KLM porta in aereo un appartamento di Airbnb

KLM Royal Dutch Airlines, la compagnia di bandiera olandese, ha creato in collaborazione con Airbnb una accommodation davvero esclusiva.

Si chiama “Spacious Airplane Apartment” e si trova su un aereo, ovviamente.
Un aereo arredato per sentirsi a casa.

Sì, esatto, avete letto bene. KLM ha trasformato un MD-11 parcheggiato all’aeroporto di Schiphol ad Amsterdam in un appartamento per 4 persone, con 2 camere da letto, un salotto e 8 bagni.
Ah, e ci sono il Wi-Fi, toast, la macchina per il caffè, poltrone da prima classe e non manca anche una gradevole vista panoramica.

Il 28, 29 e 30 novembre chi vuole avrà la possibilità di passare la notte dentro questo appartamento con ali. Basta scrivere a KLM.

Certo, come in tutti gli appartamenti Airbnb ci sono delle regole della casa da rispettare:
– niente fumo (ma solo quando è accesa la spia di divieto).
– vietato arrostire i marshmallow sulle turbine.
– niente consumo di alcol.
– ricordarsi di bagnare le piante e dare da mangiare al pesciolino.
– vietato volare.
– niente scivolo gonfiabile di emergenza.
– trattare l’aeroplano come se fosse il proprio.

(sì, se anche voi avete colto un tono nonsense, non sentitevi soli)

A voi, ninja frequent flyers, piacerebbe passare una notte in una accommodation come questa?

Pizza Hut, la margherita non è più di moda

La vera pizza è davvero solo quella napoletana? Forse non più. Pizza Hut vuole dimostrarci come la nostra amata margherita non sia più un cibo di moda, ma definitivamente cambiato. Almeno oltreoceano.

La nota catena americana, dopo due anni di vendita in negativo, ha scelto di puntare su una nuova generazione di consumatori: un target più giovane ed in linea con Pizza Hut. Per farlo, ha deciso di inserire all’interno dei suo menù 11 nuove pizze, 10 nuove spezie, 6 nuove salse, un nuovo logo e nuovo packaging, per cui è diventata famosa in America, ma non solo.

Un vero e proprio cambio di rotta, dunque; ma come comunicarlo?

Pizza Hut lancia la pizza più “odiata” dagli italiani

il noto brand americano è partito dall’idea di pizza e, insieme, dallo stereotipo preferito dai consumatori d’oltreoceano per identificare gli italiani. Ma la nuova pizza americana sarà in grado di superare anche l’unica, originale ricetta napoletana. Come dimostrarlo? Andando là dove tutto è nato: nel sud Italia.
Con #Flavorofnow Pizza Hut ha lanciato una simpatica campagna di comunicazione, portando i suoi consumatori direttamente a Sorrento, dove la pizza viene ancora fatta secondo la tradizionale ricetta. Il brand americano desidera mostrare ai propri futuri clienti i motivi per cui scegliere, invece, i loro nuovi ingredienti e sapori, più originali ed innovativi.

Una nuova ricetta per Sorrento

I creatori delle nuove ricette, partiti per Sorrento, patria del tradizionale piatto italiano, scelgono di proporre alcune delle nuove idee ad un gruppo di anziani. Ma, già a prima vista, si domandano se quella davanti ai loro occhi sia davvero… una pizza!

Pizza o non Pizza?

Ai vari componenti del gruppo vengono poste alcune domande, come in una vera e propria ricerca di mercato; si domanda loro se quella che vedono è creata seguendo la ricetta tradizionale, se possono considerarla una pizza e perchè non cambiare ingredienti, per dare a tutto un nuovo sapore. A tutte le domande ognuno risponde però con un perentorio “NO”.

Troppo restii dunque a queste novità perchè, secondo la catena americana, ancora legati alle tradizioni e a idee sorpassate, tanto da non comprendere nemmeno i nuovi ingredienti proposti.

L’associazione casuale

Ad ogni personaggio viene chiesto di collegare a queste nuove pizze, il primo oggetto che gli viene in mente.
Maria, ad esempio, ha in mano un nuovo paio di “Jegging”, simbolo dei giovani e di una nuova cultura, slegata dal tradizionalismo che si respira in questo piccolo paesino del Sud Italia.

Alla fine dell’intervista uno degli anziani del villaggio riesce ad assaggiare la nuova pizza e ammette, in modo sincero la bontà ma che,purtroppo, non è una pizza a tutti gli effetti!

