Apple punta sull’Healthcare: la tecnologia al servizio della sanità

Qualcuno diceva “La potenza è nulla senza il controllo”. Oggi potremmo trasformarlo in “La tecnologia è nulla senza uno scopo”: sembra essere questo il motto anche della partnership che coinvolge Apple e Aetna e che riguarda l’Healthcare.

Gli abbonati della compagnia assicurativa americana Aetna riceveranno il nuovo Apple Watch con uno sconto dedicato, in cambio dei loro valori in ambito salute e utilizzo.

Apple non è nuova all’interesse verso un utilizzo consapevole della tecnologia in ambito sanitario, basti pensare ai suoi kit: Researchkit e Carekit.

Il grande concorrente Android, intanto, pensa ai suoi software per i macchinari di diagnosi, per ora senza applicazione a smart watch o dispositivi individuali.

Apple e Aetna insieme per l’Healthcare

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Ottobre 2016, la partnership è siglata: Apple e Aetna si accordano per fornire agli utenti la possibilità di acquistare i nuovi Apple Watch a prezzo scontato, trasformando, così, la tecnologia indossabile in un mezzo per l’assicurazione sulla vita.

Il patto consiste nella possibilità da parte della compagnia assicurativa Aetna di sviluppare app funzionanti attraverso l’impiego di Apple Watch, con funzionalità in grado di fornire all’utente la possibilità di tenere sotto controllo il suo stato di salute, misurare i suoi dati vitali e molto altro.

Il risultato? Aetna può intercettare lo stile di vita dei suoi clienti con la possibilità di creare e proporre piani assicurativi personalizzati, insomma molto più di inbound marketing.

Apple invece cosa ci guadagna? Sicuramente un’impennata delle vendite visto che la sperimentazione partirà dallo staff di Aetna, che avrà gli Smart Watch gratis come pubblico test, per poi passare alla vendita scontata di tutti gli abbonati che lo vorranno.

In secondo luogo anche la compagnia della mela potrà tracciare i comportamenti degli utenti e sarà quindi in grado di sviluppare un prodotto sempre più adatto alle esigenze del consumatore e iniziare ad aprirsi un mercato importante come quello dell’automedicazione e dell’Healthcare stesso.

Negli Stati Uniti le assicurazioni non sembrano essere nuove a queste iniziative, prima di Aetna, infatti, Cigna e UnitedHealthCare avevano creato partnership dal sapore tecnologico a tema automedicazione e tracciamento delle funzioni vitali con la possibilità per gli abbonati di acquistare smart watch e braccialetti a prezzi scontati.

Una prima rivoluzione è in atto: avere Apple Watch sarà utile oltre che cool.

Apple e sanità, ResearchKit e CareKit, i primi passi

Sports young woman

Sports young woman

Due kit al servizio della sanità, uno per i ricercatoti e uno per gli utenti che permettono di fare grossi passi avanti nella trasformazione in chiave tecnologica di uno dei settori più importanti.

Al servizio della ricerca e degli studi in campo sanitario per combattere e debellare malattie o studiare cure sempre più efficaci, con la possibilità di creare app personalizzate in base ai risultati che si vogliono ottenere, questa è la definizione del ResearchKit di Apple.

I benefici di avere tale tecnologia a disposizione sono molteplici: in primo luogo l’incremento del pubblico in grado di partecipare alla ricerca, con conseguente possibilità di avere differenti case study ed informazioni per ottenere risultati più ampi ed approfonditi.

Inoltre la possibilità di utilizzare un qualsiasi device Apple per effettuare le analisi e gli studi senza dover, quindi, procurarsi grossi macchinari, difficili anche da trasportare.

Ma il nuovo approccio all’Healthcare funziona? La risposta sembra essere affermativa grazie all’esposizione dei primi casi di successo come la possibilità di fare analisi più approfondite e avere il quadro più chiaro sulla malattia del Parkinson, la creazione di una app che, con il supporto della fotocamera frontale dell’ iPhone, è in grado di diagnosticare una forma di autismo, o ancora, predire un attacco epilettico prima che si verifichi grazie ai sensori di movimento e di monitoraggio del battito cardiaco.

Apple non ha voluto escludere nemmeno il campo dell’auto-diagnosi creando il suo CareKit, una piattaforma open-source a disposizione degli sviluppatori per la creazione di app dedicate agli utenti, in grado di supportarli in una prima analisi diagnostica con la possibilità di contattare direttamente anche il medico o il reparto emergenze.

Alcuni esempi significativi del suo impiego riguardano le cure post-operatorie, con una app creata e personalizzata per tracciare la degenza e connettersi con il personale ospedaliero, la possibilità di tracciare lo stato e i sintomi di una malattia cronica in modo da richiedere un intervento più preciso e puntuale delle cure mediche, o tenere sotto controllo il diabete.

Insomma un iPhone non è mai stato tanto utile!

LEGGI ANCHE: Google, Facebook, Microsoft, IBM e Amazon insieme per l’intelligenza artificiale

E Android cosa fa per la tua salute?

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Il grande e vero assente sembra Android nel panorama del Healthcare tecnologico, ma è davvero così?

Android non è ancora protagonista degli strumenti tecnologici utili all’automedicazione, ma questo non dimostra la sua assenza dal settore, anzi. La differenza è solo nella scelta del target.

Secondo alcuni report, infatti, il sistema sviluppato da Android risulterebbe il più diffuso in ambito macchine e sistemi di diagnosi a grandi livelli, come ospedali o centri specialistici, grazie alla sua facilità di utilizzo da parte dell’utente e da parte del personale che trova semplice la consultazione attraverso questo sistema.

