La pubblicità online cambierà con la tecnologia Blockchain?

Tecnologia disruptive o semplice hype? Il sistema alla base del Bitcoin trova sempre più riscontro ed entusiasmo. La Blockchain, infatti, scopre nuove applicazioni in settori diversi dalla fintech e anche il mondo pubblicitario sembra non essere immune all’adozione di questa “giovane” tecnologia. Scopriamo perché.

Non solo Bitcoin. Cos’è la Blockchain?

Dopo (quasi) un decennio dalla sua nascita, la blockchain si reinventa e scopre nuove applicazioni d’uso. Qual è il quid di questa tecnologia che sta conquistando la visione lungimirante di brand e aziende tech? Per capirlo, dobbiamo fare qualche passo indietro.

La blockchain nasce come sistema decentrato per l’utilizzo della cripto-moneta bitcoin, per poter garantire la sicurezza di transazioni economiche senza alcuna intermediazione bancaria. Grazie alla catena-di-blocchi (la blockchain, appunto) e alla crittografia, ogni transazione è validata dai nodi che interagiscono nella rete e non da un unico intermediario. Nessun database unico centrale, a favore di un sistema che crea una sorta di grande libro contabile in cui i dati e le azioni sono disseminate tra tutti i “blocchi”. Ogni dato lascia una traccia, creando un nuovo blocco immutabile. Ecco, quindi, le caratteristiche salienti che rendono la Blockchain una potenziale risorsa anche per gli early adopters nell’industria dell’advertising online: trasparenza, sicurezza e accessibilità.

Leggi anche: “Tutte le caratteristiche, le evoluzioni e le potenzialità del sistema Blockchain”

Blockchain e adv: questo matrimonio “s’ha da fare”?

Pop-up e banner invadenti, contenuti ingannevoli, verifica dei dati non attendibile…sono tanti i grattacapi di utenti e addetti ai lavori nel mondo dei media e del marketing che rendono la pubblicità un elemento spesso indesiderato e, in alcuni casi, inefficace.

Se anche il mondo editoriale si è lasciato ammaliare dalle potenzialità di questa innovativa tecnologia (con l’esperimento di Tea Uglow e Editions At Play), non risulta impossibile pensare ai benefici dell’applicazione della blockchain anche nel mondo della pubblicità online.

Grazie alla natura aperta e decentrata del sistema, la blockchain diventa una tecnologia sempre più utilizzata ed interessante per il mondo pubblicitario.

Trasparenza, sicurezza e accessibilità: da queste feature intrinseche della blockchain sembra possibile creare un data-driven advertising più sicuro e trasparente nella condivisione di dati sensibili, ma anche un sistema più efficiente di targeting e una misurazione efficace dei risultati. In che modo?

Tracciabilità: per un mondo senza frodi

In un futuro non troppo lontano, gli editori potrebbero avvalersi di un nuovo super potere: una black list di siti web che non rispondono ai requisiti di pubblicazione, consentendo di salvaguardare la sicurezza degli utenti e la credibilità stessa dei publisher. La tecnologia blockchain può, quindi, incidere sui costi e l’efficacia di pubblicazione degli annunci, grazie al sistema decentralizzato in blocchi.

La natura decentrata e aperta della blockchain, quindi, torna utile in tema di ad verification.

L’agenzia MetaX propone, ad esempio, l’adozione dell’adChain per il digital advertising.
Obiettivo? Rendere il mondo del display advertising meno fraudolento e più trasparente. L’adChain si presenta, infatti, come un database decentralizzato di dati (come, ad esempio, le impression) crittografati e distribuiti tra gli elementi che compongono la blockchain. Una volta verificata, grazie ad ogni singolo nodo della rete, l’impression diventerà un blocco della catena, ovvero un elemento immutabile del grande libro contabile che la blockchain consente di creare e immagazzinare.

Sicurezza e accessibilità: il mondo dell’adv sempre più data-driven

Come cambierà il trattamento dei dati attraverso il sistema blockchain? Tracciabilità e privacy non saranno più una dicotomia: i flussi di dati risulteranno sempre più ingenti ma il loro stoccaggio si convertirà in un processo più trasparente, rispondendo alla necessità dei brand di favorire un’interazione diretta con il consumatore, grazie alla disintermediazione consentita dalla blockchain. Al tempo stesso, però, la tracciabilità dei dati potrà essere conciliata con la privacy degli utenti, protetti dal sistema crittografico garantito dalla blockchain.

Tra le aziende pioniere si colloca BitTeaser, network pubblicitario danese, che fa della tecnologia blockchain un vero e proprio asset per l’adv online, consentendo la visualizzazione di tutti i click-through in tempo reale visualizzabili sulla “catena-di-blocchi” che rende, quindi, il processo più trasparente, accessibile e sicuro anche per gli utenti.

Anche il video advertising scruta e sperimenta le potenzialità del sistema blockchain.  Uno dei più recenti esperimenti è quello avviato da Comcast Corporation, uno dei più importanti operatori via cavo degli USA, che quest’estate ha annunciato la creazione di “Blockchain Insight Platform”: un progetto che coinvolge aziende da tutto il mondo (da Disney a Mediaset Italia) e che mira a migliorare il video advertising rendendolo più trasparente e sicuro in termini di targeting, misurazione dei risultati e un planning più efficiente.

Early adopters, a raccolta!

