A lezione di wiki branding: Ninja Marketing intervista Mike Dover

Qualche settimana fa vi avevamo parlato di “Wikibrands: Reinventa il Business nell’Era della Partecipazione”: un manuale davvero interessante e innovativo – consigliato dai Ninja! – edito da Franco Angeli e concentrato sui nuovi paradigmi del marketing e del branding.

Un’opera che diventa uno strumento operativo importante per manager, imprenditori, consulenti, esperti o semplici interessati: con questo post vi presentiamo un contenuto davvero esclusivo, ovvero l’intervista dei Ninja a Mike Dover, co-autore – insieme a Sean Moffitt – del libro. Enjoy 😉

Buongiorno Mike. Perchè pensi che i brand debbano impegnarsi per diventare il prima possibile wiki brand?

Buongiorno a tutti i lettori. Per prima cosa, è lo stesso consumatore che se lo aspetta. Le aziende di qualsiasi tipo che non hanno ancora attivato strumenti e logiche conversazionali con gli utenti sono percepite come old fashioned, per nulla proattive. D’altra parte, le imprese che si impegnano ad ascoltare e monitorare attivamente i clienti riescono a captarne e anticiparne i bisogni.

Qual è la parola chiave che, a tuo avviso, meglio rappresenta l’idea e la logica sottostante i wiki brand, e perché?

Sicuramente “collaborazione” è la key word. I clienti e gli utenti danno un aiuto fondamentale alle aziende non solo rispetto al marketing, ma anche in relazione allo sviluppo e al miglioramento dell’offerta di prodotto. Per non parlare poi dei contributi offerti alle funzioni R&D, Public Relations, HRM e assistenza al cliente.

Le idee e i paradigmi del wiki branding sono validi anche per le PMI e i brand meno conosciuti?

Assolutamente! La tecnologia sempre più libera o semi-libera, accessibile a tutti, si rende disponibile a qualsiasi azienda di tutte le dimensioni e tipologie. L’esempio virtuoso di Mabel’s Labels è un efficace caso studio in questo senso.

Quale pensi sia il miglior esempio di wiki brand, in questo momento?

Personalmente sono un grande fan di Zappos. L’azienda e chi ci lavora hanno compreso a fondo il concetto sottostante l’idea di wiki branding e riescono a ‘viverlo’ e metterlo in pratica ogni giorno. In quanto canadese, poi, adoro anche Lululemon.

Conosci qualche bell’esempio di wiki brand ‘made in Italy’?

Un progetto nuovo è The Girls About Town. E’ molto interessante soprattutto il suo potenziale, in particolare l’opportunità per le persone di diventare la next girl.

I marketer e gli imprenditori dovrebbero cominciare il prima possibile a pensare seriamente come trasformare il proprio brand in wiki perché…

… i loro clienti e gli utenti vogliono essere coinvolti e ingaggiati, e desiderano assolutamente comprendere meglio i brand con cui interagiscono. E questa apertura darebbe la possibilità alle stesse marche di migliorarsi!

Grazie Mike!

A voi! Un saluto a tutti i lettori.

Parole molto interessanti e che fanno riflettere sulla necessità di ripensare all’architettura dei brand: e voi, state già cavalcando questa rivoluzione?

Samsung Smart Camera e il cane giocherellone [VIDEO]

Si chiama Mocha ed è il tenerissimo cucciolone di golden retrivier protagonista del nuovo video promozionale di Samsung per il lancio della Smart Camera WB150F.

Telecamera posizionata su una macchinina elettrica, smartphone attaccato al telecomando… e il gioco può cominciare!
Un modo originale per esaltare le funzioni della nuova compatta che, con l’utilizzo di uno smartphone da remoto, consente l’accesso ed il controllo di tutte le funzioni della telecamera.

Alta tecnologia per questo video, ma a conquistare il pubblico sono decisamente gli occhi dolci e la grande intelligenza di Mocha che, alla fine, si rivela anche un eccellente fotoreporter!

