Ceres: tutto quello che avreste voluto chiedere ai loro Social Media Manager [INTERVISTA]

...e che noi abbiamo osato chiedere

Quando noi ninja intervistiamo qualcuno, chiediamo una foto dell’intervistato. Per farvi capire con chi stiamo avendo a che fare, ecco cosa ci hanno risposto i responsabili dei social media di Ceres:

“Per la foto… siamo troppo belli, o forse troppo brutti. Preferiamo lasciarvi nel dubbio. Questo è il nostro capo.”

Definire perché una strategia digitale ha avuto un certo successo è sempre difficile. Potremmo dire che è merito del newsjacking, potremmo parlare di straordinaria ironia del brand o di perfetta sintonia di prodotto e brand personality. Per quanto riguarda Cerès però una cosa è certa: , dalla campagna “prima si beve e poi si vota” alla foto delle rovine della barcaccia di Roma, non hanno sbagliato un colpo.

La comunicazione portata avanti da BCube Italy, agenzia digitale milanese che si occupa della digital strategy di Ceres, è decisa, ironica, dissacrante poichè riesce a prendere in giro aspetti della realtà e ad inserirci il prodotto Ceres. Siamo riusciti a rintracciare il team creativo di BCube, guidato dall’executive creative director Sergio Spaccavento, composto da Andrea Stanich, Federica Nanni, Silvia Savoia e dal social media strategist Alessandro Sciarpelletti.

 

Proviamo a fare due sobrie chiacchiere insieme:

1. Quanto è difficile portare avanti una temibile strategia editoriale quando si è in hangover?

Siamo un team, sappiamo sostenerci a vicenda nei momenti più temibili. Poi la corretta educazione alcoolica ci aiuta, soprattutto nel non limitarci e censurarci nei momenti più “audaci” da cavalcare.

2. Alcuni pensano che siete coraggiosi e geniali. Noi pensiamo semplicemente che siete solo coerenti con il linguaggio del brand. Qual è il vostro segreto?

Giochiamo semplice, cerchiamo di tenere bene a mente cosa interessa al nostro pubblico, e quando nei suoi interessi troviamo un twist coerente con il brand ci buttiamo a capofitto. Ma soprattutto Ceres è un brand che rende tutto più semplice, perché ha un carattere definito e poco disposto a scendere a compromessi, capace di osare e non limitarsi mai.

Poi abbiamo anche tanti segreti, scheletri nell’armadio, pozioni magiche e casse di Ceres nel frigo.

A proposito di assoluzioni.

Posted by Ceres on Giovedì 12 marzo 2015

3. In quanto tempo è stato concepito, approvato e realizzato il lancio “E allora la Ceres è analcolica”?

Beh, abbiamo iniziato a prepararci nel 2013, quando abbiamo saputo della vicenda, era abbastanza prevedibile come sarebbe andata a finire, poi dopo 2 anni di rework, ricorsi e appelli, le spese legali erano così alte che abbiamo deciso di uscire con il post. No dai, in realtà l’abbiamo concepito in davvero poco tempo. Ci prepariamo prima in base ai possibili temi da trattare, ma poi osserviamo fino all’ultimo le conversazioni e il mood sull’argomento.

Nel caso specifico il post “E allora la Ceres è analcolica” è stato concepito e approvato nel giro di 2 ore. In tutto questo fondamentale è la grande reattività del nostro cliente, capace di cogliere al volo ogni opportunità proposta e spingerla nel momento più opportuno.

4. Ceres Soft Ale al lampone e zenzero, il primo aprile si avvicina: mica ci riproverete?

Noi ci riproviamo solo se voi ci cascate. Deal?

Soft Ale: un pesce d’aprile che rimarrà nella storia di Ceres.

Posted by Ceres on Mercoledì 2 aprile 2014

5. Che a Ceres non piacessero troppo i gattini si era capito. Ora però, su che base decidete la vostra strategia di real time marketing? Come decidete su quali argomenti vale la pena cavalcare l’onda?

Siamo una birra che si beve in strada, siamo una birra da compagnia, da serate all’aperto, da condivisione e votata al divertimento, cerchiamo quindi solo di essere coerenti con noi stessi. Crediamo che specialmente nei canali social le persone cerchino con i brand un rapporto meno istituzionale.

Va tanto di moda dire “non più BtoB o BtoC ma HtoH” beh, noi ci crediamo e per questo abbiamo scelto di parlare come parla chi ci ama e beve ogni giorno.

6. Quanti copy e quanti art sono necessari per portare Ceres sulla cresta dell’onda social?

Alla quantità preferiamo la qualità e comunque noi abbiamo Chuck Norris che vale per 20. A parte gli scherzi, la cosa più importante per noi è raccontare storie che interessino e per farlo la nostra organizzazione è più simile a quella di una piccola redazione piuttosto che a un reparto creativo di un’agenzia.

7. Per la campagna #civuoleuneroe eravate su Facebook, Flickr e YouTube, assenti su Twitter ed Instagram. Come scegliete i canali sui quali agire?

Se qualcuno ti dice che conosce esattamente il panorama offerto dai nuovi media ti sta raccontando una cazzata. Una volta cambiano le metriche di Facebook, il giorno dopo Twitter embedda i video e nel frattempo ecco la possibilità di paid media su Instagram.

Evolve tutto talmente rapidamente che la presenza digital di un brand per noi è per sempre Beta. In parole povere, stiamo tutti cercando di capirci qualcosa. Cerchiamo quindi di scegliere a seconda dell’obiettivo che ci siamo proposti di raggiungere per quell’attività e cerchiamo di creare contenuti che vivano in armonia nei canali scelti.

A volte ci riusciamo e siamo contenti, altre ci riusciamo meno e cerchiamo di imparare qualcosa. Ceres oltre a essere un’ottima birra, è un’azienda che non smette mai di cercare l’innovazione e il miglioramento, l’asticella è sempre molto alta e noi cerchiamo in tutti i modi di superarla, anche quando siamo in hangover.

Ringrazio Nicoletta Crisponi ed Emanuela Goldoni per aver collaborato nella stesura di questo articolo.