festival del podcasting

Il panorama italiano del Podcasting: aumentano creator, branded content e monetizzazione

Il podcasting è diventato grande. La crescita continua ed esponenziale degli ultimi anni sembra consacrarsi sempre di più, con una cultura dell’audio che nel 2021 è stata la vera alternativa per il mondo della produzione di contenuti.

Il Festival del Podcasting 2021, appuntamento fisso da sei anni per la community dei podcaster indipendenti, per le major e per tutti gli appassionati dell’audio, ha consacrato ancora di più l’attenzione e il valore di questo mezzo di condivisione che già dallo scorso anno ne aveva fatto intravedere le rapide evoluzioni.

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Sono più di 26.000 i podcast in italiano caricati sul web e 10.000 di questi sono stati creati nel 2020. Questi i dati sviluppati presentati per ASSIPOD – Associazione Italiana Podcasting da Alessandro Piccioni al Festival, a conferma di come la pandemia abbia permesso un’accelerazione senza paragoni in termini di crescita e sperimentazione di centinaia di nuovi podcaster emergenti.

E dopo il boom del 2020, in questo anno il mondo del podcasting ha provato a capire se il settore fosse ancora in crescita e se la platea di ascoltatori si stesse ampliando in maniera ancora più eterogenea.

Già gli ultimi dati delle ricerche più osservate nel settore (l’ultimo report Nielsen per Audible e l’ultima ricerca IPSOS “Il podcast alla prova di maturità”) avevano fotografato in queste settimane quanto fossero ulteriormente aumentati gli ascoltatori italiani (+4% toccando l’apice dei 14,5 milioni) e come fosse sempre più consolidata la fruizione nella dieta mediatica dei consumatori (1 su 3 ha ascoltato almeno un podcast nell’ultimo mese) e una durata media di ascolto di circa 40 minuti al giorno (20 minuti per il 28%, 30 minuti per un altro 28%) con una lunghezza ideale di un episodio considerata tra i 15 e i 30 minuti.

Ascoltatori che prediligono lo smartphone e che dedicano il tempo nella quotidianità soprattutto da casa e in modalità multitasking mentre sono alle prese con faccende domestiche o mentre fanno sport. Si tratta di consumatori di audio sensibili e ricettivi rispetto ai messaggi pubblicitari e sempre meno dei “nerd” pionieri.

Il pubblico è diventato leggermente più adulto, soprattutto per la crescita di laureati e professionisti: gli ascoltatori di podcast sono sempre più caratterizzati da profili socio-culturalmente qualificati.

Un target eterogeneo che ha fatto crescere il consumo di podcast nel panorama dell’intrattenimento digitale in Italia, con sempre più utenti che scoprono e ascoltano quotidianamente questi contenuti audio, mentre sono ancora rilevanti le disuguaglianze di genere all’interno dell’industria dell’audio (solo 1 quinto dei podcast è condotto da donne), come ha rilevato Spotify, raccontando anche in occasione del Festival il programma formativo “Sound Up” dedicato alle nuove podcaster.

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Ascoltatori giovani e diversamente giovani

Gli ascoltatori Millennial e Gen Z, sono di fatto i maggiori fruitori di podcast in Italia.

Nel caso dei Gen Z l’aumento rispetto allo scorso anno è dell’8% (passando dal 67% al 75%).  Questi numeri confermano i recentissimi dati forniti dal report “Culture Next 2021” di Spotify da cui è emerso che il 36% dei Millennial e dei GenZ in Italia ha affermato di nutrire maggiore fiducia nei podcast che nei media tradizionali, inclusi telegiornali, giornali e radio nazionali.

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Secondo queste analisi il podcast è considerato dai giovani uno strumento di approfondimento utile per informarsi sulle vicende sociali del nostro tempo (a livello globale, infatti, il 62% dei Millennial e il 52% dei GenZ ascoltano i podcast per informarsi su questioni sociali) nonché un mezzo di digital wellbeing per staccare dall’indigestione di video a cui sono esposti a livello di social media.

Festival del Podcasting 2021: tutti gli insight

La kermesse del Festival ha radunato in una due giorni online e offline (a Milano) senza paragoni centinaia di appassionati, ma soprattutto editori, professionisti e produttori che amano il podcasting. 104 speaker si sono alternati per raccontare per le proprie esperienze e le proprie storie di podcasting: da studenti adolescenti, sacerdoti, speaker radiofonici, giornalisti, a professionisti ed esperti tematici di psicologia, salute, cinema, produzione audiovisiva, che hanno fatto scoprire le più belle esperienze personali e professionali su come il podcasting abbia anche cambiato la vita di chi lo ha realizzato.

Ma non sono mancati workshop tematici per imparare a creare, migliorare, far crescere e rendere sostenibile un podcast grazie all’esperienza delle piattaforme e dei podcaster professionisti.

Presente anche l’approfondimento per studiare l’utilizzo delle piattaforme social audio di ultima fioritura (da Clubhouse, Spotify Greenroom, Voice Chat e dintorni) per creare e sviluppare podcast. Anche perché sempre i dati IPSOS registrano che il pubblico di ascoltatori di podcast conosce per il 62% Clubhouse e le altre piattaforme vocali: nonostante la fine dell’hype di inizio anno l’avvento di questo social audio ha aperto comunque nuovi scenari di interazione con un pubblico o nuove modalità di animazione di community

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Sono state diverse, inoltre, le tavole rotonde che hanno analizzato l’evoluzione del podcasting e il suo progredire sempre di più come canale trasversale a tutti gli altri media.

Un connettore ibrido tra le diverse creazioni multimediali che permette sempre di più la creazione di contenuti originali, come ad esempio per i podcast di Forbes, o anche in media company integrate, come testimoniato dagli interventi del Sole24Ore.

Il giornalismo, poi, lo sceglie sempre di più come mezzo per l’approfondimento che va oltre l’informazione, ma sempre di più la direzione è tracciata verso il branded content; i podcast sono diventati sempre più parte delle realtà editoriali.

Il rapporto di vicinanza con la Radio, inoltre, rimane florido. Come sottolineato in un intervento dell’Ufficio Studi della RAI, commentando una ricerca in corso sull’industria dell’audio in diversi Paesi Europei, il podcast si è affermato come una preziosa opportunità di valorizzazione per le produzioni di qualità e intrattenimento. Podcast e Radio si si completano per soddisfare nuove audience e nuovi modi di fruizione, ma soprattutto creano le condizioni per approfondimenti e spazi di confronto con stili di comunicazione anche nuovi.

Dai podcaster indipendenti ai creators riconosciuti: ecco i nuovi influencer dell’audio

La grande novità che ha portato il 2021 è stata la nascita e l’affermazione di diverse realtà di produzione audio (tra quelle che hanno partecipato al Festival Voisland, Chora Media, gli Ascoltabili, Storie avvolgibili) che si pongono l’intento di abilitare le nuove generazioni di podcasters a connettersi con le aziende o con un pubblico “premium”, far crescere l’audience e connettersi ad altri creatori del network oppure per sviluppare progetti originals, come ad esempio quelli della categoria Spotify Studios.

Gli influencer e i content creator del mondo del video, del cinema, della radio, si cimentano sempre di più nel podcasting e per gli emergenti lo spazio di visibilità sembra assottigliarsi

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Per questo si fa sempre più forte la necessità di aiutare i podcaster indipendenti a monetizzare i propri contenuti e a connettersi con brand attenti ai trend di innovazione, poiché la contesa pubblicitaria è appena iniziata. Come per gli albori di YouTube e l’inizio dell’advertising video, la direzione è tracciata verso sponsorship, host-read ads e branded podcasts.

