Aspettando lo IAB FORUM: campagna Viral per "Maschi contro Femmine"

AdvEntertainment in collaborazione con 01Distribution ha strutturato un’operazione di viral marketing denominata “Aspettando lo IAB FORUM” che ha avuto come timing le due settimane precedenti l’uscita nelle sale cinematografiche del film “Maschi contro Femmine”, una commedia che ruota intorno al conflitto tra uomini e donne attraverso l’intreccio di quattro storie.

L’operazione, ispirandosi alla trama del film, è iniziata con la creazione di AIPO, “l’Associazione Italiana Professionisti Online”, che tramite il proprio portale/blog ogni giorno ha dispensato consigli “utili” per “l’uomo digitale” sopraffatto dalla prepotenza femminile nei luoghi di lavoro, tentando di stimolare il dibattito tra uomini e donne con toni sfacciatamente maschilisti. La campagna promozionale della finta associazione AIPO ha curato spazi pubblicitari in tutti i principali quotidiani trade di marketing e comunicazione all’interno dei quali sono stati pubblicati articoli fasulli che rimandavano al sito ufficiale dell’associazione www.aipoassociazione.com

I temi degli articoli proclamavano il principio fondamentale di AIPO: riunire sotto un’unica voce gli uomini che operano nel settore Internet e tutelarli all’interno dei loro uffici, spronandoli a raccontare le loro esperienza traumatica con le colleghe e ad unirsi alla prima associazione di categoria maschilista! Gli articoli, irriverenti e fuori dalle righe, hanno trattato argomenti come “avere un capo donna”, “essere sedotti e poi abbandonati da una collega” o ricerche sulle problematiche maschili più comuni all’interno del posto di lavoro.

Oltre agli spazi pubblicitari sono state inviate delle DEM a coloro che lavorano nei centri media italiani ed in particolare nel Web.
In molti hanno accolto la provocazione, commentando i vari post sul tema scottante!
L’operazione si è conclusa con un invito personale a tutti coloro che lavorano nelle Digital Unit dei Centri Media a partecipare alla premiere del film “Maschi contro Femmine” tenutasi a Milano il 25 ottobre, dove erano presenti il regista e parte del cast.
Una mega affissione verrà in fine inserita all’interno dello IAB FORUM il 3 e 4 Novembre a tema AdvEntertainment, AIPO e Maschi contro Femmine!

Il testimonial, tra sovraesposizione e fiducia: TIM e Belen [BRANDING]

Inauguriamo per questa settimana una trilogia sul celebrity branding: quali strategie di marketing vi sono alla base delle icone e delle celebrità della pop culture oggi?
Oggi vorremmo parlarvi (brevemente) del rapporto che intercorre tra testimonial e brand, del suo valore nel porre in essere una campagna di comunicazione, cercando di contestualizzarlo in una “situazione” di sovraesposizione del primo e delle potenziali ricadute che il brand in questione può sortire.

Più nello specifico, parleremo del testimonial per eccezione, Belen Rodriguez, che in un certo qual senso è “volutamente” inserita all’interno di una sovraesposizione mediatica, e come in questa situazione vada a beneficiare o meno il brand di telefonia mobile TIM.

Le ragioni per un testimonial: identificazione e fiducia

Colin Bates definisce il brand come un insieme di percezioni nella mente dei consumatori, mettendo in evidenza che il brand assume una valenza intagibile dovuta alle continue e fluttuanti percezioni provenienti dall’ambiente azienda-pubblico.

Uno tra i tanti motivi per cui un’azienda ricorre alla figura del testimonial è riconoscersi in una pratica di un modello identificativo a livello di brand image, ed al contempo essere garante di un’approvazione, di una certificazione di “fiducia” che “veste” i panni del personaggio famoso.
Il professore Giovanni Siri, (Professore Ordinario di Psicologia dei Consumi all’Università S. Raffaele di Milano) sostiene che in Italia la presenza del testimonial è forte per la propensione ad umanizzare i prodotti ed il consumo: non a caso oggi prevalgono modelli della commedia all’italiana che sembrano dire che alla fine “siamo tutti umani”.

