Google e i siti web via mobile: le novità della Mobile Friendly Label

Google Mobile Friendly Label

Fotolia @nenetus

Quante volte vi sarà capitato di accedere a un sito dal vostro device e sperimentare una navigazione ai limiti del mal di mare? Testi minuscoli che se ingranditi impongono una lettura straziante e davvero faticosa, obbligandoci a scorrere il touch a destra e a sinistra per formare una frase di senso compiuto.

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Tranquilli, la soluzione è arrivata con Mobile Friendly Label grazie a Google, che ha deciso di segnalare i siti responsive attraverso un’etichetta che ne identifica l’adattabilità al device mobile.

 Mobile Friendly Label test

Criteri ottimali

Affinché al nostro sito sia concessa “l’etichetta-amica” è necessario rispettare alcuni criteri:

• evitare software che non si trovino comunemente sui mobile device, come Flash ad esempio;

• predisporre un testo che sia leggibile senza zoom;

• evitare la necessità di scorrere orizzontalmente il sito per leggere i contenuti;

• tenere in considerazione la distanza tra i link presenti nel sito affinché non si clicchi inavvertitamente su quello sbagliato.

Tutto ciò permetterà ai siti un’indicizzazione nella SERP a vantaggio del fruitore e del device da cui ha deciso di accedere, a difesa di una navigazione fluida e semplice da cui molto spesso dipende la nostra permanenza su un sito.

A ciò va aggiunto che a livello mondiale l’accesso ai siti da smartphone supera quello da pc: lo abbiamo visto con gli e-commerce, ricordate? È per questo motivo che il Responsive Design non va assolutamente tralasciato.

Responsive Design

Si sa, il consumatore odierno non ha tempo, è bombardato da stimoli provenienti da ogni dove e la strategia attuata per sopravvivere è quella del risparmio cognitivo e se un sito è pesante e lento o di difficile lettura, l’abbandono è la mossa più probabile.

Come verificare

A questo punto non conviene farci sfuggire una tale occasione e per testare l’adattabilità del nostro sito ai dispositivi mobili Google ha messo a disposizione diversi tool:

Mobile Friendly Test

Google Webmaster mobile guide

Guida per i software di terze parti, come WordPress o Joomla.

Ancora una volta l’individuo-utente è al centro delle politiche delle aziende e Big G, inutile dirlo, sa bene come farlo.

Advertising against Humanity: a Natale i creativi si prendono in giro (per farsi pubblicità)

Fare auto-promozione per un’agenzia è un lavoro tanto necessario quanto infausto,  a Natale poi assume i toni dell’incubo.

Per Natale risultare noiosi, eccessivamente auto-referenziali, retorici, banali, sono alcuni tra le migliaia di errori nei quali ci si può imbattere quando si progettano iniziative per questo periodo.

Eppure ogni anno le agenzie devono trovare il modo di pubblicizzarsi mostrando tutte le capacità creative di cui dispongono, utilizzando tutti i canali, online ed offline, per inserirsi capillarmente nei circuiti di informazione.

Tra le tante iniziative di Natale nelle quali ci siamo imbattuti, vi proponiamo quella dell’agenzia canadese The Jaggernaut, la quale ha pensato bene di dribblare con maestria il buonismo natalizio e farsi pubblicità sfruttando modi e canali davvero molto lontani dal politically correct imperante delle feste.

Stiamo parlando dell’expansion pack di Natale “Advertising Against Humanity

In principio fu il verbo: il gioco Cards Against Humanity

Per capire al meglio l’originalità dell’iniziativa partiamo dal descrivervi, nel caso in cui non lo conoscesse, un gioco da tavolo molto sui generis che si chiama Cards Against Humanity.

Progetto di alcuni studenti universitari americani, è un gioco di carte che si basa sulla creazione di momenti a forte imbarazzo ed ilarità in contesti informali.

Si compone di un mazzo di carte di cui 90 nere, nelle quali vengono descritte delle azioni incomplete e più di 300 bianche, sulle quali sono elencate le “risposte” accoppiabili alla carta nera di turno.

Domande e risposte sono quasi sempre sconnesse tra loro, stravaganti, ai limiti più spinti del sarcasmo e dell’ironia (e dei doppi sensi) e lo scopo del gioco è quello di passare del tempo in compagnia degli amici creando situazioni fuori da ogni logica, obbligando anche le persone più garbate a leggere risposte indolenti e fuori luogo cercando di farsi due risate.

Questo gioco, per quanto poco strutturato ed adatto ad un pubblico adulto, ha in poco tempo registrato il record di vendite su Amazon ed è diventato un gioco di culto nel panorama anglosassone, anche grazie al fatto che la piattaforma grafica è scaricabile in maniera del tutto gratuita.

In altre parole, chiunque può scaricare il template e creare il proprio mazzo di carte personalizzato da stampare, conferendo a Cards Against Humanity un ciclo di vita infinito e tagliato su misura sui giocatori.