I benefici misurati sono: una miglior interfaccia da parte dell’utilizzatore, anche grazie alla possibilità di personalizzazione da parte dei diversi sviluppatori; il vantaggio di una piattaforma open-source e la facilità di utilizzo; la possibilità di accedere ad un network di opinioni e protocolli utili al chiarimento di dubbi in merito all’utilizzo e programmazione; il touch screen, dato che Android è un sistema studiato apposta per l’applicazione in touch screen.

21Buttons: il nuovo social e shopping network della moda

L’app 21Buttons, arrivata in Italia da poco, è il primo social e shopping network della moda e di certo la nuova frontiera dei fashion influencer.

Giá da qualche tempo il classico blog aveva lasciato posto ad altre piattaforme social come Instagram o Pinterest. La macchina fotografica aveva così preso il posto della tastiera, sfruttando il potere del cosiddetto picture storytelling, perchè per raccontare la moda è sufficiente una bella fotografia o un video ed il giusto filtro.

In Aprile il gigante dello shopping di abbigliamento online Asos aveva annunciato l’intenzione di introdurre un buy button sul proprio account di Instagram che rimandasse direttamente al proprio sito e-commerce, in modo tale da facilitare le vendite (leggi di più).

Infine oggi, con l’introduzione di 21Buttons, l’influente potere dei social network si può finalmente incontrare ed addirittura fondere con l’eCommerce. In questa nuova piattaforma, è infatti possibile comprare con pochi click potenzialmente ogni outfit postato dalle buttoners grazie ad un collegamento diretto col sito eCommerce di ciascun brand. Dall’altra parte, per ogni capo comprato dal profilo del buttoner è prevista un percentuale di guadagno per quest’ultimo.

Un’ulteriore giro di vite per l’eCommerce del settore fashion, che, secondo una ricerca condotta dall’ Osservatorio eCommerce B2C nel 2016, registra una crescita del 15% arrivando ad un valore complissivo di 1,8 miliardi di euro.

 

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La shopping experience e feature dell’ app

La shopping experience che ci regala 21 Buttons è unica e senza precendenti, ma vediamo nello specifico cosa la distingue dal classico store online.

  • Collegamento con l’account di Instagram: Instagram è senza dubbi il regno della dei fashion influencer, per questo motivo la nuova app sfrutta il collegamento con il proprio account per recuperare le foto degli outfit postati in precendenza e cosa più rilevante la propria community di follower.
  • Comprare, salvare ed abbinare sono le tre parole magiche di ogni fashion addict, se la vostra carta di credito ha raggiunto il tetto spendibile massimo, potete sempre salvare il capo desiderato nella wishlist o nel inspirational list visibile agli altri buttoners. Inoltre potete abbinare il capo creando un vero e proprio guardaroba o clotheset virtuale.
  • I filtri di ricerca: proprio come in un online store è possibile cercare un outfit selezionando il tipo di capo, il brand ed il range di prezzo, come risultati verranno visualizzati per primi gli outfit di maggior tendenza.

 

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Saremo tutti fashion influencer?

Che l’attività dei fashion influencer fosse considerata una professione a tutti gli effetti non è di certo qualcosa di nuovo, tuttavia la novitá che introduce 21buttons consiste nell’ incentivare la pratica di quest’ultima, introducendo l’accativante possibilità di guadagno.
Quali saranno le conseguenze di un possibile proliferare di fashion influencer?

Si arriverà davvero al punto in cui i brand stessi saranno ispirati o addirittura influenzati da queste nuove leve del fashion business?

LEGGI ANCHE: quanto guadagnano influencer e celebrity sui social?

Social Media Manager e Community Manager: chi sono, cosa fanno e come si formano

Se sei interessato a conoscere tutti i segreti della professione di Social Media Manager e Community Manager e vuoi informarti sulle opportunità di lavoro legate a tali specializzazioni ti consiglio di seguirmi: sicuramente scoprirai una strada ricca di sbocchi ed opportunità.

In particolare ti mostrerò quali sono le competenze richieste nel campo del social media management, quali sono le differenze tra Community Manager e Social Media Manager, come si acquisiscono le abilità e quali corsi seguire, quali attitudini sono richieste. Avrai una bussola da seguire in grado di indicarti la direzione per padroneggiare la disciplina e diventare esperto in una delle professioni digitali più ambite e richieste sul mercato.

Chi è e cosa fa un Social Media Manager?

Il Social Media Manager nell’immaginario collettivo è quel personaggio che viene pagato per stare su Facebook. Ma non è proprio così: sta anche su Twitter, Instagram, LinkedIn e dovunque il genere umano riesca ad annidarsi in rete.

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In realtà la figura del SMM è deputata a gestire la comunicazione delle aziende e dei personaggi pubblici sui social network: partecipa alla stesura del Communication Plan aziendale dicendo la sua per tutto ciò che gli compete: scelta delle piattaforme social, pianificazione strategica dei contenuti, advertising, budgeting e misurazione delle attività svolte.

In pratica è un Marketing Manager che ha una propria business unit che gestisce coerentemente alle strategie aziendali.

Se volete saperne di più, leggete quest’articolo.

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Come si diventa Social Media Manager?

Per diventare Social Media Manager non c’è una ricetta perfetta, ma mixando tanto studio ed esperienze pratiche si può raggiungere il giusto livello di preparazione. In attesa che il sistema universitario italiano concepisca nuovi corsi di laurea per le professioni digitali, studiare Marketing è forse la strada più appropriata.

Conviene però integrare gli studi con dei corsi di specializzazione in Social Media Management e fare esperienze di stage in azienda, per sperimentare ciò che si apprende.