Prometheus: il trailer non convenzionale live dal TED 2023

TED è l’acronimo di Technology Entertainment Design, l’insieme di conferenze che ogni anno riunisce le menti più brillanti e gli uomini più influenti del mondo. Ha ospitato relatori come Sergey Brin e Larry Page, Jimmy WalesJames Dewey WatsonBill Clinton.

Tra tutti questi grandi nomi, vi consigliamo di ascoltare invece l’appassionato intervento di Peter Weyland, fondatore e CEO della Weyland Corp, sui grandi interrogativi a cui la società è chiamata a rispondere di fronte l’avanzare inarrestabile della tecnologia.

Gran discorso! Peccato che Peter Weyland parli dal 2023 e abbia le fattezze ben note di Guy Pearce. Avete appena visto il promo virale di Prometheus.

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Prometheus è il prequel di Alien. Tuttavia Ridley Scott ha dichiarato di aver realizzato un’opera dal più ampio respiro, di aver dato vita ad un universo dettagliato e sofisticato pronto a prendere piede anche nel mondo reale. E così le Weyland Industries si sono dotate di un sito web accattivante, è nato un ricco forum per i fan e sul web sono iniziati a spuntare contenuti inediti a iosa.

Per Prometheus, quindi, il buon vecchio Ridley ha deciso di coadiuvare la classica campagna marketing (fan pagetrailer e teaser, presentazione inedita al WonderCon 2012, ecc.) con un tocco di viral.

Il rapporto tra Scott e i new media trovò un felice punto d’incontro nell’estate 2010, momento in cui prende il via il progetto Life in a Day, il primo social movie della storia prodotto proprio dai fratelli Scott. Per il suo ultimo gioiello, ha invece deciso di dar vita ad una narrazione crossmediale, capace di diffondersi dalla pellicola al pubblico attraverso la rete.

La creazione di contenuti inediti collegati all’Universo del film, non solo conferisce autorità alla narrazione e alla promozione, ma permette un maggior coinvolgimento e interazione da parte degli utenti.

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È interessante come ad Hollywood adesso sia in voga dividere i film in più parti, promuoverli massicciamente su internet e scadenzare le proiezioni a circa 6/7 mesi di distanza (lo ha annunciato nelle settimane scorse anche Peter Jackson per il sempre più atteso Lo Hobbit).Un’ottima soluzione per garantirsi una cospicua fetta di pubblico certamente in sala anche per il secondo film.

Per Prometheus la produzione ha di fatto deciso di dividere in due la pellicola, così da far uscire la prima parte l’8 giugno (già bassa stagione), programmando la seconda presumibilmente tra dicembre/gennaio (alta stagione).

D’altronde si sa, ogni sequel/prequel che si rispetti ha l’obbligo morale di essere peggiore dell’episodio capostipite. O almeno è questa l’impressione che si avverte. Per evitare quindi la classica e temuta caduta di audience, la 20th Century Fox ha ben pensato di affidare la direzione della pellicola allo stesso Scott, padre e mentore dell’Universo di Alien, in luogo di Carl Rinsch, il cui nome si vociferava già nel 2009. E per aumentare l’appeal sul pubblico, il tutto è  ovviamente/immancabilmente girato in 3D.

Le 10 cose da non fare con un iPhone

Quando parliamo di prodotti Apple, in particolare di iPhone, possiamo indivuare 4 fasi che caratterizzano il ciclo di vita degli stessi: la speculazione febbrile attorno al prodotto, le migliaia di recensioni dei vari bloggers ed esperti del settore, la frenesia della vendita e…la distruzione!

Per chi sa quale assurda ragione, Internet e Youtube pullulano di video con persone che, in barba alle centinaia di euro spese per avere un iPhone, maltrattano lo smartphone marchiato Apple in qualsiasi maniera e con qualsiasi oggetto contundente.