Tra primi esperimenti e potenzialità ancora da scoprire, la blockchain rivela, gradualmente, la propria natura eclettica suscitando entusiasmo e scetticismo. Quale sarà la reale portata innovativa di questo sistema? Sarà l’estro creativo e analitico degli early adopters a svelarci le reali applicazioni e l’utilità della tecnologia nata con la Bitcoin…

E tu, come immagini il futuro della blockchain nel marketing?

piccole imprese e tecnologia

Piccole imprese e tecnologia: un binomio che può trasformare il tuo business

Potrebbe suonarti strano, o forse non ne hai ancora preso coscienza pienamente, ma un numero sempre crescente di piccole imprese adotta, anche in Italia, la tecnologia per aumentare l’efficienza produttiva, gestire i costi, aumentare la redditività e migliorare le proprie prestazioni.

Dal tablet per prendere le ordinazioni e trasmetterle direttamente alla cucina nei ristoranti, alle soluzioni in cloud adottate dagli uffici, tutti questi strumenti tecnologici sono in un certo senso delle novità per il mondo della piccola impresa, anche se siamo abituati ad utilizzarli quotidianamente per il nostro uso personale.

Secondo lo SMB Routes to Market Study 2015, anche negli Stati Uniti circa il 29% di tutte le piccole imprese vede la tecnologia come un mezzo per migliorare significativamente i propri risultati.

Anche se stare al passo con la velocità dei cambiamenti tecnologici può sembrare difficile per un imprenditore, il binomio tecnologia-piccole imprese può garantire alle aziende una vera accelerazione nel proprio business, semplificando i processi, velocizzando le operazioni e amplificando la portata delle strategie di marketing.

tecnologia e piccole imprese

Mobile, automazione, eCommerce, social media, sono solo alcune delle parole chiave di questo felice connubio tra piccole imprese e tecnologia e ti consentiranno di ottenere un vantaggio competitivo anche nei prossimi anni.

Scopriamo insieme nel dettaglio quali sono i trend che dovresti assolutamente seguire per migliorare il tuo business grazie alla tecnologia.

1. Diventa mobile

Probabilmente nessuna tecnologia ha conosciuto finora una crescita più rapida, consolidata e diffusa del mobile. Praticamente tutti, in ogni parte del mondo, oggi hanno accesso a uno smartphone. E di questo le piccole imprese devono assolutamente tenere conto.

Pensa che si prevede che entro il 2020 circa il 70% della popolazione mondiale utilizzerà almeno un dispositivo mobile.

Proprio per questi motivi, per una piccola impresa è d’obbligo oggi non solo avere un sito web, ma avere una sito web responsive o mobile, ipotizzare la creazione di un’app e, soprattutto nel caso di attività commerciali, adottare soluzioni di marketing ad hoc per questa tecnologia (dagli annunci geolocalizzati, ai servizi location based).

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2. Rendi disponibili nuove modalità di pagamento

L’utilizzo dei pagamenti tramite smartphone è sempre più in aumento, grazie ad applicazioni come Apple Pay o Satispay.

L’offerta di metodi di pagamento differenti dalla classica carta di credito, ti consentirà di dare ai tuoi clienti soluzioni più rapide ed efficienti: quanto più rapido è il momento del pagamento, tanto più leggero risulterà l’acquisto, mentre tu risparmierai tempo prezioso da dedicare alla tua attività.

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3. Automatizza le tue campagne di marketing e la gestione dei flussi di cassa

Che l’automazione nel marketing aumenti l’efficienza lo avrai sentito ormai decine di volte. Ma forse ancora non sai che un software per la marketing automation può rendere anche più semplice il tuo lavoro, collegando direttamente il tuo sito web con il software, per migliorare la tua offerta a clienti e potenziali clienti e quindi per aumentare le vendite.

La marketing automation, infatti, ti consente di analizzare e comprendere le attività che gli utenti svolgono sul tuo sito, per poi indirizzarli, ad esempio attraverso campagne di email o SMS marketing, verso una nuova interazione con la tua azienda.

Qualcuno ha abbandonato un carrello nel tuo eCommerce senza terminare l’acquisto? Prova a strutturare, con l’aiuto di un professionista dedicato a questa attività, una serie di email che il potenziale cliente possa ricevere in questa circostanza. Almeno una parte di quei carrelli abbandonati, si trasformeranno certamente in un ordine effettuato e dunque in un aumento delle tue vendite.

Se questo ti sembra già troppo, forse possiamo fare un passo indietro e fermarci all’evoluzione del più familiare file excel. Grazie all’automazione, un software di contabilità può aiutarti quotidianamente a seguire entrate e uscite, scadenze dei pagamenti, costi fissi e variabili, magari con una integrazione con il calendario del tuo smartphone: avere sotto controllo la gestione dei flussi di cassa, ancora prima di arrivare all’appuntamento con il commercialista, ti consentirà di evitare i passi falsi. Meglio ancora se opti per un software che si integri anche con il tuo conto bancario.

LEGGI ANCHE: PrestaShop Day 2017: scopri i segreti del mondo dell’eCommerce

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4. Utilizza il cloud in ufficio

Forse per molti è già così, ma sarebbe davvero difficile immaginare i continui scambi di dati e di file che avvengono oggi all’interno degli uffici senza l’ausilio di un servizio di cloud.

Cartelle condivise in cui depositare elementi che siano sempre disponibili, magari anche da casa, in trasferta o in qualsiasi altro luogo se la tua azienda sta cercando di adottare soluzioni di smart working, consente ai collaboratori di evitare inutili scambi di email e di localizzare subito i documenti necessari.

Non dovrai più arrivare all’appuntamento col cliente e renderti conto di aver dimenticato in ufficio o, peggio, a casa, il progetto che dovevi mostrare, perché grazie al tuo tablet e al cloud lo avrai sempre con te.