Social Media Manager

Un interessante corso per acquisire le competenze di questa professione è il Master Online in Social Media Marketing organizzato da Ninja Academy.

Se vuoi diventare un Community Manager non guasta un background di tipo umanistico: aver studiato Psicologia o qualcuna delle scienze sociali aiuta ad empatizzare col pubblico a cui si parla.

Qual è la differenza fra Social Media Manager e Community Manager?

La figura del Community Manager viene spesso confusa con quella del SMM; forse perché nelle piccole realtà aziendali chi si occupa della presenza online spesso ricopre entrambi i ruoli.

Il Community Manager è in realtà colui che gestisce la vita quotidiana della community, moderando il dialogo e favorendo una conversazione positiva intorno al brand: parafrasando Ippocrate, è colui che entra nel letto del paziente per comprendere ciò di cui quest’ultimo ha bisogno per stare meglio.

Per semplificare, il Social Media Manager è colui che elabora la strategia comunicativa sui social network mentre il CM è colui che la mette in pratica gestendo operativamente i profili aziendali.

In una grande azienda o nelle agenzie di comunicazione le due figure lavorano insieme alle altre figure quali i copy, gli art director e gli account manager.

Ma nelle piccole e medie imprese spesso un solo professionista, quasi sempre un freelance, cura tutti gli aspetti dalla pianificazione strategica alla creazione dei post; dalla moderazione della community alle attività di advertising.

Nella mia esperienza personale come freelance quotidianamente mi imbatto in progetti per cui bisogna curare tutti gli aspetti della comunicazione online e spesso bisogna creare ex novo la presenza in rete del marchio.

Quali caratteristiche devono possedere gli specialisti dei Social Media ed i Community Manager?

Chiunque lavori nel Marketing deve essere una persona curiosa e predisposta alle novità; se poi lavori con i Social Media l’innovazione deve essere la tua filosofia di vita.

Serve inoltre una buona dose di intuito e la capacità di adattarsi alle situazioni: nel vorticoso mondo del web spesso non c’è il tempo di consultare le analisi di mercato, bisogna agire e reagire subito.

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Non a caso molte strategie social di successo sono basate sul Real Time Marketing, come quella di Ceres.

Poi nel caso dei Community Manager non basta essere sempre aperti alle novità e stare sul pezzo: per stare a diretto contatto con il pubblico in rete è necessaria una dote massiccia di pazienza; ma ancor prima di quella conta l’empatia.

Il CM deve sapersi mettere nei panni degli altri e deve essere predisposto all’ascolto. Deve inoltre essere assertivo: deve cercare sempre di rendere positivo il confronto con l’utenza e deve essere abile nel gestire le crisi e salvaguardare la brand reputation.

Queste sono solo le principali qualità, questo articolo ce ne illustra altre.

Quanto tempo occorre per diventare esperti nell’arte della gestione di comunità e di Social Media?

Non esiste un tempo specifico per definirsi esperti nella gestione dei Social; vari fattori possono renderci più o meno veloci nella crescita professionale.

Sicuramente ci vuole qualche anno per riuscire ad acquisire le nozioni teoriche e per accumulare una memoria storica sull’evoluzione dell’ecosistema digitale.

Per un CM sicuramente è richiesto meno tempo: l’interazione quotidiana crea un apprendimento più rapido in quanto giorno per giorno si possono cogliere piccoli feedback ed insegnamenti dal proprio operato. Per meglio comprendere le dinamiche delle varie piattaforme bisogna inoltre sperimentarle e viverle come utenti prima che come gestori di community.

L’esperienza professionale poi si affina giorno per giorno, ma occorrono almeno un paio d’anni per sperimentare tutte le possibili varietà di rogne digitali. Può servire meno tempo se si fa parte di un team di persone più esperte o se si lavora a community molto grandi.

Per un SMM invece serve più tempo, in quanto i risultati del proprio lavoro hanno scadenze nel medio-lungo periodo: i risultati di una campagna social non sono immediati!

Quanti e quali Social è indispensabile conoscere e frequentare?

Chi lavora nei social deve conoscere tutti i Social, ma non vuol dire che debba frequentarli tutti.

Ogni giorno nasce una nuova piattaforma e allo stesso modo altri Network cadono nell’oblio o vengono spenti dai loro creatori.

Il ciclo di vita di uno specifico Social Network può essere influenzato da vari fattori. Probabilmente quelli più determinanti per decretarne il successo sono due: avere una propria identità e la capacità di innovare e rinnovarsi continuamente.

Ad esempio Google+ non ha mai avuto un grande successo perché era sostanzialmente un doppione di Facebook; Slingshot è stato dismesso da Facebook in quanto non è riuscito a colmare il vantaggio competitivo di Snapchat. Twitter ha invece ben resistito nel tempo in quanto possiede delle peculiarità che lo hanno reso (quasi) inimitabile.

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Sia Facebook che Twitter hanno inoltre saputo rinnovarsi continuamente senza snaturarsi: hanno introdotto nuove funzioni (spesso razziate a danno di piattaforme meno fortunate), mentre altri Social sono rimasti sostanzialmente immutati perdendo appeal.

Detto ciò, un buon professionista del web deve essere in grado di comprendere quali sono le piattaforme in ascesa e quelle dove si ritrova il pubblico con cui si vuole interfacciare: non è possibile frequentale tutte in quanto umanamente impossibile. Bisogna concentrarsi su quelle strategiche per la propria attività.

Ci sono poi degli influencer che hanno guadagnato la loro fama specializzandosi su un singolo Social Network (senza dimenticare gli altri), diventando dei punti di riferimento per i professionisti del settore.

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Esistono dei tool utili per semplificare il lavoro degli esperti in tali professioni?

