Continuano senza sosta i nostri appuntamenti con i Webinar PRO targati Ninja: tutti gli insight, trucchi, trend, dietro le quinte sui temi caldi del momento, condivisi con voi.
L’argomento di questa puntata è dedicato a come utilizzare Prestashop per creare un negozio online, gestire prodotti, ordini e clienti e internazionalizzare il business.
A parlarne con noi Roberto Albanese, Digital Strategist & eCommerce Manager.
Non perderti i punti salienti del webinar:
Perché usare Prestashop
Come configurare il catalogo
Gestire ordini e logistica
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2023/05/1920x1080-antearticoli-–-17.jpg10801920Marian PascariuMarian Pascariu2023-05-05 11:01:212023-05-05 11:01:50Prestashop Power: gli step per creare il tuo negozio online
Se le grandi campagne di marketing degli ultimi anni ci hanno insegnato qualcosa di importante è che i membri della Generazione Z si aspettano che i brand rispettino le loro regole e siano davvero attenti ai loro bisogni. Dunque, rivolgersi al pubblico dei Post Millennial richiede molta attenzione ed, eventualmente, una rivalutazione della tua strategia di marketing per far sì che combaci perfettamente, o quasi, con ciò che essi desiderano.
Ma cosa si aspettano i Post Millennial dalle aziende che si rivolgono a loro? Una ricerca che Streamly ha svolto intervistando alcuni esperti al Content Marketing World, ha spiegato quali sono i valori fondamentali per attirare la loro attenzione.
Chi sono e cosa vogliono i Post Millennial
Prima di tutto, per capire cosa vuole la Generazione Z è necessario capire cosa fanno e come si comportano i suoi membri.
Crescendo in un’epoca di instabilità finanziaria, i Post Millennial vogliono risparmiare. Ciò significa che decidere di spendere soldi per acquistare un prodotto o un servizio deve valerne la pena, non tanto per il contenuto in sé, ma soprattutto per i valori che esso veicola.
Inoltre, la Generazione Z è la più diversificata della storia. Lo dimostra una o studio del Pew Research Center del 2018 secondo cui il 48% di essa non è bianca e il 20,8% si identifica come LGBT.
Uguaglianza e giustizia sociale, infatti, rappresentano due dei valori più importanti per questa generazione e il fatto che un brand si dimostri vicino ad essi è fondamentale per loro. Secondo un rapporto di WP Engine sull’influenza generazionale sembra che il 72% dei membri della Generazione Z afferma di essere più propenso ad acquistare da marchi che contribuiscono a cause sociali.
Tuttavia, comunicare il proprio allineamento con una specifica causa non basta, è necessario che il brand si impegni concretamente: la Generazione Z non si lascia abbindolare facilmente. Questo atteggiamento viene definito come “intolleranza radicale” e si riferisce alle barriere sistemiche che ostacolano gli obiettivi della Z Generation. Coerenza e lealtà, dunque, si aggiungono ai valori cercati in un brand dai Post Millennial.
Negli ultimi anni, di brand che si sono schierati pubblicamente, attraverso alcuni spot pubblicitari, sposando una causa o un’altra sono stati moltissimi.
Il whisky J+B, ad esempio, ha realizzato uno spot natalizio attraverso cui ha voluto raccontare una meravigliosa storia di inclusione e accettazione e si pone una missione ben precisa: dimostrare vicinanza alla causa transgender. E lo fa in maniera brillante.
Come aggiornare la tua strategia di marketing per attirare la Generazione Z
Come si è detto, dunque, per entrare nel radar della Z Generation è necessario far aderire i tuoi contenuti ai loro bisogni più profondi. Ma il miglior modo per farlo è comprendere davvero il loro punto di vista. È possibile avvalersi di competenze esterne per ampliare le prospettive del proprio team di comunicazione o fare un lavoro notevole sulla propria visione: l’importante è riuscire ad entrare davvero nell’universo Zed e capire il perché delle sue scelte.
Vengono definiti “nativi digitali” perché sono nati già “immersi” nelle nuove tecnologie e fin da subito hanno imparato a comprenderne logiche e regole di base. Sono cresciuti formando la propria identità in rete e districandosi tra fake news e infodemia: la loro coscienza critica digitale è ben sviluppata e chiedersi se ciò di cui stanno fruendo sia verità o illusione è ormai qualcosa di automatico. Così come cercare la dimensione del conflitto tra ciò che un brand dichiara e ciò che fa realmente.
Empatia e sincerità, quindi, sono altri due valori imprescindibili per farsi apprezzare dai Post Millennials.
Nati tra il 1997 e il 2012, i membri della Generazione Z sono totalmente immersi nella dimensione video: vivono la propria quotidianità guardando e realizzando video.
Il video, dunque, rappresenta il prodotto culturale generazionale di cui bisogna tener conto se si vuole costruire una strategia di comunicazione in linea con questo target. Uno studio del 2020 ha rivelato che il 70% della Generazione Z afferma che i video e le foto dei prodotti sono particolarmente utili quando si prendono decisioni di acquisto.
Allo stesso tempo, però, bisogna tener presente che i Post Millennial si sono quasi totalmente spostati su TikTok.
Video (ancora più) brevi, contenuti attrattivi, ma anche grezzi, non perfetti, prodotti divertenti e che includano musica e trend più amati dai giovanissimi e, infine, approcci che non siano dichiaratamente promozionali, ma creino interattività e quindi engagement: questo è ciò che vogliono, dal punto di vista della forma, i membri della Generazione Z.
Oltre al video, è possibile prendere in considerazione anche altri formati. È fondamentale che si tratti di contenuti visivi.
La Generazione Z, più di tutte, ha permesso al marketing degli influencer di crescere e radicarsi all’interno della società contemporanea e del mondo della pubblicità digitale. Se personaggi famosi distanti dal consumatore riescono comunque ad influenzare gli acquisti dei Post Millennials, i content creator più vicini al pubblico – che con esso possono interagire – sicuramente sono una risorsa in più per le aziende.
Raccontare un brand da una prospettiva organica e in modo autentico è, di certo, un’ottima scelta per cercare di attrarre il target a cui si sta facendo riferimento. In questa prospettiva, dunque, anche l’influencer marketing si trasforma e si evolve. Anche per quanto riguarda il coinvolgimento degli influencer nella tua azienda vale lo stesso discorso relativo al valore: cerca di coinvolgere content creator che siano davvero impegnati in una causa sociale.
Infine, dunque, forse l’unica strada da seguire per intercettare (e farlo al meglio) la Generazione Z è quella dell’essere autentici.
