Al Mercato Centrale Firenze con Palazzo Strozzi e Picasso, viaggio tra arte ed enogastronomia italiana

Dal 20 settembre 2014 al 25 gennaio 2015 Palazzo Strozzi a Firenze ospita la mostra “Picasso e la modernità spagnola”, con opere provenienti dalla collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofìa.

La mostra, frutto della collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, ospita circa 90 opere che consentono il dialogo fra Pablo Picasso e altri importanti artisti spagnoli, quali Joan Mirò, Salvador Dalì, Juan Gris, Maria Blanchard e Julio Gonzàlez.
Il percorso è organizzato in 9 sezioni che percorrono un periodo cronologico che va dal 1910 al 1963, ma che ha eco ancora oggi nel panorama internazionale delle arti. Punto culminante della mostra è la sezione dedicata a disegni, incisioni e dipinti preparatori per la Guernica (1937), per la prima volta esposti in numero così elevato al di fuori della Spagna.

I vuoti come proiettori di forme

Osservando le opere esposte si ricevono molti spunti di riflessione. Sono stata catturata dalla scultura di Jorge Oteiza “Omaggio a Mallarmé”: lamine in ferro saldate insieme in un’alternanza di spazi pieni e spazi vuoti. Senza distaccare lo sguardo ho ascoltato le parole della guida, tutto era subito chiaro. I vuoti non sono assenze, essi stessi si manifestano come forme su altri piani, hanno solo bisogno di essere osservati con la giusta luce affinché un gioco di ombre riveli a ciascuno la forma di quel vuoto.

Occorre uno sguardo attento, in grado di vedere al di là della realtà materiale. Uno sguardo che non è prerogativa del solo artista ma che è qualcosa cui ognuno di noi può ambire. Uno sguardo come quello che ha portato l’imprenditore Umberto Montano con la società Mercato Centrale Firenze srl ad aggiudicarsi lo scorso anno la gara di evidenza pubblica per la riqualificazione del primo piano del Mercato Centrale di Firenze.

Il Mercato Centrale: autenticità. spontaneità e tradizione

L’identità tradizionale di questo mercato, composto da edicole con 140 anni di età, è stata proiettata negli spazi del primo piano, dove i vuoti hanno trovato forme dai tratti contemporanei. Nasce così un mercato che torna ad essere crocevia, dove non ci si limita a presentare l’eccellenza enogastronomica, ma si lavora assieme ai maestri artigiani per la diffusione di questa cultura.  Con i suoi 3.000mq di superficie il Mercato Centrale offre numerose possibilità di scelta, per chi ha fame e vuole gustare i sapori della tradizione italiana, per chi cerca ingredienti d’eccellenza con cui imbandire la propria tavola e persino per chi desidera mettersi alla prova all’interno della scuola di cucina.

Spostandosi tra una bottega e l’altra viene naturale fermarsi a scambiare due parole con gli artigiani, per assimilare un pò del loro sapere. Franco Parola racconta le sue avventure alla ricerca di formaggi particolarissimi come il Malghesino Blu del Piemonte. Lorenzo Nigro spiega cos’è il lampredotto e cosa intendiamo noi fiorentini quando ordinandolo specifichiamo “con tutto”.

Angelo Campomaggiore mostra come lavora la mozzarella nel cuore del mercato così come si fa in Campania. Pank racconta la sua storia a cavallo tra pasticceria italiana e francese. Fabrizio Bodini interpreta il tramezzino come street food d’eccellenza. Poi c’é Marco Rossi che non vi rivelerà mai la ricetta delle sue polpette di pelliccia. Ci sono poi moltissime altre storie da scoprire fra una bottega e l’altra.

Pablo Picasso era un uomo in grado di lasciarsi affascinare e travolgere dai profumi e dai colori vivi del mondo del mercato. Lo scrittore Augusto Livi ci racconta che l’artista, durante un soggiorno a Firenze nel 1949, visitando il Mercato rimase incantato “davanti ai colori del pesce, roseo, bianco, grigio”. Oggi come allora il Mercato Centrale si fa promotore di bellezza, arte e cultura e presenta i suoi artigiani in chiave “pabliana” attraverso i ritratti a cura di almagreal.

Per tutti gli ospiti del Mercato Centrale sarà possibile ritirare presso l’infopoint uno sconto del 15% sull’acquisto del biglietto “Picasso e la modernità spagnola”. I visitatori della mostra di Picasso riceveranno una mappa delle botteghe del mercato e avranno diritto ad un gadget da ritirare all’interno del Mercato Centrale.

Come costruire un piano editoriale di successo? La parola a Tommaso Sorchiotti. #ninjamaster

piano editoriale di successo

Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Tommaso Sorchiotti, docente del modulo in Social Media Startegy del #ninjamaster.

Ciao Tommaso, quali sono le qualità del perfetto Social Media Manager?

Occorre partire dalla concezione che non esiste un perfetto Social Media Manager, poiché non è detto che vada bene per tutte le realtà. Di certo per un buon Social Media Manager occorrono umiltà, buon senso, curiosità, capacità di spiegarsi essendo chiaro e conciso, dinamismo, pazienza, un’ottima padronanza dell’italiano (o comunque della lingua di riferimento) e una notevole capacità di capire le persone.