In termini di visibilità di un podcast, escludendo gli influencer e i VIP affermati che inevitabilmente guidano le scelte di ascolto dei propri follower) il driver di scelta di un determinato podcast, sempre secondo l’indagine IPSOS, è collegato alla tematica utile per una specifica nicchia di ascoltatori (il 34% delle persone cerca online un argomento di loro interesse) o attraverso l’intramontabile passaparola: il 25% ha seguito il consiglio di amici/famigliari (per la GenZ è il 32%) e nel 25% ne ha sentito parlare sui social.

In questo scenario un altro fronte che da diverso tempo supporta i creatori di contenuti audio è il crowdfunding. Realtà come Tipeee o Patreon che permettono agli artisti podcaster di vivere del proprio lavoro grazie al sostegno della propria community e di ricevere direttamente le donazioni dai propri fan.

Tra le capacità di rendere il proprio podcast visibile e di crescere in termini di ascolti c’è pertanto, di fondo, le regola d’oro del marketing scritta da Kevin Kelly nell’ormai lontano 2008: “non si ha bisogno di 1 milione di dollari dove ogni fan spende un dollaro, semmai di 1000 veri fan che per definizione sono coloro che compreranno qualsiasi cosa produrrai”.

Podcasting 2.0 e Podcast Index

Il Festival del Podcasting, infine ha avuto l’onore di ospitare in un evento italiano “the Podfather” Adam Curry, considerato uno dei creatori del podcasting insieme a Dave Winer, che sviluppò la tecnologia del feed RSS per distribuire i primi .mp3 nel 2001. In questo scenario dove il podcasting è considerato un settore dal valore di 1miliardo di dollari dagli analisti, la monetizzazione è largamente realizzata come per altri media attraverso le inserzioni e l’advertising.

Adam Curry vuole allontanarsi dai meccanismi pubblicitari poiché crede che possa diventare nel tempo una forma di censura, o comunque una deriva di quello che è stato l’open web.

Nel suo intervento ha spiegato come stia tentando di rivoluzionare il mondo del podcasting con Podcast Index un progetto open source che consente micropagamenti utilizzando Bitcoin (nda nello specifico in satoshi. Un satoshi è pari a un centesimo di milionesimo di bitcoin) per premiare i podcaster per i loro contenuti, dove il contributo è parametrizzato rispetto all’ascolto effettivo di un episodio audio.

Podcast Index è stato realizzato per preservare, proteggere ed estendere l’ecosistema di podcast aperto e indipendente e permettendo una categorizzazione del proprio podcast senza l’ausilio delle grandi major. Tra i riproduttori di podcast, l’italiana Castamatic ha già implementato queste funzionalità, ormai ribattezzate di “Podcasting 2.0”.

Il futuro del podcasting in Italia secondo Giulio Gaudiano

Ma quali sono allora gli scenari del podcasting per il prossimo futuro? Lo abbiamo chiesto all’ideatore del Festival e Presidente ASSIPOD – Associazione Italiana Podcasting, Giulio Gaudiano:

La grande densità di partecipazione e l’eterogeneità dei player che hanno partecipato quest’anno al Festival del Podcasting denota un’attenzione sempre più crescente per questo settore. Qual è il più importante take-away che vuoi riportare dall’esperienza di quest’anno per i podcaster e per i brand più sensibili al mondo dell’audio?

C’è stato un momento del Festival che credo sia l’emblema del dialogo tra le varie anime del podcasting che vogliamo realizzare con ASSIPOD – Associazione Italiana Podcasting: quando alla fine dello speech del podcaster indipendente Franco Solerio (creatore del podcast Digitalia.fm) è stato invitato sul palco Sergio La Rosa di Spreaker per ragionare insieme sulle implementazioni pratiche del Podcasting 2.0.

Solo se ci sarà dialogo e collaborazione tra i vari player di questa industry (podcaster, producer, editori e piattaforme) la crescita del podcasting potrà essere continua, sana e solida nel tempo.

Quali sono, in sintesi, le tendenze che vedi per il prossimo futuro del podcasting?

Il 2022 sarà l’anno in cui entreranno in modo importante nel mondo del podcasting personaggi del mondo dell’intrattenimento (attori, cantanti, personaggi dello spettacolo) e dell’informazione, per creare contenuti di valore e di grande qualità.

La stessa ASSIPOD – Associazione Italiana Podcasting grazie ad una partnership con Nuovo IMAIE (la più grande collecting italiana) ha messo a disposizione di migliaia di attori, doppiatori, musicisti e cantanti un corso ed un manuale di podcasting per sostenere questo fenomeno già in fieri grazie alle produzioni originali di Spotify (come, ad esempio, nel caso del podcast di Morgan) e al lavoro di molti media tradizionali come Sole 24 ore, Rai, Sky, Ansa.

Da promotore e supporter del podcasting indipendente, hai suggerimenti o consigli per chi vuole lanciare il suo podcast? C’è ancora spazio per creare e condividere contenuti e cultura dell’approfondimento?

Il consiglio che trasmetto sempre agli aspiranti podcaster è: crea il podcast che tu e le persone che hai intorno vorreste ascoltare. Nel mondo del Podcasting c’è posto per tutti e molto spesso produzioni di nicchia riescono a rendersi più sostenibili rispetto a produzioni per un pubblico più generalista. Il vero motore di un podcast è la passione di chi lo crea.

L’appuntamento per la settima edizione del Festival nel 2022 è già fissato?

Certamente! La prossima edizione durerà una settimana, dal 3 all’8 ottobre 2022, sempre online dal lunedì al venerdì e a Milano il sabato per un grande evento dal vivo per la community del Podcasting italiano. 

The beautiful thing about podcasting is it’s just talking. It can be funny, or it can be terrifying. It can be sweet. It can be obnoxious. It almost has no definitive form. In that sense it’s one of the best ways to explore an idea” (Joe Rogan)

Brand e Gaming: anche Benetton arriva su Animal Crossing

È possibile scoprire la Benetton Island, direttamente da United Colors of Benetton, è online il primo progetto firmato dal team italiano di Dentsu Gaming. L’azienda fa il suo ingresso nel mondo del gaming online attraverso la piattaforma Animal Crossing: New Horizons. Una collezione virtuale pensata per gli appassionati del videogame targato Nintendo.

Attraverso il codice sogno DA-7006-9979-4281 si accede a Benetton Island è un mondo vivace e colorato, realizzato in collaborazione con Azalona, gamer e graphic designer, vanta circa 150mila follower sul suo account Twitch. Per disegnare l’architettura dell’isola, la content creator milanese ha tratto ispirazione dai valori cardine che da anni animano il brand di moda: il colore, la maglieria e la sostenibilità

Benetton Island

Benetton Island

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Si potranno scoprire le frizzanti aree tematiche in plain color e sfilare nello show-room multicolor con i capi United Colors of Benetton. I temi richiamano l’attenzione al mondo green e sostenibile, contornati da pale eoliche e pannelli solari.

I giocatori possono agire per modificare l’aspetto geologico delle isole, a proprio piacimento. Si potrà trasferire la cultura del brand anche in game, visitando gli spazi e le aree della Benetton Island. Inoltre, ci si potrà divertire con la scelta degli abiti per il proprio personaggio, per questo motivo United Colors of Benetton, sempre grazie all’ausilio di Azalona, ha creato una collezione digitale di 10 outfit realizzati con alcuni dei capi simbolo del brand.

Si potranno inviare e condividere i propri outfit United Colors of Benetton in formato digitale, gli utenti con il proprio avatar in versione Benetton Island potranno diventare i veri protagonisti del video manifesto conclusivo sul progetto.

