Come utilizzare Instagram Shopping: la guida completa

Dati alla mano, Instagram conta più di un miliardo di utenti attivi al mese ed è sempre di più in crescita: hai mai pensato che il social dei cuoricini potrebbe già essere uno dei tuoi migliori alleati per promuovere il tuo eCommerce? Ti spieghiamo qualcosa in più, caro Ninja.

Cos’è Instagram Shopping

Un insieme di veri e propri “negozi su Instagram”, un’opzione molto interessante  per chi ha un eCommerce e vuole vendere direttamente dalla piattaforma social. È un modo per interagire ma anche fare acquisti: immagina un grande shop, ma all’interno di Instagram, in grado di creare un’esperienza di acquisto più interattiva.

Come funziona lo shopping su Instagram

Instagram Shopping è molto più semplice di quanto tu possa immaginare. Ciò che devi proporti di fare è rendere i contenuti più allettanti, in modo che le persone trascorrano più tempo sull’app, controllando i negozi che amano e scoprendo nuovi marchi, quindi anche il tuo.

Pronto a iniziare? Per trovare i negozi che desideri esplorare o da cui acquistare, vai nell’app e clicca sulla piccola icona dello shopping simile a una borsa della spesa.

Da lì, vedrai negozi dei brand che già segui, oltre ad alcuni che sono consigliati in base alle tue interazioni su Instagram. Puoi anche cliccare su “Scelte degli editori” per scorrere le diverse categorie  (come le guide ai regali), e per esplorare le raccolte e altri consigli; se invece clicci su “Esplora gli shop”, vedrai inoltre un elenco di brand che già segui e che sono presenti tra gli i negozi.

Dopo aver cliccato su un negozio, vedrai i prodotti e le collezioni che hanno a disposizione e potrai saperne di più o scegliere di acquistare, proprio come faresti su un eCommerce.

LEGGI ANCHE: Come la percezione che abbiamo dei brand condiziona le nostre scelte d’acquisto

Come configurare un negozio Instagram

Per creare un negozio su Instagram per il tuo brand, devi avere un  account Instagram Business e devi essere idoneo a crearlo: secondo Instagram, devi operare in un mercato supportato  (a seconda della tua posizione) e avere un sito di eCommerce da cui vendere i prodotti. Ricorda sempre che Instagram Shopping è un’estensione del tuo negozio di eCommerce, non necessariamente un sostituto.

Dopo di ciò, dovrai connettere il tuo account Facebook (e più avanti ti spieghiamo perché!); segui i passaggi che Instagram suggerisce per configurare il tuo account, caricare le immagini dei prodotti e “attivare gli acquisti”.

Ecco alcuni suggerimenti da tenere a mente mentre esegui questi passaggi tecnici:

  • Usa immagini di alta qualità per i tuoi prodotti e le tue collezioni: pensa al tuo negozio Instagram come a una sorta di catalogo interattivo. Sii selettivo riguardo alle immagini che stai utilizzando per i tuoi prodotti. Assicurati che si distinguano e mostrino molti dettagli.
  • Inserisci tutte le informazioni sui prodotti: immagina sempre di comporre un catalogo, perciò dovrai inserire tutte le informazioni su ciascun prodotto, inclusi prezzi, colori, dimensioni, gusti, tipi, ecc. spedizione e altri dettagli.
  • Preparati a taggare: dopo aver configurato il tuo negozio, l’ultimo passaggio consigliato da Instagram è iniziare a taggare. Quando carichi un’immagine, seleziona “Tagga prodotti” e digita il nome del prodotto che desideri taggare in quel post. Potrai farlo anche su Instagram Stories.

Vantaggi di avere un negozio Instagram

Torniamo ai numeri. Secondo Instagram, il 60% delle persone intervistate ha dichiarato di scoprire nuovi prodotti grazie all’app in questione.

Facebook afferma invece che il 70% delle persone indicate come appassionati di shopping si rivolgono a Instagram per fare acquisti e il 36% di tutti gli utenti di Instagram considera lo shopping un appassionante hobby. Un buon inizio, non è vero?

Ecco alcuni altri vantaggi per investire su Instagram Shopping:

  • È gratuito: ci sono solo le commissioni sulle vendite effettive.
  • È un altro negozio online: un ulteriore punto di contatto con i tuoi clienti.
  • È un catalogo mobile: Instagram ha progettato queste funzionalità in modo semplice e pratico, per mettere a disposizione tutte le info in un colpo solo.
  • È un modo per costruire il tuo seguito: non solo hai la possibilità di vendere quindi di guadagnare, ma anche di far crescere la tua community.

Instagram Shopping vs. Facebook Shops

Seppure siano piattaforme diverse, sono entrambe sotto l’ombrello di Facebook.

Ricorda che Facebook possiede Instagram il che significa che Facebook alimenta Instagram Shopping: per questo motivo, per configurare il tuo negozio Instagram, dovrai collegarti al tuo account Facebook il cui pagamento sarà elaborato tramite Facebook Pay.

Sappiamo cosa ti stai chiedendo in questo momento: occorre aprire sia un negozio Instagram sia un negozio Facebook? Considerando che hai necessariamente bisogno di Facebook per avviare Instagram Shopping, potrebbe valere la pena avere prodotti su entrambe le piattaforme; è infatti possibile utilizzare gli stessi prodotti e le stesse collezioni. Inoltre, la tua target audience potrebbe trascorrere più tempo su Instagram che su Facebook, quindi vale la pena investire su entrambi.

LEGGI ANCHE: 5 tips per creare Reels epici su Instagram

Facebook Pay, al tuo servizio

Come si fa a comprare e vendere effettivamente con Instagram Shopping?

L’opzione più semplice è quella dell’acquisto diretto dal tuo sito di eCommerce. Gli acquirenti verranno quindi indirizzati al tuo sito web, in un browser all’interno dell’app Instagram, anziché elaborare l’acquisto tramite la piattaforma Instagram.

Tuttavia, se desideri “bloccare” gli acquirenti in questo passaggio, puoi impostare le opzioni di pagamento per consentire la transazione tramite Instagram. Quando configuri il tuo negozio, dovrai perciò collegarti a Facebook Pay. Quando una persona acquista dai negozi su Instagram, dovrà inviare le informazioni sulla carta di credito, carta di debito o PayPal per utilizzare Facebook Pay  e finalizzare la transazione.

Come promuovere il tuo negozio Instagram

Una volta che lo shop è attivo, non ti resta che iniziare a promuoverlo.

  • Punta sulle collezioni: Instagram consiglia di  puntare su stagioni, vacanze o momenti pop per creare collezioni che si colleghino e attirino gli acquirenti.
  • Semplifica gli acquisti: quando crei post e storie, assicurati di scegliere l’opzione “Tagga prodotto” per collegarti direttamente ai prodotti del tuo negozio. Inoltre, Facebook consiglia di  aggiungere call to action nei sottotitoli per ricordare agli acquirenti cosa fare. Un altro tip è aggiornare la tua biografia con le informazioni sugli acquisti.
  • Investi in pubblicità: vuoi raggiungere ancora più persone con il tuo negozio Instagram? Potresti considerare di lanciare un annuncio su Instagram  con tag cliccabili che attirano le persone nel tuo negozio.

Alternative allo shopping su Instagram

Mettiamo le cose in chiaro: Instagram Shopping non è universale e potrebbe non rappresentare la piattaforma giusta per il tuo brand. I motivi potrebbero essere vari:

  • Non ho l’età. È vero che Instagram è molto popolare, ma non tutti sono presenti sul social. Se il mercato di riferimento del tuo brand non è particolarmente social o non ha “l’età giusta” allora puoi evitare Instagram Shopping.
  • No catalogo, no party. Instagram Shopping funziona bene con le collezioni, consentendo ai brand di lanciare o promuovere gruppi di prodotti. Se vendi solo un articolo, potrebbe non valere la pena dedicare il tuo tempo ad aprire un canale shop. Tuttavia, anche un prodotto, se fotografato e promosso bene, potrebbe essere popolare lì.
  • L’anima non conta. I prodotti o servizi digitali non sono vendibili con l’app, è sempre necessario vendere un prodotto fisico.

