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Social media marketing: 25 previsioni che segneranno il 2021

  • Che anno sarà il 2021? Le piattaforme social subiranno tanti cambiamenti trasformandosi completamente
  • 25 previsioni per il social media marketing da non perdere per il prossimo anno

 

Ammettiamolo, questo 2020 è stato un anno difficile. Definirlo complicato è un eufemismo, ed è vero, non vediamo l’ora di dimenticarlo, accartocciare il calendario e bruciarlo definitivamente, ma temiamo, visto l’andazzo, di dar fuoco alla casa. Ci limiteremo a scacciarlo via dalla nostra testa, ma prima di farlo concediamoci un minuto e congratuliamoci con noi stessi per quello che, nonostante tutto, siamo riusciti a fare in questi giorni da incubo.

Certo, non è stato un anno facile nemmeno per le aziende. C’è chi ha dovuto chiudere tutto dopo tanti sacrifici, e c’è chi ha resistito e stretto i denti il più possibile. Molte aziende hanno rimodellato tutta la propria struttura e il modo di lavorare, accelerando il processo digitale, e ci sono poi quelle attività che ci si sono approcciate per la prima volta ottenendo risultati incredibili.

E proprio riguardo al mondo iperconnesso, il 2021 si prefigge come un anno di grandi cambiamenti. Non saremo gli unici, quindi, che dovranno stilare la famosa lista dei buoni propositi dà mantenere, perché le piattaforme social saranno le vere protagoniste di questi prossimi 12 mesi.

Vediamo allora quali saranno le previsioni del nuovo anno riguardo il social media marketing e prendete i vostri laptop, cari social media marketer, perché ne avete di cose da segnare!

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Previsioni di social media marketing: come cambiano le piattaforme Social

Quest’anno abbiamo rivoluzionato le nostre giornate e cambiato le nostre abitudini.

Abbiamo imparato a lavorare da casa, destreggiandoci tra famiglia, impegni e tempo libero e abbiamo scoperto nuove forme d’intrattenimento per tenerci occupati. Anche le principali piattaforme social si sono evolute rapidamente adattandosi alle esigenze degli utenti durante la pandemia. Ciò ha accelerato molti dei loro piani, ma per la maggior parte i nuovi strumenti e le opzioni introdotte erano già in fase di sviluppo. Dove sono dirette, adesso, le piattaforme social?

Ecco pronta per voi una raccolta di previsioni per il 2021 che sembra destinato a essere un anno di crescita e sviluppi senza precedenti. 

1. Social media marketing: Facebook non si ferma

Facebook è stata una piattaforma social protagonista di un anno pieno di sfide, e ancora una volta le ha superate tutte migliorandosi. Nonostante il contraccolpo sul ruolo che ha svolto nell’esacerbare la divisione politica e nell’amplificare l’incitamento all’odio, non vuole fermarsi.

Eppure, nonostante un boicottaggio pubblicitario, un documentario critico di Netflix (The Social Dilemma) e la rimozione forzata di alcuni gruppi, continua sulla sua strada e nel prossimo anno vedremo alcuni importanti sviluppi.

Tutto sul nuovo Design del sito di Facebook

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La nuova vetrina Facebook

L’eCommerce sarà al centro dell’attenzione di Facebook.

Abbiamo già visto le prime fasi della prossima grande spinta alle entrate di Facebook, con l’introduzione degli Shops, sia su Facebook che su Instagram. Tutto questo semplificherà il processo di creazione di un punto vendita eCommerce sulla piattaforma social più utilizzata al mondo.

Ciò darà a ogni azienda la possibilità di creare rapidamente la propria vetrina digitale, con opzioni utili e strumenti di pagamento semplificati, alimentando una nuova ondata di business online.

Per Facebook, sono stati anni di duro lavoro, con gli Shops che essenzialmente sono un’estensione della sua offerta di Marketplace, dando a più aziende la possibilità di connettersi con gli acquirenti in-stream. Ma Shops è anche altro.

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Pagamenti tramite Facebook

Il grande focus qui sarà in mercati come l’India e l’Indonesia dove Facebook sta acquisendo sempre più utenti, e dove il passaggio al digitale è solo all’inizio. Se Facebook può diventare la destinazione di tutte le forme di transazioni online, ciò la renderebbe una piattaforma essenziale nelle regioni in via di sviluppo.

Questo comporta un ampliamento delle opportunità, sia per Facebook che per le aziende di tutto il mondo, per massimizzare il proprio potenziale.

Un ulteriore sviluppo di Facebook Pay porterà a delle semplificazioni di alcune opzioni di acquisto con un clic, e nuove opportunità pubblicitarie che evidenziano i prodotti da acquistare all’interno dei post. 

Facebook cercherà anche d’integrare più post di acquisto nei feed degli utenti, al fine d’invogliare più attività di acquisto, mentre la probabile fusione delle sue app di messaggistica fornirà maggiori opportunità per facilitare l’eCommerce.

Ciò comporterebbe un cambiamento importante, alimentando una nuova ondata di attività di eCommerce, motivo per cui le aziende devono tener presente gli Shops nella propria strategia di social media marketing.

L’unione delle chat Messenger e Instagram e WhatsApp

Facebook continua a lavorare sulla fusione delle sue app di messaggistica e durante tutto l’anno abbiamo visto sempre più suggerimenti sulla graduale interconnettività di Messenger, Instagram Direct e WhatsApp

Ciò, in sostanza, significa che ogni nuova funzione introdotta in una qualsiasi di queste piattaforme social sarà alla fine disponibile nelle altre, il che faciliterà nuove opportunità di eCommerce e più modi per eseguire campagne pubblicitarie multipiattaforma e push. 

Ciò renderà molto facile per i marchi espandere le loro campagne e funzioni, ad esempio, su WhatsApp, ampliando il loro pubblico in modi che non avevano precedentemente considerato. 

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Occhiali AR di Facebook

A settembre, Facebook ha annunciato che i suoi occhiali AR indossabili “Project Aria” sarebbero stati disponibili nel 2021. La Realtà Aumentata è destinata a diventare un campo di battaglia nel settore tecnologico, e anche Apple sta lavorando ai propri occhiali AR, che dovrebbero essere rilasciati nello stesso periodo. 

Facebook ha lavorato sullo sviluppo di ambienti AR completamente immersivi e alla possibilità d’incorporare nuovi tipi di annunci, promozioni, e altro ancora, tutti collegati alla sua app.

L’ascesa della Realtà Virtuale nelle piattaforme social

I visori per realtà virtuale Oculus di Facebook hanno visto un notevole aumento delle vendite nel 2020. Ciò è stato dovuto all’impossibilità di fruire dei soliti intrattenimenti, e chi ha potuto, si è approcciato alla AR. Ovviamente non è una cosa a cui, economicamente, possiamo accedere tutti. Per questo Facebook ha abbassato il prezzo dei suoi dispositivi VR autonomi, rendendola un’opzione più accessibile.

In questo modo Facebook aggiunge più utenti VR, apre anche nuove strade per la pubblicità e la promozione e porta più consumatori nella fase successiva della connessione digitale, incontrandosi in ambienti completamente immersivi online.

Cambiamenti di algoritmo

Uno dei quesiti più enigmatici per Facebook sarà come affronterà il suo famigerato algoritmo di feed e se farà qualcosa per rispondere alle lamentele che hanno alimentato l’ascesa di pericolosi discorsi di odio sulle piattaforme social.

Facebook ha intrapreso alcune azioni al riguardo, bandendo QAnon e vari gruppi correlati, a cui avevano permesso per anni di proliferare sulle proprie piattaforme social, nonostante gli avvertimenti degli esperti.

Ma sotto un governo degli Stati Uniti guidato da Biden, Facebook dovrebbe intraprendere più azioni e limitare ulteriormente la disinformazione e l’incitamento all’odio, al fine di evitare crescenti pressioni e sanzioni imposte dal governo e dai gruppi di regolamentazione.

Il New York Times ha recentemente riferito che, nei giorni successivi alle elezioni negli Stati Uniti, Facebook ha implementato un News Feed tweak che ha assicurato che le notizie autorevoli apparissero in modo più prominente, riducendo la portata di alcuni siti più estremisti e centristi.

È importante fare molto più passi avanti per ridurre la divisione sociale più in generale, ed evitando la polarizzazione sulle piattaforme social.

2. Twitter

Anche dopo tutti questi anni, è ancora difficile definire Twitter, quali siano i suoi punti di forza e dove e se crescerà in futuro. Perché nonostante la sua continua popolarità, non ha fatto grossi passi avanti.

Ha modificato la lunghezza dei tweet ne 2018, e ha provato lo streaming live, i Moments e tweet audio, tra le varie opzioni. Ma nessuno di loro ha davvero fatto la differenza e Twitter è rimasto lo stesso di ciò che era all’inizio: un flusso live di aggiornamenti brevi, ma ottimo per rimanere aggiornati con le ultime informazioni. 

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Quindi come può Twitter evolversi? Probabilmente non vedremo alcun cambiamento importante su questa piattaforma social nel corso dei prossimi 12 mesi.

Aggiornamento dei Fleets di Twitter

I Fleets di Twitter sono delle storie realizzate con testi, foto o video che rimangono visibili per 24 ore. Non ci sono retweet e nemmeno like, e le risposte sono solo in privato.

Twitter probabilmente aggiungerà vari strumenti, assistito dalla sua acquisizione di Chroma Labs a febbraio. Ma molte di queste aggiunte non faranno la differenza perché le persone hanno già una gamma di effetti e strumenti visivi su Snapchat, Instagram e TikTok.

È un componente aggiuntivo interessante, senza dubbio, ma Fleets non determinerà un aumento significativo dell’utilizzo o dell’interesse per l’app.

Audio Spaces

Twitter sta anche lavorando su Audio Spaces, che sarà una funzione di meetup audio simile a una clubhouse, offrendo agli utenti un altro modo d’interagire. Cioè? Stanze virtuali per chat vocali.

Interessante, sì, ma è improbabile che diventi una funzionalità di trasformazione nell’app.

Topic Focus

Twitter ha anche cercato di espandere il suo potenziale di coinvolgimento fornendo agli utenti più consigli sugli argomenti da seguire nei loro feed, anziché sui profili.

Nel 2021, non sarebbe sorprendente vedere Twitter fare un ulteriore passo avanti e aggiungere Topic dove raccoglierà tweet pertinenti su un argomento, curato dal team di Twitter, in una pagina o sezione dedicata nell’app.

L’obiettivo è quello di fornire un elenco più coinvolgente e mirato di tweet e profili chiave su ciascun argomento, che potrebbe aiutare a migliorare il coinvolgimento.

Indicatore di stato sui profili

Twitter li sta testando da un po’ e sembra un’aggiunta logica, soprattutto in linea con il lancio di Fleets. Non è un elemento importante, ma potrebbe fornire maggiori opportunità di connessione e coinvolgimento, soprattutto in occasione di eventi importanti.