Commenta Antonio Patrissi, Group Chief Digital Officer di Benetton:

L’isola Benetton ci ha permesso di sperimentare un nuovo linguaggio, quello del gaming, attraverso il quale raccontare in maniera inedita i valori del brand. Sostenibilità, inclusione, colore e positività sono gli elementi su cui è stata costruita la nostra isola e che i giocatori di Animal Crossing potranno non solo indossare ma sperimentare in maniera ingaggiante. Un progetto che si interseca alla perfezione con un mercato, quello del gaming, in costante espansione che vorremo iniziare presidiare strategicamente ma soprattutto creativamente.

Benetton Island

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Commenta Emanuela Chiappa, Client Manager di MKTG (dentsu italia):

La nostra expertise e la visione strategica del mondo gaming ci hanno permesso di essere il partner ideale per United Colors of Benetton che da subito ci ha manifestato un interesse e una curiosità crescenti per questo mercato in ampia ascesa. Animal Crossing New Horizon! ci ha permesso di disegnare un progetto creativo sartoriale che permette alla Community di entrare a contatto con i valori del brand attraverso la scoperta dell’isola Benetton e delle sue aree, della casa di Green e dei suoi coloratissimi outfit.

A supporto del lancio di Benetton Island, dentsu gaming ha curato un’attività di social amplification coinvolgendo Guglielmo Scilla (in arte Willwoosh), LaSabri (all’anagrafe Sabrina Cereseto) e quattro talent del mondo del gaming: Sara “Kurolily” Stefanizzi, Cydonia, Kodomo e Tearless Raptor.

Al progetto firmato dentsu gaming hanno lavorato in sinergia tre agenzie di dentsu italia: MKTG, The Story Lab e Simple Agency. Mentre le attività di PR e digital PR sono curate da Gruppo Mario Mele & Partners.

Fan engagement

Fan Engagement: le tecniche giuste per ricevere attenzione dai tifosi

Nonostante i differenti approcci, tempi e modi di fruizione del prodotto diversi, se c’è davvero qualcosa che unisce i Millennials alla Generazione Z è la passione per lo sport.

Chi ama lo sport segue dei valori positivi a cui le aziende da sempre cercano di accostarsi, e spinge la competizione serrata tra gli sponsor per accaparrarsi uno spazio pubblicitario.

fan engagement

Come ben sappiamo, oggi non basta più “comprare” un pannello allo stadio o uno spot da 30 secondi tra un intervallo e l’altro: i canali a cui l’attenzione dei tifosi è rivolta sono veramente tanti e, se teniamo in considerazione che in media la soglia di attenzione è sotto gli 8 secondi, è ancora più difficile scegliere dove investire.

Le aziende hanno trovato nuovi modi per entrare a far parte della vita dei fan. Qui ne analizzeremo tre in particolare:

  1. Le attività social
  2. Le iniziative online
  3. Coinvolgimento in app

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Le attività social

Sappiamo che l’attenzione delle persone ai contenuti dura solo pochi secondi, ma ne conosciamo i motivi?

Ormai è un’abitudine comune, soprattutto tra le generazioni più giovani, seguire le competizioni come “sottofondo” mentre ci si intrattiene con lo smartphone scorrendo i feed dei social, chattando o addirittura giocando. Certi di avere modo di recuperare guardando le highlights, ovvero i momenti salienti della partita, le persone si dedicano con tranquillità ad altre attività. 

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Una buona strategia di marketing tiene in considerazione tutti i canali che servono ad accontentare gli utenti e far sentire la loro presenza anche mentre sono impegnati in altro.

Non solo con i classici post sui social, ma anche aggiornando i canali YouTube, proponendo un dietro le quinte nelle Stories, creando meme con hashtag da seguire su Twitter, ecc.

Il ruolo dei social non si esaurisce in quella fase: anche al di fuori della giornata competitiva è necessario fare in modo che l’utente entri in contatto con il brand e ripercorra l’avvenimento sportivo in cui siamo presenti.

Per la Generazione Z, Twitch si adatta perfettamente allo scopo e offre spazio alle aziende sponsor di sfruttare a pieno la sponsorship stretta con la squadra.

Per le aziende che decidono si stringere una sponsorship con un team non è più sufficiente essere fisicamente presenti con uno spazio allo stadio: hanno bisogno di condividere con la società sportiva gli accessi ai contatti delle mailing list, essere dentro le app proprietarie e apparire nei post social della squadra.

Il legame con gli atleti diventa ancora più forte: sono dei veri e propri influencer a cui viene indirettamente affidato il compito di veicolare contenuti attraverso i loro profili social per aumentare la brand awareness dei prodotti.

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Le iniziative online

Definire l’evento sportivo come semplice intrattenimento sarebbe riduttivo. É senso di appartenenza, voglia di mettersi in gioco e terreno su cui sentirsi esperti e confrontarsi con la community.

Per questo, i pronostici sono da sempre una valida iniziativa su cui puntare per ottenere un contatto con i fan.

Le aziende organizzano i loro personalissimo ciclo di pronostici in cui l’utente, con la promessa di vincere un gadget della squadra, fa la propria previsione sull’andamento della competizione. 

Giveaway, pronostici, fotocontest e iniziative simili permettono alle aziende di fare lead generation, collezionando un database con i dati dei partecipanti. 

Coinvolgimento in app

La loyalty in ambito sportivo è una faccenda seria, diremmo fondamentale.

Non esiste tifo senza fedeltà alla propria squadra del cuore. Anche per chi pratica uno sport senza seguire una particolare fede è così, pensiamo ai ciclisti o a chi ama lo scii. In alcuni casi, non seguono le gare ufficiali ma nutrono comunque un forte attaccamento per lo sport. 

Le app svolgono un ruolo fondamentale nelle attività di engagement. In modo gratuito, l’utente ha un mondo a portata di scorrimento. Può leggere le ultime news, giocare per vincere premi, riceve le notifiche con il collegamento live a un video corso e tanto altro. 

Come nel caso di Sporters , un app in cui sono coinvolti moltissimi sportivi  per cercare di avvicinare i ragazzi al mondo dello sport. Come si può leggere dall’analisi di Fulvio Furbatto, CEO di Advice all’interno dell’eBook “Fan Engagement nell’industria sportiva” i dati parlano chiaro:

“Il 40% dei ragazzi tra i 13 e 17 anni, infatti, non pratica sport , mentre il 44% passa fino a 6 ore al giorno al telefono. Inoltre, il 39% della generazione Z afferma di non seguire alcun tipo di
sport. “

Non lo praticano ma passano moltissimo tempo con lo smartphone, finestra sul mondo sportivo e sulle attività che lo circondano.

Ecco perché, specialmente post pandemia, le società sportive spingono sempre di più per rendere gli atleti degli idoli da seguire e creano iniziative digitali per cercare di arrivare non solo ai fedelissimi ma anche ai “casual consumer”.

Queste sono solo tre delle tecniche più utilizzate dai brand, che le utilizzano da anni per coinvolgere gli appassionati ed avvicinarli al proprio brand. Con l’evoluzione delle piattaforme vedremo nuovi fenomeni sempre più improntati sull’ottenere dati di prima mano, in risposta alla tendenza degli ultimi anni di affidarsi a cookie di terze parti. 

Trump l’ha fatto davvero: ha lanciato il suo social network TRUTH Social

Non si può dire che non abbia mantenuto la sua promessa, più volte urlata da palchi fisici e virtuali: l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il lancio di un nuovo social network, chiamato TRUTH Social.