In merito all’argomento, Aldo Grasso (professore, giornalista e critico televisivo de il “Corriere della Sera”) tempo fa parlava della teoria de “lo spauracchio del cannibalismo“, un problema noto e studiato da anni, che si può riassumere brevemente così: dopo una prolungata esposizione pubblicitaria, il pubblico dei consumatori si affeziona talmente al testimonial da ricordare solamente lui, e non fa più caso alla “marca”.

La diluizione della brand image
Ed è qui che si inserisce il caso “Belen Rodriguez“. La nota showgirl nell’ultimo periodo ricopre il ruolo di testimonial di diverse realtà semantiche e merceologiche (calcio, pallavolo, moto, abbigliamento intimo ed altro ancora), provocando una moltiplicazione ed una diluizione dei suoiambiti valoriali che vede il brand Tim contendersi e dividersi la sua immagine con altri e non più in via esclusiva.

Come se non bastasse, Belen è stata di recente al centro di polveroni del gossip, dal Festival di Sanremo alle inchieste milanesi sulla droga, senza dimenticare le polemiche sul comportamento del suo ex fidanzato Fabrizio Corona.
Nonostante ciò, la bella modella è senza dubbio la più richiesta, un vero ciclone nel mondo dei testimonial; a tal punto che la sua notorietà investe anche la sua giovane sorella. In conclusione, se il concetto di testimonial – come detto in precedenza – riveste la persona-simbolo di “fiducia”, un valore oramai preso in consegna dal prosumer, cosa dovrebbe “trasmettere” un testimonial che oramai è in sovraesposizione mediatica? E’ ancora valido il significato intrinseco di fiducia nel testimonial nel momento in cui non ha più un’identità dai confini precisi?
Se è vero che spesso il testimonial rappresenta una scorciatoia per velocizzare la notorietà del marchio, ma non sempre funziona (quando ci si ricorda il personaggio e non il brand o il suo messaggio), è ancora giusto proseguire lungo la strada tracciata dal “vecchio” marketing?

Nuove strategie per il transfer valoriale
L’uso del testimonial permette di fare riferimento ad un universo di valori tangibili ed intagibili che in qualche modo si “trasferiscono” sul brand che viene pubblicizzato, un cofanetto da “custodire” e preservare per differenziarsi dagli altri.
Infine, un ultima provocazione: cosa potrebbe succedere al brand se l’azione dello storytelling venisse decentrata verso altre narrazioni legate più alla cronoca rosa del testimonial, piuttosto che verso un linguaggio comune derivato dalla fusione di brand ed esperienza?

Avete visto l’ultimissimo spot televisivo della Tim andato in onda per la prima volta il 30 ottobre? Alla fine, la Rodriguez accenna la famosa  “grazie per la fiducia“…direi che è il caso di riflettere sul significato epistemologico della parola “fiducia“, prima di andare tanto lontano, nello sconfinato mondo del 2.0! Cosa ne pensate?

Up next
L’appuntamento con la seconda parte della trilogia ci vedrà impegnati nell’esaminare il ruolo paradossale delle controversie nel rafforzare il posizionamento delle celebrities collegate al marketing. Di chi parleremo? Indizio: si tratta della protagonista di un docu-style MTV..

La crescita del Mobile: uno sviluppo senza freni!

Sapete chi ha sviluppato il primo sistema di telefonia mobile? E quanto era grande il primo telefono cellulare?

Queste ed altre domande trovano risposta nel video sviluppato da Sybase, leader di settore nella gestione, l’analisi e la mobilitazione di informazione, che mette in evidenza la recente esplosione della tecnologia mobile in tutto il mondo, con statistiche e cifre da capogiro!

Il video ripercorre le tappe fondamentali dello sviluppo della telefonia mobile, dal 1956 sino alla commercializzazione dell’iPhone.

Una curiosità: sapevate che ogni anno nel mondo vengono smarriti 70 milioni di telefoni cellulari?