Pizza Hut: lo spin-off

Il marchio americano non si è però fermato qui: ha infatti creato un piccolo spin off, coinvolgendo ognuno dei protagonisti, nel tentativo di convincerli della bontà dei nuovi ingredienti.
Tra questi, la signora Maria: l’intervistatore chiede se è davvero pronta per assaggiare una nuova ricetta; ma lei, dopo averle dato solo uno sguardo, declina l’invito, in modo deciso.

La nuova campagna marketing ha scelto di lanciare il sul mercato nuovi sapori, sfruttando il concetto di Made in Italy, da sempre simbolo di qualità, ma facendolo, questa volta, in modo contrario ed originale.
I creatori delle nuove pizze sono partiti dall’analisi del target cui hanno scelto di rivolgersi: i giovani. Essi vanno contro, per indole e per età, a tutto quello che viene imposto dagli anziani; anche se si tratta di una semplice pizza. Hanno successivamente creato una serie di contenuti semplici, ma efficaci proprio perchè aderenti alla realtà, riprendendo in modo reale lo stereotipo italiano, presente in tutto il mondo.

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Il successo che sta avendo #flavorofnow è davvero notevole e certamente riscuoterà approvazioni tra i giovani statutintensi, sempre colpiti dalle rivisitazioni di alimenti tipici italiani.
Attenzione però: funziona perchè studiata per un mercato americano. Quanti italiani, infatti, sarebbero d’accordo con gli anziani di Sorrento?

La rivincita dei Chromebook: la rivoluzione Google nel settore education parte dalle scuole di New York

Quando nel giugno del 2011 fece il suo ingresso sul mercato il primo Chromebook, il mondo dei computer e dell’informatica pensò di trovarsi di fronte ad una rivoluzione che avrebbe cambiato per sempre il settore, un po’ come fatto dalla Apple prima con l’iPod e – successivamente – con l’iPhone e l’iPad.

L’idea di avere un portatile con sistema operativo sviluppato da Google, ma diverso da Android, pensato per un utilizzo prevalentemente online e sul cloud, effettivamente appariva molto suggestiva, perché significava la fine del duopolio Microsoft/Apple. E poi si trattava di Google, l’azienda che nel 1998 ha trasformato il web in quello che conosciamo oggi, quindi di una realtà estremamente autorevole.

Flop commerciale

Nonostante le premesse, il successo commerciale non c’è stato; anzi, è stato un vero e proprio flop. La joint venture con un produttore di tutto rispetto come Samsung non è riuscita a far superare un gap evidente, ovvero che l’utente medio è abituato a una determinata impostazione grafica, a un certo modo di intendere il sistema operativo e ad una struttura dei software ormai consolidata. Inoltre, non tutti lavorano perennemente connessi al web.

Non a caso lo scorso anno la Microsoft ha realizzato, nell’ambito della campagna anti-Google denominata “Scroogled”, uno spot molto scorretto, ma estremamente divertente, nel quale ridicolizza proprio il laptop marcato Big G. I protagonisti dello spot sono i gestori del Banco dei Pegni più famoso d’America, il Gold & Silver Pawn Shop, la cui attività è al centro della trasmissione televisiva “Affari di famiglia”. Un cliente entra nel negozio con l’intenzione di vendere un Chromebook, e finisce con l’essere umiliato da Richard, Rick, Corey e Austin, i quattro membri della famiglia Harrison.

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Chromebook e New York City

Non sempre le rivoluzioni si traducono in un successo commerciale, ma possono svilupparsi in ambiti magari più settoriali, di nicchia, ma dal valore sociale elevato.

Lo scorso 18 novembre, il popolare sito americano Mashable ha pubblicato un articolo nel quale si illustra il progetto, ambizioso, della città di New York di dotare le scuole pubbliche di un Chromebook per ogni studente e professore.

Il Dipartimento dell’Educazione di New York City (NYC DoE) ha infatti approvato l’utilizzo del laptop e di Google Apps for Education (GAFE) per convertire le scuole da analogiche in digitali.

Sia chiaro: questi strumenti erano già diffusi in alcune strutture, ma si trattava dell’iniziativa di una singola scuola e di docenti particolarmente illuminati e avvezzi alle nuove tecnologie. Con questo accordo, invece, si parla di raggiungere un bacino di utenza molto ampio, 1 milione di studenti in 1800 scuole, numeri che fanno presagire uno sviluppo futuro anche in altre grosse città degli Stati Uniti.