Qui troverete una raccolta dei video più pazzi presi da Youtube su tutto ciò che non si dovrebbe fare con un iPhone: astenersi deboli di cuore amanti del “melafonino”…

1. Frullarlo

Forse il ragazzo aveva voglia di un buon succo di mela ma qualcuno dovrebbe spiegargli che “Apple” è solo un logo. Guardate questo povero iPhone 3G che fine fa:

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2. Usarlo come bersaglio

In questo video un iPhone 4 viene colpito da un proiettile sparato da un Barrett M82A1, un fucile militare di precisione e semiautomatico. Gli autori  del video si sono divertiti anche a farci provare “l’ebrezza” dello slow motion, utilizzando ben 3 telecamere per la sua realizzazione. Non fatelo a casa…

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3. Schiacciarlo con un’asfaltatrice

Probabilmente molti di noi avrebbero voluto spiaccicare oggetti – o suocere – divenuti irritanti a causa dei loro malfunzionamenti ma siamo sempre stati bloccati da una buona dose di buon senso. Questi ragazzi invece lo hanno fatto davvero e con un iPhone nuovo di zecca:

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4. Spedirlo nello spazio

Esperimento amatoriale in famiglia raccontato anche dal Corriere della Sera: padre e figlio danno vita a un’impresa. La famiglia di Brooklyn munita di videocamera, un iPhone 4S, equipaggiamento GPS e un pallone-sonda meteo si è data da fare per spedire lo smartphone fino a circa 30 km di altezza dalla superfice terrestre e riportare poi a casa delle meravigliose immagini della Terra vista dallo spazio.

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5. Fonderlo con i raggi solari

Sfruttando una lente speciale, questi “geni del male” hanno esposto un povero iPhone agli effetti dei raggi solari, con conseguenze davvero “scottanti”:

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6. Riscaldarlo nel microonde

Penso che ognuno sappia che i metalli sono degli ottimi conduttori: le microonde sono onde magnetiche che se propagate in un mezzo metallico inducono in esso una corrente elettrica alternata fino a causare effetti pericolosi. L’autore di questo video forse doveva essere un po’ restio a credere alle leggi della fisica ed è per questo che si è concesso a questo esperimento ai danni di un iPhone 4 appena acquistato.

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7. Lanciarlo dal 14° piano di un palazzo

Un iPhone può volare? Se lo sarà chiesto il ragazzo dal forte accento russo che ha eseguito “l’esperimento” lanciando l’iPhone 2G dal 14° piano di un palazzo. E non contento ci è passato anche sopra con l’auto.

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8. Incendiarlo con una Molotov

Beh per questo video non credo ci sia bisogno di spiegazioni…

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9. Immergerlo nel WC

Questo ragazzo evidentemente non aveva una buona reputazione del suo smartphone. Ciò nonostante l’iPhone anche dopo “il bagnetto refrigeratorio” ha continuato a funzionare (per la gioia del propietario?).

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10. Usarlo come fermaporte

Diciamo che per questa funzione ci sono oggetti molto più adatti:

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Conclusioni

Al di la dell’aspetto puramente ludico di questi video, sono molti anche gli spunti di riflessione. Un brand importante come Apple con i propri prodotti e le esose campagne di marketing che fa per gli stessi, ha generato delle vere e proprie orde di fedeli. quando ci si trova ad aver a che fare con una vastità di individui molto ampia, questa fedeltà spesso si tramuta in fanatismo, a sua volta degenerabile in azioni al limite del razionale come quelle dei video.

Le motivazioni che hanno spinto probabilmente gli autori di questi ed altri video simili a distruggere i propri device, al di là del semplice egocentrismo e/o smanie di visibilità, sono probabilmente da ricercare proprio in questo fanatismo estremo.

Ci sono quelli che vedono nell’iPhone uno status symbol ed è per questo che, come amanti gelosi, una volta cambiato lo smartphone, preferiscono distruggerlo in modo che nessun altro possa “possederlo”. Dall’altra parte poi vi sono quelli nei quali l’esaltazione del brand ha generato un vero è proprio odio nei confronti del marchio stesso: distruggendo un iPhone infliggono un colpo all’immagine apparentemente indistruttibile della Apple, per la soddisfazione propria e del proprio ego.

Voi invece siete brand-addicted? Conoscete storie simili a quelle mostrate nei filmati?

Locandine di film celebri in versione 8 Bit

Appassionati cinefili, amanti della tecnologia e maniaci degli effetti speciali: se vi dicessimo che esiste una versione 8Bit di Kill Bill o Harry Potter? Se vi svelassimo una versione old style di The Matrix?

