Workation, lavorare in libertà partendo in vacanza “on the road”

La libertà di poter lavorare connessi dalle rive di un lago o di lasciarsi illuminare dal sole che tramonta all’orizzonte durante una call in video streaming. L’ufficio si smaterializza, mentre si afferma una nuova generazione di nomadi digitali, che sogna di viaggiare lavorando da remoto.

“Ricerca della libertà, quindi: è questo il senso profondo che accompagna la diffusione del workation, termine coniato di recente che fonde lo smart working con l’idea di vacanza. Il lavoro agile, accelerato dalla crisi pandemica e dal lockdown, si impone e delinea nuovi scenari, in cui i confini tra ambiente lavorativo e vacanza diventano sempre più fluidi, più evanescenti.

Il desiderio di libertà e la nuova generazione di nomadi digitali

Un ufficio en plein air, in campo aperto, fuori dagli spazi urbanizzati e dalle mura domestiche, in destinazioni da sogno o in avvincenti viaggi in camper, per ritrovare ispirazione, concentrazione, instaurando un nuovo equilibrio tra spazio vitale e dimensione lavorativa, a contatto sempre di più con l’habitat naturale. Si consolidano spazi ibridi di co-working e co-living, nuovi luoghi di condivisione per stimolare la creatività e la potenzialità del team, sviluppando il concetto di network fuori della rete e rivoluzionando il concetto stesso dell’abitare.

Una reazione alle mura domestiche, che hanno ospitato migliaia di lavoratori obbligati alla modalità da remoto, comportando disagi nella gestione familiare e assottigliando la separazione fra tempo libero e lavoro, in uno squilibrio lavoro-vita spesso mascherato da flessibilità con la perenne “difficoltà di disconnettersi”.

Secondo alcune stime, nel 2035 un miliardo di persone lavorerà da remoto, mentre si accresce il numero dei freelance proiettati alla vita nomade.

L’evoluzione dei viaggiatori e il camper sharing: l’indagine Yescapa

Ad indagare i nuovi trend di viaggio per il 2021 interviene Yescapa, leader europeo nel camper sharing, che ha lanciato un’indagine online rivolta a 5mila utenti italiani, per capire quali saranno le tendenze e gli interessi per la prossima stagione turistica.

Il dato più eclatante che emerge dal report è che il 74% degli italiani sogna di viaggiare lavorando da remoto, magari in camper, o in un furgone camperizzato, preferito come soluzione di viaggio per la possibilità di coniugare libertà e sicurezza.

La piattaforma Yescapa, con una community di 500mila utenti in Europa e oltre 10mila veicoli disponibili, ha registrato nel solo mese di marzo 2021 un aumento del 120% di visite sul sito italiano e una crescita superiore al +300% di prenotazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Questa forte ripresa ci ha spinti a voler capire le esigenze della nostra community, per strutturare un’offerta di viaggio ancora più completa e integrata”, sottolinea Dario Femiani, country manager Italia di Yescapa.

Smart, Slow, Local: i nuovi trend del lavoro da remoto

Slow, local e smart sono i trend che si impongono, anche nella scelta di tornare a lavorare viaggiando, con tipologie di viaggio sempre più frequenti e di breve durata, in particolare nella fascia d’età tra i 30 ed i 40 anni. Tra le esperienze più desiderate i paesaggi naturali e la genuinità delle piccole realtà locali, lontane dal turismo di massa, con sosta en plein air.

Il 60% immagina un turismo più slow, all’insegna della natura, delle realtà locali (35%) e anche della famiglia (22%). Che sia mare (30%), strade da percorrere senza meta (26%), borghi rurali (25%) o montagna (20%), il desiderio del 2021 è di guidare tra le regioni italiane alla scoperta di Toscana, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Sardegna (54%) oppure di spingersi oltre i confini nazionali verso la Francia, il Portogallo e la Spagna (49%).

C’è chi si proietta alle Isole Canarie (Fuerteventura, Tenerife e Lanzarote) che hanno già segnato un +31% tra marzo e aprile 2021, anche a causa della zona rossa nel nostro Paese.

Il 67% degli utenti ha un lavoro che consente lo smart working e che, anzi, questa nuova modalità potrà coniugare facilmente lavoro e viaggio (14%), lavorare da remoto, godendo dei piaceri della vanlife.

Per tanti, una prospettiva da sogno, con la possibilità di lavorare con una semplice connessione internet, slegati dalla presenza fisica in ufficio e consente di aprirsi alla vita itinerante on the road, in quel proiettarsi “in avanti verso una nuova folle avventura sotto il cielo”, come scriveva Jack Kerouac: “Si può sempre andare oltre, oltre, non si finisce mai …. La strada è vita”.

LEGGI ANCHE: Voglia di libertà e digitale: così questa estate non si rinuncia a viaggiare

Dario, il 74% della community di camper sharing italiana Yescapa sogna di viaggiare lavorando da remoto.  Come cambia il viaggiatore “smart”, in particolare dopo il lockdown?

“Sulla base del sondaggio che abbiamo diffuso a circa 5 mila utenti italiani sulla nostra piattaforma di noleggio Yescapa, abbiamo constatato che il 67% degli intervistati ha un lavoro che gli consente di fare smart working e di questi il 74% ha risposto che poter lavorare da remoto godendo dei piaceri della vanlife è il loro sogno. Come biasimarli d’altronde. Siamo di fronte a una vera tendenza, che stiamo riscontrando da diversi mesi: sono numerosi i viaggiatori che approfittando della possibilità di fare smart working e noleggiano  un camper o un furgone camperizzato per sperimentare uno stile di vita più minimalista e un approccio al lavoro più nomade”.

Alcune stime prevedono, nel 2035, un miliardo di lavoratori da remoto. È una previsione reale?

“Il periodo di lockdown ha accelerato l’evoluzione del lavoro da remoto di almeno 10 anni, dando un chiaro segnale, anche ai più scettici, di come la dematerializzazione dell’ufficio possa funzionare, se ben gestita. Penso che il mondo del lavoro abbia oggi una grandissima opportunità fra le mani: prima o poi non ci saranno più proroghe del Governo a favore del lavoro da remoto a causa della pandemia. In quel momento dipenderà da tutti noi – aziende, dirigenti e lavoratori – saper sfruttare al meglio questa opportunità affinchè un miliardo di persone nel 2035 ne possano beneficiarne”.

Come dovrà adeguarsi l’impianto tecnologico dei van al workation (wi-fi, collegamenti satellitari, smart device per la voce etc)?

“Se il trend di lavorare a distanza a bordo di un camper o un furgone camperizzato continuerà, l’intera industria del caravanning dovrà adattare i veicoli alle nuove esigenze dei consumatori-lavoratori. Mi è già capitato vedere camper trasformati in veri e propri uffici mobili con la dinette trasformabile in scrivania, sedia ergonomica, doppio schermo, wifi integrato, ecc. Soprattutto i veicoli si adegueranno verso una maggiore autonomia energetica, che si traduce nell’installazione di buoni impianti fotovoltaici. Attualmente la maggior parte non è dotata di pannelli solari e questo limita la libertà di movimento perché obbliga a dover allacciarsi all’elettricità 220v per alimentare i nostri computer”.

Smart working in viaggio in camper significa ristabilire un contatto tra lavoro, vita, natura e spiritualità? È un differente approccio all’esistenza umana?

“Sì assolutamente. Sono un grandissimo promotore dello smart working, erano anni che spingevo verso questa direzione. Uno dei miei sogni era proprio questo, ovvero lavorare da remoto a bordo di un furgone camperizzato. Non sono un fulltimer, mi piace poter partire qualche settimana sapendo di poter continuare a svolgere il mio lavoro. La possibilità di lavorare a distanza, potendo scegliere dove svegliarsi ogni mattina, trasmette una sensazione di libertà incredibile: si riscoprono piaceri e ritmi della vita a cui non eravamo più abituati oltre a  essere un buon antidoto contro lo stress e la routine. Una grande opportunità, ma bisogna saper godere del piacere della vanlife imparando ad essere produttivi. Il segreto per me è l’autodisciplina: personalmente mi obbligo ogni mattina a trovare e fare la mia doccia (da un furgone camperizzato non è sempre facile!) e ad essere presentabile come se fossi in ufficio, oltre a mantenere sempre un ambiente di lavoro consono”.

