Unicef, Chicago Sun-Times e Colgate: i migliori annunci stampa della settimana

Tra un ponte e un altro, anche questo lunedì non potevamo lasciarci sfuggire le più belle creatività della settimana. Siamo andati come sempre in giro per il mondo per scovare i lavori più interessanti delle agenzie creative e lasciarci ispirare in questo ultimo “lunedì-non-lunedì” di aprile.

Tra l’impegno sociale di Unicef, che ci richiama a riflessioni importanti, e una sorriso strappato da Colgate che ci ricorda come eravamo, ecco i Best Adv of the Week di oggi!

Unicef –  It’s not so hard

La principale fonte di reddito dell’UNICEF proviene dalle donazioni. Ma oggi è sempre più difficile coinvolgere le persone nella solidarietà. Questo, in parte, è dovuto al fatto che la maggior parte degli interventi dell’UNICEF si concretizzano lontani dalle nostre case e dalle nostre realtà. Sembra quasi che siamo ormai desensibilizzati e scettici: la dura realtà dei bambini di tutto il mondo non ci riguarda e mettiamo in discussione di poter davvero fare la differenza con il nostro contributo individuale. D’altra parte, è facile rimanere intrappolati in questioni futili che intrattengono le nostre menti. Questa campagna è una sorta di campanello d’allarme sotto mentite spoglie. Quello che sembra a prima vista un annuncio per un orologio, uno smartphone o una borsa, diventa rapidamente un modo molto efficace per visualizzare l’impatto che possiamo avere nella vita di tanti bambini in posti lontani da noi nel mondo. Si può davvero fare la differenza, rinunciando a qualcosa che per noi è superfluo.

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Advertising Agency: Tux & Gill, Lisbon, Portugal
Creative Director / Art Director / Copywriter: Rui Soares
Art Director: Júlio Ferreira
Strategic Planner: Inês Mateus de Almeida
Account Manager: Bárbara Novo
Photographer: Filipe Rebelo

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The Tears Foundation – #MeToo

Il movimento #MeToo è uno dei più importanti dei nostri tempi, con oltre 250.000 menzioni al giorno e 242.556.572.641 di impression finora. Puntare i riflettori su abusi sessuali e molestie ha portato un messaggio importante per migliaia e migliaia di donne e anche gli uomini hanno risposto supportandole con una dozzina di hashtag secondari spuntati su tutti i social media. I bambini piccoli, però, non sono sui social media. Non hanno voce su Twitter o Facebook, e in molti paesi l’abuso sessuale sui bambini è più diffuso di quello sugli adulti. Anche loro devono essere ascoltati. Meritano di avere una voce. Ecco quindi che il movimento #MeToo si trasferisce anche a loro, includendoli nel dibattito in atto.

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Advertising Agency: McCann Worldgroup, South Africa
Creative Directors: Michael Blore, Mike Muller, Hennie Stander
Art Directors: Bruce Murphy, Mike Muller
Copywriters: Eric Wittstock, Hennie Stander
Illustrator: Bruce Murphy
Account Manager: Carolyn White

NB Colour Print – Speciality printing

NB è una piccola azienda che si occupa di stampa, con sede nel nord dell’Inghilterra, che ama divertire promuovendo le sue avanzate tecniche di stampa.

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Advertising Agency: Absolute, Bolton, Manchester, UK
Creative Director / Copywriter / Illustrator: Simon Allman
Photographer: Dan Kinsella

Chicago Sun-Times – The Blank Newspaper Cover

Il Chicago Sun-Times, il giornale più antico di Chicago, è stato trasformato e recentemente è stato rinominato “The Hardest Working Paper in America”. Per segnalare il cambiamento e costringere i lettori a immaginare la città senza il suo giornale, il Sun-Times ha lasciato in bianco il suo spazio più prezioso: la prima pagina.

Lo scopo del rinnovamento è quello di aumentare gli abbonamenti alla versione digitale, ma è solo uno degli obiettivi del rebranding, con lo scopo di migliorare anche i contenuti.

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Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Chicago, USA
Creative Director: Joe Sciarrotta
Art Director: Isaac Pagan
Copywriter: Michael Franklin

Colgate – Bring back your white smile

Le foto di un vecchio annuario scolastico servono a Colgate per dimostrare che anche se il nostro senso della moda e le pettinature erano così imbarazzanti, almeno i nostri sorrisi erano splendenti. Grazie a Colgate Max White One, possiamo far tornare il nostro sorriso bianco ma nient’altro.

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Advertising Agency: Red Fuse, France
Copywriters: Ricardo Dolla, Irene Fogarty
Art Director: Marta Tomas
Head of Art: Vitor Menezes
Executive Creative Director: Manir Fadel
Creative Chairman: Shen Guan Tan
Account Directors: Peter Harrison, Guy Orsmond
Producer: Laila Mahmoudi
Media: Alexandra Kypreou, Tatyana Shedrina, Jessica Corpuz, Dagmara Stolc
Photographer: Ale Burset
Art Digital: Diego Speroni
Production House: F16 PRODUCCIONES
Producer Executive: Marcela Moracci
Print production: RAY Productions

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Alibaba punta all’autosufficienza tecnologica in Cina

Quando Alibaba si muove verso un settore, l’intero mercato drizza le antenne per comprendere quali mosse il gigante cinese abbia in programma per il futuro.

Ed è proprio di pochi giorni fa la notizia rilasciata da un portavoce di Alibaba Group Holding: il colosso asiatico dell’eCommerce ha acquisito Hangzhou C-SKY Microsystems, un produttore cinese di microchip per potenziare il suo business nell’Internet of Things (IoT) basato su cloud, sottolineando il proprio impegno nel settore dei chip.