Se poi riesce a non essere focalizzato solo sulla “sua” community ma è capace di intercettare quello che avviene in Rete e di dialogare con le altre figure aziendali, si tratta di una risorsa davvero importante

A mio avviso alcune soft skills le noti già al di fuori dalla Rete, sono caratteristiche personali che le persone hanno a prescindere dalla dimensione lavorativa.

Da dove partire per costruire un piano editoriale di successo?

Si parte dalla strategia e quindi dagli obiettivi da raggiungere. Senza obiettivi chiari si naviga a vista senza una bussola. Occorre definire i contenuti a disposizione, il linguaggio, il tone of Voice, lo stile che si vuole adottare. Ad ogni categoria di contenuto si da un peso differente e si “calendarizza” tutto.

La difficoltà tuttavia è riuscire ad intercettare e portare all’interno del piano editoriale tutti gli spunti che quasi quotidianamente arrivano dall’esterno. Il piano editoriale deve essere una guida ma deve essere pensato per avere un discreto margine di manovra. Il rischio, dopo un lavoro certosino e definito a puntino, è quello di restare schiavi del proprio piano.

tommaso sorchiotti

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Pocket per appuntarmi tutti gli spunti e le letture online, Evernote per fare praticamente di tutto, Canva per lavorare le immagini al volo, IFTTT per semplificare le operazioni più ordinarie e noiose. Balsamiq per i mockup. Poi DropBox che è diventato indispensabile. Per i servizi online con Medium c’è stata subito una grande intesa. Quasi come fu per Tumblr. E’ uno spazio eccezionale sia per scrivere che per leggere contenuti curati. Per il tempo libero PopCorn-Time è l’invenzione che mancava, lo Spotify dei video.

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

Ce ne sono state tante. Difficile metterle sul podio. Sono diverse e non è semplici compararle.

Ogni volta che una persona, dopo aver seguito un corso o letto un libro ti scrive, a distanza di qualche giorno o di un paio di mesi, per esprimere la sua riconoscenze e dirti come la sua vita è cambiata. Quando riesci ad ampliare gli orizzonti e dare nuovi stimoli alle persone non puoi non sentirti appagato.

Ogni volta che qualcuno ti cerca perché sei stato segnalato da altri con cui hai lavorato. Le persone hanno aspettative altissime nei tuoi confronti. Oltre ad essere sfidante è anche motivo di orgoglio.

Ogni volta che arrivi esausto alla fine di un progetto, a volte dopo aver stravolto l’idea di partenza, e vedi la fiducia di chi ha fatto un pezzo di strada assieme a te.

Grazie Tommaso! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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Il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite [VIDEO]

Il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite

Fonte: Pagina Ufficiale Facebook HeForShe

Sabato scorso 20 settembre 2014 Emma Watson ha tenuto un discorso davanti all’assemblea delle Nazioni Unite per presentare ufficialmente la campagna #HeForShe, finalizzata al coinvolgimento degli uomini nella lotta per la parità dei sessi. Sommando le views registrate dalle varie fonti, il video del discorso tenuto dalla giovane attrice inglese ha già raccolto qualche milione di views: un record assolutamente interessante per un video di questo genere.

Online, e soprattutto negli ultimi mesi, la posizione femminista è stata spesso rilanciata: vuoi per le esibizioni di Beyoncè, vuoi per le campagne di advertising di brand come Pantene, Verizon, Always.

Ma l'”arringa” di Emma Watson si presenta come un esempio unico, un giro di boa nel modo di comunicare il femminismo che il web sembra apprezzare davvero.

La buona causa non è spettacolarizzata

Come abbiamo detto poco sopra, sono tanti gli esempi di comunicazione femminista di cui siamo stati testimoni negli ultimi mesi. Ma la forma ha spesso preso il sopravvento sul contenuto, trattandosi pur sempre di spettacolo o campagne commerciali.

Sì, è vero, diventano virali quei video che ci divertono, ci commuovono, ci ispirano, e che sappiamo bene essere stati prodotti a scopo commerciale. A maggior ragione, ci appassioniamo tanto di più ad un contenuto che riconosciamo come autentico, genuino, appassionato, e disinteressato.

L’universo finzionale si unisce a quello reale per una causa sociale

Emma Watson è per tutti Hermione Granger. Entrambe amatissime dal pubblico giovane, dai millenial di entrambi i sessi. La potenza simbolica del mondo narrato funziona da catalizzatore verso questa fascia di pubblico.

Il femminismo contro il femminismo

Emma Watson l’ha detto dopo pochi minuti: “Parlando di femminismo ho capito che combattere per i diritti delle donne è diventato troppo spesso sinonimo di odio verso gli uomini. Se c’è una cosa della quale sono certa, è che questo deve finire.”

La comunicazione sul femminismo soffre di una brutta reputazione che personaggi così amati in rete possono aiutare a smantellare.

Uno dei primi effetti del successo dell’iniziativa è stato il rilancio di un video che pochi anni fa aveva fatto il giro del mondo: molti utenti hanno iniziato a ricondividere una campagna risalente al 2010, “The Girl Effect: the clock is ticking“. Un segno indiscutibile della potenza della comunicazione sociale digitale.

Di seguito trovate il bellissimo discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite, con sottotitoli in italiano.