La Z Generation si è resa protagonista di una profonda trasformazione sociale e culturale che è, attualmente, in atto e non sembra volersi fermare. I Post Millennials non hanno paura di dichiarare la propria volontà di cambiamento, sia personale che collettiva.
La scelta migliore, probabilmente, è quella di affiancare questo movimento e lasciarsi guidare verso un mondo migliore.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2019/07/generazione-z.jpg6721053Martina MasulloMartina Masullo2023-05-04 10:35:362023-05-10 10:33:03Content Marketing: ecco come intercettare la Generazione Z
Chi si occupa di social media affronta quotidianamentel’imprevedibilità degli algoritmi che governano i social network. Da un momento all’altro, infatti tutti gli sforzi e i traguardi raggiunti potrebbero svanire a causa di blocco improvviso dell’account oppure può verificarsi un calo improvviso delle performance.
Se ti occupi di advertising stai invece facendo i conti con l’imminente eliminazione dei cookie di terze parti da parte di Google, che renderà necessaria la riprogettazione del flusso di acquisizione, conversione e fidelizzazione dei clienti.
Non dimentichiamo inoltre, i costi sempre crescenti per fare advertising online.
In questo scenario, diventa strategico selezionare i giusti canali di comunicazione, in grado cioè di garantire il migliore ritorno sull’investimento ed una performance a prova di “aggiornamento tecnologico”.
La buona notizia è che esiste una soluzione e si chiama email marketing, uno strumento spesso sottovalutato le cui competenze e padronanza nell’utilizzarlo sono sempre più richieste nel mondo del lavoro oggi, sia da parte di aziende italiane che internazionali.
L’email, nelle sue diverse forme di newsletter e DEM, non é solo un ottimo strumento di relazione one-to-one ma è anche un importante strumento di vendita.
E quando parliamo di vendita non ci riferiamo solo alla conversione da lead a cliente ma anche alla possibilità di aumentare il lifetime value dei clienti con azioni di upselling e cross-selling.
Inserirlo quindi all’interno della propria strategia di marketing costituisce non solo una competenza chiave ma anche un fattore competitivo aziendale.
Conosci tutti i vantaggi dell’Email Marketing? Nei prossimi paragrafi ne elenchiamo 5 + 1.
L’Email Marketing è una forma di direct marketing (DEM) che si basa su strategie e tattiche per creare e distribuire comunicazioni via email con l’obiettivo di creare e consolidare la relazione tra brand ed audience o inviare informazioni ed aggiornamenti di natura promozionale con lo scopo di vendere un prodotto o servizio.
“L’e-mail marketing è un gioco a lungo termine. E anche piuttosto intimo. Se vuoi generare un ROI elevato, devi costruire relazioni solide con il tuo pubblico. Ciò significa che devi fornire loro valore e mantenere le tue promesse.” – Michal Leszczynski – Head of Content Marketing & Partnerships @GetResponse
Ecco i motivi per cui l’email non può mancare nella tua strategia di marketing:
1 – È un owned media: l’email fa parte dei media di proprietà che sono sotto il controllo dell’azienda, come il sito ad esempio, dove chi gestisce la comunicazione decide cosa pubblicare, come e quando. In tal senso, l’email è completamente customizzabile oltre che nei messaggi da veicolare anche nell’aspetto visivo, nella frequenza di invio e, ancora più importante nell’audience/segmenti cui si rivolge.
2 – Con l’email vendi: l’Email Marketing garantisce i risultati più performanti in termini di conversione degli utenti rispetto agli altri canali di digital marketing. Il suo ROI è di 3,800% cioè 38 dollari per 1 dollaro investito!
3 – È economico: devi prevedere solo il costo della piattaforma e della persona che prepara le comunicazioni. In sostanza, se gestisci un piccolo business e ti occupi in prima di persona di scrivere newsletter e DEM, sostieni solo il costo della piattaforma.
4 – Raccoglie dati di prima parte: la scomparsa dei cookie di terze parti renderà più difficile per i marketer indirizzare i clienti attraverso gli annunci. L’email invece consente la raccolta di dati di prima parte (e consensuale) utili alla segmentazione e alla personalizzazione delle comunicazioni.
5 – È scalabile: ogni risultato raggiunto è facilmente misurabile (open rate, click, click-to-open rate etc. ), testabile (grazie agli AB test) e scalabile. Inoltre l’invio dei messaggi si può automatizzare risparmiando tempo e rendendo più efficaci ed efficienti le comunicazioni, inviando il giusto messaggio, alla giusta persona, nel momento più opportuno.
Email Marketing + Automation e AI
Con l’automazione di DEM e newsletter, si può ottenere un buon grado di personalizzazione dei messaggi. Quest’ultimi infatti si basano sulle caratteristiche/preferenze del destinatario e vengono inviati in base alle azioni del prospect o cliente (si configurano eventi detti trigger che determinano l’invio del messaggio) , ad esempio l’email di benvenuto dopo la registrazione ad un form o un acquisto, oppure l’invio dopo che l’utente clicca su un link, apre un messaggio, fa un acquisto, abbandona il carrello.
È come se accompagnassi per mano l’utente verso la conversione!
Nello scenario attuale, l’email marketing sembra cavalcare le nuove tecnologie senza subirle (ad eccezione degli aggiornamenti di IOS, ma attenzione perché non è l’open rate il KPI chiave per interpretare i risultati delle vostre campagne di email marketing o almeno non l’unico). –
A riprova di questo, in tempi brevissimi GetResponse, software di email marketing ed automation, introdurrà anche per i suoi clienti italiani un generatore di e-mail AI basato sulla tecnologia GPT di OpenAI per aiutare gli esperti di marketing a massimizzare l’efficienza e le prestazioni.
La feature di AI applicata all’Email Marketing permetterà di creare facilmente tutta la newsletter/DEM: oggetto, design e testo risparmiando l’85% del tempo e dell’effort.
L’azienda è uno dei primi ad adottare sul mercato la tecnologia GPT di OpenAI. La soluzione mira ad aiutare marketer ed imprenditori a ridurre drasticamente il tempo necessario per creare le proprie e-mail e fornire contenuti più pertinenti e coinvolgenti ai propri abbonati.
Un ulteriore step nella semplificazione del lavoro dei marketer. Ed arriviamo perciò a parlare del “motivo + 1″ per cui l’ Email Marketing non può mancare nella tua strategia.
Il corso gratuito sull’Email Marketing
Nel panorama degli ESP, email service provider,disponibili sul mercato è utile definire alcuni requisiti per poter scegliere in maniera strategica la piattaforma di email marketing più adatta al proprio business.