L’incontro tra Digital ed education

Eric Sheninger, responsabile dell’International Center for Leadership in Education, ha pubblicato un post sul blog ufficiale di Google For Education, sottolineando come l’impiego dei Chromebook nelle scuole possa aiutare a sviluppare un’idea di istruzione diversa, più moderna e flessibile.

Nello specifico, Sheninger ha evidenziato i “7 modi per diventare digital leader con il supporto di Google Apps e Chromebooks”:

  1. I Chromebook sono dispositivi economici, che si avviano in pochi secondi e hanno una durata della batteria di circa otto ore. Essi consentono all’utente di riprendere un progetto avviato su qualsiasi altro dispositivo semplicemente accedendo al proprio profilo Google, e di avere l’accesso alla suite di strumenti forniti da Google Apps for Education;
  2. Google Docs consente la collaborazione in annunci, newsletter e documenti condivisi, sui quali lavorare con gli studenti di una classe, in maniera agevole, senza dover inviare file via email a tutti e perdersi nelle varie modifiche;
  3. I Moduli Google aiutano gli insegnanti e i dirigenti scolastici a raccogliere rapidamente e facilmente dati e condurre indagini. Questo strumento consente anche ai ragazzi di effettuare dei sondaggi a persone e membri della comunità e di analizzarne i risultati, che possono poi essere mostrati ai docenti attraverso grafici semplici e facilmente comprensibili;
  4. I Google Hangout sono un potentissimo supporto per attività di networking, per realizzare video conferenze, progetti di e-learning e webinar che possono essere visualizzati anche in un secondo momento. Inoltre, possono essere utilizzati come luoghi di ritrovo per gli insegnati e gli studenti con colleghi che vivono nel resto del mondo;
  5. Google Sites facilita lo sviluppo professionale del personale scolastico, che può utilizzarlo per realizzare tutorial, video e note di sessione.
  6. Google Blogger è un ottimo strumento per la condivisione di risultati scolastici e per raccontare la storia della scuola attraverso parole, video e immagini.
  7. Le estensioni di Google Chrome sono piccoli programmi che aggiungono nuove funzionalità al browser, consentono di personalizzare l’esperienza di navigazione e forniscono una grande quantità di funzionalità avanzate agli educatori.

Un nuovo modo di intendere l’istruzione

Come accennato in precedenza, il Dipartimento dell’Educazione di New York City ha sviluppato una collaborazione con Google Apps for Education che va ben oltre la semplice fornitura di beni e servizi, realizzando un sito che fornisce informazioni e risorse per le scuole che partecipano al progetto.

Altro partner fondamentale in questo processo di digitalizzazione delle scuole newyorkesi è New Vision for Public Schools, che con CloudLab lavora a stretto contatto con i dirigenti e i docenti delle scuole della città per sviluppare app, strumenti e risorse dedicate, che vanno ad integrare le estensioni già presenti in GAFE.

L’intero progetto, molto complesso e vasto, è stato sintetizzato in un video pubblicato su YouTube, della durata di appena 101 secondi.

Hal Friedlander, Chief Information Officer del NYC DoE, in un post pubblicato sul blog ufficiale di GAFE, ha così commentato  la decisione del Dipartimento da lui guidato di introdurre nelle scuole i Chromebook:

«La gente dice che le cose non possono muoversi rapidamente nel settore pubblico, ma io non ci credo. Se ci si impegna ad ascoltare le scuole, a scoprire di cosa hanno bisogno e a fissare degli obiettivi da raggiungere, le cose possono accadere.»

E in Italia? Quando accadrà? Voi cosa ne pensate? Scrivetecelo nei commenti e raccontateci la vostra opinione.

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Il segreto del successo su Facebook? A lezione da ScuolaZoo

ScuolaZoo

Mi piace, condivisioni, visualizzazioni, persone che ne parlano… se questi numeri sono diventati il vostro chiodo (e incubo) fisso vi sarete chiesti più volte quale sia il segreto per avere successo su Facebook.

Quale metodo migliore se non imparare dai migliori? ScuolaZoo logo

Secondo l’analisi condotta da Blogmeter sui Facebook Top Brands, ScuolaZoo si conferma per il sesto mese di fila al 1° posto nella classifica per engagement su Facebook, leadership confermata anche dal dato sugli autori unici.