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5. Un Chatbot può aiutare a migliorare il tuo servizio clienti

Magari per la tua piccola impresa queste applicazioni tecnologiche al business non sono delle novità e per la tua promozione online hai già una pagina Facebook che gestisci con un certo successo. La tua fanbase è cresciuta nel tempo e spesso i clienti ti contattano per ricevere informazioni anche sui social.

Purtroppo però, non puoi permetterti un customer care attivo H24 come una multinazionale e capita che qualche messaggio sfugga e che qualche cliente rimanga deluso dal fatto di non aver ricevuto risposta.

Potresti pensare di migliorare questo aspetto del tuo business utilizzando un chatbot, cioè un programma informatico che, utilizzando l’intelligenza artificiale, può comunicare con i tuoi clienti al posto tuo, quando sei impegnato o assente.

Questa tecnologia diventerà davvero un must per le piccole imprese nel prossimo futuro, configurandosi come la nuova interfaccia business to consumer necessaria per non lasciare davvero nulla al caso.

LEGGI ANCHE: 6 trend tecnologici per il futuro delle piccole imprese

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Credits: Depositphotos #35097807

6. Tecnologia sì, ma le piccole imprese non devono dimenticare il contatto umano

Se la tecnologia può certamente aiutare le piccole imprese a gestire le attività quotidiane e migliorare le performance, c’è un aspetto della piccola impresa che non va dimenticato: più che in qualsiasi altro tipo di azienda, il vero valore, qui, è dato dalle persone che vi lavorano ogni giorno.

Se immaginiamo un classico negozio di abbigliamento, ad esempio, la differenza tra una vendita e un cliente che saluta e va via a mani vuote può ancora essere ricercata nel sorriso o nella parola gentile che la commessa o il commesso ha detto al momento giusto, nell’empatia avuta dal proprietario nel capire che il capo proposto non rispondeva alle aspettative, o semplicemente nel “torni a trovarci” pronunciato con cortesia in una precedente occasione.

La tecnologia migliora l’efficienza e può consentirti di aumentare le vendite, ma va sempre accompagnata da analisi dei dati disponibili, attenzione ai dettagli e passione per il tuo lavoro.

Come funziona l’algoritmo di Instagram?

L’algoritmo di Instagram non ci fa più paura come prima. È trascorso più di un anno dal lancio della nuova temutissima funzione che avrebbe sconvolto l’ordine cronologico naturale dei post sui nostri feed eppure non ci facciamo già più tanto caso; e se non ci facciamo più caso probabilmente è perché il cambiamento, in un certo senso, ha migliorato la nostra esperienza con l’app. Prima di spiegare il funzionamento dell’algoritmo di Instagram è importante capire il perché sia stato implementato.

Questione di numeri

Prima dell’avvento dell’algoritmo, i dati da Instagram raccontavano una storia diversa: solo il 30% del totale dei post sul nostro feed era veramente fruibile e il restante 70% rimaneva nascosto, in un certo senso inesistente. Questo perché essendo elencati in ordine cronologico, la quantità e qualità dei post precedentemente visibili dipendeva da due fattori: a che ora scorrevamo il feed e per quanto tempo.

L’idea dietro il progetto del team di Instagram era di offrire una user experience basata su contenuti specifici che rispecchiassero i nostri gusti a scapito del naturale ordine cronologico.

Ma come funziona questo “nuovo” algoritmo? Chiaramente non possiamo rispondere alla domanda attraverso digressioni tecniche specifiche ma possiamo spiegarvi quali sono i fattori determinanti per la performance di un post sul vostro feed e per il suo posizionamento.

Engagement

Non è una novità che post con un alto engagement (like, commenti, condivisioni, visualizzazioni, ecc.) sapranno posizionarsi più in alto rispetto a post meno considerati. Quando un post riceve una grande quantità di like o commenti, l’algoritmo riconosce questi segnali come caratteristiche di qualità che sicuramente più persone vorranno seguire. Spesso però non è solo questione di quanto engagement quel post riceve ma anche una questione di velocità, ossia in quanto tempo sarà ottenuto. Va da sé che se la quantità di engagement è inversamente proporzionale al tempo impiegato a ottenerla, il post sarà sicuramente in alto.

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Un post condiviso da Beyoncé (@beyonce) in data: 13 Lug 2017 alle ore 22:10 PDT

Eppure non tutte le azioni che si traducono in engagement hanno lo stesso valore: per l’algoritmo di Instagram i commenti hanno più potere dei like. Il che ha un senso solo se si ragiona in termini di effort: lasciare un like a un post richiede un dispendio di energia, e quindi di attenzione, minore rispetto a quello necessario per commentare (premere “commenti”, pensare a cosa scrivere, scriverlo e postare il commento).

Tempo sul post

Esattamente come Facebook, l’algoritmo di Instagram è in grado di misurare per quanto tempo interagiamo con un contenuto: più tempo dedichiamo al post di un profilo, più i contenuti di quello stesso profilo compariranno in alto rispetto ad altri.

Catturare l’attenzione per più di un secondo non è semplice, servono scatti che su cui valga la pena soffermarsi o, più semplicemente, contenuti video o Boomerang che per definizione hanno bisogno di più tempo di fruizione.

Amici e parenti, cioè Community

L’algoritmo di Instagram raccoglie dati non solo in base al tipo di contenuto a cui prestate attenzione, ma anche alla quantità di scambi (meglio se frequenti) con un determinato contatto. Se interagite spesso con una cerchia di amici e parenti, l’algoritmo li riconoscerà come una community e vi mostrerà i suoi contenuti al top del feed. Lo stesso vale per coloro che molto spesso creano engagement con i vostri post: se commentano, mettono like o guardano spesso le vostre Stories, non passerete inosservati.