Sei bravo solo se lo dice Google! Il 27 novembre 2010 a Milano il corso sul Personal Branding

Cari Ninja accademici,

spero tanto che dopo il mio ultimo post abbiate capito l’importanza del Personal Branding nella vostra vita, perché è giunto il momento di darvi tutte le info per il prossimo corso della Ninja Academy.

Mi raccomando prendete appunti e non vi distraete, perché oltre a beccarvi una Ninja nota, rischiate di non essere tra i 30 partecipanti al corso. E poi non dite che non vi avevo avvertito quando i clienti o i datori di lavoro non sceglieranno voi ma i 30 fortunati!

Siete pronti quindi???

Sabato 27 novembre a Milano, si terrà  il primo corso della Ninja Academy sul Personal Branding online.

SCARICA IL PDF DEL CORSO QUI CON TUTTE LE INFORMAZIONI, DAI PREZZI AL PROGRAMMA O ISCRIVITI ONLINE QUI!

Dove: Milano, presso Ninja Academy, Via G.Zanella 54/56

Posti disponibili: 30 posti disponibili

Docenti: Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti, fondatori di PersonalBranding.it e autori del best seller “Personal Branding” edito da HOEPLI, che sarà incluso nel prezzo dell’iscrizione.

Partendo dal presupposto che il Personal Branding è la ragione per cui un cliente o un datore di lavoro sceglie te al posto di un altro, il corso sarà  un percorso legato all’identificazione del proprio Brand, dei punti di forza, delle esigenze di mercato e degli spazi online nel quale incontrare e confrontarsi con altre persone, per crescere professionalmente, creare e rafforzare la propria reputazione e raccogliere una community di riferimento per il proprio business.

Il corso fornisce modelli di riferimento, spunti creativi, esempi reali di successo, strumenti teorici e pratici a tutti coloro che devono puntare su se stessi nella propria attività lavorativa.Inclusi:

– Consulenti, liberi professionisti e freelance che vogliono fare marketing personale.
– Studenti che si affacciano al mondo del lavoro.
– Impiegati, Quadri e Dirigenti che vogliono migliorare la loro posizione aziendale.
– Responsabili d’azienda o venditori che intendono aumentare la loro efficacia lavorativa grazie alla loro immagine online.

Non è rivolto necessariamente ai professionisti della comunicazione né agli esperti di Marketing o ai tecnici della Rete e ai Geek in generale.

Come iscriversi: on line qui o compilando il PDF, contenente tutte le informazioni sul corso ed il programma completo.

A questo punto sapete tutto, ma per dubbi o maggiori informazioni potete scrivere a  Francesca Albrizio all’indirizzo francesca [@] ninjamarketing.it o chiamarla al 346 4278490

Come sempre, fate i bravi ma non troppo e ricordatevi la parolina magica, altrimenti non vi faccio entrare: BE NINJA!!!!!!!!!!!

ARG ispirato al libro di Jay-Z utilizza la piattaforma Bing della Microsoft

Unione di due rivelazioni in una sola campagna, Droga5 ha prodotto un ARG intitolato “Decoded” ispirato al libro che parla della vita ed esplora le canzoni del rapper Jay-Z. Oltre a promuovere il libro, tutto il gioco online è costruito sulla base degli applicativi Microsoft, con contenuti su Bing Maps e Bing Entertainment.
300 pagine del libro sono state disseminate in tutto il mondo, per lo più in tutta New York, ed è possibile avere indizi per trovarle collegandosi al sito di azione Bing.com / Jay-Z.
Chi trova almeno una pagina seguendo gli indizi avrà una copia autografata del libro e potrà partecipare all’estrazione dei biglietti per assistere al concerto di Jay-Z e Coldplay a Las Vegas la vigilia di capodanno.

Trovato qui.

Comfort is liberation – l'advergame di Stonefly contro lo stress

Stonefly, azienda italiana di calzature, ha realizzato “Comfort is liberation”, un advergame il cui scopo è appunto quello di liberarsi dalle scomodità quotidiane e perché no, anche infrangere qualche regola! 😉

La sveglia, la dieta, la cravatta, l’orologio.. STRESS!!

