political organisations and bedroom bloggers“.

Are you the next big thing? Partecipa e lo scoprirai! 

PetITfriend, la piattaforma dedicata ai nostri amici a quattro zampe

Ogni giorno i media continuano a ricordarci che gli animali hanno bisogno di aiuto. Molte sono le storie che saltano fuori, anche dai social network, riguardanti i nostri amici a quattro zampe. Storie queste che non sempre sono positive: cani abbandonati, rifugi in cui troviamo animali maltrattati, malnutriti e molto altro ancora.

È da questo incipit che nasce PetITfriend, una piattaforma web che ha l’obiettivo di accompagnare le amministrazioni e i volontari nella gestione dei canili, garantendo così, non solo una migliore condizione di vita per i nostri cuccioli ma anche una maggiore chiarezza a riguardo per tutti i cittadini.

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PetITfriend, una piattaforma dal cuore pugliese

I creatori di questo progetto sono un gruppo di giovani appassionati di tecnologia, che cercano di sfruttare la loro passione per portare qualcosa di nuovo nel cuore dei nostri amati animali. Gli ideatori sono per la precisione leccesi e il loro prodotto rappresenta un living lab: uno spazio fisico e virtuale che si pone l’obiettivo di collegare pubbliche amministrazioni, privati e cittadini per il bene dei nostri amici animali.

È per questa ragione che il progetto ha come base centrale quella del comune di Lecce. La città ha dimostrato fin da subito un grandissimo interesse ed entusiasmo per il progetto in questione, garantendo una piena disponibilità nella sua realizzazione.

Una realizzazione cui ha contribuito anche Nuova Lara, lavorando fin da subito con il team di giovani nella definizione delle funzionalità di PetITfriend, per fare in modo che la piattaforma finale fosse in grado di accogliere le esigenze e le richieste di tutti gli operatori e i partecipanti.

PetITfriend, come funziona

PetITfriend aiuterà i gestori dei canili a sveltire il proprio lavoro rendendo il più sereno possibile il processo di adozione di ogni animale. Il tutto sarà reso semplice dalla gestione dei canali interattivi: attraverso la pubblicazione online di tutti gli animali presenti nei rifugi, ogni cane, potrà usufruire di una scheda personalizzata in cui vi saranno tutte le informazioni principali come razza, storia, caratteristiche, eventuali patologie e molto altro ancora. In questo modo ogni animale avrà una propria biografia personale.

All’interno di queste schede potranno essere inserite inoltre foto e video, con lo scopo di creare maggior interesse per chiunque abbia intenzione di adottare un cane o semplicemente dare un aiuto.

Come ogni piattaforma online che si rispetti, tutte le attività si avviano attraverso internet, anche le pratiche di adozione che un tempo erano molto lente e complicate, grazie a questa nuova organizzazione promettono di essere molto più rapide e allo stesso tempo sicure al 100%. L’adozione può essere iniziata online, per poi essere completata di persona.
Tutto questo porterà dei grandi vantaggi sia per i nostri amici a quattro zampe che per i canili. Maggiore sarà la qualità di vita degli animali nei rifugi, e molto più semplice diverrà il loro processo di adozione.

PetITfriend, il crowdfunding per diventare grandi

La piattaforma ha come obiettivo principale quello di essere chiara e trasparente. Grazie agli accordi presi con comuni e gestori, il servizio sarà sempre visibile a tutti. Tutti gli animali ospitati dai rifugi e i vari affidi, cure e adozioni saranno sempre pubblicati sul web, in maniera da rendere PetITfriend il migliore amico dei nostri amati cuccioli.

L’idea che rende questo prodotto ancora più interessante è quella del sistema di donazioni dei privati. Un sistema che ha l’obiettivo di far crescere ancora le potenzialità della piattaforma.
Ognuno di voi potrà sin da ora contribuire a far crescere PetITfriend, anche attraverso una donazione minima non necessariamente economica, ma anche di prodotti mirati secondo le specifiche esigenze di ogni singolo ospite del canile. Tutto questo sarà possibile sostenendo la campagna di crowdfunding TIM#WCAP.