Per Natale si passa dal pretesto ludico alla campagna integrata: Advertising against Humanity

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Lo studio canadese decide quindi di sfruttare a proprio vantaggio l’onda lunga di CAH e sfruttarlo come mezzo trasmissivo della propria campagna promozionale, creando e distribuendo gratuitamente un “expansion pack”, un kit di carte ad hoc tarate sul mondo dell’advertising.

Del resto i giocatori abituali sono il target mirato ai quali la campagna deve puntare: pubblico adulto, di universitari o già laureati, frequentatori assidui di internet.

Le carte sono davvero molto divertenti, sfruttano ogni luogo comune, ogni diceria, ogni piccolo punto di debolezza di chi si occupa di pubblicità, un modo ricco di autoironia per caratterizzare e rendere unico il deck ed abbinarlo in maniera indelebile alla Jaggernaut.

La stessa confezione poi, pur rimanendo nei toni assai dissacranti del gioco, può essere considerata una sorta di manifesto di intenti e di comunicazione ufficiale della campagna:

Questo è un pack di espansione del gioco Cards against Humanity. Queste carte sono deprecabili ed offensive così come l’industria della pubblicità stessa.

Pensate pure “eh ragazzi strappate via sta roba!” ma siate onesti, quanta roba avete copiato da Reddit quest’anno ? E comunque, grazie alla licenza Creative Commons, possiamo farlo gratis. Che Idioti.

Questo expansion pack è stato concepito da un team di creativi al solo scopo di vincere dei premi. Quindi usate l’hashtag #AdvertisingAgainstHumanity e potreste finire nel video del loro merdoso case study.

Infine, se avete bisogno di animazioni, effetti grafici o design digitale, beh allora dovreste ingaggiare la Jaggernaut. Sì, tutto questo è solo un immenso spot.

Come avete avuto modo di leggere, ricevendo il mazzo di nuove carte si apre la seconda parte della campagna integrata. Attraverso l’hashtag dedicato gli utenti vengono spinti a condividere le foto delle proprie carte preferite, con lo scopo di creare una moltiplicazione di visualizzazioni attraverso i trending topic sui social, attivando l’effetto virale.

Hahahaha – this sounds familiar. #AdvertisingAgainstHumanity #truthisstrangerthanfiction

A photo posted by Shannon Stephaniuk (@glossy) on

 

L’intera operazione è brillante. Parte da un gioco da tavolo (mondo offline) creato e distribuito su piattaforme digitali, per un pubblico a cultura digitale (mondo online). Il kit di carte può essere considerata una multi-installazione di tanti piccoli ad offline ma concepiti affinchè siano condivisi per creare effetto virale di nuovo sul piano digitale.

Ora i Ninja non vogliono sapere se questo potrà diventare il vostro gioco di Natale preferito, se non riuscite a fare a mano di una mano di UNO piuttosto che di Asso che fugge o se per colpa della Paradisea uscita come premio beffa del Mercante in fiera non avete più rapporti coi vostri amici e familiari.

Quello che ci preme dirvi è di stare molto attenti quando giocate; un ad si nasconde bene in vista, vi strappa una risata e non vi molla più!

Pubblicità politicamente scorrette: quando vale la pena rischiare

Il sesso vende e ha sempre venduto. E questa non è né una battuta di Groucho Marx né la frase iniziale della prefazione alla biografia non utorizzata di Riccardo Schicchi ma un assioma del marketing. In realtà nemmeno solo del marketing ma un principio psicologico dal quale si dipana la maggior parte delle leggi che regolano lo scambio assiduo tra psicologia e marketing, uno dei meccanismi fondamentali di azione del cervello (ne abbiamo già ampiamente parlato qui).

Dopo aver introdotto citando Schicchi potrà sembrare paradossale ma il nostro cervello elabora l’erotismo parafrasandolo soprattutto in riproduzione, mantenimento del codice genetico quindi sopravvivenza; una sorta di ambigua immortalità dalla quale nessun essere umano può esimersi.

Non importa a quale stadio evolutivo l’umanità sostenga di essere arrivata, ogni buon marketer sa bene che il sesso – o meglio, il richiamo ad esso – fa vendere ancora e lo farà sempre; il trucco sta nell’elaborare il messaggio in maniera intelligente e ironica e plasmarlo a seconda del media sul quale verrà trasmesso.

I doppi sensi e i commenti “tongue-in-cheeck” che abbondano in queste 10 adv hanno spinto i brand che li hanno proposti, creando scalpore e facendo molto parlare di loro.

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1. Chase & Sanborn

In questa adv piuttosto vintage, copy e art fanno un chiaro riferimento alla sottomissione delle casalinghe ai mariti. Un signore con le bretelle sculaccia la moglie, rea di non aver scelto il caffè migliore e Chase & Sanborn si propone come “opzione” al maltrattamento:

  Se tuo marito scoprisse che non sei uno “Store-testing” per il caffè più fresco…. Guai a voi! Da oggi c’è un modo sicuro e certo per verificare la freschezza prima di acquistare.”

Peccato che lo stereotipo del marito violento non lo voglia sculacciare su una sedia e che l’espressione della moglie (e la gambetta alzata in pieno stile “Hollywood Kiss”) non siano l’immagine straziante del dolore ma – con buona pace di Freud – strizzino l’occhio a Edipo e non a una violenza.

