British Airways lancia una coperta per misurare lo stato d’animo dei passeggeri

British Airways lancia una coperta per misurare lo stato d’animo dei passeggeri

L’aeroplano è il mezzo di trasporto più sicuro, ma anche quello che evoca maggiori ansie e paure. Nonostante le statistiche rassicuranti, che dovrebbero tranquillizzare i viaggiatori, lasciare la terra ferma per spiccare il volo riesce sempre e a destabilizzare coloro che sono all’interno del veicolo.

La compagnia British Airways ha a cuore i suoi clienti e proprio per questo ha lanciato una coperta che permette di raccogliere dei dati per capire quando l’angoscia colpisce il passeggero. Happiness Blanket, nome della particolare trapunta tecnologica, viene consegnata per ora durante le tratte Londra-New York, ma molto presto il suo uso potrebbe essere esteso ad ogni viaggio effettuato con la compagnia del Regno Unito.

Ma come funziona e cosa fa quest’innovativa coperta? Il passeggero dovrà indossare una speciale fascia attorno al capo che leggerà le sue onde cerebrali e le comunicherà alla coperta, realizzata in fibra ottica a LED, tramite Bluetooth.

Quest’ultima si colorerà a seconda dello stato d’animo del viaggiatore: blu durante i momenti felici e rilassati, rossa nei momenti d’angoscia e di tensione. Un ottimo strumento per capire immediatamente quando un passeggero ha realmente bisogno del conforto di un assistente di volo, ma in realtà lo scopo della British Airways è solo quello di raccogliere dati per cercare di ottimizzare i suoi servizi.

British Airways lancia una coperta per misurare lo stato d’animo dei passeggeri

L’esperimento, come prevedibile, ha evidenziato che la coperta che avvolge i passeggeri si tinge di blu durante le attività rilassanti (guardare un film, mangiare, dormire), mentre diventa rossa soprattutto durante il decollo. Pensate che questa “trovata” possa essere realmente utile?

4 consigli per passare dal multitasking al singletasking

Il tema del multitasking nel mondo del lavoro è estremamente attuale e riguarda tanto gli imprenditori quanto i liberi professionisti ed i dipendenti. Non si riferisce esclusivamente alla capacità di seguire più progetti contemporaneamente, bensì individua la costante problematica della distrazione causata dalla comunicazione multicanale.

Il multitasking è morto, viva il multitasking !

Tutti i miti legati alla produttività del multitasking sono stati sfatati da tempo, tanto quanto le differenze di genere.

Il 70% delle persone che si dichiara multitasker è il peggiore a svolgere i propri lavori, secondo un interessante studio di cui avevamo parlato in questo articolo.

La differenza di genere, rispetto a cui le donne abituate a gestire la casa, i figli e i mariti hanno nel loro DNA la capacità di svolgere contemporaneamente  più mansioni è ampiamente superata. Il web è pieno di studi che da un lato negano la superiorità femminile (a volte favorendo quella maschile), dall’altro affermano l’impossibilità mentale di eseguire più attività nel medesimo istante.

Tecnicamente il multitasking non esiste, anche se fisicamente possiamo fare più cose contemporaneamente, il nostro cervello resta pur sempre uno. Quando crediamo di svolgere due attività insieme, in realtà si tratta di una sorta di slalom tra task differenti, un rapido passaggio da un’attività all’altra, non il simultaneo svolgimento di diverse attività.

La concentrazione  su una singola attività,  può comunque portare al rischio “effetto multitasking” per via di tutti i mezzi di comunicazione a cui siamo connessi 24/7 (social network, mail, telefoni ed applications).Banalmente anche tenere più pagine aperte sul proprio browser è una forma di multitasking, che comporta un calo di attenzione ogni volta che si riceve una mail o una notifica social. 

Secondo gli studi di Rubinstein, Meyer ed Evans, con “Executive Control of Cognitive Processes in Task Switching“, passare velocemente tra diverse attività comporta ogni volta una riorganizzazione cognitiva delle priorità, suddivisibile tra:

Goal shifting quandosi passa da un task all’altro, scegliendo su quale lavorare;

Role activation quando si regola il passaggio tra un task e l’altro.