Facebook aggiorna il News Feed: più storie, più attuali

News Feed Facebook

Con un post sulla newsroom ufficiale dello scorso Giovedì, il team di Facebook ha annunciato significativi cambiamenti all’interno del News Feed, l’aggregatore che sulla home page di Facebook ci permette di visualizzare gli aggiornamenti dei nostri amici.

Cambiamenti che hanno come obiettivo quello di rendere il News Feed più attuale che mai, legato a doppio filo con i contenuti che proprio in quel momento ci interessano di più.

“Abbiamo ascoltato quei feedback relativi alla voglia di visualizzare un post di un amico o di una Pagina a cui si è connessi solo in uno specifico momento, ad esempio quando si sta guardando la stessa partita, o si sta parlando della prima visione di uno show popolare”

Insomma, contenuti più aggiornati e soprattutto più interessanti.

L’aggiornamento, che verrà lanciato con gradualità e senza stravolgimenti significativi all’attuale struttura del News Feed, terrà conto di due nuovi fattori per determinare se una storia è più importante rispetto ad altri tipi di aggiornamenti in quel preciso istante.

1. Argomenti di tendenza

L’obiettivo è mostrare immediatamente agli utenti le storie relative agli eventi più rilevanti nel momento in cui ci si connette a Facebook.

Capire immediatamente quello di cui stanno parlando maggiormente i nostri amici o le nostre pagine preferite darebbe un valore maggiore alla nostra esperienza su Facebook. Quindi, maggiore è l’attinenza del post con gli argomenti di tendenza maggiore sarà la possibilità che quel post compaia in alto nel News Feed.

Trending News Feed

I primi test, compiuti su una piccola percentuale di post, hanno mostrato un aumento di oltre il 6% dell’interazione, in termini di condivisioni, commenti o click sui link proposti.

2. Tempi di interazione

Il secondo fattore legato al nuovo aggiornamento del News Feed terrà conto del momento in cui si genera l’engagement su un determinato post.

Attualmente, in modo abbastanza banale, maggiore è la pura interazione su un post maggiore è la rilevanza che quel post ha nel nostro News Feed. Con questo aggiornamento non si terrà più conto solo della “quantità” dell’interazione, ma anche del tempismo della stessa.

Si guarderà a “quando” le persone sceglieranno di interagire con un determinato post: se la maggior parte dell’interazione si genera alla pubblicazione dello stesso, è evidente che l’interesse potenziale della notizia si esaurisce in breve tempo (e in breve tempo si ridurrà la sua visibilità, anche in caso di elevata interazione).

Mentre l’interazione che si conserva costante nelle ore successive alla pubblicazione evidenzierà un contenuto che produce un interesse costante, con un più alto grado di visibilità nel News Feed.

Le conseguenze di questo cambiamento

L’obiettivo dichiarato è puntare sempre di più sulla qualità dei post e, da oggi, sull’attualità degli stessi. Il contenuto dovrebbe quindi essere non solo coinvolgente per ciò che si propone, ma anche di interesse attuale per il pubblico.

In pratica, in un contesto sempre più complesso e reso ancor più complicato dal crollo della visibilità dei post non a pagamento, viene richiesto ai professionisti un ulteriore sforzo: essere sempre sul pezzo. Uno sforzo che, però, è stato già da tempo profuso da chi lavora con serietà ed impegno in questo settore e che quindi non lascerà spiazzato chi già lavora con Facebook in modo professionale.

iOS8 divide la rete, e gli utenti Apple si scatenano su Twitter!

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Fonte: @LeBerrada

Ogni nuovo aggiornamento di iOS porta con sè novità interessanti e bug iniziali, che vengono poi risolti, generalmente, dopo poche settimane dalla release. Tra le principali novità della nuova versione iOS ricordiamo la tastiera QuickType, che suggerisce la parola successiva a quella appena digitata in modo predittivo, basandosi sul proprio stile di scrittura (i ragazzi de Il Post hanno provato a comporre dei messaggi in modo totalmente automatico, suggerendo solo la prima parola, con risultati interessanti) e la scomparsa del rullino fotografico.

L’aggiornamento, compatibile dall’iPhone 4s in poi, ha generato pareri contrastanti tra gli utenti Apple. Vediamo insieme i messaggi più irriverenti comparsi su Twitter ad una settimana dalla release ufficiale! Ovviamente non si tratta di un’analisi oggettiva, ma di un modo per prendere con ironia i problemi e bug tipici dei primi giorni di utilizzo.

Lo spazio necessario per l’installer

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Per poter installare iOS8 è necessario avere 5,7 Gb di memoria libera sul dispositivo, sebbene, dopo l’aggiornamento, la memoria a disposizione dell’utente cali di solo 1 Gb rispetto al precesente iOS.

Per cronaca: persino Microsoft ha colto l’occasione per farsi notare, offrendo su OneDrive l’opportunità a tutti i devices di avere fino al 30 settembre 15 GB gratuiti in aggiunta ai 15 già disponibili. Come ottenere lo spazio? Basta scaricare l’app e attivare l’autoupload automatico delle foto.Insomma, con lo spazio di archiviazione di Microsoft l’upgrade a iOS 8 non è un problema!

