Cosa può fare un mese a Tallinn per la tua crescita personale e per la tua carriera

Un mese di confronto, incontri e scoperta: ecco cos’è Mindvalley U, l’appuntamento estivo di Mindvalley dedicato alla formazione continua, che quest’anno si terrà a Tallinn, in Estonia, dal 28 giugno al 22 luglio.

“Mindvalley U è stata una sfida sia personale che professionale”, racconta Mellisa Foong. “Tutti i partecipanti sono diversi per lingua, cultura, etnia e talento, ma l’atmosfera è fenomenale e aperta, nessuno ti giudica. Si formano legami e amicizie forti e si costruiscono tanti ponti che continuano a motivare e incoraggiare la crescita personale anche dopo il mese trascorso insieme”. Non si tratta solo di viaggiare e incontrare nuove persone, si tratta di crescere e cominciare a prendere decisioni che possono condizionare l’intera umanità.

È un po’ in queste parole il significato più profondo della University di Mindvalley, un appuntamento che ogni anno riunisce per un mese intero persone provenienti da tutto il mondo, ogni volta in un luogo diverso, per costruire, conoscere e ampliare i propri orizzonti insieme.

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Storia di Mindvalley U

L’idea nasce nel settembre del 2016, quando Vishen Lakhiani, fondatore di Mindvalley, decide di trascorrere un mese ogni anno vivendo in una nuova città. Vuole esporre i suoi figli a culture diverse per incoraggiare il loro apprendimento e la crescita attraverso un’esperienza immersiva. Entusiasti e pronti a scegliere la loro prima location, Vishen e sua moglie Kristina realizzano qualcosa che ancora mancava nei loro sogni: una tribù.

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Vishen infatti lancia una richiesta su Facebook chiedendo se qualcun altro vuole unirsi a loro. L’idea è quella di riunire un gruppo di persone che la pensano allo stesso modo per lavorare, giocare, creare e sostenersi a vicenda – il tutto mentre si apprezza una bellissima città nuova da chiamare casa per un mese. La community che ne nasce è Mindvalley U.

La prima location è stata Barcellona, con più di 300 persone iscritte in 3 mesi: educatori di livello mondiale come Neale Donald Walsch, Wim Hof, Lisa Nichols e Tony Gonzales hanno collaborato al progetto.

Quest’anno il luogo prescelto per Mindvalley U è Tallinn e l’esperienza promette di essere ancora migliore.

Crescita personale e professionale in un modo nuovo a Tallinn

Mindvalley U punta a cambiare le prospettive di crescita personale e professionale di chi vi partecipa andando a innovare ben sei diversi aspetti dell’educazione moderna:

  1. il campus a rotazione: mentre le università tradizionali prevedono quattro anni trascorsi in uno stesso campus, Mindvalley U parte dall’idea che grazie alla rivoluzione tecnologica e a strumenti come Airbnb o Uber, oggi la nostra formazione non debba limitarsi ad un unico luogo sull’intero pianeta. Si può scegliere ogni anno una città diversa nel mondo in modo da conoscere nuove culture e fare nuove esperienze mentre si impara.
  2. Un mese di formazione: in Mindvalley U non è prevista una laurea, ma l’esperienza dura solo un mese in tutto l’anno e questo significa poter continuare a svolgere il proprio lavoro per i restanti 11 mesi, per poi tornare ogni anno a connettersi e crescere con la community.
  3. Persone di tutte le età: un altro paradigma che questa esperienza estiva vuole rompere è quello che ci sia un’età precisa per imparare. In realtà l’uomo può continuare ad apprendere e migliorare per tutta la vita. E non si tratta solo di studiare fisica o matematica, ma soprattutto di condividere esperienze personali e idee con gli altri componenti della community, dando spazio a tutta una serie di discipline che non compaiono nei normali piani di studio.
  4. L’accessibilità economica: Mindvalley U costa appena una frazione di un normale college americano. Rimuovendo i costi dei campus e delle tasse universitarie, per un solo mese all’anno, non si accumulano i classici debiti di studio della normale educazione. In più il resto dell’anno si continua a svolgere normalmente il proprio lavoro.
  5. Un curriculum sempre aggiornato: Mindvalley U si dedica a tutte quelle abilità che il nostro sistema di istruzione continua a ignorare, come l’imprenditorialità, la leadership, il public speaking, la crescita personale, la salute e il benessere, la felicità, l’amore, la genitorialità, la consapevolezza di se stessi e molto altro. Cioè tutte quelle abilità che conducono veramente a vite più felici e non i pilastri sociali obsoleti del “successo”.
  6. Insegnanti incredibili: in questa esperienza un altro valore essenziale è dato dalla possibilità di confrontarsi con i più grandi speaker delle conferenze TED, con grani autori di best-seller, con visionari e menti straordinarie che ogni anno partecipano all’evento.