In primo luogo, il prezzo che nel caso di GetResponse la posiziona decisamente come migliore ESP rispetto ai competitors in termini di quantità di funzionalità e prezzo richiesto. All’interno della piattaforma sono disponibili più di 30 funzionalità oltre all’email marketing: conversion funnel, landing page, moduli contatti, webinar a pagamento, gratuiti e on-demand, ecc.
Questo vuol dire convenienza in termini di risparmio sia di soldi che di tempo, potendo contare sull’assistenza in italiano e su più di 150 modelli di newsletter/dem da cui tranne ispirazione, più di 200 modelli di landing page da riutilizzare e più di 30 flussi di Email Marketing automation già pronti da utilizzare.
Per farti conoscere tutti i segreti dell’email marketing e saperlo padroneggiare da vero esperto, GetResponse ha deciso di organizzare in collaborazione con Ninja Marketing un
corso gratuito on demand in programma a maggio adatto sia a principianti che a marketer esperti che intendono approfondire il tema dell’email marketing e della marketing automation.
Il corso si terrà live martedì 16 maggio e giovedì 18 maggio dalle 18:30 alle 20:30.
Al termine del corso ed in seguito al superamento del test finale si otterrà un certificato che è possibile condividere sui propri profili social.
Dove insieme all’agenzia Ogilvy London e Ogilvy Toronto lanciano una nuova campagna a supporto della fragilità psicologica degli adolescenti rispetto ai disordini alimentari.
Dove afferma che il 70% dei bambini che utilizza i social è esposto a contenuti e messaggi di bellezza fuorvianti e pericolosi che influiscono negativamente sulla salute mentale in 3 su 5 di loro.
Il brand con il Progetto Self-Esteem continua la sua battaglia a favore della bellezza reale, cercando di incoraggiare donne, adolescenti e bambine a concentrarsi sulla costruzione della fiducia nel proprio corpo, lontana dagli stereotipi e dai modelli proposti dai media.
Una concezione ristretta e irrealistica del proprio corpo
L’ultimo spot di Dove – Cost of Beauty – ha come protagonista Mary e la storia raccontata attraverso le immagini è quella reale della bambina in cui purtroppo il ruolo dei social ha distrutto la psiche, portandola ad avere importanti disturbi alimentari. Mary, come molte altre sue coetanee, è finita in ospedale per curare il suo corpo malnutrito e per avere soprattutto un supporto psicologico nella ricostruzione della sua identità, distrutta dai modelli tossici imitati dai media.
Lo scopo di questa campagna, sviluppata in collaborazione con la National Alliance for Eating Disorders e Project Heal, è infatti anche quello di supportare un cambiamento a livello legislativo che possa intervenire contro la crisi della salute mentale dei giovani.
L’autostima al primo posto
Dove, in quelle che sono diventate incessanti battaglie culturali più che campagne pubblicitarie, continua a ribadire l’estrema importanza del sentimento dell’autostima che sembra sgretolarsi in maniera prepotente nella società di oggi. Il supporto va anche ai genitori che devono riuscire ad evitare un pericolo attraverso la consapevolezza del valore di sé ed infonderla ai propri figli.
Non è certo facile farlo in una società soggiogata dall’iperconnessione, in cui le relazioni reali diventano irrisorie, a favore di quelle falsate e filtrate dei social. La quantità di contenuti accettati e condivisi per la promozione di un canone di bellezza perfetta, porta alla normalizzazione di quei comportamenti atti al raggiungimento dello stereotipo.
Purtroppo, a volte, la necessità di essere protagonisti sui social diventa tanto forte da non essere contrastata e superata neanche nelle situazioni più tragiche: è evidente che il disagio sia manifesto nel corpo e nella mente.
Dove, invece, si impegna nella divulgazione di un messaggio equo e maturo, di un percorso di autoconsapevolezza che abbia come scopo la vera bellezza di ognuno: quella autentica, reale, unica.
Lo abbiamo visto già nelle sue precedenti campagne Reverse Selfie e The Real Beauty in cui il brand esorta il mondo femminile a combattere gli stereotipi e a rappresentare la propria autenticità come segno della vera bellezza, quella reale.
Il costo dell’apparenza ad oggi risulta essere maggiore rispetto a quello della salute stessa, pensiamoci.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2023/04/dove-campagna-the-real-cost-of-beauty-ninja-marketing.jpeg6621600Urania FrattaroliUrania Frattaroli2023-05-02 10:25:542023-05-04 10:45:10Dove lancia la campagna Real Cost of Beauty per denunciare la crisi della salute mentale pubblica
Il 70% degli italiani si collega con regolarità a Internet. Secondo l’ultima fotografia di Audiweb la total digital audience nel mese di gennaio 2023 è rappresentata da quasi 44 milioni di utenti pari al 75% della popolazione dai due anni in su, online per 68 ore e 38 minuti per persona, pari a due giorni e 20 ore complessivi.
Nel giorno medio del primo mese dell’anno sono stati rilevati 36,4 milioni di individui, pari al 62% della popolazione dai due anni in su, che hanno navigato in media per 2 ore e 40 minuti per persona.
È semplice dedurre perché per un sito è importante posizionarsi su Google e quanto può servire la SEO per raggiungere questo obiettivo.
Come sappiamo aumentare e migliorare le metriche di un sito è un impresa ardua.
Ma con una checklist sempre a portata di mano il gioco si fa interessante.
Dalle nozioni di base della SEO agli elementi che devi tenere presente quando analizzi i tuoi segnali off-page, usa questa lista di controllo come punto di riferimento per assicurarti che il tuo sito aderisca alle migliori pratiche di visibilità.
In questo articolo scopriamo da cosa è composta una checklist SEO di successo.
Checklist SEO di successo. La prima tappa è la Keyword Research
Prima di presentarvi la checklist SEO di successo facciamo un po’ di chiarezza sulla SEO e le sue molteplici declinazioni.
Con l’acronomio SEO – Search Engine Optimization – si intendono tutte quelle attività volte a migliorare la scansione, l’indicizzazione ed il posizionamento di un’informazione o contenuto presente all’interno di un sito web, da parte dei crawler o bot, dei motori di ricerca e, in particolare, di Google, al fine di mantenere e migliorare il posizionamento nella pagina dei risultati del motore di ricerca: la SERP.
Pertanto possiamo parlare di un’attività olistica che richiede un elevato livello di attenzione su vari elementi.
Prima fra tutte la keyword research.
Si tratta, infatti, del primo step di ogni strategia SEO ed è essenziale per capire quali e quanti contenuti ha senso creare, per cercare di posizionare un sito puntando su argomenti di maggior interesse per gli utenti del web.
Sì, perché prima di lavorare sui contenuti del sito web bisogna scoprire quali termini di ricerca vengono utilizzati maggiormente dal pubblico. Solo in questo modo si possono creare e pubblicare contenuti utili e di alta qualità.