Ricordati che il web è bello perché è vario: puoi sempre scegliere un’alternativa a Instagram Shopping. Gli esempi possono includere:

  • Like2Buy : Con Like2Buy, puoi creare soluzioni acquistabili, oltre a creare altri inviti all’azione, come la richiesta di indirizzi e-mail di potenziali clienti.
  • Yotpo : oltre a diversi strumenti di marketing per l’e-commerce, Yotpo offre uno strumento di integrazione di Instagram.
  • FourSixty : pubblicizzando un’estetica incentrata sul design, FourSixty fornisce strumenti di marketing per Instagram, comprese le gallerie acquistabili e la pianificazione.
mobile-first-indexing

Mobile first indexing: cosa cambia con l’aggiornamento di Google

  • A marzo sarà effettivo il rilascio del nuovo aggiornamento mobile first annunciato da Google
  • Se prima la versione mobile di un sito era solo primaria, ora sarà l’unica considerata dal crawler
  • Tutti i contenuti ottimizzati solo per desktop non appariranno in SERP

 

Il numero di persone che possiede uno smartphone o più di uno ha superato nettamente il numero di persone che possiede un PC. Non solo la maggior parte delle ricerche viene effettuata da mobile, ma il dato più interessante è che il 77% delle ricerche effettuate da mobile avviene tramite una rete domestica o aziendale, dunque luoghi in cui è quasi certo che vi sia la possibilità di connettersi da desktop.

Attualmente nel mondo del web tutto sembra suggerire per il futuro una svolta dal mobile first al mobile-only. Per chi si occupa di SEO è fondamentale capire precisamente tutto ciò che questa transizione comporta ed essere coscienti che qualsiasi contenuto online sarà fruito prevalentemente (o esclusivamente?) da iPhone o smartphone.

Verso il mobile-only

La transizione di Google verso il mobile-first è iniziata già da alcuni anni, precisamente dal 2015, anno in cui i dai relativi al traffico mobile su Google ha superato per la prima volta quello da desktop. L’anno seguente, Google ha annunciato in via ufficiale la sua intenzione di rendere primaria l’indicizzazione mobile.

mobile-first-indexing

Se dal 2018 la versione desktop è passata in secondo piano agli occhi del crawler, a partire da marzo 2021 verrà ignorata del tutto e il nuovo aggiornamento di Google sancirà il passaggio all’indicizzazione 100% mobile.

Tutti i contenuti (immagini, video, pdf, ecc.) che sono presenti solo nella versione desktop e non in quella mobile,  non costituiranno fattore di ranking per il motore di ricerca, sparendo quindi dalla SERP.

LEGGI ANCHE: La banca mobile-first, che vive unicamente nello smartphone

Come SEO Specialist, è bene prepararsi per tempo e fare in modo che questo aggiornamento non vada in qualche modo a penalizzare le pagine del tuo sito.

Costruire un sito mobile-friendly: cosa vuol dire?

Affinché i contenuti siano restituiti dal motore di ricerca in risposta alle query mobile è necessario che il sito sia ottimizzato per la user experience da dispositivi mobile. Quali sono le caratteristiche imprescindibili per un sito mobile friendly?

  • Veloce. Il tempo di caricamento di una pagina non deve superare i 3 secondi
  • Funzionale. Tutti i contenuti della pagina devono poter essere visualizzati e fruiti correttamente
  • Finger-friendly. Tutti i punti di contatto, siano link, pulsanti, form da compilare, devono essere “a prova di dito” ed essere posizionati nello spazio della pagina nell’ottica di un’interazione da un schermo touchscreen di piccole dimensioni
  • Libero da redirect ed errori. Le richieste URL devono restituire codici di stato 200, che notificano l’avvenuta ricezione e accettazione della richiesta da parte del server.

Per implementare la versione mobile di un sito, sono tre le strade consentite da Google, riconducibili a due approcci differenti, la prima che prevede l’utilizzo delle stesse URL per la versione mobile e quella desktop, il secondo che invece associa le due versioni a URL diversi.

  1. Responsive Web Design. Le pagine web conservano lo stesso URL per la versione mobile e quella desktop e il server restituisce sempre lo stesso HTML: l’output è lo stesso per tutti i dispositivi.
  2. Dynamic Serving o adapting design. Anche in questo caso gli URL rimangono invariati, ma il server risponde con output differenti, restituendo HTML e CSS diversi a seconda del dispositivo da cui avviene la richiesta.
  3. URL separate. A URL diverse corrispondono output diversi, con due versioni del sito distinte e ottimizzate per entrambi i dispositivi.

Il vantaggio principale di mantenere le stesse URL è che il sito mobile ha la possibilità di ereditare in modo più efficace le caratteristiche SEO della versione desktop.

Benché l’implementazione di una versione mobile distinta può risultare efficace per i tempi di caricamento della pagina, l’ottimizzazione dei contenuti e la user experience in generale, il primo dei 3 approcci è considerato il più sostenibile in termini di budget, sviluppo e manutenzione.

mobile-first-indexing

Cosa c’è da sapere per prepararsi entro marzo 2021

A questo punto la domanda è: tutto questo come influenzerà l’indicizzazione di un sito web? Per rispondere in maniera esaustiva a questa domanda è bene enumerare alcuni punti chiave, importanti per comprendere in cosa si tradurrà in termini di risultati di ricerca.

1. L’indicizzazione mobile first non può essere disattivata

Una volta che il tuo sito viene spostato all’indicizzazione mobile-first non puoi tornare indietro. L’attivazione non viene effettuata manualmente, ma in modo automatico e irreversibile. Di conseguenza, dovrai assicurarti per tempo che il tuo sito sia correttamente indicizzato per i dispositivi mobile.

La buona notizia è che la maggior parte dei siti non richiederà modifiche significative, in particolar modo se si tratta di un sito responsive o dynamic serving, come confermato dagli sviluppatori di Google:

If you have a responsive site or a dynamic serving site where the primary content and markup is equivalent across mobile and desktop, you shouldn’t have to change anything.

Controllare se il tuo sito è già stato spostato su mobile-first è un modo molto semplice, mediante lo strumento di controllo degli URL della Search Console di Google (URL inspection).

priorità alla navigazione da mobile

2. L’indice di Google è uno e uno solo 

Si tratta di uno dei malintesi più frequenti, ovvero quello di credere che Google detenga due indici, riservati rispettivamente a desktop e mobile. In realtà, l’indice di Google è uno solo e quando si parla di “indicizzazione mobile-first” ci si riferisce alla scansione del Googlebot che considera la versione mobile come primaria, non all’indice di Google per i contenuti mobile.

Se le versioni del tuo sito per desktop e mobile sono equivalenti, il passaggio all’indicizzazione mobile-first non avrà nessun impatto sul posizionamento; al contrario se sono presenti due versioni distinte, gli utenti visualizzeranno in SERP soltanto gli URL mobile.

3. L’indicizzazione mobile first del sito può essere testata

Sempre all’interno della Search Console di Google puoi avere la possibilità di verificare che il tuo sito e sia indicizzato correttamente per i dispositivi mobile, servendoti del Mobile-friendly tool test.

aggiornamento di google

Mediante questo strumento puoi individuare facilmente eventuali problemi di usabilità mobile, come errori o risorse bloccate, che potrebbero ostacolare la comprensione della pagina da parte del motore di ricerca.

Mobile-first-indexing

È bene ricordare che usabilità mobile e indicizzazione mobile sono due cose ben diverse, ma se l’esperienza di navigazione è scadente, questo comporterà delle ripercussioni anche sulla capacità di posizionamento della pagina.

Allo stesso tempo, come ci ricorda John Mueller, Webmaster Trends Analyst di Google: “Un sito può essere o non essere indicizzabile dal punto di vista mobile, ma contenere comunque tutti i contenuti necessari per l’indicizzazione mobile-first.

L’esempio riportato per rendere meglio questo concetto è quello di un file PDF, la cui lettura e navigazione da dispositivi mobili può risultare molto ostica, ma di cui il testo può comunque essere perfettamente indicizzato per i dispositivi mobili.

4. Stessa esperienza di navigazione su mobile e desktop

Uno dei problemi più comuni deriva dal fatto che molto spesso, per offrire una user experience ottimale, sviluppatori e designer tendono a nascondere numerosi elementi presenti nella versione desktop, quando il sito viene visualizzato su dispositivi mobile.

Ma, dal momento che la versione mobile è primaria agli occhi del motore di ricerca, è importante restituire la stessa esperienza di navigazione su desktop e mobile e mantenere una coerenza tra le due versioni.

È necessario studiare le modalità di visualizzazione di determinati elementi, come immagini e video, piuttosto che rimuoverli, come raccomandano gli stessi sviluppatori di Google nella guida dedicata alle best practice per l’indicizzazione mobile:

Sebbene i progettisti potrebbero essere tentati di migliorare l’usabilità mobile rimuovendo i contenuti, ciò può comportare perdite di traffico.

La nostra raccomandazione è di dedicare del tempo alla formazione di tutte le parti interessate coinvolte in un sito e giustificare il motivo per cui è importante lavorare sulla visualizzazione dei contenuti in modo intuitivo per gli utenti mobili, piuttosto che nasconderli o rimuoverli.