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“La diversità culturale, i partecipanti aperti e disponibili per co-creare esperienze preziose tra loro, tutti coloro che hanno tenuto un workshop o un talk, lo scambio di idee, la positività, il supporto e l’energia dell’intero gruppo, hanno reso la mia esperienza impagabile! Ci tornerò sicuramente negli anni seguenti per ispirarmi, crescere e contribuire con la possibilità di creare un’educazione diversa e innovativa per noi e le generazioni future”, spiega Hanna, una delle partecipanti degli scorsi anni.

Perché a Mindvalley U non si può non tornare: è un mese unico di scambio, crescita personale e possibilità di costruire connessioni uniche anche per il futuro della propria carriera.

Come creare una social media strategy di successo per i tuoi eventi

Gli eventi sono un potente mezzo di comunicazione per le aziende. Se integrati all’interno di una strategia social possono portare grandi risultati.

Durante la fase organizzativa diventa fondamentale definire una social media strategy per aumentare la partecipazione delle persone all’evento. Ecco quindi cosa fare prima, durante e dopo.

Prima dell’evento: quale social media utilizzare

Eventi aziendali

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Prima dell’evento, decidi quale canale social è più adatto per promuoverlo. Alcuni social media si adattano meglio a determinati tipi di eventi, ad esempio: se si tratta di un grande evento aperto al pubblico, allora Facebook potrà aiutarti a promuoverlo ad un pubblico ideale. Facebook consente di indirizzare la comunicazione in modo estremamente specifico, per questo è fondamentale delineare il pubblico di destinazione, questo aiuterà anche a costruire delle comunicazioni mirate realmente interessanti per il pubblico.

LinkedIn è invece la scelta migliore per gli eventi aziendali. Tramite LinkedIn, è possibile consentire ai partecipanti di iniziare un primo networking tra loro. Esistono diversi modi per creare un evento su LinkedIn: puoi condividere un aggiornamento di stato con un link a una pagina di registrazione, inviare messaggi diretti alle persone che desideri invitare, oppure creare un gruppo per le persone che parteciperanno all’evento.

Instagram è il social più adatto per trovare e interagire con blogger ed influencer. Si tratta di un canale più visivo rispetto ad altri social media, questo consente di pubblicare e curare immagini di alta qualità e condivisibili. È anche un’opportunità per utilizzare gli hashtag per generare buzz attorno all’evento. E poi ci sono le Stories, che fanno vera differenza, soprattutto durante l’evento! Utilizzale per generare ulteriore interesse. Coinvolgere gli influencer, anche in fase di pianificazione, aiuterà ad aumentare il piacere dell’attesa!

Twitter resta invece un valido strumento da utilizzare soprattutto durante l’evento. Non può mancare il live-twitting dell’evento che aiuterà ad aumentare le conversazioni e l’interesse verso di questo.

Una volta deciso quali social media utilizzare, è importante scegliere un hashtag dell’evento. Un hashtag unico consente ai partecipanti di contribuire alla conversazione, creando in tal modo un ronzio in più attorno all’evento. L’hashtag deve esser breve e memorabile, in modo che tutti i partecipanti possano utilizzarlo senza troppa fatica. In questa scelta è fondamentale controllare che l’hashtag non sia stato usato prima e non si sovrapponga a nessuno dei tuoi concorrenti. Una volta creato l’hashtag, comunicalo al tuo pubblico prima dell’evento, così da facilitarne il ricordo!

Durante l’evento: coinvolgi il tuo pubblico

La giornata dell’evento è un’opportunità per generare nuovi contenuti e aumentare il coinvolgimento dei social media. In questa fase è importante monitorare quali contenuti si generano in rete durante l’evento: è utile fare una raccolta delle foto, citazioni, contenuto video e testimonianze postate dai partecipanti, saranno utili per creare dei post sui social media.

Durante l’evento, è fondamentale incoraggiare i partecipanti a postare cosa sta accadendo. L’hashtag dell’evento deve essere ricordato spesso così da incoraggiare i partecipanti ad usarlo. Esistono diversi modi per farlo, ad esempio si può proiettarlo sulle pareti o sui poster presenti all’ingresso, molto spesso viene utilizzato anche come password Wi-Fi. Per gli eventi aziendali, i relatori possono anche inserire l’hashtag su ciascuna delle loro slide.

Il ruolo chiave in questa fase lo interpretano blogger e influencer, coltivare la relazione con loro e invitarli a parlare può essere strategico per la diffusione dei contenuti; l’anteprima di contenuti esclusivi, darà a loro modo di scrivere e condividere informazioni sui propri canali social. Per incoraggiare la conversazione il giorno dell’evento, si può utilizzare anche un social media wall in cui vengono visualizzati post e foto dei partecipanti con l’hashtag del tuo evento. Molto importante sarà decidere dove posizionare il wall perché il posizionamento può fare una grande differenza nella quantità di engagement che genera. Spesso il suo posto è vicino al palco o all’ingresso della sede.