Un altro aspetto importante da considerare è riferito alle Money Keyword. È necessario verificare le keyword che porteranno lead, vendite e conversioni al sito.
Non meno importanti sono le keyword longtail che permettono di intercettare il più ampio interesse di ricerca grazie a parole chiave più specifiche che hanno maggiori probabilità di produrre conversioni.
Per ottenere un ampio elenco di keyword utili a posizionare il sito web è necessario esplorare e conoscere il proprio pubblico di riferimento. Quest’ultimo infatti utilizza i motori di ricerca.
Gli utenti usano termini specifici per cercare prodotti, servizi, attività e argomenti specifici.
Al SEO writer spetta il compito di capire cosa i clienti si aspettano di trovare, quali sono i momenti in cui un prodotto o servizio sono maggiormente ricercati e come si comportano i competitor del nostro stesso settore.
La ricerca di parole chiave specifiche per il proprio pubblico è un’attività importante per evitare di scrivere contenuti inefficaci.
SEO On page e SEO Off page
Google, infatti, premia contenuti che ritiene particolarmente utili per il proprio pubblico. Per fare questo Big G deve analizzare il contenuto sotto vari aspetti.
Innanzitutto l’aspetto del significato.
Per fornire risultati pertinenti, infatti, deva capire cosa stanno cercando gli utenti e, quindi, il loro search intent. Per questo Google ha sviluppato modelli linguistici per cercare di comprendere in che modo le poche parole che hai inserito nella casella di ricerca corrispondono ai contenuti più utili a disposizione.
Il secondo criterio è la rilevanzadeicontenuti e, dunque, la pertinenza rispetto all’intento di ricerca. Oltre alle parole chiave, i sistemi del motore di ricerca analizzano anche se i contenuti sono pertinenti per una query in altri modi.
Vengono utilizzati, poi, dati aggregati e anonimi sulle interazioni per valutare quali risultati di ricerca sono pertinenti rispetto alle ricerche.
Trasformiamo tali dati in indicatori che aiutano i nostri sistemi di machine learning a valutare meglio la pertinenza.
La qualità è un altro parametro attraverso cui il motore di ricerca attribuisce priorità ai contenuti più utili che presentano autorevolezza e affidabilità.
Tra gli altri, poi, Google adotta criteri di usabilità e, quindi, valuta l’esperienza dell’utente nella visualizzazione delle pagine di contenuto e il contesto entro cui si esegue una ricerca.
La SEO off page, invece, include quelle tattiche che riguardano le attività svolte fuori dal tuo sito Web.
La link building è spesso considerata la principale tattica off-page, ma ci sono anche altre attività che si possono portare avanti, come il content marketing, i social media, la comparsa sui podcast, le recensioni, le citazioni locali e altro ancora.
Nell’ambito della propria strategia online è necessario conoscere le prestazioni del proprio sito web oltre a un’ampia mole di dati che si possono utilizzare per aumentare la visibilità e il traffico organico delle pagine.
Google Search Console è lo strumento che ci offre un valido aiuto in tal senso ed è possibile imparare ad usarlo grazie alle risorse gratuite messe a disposizione da Google Support.
Google Analytics è uno strumento di analisi gratuito che consente di visualizzare dati e approfondimenti su quante persone stanno visitando il tuo sito, chi sono e come interagiscono con esso. Anche in questo caso Google mette a disposizione risorse gratuite per imparare ad usarlo nel modo più corretto.
Lo scopo di una sitemap è aiutare i motori di ricerca a decidere quali pagine devono essere sottoposte a scansione e quale è la versione canonica di ciascuna.
La sitemap è composta da un elenco di URL che specificano il contenuto principale del sito per assicurarsi che venga sottoposto a scansione e indicizzato.
Google supporta diversi formati di sitemap, ma XML è il più usato. In genere, troverai la sitemap del tuo sito su https://www.dominio.com/sitemap.xml.
Dopo aver creato la sitemap è necessario assicurarsi che sia stata inviata ai motori di ricerca.
Se si sta realizzando un sito in WordPress, come nella maggior parte dei casi, è necessario installare un plugin SEO per gestire tutte le aree di miglioramento che il tool ci propone.
In questo modo si possono tenere sotto controllo i principali parametri della nostra strategia di ottimizzazione e, in particolare, la nostra keyword, la meta description, il SEO Title, attributi alt delle immagini, link interni e link esterni nonché la presenza della keyword nel contenuto e la sua frequenza di distribuzione.
Questi plugin sono molteplici e, ognuno, prevede piani gratuiti e a pagamento a seconda delle funzioni che si desidera utilizzare per implementare la propria strategia SEO. Come ad esempio creare o modificare File Robots.txt.
File Robots.txt e Crawlability
Molto semplicemente, il file robots.txt del sito comunica ai crawler dei motori di ricerca le pagine e i file che i crawler web possono o non possono richiedere al tuo sito.
Si utilizzano i File Robots.txt per impedire la scansione di alcune sezioni del sito impedendone la visualizzazione su Google. Per sapere se su un sito è attivo basta utilizzare la stringa https://www.dominio.com/robots.txt.
La Crawlability, invece, descrive la capacità del motore di ricerca di accedere ad un sito ed eseguire la scansione del contenuto di una pagina. Se un sito non presenta problemi di scansione, allora i web crawler possono accedere a tutti i suoi contenuti facilmente, seguendo i collegamenti tra le pagine.
Utili consigli per una checklist SEO di successo
La SEO tecnica è quell’area di attività che attiene, appunto, agli elementi tecnici di un sito. La prima cosa da fare è assicurarsi che si stanno utilizzando certificati di sicurezza come gli HTTPS, individuato come fattore di ranking dal 2014. Bisogna poi verificare che non vi siano pagine duplicate come https://www.dominio.com, https://dominio.com, http://www.dominio.como https://dominio.com.
La versione più comune è la prima. Tutte le altre devono avere un redirect 301 che rimandino al principale. La velocità del sito è fondamentale: è qui che si gioca una partita importante. Un sito lento scoraggia gli utenti che progressivamente abbandoneranno il sito facendo aumentare vertiginosamente il bounce rate del sito. Uno strumento come questo può essere utile per valutare le performance del sito.
L’ultimo consiglio della nostra checklist SEO di successo? Rendere il sito particolarmente dinamico anche sotto il profilo dei contenuti e, quindi, sempre aggiornato. Occhio, ovviamente, a evitare fenomeni di content inflation puntando a contenuti efficaci e di qualità.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2023/02/SEO-Pillar-Post-Art-.png6281200Luca ArlottoLuca Arlotto2023-04-28 15:00:122023-05-02 10:26:54I segreti per una checklist SEO di successo
Vengono spesso associate e confuse come un’unica cosa, ma il recruitment marketing e l’employer branding sono in realtà due facce diverse della stessa medaglia. Infatti, entrambe le discipline hanno il ruolo di rendere il brand più interessante agli occhi di chi sta cercando lavoro.
