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Polly, l’app per realizzare sondaggi su Snapchat

L’ideazione di nuovi strumenti per i media di maggiore interesse risulta certamente per molte startup un’opportunità allettante. È difatti ciò che è accaduto con l’app Polly.

Snapchat è un social network che tecnicamente non dispone di una piattaforma di sviluppo di app per terze parti, contrariamente a quanto accade in altri social. Una mancanza che però non ha scoraggiato alcuni startapper a riflettere sulle modalità con le quali aggirare l’ostacolo portando alla luce un profitto molto interessante.

Polly difatti nasce ‘sulle spalle’ di Snapchat e permette agli utenti iscritti di poter porre ai propri contatti dei piccoli sondaggi. Delle domande a risposta multipla da poter compilare comodamente dal browser del social network con un semplice swipe verso l’alto. Ma forse l’aspetto più innovativo che reso Polly interessante sin dalla sua nascita è la possibilità di rispondere ai messaggi senza essere necessariamente iscritti.

Uno strumento nuovo (almeno su Snapchat) che certamente offre nuovi scenari per poter comunicare in maniera più efficace e produttiva, sfruttando le caratteristiche di Polly per poter studiare a fondo (ad esempio) il proprio target di riferimento.

Un successo fortuito

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Accade spesso che forse le cose più semplici siano le più utili e di conseguenza le più diffuse. Ed è ciò che sta accadendo in questi mesi a Polly e agli sviluppatori del progetto: un successo repentino che forse neanche il team si aspettava dopo aver provato per anni con innumerevoli progetti a raggiungere il successo internazionale.

The Drop, Twitch e Whale: questi sono solo alcuni dei progetti (molto differenti tra loro) che il team di sviluppo di team di Polly hanno sviluppato in questi anni, ma solo Polly ha ottenuto fortuna.
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Prprio dall’esperienze di sviluppo e progettazione di altre app, il team si è reso conto dell’importanza dei sondaggi con risposte multiple per i loro progetti. Da qui l’idea di offrire la possibilità, lì dove sin ora non c’era (come per l’appunto su Snapchat), di poter creare dei sondaggi da poter porre ai propri contatti.
L’idea sin da subito era apparsa positiva, tanto da spingere gli stessi sviluppatori a modificare e correggere alcuni vecchi progetti.

Ad oggi Polly continua a crescere vertiginosamente classificandosi in questa settimana come la 13a app più utilizzata negli USA.

La svolta delle API

Nonostante il successo di Polly i developers di Snapchat non hanno intenzione di rendere pubbliche le API della piattaforma. “Una scelta saggia”, così è stata definita da Ranidu Lankage, uno dei due fondatori di Polly.

Difatti se la libertà nell’utilizzo delle API hanno offerto da un lato un ventaglio di possibilità quasi infinite agli sviluppatori di tutto il mondo, dall’altro hanno comportato notevoli problemi come la raccolta senza consenso di messaggi e contatti.

Una grave violazione della privacy che ha spinto molti social network a fare dei passi indietro. Polly invece funziona in un modo del tutto differente:  non utilizza le API, ma solo dei link da copiare ed incollare. Svincolandosi in questo modo dalla spinosa questione legata all’utilizzo dei codici proprietari.

Il futuro di Polly

Polly è un’app davvero innovativa, ma con un evidente problema ‘di dipendenza’. Difatti se Snapchat ad esempio dovesse interrompere il supporto all’app di Ranidu Lankage, gran parte del successo ottenuto potrebbe estinguersi istantaneamente. Vanificando i lavoro svolto sin ora.

Gli sviluppatori di Polly conoscono bene l’entità del problema e sperano che anche altre piattaforme social, come ad esempio Instagram, possano integrare nelle proprie Stories la possibilità di inserire dei collegamenti ad app come Polly.

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Retail marketing e mobile: i tips per prepararsi al Natale

Mancano meno di 100 giorni al periodo in cui i numeri legati alle vendite crescono vertiginosamente. La tradizionale corsa ai regali di Natale, preceduta da due avvenimenti non meno importanti, come black friday e cyber monday, è dietro l’angolo.

Avete già iniziato il conto alla rovescia e pianificato la strategia vincente per aumentare le conversioni del vostro shop online? La parola d’ordine per le vacanze 2017 è mobile: la maggior parte delle persone quando torna a casa per trascorre del tempo in famiglia, è sempre più propensa ad accedere ad internet attraverso smartphone e tablet, mettendo da parte gli altri dispositivi più ingombranti.

Impostare una corretta strategia di mobile marketing per ottenere il successo nei  prossimi mesi è fondamentale.

È importante non farsi trovare impreparati e concentrarsi su alcuni aspetti chiave del mondo mobile, per rendere unica l’esperienza d’acquisto dei propri clienti.

Semplificare il processo di check-out

Woman on line shopping with smart phone. Clothing store in the background.

Secondo i risultati di una ricerca condotta da Baymard Institute, la percentuale dei carrelli abbandonati è pari al 69,23 %, e quasi un terzo degli utenti non completa l’acquisto perché il processo di checkout è troppo complesso.

Tali numeri possono notevolmente abbassarsi se si analizzano i comportamenti dei clienti e si comprendono le ragioni che li spingono ad abbandonare lo shopping.

I settori fashion e travel, sono quelli più popolari durante i periodi festivi, ma sono anche quelli che registrano maggiori carrelli abbandonati.  Tutti i marketer che operano in questi campi, non dovrebbero sottovalutare questo aspetto e sarebbe opportuno che  perfezionassero il  processo di checkout soprattutto da mobile. L’esperienza d’uso dei clienti deve essere semplice e rapida, ad esempio riducendo il numero di campi d’iscrizione da compilare, inserendo l’auto-suggerimento e così via.

Essere diretti in modo gentile

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I periodi che precedono le vacanze natalizie sono quelli più caotici, le persone iniziano a guardarsi intorno per la scelta degli acquisti da effettuare. I brand non possono stare con le mani in mano, aspettando che il traffico arrivi in modo organico nella loro app o nello shop online.

Al contrario, è necessario trovare un modo per attirare l’attenzione degli utenti, inviando loro messaggi in modo strategico e tempestivo, ma soprattutto mobile friendly.

Le notifiche push possono raggiungere tassi d’apertura del 40%,  motivo più che valido per decidere di inserirle nella propria strategia mobile, per coinvolgere le persone e portarle all’interno delle proprie app.

Migliorare la user experience

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L’esperienza d’uso di un sito web o di un’app, rappresenta uno dei fattori più importanti del processo d’acquisto digitale. La strada giusta da intraprendere per prepararsi al meglio al periodo delle feste è quella di rivedere le proprie piattaforme, individuando problemi e criticità, per poi trovare possibili soluzioni che migliorino le prestazioni del proprio shop online.

Gli addetti ai lavori devono analizzare i diversi aspetti che caratterizzano l’esperienza d’acquisto del cliente: i tempi di caricamento, il customer care e così via. I dati raccolti nel corso di una ricerca condotta Aberdeen parlano chiaro: un secondo di ritardo nel rispondere alle richieste degli utenti può causare una riduzione del 7% delle conversioni.

Un’aspetto da tenere presente e da migliorare preventivamente riguarda la velocità delle pagine web. Durante il periodo natalizio, i server potrebbero essere più affollati che mai, bisogna quindi essere preparati e ottimizzare i tempi di risposta del proprio server, tempi di caricamento lunghi spingono i clienti ad abbandonare l’acquisto.

I consumatori sono sempre meno intolleranti rispetto a siti poco mobile friendly, è per questo motivo che molti brand hanno deciso di realizzare la propria applicazione mobile. La creazione di un’app da zero potrebbe sembrare una cosa molto impegnativa da fare adesso, considerando che ci troviamo alla fine dell’anno, ma ricordate che non è mai troppo tardi per i cambiamenti che migliorano il vostro business.

Testare le campagne

Il periodo delle festività, in cui c’è un picco di traffico, è il momento giusto per effettuare dei test sulle campagne di comunicazione, test dai quali si potranno trarre spunti per il futuro.

Ormai la maggior parte delle aziende ha una certa familiarità con gli A/B test, che tendenzialmente funzionano meglio quando si ha un pubblico di riferimento ampio, ed è proprio questo che rende le vacanze il momento migliore per testare cosa funziona e cosa no.

Pianificando una giusta strategia mobile e migliorando l’esperienza dei vostri clienti, sarete di certo  inseriti nella lista dei preferiti non solo per quest’anno ma anche per quelli a seguire.

Avete altri suggerimenti da aggiungere alla lista?

Nuovo regolamento sul trattamento dei dati personali

Protezione dei dati personali: le nuove regole da conoscere

Operativo dal 25 maggio 2018, il nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati personali (General Data Protection Regulation – GDPR) definirà norme uniche per tutti i trattamenti effettuati nei Paesi dell’Unione Europea.

Farsi trovare pronti è indispensabile, per trasformare gli obblighi di legge in opportunità di crescita e sviluppo per il tuo business.

E per aiutarti a farlo, MailUp mette a tua disposizione un nuovo eBook dedicato all’argomento, avvalendosi delle competenze dell’Avvocato Marco Maglio, Presidente dell’Osservatorio Europeo sulla Data Protection. Il white paper punta ad aiutare le aziende ad aggiornarsi e allinearsi alla nuova normativa, esplorando i principi e le questioni applicative che ridefiniranno l’attività di raccolta e trattamento.

Trattamento dei dati personali

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Raccolta e trattamento dei dati personali: perché essere in regola è così importante?

Con il ruolo sempre più determinante dei dati personali, considerati come motore di sviluppo per l’impresa, e l’ascesa delle nuove tecnologie di raccolta – IoT, big data, behavioural advertising, strumenti predittivi –, la capacità di prevenzione delle violazioni legali è diventata fondamentale.

Gli elementi di novità, però, sono tanti ed è necessario conoscerli e sapere come applicarsi per non incorrere in errori che mettano a rischio le attività online dell’azienda. Si va dai fattori relativi alle operazioni (informativa, raccolta del consenso, analisi del rischio, profilazione), ai diritti dell’interessato (portabilità, oblio, limitazione), senza tralasciare i nuovi attori in gioco (Data Privacy Officer) e i rapporti tra aziende e autorità Garante.

Nuovo regolamento sul trattamento dei dati personali

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Cosa significa il nuovo GDPR per la tua azienda

Tutte le aziende online, ma anche offline, raccolgono e trattano dati personali, siano quelli dei clienti, dei prospect, dei dipendenti o dei fornitori, e fino ad oggi la privacy è stata considerata come un fastidioso adempimento necessario, da rispettare per lo più con comportamenti formali, affidati alla supervisione di un legale.

Il nuovo GDPR europe, invece, pone nuove prospettive al trattamento dei dati personali, dato che la privacy diventerà un vero e proprio processo aziendale da gestire in tutte le sue fasi, da quella ideativa a quella esecutiva.

I dati personali, in pratica, sono diventati “l’equivalente della materia prima per l’economia tradizionale” – spiega l’Avvocato Maglio – “l’elemento base da trasformare nel prodotto per il mercato”. Vanno quindi non solo raccolti, ma anche elaborati per generare fatturato per l’azienda.

Raccogliere e gestire dati personali in modo adeguato, insomma, significherà per le aziende poter:

  • Creare prodotti innovativi
  • Formulare offerte mirate ai consumatori, convertendoli in clienti fidelizzati
  • Garantire la sicurezza e migliorare l’efficienza aziendale
  • Controllare, profilare e analizzare

Diventa essenziale, quindi, anche proteggere questo valore generato dal processo produttivo intorno ai dati e prevenirne possibili abusi.

Nuovo regolamento sul trattamento dei dati personali

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Ciò che cambia, in sostanza, è quello che possiamo riassumere in questi dieci punti:

  1. l’informativa diventa breve e priva di riferimenti normativi: deve essere comprensibile anche ai minori e contenere nuovi elementi, come l’origine dei dati e il tempo di conservazione previsto.
  2. Il consenso al trattamento cessa di essere necessariamente espresso e diventa un consenso inequivocabile e quindi desumibile in base ai comportamenti degli interessati.
  3. I ruoli del trattamento, con l’introduzione della figura del Data Privacy Officer (il responsabile per la protezione dei dati personali), un vero manager dei database aziendali e non un semplice garante interno del legittimo trattamento dei dati.
  4. Sparisce l’obbligo di notificazione al Garante e si introduce il registro dei trattamenti
  5. Scompare il Documento programmatico sulla sicurezza e nasce il Documento di valutazione di impatto del trattamento dei dati.
  6. Vengono introdotti meccanismi di certificazione e nascono i cosiddetti Sigilli di qualità della Privacy.
  7. Vengono introdotti nuovi diritti, come quello alla portabilità dei dati, per cui ogni interessato potrà trasferire da un titolare a un altro i dati che lo riguardano.
  8. Diventa essenziale progettare la tutela dei dati personali e documentare l’attenzione verso l’analisi dei rischi connessi al trattamento dei dati personali.
  9. Le norme seguono il soggetto cui si riferiscono i dati: ogni cittadino europeo ha diritto di vedere applicato il regolamento europeo anche quando i dati sono raccolti da una società extraeuropea.
  10. Le sanzioni, in caso di violazione, aumentano significativamente e per le multinazionali sono calcolate in percentuale (fino al 4%) del fatturato del Gruppo.

Mappare le proprie banche dati, ripensare i processi di trattamento dei dati e impegnarsi per estrarre valore dalle informazioni di cui si dispone, nel rispetto degli interessati, diventa essenziale oggi per raggiungere l’obiettivo della nuova normativa: permettere alle imprese di dire “Privacy is good for business”.

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Come funziona la timeline di Twitter?

Nell’epoca dei social network si corre. Corrono tutti! Corri tu nel cercare di aggiornarti nella intricata giungla del web e delle app, corrono le aziende per far sì che tu legga i loro contenuti, usufruisca dei loro prodotti e che ti trasformi in una pubblicità ambulante per il loro brand. Volendo proiettare tutto ciò in un’immensa maratona globale, potremmo tranquillamente collocare Twitter nel gruppo dei social network, ma lo vedremmo arrancare mentre cerca di guadagnare terreno rispetto ai destinati al podio.

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«Sì, ok, ma cos’è Twitter?»

In breve, Twitter è un social network site nato nel 2006 da un’azienda di San Francisco e ti permette di creare un profilo personale tramite il quale puoi esprimerti con messaggi di testo brevi, i tweet (to tweet, cinguettare). La velocità di comunicazione ha permesso a Twitter di distinguersi nel tempo quale piattaforma per l’informazione e, in particolare, luogo dove la politica incontra il mondo dell’editoria per una comunicazione più o meno diretta, fattore che ha permesso all’uccellino blu di porsi come concorrente di altri siti simili.

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Concorrenza spietata

Come già anticipato, però, i competitor di Twitter sono ossi duri. I dati raccolti da Dreamgrow mostrano come Instagram, YouTube e Facebook procedono senza esitazioni nel mantenimento di un buon numero di utenti attivi sui propri siti.

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La peculiarità testuale di Twitter ha spesso ritagliato uno spazio a parte per l’uccellino blu e la mancanza di centralità di contenuti audiovisivi lo ha penalizzato nella corsa generale. La crisi del tardo 2015 ha posto Twitter nella posizione di dover riconsiderare molti aspetti della propria struttura e da circa due anni la piattaforma sta cercando di evolversi per poter essere più appetibile per gli utenti.

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Il nuovo algoritmo

Al di là del recente aumento dei caratteri dei tweet, Twitter ha apportato delle modifiche al proprio algoritmo nell’estate del 2016 per la composizione della timeline, passando dalla distribuzione cronologica dei tweet a un calcolo multifattoriale, traendo benefici a livello di traffico. Ad ogni tweet viene attribuito un punteggio in base a tre fattori: il numero delle interazioni e la presenza di contenuti multimediali; il peso dell’autore del cinguettio, come anche il numero delle interazioni tra chi ha postato e chi visualizza; affinità di interessi e comportamenti tra il tweet e l’utente che visualizza.

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Popular articles

Un altro step di restyling di Twitter è la sezione “Popular articles. Si tratta di un aggregatore che cataloga, oltre la logica degli hashtag, una serie di notizie a seconda dei contatti dell’utente. Purtroppo, però, sembrerebbe che la sezione si basi solamente sulle interazioni tra news e utenti, rischiando così di oscurare notizie più rilevanti, ma povere di cuori e retweet.

Insomma, Twitter ce la sta mettendo tutta, ma la strada è ancora lunga. Seppur il traffico degli attivi è considerato buono, il social sembra essere poco appetibile per chi è agli inizi per quanto riguarda logiche di personal branding e affini, trovando poco spazio rispetto ai profili di influencer o di persone già note alla collettività della piattaforma.

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2017, l’anno d’oro di Nintendo

Non c’è dubbio: il 2017 sembra proprio essere un anno d’oro per Nintendo, che sembra non sbagliarne una, a partire dal lancio a marzo della console Switch, che a differenza del suo predecessore Wii U ha da subito ottenuto ottimi consensi, generando volumi di vendita in grado di superare colossi come Playstation 4 e Xbox One.

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Con l’innovativa console che unisce la versione fissa a quella portatile è stato infatti lanciato l’ultimo capitolo della saga The Legend of Zelda: Breath of the Wild, considerato uno dei più bei giochi dell’ultimo decennio; il gioco è uscito in doppia versione, sia per Switch che per Wii U, diventandone così di fatto il canto del cigno.

È inoltre di questi giorni il lancio del nuovo Metroid: Samus Returns che questa volta vedrà le avventure di Samus Aran raccontate su 3Ds, mentre per il mese di ottobre è previsto l’arrivo di Mario Odissey sempre per Nintendo Switch. Di fatto quindi, tre dei principali titoli Nintendo hanno visto o vedranno l’uscita di un nuovo capitolo nel corso dell’anno.

Non solo, in un anno così performante sono usciti molti altri i titoli che hanno contribuito al successo di Nintendo: da Mario Kart 8 Deluxe a Splatoon 2, da Arms fino a Mario + Rabbids: Kingdom Battle.

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Qual è il segreto di un anno così positivo?

Senza dubbio, il saper imparare dai propri errori è stato per Nintendo fondamentale: la console Wii U, che ha preceduto Switch, ha venduto un decimo rispetto alla rivoluzionaria Wii. Nintendo deve aver bene analizzato le ragioni di questo insuccesso, perché la console Switch è subito diventata la console con il più alto ritmo di vendita di sempre della casa giapponese, con 5 milioni di unità vendute nel solo mese di marzo, tanto da risultare addirittura difficile da trovare.

Una strategia di marketing molto più consistente rispetto al passato ed una presenza social decisamente più forte completano il quadro.

Inoltre la sua natura ibrida ed il suo essere al contempo una console casalinga e portatile non la rende diretto competitor delle altre principali console, ponendola di fatto su tutto un altro piano e andando ad occupare una nicchia di mercato tutta sua.

Il problema della reperibilità non riguarda però solo Switch, ma anche un altro importante lancio di questi giorni: la console Nintendo SNES Classic è già sold out solamente con i pre-order, un fenomeno simile a quello avvenuto lo scorso anno per NES Classic Mini.

Cosa c’è nel futuro di Nintendo?

C’è da aspettarsi una rapida successione di titoli provenienti anche da terze parti, uno più interessante dell’altro: sono previste delle versioni per Switch di LA Noire e Skyrim, oltre a Yoshi, Kirby, Pokémon, Metroid Prime, Doom e Xenoblade Chronicles 2. Per la console portatile 3Ds, oltre al già citato Metroid arriverà a novembre una nuova versione di Pokémon Sole e Luna.

Noi siamo già pronti a giocare e voi? 😉

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Week in Social: dallo stop agli hater su Instagram a Twitter che dice ciao ai 140 caratteri

Settembre è agli sgoccioli, l’estate è bella che andata da un pezzo e qualcuno, ottimisticamente, dirà che le feste natalizie sono a un tiro di schioppo. Qualunque sia il vostro umore, ricordatevi sempre che il vero Ninja è sempre aggiornato su ciò che lo circonda e Week in Social, la nostra rubrica settimanale, torna per (ri)proporvi alcuni dei fatti più salienti del sempre mutevole mondo dei social network.

Siete pronti al nostro concentrato di novità?

Office e LinkedIn: l’unione fa la forza

Ricorderete certamente l’acquisto da parte di Microsoft della piattaforma LinkedIn per l’importante cifra di 26,2 miliardi di dollari.

L’operazione sembra portare adesso i primi frutti con l’annuncio dell’integrazione tra Office 365, la nuova versione della famosa suite di applicazioni di Microsoft, e il social network dedicato al mondo dei professionisti.

Le future applicazioni saranno diverse: tra queste, i recruiter potranno visionare informazioni presenti sui profili LinkedIn dei futuri candidati direttamente da Outlook. L’integrazione si estenderà anche ai sistemi operativi, con notifiche LinkedIn direttamente nell’action center di Windows.

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Twitter: addio 140 caratteri

Il social dell’uccellino celeste non gode del suo momento di maggiore popolarità, questo è certo. Dopo diversi cambiamenti si appresta a modificare anche una delle sue caratteristiche originarie più iconiche: è in fase di testing, attualmente presso un numero selezionato di utenti, la possibilità di scrivere tweet lunghi fino a 280 caratteri, di fatto il doppio di quanto sempre permesso dalla piattaforma.

Un tentativo, forse, di ripopolare un social che da troppo tempo vive un periodo di contrazione di utenti e ricavi. Sarà questa la svolta buona o, invece, l’ultimo sintomo di una profonda crisi di identità? Abbiamo chiesto a Luca La Mesa, docente del Social Media LIVE Program, di commentare per noi la notizia:

Il raddoppiamento dei caratteri a disposizione è un segnale chiaro da molti punti di vista. Se da un lato va a snaturare il punto di differenziazione iniziale di Twitter rispetto ad altri social, dall’altro aumenterà le possibilità per utenti ed inserzionisti di esprimere concetti più articolati. La novità sembra però denotare anche una ricerca di “cambiamento” date le performance non paragonabili rispetto ad altri social media. Twitter deve cambiare per cercare un suo nuovo posizionamento più performante, come social e come azienda. La speranza è che si cominci dall’ascoltare anche le diverse richieste degli utenti, a partire dalla possibilità di modificare i tweet. Sarebbe una storia che si ripete dato che furono proprio gli utenti a suggerire a Twitter di “inventare” gli hashtag. All’inizio risposero di no ma alla fine li hanno implementati con successo.

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Instagram: una stretta ai commenti tossici

Come tutti i social network, anche Instagram purtroppo è popolato da persone che passano il tempo a rendere peggiore l’esperienza degli altri utenti. Il cosiddetto sottobosco fatto di hater, troll e flamer non conosce confini e ha colpito anche il social network tra i più in voga del momento.

Ecco perché gli sviluppatori di Instagram hanno introdotto nuove funzioni volte proprio ad arginare questo problema. Gli utenti potranno adesso bloccare i follower più fastidiosi o inviare segnalazioni anonime se, durante una diretta, notano qualcosa che non va, come ad esempio una persona in evidente pericolo o difficoltà.

A corredo di queste novità, l’introduzione di appositi sticker a forma di cuore creati da diversi artisti provenienti dalla community di Instagram. Li userete?

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Facebook: monetizzazione per gli editori

Facebook è pronta ad attivare, anche in Italia, la possibilità di inserire per gli editori notizie a pagamento sulla sua piattaforma. Dieci partner selezionati saranno i primi a testare diversi metodi per monetizzare anche sul social di Mark Zuckerberg, i propri articoli. Due i modelli di pagamento presentati in un evento a Milano: il primo si basa sul concetto di “paywall” che permetterà di leggere gratis fino a un certo numero di articoli, per poi chiedere una somma monetaria per continuare a fruire di quanto scritto da quella testata.

Il secondo metodo è più vicino al mondo del “freemium”: saranno gli editori infatti a decidere quali notizie rendere disponibili gratuitamente e quali, invece, solo dietro un corrispettivo pagamento. I ricavi andranno interamente agli editori e le transazioni potranno prevedere anche strumenti come PayPal. Il guadagno di Facebook? Essenzialmente, autorevolezza e credibilità. Con l’introduzione di queste “notizie a pagamento”, infatti, dovrebbe arrivare anche un nuovo strumento che permette di individuare con maggior tempestività le troppe fake news che circolano sul social. Che sia la volta buona? Ecco cosa ne pensa Luca La Mesa:

Il mondo delle news sta cambiando profondamente e sempre più utenti si informano sui social invece che facendo browsing su internet. Il dubbio di molti editori in passato è stato se Facebook fosse un buon alleato o una minaccia. Le strategie di abbonamento in revenue share vanno a rafforzare i rapporti tra le parti e a permettere agli utenti di avere sempre più informazioni all’interno della piattaforma.

WhatsApp: nuovo blocco in Cina

Dopo un blocco in luglio per l’invio di foto e video, fortunatamente risolto dopo poco, WhatsApp è di nuovo inutilizzabile in Cina. Questa volta ad essere momentaneamente disabilitate sono tutte le funzioni della popolare app di messaggistica istantanea, utilizzabili al momento unicamente dietro VPN, particolari software che aggirano i blocchi territoriali.

Alcuni esperti dicono che il blocco sia collegato all’imminente Diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese. Che sia una misura temporanea o invece un blocco ben più durevole?

Queste solo alcune delle notizie che hanno riguardato il mondo dei social network nell’ultima settimana. Appuntamento alla prossima e mi raccomando… siate sempre aggiornati!

Facebook come LinkedIn? Ecco il programma di mentoring

Facebook sta testando un programma di mentoring tra gli utenti. La scoperta di Techcrunch è avvenuta sbirciando il codice sorgente del social, nel quale sono presenti anche alcune frasi che appaiono come linee guida per i tutor.

La scoperta è stata confermata dal SMM Matt Navarra, che ha reperito il test di una schermata strutturata per invitare l’utente a rintracciare i propri apprendisti sulla base di elementi comuni quali: amici, localizzazione, educazione e professione.

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Il principio è simile alle funzioni di recente implementazione “persone suggerite” e “scopri cosa hai in comune con i tuoi amici”: agevolare in tutti i modi lo sviluppo della rete sociale degli utenti, la cui età media va crescendo, dando adito a nuove occasioni di trovare o ritrovare amici e conoscenti.

LEGGI ANCHE: Facebook sta testando una nuova opzione che ti mette in contatto con persone simili a te

Facebook vs LinkedIn

i legami professionali su facebook

Altre iniziative, invece, sono più specificamente dedicate al mondo del lavoro:

  • Workplace: il tool multifunzione per organizzare e agevolare le interazioni tra colleghi al lavoro sul medesimo progetto.
  • Job post: attualmente disponibili negli US, permettono alle aziende di pubblicare e sponsorizzare offerte di lavoro.

LEGGI ANCHE: Su Facebook inizia il Recruiting: la nuova funzione permetterà di trovare lavoro

Non c’è dubbio che Zuckerberg guardi con interesse al social dedicato al lavoro per eccellenza: LinkedIn ha infatti lanciato il suo servizio di mentoring appena un mese fa.

La sfida sarà quella di rendere un social polivalente come Facebook adatto alle esigenze di professionisti e recruiter, affinché possano trovare servizi adeguati e un ambiente funzionale per il mondo del lavoro. D’altro canto, una zona grigia di LinkedIn è la copertura delle richieste inerenti professioni meno qualificate, che potrebbero invece trovare un ambiente ideale in un social più aperto come Facebook.

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Le poche informazioni attualmente disponibili in merito al rapporto mentor/mentee all’interno del social, lasciano intuire che si tratterà di un collegamento differente dalle richieste di amicizia: sarà interessante vedere quanto e come sarà possibile personalizzare la privacy relativa agli aspetti professionali del profilo, permettendo di differenziare il rapporto con un mentor/mentee rispetto a quello con un amico.

I filtri relativi alla privacy ovviamente non varranno per Facebook, che avrà a disposizione nuovi dati per profilare gli utenti, soprattutto per quanto riguarda i job post menzionati in precedenza.

Zuckerberg: relazioni e informazioni

la visione sociale di zuckerberg

Tralasciando gli aspetti commerciali, la filosofia dietro al programma di mentoring e alle altre implementazioni è ben illustrata da un post di Mark Zuckerberg pubblicato lo scorso maggio.

Un mito diffuso prevede che se le persone avessero avuto accesso a maggiori informazioni avrebbero preso decisioni migliori. […]. Ma le persone intorno a te esercitano un’influenza molto più forte delle informazioni. […]. Potrebbe essere altrettanto importante collegarti anche a persone che dovresti conoscere – mentori e persone al di fuori del tuo circolo sociale che si preoccupano per te e possono essere una nuova fonte di supporto e ispirazione.

Uno scenario in cui le relazioni contano più delle informazioni è perfettamente coerente con il mondo dei social network e le dinamiche ad essi correlate. L’informazione, infatti, è sempre più influenzata non dai grandi media, bensì dalle cerchie di amicizie nei canali social.

Per questo, il CEO si augura che intrattenere un diverso tipo di relazione all’interno dello stesso Facebook, possa fare la differenza tanto per il futuro lavorativo quanto per quello personale degli utenti:

Se possiamo aiutare anche solo una piccola percentuale di persone a costruire nuove relazioni positive, questo influirà anche su tutti noi. Questo mi dà speranza di potercela fare, di poter aiutare sempre più persone a costruire relazioni positive con persone che espandono la loro percezione delle possibilità.

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I taxi volanti di Lilium raccolgono un investimento da 90 milioni di dollari

Il trasporto privato sembra essere uno dei settori maggiormente attraenti e dinamici di questo 2017. Lilium con i suoi taxi volanti ne è la prova.

Lilium Aviation, compagnia made in Germany, ha testato nella sua base di Monaco il volo del suo gioiello, l’Eagle, un jet elettrico a due posti, in grado di decollare e atterrare in verticale (VTOL) con l’obiettivo di essere accessibile a tutti nella vita quotidiana in un futuro non troppo lontano.

Il sogno dei taxi volanti

Dopo l’esito positivo della prova di volo, Tencent, gigante cinese di Internet, è il primo a bussare alle porte di Lilium. A seguire LGT Bank della famiglia reale del Lichtenstein, Atomico, fondo di venture capital gestito da uno dei fondatori di Skype, Niklas Zennstrom e Obvious Ventures, il fondo di investimento fondato dal co-fondatore di Twitter, Evan Williams.

taxi volanti

Lilium non è però la sola a tentare la grande impresa di inaugurare una nuova era del trasporto privato.

Tra le dirette concorrenti spuntano Kitty Hawk e Zee.aero partecipate dal co-fondatore di Google Larry Page, Volocopter di Uber e Vahana di Airbus.

Ciò che differenza Lilium dai suoi competitors è la tecnologia: Eagle è infatti un veicolo completamente elettrico che punta a raggiungere una velocità di 300 chilometri orari e un’autonomia di 300 chilometri, quindi più efficiente dal punto di vista energetico rispetto ai modelli concorrenti. Lilium sarebbe al lavoro anche su una versione più grande, a cinque posti.

LEGGI ANCHE: Taxi, Uber e droni: qual è il futuro della mobilità?

Un’impresa sfidante

L’aspetto tecnico però non è l’unica sfida che Lilium dovrà affrontare. Come Uber, dovrà fare i conti con leggi, norme e burocrazia. Primo fra tutti l’inquinamento acustico.

Dall’azienda, però, arrivano parole rasserenanti: il veicolo genera meno rumore di uno scooter e sarà quasi invisibile da terra visto che volerà a un chilometro di altezza.

https://www.youtube.com/watch?v=ohig71bwRUE&t=4s

“Vogliamo essere l’azienda che permette a ogni persona di prendere un jet invece dell’automobile e arrivare a destinazione in maniera cinque volte più veloce. Ci sarà un’applicazione e dal primo giorno si potrà prenotare il velivolo come un servizio. Stiamo cercando di trasformare un servizio di nicchia in un servizio accessibile dalle masse”, ha detto a Techcrunch Daniel Wiegand, CEO e co-founder di Lilium.

Chi di voi non ha mai sognato di andare a lavoro con un jet privato? I nostri sogni stanno per prendere vita!

Amazon: 5 grandi novità in arrivo a conferma della leadership digitale

Amazon non si ferma. Nell’evento tenuto a Seattle a sorpresa un paio di giorni fa, Amazon ha presentato alcune novità.

Scopriamole insieme!

New Echo Spot

New Echo Plus

Nuovi Echo più economici

Dal design e dal prezzo più contenuto, i nuovi modelli di Echo sono acquistabili a 99$, con possibilità di aggiudicarsi il pack a 249$.

Alexa entra nelle BMW5

A partire dal 2018: per la prima volta le due realtà si sono accordate al fine di includere il voice assistant nelle vetture tedesche.

Nuova Fire TV

Capace di supportare video 4K HDR con 2160p di risoluzione a 60 frame per secondo.

Molte novità, dunque, che posizionano sempre più Amazon come player di riferimento del nuovo ecosistema digitale.

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Cardiia, un’app che fa bene al cuore

Cardiia è un’app per smartphone, realizzata da un team in gran parte italiano e ora in cerca di finanziamenti sulla piattaforma di crowdfounding Kickstarter, che ha lo scopo di prevenire malattie cardiovascolari e di rilevare eventuali aritmie senza l’ausilio di sensori esterni, ma grazie a una tecnologia che sfrutta Intelligenza Artificiale e Video Analisi.

Cardiia si basa sull’assunto che la prevenzione è l’arma migliore per combattere e risolvere le malattie cardiovascolari, che sono la causa di oltre il 30% dei decessi su base mondiale e che spesso vengono sottovalutate in assenza di sintomi evidenti. La maggior parte delle malattie cardiovascolari più comuni, infatti, sarebbero facilmente curabili se diagnosticate in tempo.

Come funziona Cardiia?

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Cardiia funziona grazie all’integrazione di Intelligenza Artificiale e video analisi: utilizza le tecniche di video analisi per misurare con estrema precisione il battito cardiaco e la pressione sanguigna “semplicemente” leggendo il flusso del sangue del dito che tocca la camera dello smartphone, come fa un normale saturimetro.

Quindi, l’intelligenza artificiale, rileverà l’eventuale presenza di un disturbo cardiovascolare confrontando il pattern raccolto con uno di quelli presenti nella sua vasta memoria.

Le funzionalità di Cardiia sono estremamente accurate (indice di Accuratezza sull’identificazione delle fibrillazioni atriali del 98%) e facili da usare, anche a confronto delle numerose app già presenti sul mercato. L’app fornisce all’utilizzatore importanti informazioni sulla sua salute cardiaca, informazioni che possono essere condivise e monitorate in tempo reale anche dal medico curante, a cui è sempre doveroso affidarsi.

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Le funzionalità sviluppate fino ad ora dal team di programmatori e scienziati, permettono a Cardiia di misurare il battito cardiaco e la pressione sanguigna e di rilevare, grazie all’intelligenza artificiale e alla video analisi, eventuali fibrillazioni atriali.

Lo scopo della campagna lanciata su Kickstarter di Cardiia, che si rivela un’app assolutamente innovativa e fondamentale per l’health care, è raggiungere i fondi necessari per la sua implementazione con il monitoraggio di ulteriori malattie cardiovascolari come la bradicardia, la tachicardia ventricolare, l’ipertensione e altre problematiche che se rilevate per tempo permetteranno di migliorare la vita di molte persone.

Cardiia ha iniziato i suoi test sui pazienti da gennaio 2017 e potrebbe essere lanciata sul mercato, nella sua versione Beta, già nel gennaio 2018, la campagna su Kickstarter sarà attiva fino al 18 ottobre e ha già superato il 60% della richiesta.