Categorie di verifica

La piattaforma social ha spiegato che sta lavorando a nuove categorie di verifica, oltre alla semplice spunta blu di base. Ciò potrebbe vedere nuovi tipi di account verificati, che potrebbero includere indicatori specifici basati su ciò che ciascuno rappresenta.

La principale aggiunta qui potrebbe essere un nuovo identificatore per gli account dei bot. Nell’ottobre dello scorso anno, Twitter ha affermato che stava lavorando a un possibile identificatore per i profili dei bot, per dimostrare agli utenti con chi o con cosa hanno a che fare.

Potrebbe essere un grande cambiamento, che andrebbe a migliorare il coinvolgimento nell’app. 

Bot Crackdown

I bot rimangono un grosso problema su Twitter perché molti vengono utilizzati per manipolare il coinvolgimento e influenzare l’opinione degli utenti.

Ma cosa succederebbe se, come parte del suo nuovo processo di verifica dei bot, Twitter stabilisse una soglia su ciò che si qualifica come account bot?

Ciò infastidirebbe molti utenti, ma potrebbe anche far sì che più utenti condividano più dei propri pensieri, invece di amplificare semplicemente i commenti esistenti. Staremo a vedere.

Trump potrebbe essere bandito da Twitter?

Questa è una previsione casuale ma Twitter potrebbe fare il grande passo e bandire l’account di Donald Trump a titolo definitivo dalla sua piattaforma social.

Molti lo chiedono e con l’ex presidente che presto twitterà come “civile”, Twitter ha già detto che prenderà provvedimenti.

3. Social media marketing: Instagram cambia volto

Instagram sta cambiamento totalmente volto e con l’integrazione di nuovi strumenti di eCommerce sembra destinata a portare il suo potenziale di guadagno in una nuova stratosfera. Da tenere assolutamente d’occhio nella propria strategia di social media marketing.

Ma allo stesso tempo, alcuni hanno suggerito che tutte queste aggiunte d’IGTV, Reels e shopping hanno iniziato a ingombrare quella che una volta era una semplice app incentrata sulla fotografia, snaturandola.

Acquisti in-stream

L’ eCommerce è ovviamente l’obiettivo principale d’Instagram, con una nuova scheda Shop e funzionalità dedicate per facilitare un comportamento di acquisto più immediato in risposta ai post IG.

Instagram promuoverà lo sviluppo dei suoi strumenti di acquisto al fine d’incoraggiare ulteriormente il comportamento di acquisto abituale. Le previsioni possono vertere su acquisti avanzati con un clic, nuovi strumenti di prova AR, basandosi sulle sue opzioni di acquisto AR esistenti e tag video per i prodotti, offrendo ad aziende e ai creator più modi per facilitare l’acquisto diretto.

Instagram è già il luogo in cui molte persone scoprono nuovi prodotti e marchi e le sue opzioni di acquisto avanzate potrebbero aprire tutta una serie di nuove possibilità. 

Modifiche al feed della Home

Con la continua popolarità delle storie, ci si aspetta che Instagram provi un nuovo approccio al feed della Home.

Potrebbe provare ad allineare il feed della home con le preferenze del singolo utente. Ad esempio, se visualizziamo molto le storie, Instagram potrebbe passare a un feed iniziale di storie, con la possibilità di tornare al feed dei post regolari. Alcuni utenti potrebbero invece aprire un feed Reels, e altri la scheda Shops.

Instagram potrebbe cercare di fornire opzioni, che possono aiutare ad aumentare il coinvolgimento all’interno di ogni elemento.

Reels

Abbiamo visto l’arrivo dei Reels, il clone di TikTok di Instagram, e il consenso generale sembra suggerire essere uno strumento abbastanza interessante, ma non buono come lo stesso TikTok.

Reels rimarrà in circolazione e sarà un modo per accaparrarsi più utenti?

Probabilmente troverà la sua nicchia e rimarrà popolare per esempio in India dove TikTok è stato bandito. Instagram cercherà di potenziarlo ulteriormente attraverso accordi esclusivi con influencer e nuove funzionalità adatte al social media marketing.

4. Snapchat

Snapchat continua a essere popolare nella sua nicchia soprattutto grazie all pubblico più giovane. Nuove partnership di app e opzioni interattive hanno fornito ulteriori possibilità di miglioramento, ma l’AR rimane la chiave per aumentare l’attrattiva dell’app.

E nonostante abbia un budget più limitato rispetto alle altre piattaforme social, è rimasto un innovatore chiave nello spazio AR.

Nuovo approccio all’intrattenimento

Una delle principali aree di forza di Snapchat è stata la crescita costante della sua programmazione Snap Originals, brevi programmi allineati verticalmente che attirano gli spettatori più giovani.

Una delle previsioni del prossimo anno sarà la maggior concentrazione proprio su Snap Originals e ci saranno importanti editor e studi cinematografici che si avvicineranno al formato, per trovare nuovi modi per restare in contatto con un pubblico più giovane.

Ciò potrebbe vedere alcuni importanti annunci per Snap Originals, con l’arrivo di celebrità e grandi nomi. E questo porterà ancora più spettatori all’app, ampliando le sue opportunità di pubblicità e visibilità e migliorando le proprie tecniche di social media marketing.

Focus sull’eCommerce

Poiché Instagram e Facebook cercano d’incorporare più strumenti di eCommerce, anche Snapchat potrebbe allinearsi a questo cambiamento, cercando di fornire al suo pubblico maggiori opportunità di vendere prodotti direttamente in-stream.

Snapchat lavora da tempo su varie opzioni di eCommerce, inclusa la sua integrazione con Amazon, ma poiché lo shopping in-feed diventa sempre più abituale, ha senso che la piattaforma possa includere strumenti simili, al fine di massimizzare le proprie opportunità.

Avanzamento dell’AR

L’AR rimane la chiave per massimizzare la crescita di Snapchat, ecco perché vedremo sempre più funzionalità e strumenti AR.

Snapchat ha già iniziato a implementare la capacità di scansionare codici a barre ed etichette per fornire più informazioni contestuali attraverso la sua fotocamera, e cercherà di aggiungere al suo database sempre più elementi scansionabili, collegando quelle scansioni a strumenti AR avanzati, tra cui promozioni e offerte.

Partnership tra Apple e Snap

Snapchat lavora con Apple da anni per aiutare a sviluppare la funzionalità AR di Apple. Nel 2017, al lancio dell’iPhone X, Apple ha spiegato come avevano lavorato con Snapchat per sviluppare lenti e aggiunte visive basate sugli ultimi progressi del dispositivo, mentre con il lancio dell’iPhone 12 all’inizio di quest’anno, Apple ha annunciato che Snapchat sarebbe stato tra i primi partner per la sua nuova capacità LiDAR.

Gli occhiali AR di Apple saranno disponibili entro il 2022. Potremmo vedere i due collaborare per lanciare una nuova versione di Spectacles abilitata per AR? 

5. Social media marketing: TikTok

TikTok è diventato uno dei social più amati nel 2020, passando da 500 milioni di utenti nel dicembre 2019 a contare oggi quasi un miliardo. Nonostante abbia dovuto affrontare divieti, restrizioni e accuse di censura, TikTok non demorde e continua ad andare avanti.

Una piattaforma social da tenere presente nella propria strategia di social media marketing.

Focus sull’eCommerce

Come la maggior parte delle altre piattaforme social, anche TikTok si concentrerà sull’eCommerce nel 2021. L’app ha bisogno di trovare più modi per garantire che i suoi migliori creatori vengano pagati, altrimenti si sposteranno su altre piattaforme social dove possono fare soldi veri. 

In Cina, la versione locale di TikTok, chiamata Douyin, ha avuto un grande successo su questo fronte incorporando opzioni di acquisto in-stream ed eCommerce.

Collegamenti all’industria musicale

TikTok cercherà anche di stabilire legami più forti con l’industria musicale, al fine di ospitare lanci ed eventi più esclusivi e attirare più fan. La piattaforma social ha già collaborato con diversi musicisti in concerti digitali esclusivi e la sua partnership siglata si occupa di diverse etichette importanti.

Man mano che i musicisti riconoscono il potere promozionale della piattaforma, le connessioni diventeranno ancora più forti e ciò potrebbe portare a nuove opportunità, non solo per TikTok, ma anche ai marchi che cercano di avvicinarsi a queste tendenze attraverso sponsorizzazioni e partnership.

6. Social media marketing: LinkedIn

La piattaforma ha superato i 700 milioni di membri nel 2020 aumentando i record di coinvolgimento che sembrano destinati ad aumentare solo sulla scia della pandemia. LinkedIn è in una posizione di forza, come piattaforma social chiave per i professionisti, e cercherà di trarne vantaggio con nuove, prossime versioni. Un canale da considerare nella propria strategia di social media marketing.

Eventi Live

Gli eventi virtuali sono stati fondamentali nel 2020 e LinkedIn ha implementato i propri strumenti integrando una funzionalità di live streaming. Nel 2021 cercherà di fornire, di conseguenza, più strumenti e opzioni video.

Il video in diretta è il tipo di contenuto più coinvolgente sulla piattaforma e questo può portare più aziende a incorporare i loro eventi in base alle funzionalità della stessa app.

Sezione video dedicata

Come con tutte le piattaforme social, il video è il tipo di contenuto più coinvolgente su LinkedIn. Gli utenti sono circa 20 volte più propensi a condividere un video sulla piattaforma rispetto a qualsiasi altro tipo di post.

Detto ciò è ovvio che LinkedIn ne tragga vantaggio con una sezione video dedicata all’interno della sua app, che si concentrerà maggiormente sui contenuti video professionali, per settore, e fornirà maggiori opportunità ai creatori su LinkedIn di costruire consapevolezza e presenza del proprio marchio.

E potrebbe anche diventare un’opportunità di guadagno. Se LinkedIn offrisse uno spazio dedicato ai creatori di video, potrebbe anche fornire annunci pre o mid-roll, dando loro più incentivi a continuare a pubblicare. Ciò potrebbe vedere molti più contenuti video professionali aggiunti alla piattaforma, aumentando ulteriormente il coinvolgimento.

Nuove informazioni sui dati

LinkedIn ha il più grande database professionale e di carriera nella storia, che gli permette l’accesso a una serie d’informazioni approfondite su come sono progredite le carriere delle persone, quali ruoli hanno cambiato nel tempo, in che modo ciò si riferisce a punti in comune e interessi, ecc…

Questo è un grande punto di forza per la piattaforma social. Nel 2021 potrà affinare ulteriormente la corrispondenza dei dati per fornire maggiori informazioni e guidare gli utenti verso il loro percorso di carriera ideale. LinkedIn ha già compiuto un recente passo in questa direzione con il suo strumento Career Explorer, che evidenzia potenziali percorsi di carriera in base alle competenze che si posseggono.