Dopo l’evento: sfrutta la coda lunga e raccogli i feedback dei partecipanti

gestione social degli eventi

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Se tutto è andato come previsto, continuerà il buzz anche dopo l’evento. In questa fase continua ad essere fondamentale il monitoraggio e l’analisi delle conversazioni. In questo momento puoi tirare le somme e capire quanto è stato efficace il lavoro fatto nei giorni precedenti e per farlo è spesso utile ringraziare i partecipanti per essere venuti e chiedergli un feedback: cosa gli è piaciuto di più della giornata? Cosa avrebbero fatto diversamente? Cosa vorrebbero vedere la prossima volta? Porre queste domande aiuta a capire come migliorare i prossimi eventi da organizzare.

Per ringraziare i partecipanti, è efficace utilizzare i contenuti generati proprio da loro durante l’evento, aiuta a creare una relazione più forte con il pubblico. Per recuperarli basterà monitorare le foto, i video e le conversazioni generate con l’hashtag ufficiale dell’evento.

In ultimo, ma non per importanza, c’è da sapere che gli eventi sono anche un ottimo modo per aumentare il posizionamento del sito web: grazie al coinvolgimento di influencer e di blogger che parleranno del nostro evento inserendo anche link al sito web, migliorerà il posizionamento nella ricerca organica. Esistono diversi strumenti SEO che possono facilitare l’analisi per capire da dove provengono i link e quanto sono autorevoli.

Coca-Cola

Anche in Italia AdeZ, la linea di bevande vegetali di Coca-Cola

Innovativa e sempre al passo con i gusti e le esigenze dei consumatori, The Coca-Cola Company lancia AdeZ, la linea di bevande vegetali da gustare in diverse occasioni durante la giornata. Con il lancio di AdeZ, l’azienda entra in una nuova categoria e compie un ulteriore passo verso la Total Beverage Company, un’azienda leader in tutte le categorie di bevande in grado di offrire un portafoglio prodotti sempre più ampio e opzioni coerenti con i nuovi trend di consumo.

Coca-Cola

Walter Susini – Senior Vice President Marketing EMEA The Coca-Cola Company

Scelte alimentari e vite frenetiche

“I consumatori oggi sono sempre più consapevoli delle proprie scelte alimentari e hanno vite molte frenetiche. Sappiamo che sono alla ricerca di bevande nutrienti che siano anche buone,” – afferma Annalisa Fabbri, Direttore Marketing Coca-Cola Italia – “Con l’introduzione di AdeZ abbiamo voluto dare una risposta a questa esigenza, ampliando la nostra offerta con un prodotto che siamo certi piacerà ai nostri consumatori, grazie al suo ottimo gusto, alle sue caratteristiche nutrizionali e alla disponibilità in diversi formati”.

Il piano di comunicazione

Per raccontare AdeZ un forte piano di comunicazione integrata, che dalle prossime settimane avrà l’obiettivo di far conoscere il brand, informare i consumatori sulle caratteristiche delle diverse varianti e offrire la prova delle diverse varianti. Uno spot in diversi formati comunicherà il mondo di AdeZ e il gusto delizioso delle varianti che compongono la range; un importante supporto Digital rappresenterà una parte rilevante del piano; ampio spazio sarà dato anche alla collaborazione con alcuni selezionati influencer che si faranno ambassador del brand per raccontare il gusto e le caratteristiche delle diverse varianti attraverso i propri canali social; un rilevante piano di sampling da oltre 1 milione di contatti che toccherà importanti eventi a livello nazionale, come SANA e Rimini Wellness, e farà provare il gusto delizioso di AdeZ sui punti vendita, direttamente a casa dei consumatori attraverso sampling Door2door nelle principali città e con attività di hit&run o home delivery;
numerosi punti vendita saranno attivati con uno strutturato piano di In-Store visibility.

Pool di agenzie

Il piano di comunicazione per il lancio di AdeZ in Italia è stato gestito dal pool di agenzie che collabora con Coca-Cola Italia: McCANN Worldgroup Italia si è occupata dell’adattamento della campagna advertising internazionale; MediaCom ha curato la pianificazione media; All Communication si occuperà dell’ideazione e implementazione del piano di sampling; Cohn&Wolfe è responsabile della parte PR; The Big Now è l’agenzia digital e social mentre Show Reel si è occupata dell’attività di Influencer & Creator engagement.