Timing del post

Un altro fattore che influisce sulla visibilità di un post è la sua prossimità nel tempo, ossia, quanto recente esso sia. L’algoritmo di Instagram tende a preferire contenuti recenti e a mostrarli più facilmente rispetto a quelli già “datati”, ma come abbiamo già spiegato, non è sempre vero.

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Questo tipo di fattore dipende molto dalla quantità di tempo che spendiamo su Instagram e da quante volte in un giorno lo consultiamo: se per esempio aprissimo Instagram solo una volta a settimana troveremmo sicuramente molti più post relativi a giorni passati che non se usassimo l’app più volte al giorno.

Tipologia del contenuto

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Se l’algoritmo di Instagram si basasse esclusivamente sull’engagement il risultato sarebbe un feed sempre pieno degli stessi identici post. In realtà anche la tipologia dei contenuti ha il suo ruolo. Se, ad esempio, siete appassionati di moda e quindi seguite principalmente profili di brand del settore e create engagement con i loro post, l’algoritmo tenderà a mostrarvi in alto contenuti simili e a suggerirveli anche nella sezione “Esplora”.

Ricerca diretta di un profilo

Ancora un altro fattore che determina il posizionamento di un post è la ricerca diretta del suo relativo profilo. Se siete alla ricerca di uno specifico user da seguire e scegliete di trovarlo attraverso lo strumento “Cerca”, Instagram ricompenserà il vostro interesse con un boost dei contenuti del medesimo. Questo vale non soltanto per la ricerca ex novo del profilo ma anche per la sua consultazione temporale.

Condivisione post via DM

Ultimo, ma non per importanza, è il fattore “condivisione” via DM (Direct Message). Anche se non esiste ancora uno strumento per i profili in grado di rilevare quante volte un post sia stato condiviso per messaggio privato, l’algoritmo di Instagram è comunque in grado di tenerne traccia.

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Quando condividete un post con la vostra community, Instagram valuta l’azione come una forma di engagement non solo nei confronti della persona a cui inviate il DM ma soprattutto per ciò che state inviando. Da quel momento, contenuti simili al vostro DM avranno maggiore visibilità sul vostro feed, provare per credere.

Probabilmente non sapremo mai tutta la verità celata dietro l’algoritmo di Instagram ma questi pochi strumenti che abbiamo messo a vostra disposizione vi aiuteranno a capire meglio i feed del vostro profilo personale e potranno essere un valido aiuto ai marketers che desiderano creare contenuti competitivi.

Le insidie degli Instagram pod

Da marzo del 2017 Instagram ha cambiato l’algoritmo del suo feed. Ve ne sarete certamente accorti, magari non subito, visto il lungo periodo di rollout. Abbandonato l’ordine cronologico, i contenuti vengono ora mostrati in maniera diversa, in un ordine ancora non perfettamente decifrabile che risponde al motto di “Vedi i momenti che per te contano di più”.

Una frase che include un mix complesso fatto di interessi, quantità e qualità di interazioni con i profili e tempestività dei contenuti. Lo scopo dichiarato è quello di migliorare l’user experience degli utenti. Ma il risultato ad oggi è un po’ confusionario e soprattutto ha portato un effetto indesiderato presso marketer e utenti comuni: un crollo quasi verticale di reach e soprattutto engagement, che è un po’ il cuore di Instagram come social.

Di fronte a un problema, si sa, l’essere umano dopo un po’ di sconforto – e qualche invettiva – cerca una soluzione, e alcuni utenti l’hanno trovata sotto forma di “Instagram pod”, altresì conosciuti come “engagement group”. Ma la soluzione, a volte, può essere potenzialmente dannosa quanto lo stesso problema che cerca di aggirare.

Come si fa a entrare?

In quanto gruppi di persone, i modi per entrarne a far parte sono tra i più disparati. Tra pod in cui si accede unicamente tramite invito ad altri che si creano spontaneamente tra colleghi o conoscenti nella propria nicchia di mercato, passando per disperate grida di aiuto effettuate a mezzo Instagram, con creatività apposite e copy che urlano “searching for pods”. Insomma, essendo composti di persone, ci sono diversi metodi per unirsi in questi gruppi. Nulla vieta inoltre di iscriversi in più pod, per avere effetti potenzialmente esponenziali.

I vantaggi

I benefici sono certamente immediati. Se si trovano altri utenti e compagni davvero dediti alla causa, l’aumento dell’engagement è rapido. Basta dedicare del tempo ogni giorno per “spolliciare di cuori” tutta la lista di amici di pod che, si spera, ricambierà il piacere. Certo, qualcuno si potrà stufare dopo qualche giorno, ma è un rischio che alcuni si sentono di correre per un po’ di engagement gratis.

Gli svantaggi

Ma ovviamente questa pratica è ricca insidie. Anzitutto, può causare false percezioni. A meno di non contare le reazioni una per una, è possibile scambiare l’engagement proveniente dal pod come indice “vero” di successo e gradimento, mentre va da sé che è un valore falsato. La creazione di engagement non genuino ha così una sorta di effetto dopante iniziale, grazie a metriche purtroppo falsate da persone non davvero interessate, ma che cercano unicamente scambi di favore.

Ciò è esattamente l’opposto dello scopo dei social network, che è quello di creare connessioni e conversazioni rilevanti e significative. Che si creano solo se si è veri, autentici e genuinamente interessanti, senza artifici, mostrando davvero ciò che si sa o che si ha da dire in modo fresco, nuovo e interessante. Il pompare le metriche, in una ricerca dei numeri fini a se stessi, non aggiungono vero valore, che si può soltanto costruire nel tempo. Sì, anche se Instagram ha sconvolto tutte le carte in tavola con il suo nuovo algoritmo.