Per ottimizzare il tempo e la gestione dei Social esistono numerosi tool: strumenti per programmare i post, supporti per creare le grafiche, risorse per creare i calendari editoriali, programmi che generano risposte automatiche, ecc.

Per ben comprendere ciò di cui si parla in rete Google ci aiuta con vari servizi, tra cui TrendsNews e Alert. Ci sono poi gli aggregatori di notizie come Feedly.

Per programmare i post, gestire le pubblicazioni e monitorare gli insight in un’unica piattaforma ci sono gli utilissimi Hootsuite e l’italiano PostPickr.

Per creare riviste online possiamo utilizzare Flipboard; per creare grafiche per i nostri post c’è Canva; per accorciare i link c’è Bit.ly.

In quest’articolo di Alessandro Petracca troverete altri tool utili per potervi ricavare lo spazio per una vita reale fuori dalla rete.

E’ utile seguire un corso di specializzazione nella Gestione dei Social e nel Community Management?

Investire tempo e risorse nella formazione non è mai inutile. Chi lavora nel web poi ha la vitale esigenza di formarsi ed aggiornarsi continuamente.

Seguire corsi di specializzazione aiuta nell’acquisire nuove conoscenze, migliorare le competenze e soprattutto consente di fare networking.

Io personalmente seguo almeno un paio di corsi di formazione e aggiornamento l’anno.

Se stai cercando un corso per approfondire le tue conoscenze digitali puoi dare un’occhiata al calendario della Ninja academy.

Social Media Manager cercasi…. è una professione richiesta dal mercato?

Come tutte le nuove professioni digitali, le figure del SMM e del CM sono molto richieste: molte imprese si stanno digitalizzando e sono alla ricerca di qualcuno che possa prenderle per mano e condurle a dialogare nel web.

L’altro lato della medaglia di un mercato potenziale molto ampio è la mancanza di coscienza delle proprie necessità da parte della clientela: molti non percepiscono le potenzialità del web oppure non riescono a comprendere che investire su un professionista a lungo termine porta più risultati che affidare la propria comunicazione al cuggino o a manager improvvisati.

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Il grosso dell’offerta lavorativa arriva dal nord Italia, dove sono concentrate la maggioranza delle industrie. Le grandi città quali Milano e Bologna la fanno da padrone, ma anche Roma, Napoli e le città del sud offrono una sempre crescente possibilità di occupazione.

Ma la richiesta di lavoro in un paese turistico come il nostro viene anche dalle città d’arte, dalle località costiere e alpine e dai piccoli borghi mete di turismo: non solo le grandi aziende e le PMI necessitano i socialcosi, ma anche le strutture ricettive e le attività di ristorazione.

Se per un’industria del settore primario la presenza in rete non è una priorità assoluta, nel terziario bisogna gestire l’immagine che altrimenti resterebbe in balia delle recensioni delle OLTA come Trip Advisor e delle app per buongustai.

Ci sono offerte di lavoro all’estero?

Lavorare all’estero può essere un’opzione da non trascurare: nell’odierna società globale molte aziende multinazionali hanno le loro sedi nella verde Irlanda o in altre isole felici per la tassazione.

Con gli headquarters all’estero, in luoghi in cui la cultura digitale è più evoluta rispetto alla nostra, un Social Media Manager che sa pianificare in inglese può affacciarsi ad un mercato del lavoro più grande e anche più remunerativo.

I Community Manager sono invece più radicati al territorio in quanto oltre a padroneggiare il linguaggio devono ben conoscere lo stile di vita, le usanze e le tradizioni delle loro comunità. Però sia le multinazionali che le aziende nostrane che si spostano all’estero hanno bisogno di CM che siano ancorati al territorio a cui si rivolgono.

Inoltre un CM madrelingua italiano può trovare lavoro in realtà che si interfacciano alle minoranze culturali di lingua italica all’estero.

Quanto guadagna uno specialista nel Social Media Management?

Ma ti pagano per stare su Facebook? E quanto ti danno?

Che sia vostra madre a chiederlo o i vostri amici, non esiste mai un’unica risposta: troppe variabili influenzano i parametri riguardanti la retribuzione.

Per un SMM che lavora in una grande azienda lo stipendio sarà proporzionato a quello degli altri manager. Nelle piccole aziende di solito si guadagna meno, in quanto i budget sono minori: da un grande potere derivano grandi responsabilità (e retribuzione maggiore)!

Riguardo i CM, questo articolo ci spiega quanto guadagnano in base a variabili quali sesso, età e posizione geografica.

Nel caso dei freelance poi il discorso diviene più complicato. Ogni professionista segue più progetti diversi tra loro. E la remunerazione sul singolo lavoro varia in base ai compiti da svolgere, all’impegno orario, ai budget dedicati al progetto e al grado di expertise del professionista.

Ci sono liberi professionisti che guadagnano quanto un commesso di un fast food (che però non ha rischio d’impresa) e ci sono consulenti che dispensano parcelle consistenti e collaborano a progetti importanti: la discriminante in questo caso è la qualità che si riesce a trasmettere al cliente.

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Come analizzare i dati su Twitter

Nell’ultimo anno, secondo le stime Audiweb, gli utenti attivi di Twitter sono complessivamente calati del 30%. Sarebbe un ottimo punto di discussione soffermarsi nel capire se e quanto valga ancora la pena promuovere un brand sulla piattaforma di microblogging, in procinto di essere acquistata da qualche big company americana.
Ma in questo articolo cercheremo di apprendere come e dove trovare i dati relativi alle nostre strategie di social media marketing su Twitter, e come leggerli.

Come analizzare i dati su Twitter

A cosa si riferiscono i dati di Twitter?