L’annuncio arriva in un periodo di tensioni internazionali nel comparto delle telecomunicazioni: gli Stati Uniti hanno infatti  vietato alle imprese americane di vendere per sette anni chip e altri componenti alla ZTE Corp., compagnia cinese delle telecomunicazioni. Al divieto è seguita la discussione in Cina sulla necessità di creare un sistema di approvvigionamento tecnologico autosufficiente.

Alibaba mira a guidare il settore dei chip in Asia

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In questo panorama, Alibaba, come molte aziende asiatiche, si è interrogata su come evitare le conseguenze di questo inasprimento dei rapporti commerciali  a livello globale e ha rivolto la sua attenzione all’IoT.

“Alibaba mira a potenziare diversi settori attraverso le nostre soluzioni IoT basate su cloud, in cui i chip svolgono un ruolo significativo”, ha dichiarato la portavoce nel comunicato stampa diffuso ad accordo concluso.

L’acquisizione di Hangzhou C-SKY Microsystems, uno dei principali fornitori cinesi di core CPU incorporati, sottolinea il nostro impegno a guidare lo sviluppo del settore dei chip”, ha poi detto, riferendosi a questo tipo di tecnologie.

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Conosciamo meglio Jack Ma, fondatore di Alibaba attraverso 15 frasi celebri

Alibaba non ha rivelato i termini dell’acquisizione ma il colosso cinese aveva precedentemente investito in Hangzhou C-SKY Microsystems e ora sta portando la sua partecipazione al 100%, in linea con il suo interesse per l’industria dei chip già alla fine dello scorso anno.

Alibaba è un’azienda che investe moltissimo per la sua crescita e per la sua espansione nei settori più disparati. Basti pensare all’acquisizione per $ 9,5 miliardi di Ele.me, una startup dedicata al food delivery. Pare che questo accordo sia avvenuto nell’ottica di espandersi nel mercato cinese della consegna a domicilio, che è cresciuto rapidamente dato che sempre più persone si rivolgono al proprio smartphone per ordinare il proprio pasto. L’accordo, inoltre, è stato un’occasione unica per Alibaba per promuovere il suo servizio di pagamento.

Infine, alcuni rumors hanno lasciato intendere che Alibaba è interessata anche ad investire nei servizi di trasporto in stile BlaBlaCar. Pare infatti che ci sia un interesse nell’acquisto di Grab, una piattaforma di ridersharing, anche se la portavoce di Alibaba ha dichiarato al Newswire che la compagnia “non conferma le voci di mercato”.

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La svolta sostenibile di LEGO dopo il calo dei ricavi

“Il 2017 è stato un anno di sfide e complessivamente non siamo soddisfatti dei risultati finanziari.”

Questo il commento di Niels B. Christiansen, CEO di LEGO Group, in occasione del rilascio dei risultati finanziari dello scorso anno.

I numeri LEGO 2017

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Se mai un’azienda ha saputo trasmettere creatività, divertimento e immaginazione questa è  LEGO. I suoi mattoncini per costruzioni sembrano avere un mercato così consolidato al punto che risulta difficile pensare ad una flessione nei risultati finanziari.

Eppure, nel 2017, qualche mattoncino si è perduto sotto al letto.

  • I ricavi per l’intero anno sono pari a 4,7 miliardi di Euro, diminuiti dell’8% rispetto ai 5,1 miliardi di Euro del 2016. Escludendo l’impatto degli scambi di valuta estera, il dato si riduce al 7%.
  • L’utile operativo (utile prima delle voci finanziarie e delle imposte) per il 2017 è stato pari a 1,4 miliardi di Euro rispetto ai 1,7 miliardi di Euro del 2016, con una diminuzione del 17% rispetto all’anno precedente.
  • L’utile netto per l’intero anno è stato di 1,05 miliardi di Euro rispetto ai 1,26 miliardi di Euro del 2016.
  • Il flusso di cassa da attività operative per l’anno è stato di 1,44 miliardi di Euro rispetto ai 1,22 miliardi di Euro del 2016.

Il calo delle entrate è stato in parte dovuto al clean-up delle scorte lungo la catena del valore, concomitante a una riduzione delle dimensioni dell’organizzazione, che ha portato al licenziamento di 14.000 dipendenti nel 2017. Queste operazioni sono propedeutiche per un piano di crescita a lungo termine che ha avuto inizio già nel 2018.

Mercati

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Il primo a commentare questo risultato è il CEO Christiansen, che sottolinea come “a dicembre le vendite sono cresciute in sette dei nostri 12 maggiori mercati”. Questo trend coinvolge in particolare i mercati consolidati, quali Nord America ed Europa.

Rimane invece forte il potenziale del mercato cinese, dove le entrate sono cresciute a due cifre nel 2017. LEGO è forte della recente partnership con Tencent, uno dei maggiori Internet Service Provider del Paese, e ha in programma di espandere ulteriormente la sua presenza in questo mercato strategico.

La società inoltre aprirà un ufficio a Dubai verso la fine del 2018 per sostenere la propria espansione in Medio Oriente e in Africa, seguendo la propria ambizione di portare i prodotti LEGO a più bambini in tutto il mondo.

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Promessa del Pianeta

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Tra gli obiettivi a lungo termine di LEGO vi è anche la “Promessa del Pianeta”, che prevede investimenti in attività che incidano positivamente sulla vita dei bambini, sulle comunità locali e sull’ambiente. Continua dunque la collaborazione con l‘UNICEF per promuovere i benefici del gioco nello sviluppo dei bambini, concretizzata nel sostegno durante la Giornata Mondiale dei Bambini 2017.