Ogni volta che si cambia attività il cervello passa attraverso il goal shifting e il role activation, a discapito dell’efficienza, e con conseguenti perdite di tempo.

Per evitare tutti gli spiacevoli inconveniente sopraelencati abbiamo non solo una soluzione (stop multitasking), ma soprattutto 4 consigli per dire no all’inefficienza e allo stress  che causa questa improduttiva tendenza 2.0

1. Dare delle priorità

Se fossimo Charlie Chaplin in Tempi Moderni non avremmo il problema di dover gestire più progetti, avendo il nostro ruolo sempre uguale all’interno della catena di montaggio. Non essendo costretti ad eseguire sempre la stessa operazione, ma molto più probabilmente abituati a gestire diversi clienti, diversi lavori e diverse scadenze, è necessario non solo saper programmare il proprio tempo, ma soprattutto assegnare delle priorità. 

Bisogna analizzare tutte le attività ed i vari trade off, per saper programmare la propria giornata, dedicare del tempo all’assegnazione delle priorità ala mattina, prima di iniziare a lavorare o meglio ancora la sera come suggeriscono i CEO di successo.

2. Concentrazione e singletasking

Una volta stabilite le priorità, si affronta ogni singola attività dedicando il 100% della propria attenzione , eliminando le distrazioni. Il che significa passare al successivo compito solo quando si è concluso il precedente.

Questa è la regola chiave, il cuore della produttività basata sullo svolgimento di un unico compito alla volta, per questo motivo occorre essere concentrati e focalizzati, dedicati completamente. L’italianissima e globalmente conosciuta tecnica del Pomodoro, o meglio “Pomodoro Tecnique”, di cui abbiamo già parlato qui e qui, serve proprio a cronometrare il tempo per singola attività.

3. Suddividere il proprio tempo in blocchi

La Pomodoro Technique ci insegna a cronometrare il nostro tempo, che va intelligentemente diviso in blocchi. A volte infatti stabilire le priorità e restare focalizzati sulla singola attività, non è sufficiente. Possiamo non essere in grado di controllare le distrazioni, interrotti da un collega, o da una telefonata perché non abbiamo risposto ad una mail.

Organizzare il proprio tempo in blocchi per diverse funzioni può essere una soluzione. Ad esempio controllare le mail solo in certi momenti prestabiliti, senza mantenere sempre attive le notifiche.  Per chi non fosse in grado di disconnettersi, esistono programmi come Self Control,  che servono esattamente a controllare la nostra concentrazione inpendendoci di visitare alcuni siti preimpostati.

4. Concedersi una pausa

Parte del proprio tempo, dei propri blocchi programmati, e delle proprie priorità devono riguardare il concedersi delle pause. È necessario staccare la spina dal lavoro per concedersi un break, sia mentale che fisico, alzarsi dalla propria postazione e liberare la mente. Il risultato ? Produttività in aumento del 20%.

Una selezione di 15 immagini di porte che sembrano portare in un'altra dimensione

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15 porte che sembrano condurre in un' altra dimensione

15 porte che sembrano condurre in un' altra dimensione

Straordinari luoghi di passaggio – fisici oppure metaforici – tra diversi mondi oppure diversi aspetti della vita di una persona, le porte esercitano un fascino particolare sugli individui ed hanno un grandissimo potenziale simbolico ed evocativo.

Ecco una una carrellata delle più belle porte selezionate e raccolte da Boredpanda.com che sembrano portare in un’altra dimensione.

Cosa ci sarà dietro queste porte?

I creativi italiani raccontano Cannes Lions 2014, oggi a Milano

ADCI

Stai ancora pensando alla creatività vista durante Cannes Lions, il Festival Internazionale della Creatività? Gli italiani in gara non avranno vinto un Gran Prix, ma hanno senza dubbio presentato delle campagne molto interessanti che si sono guadagnate altri premi.