Con un panel di riferimento delle Top Brands composto da più di 3.000 pagine Facebook italiane, ScuolaZoo ottiene, infatti, una media giornaliera di 256,9 attività degli utenti sulla pagina Facebook per ogni 1.000 fan e 120.560 commenti/post unici in un mese.

ScuolaZoo Topbrand Blogmeter

ScuolaZoo engagement Blogmeter

ScuolaZoo authors Blogmeter

La pagina Facebook del network dedicato agli studenti nato nel 2007 ha superato i 1.950.000 fan, e per la fine dell’anno è previsto che arriverà alla cifra tonda.

Quali sono, quindi, i “segreti” di questo successo? Essenzialmente due, i più importanti per una strategia di social media marketing ottimale:

  1. Conoscenza del target
  2. Qualità dei contenuti

 

ScuolaZoo infografica engagement

Conoscenza del target 

ScuolaZoo è un canale di comunicazione per gli studenti italiani e si schiera al loro fianco nella dura lotta alla sopravvivenza – e alla crescita – durante gli anni della scuola. La community sostiene gli studenti con contenuti divertenti e irriverenti, ma non solo.

Vengono, infatti, dispensati consigli e approfondimenti utili nella vita studentesca: dalle informazioni sull’esame di maturità alla scelta del percorso scolastico più adatto ad ognuno, dallo scambio di tesine alle versioni di latino, dai sondaggi alle inchieste sulla scuola.

La community, inoltre, non si ferma solo al web: merchandising, convenzioni con le cartolerie, viaggi ed eventi targati ScuolaZoo fanno sì che il network si tramuti in veri e propri amici e compagni di scuola.

Qualità dei contenuti

Come già detto, i post pubblicati da ScuolaZoo su Facebook sono tanti e vari ma soddisfano sempre la regola d’oro: content is the King.

I contenuti condivisi hanno la duplice caratteristica di non essere mai banali ed essere altamente virali. Contenuti che gli studenti reinterpretano e condividono proprio perchè vi si riconoscono.

8 consigli per rendere il tuo eCommerce competitivo come Amazon

8 consigli per rendere il tuo ecommerce competitivo come Amazon

Se lavori con l’eCommerce sei pienamente cosciente che non potrai mai ottenere lo stesso fatturato, gli stessi risultati e le stesse visite che ricevono i grandi megastore della rete. Amazon e gli altri big sono inavvicinabili per il tuo piccolo business, ma ciò non vuol dire che la tua attività non possa competere con loro.

LEGGI ANCHE: I 100 eCommerce più popolari in Italia

I punti di debolezza del tuo eCommerce

Ci sono alcuni aspetti del tuo business che fanno la differenza nell’impetuoso confronto con i giganti della vendita online:

  • Non potrai influenzare il costo delle spedizioni e nemmeno potrai offrire sempre la spedizione gratuita per tutti i tuoi prodotti;
  • Non potrai proporre tariffe inferiori al prezzo raccomandato dal produttore;
  • Non avrai grandi budget da destinare al marketing;
  • Non avrai un team di persone che rendano il tuo sito user friendly;
  • Non potrai usufruire di un canale distributivo dedicato.

Con i seguenti consigli potrai però differenziarti da Amazon e ottenere risultati di tutto rispetto!

1. Diventa un esperto nel tuo settore

I supermercati della rete hanno tutto, ma sono focalizzati sul massimizzare le vendite. Col tuo negozio eCommerce dovresti concentrarti su un determinato settore o su una nicchia di mercato, così da apparire agli occhi degli acquirenti come un negozio specializzato nel tuo settore di competenza. Molte persone preferiscono pagare anche un prezzo superiore per comprare da venditori di cui si fidano.

2. Crea una community

Concentrandoti su una determinata categoria merceologica potrai facilmente creare una community con cui potrai interagire con gli acquirenti e fidelizzarli.

3. Offri consulenza e supporto di persona

Ormai siamo abituati a comprare di tutto online, ma in caso di difficoltà o di acquisti importanti preferiamo avere un contatto diretto con il venditore. I negozi come Amazon non possono offrire assistenza di persona a tutti gli acquirenti, mentre con un piccolo sito di eCommerce è più facile comunicare personalmente con la propria clientela.