Non vanno infine due possibili conseguenze pericolose. La prima riguarda l’impatto reputazionale che la ricorsa a questo “trucchetto” può avere su brand e prodotti. La seconda fa riferimento a un consiglio che ci sentiamo di dare caldamente: meglio non cercare di “fregare” il padrone di casa. Non sia mai che Instagram si innervosisca e prenda provvedimenti verso i più agguerriti membri dei pod, tra cui il temibile shadowban.

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IF! Italian Festival: partecipa alla rassegna dedicata alla creatività

Creatività, pubblicità e comunicazione. Questo è in sintesi IF! Italian Festival, la grande rassegna italiana organizzata e promossa dall’Art Directors Club Italiano e ASSOCOM, in partnership con Google e con il Patrocinio del Comune di Milano.

Dal 26 al 30 settembre, il Teatro Franco Parenti sarà il palco di un programma con oltre 100 eventi tra speech, workshop, lecture, tavole rotonde, interview, masterclass e live performance musicali, con la partecipazione di oltre 80 ospiti italiani e internazionali.

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IF! Italian Festival: ecco il programma

Tra i nomi presenti nel ricchissimo programma di quest’anno troviamo Nicola Savino – popolare conduttore e autore radiofonico e televisivo, Ben Jones – Global Creative Director di Google, Zoe Romano – co-fondatrice del makerspace milanese WeMake, Sam Baron – designer francese di Fabrica.

Ma il Festival della Creatività si arricchisce quest’anno di due giorni di pre-opening, il 26 e 27 settembre, dedicati alla formazione negli ambiti “Digital & Tech” e“Arts & Crafts”, con la partecipazione di docenti d’eccezione come il tastierista e scrittore Rocco Tanica, lo sceneggiatore, scrittore e autore TV Walter Fontana, insieme a realtà di livello nazionale e internazionale come la Berlin School of Creative Leadership e The One Club for Creativity di New York.

Venerdì 29 settembre ore 10.30 – Un panel moderato da Ninja Marketing

Tra i protagonisti dell’IF! Italian Festival, non poteva mancare Ninja Marketing, con il panel “Il cliente, l’agenzia e le social star: il branded content mette tutti d’accordo?”, moderato dal nostro Managing Editor Massimo Sommella.

L’appuntamento, con Karim Bartoletti (Partner/Executive Producer Indiana Production), Laura Corbetta (Presidente dell’Osservatorio Branded Entertainment), Marianna Ghirlanda (Head of Creative Agencies Google) e Casa Surace, è per venerdì 29 settembre alle ore 10:30 in Google Lounge. Un interessante confronto tra diversi punti di vista per capire come il branded content si stia evolvendo all’interno dei piani di comunicazione.

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IF! Italian Festival e ADCI Awards: prenota subito il tuo posto!

Se creatività, pubblicità e comunicazione sono le tue passioni, non puoi perderti questa cinque giorni di speech, workshop, tavole rotonde e interviste, per incontrare i protagonisti dell’advertising di oggi e conoscere i vincitori della nuova edizione degli ADCI Awards che saranno svelati nella serata conclusiva (sabato).

LEGGI ANCHE ADCI AWARDS 2016: a We Are Social il Gran Prix per la campagna “Parla come el Patrón” di Netflix

MILAN, ITALY - OCTOBER 08: Philip Abussi speaks onstage during the IF! Italians Festival 2016 at Franco Parenti Theater on October 8, 2016 in Milan, Italy. (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images for Italians Festival) *** Local Caption *** Philip Abussi

Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images for Italians Festival

Acquista subito il tuo biglietto e non perderti il panel a cura di Ninja Marketing.

L’appuntamento è a Milano dal 26 al 30 settembre!

Corso in eCommerce Management: online + lab in aula con Daniele Vietri e Giovanni Cappellotto

In Italia e nel mondo è in corso una vera rivoluzione nel settore degli acquisti online, che avrà degli effetti immediati sulla crescita del comparto da qui a prossimi anni. ll ruolo dell’eCommerce Manager diventa per questo sempre più importante per lo sviluppo del business di moltissime aziende.

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Corso Online in eCommerce Management + eCommerce Lab

Per aiutarti a diventare parte di questa rivoluzione, Ninja Academy ha realizzato il Corso in eCommerce Management, formula Online + Aula Pratica a Milano (opzionale) con Daniele Vietri [eCommerce Specialist @ MW Internet Media] e Giovanni Cappellotto [eCommerce Consultant] – due grandi professionisti, nonché autori del libro bestseller in Italia sull’eCommerce.

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Grazie a questo Corso acquisirai le competenze per diventare eCommerce Manager. In particolare saprai:

  • Scegliere la migliore piattaforma di vendita per la tua azienda
  • Equilibrare aspetti gestionali e funzioni aziendali in un progetto di eCommerce di successo
  • Garantire una User Experience coerente e multicanale
  • Acquisire nuovi clienti con le tecniche di Digital Marketing applicate all’eCommerce
  • Progettare una strategia mobile che aumenti le conversioni
  • Comprendere gli aspetti legislativi nel costruire relazioni sostenibili con gli acquirenti online

Come funziona il Corso Online?

Il Corso Online consente di ottenere competenze specifiche sugli elementi strategici dell’eCommerce: la piattaforma da utilizzare, i possibili modelli di business, le tecniche di analisi, gli aspetti gestionali.

