SmsHosting.it: il mobile marketing professionale facile da gestire

Quando si tratta di messaggistica mobile, l’SMS detiene ancora il primo posto. Nonostante l’evidente crescita di e-mail, applicazioni, messaggistica istantanea, social media e messaggi multimediali, i consumatori amano ancora il testo … e così dovrebbe fare anche il marketing!

Ecco perché oggi vi parliamo di SmsHosting.it, il gateway SMS a pagamento, per la ricezione e l’invio di SMS dal web in Italia e nel mondo realizzato da i-Contact.

L’sms marketing è “Real-time marketing”

Parlando in generale, il mobile marketing, comparato con le forme tradizionali di comunicazione come stampa, radio e televisione,  è economico, immediato e personale.  Basti pensare che quando una persona esce di casa controlla di avere con sé tre cose essenzialmente: il portafoglio, le chiavi di casa ed il cellulare.

Oggi si parla di smartphone, ma nella realtà il cellulare è, in tutte le sue forme, da quello più basic a quello più complesso, il media più diffuso del pianeta. Ed ogni cellulare può inviare e ricevere sms. Solo fino all’anno scorso Nielsen rilevava nel suo report The Mobile Consumer ( Febbraio 2013), che in Italia l’89% degli intervistati trascorreva la maggior parte del proprio tempo col cellulare scrivendo e ricevendo sms. Il 22 % dichiarava di ricevere inoltre pubblicità via messaggio, scegliendolo di fatto come canale mobile preferenziale.

L’sms marketing è inoltre da tempo accettato come canale per ricevere news alert, ad esempio da servizi bancari, di trasporto, di logistica, ecc. Ecco perché è anche uno dei canali di promozione più efficienti: diversi studi dimostrano che il ritorno di una campagna con coupon sconto via messaggi di testo si attesta tra il 15% ed il 40%, percentuali molto importanti se confrontate con un ritorno inferiore al 2% dei tradizionali coupon stampati.

Il miglior modo per definire l’sms marketing è “real-time marketing”: i clienti infatti ricevono immediatamente le comunicazioni o le promozioni inviate dalla vostra azienda. Diversamente da altre forme di pubblicità come ad esempio le email, il 90% dei messaggi via sms viene letto e riceve un’eventuale risposta entro 5 minuti.

SmsHosting: mobile marketing professionale

SmsHosting.it è il servizio di invio messaggi SMS e Push Notification direttamente da web.

Permette di effettuare invio di SMS ad alta qualità con personalizzazione del mittente e ricevuta di consegna compresa nel prezzo alla propria lista di contatti, con la possibilità anche di impostare l’invio immediato o differito.

L’invio può essere effettuato attraverso diverse modalità: direttamente da web, tramite l’invio di una mail, o con un file,integrando SmsHosting in software esterni. È possibile, ad esempio, inviare sms multipli da PC utilizzando la rubrica online oppure collegare un software tramite le sms API del servizio.<

Un altro servizio per l’invio fornito da SmsHosting è quello che trasforma le email in sms, permettendo anche di scegliere se convertire il testo o l’oggetto del messaggio e se inviare a numeri singoli o ad un gruppo.

In alcune situazioni può essere conveniente utilizzare come corpo dell’sms inviato l’oggetto dell’email invece che il corpo della stessa: utilizzando l’opzione apposita di SmsHosting, il testo dell’email viene ignorato mentre viene utilizzato l’oggetto. Grazie alle funzionalità di importazione è possibile caricare la propria rubrica online partendo da un comune foglio Excel o da un file di testo.

Per rendere i servizio ancora più “mobile”, SmsHosting.it ha anche un’app per iPad e iPhone per inviare sms singoli o multipli, immediati o differiti, con mittente personalizzato o con il proprio numero di cellulare in pochi istanti. Integrata con la rubrica online, consente anche di tenere sotto controllo le proprie campagne di sms marketing in mobilità.

Crea la tua campagna di mobile marketing

Grazie alle funzionalità presenti si possono creare campagne di mobile marketing sfruttando anche la possibilità dell’inserimento di link direttamente nel messaggio che possono così puntare direttamente a pagine mobile.

Oltre alle funzionalità di invio, tramite gli strumenti di SmsHosting.it è possibile aumentare la lista di contatti per incrementare la base dati per le proprie campagne di sms Marketing.

In particolare con la funzione di Mobile Opt-in è possibile gestire l’iscrizione alla propria lista di contatti direttamente da telefono invitando gli utenti ad inviare un messaggio con un preciso testo ad un numero dedicato.