Tranquilli, stiamo parlando di poster! L’artista statunitense Eric Palmer, appassionato di grafica in stile vintage, si è divertito a rielaborare i protagonisti di alcuni film celebri disegnandone le locandine… in versione 8 bit! Riuscite ad immaginare come sarebbero La Sposa, Harry PotterWilly Wonka in versione videogame? Eccoli qua per voi in tutto il loro splendore pixelato!

Qui il portfolio di Eric Palmer e qui la sua pagina Facebook!

Pinterest, 8 strategie per i brand alimentari

Pinterest è il social network con la più rapida crescita in assoluto con quasi 12 milioni di nuovi utenti nell’ultimo mese. L’obiettivo di Pinterest è di connettere le persone che hanno interessi comuni e trarne ispirazione.

Il cibo rappresenta una vera passione per molte persone e i social network rappresentano lo strumento migliore per mostrare la propria bravura ai fornelli (fenomeno già ampiamente dimostrato da Facebook) e per le aziende di tutti i settori, un valido strumento di collegamento con i target.

Migliaia di bloggers hanno creato pagine ad hoc sui social per comunicare con chi ha gli stessi interessi, promuovere ricette o per confrontarsi sui ristoranti. Pinterest allarga gli orizzonti. Permette una rapida condivisione di immagini, è molto intuitivo ed utile a questa porzione di consumatori e aziende che non smette mai di crescere.

Di seguito vi proponiamo 8 utili consigli per sfruttare al meglio l’opportunità Pinterest:

1.Aggiungi valore

Un esempio pratico dell’aggiunta di valore è rappresentato da Cooking Light, una delle bacheche più cliccate su Pinterest. Ha aggiunto valore ai propri contenuti presentando una serie di ricette per diverse occasioni: idee di menù stagionali, metodi di cottura, consigli per la cucina fai da te e ricette adatte alle vacanze.

In questo modo riesce a suscitare curiosità e aiuta gli utenti con piccoli suggerimenti, che nella vita frenetica di oggi fanno sempre bene. La maggior parte dei contenuti proviene da CookingLight.com, che ha reso Pinterest la più importante fonte di riferimento social per il sito.

2.Racconta delle storie

Pinterest è stato creato per la narrazione visiva cioè per creare o promuovere storie attraverso le immagini. Il servizio di consegna verdure Peapod racconta una storia con il suo consiglio “Trucks di consegna“. Sono state condivise immagini dei vari autisti di camion che lavorano per l’azienda, come il carico di verdure donato ai bimbi del Connecticut che fanno parte del Peapod Give Back Program o le vicende del camion rimasto intrappolato nella bufera di neve. La pagina Pinterest della società propone le varie vicende trasmettendo la passione per il lavoro che svolge, crea un raccordo con i consumatori e rafforza l’image aziendale.

3.Ospita un contest

Diversi brand alimentari hanno raggiunto successo e clamore attuando gare culinarie su Pinterest. Un esempio è la rivista Saveur che ha creato un contest “cena bacheca“, chiedendo ai pinners di pubblicare le foto delle loro creazioni, a patto che queste creazioni fossero il frutto delle ricette presenti nella rivista stessa.

4.Cura i tuoi valori fondamentali

Non solo le persone postano le foto che rappresentano il proprio stile di vita (viaggi-sport-hobby), ma anche le aziende creano tavole che illustrano lo stile di vita che più li rappresenta, i valori che sono propri del brand oltre ai prodotti che vende.

Whole Foods è uno dei primi marchi alimentari sbarcati su Pinterest, dispone di schede sul giardinaggio, il riciclaggio e il fitness, quindi propone uno stile di vita e sensibilizza i propri consumatori ad avere uno stile di vita sostenibile. Troverete anche progetti artistici e i volti delle persone coinvolte dalla Whole Foods Foundation (gruppo di beneficenza della catena alimentare).