Indicizzazione da mobile

5.  Assicurati che il tuo sito carichi velocemente sui dispositivi mobile

Quando si parla di indicizzazione mobile first, la velocità è sempre un vantaggio competitivo.

Per essere più precisi, non è la velocità del sito a costituire un fattore di ranking, ma sono piuttosto i tempi di caricamento troppo lunghi a giocare a sfavore dell’indicizzazione, costituendo un motivo di declassamento.

Assicurati di indicizzare correttamente per gli utenti oltre che per i motori di ricerca: pagine con tempi di caricamento troppo lunghi farebbero di certo aumentare la frequenza di rimbalzo, e di conseguenza sul traffico e sul tasso di conversione.

LEGGI ANCHE: La regola dei 15 secondi: ecco perché gli utenti lasciano il tuo sito

6. Gestire versioni desktop e mobile distinte

Quest’ultimo punto può interessarti se per il tuo sito sono state implementate due versioni separate per desktop e mobile, con URL differenti.

Normalmente, Google sconsiglia questa modalità, in quanto più onerosa in termini di sviluppo e manutenzione, ma se hai scelto questo approccio, ecco una serie di passaggi da seguire per assicurarti che il tuo sito non abbia problemi:

  • Implementa correttamente gli elementi rel = canonical e rel = alternate tra le versioni per dispositivi mobili e desktop del tuo sito
  • Verifica il set-up del file robots.txt per entrambe le versioni affinché non impedisca la scansione di contenuti chiave e, in generale, che non ostacoli il crawler
  • Configura e verifica entrambe le versioni del tuo sito nella Search Console per consentire l’accesso a tutti i tuoi dati, avvisi e messaggi
  • Assicurati che per ogni paginA desktop ce ne sia una corrispondente per dispositivi mobili. Se alcune pagine vengono escluse dalla versione mobile, non saranno incluse nell’indice di Google.

«Fra, ‘sta lavatrice è più intelligente di me». Chi è il Social Media Manager di Unieuro

“Lui, Lei, Loro”, oppure parafrasando Pirandello, “uno, nessuno e centomila”: chi si nasconde dietro la figura ormai iconica del Social Media Manager di Unieuro, divenuta star incontrastata del web? L’idea creativa della campagna digital travolge la rete: oltre 61mila reazioni, 13mila commenti e circa 11,5mila condivisioni per il post di lancio della lavatrice, fino a diventare trend topic su Facebook e Twitter. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, nessuno ne conosce l’identità. Un post divenuto virale in poche ore, trasformandosi in un vero e proprio caso di studio. Le chiavi del successo? Ironia e sarcasmo per una comunicazione che rompe gli schemi.

Il flusso di coscienza che sovverte le regole del Marketing

“Più leggete, più scriviamo. Diventa un girone dantesco”, scrive il Social Media Manager di Unieuro, mentre i commenti si moltiplicano. Un flusso di coscienza social, che quasi ricorda la dilatazione spazio-temporale di James Joyce, quasi in un risvolto psicoanalitico, immersi nella giornata infinita del Social Media Manager, in cui la lavatrice diventa pretesto per una narrazione che crea identificazione, sovvertendo le regole del Marketing digital.

Un “delirio comunicativo” che fa ridere, divertire, appassionare migliaia di persone. Un linguaggio con un tono of voice amichevole, familiare, moderno. Anche la lavatrice viene umanizzata e diventa “la ciaciona” a cui voler bene. Più che una strategia di advertising, la sensazione è di trovarsi di fronte allo script di una sceneggiatura, in un processo creativo in costante divenire, di cui l’autore è co-autore.

Abbiate il coraggio di innovare, di stravolgere, studiate bene i vari canali ed uscite dall’appiattimento

è l’invito di Alessandro Orlandi, Direzione Creativa Esecutiva BCube. “Mi auguro possa essere un invito per le agenzie a trovare nuovi stimoli. Il vantaggio dei social è la velocità, abbiamo feedback in real time. Spero che questa campagna dia una scossa. Qualcosa di diverso e altamente efficace si può fare, senza snaturare la logica prodotto-prezzo-descrizione. Le regole si possono cambiare”.

Alessandro, chi è il Social Media Manager di Unieuro? Chi si nasconde dietro i post?

«Dietro una figura mitologica c’è sempre un fondo di realtà. La realtà si chiama BCube, che si distingue da diversi anni per l’attività social. Conosciamo bene le regole di base, per cui ci piace rivoluzionarle. È possibile perché, alla base, c’è l’esperienza BCube che seleziona talenti e noi ne abbiamo tanti. È un’identità plurale, quindi. Insieme a me anche Andrea Stanich alla direzione creativa esecutiva, Alessandro Miasi e Piergiorgio Adragna (team creativo), Alessandro Miasi, Piergiorgio Adragna, Alessandro Saraceno, Alessandro Magnani (team scrittura), Alessandro Guarino (strategy director) e Alessandro Saraceno (project manager). Sarebbe impensabile dietro una campagna del genere l’assenza di una squadra».

Sorprendente la reazione dell’audience. Il lettore/utente diventa co-maker e parte integrante del processo creativo: è stato un effetto inaspettato o desiderato? Soprattutto come nasce l’dea della campagna?

«Nasce dal desiderio di uscire dalla routine, dall’ordinario. Dalla voglia di fare quello che devi fare, ma in un modo diverso. A volte si rischia di essere “dei ragionieri della comunicazione”. Abbiamo cercato questa risposta nel pubblico, volevamo dare una scossa al piattume di Facebook. I social network vanno ad una velocità incredibile, si pensi ai meme che hanno una vita brevissima, da uno a tre giorni, dopo i quali crolla l’hype. L’importante, essendo una strategia per il cliente, è che abbia una visione lunga. Unieuro è un bando vinto un anno fa. Un anno molto particolare, condizionato dal Covid. In genere dedichiamo qualche mese allo studio: se il cliente non funziona bisogna agire subito. Unieuro invece aveva già affezione da parte del pubblico, ma poteva funzionare ancora meglio. Quindi, come stimolare la fanbase?».

«Il talento si annoia. La comunicazione di prodotto-prezzo-descrizione comporta routine, day by day. È indispensabile uscire da questa quotidianità. Questo post, inoltre, è l’esplosione finale, ma la miccia l’abbiamo accesa nella comunicazione precedentemente».

Alessandro Orlandi, Direzione Creativa Esecutiva BCube

“Più leggete più scriviamo. Diventa un girone dantesco”: come si gestisce un processo creativo in cui l’utente diventa co-autore?

«La forza di questa idea creativa è che in genere i brand non parlano il linguaggio delle persone. Può una marca parlare come un essere umano? È normale che gli individui, condividendo lo stesso codice, rispondano e costruiscano un dialogo insieme. Abbiamo ipotizzato un tone of voice confidenziale. Ritorniamo al principio che, se conosci bene le regole dei media, puoi sovvertirle.

“Il mio è un flusso di coscienza”, scrive il Social Media Manager Unieuro, confessando di essere stato ad un corso per imparare come “si scrivono i post fighi”: in realtà la campagna pubblicitaria sperimenta un nuovo format per attrarre l’attenzione dell’utente?

«Il coinvolgimento, l’utilizzo di un linguaggio comune, la co-creazione insieme alle persone non rompe solo le barriere. Si diventa parte del palco, diventa una performance, in cui tutti aggiungono. Noi avevamo un’idea, che era il post, l’atteggiamento. I nostri commenti che si sono poi susseguiti non erano scritti a tavolino, sono andati tutti in freestyle, seguendo l’evoluzione della conversazione. Immaginavamo di intervenire come nella moderazione, con risposte all’utente. Abbiamo notato che l’apertura e il lancio di altre discussioni performavano meglio. Alcune regole del tipo “si risponde ad ogni commento” le abbiamo sovvertite in corso d’opera. Il punto in cui scrivevamo “a ragà vediamoci in teams che il cliente vuole altri comenti” era reale, ci rappresentava, perché simulava la chat del team creativo, tutti collegati in smartworking in un open space virtuale. Tutto ciò dimostra che la comunicazione tra le persone è in continua evoluzione. Anche quella dei brand, per farla funzionare e non creare un distacco, si deve evolvere. I vari social hanno regole, contenuti e codici che si basano sulla media dei successi delle campagne precedente. Sono quindi già il passato. Canoni che non sono certezza di successo, ma solo la scongiura dell’insuccesso. Quindi seguire le regole significa realizzare qualcosa di expected, ma se si vuole creare qualcosa di straordinario, occorre impararle, farle proprie e poi stravolgerle».