Più LinkedIn unirà questi strumenti nei suoi sistemi, migliori saranno gli avvisi pertinenti e contestuali di questo tipo e ovviamente più aumenterà il coinvolgimento degli utenti e delle aziende che troveranno sicuramente nei vantaggi nella propria strategia di social media marketing.

illimity talk space

Guardare oltre i confini: cosa possiamo imparare sul business da un astronauta

Trovare in un anno così complesso grandi opportunità di innovazione e di dialogo. Scoprire nuove prospettive da cui guardare il mondo e il business. Ci hanno insegnato questo prima di tutto gli illimity Talk che hanno costellato questi mesi vissuti all’insegna del digitale e che si chiudono con un ultimo appuntamento il prossimo 14 dicembre.

“Let’s talk about space”, il titolo dell’evento che vedrà due esploratori confrontarsi sul loro percorso di vita e sul momento che stiamo vivendo.

>> Scopri l’illimity Talk “Let’s talk about space” e inizia il tuo viaggio spaziale nel business <<

spazio illimity talk

Come portare il business oltre i confini

Il 14 dicembre all’interno di StartupItalia Open Summit l’illimity talk let’s talk about space affronterà un tema davvero affascinante insieme a Roberto Vittori, astronauta e generale dell’esercito, e Corrado Passera, founder & CEO di illimity, in collaborazione con Formiche.

Si partirà da alcune domande chiave per scoprire cosa lo spazio e la vita tra le stelle può insegnare nella vita, nel lavoro e nel business:

  • Da dove nasce la voglia di guardare oltre e come si alimenta?
  • Quali competenze servono per affrontare lo spazio e il nuovo mondo del lavoro?
  • Come gestire le relazioni in spazi molto piccoli?

Se nell’ultimo anno il digitale ha vissuto un’accelerazione senza precedenti, ed è servito per lavorare, socializzare, studiare, intrattenerci, insomma per vivere e restare in contatto con il mondo, oggi possiamo guardare oltre. E l’illimity Talk ci porterà proprio lì, nel futuro, nello spazio.

Uno spazio inteso come universo sì, ma anche come concetto grazie al quale approcciarsi a un mondo del lavoro che sta cambiando in modo sempre più veloce e che non sarà mai più come prima.

Lo spazio raccontato da illimity

Ci porterà oltre i confini per guardare il mondo da lontano e farci riflettere sul futuro Roberto Vittori, astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ed attuale addetto alle questioni spaziali a Washington. Il generale ha al suo attivo tre voli a bordo della Stazione spaziale internazionale, come pilota collaudatore ha accumulato circa 2.500 ore di volo su cinquanta differenti tipi di velivoli, elicotteri e alianti.

Accanto a lui, Corrado Passera, CEO di illimity, laureato in Economia alla Bocconi, ha improntato il suo percorso professionale sulla sfida per l’innovazione: da Olivetti ad illimity, passando per Poste, Intesa Sanpaolo e l’incarico di Governo. È oggi CEO della banca di nuovo paradigma.

Non vedi l’ora di dare uno sguardo al futuro? Iscriviti ora all’illimity Talk!

hastag su twitter per piccole imprese

Le parole più ricercate su Twitter quest’anno? Ce le dice #ThisHappened2020

Dall’intrattenimento alla musica, dalla politica al Coronavirus, Twitter riunisce i dibattiti di tutto il mondo con il report globale #ThisHappened2020, confermandosi luogo preferito per confrontarsi con la community globale.

I dati fanno riferimento al periodo dal 01 Gennaio 2020 – 29 Novembre 2020.

Top Tweet con Commento

In testa alla classifica si trova la politica, con la funzione ritwitta con commento.

Al primo posto c’è Giovanni Toti, il presidente della Regione Liguria che ad inizio novembre era salito alla ribalta delle cronache con un tweet riguardante l’emergenza Coronavirus e il ruolo della popolazione più anziana. Segue in classifica il leader della Lega Matteo Salvini, con un commento a caldo sui risultati delle elezioni negli Stati Uniti pubblicato la mattina dopo la prima notte elettorale americana.

Ad ulteriore conferma di quanto Twitter sia una piattaforma aperta al dibattito e frequentata da community di persone con interessi diversi, al terzo posto c’è il tweet di una madre che, rivolgendosi agli utenti di Twitter, chiede se la scelta di iscrivere la propria figlia al liceo classico sia stata opportuna o meno. Il tweet è stato tra i più commentati dell’anno, generando oltre 2000 conversazioni parallele. Appena fuori dalla top-3, l’idea – rivelatasi poi virale – per un meme a tema “oroscopo”. 

Tweet con più like

Il tweet che ha ottenuto più like da parte degli italiani è stato pubblicato da HuertDeAuteuil e commentava una nuova funzione introdotta da Twitter in occasione del #PrideMonth, grazie alla quale ad ogni like ad un tweet contrassegnato dall’hashtag #AlwaysProud corrispondeva la visualizzazione di una bandierina LGBTQ sotto al tweet.

Sul fronte della musica, One Direction protagonisti con un Tweet pubblicato da Harry Styles per celebrare i 10 anni della band.

Per quanto riguarda la politica estera, troviamo il tweet pubblicato dalla vicepresidente eletta Kamala Harris poco dopo aver vinto le elezioni americane e il cinguettio dell’attivista svedese Greta Thunberg, che ha festeggiato la vittoria di Joe Biden alle presidenziali americane, riprendendo il testo di un Tweet pubblicato a suo tempo dal presidente uscente Donald Trump per prendersi gioco della leader del movimento per il clima #FridaysForFuture.

Chiara Ferragni e il marito Fedez hanno entrambi pubblicato due Tweet molto apprezzati dal pubblico italiano: il primo per annunciare la nascita del secondo figlio della coppia e il secondo per sensibilizzare i più giovani sulle buone pratiche nella lotta contro il Coronavirus.

Infine, spazio all’intrattenimento: tra i Tweet di maggiore successo si citano quelli pubblicati dal comico italiano Luca Bizzarri, protagonista di una delle copertine del settimanale La Settimana Enigmistica, e dall’attore americano Macaulay Culkin, famoso al grande pubblico per aver interpretato il piccolo Kevin in “Mamma ho perso l’aereo”, in occasione del suo quarantesimo compleanno.

Gli account più menzionati

Nella classifica degli account più menzionati in Italia, quello della celebre band k-pop BTS si piazza solidamente in prima posizione, seguito da personaggi politici come Matteo Salvini, Claudio Borghi, Giuseppe Conte e Giorgia Meloni nonché dal Presidente degli Stati Uniti uscente Donald TrumpLouisTomlinson, membro della boyband One Direction.

Nella top 5 troviamo anche l’account Twitter de La Repubblica che, insieme a quelli di altre testate giornalisticheprofessionisti dell’informazione presenti più avanti in classifica, testimoniano il ruolo di primo piano giocato da questo settore nel 2020, con sempre più italiani che si sono ritrovati su Twitter per rimanere aggiornati sulle ultime notizie legate alla pandemia e non solo.

Top Hashtag

Il Covid19, e tutti gli hashtag connessi (#Coronavirus, #Covid-19, #Covid_19, #CoronavirusItalia, #Covid), campeggia senza grandi sorprese in cima alla classifica degli hashtag più utilizzati, segno inequivocabile che la pandemia ha catalizzato la gran parte delle conversazioni sulla piattaforma.

La pandemia, unita in particolare all’obbligo di rimanere in casa durante il lockdown nel corso del 2020, ha fatto inoltre emergere sulla piattaforma un trend di conversazioni sempre più legate a fenomeni televisivi: il Grande Fratello (#Gfvip in seconda posizione), #CanYaman, #Sanremo (il più grande evento su Twitter prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria) e #Bts.
La soap opera alla turca è ricorrente anche andando avanti nella classifica, dove alla settima posizione si trova #bayyanlış popolarissima serie con lo stesso Yaman come protagonista affiancato dall’attrice #özgegürel (in decima posizione). Costretti quindi a casa, è la tv ad aver accentrato la maggior parte delle conversazioni sulla piattaforma.

Lo sport su twitter

Anche quest’anno – nonostante le interruzioni sportive dovute alla pandemia – lo sport è tra gli argomenti preferiti degli italiani su Twitter.

Ai primi posti sempre il mondo del calcio. In Italia si attestano come squadre più commentate: Juventus, seguita da Inter, Napoli, Milan, Roma, Lazio, Atalanta, Fiorentina e Sampdoria. Il secondo sport più popolare è la Formula 1, dove per primo appare il team Scuderia Ferrari, seguito poche posizioni più avanti dal basket, con la squadra dei Los Angeles Lakers. Ecco, in ordine, le squadre sportive:

  • Juventus FC
  • Inter Milan
  • SSC Napoli
  • AC Milan
  • AS Roma
  • SS Lazio
  • FC Barcelona
  • Atalanta BC
  • ACF Fiorentina
  • Paris Saint Germain
  • Real Madrid CF
  • Scuderia Ferrari
  • UC Sampdoria
  • Los Angeles Lakers
  • Atletico Madrid

E analizzando solo l’ambito calcistico, ai primi posti troviamo team italiani, con l’incursione di Barcelona e Paris Saint-Germain come squadre estere tra le più commentate su Twitter in Italia:

  • Juventus FC
  • Inter Milan
  • SSC Napoli
  • AC Milan
  • AS Roma
  • SS Lazio
  • FC Barcelona
  • Atalanta BC
  • ACF Fiorentina
  • Paris Saint Germain

Interessante anche la classifica degli sportivi più presenti e commentati dagli italiani su Twitter. Se ai primi posti ci sono calciatori stranieri come Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala e le leggende del calcio e del basket scomparse quest’anno, Diego Armando Maradona e Kobe Bryant, i primi allenatori e calciatori italiani sono Andrea PirloLeonardo Bonucci, Francesco Totti, Giorgio Chiellini Federico Bernardeschi. Ma non solo calcio: anche in questa classifica torna la Formula 1, con Charles Leclerc che diventa il pilota più commentato dagli italiani sulla piattaforma.

Considerata ancora la centralità della notizia nelle cronache sportive e non solo, è prevedibile che Maradona continui ad essere parte delle conversazioni su Twitter anche nell’ultimo mese dell’anno.

  • Cristiano Ronaldo
  • Paulo Dybala
  • Kobe Bryant
  • Diego Armando Maradona
  • Andrea Pirlo
  • Romelu Lukaku
  • Zlatan Ibrahimovic
  • Lionel Messi
  • Edin Dzeko
  • Gonzalo Higuain
  • Leonardo Bonucci
  • Francesco Totti
  • Giorgio Chiellini
  • Federico Bernardeschi
  • Charles Leclerc

Le personalità più citate su Twitter

Se Twitter è lo specchio delle conversazioni degli italiani, non poteva mancare la classifica dei personaggi più menzionati sulla piattaforma che fornisce anche una visione più chiara di quali siano gli argomenti preferiti. A contendersi i primi posti troviamo la politica italiana e il mondo della musica, con il fenomeno del K-Pop sudcoreano che occupa numerose posizioni ai vertici della classifica e Louis Tomlinson dei One Direction come primo cantante più citato, seguito numerose posizioni più in basso dall’italiano FedezPolitica estera con Donald Trump e Joe Biden, ma anche Papa Francesco e il mondo delle istituzioni italiane, con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche il movimento Black Lives Matter entra in classifica con la triste vicenda di George Floyd.