5.Collabora con i clienti

Molte aziende utilizzano la piattaforma per dare la possibilità ai propri clienti più affezionati di poter esprimersi, creano schede di collaborazione in cui le persone trasmettono il loro attaccamento al marchio e alla filosofia professata. E’ un modo per premiare e coinvolgere i migliori clienti e i blogger.

6.Libera la creatività

Un esempio che rende l’idea di questo punto è il caso del brand Panera che chiede ai suoi seguaci di condividere il loro abbinamento culinario preferito, come zuppa e insalata. Una scheda è dedicata a questi abbinamenti creativi, e dispone anche foto di coppie di clienti come Will & Kate. Dunkin’ Donuts invece chiede agli utenti di condividere ciò che stanno bevendo.

7.Fai leva sugli eventi off-line

Utilizza Pinterest per fondere le tue attività con la vita off-line, utilizza foto e filmati. Il marchio di yogurt greco Chobani, ci mostra le foto dei propri dipendenti come immagini simboliche di un paese fatto di lavoratori, queste immagini ovviamente evocano nella mente di chi le guarda dei sentimenti ed è proprio questo il punto centrale. Cabot Creamery ci presenta famiglie di agricoltori che appartengono ad una cooperativa del Vermont, oppure McDonalds ha una scheda Pinterest dedicata alla costruzione del suo primo ristorante nel parco olimpico di Londra 2012.

8.”Be Pinnable”

In ultima analisi, Pinterest è un contenuto visivo fatto di immagini di alta qualità, degne di pinning. Ogni ricetta on-line e il relativo articolo ha bisogno di qualche tipo di immagine, altrimenti si è unpinnable. Pinterest rende i contenuti scritti in un’immagine. Ricordatevi di installare un pulsante “pin it” e badge “seguimi” sul proprio sito in modo da essere sicuri di promuovere il proprio account Pinterest attraverso gli altri canali. Includete sempre le parole chiave nella descrizione del vostro pin per aumentare la vostra reperibilità.

La social-invasion di Google nelle SERP dei personal brand

Sappiamo già molto bene quanto i social network stiano invadendo ogni ambito della nostra società, dal lavoro alla politica, dalla pubblicità alla scienza. Ma riusciamo a immaginare quale sia il peso che il più grande colosso della ricerca sul web, Google, assegna ai risultati provenienti da piattaforme social? E soprattutto, ha senso dare per scontato che tra i primi risultati troveremo Google+?

Per farci un’idea dell’importanza che Big G assegna ai Social e con che priorità indicizza le differenti piattaforme (tanto da aver aggiunto interessanti funzioni di monitoraggio social ad Analytics) , può essere utile analizzare una ricerca realizzata di recente da Conductor (azienda specializzata in tecnologie per il SEO) sulle query riguardanti la sfera del Personal Branding. Nello specifico, l’azienda ha utilizzato i nominativi di poco meno di 500 tra i blogger più influenti del web, una lista denominata Tech News People, ricavata da un elenco pubblico di Robert Scoble su Twitter (per chi non lo conoscesse, uno dei blogger più importanti al mondo per quanto riguarda applicazioni web 2.0), e ha lanciato tale lista sulla sua piattaforma SEO Searchlight.

Ecco i risultati della ricerca:

La social-invasion delle SERP di Google per i personal brand

Dal grafico notiamo che:

  • Twitter è il più presente in SERP e anche il meglio posizionato: nel 91% dei casi c’è un riferimento all’account Twitter nei primi 10 risultati di Google, e nel 62% il link è nei primi 3 posti della SERP.
  • LinkedIn si piazza in seconda posizione, e supera Facebook sia a livello di presenza assoluta (67% contro 52%) che di posizionamento. Facebook infatti esce tra i primi 3 posti solo nell’8% dei casi.
  • Facebook conquista il terzo posto con un 52% dei risultati, ma con una bassa percentuale di posizionamento tra i primi tre risultati (solo l’8%, che per la popolarità di Facebook è molto poco).
  • Quora si posiziona al quarto posto, risultato molto interessante se si considera che supera lo stesso Google+ di 4 punti percentuali, e che nel 36% dei casi esce tra i primi tre risultati.
  • Google+, come Facebook, ha un bassissima presenza nella “top 3″ delle SERP del motore di ricerca (solo il 5%, contro il 36% di Quora), e si classifica al quinto posto. Dunque non era così scontata una sua predominanza in SERP.
  • Youtube sfiora il 30% dei risultati entro le prime dieci pagine di Google, con una presenza notevole dalla quarta posizione in poi.
  • The last but not the least – è il caso di dirlo – MySpace. Ormai considerato da tutti un social-zombie, MySpace è invece presente in quasi 1/5 dei primi dieci risultati di Google.