La coda interminabile al Day One

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Scaricare il nuovo iOS il primo giorno di release, si sa, è un’operazione snervante dal punto di vista dell’attesa, oltre che sconsigliato perché si rischia di incappare nei numerosi bug della prim’ora. Per le release di ogni sistema operativo (Apple, Android e Windows Phone) è meglio aspettare almeno una settimana.

 

QuickType e la scrittura sperimentale

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Un po’ come successe per la tastiera predittiva di Android, gli early adopter di iOS8 si lanciano in composizioni poetiche improbabili, lasciando alla tastiera QuickType carta bianca. Per spezzare una lancia a favore di Apple, possiamo dire che, per il momento, la predizione di QuickType ci sembra un pochino più articolata della controparte Android.

Psicosi da aggiornamento

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In una società permeata dal momento zero della verità, gli utenti si informano in tempo reale sul rapporto costi/benefici delle proprie intenzioni. Qualche utente non regge la tensione ed esorcizza ironicamente il rischio di installare iOS8 su dispositivi dignitosi, ma più modesti, come l’iPhone4S

Conclusioni

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iOS8 non si sottrae alla sorte dei suoi predecessori: nel bene e nel male, fa parlare molto di sè. Noi di Ninja Marketing siamo sicuri che, entro tre settimane al massimo, la maggior parte dei bug verrà risolta. Se avete un iPhone4S, però, vi consigliamo di seguire il consiglio della nostra editor Mobile e di non aggiornare (almeno, non per il momento: a detta di molti utenti la durata della batteria si riduce drasticamente e sopraggiungono numerosi lag)

E voi lettori, cosa ne pensate di #iOS8? Vi rende la vita più semplice, siete riusciti a scaricarlo in poco tempo, oppure preferireste fare il downgrade? Dite la vostra e fateci sapere le vostre impressioni nei commenti!

Viaggio al centro dei Business Model: 10 libri da consultare

libri Business Model

Business model: una parola, un migliaio di nozioni. Riuscire a rendere concreto il proprio progetto business non è certo cosa semplice, a volte abbiamo bisogno di guide per riuscire ad orientarci per poi implementare una strategia che permetta alla nostra idea di entrare efficacemente in un mercato, altre volte invece abbiamo già tutta la conoscenza teorica di base e avremmo solo bisogno di esempi pratici in grado di fornirci intuizioni.

Lo scopo di questa breve rassegna è proprio tracciare una nuova linea guida sulla varietà dei business model, scegliendo tra le letture meno note e novità editoriali qualcosa che potrebbe arricchire la nostra bibliografia in merito.

1. Business Model You

Business Model You

Si pone l’obiettivo di spiegare come utilizzare il proprio personal branding favorendo una gestione creativa ed efficace della vita professionale della persona. Il testo in questione, successo internazionale scritto da Tim Clark, è stato da poco tradotto in lingua italiana da Hoepli(2014) e rivela come, a differenza delle aziende, le persone valutino il successo in altri termini. Non a caso, l’attenzione è posta sullo stress psicologico, spesso in grado di mettere in difficoltà i nostri più ambiziosi progetti.

2. I dieci tipi di innovazione

Di Larry Kelley distribuito da LSWR nel 2014, questo è un libro interamente dedicato alle imprese.
L’autore mostra i dieci tipi d’innovazione che sono in grado di dare una svolta decisiva per la crescita della propria azienda. Il segreto non è nel trovare qualcosa di geniale, bensì guardare oltre cercando di combinare diversi tipi d’innovazione per ottenere un vantaggio competitivo.

3. Web 2.0 per le aziende

Occhio sempre rivolto verso le imprese, questa volta però l’attenzione è posta solamente alla realtà del web 2.0.
Scritto da Antonio Bonanno e distribuito da Assolombarda nel 2009, il testo affronta le difficoltà che possono nascere in un modello di lavoro totalmente incentrato nel mondo web. Perciò se volete che internet non abbia segreti per voi, meglio non perdere l’occasione di consultare questo volume.

4. Reinventare il business model

Scritto a quattro mani ( Alberto Bubbio, Alessandra Gruppi, Lagonigro Francesco, Massimo Solbiati ) e distribuito da Ipsoa nel 2012, il testo affronta il tema del mercato e dell’ambiente che si evolve negli anni. Secondo gli autori, il Business Model di un’azienda, con il passare del tempo, ha bisogno di essere adeguato ai cambiamenti di ambiente esterno e all’evoluzione del settore in cui un’impresa opera.

5. Il businness plan

Il secondo volume dedicato al mondo business offre un duplice approccio, strategico e operativo: il primo è teso a fornire un quadro metodologico di riferimento, mentre il secondo è ricco di strumenti pratici per le analisi e la redazione del piano d’impresa.
Da rilevare una sezione interamente dedicata al mondo delle startup. Il libro è distribuito da Ipsoa ( 2013 ) ed è scritto da Antonio Ferrandina e Fabrizio Carriero.

6. Trend e modelli evolutivi nel settore dell’illuminazione

C’è posto anche per i mercati alternativi. Il tema approfondito è quello delle aziende operanti nell’illuminazione: in questo contesto, l’Italia rappresenta il primo paese esportatore in Europa ed il secondo produttore dopo la Germania. Se lavoriamo nel settore, meglio non perdere l’opportunità di sapere tutto quel che c’è da sapere in materia. Scritto da Gabriella Lojacono per Franco Angeli dizioni nel 2005.