Dario Femiani, Yescapa

In futuro, la “vanlife” potrà essere a portata di tutti?

“Il trend della vanlife sta coinvolgendo da diverso tempo sempre più persone. Prima era un sogno esclusivo di pochi, soprattutto freelance e digital nomads: oggi la diffusione dello smart working, a seguito del periodo di lockdown, rende la vanlife ancor più accessibile a chi lo desidera”.

Come si trasforma con il covid l’esperienza di viaggio?

“Il covid in pochissimo tempo ha modificando le nostre abitudini. Nel mondo del turismo in generale la prima risposta per tutte le aziende è stata quella di fornire delle condizioni di annullamento più flessibili. Yescapa, ad esempio, propone l’annullamento gratuito della prenotazione per motivi legati al covid-19. Allo stesso modo abbiamo sensibilizzato molto i nostri utenti ad adottare il nostro protocollo sanitario, per il quale ogni proprietario ha l’obbligo di effettuare una corretta sanificazione del mezzo prima e dopo ogni prenotazione, oltre ad adottare comportamenti più prudenti al momento dell’incontro della consegna del veicolo.

In evoluzione anche lo scenario del turismo, che ha subito enormi perdite a causa della pandemia. Quali le prospettive futuro? L’Italia rientra tra le mete preferite del viaggiatore-lavoratore in camper?

“La pandemia ha inflitto severi danni economici, soprattutto agli addetti al turismo e alla ristorazione. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovarci in una nicchia del turismo che contrariamente al resto ha vissuto un aumento di interesse generale. Grazie alla libertà di movimento e al distanziamento sociale che un veicolo ricreazionale offre, molte persone si sono avvicinate per la prima volta al fantastico mondo del viaggio on the road. Rispetto agli anni passati abbiamo constatato un forte abbassamento dell’età dei viaggiatori (30-40) e un grande aumento delle richieste per i furgoni camperizzati. Un altro dato interessante è la propensione all’acquisto: molti nuovi proprietari su Yescapa stanno acquistando un veicolo sapendo di poter ammortizzare il costo grazie al camper sharing nei periodi di inutilizzo”.

 

Parte l’Unbreakable Tour a bordo del Ninja Van

Intanto il nostro CEO e founder, Mirko Pallera, il 10 maggio partirà da Salerno a bordo del Ninja Van per girare l’Italia alla ricerca di aziende, persone e progetti capaci di rappresentare il tema dell’edizione di N-Conference: le storie Unbreakable.

L’Unbreakable Tour coinvolgerà una selezione di Ambassador, Speaker e Partner di N-Conference. Ma non solo. Siamo alla ricerca di input per nuovi incontri da pianificare. Salerno, Roma, Bologna, Milano, Torino, Genova: queste alcune delle tappe. Ma il programma di viaggio è ancora in progress…

E tu? Sei pronto a salire a bordo?

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Short Video: strumenti e best practice per usarli al meglio

Sesto appuntamento con i Webinar PRO targati Ninja: tutti gli insight, trucchi, trend, dietro le quinte sui temi caldi del momento, condivisi con voi.

Abbiamo deciso di dedicare questa puntata a un trend sempre più in forte aumento sui social network: gli Short Video. Ospite di questo appuntamento è Eliana Salvi, Founder e Managing Director di Cosmic, agenzia verticale dei video brevi.

Non perderti i punti salienti dell’intervista:

  • Come si identificano gli Short Video: min 03.00
  • Le metriche e KPI da analizzare: min 06.50
  • Differenze tra Tik e Tok e IG Reels: min 10.20
  • Case adv di Tik Tok: min 14.20
  • I brand che si muovono meglio nel settore: min 21.20
  • Il futuro del Video Advertising: min 26.20

impresa significante

Chi ha un perché può fronteggiare ogni come: l’impresa significante

La crisi che sta investendo le imprese italiane (e non solo) non fa che aggiungersi alla crisi (finanziaria prima ed economica poi) che, a partire dal 2008, ha accelerato un’evoluzione già in atto nel contesto competitivo.

Infatti, già prima dell’avvento della crisi, le imprese italiane si trovavano ad affrontare importanti sfide strategiche, imposte dall’emersione di alcuni trend.

Tra questi, di particolare impatto sono stati senza dubbio quelli politico-economici, come la globalizzazione dei mercati di produzione e di sbocco che aumenta l’intensità della competizione internazionale comportando, tra l’altro, una progressiva trasformazione dei prodotti in commodities con una conseguente erosione dei margini.

In secondo luogo, quelli socio-culturali, tra i quali il cambiamento del comportamento del consumatore medio che, oltre al prezzo e alle funzioni del prodotto, è sempre più attento anche ai contenuti immateriali quali la creatività, il design e la sostenibilità, ricercando significati ed esperienze nuove.

Vanno considerati, infine, i trend tecnologici, in particolare l’avvento della quarta rivoluzione industriale che, tra gli altri effetti, porta a ridurre il ciclo di vita dei prodotti ma anche delle economie di scala, permettendo o imponendo la riconfigurazione di prodotti, processi e modelli di business.

La dimensione simbolica del prodotto

Studiosi ed esperti concordano nel ritenere che l’innovazione sia ormai l’unica strategia perseguibile dalle imprese italiane per rispondere alla sfida portata dai concorrenti operanti nelle economie emergenti e, più in generale, per uscire dalle molteplici crisi che le hanno investite.

Alcuni sostengono, poi, l’esigenza di affiancare all’innovazione tecnologica, volta a modificare le funzioni del prodotto per soddisfare i bisogni espliciti del cliente, l’innovazione culturale, volta a modificarne i significati per soddisfare anche i bisogni latenti del cliente.

Per quanto, infatti, non tutti si rendano ancora conto della fondamentale importanza di questo tipo di innovazione, è evidente a qualunque osservatore attento che sempre più le persone comprano i prodotti non solo e non tanto per le loro performance funzionali, ma anche per i messaggi che incorporano: e ciò vale anche per le imprese B2B.

I prodotti hanno, infatti, una doppia natura: la dimensione utilitaristica, che ha a che fare con la funzionalità, le prestazioni, l’usabilità, l’affidabilità e il prezzo, e la dimensione simbolica, ugualmente importante, che riguarda i significati, i messaggi, il design, le emozioni e lo status.

Se il produttore è consapevole di vendere simboli oltre che “utensili”, può avere una visione più completa del prodotto capendo non solo come l’oggetto proposto possa soddisfare determinati bisogni pratici, ma anche come esso possa veicolare significati a livello culturale.

Proprio per questo, è necessario affiancare all’innovazione culturale del prodotto l’innovazione culturale della strategia aziendale: come l’impresa agisce.

modello di business l'impresa significante

Il Tetraedro del Valore, modello teorico che rappresenta l’interezza di un’impresa e le relazioni tra i suoi diversi piani, dal più astratto al più concreto. «La missione aziendale è l’identità profonda e immutabile dell’impresa, l’obiettivo complessivo della sua strategia, e rappresenta quindi lo scopo che informa il modello di business» (Hamel, 2001)

Accanto all’innovazione di prodotto (e processo), assume quindi sempre più importanza l’innovazione strategica, che si concretizza nella riconfigurazione della value chain e del value system, per creare un nuovo spazio di mercato. In esso, resa irrilevante la concorrenza, si genera un incremento di valore tanto per l’impresa quanto per il cliente.

L’obiettivo non è giocare meglio degli altri, bensì cambiare le regole del gioco, gestendo il paradosso tra maggior valore e costo minore.

Se l’innovazione tecnologica, in primis quella digitale, crea opportunità e necessità evidenti per l’innovazione strategica, altrettanto vale per l’innovazione culturale.

I nuovi significati attribuiti ai prodotti (es. prodotti sostenibili) devono essere trasferiti anche a tutti gli altri elementi del modello di business (es. processi sostenibili, risorse rigenerabili, ecc.) per non perdere coerenza strategica. Le aziende italiane tipicamente si concentrano sul prodotto, ma il vero prodotto dell’imprenditore è l’azienda stessa, che per prima deve essere investita da un processo di innovazione strategica.