  • Matteo Salvini
  • BTS
  • Donald Trump
  • Giuseppe Conte
  • Giorgia Meloni
  • Louis Tomlinson
  • Matteo Renzi
  • Harry Styles
  • Joe Biden
  • Luigi Di Maio
  • Niall Horan
  • Pope Francis
  • Sergio Mattarella
  • Virginia Raggi
  • One Direction
  • George Floyd
  • Liam Payne
  • Zayn Malik
  • Ariana Grande
  • Silvio Berlusconi
  • Justin Bieber
  • Fedez
  • Lady Gaga
  • Taylor Swift
  • 5 Second of Summer

Top Retweets

La top 10 dei Tweet più ritwittati dagli utenti italiani nel 2020 è dominata dai contenuti celebrativi pubblicati dai membri degli One Direction, la boy band britannica che proprio quest’anno ha festeggiato il suo decimo compleanno.

Restringendo il campo ai soli tweet in lingua italiana, l’economista Carlo Cottarelliguida la classifica con un tweet dedicato alle autocertificazioni necessarie per uscire di casa durante l’emergenza Covid-19. Nelle posizioni immediatamente successive spiccano il tweet pubblicato dal premier Giuseppe Conte per annunciare la liberazione della cooperante italiana Silvia Romano rapita in Kenya a novembre 2018 e la nota del Quirinale diffusa in risposta alle dichiarazioni rilasciate dalla presidente della BCE Christine Lagarde sul ruolo che l’istituzione economica europea avrebbe dovuto giocare nella ripresa post pandemia.

Presente in classifica anche un tweet di Giulia, la ragazza di Codogno diventata celebre sui social per i suoi reportage dalla prima zona rossa istituita in Italia. Sempre nel nostro Paese, spazio anche a Roberto Burioni,Fedez e Elly Schlein, i primi due con due tweet sempre legati all’emergenza coronavirus, mentre la seconda con un video in diretta dalla campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia-Romagna rivolto al leader della Lega Matteo Salvini.

Infine, tra i tweet più ritwittati dagli utenti italiani spiccano anche la notizia della nascita della figlia del cantante Zayn Malik e l’annuncio della morte dell’attore Chadwick Boseman

Gianluca Fracasso Alibaba

Alibaba e la cultura Cinese, raccontate dal Senior Content Manager di AliExpress

  • Lavorare presso il quartier generale ad Hangzhou significa affrontare difficoltà e differenze iniziali rispetto al sistema di lavoro europeo
  • Come fare per comprendere il mindset cinese e creare collaborazioni lavorative? Partiamo da uno sguardo sul gigante dell’eCommerce asiatico

 

Negli ultimi anni abbiamo scoperto AliExpress, il gigante dell’eCommerce asiatico controllato da Alibaba Group. AliExpress unisce imprese cinesi e offre un servizio di vendita al dettaglio a un mercato internazionale, rivolgendosi prevalentemente a compratori europei.

Per comprendere a fondo la cultura cinese ed addentrarci nel cuore di Alibaba abbiamo intervistato Gianluca Fracasso, Senior Content Manager italiano, che attualmente lavora presso il quartier generale ad Hangzhou (China). Gianluca ha raccontato le difficoltà e le differenze iniziali riscontrate rispetto al sistema di lavoro europeo, ha svelato gli elementi fondamentali per comprendere il mindset cinese e ha dato alcuni spunti sul marketing con qualche ipotesi anche su un’improbabile collaborazione con TikTok (ByteDance).

Dall’Europa alla Cina: ecco cosa cambia davvero

Raccontaci cosa fai in Alibaba e come sei arrivato in Oriente

«Attualmente lavoro in Alibaba come Senior Content Manager per una delle nostre app internazionali – AliExpress -, mi occupo con il mio team della localizzazione e UX design, in diversi formati multilingua. Sulla nostra piattaforma puoi trovare diverse promozioni come 11.11 (Single’s Day) e Black Friday – ma sperimentiamo anche format nuovi come giochi online, social e live-streaming.

Lavoro in Cina stabilmente dal 2011. Nei miei primi anni ho lavorato nella pubblicità per agenzie di diverse dimensioni, da agenzie boutique di branding & design, fino a realtà più complesse come Dentsu Aegis dove nel 2015 ho cominciato a occuparmi di Digital Strategy ed eCommerce.

Tecnologia a parte, ho sempre avuto una passione per lingue e culture orientali. Poco più che ventenne ho fatto il primo viaggio in Cina (nota: non fu un grande successo), ma dopo un secondo viaggio zaino in spalla ho praticamente deciso di “mollare tutto” e cominciare a coltivare una carriera in Cina. Il General Manager di una piccola agenzia cinese di Marketing & PR ha avuto la pazza idea di assumermi ed è cominciato tutto da lì».

Quali sono state le prime difficoltà che hai riscontrato in Asia?

«Sicuramente lingua e cultura, che sono due elementi imprescindibili per avere un buon impatto con l’Asia. La lingua cinese è un elemento importante per capire comportamenti ma anche il mindset cinese. E purtroppo si tratta di una lingua molto ardua, dalle molte sfumature.

Adattarsi alla cultura locale di conseguenza non è facile: non vuol solo dire capire usanze e storia del luogo, imparare a usare WeChat e studiare la filosofia confuciana… Vuol dire capire come funziona il sistema Cina, come vengono organizzate le aziende locali, e i processi di decision-making, la leadership, le relazioni sociali, e la strategia degli ecosistemi come Alibaba, Tencent.

Questo è davvero difficile in Cina, e a parere mio il percorso vincente non è cercare di competere o “dominare” contro i colleghi cinesi – anche perché è oramai impossibile – ma cercare di collaborare e imparare dal loro modus operandi».

Quali sono le differenze socio culturali con l’Europa?

«La Cina ha una forte propensione al digitale, i cittadini sono giovani e intraprendenti. Il governo centrale ha una posizione molto stabile e radicata, il che permette di pianificare lo sviluppo strategico in cicli quinquennali. Questo è più difficile per le piccole democrazie occidentali. Insomma, ci troviamo in un momento di forte apertura mentale e ottimismo verso il “futuro”.

Questa è una cosa in cui alcuni paesi europei sono rimasti indietro, perché provenienti da molti decenni di benessere economico e sociale. In un certo senso, in Europa c’è una più forte tendenza a guardare e studiare il passato.

La Cina può inoltre contare su una forte identità collettiva, che si da anni si è sviluppata all’estero anche in America & Europa. Per questo esistono grosse comunità satelliti anche a Singapore, San Francisco, Londra, etc.

Ti cito un aneddoto – quando ho cominciato a lavorare in Cina, il mio primo capo e mentore cinese mi disse una cosa interessante:

In Europa, il governo è povero, e i cittadini sono affluenti.
In Cina, il governo è ricco e potente, ma i cittadini sono poveri…

Ovviamente si tratta di una battuta, e le cose sono piuttosto cambiate negli ultimi dieci-quindici anni (il GDP pro-capite adesso è in rapida ascesa). Ma penso ci sia un fondo di verità, che può provare a spiegare le differenze socio-economiche fra la “piccola” Italia e il gigante che è oggi la Cina».

Alibaba Hangzhou (China)

Business e lavoro in Cina, da Alibaba a TikTok

Quale consiglio daresti a chi come te vorrebbe lavorare in aziende cinesi?

«Considera attentamente quali sono le tue vere motivazioni e inclinazioni. Lavorare in un’azienda cinese in Cina non è decisamente per tutti, comporta sacrifici e molte sfide. Si tratta di un paese lontano, in transizione, non ancora pronto alla multiculturalità.

Allo stesso tempo non bisogna avere paura del diverso; un sacco di aziende cinese sono attive con uffici in Europa, e l’atmosfera di lavoro è spesso amichevole e informale, molto più che in alcune organizzazioni più tradizionali. Questa è un’ottima opportunità per chi vuole saperne di più sulla Cina, senza necessariamente essere sempre in loco.

Individua un settore di tuo interesse, e comincia a cercare opportunità per proporti e collaborare.
Cerca di creare un piano d’azione… e buttati!»

Credi che TikTok potrebbe avviare delle collaborazioni con Alibaba o Aliexpress nel prossimo futuro effettuando campagne di marketing all’interno?

«Al momento TikTok & Alibaba sono due ecosistemi diversi, e in competizione. Quindi Alibaba non ha un forte interesse a portare traffico e condividere dati con TikTok – e viceversa. Vedo la collaborazione (nel senso di partnership strategica) abbastanza difficile.

Entrambi stanno cercando di integrarsi con altre piattaforme minori, per sopperire ai propri punti di debolezza. In questo senso, TikTok ha cominciato a collaborare con Shopify, per poter offrire un touch point di vendita e-commerce sulla propria app.

Viceversa, Alibaba ha bisogno di Facebook & Instagram per avere visibilità “social” verso gli utenti internazionali. In questo senso sì, Alibaba sta cercando di studiare il formato del “short video” e degli influencer di TikTok. Attualmente stiamo cercando di avvicinarci a influencer internazionali, con il fine ultimo di portare più traffico sui nostri canali, ovviamente.

Per esempio in occasione dell’11.11 abbiamo collaborato con Chiara Ferragni su diversi contenuti, post e live streaming – ma questo ha principalmente avuto luogo su Instagram, che per il momento resta il social più adatto a questo tipo di attività.

Seguendo questa direzione, gli influencer di AliExpress potrebbero idealmente monetizzare i loro contenuti, sponsorizzati dai venditori della nostra piattaforma».

Quale percorso di studi hai fatto per lavorare in queste realtà?

«Ho studiato storia e cultura di Cina e Giappone, quindi non ho un titolo di studio estremamente tecnico. Ho poi integrato gli studi in Italia con un periodo di studio e viaggi in Cina, e un corso di marketing in Inghilterra, il che è stato piuttosto utile.

Anche viaggiare da solo in Cina è stato molto formativo… la chiamerei la Università delle “esperienze”. Questo background misto mi ha permesso di arrivare qui con una buona preparazione culturale e psicologica.

Tuttavia lo scenario di business/marketing è molto diverso dalle realtà occidentali, e questo aspetto va quindi imparato sul campo».

Raccontaci la tua giornata di lavoro, come si svolge e che orari e mansioni svolgi?

Come anticipavo in apertura, il nostro team creativo gestisce i contenuti dell’app di AliExpress – localizzata in 18 lingue. Il che vuol dire seguire un fitto calendario di promozioni e attività di marketing. Abbiamo un piccolo team in-house, per facilitare la comunicazione all’interno del quartier generale, dove il cinese è la lingua principale.