Oggi 9 luglio alle ore 15 presso lo Spazio Informagiovani di via Dogana 2 a Milano si terrà l’evento Un ruggito di creatività – Creativi italiani raccontano Cannes Lions 2014.

Cannes Lions

I creativi italiani dell’ADCI mostreranno i video e le campagne pubblicitarie che hanno vinto, o che avrebbero dovuto vincere, durante la settimana più importante dell’anno per il mondo dell’advertising.

Per l’occasione Alessandro Orlandi, Direttore Creativo di Saatchi & Saatchi Italia – vincitore di un Oro per ‘Dear Future Mum – ci accompagnerà in un viaggio attraverso il meglio di ciò che ha visto a Cannes, spiegandoci come sono nate le campagne pubblicitarie, gli obiettivi che volevano raggiungere, come sono state realizzate e dove sono state veicolate.

Insieme a lui, Karim Bartoletti, Consigliere ADCI e Socio ed Executive Producer di Filmmaster Productions, per presentare la “Battaglia a colpi di spot”.

Movi&Co

Movi&Co. sempre nell’ottica di supportare i nuovi talenti dell’audiovisivo e fornire loro momenti di formazione ha organizzato, nella stessa giornata, un’occasione di visibilità per 10 videomaker che avranno la possibilità di mostrare la propria showreel ad Alessandro Orlandi e a Matteo Maggiore,Copy Writer di Leagas Delaney.

L’evento è a partecipazione gratuita previa registrazione (giorgia.monti@movieco.it / 02.66986413).

Twitter fatica a crescere. Colpa del processo di registrazione?

Chi di noi è iscritto da un po’ di tempo a Twitter ha imparato a conoscerne il vero potenziale; sappiamo muoverci nella giungla di conversazioni, trovare utenti che condividono i nostri stessi interessi, e anche seguire con curiosità ciò che molte celebrità ormai condividono con il mondo intero.

Purtroppo, però, gli ultimi dati mostrano che il fattore di crescita degli utenti sta diminuendo, e a quanto pare continuerà a diminuire. Sicuramente non si può identificare il motivo in una sola causa, ma abbiamo trovato su The Next Web un’analisi di Owen Williams dedicata ad una particolare situazione che ogni potenziale nuovo utente deve obbligatoriamente affrontare e che forse può aiutarci a capire un po’ il motivo di questo trend; stiamo parlando del processo di registrazione.

Per ricordarci quale sia il primo impatto col social abbiamo rieseguito la procedura di registrazione ed ecco cosa abbiamo appurato anche noi:

1 – Nome utente

Trovare un nuovo username è sempre difficile, la consapevolezza che questo ci rappresenterà da lì in avanti provoca sempre un po’ di ansia da prestazione, ed è assolutamente frustrante quando ne abbiamo uno preferito e scopriamo che su quel sistema è già stato usato da qualcun altro.

Per questo Twitter cerca di darci una mano dandoci un consiglio: però, questo consiglio spesso è “nomeutentescelto120983120983“. Forse questo non è il migliore dei consigli da dare ad un nuovo utente che cerca di crearsi un’identità su un nuovo social network, quindi dobbiamo fare uno sforzo e trovare qualcosa di più adatto (e disponibile).

2 – Pubblicità

La seconda cosa che ci propone Twitter una volta iscritti è la possibilità di avere rapido accesso ai contenuti dedicati al Mondiale 2014.

Certo, questa è strettamente legata a questo periodo, e forse non la troveremo sempre, però non ci sembra un ottima idea: un nuovo utente ancora non sa come funziona Twitter, non segue nessuno nè è seguito da nessuno, non ha delineato il suo profilo, e già gli viene proposto qualcosa che più che altro puzza di pubblicità.

Forse sarebbe meglio proporlo al termine della registrazione, quando si interagisce con il social.

3 – Il Maestro Twitter

Il terzo passaggio è dedicato a Il Maestro Twitter, un finto utente che, con un tweet di esempio, ci mostra i principi basilari del social.