4. Abbi uno scopo benefico

Le ricerche mostrano che i consumatori prediligono i brand che perseguono scopi benefici. Sostenere una causa non è complicato, si può aggiungere un badge di supporto al sito o si possono raccogliere donazioni durante il check-out.

5. Offri prodotti di nicchia o esclusivi

I giganti dell’eCommerce non vendono tutto. Ci sono piccoli produttori che producono beni di ottima qualità e destinati a nicchie di mercato, oppure produttori locali che non possono avvalersi della grande distribuzione. Offrendo i loro prodotti ai tuoi clienti potrai vendere beni che non sono reperibili sui grandi portali.

6. Personalizza il tuo sito web

Se vendi beni ad un determinato target, puoi personalizzare il tuo sito per andare incontro ai loro gusti. Ad esempio potresti inserire dei video con approfondimenti, tutorial e informazioni sui prodotti che sono presenti nel tuo store. Amazon ha un target molto esteso e non può andare incontro alle preferenze di tutti i suoi acquirenti.

7. Consegna a domicilio

Se la tua attività di vendita si concentra in un’area geografica ristretta puoi offrire la consegna a domicilio: i tuoi acquirenti ordinano sul sito e tu puoi gestire di persona le consegne, garantendo rapidità, precisione e rapporto con i clienti.

8. Offri abbonamenti

Se i tuoi clienti hanno bisogno di riacquistare frequentemente i tuoi prodotti, offri loro delle sottoscrizioni. Sarà più comodo per loro ricevere i beni senza ripetere il processo dì acquisto e la fidelizzazione ti permetterà di avere un flusso di cassa costante.

Davide contro Golia: la strategia annulla il gap

Un piccolo negozio online non potrà mai battere i big dell’eCommerce, ma non avrà certo bisogno di fare lo stesso fatturato dei giganti del commercio in rete: i costi di gestione di un piccolo portale sono differenti rispetto a una multinazionale del settore. Come il biblico Davide, bisogna agire d’astuzia e di agilità per poter concorrere ad armi impari.

LEGGI ANCHE: 15 passi per progettare un sito eCommerce conversion friendly

La pianificazione strategica di una piccola compagnia si può personalizzare in maniera più efficace e si può adattare alle esigenze della propria clientela. Un business a misura d’uomo può essere molto più user friendly e portare a grandi risultati!

Ninja social oroscopo dal 27 novembre al 3 dicembre

Guerrieri, siete pronti all’oroscopo di questa settimana?? Guerrieri, siete pronti all’oroscopo di questa settimana?? Andremo avanti a farvi questa domanda per quindici minuti, quattro volte all’ora per tutti e sette i giorni da oggi, fino a mercoledì prossimo, dritte verso le vostre orecchie, ignorando completamente le nuove vibrazioni positive causate dal transito di Mercurio in Sagittario che garantirà sorprese per tutti e dodici i segni.

L’Ariete sarà intento a preparare cenette a lume di candela: caro Ariete, ti converrà procurartene una bella scorta perché con tutti i Guerrieri che festeggeranno il #Ninja10Years trovarne in commercio sarà quasi un miracolo!! …e se seduto alla tua tavola ci sarà un Toro, stai attento… i guerrieri del Toro saranno particolarmente assillanti con amici e parenti con la storia del Natale. Ma non è troppo presto e, soprattutto, se l’importante sarà stupirli, caro Toro, e far loro capire quanto sono importanti per te, ebay potrebbe fare al caso tuo, goditi la cena in santa pace!

 

La predisposizione della Vergine invece sarà quella di intavolare discussioni riflessive, profonde. Sedersi a tavola con un Guerriero o una Guerriera nati tra fine agosto e inizio settembre riserverà piacevoli sorprese, ci si potrebbe trovare a sorseggiare un bicchiere di vino affrontando la fatidica domanda: usare o non usare prodotti open source… nostalgica filosofia!! Al contrario, chi questa settimana guarderà al futuro sarà l’Acquario, finalmente rasserenato dalla fine della quadratura di Mercurio, sarà proiettato in avanti, fin là dove la fantasia lo lascerà andare! Occhio a non prendere il largo verso una nuova dimensione, caro Acquario, perché l’unico che potrebbe riportarti sul pianeta terra potrebbe essere il Sagittario, sfuggito alla quotidianità a bordo del suo volo pattino. Che poi, non è mica detto che l’autostop funzioni…

 

Il raggiungimento del milione di utenti da parte del social MySpace avvenuto circa dieci anni fa potrebbe essere d’aiuto al Capricorno per capire cosa si prova quando il proprio consenso aumenta in maniera spropositata: visto dove sarà Mercurio, preparati, Capricornino nostro!