Allo stesso tempo, ci affidiamo ad agenzie e copy writers freelance sparsi in tutto il mondo – abbiamo un team a Shanghai e in altri stati esteri. Negli ultimi mesi mi sono occupato di migliorare i nostri processi per la localizzazione, il che ha anche richiesto di assumere e addestrare nuovi collaboratori, durante la crisi del Covid-19.

Impostiamo il nostro lavoro secondo OKR (Objectives & Key Results) e investiamo su progetti solo se ci sono dati numerici a supportare la strategia di business. Per esempio quest’anno c’è una forte tendenza alla gamification e live streaming, con l’obiettivo di aumentare i volumi di vendita sulla nostra app.

Adottiamo uno stile di lavoro abbastanza agile – poche email e molta messaggistica istantanea – e utilizziamo in maggioranza strumenti di lavoro creati da noi stessi in Alibaba – il che ci permette di collaborare facilmente, in alcuni casi anche da remoto.

Ovviamente persistono alcune sfide, legate al nostro ruolo di designers occidentali in una azienda dominata da ingegneri e tecnici cinesi. Ma questo è dopotutto parte dell’esperienza di lavorare in un gruppo complesso come Alibaba!»

Disclaimer: “le opinioni contenute in questa intervista sono di natura personale, e non rappresentato le posizioni ufficiali dell’azienda”.

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Sito web o non sito web? Fallo smart! Essere online non è mai stato così semplice

Albert Einstein, parlando del concetto d’infinità, credeva che due cose fossero infinite: l’universo e la stupidità umana, ma se fosse vissuto ai giorni nostri, probabilmente avrebbe inserito anche Internet. Viviamo in un mondo sempre più connesso e sempre più alla portata di tutti. Vogliamo fare una ricerca? Basta digitare delle parole su Internet e davanti a noi si aprono una moltitudine di soluzioni.

Parole, immagini e suoni si fondono creando un universo digitale facilmente consultabile. Ogni curiosità è svelata, ogni domanda potrebbe avere la risposta tanto cercata. Il web ci permette di conoscere tutto, o quasi, e di rimpicciolire i confini. Tutti possiamo essere, in qualche modo su Internet, e questo vale soprattutto per chi vuole promuovere il proprio brand.

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PMI e professionisti: perché è così difficile essere online

La maggior parte delle piccole e medie imprese e i professionisti faticano a far emergere il proprio brand perché il mondo del lavoro è saturo e la competizione con la concorrenza è ardua, a volte spietata. Ognuno cerca di far conoscere il proprio nome, di pubblicizzare il ventaglio di servizi che ha da offrire, i prodotti che vende, ma spesso gli sforzi che si fanno sono vani. Sono tanti i problemi a cui vanno incontro le aziende oggi, anche perché viviamo un periodo delicato sotto tanti aspetti.

Il mondo è sempre più veloce, complice i grandi passi avanti della tecnologia, e sono tante le PMI che non riescono a star dietro a tutti questi cambiamenti. Ma se l’evoluzione è adattamento, le aziende e i professionisti devono imparare a navigare nel mare del web se vogliono finalmente emergere e imporsi rispetto agli altri.

Creare la propria identità digitale

Certo essere online è fondamentale, lo sanno tutti, ma non conta solo esserci, bisogna costruire la propria identità digitale con gli strumenti giusti. Ci sono così tanti servizi da poter utilizzare che non si ha la più pallida idea di quale scegliere.

Ma non temete, partiamo con ordine.

Per prima cosa bisogna creare un sito web professionale, il nostro biglietto da visita multimediale che ci permetterà di farci trovare su Internet da chiunque grazie ai motori di ricerca e a delle parole magiche chiamate parole chiave. Ma come facciamo a realizzarne uno senza combinare disastri?

Abbiamo sostanzialmente tre possibilità:

  • affidarci alle mani esperte di professionisti tramite una web agency tradizionale
  • cimentarsi da soli nell’ardua impresa
  • rivolgersi a Register.it e alle sue soluzioni smart e personalizzate

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Smart Site: un modo semplice e smart per creare il proprio sito web

Smart Site è uno strumento facile da utilizzare, uno dei servizi di punta offerti da Register.it per dar vita al proprio sito web in modo semplice, personalizzato e intelligente. Ovviamente affidarsi a un’agenzia web tradizionale è un’ottima soluzione, ma non è detto che sia la scelta giusta per tutti.

Come funziona Smart Site?

È un servizio unico e innovativo, non dobbiamo far altro che raccontare al team Register.it il nostro brand e i nostri prodotti e come vogliamo sia il nostro sito web. I loro professionisti, in base alle informazioni ricevute, realizzeranno un sito semplice e intuivo, ma soprattutto veloce, le pagine si caricano in pochi secondi ed è ovviamente responsive, ossia si adatta a qualsiasi device da cui il sito verrà visualizzato.

Il sito web sarà flessibile, quindi possiamo modificare, aggiungere e implementare qualsiasi cosa, anche grazie all’editor “drang and drop”, un modo semplice di apportare modifiche tramite il rilascio dell’oggetto e non la creazione di un codice sorgente.

La piattaforma si aggiorna costantemente e quindi il nostro sito sarà sempre attuale e mai obsoleto, una cosa da non sottovalutare. Dulcis in fundo, i costi sono minimi rispetto a quelli di una web agency tradizionale.

Ma non è tutto. Dopo aver creato un sito internet, abbiamo bisogno di consolidare e far crescere la nostra presenza online. Un sito non basta? È un ottimo punto di partenza, certo, ma dobbiamo fare un altro piccolo sforzo e, anche qui, Register.it ha la soluzione per noi.

Web marketing: aumentare la visibilità del tuo sito

Il web marketing è fondamentale per far crescere il proprio business online, ma cosa prevede?

Include diverse attività che permettono di migliorare il posizionamento sui motori di ricerca o fare pubblicità su Google Adwords e sui social network, altri strumenti da tenere in considerazione perché aiutano a creare rapporti diretti con i clienti e potenziali clienti.

Google my business è un prodotto incluso nell’offerta Smart Site e ci permette di dare visibilità al nostro sito e alla nostra attività attraverso gli strumenti di web marketing fornendoci una marcia in più rispetto ai nostri competitors, ottenendo risultati inimmaginabili.

Inoltre è un’opportunità anche per essere trovati nella nostra zona di riferimento perché ci consente di essere presenti sulle mappe e sul motore di ricerca quando i clienti cercano e digitano il nome della nostra attività o attività simili.

Essere presenti online in modo professionale è sempre più importante, ma possiamo farlo diversamente, in modo smart e innovativo.

Come le app di messaggistica istantanea influenzano i rapporti umani

  • 2,77 miliardi di users mondiali di app di messaggistica, con settori come salute e gaming predominanti durante il periodo di lockdown
  • Anche i brand devono adattarsi alla nuova modalità in tempo reale di comunicare, per questo oggi c’è largo spazio al chat marketing
  • WhatsApp e Messenger sono ancora ai vertici della classifica dei download con sempre più user mensili mondiali

 

Sicuramente le generazioni più giovani non sanno di cosa sto parlando, ma chi è come me degli anni ’90 (o qualcosina in più) se lo ricorda: MSN con i suoi trilli e le sue chat. Certo un tuffo nel passato, direte voi, ma per me in assoluto il precursore di quello che oggi Zoom o Messenger, o le più moderne app di messaggistica video e chat del 2020.

Da sempre il distanziamento sociale, forzato come oggi o routinario come prima, ha portato alla nascita e poi diffusione di canali mediatici online che permettessero ad amici e parenti di sentirsi vicini e a casa, anche quando fisicamente non si era sotto lo stesso tetto.

E poi eccoci qui, nel bel mezzo di una pandemia che ci costringe a fasi di lockdown forzati e durante le quali strumenti come Zoom, Messenger o WhatsApp con le loro funzionalità chat e video sono al servizio dell’uomo sia per lavoro che per piacere.

Il social distancing ha influito sull’utilizzo delle app di messaggistica online

Sono 2,77 miliardi gli users mondiali di app di messaggistica nel 2020, numero che è sempre in costante crescita, ma che con il COVID-19 ha subito un’impennata enorme in un brevissimo lasso di tempo. Perché?

Semplice, l’essere costretti a rimanere a casa, anche dal lavoro, oltre che isolati da amici e familiari, ha fatto lanciare la popolazione sull’utilizzo di app di messaggistica in grado di ricreare quel tessuto interconnesso di relazioni che altrimenti sarebbero rimaste in pausa per mesi.

La possibilità di lavorare da casa in formula smart working o telelavoro ha fatto sì che app come Zoom o Teams guadagnassero terreno nel confronti di WhatsApp e Messenger, da sempre leader di mercato, ma a questo si sono aggiunte le esigenze di intrattenimento e gaming prima di gran lungo più latenti.

Ecco quindi che nel secondo trimestre 2020 le app più scaricate al mondo sono Tiktok, Zoom e Facebook.
Secondo App Annie, infatti, gli utenti non solo hanno utilizzato per più tempo al giorno il proprio smartphone, ma hanno scaricato nuove app (circa 35 miliardi di download) che vanno dall’entertaiment, allo streaming video, alla salute o benessere, fino al gaming online, sul quale si sono spesi per il gioco circa 9,4 miliardi di dollari.

Lo abbiamo già detto, il COVID-19 ha cambiato, forse per sempre, le relazioni sociali andando ad eliminare quelli che sono i rapporti “fisici” e di contatto tra gli uomini che hanno trovato negli strumenti digitali un nuovo modo di vivere le relazioni sociali, a distanza e in sicurezza, strumenti che sono sempre stati lì, ma ai quali, prima di gennaio, nessuno aveva dato il peso che si meritavano.

Il distanziamento sociale forzato, però, ha portato gli utenti alla ricerca di nuove community, principalmente online, in cui sentirsi integrati e con le quali passare del tempo, ecco quindi spiegato l’82% degli utenti mondiali impegnati a giocare online in periodo di pandemia, e gli italiani non sono stati da meno.

Un mondo virtuale in cui però, prendendo le sembianze di un personaggio, è possibile giocare insieme a nuovi e vecchi amici.

Altri due, poi, sono gli aspetti influenzati dalla pandemia: salute e pagamenti.

Per quanto riguarda il primo aspetto, la salute, le app di messaggistica stanno diventando sempre più un canale privilegiato per entrare in contatto con medici e specialisti nella prima fase di diagnosi o nei casi meno gravi così da evitare lunghe code dal medico o rischi inutili di contagio. Attenzione solo a non confondere una live chat con il vostro medico di famiglia con le autodiagnosi da internauti.

Sul tema pagamenti, invece, l’evoluzione si sta presentando in due ambiti diversi.
Il primo, dovuto all’incremento dei portali eCommerce, è quello di pagare online prodotti che poi verranno consegnati a casa direttamente (cashless) e il secondo in cui fisicamente ci si reca in un negozio, ma si paga con pagamento elettronico e non in contanti (contactless).