Dal “sei sprecato in questo ruolo”, all’essere definito “genio dell’onda d’urto” fino “mi vuoi sposare”: tutti vogliono il Social Media Manager

«È un gioco sottile, ma è divertente farlo. L’ironia vincente. La conduttrice Andrea Delogu ci ha detto che ci voleva sposare: abbiamo fatto una riunione di notte, un brainstorming concitato, per capire come rispondere. Così le abbiamo fatto recapitare una lettera, con una confezione con luci a led e dentro come anello uno stringitubo della lavatrice, con incisi i nomi. La follia insomma alla proposta di matrimonio».

team group

Da advertising a plot di una sceneggiatura?

«In effetti il primo post lo potremmo immaginare come un episodio pilota. Il vantaggio dei social, rispetto al cinema, è avere feedback in real time. Quindi la sceneggiatura si è mossa così come un teatro di improvvisazione. Un pièce teatrale con il pubblico che sale sul palco. È quasi arte dell’improvvisazione, ma devi conoscere bene le tue capacità e i limiti».

Continuerà la web series? Il Social Media Manager continuerà a vivere?

«È importante continuare a stupire e a stupirci, oltre il cliché di se stessi. Stiamo cercando di capire la possibile evoluzione del personaggio».

Come si è inserita la campagna digital all’interno della comunicazione dell’immagine dell’azienda Unieuro? A rischio la storia, l’identità? O la rimette in gioco e la rende smart, dinamica e giovane, migliorando la brand reputation?

«Il nostro vantaggio è che Unieuro ha sempre creduto nei social. Alla base c’è un po’ di follia che ha creato sinergia. Se non ci si mette in gioco non si può ottenere di più. L’azienda ha accolto il personaggio. L’idea è non farlo diventare una striscia quotidiana, ma creare un’aspettativa».

Non clichè di se stessi, quindi. Come si evolverà in futuro la figura del Social Media Manager?

«Per il successo editoriale non basta un Social Media Manager. C’è bisogno di uno strategist per capire come funzionano i canali per il settore di riferimento e il brand. Al di sopra una direzione creativa esecutiva, ma anche una coppia creativa che vada a comunicare la cosa migliore per il cliente. Poi ci sono “i Social Media Manager”, molti più di uno. È il team che è indispensabile».

L’errore digital da non commettere mai?

«La mancanza di rispetto. È intollerabile».

emozioni-scelte irrazionali-ninja marketing

Come la percezione che abbiamo dei brand condiziona le nostre scelte d’acquisto

  • Le nostre scelte di acquisto non dipendono pienamente dalla funzionalità del prodotto, ci aspettiamo dai brand una maggiore conoscenza delle nostre storie, dei nostri vissuti e delle nostre emozioni
  • L’influenza dei brand non segue un percorso verticale, con una comunicazione unilaterale ma avviene attraverso uno scambio di emozioni ed empatia
  • I prodotti dunque passano in secondo piano rispetto ai valori e alle emozioni attraverso cui ci immedesimiamo

Siamo abituati a pensare che le decisioni che portano a compiere l’acquisto di un prodotto siano il frutto di scelte razionali. E se invece a scegliere fossero le emozioni?

Il processo decisionale non segue un percorso lineare, non è totalmente il risultato di ricerche e analisi di mercato fondate sulla funzionalità del prodotto e sulla semplice necessità personale. O almeno, non è più così.

Il marketing è da sempre concentrato sullo studio dei consumatori, sui loro desideri e sulla percezione che questi hanno nei confronti dei brand. Negli ultimi anni la guerra dei marchi per differenziarsi dalla moltitudine è diventata spietata con i nuovi canali di comunicazione. Il problema fondamentale rimane quello di catturare l’attenzione, farsi ricordare, diventare un modello e infine entrare nelle nostre case. Costruire e mantenere la propria awareness è il compito più difficile per i brand.

La rivoluzione dei consumatori

Noi consumatori, del resto, siamo diventatati più furbi e più pretenziosi rispetto alle nostre esigenze. Non ci accontentiamo più dei messaggi unidirezionali, abbiamo spodestato il brand dal suo trono e lo abbiamo voluto mettere al nostro pari. Tempestati per anni da loghi, messaggi e immagini abbiamo ormai affinato le nostre preferenze e i nostri valori, imponendo le nostre personalità.

Ovviamente, in questa evoluzione le aziende hanno dovuto rivalutare le loro certezze, i loro studi ed anche le loro teorie economiche.

Le ricerche di mercato di tipo quantitativo trovano ormai uno spazio molto ristretto per intuire i comportamenti di acquisto. A muovere le preferenze sono le scelte personali legate al legame emotivo con il brand attraverso la condivisione dei valori, della sua storia e alla manifestazione che l’azienda ha rispetto ai cambiamenti sociali e alle evoluzioni culturali.

Basti pensare a Gucci con le sue modelle lontane dagli stereotipi di bellezza, a Dove con le sue testimonial rispecchianti la vera società fatta di donne normalmente “imperfette”. Come anche Nike: ricordiamo i manichini plus size o i diversi spot contro gli stereotipi o a favore dell’inclusività.

nike-dream crazy-ninja marketing

Scelte razionali di cuore

Nel 1975 la Pepsi Company decise di avviare una ricerca di mercato per provare a spodestare la Coca-Cola dal primato dei soft drink. L’esperimento prevedeva l’offerta di due bicchieri anonimi di bevande (uno contenente Pepsi e l’altro Coca-Cola) a qualsiasi cliente dei supermercati di tutto il mondo, chiedendo quale bevanda fosse migliore. La raccolta dei dati fece ipoteticamente ben sperare in vendite superiori per Pepsi. Ma non andò così. Perché?

Nel 2003 il direttore dello Human Neuroimaging Lab di Houston riprese lo studio ma cambiando la modalità di raccolta dati. Decise di utilizzare su diverse persone l’fMRI (Risonanza Magnetica Funzionale) macchinario in grado di guardare all’interno del cervello umano, illuminandosi esattamente dove si verifica l’attività cerebrale in risposta ad uno stimolo. Durante la prima somministrazione di bevande anonime, il dottor Montague confermò le preferenze per Pepsi. Ma alla seconda somministrazione, dichiarando prima i nomi dei brand, il 75% delle preferenze andò invece a Coca-Cola. L’attività cerebrale “accesa” indicava la predominanza del pensiero emozionale.

L’esperimento di neuromarketing ha osservato come, sebbene il gusto più gradevole a livello inconscio fosse quello della Pepsi, le emozioni suscitate da Coca-Cola prevalevano sulla preferenza.

Da qui, le tecniche delle neuroscienze (come l’fMRI) sono state ampiamente usate nel marketing e nella comunicazione per osservare la percezione di un prodotto o l’efficacia di una campagna pubblicitaria.

pepsi-coca-cola-esperimento-emozioni-ninja marketing

 Le emozioni scavalcano il prodotto

L’esperimento Pepsi-Coca-Cola ha dimostrato come la percezione di un brand possa influenzare inesorabilmente le nostre preferenze.

Un marchio che ci coinvolge emotivamente attraverso i suoi aspetti, che siano i colori, i ricordi suscitati, la musica, l’immedesimazione, sarà quella spinta invisibile, anzi irrazionale, che ci farà allungare la mano verso quel determinato prodotto. Ce lo ricordano ad esempio Harley-Davidson o P&G.

La leva è sì quella delle emozioni, ma da ricercare anche (e soprattutto) nella sfera sociale ed individuale. E questo, le aziende e il marketing lo hanno ben capito, trasformando la loro comunicazione verticale in una alla pari, vicino ai pensieri, a ciò che provano gli individui. D

a qualche anno assistiamo ad un cambiamento di ruolo dei brand, volto a supportare le persone nell’espressione della propria identità, composta da un lato dall’appartenenza ad una comunità o ad uno stile di vita, dall’altro da una sfera prettamente personale in cui affermare la propria individualità. Dal canto loro anche i brand definiscono la loro identity manifestando i loro valori per acquisire fiducia e fidelizzazione di uno specifico pubblico che si riconosce in essi.

Acquistare un brand oggi significa acquistare la storia, i valori e tutti gli elementi dello stesso. Una sorta di amicizia tra marca e individuo in cui ritrovarsi a vicenda, affidare le insicurezze per sentirsi meno vulnerabili. Si capisce che la relazione è di tipo emotivo, in cui la funzionalità del prodotto passa in secondo piano rispetto alla condivisione, rispetto alla persona.