Assente illustre in questa ricerca è Pinterest, il social più in voga del momento, che sembra non comparire mai nei primi 10 risultati per ricerche relative ai personal brand.

EVENTI: Ecco cosa vi aspetterà in questa primavera!

Ebbene si, anche quest’anno è arrivata la bella stagione, e cosa succede con il surriscaldamento passionale delle temperature? Sole, giornate più lunghe, tempo libero e naturalmente tanti eventi!

E noi della sezione “Eventi” siamo qui apposta  per raccontarvi le iniziative sparse in giro per lo stivale, quindi beccatevi questa carrellata di eventi!

Brainstorming Lounge 2012 – Bologna, 29 Marzo

Partiamo da quello che ci aspetta domani, Brainstorming Lounge 2012: “Italian Beauty e Innovazione: un mix vincente per startup di successo“, l’iniziativa che fa innovazione ponendosi come punto di incontro tra professionisti, startupper, imprenditori e investitori.

Il primo di cinque appuntamenti interamente basati sul networking e, come ogni piacevole incontro che si rispetti, accompagnati da un aperitivo, vedrà un panel con: MARCO PALMIERI, fondatore e CEO di Piquadro Spa, STEFANO CECI, fondatore e CEO di GH Impresa Turistica, MARCO ASQUINI, fondatore di Super//Fluo, socio fondatore di Italian Angels for Growth, GIANLUCA RANNO, fondatore e CEO di Gnammo.com, MAURIZIO LONGATI, fondatore di Momaboma.

Per maggiori informazioni e per partecipare all‘evento gratuito ma con registrazione obbligatoria andate qui!

Open Geek Meeting – Torino, 1 aprile

Se volete rendere speciale il vostro “Pesce d’Aprile” e siete a Torino non perdetevi l’ Open Geek Meeting, presso la Casa del Quartiere – Via Oddino Morgari, 14 – l’evento dedicato a tutti i professionisti, gli appassionati e le associazioni torinesi che hanno la tecnologia (rigorosamente opensource!) nel DNA.

Applicazioni web, KiCad, HTML5, NOSQL, e tanto altro vi aspetta in questo appuntamento tutto incentrato sulla tecnologia e l’innovazione con un solo ed unico limite: tutti i contenuti devono fare riferimento alla cultura “open”… quindi “open mind ” gente si prevede un incontro spumeggiante!

Ingresso? Free as in Beer!

“Venezia Camp: Festival dell’innovazione digitale”- Marghera, 12 e 13 Aprile

Tecnologia digitale, economia della rete, social network, scuola, lavoro, turismo, impresa, e tanto altro: di questo si parlerà il 12 e 13 aprile al “Venezia Camp: il Festival dell’innovazione digitale”!

Come ogni BarCamp che si rispetti il programma sarà vasto e provvisorio, ci saranno: tanti interventi, laboratori sull’ebook e sul come creare una mobile startup, ma anche una parte tutta geek dedicata al RetroComputing e al RetroGaming.

Questo e molto di più vuole essere il “Venezia Camp”, un punto di partenza per un osservatorio unico che indaghi sul crescente interesse intorno a questi argomenti.

L’evento si svolgerà a Marghera (VE) presso il Parco Scientifico Tencologico Vega e la partecipazione è gratuita, ma chiaramente dovete iscrivervi qui.

.NET Campus – Roma, 21 aprile

Il secondo imperdibile Camp vi aspetta il 21 aprile alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Roma Tre; stiamo parlando del “Net Campus”, un vero e proprio laboratorio in cui si sperimenta il futuro!