In un comunicato, Trump ha dichiarato che la piattaforma “si opporrà alla tirannia delle grandi tecnologie”, accusate da sempre dal suo entourage di mettere a tacere le voci non allineate al pensiero unico negli Stati Uniti.

deep fake social network trump

La sua intenzione è creare una piattaforma che possa fare concorrenza a Twitter o Facebook, ma è molto probabile che questo non accadrà.

Per sua stessa natura, la piattaforma sarà apertamente politicizzata. Impensabile che diventi un luogo di scambio di idee come Twitter, o un posto adatto tutta la famiglia come Facebook.

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La triste storia di Trump e dei social network

I social media hanno giocato un ruolo fondamentale nella candidatura di Trump alla Casa Bianca e Twitter in particolare è stato il suo mezzo di comunicazione preferito nel ruolo di Presidente, prima che venisse bandito da Twitter e sospeso da Facebook a seguito dell’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti da parte dei suoi sostenitori.

I principali social media hanno ceduto alla pressione dell’opinione pubblica durante la sua presidenza, a causa dei suoi post giudicati aggressivi o palesemente falsi.

L’anno scorso, infatti, Twitter e Facebook hanno iniziato dapprima a cancellare alcuni dei suoi post o a etichettarli come fake news (come quello in cui dichiarava che il Covid era “meno letale” dell’influenza) e hanno in seguito preso la decisione di bannare o sospendere Mr. Trump dopo i disordini di gennaio, causati da un discorso pubblico pieno zeppo di affermazioni infondate sulla frode elettorale di cui sarebbe stato vittima.

Trump aveva definito “veri patrioti” gli autori dei disordini al Campidoglio, dichiarando espressamente che non avrebbe accettato il risultato delle elezioni. Troppo per Facebook e Twitter, che hanno così deciso di impedirgli l’accesso alle loro piattaforme.

Puoi già entrare in waiting list

truth social network trump

Sei un sostenitore dell’ex Presidente Trump o sei semplicemente curioso di capire come si evolverà la faccenda? Benissimo, puoi già entrare in waiting list e iscriverti al nuovo social network del burrascoso tycoon.

Ti basta cliccare qui.

Una prima versione della sua ultima impresa, TRUTH Social, sarà aperta agli ospiti invitati dal mese prossimo, e avrà un “rollout nazionale” entro i primi tre mesi del 2022, secondo una dichiarazione di Trump Media & Technology Group.

ita airways alitalia

Si chiama ITA AIRWAYS ma è sempre Alitalia (mascherata da NewCo)

La vendita del marchio di Alitalia è partita da una base d’asta di 290 milioni di euro. Nessuno si è presentato all’appello, dunque la richiesta si è abbassata a 90 milioni, e a questo punto è arrivata una sola offerta, quella della new company ITA AIRWAYS.

Le aste deserte, di solito, hanno un solo significato: la cosa che viene proposta vale poco o non è di nessun interesse.

Tuttavia, l’amministratore delegato Fabio Maria Lazzerini (già chief business officer di Alitalia), ha precisato che la nuova azienda non si chiamerà Alitalia, ma proprio ITA: 90 milioni per fare in modo che nessuno potesse utilizzare un nome che nessuno voleva.

L’Italia si è impegnata con Bruxelles a sussidiare ITA (società partecipata al 100% dal MEF) con non più di 1 miliardo e 350 milioni di soldi pubblici entro il 2023, 700 milioni solo quest’anno.

La discontinuità con la bad company Alitalia, pretesa dall’Unione Europea, sembra solo un gioco di prestigio: ITA erediterà anche i codici di volo (AZ) e di indicazione dei biglietti (055) di Alitalia, elementi importanti e livello operativo e commerciale.

Draghi ha riassunto così il suo pensiero: «Mi spiace cambi nome. La considero come una cosa di famiglia, anche se un po’ costosa».
In 74 anni di vita Alitalia ha chiuso il bilancio in attivo solo tre volte (l’ultima vent’anni fa) ed è rimasta in volo solo grazie a oltre 13 miliardi versati dallo Stato.

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Un passato ingombrante per Alitalia, che cambia nome

Cambiare identità e ricominciare una nuova vita è uno stratagemma vecchio come il mondo che spesso funziona, a patto di cambiare luogo di residenza, di andare insomma abbastanza lontano da non essere riconosciuti per strada.

Come è possibile, dunque, raccontare una nuova azienda quando sono così palesi i legami con un passato difficile, ingombrante e, soprattutto, negativo agli occhi dei clienti/consumatori?

In un recente sondaggio, l’83% degli italiani intervistati ritiene che lo Stato non debba più risanare i conti del vettore nazionale.

La lunga storia di Alitalia è stata accompagnata da innumerevoli storie di fallimenti ed errori industriali, e il finale è stato sempre all’insegna dell’interventismo pubblico.

La liberalizzazione europea nel 1997 sancì di fatto l’inizio dell’era delle compagnie low cost, Alitalia mancò la fusione con KLM, che all’epoca poteva rappresentare un passaporto per la sopravvivenza. Una storia che poi si è ripetuta nuovamente con il mancato matrimonio con AirFrance nel 2007 e in altre numerose occasioni, fino ai giorni attuali.

Quali sono dunque i valori che potrebbero essere salvati nella comunicazione di ITA per creare un ponte ideale con i ricordi positivi di Alitalia?

L’eleganza, uno dei princìpi fondanti della compagnia, non compare neanche nel “Chi siamo” di ITA, che ricorda più un sunto delle tendenze del momento che una vera mission originale e legata a un passato importante:

…riduzione dell’impatto ambientale, promozione di una cultura inclusiva e di integrazione della sostenibilità nelle strategie e nei processi interni, al fine di realizzare ambiziosi obiettivi di ESG che permetteranno a ITA  Airways di essere la compagnia più green d’Europa, gender-less e meritocratica”.

ITA Airways  punterà con forza sulla digitalizzazione, perciò sono previsti consistenti investimenti in sistemi e piattaforme digitali per garantire al cliente una esperienza di viaggio di qualità”.

Anche la digitalizzazione, parola generica e abusata, è citata quasi a prendere le distanze dai frequenti malfunzionamenti del vecchio sito Alitalia. Ma i passeggeri, 25 anni dopo la liberalizzazione del mercato, ormai danno per scontato che l’azienda alla quale si rivolgono per la prenotazione online abbia una piattaforma moderna ed efficiente.

Quello che i viaggiatori non darebbero per scontato sarebbero i dipinti di Balla (di cui si è appena festeggiato il 150° anniversario dalla nascita), Severini, Burri, Morandi, Guttuso e molti altri.

Le opere di questi maestri abbellivano le sedi della compagnia in giro per il mondo e facevano spesso compagnia ai passeggeri di prima classe, “Con l’obiettivo di rendere più piacevole il volo stimolando la sensibilità estetica del viaggiatore e divulgare la cultura italiana oltre confine”.

Ma quei dipinti, purtroppo, non ci sono più, messi all’asta ormai oltre dieci anni fa per fare cassa.

Zeus partorito dal sole”, il celebre trittico “cubofuturista” di Gino Severini è adesso da Sothebys. Se siete interessati, il prezzo è su richiesta.

Gino Severini

Gino Severini, “Zeus Partorito dal Sole”, 1954. Tempera su pannelli in legno. Sothebys.

 

“Born to be close to you”: il ritorno del celeste

Il primo marchio Alitalia venne scelto nel 1947 in seguito ad un concorso nazionale: raffigurava una freccia alata azzurra e blu, che riprendeva il logo del primo stormo dell’aeronautica militare italiana durante gli anni ‘20. A fianco della freccia la scritta Alitalia a bande bianche e celesti.