7. Creare modelli di business

Un manuale pratico ed efficace per ispirare chi deve creare o innovare un modello di business. Scritto da Alexander Osterwalder e Yves Pigneur e distribuito da Fag editore nel 2012, la novità è che il volume è finalmente disponibile anche in lingua italiana.

8. Founding journalism in the digital age, business model strategies, issues and trends

Direttamente dalla Grande Mela arriva un testo differente dai precedenti. Questa volta è il giornalismo a chiedere business model evoluti, in un mondo tecnologico che cambia notevolmente di giorno in giorno e le regole del giornalismo vengono stravolte. Il libro in questione, prodotto da Peter Lang Publishing nel 2010,è scritto da Jaff Kaye e Steven Quinn.

9. Mananging green business model transformations

business model transformations Volume interamente dedicato agli appassionati di green business.
Scritto da Alex Sommer prodotto dalla casa editrice Spingler nel 2012, affronta il tema delle nuove leve del marketing green. Non si rivolge solamente al mondo ambientalista, ma ha ampio spettro, a supporto di un’azienda responsabile e sostenibile, che vuole offrire prodotti anche eticamente e socialmente sostenibili.

10. Il business model spiegato a mia nonna

Anche se rappresenta per certi versi un grande classico, occorre ricordare che c’è una prima lettura sul Business Model, simpatica, estremamente sintetica ma abilmente concettualizzata, adatta per tutti. Dalla mente di Ugo Mendes Donelli una presentazione semplice e utile per capire meglio il mondo in cui viviamo.

Kaspersky Lab: Aldo del Bo' parla della nuova iniziativa aziendale dedicata ai rischi di wearable e IoT [INTERVISTA]

I dispositivi wearable, raggruppabili nel cosiddetto IoT (Internet of Things/Everythings) appartengono sempre di più alla nostra quotidianità: molto spesso, però, mancano gli strumenti necessari per proteggere i nostri device iperconnessi.

Kaspersky Lab è una delle aziende più attive su questo tema e lo dimostra con un nuovo progetto di digital content marketing molto innovativo, mirato a sensibilizzare gli utilizzatori in merito ai problemi e pericoli verso i quali vanno incontro utilizzando device wearable come Google Glass e smartwatch di ultima generazione.

A proposito, nella sezione Digital abbiamo avuto il piacere di intervistare Aldo del Bo’, Marketing Director Europe di Kaspersky Lab. Un’intervista molto interessante, da non perdere!

Buongiorno Aldo e benvenuto su Ninja Marketing: state realizzando un progetto innovativo di comunicazione e content marketing digitale, il primo da parte di una società produttrice di antivirus. Ci illustra la scelta, gli obiettivi e gli sviluppi futuri?

Kaspersky Lab ha da sempre tenuto in considerazione le opinioni delle persone, valutando critiche e suggerimenti attraverso sondaggi diffusi con costanza. Questo ci ha permesso di raggiungere un bacino di utenza pari a 300 milioni di utenti in tutto il mondo; un fattore che ci ha spinto ormai da un anno ad investire maggiormente nelle nostre campagne marketing per raggiungere una popolazione sempre più ampia.

Vista la costante e sempre maggiore diffusione di dispositivi wearable ed IoT crediamo sia necessario spiegare i rischi collegati alla mancata protezione di questi device, realizzando una serie di articoli di approfondimento redatti dai nostri migliori esperti. La maggior parte non conosce ancora i rischi che questi dispositivi iperconnessi comportano. Per questo ed altri motivi (come la presentazione di molte novità per il 2016) abbiamo deciso di lanciare tale iniziativa, allo scopo di diffondere una cultura maggiormente prudente verso i propri dati personali.

 

I dispositivi wearable ed IoT sono quindi maggiormente vulnerabili rispetto – per esempio – ad un PC?

La questione principale non è tanto la vulnerabilità dei dispositivi wearable e IoT ma il fatto che al momento tali dispositivi hanno un sistema operativo con connettività Bluetooth che non è protetto. Questa mancanza di protezione, così come la possibilità di navigare direttamente su Internet via WiFi di questi device, contribuisce a renderli estremamente pericolosi in termini di sicurezza dei dati.

Kaspersky Lab investe da 17 anni nello sviluppo di software a tutto tondo, e continuerà a farlo anche ora e nel futuro affrontando le sfide che deriveranno dall’IoT, dal wearable e dalle smart home, così come suggerito dalla vision del nostro attuale CEO (Eugene Kaspersky, ndr)

A proposito dell’iniziativa, avete scelto di coinvolgere come editor di articoli solo dipendenti e partner aziendali o anche professionisti esterni?

Kaspersky Lab ha deciso di appoggiarsi esclusivamente alle persone presenti in azienda in quanto dotate di professionalità, capacità ed esperienza necessarie al perseguimento ed allo sviluppo dei propri progetti. Gli articoli sono e saranno redatti dai tecnici e ricercatori del gruppo GREAT (Global Research and Analysis Team) con lo scopo principale di interpretare e sviluppare software per il futuro, e dal gruppo Virus Lab che studia i rischi della rete sviluppando database sempre aggiornati per i propri antivirus.