In questo modo il Team di PetITfriend ha messo a disposizione di tutti gli strumenti necessari per avviare un servizio, che potremmo definire, eccezionale. Ma come sappiamo bene le imprese eccezionali non avvengono mai da sole, adesso sta a noi, attraverso un piccolo gesto, donare un grande aiuto al mondo animale.

Dai piccoli gesti nascono le imprese più grandi!

Amazon Prime Now: la consegna in un'ora è realtà

Dopo l’annuncio dell’apertura di uno store fisico a New York che non si è mai tradotto in realtà e le consegne con i droni che rappresentano ancora un miraggio futuristico, questa volta Amazon fa sul serio con il suo nuovo servizio lanciato a gennaio a New York, nella zona di Manhattan e in alcuni quartieri di Brooklyn.

Si tratta di Amazon Prime Now ed è destinato a spostare ancora più in alto l’asticella del servizio di consegna proposto dal gigante di Seattle.
Se fino ad oggi infatti il limite era la consegna overnight, con ricezione della merce entro le 12.00 del giorno successivo, Prime Now permette di ricevere il proprio ordine entro un’ora dal momento di pagamento.

Sembra quasi incredibile, considerando il traffico della Grande Mela e i tempi di gestione dell’ordine, ma Bezos ci ha abituato da tempo a questo genere di trovate.

Come funziona Prime Now

Amazon Prime Now è un servizio totalmente separato da quello sito Amazon.com.
Per poterne usufruire è infatti necessario scaricare un’app, disponibile per Android e iOS ed essere iscritti ad Amazon Prime, il servizio Premium di Amazon, offerto negli Stati Uniti a 99$ all’anno.

Attraverso l’applicazione si accede ad un database di prodotti decisamente più limitato rispetto a quello di Amazon.com, ma comunque capace di coprire diverse categorie di prodotto, tra le quali, ovviamente, quella dei prodotti per la casa, vero core business di Prime Now.

Una volta selezionati i prodotti, l’utente può scegliere il tempo di spedizione desiderato. Per le spedizioni entro un’ora la fee richiesta è di 7.99$, mentre dalle due ore in poi il servizio è gratuito. Va poi aggiunta una mancia (elemento piuttosto comune negli Stati Uniti) a chi consegna la merce.

E’ possibile infine sempre mediante l’applicazione, seguire sulla mappa la posizione del proprio ordine dal magazzino fino alla porta di casa.

La strategia di Amazon

Dopo Amazon Fresh, Prime Now è sicuramente un’altra pedina che Bezos sta muovendo nella partita contro i supermercati e i grocery store. E’ questo infatti un attacco deciso al vantaggio di prossimità, da sempre punto di forza dell canale tradizionale nei confronti dell’ecommerce.

Interessante poi che il servizio sia disponibile solo attraverso applicazione. L’intuizione di Amazon è quindi quella di presidiare in maniera sempre più massiccia il mobile commerce, quasi “costringendo” i propri clienti ad utilizzare lo smartphone non solo per consultare il catalogo, ma anche per il momento dell’acquisto vero e proprio.

Ulteriore obiettivo di Prime Now è quello di espandere i vantaggi riservati ai membri Prime, che negli Stati Uniti è una membership ben più ampia e completa rispetto a quella offerta in Italia, con servizi che, oltre alla consegna gratuita in due giorni lavorativi, comprendono streaming di musica e video, spazio cloud e molto altro.

Aggiungendo un servizio come Prime Now, Amazon cerca quindi di incentivare la sottoscrizione per avere un ritorno indiretto. E’ infatti dimostrato che un utente Prime spende più del doppio rispetto ad un utente con una membership tradizionale.