Il Corso Online consta di 20 ore di didattica online più 5 ore complementari: puoi seguire le lezioni ovunque ti trovi, accedendo dal web ad un’aula virtuale ed interagendo dal vivo con la classe.

  • La didattica è erogata Web Live ed è completamente online, così come i materiali di studio
  • I Question Time sono momenti di confronto con i docenti in cui esporre dubbi, richiedere approfondimenti e formulare domande in tempo reale
  • Se non puoi partecipare ai live webinar nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di partecipazione

Come funziona l’eCommerce Lab?

A complemento del Corso Online, l’eCommerce LAB [Milano, 9 e 10 febbraio 2018] guida i partecipanti nell’applicazione pratica delle nozioni apprese. Zero teoria e 100% pratica: i due giorni di laboratorio hanno un taglio altamente pratico ed esperienziale, e sono dedicati ad esercitazioni e project work progettati parallelamente al Corso Online. ⏰ POSTI LIMITATI

Vuoi una demo del corso?

Partecipa alle Free Masterclass per conoscere i docenti ed il loro metodo di insegnamento. L’iscrizione è gratuita!

?  25 ottobre 2017 dalle ore 13 alle ore 14
eCommerce e scalabilità: Strategie e strumenti per far crescere il tuo business online

?  10 gennaio 2018 dalle ore 13 alle ore 14
eCommerce Analytics: Le metriche vitali di ogni shop online

Leggi l’opinione di chi ha seguito le precedenti edizioni del corso:

Sono tanti i Guerrieri Ninja che hanno già trovato lavoro grazie ai nostri corsi, i più aggiornati e professionalizzanti del settore. Un esercito di talenti ha già sperimentato cosa voglia dire sbloccare il proprio potenziale da Ninja!

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Iscrivendoti al Corso in eCommerce Management avrai

  • Webinar Live per apprendere tecniche e nozioni
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  • Syllabus didattici validati da un Advisory Council, a garanzia dell’aggiornamento professionale
  • Ninja Book personale, un diario didattico per consolidare l’apprendimento e massimizzarne i benefici nel tempo
  • Coffee Break e Lunch nelle due giornate del Lab in Aula
  • Certificato di partecipazione al Ninja Corso Online ed al Lab in Aula

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Be Ninja!

Pagare con un sorriso: Alibaba lancia Smile to pay

Pagare con un sorriso da oggi si può. Eppure fino a ieri i due termini venivano utilizzati, seppur in maniera alternata, per indicare tutt’altro: pagare e sorridere! Un’esclamazione di stampo popolare utilizzata prevalentemente per indicare la rassegnazione di chi doveva pagare per forza qualcosa o qualcuno.

Ma non divaghiamo.

Il metodo di pagamento messo a disposizione dal colosso cinese Alibaba è apparso nella catena di fast-food KFC a Hangzhou, in Cina. Grazie al riconoscimento facciale in 3D il cliente può pagare il conto senza mettere mano al portafoglio.

pagare con un sorriso smile to pay

Pagare con un sorriso: come funziona?

Il funzionamento è abbastanza semplice. Si prenota il proprio piatto attraverso un touchscreen (non da una cassa) che ha al suo apice una piccola telecamera che inquadra il volto del cliente, il quale dopo essere stato inquadrato e messo a fuoco deve semplicemente sorridere.

Successivamente basta inserire il proprio numero di telefono e attendere la transazione. Il gioco è fatto! Ovviamente esiste un passaggio obbligatorio che riguarda la registrazione del proprio volto sull’applicazione di pagamento di Alibaba, Alipay. In buona sostanza il nostro volto sarà la nuova password della nostro conto in banca.

Pagare con un sorriso: Alibaba lancia Smile to pay

Riconoscimento facciale: non è la prima sperimentazione

La tecnologia del riconoscimento facciale non è certo alla sua prima sperimentazione. Già un anno fa Mastercard dava ai propri clienti la possibilità di farlo utilizzando lo smartphone.

La tecnologia fu ribattezzata Selfie Pay – ufficialmente Identity Check Mobile – e faceva più o meno lo stesso lavoro di Alipay ossia riconoscere i connotati dei clienti per utilizzarli come password per i pagamenti online.

I progetti futuri di Alibaba

Nel frattempo in Alibaba non si perde tempo e si continua a lavorare per il futuro. Sembrerebbe infatti che il colosso cinese si stia muovendo non solo nel commercio online ma anche in quello offline.

Secondo indiscrezioni, nel mese di aprile, aprirà il suo primo centro commerciale a Hangzhou, in Cina. Un edificio alto cinque piani caratterizzato da arredamenti virtuali, specchi hi-tech e negozi di alimentari tech-based in perfetto stile Alibaba.

Pagare con un sorriso: Alibaba lancia Smile to pay

Il suo nome è More Mall è sarà il primo di una serie di step che portarà Alibaba nel mercato della vendita al dettaglio tradizionalmente intesa. Secondo Forbes, la società cinese avrebbe investito circa 8 miliardi di dollari per sviluppare i suoi attuali retail, tra cui Hema e Tao Cafe.

I negozi Hema consentono già di ottenere informazioni aggiuntive sul prodotto scansionando un codice a barre, mentre Tao Cafe offre ai clienti la possibilità di scegliere i propri prodotti e pagare automaticamente all’uscita del negozio.

Non sorprenderebbe se le nuove tecnologie di riconoscimento facciale messe a disposizione di KFC verrano utilizzate per questi due retail di casa Alibaba, per cercare di attirare nuovi consumatori nei loro negozi.