Cosa pensa dell’Apple Pay? I rischi in merito? E’ corretto affermare che sarebbe sicuramente più sicuro degli attuali pagamenti Contact Less delle carte di credito?

Apple Pay non è, a mio avviso, la prossima One More Thing ma semplicemente la rivisitazione in chiave Apple di una tecnologia esistente da anni (Rfid/NFC) e rivenduta all’utente utilizzando un marketing pressochè geniale, caratteristica di Apple e di cui tutti conosciamo l’importanza.

Kaspersky Lab lavora da anni con molti dei maggiori leader mondiali in campo B2B soprattutto in ambito bancario, realizzando ed innovando software che rendano le connessioni sempre più sicure. La vera rivoluzione da parte di Apple sarebbe quella di introdurre un sistema composto da un ricettore dei pagamenti sicuro e non esposto da attacchi, argomento piuttosto ostico ed al quale comunque in molti – tra cui Kaspersky Lab – fanno fronte da anni. L’ultimo aspetto di Apple Pay riguarderà appunto il cosiddetto ricettore (POS) e gli accordi che gli stessi realizzeranno con i principali attori delle carte di credito (Visa, Mastercard etc).

Un interessante approfondimento in merito ai futuri pericoli dei dispositivi wearable è stato pubblicato da Kaspersky Lab ad inizio mese, con un titolo piuttosto evocativo: Indossare il pericolo. Il mercato IoT è sicuramente una delle evoluzioni più importanti del presente e del prossimo futuro e come tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche ha moltissimi vantaggi ma anche innumerevoli rischi, soprattutto se sottovalutati.

Ringraziamo Aldo del Bo’ e Kaspersky Lab per questa interessante testimonianza, complimentandoci per il progetto di digital content marketing appena avviato. Un’iniziativa molto utile a sensibilizzare persone e utilizzatori su potenzialità e i rischi di wearable e IoT. Thumbs up!

Come rovinare la tua reputazione online

reputazione online

Chiamarla reputazione online o semplicemente reputazione poco importa. Se hai un messaggio forte da comunicare, che sia una boutade o una provocazione per lanciare un prodotto o un’azienda, sappi che prima o poi farai i conti con i moralisti e i benpensanti.

Come ti sconvolgo la platea

Caschetto biondo, pantaloni aderenti in pelle nera, così, con la sua voce incalzante Cindy Gallop si confessa al TED, come se stesse confidandosi alle sue migliori amiche:” Esco con i ragazzini, soprattutto con i ventenni. E quando ci incontriamo, facciamo sesso”. La ex presidentessa della BBH ha deciso che per fa parlare di sé e della sua azienda MakeLoveNotPorn, una sua esplicita dichiarazione in tema di sesso potesse essere calzante e pertinente. Come darle torto.

Qualsiasi tua presa di posizione che abbia per oggetto il sesso, l’omosessualità, la guerra, il lavoro o ancora, i diritti degli animali, espressa sui social media verrà strumentalizzata per screditare la tua persona o il tuo brand. Un Guido Barilla che dichiara di essere esclusivamente a favore della famiglia tradizionale ha sollevato un polverone incredibile. A distanza di un anno, potrebbe essersi trattata semplicemente di un’affermazione sincera da parte del presidente.

gestione reputazione online

E l’immagine del brand?

L’imperatore dell’industria alimentare evidentemente sapeva di parlare a un suo pubblico.
Caduta di stile? Antipatia nei confronti del brand? Ripercussione negativa sull’immagine? A distanza di un anno bisognerebbe chiedere all’imprenditore milanese, se il fatturato abbia subito o meno un significativo calo di fatturato a seguito di quella esternazione.

Reputazione online, contenuto e identità

Online le persone ti giudicano per ciò che pubblichi. Forse a Cindy Gallop non interessava cavalcare l’onda del fenomeno culturale delle M.I.L.F. Il suo intento probabilmente è stato quello di creare appeal e generare curiosità nei confronti di chi si riconosce nei suoi medesimi valori: quello è il suo target. Lei è una donna di marketing, in fin dei conti.

Sul web vincono le persone autentiche

Poco importa se la redazione di TED non abbia voluto pubblicare il suo discorso, perché ha reputato offensivo il contenuto. Poco importa se, subito dopo, TED lo abbia pubblicato su youtube, disabilitandone i commenti. Ciò che vince è l’affermazione di un’identità autentica. Tant’è vero che alla richiesta accolta di abilitare i commenti al video, la stessa Gallop ha risposto personalmente al 90% dei commenti (si parla di più di 3.000 – come riporta un articolo del Business Insider). Certo, torniamo però coi piedi terra.

welcome to reality

Cindy Gallop, così come Guido Barilla, per quanto discutibili possano essere state le loro affermazioni, li possiamo giustificare. In fondo si tratta di trasmissione di valori legittimi legati a dei brand. Ora, se a pubblicare post del genere fosse stato uno sconosciuto qualsiasi, sicuramente non ci avrebbe fatto una bella figura agli occhi di recruiter, capi o colleghi. Sul web siamo vulnerabili, attaccabili e sempre comunque in svantaggio. Perché? Perché non ce ne accorgiamo, ma ci troviamo a fare i conti con la moltitudine e di fronte alla moltitudine non possiamo sperare di piacere a tutti. E se ci sono tool in grado di controllare tutto ciò che avviene online, ti ricordo che quello che accade offline a seguito di una tua azione online non lo è.