L’innovazione culturale del prodotto e della strategia non può prescindere dalla precisa (ri)definizione dell’identità aziendale attraverso la formalizzazione di una chiara missione, dei paradossi strategici sottostanti (ne parleremo più diffusamente in uno dei prossimi articoli) e di una altrettanto chiara visione: il perché dell’impresa stessa.

La missione, infatti, definisce il carattere duraturo di un’organizzazione, l’identità profonda che trascende i cicli di vita dei mercati o dei prodotti, la dirompenza tecnologica e i leader individuali. Il più grande contributo di coloro che hanno fondato e cresciuto imprese di successo duraturo è stato proprio la definizione della missione.

I leader muoiono, i prodotti diventano obsoleti, i mercati cambiano, le nuove tecnologie emergono senza soluzione di continuità, le mode del management vanno e vengono, ma la missione si rafforza nelle grandi imprese come una sorta di guida ispiratrice e antifragile.

l'impresa significante

I significati strategici del livello della missione; ogni impresa deve saper rispondere alle quattro domande fondamentali per poter definire con precisione la propria missione.

L’impresa significante

Quanto più le imprese italiane cercheranno di dare vita a un modello imprenditoriale che si interroghi e ponga al centro proprio la definizione della missione, dei paradossi strategici e della visione aziendale, imparando a integrare nelle proprie strategie un orizzonte culturale a lungo termine, tanto più si avvicineranno al concetto di “impresa significante”.

Per chiarirlo si può partire dalla definizione del suo contrario, l’impresa ‘insignificante’. L’impresa “insignificante” crea poco valore per i clienti e la società.

Proprio perché il valore creato è ridotto, tale impresa si concentra sulle modalità più efficaci per appropriarsi della sua fetta maggiore, vittima di una prospettiva limitata e limitante secondo cui il problema è la divisione del valore. Si alimenta così un circolo vizioso che porta a creare ancora meno valore per i clienti e la società.

Per contro, l’impresa “significante” crea molto valore per i clienti e la società. Proprio per questo non è schiava dell’ansia dell’appropriazione e si concentra invece sulle modalità più efficaci per distribuirne la parte più rilevante, nella convinzione che la vera soluzione sia moltiplicare il valore attraverso la condivisione.

Si alimenta, così, un circolo virtuoso che porta a creare ancora più valore per i clienti e la società. In questo senso, l’impresa significante è tale in quanto creatrice di nuovi posti di lavoro legati all’esclusività del territorio, ma anche di nuovi concetti ispirati dalla varietà del territorio e veicolati ai clienti e alla società attraverso i suoi prodotti, processi e modalità di relazione.

In questo senso, il termine “significante” identifica un’impresa ricca di significato per tutti gli stakeholder che incrociano il suo percorso, espressione di un portato culturale e innovativo unico che la distanzia e la favorisce rispetto a qualunque competitor.

quiz e sondaggi online

Come costruire sondaggi e quiz ad alto tasso di conversione

Quiz e sondaggi sono due strumenti di analisi molto utilizzati dai marketer. La costruzione può sembrare molto semplice e in effetti lo è, ma è facile cadere in piccoli errori che possono pregiudicare il risultato dell’operazione.

I sondaggi servono a raccogliere delle informazioni, che siano d’opinione, di valutazione o per comprendere le azioni di acquisto delle persone l’importante è che la struttura base domanda\risposta risulti chiara per i partecipanti.

Gli scopi più popolari sono:

  • studiare l’opinione pubblica;
  • indagare sulle opinioni;
  • realizzare ricerche di mercato;
  • conoscere le preferenze;
  • studiare le aspettative dei consumatori.

Vedremo oggi dei consigli per costruirli al meglio, prendendo spunto dalla metodologia della ricerca sociale.

Qual è la differenza tra un quiz e un sondaggio

Entrambi condividono lo schema domanda/risposta, ma ciò che cambia è il risultato finale.

Un sondaggio è composto da una o più domande, poste a voce, in forma scritta o digitale, a cui l’utente viene richiesto di rispondere in base al proprio pensiero e\o esperienza. Non esistono delle risposte esatte o dei risultati finali.

Invece, in un quiz l’utente ha un riscontro conclusivo e ogni risposta viene associata a un profilo o un punteggio. Prendiamo in esame due casi. Un quiz attitudinale richiede all’utente di indicare la risposta esatta al quesito posto mentre in un test di personalità ogni risposta è associata a un profilo che verrà mostrato come risultato a fine quiz.

Come costruire un questionario perfetto

Come dicevamo nell’incipit, scrivere delle domande è semplice. Però, affinché i quesiti siano comprensibili anche per chi li legge e deve rispondere, ci vuole un po’ di pratica.

Nel caso di questionari costruiti male, il rischio è di ricevere risposte poco attendibili e quindi invalide.

Dobbiamo prestare attenzione alla brevità e non ambiguità delle singole domande. Ciò significa che la domanda deve:

  • essere breve;
  • non contenere troppe premesse o specificazioni;
  • non contenere delle doppie negazioni;
  • suggerire la risposta;
  • unire due ipotesi in una sola domanda;
  • utilizzare un linguaggio troppo tecnico o sconosciuto al nostro pubblico.

Per fare un esempio pratico, è sconsigliata una domanda del tipo “Lei è d’accordo che non si può proibire il consumo di alcool in discoteca?” ma è invece meglio costruirla con una definizione equivalente, però positiva, come “Lei è d’accordo che si può permettere il consumo di alcool in discoteca?“.

Dobbiamo poi evitare di inserire più domande in un unica frase perché le risposte potrebbero essere valide per tutte o per una sola. Anche in questo caso è meglio fare un esempio.

Nella domanda “Non si possono accogliere tutti gli emigranti perché portano via il lavoro e tra loro possono essere dei delinquenti: sei d’accordo o contrario?“, in questo caso la domanda non è specifica. Chi risponde in modo affermativa può essere d’accordo che ci portano via il lavoro, ma non che ci siano delinquenti e viceversa.

Oltre alle domande, dobbiamo porre attenzione alla costruzione delle risposte. In alcuni casi il classico modello “Si, no, forse, altro” non è particolarmente efficace. Esempio:

Pinterest introduce le ADV in piattaforma: le attiverai?“. Con le classiche risposte non possiamo capire esattamente se chi risponde NO è perché non ha un budget adesso oppure perché non ha neanche un cliente con un profilo su Pinterest.

In questo caso, delle risposte più indicate sono:

  • Si, sembra molto interessante;
  • Si, ma non adesso;
  • No, non è utile per me;
  • No, non ho le risorse necessarie;
  • Altro.

Questi principi sono indicati anche in un quiz. In questo caso, le risposte devono essere precise e non ambigue. Possiamo anche aiutare l’utente con delle risorse multimediali come immagini e video, quando il testo può far immaginare più concetti.

Queste regole servono anche per chi vuole costruire dei sondaggi e dei quiz online, che ormai sono molto più utilizzati e frequenti rispetto a quelli cartacei perché permettono una raccolta dei dati più veloce, una profilazione dell’utente avanzata e i risultati sono subito analizzabili.

Perché gli utenti partecipano a sondaggi e quiz online

Compreso come fare un sondaggio o un quiz perfetto, dobbiamo trovare una motivazione per cui gli utenti debbano partecipare. Infatti, se stiamo realizzando questa operazione per fare lead generation, gli utenti dovranno compilare un form inserendo alcuni loro dati come nome, cognome, email, e altri dati.

In questo caso, dobbiamo sempre fornire un valido perché per fare in modo che aumentare il nostro conversion rate. In questo caso, la conversione è il completamento del form di partecipazione e dobbiamo fare in modo che chi visita la pagina web del quiz o sondaggio abbia voglia di prenderne parte.

Innanzitutto, deve essere chiaro in che modo verranno trattati i dati dei partecipanti, sia da un punto di vista legale (per via della normativa europea GDPR che implica l’accettazione della privacy policy) ma anche per far comprendere agli utenti che siamo dei professionisti e possono fidarsi di noi. In questo caso, è importante affidarsi a dei tools che tengano conto anche di questo aspetto.

Scrivere una descrizione in cui spieghiamo come e perché stiamo effettuando l’iniziativa, può far sentire il partecipante parte di un progetto più grande. Maggiormente quest’ultimo è percepito come importante, più le persone vorranno farne parte.