Logo Alitalia, 1946-1969

 

Simbolo del Primo stormo dell’Aeronautica Militare italiana 1925-1936

Il nome Alitalia fu coniato da un impiegato delle poste di Roma incaricato di ritirare la corrispondenza compagnia. Stanco della pomposa denominazione “Aerolinee Italiane Internazionali”, lungo da scrivere nei telegrammi, propose Alitalia. I loghi che seguirono negli anni, ripartiranno sempre dal gusto squisitamente anni ’60 del celebre marchio verde e rosso.

Logo Alitalia, 1969-2010

I restyling successivi, fatti nel tentativo di una maggiore dinamicità e attualizzazione grafica, non non si discosteranno mai da quell’idea iniziale.

L’intenzione di ITA sarebbe proprio di ripartire da quell’azzurro che rappresentava la stazione d’oro dell’Alitalia, e che adesso è al centro di diffuse operazioni di marketing di numerosi brand, a seguito dell’annata d’oro dello sport italiano. Azzurro sì ma solo nelle fusoliere, il logo sembra l’ennesimo restyling di Alitalia.

Nel sito web campeggia lo slogan “Born to be close to you”, il cui piano di lettura è semplice: vicini a te perché siamo la compagnia nazionale, vicini a te perché già ci conosci, nati per essere vicini a te perché in un mondo globalizzato hai ancora un riferimento nazionale di cui ti puoi fidare e che “fa parte della tua famiglia”.

Lo slogan non sarebbe mai potuto essere “Born to be close to the world“, perché ITA sa bene che ad avvicinare i passeggeri al mondo ci pensa già una concorrenza ben più forte e strutturata.

Quanto questo richiamo patriottico potrà fare la differenza? Se siete avvezzi alle prenotazioni aeree, pensate alle motivazioni per cui scegliete di solito un vettore e potete darvi una risposta immediata.

 

Un viaggio scomodo per ITA AIRWAYS

ITA è una NewCo troppo piccola per fare concorrenza ai grandi gruppi ma troppo grande e costosa per fare concorrenza alle low cost, la cui narrazione si lega a un passato problematico e negativo agli occhi dei consumatori e i cui valori sembrano un frettoloso copia-incolla del brand activism più modaiolo.

Le compagnie attuali hanno presidiato tutte le componenti valoriali e di prezzo a cui si può rivolgere e riconoscere un consumatore. Dove si potrebbe collocare ITA, senza partner solidi alle spalle, è una vera incognita.

La concorrenza ha dato vita a 25 anni di campagne pubblicitarie, esperienze di viaggio, siti web efficienti, portali e app di prenotazione online che hanno cresciuto una generazione di viaggiatori esigenti, dinamici e attenti a tutto tranne che alla nostalgia. Raccontare il passato con un nome nuovo non sarà un’impresa facile: quel passato ha un’immagine negativa per la gran parte degli italiani.

Il futuro, orfano delle opere di Balla e Severini, sembra meno celeste di quello che le fusoliere vorrebbero fare intendere. Raccontarlo con credibilità sembra una sfida davvero impossibile, su cui infatti non ha scommesso il mercato ma uno stato nazionale avvezzo all’accanimento terapeutico.

Comprendere (davvero) l’Open Innovation: i 4 progetti di Terna a Maker Faire

La differenza tra praticare l’Open Innovation e inseguirla solamente passa da un semplice atto di fiducia nell’innovazione. Da ricercare fuori dai confini dell’azienda e dentro laboratori o incubatori di idee.

Già prima della pandemia le aziende iniziavano a sperimentare un approccio ai processi di business basati sull’Open Innovation, un metodo rivoluzionario – dal punto di vista strategico e culturale – che permette alle imprese di creare un circolo virtuoso in sinergia con startup, università, istituti di ricerca, fornitori, inventori, programmatori e consulenti.

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Questo nuovo approccio porta con sé una revisione dei processi aziendali e dei profili lavorativi inseriti in una cultura interna improntata allo sviluppo innovativo di idee e soluzioni tecnologiche.

Si è parlato anche di questo alla IX edizione della Maker Faire Rome – The European Edition, il cui tema centrale è stato “Fast Forward – The Future in the Making”: portare il futuro nel presente grazie alla capacità di intercettare e raggiungere opportunità che semplificano la vita di tutti i giorni, in modo concreto.

Quale miglior palcoscenico per celebrare l’Open Innovation?

Mai come quest’anno il mondo ha bisogno di costruttori di futuro: new normal, trasformazione digitale, ripartenza, crescita sostenibile e crisi climatica sono le sfide che la pandemia ha posto sul tavolo da gioco senza troppe remore.

Ora è arrivato il momento di giocare sul serio. Sentiamo il bisogno di fare un passo in avanti verso un nuovo traguardo evolutivo.

Un po’ perché la realtà dei fatti ci ha costretto a divergere completamente da quelle che erano le nostre strade e le nostre priorità meno di due anni fa. Un po’ perché è ora di sviluppare sistemi tecnologici che permettano non solo di soddisfare i bisogni individuali, ma di progettare una vita compatibile tra comunità sociali e pianeta terra.

Nei giorni della fiera abbiamo assistito a una passerella esperienziale di progetti esaltanti a cui hanno contribuito grandi società insieme a piccoli team di ricerca, startup e studiosi. 

Progetti molto diversi tra loro ma uniti da un denominatore comune: fare dell’innovazione un pilastro di business.

È esattamente ciò che si propone di fare Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, tra i primi in Europa per chilometri di linee gestite.

Nel corso della manifestazione, Terna ha presentato quattro soluzioni (alcune già in fase di attuazione) dal profondo carattere innovativo che confermano la sua propensione alla collaborazione sinergica con partner specializzati.

Tecnologie digitali, Advanced Materials, Energy Tech e robotica rappresentano i quattro elementi chiave di quella che potrebbe sembrare una rivoluzione silenziosa.

Un cambiamento che passa per la digitalizzazione e che fissa il suo traguardo nel rendere la trasmissione dell’elettricità sempre più efficiente, affidabile e sostenibile.

Proprio grazie a tecnologie come realtà aumentata, droni, supporti per la mobilità elettrica e la digitalizzazione delle reti, Terna vuole dimostrare che la via per la transizione energetica si percorre attraverso l’Open Innovation.

Un cammino che fa perno sulla sostenibilità e si focalizza sul processo di decarbonizzazione e sullo sviluppo delle infrastrutture di rete per l’integrazione delle fonti rinnovabili. 

Prevedere gli eventi atmosferici con l’innovazione tecnologica

IoT4TheGrid è l’iniziativa che permette di raccogliere ed elaborare i dati per efficientare la manutenzione delle infrastrutture, gestire i flussi di trasmissione, limitare i potenziali disservizi della rete, incrementare la sicurezza degli impianti e fornire indicazioni utili per prevedere eventi atmosferici avversi. Un sistema di monitoraggio integrato a cui partecipano startup, PMI di settore ed enti locali.

Non è fantascienza: dall’Internet of Things si passa all’Industrial Internet of Things

Si tratta di connettere tra loro applicazioni e oggetti fisici con lo scopo di compiere determinate azioni, leggere ed elaborare dati preziosi per la sicurezza dell’uomo e delle infrastrutture, e condividerli con i principali stakeholder.

Sì, perché le infrastrutture elettriche saranno sempre più al centro di ecosistemi basati su big data, intelligenza artificiale e tecnologie. 