 

Lo Scorpione, questa settimana ci lascerà di stucco. Sarà come al solito preso nell’esplorare i suoi sentimenti, desideroso di metterli al servizio degli altri, rivoluzionando il suo io guerriero al servizio dell’umanità… per lo meno di quella che riuscirà a contattare in questi sette giorni 😛

 

Gemelli e Pesci avranno la necessità di darsi un tono, di rimettere un po’ in sesto il loro “potere contrattuale”. I Gemelli a causa dell’ingerenza di Mercurio dovranno trovare la chiave in grado di aprire tutte le porte, da quella dell’ufficio a quella di casa, mentre i Pesci, focalizzati sul buon umore delle settimane scorse, dovrebbero evitare di cedere all’insoddisfazione passeggera. Tutto chiaro? Certo, un’infografica darebbe un valore aggiunto a queste nostre buone parole ma per ora dovrete accontentarvi!

Guerrieri del Leone, per voi cercare di emulare i risultati ottenuti nelle scorse settimane non vale, proprio per niente. Giove non va sprecato, richiede un impegno costante, è ammessa solo una carrellata tra i momenti indimenticabili dell’ultimo periodo, non di certo il tirarli fuori come jolly, antidoto del “pigrizia time”. Di jolly la Bilancia non ne avrà bisogno perché il so obiettivo sarà un poker d’assi per stupire il partner tanto quanto la lettera di un bimbo di sette anni stupì la Lego nel 2013; la Bilancia sarà così determinata da scrivere una letterina con i Lego, se necessario, e il destinatario saprà di certo come dire grazie!

 

Carissimi guerrieri, prima di augurarvi buon settimana, una raccomandazione: ‘spettate a chiudere la valigia, potrebbe arrivare l’ottavo mini gadget tecnologico made in Cancro da portare con voi durante le vacanze di Natale. Concentratissimo, lungimirante e senza troppe preoccupazioni avrà finalmente il tempo di dedicarsi a quell’idea tenuta nel cassetto per troppo tempo, e poi non diteci che non ve l’avevamo detto!!!

Da Facebook a Pinterest, le app con il nuovo Material Design di Google

Abbiamo visto negli scorsi giorno come Google, lanciando il suo nuovo sistema operativo Lollipop, abbia fatto un importante modifica al design delle sue interfacce e applicazioni principali. E’ stato definito come Material Design, la sua mission è di “creare un linguaggio visivo che sintetizzi i principi classici di buon design con l’innovazione e le possibilità  della scienza”.

Una sorta di linguaggio del design che rende le applicazioni unificate a livello visivo ed estetico. Lo si può riconoscere facilmente, è caratterizzato da colori vivaci, font dalla massima leggibilità come il Google Font Roboto. Ma non solo colori e font, le icone cambiano completamente aspetto, diventano minimali e spesso abbastanza eccentriche.

Abbiamo visto molte app cambiare il proprio design, soprattutto da quando Google ha iniziato a modificare quello dei suoi servizi principali. In queste ultime ore soprattutto l’aggiornamento di Facebook e Messenger è la notizia più significativa a riguardo. L’update purtroppo crea ancora molti problemi agli utenti che riscontrano la vecchia interfaccia nonostante l’update (fonte @AndroidWorld)

Ma vediamo ora un elenco dei principali e più belli Material Design del momento.

Chrome

In questi giorni Google ha annunciato che il browser predefinito di Android avrà presto una nuova grafica anche per la versione desktop, così com’è avvenuto per Google Drive con il suo nuovo restyle.

Telegram

Ci si aspettava un aggiornamento di Whatsapp, con una nuova grafica, in realtà soltanto l’ultimo aggiornamento dell’app di Facebook ha aggiunto qualche particolare nuovo nel design, mentre Whatsapp è stata battuta sul tempo da Telegram.

Google Inbox

Il gestore di email, creato da Google che cercherà di aiutarvi con la vostra agenda, collegandosi alle email che ricevete ad al vostro calendario con Google Now.

Google Messenger

Un’app che Google ha lanciato recentemente, poco dopo Inbox, è un gestore di sms. Se prima venivano gestiti tramite Hangout, adesso è possibile tenerli separatamente su quest’app completamente in Material Design.