Troppo “spinto” per l’epoca? Vittima sacrificale della successiva ondata di femminismo? A quanto pare no, Chase & Sanborn è ancora sugli scaffali dei supermarket.

2. Zazoo Condoms

Se il caffè di Chase & Sanborn sarà andato di traverso a qualche femminista, l’adv di Zazoo Condoms avrà fatto storcere il naso a qualche madre (e non solo) tanto da essere addirittura vietata in molti paesi.

Nonostante sia un brand di preservativi, il sesso in questo spot non è minimamente citato. Il focus è su quello che succede dopo, soprattutto se non avevate molta intenzione di procreare.

L’adv per Zazoo Condoms è il miglior anticoncezionale di sempre, dopo l’astinenza.


Probabilmente chiunque al mondo ha – almeno una volta – sentito qualcuno lanciato in qualche amplesso, vero o presunto. Un’esperienza imbarazzante – non fosse altro che se tu senti loro, loro hanno sentito te – ma per qualcuno anche affascinante. Questa è la sensazione che si prova guardando lo spot di Anthony Grungy Gentleman.

4. Levi’s

Uno spot iconico per un brand iconico. Questo spot Levi’s è stato censurato ma ha ottenuto decine di milioni di visite su Youtube. Location e personaggi “very dirty”, dove l’illecito è un mix tra sensualità e crimine.

5. Bud Light

Secondo questo spot Bud Light – destinato al Superbowl del 2007 – nuotare nudi (o Skinny Dipping) non è solo per avventurose serate universitarie hangover. Però bisogna sempre prestare la giusta attenzione…

6. Calvin Klein

Può un’immagine valere più di mille parole? Certo, soprattutto quando dietro c’è il marketing di Calvin Klein Jeans. State pensando che questi due ragazzi sudati e sdraiati al sole siano fratello e sorella?

7. U.S. Government

Perfino il governo degli Stati Uniti ha utilizzato richiami erotici per vendere, o per meglio dire per (dis)educare. No, non stiamo parlando del torbido triangolo dei fratelli Kennedy e la Monroe, nè di Bill e Monica, la stagista più famosa della storia. Questa adv risalente al secondo conflitto mondiale vuole esortare le truppe ad astenersi dalle tentazioni del Vecchio – e lascivo – Continente. L’Aids non esisteva, il governo statunitense combatteva una guerra anti-sesso trincerandosi dietro sifilide e gonorrea. Il riferimento sessuale è evidente, probabilmente meno il messaggio dato il Baby Boom avvenuto tra il 1946 e il 1964 …sarà stata l’euforia della vittoria!

8. Post-It

Partiamo dal fatto che Post-it è un brand talmente famoso da aver subito un processo di antonomasia, ma potevate immaginare fossero così utili?Amanti seriali vi hanno trovato il modo per far diventare “la mattina dopo” meno imbarazzante.

9. PETA

C’è chi la ama e chi la odia, l’unica cosa certa è che PETA sa bene come lanciare i messaggi. La loro campagna “Veggie Love”ne è un esempio; una campagna che nemmeno tutta la stampa è stata in grado di gestire e che riceve visite ancora oggi.

Per chi credeva che i vegetariani fossero noiosi:

10. Old Spice

Il protagonista dello spot Old Spice profuma di buono, è sexy, palestrato, nero … e monta un cavallo bianco? C’è chi le chiamava allegorie.

Caffè, carta, malattie veneree: nulla che possa di per sè stuzzicare appetiti voluttuosi ma è proprio questo il momento di uscire dagli schemi e trasformare il brand sul quale dovete lavorare in qualcosa di sensuale. E non abbiate nessun dubbio: quando si usa il sesso si sfrutta uno dei desideri umani più longevi nell’arte del marketing.

Grazie ad Italian Stories viaggi e incontri i migliori artigiani

La storia dell’Italia e le storie degli italiani passano attraverso i laboratori degli artigiani che ci rendono famosi in tutto il mondo. Ma quanti di noi, nel viaggiare lungo lo stivale, hanno visitato delle vere e proprie botteghe artigianali? Non mi riferisco ai negozi agghindati a bottega, alle classiche formule turistiche, ma ai veri e propri laboratori dove artigiani di ogni età passano le loro giornate tra strumenti e materiali per creare oggetti unici. Pensate alla possibilità non solo di visitare queste rare bellezze, ma soprattutto di parlare con gli artigiani e prendere parte al loro processo creativo, tramite il loro racconto e i loro workshop, a prescindere dal prodotto finito, si tratta di vivere l’esperienza della conoscenza relazionandosi con gli artigiani.

Il progetto Italian stories

Ci hanno pensato i ragazzi di Italian Stories a realizzare una piattaforma per far incontrare i turisti interessati a nuove esperienze di viaggio e gli artigiani che hanno voglia di aprire le porte dei loro laboratori. Una piattaforma online, presente anche su Facebook, per mettere in comunicazione domanda e offerta di viaggiatori ed artigiani, alla ricerca di esperienze uniche da un lato, e con l’obiettivo di promuovere la propria attività dall’altro.