Sempre sul fronte della responsabilità sociale, nel maggio 2017 LEGO è riuscita nell’intento di bilanciare il 100% del proprio consumo energetico con energia da fonti rinnovabili. Un traguardo raggiunto tre anni prima del previsto, rendendola la prima azienda di giocattoli a farlo.

Nel 2018, la società proseguirà la sua collaborazione con il WWF e mirerà a ridurre le emissioni di CO 2 lungo tutta la catena di approvvigionamento. Continuerà inoltre a lavorare al fine di utilizzare materiali 100% sostenibili entro il 2030.

A marzo, LEGO Group ha infatti annunciato il lancio dei primi prodotti realizzati con materiali a base vegetale: foglie e alberi trasformati in una plastica a base vegetale proveniente dalla canna da zucchero, che saranno prodotti in serie dal 2018.

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Come il tuo negozio può battere la concorrenza di Amazon

Sempre più negozi fisici chiudono i battenti, ma non è corretto identificare l’eCommerce (e, nello specifico, Amazon) come l’unico responsabile del crollo del retail: l’ondata di fallimenti di attività retail, con relative chiusure di negozi e liquidazioni, è il risultato di una miscela di fattori.

Il primo fra tutti è certamente la presenza di un vasto panorama al dettaglio adatto ancora ad un’epoca pre-eCommerce o pre-recessione dello shopping. Il secondo fattore è la tendenza dei consumatori a comprare meno cose tangibili, come una nuova borsa, optando per acquisti più esperienziali, come un cena fuori.

Il mancato supporto di un’adeguata presenza di negozi fisici, determina inoltre la crisi del modello di vendita online pure-play.

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Cinque segnali che i negozi fisici sono il futuro del retail

1. Nella Top Ten dei rivenditori al dettaglio US, nove su dieci sono catene fisiche

Secondo l’elenco dei 100 migliori rivenditori della rivista STORES, una pubblicazione della National Retail Federation, i primi dieci negozi sono: Wal-Mart, Kroger Co., Costco, Home Depot, CVS, Walgreens, Amazon.com, Target, Lowe’s e Albertson’s. Tutti eccetto Target hanno generato un incremento delle vendite nel 2017. Wal-Mart, il più grande retailer della nazione, è inoltre cresciuto dell’8% lo scorso anno.

2. I negozi sono più redditizi dell’eCommerce

Sebbene la maggior parte dei primi 10 rivenditori possa contare su un sito eCommerce, i negozi sono ancora gli elementi essenziali della loro attività. I portali online dei retailer stanno crescendo più velocemente dei loro store, ma è proprio il negozio fisico a generare i tassi di conversione più alti. Un acquisto in store è comunque più redditizio di un ordine, poiché il margine dell’acquisto online è eroso da fattori quali le spese di spedizione, i costi di gestione e i resi.

3. Amazon punta all’acquisto di negozi alimentari

Quando il colosso dell’eCommerce acquista una delle più grandi catene retail, occorre porre attenzione.

L’acquisizione di Whole Foods Market (il 30° più grande rivenditore negli Stati Uniti) da parte di Amazon, secondo l’NRF conferma la sua grande scommessa sulla vendita al dettaglio. L’acquisto di 460 negozi della catena Whole Foods da $ 15 miliardi segna un impegno concreto.

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4. I Millennial e la Generazione Z preferiscono i negozi reali

Millennial e Generazione Z hanno raggiunto la maggiore età proprio nella golden age di Amazon, Facebook e Instagram. Mentre molti di questi giovani consumatori scelgono di trascorrere il loro tempo libero online invece che guardare la televisione, entrambi i gruppi preferiscono in realtà lo shopping in-store allo shopping digitale.
Secondo CBRE, la maggior parte dei Millennial globali (70%) preferisce negozi al dettaglio.
Negli Stati Uniti, una ricerca Accenture rivela che oltre il 77% della Generazione Z (i consumatori nati dopo la metà degli anni ’90 nei primi anni 2000) ha affermato che il negozio fisico è il loro canale di acquisto preferito.
Questi gruppi sono dunque il futuro del retail.
Secondo Accenture, negli Stati Uniti è stimata la presenza di 80 milioni di Millennial che ogni anno spendono circa $ 600 miliardi. I Millennial sono il più grande gruppo d’acquisto della nazione.
Nel frattempo, la Generazione Z raggiungerà i 2,6 miliardi entro il 2020, con 44 miliardi di dollari di potere d’acquisto, come mostra uno studio condotto da IBM e dalla National Retail Federation.

5. I colossi del retail stanno fagocitando i rivenditori pure-play

I grandi gruppi brick-and-mortar stanno acquistando le attività pure-play, poiché la vendita squisitamente online non è un modello di business praticabile, secondo il rapporto The Death of Pureplay Retail. I negozi possono generare traffico organico acquisendo con maggior facilità sempre nuovi clienti. L’espansione, come afferma il report, costruisce il valore del marchio.

LEGGI ANCHE: Gli effetti dell’eCommerce sul retail offline (e alcuni consigli utili)

I punti di debolezza di Amazon

Identificare i punti di debolezza del “nemico” aiuta a capire su cosa fondare la propria strategia.