Scegliamo noi stessi

Vendere un prodotto significa dunque vendere storie, emozioni condivise come paura, gioia, solidarietà, empatia. Ad esempio gli spot natalizi di grandi brand come John Lewis, CocaCola o Erste Group puntano su una narrazione totalmente emotiva volta sulla nostalgia, sugli affetti familiari, sui ricordi, sull’amicizia. Emozioni che la maggior parte di noi condivide e sente proprie (anche per il particolare momento dell’anno) immedesimandosi nello storytelling.

Il prodotto non è il protagonista, il messaggio emotivo si sviluppa insieme al racconto in cui si rivela alla fine con la realizzazione di un desiderio o di un bisogno grazie al prodotto. IKEA, ad esempio, fa emergere i sentimenti di nostalgia attraverso i ricordi. Momenti felici vissuti su una poltrona e che continueranno ad esistere dopo generazioni (grazie anche alla resistenza della poltrona).

Un ulteriore esempio sono stati gli spot durante la prima ondata di Covid-19. Tutto il mondo era coinvolto, le strade deserte, il silenzio delle città interrotto dalle sirene delle ambulanze. Le nostre emozioni erano negative, di paura, di solitudine. I brand si sono immedesimati con le nostre emozioni restituendoci spot che raccontavano di infermieri, corrieri, operai, persone sole in casa senza compagnia: raccontavano del vissuto delle persone. Ci hanno incoraggiato, hanno fatto sentire la loro presenza, hanno manifestato empatia.

LEGGI ANCHE: Qualcosa unisce le pubblicità post Covid dei brand (e le rende tutte un po’ simili)

scelte irrazionali-emozioni-ninja marketing

Un amico che ha empatia verso ciò che proviamo, che viviamo, verso ciò che vogliamo essere nel contesto della società. Ecco l’aggancio emotivo che ci fa avere interesse per un brand, identificarci con esso e ricordarlo nel futuro. Ricordarlo positivamente e riconoscerlo  porterà anche a preferirlo e molto probabilmente ad acquistarlo.

La comprensione delle preferenze di acquisto del consumatore deve essere dunque basata sulla conoscenza delle emozioni umane che influenzano il processo decisionale. Ancora una volta, al centro del messaggio, del prodotto, del brand e dell’acquisto finale ci sono le persone che attraverso le loro storie, le loro aspirazioni, i loro desideri, scelgono di acquistare emozioni: le loro.

Buddybank partner dei PG Nationals spring, Summer split 2021

Buddybank, la banca per smartphone di UniCredit, affiancata da PG Esports (il più importante organizzatore di tornei dedicati al gaming competitivo), inizia il 2021 con una collaborazione innovativa che riguarda i primi due split dei PG Nationals 2021, il più amato e seguito torneo di League of Legends d’Italia.

Buddybank, ha deciso un anno fa di puntare con successo sulla forza comunicativa del settore degli Esports, iniziando le sue prime collaborazioni con i PG National e la Milano Games Week. Ad inizio 2021 buddybank, con una nuova veste grafica e sempre al fianco di PG Esports, ha rinnovato la sua collaborazione nel settore degli electronic sports con una ulteriore partnership ambiziosa ed innovativa.

Commenta l’Head of GroupM ESP, Luca Pravadelli:

“Siamo lieti della proficua e duratura collaborazione creatasi con buddybank. Nel 2020 abbiamo iniziato assieme questo percorso e adesso torniamo in campo in maniera ancora più solida e forte. In quanto unit specializzata nello sport marketing, negli ultimi anni abbiamo studiato e monitorato la crescita e le opportunità offerte del mondo Esports. Con l’arrivo della pandemia, si è resa ancora più evidente la volontà da parte dei clienti di GroupM (o del gruppo WPP) di instaurare nuove partnership in questo settore, e buddybank ne è la dimostrazione”.

streaming esports

Il team MediaCom, partner da anni di buddybank, si è attivato in completa sinergia con la unit dedicata ai progetti di branded entertainment MediaCom MBA per disegnare e ideare un progetto di esports. L’attività si è svolta avvalendosi della consulenza di GroupM ESP (Entertainment & Sports Partnerships), business unit di GroupM dedicata allo Sport Marketing. GroupM ESP ha supportato buddybank nella negoziazione della partnership e ne gestirà lo sviluppo attraverso la costruzione congiunta di un’efficace strategia di comunicazione.

“Siamo davvero felici di poter continuare a sostenere il mondo degli Esports, anche perché rappresenta in pieno una buona parte della nostra clientela smart e giovane. Non ci sentiamo solo partner, in buddybank siamo diventati dei veri fan degli Esports e non vediamo l’ora di vedere chi vincerà i PG Nationals”.

Afferma Massimo Bondanza, Head of Marketing & Products di buddybank.

Meno contanti più carte prepagate: soluzioni smart per piccoli e grandi acquisti

Siamo in fila al supermercato, ormai diventata una delle attività più mondane da quasi un anno a questa parte. Arrivati alla casa e dopo aver sistemato con abilità la spesa nelle buste, complice anni e anni passati su Tetris, ci accingiamo a pagare. Panico. Abbiamo lasciato i contanti a casa, sul tavolo. Riusciamo a rievocare col pensiero il momento esatto in cui chiudiamo la porta alle nostre spalle mentre le povere banconote vengono abbandonate al loro destino. E noi al nostro. Quante volte siamo incappati in una situazione del genere?

Il mondo degli acquisti sta cambiando, compriamo quasi tutto sul web, e usiamo sempre meno i contanti. Sono molte le iniziative finalizzate per agevolare l’uso delle carte prepagate, e lo stesso Stato ha creato dei programmi proprio per incentivare le transazioni elettroniche e scoraggiare l’utilizzo di monete e banconote.

Meno contanti più carte prepagate

Sempre più persone si affidano alla praticità delle carte prepagate a discapito dei contanti. Avere dei soldi con sé a volte diventa un peso, abbiamo paura di perdere monete in giro, o lasciare le banconote nelle tasche di giacche e cappotti. C’è chi, sbadatamente, dimentica i contati perfino sul cruscotto dell’auto, creando situazioni potenzialmente spiacevoli per sé e per la povera automobile.

Le carte prepagate evitano questi inconvenienti, sono comode, pratiche e sono sempre più collegate ad App e servizi appositi. Anche se dovessimo smarrirle, abbiamo diversi modi per gestire le nostre finanze senza perdere un centesimo.

Sono facili da gestire, non ingombrano e possiamo utilizzarle ovunque, ricaricandole con un semplice gesto. Ci permettono di acquistare davvero qualsiasi prodotto e in tutta sicurezza.

I vantaggi delle carte prepagate

L’esperienza d’acquisto incentrata solo ed esclusivamente sul prodotto non ci basta più, sono tanti gli elementi a cui stiamo prestando sempre più la nostra attenzione.

Comprare in modo sicuro non ha più un solo significato. Nell’era del COVID-19, abbiamo limitato i contatti e anche per quanto riguarda l’acquisto abbiamo la necessità di utilizzare sempre meno i contanti per evitare inutili scambi. In questo caso, le carte prepagate sono un’ottima soluzione grazie alla funzione contactless, ossia il pagamento senza contatto.

La comodità è un altro aspetto che non possiamo sottovalutare nelle nostre esperienze d’acquisto. Una carta prepagata ci consente di effettuare qualsiasi tipo di spesa, dalla più piccola, come pagare un cappuccino al bar prima di recarsi a lavoro, a quelle più impegnative. Per esempio, possiamo gestire tramite app i nostri bollettini risparmiando sulle commissioni, inviare bonifici e controllare le nostre finanze in pochi e semplici gesti, anche da casa. Per non parlare della comodità di poter ricaricare la carta nei punti vendita abilitati.

Le carte prepagate, inoltre, sono davvero convenienti perché hanno un canone annuo irrisorio e di conseguenza sono adatte anche per i più giovani e per chi ha un reddito non fisso e non possiede un conto in banca.

Una società senza contanti grazie a nuovi strumenti smart

Una delle ultime novità che rientra in questi nuovi metodi per fare acquisti e gestire le proprie finanze è la carta Mooney, una carta prepagata Visa con IBAN italiano.

Possiamo attivare la carta in uno dei tanti punti vendita specializzati: tabacchi, bar ed edicole abilitate in tutta Italia. L’attivazione è velocissima, occorrono solo 5 minuti, inoltre è gratuita,  il suo canone annuo è di soli 8€, ed è subito utilizzabile. È ad oggi la carta più vantaggiosa e comoda attivabile sul canale di prossimità.

Scaricando la app Mooney, si potrà inoltre tenere sempre a portata di mano il controllo delle proprie spese.

Grazie ai canali digitali e alla presenza fisica anche nei comuni più piccoli, garantisce l’accesso a un’ampia gamma di servizi di pagamento e transazioni. Questi canali digitali ed elettronici di pagamento integrano e rafforzano l’offerta commerciale tramite un ventaglio di servizi e soluzioni adatti a chiunque.  