L’evento dedicato agli sviluppatori e organizzato dal gruppo DevLeap in collaborazione con il gruppo dei Microsoft Student Partner e le Community italiane più attive, vuole fornire a studenti e aziende sessioni tecniche tenute da speaker di fama nazionale e internazionale.

L’agenda è davvero ricca e ben articolata, con sessioni in base alle varie tecnologie.  I temi di cui parleranno i vari speaker saranno:  sviluppo web/cloud, accesso ai dati, Windows 8, Windows Phone 7.x, design della user interface, pattern e metodologie, e tanto altro.

Ci sarà anche un concorso dove potete iscrivere le vostre idee, i vostri progetti e provare a vincere uno stage retribuito da Avanade o comunque essere presentati durante l’evento. P.S.: studenti portate i vostri curriculum, vi serviranno!

Maggiori info e modalità di iscrizione qui.

Digital Experience Festival – Torino, 25 maggio – 2 giugno

In questa carrellata primaverile non poteva mancare il “Digital Experience Festival“, l’evento che cerca di interpretare l’influenza delle tecnologie digitali sulla vita delle persone!

Incontri, dibattiti, seminari, laboratori, esposizioni, e convegni intorno a tre filoni:
Digital for business, cioè il rapporto tra mondo dell’impresa e mondo digitale;
Digital for job, dedicato all’impatto del digitale sul mondo del lavoro;
Digital for creativity, le applicazioni creative delle nuove tecnologie digitali;
Digital for people, un filone trasversale ai precendenti, invece  è dedicato ai momenti di incontro e allo stare insieme, secondo la più antica vocazione del festival.

Come ogni festival che si rispetti ci saranno anche dei premi: i Digital Experience Awards; potrete partecipare gli awards che premiano i progetti digitali entro il 15 aprile, non aspettate!

Già pronti per partire? Fate bene, questi eventi sono davvero imperdibili!

Tutti i dati del social recruiting in Italia [INFOGRAFICA]

Siamo quasi tutti social media addict e sempre iperconnessi ma quando si tratta di cercare lavoro, o un candidato, ci affidiamo ai social o ai canali tradizionali?

Adecco, in collaborazione con Reputation Manager, ha condotto l’indagine Digital Reputation e Social Recruiting in Italia.

Al sondaggio online hanno partecipato 9.100 candidati e 503 selezionatori e sono stati analizzati i dati di utilizzo dei social media nella ricerca di lavoro e di personale.

Dai dati emerge che i social media sono utilizzati dal 49% delle aziende e dal 47% dei candidati nel processo di recruiting. Di questi il 59% delle aziende che utilizzano i social media per la ricerca di personale sono aziende con più di 250 dipendenti e i candidati che cercano lavoro attraverso di essi li utilizzano da meno di un anno, sintomo di quanto ci sia ancora da fare per far sì che i social media siano utilizzati dal punto di vista professionale e non solo per svago.


Il 67% delle aziende che non utilizzano i social media per ricercare personale, infatti, afferma di non ritenerlo un metodo adatto ed efficace (5% non ho tempo, 13% non coerente con il business, 16% poco affidabile, 18% poco utile) a tal punto da non considerarlo nemmeno uno strumento di recruiting (15% non ci ho pensato).


Per la ricerca di personale le aziende preferiscono affidarsi a LinkedIn (55%) mentre i candidati scelgono Facebook (52%).

Qual’è l’efficacia della ricerca di un lavoro attraverso i social media? Limitata, purtroppo. Solamente il 5% dei candidati che utilizzano i social per cercare lavoro lo hanno trovato utilizzando esclusivamente i social media.


Il dato interessante, però, è dato dal confronto tra servizi di recruiting a pagamento e gratuiti: la percentuale dei candidati che sono stati contattati utilizzando un servizio a pagamento è maggiore di quella di chi utilizza un servizio gratuito (52% contro 41%) e anche la percentuale di chi ha trovato lavoro (19% contro 10%).

Sebbene l’utilizzo dei social media come strumento di recruiting non sia utilizzato in maniera ottimale, i candidati trovano delle indicazioni da tenere in considerazione per la loro ricerca di lavoro sui social.

