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https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/12/ninja_na_nm.png6061005SilviaSilvia2016-12-12 09:30:352019-02-27 11:11:40Ninja Madness: sconto -10% su tutti i Corsi Ninja Academy!
Da qualche tempo anche Instagram ha integrato l’invio di messaggi istantanei, in grado di autodistruggersi dopo pochi secondi.
Alla Snapchat maniera, le schiere di aspiranti fotografi di Instagram possono dare sfogo a quella piccola vena esibizionista che alberga in ognuno di noi, condividendo “a caldo” pensieri riservati e confidenziali. Tutto ciò, nell’assoluta tranquillità che mai nessuno potrà recuperarne il contenuto e mostrare agli amici i messaggi piccanti ricevuti la notte prima dalla “malcapitata” di turno. Di queste conversazioni non ci sarà alcuna traccia in tutto l’Internet, persino in quei posti strani e oscuri che chiamiamo server.
Fatta la legge, trovato l’inganno
Stai già pensando al più fedele amico dello stalking digitale? Sì, parlo proprio di lui, lo screenshot. Due colpi di pollice in simultanea e il gioco è fatto, la nuova funzionalità è stata hackerata e la privacy mandata alle ortiche. Su, su, adesso corri dai tuoi amichetti a mostrare tutta la mercanzia della tua ultima fiamma che fino a ieri hai potuto solo millantare, il tuo orgoglio maschile per stavolta è salvo!
Nuovo inganno, “nuova” legge
Anche in questo caso, però, l’impavido team di Instagram, dopo mesi di estenuanti ricerche, ha trovato una soluzione, prendendo giusto una “lieve ispirazione” dal team del fantasmino bianco. Ma facciamo un passo indietro, entriamo in un mondo fatato, insieme a un paio di Puffi e a qualche Pokémon raro che aspetta solo il tuo smartphone.
Ti è mai capitato di confessare qualcosa di veramente intimo, con la promessa che tutto sarebbe rimasto in gran segreto? Immagina ora di poter dotare il custode dei tuoi “non detti” di una spia luminosa sopra la testa, in grado di accendersi qualora il segreto venisse spifferato. Una sorta di macchina della verità, in grado di prevedere le cattive intenzioni di un amico “fidato”.
Instagram, e adesso?
Ebbene, grazie a Instagram, il futuro (ma non eravamo nel mondo dei Puffi?) è già qui. Non appena la tua amica del cuore si azzarderà a “screenshottare” quel tuo selfie scattato in un camerino mentre provi un maglione con le renne, Instagram ti mostrerà immediatamente la famigerata notifica: “Genoveffa ha appena fatto uno screenshot”.
E se già questo ti sembra inquietante, sappi che c’è di più! Il colpevole dell’ormai noto screenshot, a misfatto compiuto, viene anche invitato a condividere la sua opera d’arte con un semplice clic, sul social che più gli aggrada. Come correre ai ripari?
Il mio consiglio, decisamente old ma oggi più che mai gold è sempre lo stesso: non condividere mai nulla che non mostreresti a tua nonna, il Webbe è un mondo stupendo ma zeppo di insidie!
Il Natale si avvicina sempre di più e letterina alla mano, noi ninja sappiamo già cosa chiedere a Babbo Natale. Nell’effimera speranza che tutti diventino più buoni, in realtà al caro vecchio Babbo chiediamo un 2017 sempre più epico.
Eh sì, il web non si smentisce mai e noi senza un resoconto degli epic win/fail della settimana non potremmo proprio vivere. Anche per questo lunedì, quindi, possiamo tirare insieme un gran sospiro di sollievo: epicità à gogo ne abbiamo?
Epic Win
Apriamo con una notizia che ha scosso (o commosso?) il web. Che voi siate renziani o meno, a noi poco importa. Non siamo di certo qui a fare politica, in fondo a noi: #BastaUnEpic. Però, da ninja super partes dobbiamo riconoscere un merito all’(ormai ex) Presidente del Consiglio: Matteo è stato molto dolce ad abbondare il tweet di 140 caratteri e lasciare agli italiani un messaggio autentico e sincero.
Dai sì, siate sinceri. Un messaggio scritto a mano, di questi tempi, è un epic win. Momento, momento, momento. Un altro epic c’è.
Il web pullula di personali interpretazioni. E a noi… Non ci resta che ridere! WIN!
Qualcosa, di certo, non è cambiato: Berlusconi, Renzi, Letta, Prodi importa poco. La satira e l’ironia che ruotano attorno al mondo politico non moriranno mai. Poche ore da premier e già lunghe polemiche? Sappiamo benissimo che è sempre colpa dei gruppi WhatsApp.