Questa è una bella idea, ma è un vero peccato, però, che non venga spiegato cosa sia un hashtag e come funziona, dato che è lo strumento intorno al quale vertono le conversazioni.

4 e 5 – Chi seguire

Il quarto e il quinto passaggio sono dedicati a trovare qualcuno da seguire. Il problema è che, tra quelli che ci consiglia il sistema troviamo principalmente personaggi famosi, che non aiutano il nuovo utente a capire appieno l’utilità di Twitter. Infatti, anche se tutti noi seguiamo qualche personalità su Twitter, sappiamo che questi profili non sono quelli che offrono interazione.

Per i nuovi utenti, invece, questo vuol dire un feed noioso e zero interazione, che porterà inevitabilmente ad abbandonare il social network. Purtroppo offrire questa possibilità come principale – senza nemmeno dare la possibilità di saltarla – allontana un po’ da ciò che è essenzialmente Twitter.

6 – Amici

Il prossimo passaggio ci aiuta a seguire qualcuno che conosciamo, ma come? Ci viene offerta la possibilità di cercare i nostri amici attraverso i maggiori provider di posta elettronica ai quali siamo iscritti.

Sarebbe più facile trovare i propri amici o persone con cui condividiamo interessi su Facebook e Google+ e gli altri social network.

7 – Profilo

L’ultimo passaggio è la possibilità di delineare il nostro profilo aggiungendo una foto ed una descrizione. Paradossalmente questo passaggio si può saltare, il che è un po’ strano visto quant’è fondamentale crearsi un’identità su uno strumento come un social.

Mobile

Se ci registriamo usando le app mobile è ancora peggio: ci viene chiesto il nostro nome, la nostra mail, un username e una password. Dopodiché siamo abbandonati nel deserto, senza un’identità e senza nessuno da seguire. L’unico appiglio è il tab Esplora.

Abbiamo provato cosa si passa quando ci si iscrive a Twitter oggi, e abbiamo capito che il primo approccio, per qualcuno completamente profano ed interessato a provare, non è il massimo.

Spesso i nuovi iscritti si trovano a seguire qualche personaggio famoso, ma nessuno con cui interagire. In questo modo è facile comprendere perché molti nuovi profili vengano abbandonati e perché gli utenti attivi non crescono.

È anche un po’ triste perché Twitter, con tutti i dati delle interazioni che accumula, invece di consigliare utenti attivi ai nuovi iscritti, fornisce solo qualche nome di celebrità che ci fa sembrare il tutto freddo.

Non conosciamo una soluzione precisa per migliorare questo. Secondo noi, però, Twitter non dovrebbe prima di tutto spingere a seguire celebrità. Forse sarebbe utile un sistema per trovare utenti e conversazioni che si basi su argomenti ed interessi. In questo modo sarebbe molto più facile trovare nuovi profili che condividano i nostri interessi e curiosità e cominciare effettivamente ad usarlo.

Cosa ne pensate?

Ancora Samsung vs Apple in "Wall Huggers" [VIDEO]

Ancora Samsung vs Apple in “Wall Huggers"

Samsung torna a colpire Apple con un nuovo video appartenente alla ormai conosciutissima campagna “The Next Big Thing“. Oggetto dalla satirica comunicazione della casa coreana questa volta è la durata della batteria degli smartphone di Cupertino.

Nel video intitolato “Wall Huggers” vediamo decine di possessori di iPhone accovacciati a terra accanto alle prese elettriche di aeroporti e luoghi pubblici (bagni compresi), costretti ad arginare come possono il costante stato di emergenza della propria batteria. Tutto mentre i felici utenti Samsung possono godersi con calma un pranzo seduto al tavolo o una chiaccherata con gli amici nella zona d’attesa.