Ma quali sono le principali differenze e in che modo interagiscono tra loro? Per comprendere al meglio di cosa stiamo parlando è necessario partire dalle definizioni.
Il significato di employer branding
L’employer branding è il processo che consiste nel definire e mantenere positiva l’immagine di un’azienda come possibile datore di lavoro. Dunque è strettamente correlata al modo in cui l’azienda viene percepita dai dipendenti attuali e potenziali. Ovviamente una migliore percezione della società come luogo di lavoro concorre anche al miglioramento del posizionamento del brand nel mercato.
Lo stesso Richard Branson, fondatore di Virgin, ha provato a spiegare l’importanza strategica dell’employer branding dichiarando: “Non vengono prima i clienti. Sono i dipendenti che vengono prima. Se ti prendi cura dei dipendenti, loro si prenderanno cura dei clienti”.
Le componenti principali dell’employer branding
Alla base dell’employer branding ci sono alcuni passaggi da considerare che sono fondamentali per una strategia di posizionamento ideale del brand nel mondo del lavoro:
la definizione dell’Employer Brand dell’azienda in cui sia espressa la mission, la vision e la value proposition.
la definizione dell’Employee Value Proposition con i vantaggi e i premi per i propri dipendenti.
la definizione della Candidate Persona ossia la rappresentazione del tuo candidato ideale.
McKinsey & Co., una lezione da seguire nell’employer branding
Una delle più interessanti case history è rappresentata da McKinsey & Co., il brand più famoso al mondo nella consulenza manageriale che, nel 2020, contava 30 mila dipendenti. La sua employee value proposition è sempre stata chiara: chi va via da McKinsey & Co. può lavorare ovunque. Una promessa mantenuta se si pensa che, nel 2000, 70 ex dipendenti dell’azienda erano tra i CEO delle compagnie nella Fortune 500.
Ma cosa differenzia McKinsey & Co. da altri player? Il costante sforzo nel rafforzare la storia e l’identità della compagnia per favorire l’inserimento di talenti tra i propri dipendenti.
Nel frattempo, l’azienda si impegna quotidianamente per creare un ambiente di lavoro aperto alle tematiche dell’inclusione e dell’equità tanto da avere rappresentate oltre 140 cittadinanze all’interno degli uffici presenti in 65 Paesi e da investire 20 milioni di dollari nella ricerca su D&I.
Che cos’è il recruitment marketing?
Il recruitment marketing è l’attività di promozione dell’employer branding di un’azienda. Il suo obiettivo finale è quello di attrarre, coinvolgere, assumere e trattenere talenti di alta qualità attraverso il processo di selezione.
In un mondo del lavoro sempre più saturo e in cui le persone sanno bene cosa vogliono, le aziende attuano strategie di marketing per aggiudicarsi le persone più valide da integrare nel proprio organico. Ecco perché i recruiter hanno iniziato a pensare come marketer, cercando di unire agli annunci di lavoro delle vere e proprie brand strategy per favorire il recruiting.
Le componenti principali del recruitment marketing
A differenza dell’employer branding, il recruitment marketing ha come elementi chiave:
Comunicare con i candidati incoraggiandoli a compilare una candidatura.
Scrivere offerte di lavoro chiare ed accattivanti, magari grazie al supporto degli attuali dipendenti che sapranno focalizzarsi sui punti di forza dell’azienda e sui vantaggi nel lavorare per essa.
Creare contenuti che nutrano l’employer branding e che generino fiducia nei candidati.
Le differenze tra l’employer branding e il recruiment marketing
La prima grande differenza tra queste due discipline è la finalità. Infatti, l’employer branding serve a definire il posizionamento dell’azienda come datore di lavoro, mentre il recruitment marketing è finalizzato a promuoverlo.
La seconda differenza sta nella flessibilità. Il marketing si evolve a seconda delle esigenze di mercato, l’employer branding resta immutato e ben saldo sugli asset valoriali dell’azienda.
La terza differenza è l’interconnessione. Pur non essendo intercambiabili, entrambi sono interconnessi perché l’uno non può prescindere dall’altro.
Nel panorama attuale in cui le persone sono sempre più attente a trovare un posto di lavoro in cui realizzare i propri obiettivi senza rinunciare alla qualità della vita, avere una visione chiara di cosa si può offrire in termini di vision e mission è l’unica regola che può avvicinare grandi talenti alla propria azienda.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2023/01/Employer-branding-e-recruitment-marketing.jpg534800Silvia TassoneSilvia Tassone2023-04-27 11:00:212023-05-02 10:27:05Recruitment marketing ed employer branding: tutte le principali differenze
La Brand Advocacy è il sostegno incondizionato che i clienti offrono al brand e rappresenta oggi un fattore più importante che mai per la crescita a lungo termine di ogni business ed è raggiungibile attraverso una efficace strategia di Brand Loyalty.
Sono infatti già molti i brand manager e i CEO di tutta Europa a ritenere fondamentale per il business guadagnare e mantenere la fedeltà dei consumatori.
Per sottolinearne l’importanza, Territory Influence ha raccolto alcuni dati da vari brand manager di diversi settori in tutta Europa che mostrano il loro punto di vista su:
cosa la Brand Loyalty significhi per loro e per i loro brand;
ruolo dell’esperienza nel promuovere la fedeltà;
come gli influencer abbiano aiutato i loro brand ad aumentare la fedeltà delle persone.
Dai dati raccolti risulta che:
il 75% dei consumatori è leale ad almeno un brand;
il 60% dei consumatori consiglierebbe i brand a cui è fedele ad amici e parenti.
Ma quando parliamo di brand loyalty cosa intendiamo esattamente? Cosa comporta e come si acquisisce? Vediamolo insieme punto per punto.
Possiamo definire la Brand Loyalty come la tendenza di alcune persone a continuare ad acquistare la stessa marca di prodotti invece che da marchi concorrenti.
I clienti che possono essere ritenuti fedeli al marchio si distinguono poiché ritengono che un determinato marchio rappresenti una qualità e un servizio superiore rispetto a qualsiasi concorrente a dispetto di quale potrebbe essere il prezzo, fattore che perde di importanza alla luce di una acquisita fedeltà al brand.
Per misurare la Brand Loyalty possiamo usare tre elementi o metodologie:
la fidelizzazione del cliente;
il valore della vita del cliente;
sondaggi sulla soddisfazione del cliente.