Tweetstorm: il nuovo tool di Twitter che permetterà di superare i 140 caratteri

Breaking news per voi che vi siete sempre lamentati dello scomodo limite di 140 caratteri di Twitter: è in arrivo Tweetstorm, la nuova feature che permetterà di twittare un thread di messaggi concatenati.

Un utente sotto lo pseudonimo di Devesh Logendran avrebbe condiviso degli screenshot mostrando la nuova funzione in una conversazione con Matt Navarra di The Next Web. Come specifica Navarra nei commenti, si tratta di una feature sperimentale e solo (almeno inizialmente) per dispositivi Android.

Se e quando Twitter rilascerà Tweetstorm, il caratteristico limite di 140 caratteri potrà essere bypassato attraverso una serie di messaggi a cascata. Dai commenti del tweet di Matt Navarra trapelano reazioni entusiastiche anche se, in un certo senso, la novità sconvolgerebbe la caratteristica primordiale della piattaforma di microblogging per renderla quasi mainstream.

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Per i più esperti di Twitter la parola Tweetstorm (tempesta di tweet) non suona nuovissima. Ci sono infatti diversi modi già largamente utilizzati per bypassare il limite di 140 caratteri come l’enumerazione parziale di tweet (in stile Donald Trump) o la modalità “primordiale” del Tweetstorm, ossia rispondendo inizialmente al primo tweet e poi alla seguente risposta e così via.

Al momento non si hanno altre notizie sulla nuova feature e purtroppo dopo il leak e le numerose domande di curiosi che aspettano di sapere se Tweetstorm possa realmente essere una realtà, Twitter ha risposto con un perentorio “no comment”.

Dom Diagnostic, Meety e Ruff: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì non ci facciamo mancare i migliori annunci stampa della settimana!

Le agenzie creative ideatrici delle campagne di questa settimana hanno scalato la classifica realizzando annunci originali e creativi, passando dallo stile minimal alle illusioni ottiche.

Iniziamo subito a scoprire insieme i Best Adv of the Week di questa settimana.

Gardena: Uniform irrigation. Scoop without stooping. Cutting at the highest heights

La campagna di Gardena realizzata dall’agenzia viennese Heimat Wien è composta da tre annunci che danno vita agli attrezzi da giardinaggio, che diventano letteralmente parte di chi li utilizza.

La grafica minimalista realizzata in colori pastello gli dona un tono fresco ed elegante, ma al contempo il colore dei singoli oggetti ricorda l’acciaio, noto per la sua forza e resistenza.

migliori annunci stampa della settimana

Advertising Agency: Heimat Wien, Vienna, Austria
Creative Directors: Georg Feichtinger, Christoph Pausz
Art Directors: Georg Feichtinger, Simon Pointner, Lukas Hueter
Copywriters: Christoph Pausz, Robin Kappacher
Digital Artist: Mladen Penev

Dom Diagnostic Medicine: Stop Smoking

Le norme europee hanno previsto l’introduzione di immagini scioccanti sulle confezioni di sigarette per convincere le persone a smettere di fumare.

In Brasile invece Dom Diagnostic Medicine ha scelto un annuncio stampa con colori vivi e chiari, raffigurante le porte del paradiso. Abbassando lo sguardo sotto le porte si nota però una nuvola di fumo proveniente da una sigaretta.

Il messaggio della campagna è breve ma incisivo: “Riconosci quella sensazione di pace mentre fumi? Potrebbe durare per sempre. Smetti ora!”

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Advertising Agency: Pirueta, São Luis, Brazil
Creative Directors / Art Director: Luiz Coutinho
Creative Director: Edimar Filho
Copywriter: Luana Leide

Jagran Prakashan: Eye Donation

La campagna di Jagran Prakashan e realizzata dall’agenzia McCann sensibilizza la donazione degli occhi.

Per i non vedenti il sistema di scrittura e lettura a rilievo “braille” è fondamentale per vivere, anche se questo linguaggio ha molti limiti e non trasmette le stesse immagini che può vedere l’occhio di una persona vedente.

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Advertising Agency: McCann, New Delhi, India
Creative Director: Ravinder Siwach
Art Director: Arijit Adhikari
Copywriter: Amitaabh Naval

Meetty: Intense Chocolate

Guardando di sfuggita l’immagine della campagna realizzata da Visage DDB ci si potrebbe chiedere come mai queste barrette di cioccolato sono entrate nella classifica dei migliori annunci stampa della settimana. Neanche il messaggio “più gusto e meno cioccolato” spicca di originalità.

Eppure si tratta di un’illusione. Esattamente, di un’illusione ottica!

La grafica del cioccolato Meetty ricorda le figure impossibili di Maurits Cornelis Escher, padre della distorsione ottica.

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Advertising Agency: Visage DDB, Kyiv, Ukraine
Creative Director: Anton Savchuk
Art Directors: Ruslan Palamarchuk, Oksana Vovkovinska
Copywriter: Anna Pronicheva

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Ruff – Legends of tomorrow

Impegnati ad aiutare una signora con la ruota forata, ad accompagnare un non vedente nell’attraversamento di una strada o in una protesta per la salvaguardia degli alberi, i protagonisti della campagna del marchio di abbigliamento per ragazzi Ruff sono la vera leggenda del nostro domani!

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Advertising Agency: Autumnwinter Communications and Design, India
Chief Creative Officer: Karan Rawat
Grouphead Art: Suhas Panchal
Visualiser: Sagar Shah
Senior Writer: Ribayah Memon
Photographer: PISID / Bangkok
Account Executive: Monika Pardeshi
Stylist: Harshad Gadhvi / Bangkok
Makeup: Kitty / Bangkok
Hair: Vin laa / Bangkok
Producer: Taneshq D Vats / AURA Production / Thailand
Photoshop / Image: Naresh Berde
Artwork / Graphic Artist: Diwakar Jakkani

E tu, hai già scelto il tuo preferito tra i migliori annunci stampa di questa settimana? Commentali con noi sulla pagina Facebook di Ninja Marketing, l’appuntamento, come sempre, è al prossimo lunedì!