Il gioco interattivo, attraverso un test a scelta multipla, vi fornisce delle domande a cui rispondere per misurare il personale livello di stress e suggerendovi come costruire la vostra giornata ideale. D’altronde quanto è bello a volte vivere la giornata senza preoccupazioni?

Non vi svelo altro, provatelo!

Mobile Advertising. Il Giro d’affari arriverà a 24 Miliardi di Dollari entro il 2015 [RICERCA]


Mobile Advertising. Il Giro d’affari arriverà a 24 Miliardi di Dollari entro il 2015

Previsioni fiorenti per il mercato del mobile advertising nei prossimi 5 anni, secondo le stime della ricerca effettuata dalla società Informa Telecoms & Media [link], si toccheranno quota 24 Miliardi di Dollari di ricavi per anno.

Quest’anno la base dei ricavi si è assestata ai 3,5 miliardi in tutto il mondo.

Quindi il mondo dell’industria segue con molta attenzione questo fenomeno che già sta tracciando interessanti record di crescita.

A dare una forte accelerazione a questo settore è ancora una volta la Apple. Dopo la mancata acquisizione di AdMob conquistata da Google.

Apple ha creato la piattaforma iAD grazie all’acquisizione della Quattro Wireless, ha così potuto creare la base proprietaria per la pubblicità diretta verso i propri dispositivi mobile. Queste scelte stanno portando tutti i potenziali concorrenti ad una accelerazione delle strategie.

AdMob ha annunciato che è sulla buona strada per ricavare 1 miliardo di dollari nel 2010 (questo solo negli USA). Mentre Google stessa ha misurato una crescita del 500% delle richieste provenienti da device mobile tra il 2008 e il 2010.

C’è da aspettarsi che prossimamente in questo settore, come sta avvenendo in alcuni paesi, con dei primi segnali originali, scendano direttamente gli operatori telefonici come big players a proporre canali alternativi a diverse soluzioni “creative” per il mobile advertising. Registriamo che già nel 2010 si stanno sperimentando delle formule di contratti telefonici “a punti” in cui si contano le pubblicità viste.

Nelle conclusioni della ricerca si sottolinea come l’intera filiera mobile advertising industry stia entrando, dopo i primi casi di successo [link], effettivamente nella sua “prime time”, fase in cui molti brand stanno abbandonando la fase sperimentale e allocando ingenti fondi nella creazione campagne di base regolari. Quindi sentiremo sempre di più parlare di nuovi termini come M-Commerce e LBA (Location-based advertising) tutti provenienti dal più noto e nuovo termine GeoMarketing. [KAP]

La nuova Età dell’oro? I Ninja alla scoperta del£‘APP$ €CONOM¥ [TREND]

apps economyBenvenuti nella APP$ €CONOM¥!

Nuovi linguaggi, nuovi processi, nuovi prodotti per la life in mobile.

Stile di vita che sta creando un nuovo mercato senza tante regole e con tanti concorrenti. Chi lo domina è chi domina prova di più, chi più produce, chi riesce a far diventare best practice la sua app usando tecniche virali.

Sarà una bolla speculativa e finanziaria come la New Economy tra la fine del XX e dell’inizio del XXI? Teniamo di riferimento questi due link, la visione “Il Web è morto. Lunga vita a Internet” [ilSole24ORE] e la recente previsione sui ricavi del mobile nel 2015.

Forse no perché é un marchionimo: la garanzia del suo successo sarà legata alla vita e al successo dell’azienda [Recente Ricerca di Andrea Boaretto], anche se sviluppatori e Apps non sono parte dell’azienda ma il loro lavoro e il loro successo accrescono e producono il successo dei dispositivi mobile e sopratutto Apple.

Mai come nella Apps Economy la filiera produttiva si accorcia rientrando tutta nel processo di comunicazione che diventa vendita diretta [Marketing per iPhone di Leonardo Bellini]

Apps economy è forma e sub specie della wikinomics. Non solo aziende in cerca di profitti quotate in borsa con azionisti non nativi digitali e ignari dei prodotti venduti, ma prosumers che vendono applicazioni per vivere mobile.