I commenti degli utenti

Grande entusiasmo, ma anche qualche dubbio da parte degli utenti.
Nei commenti sulla pagina di download dell’app si leggono attestati di stima e stupore per il servizio, al limite dell’incredibile a detta di qualcuno.

Altri però lamentano l’assenza dell’applicazione per Kindle Fire (effettivamente questo suona come un autogol) e sollevano una domanda legittima. “Ma se è un servizio per chi è a casa e vuole una consegna rapida, perchè offrirlo solo su mobile costringendo a una consultazione decisamente meno comoda rispetto a un sito internet?
Al netto dei dubbi, Prime Now, se come previsto si espanderà al di fuori di New York, è destinato a cambiare per sempre il rapporto tra il canale fisico e quello virtuale e a ridefinire gli standard del servizio di delivery.

Free webinar "Il potere del network: trasformare le persone in ambasciatori del prodotto"

Il free webinar sul potere del network targato Ninja Academy e Youbuzz vi insegnerà i segreti per saper generare buzz all’interno della propria community, creando conversazioni e contenuti.

Non sto parlando di conversazioni stile customer service, quello è un servizio che i brand offrono ai propri utenti, ma di conversazioni di qualità e auspicabilmente di utenti soddisfatti che consigliano il prodotto.

Ma soprattutto come possono le aziende utilizzare i contenuti dei propri utenti per generare buzz online ?

L’esperienza di YourBuzz e delle aziende che lo hanno scelto per il proprio network di utenti sono un esempio di come si possono trasformare i propri utenti in ambasciatori del brand.

La perfetta situazione win-win: l’utente guadagna e l’azienda produce del buzz brandizzato. Scopriamo insieme come il 14 e 16 aprile, grazie al free webinar di Ninja Marketing targato YourBuzz.

Free webinar: “Il potere del network: trasformare le persone in ambasciatori del brand”

“Il potere del network: trasformare le persone in ambasciatori del brand “ è il free webinar targato YourBuzz e Ninja Academy.

Simone Tornabene, docente della Ninja Academy racconterà come sfruttare al meglio le conversazioni degli utenti online, con un focus sul passaparola 2.0 attraverso la spiegazione di diversi modelli di content marketing e case history di successo.

Io invece vi spiegherò come funziona l’app di YourBuzz, attraverso un tour e degli esempi relativi ai brand che l’hanno scelta già per le proprie campagne di engagement. In più vi svelerò i segreti di #assumereuncopy, per dimostrarvi come con contenuti di qualità e una strategia ben precisa abbiamo coinvolto proprio voi, lettori di Ninja Marketing, come ambassador e buzzer dell’iniziativa.

LEGGI ANCHE: Ecco perché devi assumere un copywriter

Il programma dei free webinar

Prima parte con Simone Tornabene

– Intro: Perché «I Mercati sono Conversazioni» e Perché Serve il Content Marketing

– Earned Media: convergenza e dinamiche di funzionamento del Passaparola

– Il Passaparola in pratica: i casi di GoPro, HushPuppies, Slack, Supreme

– Il Passaparola e il Content Marketing: Il Modello di Montague (Storydoing)

– Il Passaparola e il Content Marketing: Il Modello di Sinek (Why)

– I Pericoli del Passaparola: Errori da Evitare

– Best Practice per Avere Successo con il Content Marketing e il Passaparola su Facebook e Twitter

– Case history di successo

Seconda parte con Diana Piemari Cereda

– Un approfondimento di YourBuzz: tour dell’app

– Le potenzialità di YourBuzz per gli utenti e per i brand

– Come Ninja Marketing ha coinvolto gli utenti con #assumereuncopy

Iscriversi al webinar è semplicissimo! A partire da questa pagina, cliccando su “Iscriviti, è gratis!” si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrato, ti arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono limitati: vietato perdere tempo!