Insomma, la politica sta riempiendo le nostre home di Facebook e di Twitter. Beh, dai. Siamo sicuri che sia un gran passo avanti per gli italiani che si interessano sempre di più a questo mondo. D’altronde, si sa. Noi abbiamo già il marketing nel sangue, non si può pretendere sempre tutto. Non ci credete?
Chiedetelo a Domenico. Questo sì che è marketing. Un mito: WIN!!!!
Eheheheh, ridiamo ancora. Un mito. Un mito!
Ora però, basta parlare di questo. Tocchiamo un altro argomento delicato. Che ne dite di un panettone vegan? Neanche per sogno? Allora, ecco la trovata della famosa azienda Motta. Riassunto in tre parole: divertente, originale, corretto. E se qualche vegan inside non è d’accordo…dai…fatevela una risata. Ci piace: epic win assicurato! Guardate il video, noi non possiamo aggiungere altro.
E con una fetta di dolce, il caffè non lo bevete? Epic win per McDonald’s che sdogana ufficialmente una campagna a favore degli “over“.
Qui, tutto quello che fa sorridere lo accettiamo volentieri. BUUUONGIORNISSSIMO!!! EPIKKK? Win, grazie!
Ora, non so quanto serva mentire. Ma scrivendo, abbiamo il dovere di esprimerci nella massima trasparenza. Va bene, faremo di tutto per essere quanto più obiet…GENIALI. Sì, sono geniali. La grande famiglia di Netflix vince tutti gli epic win del mondo con questa nuova trovata pubblicitaria.
Facciamo un passo indietro. La fortunata serie sul trafficante di droga più famoso del mondo, Pablo Escobar, è diventata la punta di diamante della piattaforma dedicata allo distribuzione online di film e serie tv. Così, la serie Narcos è riuscita ad entrare nelle case di molte persone. Il risultato è che, volente o nolente, siamo tutti serie tv addicted.
E questo, quelli di Netflix, lo sanno bene.. Oh, blanca Navidad!
Foto di www.as.com/tikitakas/
E anche quelli di The Jackal lo sanno molto bene. Se entri nel tunnel delle serie tv non ne esci più fuori, è questa la verità, l’unica-sola-vera-sacrosanta verità. Questa grafica? Epic Win, no doubt.
Solo chi ha visto Stranger Things capirà. Win!
Anche questa settimana, Pocket Coffee fa parlare di sé. Ma l’ultima trovata di marketing deve essere assolutamente premiata. Assolutamente.
È Notte a Milano e Pocket Coffee chiede, sui social, a tutte le persone ancora sveglie di raccontare cosa stessero facendo in quel preciso istante. Così, semplicemente, con un commento sui social. Insomma, i SMM dei cioccolatini al caffè più famosi in circolazione volevano sapere perché le persone necessitavano di una ricarica di caffè.
Le richieste e i commenti sono stati numerosissimi e Pocket Coffe, selezionandone alcune, decide di inviare fattorini a consegnare in tempo reale il prodotto.
Se non è un’ottima “customer satisfaction” questa..
Dunque, per l’ultimo epic win ci abbiamo messo un po’. Dovevamo necessariamente verificare la fonte. E se non fosse stato vero? Dai, possibile? Ed invece sì: chi di voi è stato in Finlandia ultimamente? O meglio, chi ha fatto un salto ad Helsinki, ovvero la sua capitale? Beh, se lo avete fatto.. Siete dei folli. Con quel freddo, a Novembre! Non lo diciamo noi, eh, lo dicono loro!
“Nessuno sano di mente vorrebbe venire a Helsinki a Novembre. Eccetto tu, *******. Benvenuto”
Il senso è più o meno questo ed è lo slogan dell’evento Slush che si è tenuto nella capitale poco fa. Un evento che ha attirato tantissime persone e di certo, non si può dire che sia stata un’accoglienza fredda.
Epic Fail
Stiamo migliorando. Ebbene sì, stiamo migliorando. La rubrica oggi si concluderà con un solo epic fail, molto discusso su un gruppo Facebook. Ricordate il caso “Piovono zucchine?”Anche questo, ha fatto parlare di sè. La storia è questa: dopo una recensione negativa, il proprietario del locale danneggiato scopre che, in realtà, la cattiva valutazione è stata dettata da leggi ignote della concorrenza che stabiliscono che per andare avanti, occorre screditare gli avversari.
No, tranquilli. Non è affatto vero e leale. Ma a quanto pare, per alcuni questo è un modus operandi valido. Fino a qui, possiamo dire, nulla di nuovo. Il web ne conosce tante di queste bravate, quindi dove sta la novità?