Un modello insomma che risponde alle esigenze di tutti, senza lasciare indietro nessuno:

  • Coloro che preferiscono affidarsi al loro barista/tabaccaio/edicolante di fiducia che li accompagni nello svolgimento delle operazioni;
  • Chi ha voglia di andare oltre questi servizi, preferendo l’utilizzo di una App o di un portale online.

In conclusione…

Utilizzando le carte prepagate i benefici sono davvero tanti, in particolar modo:

  • Convenienza;
  • Comodità;
  • Sicurezza.

Acquisti facili, veloci, e sicuri in tutti i negozi in modalità contactless e anche online. Inoltre possiamo inviare bonifici, controllare il saldo, monitorare tutti i movimenti, ricaricare il telefono e pagare i bollettini dallo smartphone risparmiando sulle commissioni.

Fare a meno dei contanti non è una rinuncia, ma una semplice carta prepagata può essere un vero e proprio vantaggio in una società che non si ferma e cambia giorno dopo giorno.

reel ig

5 tips per creare Reels epici su Instagram

  • Il 5 agosto 2020 Instagram ha rilasciato Reels
  • Lanciato per diventare la risposta di Instagram a TikTok, offre agli utenti uno spazio creativo per creare e condividere brevi video
  • Su IG Reels è possibile registrare e modificare video di 15 secondi inserendo testo, audio, effetti speciali e adesivi

Gli Instagram Reels sono stati lanciati per la prima volta in Brasile nel 2019 e nel resto del mondo il 5 agosto 2020. “Ci auguriamo che Reels offra alle aziende nuovi modi per entrare in contatto con la loro community su Instagram”, scrivevano sul blog del social.

Cosa sono i Reels di Instagram e le differenze con TikTok

Reels è una funzione che permette di registrare e modificare video brevi inserendo testi, audio, effetti speciali e adesivi. Rappresenta la risposta che Facebook e Instagram hanno provato a dare a TikTok, affermandosi come suo competitor nel mercato dei video brevi.

Instagram e TikTok sono molto simili per alcuni aspetti. Entrambi offrono una serie di strumenti creativi per registrare e modificare multi-clip di 15 secondi permettendo un’elevata personalizzazione di testi, audio, effetti speciali e adesivi.

LEGGI ANCHE: Come TikTok e le Stories di Instagram stanno facendo crescere il valore degli Influencer

Per marketer, brand e creator rappresentano entrambi dei canali e contenuti da sfruttare per intercettare la Generazione Z.

Reel è (forse) più semplice di TikTok. Per chi ha già dimestichezza con gli applicativi di Instagram, l’utilizzo di Reel è più immediato. Infatti l’elevata personalizzazione di TikTok rischia di depistare il neofita che tenta di registrare un video per la prima volta. Un’altra differenza sta nell’utilizzo della musica in quanto alcuni account Instagram non possono inserirla mentre TikTok ha una vasta scelta di basi famose. Tanto che oggi TikTok è diventato uno strumento essenziale per il marketing e la promozione della musica.

instagram reels

Come ovviare al problema? Alcuni marketer consigliano di registrare il video su altre piattaforme di editing prima di caricarlo su Reel, così da poter inserire la musica preferita.

I passi da compiere per realizzare Reels Epici

Il successo di TikTok, che ha spinto Facebook a prendere provvedimenti e lanciare Reels, sta nel fatto che i marchi e i creator hanno mostrato il loro volto umano allontanando un po’ l’alone di mistero e perfezione che gira attorno alle celebrità. Quello che le persone si aspettano di trovare sui social sono contenuti interessanti, coinvolgenti, autentici e divertenti. Ecco spiegato il successo di TikTok che vale la pena replicare su Instagram seguendo alcuni step.

instagram reels

  1. Crea una strategia di comunicazione integrata. Ricorda che Reel è uno strumento e non un fine.
  2. Registra video divertenti. Sii creativo. Crea un format che ti renda riconoscibile.
  3. Testa più tipologie di contenuto. Mostra prodotti, crea contenuti informativi, riutilizza video di TikTok.
  4. Misura i risultati. Studia le statistiche e le perferomance dei tuoi reels.
  5. Metti in pratica ciò che hai imparato negli step precedenti. Migliora il tuo lavoro.

LEGGI ANCHE: Le novità di Instagram che non avresti dovuto perdere nell’ultimo anno

Reels Epici, 5 tipologie di contenuto

Se sei un marketer o un creator a questo punto ti starai chiedendo come puoi integrare i reels nella strategia digitale per migliorare il tuo business e quello dei tuoi clienti.

Ecco 5 tipologie di contenuto che puoi realizzare per sfruttare la piattaforma a tuo favore.

  1. Riutilizza i video di TikTok

    TikTok permette un’elevata personalizzazione dei video e se hai postato il contenuto su TikTok puoi condividerlo e riproporlo alla tua audience su Instagram. Avrai il vantaggio di proporre un nuovo tipo di contenuto ai tuoi follower di Instagram che non sono ancora su TikTok e potrai testare il contenuto proponendolo su due diversi canali.

  2. Condividi contenuti educativi

    Questo è un ottimo modo per iniziare a popolare il canale Reels. Ci sono tanti argomenti che possono essere condivisi con i follower: ricette, tips, consigli. Basta che il fil rouge sia offrire un’esperienza di apprendimento facile, veloce e divertente.

  3. Mostra e spiega i prodotti

    Reels è un prodotto che Instagram sta spingendo molto negli ultimi mesi. Il fatto che i video pubblicati su Reel siano visibili nella sezione Esplora, può dare al brand e all’influencer una bella impennata di visibilità. Si stima che il pubblico potenzialmente raggiungibile sia del 20%-30% in più rispetto a quello raggiunto da post e da stories. É un trend da non sottovalutare e sfruttare a proprio vantaggio per mostrare nuovi prodotti. Ricordati di usare nel video hashtag, testo e didascalie per aiutare l’algoritmo a capire qual è il tipo di argomento trattato nel video. Se hai prodotto un video in collaborazione con un creator, ricorda di fare il tag al suo profilo.

  4. Mostra i dietro le quinte

    Questa tipologia di video è studiata per creare una relazione intima con i follower. Mostrando il dietro le quinte del tuo lavoro aiuterai i follower a capire chi sei. Puoi provare a condividere brevi video su come scegli i materiali per il tuo prodotto oppure mostrare il processo di creazione del prodotto stesso. Può essere una buona idea pubblicare mini video sulla vita in team, raccontare la storia del marchio e tutto ciò che può avvicinare il lavoro del brand o del creator al suo pubblico potenziale.

  5. Annuncia sconti e saldi

    Per coinvolgere maggiormente gli utenti, gli Instagram Reels possono essere sfruttati per annunciare saldi e sconti esclusivi. La stessa cosa può essere lanciata anche dagli influencer che lavorano per il marchio. Alcuni brand stanno già testando questa tipologia di promo ottenendo un buon engagement da parte degli utenti. É fondamentale rimanere il più naturali possibili e non trasformare il video in una pubblicità vera e propria. Bisogna ricordare sempre che l’utente che guarda i Reels lo fa per distrarsi, intrattenersi e divertirsi.

Cashless e pagamenti: siamo davvero pronti per un futuro senza contanti?

Attendevamo quest’anno con ansia, già dai primi mesi del 2020. Consapevoli dei cambiamenti e delle novità che porta con sé, in noi brulicano desideri e aspettative, ma anche tantissimi dubbi. In un mondo in cui il contatto umano sembra essere stato messo forzatamente in stand by per motivi di sicurezza, anche i più piccoli gesti hanno subito una trasformazione radicale.

La nostra società, quella moderna così come la conosciamo, si è sempre basata su un sistema di scambi, ovviamente anche economici. I contanti ci permettono di acquistare qualsiasi tipo di prodotto o servizio, e sostituirli del tutto ci sembra surreale, ma è quello che sta avvenendo in molti Paesi. Non stiamo parlando di nulla di fantascientifico, ma semplicemente del cashless, ossia quei pagamenti senza contanti, ma che avvengono tramite carta di credito, bancomat e App.

La domanda sorge spontanea: ma siamo davvero pronti a un futuro senza contanti?

Cashless in pillole

I pagamenti senza contanti hanno preso piede nella nostra vita quotidiana verso gli anni ‘90 e da allora sempre più persone vi hanno fatto affidamento. Pagare con carta di credito e Bancomat è comodo, oltre che sicuro.