Un altro servizio interessante per il marketing offerto da SmsHosting.it è SmsPollun servizio per gestire sondaggi sms a risposta chiusa o aperta via sms, con cui è possibile raccogliere le risposte dei partecipanti e collezionare nella propria rubrica i contatti per eventuali comunicazioni successive. 

Non c’è dubbio che l’SMS è un canale fondamentale per il coinvolgimento di un consumatore all’interno di un progetto di mobile marketing di un marchio. Un sms è facile da capire e accessibile a quasi tutti coloro che possiedono un telefono cellulare.

Quando pensiamo qualsiasi progetto che preveda l’engagement dei consumatori, ci vengono subito in mente come un mantra queste tre regole per il successo: dobbiamo “rendere conveniente, divertente, e rilevante” la nostra campagna perché sia efficace. I messaggi di testo in questa prospettiva hanno ancora sicuramente un posto di primo piano tra gli strumenti a disposizione di un brand.

Se siete interessati a conoscere meglio il servizio offerto da SmsHosting.it, vi segnaliamo la possibilità di usufruire di una promozione speciale: registratevi ora e otterrete 100 sms gratis con il primo ordine utilizzando il codice NINJA in fase di acquisto. Ecco il link: www.smshosting.it/ninja

Jeep Renegade allo Juventus Stadium: molto più di una partita!

Photocredits @jeepress-europe.com

Conoscete il nuovo spot di Renegade? La “piccola” di casa Jeep? Non preoccupatevi, se ve lo siete persi potete vederlo qui sotto.

Bene, adesso chiudete gli occhi e venite con noi. Vi portiamo a fare un giro.

Riconoscete dove siete? No? Ora potete aprire gli occhi: avete visto bene, siete proprio a Torino, all’interno dello Juventus Stadium! A bordo campo, la Jeep Renegade risplende di un meraviglioso colore arancione.

Adesso scendiamo le gradinate, prendete posto e mettete la maglietta sul seggiolino vicino al tuo. Non preoccupatevi,  avete ragione: oggi lo stadio si tinge di nuovi colori. Ci sono oltre 30.000 magliette arancioni come la vostra!

Mentre la state indossando, tutto lo stadio all’unisono si sta tingendo di arancione. Le migliaia di magliette dello stesso colore generano un tourbillon monocromatico che richiama chiaramente quello della “piccolina” di casa Jeep. In questo momento non ci sono tifoserie in competizione, ma tutti insieme celebriamo la nuova arrivata!

Bene, ma cosa ha a che fare tutto questo con lo spot mostrato a inizio articolo? Ora giratevi: le vedete quelle persone sulle scalinate? Venite con noi e andiamo a incontrare… le riconoscete? Sono proprio i personaggi che visti nel video! Ci sono i ragazzi con la tavola da surf, le ragazze che fanno jogging e la ragazza con il cuore di peluche,  l’atleta che fa stretching e il ragazzo che fa aikido. Non potete non averlo capito, è un chiaro richiamo alle caratteristiche della Renegade, a suo agio in qualsiasi situazione; in grado persino di trasformare uno spot in realtà, proprio qui allo stadio!

Fino ad ora ci siamo scaldati, ma il bello deve ancora venire: lo stadio infatti sta cambiando ancora! Dalla curva sta arrivando una marea arancione, composta da ragazzi con palloncini che si posizionano al centro del campo. Ma il vostro sguardo è fisso sul tunnel degli spogliatoi: chi sta entrando con un mega palloncino con il logo Renegade? Qui l’emozione è grande: è proprio lui, Andrea Pirlo, il regista della Juventus!

Andrea è accompagnato dalla canzone dello spot realizzata in esclusiva dall’artista poliedrico Victor Chissano, attraversa il campo e dà inizio a un gioco corale con gli altri palloncini portati all’interno del rettangolo di gioco, con un finale in crescendo tutto colorato di arancione che termina con Andrea che lascia volare il suo palloncino fuori dallo stadio!

Photocredits: LaPresse - Daniele Badolato

La nostra Renegade con Andrea a bordo sta uscendo dal campo e lascia spazio al riscaldamento delle due squadre. Fra poco inizia la partita!