Il proprietario ha decido di non farla passare liscia alla “giudicatrice” facendo vedere a tutti quanto accaduto.
Pronta riposta della persona coinvolta che giustifica il suo operato scrivendo pubblicamente:
“Cara Pam, Lo scrivo anche qui così che sia visibile. Come confermeranno le mie colleghe stavo piacevolmente visualizzando la vostra pagina come faccio ogni tanto in pausa pranzo. Scorrendo la schermata ho toccato le stelline e ho pubblicato la recensione per sbaglio e manco 2 min dopo ho eliminato la suddetta. Posso tranquillamente confermare che non sono mai stata a mangiare da voi e che se proprio avessi voluto fare una cosa del genere non lo avrei fatto con il mio nome con il rischio di mettere in cattiva luce la mia reputazione. Non sono scema. Prossima volta verifica prima di pubblicare cose con la mia faccia. Buon lavoro e buone feste.”
Non abbiamo voluto riportare il post per intero per una questione di correttezza: non importa puntare il dito contro una persona, ma l’epic fail dovevamo assolutamente pubblicarlo.
Social media strategy: la state facendo, entrambi, nel modo sbagliato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/12/epic_win_fail_sei.001.jpeg388620Eleonora TricaricoEleonora Tricarico2016-12-12 09:00:342016-12-12 10:48:17Renzi, Motta, McDonald's, Netflix, Pocket Coffe: epic win ed epic fail della settimana
È di qualche giorno fa la notizia di un nuovo aggiornamento per quanto riguarda Twitter: le menzioni dei follower, infatti, saranno ordinate per importanza.
Gli account vedranno nella sezione delle menzioni principalmente le interazioni con gli account che seguono, coi quali interagiscono maggiormente e che, secondo qualche regola o più semplicemente secondo qualche algoritmo, risultano più interessanti per la community dell’utente.
Insomma, questo nuovo setting delle notifiche permetterà alle Twitstar – quei personaggi mitologici metà account e metà migliaia di follower -, ma anche ai comuni account mortali, di non perdersi tra le mille notifiche nessuna menzione degli account che seguono o che, secondo certe leggi di fisica quantistica, sono fondamentali da leggere.
Anche le risposte sotto ai tweet saranno raggruppati per conversazioni in base all’importanza degli account coinvolti e non secondo il mero ordine cronologico.
Twitter notifiche: pro
Sicuramente questo tipo di aggiornamento semplifica le relazioni social in un social che di base è molto confusionario, ricco di informazioni ma saturo di interazioni. Tra le mille persone con le quali puoi interagire, come nella vita, alla fine parli sempre con i soliti quattro disgraziati. I social, che si propongono essere lo specchio della realtà con un’interfaccia virtuale, lo sanno e ti mettono i tuoi quattro amici disgraziati sempre in alto tra le menzioni, perché non sia mai che tu possa visualizzare e non rispondere. Per questo esistono già WhatsApp e gli avvocati divorzisti.
Twitter notifiche: contro
Questo aggiornamento che tende a preservare le naturali interazioni preferite dell’utente sembra tanto essere la personificazione in realtà aumentata della mosca che sbatte contro il vetro per una sera intera. Insomma, già parliamo sempre con i soliti quattro disgraziati, perché non allargare un po’ il giro? Alla fine è vero che gli amici sono i disgraziati che ci scegliamo, però se si chiama “social” e non “individual” un motivo ci sarà.
Forse il bello della community infinita è anche quello di provare a parlare con tutti senza distinzioni. Per quelli con cui hai un rapporto speciale, esiste Facebook, con i suoi “Buongiornissimo, kaffèèèèè?” e WhatsApp con i suoi trattamenti di riserva per gli amici più stretti: i visualizzato senza risposta.
Se è vero che ci sono i Pro e i Contro, come in ogni cosa, è anche vero che alla fine gli aggiornamenti sui social fanno sempre discutere all’inizio, ma li accettiamo poi tutti senza protestare, dopo poco. Come nella vita, i cambiamenti all’inizio ci fanno storcere il naso, poi ci stressano, poi ci fanno innervosire e poi li accettiamo come se fosse la cosa che stavamo aspettando e che non potevamo assolutamente evitare. Una vita così, insomma, da vittime brontolone e felici degli aggiornamenti social.