 

Ricapitoliamo:

FREE WEBINAR “Il potere del network: trasformare le persone in ambasciatori del prodotto” 
con Simone Tornabene e Diana Piemari Cereda

Teoria : Martedì 14 aprile dalle 16 alle 18

Question Time : Giovedì 16 aprile, dalle ore 13 alle 14

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR

E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

Gli errori di web copywriting fatali per il tuo brand

Gli errori di web copwriting fatali per il tuo brand

Pensi davvero di non aver mai commesso errori di web copywriting? Sai bene che un sito web o un profilo aziendale sui social network vengono creati per condividere il messaggio del brand con un grande numero di utenti, creando così una community che ruota attorno ad un interesse comune. E ricordi ogni giorno che è proprio questo interesse che va stimolato attraverso video e immagini, sempre più importanti nel contesto comunicativo online. Infine sei consapevole del fatto che sono ben pochi i visual content che possono esulare da un buon copywriting.

Se tutto questo ti sembra terribilmente banale, vuol dire che padroneggi agilmente le basi del copywriting. Ma proviamo a ragionare nel modo opposto e analizziamo 20 errori che un copywriter non dovrebbe mai commettere.

Non dare valore ai testi e dimenticare la strategia di marketing

Il primo tra gli errori di web copywriting da non commettere è quello di considerare il copywriting fine a se stesso, cioè come un riempitivo o un semplice veicolo di generiche emozioni, dimenticando invece che si tratta di un mezzo per raggiungere un fine commerciale.
Pensare in piccolo al pezzo da scrivere, senza inquadrarlo in una strategia di content marketing, basata sui valori aziendali, sulla vision, sulla mission e sulla business strategy. Senza queste premesse, nel migliore dei casi si sta cucendo una toppa su uno smoking.
Farsi passare i testi dalla direzione, poi, è come dire all’idraulico in che modo riparare una perdita d’acqua. Se un professionista è stato assunto per svolgere un lavoro, deve essere lasciato libero di farlo con una certa autonomia. Sarà il copy a sapere come dare valore a tutti testi: anche un commento o la risposta ad un utente sui social network possono compromettere la reputazione del brand. Per questo la personalità e la coerenza della comunicazione devono rimanere intatte in ogni spazio, soprattutto quando è in corso un dialogo con gli utenti. Basta poco per fare autogol.

20 copywriting WTF

Perdere di vista il target e utilizzare un tono generico

Per gli stessi motivi non vanno scritti testi volutamente autoreferenziali, anonimi filler destinati a perdersi nel mare del web. Cerca sempre qualcosa di inerente al tuo brand o all’ambito della tua attività, anche indirettamente: condividere il meme del momento non ha senso, ma farlo calandolo in un contesto pertinente, con la giusta dose di simpatia, è la soluzione giusta.

A proposito: perdere di vista il target è uno degli errori di web copywriting più gravi. Fai in modo che il tuo utente sia sempre a proprio agio. Stai parlando in gergo ad una nicchia di specialisti o in tono neutro ad un pubblico generico? Cosa caratterizza e accomuna la tua audience?

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Non dimenticare però che sia tu che i tuoi lettori vi muovete in un contesto più ampio: dimenticarsi di far parte di un settore, scrivendo senza tenersi aggiornati su quello che succede intorno al brand ti posizionerà fuori mercato. Per questo una delle attività più importanti (e difficilmente comprese da chi ti paga) è passare del tempo ad informarti. Certo, se poi non cogli le opportunità, fossilizzandoti sui contenuti programmati, potresti deludere la tua audience. Cosa che sicuramente non capita a Ceres.

20 copywriting wtf

 

Scrivere solo per i motori di ricerca e non calare il prodotto nel contesto reale

Magari sei un SEO copywriter duro e puro, e pensi di scrivere per i crawler dei motori di ricerca; potrebbe non essere l’approccio corretto, visto che le indicizzazioni avvengono sempre più in base allo user intent e non alle semplici keyword. Ricorda che stai comunicando con le persone! Aiutale e non limitarti a parlare delle feature del tuo prodotto, ma narra i benefit che offre, magari calati in un contesto realistico, vicino all’utente profilato a cui ti stai rivolgendo.