I dati offerti da Twitter si riferiscono alle informazioni raccolte dagli utenti, come la geolocalizzazione, il contenuto dei post, e le interazioni con un tweet. Sembrano pochi parametri, in realtà nascondono una mole considerevole di dati, utilissimi e spesso non presi in considerazione. Soltanto con queste informazioni, è possibile conoscere la demografia degli utenti, i clic totali sul profilo, o il numero di impression registrate da un tweet. La punta di un iceberg, insomma: c’è molto di più.

LEGGI ANCHE: Twitter meno rigido: allungato lo spazio per i tweet

Come misurare i dati di Twitter

Ci sono differenti modi per misurare e analizzare i dati di Twitter. Ad esempio è possibile utilizzare Twitter Analytics, uno strumento di analisi integrato di Twitter che consente di accedere a dati aggiuntivi al di là delle azioni di base come like e retweet. Nel corso degli ultimi anni, Twitter ha aumentato notevolmente la profondità e la puntualità degli analytics offerti.

Come analizzare i dati su Twitter

Questo rende più facile per le aziende monitorare l’andamento delle campagne che hanno avviato con un budget ristretto, così da poter migliorare la performance nella campagna successiva. Secondo eMarketer, circa il 66% delle piccole e medie imprese americane utilizza Twitter per azioni di social media marketing.

Sezione Home

 

Come analizzare i dati su Twitter

Nella sezione Home, Twitter fornisce una panoramica mensile (ultimi 28 giorni) sulle attività del proprio account. Numero tweet, visualizzazioni totali, visite del profilo, menzioni e follower, con la variazione percentuale dei dati rapportata al mese precedente.
Da questo cruscotto sarà molto semplice tenere d’occhio l’andamento del proprio flusso Twitter, senza lasciare nulla al caso.

Sezione Tweet

Come analizzare i dati su Twitter

Questa sezione fornisce una visione più completa e approfondita sulle attività dei tweet, con le visualizzazioni organiche e quelle a pagamento, su un grafico suddiviso per giorni, che potete esportare in formato CSV.
È buona prassi tenere sempre traccia di questi dati, in differenti fogli di calcolo, monitorando così l’andamento mensile dell’account e dei relativi tweet. Tramite questa dashboard potete visualizzare anche le metriche di ogni singolo tweet, in quanto a visualizzazioni, interazioni e tasso d’interazione. Grazie a questo tool è possibile comprendere, dati alla mano, quali tipologie di tweet funzionano meglio (ossia attirano più pubblico) e quali invece dovreste scartare dalla vostra strategia.

Segmenti di pubblico

Come analizzare i dati su Twitter

I dati sui segmenti di pubblico consentono di visualizzare informazioni sull’audience raffrontando quella comprensiva di tutti gli utenti di Twitter, con quella rappresentata dai tuoi seguaci e dal pubblico attirato in modo organico (attraverso retweet e menzioni). Scrutando tra i dettagli, è possibile ottenere molteplici informazioni demografiche sul pubblico: provenienza, età, sesso, lingua, dispositivo mobile utilizzato, operatore mobile, aree di interesse e un focus sui generi TV più seguiti (perché non dimentichiamoci che Twitter è il “secondo schermo” per eccellenza).

Ricerca eventi

Come analizzare i dati su Twitter
Grazie a questa sezione è possibile essere sempre aggiornati su tutti i grandi eventi che accadono intorno al globo, dallo sport all’intrattenimento TV, passando per le semplici tendenze su Twitter. I dati offerti sono molteplici, e sono utilissimi per prepare campagne ad hoc per il vostro brand (o quello che rappresentate) sfruttando la scia dell’evento.

La bontà elementare del Mercato Centrale arriva a Roma

La bontà elementare del Mercato Centrale arriva a Roma

Il Mercato Centrale è una realtà nata nel 2014 al primo piano del mercato di San Lorenzo a Firenze: un mercato cittadino 2.0 dove tradizione e modernità vanno di pari passo.

Dopo il successo dell’esperimento fiorentino, gli imprenditori Umberto Montano e Claudio Cardini hanno deciso di esportare il modello nella capitale, riqualificando la vecchia mensa ferroviaria della Stazione Termini.

La bontà è elementare

La bontà elementare del Mercato Centrale arriva a Roma

Mercato Centrale basa la sua forza nella passione degli artigiani, che conoscono bene i punti di forza dei propri prodotti e che hanno storie da raccontare: perché il cibo nutre il corpo, ma i racconti scaldano l’animo.

La ricetta a cui i promotori del progetto si affidano per raggiungere il successo è racchiusa nello slogan La bontà è elementare: i prodotti genuini non hanno bisogno di fronzoli e di iperboli narrative, la semplicità è la chiave di tutto.

Si ritorna alla genuinità del rapporto tra le persone, come nei vecchi mercati: dialoghi e sorrisi al posto di espositori luccicanti e senza cuore.

Il progetto di Mercato Centrale si basa sulla centralità del territorio e del legame con la realtà urbana: la storica Cappa Mazzoniana diventa luogo d’incontro e di rilancio del quartiere Esquilino e trasforma la stazione in un luogo d’incontro e non di mero passaggio.

La qualità capitolina e le eccellenze italiane

La bontà elementare del Mercato Centrale arriva a Roma

All’interno del Mercato Centrale Roma sono presenti alcune delle botteghe alimentari simbolo della capitale ed altre realtà che promuovono le eccellenze del food Made in Italy.

Passeggiando per il mercato si possono vedere gli artigiani dar vita alle proprie specialità, in un percorso di colori e fragranze, aromi e sapori che esaltano l’esperienza del visitatore.