Infine, un ulteriore incentivo può essere dato dalla promessa di poter vincere un premio, come avviene negli Instant Quiz o negli Instant Poll. Quando si realizza un’iniziativa del genere, l’utente, spinto da una ricompensa finale, è più soddisfatto quando lascia il suoi dati. Solo dopo aver partecipato al sondaggio o aver risposto correttamente al quiz potrà tentare la sorte per aggiudicarsi i premi.

instant poll di accademia del profumo (1)

Un case study molto interessante è quello di Accademia del Profumo, un’iniziativa creata da Cosmetica Italia che ogni anno fa scegliere ai consumatori il miglior profumo dell’anno. In cambio della votazione, gli utenti possono provare a vincere le fragranze femminili e maschili indicate all’interno del sondaggio.

Parte l’Unbreakable Tour: candida la tua storia

Si avvicina N-Conference, il primo Business Visionary Event targato Ninja. A causa dell’emergenza sanitaria, sarà in Digital Edition, ma non potevamo rinunciare del tutto a quelle connessioni fisiche che, per noi creativi, sono linfa vitale.

Per questo abbiamo trovato un modo per raggiungere almeno una parte di quelle persone che avremmo voluto incontrare il 27 e il 28 maggio a Milano.

Il nostro CEO e founder, Mirko Pallera, il 10 maggio partirà da Salerno a bordo del Ninja Van per girare l’Italia alla ricerca di aziende, persone e progetti capaci di rappresentare il tema dell’edizione di N-Conference: le storie Unbreakable.

L’Unbreakable Tour coinvolgerà una selezione di Ambassador, Speaker e Partner di N-Conference. Ma non solo. Siamo alla ricerca di input per nuovi incontri da pianificare.

Salerno, Roma, Bologna, Milano, Torino, Genova: queste alcune delle tappe. Ma il programma di viaggio è ancora in progress…

Chi sono gli Unbreakable che stiamo cercando?

Piccole e grandi aziende che stanno cambiando il loro futuro. Professionisti e artigiani che, nelle difficoltà della pandemia, hanno saputo reinventarsi e trovare nuove strade.

Questo e molto altro sono le Unbreakable Stories che vorremmo raccontare.

Storie di chi resiste e reagisce. Di chi sa trasformare gli ostacoli in opportunità, i punti di debolezza in punti di forza, gli imprevisti in occasioni di crescita.

Come ha fatto Davide Campagna, che si definisce Dentist by day, Chef by night e che ha inventato un app dal suo progetto Cotto al dente per dare consigli su cibo sano e fitness, diventando uno dei più seguiti food&sport influencer e suggerendo gli stili di vita più compatibili con i modi e i tempi della pandemia.

O come Luigi Biasetto, Pastry Star e Campione del Mondo di Pasticceria (1997) che, implementando l’e-shop della sua pasticceria, ha diffuso dolcezza durante il lockdown, anche grazie al progetto della “Torta sfornata a casa tua”, consegnata in 24 ore aprendosi mercati anche a Miami e a Parigi.

Ti senti un Unbreakable del Business o ne conosci uno?

>> Candida la tua storia oppure segnalaci un’azienda, una persona o un progetto che secondo te meritano di essere raccontati <<

Non ci sono particolari requisiti tecnici da rispettare: siamo pronti a lasciarci stupire dalla varietà e dalla originalità delle candidature.

Tantissime candidature da tutta Italia ci sono già arrivate. Contribuisci anche tu al mosaico delle Unbreakable Stories e costruisci insieme a noi la grande sceneggiatura di N-Conference.

Dopo averci inviato la tua segnalazione, condividi una Instagram story taggando @ninjaconference e usando gli hashtag #NConf21 e #UnbreakableTour e raccontaci in breve l’azienda, la persona o il progetto che vuoi candidare.

Potrai seguire la cronaca dell’Unbreakable Tour, tappa per tappa, attraverso la pagina Instagram di N-Conference e il canale Youtube di Mirko Pallera.

L’Unbreakable Tour ci condurrà dritti a N-Conference, per esplorare insieme il nuovo che verrà e attingere energia e visione dalle storie più illuminanti.

>> Assicurati il tuo posto a N-Conference per scoprire una per una le Unbreakable Stories che sceglieremo di raccontare <<

sfide in ufficio per il 2021

Le sfide più ardue per il settore HR nei prossimi mesi

La pandemia ha imposto un’accelerazione forzata e, in parte, disorganizzata verso la trasformazione digitale; contesto che ha portato le direzioni HR ad assumere un ruolo fondamentale all’interno delle imprese.

Le HR stanno oggi affrontando numerose sfide, tra le quali:

  • riqualificazione del personale interno al fine di riallinearlo alle nuove metodologie di lavoro agile, mappatura delle competenze del personale attraverso processi di upskilling e reskilling;
  • riorganizzazione del lavoro agile;
  • creazione di una nuova employee experience;
  • ingaggio della generazion Z.

Il processo di inserimento di nuove figure in azienda passa dal rinnovamento delle risorse già esistenti e deve essere pianificato attentamente, soprattutto in una situazione economica sfavorevole come quella che stiamo vivendo.

Covid-19: lo scenario occupazionale

Lo scenario lavorativo attuale è incerto, il tasso di disoccupazione è in aumento, il ricorso agli ammortizzatori sociali è sempre più alto, situazione che potrebbe anche inasprirsi qualora il Governo decidesse di eliminare il cosiddetto blocco dei licenziamenti.

In Italia

Secondo quanto rileva l’Istat, a dicembre 2020 gli occupati sono diminuiti di 101.000 unità: 99.000 sono donne e appena 2.000 uomini.

Nei dodici mesi, il saldo è negativo per 444.000 unità (-1,9%) ed è composto da 312.000 donne e 132.000 uomini. Il tasso di disoccupazione è salito al 9,0% (+0,2 punti) a dicembre.

La diminuzione dell’occupazione (-0,4% rispetto a novembre) coinvolge, oltre alle donne, i dipendenti e autonomi e caratterizza tutte le classi d’età, con l’unica eccezione degli ultracinquantenni che mostrano una crescita. I lavoratori autonomi sono diminuiti il mese scorso di 79.000 unità (80%), i dipendenti di 23.000 unità.

Nell’arco dell’anno, gli indipendenti sono scesi di 209.000 unità. Tra i lavoratori dipendenti, a pagare il conto sono solo i lavoratori a termine che scendono di 393.000 unita, a fronte di un aumento di 158.000 unità di quelli permanenti grazie al blocco dei licenziamenti. Quasi un giovane su tre è disoccupato.

In USA

Il New York Times prevede che la disoccupazione negli Stati Uniti si attesterà intorno al 13%, il tasso di disoccupazione più alto dalla Grande Depressione. Inoltre, circa 6,6 milioni di americani hanno presentato domanda di disoccupazione da marzo 2021, il peggior dato dal 1982.

Ripartire non sarà facile né per le aziende né per i lavoratori.

Diverse sono le sfide che il settore HR dovrà affrontare per uscire da questo epocale momento di difficoltà.

È per questo che le HR devono iniziare a pianificare strategicamente i passi da seguire per riqualificare il personale dipendente puntando su reskilling e upskilling.

Sfida 1: Reskilling e Upskilling del personale

Definzioni

Reskilling indica lo sviluppo di abilità significativamente differenti per far sì che una persona sia in grado di ricoprire un ruolo diverso. Ad esempio, riqualificare un ex cassiere affinché diventi un personal shopper.

Upskilling indica lo sviluppo di competenze aggiuntive che aiutano a rendere una persona più efficace e qualificata nel suo ruolo attuale. Ad esempio, uno sviluppatore di software che apprende un nuovo linguaggio di codifica.

È importante capire da dove proviene la necessità di migliorare le competenze e di riqualificarle nonché capire come avviene questo processo.

Attraverso corretti percorsi di upskilling e reskilling, i dipendenti acquisiranno maggiori conoscenze e si abitueranno a interagire in modo più veloce ai cambiamenti che il mercato richiede, dando un contributo attivo e proattivo all’azienda.

