Integrated Communication: come scrivere il copione perfetto per il tuo brand. Quattro chiacchiere con Davide Bartolucci [INTERVISTA]

Diventare direttori d'orchestra del proprio brand si può. Parola di Davide Bartolucci che ci svela i segreti della Comunicazione Integrata.

 

 

Venerdì 22 e sabato 23 marzo al Covo Ninja di Milano sarà tempo di NON-CONVENTIONAL & INTEGRATED COMMUNICATION, un Corso in Aula full immersion per scoprire come progettare campagne efficaci nell’era digitale. 

Tra teorie, tecniche e strumenti necessari a progettare una strategia di marketing, affrontando i principali stili del Marketing Non-Convenzionale, parleremo anche di Comunicazione Integrata e lo faremo con Davide Bartolucci, CEO e Co-fondatore di Shado.

L’obiettivo sarà comprendere e utilizzare a nostro vantaggio l’architettura della comunicazione, progettando identità riconoscibili che partano dalla sintesi di un tweet fino al coinvolgimento delle persone nei luoghi fisici.

Are you ready?

Davide Bartolucci

Ciao Davide! Il 23 marzo a Ninja Academy sarà tempo di Integrated Communication. Cosa devono aspettarsi i partecipanti?

È un’ottima opportunità per vedere cosa sta accadendo e per gettare lo sguardo sul prossimo futuro in termini di integrazione dei canali di comunicazione. Sono vari anni che si parla di convergenza, di tecnologie che abilitano nuove forme di relazione tra brand e consumatore, ma è oggi, in questi mesi che alcuni trend di mercato si stanno concretizzando in risultati su grande scala, e non lo vediamo solo in comunicazione.

Presenterai qualche case history? Puoi darci qualche anticipazione a riguardo?

Il mercato statunitense è da sempre il più ricco di spunti ed esperienze concrete, di certo dipende dal fatto che linguaggi ed audience sono cresciuti di pari passo accogliendo l’un l’altro stimoli ed esigenze. Molto di US ci sarà in quel che vedremo quindi, ma non si può non fare una puntata in Far East e Sud America. Il mercato italiano è spesso sorprendente, per cui parleremo anche di casa nostra, sia guardando cosa fanno grandi brand globali nel nostro mercato, sia quelli con un mercato domestico che trovano nel digitale un rapporto più diretto con il loro consumatore.

In che modo è possibile “costruire l’architettura narrativa di una marca”?

È un po’ come aggiungere alla corporate identity una nuova dimensione, fino a qualche anno fa non del tutto necessaria. Si tratta di declinare tutti gli elementi identitari di una marca, i suoi prodotti, non solo in aspetti formali, ma in un linguaggio molto capillare, in ambassador reali o virtuali, insomma di scrivere il copione, come per una saga cinematografica o per una serie tv di successo. Da qui passa l’efficacia di un presidio, quello dei media digitali, per loro natura frammentati ed alimentati di contenuto, prima ancora che di forma. 

Differenziare i contenuti in base al canale che si decide di utilizzare: quanto è difficile rimanere coerenti?

La cosa più complessa ritengo sia quella di essere direttori d’orchestra. Chi deve sviluppare o trasformare una marca deve probabilmente mettere in discussione la tradizionale catena del valore che ha costruito campagne, immagine, identità, ma saper combinare professionisti nomadi, contaminati e necessariamente dalla grande personalità, in un risultato che sia indipendente dal processo, dai canali e dalle tecnologie. Non è un processo facile, richiede di mettersi in gioco in prima persona.

Il miglior consiglio per un’efficace Content Strategy?

Identificare, estrarre e spettacolarizzare il tratto che più di tutti gli altri può creare un interesse autentico da parte delle persone per trasformarlo in characters, mondi, meccaniche di comunicazione. Ragionando meno in termini di pubblicità e più in termini di contenuto ci avviciniamo alle dinamiche dell’entertainment, che vedono nel film, nel concerto o nel talent show un elemento aggregante per poi alimentare altri modelli di business. Darsi una chance come creatori di attenzione (non come interruzione dello spettacolo): è così che si occuperà uno spazio più stabile nelle decisioni, soprattutto d’impulso, del consumatore/spettatore.

Branded Entertainment e Connected TV, l’intrattenimento 2.0 ha sempre più un risvolto comunicativo bidirezionale. Quali sorprese per il futuro?

La TV è il luogo dove intrattenimento e interazione costruiranno nuove forme di audience, più connessa, più interattiva, più “spendente”. Ma come ci insegna il recente passato, vincerà l’integrazione, a mio avviso necessariamente nativa, tra strategia, produzione e arricchimento del contenutoStanno succedendo cose molto interessanti, confrontarci su questi temi è sempre un bel terreno.

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