L’obiettivo finale è quello di rendere le reti ancora più efficienti. Ecco, quindi, che i classici tralicci del gestore della rete elettrica nazionale diventano strumenti digitali all’avanguardia e dotati di stazioni meteo, sensori di tiro, accelerometri, inclinometri applicati a cavi e funi.

La tecnologia sale in cattedra

Terna è stata una delle prime aziende ad integrare l’uso di droni e robot per la manutenzione degli asset elettrici della sua rete.

Visto il grande impatto positivo, hanno pensato come poter sfruttare ulteriormente l’innovazione tecnologica per studiare, sperimentare e formare le squadre operative delle unità impianti. 

Semplice (si fa per dire!). Grazie al supporto di un visore VR 3D, due controller progettati appositamente, cuffie e apparecchi sensoriali, i tecnici Terna possono simulare, in un ambiente protetto di realtà virtuale immersiva, una sessione operativa.

Senza esporsi a inutili rischi, il tecnico svolge un’esperienza completa di intervento sul traliccio a oltre 30 metri di altezza per la sostituzione di una catena di isolatori.

Formazione tradizionale e sul campo, con l’ausilio della tecnologia. È così che nuove leve operative e squadre di intervento acquisiscono tecniche e procedure di lavoro. Un sistema che permette di disporre di risorse preparate ed esperte che operano in tempi ristretti e con la massima fluidità di manovra.

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La colonnina che carica, si ricarica e distribuisce energia

I piani internazionali di ricerca e sviluppo affermano che entro il 2030 si prevedono circa 6 milioni di veicoli elettrici in circolazione nel solo territorio italiano. Senza dubbio un utilizzo “unidirezionale” della batteria elettrica per auto che appesantisce l’utilizzo della rete.

E-Mobility Lab è un laboratorio tecnologico dedicato allo studio dell’architettura “bidirezionale” intelligente dei veicoli elettrici. Si sta lavorando alla definizione di un sistema di colonnine che non solo consente la ricarica delle vetture elettriche, ma permette il prelievo dell’energia messa a disposizione dall’auto per la successiva immissione nella rete. 

In questo modo è possibile incrementare la flessibilità del sistema elettrico immettendo una “dose di potenza extra” nel circuito. L’idea innovativa alla base del cosiddetto V2G (Vehicle to Grid) è fare in modo che il veicolo non sia solo un “consumatore” di energia, ma una vera e propria “batteria su ruote”.

Stampa 3D per tagliare i tempi operativi

Terna ha illustrato agli ospiti della Maker Faire di Roma come sfruttare la stampa 3D per velocizzare i tempi di gestione e di intervento sul campo. L’esempio pratico è rappresentato da due “morse” prodotte con stampa tridimensionale.

La vera rivoluzione in questo senso è data dalla possibilità di creare pezzi unici, complessi e su misura, che possono essere replicati con l’obiettivo di ridurre drasticamente le tempistiche di costruzione, consegna e applicazione.

Il futuro viaggia sulla rete e non ce ne siamo accorti

Sviluppo tecnologico e innovazione non significano solo progettare razzi per il turismo spaziale. I grandi player tecnologici e le organizzazioni che operano nelle infrastrutture energetiche hanno già colto da tempo la sfida per la sostenibilità del pianeta.

Aprire le porte a nuove collaborazioni con think tank e gruppi di ricerca non può che rappresentare quella spinta propulsiva supplementare di cui l’innovazione industriale ha bisogno per portare l’uomo ad un definitivo cambio di passo.

L’attenzione all’ambiente, al territorio e alle comunità che lo abitano devono essere percepiti come driver strategici e pilastri insostituibili per qualsiasi business presente e futuro. Una visione che Terna concretizza nel suo Piano Industriale 2021-2025 “Driving Energy” da 8,9 miliardi di euro di investimenti finalizzati alla transizione energetica e a concreti progetti di innovazione di medio-lungo termine. Proprio nell’innovazione e nella digitalizzazione, l’azienda ha previsto investimenti per circa 900 milioni di euro.

4 week 4 inclusion

Riparte 4 WEEKS 4 INCLUSION: oltre 200 aziende per promuovere l’inclusione

Dal 22 ottobre al 22 novembre prende il via la seconda edizione della 4 Weeks 4 Inclusion, il più grande evento interaziendale dedicato all’inclusione che quest’anno, per la prima volta in Italia, vede impegnate oltre 200 imprese per valorizzare insieme i temi della diversità e dell’inclusione, con un ricco programma di eventi digitali dedicati ai 700mila dipendenti delle aziende partner.

4 week 4 inclusion

In questa edizione otto eventi particolarmente rilevanti saranno trasmessi in streaming al link e aperti a tutti con l’obiettivo di promuovere un dibattito interdisciplinare con i rappresentanti di istituzioni, business community e associazioni sindacali.

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Come seguire 4 WEEKS 4 INCLUSION

Sul sito 4w4i è possibile registrarsi, trovare tutte le informazioni e gli aggiornamenti sul programma della manifestazione.

Per la giornata inaugurale del 22 ottobre, l’appuntamento principale sarà ‘Storie di inclusione’ (alle ore 12:00), nel corso del quale si affronterà il tema dello sviluppo sociale ed economico, partendo dalle politiche aziendali sull’inclusione.

Alla plenaria parteciperanno autorevoli rappresentanti delle Istituzioni e del mondo aziendale tra i quali Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati, Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Salvatore Rossi, Presidente di TIM, Laura Nurra, Direttore Risorse Umane di American Express Italia, Ernesto Ciorra, Head of Innovability di Enel e Paola Angeletti, Chief Operating Officer di Intesa Sanpaolo.

L’evento sarà preceduto dal talk show ‘Aziende in Rete’ nel quale i manager HR di Avio Aero, Barilla, Snam e TIM, racconteranno come si svolge l’intera iniziativa e quali obiettivi hanno guidato questa grande collaborazione interaziendale.

4 week 4 inclusion

I lavori della giornata si concluderanno nel pomeriggio con ‘Uguali perché diversi’ (alle ore 17:00) con la partecipazione di Maurizio Landini Segretario Generale CGIL, Luigi Sbarra, Segretario Generale CISL, Pierpaolo Bombardieri Segretario Generale UIL che faranno il punto sull’inclusione nel mondo del lavoro e sul ruolo delle parti sociali.

Anche Ninja per parlare di diversità e inclusione

Ninja non poteva mancare a questo evento: diversità e inclusione sono sempre stati temi che l’azienda ha sentito propri fin dalla sua nascita, interiorizzandoli con sensibilità.

Mirko Pallera

Il webinar, intitolato “Come progettare un piano di inclusione digitale“, sarà trasmesso lunedì 25 ottobre dalle 19:00 alle 20:00. Il digitale è come l’ossigeno, pervasivo e invisibile in ogni azione che compiamo. Per guidarlo bisogna essere dei veri Unbreakable: smart, antifragili, resilienti.

Come offrire equo accesso al professional empowerment e al potenziamento digitale?

Mirko Pallera, CEO di Ninja Academy, terrà una Ninja Masterclass di storie e pratiche innovative e trasferibili di Inclusione Digitale progettate dai più illuminati HR Director e Accademici.

Ad accompagnarlo in questa discussione ci saranno Piermattia Menin, HR Director di DHL che presenterà una case history interna di inclusione digitale degli ipovedenti; Marco Russomando, Head of HR & Organization Illimity e Giulio Beronia, esperto di Diversity & Inclusion con focus sull’inclusione generazionale.

L’evento è aperto a tutti e sarà sufficiente registrarsi sul sito dell’evento per seguirlo online.