Per concludere, questo nuovo aggiornamento tenderà a mettere ordine nella sezione notifiche degli utenti e a dare più importanza a chi ce l’ha già. Bene perché si evitano le crisi tra quegli amici bisognosi di conferme e di certezze che si sentono subito trascurati, un po’ meno per quelli che vogliono fare un po’ più di attività social. Alla fine parlare sempre con gli stessi sa tanto di quelli che su Facebook hanno scritto di lavorare “presso se stessi”, non credete?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/12/Twitter_2.jpg8002000Martina BellaniMartina Bellani2016-12-12 09:00:022016-12-12 10:17:07Su Twitter arrivano le notifiche in ordine di importanza
Puntuale come ogni anno, Apple ha annunciato la sua Top App 2016, che svela le migliori app dell’App Store, divise in due classifiche: le gaming app da una parte e tutte le altre applicazioni mobile dall’altra.
Iniziamo dalle app che hanno conquistato gli iPhone di tutto il mondo!
Apple ha anche rivelato, paese per paese, la classifica delle app gratuite e di quelle a pagamento e le applicazioni con i migliori incassi del 2016: negli Stati Uniti, Heads Up! di Warner Bros è l’applicazione a pagamento più acquistata del 2016, seguita da Face Swap Live.Snapchat e Facebook Messenger sono rispettivamente la prima e la second app gratuite più scaricate, come era prevedibile.
Per l’Italia invece l’app a pagamento per iPhone più scaricata è stata Caduta Libera di Mediaset, mentre Whatsapp è l’app gratuita con più download.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/12/appleapp.jpg5681003NaokoNaoko2016-12-11 17:52:272016-12-12 10:23:13Le migliori app del 2016 secondo Apple
Sono sempre più numerosi i marchi di streetwear d’élite che lasciano il segno nel mondo della moda. La maggior parte di essi predilige, infatti, una produzione di qualità ad una di quantità, avvalendosi, tra l’altro, di importanti e frequenti collaborazioni con le personalità più in vista nell’ambito dell’arte, soprattutto della Street Art. Anche per questo Streetness indaga ulteriormente il campo di queste produzioni particolarmente proficue negli ultimi anni, come per questa stagione fall-winter 2016/2017.
Tra le realtà più interessanti del momento spicca la Lobster, brand italiano nato dall’idea di due amici, Jeppy e Sale, già proprietari di uno street shop simbolo della cultura underground della loro città. Ad oggi Lobster è uno dei marchi più affermati nell’ambito della moda urbana e vanta collaborazioni con street artisti, fotografi, riviste e case discografiche. Una delle ultime interessanti produzioni del marchio ha coinvolto Joys, al secolo Cristian Bovo, tra i più apprezzati esponenti dell’arte urbana italiana.
Da sempre legato al mondo del writing, Joys ha trasformato il lettering degli anni Novanta in un giocoso pattern tridimensionale, convertendo così le lettere dell’alfabeto in design contemporaneo. I labirinti impossibili di Joys sono visibili sui muri di molte città italiane, ma anche in giro per il mondo, dall’America alla Russia, e sono stati riprodotti su differenti supporti sui quali l’artista ha trovato un nuovo ed interessante campo di sperimentazione, come avviene con le sue sculture prevalentemente realizzate in plexiglass.
Per Lobster, Joys ha firmato un esclusivo sweater dalle tonalità del grigio e del nero in cui i tradizionali intrecci che caratterizzano il capo d’abbigliamento sono stati trasformati in un dedalo di linee che rispondono a precise regole logiche e geometriche, tipiche, tra l’altro, delle sue opere.
In passato le strutture dell’artista padovano hanno trovato applicazioni anche in altre produzioni, come avvenuto non molto tempo fa con il marchio italiano Oybo, confermando che un linguaggio urbano, per quanto complesso e connesso alle architetture e all’ambiente circostante, possa essere declinato con semplicità ed immediatezza per la creazione di prodotti unici e creativi.
La scelta di Lobster Apparel conferma perciò la vincente mission che accomuna molte aziende giovani e nostrane, dimostrando che il talento di molti street artisti italiani può incontrare le esigenze di un raffinato design contemporaneo senza mai tradire il background e lo stile propri di ognuno.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/12/joys.jpg415720StreetnessStreetness2016-12-10 09:34:142016-12-10 09:34:14Orgoglio italiano: la street art di Joys per Lobster
Il 2016 sta per terminare, e con lui saluteremo a breve anche i colori Pantone“Quartz Rose” e “Serenity” che lasciano il posto a “Greenery”, il colore Pantone 2017.
Fonte: pantone.com
Fonte: pantone.com
Se i predecessori sono due colori tenui, inno all’armonia e alla leggerezza, “Greenery” invece è l’emblema della speranza: quello lanciato è un messaggio perfetto in questo momento storico ricco di cambiamenti a livello sociale, politico e culturale. Un mondo che ultimamente appare così cruento e violento ha bisogno di un messaggio di pace, ed è proprio questo il significato di “Greenery”: un chiaro riavvicinamento alla natura, alla ricerca del benessere e alla voglia della rinascita.