Quella che vi abbiamo appena raccontato è stata una sorpresa per tutti i tifosi che, a loro insaputa, sono stati coinvolti in un evento di guerrilla marketing decisamente interessante ed appassionante da vivere in prima persona. Jeep ha riportato sul campo dei campioni d’Italia lo spot di Renegade, il primo Small Suv di casa Jeep prodotto proprio in Italia, a Melfi: questa unione, che va oltre il rapporto di sponsorship tra i bianconeri e Jeep, rappresenta un messaggio molto forte riguardante l’italianità di questo progetto, base fondante e forza di quest’auto. Un’auto giovane, con un target anch’esso giovane e dinamico.

Per sottolineare il messaggio di Renegade, durante la giornata Juventus aveva svelato sui propri canali social un hashtag misterioso, #skyisthelimit, che aveva fatto da teaser per quello che sarebbe successo durante la serata. Un hashtag a nostro parere decisamente riuscito, perchè spiega in pieno la mission di Renegade con l’invito ad andare oltre i propri limiti, per cambiare le regole del gioco: per questo sono state portate situazioni ordinarie, quelle proposte dagli attori replicando lo spot, nel contesto in questo caso straordinario dello stadio. Simbolo di rottura degli schemi tradizionali è stato il palloncino liberato dal regista bianconero, che ha idealmente superato “le barriere” del rettangolo di gioco per volare libero nell’aria, alla ricerca di nuove sfide, con il cielo soltanto come limite. Esattamente come afferma il testo della canzone dello spot.

Il colore arancione dello stadio caratterizza Renegade Opening Edition, l’allestimento in tiratura limitata proposto in Omaha Orange o Alpine White che Jeep sta promuovendo al lancio con un prezzo vantaggioso rispetto al valore dei molti optional offerti sul modello.

Photocredits @jeeppress-europe.com

Il match è finito: possiamo tornare a casa. Siete vicini al parcheggio, ma che cos’è quella cosa arancione legata al tergicristallo? Ma… è proprio lui, il palloncino di Andrea Pirlo! E non è il solo: gli altri 2.000 palloncini che danzavano in mezzo al campo sono finiti legati alle auto vicine.

Una giornata indimenticabile, vero? Ci salutiamo, ma mentre andiamo e facciamo finta di niente già compare, riflesso nel retrovisore, un bel sorriso stampato sul volto.

Schermo d'acqua in 4D: la rivoluzione digitale delle sfilate di moda guidata da Ralph Lauren

Non solo telefoni, TV ed orologi si trasformano in dispositivi sempre più performanti, ma ogni ambito cerca di rivoluzionarsi sfruttando la tecnologia contemporanea, in modo da attirare l’attenzione dei media coinvolgendo al contempo le persone.

Quando parliamo di innovazione non ci riferiamo solo a settori come quello della telefonia o dei computer: il discorso ormai può essere esteso quasi senza limiti. E le Fashion Week internazionali delle ultime settimane hanno offerto ottimi esempi: uno è sicuramente lo show di Ralph Lauren, brand che a New York è riuscito a stupire gli spettatori non solo grazie ai vestiti, ma anche tramite il metodo di presentazione della stessa sfilata.

Via la tradizionale passerella che tutti ben conosciamo, e via anche le classiche modelle in carne ed ossa. Il famoso marchio ha trasformato un muro d’acqua in uno schermo in 4D per proiettare la sua nuova linea femminile. Sul lago di Cherry Hill, all’interno della suggestiva cornice di Central Park, sorgevano le top model che sembravano spuntare dall’acqua. Si trattava in realtà di ologrammi circondati da particolari ambientazioni che collocavano le indossatrici in varie zone del mondo. Moda e tecnologia si sono dunque fuse alla perfezione in questa sfilata che non poteva non conquistare New York.

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Una trovata che non solo è riuscita a stupire gli spettatori, ma è stata anche in grado di mettere in moto un nuovo meccanismo che spingerà i competitor di Ralph Lauren (e non solo) ad utilizzare metodi sempre più innovativi nel campo della moda.

Lodgify, la piattaforma per gestori di B&B e case vacanze


Una startup dal respiro veramente europeo. Due fratelli italiani nel Regno Unito per motivi di studio, concepiscono un progetto nell’ambito turistico partecipano al Seedcamo Londra e aprono la sede a Barcellona, città molto attiva nel settore dell’innovazione legata ai viaggi.

La startup è Lodgify, la piattaforma che consente ai gestori di Bed & Breakfast o proprietari di case vacanze di creare un sito web con tutti gli strumenti necessari per aumentare le prenotazioni e semplificarne la gestione giornaliera.