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7 motivi per cui potresti essere più creativo della media

Spesso (leggi meglio: sempre) si pensa all’essere creativo come una qualità positiva, che dà valore a una persona. D’altronde, tutti vorrebbero quell’idea che gli permetterebbe di fare successo, o di cambiare il mondo, tutti vorrebbero costruire qualcosa seguendo il proprio istinto, i propri pensieri. Se si è innovativi nel proprio lavoro, del resto, si ha una marcia in più e maggiore possibilità di avere successo in ciò che si fa.

Alcuni studi, però, sintetizzati da magazine come PsyBlog e Inc, hanno dimostrato come ci siano alcune caratteristiche inusuali nelle persone creative, che spesso potrebbero infastidire il proprio capo, i propri amici o addirittura sé stessi. Non solo apertura mentale, capacità di creare, essere fantasiosi. Ciò che porta alla creatività sono anche altre qualità (quasi dei difetti), estremamente curiose e insolite.

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1. Essere sarcastici

Alcuni studi hanno dimostrato che il sarcasmo può favorire il pensiero creativo. Non un suo effetto secondario, bensì ciò che stimola creatività. Questo perché nonostante venga considerato come una delle più basse forme di umorismo, il sarcasmo richiede una considerevole attività cerebrale.

Avere una “lingua tagliente” o fare il saccente a volte potrebbe innervosire chi abbiamo di fronte, ma a quanto pare è indice di grande intelligenza e intuito. Se le frecciatine vengono naturali, quindi, è possibile che si ragioni mediante una mente piuttosto creativa.

2. Distrarsi facilmente

Se per concentrarvi vi servono tappi per le orecchie, aule molto silenziose e totale isolamento dal mondo esterno, secondo la scienza ciò è un segno che implica grande creatività. Distrarsi facilmente, infatti, nonostante suoni come qualcosa di negativo, è un indice che influenza il pensiero innovativo. Le persone maggiormente creative, infatti, hanno un sistema sensoriale più ampio e variegato, in grado di ricevere ed elaborare stimoli che aiutano il loro lavoro non per forza provenienti da ciò su cui stanno dedicando il loro tempo.

Forse, quando non si riesce a porre la giusta concentrazione in un progetto a cui non si tiene molto, è il momento adatto per farsi venire in mente idee vantaggiose per la propria carriera!

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3. Essere facilmente irritabili

Le aziende manifestano sempre la volontà di assumere persone creative, ma quando si va a fondo e si verifica se questo poi avviene veramente, spesso ci si ritrova con manager non disposti a incentivare o collaborare con creativi. Probabilmente, questo è perché le persone più innovative e dal pensiero creativo tendono a non considerare molto ciò che dicono gli altri, trovando difetti e imperfezioni nelle loro idee. Quasi sempre, poi, tutto ciò viene accompagnato dalla testardaggine e da una grande irritabilità nel momento in cui si viene contraddetti.

Un’altra caratteristica curiosa che spesso si classifica come un difetto ma che degli esperimenti sociali provenienti dalla Norvegia hanno dimostrato essere indice del pensiero innovativo. Collaborare in team, però, avvicina alla creatività, quindi anche i creativi, per avere successo e riuscire nei loro progetti, devono fare un passo indietro e puntare al meglio per tutti.

4. Essere lunatici

Anche essere emotivamente instabili può essere indice di creatività. Questo probabilmente perché l’area cerebrale connessa al pensiero creativo si rende anche protagonista nei momenti di preoccupazione o di eccessiva riflessione.

5. Discutere con persone con cui si è in disaccordo

Se in un tranquillo pranzo di Natale sei l’unico che pensa a discutere con il vecchio e scorbutico zio mentre tutti gli altri pensano solamente al pandoro e al panettone, allora forse non sei solo la persona che rischia di rovinare la festa a tutti, sei anche quella più creativa seduta a tavola.

Un recente studio, infatti, dimostra come l’innovazione emerge da piccoli miglioramenti, da un calderone di idee, situazioni e fortuna, che spesso viene a galla quando si parla con persone che hanno pensieri differenti e con cui non si va d’accordo.

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6. Lasciare che il pensiero inconscio faccia il suo lavoro

Più si pensa con coscienza, meno si stimola il pensiero creativo. Ricercatori che hanno svolto uno studio osservando il comportamento di differenti persone mentre disegnano parole e cercano di indovinarle al famoso gioco “Pictionary”, infatti, hanno dimostrato come nonostante i più grandi sforzi per produrre qualcosa di innovativo comportino una grande attività delle regioni di controllo esecutivo, i migliori risultati li si ottiene quando si riduce l’attività in quelle zone cerebrali.

Affidarsi spesso all’istinto e agire inconsciamente, quindi, può essere segno di grande creatività.

7. Ignorare (spesso senza volerlo) le scadenze

Ignorare le scadenze e allontanarsi dal pensiero analitico sono due fattori collegati ai momenti in cui è più stimolato il pensiero innovativo. Spesso il pensiero controllato, analitico, può essere superficiale o affrettato, conducendo a errori piuttosto che a soluzioni.

Sgarrare e scordarsi di ciò che si deve fare, quindi, potrebbe stimolare la creatività, risvegliando le idee e portando comunque a raggiungere importanti traguardi.