Quante volte, per la fretta, abbiamo dimenticato di prelevare i contanti o ci siamo ritrovati col portafogli vuoto nel momento meno opportuno? Per fortuna avevamo con noi la carta di credito. Effettuare transazioni simili è diventato sempre più facile e anche la sicurezza riguardo questo gesto, ormai meccanico, è aumentata. Tutti abbiamo letto dell’incremento degli acquisti online nello scorso anno, e anche i più diffidenti hanno messo da parte le proprie resistenze per comprare beni di prima necessità e prodotti più svariati.

Le persone cambiano, la società si evolve e insieme ad essa mutano anche i sistemi che la caratterizzano. In una realtà mutevole ogni cosa si plasma con essa.

LEGGI ANCHE: Come sta cambiando il modo di fare acquisti: dal digitale al cashback

Cashless sì o cashless no? Ecco i dati che abbiamo

Viviamo in tempi interessanti, raramente il ritmo del cambiamento è stato così importante. Molto sta evolvendo, soprattutto nel campo dei servizi finanziari, e non è di certo possibile tornare indietro. Sempre più comuni le opzioni di pagamento contactless accessibili a tutti tramite i propri dispositivi mobile. Con l’aumento delle persone che vogliono limitare il più possibile ogni genere di contatto non necessario, sta diventando sempre più frequente l’uso di pagamenti di questo tipo.

Può il COVID-19 accelerare la transizione verso una società senza contanti?

L’utilizzo di contante è diminuito del 16% dal 2017 al 2018, mentre l’uso delle carte di debito è aumentato. Ora, circa una persona su dieci afferma di non fare quasi mai acquisti in contanti. UKFinance prevede che oltre il 90% delle transazioni sarà digitale in meno di un decennio.

I vantaggi dei pagamenti cashless: la sicurezza prima di tutto

Sono sempre di più le persone che preferiscono acquistare prodotti e servizi senza l’utilizzo dei contanti. E ne hanno motivo, i vantaggi del cashless infatti sono:

  • lo scambio di banconote e monete implica la trasmissione di germi e batteri da una persona all’altra senza nemmeno rendersene conto, i pagamenti cashless evitano tutto questo;
  • I pagamenti elettronici sono spesso più veloci, basta un click sul nostro smartphone o avvicinare una carta di credito o una prepagata all’apposito strumento di transazione per effettuare e completare il pagamento;
  • Avere con sé diversi contanti ci agita perché abbiamo paura di perdere monete o banconote per strada, o peggio, essere derubati. Meglio essere prudenti;
  • I pagamenti elettronici possono aiutarci a tenere sotto controllo il nostro budget, poiché i record delle transazioni con carta sono consolidati e facilmente accessibili tramite app e online. Molti fornitori offrono funzionalità in-app come le notifiche di pagamento istantaneo, quindi i clienti vengono avvisati quando avvengono delle transazioni economiche.

I vantaggi però non sono solo per i consumatori, ma anche per le attività, difatti:

  • le transazioni più veloci consentono ai negozi di servire più clienti e in meno tempo;
  • I pagamenti contactless proteggono il personale da un punto di vista igienico.
  • Il rischio di errore umano nel punto vendita è ridotto e il flusso di cassa diventa più facile da gestire poiché tutte le transazioni vengono tracciate;
  • I sistemi di scorte e di pagamento possono essere consolidati per fornire un report completo della posizione dell’azienda;
  • I pagamenti senza contanti possono richiedere meno personale poiché le transazioni diventano più efficienti e il personale non ha più bisogno d’incassare o recarsi presso un punto di deposito di contanti;
  • Sia i dipendenti che i locali hanno meno probabilità di essere vittime di rapine, poiché i dipendenti non devono più portare grandi somme a un punto di deposito e le aziende senza contanti che lo pubblicizzano hanno meno probabilità di essere scassinate;

L’andamento in Europa e il caso della Svezia

Un maggiore diffusione di questo tipo di pagamenti sta avvenendo anche grazie all’aumento a livello europeo dell’importo massimo possibile con una transazione contactless. Visa ha infatti registrato un considerevole aumento dei pagamenti contactless in Gran Bretagna, dopo che i limiti sono stati rimossi, e un aumento del 100% rispetto all’anno precedente negli Stati Uniti. Visa sta collaborando anche con i governi di Grecia, Irlanda, Malta, Polonia e Turchia per aumentare i limiti di pagamento senza contatto anche in questi paesi.

Mentre i paesi del Nord Europa si distinguono per la loro rapida e diffusa adozione di pagamenti contactless, la stessa tendenza si sta manifestando sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati. Dobbiamo tener presente anche i fattori culturali che aiutano a spiegare perché i paesi della regione nordica sono stati precursori rispetto agli altri.

I paesi nordici sono notoriamente società ad alta fiducia, un fatto che ha fortemente influenzato lo sviluppo della politica, degli affari e della loro cultura. Non è difficile immaginare, quindi, perché abbiano mostrato una maggiore disponibilità nell’effettuare pagamenti senza contanti. La fiducia, come in ogni rapporto, è fondamentale.

Una convergenza di vari fattori economici, commerciali e culturali ha portato alcuni analisti a prevedere che la Svezia potrebbe diventare la prima società al mondo ufficialmente senza contanti entro il 2023. In questo Paese il contante è scomparso così velocemente che il Parlamento e la Banca centrale hanno chiesto alle banche commerciali di mantenere circolanti banconote e monete mentre capivano cosa avrebbe comportato un futuro senza contanti.

E in Italia come siamo messi?

Cosa prevede il piano Italia Cashless

In realtà in Italia abbiamo già assistito a dei cambiamenti, prima di Natale, proprio con l’introduzione del Cashback di Stato. Stiamo parlando di un rimborso, una percentuale del 10% di quanto speso, fino a un massimo di 1.500 euro a semestre. Bisogna però effettuare almeno 50 operazioni cashless a semestre, arrivando, di conseguenza, a un rimborso massimo di 300 euro in un anno. La riscossione della somma è semestrale.

Il servizio è riservato solo per chi aderisce al programma e utilizza carte di credito, bancomat e app sul proprio smartphone. Il Governo infatti ha rilasciato anche un’applicazione per usufruirne, cioè l’App IO.

La misura è stata adottata per agevolare acquisti tracciabili, ed evitare l’uso dei contanti, tenendo sotto controllo l’evasione fiscale. Questi servizi rientrano in un piano più grande, ossia l’Italia Cashless, per un futuro senza contanti, (cash less meno contanti, appunto).

A cosa serve

Ma qual è la finalità di questa operazione? Stiamo parlando di un piano messo a punto dal Governo per incentivare l’uso di carte e app di pagamento, per modernizzare il Paese, favorendo lo sviluppo di un sistema più digitale, smart e trasparente.

Sono diversi i sistemi messi a disposizione per far parte del piano cashless, e tra questi rientra Enel X Pay, il conto digitale di Enel X che già integra l’opzione con possibilità di aderire al programma Cashback di Stato direttamente da App senza SPID e App extra.

Enel X Pay è il conto digitale di Enel X Financial Services, la società di Enel X che ha come obiettivo quello di portare, nel settore dei servizi finanziari, l’innovazione, i valori e la solidità del Gruppo Enel attraverso tecnologie, soluzioni sempre nuove e servizi competitivi. Un modo nuovo per gestire la casa, le spese e la propria vita, senza farsi sopraffare da mille pensieri.

Gli italiani sono pronti a questa nuova realtà?

Uno dei motivi di diffidenza verso questa digitalizzazione è dovuta alla paura, a volte legittima, delle novità. Il cambiamento comporta sempre delle perplessità, ed essendo inclini alle abitudini e alle routine quotidiane, dover cambiare il nostro approccio alle cose, imparare nuovi metodi, ci fa sentire inadeguati. Ma per quanto possiamo stare comodi e al sicuro nella nostra comfort zone, prima o poi dobbiamo buttarci in nuove avventure se non vogliamo restare inchiodati nello stesso punto.

Abbiamo visto che il pagamento cashless è una tendenza incoraggiata dai governi di tutto il mondo anche grazie alla facilità di tracciare i movimenti di denaro dove è necessario. La combinazione di tecnologie di prim’ordine con le tendenze dei clienti e le preferenze di pagamento apre possibilità illimitate di cambiamento e innovazione volte a migliorare la qualità della vita delle persone.

La sicurezza sui pagamenti

Il tema della sicurezza è centrale e spesso molto sentito soprattutto da noi Italiani, anche perché l’Italia è ancora ventitreesima su 28 Paesi europei per avanzamento della cashless society. L’89% degli italiani si dichiara a favore della Cashless Society, ma ha preoccupazioni correlata alla sicurezza informatica.