Per conoscere la loro storia, e con essa il mondo della startup legate al turismo, abbiamo intervistato uno dei founder, Gabriele De Gregorio.

Avete trovato difficoltà a penetrare il mercato dei B&B e delle case vacanze?

Essendo un mercato molto frammentato -moltissimi piccoli proprietari- rispetto a quello che può essere il mercato alberghiero, non risulta conveniente andare a cercare il cliente, ma sarà lui stesso a trovarci nel momento in cui capisce di avere bisogno di un aiuto (sia per la creazione di un sito web, che per semplificare la gestione quotidiana delle prenotazioni). Quindi prettamente un sistema di vendite incentrato su Marketing e SEO/SEM.

Anche per questo abbiamo tradotto il sito in italiano, spagnolo e tedesco. Qui in Europa inoltre la concorrenza è minore che negli US.

Quali risultati avete ottenuto al momento?

Abbiamo già oltre 1.000 proprietà attive con più di 300 clienti con abbonamenti mensili, annuali e biennali.
Circa un 50% degli utenti sono del mercato americano e canadese, ma comunque in generale abbiamo già utenti dalla maggior parte dei paesi più importanti.

Avete trovato differenze tra US e Canada e l’Italia?

Personalmente non ho trovato grandi differenze tra i vari mercati. Magari negli Stati Uniti stanno iniziando ad emergere un maggior numero di property managers, mentre in Italia è ancora tutto un po’ più frammentato.

Perché avete scelto Barcellona come sede della startup?

Il nostro primo passo è stato quello di aprire la nostra sede a Barcellona e di assumere due bravissimi programmatori. Abbiamo deciso di andare a Barcellona, ​​in quanto fornisce un ambiente ideale per le start-up, è una città molto viva ed attiva, ed è piena di giovani di talento. Barcellona si è trasformata ultimamente in un grande centro per startup, in particolare per quelle incentrate sul settore turistico.

Ed ovviamente anche per motivi economici: è molto più conveniente rispetto a Londra o Parigi. Inoltre, e non è poco, il clima ed il mare sono fattori da non dimenticare…

Com’è il panorama delle startup in Spagna?

La Spagna si è dimostrata molto attiva e vivace per quanto riguarda il panorama startup, esistono varie associazioni che danno aiuti, ti consigliano e guidano, soprattutto quando sei alle prese con i primi passi, che sono sicuramente i più difficili quando non si ha esperienza.

Inoltre spesso vengono organizzati eventi e concorsi per incubatore d’impresa.


Cosa vi ha dato la partecipazione a Seedcamp?

Seedcamp ci ha fatto fare quel salto di qualità e quell’esperienza che serve per pensare in grande.

Sono stati giorni molto intensi, dove abbiamo potuto fare rete con altre startup e grandi investitori, condiviso le migliori pratiche per startup, trasferito conoscenze, continue riunioni con tutor e mentori per capire la strategia migliore con la quale procedere, ed una grande preparazione sui vari temi per riuscire ad ottenere un investimento importante (che stiamo quasi per chiudere).

Jack Daniel's trasforma i discorsi da bar in brand storytelling

Esiste una taverna nel centro della mia città, nascosta nel dedalo dei vicoli più antichi, dove persone di tutte le età si incontrano da centinaia d’anni. Il pretesto è quello di bersi un bicchiere di vino, ma le vere motivazioni sono altre. Qui puoi infatti incontrare avventori di ogni tipo, appoggiati ai lunghi tavoloni di legno, che condividono entusiasti  le proprie storie. Giovani viaggiatori, anziani dal passato avventuroso, viandanti tuttologi di argomenti sconosciuti ai più.

E’ il trionfo dello storytelling come insegnato ai master di marketing: un buon concept, contenuti esclusivi, ritmo incalzante, rapporto diretto con l’audience e tanta tanta creatività (si sa che al bar le storie vengono sempre un po’ esagerate).

Jack Daniel’s, brand americano leader nella vendita di whiskey, ha capito il potenziale di questa narrativa da bar, e ne ha fatto un’operazione di storytelling multicanale che ci proietta tutti per qualche minuto in una bettola dell’Alabama ad ascoltare le storie del vecchio del paese.

L’operazione Tales of Mischief, Revelry and Whiskey parte proprio da qui, dai racconti sentiti nei bar bevendo al bancone. Girando per locali, pub, osterie e roadhouse in giro per gli Stati Uniti, Jack Daniel’s ha raccolto, selezionato e pubblicato alcune delle storie più incredibili. Ascoltatene qualcuna, navigando il sito favoloso creato apposta per l’operazione, farcito di musiche, suoni e chicchiericcio tra i tavoli di sottofondo.