Perché questo mondo è AppleOriented? Apple™ domina il mercato con oltre 150 milioni di utenti che usano altrettante carte di credito (e questi non sono gli ultimi dati ufficiali). Sono loro, siamo noi i veri produttori della strategia di marketing e di design del sistema iTunes-AppStore-iDevice.

Apple ha investito nel settore delle edizioni musicali quando, quel mercato sembrava esprimere solo manager sconvolti da Napster e dai sui eredi, ha investito nel settore e dello sviluppo software, quando si pensava che ormai Microsoft avrebbe dominato anche le lavatrici e infine ora sta lavorando a tessere relazioni e partnership (qui in Europa e in Italia in particolare, più protezionistiche) nell’edizioni delle news e dell’entertainment, dai libri ai film. In USA anche la tv. (chissà qui in Italia?!)

Rivoluzione di mercato per un mondo rivoluzionato dove veramente puoi essere ovunque e vendere la tua creatività in tutto il mondo.

In questo scenario giovani e imprese giovani si presentano con le proprie idee e forze.

Qui Proviamo a raccontarvi le storie delle apps che tracciano i segni più interessanti nella piena filosofia della apps economy.

Linkiamo apps che ci semplificano, ci aiutano e/o ci fanno compagnia nella nostra vita mobile. [KAP]

Neuro Sky, l'interfaccia mentale che permette di giocare con la testa [TECH TREND]

Mi rivolgo a voi videogiocatori, quante volte avete maledetto il fatto di avere solo due mani perchè non riuscivate ad usare complicatissime combinazioni di tasti? Quante volte vi siete lamentati perchè il joypad rispondeva in ritardo ai vostri input? Ma soprattutto, quanti joypad avete distrutto a causa della vostra ira funesta in quelle situazioni? Ci sono grandi novità in arrivo per voi.

L’evoluzione dei controller di gioco è stata costante negli ultimi anni: i comandi gestuali della Nintendo Wii hanno semplificato notevolmente l’esperienza di gioco, la Sony con Move e Microsoft con la sua tecnologia Kinect hanno addirittura eliminato il controller permettendo ai giocatori di usare le mani davanti ad una speciale telecamera. Cosa vorreste di più, limitarvi a pensare il comando e farlo eseguire al vostro personaggio? Beh, nessuno potrà più dire che delirate dopo aver letto questo articolo di Christina DesMorais su Forbes.

All’ultima Conferenza Globale TED gli spettatori presenti hanno potuto assistere ad una incredibile dimostrazione: un cubo arancione è stato fatto sparire in un mondo virtuale, senza assolutamente usare la voce o le mani. Magia? No, ma quasi. L’interfaccia del gioco veniva controllata con le onde cerebrali.

Implementare una cosa del genere potrebbe provocare eccesso di salivazione in ogni videogiocatore, ma la sua efficacia a livello di mercato sarà tutta da verificare, poiché la tecnologia dovrà essere supportata da giochi ad hoc per poter attirare un numero di consumatori tale da portare le grandi compagnie ad investire in quel segmento. Se però un colosso dei videogiochi come la giapponese Square Enix (sì, proprio quella della saga di Final Fantasy) si allea con la californiana NeuroSky (specialista del settore brain-interface) contando di raddoppiare o triplicare gli investimenti, vuol dire che ci sono ottime speranze.

La NeuroSky sta sviluppando un sensore “asciutto” (che non ha bisogno cioè di soluzione salina per aumentare la conduzione degli impulsi elettrici dal cervello) applicabile a qualsiasi interfaccia, sia essa mobile o fissa, ed a qualsiasi piattaforma sia PC che console. Già adesso è possibile far eseguire comandi semplici al proprio avatar, e nuovi passi avanti sono previsti per il prossimo anno. Pensate, tra qualche tempo potreste trovarvi a giocare ad un MMOG (Massive Multiplayer Online Game) e sconfiggere i vostri nemici con la mente… Che la forza (del pensiero) sia con voi, giovani Jedi!