Per fare tutto questo non serve urlare: chi ti legge non è interessato ai discorsi da venditore porta a porta. Appoggia il megafono e pensa di essere al bar con un amico: realizzerai i testi migliori e ti farai comprendere molto di più. Allo stesso modo, evita di suscitare emozioni negative senza motivo. La differenza tra provocare ed insultare è data da una posizione giustificata.

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Improvvisare i titoli: uno degli errori di web copywriting più comuni

Sii positivo e convincente! Non solo nel testo, ma ben prima. Il titolo è il primo (e forse l’unico) elemento di web copywriting che i tuoi interlocutori leggeranno. Il secondo, molto probabilmente, sarà la chiosa finale, letta al volo per capire dove andrai a parare. Sai suscitare curiosità, riuscendo ad essere informativo e al tempo stesso emozionale? Non commettere uno degli errori di web copywriting più comuni: improvvisare il titolo dopo aver scritto un ottimo body.

errori di web copwriting

A proposito di corpo del testo, formattare in modo sgradevole è il modo migliore per distogliere dalla lettura. Fai un uso oculato del grassetto, evidenziando i concetti principali di ogni paragrafo, e lasciati aiutare da Word, che aumenta automaticamente l’interlinea dopo ogni paragrafo. Se invece non ti interessa puoi sempre usare il tasto shift più quello invio.

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Non compiacerti troppo della lunghezza dei tuoi testi: nel web vige la “regola degli 8 secondi”. È questo il tempo in cui gli internauti formuleranno un superficiale ma drastico giudizio sul tuo contenuto, decidendo se vale il loro tempo. Meglio dunque scrivere poco e spesso? Pare di no: Google premia i testi con almeno 1000/1500 parole, che a dispetto di quel che si possa pensare, risultano anche più letti nel tempo e più condivisi suoi social media.

Infografiche, infografiche e ancora infografiche

Le forme del copywriting sono infinite e seguono le mode. Proprio per questo gli errori di web copywriting sono dietro l’angolo. Pensi che le infografiche siano la panacea del momento? Matt Cutts no: “I would not rely on widgets and infographics as your primary source to gather links, and I would recommend putting a nofollow, especially with widgets”. Usale con moderazione.

Quello che invece non cambierà mai è che molti copy perdono di vista l’obiettivo principale: guidare i lettori verso la call to action finale. Oltre ad avere un fine informativo, il copy deve essere persuasivo, deve portare ad una conversione, veicolata e motivata da un messaggio. Il testo è uno stimolo, la call to action la risposta. Ma non commettere lo sbaglio di fermarti qui, perché ogni testo è un pezzo di storytelling, di principi narrativi applicati al business, destinati non solo a far sorgere domande logiche nella mente degli utenti, ma ad emozionarli, a costruire un mondo intorno al brand che li spinga a leggere e ritornare per averne ancora.

Errori di web copywriting, content is king?

In chiusura, ancora una nota: se pensi che “content is king” hai in mano solo mezza verità, perché “distribution is queen“. Un ottimo contenuto non vale nulla se nessuno lo legge. Studia attentamente i canali di distribuzione e fai un uso proprio di Google Adwords (domanda espressa), Facebook Ads (domanda inespressa) e qualunque altra pubblicità a pagamento. Per capire come funziona, ascolta le parole di Jonathan Perelman.

Il copywriter è un professionista, che affronta la stesura di un testo con cognizione, inquadrandolo in un contesto, popolato da un target, che viene portato a compiere azioni precise, tra cui condividere, acquistare, emozionarsi, ricordare.

Eppure molte aziende ancora faticano a dare un valore allo “scrivere due righe”: è così difficile #assumereuncopy?

E tu? A quali aziende hai pensato mentre leggevi? Che sensazioni associ a quei brand?