Ecco le weakness di Amazon:

  • Product Branding: Amazon è la soluzione migliore per il prodotto generico. Si è infatti soliti acquistare sulla piattaforma di Jeff Bezos prodotti già conosciuti ed apprezzati, ma non articoli di nicchia.
  • Personalization: L’offerta di articoli personalizzabili è un sottoinsieme del mercato che Amazon non può raggiungere, ma che un piccolo negozio può scegliere come target.
  • Social Reccomendations: Amazon non è in grado di attingere al mindset degli acquisti raccomandati, ma la gente ama ricevere consigli da persone comuni. Il colosso di Beacon Hill si è limitato ad inserire recensioni che non sono in grado di innescare raccomandazioni sociali.
  • Assistenza specializzata: Se si cercano prodotti specifici o consigli su di essi, si è più propensi ad acquistare su portali che offrano assistenza, invece che su Amazon. L’attenzione specifica verso alcune tipologie di prodotti può rappresentare un importante vantaggio competitivo.

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Come impedire ad Amazon di fagocitare la propria attività

Alcuni rivenditori statunitensi sono riusciti a limitare la pressione esercitata da Amazon & Co.

The Children’s Place, Best Buy, Walmart, Dollar General, Home Depot e Costco ora gioiscono mentre altri brick-and-mortar lottano per attirare i clienti. Le azioni di ciascuno di questi rivenditori sono in aumento di due cifre quest’anno, le azioni di Walmart hanno addirittura raggiunto il massimo storico.

I rivenditori di successo condividono una formula vincente comune per tenere a bada Amazon:

1. Controllare i costi

Wal-Mart sa che mantenere bassi i suoi costi può contribuire notevolmente a incrementare i profitti. La sua decisione di non assumere lavoratori durante le vacanze di Natale ha infatti aumentato la sua redditività nell’ultimo trimestre del 2017.

Best Buy ha evitato in maniera eccellente la cattiva gestione finanziaria e i cospicui debiti che hanno fatto crollare i suoi concorrenti. Ha dovuto ridimensionare i propri negozi, puntando però ad espandere la loro capillarità.

Costco ha fatto pressione sui venditori per ridurre i costi, mantenendo i prezzi bassi per i clienti.

“Quando i tempi sono difficili, come lo sono stati negli ultimi dieci anni, i dirigenti devono davvero sapere cosa stanno facendo.” dice Richard Feinberg, professore di Retail Management presso la Purdue University.

Questo perché un euro risparmiato è un euro guadagnato in profitto, mentre un euro raccolto in entrate aumenta solo il profitto in termini percentuali (il margine di profitto).

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2. Diventare una destinazione

Children’s Place è più di un semplice negozio di abbigliamento per bambini, “è una destinazione per i più piccoli” afferma Friedman, “È un brick-and-mortar solo per bambini, come recita il nome”.

Questo tipo di attenzione orientata all’esperienza è uno dei fattori chiave per il successo.

“I rivenditori che vogliono avere successo devono essere un luogo di entertainment per i consumatori, in particolare per i Millennial”, afferma Feinberg.

Allo stesso modo, Best Buy si è affermata come una destinazione per chiedere aiuto e consigli in merito a casa ed elettronica. Fondamentale nell’era delle smart home.

Best Buy ha beneficiato dell’assunzione di team di esperti per aiutare i consumatori a comprendere e installare nuovi prodotti intelligenti, mentre Amazon non riesce ad aiutare i clienti a capire come utilizzare il loro nuovo forno smart.

3. Offrire articoli che Amazon non può vendere (per ora)

Basti pensarci: quando è stata l’ultima volta che si è acquistato un sapone per le mani da 2 euro online? Le spese di spedizione sono maggiori del costo del sapone stesso!

Mantenendo prezzi economici e negozi ben riforniti, Dollar General è riuscito a battere Amazon.

“Probabilmente Amazon potrebbe vendere moltissimi articoli a pochi dollari, ma non ci guadagnerebbe a causa dei costi di spedizione,” spiega Feinberg, “i negozi Dollar sono, per ora, una forma speciale di business”.

Costco è un’altra società immune all’aumento del commercio elettronico, dove i consumatori risparmiano acquistando all’ingrosso.

Gli articoli per il bricolage di Home Depot sono troppo onerosi da spedire per un’azienda come Amazon. L’acquisto di compensato online non ha infatti molto senso, sia per i clienti che per i rivenditori.

Non ci si può cullare sugli allori però, considerando che negli anni Amazon ha inserito nella sua offerta prodotti farmaceutici e generi alimentari.

In definitiva, non è il caso di arrendersi al colosso di Jeff Bezos.

Gli elementi necessari alla costruzione di una valida strategia di contrattacco ci sono tutti, il retail può benissimo risollevarsi grazie al supporto dell’eCommerce offrendo ai propri clienti ciò di cui hanno bisogno: prezzi contenuti, buon assortimento, personalizzazione, assistenza e shopping esperienziale.

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VIDEO Lo smartwatch laser che trasforma il braccio in un touchscreen

Uno smartwatch un po’ particolare: senza schermo. Si chiama LumiWatch e tramite un proiettore laser è in grado di proiettare un display sul braccio. Lumiwatch individua il nostro dito e calibra il posizionamento dello schermo (per evitare distorsioni, dato che il braccio presenta una superficie irregolare). In questo modo avremo a disposizione un vero e proprio smartwatch con cui interagire usando il braccio come touchscreen. Ecco la dimostrazione in un video.