Jack Daniel’s si pone così come portavoce della gente comune, creando uno storytelling multicanale che offre ampie garanzie di intrattenimento originale.

Non vi rovino la sorpresa anticipandovi i contenuti delle storie, ma vi assicuro che molte di queste potrebbero tranquillamente essere l’idea iniziale per una sceneggiatura vincente.

Di seguito alcuni video che raccolgono le testimonianze (ne sono stati girati 7 in totale). L’operazione ideale per i copywriter ed editor, che si sono limitati a trascrivere e registrare le testimonianze della gente comune.

E voi avete delle belle storie da bar da condividere con il loro stesso entusiasmo? Fatecele sapere, abbiamo sempre sete di avventure avvincenti.

Come gestire le relazioni online con gli influencer della rete? La parola a Giovanna Montera. #ninjamaster

Gestire le relazioni con gli influencer: Giovanna Montera

Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Giovanna Montera, docente del modulo in Digital PR del #ninjamaster.

Ciao Giovanna, puoi spiegare ai nostri lettori chi sono gli Influencer e come intercettarli?

Le voci del web ritenute più autorevoli dal pubblico stesso. Sono questo gli influencer: utenti esperti e seguiti dagli altri, un’opportunità per la riuscita di una campagna di digital PR. L’aspetto più interessante di un influencer è la capacità di costruire attorno a se una community di utenti che lo segue e interagisce costantemente con lui. Quello che mi affascina di queste persone è la curiosità, l’interesse e la ricerca delle novità e l’alta propensione alla sperimentazione di nuovi prodotti, servizi, brand.
La selezione degli influencer è sicuramente una parte fondamentale nel processo delle digital PR, pertanto gli strumenti utilizzati per identificarli devono essere scientificamente validi. Selezionare i giusti interlocutori per una campagna di digital PR è il primo passo verso il suo successo.
Ci sono oggi strumenti molto accurati per l’identificazione degli influencer, su tutti la network analysis che consente di ricostruire il network dei canali e, quindi, delle persone più influenti nel discorso attorno ad un qualsiasi oggetto di ricerca (che può essere anche un prodotto, un servizio, un brand). Ovviamente faccio il tifo per questo strumento e per la netnografia ma è anche vero che sono di parte. 😉

 

Alcuni esempi con cui è possibile coinvolgere gli influencer?

È necessario avere un contenuto o un’esperienza valida da proporre per catturare la loro attenzione prima e invogliarli ad attivarsi poi. Chiedetevi sempre se voi, nei loro panni, fareste quello che gli state proponendo di fare e perché.
In generale, un’esperienza entusiasmante da vivere o dei benefit interessanti possono stimolare gli influencer a partecipare ad una campagna.
Anche la personalizzazione di un regalo è un modo per suscitare simpatia ed entusiasmo per un marchio/un progetto da parte degli influencer, riesce a creare un clima di intimità tra la persona e il brand che ha pensato a lui.

Al di là di tutto, ritengo che la capacità di coltivare relazioni sincere e la gentilezza e l’onestà nel presentare se stessi e il progetto che si sta seguendo, siano degli ingredienti fondamentali per questo tipo di attività.

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Inutile dire che utilizzo molto le app mobile e le uso per qualsiasi cosa.
Le mie preferite in generale sono quelle per programmare viaggi: una web app molto interessante è Wanderio che consente di confrontare mezzi e prezzi per qualsiasi destinazione, scegliere la soluzione più interessante e prenotare tutto assieme. Amo molto anche le app per ricercare prodotti di seconda mano (sono appassionata di mobili antichi) come Subito.it e per fare shopping on line (Privalia, Amazon BuyVip, Made.com per gli oggetti di design).

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

Tante piccole cose mi rendono felice e mi soddisfano nel lavoro. Ogni giorno.
La possibilità di lavorare in un mondo in continua evoluzione, fare innovazione
e condividere questo viaggio con belle persone che un po’ mi somigliano.
Entrare in contatto e vivere esperienze positive con gente sempre nuova e stimolante (studenti, clienti, ecc.) e, oggi, avere la possibilità di insegnare un metodo che, in qualche modo, si è contribuito a costruire.
Quando poi alla fine di un corso, ti salutano così, cosa vuoi di più dalla vita? 😀

Grazie Giovanna! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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L'iphone 6 si piega o no? Nel dubbio scatta il bendgate

Immagine di Omar Mohsen ‏@OmarMohsen04

Il real time marketing è sempre più importante per i brand, soprattutto sui social network. I social media manager sanno che bisogna sapere sfruttare in maniera ottimale ogni occasione.