Pensate all’artigiano inserito nel contesto territoriale in cui si trova, chi meglio di lui conosce la cultura dei luoghi dove vive e lavora ?

Un viaggio sostenibile all’insegna dello slow travel, niente monumenti e ristoranti stellati, ma persone, racconti e conoscenza. Basta guardare le foto di questo articolo per apprezzare capire il potenziale di un incontro artigiano-turista, senza limitare la nostra immaginazione all’immaginario dell’orafo o della sarta ricamatrice, artigiano è il panificatore, è la ceramista, è il giovane produttore di cappelli. L’artigiano non ha età, ha esperienza.

Vivere il laboratorio

Il fascino di un laboratorio è unico ed inimitabile, non lo si può trasmettere in una foto o con una video lezione online, la materia va toccata con le proprie mani, e le mani degli artigiani vanno strette con vigore, per trasmetterci la loro voglia di creare. Un esempio ? Per Giorgia Brunelli che lavora la porcellana in Trentino, questo progetto è stato una scoperta,una possibilità unica che ha trasformato il suo laboratorio.

“Un piccolo e caotico spazio di lavoro, dove si dipana tutta la creatività (e, in pratica, tutta la vita) di una persona, può trasformarsi in un luogo emozionante, uno scrigno magico, un’esperienza unica per il viaggiatore attento alla ricerca di processi alchemici.”

Economia reale, l’individuo al centro

Mettere l’individuo e la conoscenza al centro, per valorizzare l’economia reale, quella che si basa sulla produzione e il saper fare, che si pubblicizza grazie principalmente alla qualità del prodotto ed il passaparola che ne consegue, al territorio in cui opera il singolo artigiano, non solo appoggiandosi ai distretti, ma conoscendo e creando relazioni tra persone. E’ la differenza che si può evidenziare rispetto ai progetti del Google Culture Institute che finanzia il made in Italy e l’accademia di Samsung Maestros, ristretta ad un certo numero di partecipanti.

La mappatura di Google si basa sulle eccellenze digitali dei prodotti, il focus è infatti sul risultato finale, mentre per il progetto di italian stories non è importante uscire dal laboratorio con un prodotto finito, quanto uscire dal laboratorio con una nuova consapevolezza.

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Dallo storytelling allo storyliving

Lo storytelling della produzione made in Italy lo abbiamo affrontato grazie al viaggio attraverso le eccellenze analizzate per il progetto Mad in Italy raccolto in puntate tra gennaio e giugno 2014. Storie di prodotti ed aziende, video racconti e numeri riguardanti diversi settori merceologici, dalle scarpe ai rubinetti.

LEGGI QUI: Parte Italia Caput Mundi, lo storytelling “laterale” sul Made in Italy [PARTE 1]

In questo caso, la parola stories c’è già nel nome del progetto, ma non è storytelling, oserei dire e coniare una nuova parola, lo storyliving, perchè entrando nei laboratori, non solo entriamo direttamente nelle storie degli artigiani italiani, ma le viviamo in prima persona, facendo la loro conoscenza ed imparando la loro arte.

Credits foto: Claudia Corrent

La campagna LEGO per le giovani menti del futuro

campagna lego menti futuro

Chi ha detto che solo i maschi possono giocare con costruzioni e mattoncini? E perché le ragazzine dovrebbero preferire le bambole? La nuova campagna LEGO vuole ispirare le giovani menti del futuro a esplorare, conoscere, costruire. Che la protagonista dello spot sia una bambina non ci deve poi stupire.

Donne che fanno il chirurgo, l’ingegnere, l’astronauta. Tutti sostantivi che ancora ci viene quasi naturale declinare al maschile. Le cose stanno cambiando, nella società come nella pubblicità. E questo non è il primo esempio di campagna promozionale di giocattoli indirizzata direttamente alle bambine. Ricordate lo spot dei giochi GoldieBlox?

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Il video è stato lanciato con l’hashtag #KeepBuilding. E chi fosse a corto di idee potrebbe visitare la bacheca su Pinterest piena di spunti e idee su come utilizzare in maniera creativa i famosi mattoncini. Un modo semplice per mettersi in contatto con tutte quelle giovani menti che vogliono esprimere in pieno il proprio potenziale.

La disparità di genere apparteneva al secolo scorso non al futuro delle nuove generazioni. LEGO si impegna a continuare ad ispirarle. E noi speriamo che un giorno le nostre figlie ci dicano: “Mi hai insegnato come pensare e come sognare. E farò qualcosa che so che ti renderà fiera”.

Editoria in crisi, questione di contenuti


I nuovi media incalzano l’editoria tradizionale, un settore sempre più in affanno. Il calo generalizzato delle vendite è un fattore non trascurabile, che pone nuove sfide agli operatori del settore.

Editoria in Italia: libri e narrativa

 

Una indagine Nielsen, presentata all’edizione 2014 di Più Libri Più Liberi, relativa ai primi dieci mesi di quest’anno afferma che il mercato del libro (e-book esclusi) in Italia decresce del 4,6% di fatturato rispetto allo stesso periodo del 2013. Le copie cartacee di libri venduti nei primi dieci mesi del 2014 segnano invece un -7.1% (pari a circa 5.5milioni di copie vendute in meno rispetto allo stesso periodo del 2013).