Ancora Samsung vs Apple in “Wall Huggers"

Ancora Samsung vs Apple in “Wall Huggers"

Ancora Samsung vs Apple in “Wall Huggers"

Ancora Samsung vs Apple in “Wall Huggers"

Il voiceover intanto recita:

“Eccoli. Raggruppati attorno alle prese di corrente, vicino ai cestini per i rifiuti, alla moquette macchiata, e ai bagni. Attaccati al muro. Negati della libertà di godersi perfino le cose più semplici, come prendere qualcosa da bere, o scambiare qualche risata coi colleghi. O sedere vicino a qualcuno che si conosce. Sarete bloccati finché la batteria non deciderà altrimenti.”

Cosa ne pensate di questo genere di spot che seguono il copione Samsung vs Apple? Aspetti tecnici a parte (anche perché nel video non ne viene praticamente fatta menzione), credete che questo genere di comunicazione possa essere realmente significativa per gli utenti, vecchi o nuovi che sia? Fatecelo sapere! 😉

Credits:

Advertising Agency: 72andSunny

Social media e brand di lusso: 5 case history di successo

social media lusso kenzo

Il secondo trimestre del 2014 è ormai terminato da tempo e, oltre alle tendenze che vi avevamo già anticipato a inizio anno, i diversi dipartimenti marketing dei brand di lusso si sono attivati in una lotta all’ultima iniziativa per coinvolgere consumatori e prospect sul mondo dei social media. Ecco 5 iniziative che hanno visto come protagonisti social media e brand di lusso in questi mesi appena trascorsi.

1) Mercedes Benz USA

Il brand ha invitato i suoi fan a esprimere se stessi attraverso la condivisione di immagini che rispecchiassero come vorrebbero riempire lo spazio disponibile nella nuova GLA. Coinvolgendo prima grafici, fotografi e influencer, Mercedes Benz è riuscita a dare ampio eco alla sua iniziativa alla quale oggi può partecipare chiunque lo desideri.

social media mercedes benz

Ecco quindi fiorai, campeggiatori, modaioli e sportivi incalliti condividere le proprie passioni attraverso una foto. Un’attività decisamente coinvolgente – spinta anche dalla possibilità di vincere un viaggio a bordo dell’auto – che riesce a far parlare del brand non nominando necessariamente aspetti tecnici o qualitativi del prodotto.

2) Berluti

La compagnia francese di prodotti in pelle, ha sfruttato invece i contenuti generati dagli utenti anche per il suo diretto sito web. Come? Attraverso le immagini presenti su Instagram.

Berluti ha infatti lanciato una campagna che invitasse i suoi utenti e sostenitori a condividere le proprie foto con i prodotti dell’azienda in modo un po’ diverso dal solito. L’obiettivo della compagnia francese, infatti, non era quello di condividere semplici foto, ma di vedere come gli utenti reinterpretassero il concetto della scarpa in proprie fotografie creative.

berluti social media lusso

Non era chiesto infatti che le scarpe venissero indossate. Ne è nata così una galleria che è riuscita a conquistare lettermalmente i propri fan utilizzando un linguaggio comune, quello delle fotografie, mettendoli alla prova a colpi di creatività.

3) Fabergè

Un evento interessante del settore no profit è stato quello sponsorizzato da Fabergè per due organizzazioni benefiche: Studio in a School e Elephant Family. L’evento, organizzato a New York, si fondava sulla geolocalizzazione degli utenti.

Dopo aver fatto dipingere 200 sculture di uovo da artisti, designer e creativi, l’organizzazione ha sparpagliato le uova per la città incoraggiando gli utenti a cercarle e a fare log-in presso i luoghi attraverso l’applicazione The Big Egg Hunt.

Faberge social media lusso

I vincitori della caccia al tesoro hanno vinto un gioiello messo in palio da Fabergè, e le uova sono state esposte al Rockfeller Center.

4) Kenzo

Come comunicare l’atmosfera, i valori, il mondo dietro a un brand evitando di parlare di prodotti e azienda? Kenzo ci è riuscita creando un portale dedicato ad argomenti tutt’altro che vicini al brand.

Si tratta di Kenzodiac, l’oroscopo esilarante della casa di moda che è riuscita in un modo tutt’altro che banale ad avere ogni mese contenuti nuovi, inaspettati e facilmente condivisibili sui social.