Sette bevande

AdeZ comprende sette deliziose bevande: cinque gusti differenti, senza zuccheri aggiunti, in confezioni da 800 ml ideali da consumare a casa come parte di una colazione equilibrata (soia, mandorla, avena, riso, cocco) e due referenze in monoporzioni da 250 ml con succo di frutta pensate per il momento dello snacking (mandorla con mango e frutto della passione, avena con fragola e banana). I prodotti AdeZ sono naturalmente senza lattosio e adatti ai vegani e, con il loro lancio sul mercato, l’azienda vuole promuovere il consumo di bevande vegetali presso un pubblico più ampio, che include non solo i consumatori con intolleranze o esigenze particolari ma anche chi vuole seguire i nuovi trend e provare nuovi gusti. AdeZ ha un packaging innovativo e bottiglie PET richiudibili, composte fino al 30% di materiale di origine vegetale (PlantBottle™) e 100% riciclabili. Un’ulteriore conferma dell’impegno dell’azienda nel ridurre l’impatto del packaging sull’ambiente

Netflix lancia The Magic Order, la sua prima graphic novel

Quando lo scorso anno Netflix acquistò la Millarworld, l’etichetta di Mark Millar per contrassegnare il suo lavoro d’autore di fumetti, la domanda sorse spontanea: cosa si può generare da un mix così ricco di fantasia e creatività?

La risposta sembra servita con l’uscita del trailer di The Magic Order, la prima graphic novel by Netflix di cui è stato diffuso in queste ore un trailer. Una storia che a prima vista sembra essere assolutamente in linea con la qualità dei lavori provenienti dall’autore scozzese e delle produzioni realizzate dalla nota piattaforma di streaming video: cinque famiglie di maghi difensori del mondo, una minaccia fantasma che incombe, dei supereroi che dovranno proteggere se stessi, i propri cari e l’umanità. Gli ingredienti sembrano esserci tutti. Niente male, no?

Certo, l’unione fra mondi così diversi non è una novità: è già capitato che una società di produzioni acquisisse una casa editrice o etichetta che lavora nel campo dei fumetti. La prima fu la Warner Bros, che acquisì negli anni ’70 la DC Comics, mentre è di questi anni il passaggio miliardario della Marvel a Disney (2009). Ora è il turno di Netflix, che come i due giganti della cinematografia che l’hanno preceduta, sceglie di esplorare il mondo dei fumetti per arricchire ulteriormente il proprio catalogo, oltre che il proprio bagaglio di storie.

Già, perché i fumetti rimangono una miniera da cui attingere per costruire prodotti narrativi altamente competitivi e in grado di accattivarsi l’attenzione del pubblico, oltre che un veicolo attualissimo per costruire strutture narrative molto coinvolgenti. Ad esempio, moltissime narrazioni transmediali passano dalla presenza di una “plancia” di partenza, un hub da cui si sviluppano gli storyworld in cui far muovere personaggi e verificare fatti incredibili, che coincide con un fumetto: un media che sa essere altamente complesso, vista ad esempio la sua predisposizione alla serialità.

The Descender, edito da Bao Publishing: una serie a fumetti decisamente interessante.

The Descender, edito da Bao Publishing: una serie a fumetti decisamente interessante.

È forse questa complessità che ha portato – almeno nel nostro paese – a osservare una flessione nelle vendite di prodotti di questo genere? Di certo, il mercato si è attestato verso prodotti sempre più autoriali e “difficili”, almeno per un pubblico di massa (con le debite eccezioni, come insegna l’ottimo ZeroCalcare): il luogo giusto dove acquistare fumetti sta diventando sempre più la libreria a dispetto dell’edicola, con lo sdoganamento delle graphic novel a prodotti editoriali di qualità. Il pubblico, fino a qualche decennio fa limitato a bambini, giovani, nerd e nostalgici, è variato cominciando a pescare anche fra gli amanti della letteratura in genere: per la forma mentis, un pubblico che richiede una proposta sempre più articolata e di qualità. Storie migliori, insomma: e con la penuria di belle narrazioni che oggi si vive nell’audiovisivo, perché non pescare proprio di lì?

Al di là delle valutazioni strettamente tecniche su qualità e sviluppo della storie, rimane poi un fatto su cui riflettere: le modalità di fruizione delle narrazioni stanno evolvendosi, rivalutando anche formati che sembrano essere ormai vetusti. Diversificare quindi la capacità di declinare le proprie narrazioni può quindi essere un elemento vincente, a maggior ragione se il proprio core business è affascinare.

Un insegnamento che anche le marche possono fare loro, in un momento in cui la necessità di realizzare branded content appare sempre più lampante.

La Marvel ad esempio ha già esplorato queste possibilità, realizzando esperienze che negli anni passati hanno avuto un discreto successo.

Un’opportunità di business non secondaria, a maggior ragione se si considera come le aziende siano sempre più alla ricerca di partner in grado di accattivarsi l’attenzione del pubblico con storie sempre più coinvolgenti e interessanti.