I prodotti del territorio sono ben rappresentati: dal pane e dalle pizze di Gabriele Bonci, dai salumi e dalle carni di Roberto Liberati, al pesce fresco di Edoardo Galluzzi; dal Trapizzino di Stefano Callegari, ai carciofi di Alessandro Conti della storica bottega di Campo dei Fiori.

Tra le bontà del Belpaese si possono trovare i formaggi piemontesi prodotti da Beppe Giovale, il tartufo di Luciano Savini, le bontà siciliane di Arà, la carne di Chianina di Enrico Lagorio, la dispensa di prelibatezze campane di Salvatore De Gennaro.

La bontà elementare del Mercato Centrale arriva a Roma

A testimoniare la continuità con le buone abitudini della tradizione vi è inoltre la bottega di Pierangelo Fanti, un angolo dove l’ottimo cioccolato Steiner condivide l’esposizione con  fiori freschi e composizioni floreali ideate da una stilista dell’alta moda: il posto adatto per prepararsi a un appuntamento romantico o per arricchire il pranzo della domenica con note floreali e con un retrogusto di cacao e spezie.

La strategia comunicativa del Mercato Centrale

Il pane è

Gepostet von Mercato Centrale Roma am Donnerstag, 22. September 2016

 

Comunicare la bontà dei prodotti e la semplicità della tradizione non è semplice: in un mondo di omologazione e di slogan urlati si è deciso di prendersi la briga di cancellare per comunicare.

Stanchi di allestimenti asettici e identici l’uno all’altro, i fautori di Mercato Centrale Roma si sono interrogati sulla strada da percorrere per trasmettere l’anima di innovazione insita nel concept del proprio progetto commerciale.

Ci si è così presi una libertà: la libertà di cancellare, per non essere cancellati.

La cancellatura non come negazione della consueta rappresentazione del cibo, ma come affermazione di nuovi significati; con la volontà di distinguersi nel marasma di slogan, immagini, parole, verità. Solo attraverso l’invisibile si può tornare ad acquistare la vista.

È da qui che è nato il concept creativo – firmato dall’agenzia Almagrealdello scarabocchio della cancellatura, del segno, che trasforma il logo di Mercato Centrale Firenze in quello di Mercato Centrale Roma.

Viralbeat, che si occupa della gestione social e di tutti i canali online del Mercato Centrale Firenze e Roma, in occasione della nuova apertura, ha poi pensato di sfruttare la nuovissima funzione dell’app di Facebook Messenger, sviluppando un Bot dedicato al brand.
La bontà elementare del Mercato Centrale arriva a Roma

Grazie a questa innovativa funzionalità tutti gli utenti, scansionando il codice tramite il proprio smartphone, hanno potuto ricevere informazioni personalizzate, in doppia lingua, sul Mercato Centrale Roma come ad esempio gli orari di apertura, i dettagli sull’inaugurazione, i contenuti multimediali realizzati.

Il Messenger Code sarà sempre attivo e permetterà a chiunque si colleghi al Bot, di ricevere news e informazioni su eventi, collaborazioni e attività che il Mercato Centrale Roma realizzerà in futuro.
Facebook at work e G Suite, come cambierà il nostro modo di lavorare

Facebook at Work e G Suite: come cambierà il nostro modo di lavorare

Dopo il periodo di test, finalmente arriva Facebook at Work: l’evento ufficiale per il lancio si terrà infatti il prossimo 10 ottobre a Londra.

È la prima volta che un prodotto globale viene lanciato fuori dagli Stati Uniti ma la scelta è dovuta al fatto che il progetto è stato ideato proprio negli uffici londinesi.

Con Facebook at Work si tenta di entrare nel mercato dei servizi di comunicazione enterprise, in un momento in cui non mancano concorrenti più che affermati e in cui quindi sarà una sfida attirare nuovi utenti.

Facebook at work: semplicità e abitudine sono il primo vantaggio

Iniziare a lavorare con Facebook at Work è semplice: basta creare un account con la propria mail aziendale in maniera da potersi connettere con i propri colleghi.

La piattaforma funziona in maniera simile al classico social network, ma rimane scollegata dal proprio account personale.

Facebook at Work e G Suite: come cambierà il nostro modo di lavorare

La promessa è quella di facilitare e stimolare la collaborazione tra colleghi, ma quali sono gli strumenti rivoluzionari con cui ci troveremo a farlo? Essenzialmente quelli che siamo già abituati a conoscere e utilizzare giornalmente: discussioni su gruppi, una news feed personalizzata, chat in tempo reale al posto della più classica mail e ancora video ed eventi.

Invece che le richieste di amicizia, potremo solamente seguire il profilo dei nostri colleghi. Ovviamente i vari tool saranno disponibili anche su app per dispositivi Android e Iphone.

LEGGI ANCHE: Lavoro e tempo libero: i tool indispensabili per semplificarti la vita

G Suite, il pacchetto Google per la produttività

Facebook at Work e G Suite: come cambierà il nostro modo di lavorare

Google cerca di non stare indietro e qualche giorno fa, oltre alla novità Google Cloud, ha introdotto anche G suite, rebrand di quelle che prima eravamo abituati a chiamare Google Apps for Work.

L’obiettivo è quello di raggruppare, rendendone più agevole la fruizione, le numerose app per la produttività che già conosciamo, quali Gmail, Hangouts, Google+ e soprattutto le app per collaborare – Documenti, Fogli e Presentazioni – che tentano di prendere il posto del pacchetto Office, sfruttando i plus offerti dalla tecnologia di ricerca intelligente.