La verità sulle app di Facebook e i pericoli per la privacy

Che Facebook abbia una “relazione molto complicata” con la privacy è ormai risaputo. Mentre il popolo dei Facebooker si divideva in apocalittici – quelli che promuovevano le giornate senza Facebook, per intenderci – e disinteressati, ci ha pensato il Wall Street Journal a fugare ogni dubbio.

Da un’inchiesta realizzata dall’autorevole quotidiano newyorkese risulta infatti che attraverso le application di Facebook siano state trasmesse informazioni sensibili sugli utenti a dozzine di compagnie pubblicitarie e di Internet tracking.

Tra gli oltre 500 milioni di utenti Facebook ben il 70%utilizza delle app, il che include anche coloro i quali hanno impostazioni molto rigide per la privacy.
Sebbene le application in questione non siano state create da Facebook ma da altre aziende, un portavoce del social network è stato costretto ad ammettere che “l’ID di un utente può inavvertitamente essere condiviso da un Internet browser dell’utente o da un’application”. Ma che l’essere a conoscenza di un ID “non consente l’accesso alle informazioni private di qualcuno su Facebook” – quest’ultima affermazione trova i suoi limiti laddove un utente non ha impostato in maniera rigida la propria privacy. Il portavoce aggiunge inoltre che la compagnia dovrebbe introdurre nuove tecnologie per risolvere il problema.

Le app incriminate

Vediamo adesso quali sono le application finite nel mirino del Journal. Si tratta di alcune tra le app più popolari tra i Facebooker, come FarmVille con 59 milioni di utenti, Texas HoldEm e FrontierVille. Le tre celebri app incriminate appartengono tutte alla compagnia Zynga Game Network Inc. Risulta inoltre che attraverso FarmVille non siano state trasmesse solo informazioni sugli user ma anche sui loro amici.

Facebook si difende, sostenendo di aver già disabilitato migliaia di app sospette. Tuttavia non risulta chiaro di quali app si trattasse, di quanti utenti e della misura in cui siano riusciti a contenere i danni per la privacy.
Tra le app cancellate ci sono quelle appartenenti a LOLapps Media Inc. come ad esempio Gift Creator, utilizzato da 3 milioni e mezzo di utenti e Quiz Creator con 1 milione e 400mila utenti. Attualmente se un utente prova ad utilizzare queste app, sarà rimandato alla homepage di Facebook.

“Non l’abbiamo fatto apposta”

Il Journal ha scoperto che LOLapps Media Inc. trasmetteva i dati degli utenti a RapLeaf, che, basandosi sulle attività online dei Facebooker, compilava e vendeva profili ad altre aziende.
Il vicepresidente del business development di RapLeaf ha risposto: “Non l’abbiamo fatto apposta”.
E qui, spero mi perdonerete, mi scappa una risata.

Qualcuno potrebbe obiettare che la raccolta di dati è innocua per l’utente, visto che viene utilizzata per stilare statistiche, in cui si mantiene l’anonimato degli ignari partecipanti. C’è da chiedersi però se si voglia far parte di una ricerca di mercato senza dare un esplicito consenso.

La politica di Facebook vieta ai creatori di app di trasferire i dati degli utenti ad altre compagnie, anche se sono gli stessi utenti a dare il consenso. Pare proprio che tale divieto finora non sia stato sufficiente.

Siate cauti!

Riusciranno i nostri eroi ad introdurre una tecnologia per proteggere la privacy delle centinaia di milioni di utenti, che usano le oltre 500mila app? Lo scopriremo nelle prossime puntate.

Nel frattempo invito alla cautela, ricordando che, ogni volta che ti appresti ad utilizzare un’app, esce sempre una finestra che ti chiede il permesso per raccogliere alcuni dei tuoi dati e, a volte, anche quelli dei tuoi contatti, cosa che dovrebbe farti sentire puzza di violazione della privacy in arrivo. Se non si accorda tale permesso non è possibile utilizzare l’app. Ciò avviene per ogni app, senza eccezioni. Ebbene sì, anche quando fai il test per scoprire quale personaggio di Sex & the city sei.