Per esempio, in una situazione di blocco dei licenziamenti e con le assunzioni congelate, le HR potrebbero riqualificare le risorse presenti, anche attraverso percorsi di coaching tra pari (coaching peer-to-peer) o, in alternativa, riassegnare le persone  in base alle esigenze dell’azienda. Le HR sono il driver primario di questi cambiamenti, ridefinendo le competenze, potranno trovare i talenti internamente senza doverli cercare all’esterno.

Le organizzazioni, per sopravvivere a questi momenti difficili, devono puntare su una forza lavoro flessibile, agile, reattiva e pronta a apprendere nuove competenze.

Il processo di reskilling e upskilling, per essere efficace ed efficiente, deve rispettare alcuni presupposti:

  1. liberare tempo. In situazioni lavorative come quella che stiamo vivendo è importante che le risorse siano reattive al fine di assumere ruoli lavorativi diversi in poco tempo. Per ottenere ciò, occorre accelerare i processi di apprendimento, accorciando i tempi di apprendimento stesso così che le risorse arrivino velocemente a ricoprire il nuovo ruolo per cui sono stati identificati.
  2. condividere idee. Ora che le aziende hanno meno personale, l’apprendimento collaborativo diventa sempre più importante. La condivisione della conoscenza, diretta e indiretta è fondamentale in un momento storico in cui le risorse sono delocalizzate, altre non più operative o in aspettativa.  Gli ambienti di apprendimento collaborativo consentono il miglioramento delle competenze e la riqualificazione in modo semplice e intuitivo, consentendo ai colleghi di formarsi a vicenda.
  3. favorire l’apprendimento mobile: l’apprendimento remoto (DDI) non è solo riservato agli studenti di ogni genere e grado, ma vale anche per chi lavora. Smartphone e tablet svolgono un ruolo cruciale nell’eLearning on the job, soprattutto per tutti coloro che lavorano a distanza, attraverso percorsi di micro apprendimento.

 

Sfida 2: Lavoro Agile e riorganizzazione delle HR

L’HR manager dovrà continuare a potenziare il lavoro agile all’interno delle organizzazioni, puntando sempre di più sullo Smart Working in modo strutturato.

Lo Smart Working sarà, anche per il 2021 (e per gli anni a seguire), una delle forme contrattuali che le aziende utilizzeranno con più frequenza, non solo per la contingente situazione pandemica che impone ancora il distanziamento sociale, ma anche per i vantaggi che lo SW porta con sé.

Le HR devono lavorare per cambiare la cultura aziendale, eliminando le forti resistenze al cambiamento da parte di manager e imprenditori riorganizzando completamente le metodologie di lavoro.

La riorganizzazione sarà una delle sfide più importanti per il 2021 che comporterà, da parte delle aziende, uno sforzo in termini di investimento, produttività e obiettivi.

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Sfida 3: Creazione di una nuova employee experience

Questa sfida è strettamente correlata alla sfida 1.

Le HR dovranno continuare a consolidare la employee experience su una forza lavoro delocalizzata, rivendendo tutti i processi di onboardinig, retention, valutazione delle competenze, processi di talent management e revisionare anche il piano dei benefit.

Dovranno puntare sull’engagement dei dipendenti, quel forte legame tra azienda e lavoratore che crea un ambiente di condivisione di valori, obiettivi e della vision aziendale.

In un clima così difficile come quello che stiamo vivendo, lavorare sull’engagement consente di creare un ambiente di lavoro in cui sicurezza psicologica e fiducia diventano i driver principali.

Le Risorse Umane dovranno quindi lavorare per creare un luogo di lavoro che curi la crescita professionale e l’employability delle persone, in un’ottica di lungo periodo.

Per agevolare questo processo, in uno scenario lavorativo ibrido, occorrerà introdurre strumenti scientifici, basati sul real time che consentano di valutare velocemente lo stato dell’engagement delle persone.

Sfida 4: Ingaggiare le Generazione Z

Tra le sfide che le HR dovranno affrontare, troviamo anche il tema generazionale.

Oggi nelle organizzazioni coesistono circa 4/5 generazioni che lavorano insieme, ma che sono formalmente molto diverse sia culturalmente che nella modalità di svolgimento del lavoro.

La Gen Z è quella che oggi si sta facendo largo all’interno del mondo del lavoro, generazione che ha una sua precisa scala di valori, priorità e motivazioni.

Le HR dovranno quindi adattare e aggiornare i percorsi di carriera, le policy e i benefit per motivare, coinvolgere ed ingaggiare questi nuovi “colleghi”.

Sfida 5: Promuovere la diversity

Il 2020 è stato l’anno che ha segnato l’accentuarsi  anche del gender gap. Molte madri lavoratrici hanno dovuto rinunciare al lavoro per prendersi cura dei figli durante il lockdown.

Il gender gap è ancora troppo elevato e gli strumenti normativi atti a conciliare al meglio vita e lavoro sono risultati fallimentari durante il periodo covid.

Le donne della cosiddetta “generazione sandwich” sono schiacciate tra la cura dei figli e/o dei genitori e il lavoro, il tutto condito con una buona dose di mancanza di condivisione delle responsabilità in famiglia e di un substrato normativo corretto.

Le HR dovranno cercare di assottigliare questo divario, recuperare terreno agevolando l’occupazione femminile anche e soprattutto nei ruoli di leadership.

Sfida 6: Corporate responsability e sostenibilità

Nel panorama attuale i dipendenti preferiscono lavorare in un’impresa che sa conciliare obiettivi di business con obiettivi sociali e ambientali, in un’ottica di sostenibilità futura.

Molti desiderano essere attori attivi nelle decisioni aziendali, al fine di contribuire al miglioramento dell’impatto ambientale, economico e sociale: sfida ardua per le HR.

Non è infatti semplice coinvolgere la forza lavoro su tematiche decisionali e sociali, occorre una strategia di business condivisa con tutti gli stakeholder aziendali per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e responsabilità.

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Sfida 7: Più HR specialist

Tra i trend del 2021 va inserito anche l’aumento di professionisti HR specializzati e verticalizzati in particolare:

  • in hr analytics;
  • esperti in employer branding;
  • professionisti in talent acquisition ed engagement;
  • esperti in big data e AI;
  • focalizzati sul change management.

Grazie a queste figure specializzate e a conoscenze fondamentali come la mappa e il gap delle competenze aziendali, il dipartimento HR assumerà un ruolo sempre più importante nelle strategie aziendali.

Il futuro delle HR

Le sfide identificate sono pesantemente influenzate dalla situazione pandemica in atto, che ha cambiato le abitudini di vita e di lavoro delle persone.

Sono cambiate anche le strategie aziendali, che si sono focalizzate su una nuova organizzazione delle persone e verso una modalità di lavoro sempre più digital.

Ridisegnare i processi aziendali e, al tempo stesso, rassicurare le persone accompagnandole verso un nuovo modo di lavorare non è una sfida semplice.

Le organizzazioni dovranno inevitabilmente sostenere dei costi per potersi adeguare a questa trasformazione obbligata.

Le HR sono diventate il vero e proprio driver dell’innovazione, della digitalizzazione e del cambiamento.

Nel grande dibattito che vede di fronte HR e Digital Transformation emergono aspetti sempre più legati a nuovi modelli di leadership, al benessere delle persone e al clima aziendale. La Direzione HR non ha solo l’importante compito di guidare la transizione dalle pratiche di gestione tradizionali a quelle più innovative e digitali, ma anche quello più generale di costruire un nuovo rapporto tra persona e organizzazione abilitato dalle nuove tecnologie.

tiktok 2021

TikTok introduce nuovi strumenti di lead generation

Quando le aziende scelgono TikTok, sanno che tramite la piattaforma potranno comunicare in maniera inedita e originale con il proprio target, diventando parte integrante della community. Inoltre, grazie ai formati video immersivi, a tutto schermo, sound-on e di breve durata, riescono a catturare l’attenzione delle proprie audience, e al contempo far crescere la base clienti e aumentare l’impatto sui ricavi.

First-party

Uno scenario che oggi si arricchisce con la lead generation, la soluzione first-party di TikTok che aiuta le aziende a raggiungere i clienti e promuovere la conversione in modo semplice. In pochi, semplici tocchi, ora sarà possibile comunicare prodotti e servizi in modo più accattivante e interessante.