Ma quali sono gli elementi imprescindibili per fidelizzare i nostri clienti? Vediamolo insieme.
Come si crea una Brand Loyalty strategy efficace
Sono tante le metodologie utili che possono essere impiegate per la creazione della Brand Loyalty.
In questo articolo abbiamo raccolto alcune delle strategie più utilizzate.
Punta sulla qualità
La qualità è la caratteristica principale che un prodotto o servizio deve avere per puntare a creare una brand loyalty.
Potenzia il servizio clienti
Garantire che i clienti ricevano sempre un servizio di assistenza ottimale è un investimento che aumenta il livello di fedeltà al marchio.
Utilizza Brand ambassador
Un ambasciatore del marchio è fondamentale per facilitare il processo di brand loyalty ed è possibile se questo ha una conoscenza approfondita del prodotto o servizio di cui si fa portavoce oltre che una community in target fidelizzata. Si parla in questi casi di influencer.
Crea una community
Creare una comunità online è utile per la promozione dellabrand loyalty e questo vale in qualunque settore.
Perché la Brand Loyalty è importante e quali sono i vantaggi
Il motivo principale per cui la Brand Loyalty è considerata così importante è semplice ed è legato alla redditività del business.
Infatti i dati mostrano come:
il 65% delle entrate nella maggior parte delle aziende proviene da rapporti commerciali ripetuti con i clienti già acquisiti;
i clienti esistenti fedeli ai marchi acquistano il 90% più frequentemente rispetto ai nuovi clienti.
Inoltre un fattore aggiuntivo per cui la brand loyalty è conveniente per il business consiste nel fatto che mantenere il cliente fedele al marchio è un’operazione molto meno costosa rispetto alle strategie di marketing da seguire per attirare nuovi clienti.
Riguardo invece ai vantaggi che si possono avere nell’investire nella brand loyalty possono tradursi in particolar modo in due fattori:
maggiori numero di acquisti ripetuti dagli stessi clienti che percepiscono la marca come migliore rispetto alla concorrenza;
crescita dei ricavi ottenuti dal brand;
ogni consumatore fedele parlerà bene del brand promuovendolo in prima persona;
Come aumentare la Brand Loyalty con l’Influencer Marketing
L’influencer marketing permette più di ogni altra cosa di promuovere un brand costruendo la Brand Loyalty grazie ad una persona che si fa portavoce del brand trasmettendo caratteristiche del servizio o prodotto, ma anche valori dell’azienda e lo fa alla sua community, ovvero un numero significativo di persone che la seguono per un rapporto di fiducia creato.
Per questo motivo è essenziale che il portavoce abbia caratteristiche precise e adatte alla promozione del brand.
Le principali caratteristiche quindi, a cui porre attenzione nella creazione di una influencer marketing strategy possono essere riassunte nella scelta dell’influencer più adatto che dovrebbe avere:
una community fidelizzata;
un target di followers in linea con il brand da promuovere;
una conoscenza o competenza specifica nel prodotto o servizio di cui si fa portavoce.
A poter contare su queste caratteristiche non sono solo i macro influencer, ma anche quelli definiti come nano e micro influencer, ovvero persone seguite sui loro profili social da un numero inferiore di utenti purché questi siano in target con gli argomenti trattati dall’influencer e da quanto offerto dall’azienda di cui questo si fa portavoce.
Questi sono alcuni ma non tutti gli elementi da considerare per la costruzione di una strategia di Influencer Marketing che porti alla costruzione della brand loyalty e conoscere tutti gli elementi è un fattore essenziale per creare una strategia in linea con le aspettative desiderate.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2023/04/brand-loyalty-territory-influence.jpg436964Ninja PartnerNinja Partner2023-04-26 14:49:282023-04-26 14:49:28Come guadagnare e mantenere la fedeltà dei clienti sul lungo periodo
Un gruppo su Facebook può essere una potente risorsa per la propria attività di marketing digitale. Tuttavia, configurare correttamente un nuovo gruppo può essere complesso. Ecco perché può tornare utile consultare una mini guida per crearlo in maniera efficace.
Abbiamo raccolto alcuni consigli su come usare la descrizione, caricare l’immagine di copertina, invitare i membri, pubblicare il primo post, scrivere le regole per la community e molto altro ancora.
Definisci lo scopo e le regole del nuovo gruppo
Definire lo scopo e le regole di un gruppo su Facebook è fondamentale per il successo del nostro progetto di digital marketing. Come amministratore di un gruppo, è importante avere una chiara visione delle finalità dello stesso e del modo in cui intendiamo raggiungerle.
Stabilire uno scopo e un insieme di regole permetterà di configurarlo in modo efficace, quindi massimizzare il suo potenziale.
Suggerimenti chiave per configurare un nuovo gruppo Facebook
Ecco alcuni suggerimentichiave per configurare un nuovo gruppo:
Utilizza la descrizione del gruppo per spiegare di cosa si tratta e definire lo scopo del gruppo;
Carica un’immagine di copertina accattivante e rappresentativa dell’argomento e dello stile del gruppo;
Invita amici fidati e conoscenti ad iscriversi al gruppo;
Pubblica un post di benvenuto per accogliere i nuovi membri e mostrare i tipi di post che possono condividere;
Scrivi le regole del gruppo per aiutare i membri a comprendere cosa è consentito e cosa non è consentito.
Che tu voglia crearne uno per familiari e amici o per una community di persone con gli stessi interessi, questi pochi ma significativi passaggi contribuiranno a gestirlo al meglio.
Aggiungi una descrizione per il nuovo gruppo
Nella configurazione del nuovo gruppo su Facebook, la descrizione del gruppo gioca un ruolo fondamentale nella creazione di una buona prima impressione sui nuovi membri. È importante che gli amministratori definiscano l’intento del gruppo in modo chiaro e preciso, in modo tale che i nuovi membri possano contribuire e interagire in modo efficiente all’interno del gruppo.
Questo aiuterà a creare una community coesa e a raggiungere i risultati prefissati per il proprio progetto di marketing digitale.
Carica un’immagine di copertina
Rappresenta il tuo gruppo con un’immagine accattivante. Scegli un’immagine che sia pertinente all’argomento del tuo gruppo o che rappresenti il luogo a cui si riferisce. Non preoccuparti di avere la prima immagine di copertina perfetta, puoi sempre cambiarla man mano che il gruppo cresce.
Prova a organizzare un concorso per l’immagine di copertina e coinvolgi i membri nel processo, invitandoli a inviare le loro proposte.
Sii creativo e dai un tocco personale al tuo gruppo con un’immagine di copertina che lo rappresenti al meglio.