La diffusione del virus e la costante igiene delle mani richiesta ha fatto sì che fin da subito commercianti ed esercizi pubblici consigliassero e promuovessero, anche attraverso iniziative di cashback, l’utilizzo di pagamenti elettronici alla cassa, ma con la disposizione di lockdown più o meno generalizzato è stato, sicuramente, il fenomeno del cashless la vera novità, con anche realtà più piccole in procinto di sviluppare eCommerce o acquisti online.

Questa improvvisa evoluzione digitale avrebbe potuto portare con sé la perdita di potere economico delle fasce più anziane della popolazione, quelli dai 65 anni in su, ma, la buona notizia, è che così non è stato: il 43% di questa fascia di popolazione ha iniziato a fare acquisti online proprio grazie alla pandemia.

Il problema, invece, sarà rappresentato da quei Paesi del mondo in cui l’economia basata sul contante è ancora la principale, al mondo ancora quasi 2 miliardi di utenti non hanno un conto bancario, quindi la vera sfida al cambiamento sarà prevedere manovre di inclusione sociale ed economica anche per tutti loro.

Perchè il chat marketing non può più mancare nella tua strategia di marketing

I trend, come abbiamo detto sopra, sono chiari: gli user delle app di messaggistica online sono e saranno in continua crescita grazie, o a causa, della necessità non solo più di “chattare” ma anche di rivedersi.

I Paesi in cui la crescita si è rivelata essere maggiore sono India, Indonesia, Russia, Cina, Brasile, Argentina e Messico con WhatsApp e Messenger che rimangono le app di messaggistica più diffuse al mondo, ad esclusione della Cina dove è WeChat a farla da padrona.

Se il mobile ha iniziato ad accaparrarsi un posto nella giornata degli utenti con la fruizione di social e di contenuti d’informazione, oggi è la messaggistica istantanea l’abitudine più rilevante dei consumatori tanto da essere considerato l’impegno più importante a livello di tempo giornaliero. Basti pensare che l’87% dei possessori di smartphone usa app di messaggistica per comunicare con la propria cerchia.

Fatte tutte queste premesse ecco che anche il modo di comunicare con i propri clienti per i brand deve, necessariamente, subire un cambiamento e puntare, nella strategia di marketing digitale, sul chat marketing ossia la possibilità che, attraverso le app di messaggistica istantanea, si apra un dialogo diretto ed in tempo reale con il proprio pubblico.

Arma a doppio taglio? Sicuramente! Se l’azienda è molto brava a fare chat marketing allora avrà un seguito corposo e soprattutto un incremento di pubblico grazie all’attenzione verso l’utente in materia di customer service, ma se il brand sarà lento nelle risposte ed interazioni allora potrebbe esserci una pioggia di recensioni negative.

La pratica del chat marketing, ovviamente, non si limita al servizio post vendita, ma può essere un canale di vendita estremamente efficace in cui raggiungere direttamente il proprio target stimolandone gli acquisti e la curiosità, grazie ad un’interazione completamente personalizzata, seppur a distanza.

Quindi in una strategia multicanale, pandemia e non, stanno privilegiando la pratica di interazione diretta con il pubblico sia di messaggi push, come pubblicità-chat personalizzate, sia di interazione diretta da persona a persona e, parliamoci chiaro, quando su di un sito vedete la spunta “chatta con noi” sarete più tranquilli a fare acquisti perché se nel processo di scelta trovaste delle difficoltà sapreste subito a chi chiedere, con meno carrelli abbandonati e più offerte adatte ai vostri gusti.

Attenzione, però, brand: non diventate troppo invasivi, il consumatore tiene ancora alla propria privacy!

WhatsApp, the king e le altre classifiche di download nel mondo

Nel panorama delle app di messaggistica conosciute come tali, lo abbiamo già detto, WhatsApp ha il primato mondiale dopo aver conquistato, come in una sorta di Risiko virtuale, moltissimi stati del mondo. Solo in Italia circa il 97% della popolazione lo utilizza come primaria app per chattare con i propri amici, parenti e clienti.

E anche il secondo posto si scosta di poco da casa Zuckerberg con una forte preponderanza di Messenger, soprattutto oltre oceano, grazie anche alla sua integrazione naturale con la app di Facebook che la rende parte integrante del social network.

Terzo posto per Telegram, almeno per gli utenti italiani, che la usano ancora marginalmente seppur porti con sé il vantaggio di non contenere messaggi pubblicitari, ma di integrarsi con soluzioni di pull marketing, l’utente deve iniziare a seguire il canale aziendale per ricevere pubblicità o info utili dall’azienda.

Oltre alle app di messaggistica vera e propria ci sono poi i social network come Facebook, Instagram o il recentissimo TikTok dove è possibile interagire con brand, influencer o semplicemente altri consumatori che hanno acquistato prima di noi.

Nell’attuale Flywheel Model, o modello volano, il comportamento dei consumatori è sempre più influenzato da quelle che sono le opinioni degli altri presenti sulla stessa piattaforma oltre che dalla fruibilità dei contenuti della stessa. La mia lista dei desideri su Instagram è sempre più infinita, per esempio, e non è più solo il prezzo a giocare un ruolo importante, ma anche la reputazione e le recensioni di chi sponsorizza o produce il prodotto, oltre che la condivisione con le amiche tramite la chat privata che mi dissuadono dall’acquisto o mi convincono sempre di più.

La mappa della diffusione delle app social a livello mondiale ci dice che l’insieme di Stati uniti, Svezia e Vietnam rappresentano la fetta più grande di utenti attivi online con WhatsApp che sta prendendo piede in un numero crescente di nazioni con circa 2 miliardi di utenti ad oggi.

Mosche bianche: Line, una app di messaggistica locale con 200 milioni di utenti circa tra Giappone, Taiwan e Tailandia. Oltre alla sua vocazione sull’utente privato vende agli account business la possibilità di fare pubblicità diretta ai propri follower a pagamento. E Wechat che domina la Cina che oltre ai chat e video da la possibilità ai propri utenti di fare delle vere e proprie transazioni per pagamenti tra privati e con la struttura pubblica.

Dunque la diffusione delle app di messaggistica a livello mondiale con una buona dose di contributo dato dalla pandemia, hanno portato anche le aziende a dover ripensare il loro modo di fare marketing, ma siamo davvero pronti?

Frontiers Health 2020: accelerazione globale della Salute Digitale ed ecosistema innovazione in risposta alla pandemia

  • Frontiers Health è una delle principali conferenze globali sulla digital health. L’edizione 2020 si è appena conclusa, con un innovativo format ibrido che ha affiancato lo streaming globale a local hub fisici
  • La pandemia ha chiarito, ancora una volta, che non può esistere economia, e di conseguenza società, senza salute

 

Oggi essere parte dell’ecosistema internazionale della Salute Digitale vuol dire assumere la responsabilità e il compito di trasformare la salute e l’assistenza sanitaria per realizzare un futuro più umano, ovvero sostenibile, accessibile ed equo.

La pandemia ha chiarito, ancora una volta, che non può esistere economia, e di conseguenza società, senza salute. È sempre più evidente come il digitale sia uno strumento strategico che faciliti e, in molti casi, favorisca il rapporto medico-paziente, garantendo così la continuità dell’accesso alle cure non solo per i pazienti Covid, ma anche per tutte le altre patologie i cui trattamenti e terapie sono attualmente stravolti, per cui occorre ripensarne le prospettive.

Un momento importante di dibattito e confronto sul prossimo futuro della salute è stato Frontiers Health, conferenza internazionale sull’innovazione in ambito sanitario, la cui quinta edizione si è tenuta lo scorso 12 e 13 Novembre 2020 con la partecipazione, sia fisica che virtuale, di oltre 1.000 esperti in ambito globale. 

Frontiers Health 2016, vieni a scoprire il futuro della sanità

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L’edizione 2020

Frontiers Health è riconosciuta come una piattaforma unica di discussione su cui le innovazioni nei diversi settori stanno convergendo, provocando una trasformazione radicale. In questi mesi di incertezza,  il team di Healthware, co-host della conferenza, ha lavorato in maniera sinergica con il gruppo di lavoro di Frontiers Health per dar vita ad un’edizione 2020 che fosse ibrida e riuscisse a conservare il suo carattere distintivo di “piattaforma”.

Attraverso la collaborazione con partner internazionali siamo riusciti a combinare lo streaming globale online con eventi e attività svolte in presenza in local hub dislocati in diversi Paesi tra cui Italia, Germania, Finlandia, Malta, Spagna, Svizzera e USA. Ogni hub ha avuto un proprio focus tematico:  Berlino si è concentrata, ad esempio, suii progressi tedeschi alla luce del Digital Healthcare Act; Losanna ha approfondito il tema degli studi clinici virtuali, mentre Helsinki sulle ultime conquiste finlandesi nello sviluppo del vaccino per il Covid-19 e su altre soluzioni innovative. In Italia, come lo scorso maggio in occasione dell’edizione “Fight the pandemic”, l’ Healthware Life Hub di Salerno ha curato la regia del programma dell’intera conferenza.

Quest’edizione 2020 è stata per molti motivi diversa dalle altre a cui finora ho partecipato come Chairman, ma è stato solo un modo diverso di per raggiungere gli stessi obiettivi: scambiare sapere e conoscenza, imparare, ispirarsi e legarsi come community. Non dobbiamo infatti dimenticare, noi attori della filiera dell’innovazione, che l’obiettivo finale della salute digitale è umanizzare l’assistenza sanitaria democratizzando l’accesso, ridisegnando intorno al paziente e rendendo la salute più importante della cura stessa. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo bisogno di una grande spinta collettiva piena di energia, scopo, capacità di scalare ed empatia.

Più di 250 relatori protagonisti di Frontiers Health, tra CEO e fondatori di startup e scale-up, leader del settore delle Life Science, professionisti della salute, investitori e policy maker che hanno contribuito attivamente a generare opportunità, condividere best practices di successo e produrre conoscenza a beneficio di tutta la comunità internazionale della Salute Digitale.
Focus dell’agenda 2020, senza dubbio, la riflessione su come digitalizzare l’assistenza sanitaria per le persone e renderla un pilastro del prossimo futuro, non solo nell’ambito di azione specifica, ma per l’intera società.

I tanti keynotes e gli oltre 60 diversi momenti tra masterclass, tavole rotonde e deep dive hanno fornito una panoramica esaustiva delle innovazioni sanitarie digitali. I principali temi discussi si sono concentrati su sviluppo delle terapie digitali, necessità di politiche sanitarie per promuovere l’innovazione, sperimentazioni cliniche virtuali ad alta tecnologia, soluzioni avanzate centrate sul paziente basate sull’IA (intelligenza artificiale) e sulla realtà virtuale, strategie di investimento e applicazioni della Scienza dei dati in ambito sanitario.