La lead generation sarà un aiuto concreto per le aziende di qualsiasi dimensione a creare interazioni per raggiungere i prospect e convertirli in potenziali clienti. Ad esempio, per gli utenti sarà possibile compilare con maggiore facilità eventuali form e fornire le proprie informazioni (come nome, e-mail o telefono), segnalando così il proprio interesse per quel particolare prodotto o servizio.

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Per rendere ancora più efficiente l’esperienza, inoltre, le informazioni di base che gli utenti già forniscono in fase di iscrizione alla piattaforma potranno essere inserite automaticamente. La lead generation di TikTok consente inoltre di creare messaggi completamente personalizzabili. Le lead possono essere scaricate manualmente o, se integrate con un CRM aziendale, attivate immediatamente. In questo modo, le informazioni degli utenti inserite nei form garantiscono alle aziende di raggiungere i clienti interessati in modo non intrusivo.

Con l’integrazione della lead generation, quando gli utenti inviano i propri dati a TikTok visualizzeranno un’informativa sulla privacy che chiarisce che si stanno raccogliendo le loro informazioni per gli inserzionisti, con link alla relativa policy di TikTok e a quella dell’inserzionista. Le informazioni personali compilate automaticamente nella lead generation saranno accessibili solo all’inserzionista e, in qualsiasi momento, gli utenti potranno modificarle o cliccare per uscire dal form. In questo modo assicuriamo alla nostra community controllo e sicurezza sulla privacy dei propri dati. 

Lead Generation

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In TikTok vogliamo supportare le imprese offrendo loro l’opportunità di creare un legame sincero con i consumatori assicurando al contempo che la nostra community si senta a proprio agio e al sicuro sulla piattaforma, aspetto prioritario per noi. Lead Generation è conforme alla GDPR. Continuiamo a migliorare la nostra piattaforma, le policy e i prodotti per aiutare le aziende a raccontare la loro storia, salvaguardando le informazioni della nostra community e proteggendo la nostra piattaforma e i dati degli utenti.

Siamo entusiasti di introdurre la lead generation per i business di tutto il mondo e di supportare il loro impegno a raggiungere, connettersi e ingaggiare in modo semplice con il proprio target. Per ulteriori informazioni su come iniziare ad utilizzare lead generation, leggi il relativo articolo del nostro Help Centre e scopri qui come brand di diversi settori – dall’automotive alla finanza fino al retail – utilizzano lead generation per creare una relazione con i consumatori su TikTok.

Fiat Professional sceglie ancora il Milanese Imbruttito per la campagna dell’E-Ducato

Dopo il successo della collaborazione per il lancio del Ducato con cambio automatico nel 2019, Fiat Professional sceglie ancora Il Milanese Imbruttito, agenzia creativa e community con oltre 2.5 milioni di utenti, per il lancio di E-Ducato, la versione 100% elettrica del veicolo commerciale più venduto in Europa nel 2020. La collaborazione prevede lo sviluppo di una campagna social multicanale dal titolo “Green & Grano (Duro) – il nuovo business imbruttito” che partirà a fine aprile e che sarà veicolata sulle pagine social delle due aziende.

Protagonista della campagna è il video “Green & Grano (Duro) – il nuovo business imbruttito” che vede coinvolti i personaggi più amati dalla community imbruttita: Il Milanese Imbruttito (interpretato dall’attore Germano Lanzoni), Il Giargiana (Valerio Airò) e il Nano (la giovane star Leonardo Uslengo). Il video sarà affiancato da 1 video pillola e 5 grafiche social, contenuti ideati e prodotti dal team creativo de Il Milanese Imbruttito.

Fiat Professional ha rinnovato la fiducia ne Il Milanese Imbruttito – community  con cui condivide un tone of voice distintivo e ironico – per il lancio del suo primo e più iconico modello elettrico, ideale per le consegne dell’ultimo miglio e  mission urbane. L’obiettivo del nostro brand, leader nel Mercato dei Veicoli Commerciali in Italia, è comunicare i valori green e i vantaggi del nuovo E-Ducato in maniera smart e coinvolgente, con un approccio di branded entertainment che Il Milanese Imbruttito è in grado di rappresentare al meglio.

Commenta Salvatore Cardile, Head of Marketing & Communication di Fiat Professional Italia.

Una collaborazione rinnovata, quella tra Fiat Professional e Il Milanese Imbruttito con l’obiettivo di mostrare come sia possibile coniugare agilità, sostenibilità e una buona dose di coolness quando si tratta di scegliere il veicolo per il proprio business, il tutto in stile imbruttito. Partendo da quì, il progetto prende vita con una nuova avventura imprenditoriale del famoso “Giargiana” che utilizzerà l’E-Ducato e ne mostrerà i punti di forza.

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Siamo entusiasti e orgogliosi di collaborare ancora con il team Fiat Professional per la promozione di un prodotto così innovativo e in linea con i valori della community imbruttita, sempre più attenta ai temi della sostenibilità e confermato anche dalla nostra ultima indagine. È la dimostrazione che l’ironia e il sorriso possono essere la chiave per veicolare messaggi importanti e dare vita a campagne di comunicazione di successo.

Commenta Tommaso Pozza, AD e co-fondatore de Il Milanese Imbruttito.

Nata come pagina Facebook nel 2013, oggi Il Milanese Imbruttito è un’agenzia creativa che opera nel mercato del content marketing e che, oltre ai 3 fondatori, riunisce diverse professionalità del settore della comunicazione digitale per offrire un servizio a 360°.

Punto di riferimento nel panorama italiano del social entertainment, nel corso degli anni Il Milanese Imbruttito ha sviluppato, oltre a una propria linea di prodotti, progetti editoriali e video per diversi clienti e brand internazionali tra cui Disney, Amazon, Sky, Samsung, PayPal, Microsoft e Coca-Cola, trasformando i loro prodotti in contenuti emozionali per la community.

Spotify lancia Paid Subscriptions, piattaforma su abbonamento per podcaster

Spotify annuncia il lancio di Paid Subscriptions, la nuova piattaforma ad abbonamento pensata in esclusiva per i podcaster. Una novità che arriva ad una settimana dal lancio del servizio su abbonamento di Apple Podcasts e l’ingresso di Facebook nel mondo del podcast. Spotify non tratterrà commissioni sugli abbonamenti e la piattaforma sarà completamente gratuita per i prossimi due anni, con la previsione di una tassazione del 5% sul costo dell’abbonamento a partire dal 2023.

“Una piattaforma per podcaster incentrata sulle iscrizioni a pagamento – spiega Spotify – che permette ai podcaster stessi di fare passi avanti in termini di entrate, utenti raggiunti e visibilità».

Tre le grandi novità: oltre alla funzionalità Paid Subscriptions, anche il rilascio a breve della piattaforma Open Access e l’apertura di Spotify Audience Network ai creator indipendenti. Obiettivo: ottimizzare la monetizzazione per i creator e per massimizzare il pubblico in abbonamento.

La nuova struttura si servirà di “Anchor” e debutterà negli Stati Uniti con 12 podcaster indipendenti

Per la prima volta, Spotify consente ai podcaster sulla sua piattaforma di offrire abbonamenti ai loro spettacoli. Il prodotto in abbonamento debutterà negli Stati Uniti, che consentirà a partner selezionati, che ospitano i loro spettacoli su Anchor (società di Spotify per i podcast), di addebitare i contenuti.

Dodici programmi indipendenti, tra cui Tiny Leaps, Big Changes e Mindful in Minutes, offriranno contenuti bonus solo per gli abbonati, mentre NPR (National Public Radio, organizzazione indipendente no-profit che comprende oltre 900 stazioni radio statunitensi) lancerà versioni senza pubblicità di programmi popolari.

Intanto si si aprirà oggi la lista di attesa, attraverso cui i podcaster potranno registrarsi per essere inclusi nel lancio esteso nei prossimi mesi al mercato internazionale tra cui anche l’Italia.

