Apple Pay è la vera One More Thing?

La rivoluzione dei pagamenti in mobilità proposta da Cupertino si chiama Apple Pay. Pronti a lasciare a casa il portafoglio e a pagare con il vostro iPhone?

Andrea Pitturru

Digital Marketing and Communication @Magneti Marelli

One more thing è probabilmente l’espressione più importante e ricordata nei Keynote di Steve Jobs. Con questa frase infatti si identificava un prodotto o un servizio “rivoluzionario“, capace di inventare nuovi bisogni nei consumatori portando di fatto Apple ad essere una delle compagnie più potenti ed influenti al mondo.

Per questo, ha fatto davvero rumore quando Tim Cook, per la prima volta dopo Jobs, ha riutilizzato questa frase durante l’ultimo keynote per presentare l’Apple Watch, il primo dispositivo wearable di Apple. La sensazione però, rimandando la prova dell’Apple Watch al 2015 (quando sarà disponibile al grande pubblico) è che sia stata un’altra la rivoluzione di Apple: Apple Pay.

Dopo la presentazione al pubblico dei nuovi iPhone 6 ed iPhone 6 Plus (che nelle prime 24 ore di prevendita e nei paesi in cui era possibile effettuarla hanno venduto 4 milioni di esemplari, stabilendo un nuovo record), si è passati alla dimostrazione di Apple Pay, la nuova idea per “eliminare il portafoglio e le carte di credito presenti in esso”. Cardine di questo sistema, oltre ad un chip hardware di sicurezza ed il Touch ID (presente sin dall’iPhone 5S) è l’NFC.

Dopo gli anni in cui Apple non aveva mai adottato questo protocollo (contrariamente a molti dei suoi competitor), preparando il terreno per una rivoluzione commerciale e a misura di consumatore con iBeacon, adesso NFC è presente nei nuovi iPhone 6 ed è il cardine di questo sistema di pagamento, che può essere in store ed online (in quest’ultimo caso, anche tramite l’iPhone 5S e il suo lettore di impronte digitali).

Come affermato direttamente da Apple, NFC rimarrà però per il momento utilizzabile solamente per Apple Pay (quindi non sfruttabile per gli altri usi che vengono invece permessi dagli altri sistemi operativi). Forse una mossa per garantire come priorità lo sviluppo di iBeacon. Ma, rimanendo comunque a questa novità, come mai Apple ha deciso di optare proprio ora per l’adozione di questo protocollo?

Come rilevato da molta della stampa specializzata oltreoceano il tempismo è abbastanza sospetto, e va ricercato in un dettaglio che affonda le sue radici nella differenza dei pagamenti tra USA ed Europa. La maggioranza dei POS degli Stati Uniti infatti è ancora legata al vecchio meccanismo dello “swipe” della carta di credito, seguito dalla firma dell’acquirente. In Europa, al contrario, i pagamenti con carte di credito contenenti il chip di sicurezza sono una realtà ormai consolidata, con pagamenti contactless che sono già una realtà ed in costante aumento, con dati che gli analisti stimano in circa 100 milioni di contactless cards in Europa (un quinto delle carte di credito in circolazione) e circa un milione e mezzo di terminali contactless.

Le banche statunitensi dovranno adeguarsi al sistema “europeo” entro Ottobre 2015. Questo, ovviamente, vuole dire l’acquisto di nuovi POS: quale migliore occasione per dotarsi di POS evoluti contenenti NFC e permettere, quindi, pagamenti in mobilità anche con il sistema di Apple? Sistema che, tra l’altro, contiene già centinaia di milioni di carte di credito memorizzate nei vari Apple ID?

Oltre a questo, ciò che rende Apple Pay potenzialmente disruptive è la combinazione fra la soddisfazione del bisogno di sicurezza nell’effettuare le transazioni ed il valore dell’esperienza utente che il metodo garantirebbe. Secondo Tim Cook infatti, è proprio quest’ultimo il maggiore elemento che deve essere considerato in un pagamento, per renderlo veramente efficace (e riuscire dove molti altri hanno fallito o non hanno sfondato come ci si aspettava: Google Wallet è un esempio).

Tutte le carte di credito infatti verranno memorizzate in Passbook, applicazione contenuta di default in iOS, senza che il numero della carta stessa venga archiviato né sul dispositivo né sui server Apple. Come si vede nel video, pochi secondi sono sufficienti per il pagamento in un negozio che avviene – lato utente – tramite l’utilizzo della propria impronta digitale (con Touch ID). Lato hardware invece, nel Secure Element contenuto nello smartphone viene memorizzato un account number, sicuro e monouso (con un processo di tokenizzazione) che è utilizzato per la transazione con il POS Contactless compatibile. Al momento del pagamento viene inoltre generato un dynamic code, che sostituisce il numero di sicurezza a tre cifre presente sul retro della carta di credito.

“La sicurezza e la privacy sono i punti cardine di Apple Pay. Se un utente usa Apple Pay in un negozio o in un ristorante, il personale di cassa non vedrà più il suo nome, il numero di carta di credito o il codice di sicurezza: così si riduce il rischio di truffe,” ha recentemente dichiarato Eddy Cue, Senior Vice President di Internet Software and Services di Apple. “Apple non raccoglie i dati relativi alla cronologia degli acquisti, perciò non sappiamo cosa comprano gli utenti, dove acquistano o quanto hanno pagato. E se l’iPhone viene perso o rubato, con Trova il mio iPhone si possono sospendere velocemente i pagamenti da quel dispositivo.”