5) Giorgio Armani

Per finire, una case history di un brand nazionale, Giorgio Armani, che ha incrementato l’engagement con i consumatori attraverso un video che permettesse di scegliere la prospettiva della scena. Cliccando su una icona, quindi, era possibile scegliere se vedere il video normalmente o se guardarlo dal punto di vista del modello.

giorgio armani video interattivo

Perché questa iniziativa? Perché facendo scegliere al consumatore come guardare il video e quale punto di vista scegliere, sono aumentate le possibilità di coinvolgimento e, di conseguenza, anche di condivisione.

E voi, avete altre case history da segnalare?

Facce, orsi e sogni d'oro: i migliori annunci stampa della settimana

Meglio tardi che mai! Eccezionalmente di martedì, la raccolta dei migliori annunci stampa della settimana scorsa: la pubblicità più creativa nella top 5 targata Ninja Marketing!

Go!

Snickers Bites: Bear

Quando hai voglia di un piccolo bocconcino sfizioso, concediti un piccolo Snickers Bites. Ad feroce e vorace!

Advertising Agency: BBDO, New York, USA
Chief Creative Officers: David Lubars, Greg Hahn
Executive Creative Directors: Peter Kain, Gianfranco Arena
Senior Creative Director / Art Director: Danilo Boer
Senior Creative Director / Copywriter: Grant Smith
Account Team: Susannah Keller, Josh Steinman, Mallory Ramos
Illustrator: Un Mariachi

Vodafone India: Message

Molti brand affermati (sopratutto automotive e F&B) si stanno da qualche tempo impegnando a costruire campagne istituzionali che mirano a sensibilizzare il target di riferimento sulle pratiche pericolose alla guida.

Il messaggio di Vodafone India è chiaro: è impossibile guidare e messaggiare allo stesso tempo.

Advertising Agency: Ogilvy, Mumbai, India
National Creative Director: Rajiv Rao
Executive Creative Directors: Kainaz Karmakar, Harshad Rajadhakshya
Creative Director / Copywriter: Ramakrishnan Hariharan
Art Director: Harshik Suraiya

Sognid’oro: Don’t drink and drive

Come sopra, ma più divertente! Qui il messaggio diventa ironico: Don’t drink (camomilla) and drive.

Advertising Agency: DLVBBDO, Milan, Italy
Executive Creative Directors: Stefania Siani, Federico Pepe
Art Director: Federico Pepe, Andrea Jaccarino
Copywriter: Emanuele Viora
Post Producer: Davide Calluori
Photographer: Francesco Van Straten
Producer: Isabella Angaroni

Getty Images: Meeting/Police/Girl/Vase

Con Getty Images puoi raccontare qualsiasi storia tu voglia. Basta trovare l’immagine, o la bugia, giusta!

Advertising Agency: Publicis, Caracas, Venezuela
Chief Creative Officer:: Gerardo Pernia
Creative Directors: Demian Campos, Noraida Otazo
Art Directors: Demian Campos, Javier De Bourg, Yoryi Cantor
Copywriter: Sergio Sanchez
Illustrator: Térmica Studio

Black&Decker: Nose hair/Eyebrows/Ear hair

Siamo tutti d’accordo: l’erba del vicino sarà sempre più verde. Black&Decker ci consiglia però di curare al meglio il nostro piccolo appezzamento di terra domestico. Un giardino poco curato è lo specchio di un padrone di casa trasandato e (in questo caso) viceversa.

Advertising Agency: Publicis, Caracas, Venezuela
Chief Creative Officers: Gerardo Pernia
Creative Director: Demian Campos
Art Directors: Demian Campos, Yoryi Cantor
Copywriter: Demian Campos

I motori di ricerca come strumento di marketing? La parola a Tagliaerbe. #ninjamaster

© Creativa - Fotolia.com

Ve li abbiamo già presentati, ed ora iniziamo a conoscerli meglio. Parliamo della rosa docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Apriamo le danze con Davide “Tagliaerbe” Pozzi, docente del modulo in SEO del #ninjamaster.