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Gli ospiti della maratona e gli eventi da seguire

Nel corso della maratona, interverranno tra gli altri Paola Angeletti – Intesa Sanpaolo; Paola Bonomo – TIM; Paola Boromei – SNAM; Alberto Calcagno – FASTWEB; Silvia Candiani – Microsoft; Ernesto Ciorra – ENEL; Paola Corna Pellegrini – Allianz Partners; Veronica Diquattro – DAZN Italia e Spagna; Luigi Gubitosi – TIM; Monica Iacono – ENGIE; Emanuele Iannetti – Ericsson; Maximo Ibarra – ENGINEERING; Lavinia Lenti – SACE; Mauro Macchi – Accenture; Paola Mascaro – Valore D; Anna Masutti – RFI (Gruppo FS Italiane); Carlo Nardello – TIM; Laura Nurra – American Express Italia, Ruggero Rabaglia – Barilla; Salvatore Rossi – TIM; Walter Ruffinoni – NTT Data; Luciano Sale – TIM; Alice Soru – Tiscali; Roberto Tomasi – Autostrade per l’Italia.

Molto attesi anche gli interventi di testimonial d’eccezione tra campioni olimpici e paralimpici, rappresentanti del mondo dello spettacolo e della cultura e influencer sui temi della diversità.

Oltre al webinar di Ninja, tra i tantissimi interessanti appuntamenti vi segnaliamo alcuni interventi da seguire in diretta streaming:

25 ottobre ore 11:30 – 13:00 Poste Italiane S.P.A.

Dall’acquario al mare: scambio fra le generazioni in azienda

26 ottobre – 15:00 – 16:00 Burger King

Welcome everybody

27 ottobre – 11:00 – 12:00 DAZN

PAROLE IN CAMPO. Il racconto sportivo è una questione di genere?

29 ottobre – 11:00 – 12:00 American Express

“Being yourself matters”: la cultura di Inclusione e Diversità in American Express

2 novembre 11:30 – 13:00 – Noovle

L’etica e l’Intelligenza Artificiale

4 novembre 11:30 – 13:00 Gruppo Nestlé in Italia

Non sono un mammo! Genitorialità condivisa e gender gap

8 novembre 10:30 – 11:30 Google Italy

Accessibility @ Building Awareness & Empathy

10 novembre 15:00 – 16:00 SALESFORCE.COM ITALY S.R.L

Salesforce Inclusion best practices: La nostra storia di successo con Specialisterne

12 novembre 18:30 – 20:00 Virgolimage

Neurodiversità e Moda: abilità e opportunità

17 novembre 11:30 – 13:30 Enel Italia S.P.A

Le sfide (im)possibili

19 novembre -10:30 – 11:30 Coca Cola

Coca-Cola and Diversity&Inclusion: a neverending story

Spopolano le bandierine rosse su Twitter, scopriamo cosa sta succedendo

Non ci sono più i cinguettii di una volta. Twitter, social network con servizio di microblogging, in questi giorni è corredato dall’emoji della bandierina rossa, apparsa in tanti tweet di celebrità e aziende. Un ossimoro, un inatteso tormentone social che sta conquistando proprio tutti, la moda delle red flag ci provoca, diverte e appassiona, spronandoci a mettere in risalto: “l’esatto contrario di ciò che ho detto”.

Perchè i tweet hanno le bandierine rosse?

Tutto inizia da questo post ufficiale di Twitter:

È difficile trovare la risposta a questo fenomeno, soprattutto quando non si ha una chiara spiegazione. Sembra, però, che proprio il profilo ufficiale di Twitter abbia iniziato a parlare delle bandiere rosse negli appuntamenti o delle cose che non si dovrebbero fare mentre si frequenta qualcuno.

Un contrasto dunque, una sorta di “state tutti alla larga”, una mania che ha spinto la casa madre a postare:“Non sono su Twitter”. Seguito poi da tanti profili con la battuta pronta dietro l’angolo. La bandierina rossa indica un pericolo o un avvertimento, indicato con tweet pungenti e contestualizzato con l’emoji.

I tweet con la bandiera triangolare sono aumentati del +455% e l’emoji è stata utilizzata circa 1,5 milioni in tutto il mondo.

I tweet red flag più divertenti

Netflix India ci mette in guardia, non c’è dubbio:”fate attenzione quando il protagonista nota una ragazza solo quando si toglie gli occhiali e si trasforma”.

Twitter Netflix

Il profilo dell’Europa League sottolinea:”L’inno dell’Europa League non è un capolavoro”.

Restando in tema calcistico, il Manchester United ci tiene a far sapere che: “Cristiano Ronaldo non è il GOAT (migliore di tutti i tempi)”

Twitter Manchester

Anche il profilo di Crocs scrive:”Non sono una persona da Crocs”.

E poi… chi non ha mai bevuto una Pepsi nella sua vita?

Non potevamo sottrarci al tormentone e abbiamo rincorso anche noi la moda red flag su Twitter:

Best Place to work Italy

Great Place to Work Italia: come si diventa la migliore azienda in cui lavorare

Per il ventesimo anno consecutivo, Great Place to Work Italia, ha premiato le aziende vincitrici della Classifica delle migliori aziende per le quali lavorare in Italia.

Sono state premiate 50 aziende tra le 128 organizzazioni che hanno preso parte all’indagine sull’analisi di clima organizzativo e che rappresentano l’eccellenza dei luoghi di lavoro in Italia.

53.610 collaboratori appartenenti a queste aziende hanno espresso la propria opinione sull’ambiente lavorativo e l’analisi dei dati risultanti ha permesso di stilare questa classifica.

great palce to work - profilo collaboratori

Le aziende sono state suddivise all’interno di 4 categorie organizzate in base alla loro dimensione (numero di dipendenti).

La classifica Great Place to Work è basata principalmente sulle opinioni dei dipendenti delle aziende interessate alla qualità del proprio ambiente di lavoro: il personale, compilando il questionario Trust Index sull’analisi di clima aziendale, hanno assegnato dunque alla propria organizzazione il titolo di Best Workplace.

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Il modello su cui si basa il questionario Trust Index mette in evidenza come un ambiente di lavoro eccellente sia caratterizzato da tre relazioni fondamentali:

  • una relazione di fiducia reciproca con il management aziendale,
  • il rapporto di orgoglio per il proprio lavoro e per l’organizzazione di cui si fa parte
  • e la qualità dei rapporti con i colleghi.

Le dimensioni indagate sono 5: Credibilità, Rispetto ed Equità, misurano la fiducia dei dipendenti nei loro manager, mentre le altre due, Orgoglio e Coesione, mirano a valutare il rapporto dei dipendenti con il loro lavoro e la loro azienda, le loro sensazioni riguardo ad essi, e il divertimento nel luogo di lavoro con gli altri colleghi.

Great Place to Work Italy: la parola alle aziende

Abbiamo contattato diverse aziende inserite nella lista dei migliori posti per lavorare nel 2021 in modo da comprendere, attraverso le loro parole, quali siano le strategie e le best practice in grado di creare un ambiente di lavoro sereno e coeso, basato sulla fiducia e il rispetto, così da guadagnarsi l’ambito titolo di Best Workplace.

Serena Rossi – HR DIRECTOR · Stryker

serena rossi stryker

“Stryker è una vera people oriented company, dove il capitale umano viene valorizzato in ogni suo aspetto.

Alimentiamo ogni giorno relazioni basate sulla fiducia trasmettendo i valori della diversità e dell’inclusione, autentici acceleratori di ogni investimento sulle nostre persone.

Essere tra i Best Workplaces è un motivo di orgoglio e di miglioramento continuo.”