 

Prototipo

Il progetto è ancora in fase di sviluppo, ma il prototipo, sviluppato dai ricercatori della Carnegie Mellon University, è funzionante. Sotto la scocca c’è un chipset Qualcomm Snapdragon APQ8026, con un processore Snapdragon 400 (quad-core fino a 1.2 GHz), una GPU Adreno 305 e 768 MB di RAM. Il sistema operativo è Android 5.1. Per quanto riguarda il prezzo, le stime parlano di circa 600 dollari.

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Starbucks corre ai ripari dopo le accuse di razzismo

Avevamo lasciato Starbucks, a febbraio del 2017, con un’ambiziosa lotta alle discutibili politiche di Donald Trump contro le minoranze.

In risposta al muro sul confine con il Messico, la caffetteria più famosa al mondo aveva avviato sportelli di consulenza gratuita dove i dipendenti potevano andare ad informarsi sulproprio status, a titolo del tutto gratuito. Infine, aveva anticipato l’assunzione di 10.000 persone appartenenti a 75 paesi differenti.

LEGGI ANCHE: Starbucks risponde a Trump con l’Immigration Advisory Program

Starbucks e l’episodio di Philadelfia

Come mai adesso il nome di Starbucks viene associato a un episodio di razzismo? La questione risale al 19 aprile, quando, a Philadelphia, un dipendente di Starbucks aveva fatto arrestare due ragazzi di colore. Qual era il crimine commesso? Aver usufruito dei servizi della caffetteria e voler uscire senza consumare nulla.

Starbucks ha un problema con il razzismo

L’accaduto aveva suscitato l’indignazione della comunità, aggregando manipoli di protesta davanti ala caffetteria, che hanno costretto il CEO di Starbucks a prendere un importante provvedimento: il 29 aprile, oltre 8 mila caffetterie in tutti gli Stati Uniti rimarranno chiuse per consentire ai 175 mila dipendenti a prendere parte a un corso anti-razzismo.

Starbucks ha un problema con il razzismo

I precedenti di Starbucks: #racetogether

Già nel 2015, il brand americano aveva lanciato una sfida ambiziosa ai conservatori USA (con #racetogether) per incoraggiare la conversazione su una tematica, ancora molto delicata: quella sulle diversità culturali e razziali. L’iniziativa è stata, da un lato, vissuta come un’opportunità per la comunità di confrontarsi su un argomento controverso, portandolo davvero tra la gente e non relegandolo nei salotti della politica e ai dibattiti televisivi.

Starbucks ha un problema con il razzismo

Dall’altro lato, quella che a prima vista era sembrata un’iniziativa lodevole, si è poi dimostrata un’arma a doppio taglio: diverse persone concepiscono, infatti, la chiacchierata davanti a un caffè come un momento di svago, dedicato a conversazioni più leggere. Come se, affrontare questi temi in caffetteria, potesse sminuirne l’importanza.

Una nuova strategia contro il razzismo

Starbucks dà lavoro a persone di moltissime nazionalità, in tutto il mondo ma anche negli Stati Uniti. Un episodio come quello accaduto a Philadelfia, stupisce proprio per il meltin pot di culture presenti nello staff a tutti i livelli. Vero è che la scelta per l’apertura delle caffetterie, in tutto il mondo, ricade esclusivamente sui quartieri di elitè, a discapito delle zone popolate in misura più multietnica.

Pur contando dipendenti provenienti da diverse nazionalità, in tutto il mondo ma soprattutto negli Stati Uniti, visto il melting pot di culture, nessuno si sarebbe mai aspettata un fatto come quello successo a Philadelphia. In realtà diverse caffetterie sono state aperte, in modo capillare, nei quartieri più d’elitè delle grandi città americane, a discapito delle zone multietniche. Se l’arresto dei due ragazzi a Philadelfia sia legato a un target che di pubblico che non riflette la composizione aziendale di Starbucks, a un problema più radicato di intolleranza nel tessuto sociale americano o a un singolo episodio, resta il quesito fondamentale.

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Turismo spaziale, la Blue Origin di Jeff Bezos centra l’ottavo lancio

Jeff Bezos vuole conquistare lo spazio, proprio come Elon Musk per rendere i viaggi oltre l’atmosfera comuni e quotidiani, al pari di quelli in aereo (turismo spaziale per capirsi, visite panoramiche attorno alla Terra) e per colonizzare Marte. Con un patrimonio di 132 miliardi di dollari il primo, di 19,3 miliardi il secondo, hanno fondato rispettivamente Blue Origin e SpaceX, le società spaziali che finanziano i loro razzi, quelli che spingono in alto le loro smisurate ambizioni di uomini di business e di visionari: New Shephard per il ceo di Amazon, Falcon 9 per l’AD di Tesla. Ieri a rubare la scena è stato Bezos e la sua Blue Origin: ha completato con successo l’ottava missione, la prima del 2018. Il New Shephard ha raggiunto lo spazio, volando a 3540 chilometri orari, salendo a 106,7 chilometri (il suo record) per poi tornare indietro con un atterraggio autonomo da manuale, sul launchpad. Ve la ricordate la Tesla che orbita intorno a Mare? Ebbene, Bezos ha messo nella capsula un Mannequin Skywalker, che naturalmente è tornato a casa illeso.

LEGGI ANCHE: NASA ed Elon Musk si sfidano per la colonizzazione di Marte (a colpi di tecnologia)

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Le prossime sfide

Dicevamo di Elon Musk. Non a caso. Se New Shephard di Blue Origin è la risposta di Bezos al Falcon 9 di SpaceX di Elon Musk, ebbene, la sfida è solo agli inizi. New Shepard è un prototipo capsula spaziale riutilizzabile che può ospitare fino a sei persone per viaggi brevi, lunghi non più di 10-11 minuti, di cui circa metà in assenza di gravità. Il futuro è il New Glenn, così si chiama il veicolo che Blue Origin punta a lanciare entro il 2020. Elon Musk è già avanti con il Falcon Heavy. Ma Bezos ha anche detto anche detto che prevede di mettere gli umani nei missili per voli di prova alla fine di quest’anno o all’inizio del 2019.