Netflix riuscirà con questo primo prodotto editoriale a ridurre il gap con i competitor più evoluti? Lo vedremo non appena riusciremo a leggere The Magic Order. Le promesse sono molto buone, speriamo che siano mantenute!

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xiaomi

Xiaomi lancia il suo Mi 8 (no, non è la copia dell’iPhone X)

Xiaomi è stata a lungo accusata di aver copiato Apple, ma negli ultimi anni il suo design sembrava svilupparsi un po ‘più di indipendenza rispetto a prima. Dunque, con il Mi 8, presentato oggi a Shenzen, la Big Tech cinese torna all’antico: dal punto di vista del design, almeno, il Mi 8 è chiaramente allineato all’iPhone X. Il nuovo smartphone è il primo telefono di Xiaomi ad avere la tacca. E se è vero che molti nel settore hanno copiato Apple al punto che la tacca è praticamente diventata uno standard, il nuovo dispositivo di Xiaomi sembrerebbe avere più di una somiglianza vaga con l’iPhone X. Xiaomi ha dichiarato che il telefono sarà in vendita in Cina il 5 giugno in tre diverse versioni. L’Mi 8 standard costerà 360 euro (modello da 64GB), il modello SE, di dimensioni minori, avrà un costo di 280 dollari. Prevista anche una versione Explorer, con lettore di impronte digitali, 8 GB di RAM e 256 GB di memoria interna, al prezzo di 500 euro.

LEGGI ANCHE: Dai primi smartphone clone a 100 miliardi, il miracolo Xiaomi

Xiaomi

Cornici in alluminio

Oltre la tacca, poi le due telecamere sono posizionate in modo quasi identico, c’è un pannello posteriore in vetro e cornici laterali in alluminio. Dal punto di vista del software, anche il posizionamento del segnale, della barra di alimentazione e dell’indicatore del segnale WiFi è identico a quello dell’iPhone X.

Anche il nome

Anche con il nome, Xiaomi ha voluto a tutti i costi rincorrere Cupertino. Nello stesso modo in cui Apple ha lanciato iPhone X (10) per celebrare il suo decimo anno come produttore di telefoni, così Xiaomi è passato dalla precedente modalità Mi 6 al Mi 8 per celebrare il suo ottavo anniversario come azienda.

Doppio GPS e chipset Snapdragon 845

Il Mi 8 racchiude uno  schermo AMOLED da 6,21 pollici di Samsung che, all’interno della tacca, ospita una fotocamera da 20 megapixel e la tecnologia a infrarossi che sblocca il telefono attraverso la scansione del volto dell’utente. Il dispositivo è uno dei primi al mondo a essere equipaggiato con il nuovo chipset Snapdragon 845 di Qualcomm e utilizza anche il doppio GPS.

Guy Kawasaki al Digital Convergence Day, il più grande evento su Social, AI e Mobile in Italia

Viviamo in un’epoca in cui ciò che ieri sembrava il futuro, un attimo dopo è già realtà. I cambiamenti sono all’ordine del giorno e influenzano le abitudini delle persone, imponendo nuove regole di comunicazione per entrare in contatto con loro. Utenti sempre più rapidi e connessi grazie a dispositivi di ultima generazione, attivi sui social network e con accesso illimitato a dati e informazioni.

È questo il pubblico su cui i brand devono concentrare le proprie attività di marketing, attraverso la creazione di esperienze digitali di contatto in grado di catturare l’attenzione e trasformare uno sconosciuto in un cliente fidelizzato. Il bello di quest’epoca è che gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di business sono alla portata di tutte le aziende, ma spesso non se ne comprende il reale potenziale e, soprattutto, non si sa come integrarli tra loro per ottenere risultati migliori.

DIGITAL CONVERGENCE DAY

Al Digital Convergence Day per scoprire come integrare Social Media, AI e Mobile

Il Digital Convergence Day, che si terrà nell’Università Bocconi di Milano il 20 giugno, promette di essere il più grande evento europeo che approfondisce il tema della convergenza che coinvolge Social Media, Intelligenza Artificiale e Mobile a supporto delle strategie di marketing e comunicazione. Tre strumenti che non possono più essere considerati come fenomeni a se stanti e che operano all’unisono comunicando tra loro, per potenziare le capacità di chi si occupa di marketing, in un’ottica di completa sinergia.

I Social Media rappresentano ormai lo specchio delle reali abitudini delle persone e sono una delle principali fonti da cui le aziende acquisiscono informazioni sugli utenti. Per questo sono il perfetto canale di comunicazione per le attività di marketing.

L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nel marketing aiuta le aziende a interpretare grandi quantità di dati, traducendoli in metriche e KPIs, e apre nuovi orizzonti nel customer service e nelle modalità di interazione con il pubblico.