I podcaster non dovranno pagare nulla a Spotify per i primi due anni. I creatori, tuttavia, dovranno coprire il costo delle commissioni di transazione tramite Stripe, il partner per i pagamenti di Spotify. Nel 2023, Spotify tratterrà una commissione del 5% sulle entrate totali degli abbonamenti: una cifra inferiore all’addebito di Apple, il cui nuovo servizio di abbonamento richiederà dal 15 al 30 percento delle entrate. I podcaster avranno tre opzioni di prezzo mensili tra cui scegliere: 2,99 dollari mensili, 4,99 o 7,99.

Spotify Paid Subscriptions vs Apple Podcasts

Apple ha dichiarato che la sua piattaforma di streaming prenderà una commissione del 30% dagli abbonamenti ai podcast nel corso del primo anno, quota che poi scenderà al 15% per gli anni seguenti. Spotify replica chiedendo agli utenti di effettuare gli acquisti per l’iscrizione ai podcast al di fuori delle app, mossa che potrebbe aggirare il sistema in-app su iOS e, quindi, le commissioni dell’App Store. Significa che Spotify non dovrà pagare Apple per gli abbonamenti venduti secondo i termini dell’App Store.

I contenuti a pagamento su Spotify saranno delimitati da un’icona a forma di lucchetto. Per sbloccare lo spettacolo, i potenziali abbonati dovranno accedere alla pagina web di destinazione Anchor dedicata al programma.

La piattaforma Open Access

La piattaforma Open Access è dedicata ai podcaster e agli editori che hanno ascoltatori paganti su altre piattaforme di ascolto. Questa tecnologia, in fase di test, permetterà agli utenti abbonati sparsi tra le vi in abbonamento su Spotify, senza che il podcaster debba cambiare sistema di login.

«Ciò offre ai creator che hanno già basi di abbonati la possibilità di fornire contenuti su abbonamento al loro preesistente pubblico a pagamento attraverso Spotify, così da mantenere il controllo diretto sulla relazione», spiega l’azienda.

Gli abbonati potranno ascoltare podcast a pagamento all’interno di Spotify o in un’app di terze parti tramite un feed RSS privato. I podcaster non riceveranno i nomi, gli indirizzi e-mail o altre informazioni personali sui propri iscritti.

“Spotify è aperto al feedback e considera diversi modi per rafforzare il rapporto abbonato–podcaster”, sottolinea Michael Mignano, Co-Founder, Anchor  ed Head of Podcaster Mission di Spotify a The Verge – Per il nostro modello è fondamentale esplorare modi in cui i creator possano entrare in contatto più a fondo con i loro iscritti. Inoltre, i contenuti non devono essere esclusivi di Spotify”.

Quindi nella fase di debutto sperimentale della nuova piattaforma, NPR utilizzerà Anchor come servizio di hosting per i suoi spettacoli di abbonamento Spotify senza pubblicità, come Planet Money Plus.

Planet Money è già disponibile su Spotify gratuitamente, così come su altre app di podcasting, mentre la Planet Money Plus sarà una pagina di spettacolo separata in cui risiede il contenuto a pagamento.

branded podcast

L’hosting di Anchor è ancora gratuito e Mignano afferma che la società prevede di mantenerlo così, il che significa che alcuni podcaster potrebbero decidere di gestire un feed separato da Anchor per fornire contenuti a pagamento all’interno di Spotify.

“Avere contenuti a pagamento integrati in Spotify significa una migliore possibilità di far scoprire i contenuti. Se le persone cercano un tipo di spettacolo specifico, un podcast in abbonamento potrebbe essere visualizzato e ottenere un follower a pagamento. Spotify potrebbe così suggerire anche quali sono gli spettacoli che gli utenti sarebbero disposti a pagare”, continua Mike Mignano.

Se un podcaster gestisce già un’attività in abbonamento altrove, ma desidera offrire i propri contenuti a pagamento su Spotify, dovrà iniziare a utilizzare Anchor oltre al proprio provider di hosting abituale.

Insieme alle notizie sull’abbonamento, Spotify ha anche annunciato l’intenzione di lanciare un modo per i podcaster che già gestiscono un’attività di abbonamento al di fuori di Spotify per portarlo nell’app. Non è del tutto chiaro come funzionerà e, alla domanda se Spotify supporterà semplicemente i feed RSS privati, cosa che attualmente non supporta, Mignano afferma: “È la nuova tecnologia che stiamo costruendo ora. Il team sta lavorando con partner selezionati, ma non divulgati, per svilupparla: tale tecnologia sarà descritta in dettaglio in futuro”.

La società ha anche fornito un aggiornamento sul proprio mercato pubblicitario e afferma che il 1 ° maggio alcuni utenti di Anchor potranno rendere il loro programma idoneo a ricevere annunci tramite Megaphone, l’altro servizio di hosting acquisito di recente dall’azienda e fornitore di mercato pubblicitario: annunci che potranno essere inseriti solo tramite la tecnologia di inserimento in streaming di Spotify.

Spotify Audience Network: il marketplace pubblicitario

Spotify aprirà Audience Network (marketplace pubblicitario che consente agli inserzionisti di raggiungere gli ascoltatori attraverso l’offerta di podcast e musica della piattaforma) a una selezione di creator indipendenti che usano Anchor.

I creator di podcast più grandi sono sempre più interessati a possedere tutte le parti dell’ecosistema del podcasting: i podcaster dovranno gestire vari feed su vari servizi di hosting e piattaforme per costruire un business completo.

«Ciò alla fine porterà più soldi (e spese più efficienti), a vantaggio dei creator che scelgono di monetizzare attraverso la pubblicità», insiste l’azienda.

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Tra riunioni olografiche e mondi 3D, un balzo nelle tecnologie del futuro del lavoro

“Your office is where you are”, titolava un articolo della prima metà degli anni ‘80, in cui Philip Stone e Robert Lucchetti argomentavano come l’introduzione dei telefoni senza fili e dei personal computer avrebbe cambiato radicalmente il concetto di ufficio.

Si chiedevano come i manager avrebbero combinato i vantaggi comunicativi degli open space con la privacy degli uffici isolati. Era nato l’Activity Based Office, antenato dello smart working: un colletto bianco non sarebbe più stato ancorato al proprio desk, ma libero di spostarsi e di svolgere le sue attività in spazi diversi a seconda dei suoi obiettivi: riunioni, collaborazione, lavoro autonomo.

Nel 2002 il concetto si è evoluto in Community Based Office: “Our office is where we are”. In quel ventennio, in effetti, la cultura manageriale cercava sempre più di integrare la componente umana, di comunità. Quel Noi che si sostituisce all’IO.

E ora, eccoci: negli ultimi due anni modelli sociali e dinamiche lavorative sono cambiati in modo irreversibile. Le buzzword anglofone risuonano ovunque: black swan, new normal, digital workplace. Il digitale è diventato una risorsa fondamentale di interazione e supporto.

Se il lavoro da remoto, più o meno agile, è una realtà ormai consolidata, quali evoluzioni e sfide dovremo aspettarci nei prossimi anni?

Le tecnologie emergenti di virtual communication e virtual collaboration promettono di unire una forza lavoro sempre più dispersa grazie ad avatar, riunioni olografiche, mondi virtuali. Collaborare come se fossero nello stesso posto ed essere presenti anche se non fisicamente insieme. In più, come evolveranno gli uffici fisici?

In questo articolo approfondiremo aspetti squisitamente tecnologici e casi di studio già applicati, senza addentrarci in considerazioni manageriali o psicologiche e implicazioni sulle competenze umane per gestire questi nuovi modelli.

Ma ora cominciamo: cosa si delinea all’orizzonte il futuro del lavoro?

Collaborazione olografica: abbattere le barriere della bidimensionalità

Al Coachella del 2012, il rapper Snoop Dogg chiamò sul palco Tupac Shakur, defunto nel 1996, in versione ologramma.

L’ologramma di Tupac cantò due canzoni e scomparve nel nulla. Da allora, l’industria dell’entertainment ne ha fatto uso sempre più frequente: dai circhi senza animali agli show totalmente immateriali. Ma anche l’healthcare, nello specifico la chirurgia, e la logistica stanno puntando moltissimo su questa direttrice di sviluppo per migliorare i propri processi.

Creare un ologramma significa concretamente registrare una persona o un oggetto con raggi laser: le informazioni vengono commutate in un’immagine realistica in 3D, attraverso la coordinazione dei due raggi e un gioco di luce e specchi. D’altronde, la parola deriva dal greco antico hòlos (tutto) e gràmma/graphèin (grafico).