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Esplorare lo spazio

“La riutilizzabilità ci consente di far volare il sistema ancora e ancora – scrive Blue Origin sul suo sito – con ogni volo, miglioreremo continuamente la convenienza dell’esplorazione dello spazio e della ricerca, aprendo lo spazio per tutti”. Musk ha le stesse ragioni per rendere riutilizzabili i razzi SpaceX: costa un sacco di soldi inviare cose nello spazio. Lui e Bezos sostengono che se riescono a riutilizzare i razzi, possono ridurre significativamente i costi e rendere molto più facile compiere viaggi ed esplorare lo spazio.

Chi è, cosa fa e perché è così importante l’UX Writer

C’erano una volta un sognatore e una sognatrice, che di professione volevano fare gli scrittori. I loro genitori avevano provato mille volte a dissuaderli da quella strada senza prospettive lavorative, ma loro no, imperterriti continuavano a scrivere e frequentare con passione le lezioni di Lettere e Filosofia. I giovani si laurearono e in effetti scoprirono che la realtà non sarebbe stata poi così tenera con la loro penna, finché a rassicurarli di aver fatto la scelta giusta si presentò nientemeno che un UX Writer.

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Chi è l’UX Writer

Nome d’arte UX Writer: Google lo definisce un “sostenitore” del design, che aiuta a dare forma all’esperienza utente, con un appropriato tono di voce e a guidare la narrazione del prodotto fino a condurre l’utente a completare un’azione.

Il ruolo dell’UX Writer può avere un grande impatto fin dall’inizio di un processo di design, persino prima della creazione dei wireframe di un sito. Come suggerisce Fabricio Teixeira, fondatore di UX Collective, partire dal contenuto testuale aiuterà senza dubbio a rendere fluido quello di design, rendendo le interfacce più usabili.

LEGGI ANCHE: Glossario della User Experience, dalla A alla UX

L’UX Writer, senza scendere in banali generalizzazioni:

  • si occupa di microcopy guidando in forma narrativa l’utente verso gli obiettivi (per esempio la compilazione di un form o la conclusione di una transazione);
  • non è un marketer e nemmeno un sales, quindi non parla il “marketese”;
  • rafforza con un ventaglio di parole (brand dictionary) il tone of voice del brand;
  • prende in considerazione i pensieri dell’utente e le emozioni.

Letti così, questi compiti sembrano solo un mare di tecnicismi, ma un esempio e qualche spiegazione in più ti chiariranno le idee.

Un esempio pratico

Ciao! Grazie di essere tornato su, l'argomento ti sta davvero appassionando!

Tumblr, la famosa piattaforma di microblogging, nella pagina di accesso e registrazione si rivolge con il microcopy a un target relativamente giovane con un tono di voce confidenziale e ironico, in linea con lo stile della piattaforma e il design.
La domanda “Dovrai compilare un po’ di cose lo sai?” avvisa l’utente delle informazioni che saranno richieste, così come il secondo form, che appare in fondo alla pagina dopo aver scrollato nella spiegazione di cosa è la piattaforma e quali sono le funzionalità, rimarca il tono di voce ironico “Okay non è difficile da spiegare. Ti abbiamo mentito…”, rassicurando l’utente di semplicità di utilizzo e leggerezza.
LEGGI ANCHE: Mai più testi piatti: come scegliere il tono di voce nella comunicazione aziendale
Ti starai chiedendo ora, in sostanza cosa è questo microcopy?
Il microcopy corrisponde a tutte quelle parole e frasi che aumentano l’esperienza, aggiungono personalità e hanno l’abilità di ridurre “l’attrito” (es. in una richiesta di dati) e portare l’utente all’azione. Il microcopy è praticamente ovunque online (ma anche offline) in siti web, app, software, community ecc. Si può manifestare in diverse forme tra cui:
  • Pagina di errore 404;
  • campi form;
  • messaggi di benvenuto;
  • messaggi di errore;
  • Alt Tag.

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Skill e Responsabilità di un UX Writer

Scorrendo interviste, annunci di lavoro e blog, ci accorgiamo subito che la maggior parte degli UX Writer ha un passato con studi umanistici in Comunicazione, Giornalismo, Lettere ed esperienze nei media.

Negli annunci di lavoro troviamo infatti le seguenti caratteristiche richieste:

  • Studi umanistici, legati alla scrittura (Comunicazione, Editoria, Giornalismo, Lettere, ecc.);
  • Abilità provata nella scrittura. Le aziende cercano scrittori che sappiano spiegare la scelta delle parole usate. Un UX Writer prende in considerazione i suoi utenti e sceglie le parole in base a loro.
  • Flessibilità e iniziativa. Il ruolo dell’UX Writer è relativamente nuovo e non così definito. Sarà un must avere multi-conoscenze soprattutto sulla user experience, le interfacce utente, il design, l’architettura dell’informazione ed essere in grado di muoversi in modo pro-attivo e flessibile in un ambiente veloce e in continuo cambiamento. Potresti occuparti per esempio del wireframe stesso, così come pianificare il piano editoriale.

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E per quanto riguarda le responsabilità?