Oreo insegna, si sa, e ultimamente i brand hanno capito come farlo in maniera divertente e coinvolgente, vi ricordate i meme del famoso morso di Suarez durante Italia-Uruguay ai mondiali del Brasile?

Se poi l’occasione è il fail – o presunto tale – di un concorrente e, soprattutto, di uno dei brand più famosi del mondo, la lotta allo sfottò e all’engagement è assicurata.

Dicono che l’ iphone 6 si pieghi. L’articolo pubblicato su Mashable ha scatenato l’inferno in rete. In attesa che l’ipotesi sia verificata o meno, i brand hanno dato sfogo alla creatività dando vita al #bendgate.

Ecco alcuni esempi relativi al bendgate che coinvolgono, ovviamente, alcuni competitor. Siamo sicuri che la lista si allungherà 😉

 

 

 

 

 

Bambini e social network: come educare al digitale?

La maggioranza di voi, che state leggendo questo post, ha vissuto una infanzia senza connessione a internet. Alcuni anche senza pc. Tutti, certamente, senza social network. Una infanzia fatta di giochi analogici e di dinamiche sociali senz’altro differenti da quelle che si presentano oggi ai bambini e ragazzi nati nell’ultimo decennio. A loro, si prospetta davanti una schiera di educatori spesso troppo impreparati a gestire gli strumenti che, invece, stanno diventando pane quotidiano. Tra tutti, i social network.

Se lavorate nel mondo del web, vi sarà probabilmente capitato di ricevere richieste di aiuto da parte di genitori che, preoccupati nel vedere figli che crescono troppo velocemente e con strumenti a loro sconosciuti, si chiedono come possono intervenire sul web almeno in termini di sicurezza, aspetto che non bisogna mai sottovalutare quando si parla di bambini e rete.

Se infatti la crescita del mondo online ha senza dubbio alcuni dei più grandi vantaggi della storia, l’uso improprio di un bambino su un social network può trasformarsi in un problema serio. Con l’approccio giusto, però, i genitori possono diventare esempi positivi e, soprattutto, possono mantenere i propri bambini al sicuro sui social media.

Ecco 6 consigli di educatori esperti per far convivere serenamente genitori, figli e social network.

1) Familiarizzare con i social network

Non è mai stato facile essere genitori, ma forse in questo periodo è ancora più difficile. Per riuscire a cogliere e, quindi, spiegare opportunità e rischi della rete, è importante che i genitori prendano confidenza con quegli strumenti ormai utilizzati da tutti i bambini e adolescenti.

Ogni piattaforma, da Tumblr a SnapChat, da Facebook a Twitter, ha le sue funzionalità e i suoi rischi: è importante conoscerli in prima persona per poterli davvero comprendere e, soprattutto, non bisogna fermarsi davanti ai social più conosciuti.

Una piattaforma che spesso viene tralasciata è, ad esempio, Whatsapp: non riconosciuto ufficialmente come social, può essere uno strumento più pericoloso di Facebook.

2) L’età conta

È una regola vecchia come il mondo: il proibito è eccitante, il proibito è divertente. Negare ai propri figli l’accesso ai social network, non farà che aumentare il desiderio di iscriversi. E, con molta probabilità, riusciranno a farlo da soli, senza problemi e senza essere scoperti.

Decidere insieme, invece, un limite di età, spiegare che gli stessi portali online suggeriscono, anzi, vietano l’iscrizione a ragazzi di età inferiore ai 13 aiuterà loro a capire i rischi che ne potrebbero derivare.

3) Il dibattito è fondamentale

A tutti i bambini, almeno una volta nella vita, è stato detto e ripetuto “non accettare caramelle dagli sconosciuti”. Oggi, è importante che quella frase diventi un motto declinato anche nella rete, che ricordi ai ragazzi come condividere i propri dati o affidarsi a persone conosciute in chat potrebbe scaturire risvolti poco piacevoli.

È importante quindi parlare ai propri ragazzi, discutere insieme di cyberbullismo, ascoltare e chiedere se sono mai venuti a conoscenza di eventi simili a quelli che – nel peggiore dei casi – vengono passati al telegiornale; è importante per capire e crescere insieme.