Il 27% dei recruiter, infatti, ha ammesso di aver scartato un candidato dopo aver visualizzato i profili social del candidato. Gli elementi considerati nella valutazione del profilo del candidato sono i seguenti:

Quali sono le vostre esperienze nel recruiting sui social media?

Microsoft sostiene le startup con il programma BizSpark

Quando pensate a Microsoft probabilmente pensate al vostro pacchetto Office o, tutt’alpiù, all’ultimo accordo con Nokia per Windows Phone 7.

Eppure Microsoft sta diventando molto di più: una corporation che supporta l’ecosistema globale delle startup ICT. Nel nostro blog si è già accennato al supporto da parte di Microsoft di startup come Whooznxt e Mopapp. Vogliamo però saperne di più, e per questo abbiamo chiesto a Mario Fontana, a capo del programma Microsoft BizSpark in Italia, di descriverci i servizi da loro offerti.

Cos’è Microsoft BizSpark

“BizSpark è un programma nato per supportare le startup nel campo delle ICT dal punto di vista tecnologico. Dal 2009 sono entrate nel programma 50.000 startup, di cui circa mille in Italia.”

“Siete un progetto d’impresa o una startup con meno di 3 anni di vita? Avete un fatturato inferiore a 1 milione di dollari all’anno e non siete quotate in borsa? Allora potete iscrivervi online per partecipare gratuitamente e per tre anni al programma Microsoft BizSpark.”

Ma vediamo ora quali sono i servizi che avete a disposizione.

Software: da Windows 7 alla piattaforma Cloud Azure

“Innanzitutto con il programma BizSpark le startup hanno accesso gratuito a tutto il software Microsoft, da Windows 7, Windows Phone 7, a Microsoft SQL Server, con licenza perpetua che rimane attiva anche dopo i tre anni.

“Ma sicuramente la componente più strategica per chi fa startup è l’accesso gratuito alla piattaforma Cloud Windows Azure.”

“A differenza di altri servizi come quello di Amazon, Windows Azure è un PaaS (platform as a service). Le startup dunque possono concentrarsi esclusivamente sullo sviluppo del proprio software. Tutta la parte infrastrutturale sottostante è gestita dalla piattaforma. Quindi gli sviluppatori possono dimenticarsi di dover configurare il database, configurare le virtual machine, i load balancers e soprattutto non devono più occuparsene una volta in produzione! Ogni startup ha otto account, ognuno dei quali consente di avere 3.700 $ di uso gratuito di Asure all’anno.”

“Vorrei poi anche sottolineare il fatto che Microsoft è molto cambiata negli ultimi anni è si è avvicinata al mondo dell’open source. Infatti Azure supporta tecnologie open come php, doc NET, Phyton, C++.”

Technology advisor

“La maggior parte delle startup nell’ambito ICT deve confrontarsi con i tre driver dell’innovazione tecnologica, ovvero il cloud computing, il multidevice (Windows 7 e Windows 8 per Microsoft ) e le natural interface. Per questo tramite BizSark abbiamo istituito un gruppo di tecnici con il ruolo di technology advisor, ovvero esperti in grado di aiutare gli startupper dal punto di vista tecnologico e architetturale in questi tre ambiti.”

Visibilità, Marketing e Networking

“Una volta sicuri che la propria soluzione sia in grado di scalare correttamente è possibile definire con le singole startup un piano di visibilità nazionale e/o internazione. Inoltre Bizspark fornisce alcuni canali social come LinkedIN e Facebook per lo scambio di informazioni ed esperienze tra startup.”

“Infine il programma facilita l’incontro delle startup con gli incubatori, gli acceleratori e gli investitori. Infatti BizSpark ha più di 2.000 partner a livello globale che  forniscono supporto di business e finanziario.

Tra i 50 partner italiani ne spiccano in particolare 3 che hanno partecipato al lancio mondiale del programma BizSpark Plus: I3P, dPixel e StartupBusiness. I partner possono quindi segnalarci le proprie startup ad alto potenziali alle quali Microsoft potrà fornire un extra funding di 60.000$ sull’uso della piattaforma Cloud.