G Suite Apps

Il costo per il servizio varia in base al piano scelto, 4 euro al mese ad utente per la versione base e 8 euro per il piano con spazio di archiviazione illimitato e Vault, componente aggiuntivo di eDiscovery che consente di conservare, archiviare, cercare email e i messaggi chat dell’organizzazione.

Tante dunque le funzioni, in primis ricerca, archiviazione e condivisione dei file, che potrebbero davvero semplificare molte delle attività che svolgiamo tutti i giorni, rendendoci più produttivi.

Non resta che aspettare di vedere quale sarà la reazione delle aziende e se i loro dipendenti apprezzeranno il cambiamento e le novità offerte.

Al via la campagna Kickstarter per Twinkly

Parte oggi la campagna su Kickstarter di Twinkly, un progetto che vuole portare una ventata di novità e innovazione nel mondo delle illuminazioni natalizie.

 

Smart, personalizzabili e multi color queste le caratteristiche di Twinkly, le luci controllabili da qualsiasi dispositivo mobile.

L’idea è di una startup italiana che avvalendosi di un team internazionale, promette di distribuire sia sul mercato italiano che su quello estero, le lucine intelligenti già per questo Natale.

Twinkly, che ha già riscosso molto successo durante la sua presentazione, avvenuta qualche settimana fa all’Homi di Milano, ha come obiettivo quello di raccogliere attraverso la sua campagna di crowfunding, 50K entro novembre, per avviare così la produzione e la distribuzione del prodotto.

Twinkly rappresenta l’evoluzione delle classiche lucine utilizzate per decorare l’albero di Natale.
Tutto quello di cui si ha bisogno per iniziare a giocare con le luci è una connessione Wi-Fi e uno smartphone.
Progettate per un uso veloce e intuitivo, una volta posizionate sull’albero, gli effetti luminosi potranno essere gestiti mediante un’applicazione mobile, disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android.

L’applicazione di Twinkly con un semplice tap consente di sfogliare gli effetti presenti nella sezione gallery, scaricarne di nuovi o personalizzarli per poi riprodurli immediatamente sull’albero.

Non manca la componente social: gli utenti possono condividere tramite l’applicazione mobile gli effetti disegnati sotto forma di GIF animata.

Twinkly: ecco le caratteristiche

TWINKLY
Le luci Twinkly sono dotate dei più recenti LED indirizzabili a lente diffusa, realizzate con una tecnologia capace di controllare in modo intelligente il sistema d’illuminazione.
Attraverso l’utilizzo della fotocamera dello smartphone, l’app sarà in grado di creare una mappa individuando con precisione la singola posizione dei LED, controllabili separatamente per favorire così l’esperienza d’uso dell’utente.

Vi piace l’idea?
Se la risposta è affermativa, potete contribuire alla campagna online su Kickstarter!

A Roma l’evento MBA per la tua svolta professionale

Un Master of Business Administration (MBA) ha il potenziale di rivoluzionare drasticamente il tuo futuro, le tue opportunità professionali e il tuo stipendio.

È ad oggi il titolo di laurea in economia più prestigioso e riconosciuto a livello internazionale.

Partecipa al Tour Access MBA, che farà tappa a Roma il prossimo 8 ottobre, e mettiti direttamente in contatto con le migliori business school al mondo. Trova l’MBA adatto a te con l’aiuto di un team internazionale di esperti in formazione aziendale.

A questo esclusivo Evento MBA one-to-one potrai:

  • Avere colloqui personali con i responsabili dell’ammissione delle più prestigiose Business School (della durata di 20 minuti)
  • Ricevere i consigli dai consulenti esperti in MBA e dagli istruttori GMAT.
  • Ascoltare i rappresentati e gli ex allievi degli istituti durante le conferenze e le tavole rotonde.
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Con l’iscrizione all’evento MBA One-to-One, il tuo profilo sarà accuratamente abbinato e selezionato per gli incontri individuali con le business school che corrispondono alle tue aspettative.

Perché conseguire un MBA?

  • I neo-laureati dei Master MBA usufruiscono delle migliori prospettive professionali dell’ultimo decennio
  • L’88% dei datori di lavoro programma di assumere un neo-laureato proveniente da un Master MBA nel 2016
  • I neo-laureati di un Master MBA guadagnano un salario medio di 135.000 USD a tre anni dal conseguimento del titolo

Questa è la tua occasione per stabilire quale business school soddisfi meglio le tue esigenze e sia la scelta migliore per la tua carriera futura.

REGISTRATI QUI OGGI!

Sabato, 8 Ottobre 2016

Dove:

Roma Eventi – Piazza di Spagna. Via Alibert, 5A
Metro: Spagna

9:30am: Apertura del welcome desk

10:00am – 2:55pm: Incontri One-to-One e workshop

1:15pm – 1:45pm: Tavola rotonda con i rappresentanti delle scuole

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SpinUp Award 2016: affrettati ad inviare la tua candidatura!

Venerdì 21 ottobre 2016, alle ore 11.00, presso il Grand Hotel Quisisana di Capri avrà luogo lo SpinUp Award 2016.

Alla sua seconda edizione, l’iniziativa promossa dai GISud mira a dare un’opportunità alle startup di entrare in contatto con investitori e potenziali partner per accelerare la propria crescita.

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La competizione permetterà ai partecipanti di presentarsi ai partners dell’iniziativa, a investitori professionali e alla platea di imprenditori che saranno presenti a Capri in occasione del 31° Convegno di Capri dei Giovani Imprenditori di Confindustria.