Ma, soprattutto, è importante non demonizzare lo strumento e soprattutto non vietare di, ad esempio, caricare fotografie perché altrimenti verrebbe meno il senso del social network stesso, ovvero quello di condividere le proprie esperienze in tempo reale. Importante è, invece, spiegare chiaramente i rischi e spiegare anche come caricare immagini e scrivere i propri pensieri restando sereni di non essere importunati da sconosciuti.

4) Tenere il computer in uno spazio condiviso

È vero, ormai con smartphone e tablet è sempre più difficile controllare la postazione di accesso alla rete, ma è bene almeno provare a stabilire dei luoghi in casa dove è possibile connettersi a internet e utilizzare i dispositivi elettronici. Evitate, quindi, di posizionare il computer direttamente in camera dei bambini!

5) Stabilire delle regole

Come sopra, vietare significa invogliare. Ma stabilire delle regole, anche in questo caso, è necessario. Tentare di stabilirle insieme, potrebbe essere la soluzione.

Ad esempio, decidere un tempo massimo di ore da trascorrere sui social media, oppure trovare un orario in cui è possibile andare online insieme, ognuno dal proprio dispositivo, l’uno accanto all’altro. Il segreto è sempre riuscire a trovare regole in cui anche il bambino possa trovarsi a proprio agio, senza sentire la necessità di dover fare qualcosa di nascosto dai genitori.

6) Controllare la privacy

È bene che un genitore controlli chi può effettivamente vedere cosa condividono i propri figli sui social network. Una buona idea è quella di controllare come è settata la privacy dei diversi social network e di ricordare che svelare la propria scuola, l’indirizzo di casa o la propria posizione geolocalizzata potrebbe essere molto pericoloso ed è meglio, quindi, disattivare le funzioni di default.

In conclusione

Ciò che è davvero importante, infine, è capire che il ruolo dei genitori nei confronti di bambini e social network resterà sempre un ruolo fondamentale: nonostante i figli riusciranno a essere più veloci, ad avere maggiore dimenstichezza nell’utilizzo degli strumenti, non dovremo dimenticare che i social network sono solo una naturale estensione dei classici sistemi relazionali, e sarà qui che l’adulto avrà il compito di accompagnare i ragazzi in un percorso educativo, emotivo e relazionale che solo una persona più grande sarà in grado di trasmettere.

Promuovi il tuo business attraverso i magazine digital

 La coppia business e content piace ai marketer, soprattuto a quelli americani, che come riporta un articolo del  B2Bmarketinginsider, destinano un bel 26% del loro budget ad attività legate al content marketing. Dopo il blog aziendale, il magazine!

Fare Business attraverso il magazine digital

La tendenza sempre più crescente da parte dei brand è quella di farsi portavoce del sapere. Come? Attraverso il formato del magazine digital. Da’ un’occhiata al Red Bulletin, di Red Bull o al Growth Hacker o a Your Nails Magazine. Come vedi, sono diversi gli esempi di aziende internazionali che si promuovono attraverso queste stylish commodity, così come le definisce un articolo del blog presspadapp.com.

E in Italia?

Non ci crederai, ma gli imprenditori e i CEO italiani più lungimiranti non sono da meno. Pensa a CheFuturo!, la rivista di CheBanca!, che strizza l’occhio all’universo dell’innovazione e delle startup, o ancora al recentissimo magazine Centodieci, di Banca Mediolanum che fornisce delle preziose risorse in ambito della formazione, dell’innovazione e della tecnologia, utili per i professionisti e non solo. E ancora, dal settore bancario a quello delle telecomunicazioni: un esempio su tutti è quello di etalia.net della compagnia 3Italia, un vero contenitore di news che spaziano dalla tecnologia alla cucina!

Dallo storytelling al knowledge sharing

Possiamo dire addio ai brand che si promuovono attraverso le azioni di storytelling e transmedia storytelling? No. Sono solo due approcci diversi per promuovere il proprio business. Oggi, però la direzione che stanno prendendo i marketing manager è propria questa: lanciare piattaforme editoriali i cui contenuti siano di interesse e utilità per i clienti e i prospect. Contenuti rilevanti, consistenti, di qualità, proprio come piacciono a Google. Sarà un caso?

Diamo i numeri?

Se ti stai ancora chiedendo perché sia necessario presidiare il web attraverso i magazine digital, eccoti qualche dato così come riportato da Syntesis.