La vice presidente Laurie Pressman ha affermato che nella mission aziendale è compreso l’obiettivo di comunicare attraverso l’uso dei colori: così come per il 2016 ha visto l’affiancarsi di due colori, rosa e azzurro, per affrontare le differenze di genere uomo/donna, obiettivo dell’unione dei colori giallo e verde è quello di comunicare energia, vitalità, l’essere pronti e audaci nell’affrontare le sfide della vita con un pizzico di ottimismo.
È difficile affrontare una rottura, la fine di una storia in cui avevamo investito emozioni e tempo. Di colpo tutto quello che amavamo – o tolleravamo – si trasforma in un qualcosa di difficilmente sopportabile. La sua passione per i vinili diventa una pretesa di originalità, la sua dolcezza poetica in incapacità di relazionarsi alla realtà, come racconta K.: “Le cose che diceva, faceva, condivideva, che erano spesso diametralmente opposte a quelle con cui mi aveva imbottito la testa per 3 anni di relazione insieme. Ad esempio pubblicando un articolo sulle meraviglie del marketing e della pubblicità, dopo aver passato anni a dirmi che ero moralmente ignobile se volevo lavorare in questo ambito ed ero una prostituta intellettuale”.
I social media non hanno cambiato solo il nostro modo di comunicare, ma hanno soprattutto trasformato le nostre relazioni. La rottura così, si ammanta della dolorosa tortura di continuare a vedere costantemente l’altro: quello che ascolta, quello che fa, con chi esce, se soffre. E che siamo coloro che lasciano o i lasciati, i social media ci prestano a un nuovo difficile modo di vivere la separazione.
I duri e puri, non rimuovere l’altro e affrontare la separazione con dignità
R. è una donna molto sicura di sé, di grande sensibilità. Alla mia domanda se è per il “cancellare” o il “mantenere” tra i contatti qualcuno con cui ha rotto non ha esitazioni:
“Guarda per me la cosa si riduce ad un solo fattore: come è finita la relazione. È finita bene? Allora non vedo perché non continuare a tenere i contatti anche su Facebook. È finita male perché sei un categorico pezzo di m*rda? Ok, unfriend in un millisecondo. Io non voglio sapere più niente di te ma soprattutto, tu non devi più sapere assolutamente nulla di me!”.
Alla mia domanda se ci sono eccezioni mi sembra di vederla sorridere furba: “I suoi amici che obbligatoriamente devono rimanere fra i tuoi amici di Facebook e con post strategici e foto strategiche potrai comunque fargli capire quanto lo odi, quanto stai bene senza di lui o quanto ti manca”. S. invece ha un motivo decisamente nobile per rimanere “Perché non credo sia giusto far finta di non conoscere più una persona che in qualche modo è stata importante e ha fatto parte della tua vita”.
Anche F. è del “partito del remain, tanto 9 su 10 mi bloccano lo stesso loro. Mentre il restante, per vie traverse, avrebbe comunque notizie su di me. Facebook lo definisco un grande quartieraccio” – rido e lo incalzo sulle ragioni – “perché ogni persona, in generale, deve poter avere una seconda possibilità. E, in aggiunta, non sarà di certo un blocco su Facebook a farmi cambiare opinione verso una persona; anzi è solo un possibile futuro contatto con cui posso confrontarmi nuovamente”.
E per nuovo confronto immaginiamo tutti a cosa voglia romanticamente alludere. Al contrario, N. è uno che non torna mai indietro nelle relazioni, eppure anche secondo lui è giusto rimanere: “Credo che mantenere l’amicizia con una ex, soprattutto se non vivi lo stesso ambiente, sia solo per un sentimento nostalgico in cui vuoi tenere controllato quello che fa e immaginarti come va avanti la sua vita. Una specie di gesto d’affetto e ricordo!”
Occhio non vede, cuore non duole
Sempre N. mi racconta che la sua decisione per il rimanere amici provenga da una brutta esperienza precedente in cui “ho passato un anno a spiare movimenti e ogni cosa e questo ha generato un loop infinito di gelosia, rabbia, voglia di rivincita e altre cose che mi hanno mandato a puttane un anno di vita sentimentale”. Lo sguardo aspro di chi rimane lo possiamo anche subire però, e così M. mi racconta che “il mio primo ragazzo invece mi lasciò e rimanemmo inizialmente in buoni rapporti fin quando non mi scrisse un messaggio lamentandosi di come io stessi sprecando la mia vita e delle mie brutte compagnie… solo perché vivevo la mia vita e non con lui”.