Infine c’è il Mobile, diventato ormai il primo punto di contatto tra brand e consumatori. Lo smartphone viene utilizzato per cercare informazioni su prodotti e servizi da acquistare e per le aziende è fondamentale comunicare con i clienti sul dispositivo che usano più spesso.

Se utilizzati singolarmente, questi strumenti sono senz’altro in grado di potenziare la capacità delle aziende di entrare in contatto con il pubblico, ma se integrati fra loro, il risultato diventa eccezionale.

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5 buoni motivi per partecipare

La convergenza digitale è un processo che interessa ogni tipo di business, ecco perché scoprire quali sono gli impatti che questo fenomeno sta avendo sul marketing e la comunicazione d’impresa è di importanza vitale per le aziende.

Digital Convergence Day è la risposta a quanti vogliono avere una visione chiara di quello che sta accadendo e, soprattutto, di quello che accadrà nel prossimo futuro. Ecco quindi cinque buoni motivi per non perdersi questo evento:

  1. un evento rivolto ad aziende, professionisti del marketing e social media manager, che coinvolgerà alcuni tra i maggiori esperti internazionali dell’innovazione digitale, pronti a condividere con i partecipanti la loro esperienza sui temi più discussi del momento;
  2. ospite d’onore dell’evento sarà Guy Kawasaki, l’ex Chief Evangelist della Apple che durante gli anni trascorsi al fianco di Steve Jobs ha contribuito a rendere celebre il brand del colosso di Cupertino, e che terrà un keynote sulla convergenza digitale;
  3. un programma intenso che, oltre agli interventi di Manager di Google, Facebook, Microsoft, CA Technologies, FBK e di professori dell’Università Bocconi e dell’Università di Siena, prevede due tavole rotonde per un confronto diretto sull’intelligenza artificiale applicata al marketing e sulla convergenza digitale;
  4. un’occasione unica per scoprire strumenti e strategie da applicare al tuo marketing;
  5. l’opportunità di acquistare il biglietto di ingresso a un prezzo speciale!

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PepsiCo cerca 10 nuove aziende del food e beverage da finanziare

PepsiCo ha aperto la call per la seconda edizione del programma di incubazione Nutrition Greenhouse per startup del food e del beverage: 10 marchi  emergenti nel settore della nutrizione, con prodotti rivolti ai consumatori europei. Più nel dettaglio, le aziende scelte riceveranno fondi per 20 mila euro, oltre alla possibilità di lavorare a fianco di esperti nel corso un programma di tutoring di 6 mesi che prevede un affiancamento individuale ai dirigenti PepsiCo. Al termine del programma, l’azienda vincitrice si aggiudicherà un premio di 100 mila euro per continuare la propria crescita. La call si chiude l’11 giugno 2018.

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LEGGI ANCHE: Pepsi svela i suoi progetti per il 2018 e sceglie l’Italia per lanciare nuovi prodotti

Nutrizione e lifestyle

La prima edizione del programma, lanciato nel 2017, ha visto le otto aziende partecipanti conseguire una crescita combinata stimata oltre i 10 milioni di euro con un incremento quadruplo nelle vendite nel corso del programma. Il secondo anno prevede un focus più ampio sulla nutrizione al di là delle tematiche della salute e del benessere, e sarà rivolto ad aziende che si inseriscono nei principali trend del lifestyle, che favoriscono le performance personali o che sono trainati da un obiettivo.

Dal business plan al fundraising

Il programma di incubazione tratterà i temi tipici delle prime fasi di un’impresa: il business planning, la struttura di un’impresa e il fundraising per favorire il raggiungimento del mercato potenziale di un brand emergente. Nutrition Greenhouse metterà a disposizione anche sessioni di orientamento in materia di ottimizzazioni del marchio, sviluppo dei prodotti,
gestione della supply chain, acquisizione di clienti, distribuzione.

Vogliamo essere partner dei migliori

“Siamo lieti di ritornare con il nostro programma Nutrition Greenhouse per un secondo anno – ha dichiarato Juan Ignacio Amat, Vice Presidente Nutrizione per PepsiCo (Europa Occidentale e Africa sub-sahariana), promotore del programma – il nostro obiettivo generale rimane invariato: essere partner dei migliori e più brillanti imprenditori dei settori food e beverage in Europa e dare loro l’opportunità di portare i loro prodotti nel mondo su scala globale”. David Schwartz, Leader del settore Innovazione per PepsiCo in Europa e in Africa sub-sahariana e nuovo leader del programma per questa edizione, ha aggiunto: “Oggi più che mai i consumatori sono alla ricerca di imprese che producano alimenti e bevande non solo validi dal punto di vista nutrizionale, ma anche di grande gusto e convenienza. È un momento stimolante per gli imprenditori di questo settore, e il nostro programma Nutrition Greenhouse è stato creato per ispirare e per riflettere questo entusiasmo”.