La conferenza è stata aperta dal Dr. Gottfried Ludewig, Direttore Generale Digitalizzazione e Innovazione del Ministero Federale della Salute tedesco, che ha spiegato quanto la salute digitale sia un tema centrale della Presidenza tedesca del Consiglio dell’UE e in Germania, con focus su terapie digitali e l’European Data Space per la circolazione in sicurezza dei dati sanitari in Europa.

A contraddistinguere l’evento una line-up di speaker di altissimo livello tra cui David Benshoof Klein – CEO di Click Therapeutics; Jeff Dachis – CEO e fondatore di OneDrop; Carlos Nueno – Presidente di Teladoc International; Grace Park – Co-fondatrice e Presidente di DocDoc; Kuldeep Singh Rajput – CEO e fondatore di Biofourmis; Andrew Thompson – Amministratore Delegato di Spring Ridge Ventures; David Van Sickle – CEO di Propeller Health.

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Il ruolo dell’innovazione

Dalle storie e dai case history di ciascuna company è emerso fortemente come le tecnologie ci consentano di ripensare la prevenzione, le terapie, l’assistenza sanitaria alla luce della trasformazione digitale e della potenza dei dati. Allo stesso tempo il lavoro di medici e dei professionisti della salute sarà potenziato dalle tecnologie, con la possibilità per il singolo paziente di avere accesso ad un percorso di cura specifico e personalizzato rispetto alle proprie esigenze.

Ampio spazio, come per ogni edizione di Frontiers Health, alle presentazione di startup digitali da tutto il mondo impegnate nella ricerca di soluzioni al Covid-19 e nella gestione di tutte le altre patologie con tecniche innovative di digital health.

Previste 10 sessioni di Startup Discovery virtuali che hanno visto la partecipazione di 50 start-up e scale-up specializzate in terapie digitali e biomarkers, mental health, telemedicina, monitoraggio da remoto, monitoraggio delle malattie e analisi predittiva, diagnostica e rilevamento delle patologie, virtual trials, realtà virtuale, genetica e genomica personale.

Tra le company partecipanti anche l’italiana Paginemediche, rappresentata dal Dr. Emanuele Urbani, medico di Medicina Generale che ha illustrato l’impegno della startup, sin dai primi giorni dell’emergenza sanitaria, nel supportare professionisti del settore medico e pazienti con chatbot per il triage, visite a distanza e telemonitoraggio. Ad oggi sono oltre 11.000 i medici connessi in Italia che hanno gestito oltre 245.000 pazienti con Covid-19 utilizzando la piattaforma Paginemediche. Molte altre le startup italiane presenti all’evento, tra cui PatchAi, 1000Farmacie, ComfTech, GenomeUp, Empatica, Movendo.

lavoro remoto coronavirus

La sostenibilità dei modelli di lavoro distribuito: priorità per le aziende

  • Le aziende devono riconsiderare le strategie relative alle risorse umane
  • La produttività non è stata ostacolata, ma molti dipendenti e collaboratori hanno difficoltà a comunicare in un ambiente distribuito e ibrido
  • Molti dirigenti sono chiamati a far fronte alle fluttuazioni della domanda, a sostenere i dipendenti nel lavoro a distanza

 

Parlare di incremento dello Smart Working in epoca di Covid-19 è quasi una banalità, più che altro il focus va posizionato sulla qualità del lavoro da casa, a prescindere dalla posizione geografica nella quale ci si trova, la keyword di questa transazione è la sostenibilità.

La gestione della forza lavoro remota su larga scala è una sfida. I business model non erano programmati al repentino passaggio del lavoro distribuito. Per sostenere questo modello professionale, le aziende devono riconsiderare le strategie relative alle risorse umane e ai processi  interni consentendo il successo dei dipendenti, in qualità di e Key Performance Indicator e soddisfazione personale.

In merito a ciò sono stati resi noti i dati della ricerca di IBM Institute for Business Value e Oxford, studio inerente l’arco temporale: aprile – luglio 2020.

Ma cosa include la sostenibilità lavorativa? Vediamo insieme alcuni quesiti

elearning e smart working

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Ogni lavoratore ha una serie unica di sfide in base alle proprie circostanze casalinghe. Nonostante le difficoltà, il lavoro quotidiano deve continuare. I dati dello studio indicano che la produttività non è stata ostacolata, ma molti dipendenti e collaboratori hanno difficoltà a comunicare in questo ambiente distribuito e ibrido. Un crescente numero di risorse si rivolge ai leader aziendali per aggiornamenti più chiari e una condivisione delle informazioni semplificata.

Le aziende utilizzano strumenti più collaborativi?

L’adozione è aumentata. La  previsione per il mese di ottobre 2020  ha stimato che il 69,0% delle aziende statunitensi con oltre 100 dipendenti dovrebbe aver utilizzato strumenti di comunicazione e collaborazione digitali. Si tratta di un aumento di 15 punti percentuali rispetto al 2019, quando il 54,0% delle aziende utilizzava in parte tali applicazioni.

Qual è il futuro del lavoro dopo il coronavirus?

La trasformazione del posto di lavoro si sta sviluppando a un ritmo rapido e plasmerà il mondo aziendale per decenni. Il futuro sarà probabilmente un modello ibrido di lavoro remoto e in ufficio in cui i dipendenti hanno una maggiore flessibilità e l’ufficio è riservato per check-in e riunioni occasionali. Alcune aziende stanno già eseguendo programmi pilota per vedere come potrebbe essere un ritorno in ufficio.

Cosa evidenzia la ricerca?

La pandemia ha plasmato molte rigidità regolamentari che ogni azienda adottava, per passare a un modello di dipendenti distribuiti in modo meno brusco. Il  rapporto descrive in dettaglio le migliori strategie rispetto alle persone e ai processi per rendere sempre più sostenibile il lavoro a distanza.

Adattarsi alla sostenibilità del lavoro distribuito è un passo avanti che migliorerà i rapporti umani all'interno dei team.

Metodologia

I dati inerenti al rapporto dell’IBM Institute for Business Value e Oxford Economics intitolato: “COVID-19 e il futuro del business”, coinvolgono 3.450 dirigenti in di 22 Paese che sono stati intervistati telefonicamente tra aprile e luglio 2020 e 13.374 adulti di età superiore ai 18 anni  (di 8 Paesi) 

Alcuni top manager emergenti e particolarmente proattivi, intraprendono azioni volte a restare competitivi per continuare a crescere in termini di sostenibilità.

Miglioramento della scalabilità e della flessibilità operativa

La discontinuità generata dalla pandemia COVID-19 ha dimostrato l’importanza di essere preparati a gestire i cambiamenti. Molti dirigenti sono chiamati a far fronte alle fluttuazioni della domanda, a sostenere i dipendenti nel lavoro a distanza e tenere conto della necessità di ridurre i costi. Lo studio rivela anche che la maggior parte delle organizzazioni sta modificando in modo permanente la propria strategia organizzativa. Ad esempio, il 94% degli Executives prevede di adottare modelli di business platform-based entro il 2022 e molti aumentano la partecipazione agli ecosistemi e alle reti di partner.

Mettere in atto queste nuove strategie potrebbe richiedere un’infrastruttura IT più scalabile e flessibile. Gli Executive si sono già attivati su questo fronte: secondo la ricerca, la tecnologia cloud registrerà una crescita del 20% nei prossimi due anni. Inoltre, i dirigenti migreranno in cloud un numero sempre maggiore di attività, tra cui il customer engagement e il marketing.

Intelligenza artificiale, automazione e altre tecnologie esponenziali per migliorare i flussi di lavoro

La tecnologia dell'Intelligenza Artificiale avrà un ruolo sempre più prioritario, e registrerà un incremento del 20%

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La pandemia COVID-19 ha causato l’interruzione di molti flussi di lavoro tradizionali e di processi critici che erano al centro delle organizzazioni. Tecnologie come l’intelligenza artificiale, l’automazione e la sicurezza informatica possono rendere i flussi di lavoro più intelligenti, reattivi e sicuri – e hanno sempre maggiore priorità secondo i top manager intervistati. Lo studio rivela inoltre che:

  • La tecnologia AI avrà un ruolo sempre più prioritario, e registrerà un incremento del 20%;
  • Il 60% dei dirigenti intervistati ha già accelerato l’automazione dei processi e nel corso dei prossimi 2 anni questa riguarderà tutte le funzioni aziendali; gli italiani, in linea con lo scenario globale, prevedono di introdurre l’automazione in tutte le aree aziendali, con particolare riferimento a quella degli acquisti, dei rischi, della supply chain e della R&S;
  • Il 76% dei dirigenti intervistati prevede di dare la priorità alla sicurezza informatica, che duplicherà il valore rispetto all’attuale.

Si assiste a un incremento degli investimenti in cloud, AI, automazione e altre tecnologie esponenziali: per questo, secondo IBM, è fondamentale tenere conto delle necessità di chi ne fruisce, come ad esempio i dipendenti, garantendo un’esperienza positiva a favore di innovazione e produttività.

La sicurezza sul lavoro, che fino a 2 anni fa rappresentava una priorità per il 2% dei top manager italiani, è destinata ad accrescere progressivamente la sua importanza. Se oggi è oggetto di particolare attenzione da parte del 18% dei dirigenti italiani, si prevede che nel 2022 possa arrivare al 53%.

Guidare, coinvolgere e abilitare in modo sostenibile la forza lavoro

 

Le 5 persone da includere nel tuo digital marketing dream team

La ricerca rivela una rinnovata attenzione verso le persone durante la pandemia, che ha portato i dipendenti a lavorare al di fuori dei contesti abituali e affrontare situazioni di stress e incertezza.

Viene dimostrato come la pandemia abbia modificato le aspettative dei dipendenti nei confronti dei loro datori di lavoro, chiamati ad esercitare un ruolo attivo nel contribuire al benessere fisico e mentale, così come nel fornire la competenza necessaria per imparare a lavorare in modo diverso. Gli Executive collocano il benessere dei dipendenti tra le loro massime priorità.

In questo contesto secondo IBM è fondamentale la presenza di dirigenti che mettano al primo posto il benessere dei dipendenti. I leader empatici sono in grado di incoraggiare la responsabilità personale e stimolare i dipendenti a lavorare in team, applicando metodologie Agile e di Design Thinking e strumenti e tecniche di DevOps. Le organizzazioni dovrebbero anche considerare l’adozione di un modello olistico e multimediale di sviluppo delle competenze per aiutare i dipendenti a sviluppare le abilità comportamentali e le tecniche necessarie per lavorare nella nuova normalità e promuovere una cultura dell’apprendimento continuo.

Le sfide che le aziende oggi si trovano ad affrontare sono in netto aumento, ma sarà proprio il cambiamento a far aumentare i profitti e il valore dei brand, perché adattarsi alla sostenibilità del lavoro distribuito  è un passo avanti che migliorerà i rapporti umani all’interno dei team e avrà ricadute positive in termini economici e sociali per tutto il Paese.