Google Calendar

Il calendario più famoso del mondo completamente flat e ridisegnato da Google per Android 5.0, un eccellente esempio del nuovo design.

Sliding Explorer

Uno dei primi explorer di file che è riuscito ad applicare il nuovo design, battendo tutti sul tempo.

 Pinterest

Anche Pinterest ieri si è aggiornato con un’interfaccia più intuitiva e contraddistinta dal material design; inoltre l’update promette di rendere l’app molto più veloce.

TuneIn Radio

Anche TuneIn oggi si è aggiornato e ha introdotto il material design. Per cronaca, l’app ha ora il supporto richiesto da molti utenti per Chromecast.

Attendiamo di vedere quali altre app si aggiorneranno introducendo il material design: se ne conoscete di interessanti, segnalatecele nei commenti 🙂

I romanzi di Hemingway durano 15 secondi… su Instagram [VIDEO]

I romanzi di Hemingway durano 15 secondi... su Instagram [VIDEO]

Se siete amanti della letteratura, e dei lavori di Ernest Hemingway in particolare, potreste storcere il naso nel sapere che qualcuno ha deciso di condensare le opere più famose dello scrittore statunitense in video della durata di soli 15 secondi. Ma sapere che è per una buona causa vi solleverà: la Ernest Hemingway Foundation of Oak Park (paese natale del romanziere) ha infatti scelto Instagram e il suo formato video per comunicare più efficacemente con il pubblico giovane e promuovere la figura e i romanzi dello scrittore.

Assieme ad Ogilvy & Mather Chicago l’associazione ha realizzato quindi tre piccoli filmati di animazione ispirati a “Il vecchio e il mare“, “Addio alle armi” e “Per chi suona la campana“.

 



 

 


Un esperimento sicuramente interessante, potenzialmente in grado di attirare l’attenzione dei più giovani utilizzando un linguaggio moderno e lontano dal mondo scolastico. Cosa ne pensate?

Credits:

Agency: Ogilvy & Mather Chicago
Chief Creative Officer: Joe Sciarrotta
Group Creative Director: Chris Turner
Group Creative Director: Dave Metcalf
Creative Director: Bowen Mendelson
Creative Director: Andrew Gall
Associate Creative Director: Isaac Pagan
Copywriter: Michael Franklin
Producer: Lisa Hinrichs
Account Executive: Jane Johnsen
Sound Design: David Axelbaum
Sound Design: Airstream Audio
Audio: Joe Griffin
Production Company: Deboka Films
Director: Eduardo Cintron
Set and Puppets: Kate Stransky
Cgi/Vfx Supervisor, Animator, 3D Design: Noah Schloss
Director of Photography: Jake Zalutsky
Character Modeling: Sebastian Szyszka
Character Rigger: Clark Stanton
2nd Animator: Bradley Bischoff
Design and Animation: Juan Carlos Montes
Editor: Clockwork

Google sorprende i passanti di Times Square

Sicuramente chi ha visitato New York sa che Times Square è, senza alcun dubbio, la zona dove è possibile vedere advertising di ogni tipo. Da poche settimane, però, c’è qualcosa di nuovo e di mai visto prima: un cartellone pubblicitario più grande rispetto a qualsiasi altro schermo disponibile nel mondo, ricopre un intero isolato (tra la 45esima e la 46esima, a Broadway). L’azienda committente è Google, che non si è fermata al fine esclusivo della comunicazione, ma ha sottolineato l’elemento dell’interattività, allargandone l’utilizzo ai passanti.

Diamond Vision (è così che si chiama questo mega schermo) realizzato da Mitsubishi Electric Power Products, possiede la più alta risoluzione mai ottenuta su un display LED, 24 milioni di pixel su una superficie equivalente quasi a quella di un campo di football. Il pannello è stato inaugurato da Google la scorsa settimana e dal 25 novembre mostra una campagna pubblicitaria interattiva che permette ai passanti di utilizzare l’applicazione Androidify, sia su smartphone Android, che su device iOS, per visualizzare l’animazione del proprio personaggio.

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Infatti, se si crea un personaggio su Androidify si ha la possibilità di visualizzarlo sul cartellone da 25.000 metri quadrati; e se siete nella zona è possibile vederlo proiettato in diretta. Qualcuno, inoltre, sostiene che presto ci sarà anche qualche concorso per vincere una maglietta o una cartolina con sopra il proprio personaggio.