La possibilità di sapere tutto quello che accade all’altro non ci fa sempre bene, soprattutto dopo una rottura. Infatti c’è chi diviene “amico su Facebook” con l’ex dopo la rottura, come L.: “Pensa che quando ci siamo lasciati nel lontano 2010 lui Facebook non ce l’aveva ancora… Giustamente ha pensato bene di iscriversi nel mese successivo alla nostra rottura, chiedendomi anche l’amicizia. Io là sono ammattito, cercando foto (per fortuna inesistenti) del suo nuovo tipo.”
Spotless mind
C’è chi invece di rimanere non ne vuole sapere perché “Credo sia una forma di protezione di sé, l’unico modo per allontanarsi da qualcosa che ha segnato giornate, emozioni, che è già scolpito dentro. Non riesco a concepire alcun tipo di rottura “pacifica” (nel senso, priva di sofferenza) per cui credo sarebbe puro masochismo mantenere un contatto, seppur virtuale”.
Intervistando qualcuno c’è stato anche chi ha cambiato una decisione presa. È successo con G. che, spiegandomi la sua posizione per il leave e facendomi l’esempio dell’ex, ha deciso di cancellarlo. Infatti “mantenerlo è comunque una sorta di dipendenza e il cancellarlo è venirne fuori perché a quel punto non ti interessa più niente di lui – compie una piccola pausa in cui non scrive più, poi aggiunge – Anzi sai che ti dico… ora lo cancello! Ma che me ne frega! Nel 2000 se ti lasciavi lo facevi e basta”.
Per altri la scelta di lasciare andare l’altro anche sui social è dato dalla meccanica del desiderio. Per C. è così, per lei che è “come i bambini davanti alle Torte. Non riesco a guardarla senza aver voglia di mangiarla. I social network ti offrono la costante vetrina dell’altro e spesso non si è pronti a vederlo felice”.
Una dichiarazione forte, ma profondamente onesta che apre la riflessione alle conseguenze nefaste del rimanere amici virtuali. “Col mio ex storico, quello che si è sposato 12 mesi dopo avermi lasciata e ha avuto poi una bimba. Ho scoperto di non amarlo proprio grazie all’assenza di connessione. Spesso questo contatto costante al quale siamo sottoposti alimenta idee più che sentimenti e rende molto più difficile quella che è una fine inevitabile”.
Non è facile dopo una rottura, quando i social media ti mettono davanti a verità dell’altro che forse non sei pronto a scoprire anche nel caso in cui hai bloccato l’altro. Del resto dopo mesi passati a mettere “like” a qualsiasi cosa, l’algoritmo non perdona! F. infatti è stato la “dolce vittima” dell’algoritmo che gli ha mostrato quello che in fondo sapeva: “Twitter Italia ha ben pensato di sbattermi in faccia la verità tramite inserzione. Io l’ho vissuto come un segno del destino. Alla fine è giusto così.”
Il blocco part-time
Infine, c’è chi è rimasto ma poi di comune accordo ha deciso di cancellarsi. È la storia di A. che ne sorride: “La separazione è stata molto sofferta, nessuno dei due voleva scomparire improvvisamente e del tutto dalla vita dell’altro così ci sentivamo più o meno di frequente e ci vedevamo di tanto in tanto per un caffè. Ma Facebook era un problema perché nessuno dei due si sentiva a proprio agio nel pubblicare qualsiasi cosa: in questa foto sembro troppo felice (non voglio urtare la sua sensibilità), questa canzone è troppo triste (non voglio che si preoccupi sapendo quanto sto male), questo pensiero è troppo allusivo (potrebbe essere male interpretato), nuove amicizie (ne sarà infastidito)…così entrambi ci eravamo semplicemente autocensurati dietro un inutile silenzio stampa. Un giorno lui mi chiama e mi dice: “Scusa, ma ti devo bloccare.”
Ma vale davvero la pena rimanere bloccati a un certo punto? L. ci dà una grande lezione di forza raccontando che “I social non sono la vita reale. Un esempio, nei contatti ho il mio “aguzzino” delle medie. Quando mi ha fatto la richiesta ho pensato di non accettarlo, poi però ho riflettuto che sono passati decenni e che le cose cambiano. Noi cambiamo”.
Sarà davvero così? Mi fa riflettere molto S. che invece non vede i social media come qualcosa di altro, ma come qualcosa di interconnesso alla nostra vita. “Pensaci, i nostri rapporti interpersonali si basano molto su qualsiasi social network soprattutto su Facebook – se non fosse così noi mica saremo qui a parlarne. Cancellare o rimuovere qualcuno può aiutare, oscurarlo dalla home, cancellare il suo numero, le conversazioni, ma alla fine è innegabile che post rottura il pensiero va sempre lì. Non puoi cercarlo su Facebook ma si cercherà la persona in quei posti dove siamo stati felici.”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/12/valentines-day10.jpg10002000Isabella BorrelliIsabella Borrelli2016-12-09 17:00:382016-12-12 10:47:59Se mi lasci, ti cancello (dai social media)… o no?