Sempre dalla stessa indagine di mercato apprendiamo che il settore della piccola e media editoria presenta percentuali simili a quelle dei grandi editori. Un’inversione di segno la troviamo nel dato relativo agli editori presenti alla fiera #piùlibri14, che fatturano il 2,2% in più rispetto al periodo precedente.

Ciò vuol dire che sapendo ascoltare il mercato si possono offrire contenuti che in grado soddisfare delle piccole ma redditizie nicchie. Oltre alla scelta di contenuti di qualità, meno mainstream e customizzati sul lettore, bisogna poi puntare su una comunicazione efficace che permetta di raggiungere il pubblico giusto.

Per quanto riguarda gli e-book, la situazione è più rosea nonostante il mio e-book reader sia finito in un cassetto: per me la sensazione tattile della carta, il rumore delle pagine e l’odore della carta stampata sono parte integrante del piacere della lettura!

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Giornali e informazione

Per quel che riguarda il mondo dei giornali e dell’informazione, lo scenario della carta stampata si presenta impietoso. Dal 48esimo rapporto del Censis emerge che la diffusione dei giornali cartacei in italia è al di sotto dei 4 milioni di copie giornaliere, poco più della metà dei 7 milioni di copie del 1990.

Ma ciò non vuol dire che l’informazione degli italiani sia peggiorata. Oltre al fatto che molte persone leggono le edizioni online dei vari quotidiani, l’abbondanza delle informazioni sul web e la possibilità di verificarne le fonti permettono una comprensione migliore dei fatti accaduti.

Ma questo non vuol dire che il tradizionale giornale del mattino sia destinato a morire.

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Il giornalista ai tempi della rete

Se la stampa perde colpi e l’informazione diventa più immediata e variegata grazie ad internet, anche il ruolo del giornalismo cambia.

In una intervista, Barbara Serra afferma che se i giornali sono in crisi, non lo è l’esigenza di scrivere, di avere un blog, di fondare una testata, di studiare come la gente si fida di questi canali“.

E se un giornalista può adattarsi ai tempi che cambiano, anche un editore può pensare di investire sui media digitali dimezzando ciò che passa sotto le rotative della propria casa editrice.

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Venmo: l'app per dividere il conto al ristorante in modo social

Venmo app pagamento

Immagine: Elizabeth Renstrom

A tutti è capitato di andare al ristorante, passare una bellissima serata con i propri amici ed arrivare a fine serata con l’odio per il mondo, a causa della divisione del conto.
Monetine, banconote di grosso taglio, resti che non tornano mai… insomma un’annosa questione che sembra non avere soluzione.
Esatto: sembra. Per tutti quelli che odiano avere a che fare con il contante e i pagamenti condivisi c’è Venmo.

Dal mix delle parole Vendita e Mobile questa applicazione permette di rivoluzionare il pagamento peer-to-peer tramite mobile.
Con Venmo, infatti, non solo è possibile caricare su un telefono il giusto ammontare della quota del conto, ma anche restituire soldi a un amico che ha anticipato per noi (ad esempio biglietti per concerti) senza per forza doversi vedere.

La storia di Venmo nasce proprio da questa esigenza, in particolare da un portafoglio dimenticato. Nella primavera 2009, Iqram Magdon-Ismail viaggiava da Philadelphia, dove lavorava, a New York, per andare a trovare il suo amico Andrew Kortina, conosciuto nel 2001 all’University of Philadelphia.
Una volta arrivato a New York, Iqram si accorse di aver lasciato il portafoglio a Philpadelphia, quindi le spese di tutto il weekend furono a carico di Andres. I due amici concordarono su quanto sarebbe stato noioso doversi spedire i soldi, andare in banca, compilare i form, fare file e via dicendo. Sarebbe stato molto meglio se avessero potuto spedirsi direttamente i soldi grazie a un messaggio.
Da qui l’idea di Venmo: “E’ come se il tuo telefono e il tuo portafoglio avessero avuto un bellissimo bambino”.

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Come funziona

Usare quest’app è molto facile: una volta scaricata si può decidere di collegarla a Facebook o usare il proprio contatto e-mail, e confermare il proprio numero di telefono. Bisogna poi decidere se collegare l’account Venmo direttamente al proprio conto corrente, oppure a sola carta di debito o di credito (sapendo che i pagamenti che si riferiscono alla carta di credito hanno una percentuale aggiuntiva del 3%, mentre le altre due modalità sono gratuite).

Con Venmo è possibile pagare e richiedere dei pagamenti. Bisogna compilare un modulo che indica l’ammontare, l’altra persona e il motivo per cui viene fatto il pagamento o la richiesta.

Venmo app pagamento

Immagine: Mashable

Ogni volta che viene ricevuto una richiesta di pagamento o una ricarica è necessario approvare la transazione, se è importante è possibile inviare un reminder. È però possibile definire degli account sicuri, per i quali può essere possibile saltare l’approvazione.