Quest’anno la formula consisterà in un premio alla migliore startup per ognuna delle quattro categorie di seguito elencate:

  • eHealth – Salute e Benessere
  • AgroFood – Strumenti e Prodotti per Alimentazione, Coltivazione, etc.
  • Tourism – Servizi, Prodotti, Accoglienza, Viaggi, etc.
  • Smart Manufacturing – Prodotti e Servizi Smart, Internet of Things, Produzione Industriale.

Tutte le notizie, aggiornamenti e diversi step della competizione saranno riportati sul sito ufficiale della manifestazione , sulla pagina Facebook del Convegno dei GISUD e Twitter GI SUD.

Save the Date: la deadline per le candidature

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La call terminerà il 7 ottobre, data dopo la quale non potranno più essere presentati progetti da sottoporre alla valutazione dei giurati.

I progetti selezionati a partecipare alla competizione, tra i quali saranno individuati già i vincitori delle singole 4 aree sopra citate, saranno pubblicati sul sito durante la giornata del 15 ottobre.

Ai primi 10 progetti per area tematica sarà data l’opportunità di comparire nella vetrina del sito Capri Startup ed essere presenti per un anno.

I primi 3 progetti per area saranno presenti a Capri, la giuria al suo interno avrà già individuato i quattro progetti più meritevoli ma durante la finale del 21 ottobre sarà votata da tutta la platea finale la vincitrice assoluta degli award.

Ninja Academy per le startup vincitrici

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Il clan Ninja sarà tra i giurati della manifestazione attraverso la presenza di Adele Savarese, Chief Content Officer di Ninja Academy, e metteremo a disposizione dei vincitori una serie di borse di studio per aiutare le startup nel loro percorso di crescita.

I vincitori infatti avranno in premio la partecipazione al Corso Online in Startup Management e, in relazione alla categoria d’appartenenza, un accesso al Master Online in Digital Marketing oppure al Master Online in Social Media Marketing o al Master Online in Healthcare Marketing.

Tutto quello che Facebook sa di voi

Facebook registra tutte le nostre azioni. Non solo quando lo usiamo, ma anche quando visitiamo altri siti web. Di ciascuno di noi costruisce un dossier che raccoglie preferenze, commenti fatti, mi piace dati, condivisione eseguite, siti visitati.

Ai dati raccolti direttamente attraverso Facebook, si aggiungono i dati raccolti quando usate Instagram e WhatsApp, entrambe di proprietà del colosso di Zuckerberg.
Se questa mole di dati non bastasse, contrariamente a tanto si pensi, Facebook acquista (e non vende) dati sulle persone da terze parti, sui prestiti e mutui accesi, abitudini di acquisto (avete delle carte fedeltà?), se possedete automobili e altre informazioni del genere.

I dati raccolti non riguardano solo gli utenti registrati nel social network, ma anche gli utenti senza un profilo Facebook che però visitano siti che usino uno dei suoi plugin.

Questa mole di dati Facebook la usa per offrire i suoi servizi di distribuzione di inserzioni pubblicitarie alle aziende e agenzie di marketing in tutto il mondo.

Più è preciso il profilo di un utente, più sarà possibile creare inserzioni mirate, che siano potenzialmente più efficaci ed interessanti.

Cosa sa Facebook dei suoi utenti

Ben nascosto tra le pieghe del proprio profilo, c’è una opzione per scoprirlo.

Se siete pigri e usate Chrome, potete installare una estensione del browser che ve lo fa scoprire senza molta fatica.

L’estensione, resa publica dalla organizzazione propubblica.org, che ha come missione produrre storie con un altro valore morale, di denuncia, con le tecniche del giornalismo investigativo.

Lo strumento è scaricabile direttamente dal Chrome web store.

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Se invece non usate Chrome o non volete installare estensioni, potete consultare i dati su di voi aprendo il menu impostazioni del vostro profilo e selezionando, sulla sinistra, la voce Inserzioni.

A destra l’ultima voce vi permetterà di scoprire quelle che, secondo Facebook, sono le vostre preferenze riguardanti le pubblicità da offrirvi.

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Se ci fossero delle preferenze che vi risultano estranee o non  più valide, vi sarà possibile, passandoci sopra con il mouse, scoprire perché sono lì e rimuoverle cliccando sulla X in altro a destra.

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Dove sono i dati

Facebook ha diversi Datacenter nel mondo. Al primo del 2010 costruito a Prineville, in Oregon, sono seguiti quello di Forest City (North Carolina), Altoona (Iowa)  e Fort Worth (Texas) negli USA.

In Europa ce ne sono due, a Clonee in Irlanda e in Svezia a Lulea. Di recente è stata annunciata la costruzione di un terzo datacenter in Danimarca.

Il Datacenter di Lulea, in Svezia

Il Datacenter di Lulea, in Svezia

Dai 10mila server in funzione nel 2008, si è passati ai 60mila del 2010: oggi non se ne conosce la quantità esatta, ma si rumoreggia di cifre nell’ordine delle centinaia di migliaia.

Datacenter enormi, che hanno bisogno di tanta energia per alimentare i server e gli impianti di aria condizionata: tanti server, tanto caldo da dissipare!

Corridoi vuoti: ci lavorano 150 persone, ma c'è solo un tecnico ogni 25mila server.

Corridoi vuoti: ci lavorano 150 persone, ma c’è solo un tecnico ogni 25mila server.

Ecco come è internamente il Datacenter di Lulea, in Svezia. Possiamo scoprirlo grazie alle foto che Mark ha pubblicato qualche giorno fa sul suo profilo personale.

Insomma, tantissimi dati che vanno gestiti, e Facebook ha le strutture per farlo. Ora non resta che capire quali vostri dati ha in possesso, e se ce ne fossero alcuni che preferite non avere, risettare i parametri nella vostra dashboard personale e capire cosa smettere di condividere su di voi!