Basta, voglio scomparire dal web!

Oggi è un commento ingiurioso, domani una foto compromettente, dopodomani un tweet lamentoso. I contenuti che pubblichi dicono cosa sei e partecipano al processo di identificazione con la tua persona, che è tanto veloce quanto pericoloso. Sul web infatti non c’è tempo di contestualizzare in tempo reale un messaggio. Spesso mancano gli strumenti e i riferimenti per capire che cosa ci sia dietro ad uno sfogo e il tuo contenuto può essere travisato o interpretato male. Scomparire dal web?

Se non esisti per Google, non sei nessuno

Sì, l’hai pensato, vero? Immagina di dover prendere sul serio questa decisione. Allettante come idea. No Facebook. No Twitter. No Linkedin. No Instagram & co. Che liberazione. Non sei più sulla bocca di alcun individuo. Online. Eppure, non esserci online equivale a non avere un’identità offline. E credimi non c’è cosa peggiore che non essere nessuno per Google.

E quindi, #solocosebelle?

No, solo cose contenuti utili, soprattutto per te stesso.

Alibaba conquista Wall Street, è IPO da record

Abbiamo già avuto modo di parlare di Alibaba , il colosso cinese dell’eCommerce, ed eravamo rimasti alle stime che a maggio scorso vedevo l’azienda cinese inserita in una soglia pari ai 15 miliardi di dollari a dispetto del record fatto registrare da Facebook nel 2012 con un’IPO di 16 miliardi di dollari, ma si sa che le statistiche vanno prese con le pinze.

Ebbene Alibaba è sbarcata a Wall Street con l’IPO record di 21,77 miliardi di dollari. Il collocamento delle azioni sulla borsa di New York potrebbe portare nelle casse già ricche della società fino a 25 miliardi di dollari. Se Facebook fu la prima società IT ad arrivare alla soglia dei 16 miliardi, Alibaba ha cambiato le carte in tavola posizionandosi terza o quarta nelle quotazioni più grandi di sempre.

Per coloro i quali siano interessati ad investire parte dei loro risparmi sull’azienda cinese, il prezzo per azione è pari a 66-68 dollari, diversamente da quanto aveva inizialmente stimato la società con la soglia di 60-66 dollari, considerata la crescente domanda dei titoli da parte degli investitori, con una capitalizzazione di mercato stimata sui 168 miliardi di dollari posizionadola tra le prime quaranta al mondo.

L’effetto Alibaba sembra che stia contagiando anche le aziende che nel passato hanno stretto rapporti con Jack Ma, da poco promosso trentacinquesimo nella classifica Bloomberg degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio di 21,8 miliardi di dollari, visto che dallo sbarco sulla borsa newyorkese hanno avuto una crescita del 15% nell’ultimo mese.

Cosa farà Alibaba del capitale ottenuto dallo sbarco a Wall Street?

Il gigante cinese dell’eCommerce ha già stilato una lista di acquisizioni e obiettivi che intende raggiungere grazie ai capitali raccolti.
Uno di essi è quello di allargarsi nel mercato cinese degli utenti di smartphone in crescita di 600 milioni. Tencent, l’applicazione cinese di messaggistica istantanea fondata da Ma Huateng e Zhang Zhidong nel 1998 ha finora attratto circa 355 milioni di utenti, dunque un ottimo campo di investimento.

irano voci su un interessamento di Alibaba per Yahoo, lo storico motore di ricerca che è già tra i suoi azionisti con una quota pari al 23%.

Ritmi di allargamento record, ma che cosa ne pensano gli scettici?

I numeri sono chiari: siamo di fronte ad un collocamento record per il settore IT ma esperti del settore credono che questa espansione record sia destinata a rallentare. Le cause sarebbero da riscontrare nell’enorme concorrenza interna al mercato del web nei limiti fissati dalle autorità nazionali, basti considerare che Yu e’bao, lo strumento per investimenti affiliato alla sua piattaforma di pagamenti elettronica Alipay, preoccupa le banche cinesi con un fondo di asset che ha raggiunto gli 87 miliardi di dollari.

Altra preoccupazione relativa alle dinamiche incerte della borsa è legata alla possibilità di vendita di 8 miliardi di dollari di azioni da parte dei soci investitori, non soggetta a divieti di cedere le azioni nei primi mesi dopo il collocamento, la cosiddetta clausola lockup.

Il debutto allo scambio di BABA parte in ritardo

Il titolo avrebbe dovuto iniziare ad essere scambiato al New York Stock Exchange sotto il simbolo BABA.

Ma il titolo non ha iniziato immediatamente ad essere contrattato perché il Nyse ha voluto evitare problemi tecnici relativi alla gestione dei numerosi ordini previsti. Motivi validi considerato che BABA ha chiuso la prima giornata in rialzo con i titoli in crescita del 38% pari a 93,38 dollari, con il prezzo fissato a 68 dollari per azione.

Alibaba ha ottenuto 21,8 miliardi nell’IPO con 230,1 milioni di titoli.
Alle attuali quotazioni il market cap del gruppo è stimata in circa 230 miliardi, a dispetto dei 200 miliardi di Facebook.