Il lato social

Inoltre Venmo funziona anche come social network, con tre continui updating: i pagamenti fatti dai propri amici, quelli fatti nelle vicinanze, e quelli provenienti dal proprio account. Il modulo compilato infatti può essere condiviso (senza dettagli riguardo all’ammontare del pagamento ovviamente), e questo spinge gli utenti ad essere originali e creativi. Gli altri utenti possono decidere di mettere un Like o di commentare l’attività microeconomica dei propri amici.

Venmo app pagamento

Immagine: Mashable

Nel migliore spirito dei social network, è possibile anche invitare amici che ancora non usano Venmo.
Venmo ovviamente punta molto alla sicurezza del prodotto: un conto è postare immagini e status, un altro affidarsi ad un’app per il trasferimento dei propri soldi. Il sistema di occultamento è dello stesso livello di quello bancario. Inoltre è possibile bloccare l’account in modo specifico se il telefono viene perso o rubato.

Venmo sembra la formula vincente che unisce finanza personale e social media, e risultata particolarmente attraente per gli studenti e per i professionisti sotto i trent’anni. L’applicazione ha esordito in città come New York e San Francisco, ma sta decisamente prendendo piede, tanto che molte persone hanno cominciato a dire “Venmo me” per risolvere la questione vitale del ristorante.

L’azienda non vuole rendere noti numeri sull’utenza, ma nel terzo trimestre di quest’anno ha processato pagamenti per 700 milioni di dollari.
Le prospettive, comunque, sono incoraggianti. Forrester Research, ha previsto che il giro d’affari complessivo tramite pagamenti mobile negli Stati Uniti dovrebbe raggiungere 90 miliardi di dollari nel 2017, mentre erano 12,8 miliardi nel 2012.

Venmo fa parte di Ebay (era stata inizialmente acquisita da Braintree nel 2012 per 26.2 milioni di dollari, che a sua volta è stata acquisita da Ebay Paypal per 800 milioni), e per ora non ha prodotto ricavi.
L’app infatti è gratuita e, nonostante l’app sia disponibile al pubblico dal marzo 2012 sia per iOS che Android, l’obiettivo è ancora allargare la base clienti. Non bisogna dimenticare, infatti, che operatori come Venmo si trovano per le mani anche una quantità gigantesca di dati sulle modalità di consumo degli utenti.
Evidentemente ci sono ancora molti obiettivi strategici riguardo a Venmo.

La moda dei pagamenti per mobile comunque è sempre più diffusa, e il concorrente diretto per quanto riguarda i pagamenti tra privati peer-to-peer sarà probabilmente Facebook Messenger.

Web marketing strategico: le 6 regole d’oro nell’era digitale

seo marketing strategico

Raggiungere i clienti è il punto essenziale di ogni strategia di marketing, ed è proprio per questo motivo, che con l’evoluzione della tecnologia, è sempre più necessario raggiungere il consumatore digitale e diventare un tutt’uno con esso.

I consumatori dell’era digitale, si caratterizzano per la familiarità con il mondo digital e le aziende sono obbligate ad evolversi ed a rinnovarsi, al fine di soddisfare al meglio le aspettative ricercate; questo sviluppo sta rendendo possibile una connessione tra il brand ed il cliente. Tuttavia, è facile confondersi e fare errori durante la comunicazione digitale. Ecco la lista delle sei regole d’oro che il vostro team di marketing dovrebbe conoscere:

1. Sviluppare il brand e l’immagine

strategia marketing

Prima di comunicare con il mercato è, indispensabile, definire il brand e l’immagine aziendale. Questo è importante quanto la strategia stessa; poiché permette di distinguersi dai concorrenti. Inoltre, bisogna comunicare il proprio marchio in maniera coerente con il web marketing strategico.

2. Il web marketing strategico non è una macchina

Sicuramente, il marketing applicato al mondo digitale permette di raggiungere milioni di utenti con un click; ma importante è il monitoraggio: se non si monitora correttamente la comunicazione, quest’ultima non sarà efficace! È necessario che i clienti che interagiscono, percepiscano la fiducia; bisogna impostare il giusto tono per comunicare il messaggio corretto e per far capire all’utente che c’è una persona reale dall’altra parte.

3. L’innovazione batte la concorrenza

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La concorrenza è un fattore importante: vanno studiati i siti web, i processi di vendita e le strategie di marketing dei principali competitors. Ma, questo non basta! È necessario innovare; il consumatore dell’era digitale si aspetta un brand diverso e molto più creativo. Pensate a nuovi modi di catturare l’attenzione della gente: modificate parte della routine quotidiana dell’utente ed avrete una comunicazione accattivante. Il web marketing strategico può aiutare a raggiungere proprio questo.

4. La creazione di un’esperienza è cruciale

Il web marketing strategico funziona meglio quando cattura i sensi dei consumatori: se si riesce a creare un ‘esperienza’ nella loro mente, quest’ultima non si dimenticherà facilmente! Il fine è riuscire ad unire il mondo reale con il mondo virtuale per creare un effetto senza precedenti.