Per la sua nuova campagna in Svezia, IKEA ha rinominato i suoi prodotti cercando di rispondere così alle numerosissime ricerche degli utenti svedesi effettuate su Google sulle situazioni di crisi familiare.
Insieme all’agenzia Akestam Holst, Ikea ha analizzato i luoghi nei quali la vita accade davvero e creato una campagna interattiva che non parlasse solo di case, ma dei problemi della vita di tutti.
Ricorda un po’ la recente campagna McDonald’s Iconic Product, realizzata da Leo Burnett e premiata agli ultimi Epica Awards, ma la nuova campagna Ikea pensata per il mercato svedese aggiunge qualcosa di più importante alla semplice idea di promozione del proprio catalogo di prodotti.
Con il suo tono sempre delicato e ironico, ci dice “Noi ci siamo e siamo vicini a voi ogni giorno!”.
Così quando decidiamo di cercare su Google la soluzione a “un marito che russa troppo” o che “non sa dirmi che mi ama”, Ikea risponde con un risultato appropriato selezionato tra i propri prodotti.
La terapia del retail di Ikea, tra SEO e advertising
Un divano più comodo per non litigare dopo una notte insonne, una lavagna per spingere il fidanzato reticente a esprimere i suoi sentimenti, un paio di forbici per stimolare la creatività del bambino che passa troppo tempo davanti ai videogame, una lampada in stile disco per far restare in casa la figlia che fa tardi ogni sera.
La risposta del brand di mobili e prodotti per la casa ai problemi di tutti i tipi di famiglie che oggi troviamo nella società era già partito lo scorso settembre con un spot commovente nel quale un bambino, figlio di genitori divorziati, ritrovava la sua serenità nella cameretta, identica, grazie ai mobili Ikea, sia a casa di mamma che di papà.
Forse i prodotti Ikea non risolveranno il problema, ma certamente i risultati faranno sorridere gli utenti in cerca di soluzioni, che magari proveranno a considerare con più leggerezza i piccoli problemi quotidiani.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/12/ikea_google.jpg7951430Daria D'AcquistoDaria D'Acquisto2016-12-09 13:14:072016-12-09 18:43:22"Mio marito russa" e altri prodotti IKEA rinominati in base alle ricerche su Google
Nemmeno se sei a capo di una grande azienda come CEO o Amministratore Delegato puoi considerarti arrivato: la richiesta di abbandonare la tua posizione lavorativa in favore di un altro è sempre in agguato.
E così, si mormorano cambi al vertice per Twitter, PizzaBo e Ferragamo, mentre per Starbucks le cose sono state più semplici: l’attuale CEO Howard Schultz ha deciso di dimettersi volontariamente, non perché stesse facendo male il proprio lavoro.
Al contrario, Schultz ha preferito lasciare la poltrona al suo successore per potersi dedicare a pieno al nuovo piano di sviluppo del brand luxury cafè per una nuova fascia di clienti.
Le dimissioni del CEO di Starbucks e la strategia per l’espansione del mercato
L’azienda eletta tra le più profittevoli del 2016 sul mercato americano, con oltre 25.000 caffetterie in 75 Paesi del mondo, diversi progetti avviati nel campo del welfare sociale e un campus dedicato ai futuri baristi. Questo lo scenario che Howard Schultz ha deciso di abbandonare, lasciando il suo posto a Kevin Johnson, attuale direttore operativo di Starbucks.
Abbandonare, però, non è il termine più corretto per descrivere quello che il quasi-ex-CEO ha annunciato: non lascerà la compagnia, semplicemente lascerà il posto di leadership, per ritornare a sporcarsi le mani con il nuovo progetto che Starbucks ha in cantiere per il 2017.
Il brand aprirà store in grado di fornire un’esperienza di lusso ai clienti che potranno degustare un caffè riserva, ad un prezzo superiore, in un ambiente unico ed accogliente che li spinga a lasciare la cucina di casa per assaporare un caffè unico al bar.
Il progetto rappresenterà per il colosso del caffè internazionale un nuovo sbocco di mercato sia per i 1.000 negozi che intende aprire, sia per diversi corner che verranno installati negli store già presenti sul territorio.
Insomma niente licenziamento per il boss del caffè, solo un cambio di ruolo e nuovi colleghi.