Tutti si stanno domandando quanto possa essere costata una simile installazione all’azienda che ha creato il motore di ricerca più usato al mondo, alcuni sostengono che il costo sia di circa 2,5 milioni dollari per quattro settimane di annunci, ma sono soltanto voci.

Va, altresì, sottolineata l’iniziativa lodevole del colosso di Mountain View che non mostrerà solo i propri prodotti, ma donerà parte del tempo acquistato a sei organizzazioni no-profit: Charity Water, WWF, Khan Academy, NRDC, Made with Code, Donors Choose e Give Directly.

L'Italia porta l'IVA al 4% sugli e-book in Europa

Storia di una discriminazione: l’IVA al 22% sugli e-book

L’Associazione italiana editori ha portato sotto i riflettori, o meglio nelle homepage dei nostri social network, un po’ di buzz sul tema dell’equiparazione di trattamento fiscale di libri cartacei e degli e-book, perchè in Italia ai primi viene applicata un’aliquota IVA del 4%, mentre ai secondi il 22%.

Come ? Tramite una campagna web dal titolo “Un libro e un libro”, diventata virale grazie all’hashtag #unlibroèunlibro.

Verrebbe subito da pensare che tale discriminazione di trattamento fiscale possa verificarsi solo in Italia, dove l’IVA di solito sale, certo non scende, e dove il digitale non ha ancora messo il turbo come in altri paesi. Invece è proprio l’Unione Europea a prevedere tale differente trattamento, anche se Francia e Lussemburgo hanno già provveduto ad adeguare le aliquote, con il rischio di incappare in sanzioni.

La notizia: l’emendamento passa in commissione

Questa storia ha già un risvolto positivo, subito dopo Francia e Lussemburgo ci siamo noi, perchè nonostante il diktat europeo l’Italia ha inserito nell’ultima legge di stabilità approvata in commissione, l’abbassamento dell’IVA sugli e-book.

Una buona notizia portata direttamente dal cinguettio del ministro della Cultura Dario Franceschini con l’ormai riconosciuto hashtag #unlibroèunlibro, definendo giusta e coraggiosa la scelta portata avanti.

Una buona notizia per la cultura, meno buona per i conti dello stato, che segneranno un mancato introito di 7,2 milioni di euro l’anno. Poco male visto che l’obiettivo dell’IVA al 4% sui libri è promuovere la cultura, che ovviamente non va discriminata in funzione del mezzo utilizzato, soprattutto se si tratta di uno strumento in continua ed inarrestabile crescita. I numeri parlano chiaro, nel 2013 gli ereader acquistati sono stati 2,4 milioni, il +34,2% in più rispetto all’anno precedente, senza contare tablet e smartphone.

Perchè l’Italia ?

Perchè proprio l’Italia, penultima nella classifica europea per indice di lettura dovrebbe farsi portavoce di tale rivoluzione ?

La ragione è semplice, perchè proprio in questo momento di presidenza italiana in Unione Europea, possiamo essere in grado di sensibilizzare anche gli altri paesi riguardo a questo importante tema. La crescita della lettura digitale in Italia, rispetto alla decrescita della lettura cartacea, un + 18% contro un -6% potrebbe rappresentare la nostra leva proprio per allontanarci dagli ultimi posti in classifica riscattandoci da paese meno acculturato a promotore e divulgatore di iniziative culturali per l’Europa.

Come ha funzionato la campagna #unlibroèunlibro ?

La campagna web Un libro è un libro ha coinvolto il mondo dell’editoria, ma non solo, basandosi sulla condivisione di un post semplice ma molto efficacie, un pollice verso per dire no alla discriminazione dei libri digitali, una rivoluzione in tre mosse:

– gira il pollice verso il basso

– scatta una foto

– condividila su Twitter o Instagram con l’hashtag #unlibroèunlibro.

Tantissime foto e condivisioni ricevute, ma la campagna non si ferma, continua, perchè è necessario che sia l’Europa a dire sì all’equità di lettura.

In questo momento mentre finiscono di scrivere questo articolo, il contatore social  ha appena sfiorato le 34.000 conversazioni a tema #unlibroèunlibro.

Condividiamo il più possibile, e festeggiamo comprando un libro,  digitale o cartaceo, l’importante è leggere !