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Uber verso l’IPO nel 2019: Vogliamo essere l’Amazon dei trasporti

Il CEO di Uber Dara Khosrowshahi ha annunciato che la società di ridesharing è pronta per quotarsi, e intende farlo nella seconda metà del 2019. Khosrowshahi ne ha parlato alla CNBC e lo ha ripetuto ieri nel corso della Recode’s Code Conference, durante la quale ha precisato anche che Uber vuole essere “l’Amazon dei trasporti”.

LEGGI ANCHE: VIDEO Uber vuole il primo taxi volante (e no, non è uno scherzo)

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Così cresce UberEats

Nell’intervista con CNBC, il CEO ha detto che la società è “in pista” per la sua IPO nel 2019. “Siamo in una buona posizione in termini di profilo aziendale e di redditività e i margini continuano a migliorare” ha dichiarato Khosrowshahi. Le ambizioni di Uber alla maniera di Amazon sono probabilmente guidate dal successo dell’azienda, ma in categorie vicine al ridesharing. Khosrowshahi ha ricordato che il servizio di consegna di cibo di UberEats cresce di oltre il 200%. L’amministratore delegato ha anche immaginato un futuro in cui Uber è la piattaforma su cui si muovono altri servizi di trasporto come le biciclette e gli autobus.  

Hub per il trasporto pubblico

“Che si tratti di prendere un’auto o un veicolo in condivisione, di prendere una bicicletta, di camminare o anche di sviluppare la possibilità di prendere un autobus o una metropolitana – ha sottolineato Khosrowshahi – vogliamo essere la piattaforma di riferimento per il trasporto”.


Design con i dati, cioè progettare seguendo variabili quantitative ma anche qualitative

Di Big Data e Data Scientist se ne è parlato anche qui su Ninja.
Nelle occasioni in cui mi è capitato di parlare in pubblico di Data Driven UX ho ripetuto spesso che Big Data is like teenage sex: tutti dicono di farlo, ma pochi sanno come farlo davvero. Provo quindi a fare un po’ di chiarezza.

Nell’epoca in cui ci troviamo i dati sono una presenza costante. Già nel 2010 (otto lunghissimi anni fa) si diceva che venivano prodotti più dati nell’arco di due giorni rispetto a tutti quelli prodotti fino al 2003. Pertanto non prendere in considerazione il concetto di dato nella progettazione oggi è impensabile: fanno capolino persino in MadMen – la serie tv ambientata a inizio degli anni ’60 – quindi è il caso di prestarci più di un orecchio.

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E prima che ve lo chiediate: ha ovviamente ancora più senso parlarne ora, in pieno Tsunami-GDPR. D’altra parte dal 25 maggio nessuno ha cancellato il proprio account su Facebook, Instagram, nè ha smesso di usare Google per fare ricerche.

Dati quantitativi

Se avete frequentato ambiti legati alle startup e all’innovazione, avrete sentito citare più volte in vari ambiti che “Without data you’re just another person with an opinion” — W. Edwards Deming

Ovvero: prima portami dei dati che comprovino la tua assunzione, poi possiamo ragionare.

Un paio di esempi

Tinker Hatfield, Lead Designer di prodotto per Nike, a metà anni ottanta cominciò a utilizzare dati fisici e cinetici per progettare le scarpe di alcuni atleti (un nome su tutti? Michael Jordan).

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Ma non solo: a fine 2016, Dropbox ha pubblicato un articolo in cui spiega come abbiano in effetti usato dati quantitativi, inclusi dati di traffico e ricerche aggregate – tramite Google Trends, per esempio – per decidere come scegliere le proprie etichette di navigazione. Si scrive “Log in, Login o Sign in?” “Vediamo come si aspettano di trovarlo le persone”, si sono chiesti.

Credits: John Saito - Dropbox

Credits: John Saito – Dropbox

Ed è in effetti molto sensato studiare in che modo le persone si aspettano che siano chiamate le cose che cercano: nel progettare motori di ricerca conoscere l’uso e la ricorrenza di alcune parole fa davvero la differenza per restituire una risposta alle domande dell’utente – basti pensare che spesso costruiamo delle strategie di contenuto basate sulle parole chiave.

(Sì, se hai sentito quel brividino lungo la schiena al pensiero che sia Google a decidere qual è l’informazione che risponde al tuo bisogno, sappi che non sei solo. Ma questa è decisamente un’altra storia).

LEGGI ANCHE: Cos’è davvero l’User Experience e da dove bisognerebbe partire

A fine 2017 Spotify ha lanciato una campagna di advertising e affissioni in giro per il mondo che faceva riferimento diretto alle analisi dei comportamenti delle persone per pubblicizzare il suo servizio di streaming. Anche questo è Design with Data.