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5. Testare la campagna nella realtà

marketing strategico per il web

Dopo aver creato una campagna, testare l’idea sui colleghi d’ufficio o amici prima di lasciare il mondo intero giocare con essa. Questo darà la comprensione dei punti di forza e di debolezza della strategia di web marketing. Questo feedback aiuterà a perfezionare l’idea e darà agli utenti la percezione che il brand sa davvero cosa desiderano.

6. Vivere con passione l’esperienza digitale

Quando è stata l’ultima volta che avete sorriso al pensiero di un nuovo progetto? Beh, per essere un marketer digitale di successo, la risposta dovrebbe essere molto recente. Per capire il consumatore dell’era digitale, lo si deve comprendere. Bisogna assaporare la tecnologia e prendere ogni progetto di marketing come una sfida da superare.

Basta seguire questi consigli, ricordando le 3 parole chiave: coerenza, innovazione e passione e riuscirete a realizzare i progetti di marketing strategico sul web, senza rischi e senza errori.

Online vs offline: perché il marketing integrato funziona

Nel marketing spesso si sente dire: “i classici media non esistono più” oppure “la carta stampata sta scomparendo”. Quante volte abbiamo sentito queste frasi? Non sempre raccontano la verità.

Comunicazione online e offline

Costruendo un piano marketing, non è corretto pensare di far nascere e sviluppare un progetto solo su un unico media; l’errore che diversi brand commettono è quello di pensare che tutti i canali di comunicazione tradizionali siano destinati a scomparire, soppiantati dai social e dal digital.

In realtà è cambiato il modo di fruire dei media classici ed i due mondi, offline e online, possono vivere accanto, senza alcun conflitto. Ciò accade solo se i contenuti vengono studiati adattandoli sia al target sia al mezzo di comunicazione.

TV o Youtube?

Secondo ricerche recenti, l’84% degli utenti guarda video online e, tra questi, i nuovi consumatori Millennial non utilizzano la televisione ma guardano i loro programmi preferiti attraverso tablet o pc. Come catturare, dunque, la loro attenzione?

Una prima opportunità è l’utilizzo del secondo schermo: si accende l’attenzione verso un programma televisivo generando conversazioni su Twitter o Facebook, unendo dunque un mezzo di comunicazione offline con uno strumento di conversazione online; le campagne di marketing andranno inserite nelle fasce orarie di maggior interesse del target.

Una seconda possibilità è quella di inserire banner digitali oppure video, adattando uno strumento classico come uno spot pubblicitario, ad un canale come Youtube.

La nuova strategia di Lufthansa è un ottimo esempio

La campagna di comunicazione, concentrata sul coinvolgimento emozionale dei consumatori e lanciata lo scorso 5 ottobre, ha visto utilizzati tutti i media, a 360°. Si può affermare, con certezza, che la maggior parte degli investimenti si è concentrata sul digital, attraverso lo sviluppo di banner online sui principali siti d’informazione, sia su media offline come il mezzo televisivo. Il contenuto è stato vincente su questo mezzo perché hanno sviluppato contenuti ad alto impatto emozionale, stimolando la condivisione e le conversazioni social!

Stampa ed online?

La carta stampata è stata colpita da una forte crisi, durante gli ultimi anni, causata dall’avvento di nuovi strumenti digitali che hanno facilitato la fruizione di notizie. Pochi editori hanno inoltre saputo rinnovarsi. Tuttavia la stampa è ancora un media tradizionale, a cui molti consumatori sono ancora affezionati.

Gli stessi Millennial conoscono un contenuto, un prodotto o un evento, all’interno della loro rivista preferita e, in un momento successivo, ricercano informazioni all’interno dei principali motori di ricerca. Internet dunque non è sotto ogni punto di vista, nemico della carta stampata, ma può diventare un ottimo aiutante.

Il metodo ottimale è quello di studiare progetti speciali che nascono sulla stampa, sviluppando prodotti premium, contenuti fotografici di elevata qualità, generando curiosità e inserendo chiari rimandi a siti web dedicati, link e-commerce, Qr Code e altri strumenti utilizzati dal target cui si è scelto di rivolgersi.

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La comunicazione integrata e Sky: #programmiXnatale

Un esempio di quanto esposto fin qui è la nuova campagna del brand Sky.
Sky Magic App è una nuova prepagata che si rivolge ai Millennial: per 90 giorni permette di accedere ai canali Sky, attraverso Tablet o Pc, senza necessità di installare una parabola.

Ma come trasmetterlo al mercato? Il servizio di broadcast televisivo ha saputo sviluppare una campagna di comunicazione completa: mercoledì 3 dicembre ha scelto di concentrarsi su un evento, contenuto offline, all’Excelsior Milano, comunicando online, su Twitter il packaging di Sky Online Magic App.

I video promozionali invece sono stati studiati sia per essere trasmetti sul mezzo televisivo, programmando un filmato su tutte le piattaforme Sky, per comunicare la novità a chi è già abbonato e online e per catturare il target cui si rivolge la nuova prepagata.