Questo sistema funziona anche per i pagamenti online, in maniera del tutto semplice e pagando tramite il pulsante Apple Pay dedicato che verrà adottato dai siti ecommerce. Interessato indiretto (ma non troppo) in questo ambito sembra essere Paypal, al momento escluso dall’accordo: quest’ultimo infatti utilizza la stesso principio da molti anni, ma Apple, con la sua peculiare integrazione tra hardware e software (anche l’Apple Watch potrà effettuare micro transazioni), ha un’importante carta da giocare. Tanto è vero che, con riferimento al recente leak delle password di alcuni account iCloud di famose celebrità (dovute alla debolezza della password, non a bug di iCloud) Paypal ha pubblicato un advertising polemico su una pagina del New York Times, forse non del tutto riuscito:

In più, la possibilità di aggiungere una carta di credito fisica semplicemente fotografandola e memorizzandola in Passbook, aggiunge ulteriore semplicità ed efficacia all’esperienza utente. Verrà rilasciato inoltre un set di API che consentirà agli sviluppatori di integrare Apple Pay in molti servizi online.

Apple Pay sarà disponibile da Ottobre con un aggiornamento dedicato di iOS 8, ma soltanto negli USA. E qui è possibile trovare un paradosso: l’Europa, come già spiegato in precedenza, ha una rete di carte di credito e dispositivi contactless già abbastanza sviluppata, dato che i maggiori player di carte di credito (Mastercard, Visa ed American Express) hanno speso parecchia visibilità in questa tipologia di carte di credito durante gli ultimi anni. Negli Usa sono solamente 220.000 i POS Contactless ad oggi disponibili. Questo però dovrebbe risolversi in un breve periodo, almeno stando alle dichiarazioni di Steve Perry, Chief Digital Officer di Visa Europe, il quale ha affermato sul sito dell’Ansa: “stiamo collaborando con Apple e con le banche del consorzio di cui facciamo parte per portare questo nuovo servizio sul mercato europeo“.

Ad oggi sono molti i marchi che negli Stati Uniti hanno deciso di collaborare con Apple e supportare Apple Pay. La grafica sotto riporta alcuni tra i più famosi per i pagamenti in-store.

Photocredits @apple.com

Mentre per quanto riguarda il mondo online:

Photocredits @apple.com

Apple guadagnerà anche dalle transazioni effettuate dagli utenti: una mossa che, secondo i dati forniti da Bloomberg, potrebbe fruttare all’azienda una fetta degli oltre 40 miliardi che le banche incassano ogni anno dai cosiddetti “swipe fees“, le commissioni interbancarie dovute al rischio di frode. Un articolo del Financial Times riporta circa 15 centesimi ogni 100$ di spesa: Apple riuscirebbe quindi a diventare una sorta di “società di servizi” per le banche, una mossa che prima di oggi non era mai riuscita a nessuno – nemmeno a Google.

Tutto questo verrà accettato dalle banche e dai gestori delle carte di credito? Al netto infatti di commissioni da devolvere ad Apple e, forse, una minore visibilità dei marchi del credito, probabilmente si: questo soprattutto perchè l’adozione del sistema Apple, con la sua possibile portata, potrebbe incrementare verticalmente il mercato delle transazioni con carta di credito, previsto da una ricerca di Forrester entro il 2017 pari a 90 miliardi di dollari. Una cifra esorbitante, e che potrebbe essere raggiunta anche grazie alla nuova One More Thing di Apple.

Anche i tassi di interesse e le commissioni delle transazioni, proprio per favorire questo sistema, potrebbero abbassarsi, anche sotto la commissione richiesta per il pagamento con carta di credito tradizionale: l’elevata sicurezza infatti, dovrebbe rendere tutto questo possibile.

Solo vantaggi quindi? Possiamo dimenticare tranquillamente la carta di credito a casa come suggerito da Tim Cook, mostrando entusiasticamente e per ben due volte, durante il Keynote, il video di come pagare con Apple Pay? Probabilmente (almeno per ora) no. Apple si focalizza su usabilità, sicurezza e soprattutto semplicità, tre elementi che prima di oggi non erano mai stati combinati insieme in maniera così chiara ed efficace. Ma gli utenti saranno disposti a pagare con i propri telefoni in luogo delle loro carte di credito? E sopratutto, nonostante la sicurezza garantita dal Software Element e dal Touch ID, quale sarà il grado di resistenza ai tentativi degli hacker (anche se, verrebbe da dire, clonare una carta di credito tradizionale potrebbe essere molto più facile)?

Riguardo al mercato italiano, oltre all’incognita dell’accoglienza da parte degli utilizzatori da sempre abituati ad usare in maggioranza il contante (tanto è vero che, ad esempio, Amazon.it ha introdotto il pagamento in contanti specificatamente per il nostro paese), bisognerà capire quale sarà la posizione delle banche e degli operatori telefonici. Questi ultimi hanno investito (forse in ritardo) nei pagamenti contactless e con Apple Pay si ritroverebbero “tagliati fuori”.

Le banche hanno ovviamente la necessità di accordarsi con Apple per fare funzionare il sistema dei pagamenti (così come avviene negli Usa, in cui sono stati stretti accordi commerciali con i maggiori istituti di credito proprio per questo motivo), ma ci sono aperture molto importanti in tal senso.

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