In questo momento è importante educare le persone al corretto utilizzo di questi strumenti, perché non è solo questione d’infrastrutture, carte e dispositivi di pagamento, ma della conoscenza di questi servizi. Dobbiamo tener presente che ormai il rischio di clonazione delle carte è diventato impossibile e le regole di sicurezza stabilite dalla normativa europea PSD2 sono sempre più elevate.

Tuttavia, è comunque importate stare attenti, secondo i dati del Crif, il sistema d’informazioni creditizie, durante i primi sei mesi del 2020, quindi in piena pandemia, è stato  registrato un aumento del 26,6% degli utenti che hanno ricevuto un avviso di attacco informatico ai danni dei loro dati personali.

La fascia d’età maggiormente colpita è quella che va dai 31 ai 50 anni. Le combinazioni principali dei dati intercettati sul web sono quasi sempre le email associate a una password, ma ciò che sconcerta è che al primo posto della top 10 delle password più utilizzate nel primo semestre 2020 si trova ancora la fatidica “123456”.

La tendenza al cashless è inevitabile, ma una transizione graduale è la chiave per evitare di alienare quelle persone che dipendono dal contante come metodo di pagamento principale. Educare la popolazione sui vantaggi del cashless e del mondo digital deve continuare a essere una priorità per i governi e le banche per garantire che le persone si sentano più a loro agio nell’usare meno denaro contante nella propria vita quotidiana.

5 cose che Elon Musk ha detto su Clubhouse

L’evento più atteso su Clubhouse è stato sicuramente l’incontro con Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX, che è riuscito ad attrarre grandi numeri, tanto da mettere a dura prova il limite massimo della piattaforma di 5000 persone a Room. I Ninja sono riusciti ad ascoltare l’intero intervento e abbiamo riassunto i punti salienti.

1. Il viaggio su Marte!

Elon Musk ha parlato in primis del progetto di costruire una civiltà autosostenibile su Marte, secondo le sue previsioni questa esperienza si concretizzerà tra 5 anni e mezzo circa, e sarà estremamente difficile e certo non un’esperienza di lusso. Inoltre, dice di non aver raccolto prove reali sullesistenza degli alieni ma ritiene plausibile la loro esistenza.

Nasa-Marte-Nucleare

2. L’importanza dei meme

Chi controlla i meme controlla l’universo: se un’immagine vale mille parole, un meme vale 10.000 immagini.

E se lo dice lui… c’è da crederci. Ha rivelato in esclusiva che possiede un team di amici come meme dealer, sottolineandone il forte valore simbolico e di impatto sulla società e sui costumi.

3. Aggiornamenti Neuralink

Ha annunciato che presto presenterà nuovi video di aggiornamento su Neuralink, alludendo alla possibile esistenza di test su scimmie con innesti wireless nel cervello in grado di giocare ai videogiochi. In ogni caso questi scenari fantascientifici sono di lungo termine, perché a breve termine Neuralink si concentrerà sul dare supporto alle persone con lesioni cerebrali e spinali.

4. Bitcoin e Dogecoin

Dogecoin (DOGE) entra in poco tempo nella top 10 della classifica per la capitalizzazione del mercato. Elon Musk si è autodefinito ritardatario sulla scena crypto ma crede nel potenziale dei bitcoin. In merito ai Dogecoin, nati puramente per scherzo, ha ricordato che la sorte ama l’ironia.

Potrebbero diventare un giorno la valuta universale del nostro pianeta?

elon musk

5. Intervista a Vlad Tenev, CEO di Robinhood

Nella room era presente anche Marc Andreessen di A16Z, investor sia in Clubhouse che in Robinhood. Sul finale dell’evento Elon ha chiamato sul palco il CEO di Robinhood Vlad Tenev, ed ecco perchè Techrunch ipotizza che forse questa room sia stata solo una non convenzionale attività di PR per A16Z. Vlad è stato interrogato da Elon Musk ed ha annunciato meno limitazioni sul trading di Robinhood a partire da oggi.

Abbiamo appena avuto un volume senza precedenti sul sistema. Ho dovuto trattare la cifra da dare alla NSCC (National Securities Clearing Corporation) per gestire il rischio del trading delle azioni “meme”,  da 3 miliardi a 700 milioni. Una volta depositata questa cifra sul conto abbiamo riavviato il trading su Robinhood.

Tra le domande degli utenti, di spicco quella sulle parole di incoraggiamento che darebbe a chi sta per iniziare un business:

Se ha bisogno di incoraggiamento, è meglio che non inizi un business!

Infine, quanti di voi si sono chiesti la routine quotidiana di un Re Mida come Elon Musk?

Ha rivelato che la sua giornata tipo è piena di task noiosi, e trova difficoltà a gestire il context switching tra un business e l’altro. Per rilassarsi, invece, su Netflix spazia tra diversi generi: dalla serie TV “Cobra Kai” all’ultimo film di Christopher Nolan “Tenet”, The Expanse e Guida Galattica per autostoppisti.

migliori annunci stampa di gennaio

Renault, Croma e SEAI, i migliori annunci stampa di gennaio

Gennaio è di per sé un mese molto carico di aspettative, il classico punto di svolta che ci spinge in una spirale di buoni propositi, irrealistiche intenzioni, velleitari obiettivi che non raggiungeremo, se non in qualche caso.

Nulla di cui preoccuparsi: niente di tanto grave che non possa essere curata da una buona dose di creatività. Una iniezione di succosi annunci stampa in grado di rimetterci in sesto, tanto da affrontare il piccolo febbraio con il piglio giusto. Ecco i best ad del mese di gennaio.

Renault – Don’t Drink and Drive

Ciò che cambia un’immagine può facilmente cambiare il tuo destino. Non sono necessari troppi giri di parole per spiegare che guidare sotto l’influenza di bevande alcoliche può comportare conseguenze disastrose.

renault annunci stampa renault annunci stampa renault annunci stampa

Advertising Agency: Rehab Comunicação, Natal, Brazil
Copywriter: Guilherme Varella
Art Director: Rodrigo Paim

Eureka! – Travel while reading

Si dice che il modo migliore di viaggiare sia con la fantasia. In effetti, in questo particolare momento storico condizionato dall’emergenza sanitaria, è probabilmente l’unico modo per farlo. D’altra parte, è anche il più economico: mete lontane, esotiche e suggestive diventano facilmente raggiungibili, grazie ai libri.

Advertising Agency: NEW!, Lithuania
Creative Director: Aistė Jūrė
Copywriter: Aistė Jūrė
Copywriter: Vytautė Petkevičiūtė
Illustrator: Justine Shirin
Designer: Ieva Paliukaitytė
Project Manager: Kęstutis Kuskys

Algafen – Get Relief

Mi sento come se qualcuno mi martellasse in testa“. In questa campagna di Algafen sono raccolti alcuni modi di dire spesso utilizzati per comunicare meglio agli altri un fastidioso mal di testa.

Anche la scelta grafica incornicia il concept, restituendo immagini stridenti e stilizzate, pungenti anche nella scala cromatica.

Advertising Agency: X3M IDEAS, Lagos, Nigeria
Chief Creative Officer: Steve Babaeko
Creative Director: Mike Miller
Deputy Creative Director: Anthony Wolve
Art Director: Macdonald Iheme, Abisoye Odewole, Sodiq Sheu
Illustrator: Sodiq Sheu
Copywriters: Olumide Aganga, Kelechi Uduma
Brand Managers: Victoria Buzube, Vivian Obiano

Croma – Dispose responsibly

Non sappiamo resistere all’acquisto dell’ultimo modello di smartphone, ci piace avere intorno l’ultimo ritrovato della tecnologia per ascoltare musica, lavorare, navigare su internet.

Quanto pesa questa scelta sul nostro pianeta? Molto: gli apparecchi tecnologi che non utilizziamo più possono, realmente, “rovinare l’ambiente“, così come suggerisce la campagna di Collateral per Croma.

Advertising Agency: Collateral – The Storytellers, Mumbai, India
Associate Creative Director: Harish Gadkari
Visualiser: Dipak Mane
Creative Director Copy: Vinayak Upadhyay
Copywriter: Moiz Dohadwala

SEAI – Don’t be a Fossil

Le auto a combustibile fossile sono sulla strada dell’estinzione. Nei prossimi anni, gli automobilisti irlandesi non potranno infatti comprare auto a benzina o diesel. Chiunque insista con un’auto a combustibile fossile rischia di rimanere bloccato nel passato, proprio come i dinosauri.

Advertising Agency: TBWA\Dublin, Dublin, Ireland
Art Director: Paul Arthurs
Copywriter: Martin Corcoran
Designer: Kyle Schouw
Finished Art: David Picquenot
Illustrator: Aleksey Baydakov