Piermattia Menin – Managing Director Human Resources Italy · DHL EXPRESS 

Piermattia Menin - Manging Director Human Resources Italy · DHL EXPRESS 

“Dietro a questo importantissimo riconoscimento c’è tanto lavoro e grande dedizione alle persone che lavorano in DHL; lavoro che non si concentra nel periodo di “rilevazione e survey”, ma che dura tutto l’anno.

Tutto parte dalla nostra Mission e di conseguenza dai nostri valori e comportamenti che sono per noi la stella polare a cui indirizzare ogni nostra azione. Attraverso un’attenzione quasi maniacale ai comportamenti di ognuno di noi, attraverso un coinvolgimento quotidiano che attraversa tutta l’organizzazione all’AD all’ultimo dei collaboratori, siamo riusciti in questi anni a trasferire un mindset che oggi è diffuso a tutti.

Un esempio molto pratico è quello di mantenere aperto un canale comunicativo a due vie con le persone. Le persone, con il proprio responsabile e i propri colleghi, si confrontano e si danno feedback in maniera continuativa in ottica di miglioramento continuo del proprio ambiente di lavoro.

A seguito di questi feedback vengono creati Action Plan di Team, monitorati nel tempo e sui quali capo e collaboratori fanno regolarmente il punto della situazione affinché insieme si possa cambiare rotta nel caso mutassero le esigenze delle persone.

Possono essere cose scontate, ma non lo sono affatto”.

Gianluca Bilancioni – CFO / HR DIRECTOR · Teleperformance

Gianluca Bilancioni - CFO - HR DIRECTOR - Teleperformance

“Due anni fa abbiamo preso coscienza che le persone non fossero il reale centro di Teleperformance: lo erano sulla carta ma non nel cuore, nello spirito, nella passione della nostra azienda.

Abbiamo raso al suolo la Funzione HR e dalle sue ceneri sono spuntate non procedure e istruzioni operative ma incontri personali che iniziavano con “come posso aiutarti nel lavoro quotidiano?” e terminavano con “quali sono i tuoi sogni personali e professionali?”.

Un fuoco di passione ha incendiato Teleperformance e ogni cosa si è illuminata.

La luce ha inondato l’azienda e ricevere il Premio “Great Place to Work” per la prima volta nella storia di un Contact Center italiano è sembrato quasi scontato”.

Marco Russomando, Head of HR & Organization di illimity

Marco Russomando, Head of HR & Organization di illimity

“Fin dalla nascita di illimity, poniamo un’attenzione particolare alle persone, tanto da renderle uno dei pilastri di sostenibilità dell’azienda.

Ascoltiamo continuamente gli illimiters: abbiamo un sistema di welfare su misura, corsi di formazione trasversali ed abbiamo attivato il programma illimity w.o.w. (Way of Working) che ci permette di lavorare per metà del tempo in ufficio e per l’altra metà da un’altra parte, non necessariamente a casa.

Uno dei nostri focus è la ‘Diversity & Inclusion’, un concetto molto integrato nella cultura aziendale; nei nostri oltre 700 illimiters sono, infatti, presenti oltre 20 nazionalità e cerchiamo sempre di garantire la parità di genere ed il giusto equilibrio nelle competenze.

Perché la performance collettiva è il motore di tutto ed è un multiplo di quella individuale”.

Facebook investe nel talento europeo per contribuire a costruire il metaverso

Facebook è all’inizio di un percorso per contribuire a costruire la piattaforma informatica del futuro. Lavorando con altre realtà, sviluppano quello che viene comunemente definito il metaverso – una nuova generazione di esperienze virtuali interconnesse che utilizzano tecnologie come la realtà virtuale e aumentata.

Il metaverso si basa sull’idea che rafforzando la sensazione di “presenza virtuale”, l’interazione online può diventare molto più vicina all’esperienza che si ha con le interazioni di persona. Il metaverso ha il potenziale di aiutare a sbloccare l’accesso a nuove opportunità creative, sociali ed economiche. E saranno gli europei a plasmarlo fin dall’inizio.

Nessuna azienda sarà proprietaria del metaverso, né lo gestirà. Come nel caso di Internet, la sua caratteristica distintiva sarà di essere aperto e interoperabile. Per far nascere tutto questo sarà necessaria la collaborazione e la cooperazione tra aziende, sviluppatori, creator e politici. Per Facebook, richiederà anche continui investimenti nel prodotto e nei talenti tecnologici e questa crescita riguarderà tutta l’azienda. 

facebook logo con sfondo tipo matrix

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Per questo motivo oggi annunciamo un piano per creare 10.000 nuovi posti di lavoro altamente qualificati nell’Unione Europea (UE) nei prossimi cinque anni. Questo investimento è un voto di fiducia nella forza dell’industria tecnologica europea e nel potenziale del talento tecnologico europeo.

L’Europa è estremamente importante per Facebook. A partire dalle migliaia di dipendenti in presenti nell’Unione Europea, fino ai milioni di aziende che utilizzano le nostre app e i nostri strumenti ogni giorno, l’Europa è una parte importante del nostro successo, come lo è Facebook del successo delle aziende europee e dell’economia in generale.

Questo è un momento entusiasmante per la tecnologia europea. L’UE offre una serie di vantaggi che la rendono un luogo ideale per le aziende tecnologiche per investire – un mercato di consumo di grandi dimensioni, università eccellenti e, soprattutto, talenti di alto profilo. Le aziende europee sono all’avanguardia in diversi campi, che si tratti della biotecnologia tedesca che ha contribuito a sviluppare il primo vaccino MRNA o della coalizione di neo-banche europee che stanno facendo da apripista al futuro della finanza.

La Spagna sta assistendo a livelli record di investimenti in start-up che soddisfano qualsiasi bisogno, dalla consegna di generi alimentari online alla neuro-elettronica, mentre la Svezia è pronta a diventare, entro il 2023, la prima società al mondo senza contanti.

Tutto sul nuovo Design del sito di Facebook

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Da tempo crediamo che il talento europeo sia leader a livello mondiale, ed è per questo che abbiamo effettuato investimenti così consistenti nel corso degli anni – dal finanziamento di borse di studio per l’Università Tecnica di Monaco, all’apertura del nostro primo grande laboratorio europeo di ricerca sull’Intelligenza Artificiale con il programma di accelerazione FAIR in Francia, fino all’apertura della sede dei Facebook Reality Labs a Cork.

Oltre ai talenti tecnologici emergenti, l’UE ha anche un ruolo importante da svolgere nel definire le nuove regole di internet. I politici europei sono in prima linea nell’aiutare a includere valori europei, come la libertà di espressione, la privacy, la trasparenza e i diritti delle persone, nel funzionamento quotidiano di internet. Facebook condivide questi valori e nel corso degli anni abbiamo intrapreso azioni significative per sostenerli. Speriamo di vedere il completamento del Mercato Unico Digitale per sostenere ulteriormente gli attuali punti di forza dell’Europa, così come la stabilità sui flussi di dati internazionali che sono essenziali per una fiorente economia digitale.

Nell’iniziare il viaggio per trasformare il metaverso in una realtà, una delle più urgenti priorità per Facebook è quella di trovare ingegneri altamente specializzati. Non vediamo l’ora di lavorare con i Governi di tutta l’UE per trovare le persone giuste e i mercati giusti per portare avanti questo obiettivo, come parte di una prossima campagna di reclutamento che avverrà in tutta la regione. E mentre Facebook continua a crescere in Europa, speriamo di investire di più nel suo talento e continuare a innovare in Europa, per l’Europa e il mondo.