 

Ciao Davide, SEO ieri e oggi: cosa è cambiato?

La SEO sta diventando sempre più… “umana”, biologica, naturale. Meno trucchetti e più valore per gli utenti insomma, e non posso che esserne felice.

Cosa significa lavorare con la long tail seo e perché è così importante?

Pensa che sul tema scrissi un pezzo nel lontano Settembre 2009: http://blog.tagliaerbe.com/2009/09/long-tail-e-seo.html

In soldoni, col lancio di Google Hummingbird (Agosto-Settembre 2013) siamo entrati nell’era delle “ricerche conversazionali“, dove Google cerca di comprendere il completo significato della query, andando oltre le singole parole chiave. Quindi mi azzarderei a dire che bisogna andare anche oltre la “long tail SEO“, cercando invece di intercettare con i nostri contenuti un pubblico che effettua ricerche in modo sempre più naturale, magari tramite i comandi vocali di uno smartphone.

 

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Probabilmente Feedly. Tutti i giorni spendo parecchio tempo a leggere – pardon, “scansionare” – titoli interessanti cercando fra le novità del mondo web marketing e SEO, e il feed reader aiuta tantissimo. Poi ovviamente la mail (alla faccia di chi dice che sia uno strumento obsoleto), Google Webmaster Tools (per verificare che tutti i siti siano “in forma”), Google Analytics (in “real-time”, per vedere il traffico in arrivo) e il pannello di WordPress del TagliaBlog (fra articoli da scrivere, commenti da controllare e manutenzioni di vario genere, c’è sempre qualcosina da fare).

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

Quanto ti scrivono per dirti che grazie a qualcosa che hai scritto/detto, la loro vita è cambiata in meglio. Questa soddisfazione è impagabile e superiore a tutte le ricchezze del mondo.

Grazie Tagliaerbe! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

12 cose che ho imparato a La Battaglia delle Idee

foto di @killermedia

Come probabilmente saprete, abbiamo trascorso il weekend a Salerno per La Battaglia delle Idee, l’evento targato Ninja Marketing dedicato ad innovatori e startupper.

Tra i relatori che si sono alternati nella sala Academy e sul palco del Teatro Ghirelli, gli ospiti presenti e i rappresentanti delle aziende partner, ho imparato tantissime cose! Ne ho scelte 12 da condividere con voi, enjoy!

A La Battaglia delle Idee ho imparato che...

#1 Enrico Quaroni è il Ninja delle presentazioni.

E vi giuro che ho anche capito cosa fa davvero Rocket Fuel.

#2 Le donne portano innovazione ovunque vadano.

Alice Soru ne è un esempio.

#3 Bisogna portare più rispetto ai Social Media Manager, fanno un lavoro serio loro!

Fatevelo spiegare da Filippo Giotto.

#4 Restare al Sud e fare qualcosa è decisamente meglio di lamentarsi del Sud e non fare nulla.

Gli innovatori di cui ha parlato Roberto Zarriello ne sono un esempio.

#5 C’è qualcuno che sente il bisogno di inviare messaggi sui social media dopo la sua morte.

E intanto uno startupper ci guadagna.

#6 Kris Grove era il mio mito quando ero una teenager e lo sarà sempre.

“Take care and bye bye!”

#7 Giuria popolare e giuria tecnica sono sempre in disaccordo.

Come a Sanremo.

Giuria popolare

Giuria tecnica

#8 Ringraziare fa bene alla salute.

E agli affari, se fai parte di Ethanks.

#9 Abbiamo tutti trascorso ore e ore a giocare a Candy Crush Saga.

Perché qualcuno sa proprio bene come creare un’app addictive.

#10 C’è gente che da Milano si è trasferita a Salerno.

Sì, era capace di intendere e di volere.

Mirko Pallera, signore e signori

#11 Francesco Paura è un nerd

E la sua migliore rima è Hardcore, Alcool, Al Gore.

#12 Dove c’è Ninja, c’è casa!