Aggiungi persone al gruppo
Inizia ad aggiungere un amico di cui ti fidi come primo membro, cosicché possa fornire un feedback iniziale sul gruppo.
Quando sei soddisfatto del risultato raggiunto, aggiungi membri che sarebbero felici di farne parte. Fai delle ricerche per trovare persone che condividono i tuoi interessi e che potrebbero essere entusiaste del gruppo.
Prenditi del tempo per trovare una modalità in cui i nuovi membri si sentano ben accolti, come ad esempio creare un post di benvenuto.
Pubblica il tuo primo post e definisci il tono
Il tuo primo post può riguardare qualunque cosa, ma è consigliabile usarlo per dare il benvenuto ai membri e che definisca il tono di voce del gruppo. Se il gruppo riguarda un interesse o un argomento specifico, è importante spiegare perché questo dovrebbe appassionare.
Fare domande aperte alla tua community è un ottimo modo per incoraggiare la discussione e per stabile le interazioni che si desiderano all’interno del gruppo.
La partecipazione regolare dell’amministratore all’inizio è fondamentale per dare ai membri l’esempio su come partecipare e farli sentire più sicuri.
Scrivi alcune semplici regole
Come amministratore puoi decidere quali regole desideri applicare al gruppo.
Alcuni admin esperti hanno dichiarato che scrivere regole chiare, già dal primo giorno aiuta a definire la cultura del gruppo. Queste serviranno a comprendere il modo in cui i membri possano contribuire positivamente.
Scrivere le regole non significa stilare solo una lista di comportamenti non consentiti. Significa incoraggiare i membri a sviluppare comportamenti corretti, in modo tale che le persone sappiano come interagire. Nel caso fosse necessario, puoi ripetere le regole specifiche nei commenti a eventuali conversazione accese quando gestisci i conflitti tra i membri.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2023/02/startup-849805__340.jpg340510Alice AmbrosiAlice Ambrosi2023-04-26 11:00:232023-05-02 19:47:41Come configurare un nuovo gruppo Facebook
Il cambiamento climatico, in atto ormai da molto tempo, sta avendo impatti significativi sulle persone, sulle aziende e più in generale, sull’economia.
Da eventi climatici estremi alla mancanza di risorse fino alla povertà crescente, la “salute” del pianeta è in pericolo e gli effetti dello stato di emergenza climatica sono ogni giorno sempre più evidenti.
Secondo l’ultimo reportcondotto dall’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), il tasso di crescita della temperatura è il più alto mai registrato, così come sono in costante aumento anche l’intensità e la frequenza dei disastri naturali.
Di conseguenza, una rapida transizione ecologica riveste un ruolo importante per molti nella quotidianità.
Nonostante il carovita dettato dal difficile contesto geopolitico e dall’inflazione, la sostenibilità ambientale è fonte di preoccupazione per molti, influenzando direttamente le abitudini d’acquisto.
Il recente Deloitte 2023 CxO Sustainability report mostra che il cambiamento climatico è identificato dalle aziende in tutto il mondo tra le tre principali criticità da tenere in considerazione per il 2023, superando innovazione digitale e talent pipeline.
Il 75% delle realtà rispondenti, inoltre, ha aumentato nel 2022 gli investimenti legati alla sostenibilità ambientale.
Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di aziende ha scelto di promuovere campagne pubblicitarie e implementare policy sostenibili a 360°.
La sostenibilità è sempre più importante per le persone (e per i brand)
In occasione della Giornata Mondiale della Terra, che ricorre annualmente il 22 aprile, Ninja Marketing invita a riflettere sui motivi per cui diventare aziende “green” è una necessità assoluta – non più solamente un’alternativa – grazie ai consigli di Saverio Schiano, Head of Sales for Italy Pinterest.
Perché è diventato fondamentale comunicare la sostenibilità? E cosa consiglieresti ai brand per evitare il greenwashing?
La sostenibilità non va trascurata a livello di business.
Le aziende e i marketer devono, infatti, attivarsi per migliorare l’ambiente: si tratta di una mossa decisiva per vincere le sfide del futuro e incontrare i desideri delle persone, che – in numero sempre maggiore – si informano sul peso ambientale delle proprie azioni.
Inoltre, si riconosce l’importanza strategica della transizione ecologica: a confermarlo, per esempio, in Europa è il 61% dei cittadini adulti, come riportato dal report European Sustainability Foundational Study condotto da Kantar.
E diventa tassativo, pertanto, reinventare la propria modalità di comunicazione senza, tuttavia, incorrere nel greenwashing.
Un primo consiglio, in apparenza semplice ma spesso non applicato da chi vuole comunicare la sostenibilità, è di argomentare qualsiasi informazioni con dati e insight: la conoscenza, quindi, del proprio business in toto è di assoluta importanza per poter introdurre policy ambientali che contribuiscono effettivamente alla creazione di un mondo più verde.
In un processo lungo e pieno di incertezze come la ricerca della sostenibilità, non ci si aspetta che le aziende abbiano tutte le risposte fin da subito (la “perfezione” non esiste e in questo campo, ancora meno), ma l’onestà è certamente un fattore non di poco conto per ottenere la fiducia dei consumatori.
Infine, è bene prestare attenzione al linguaggio scelto nella comunicazione green: l’aggiunta di maggiori dettagli e la ricerca del significato di termini apparentemente “innocui” (ma in realtà, definiti da regolazioni severe) è essenziale!
Di contro, non si deve pensare al green hushing come una via percorribile.
Con questo termine, si fa riferimento ad un fenomeno nuovo, meno conosciuto rispetto al ben noto greenwashing: per paura di conseguenze spiacevoli, reputazionali ed economiche, le aziende scelgono di non comunicare i propri obiettivi di sostenibilità.
Quali sono i trend ambientali riscontrati tra i consumatori di recente?
I consumatori sono sempre più alla ricerca di insight sui eco-trend più recenti per poter cambiare il proprio stile di vita, dalla scelta di prodotti più rispettosi dell’ambiente alla riduzione del consumo di carne fino a mezzi di trasporto a basso impatto ambientale.
C’è la volontà di comprendere appieno i cambiamenti ecologici in atto e conseguentemente, di agire per contrastarli nella vita di tutti i giorni (di questa radicale spinta green, Gen Z e Millennials sono i principali promotori).
Oltre il 90% delle persone su Pinterest settimanalmente cercano ispirazione sulla piattaforma per attività volte a diminuire la propria impronta ecologica come il riciclaggio, la donazione di oggetti, la riduzione dell’utilizzo di plastica, l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico e il supporto alle imprese locali.
Non solo, ma abbiamo anche constatato che ricerche per termini come “casa autosufficiente”, “energia off grid”, “ecopunk”, e “alloggi collettivi” sono in aumento sulla piattaforma (rispettivamente del 340%, 100%, 130%, e del 150%).