Retail, social e compagnie assicurative: tutti i cambi al vertice
Se in Starbucks le dimissioni di Schultz sono state volontarie, in alcuni casi è necessario correre ai ripari. A volte infatti il CEO può non essere la persona più adatta a portare al successo l’azienda.
Nessun settore escluso, ecco alcuni esempi del mondo nel campo retail, social e compagnie assicurative.
I primi due esempi che riportiamo riguardano aziende per le quali era necessario un ringiovanimento del business oppure un semplice cambio al vertice, nonostante l’andamento positivo: Sears Holdings Corp. e Ferragamo.
Sears Holdings Corp. è una realtà americana nata dalla fusione dei brand Sears e Kmart, una company leader nel settore outlet, spacci, negozi di bricolage, grandi magazzini che ha chiesto al suo CEO Eddie Lampert di dimettersi per la sopravvivenza dell’attività, dato che ormai i punti vendita vecchio stampo e poche nuove promozioni stanno portando l’azienda al declino.
Il secondo citato, il gruppo italiano Ferragamo, ha optato per un cambio in favore di Eraldo Poletto che ha preso il posto dell’uscente Michele Norsa.
Il gruppo che registra una posizione netta positiva di 15 milioni nonostante un fatturato in calo nei primi mesi del 2016 è in continua crescita soprattutto in riferimento al travel retail e ai ricavi da licenze.
Sui social è Twitter il grande protagonista guidato da Jack Dorsey, accusato di tenere un piede in due scarpe a causa del suo doppio ruolo di CEO sia in Twitter che in Square; la questione non riguarda tanto il presiedere due società, ma il fatto che questa situazione non permetta a Dorsey di fare bene il suo lavoro né in una né nell’altra compagnia.
Le cose per Twitter si stanno mettendo male: pochi nuovi utenti e pochi sponsor che fanno pensare ad una ristrutturazione aziendale o ad un cambio di rotta sulla gratuità del servizio con l’ipotesi di far pagare alle aziende che usano il social network come servizio Customer Care.
Nessuna decisione è stata ancora presa, ma il momento delle scelte per Dorsey sembra essere vicino.
Il terzo protagonista di un cambio di vertici è Admiral, grande gruppo assicurativo gallese, che ha visto arrivarsi le dimissioni del suo CEO Henry Engelhardt nel 2016. La vera notizia è che l’ex CEO e consorte, per premiare gli 8.000 dipendenti della compagnia hanno voluto donare 7 milioni di sterline con il risultato di un aumento in busta paga di 1.000 sterline ciascuno.
Filantropia? Quasi. Henry ha sempre deciso di investire nel capitale umano dell’azienda e questo è stato l’ultimo grande gesto per ringraziare chi ha lavorato per il gruppo nei suoi anni di carica.
Comparto Food, le dimissioni che lasciano l’amaro in bocca
Chipotle Mexican Grill, Whole Foods Market e PizzaBo gli altri nomi del cambio CEO nel settore food oltre a Starbucks.
Per Chipotle Mexican Grill e Whole Foods Market i problemi che hanno portato le dimissioni dei CEO in carica riguardano il peggioramento della qualità del cibo servito presso i locali della catena.
Per il primo sono stati registrati casi di cibo avvelenato che hanno portato accuse al consiglio direttivo della società: i clienti sostenevano, infatti, che la proprietà non annoverasse la sicurezza alimentare come un valore fondante.
Per quanto riguarda Whole Foods Market – la società che punta tutto sul cibo salutare fondata da Mackey nel 1980 – le accuse non si sono mosse nel campo dei prodotti in commercio, ma sul rapporto che la società instaura con i fornitori, estremizzato a favore di prodotti completamente incontaminati.
In casa PizzaBo non c’entra il prodotto o il rapporto con clienti e fornitori, ma Christian Sarcuni, fondatore e CEO della startup italiana, ha consegnato le sue dimissioni quando la sua azienda è stata venduta al colosso Just Eat. I motivi, in questo caso, sembrerebbero essere più ideologici che economici, dato che il torinese non ha mai voluto che la sua creatura venisse snaturata dal suo territorio italiano di nascita, compromettendo immagine e futuro dei lavoratori.
La risposta di Just Eat rassicura su questi ultimi due punti, ma il dato di fatto è che non troveremo più Sarcuni nell’organigramma societario.
Insomma lasciare la poltrona di CEO può essere una scelta a favore di nuovi progetti, come per Starbucks, oppure una necessità per non far fallire la società. Nessuno comunque è al sicuro, anche un CEO può essere messo alla porta.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/12/Howard-Schultz-Starbucks.jpg401534EmikoEmiko2016-12-09 11:00:092016-12-09 18:41:56Starbucks e le altre dimissioni eccellenti ai vertici aziendali
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