Ecco, ora chiudete gli occhi e immaginatevi in un meeting in cui non siete fisicamente nello stesso spazio con i vostri colleghi o partner ma potete vedervi e parlare in 3D attraverso avatar e potete spostarvi in quello spazio virtuale come se foste in una vera sala riunioni.

Senza alcuna mediazione di uno schermo bidimensionale: è un tema dibattuto ormai da qualche anno come next step della collaborazione e formazione aziendale a distanza. La presenza olografica potrebbe davvero essere il prossimo livello delle videocall e dei live webinar?

Alcune startup già stanno sperimentando la proiezione olografica per rendere più immersivi e coinvolgenti riunioni e corsi di formazione in remoto. La startup tedesca HoloMeeting sta investendo nella collaborazione remota, consentendo alle aziende di tenere riunioni in uno spazio di lavoro olografico grazie ad avatar.

ARHT Media ha lanciato HoloPod, in grado di “materializzare” vari relatori dislocati in diverse parti del mondo in un unico palco, virtuale ovviamente. La società Spatial ha avviato riunioni olografiche su Oculus Quest. Apple utilizza ARKit e Google mostra gli ologrammi in ARCore.

In questo scenario, Microsoft ha appena lanciato Mesh, nuova piattaforma di realtà ibrida basata su Azure che permette alle persone in luoghi fisici diversi di unirsi a esperienze olografiche collaborative e condivise su molti tipi di dispositivi. Consente di assistere a riunioni “in persona” pur non essendo nella stessa posizione geografica, migliorando la collaborazione e l’interazione con gli altri. Durante queste esperienze virtuali condivise, inizialmente gli utenti potranno utilizzare degli avatar e successivamente utilizzare un proprio ologramma.

Mondi virtuali in 3D: lo spazio virtuale della formazione e delle interazioni

La casa automobilistica tedesca Audi ha rilevato come le riunioni da remoto registrino un alto tasso di disattenzione nell’interazione sociale dei suoi dipendenti. Audi Akademie ha arginato la falla costruendo un mondo virtuale 3D che funge da strumento per la formazione, la consulenza, la collaborazione e la comunicazione.

I mondi 3D sono la fedele riproduzione degli spazi lavorativi in cui i partecipanti interagiscono attraverso il proprio avatar e nello spazio virtuale come avverrebbe in una situazione reale. Secondo Sabine Maassen, membro del consiglio di amministrazione di Audi per le risorse umane, “gli Audi Spaces sono adatti a molte applicazioni, poiché possono essere utilizzati per diversi gruppi indipendentemente dall’argomento. I partecipanti sono più rilassati e meno stanchi delle videoconferenze quando possono prendere accordi per incontrare colleghi in uno spazio e interagire insieme. In questo modo, gli Audi Spaces possono contribuire a rafforzare il sentimento di comunità anche per la cooperazione in un contesto internazionale: lo strumento è disponibile per tutti i dipendenti nel mondo”.

Gli Audi Spaces sono anche un’occasione di formazione, grazie a incontri e corsi aderenti alla realtà ma privi dei rischi sulla sicurezza sul lavoro e con un evidente risparmio di costi e risorse. Ad oggi, più di 4000 dipendenti sfruttano il potenziale degli Audi Spaces, grazie anche a un piano di supporto in collaborazione con la loro Audi IT in grado di spiegare le diverse funzioni, preparare i formatori e fornire una didattica per il miglior uso della tecnologia.

Anche altre grandi aziende hanno deciso di affrontare con la tecnologia la sfida lavorativa che si prospetta nei prossimi anni. Nestle Purina, grazie al supporto della VR, riesce a formare il suo team di vendita sui processi aziendali in modo sicuro ed economico. Per pianificare infatti nel miglior modo la disposizione delle merci sugli scaffali, il team può gestire l’allestimento in uno spazio virtuale e intervenire sui dati di vendita. Diventa possibile eseguire un rendering dei merchandising e trasformare in 3D i dati di vendita indossando i visori Oculus Quest durante le visite nei negozi.

Mattel riunisce in una project room virtuale designer, ingegneri, marketers da ogni parte del mondo per progettare i suoi prodotti di punta, mentre la catena alberghiera Hilton si è affidata alla formazione del personale in realtà virtuale per creare empatia e migliorare l’ospitalità. Ford Motor Company sta progettando le auto del futuro in uno spazio virtuale economico e sicuro.

Le aziende si appoggiano a diverse piattaforme di collaborazione che stanno emergendo per la realizzazione di sistemi di visualizzazione in 3D. Tutto questo a dimostrazione che lo spazio fisico reale, tanto cruciale per la comunicazione e la collaborazione, può essere sostituito da un ambiente tanto fittizio quanto fedele a quello originale. Dai brick ai bit, dagli atomi ai pixel. Non sacrificando più le sensazioni, le impressioni e le interazioni con i colleghi o con i clienti.

Questo però porterà implicazioni differenti.

Hub & Spoke: modelli sempre più ibridi

E agli uffici fisici cosa succederà in realtà sempre più digitali? Non scompariranno, stiamo sereni. Boston Consulting Group ha già intervistato nel 2020 oltre 12.000 remote worker, dalla ricerca appare che il lavoro assumerà una forma sempre più ibrida.

Il futuro dell’ufficio potrebbe essere basato sul modello Hub and Spoke, che sta prendendo piede tra le tech company californiane. Le aziende avrebbero un sistema organizzativo basato su un hub (il quartier generale in una grande città) e tante sedi locali dislocate (uffici satellite) collegate da un unico sistema tecnologico.

L’Hub & Spoke sembra essere il modello più adottato in questo periodo di pandemia.

Il CEO di Google, Sundar Pichai, ha affermato che l’azienda sta già progettando mini uffici satellite così da offrire ai dipendenti spostamenti più flessibili.  L’aumento del numero di uffici potrà essere una delle possibili realtà di lavoro ibrido-flessibile che permetterà ai dipendenti di lavorare sia da remoto che in un ufficio direttamente connesso.

Anche Amazon sta andando incontro alle esigenze dei suoi lavoratori, annunciando un investimento di 1,4 miliardi di dollari per espandere i suoi uffici satelliti in sei città degli Stati Uniti. L’azienda ha inoltre assunto 3.500 nuovi dipendenti da “distribuire” negli hub sparsi nel Paese.

Gli uffici satellite, del resto, non sono un concetto nuovo. Già dopo l’11 settembre New York vedeva un relativo esodo di molti dipendenti dell’intero settore finanziario verso piccoli uffici pensati fuori Lower Manhattan. Il Coronavirus potrebbe seguire e ampliare a livello globale la scia dell’esodo lavorativo.

Nel 2019 Uber ha annunciato di voler costruire un nuovo hub per 3000 dipendenti nell’area di Dallas, diventando di fatto più grande dell’headquarter della Bay Area. Così come Apple, che nel 2022 aprirà il suo nuovo campus ad Austin, in Texas, ospitando 5000 dipendenti.

Va da sé che le aziende dovranno impegnarsi per rendere attraenti i propri uffici satellite, in grado di garantire ottime opportunità in termini di servizi e stili di vita rispetto alle sedi delle grandi città.

Cosa aspettarci dal lavoro di domani?

La corsa è partita e non sarebbe così futuristico pensare che tra dieci-vent’anni queste tecnologie saranno diffuse in ogni azienda, come lo sono adesso Slack, Zoom o  Microsoft Teams. E che si lavorerà probabilmente più a misura local. Nel futuro del lavoro, la tecnologia sarà sempre più protagonista, non solo dei processi produttivi ma soprattutto della cooperazione personale e sociale.

Deve riuscire a penetrare come principale supporto delle aziende, dei dipendenti e dei clienti in modo invisibile, tale da rendere la nuova prassi virtuale uguale alla vecchia reale. Del resto, il mondo del lavoro è fatto da persone che hanno quell’umano bisogno di connessioni sociali, di scambi ed interazioni. La tecnologia potrà migliorare la sensazione di essere realmente connessi e appartenere a una comunità, anche se virtualmente ognuno nel proprio spazio. The office is where you and we are.