Come le aziende possono sfruttare questi trend per implementare campagne di marketing efficaci?
Per poter sfruttare al meglio gli insight della piattaforma e creare campagne di comunicazione efficaci, il motto delle aziende e dei marketer dovrebbe essere “be educational”: per esempio, la collaborazione con esperti di settore permette di fornire consigli e guide di valore su come vivere in modo sostenibile.
Nonostante la Giornata Mondiale della Terra sia un’ottima occasione per riflettere su temi ecologici e sociali, ogni giorno dovrebbe essere dedicato alla salvaguardia del nostro pianeta.
Non da ultimo, implementare l’utilizzo delle cosiddette credenziali verdi.
Ossia, utilizzare statistiche chiare per mostrare come il vostro marchio o prodotto sia sostenibile e utilizzare termini come “meno plastica”, “a base vegetale”, “biologico” o “coltivato in modo sostenibile” per posizionarlo al meglio.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2022/10/sostenibilita-e-brand.jpg650886PinterestPinterest2023-04-21 10:47:172023-04-21 16:24:03Giornata Mondiale della Terra 2023: perché comunicare la sostenibilità è indispensabile per i brand
La città che non dorme mai, la Grande Mela, New York ospita la prima AIFashion Week dedicata agli stilisti emergenti della moda, che sviluppano le loro creazioni mediante l’utilizzo della Intelligenza Artificiale Generativa.
Partecipano sia stilisti che creatori di AI che, grazie alle loro creazioni, daranno vita a questo incredibile evento unico nel suo genere.
AI Fashion Week: quando e dove
Le date della AI Fashion Week sono fissate dal 20 al 21 aprile 2023 e vedranno competere tra loro più di 350 creator. La location è al centro di Manhattan presso lo Spring Studio.
L’evento è gratuito ed è stato organizzato in collaborazione con Revolve Group, organizzazione specializzata nella rivendita di moda online, di abbigliamento e calzature, accessori e prodotti di bellezza per il target millennial e generation Z.
Come già detto, l’evento ha lo scopo di scoprire i nuovi talenti della moda: è un vero e proprio scouting di talenti della moda che operano con l’ AI, tanto è che nella giuria sono presenti personaggi di tutto rilievo, come:
Pat McGrath, è una delle più prestigiose truccatrici al mondo e la sua influenza nel mondo della bellezza e della moda non ha rivali da oltre 20 anni. L’aspetto visionario che immagina e che quindi crea per sfilate di moda, pubblicità e riviste – definisce i futuri canoni della bellezza.
Tiffany Godoy di Vogue Giappone, è una giornalista e influencer di moda esperta di internet.
Natalie Hazzout, casting director di Celine, azienda francese di vendita al dettaglio di abbigliamento e accessori.
Negli ultimi mesi l’interesse del settore moda nell’ AI generativa ha superato di gran lunga quello sul Metaverso, dei token non fungibili (NFT), della realtà aumentata e virtuale, argomenti che restano obiettivi di medio periodo rispetto all’AI che ha invece interessato da subito il settore, mostrando gli innumerevoli ambiti di applicazione.
Quello che è importante tenere in considerazione è che questa tecnologia è diventata ampiamente disponibile solo di recente ed è ancora piena di problemi e bug preoccupanti, ma tutto mostra che possa migliorare velocemente di giorno in giorno e diventare un punto di svolta in molti aspetti del business.
Secondo l’analisi di McKinsey, in un periodo compreso tra i tre e i cinque anni l’AI generativa potrebbe raggiungere fino a 275 miliardi di dollari di profitti nei settori dell’abbigliamento, della moda e del lusso.
Attualmente i designer, i direttori creativi e i rivenditori possono fare affidamento non solo sui report di tendenza e sull’analisi di mercato, ma possono utilizzare l’AI generativa per analizzare in tempo reale vari tipi di dati non strutturati.
AI fashion Week: dalle sfilate al business
L’AI generativa può, ad esempio, aggregare rapidamente ed eseguire analisi del sentiment dai video sui social media o modellare le tendenze da più fonti di dati sui consumatori.
I direttori creativi e i loro team possono inserire schizzi e i dettagli desiderati, come tessuti, tavolozze di colori e motivi, in una piattaforma alimentata dall’intelligenza artificiale generativa che crea automaticamente una serie di “proposte”, consentendo così ai designer di giocare con un’enorme varietà di stili e look.
Un team potrebbe quindi progettare nuovi articoli sulla base di questi risultati, mettendo il tocco distintivo di una casa di moda su ciascuno dei look. Questo apre le porte alla creazione di prodotti innovativi in edizione limitata che potrebbero anche essere collaborazioni tra due marchi.
Ed è proprio in questa direzione che si muove la AI generativa, individuare i creativi che in questo momento stanno utilizzando in maniera migliore l’ AI generativa.
AI generativa nella moda e Fashion Week 2023
Ai designer viene fornita una piattaforma che ha la funzione di vetrina, grazie alla quale possono mostrare le loro creazioni realizzate tramite AI a eventuali clienti oppure a direttori creativi.
Quando parliamo di creazioni intendiamo, come previsto dagli organizzatori, collezioni costituite da minimo 15 look ad un massimo di 30.
In questo modo si incoraggiano i designers a mettersi in luce a presentare creazioni che altrimenti rimarrebbero nel cassetto e tutto questo consente di creare un nuovo mercato accessibile a tutti oltre che fornire i nuovi designer a sperimentare le tecnologie generative basate su AI.
Gli organizzatori della AI Fashion Week puntano hanno formato la giuria coinvolgendo sponsor tra le grandi firme della moda per offrire premi in denaro ai vincitori. Sono in programma altri eventi subito dopo il calendario della settimana della moda per attirare una maggiore attenzione sull’evento.
Le creazioni generate dall’intelligenza artificiale sono state tra i temi più caldi di questi mesi. La moda fantasy, le calzature ed i design di accessori sono ora diffusi su Internet. I creativi ricreano l’immagine dei capi dei loro marchi preferiti e ne sviluppano di nuovi, in alcuni casi creano capi ancora più belli degli originali.
L’AI Fashion Week rappresenta un punto di partenza per tutta una serie di applicazioni ed eventi che possono valorizzare la creatività aprendo nuove prospettive di business per il mondo della moda e per i creativi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2023/04/Artificial-Intelligence-Fashion-Week-Is-Scheduled-for-April-20-21.jpg6751200Antonio RomanoAntonio Romano2023-04-21 10:09:142023-04-26 12:06:09Parte l'AI Fashion Week, l'evento più atteso dagli stilisti della AI generativa
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