  • Ricerca. Come membro del team UX, condurrà o collaborerà a ricerche sull’utente;
  • scrittura. Non è una sorpresa, ma come sopra specificato sarà una scrittura in prospettiva utente e ovviamente coerente al tono di voce del brand;
  • collaborazione. L’UX Writer proprio per il ruolo profondamente interno al prodotto e servizio è una figura che dovrà collaborare con diversi team, come UX Designer, Sviluppatori, Web Designer, Responsabili marketing ecc.

Prospettive lavorative e consigli per iniziare

La figura dell’UX Writer è relativamente nuova. Nata negli Stati Uniti almeno un paio di anni fa, è attualmente molto richiesta soprattutto dai grandi colossi del calibro di Google, Apple, Microsoft e Oracle. Anche in Europa scorrendo tra gli annunci è emergente e a quanto pare non si trovano tanti professionisti di questo tipo in giro.

ux writer

Ora ti sarai chiesto, “Ok, il lavoro c’è ma io da dove inizio?”

  • Inizia con il formarti sul web osservando i messaggi di errori o bottoni, form ecc. dei colossi Google, Apple,Dropbox, che da tempo prestano attenzione al microcopy, e sui libri, sui blog di settore come Medium e Prototypr, siti informativi e c’è anche qualche corso online;
  • creati un portfolio per iniziare, anche se non hai mai fatto questo lavoro. La UX Writer Reut Malovani, in questo post, ti spiegherà come farlo, dalle collaborazioni con UX Designer a progetti, alle proposte con prima e dopo il tuo microcopy;
  • se sei un freelance dedica una sezione sul tuo sito web al microcopy e sperimentalo sul tuo sito web stesso;
  • se sei un marketer chiuso sulla tua scrivania, alzati e immischiati con la parte di sviluppo. Capirai in quel momento quanto sia fondamentale il tuo contributo;
  • vai a caccia di annunci su web, ma non solo. Proponi ai tuoi clienti di cambiare il microcopy , dimostrando come aumenti l’esperienza utente e le conversioni. Inoltre spargi la voce tra i tuoi amici e contatti facendo networking. Il passaparola rimane la forma pubblicitaria più potente in assoluto.

Anche Twitter ha venduto i dati ad Aleksandr Kogan dello scandalo Cambridge Analytica

Sulla bocca di tutti per settimane, pare che lo scandalo Cambridge Analytica si stia ora allargando agli altri social, compreso Twitter. Se è vero che Facebook è stato il soggetto più duramente colpito dalle azioni poco trasparenti di Cambridge Analytica nella raccolta dei dati, anche gli altri social network non possono dirsi sicuri e inattaccabili.

Twitter ha infatti confermato a Bloomberg di aver venduto dati pubblici al ricercatore Aleksandr Kogan,  la cui app per i quiz ha raccolto dati da milioni di utenti di Facebook senza il loro consenso, che poi ha venduto a servizi proprio come Cambridge Analytica. Twitter ha anche aggiunto, però, che non sono stati rilevati tentativi di estrazione di informazioni private.

Il creatore dell’app “mydigitallife“, con la quale ha rastrellato i dati di oltre 87 milioni di iscritti a Facebook attraverso gli usatissimi giochini a quiz/test presenti su Facebook, potrebbe aver raccolto informazioni anche su Twitter.

LEGGI ANCHE: Il Garante della Privacy: Cambridge Analytica è la punta di un iceberg, ma le democrazie vinceranno

Twitter ha venduto l’accesso a GSR

La controversa questione si svilupperebbe su un avvenimento del 2015: GSR, Global Science Research, la società di Kogan, avrebbe infatti pagato per un giorno di “accesso ai dati pubblici”, raccogliendo un campione casuale di tweet compreso tra dicembre 2014 e aprile 2015. Non risulta quindi esattamente chiaro a cosa sia servito l’intervento e a quale scopo siano stati raccolti i dati: la finestra di accesso molto breve e la natura casuale della raccolta suggeriscono un’analisi del sentiment di un dato periodo, più che l’intenzione di manipolare le opinioni o intervenire nei flussi.

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Non sembra, quindi, che si profili un vero e proprio problema di privacy, ma ci sono altri aspetti da considerare: la scoperta di questo intervento di Kogan e GSR anche su Twitter, sebbene al semplice scopo di raccogliere informazioni “già visibili”, dimostra l’enorme portata dell’azione di raccolta e analisi tramite scraping. Se è vero che, da soli, i dati raccolti su Twitter non esplicitano le informazioni personali degli iscritti, quali correlazioni si possono tracciare dalla comparazione con gli altri dati raccolti, ad esempio, proprio su Facebook?

LEGGI ANCHE: Cosa sta facendo Facebook per adeguarsi alle nuove regole del GDPR

Se da un lato l’intelligenza artificiale e i sistemi di controllo come il riconoscimento facciale puntano a rendere le connessioni e la fruizione dei dati sicure e inattaccabili, l’elemento umano della catena della trasmissione delle informazioni, con le sue password “1234”, diventa l’anello più vulnerabile, sensibile a strategie più o meno raffinate di social-hacking. La tua data di nascita, il nome del tuo cane e “password”, non sono buone scelte: cedere alla curiosità di scoprire quale principessa Disney sei o come sembreresti a Hollywood, può essere sufficiente a profilarti.

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Ninja Morning, il buongiorno di lunedì 30 aprile 2018

Microsoft

Update per Windows 10. Previsto per oggi l’aggiornamento dell’ultimo sistema operativo di Microsoft. Il nuovo aggiornamento introdurrà alcune funzioni che consentiranno all’utente di giocare, creare e fare quello che più gli piace in libertà e con una maggiore comodità. Le funzionalità che arriveranno con l’update sono: TimelineDictationFocusAssist. 