  • Creare contenuti costa il 62% in meno rispetto alle azioni di marketing tradizionali.
  •  Il 60% dei commenti ai contenuti condivisi cita un brand o un prodotto.
  • Secondo il Content Marketing Institute, 9 aziende su 10 implementano strategie di content marketing.
  • I marketer B2B utilizzano in media 8 tattiche diverse in ambito content marketing, tra cui social media, blog, e-newsletters e white paper.
  • I 3 principali obiettivi del content marketing? Lead generation, leadership e  customer acquisition, così come riportato da Hanley Wood marketing.
  • Il 90% degli utenti trova che il custom content sia utile, spiega il  Custom Content Council.
  • Più del 60% dei consumatori ha una buona percezione delle aziende che pubblicano branded content e manifestano una maggiore tendenza all’acquisto dei loro prodotti.
  • Il 73% dei marketer B2B ha nel proprio team una persona dedicata che supervisiona la content strategy.
  • L’82% dei marketer B2B afferma che segue principalmente obiettivi di brand awareness quando mette in atto una content strategy.
  • Il blog genera il 97% in più di inbound link e crea 434% di pagine indicizzate.
  • Il 38% degli utenti condivide informazioni da fonti autorevoli.
  • Il 70% dei consumatori, quando si tratta di entrare in contatto con un’azienda, preferisce post e articoli rispetto agli annunci pubblicitari.
  • Il 68% degli utenti trascorre il proprio tempo leggendo i contenuti che pubblicano i brand.
  • Il 43% dei consumatori dichiara che il content marketing influenza positivamente le decisioni d’acquisto.

Aggiornare, formare e arricchire sono le nuove parole del marketing dei nostri giorni.

Le dimensioni di iPhone 6 influenzano l'app design

L’industria degli smartphone è stata divisa per molto tempo.
Finora esistevano due scuole di pensiero, separate da opinioni contrastanti relative alle dimensioni. Da una parte i devices Apple, con display relativamente piccoli, dall’altra Google Android, che invece puntava sempre al rialzo.

Ma ecco che Apple con iPhone 6 Plus ha sbaragliato le previsioni e il suo display da 5.5 pollici sta diventando una sorta di rivoluzione, concettuale in primo luogo, per tutti gli standard esistenti.

Gli UI designers hanno dovuto prendere atto che queste nuove dimensioni non prevedono più unicamente l’utilizzo del solo pollice, ma che anzi, questo nuovo standard avrà un impatto sulla posizione dei tasti, sui gesti abituali e sul layout dei contenuti.

1- I comandi di controllo si spostano al fondo del display

Attualmente in tutte le app sono collocati in alto.
Ma con un display così largo, la top bar è troppo difficile da raggiungere con il movimento del pollice.
Perciò è probabile che molte app inizino a collocare le proprie engagement options al fondo del layout piuttosto che in alto.
Un’altra opzione è che i tasti per l’interazione appaiano progressivamente in punti diversi del display, in base al punto della navigazione in cui ci si trova.

Il “contro” di questo posizionamento sarebbe la scarsa intuitività, in quanto un utente legge con una direzione top-down, ovvero dall’alto verso il basso: perciò la soluzione più indicata, ma forse meno ortodossa, sia un overscroll senza top bar, organizzato in modo tale che l’utente possa trascinare il contenuto che desidera nell’area raggiungibile dal pollice.

2 – I gesti sostituiranno i tasti

In altre parole, una rivoluzione che potremmo chiamare amichevolmente “swipe reloaded”: perchè?
Per spingere molto oltre le capacità potenziali dei nostri gesti. Lo swipe può creare o interrompere narrazioni, chiudere app, aprire nuove pagine. Attualmente, già nel sistema operativo iOs7 lo swipe da destra a sinistra durante lo scroll permette di entrare o uscire da una singola sezione, storia o link di approfondimento: forse per “educare” gli utenti in previsione un cambio di design?

3 – Via con gli split screen sulle app

Questa è una modalità che vediamo spesso su iPad o tablet. Con iOs8, Apple supporterà molto di più questa funzionalità introducendola sull’iPhone 6 da 5.5. pollici. In questo scenario, i kit per gli sviluppatori permetteranno sia di programmare in un frame unico che in split screen, e questo apre molte possibilità creative.
Ma viene anche incontro a necessità precise delle app, che possono essere customizzate in base ai servizi che offrono e migliorate con una fruizione a doppio schermo.

E voi, ninja users? Come pensate che il design possa essere influenzato da questi nuovi standard dimensionali?