Per la prima volta, inoltre, è stato fatto un lancio in tutti gli aeroporti, attraverso un’ affissione, mezzo classico, ma dal contenuto creativo: il 4 e il 5 di dicembre, nella metropolitana e negli aeroporti di Milano, Torino e Bergamo, con la collaborazione di IGPDecaux sono stati trasmessi tutti i tweet, attraverso cui gli utenti potevano comunicare i propri piani natalizi, con hashtag #programmiXnatale.

Infine, una miniserie su iaweb sta coinvolgendo circa 4 milioni di utenti; un prodotto come una serie è ispirato ad un medium tradizionale, come la televisione, e applica in concetto di puntata ad un nuovo media digitale.
Immancabile, infine,la pianificazione social: essa si sviluppa su Facebook con un’azione dedicata alla campagna, attraverso sia post e video, sia banner.

Conoscere il target significa dunque, non solo studiare il prodotto giusto, ma anche pianificare su più media, rispettando la parola chiave: coerenza.

Gli strumenti di comunicazione non sempre sono solo ed esclusivamente online: spesso integrare significa sviluppare forme di comunicazione innovative e creative. 

Aprire la mente significa anche guardare al passato, per ispirare il proprio futuro.

Il potere dei visual analytics per trasformare le immagini digitali in potenti leve di Marketing

Nel frastuono del web e dei miliardi di post pubblicati ogni giorno in rete da aziende, brand e utenti, l’elemento che sta diventando il perno della comunicazione è l’immagine. I social network, le applicazioni e i siti web si sforzano di sfruttare al meglio la grande quantità di dati visivi condivisi dagli utenti per fornire servizi sempre migliori e sofisticati. L’approccio che molti di essi hanno in comune si basa su metodi di “intelligenza artificiale” che puntano, nel giro di pochi anni a ottimizzare i nostri risultati di ricerca attraverso tecniche che elaborino e interpretino le immagini (computer vision).

La prossima grande sfida della Silicon Valley riguarda infatti il riconoscimento delle immagini.

La forza dei visual analytics

La ricchezza dell’immagine è quella che Justin Fuisz, amministratore delegato di Fuisz Media (società che utilizza il riconoscimento delle immagini per trasformare qualsiasi video in un’esperienza interattiva)  definiscescatola nera. Dagli interessi agli stili di vita fino alle singolari passioni di ciascun consumatore, le immagini contengono dati preziosi, le informazioni personali che, se, estrapolate, raccolte e categorizzate rappresentano una miniera d’oro in termini di marketing.

I colossi che hanno costruito imprese miliardarie grazie alla loro capacità di convertire i dati in contenuti sempre più personalizzati per l’audience, hanno già riconosciuto l’importanza della tecnologia di riconoscimento delle immagini e la stanno sfruttando progressivamente per il proprio business.

Alcuni esempi applicati

Google si sta concentrando sull’apprendimento profondo e sull’esplorazione del suo potenziale per il riconoscimento delle immagini, parallelamente agli studi che le altre aziende della Silicon Valley stanno effettuando. Pinterest ha recentemente acquisito una startup chiamata VisualGraph, concentrata sull’individuazione degli elementi delle immagini e sui collegamenti tra di esse, in modo che gli utenti possono trovare elementi interessanti. Twitter ha acquisito Madbits, una startup di apprendimento incentrato sulla tecnologia di intelligenza visiva che può comprendere e organizzare le informazioni, interpretando se l’informazione proviene dal contenuto di un’immagine o da tag ad essa associati. Yahoo sta collaborando con Ditto Labs per analizzare le foto per i dati relativi ai brand, in modo che possono comprendere la natura delle conversazioni collettive d’interesse. Facebook ha implementato un sistema di riconoscimento facciale, chiamato DeepFace, che utilizza le reti neurali per rilevare e identificare i volti nelle foto. Anche Amazon, con il lancio del suo Fire Phone, utilizza una versione del software di riconoscimento delle immagini per identificare libri, DVD, codici a barre, numeri di telefono, indirizzi, e altro ancora.

La maggior parte delle società di web, principalmente quelle della Silicon Valley, scommettono sul fatto che le capacità di apprendimento e di riconoscimento delle immagini, potrebbero migliorare le piattaforme e i servizi offerti al proprio target. Si pensi solo alla possibilità di creare annunci sponsorizzati sempre più ottimizzati per l’audience, analizzando i contenuti di un’immagine condivisa in rete. Un potenziale di business davvero enorme.

Il percorso è ancora lungo. Olga Russakovsky, ricercatrice di Stanford, si legge nell’articolo fonte della news, ha esaminato i risultati della ricerca annuale sul riconoscimento visivo elaborato dall’ImageNet Large Scale Visual Recognition Challenge sostenendo che gli algoritmi di visione artificiale attuali ancora faticano a identificare gli oggetti di piccole dimensioni nelle foto o a elaborare immagini distorte con i filtri; ma non passerà molto tempo prima che la tecnologia divenga più efficiente nell’analizzare le nostre immagini. Occorrono notevoli sforzi, competenza e tempo.

Chi riuscirà per primo ad aprire questa scatola nera e prendere l’oro?