T-Mobile

I due operatori telefonici americani Sprint e T-Mobile hanno annunciato la fusione, che dovrà essere approvata dalle autorità di regolamentazione e dagli azionisti della società. Dall’operazione nascerà una società, T-Mobile il suo nome, in grado di competere con At&T e Verizon. T-Mobile è il terzo più grande operatore di telefonia mobile con un valore di mercato di circa 55 miliardi di dollari. Sprint è il quarto con un valore che si aggira intorno ai 26 miliardi di dollari.

Telegram

Domenica di black-out per l’app di messaggistica Telegram (200 milioni di iscritti in tutto il mondo), tornata operativa nel pomeriggio dopo lo stop di alcune ore in Europa, Russia e Nord Africa. A confermarlo è la stessa società russa che in un tweet spiega che i tecnici sono al lavoro per risolvere i danni dovuti a una “massiccia interruzione di corrente in Olanda” che ha colpito anche i server del gruppo.

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Google

Il  co-founder di Google e presidente di Alphabet Sergey Brin nella lettera annuale agli investitori ha scritto che la rivoluzione nell’AI e in altri sviluppo tecnologici portando con sé “nuovi problemi e nuove responsabilità” e invita tutti alla “umiltà”. Inoltre cita l’introduzione del romanzo di Charles Dickens “Storia delle Due città” e parafrasando l’autore, parla dell’epoca attuale come di un passaggio che richiede “grandi stimoli” e anche un'”enorme riflessione e responsabilità”.

Avengers: Infinity War

Nel suo weekend di debutto , l’ultimo film dei supereroi Marvel Avengers: Infinity War ha battuto il record del massimo incasso al botteghino nel weekend di debutto, con un incasso di 250 milioni di dollari. Il film ha battuto il record precedentemente stabilito da Star Wars: The Force Awakens, che aveva totalizzato 247 milioni di dollari nel 2015.

Apple

Secondo il magazine Fast CompanyApple avrebbe ridotto la produzione di iPhone X per il secondo trimestre, portandola a 8 milioni di unità. Cupertino, che nel secondo trimestre de 2017 ha venduto 41 milioni di iPhone, avrebbe tagliato la produzione per smaltire le scorte di magazzino accumulate nell’ultima parte del 2017. L’indiscrezione troverebbe conferma nelle dichiarazioni rilasciate da Samsung durante la presentazione dei risultati finanziari. La società coreana, produttrice degli schermi Oled che equipaggiano anche l’iPhone X, ha parlato di un rallentamento della domanda di questi display, rallentamento che dovrebbe interessare tutta la prima metà dell’anno in corso. Apple presenterà i risultati trimestrali l’1 maggio.

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credits https://wccftech.com

AirPort. Apple stopperà la produzione dei prodotti AirPort, che includono AirPort Express, AirPort Extreme e AirPort Time Capsule. AirPort è stato introdotto da Steve Jobs nel 1999, quando la tecnologia wireless era agli albori, la linea è stata aggiornata per l’ultima volta nel 2013. Come confermato dalla stessa Apple in una dichiarazione rilasciata a 9to5Mac, tutta la linea di router wireless sarà sospesa e non saranno prodotti ulteriori dispositivi.

Facebook

Facebook cambia Messenger Kids, la versione della sua chat dedicata ai bambini dai 6 ai 12 anni. La compagnia di Menlo Park ha annunciato l’introduzione della modalità sleep, che consente ai genitori di stabilire gli orari in cui i figli non possono usare la chat, ad esempio dopo le 9 di sera.

Sempre in casa Zuckerberg, Mike Schroepfer, Chief Technology Officer di Facebook, ha testimoniato davanti al Commissione per il Digitale, Cultura, Media e Sport del Parlamento Britannico sul caso Cambridge Analytica. Alla fine dell’incontro, durato oltre 4 ore,  il presidente della Commissione Damian Collins ha rilasciato questa dichiarazione: “Il signor Schroepfer, il braccio destro di Mark Zuckerberg non è riuscito a rispondere a molte domande specifiche sulle pratiche commerciali di Facebook”.

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I founder di Bla Bla Car

Bla Bla Car

BlaBlaCar ha acquisito la startup per la mobilità urbana condivisa Less. Fondata a ottobre del 2016 da Jean-Baptiste Rudelle, e basata a Parigi, Less è un’app per condividere i viaggi urbani in tempo reale. “Less è sempre stata consapevole delle sfide da affrontare per arrivare a creare una piattaforma scalabile nell’ambito della mobilità: prevedendo una fase di consolidamento del mercato, abbiamo voluto unire le nostre forze con un affermato player del settore: BlaBlaCar” ha dichiarato Rudelle. Con l’acquisizione, il team di Less si unisce a quello di BlaBlaCar.

Startup

Solo nel mese di marzo 2018 sono state 108 le startup innovative italiane costituite online. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico. Al 31 marzo 2018 sono 1.381 le startup innovative costituite attraverso la nuova modalità digitale e gratuita. Quasi una startup su due (45,1%), tra quelle avviate nel primo trimestre dell’anno, ha scelto questa opzione. Il rapporto fa segnare il nuovo record assoluto di costituzioni online tanto a livello trimestrale quanto mensile. Nel solo primo trimestre del 2018 sono state 276 le imprese innovative costituite online: tra queste, ben 108 sono state registrate nel solo mese di marzo.