50+ Content Marketing Tool per la tua Content Strategy – Parte 1

 

Cosa hanno in comune il lavoro di un Content Marketing Manager (o Strategist) e quello di Arthur Conan Doyle? Entrambi iniziano con un foglio bianco. Ed è proprio quel foglio bianco la sfida più grande. Soprattutto per un Content Marketer che ha contro di sé anche il fattore tempo: deve riempire quel vuoto e in fretta.

Per fortuna nell’epoca di Internet possiamo contare su un aiuto prezioso che il vecchio Arthur non aveva: una miriade di strumenti che possono integrarsi con il lavoro di creazione e distribuzione dei contenuti stessi. Nessuno di questi strumenti per Content Marketing può sostituire il Content Strategist stesso: ricordati sempre che il cervello è lo strumento più importante in questo (e in qualsiasi altro) lavoro. Anzi: alcuni strumenti possono risucchiare la tua produttività ottenendo l’effetto opposto a quello che desideri.

Suggerimento: se sei (o se non sei) un freelance e hai bisogno di consigli per aumentare la creatività e produttività della tua routine lavorativa, ti consiglio di iniziare da questo ottimo libro: Manage Yout Day To Day: Build Your Routine, Find Your Focus, and Sharpen Your Creative Mind (The 99U Book Series).

Nel mio lavoro ho incontrato e utilizzato diversi strumenti. Ecco quindi di seguito la mia lista di tool per il Content Marketing che qualsiasi Content Strategist o Manager troverà utili. Buona lettura!

Content Marketing: Produzione di Contenuti Testuali

Il mio tool preferito è senza dubbio Google Docs e in generale l’ambiente Google Drive. Principalmente perché:

  • Più soggetti possono contribuire allo stesso contenuto
  • Tiene traccia delle revisioni
  • Tutto è accessibile online

Ultimamente apprezzo sempre di più anche Evernote come sistema organizzare le idee. Mi aiuta a tenere traccia di idee, appunti, link che poi si trasformeranno in contenuti. Il suo pregio principale è l’essere integrato in moltissimi altri servizi e piattaforme.

Se poi trovo degli articoli interessanti ma non ho tempo di leggerli in quel momento, li conservo su Pocket. Un altro servizio comodo perché molto ben integrato sulle diverse piattaforme.

Infine mi capita spesso di lavorare in lingua inglese. Se anche per te è lo stesso sono certo che troverai prezioso questo servizio poco conosciuto: The Readability Test Tool. Inserendo un testo come input (o anche indicando un URL) questo sito applica al testo diversi test di leggibilità. Attribuendo un punteggio globale al tuo testo. Per fare considerazioni lato SEO utilizzo solitamente il Keyword Density Tool di SEO Book.

Ti sei affidato ad un freelance per la produzione dei tuoi contenuti? Li hai acquistati attraverso una piattaforma di freelance? Allora può tornarti utile un modo per controllare se il contenuto è un plagio o meno. Io uso Copyscape.

Elenco dei tool:

Content Marketing: Content Curation

Internet sembrava aver realizzato la visione di molti autori di fantascienza degli anni sessanta: una sorta di memoria collettiva dove tutto è conservato e dove tutto è accessibile. Quello che Asimov e compagnia avevano sottovalutato è che più informazione non significa automaticamente più conoscenza. Trasformare informazioni in conoscenza implica un processo di elaborazione. E se le informazioni eccedono le tue possibilità (o capacità) di elaborazione, allora si tratta del tipico caso da proverbio dove il troppo equivale al poco.

Questo è il motivo per cui avere 6.090.000 risultati per “content marketing seo” non ti aiuterà a creare un content marketing a prova di Google: se anche trovassi il tempo di leggere tutti i sei milioni di risultati, arrivato alla fine dovresti ricominciare da capo: nel frattempo nuove informazioni – probabilmente a migliaia – sono nate sull’argomento.

Internet ha quindi reso indispensabile la figura di un intermediario. Nel caso della ricerca “content marketing seo” il primo intermediario è Google stesso: attraverso il Page Rank decide quale risultato è più rilevante degli altri. In questo è il valore dell’intermediario: ti offre la possibilità di risparmiare tempo connettendoti direttamente a ciò che è più utile per te.

Anche nei contenuti si è reso indispensabile questo processo. Questo è il motivo per cui oltre alla produzione di testi la tua Content Strategy o il tuo Content Marketing potrebbero essere incentrati sulla Content Curation. Esistono un bel po’ di tool con diverse caratteristiche. Sotto trovi i miei preferiti.

Suggerimento: vuoi occuparti di content curation ma hai bisogno di un po’ di suggerimenti, best practice e case study? Ecco l’articolo che fa per te: http://moz.com/ugc/the-spotlight-on-the-content-curation-best-practices-tools-and-how-to-do-it-right

Elenco dei tool:

Fin qui la prima parte dei miei suggerimenti. Nel prossimo articolo ti svelerò quali sono i miei tool preferiti per altre operazioni legate alla Content Strategy e al Content Marketing, quali per esempio trovare contenuti e distribuire contenuti.

Sei già un professionista del Content Marketing? La Content Strategy è il tuo pane quotidiano? Allora commenta e condividi i tool che utilizzi nel tuo lavoro: saranno utili a me e a tutti gli altri lettori.

Fine della Prima Parte.