Il quartiere torna ad essere centro con la riscoperta dei piccoli negozi

  • La proliferazione irrazionale di iper e supermercati ha portato, negli ultimi anni, alla chiusura di centinaia, se non addirittura migliaia, di piccoli negozi alimentari
  • La diminuzione dei salari e l’aumento del tasso di disoccupazione hanno richiesto una maggiore attenzione alla spese e una più oculata gestione del portafoglio
  • Fino agli anni 80′ fare la spesa nelle botteghe di paese era assolutamente normale e chi entrava in negozio, lo faceva anche per scambiare “quattro chiacchiere” con un amico oppure con un conoscente

 

La proliferazione irrazionale di iper e supermercati ha portato, negli ultimi anni, non solo allo stravolgimento del tessuto urbano ma anche alla chiusura di centinaia – se non addirittura migliaia – di piccoli negozi alimentari.

Le classiche “botteghe di paese”, di cui spesso sentiamo parlare, con nostalgia e rassegnazione.

L’affermazione della GDO in Italia e la spesa come necessità

Tuttavia, a favorire l’espansione e l’affermazione della GDO in Italia, a scapito delle piccole produzioni artigianali, siamo stati noi.

Proprio noi, che oggi ci lamentiamo di ciò che abbiamo perso.

In realtà, però, la nostra è stata una scelta obbligata: la diminuzione dei salari, infatti, e l’aumento del tasso di disoccupazione – soprattutto tra gli under 30 – hanno richiesto una maggiore attenzione alla spese e una più oculata gestione del portafoglio.

E la GDO, grazie al proprio potere contrattuale – di gran lunga superiore a quello delle piccole realtà commerciali – è riuscita a soddisfare questa necessità, che “fa le pulci” al centesimo.

È cambiato, dunque, il nostro modo di fare ed intendere la spesa, che da occasione di socialità è diventata attività routinaria: camminiamo a passo svelto lungo le corsie, con lo sguardo fisso sulle offerte, segnalate mediante cartellini ed etichette fluorescenti, e riempiamo il carrello di prodotti all’apparenza convenienti, della cui provenienza e composizione raramente ci interessiamo.

Insomma, ci mescoliamo tra la folla, cercando di mantenere, se possibile, l’anonimato. Un tempo, invece, la realtà era ben diversa – come i nostri nonni e genitori ci possono confermare.

Retail et consommation: quel lendemain ?

Il valore sociale del “fare la spesa”

Fino agli anni 80′, infatti, fare la spesa nelle botteghe di paese era assolutamente normale.

La vita si svolgeva principalmente all’interno di piccoli centri urbani, dove ci si conosceva tutti, tanto che molte famiglie venivano identificate con soprannomi spesse volte stravaganti, legati a caratteristiche somatiche o comportamentali del capostipite.

Dunque, era difficile passare inosservati.

E chi entrava in negozio, lo faceva anche per scambiare “quattro chiacchiere” con un amico oppure con un conoscente, magari per ovviare a quella solitudine che oggi attanaglia molti di noi, nonostante le numerose soluzioni per tenerci in contatto.

Una quotidianità più semplice e, senza dubbio, meno pretenziosa di quella attuale, in cui le relazioni umane rivestivano ancora un ruolo importante, fondamentale.

Perfino con i negozianti si tendeva ad instaurare un rapporto sincero, di fiducia reciproca, che sottendeva la certezza di un buon acquisto. Poi, come vuole l’antico proverbio, il pesce grande ha mangiato quello più piccolo, e la “magia” è svanita in una nuvola di bolle.

Vecchie botteghe italiane - Il Post

Il riscatto dei piccoli negozi

Tuttavia, alla trama romantica – e a volte drammatica -, che possiamo costruire attorno ai piccoli negozi alimentari, dobbiamo aggiungere che, pian piano, queste realtà stanno tornando alla ribalta, anche grazie all’aumentata sensibilità delle persone verso temi come la sostenibilità ambientale e il chilometro zero.

Sempre più persone, infatti, ricercano prodotti dal gusto genuino ed autentico, provenienti da piccoli produttori locali che, alla sapienza artigianale, uniscono amore e passione per il proprio lavoro.

Un segnale, dunque, di ritorno alla semplicità, al piacere di conoscere e del mangiar bene, oltre che della socializzazione.

E anche se la GDO continuerà la propria espansione, offrendo una varietà sempre più grande di prodotti, c’è chi, nel proprio piccolo, cercherà di dare valore alle specialità regionali, soprattutto grazie alla propria personalità e alla capacità di “saper raccontare”, senza necessariamente dar adito a superflue forme di competizione.

American Express sostiene i piccoli esercenti » inno3

Piccoli negozi: tra luoghi comuni e falsi miti

E se in questo periodo, in cui gli spostamenti sono stati limitati, proviamo ad entrare nella bottega più vicina a noi, potremmo accorgerci che:

  • I prezzi non sono così alti come ricordavamo, anzi, a volte risultano davvero convenienti;
  • Gli imballaggi spesso sono ridotti rispetto ai supermercati;
  • Andare a fare la spesa a piedi è piacevole, e per una volta possiamo lasciare l’auto in garage;
  • Dal fornaio di quartiere troviamo dell’ottimo pane fresco e dei prodotti tipici di cui ci eravamo dimenticati;
  • Fare la spesa sotto casa ci consente di comprare meno e meglio, e di avere a disposizione prodotti sempre freschi;
  • I proprietari di negozi specializzati possono diventare i nostri esperti di fiducia per la scelta di prodotti e regali;
  • Conoscere di persona i negozianti, le commesse e le cassiere, scambiando quattro chiacchiere, ci rende più umani, vitali e cortesi;
  • Alcuni negozianti si occupano personalmente di consegnare a domicilio il pane o la spesa: un servizio utile per gli anziani, per chi non ha l’auto e in caso di emergenza;
  • Fare la spesa nei piccoli negozi è meno stressante e ci porta ad essere più attenti alla qualità piuttosto che alla quantità.

A volte basta poco per smentire un luogo comune, quanto mai obsoleto. In ogni caso, ad oggi, sostenere un piccolo commerciante, significa anche garantire la sopravvivenza di quella micro-economia, senza la quale la macro-economia non esisterebbe.

social intelligence

Come trasformare i contenuti web e le conversazioni social in dati, informazioni e insight utili per il business

Con l’espressione Social Media Intelligence si intendono tutte le analisi che utilizzano i contenuti prodotti in rete dagli utenti attraverso ogni tipo di fonte web e social per scoprire il “mood” espresso dal popolo della rete rispetto alla propria azienda e ai competitor. Non solo, questi dati sono essenziali per intercettare nuovi trend ed esigenze di mercato. Per i brand e le imprese, la Social Media Intelligence è uno strumento importante poiché consente di attivare strategie digitali mirate ottimizzando i budget investiti.

In questo scenario Extreme – azienda italiana specializzata nella web e social media data intelligence – ha saputo cogliere l’opportunità per progettare e fornire servizi innovativi e completi, al pari dei propri competitor internazionali, mirati anche alle PMI soprattutto in ambito italiano.  

social intelligence

Un progetto ambizioso quello di Extreme, che prende forma nel 2003 e che dopo tre anni di attività di ricerca e sviluppo avvia il suo percorso nel mondo del web e della social media data intelligence.

In oltre 10 anni di attività, con oltre 300 progetti realizzati nel mercato nazionale e internazionale e oltre 1000 attivazioni dei suoi servizi di social intelligence, l’azienda ha messo a punto un sistema integrato di tecnologie, analisi dati, metodologie di lavoro e automazione che sfrutta la forza dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione continua.

Weblive 4.0, la piattaforma che analizza i big data

 Gli strumenti di ascolto e analisi che l’azienda mette a disposizione sono tantissimi:

  • soluzioni per monitorare l’analisi dei contenuti e delle immagini su web e social
  • servizi per l’influencer marketing
  • progetti di analisi e ricerche di mercato
  • data rooms labs, progetti di ricerca e osservatori di mercato
  • API stream data “as a service” per system integrator
  • analisi delle immagini e analisi real time degli stream video

Oggi attraverso l’utilizzo della piattaforma Weblive 4.0 è possibile comprendere e monitorare in maniera agevole e funzionale tutto ciò che accade sui social e sul web grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale in grado di esplorare e analizzare ovunque e in maniera automatica milioni di contenuti in tempo reale costituiti da testi e immagini provenienti da siti di news, blog, forum, canali social come TikTok, Twitter, Instagram, Facebook, YouTube, Reddit, LinkedIn, Pinterest, Tumbler e molto altro ancora, sempre nel rispetto del GDPR e dei vincoli imposti dalle diverse piattaforme social. 

Weblive 4.0 oltre a svolgere le attività di monitoraggio e analisi a livello globale delle diverse fonti web e social consente anche di creare e condividere grafici, dashboard e report immediati, scoprire e misurare cosa accade online su temi, campagne, prodotti, brand, hashtag e competitor del proprio mercato di rifermento.

social intelligence

Social Media Intelligence e il potere delle immagini

Se un’immagine vale più di 1.000 parole, gli oltre 3 miliardi d’immagini che ogni giorno vengono condivise sui social media hanno molto da dire. La conversazione dei consumatori in rete è infatti sempre più visiva. In tutti i canali, il modo in cui gli utenti dei social media “parlano” di marchi, prodotti e di qualsiasi altro argomento ha molto più a che fare con la fotocamera dello smartphone che con le tastiere.

Per questo la piattaforma Extreme WebLive 4.0 integra un potente motore di analisi delle immagini in grado di comprenderne il contenuto, riconoscere oggetti, celebrity e loghi.

Chi ha già scelto i servizi di Extreme?

Extreme si propone con un modello di business che punta alla flessibilità dei servizi e dell’offerta commerciale, alla qualità del supporto per i clienti e alla formazione.

Sono tante le aziende che collaborano con Extreme impegnate in diversi settori, come pure le organizzazioni e la pubblica amministrazione centrale e locale. Nel tempo sono stati avviati progetti in partnership con il mondo accademico nazionale e internazionale ma anche attività di ricerca e complessi progetti on premises in contesti mission-critical.

Come ottenere il massimo dalla Social Media Intelligence

La raccolta dei dati dal web e dai social media, con la piattaforma WebLive 4.0 comporta diversi vantaggi e consente alle aziende e ai brand di essere più incisivi e competitivi nel mercato.  Ciò consente di estrapolare conoscenza e dati rispetto al “mood” espresso dalla rete.

Cosa è possibile monitorare e analizzare?

  • Analisi Competitiva
  • Strategia creativa
  • Ricerca di prodotto

L’importanza della Web e Social Media Intelligence

L’overflow informativo che caratterizza il nostro tempo fluido non può più essere sottovalutato o ascoltato in maniera discontinua e disaggregata.

Osservare, porre attenzione, raccogliere feed, tracciare trend, definire nuove strategie e raggiungere obiettivi sempre più complessi deve diventare un modus operandi di ciascuna realtà. Ecco perché dotarsi di piattaforme intelligenti come Weblive 4.0 può significare partire con il piede giusto!