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Sensato, no? Spesso, però bisogna fare attenzione.

Nella più classica della letterature su Data Driven Design in ambito digitale si fa spesso riferimento all’uso di metriche legate alle performance di un prodotto digitale: numero di visitatori unici, tempo di durata di una sessione, numero di pagine viste, bounce rate.

In generale, quando si pensa ai dati, si pensa automaticamente ai dati quantitativi.

Che sono sì fondamentali, ma non sufficienti.
Intanto i dati quantitativi non raccontano da soli una storia, non sono autoevidenti, anzi possono essere molto arbitrari.

Basti pensare ai dati macroeconomici che arrivano alle nostre orecchie durante un telegiornale: sono ampiamente interpretati e interpretabili.
Se dicessero: la disoccupazione quest’anno è scesa di 3 punti rispetto l’anno scorso, sembrerebbe una buona notizia. Ma se aggiungessero, ad esempio, che due anni fa invece era 10 punti più bassa, la storia che raccontano cambierebbe – con il solo intervallo di osservazione.

Definizioni e dati qualitativi

Una delle cose che mi piace di più, quando mi approccio a un concetto qualunque, è partire dall’etimo, dalla definizione.

Anche nel caso di Design with Data comincerei di nuovo da lì.

“Data (/ˈdeɪtə/ DAY-tə, /ˈdætə/ DAT-ə, /ˈdɑːtə/ DAH-tə)[1] is a set of values of qualitative or quantitative variables”.

Quindi quando parliamo di dati, non parliamo solo di variabili quantitative ma anche qualitative. Ora si fa più interessante.

Nella puntata precedente i dati quantitativi a cui siamo abituati, quelli contenuti in brief poco significativi perché per nulla contestualizzati, assumevano un significato diverso se provavamo a dargli un volto: Ozzy, Prince Charles… la storia già la sapete.
È la lezione che ho sempre tratto da This is Service Design Thinking, libro scritto da Marc Stickdorn e Jakob Schneider.
Quindi se vogliamo (e dovremmo volerlo!) usare dati per progettare dobbiamo farlo cercando di comprendere i contesti in cui questi dati nascono, dobbiamo farlo comprendendo a fondo le esigenze delle persone. Dobbiamo farlo – e lo vedremo prossimamente – conoscendo le persone che avranno a che fare con l’oggetto del nostro lavoro, facendoci raccontare attraverso interviste qualitative i bisogni, le frustrazioni, le necessità che stiamo cercando di risolvere con il nostro intervento.

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La fase quindi più delicata di questo approccio Human Centered, quello che usiamo quotidianamente nella mia agenzia e che usano tante altre società al mondo, sta nel recruiting – nel reclutamento delle persone da intervistare. Triangolando i dati quantitativi e qualitativi si possono avere degli spunti molto interessanti anche su una fase di ricerca che in genere è puramente qualitativa.
Come dite? Ne volete sapere di più? Un po’ di pazienza… ne riparleremo.

Amazon porta a spasso un pacco di dimensioni giurassiche (ma puoi chiedere ad Alexa di cosa si tratta)

Amazon sta portando a spasso per Los Angeles una gigantesca scatola di cartone, identica a quelle che usa per le consegne dei pacchi in tutti il mondo

A spasso per Los Angeles con un carico… extra large

Di sicuro il mega pacco di Amazon sta attirando su di sé l’attenzione, ma non è troppo difficile scoprire quale operazione si nasconda dietro la geniale trovata, anche perché l’account ufficiale su Twitter del colossal Giurassic World ha postato queste immagini rivelando in maniera esplicita l’operazione di co-marketing. LEGGI ANCHE: Anche Amazon si lancia alla conquista dello spazio, Jeff Bezos vuole andare sulla Luna   amazon jurassic


Il passaggio del camion che trasporta il gigantesco “articolo” invita anche a porsi la domanda (anzi, a chiederlo ad Alexa) che in moltissimi si stanno facendo a Los Angeles: “Cosa c’è davvero nel pacco?”.

Amazon consegna dinosauri a domicilio

Il tocco geniale è senza dubbio rappresentato dall’etichetta di spedizione, realizzata per i protagonisti di Jurassic World, Owen Grady (Chris Pratt) e Claire Dearing (Bryce Dallas Howard). Che abbiano davvero iniziato a spedire dinosauri?

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L’etichetta include due elementi interattivi che i passanti possono utilizzare per accedere a una sezione speciale realizzata su misura per il film in uscita: è possibile eseguire una scansione del codice tramite l’app di Amazon, che indirizza ad una pagina che offre sconti e offerte speciali legate alla produzione del film Jurassic World e altri contenuti speciali come il video qui sotto: