Quale è lo stato del Digital Content Marketing in Italia? I risultati della survey di HyperContent Lab

Questo articolo è stato scritto da Francesco Gavatorta (Social Media Editor di Ninja Marketing) e Alberto Maestri (Tech Editor di Ninja Marketing), co-autori di “Content Evolution. La Nuova Era del Marketing Digitale” (FrancoAngeli, 2015) e co-thinker di HyperContent Lab – think tank dedicato allo studio dell’evoluzione del content marketing e dello storytelling.

All’interno dell’articolo “Vuoi conoscere lo stato del Digital Content Marketing in Italia? Partecipa alla survey di HyperContent Lab!” ti avevamo già parlato della survey lanciata all’interno di HyperContent Lab, dedicata a mappare lo stato italiano del Content Marketing sui canali digitali. Finalmente, dopo mesi di survey (dal 26 agosto al 26 dicembre 2016) e tutte le analisi del caso, possiamo darti i risultati finali! Dunque, quale è lo stato dei digital content marketing in Italia?

Sei curioso? Seguici 🙂

Content Marketing Survey 2016: i risultati dell’analisi

La survey, composta da 30 domande, ha raccolto la partecipazione di 66 rispondenti tra i decision maker aziendali divisi tra donne (56,7%) e uomini (43,3%), dipendenti sia di PMI (62,1%, tra cui il 21,6% micro-imprese con meno di 10 collaboratori) che di realtà con più di 250 persone (37,8%). I settori più rappresentati sono l’Automotive, il Food & Beverage, il Tech. L’anno di nascita medio dei rispondenti è il 1981; tra i job title spiccano Marketing & Communication Manager, Digital Manager, Head of Digital / Head of Content Marketing, Manager of Social Media.

Una prima notizia positiva: più di ¾ delle persone intervistate dichiara che la propria azienda ha implementato una strategia di content marketing sui media digitali. L’approccio che prevale è di internalizzazione / diretta gestione sia totale (33,3% dei casi) che parziale (63,9%), ovvero con l’aiuto di partner esterni – società di consulenza e/o agenzie. Si tratta di dati a nostro avviso positivi, in quanto le attività di content marketing possono essere gestite in modo virtuoso ed efficace solo da chi davvero vive l’organizzazione “da dentro”, nel day by day quotidiano.

Quale rapporto con il digital marketing e la marketing automation?

Se il digital content marketing viene generalmente implementato, lo sforzo è ancora parziale rispetto al piano di digital marketing complessivo: più della metà dei rispondenti afferma infatti di dedicare al massimo il 20% del budget rispetto al totale di quello di digital / online marketing a disposizione. Quasi l’80% dei rispondenti sostiene che la percentuale di budget di content marketing dedicata al costo delle licenze dei software a supporto (es. analytics, content management, blogging, etc.) è solo al massimo il 20%. Adobe e Salesforce sono i due big vendor più citati, mentre tra le soluzioni più specifiche spiccano Buffer e Hootsuite. Cifre in netta contro-tendenza con la dinamica di crescente automazione dei processi di marketing (marketing automation).

I feedback dei partecipanti alla survey mettono dunque in risalto una modalità di gestione del digital content marketing fatta secondo processi e meccanismi “manuali” e people-intensive. Tale ipotesi è confermata dal dato: più del 40% dei rispondenti dichiara di dedicare alle attività di digital content marketing in azienda dalle 6 alle 15 ore lavorative alla settimana.

Digital content marketing fa spesso rima con social media marketing

Un elemento interessante emerso dalle analisi della survey riguarda i canali e le tipologie di contenuto utilizzate ritenute più efficaci: la maggior parte dei rispondenti considera infatti nel proprio channel mix i social network, seguiti (a distanza) dal sito web aziendale e dall’e-commerce. In relazione ai digital contents, le tipologie più utilizzate sono le immagini / fotografie, gli aggiornamenti sui social network e i video.

A giudicare dai risultati, dunque, in molti casi digital content marketing “fa rima” con social media marketing. Non a caso, la pubblicità su Facebook si posiziona come il paid media più utilizzato in assoluto per supportare le attività di contenuto.

Obiettivi, metriche, KPI di content marketing

Per quale ragione è implementata la strategia di digital content marketing? I feedback dei rispondenti possono essere raggruppati in tre principali cluster di obiettivi:

  • Marketing e brand image: la maggior parte dei professionisti coinvolti nella survey dichiara che la strategia di contenuto ha come fini un aumento del livello di conoscenza e notorietà dell’azienda, del brand, del prodotto specifico, etc., nonché un impatto positivo sulla reputazione aziendale e sul branding.
  • Digital leadership: il miglioramento del posizionamento nella mente delle persone raggiunto attraverso il primo punto si declina in ambito digitale con la volontà di incrementare sia il ranking sui principali motori di ricerca che il traffico sugli asset aziendali online (e-commerce, campagne, etc.).
  • Information: infine, la condivisione con clienti e utenti di informazioni utili e preziose per le proprie attività quotidiane è uno degli altri desiderata che i rispondenti desiderano potere raggiungere attraverso il content marketing sui canali digitali.

Una volta definiti gli obiettivi, come viene misurato il loro raggiungimento? In quasi metà dei casi (47,2%), il successo della strategia non viene calcolato. Tali dati spingono a pensare che il digital content marketing nel nostro Paese sia a volte percepito più come un gesto creativo / artistico che come leva di marketing digitale capace di creare concreto valore di business.

Content & Tech trend 2017

Quali saranno i trend digitali a cui prestare particolare attenzione? Programmatic advertising, bot e virtual reality (VR), con il mobile e il video marketing posizionati come paradigmi più trasversali sotto costante attenzione.

Spostandosi a un focus di canale, la piattaforma di social networking “rivelazione” e più interessante del 2017 sarà Snapchat, anche se sono ancora tanti a considerare Facebook e il proprio “figlio” Instagram come soluzioni evergreen, ancora capaci di sorprendere.

Conclusioni

Pur senza volontà di posizionarsi come una ricerca validata dal punto di vista scientifico, la rilevazione che abbiamo effettuato non solo fornisce diversi spunti di interesse per comprendere meglio lo stato dell’arte del digital content marketing in Italia dalla prospettiva privilegiata dei decision maker aziendali, ma delinea anche i principali trend che caratterizzeranno con ogni probabilità il 2017.

Uno scenario caratterizzato da diversi spunti positivi, nonché da altrettanti margini di miglioramento.

La survey verrà riproposta in settembre 2017, al fine di raccogliere gli insight di quest’anno e tracciare la roadmap del successivo.

Per qualsiasi informazione aggiuntiva o suggerimento, è possibile contattarci all’indirizzo e-mail info@hypercontentlab.com.

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Hater, l’app che ti aiuta a trovare l’amore in base a ciò che odi

Tutti noi abbiamo una lunga lista di cose fastidiose che odiamo: possono essere piccole e insignificanti, ma a volte possono rendere le relazioni con il nostro partner molto difficili.

Hater è la nuova dating app che promette di aiutarti a trovare l’anima gemella partendo dalle cose che più odi: è un concept davvero divertente che svela il nostro lato probabilmente meno simpatico ma anche più sincero.

L’applicazione sarà lanciata ufficialmente l’8 febbraio, ma è ora disponibile in versione beta per iOS, mentre sarà disponibile per Android questa primavera. Hater offre 3.000 argomenti selezionabili: dai selfie a chi cammina lentamente, le opzioni sono davvero tante e quasi impensabili. Il procedimento di scelta è ovviamente il sistema di swiping: è sufficiente fare scorrere verso il basso quello che si “odia”, in alto quello che si “ama”, a sinistra quello che ci sta antipatico, a destra quello che ci piace.

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L’applicazione abbina gli utenti in base a ciò che entrambi “non” amano e ad altri fattori come la posizione: in questo modo sarà facile iniziare una conversazione, aiutati anche da un semplice gioco rompighiaccio che l’app propone ai due utenti durante il match.

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Hater è un’idea di Brendan Alper, che dopo aver lasciato il suo lavoro da Goldman Sachs per diventare un comico, ha pensato ad Hater inizialmente come uno scherzo ed in seguito si è reso conto che l’applicazione poteva funzionare anche nella vita reale.

“Quello che odio è una parte importante di ciò che siamo, ma è spesso spazzato sotto il tappeto del nostro personaggio pubblico”, ha dichiarato Alper, “Vogliamo che la gente si esprima più onestamente. Inoltre, è facile iniziare una conversazione con qualcuno se entrambi sanno di odiare i sottaceti!”.

Al momento l’argomento più odiato finora sono le elezioni presidenziali del 2016, mentre i temi più cari sono la mia mamma, l’oceano e il guacamole! Hater è sicuramente un’app progettata su misura per questi tempi imprevedibili: ogni giorno abbiamo tante cose nuove da odiare e tante nuove occasioni per trovare amici con cui condividere ciò che non ci piace!

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Lego Life, il social network in stile Instagram per i bambini

Lego, nel corso del tempo, ha dato molta importanza al pubblico adulto, offrendo loro molte occasioni di divertimento, specialmente attraverso internet, videogames in tutte le salse e i social network: eppure il pubblico dei più piccini ad oggi sembrava tagliato fuori da queste soluzioni.

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Per rimediare a questo errore, Lego ha annunciato un’interessante novità: Lego Life, un nuovo social network appositamente progettato per i bambini di età inferiore ai 13 anni dove i più piccoli possono condividere le loro costruzioni e creazioni Lego come accade per gli adulti su Instagram.

In altre parole, Lego Life avrà severe restrizioni nei commenti e non conterrà annunci pubblicitari se non quelli dedicati al mondo Lego, come prevedibile. I piccoli utenti potranno pubblicare le immagini delle loro creazioni Lego, seguire altri utenti e commentare i post con particolari emoji Lego. L’applicazione offrirà anche divertenti sfide di costruzione per stimolare la creatività nei bambini utilizzando l’applicazione.

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Dal punto di vista della sicurezza online, agli account di lego Life viene impedito di condividere tutte le informazioni personali: gli avatar sono infatti personalizzabili in stile omino Lego, i nomi degli account sono una serie di parole random, e tutte le immagini e i commenti sono fortemente moderati attraverso una combinazione di filtro automatico e il lavoro di un team di dipendenti Lego che verificano i contenuti.

Le emoji e gli adesivi sono l’unico modo per comunicare e commentare e non è neanche concesso condividere selfie. Per iscriversi, se si ha meno di 13 anni, è necessario utilizzare l’email di un genitore.

Lego prevede che nel futuro Life possa trasformarsi in un hub per tutti i servizi on-line di Lego: altri giochi verranno creati e per accedervi si potrà utilizzare l’account di Life; inoltre gli utenti di Lego Boost saranno in grado di condividere le istruzioni e il codice per le loro creazioni anche attraverso quest’app .

Attualmente Lego Life è disponibile perAndroid e iOS negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada, Francia, Germania, Danimarca, Austria e Svizzera. Per i bambini italiani per ora toccherà aspettare!

offerta di lavoro

Vuoi vivere un’esperienza lavorativa in Ninja Academy? Candidati come Account Assistant!

Job Offer: Stage – Account Assistant, Milano

In Ninja Academy, la edtech company di Ninja Marketing focalizzata sul professional empowerment per la digital transformation, stiamo nuovamente ampliando il team: siamo alla ricerca di un guerriero ambizioso e motivato da inserire nel nostro ufficio di Milano per uno stage retribuito come Account Assistant.

I Ninja hanno la passione per l’empowerment professionale e personale e su questo valore si fonda anche il percorso di crescita di chi lavora con noi. La nostra profonda connessione con l’industria tech e creativa vive di contaminazioni, connessioni ed eventi nazionali ed internazionali. Lavorerai in un ambiente creativo ed efficiente, stimolante tanto nelle riunioni quanto agli eventi di networking. La nostra azienda è caratterizzata dal forte senso di appartenenza ma anche dalla consapevolezza del lavorare divertendosi: questa posizione fa per te se anche tu pensi che le migliori partnership si stringano durante happy hour ed after party.

Riporterai direttamente all’Account Manager, lavorando ai tanti e stimolanti progetti a cura della divisione B2B, che disegna e coordina percorsi di formazione sui temi del digital marketing e dell’innovazione per i top client di Ninja Academy. Imparerai a gestire relazioni di business ad ogni livello, maturerai un’approfondita conoscenza in progettazione didattica e gestione operativa della formazione aziendale, relazionandoti con il team interno e stakeholder esterni, ed agendo anche come tutor d’aula. Capirai come si chiudono partnership che portano valore aggiunto a tutti gli attori in gioco e le dinamiche commerciali che ruotano attorno alla nostra azienda. A latere, potresti curare anche qualche progetto speciale di Ninja Marketing, tra eventi e piani di branded content. Sarà una bella avventura, sfidante e divertente, te lo promettiamo.

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Sei il candidato ideale se:

  • Ami Ninja Marketing e tutto ciò che vi ruota intorno.
  • Sei un neo-laureato (o laureando a pochi mesi dal traguardo) in discipline economiche o umanistiche. Costituiscono elementi preferenziali curricula in economia, marketing, risorse umane. Ottimo se hai fatto esperienze all’estero.
  • Competente nell’uso della lingua inglese (>B2).
  • Sei motivato ad operare nel settore dell’education.
  • Hai una spiccata abilità relazionale e negoziale.
  • Te la cavi con la gestione di progetti: se vuoi, raccontaci i tuoi project work universitari ed extra-curriculari!
  • Sei sempre sul pezzo su cosa c’è di nuovo sullo scenario digital.
  • Sai lavorare bene in gruppo, hai spirito critico e sai ascoltare bene il prossimo.
  • Sei preciso e hai buone attitudini numeriche.
  • Sei brillante, estroverso, ti piace viaggiare.
  • Hai buone basi di PowerPoint, Excel, Word e conosci strumenti di smart working (Slack, Invision e Asana ti dicono nulla?)

Start: marzo 2017

Vuoi salire a bordo?

Invia Curriculum Vitae ed una breve lettera motivazionale in cui racconti le tue esperienze a federica@ninjamarketing.it con RIF: Stage Account.

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In bocca al lupo!

Programmatic Advertising: cos’è e come funziona

Pubblicità computerizzata. Cioè, un computer che compra spazi pubblicitari online. In pratica, software specializzati nell’acquisto di banner e altre forme pubblicitarie digital che acquistano, letteralmente, lo spazio online dedicato alla pubblicità su siti e piattaforme. Questo, brevemente, è il programmatic advertising.

Perché ha assunto un ruolo così centrale? E soprattutto, perché è migliore (e lo è davvero?) del sistema tradizionale che vede coinvolte due parti umane e negoziazioni continue?

Come funziona il Programmatic Advertising

Cosa c’è sotto il cofano del programmatic buying? [INTERVISTA]

 

Due le parole chiave in ordine sequenziale: dati e target.

Quando si parla di Programmatic Advertising, tutto parte dai dati.

Infatti, complessi algoritmi analizzano continuamente i comportamenti online dei consumatori, estraendo il maggior numero di dati possibile.

In base a questi, le aziende in prima persona o una terza parte per loro provvedono a fornire un accurato target della pubblicità, su base sia demografica sia comportamentale.

In aggiunta, ciò permette una campagna ottimizzata in tempo reale: i software di Programmatic Advertising infatti permettono di mostrare determinati contenuti a coloro che potenzialmente ed effettivamente sono più interessati agli stessi.

La più grande potenzialità del programmatic è mostrare il contenuto che l’utente vuole vedere, nel momento in cui vuole vederlo.

Il sistema è super efficiente, in quanto viene eliminata la componente umana: meno errori in primis, meno costi in secundis.

LEGGI ANCHE: Le 12 professioni del programmatic

DSP, DMP e SSP

Programmatic Advertising

Adesso che è chiaro il funzionamento generico, cerchiamo di andare più nello specifico. Il programmatic prevede l’utilizzo di DSP, DMP e SSP.

Niente panico, molto più facile di quanto sembri.

DMP, acronimo per data-management platform, è una piattaforma tecnologica in grado di analizzare i big data, propri e di terze parti, relativi al comportamento degli utenti trasformandoli in azioni di pianificazione, erogazione e misurazione in tempo reale.

In base a questi, i marketer potranno poi ponderare bene il target desiderato.

La DSP invece, acronimo per demand-side platform, “piattaforma lato domanda”, si riferisce alla piattaforma utilizzata per il processo di acquisto dello spazio pubblicitario.

I marketer fanno le loro offerte, la DSP consente di raggiungere il target desiderato.

In ultimo, entra in gioco la SSP, nonché supply-side platform.

La SSP è il responsabile del piazzamento delle offerte nei differenti siti, considerando sia lo spazio libero sia l’analisi dei dati riguardanti numero di visite, permanenza su un sito specifico o numero di pagine per singola visita.

Ovviamente, DSP, DMP e SSP funzionano ininterrottamente e continuamente, nonché in tempo reale.

Programmatic Advertising

LEGGI ANCHE: L’evoluzione del digital marketing con il Programmatic

Più economico, più targetizzato, più efficiente.

Tre singoli motivi per cui il programmatic advertising è realmente utile e in continuo sviluppo: basti pensare che Adweek ha previsto spese per oltre 15 miliardi di dollari nel solo 2017.

In aggiunta, l’immensa quantità di dati continuamente analizzata permette di avere più consumer insights e definire i target KPI in modo più accurato che mai.

Come impressionare il futuro capo con il tuo CV

Scrivere un CV che ti faccia ricordare non è mai un’impresa semplice soprattutto perché oltre a scegliere cosa scriverci è importante individuare il modo in cui farlo; per il 2017 LinkedIn ricorda ai futuri lavoratori che le 10 parole più utilizzate nei profili sono quelle da evitare per descriversi e raccontare le proprie esperienze lavorative.

Anno nuovo, vita nuova, anche lavorativamente parlando, l’importante è saper cogliere le occasioni che il mondo del lavoro ti offre partendo proprio dal riscrivere il proprio CV.

Impressionare il futuro capo evitando l’uso delle solite parole da CV, il 2017 è l’anno del cambiamento

Come impressionare il futuro capo con il tuo CV

Ogni anno viene stilata una classifica delle 10 parole più utilizzate dai candidati nei loro CV che descrivano il loro lavoro, personalità ed esperienza lavorativa, 10 termini che, però, dovrebbero essere esclusi dal profilo quando si parla di un CV in grado di lasciare il segno, semplicemente perchè troppo utilizzate.
Da specializzato ad esperto, passando per eccellente e certificato, i termini più utilizzati sono gli stessi da qualche anno ed in particolare il podio per il 2017 è composto da: specializzato, dotato di capacità di leader e appassionato, per poi passare a strategico e con esperienza per il quarto e quinto posto, ed ancora focalizzato, esperto, certificato, creativo ed eccellente che vanno a completare la lista.

Una cosa curiosa, i candidati lo sanno che scrivere un CV utilizzando un linguaggio e delle parole il più variegate ed espressive possibili è la via vincente, ma ciò non avviene per 4 motivi principali:

  1. Troppa fatica! Riscrivere il proprio profilo in modo personale ed unico richiede uno sforzo in più
  2. Così fan tutti! Se queste sono le 10 parole più utilizzate nei profili LinkedIn un motivo ci sarà come la facilità di apparire professionali utilizzando termini non troppo specifici relativi alla propria esperienza
  3. Non sentirsi soli! Utilizzare il linguaggio più utilizzato dai candidati alla ricerca di un nuovo lavoro ti fa sentire parte di un gruppo di chi, come te, sta cercando il posto dei suoi sogni
  4. Apparire degli esperti! Stare generici nel dire cosa si sa fare ti fa apparire abbastanza esperto senza dover scendere nello specifico sui dettagli della tua esperienza lavorativa

LEGGI ANCHE: 4 cose che devi assolutamente eliminare dal tuo CV

Scrivi bene e mostra le tue gesta, ecco i segreti per farti ricordare dal tuo datore di lavoro

Come impressionare il futuro capo con il tuo CV

Se Leonardo Da Vinci avesse dovuto cercare un committente nel 2017 avrebbe mostrato all’interlocutore i suoi prototipi e le sue creazioni oltre ai disegni e referenze ed avrebbe fatto centro. Il consiglio? Essere tutti un po’ Leonardo: catturare l’attenzione dell’interlocutore con esempi concreti di quello che si sa fare accompagnando il tutto con un CV che racconti di sè attraverso un vero e proprio storytelling.

Si dice, infatti, che bastano 10 secondi per impressionare il nostro futuro datore di lavoro e, soprattutto se si inviano candidature online, è importantissimo che il nostro profilo e il nostro CV sappiano catturare l’attenzione di chi è alla ricerca di nuove risorse da inserire in azienda.

Ecco perché si consiglia di iniziare a descriversi con qualcosa di accattivante e che rimanga impresso nella memoria di chi visita il nostro profilo o scorre le righe del nostro curriculum, frasi brevi, ma riassuntive di ciò che sappiamo fare e di ciò che è il nostro background, rappresentate, poi, concretamente, in presentazioni, progetti e traguardi che esplichino con un esempio le nostre capacità e perchè potremmo essere “quello” giusto.

Parla come mangi, racconta cosa hai fatto senza dimenticarti della tua personalità

Come impressionare il futuro capo con il tuo CV

Sii te stesso anche quando stendi un curriculum vitae o un profilo LinkedIn, non perderti in un discorso scritto in terza persona o con l’utilizzo di termini aulici, l’importante è essere professionali e soprattutto diretti, utilizzando un linguaggio che ci appartiene che lasci trasparire la nostra personalità e le nostre capacità chiarendo in modo semplice e concreto quelle che sono le proprie esperienze o traguardi.

Oltre a ciò, è importante fare una lista delle posizioni ricoperte precedentemente durante la propria carriera mettendo più in alto l’ultimo ruolo ricoperto in modo da evidenziare fin da subito cosa si è abituati a fare e quali responsabilità si è disposti a prendere senza dimenticare, comunque, le diverse esperienze che hanno caratterizzato la vita lavorativa di un candidato.

In questo caso la Regina Vittoria avrebbe fin da subito evidenziato le sue capacità da regnante che lasciano trasparire un profilo caratterizzato da forte autorità ed affidabilità.

Non è rilevante che tu sia un famoso inventore o una potente regina, il tuo CV, se scritto nel modo corretto, sarà il primo passo per lasciare un’impronta nella storia.

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15 spot del Super Bowl LI assolutamente da non perdere

Domenica è vicina, così come la 51esima edizione del Super Bowl, attesa con ansia dagli appassionati di football ma anche dai fan della pubblicità. Se anche tu fai parte di questo secondo gruppo ecco una classifica dei migliori spot del Super Bowl LI da guardare assolutamente.

LEGGI ANCHE: Super Bowl, i 5 spot più belli di sempre

Budweiser

Lo spot di Budweiser di quest’anno cavalca il tema “caldo” dell’immigrazione, raccontando la storia di come Adolphus Bush  è arrivato in America. L’azienda spera di colpire al cuore dei telespettatori con i toni emotivi del copy e chissà – aggiungiamo noi – forse far riflettere sul fatto che anche gli immigrati hanno contribuito a fare grande l’America.

Sprint

Humour nero per questo copy in cui vediamo fino a dove un padre di famiglia possa spingersi per liberarsi del proprio contratto con Verizon. Il testimonial di Sprint (che a quanto pare in precedenza era il testimonial proprio di Verizon!) cerca di dissuaderlo… Ma è ormai troppo tardi.

I migliori spot del Super Bowl LI: Mr Clean

Un deciso cambio di stile comunicativo per Mr Clean (da noi meglio noto come Matrolindo), alle prese con una performance inaspettata che ci rivela tutto il sex-appeal de “L’uomo che pulisce”.

KIA Niro

In contro-tendenza rispetto a molti brand che quest’anno hanno deciso di evitare le celebrità nei propri spot, KIA ha deciso di incentrare totalmente questo copy sulla figura di Melissa McCarthy (da noi meglio nota per il ruolo di Sookie St. James nella serie TV “Una mamma per amica”), con una serie di scene comiche che dimostrano quanto possa essere difficile vivere la vita di un “guerriero ecologista” ma possa essere semplice guidare come uno di loro.

Avocados from Mexico

Probabilmente lo spot più strambo di questa edizione. Una società segreta condivide alcuni segreti, tra cui uno legato agli Avocados from Mexico.

Go Daddy

Una collezione di bizzarrie apprezzate dal protagonista di questo spot, che si rivela essere la personificazione di Internet.

Audi

Audi si presenta come azienda caring e socially responsible con questo 60 secondi sulla uguaglianza di genere.

Squarespace

Ecco un John Malcovich alle prese con uno squatter del dominio JohnMalcovich.com, un’occasione d’oro per rivedere alcune delle sue tipiche espressioni da super-cattivo e scoprire che ora “Being John Malcovich” include anche essere un fashion designer.

Buick

Pieno di star per Buick, con questo copy di 60 secondi ambientato durante una “partitella domenicale” di football americano.

Bush

Simpatica parodia dei tipici spot Bush degli anni ’70 (per vederne un esempio clicca qui). Viva l’auto-ironia!

Mercedes

I baby boomers (e non solo) ameranno questo spot firmato Fratelli Cohen, con un tributo a Easy Rider e un cameo finale molto speciale. Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo completo!

Tide

Questo è solo un teaser, ma ci ha resi curiosi di vedere il filmato completo per scoprire cosa il ragazzone della lavanderia (interpretato da Ron Gronkowski – star del football americano) abbia combinato alla camicia dell’ignaro cliente (interpretato dall’attore Jeffrey Tambor).

Snickers

Il marchio di cioccolatini non è certo un novizio del Super Bowl, ma quest’anno annuncia una novità: la prima pubblicità “live”, con Adam Driver (il nuovo cattivone di Star Wars), altri attori “meno importanti”, cavalli e “altra roba in via di definizione”. Per ora ci accontentiamo del teaser in attesa dello spot vero e proprio.

Hyundai

Un po’ come Snickers, anche Hyundai manderà in onda uno spot registrato durante la partita. Eccovi il teaser.

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Non solo questa ditta di costruzioni si è praticamente materializzata dal nulla quest’anno, ma ha intenzione di farlo alla grande, con uno spot di 90 secondi durante il Super Bowl. Non è ancora possibile vedere il filmato, ma secondo i beninformati la prima stesura sarebbe stata controversa. Non ci resta che aspettare!

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Snapchat presenta l’IPO da 3 miliardi di dollari

A cinque anni dal lancio, Snapchat presenta l’IPO alla Borsa di New York per un valore di 3 miliardi di dollari con il simbolo SNAP.

La società punta a raccogliere 3 miliardi di dollari sulla base dei 158 milioni di utenti attivi dichiarati. Una IPO di 3 miliardi di dollari è basata su un valore stimato totale di oltre 20 miliardi.

Snapchat presenta l’IPO: da sviluppatore di app a “camera company”

La svolta nel futuro di Snap Inc.: da sviluppatore di software a produttore di hardware video-fotografico, strada già intrapresa con l’uscita degli Spectacles, gli occhiali da sole da videoregistrazione, molto trendy, distribuiti a pochi fortunati fan in occasione di eventi appositamente organizzati.

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Il risultato? Un mega successo.

Ora Snapchat segue questa strada: gli attacchi diretti degli altri social network hanno fallito. Più su tutti, Zuckerberg che in cinque non è riuscito ad annientare Snapchat, anche se con le Instagram Stories ha seriamente messo in crisi i numeri del fantasmino.

Sembra che Snapchat si presenti al pubblico proprio quando la base utenti comincia a scricchiolare.

Grosse perdite per Snapchat

Snapchat non ha mai corteggiato gli influencer, almeno non nel modo in cui altri come YouTube e Twitter hanno fatto.

L’idea di SNAP è quella di investire sulla base utenti e ampliarla, invece di spingere i contenuti con maggiori visualizzazioni.

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Gli ingressi pubblicitari, che rappresentano il business core di Snapchat, sono in vorticosa crescita. Almeno stando a quanto dice l’azienda: + 404.500.000 di dollari nel 2016.

Accanto a questi dati, emerge la grandezza del volume delle perdite: solo nel 2016, il sistema di messaggistica preferito dai millennial ha segnato  -514,600.000 di dollari, più del suo fatturato totale.

Week in Social: da Facebook che sbarca in TV al tasto “undo” di WhatsApp

Oggi è venerdì e questo, per noi di Ninja Marketing, significa solo una cosa: siamo pronti a ripercorrere, passo dopo passo, tutte le novità che i social media ci hanno proposto questa settimana.

Perciò, senza perderci in chiacchiere, ecco la nostra Week in Social! 

Facebook

Sono sempre numerose le novità che il social network di Menlo Park è pronto a regalarci ogni settimana, o quasi. Dopo aver chiuso il 2016, decisamente, oltre le attese, con 1,86 miliardi di utenti al mese, adesso Facebook annuncia le carte che giocherà nelle prossime settimane.

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Recentemente, infatti, è stato reso noto l’arrivo di inserzioni pubblicitarie su Messenger. Sì, proprio così. Il social network più amato di tutti tende la mano al mondo del business e permette alle aziende di acquistare uno spazio, all’interno dell’app di messaggistica istantanea, per promuovere i propri prodotti.

 

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La funzione non è ancora operativa ma pare che sia stato già confermato l’inizio di alcuni test per provare la funzione.

Ma tutto questo andrebbe ad intaccare la privacy degli utenti? Facebook assicura di no. Infatti, le inserzioni verrebbero situate al di sotto della barra delle conversazioni e sarebbero gli utenti a decidere – oppure no – di interagire con le aziende in una conversazione diretta.

LEGGI ANCHE: Facebook Messenger: sono in arrivo le inserzioni pubblicitarie?

Un’altra importante novità di Facebook riguarda l’algoritmo sul quale esso si basa.

Si tratta di un nuovo aggiornamento che fa perno su alcune ricerche riguardanti l’interesse degli utenti nei confronti dei video che guardano su Facebook quotidianamente. Adesso, l’algoritmo delle news feed darà la precedenza ai video più lunghi, penalizzando – almeno un po’ – gli short videos.

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LEGGI ANCHE: Facebook: arriva un nuovo algoritmo che privilegia i video lunghi. 

Non è un segreto che, negli ultimi tempi, Facebook stia dando una grande importanza proprio a questo tipo di contenuti e questo potrebbe non essere un caso. Quasi sicuramente non lo è.

Infatti, la terza novità della settimana riguardante Facebook si basa proprio sui video: il social network si sta preparando a sbarcare in TV! 

La notizia arriva dal Wall Street Journal, il quale racconta che gli ingegneri di Zuckerberg stanno lavorando per mettere in funzione un’app destinata alle smart TV. Diversamente dal sito web e dalla versione mobile di Facebook, la nuova applicazione punterà tutto sui video, per l’appunto.

social

Ecco, dunque, spiegato perché il social network stia dedicando tutta questa attenzione a tali contenuti.

Instagram

Anche il social network delle foto – non si sa ancora come e quando – avrà i suoi Carousel ads, in perfetto stile Facebook. Infatti, sarà possibile creare veri e propri album e condividere fino ad un massimo di dieci foto o video in un unico post. 

instagram album fotografici

In questo modo, Instagram ed i suoi utenti punteranno sulla quantità più che sulla qualità delle foto che pubblicano.

LEGGI ANCHE: Instagram sta testando gli album fotografici come su Facebook.

WhatsApp

Negli ultimi mesi, anche WhatsApp sta lanciando numerose novità. Una di esse è quella che riguarda la localizzazione degli utenti. Ovviamente, sarà l’utente stesso a decidere se far sapere agli altri dove si trova o meno e, soprattutto, a chi.

Ad esserne preoccupati sono già in molti: c’è chi invoca ad una privacy sempre più violata e chi si preoccupa per l’equilibrio della propria relazione.

Altra novità riguarda il tasto “undo” che darà la possibilità agli utenti di cancellare o modificare il messaggio appena inviato. Quante volte ti è capitato di mandare un messaggio e di pentirtene subito dopo? Ecco, questa potrebbe essere un’ottima notizia per te!

social

Insomma, un’altra novità all’insegna della continua innovazione e alla ricerca di contenuti e strumenti sempre originali ed intriganti.

Al prossimo venerdì, alla prossima Week in Social!

Trump scatenerà la resistenza dei social media?

Persino negli Stati Uniti, dove l’interesse per la cosa pubblica è storicamente piuttosto basso, ad azione segue una reazione. Ma Trump ha vinto, si è insediato e ha iniziato a portare avanti il suo programma. Non è questa la sede per discutere del merito, ma è invece interessante notare come e su quanti fronti del web l’insediamento del nuovo Presidente abbia suscitato delle reazioni.

Partendo dai fatti notiamo un capo di stato piuttosto discusso e una moltitudine frazionata di contestatori che lo attaccano su diversi temi. Ma si può parlare di resistenza web?

#badasslands la scienza che combatte

I primi ribelli sono stati anche i più insospettabili. Dopo tweet pubblicati e tweet cancellati dai parchi nazionali, dopo l’imposizione di Trump all’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) di interrompere la comunicazione pubblica, attraverso i loro siti e via social è successo questo.

BadLands

Semplici dati scientifici che, però, hanno sfidato l’ordine pubblico. E’ durato poco, perché i tweet sono stati subito cancellati accusando un ex dipendente (senza dubbio) di esserne l’autore. Ma la Tweet Revolution è stata imminente: #Badasslands

Tweet revolution

Donne, la solita minoranza

La Women’s March, che ha portato mezzo milione di persone per le strade della capitale, è forse l’esempio più riuscito di resistenza web e di come l’interazione tra social, reale e addirittura politica sia possibile. Organizzata su Facebook, vissuta da oltre 500 mila persone, ha avuto un eco mondiale grazie ad alcuni highlight che hanno subito fatto trend.

La cantante MILCK ha lanciato #Icantkeepquiet,  riferendosi a una sua canzone, pochi giorni prima della marcia

MILCK ha poi organizzato un flash mob durante la manifestazione, di cui è stato girato un video che ha attualmente 15 milioni di views. #Icantkeepquiet ha iniziato così a raccogliere le preoccupazioni di numerosi cittadini, andando al di là del fattore di genere ed esprimendo una più vasta tensione sociale.

Sempre in occasione della Women’s March potreste aver incontrato un hashtag più punk: #nastywoman. Nato da una poesia della diciannovenne Nina Mariah Donovan e portato sotto i riflettori da un’interpretazione dell’attrice Ashley Judd. Se non la conoscete, ne vale la pena:

Social media per proteggersi

Quando il vento del razzismo si alza porta tensioni, ma anche insicurezza. E pare questo sia lo stato delle cose in USA, al punto da creare un app che segnala il pericolo: Mark Yourself Unsafe, un unsafety check. Sarcasmo diretto al safety check di Facebook, ma soprattutto un segnale di quanto la comunità afroamericana non si senta al sicuro. Lanciata dal movimento Black Lives Matter in collaborazione con l’agenzia J. Walter Thompson New York  a inizio gennaio, ha già raccolto 1600 segnalazioni di persone che non si sentivano al sicuro e che lo hanno segnalato attraverso l’app.

Una grande America

Ma la resistenza web non coinvolge soltanto singoli o associazioni per i diritti umani. Anche una grande azienda si è schierata con potenza e creatività: Grupo Modelo, la holding messicana che possiede il marchio di birra Corona, ha ripreso il claim di Trump, ma rivisitandolo con un messaggio positivo e di inclusione.

Come spesso accade, dunque, la tensione e la possibilità di crisi spingono le persone, e le agenzie, a trovare soluzioni creative e ad alzare la voce, anche via tweet. E’ troppo presto per capire l’impatto di questi movimenti, ma la sezione social continuerà a seguire cinguettii e condivisioni, per tracciare questa possibile resistenza web.