Big Data, content, realtà virtuale ed engagement: 4 trending topic dal Festival of Media Global 2016

Tutte le interviste sono a cura di Nunzia Falco Simeone, Content Manager @ Ninja Marketing.

Lo scorso maggio abbiamo partecipato ad uno degli eventi più importanti in Europa per quanto riguarda il mondo della pubblicità, dei media e del digitale: il Festival of Media Global.

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Oltre ad un racconto puntuale sui nostri canali, con tanto di diretta su Facebook Live, abbiamo avuto il piacere di intervistare alcuni dei protagonisti della manifestazione, grazie alla collaborazione di Viralbeat.

Giganti dell’industria tech o grandi esponenti dei media e dell’advertising che ci hanno parlato dell’evoluzione del settore e di come le aziende che guidano siano state in grado di interpretare i cambiamenti in atto.

In questo post riassiumiamo le chiacchierate, tra un panel e l’altro, assieme a:

Harry Dewhirst– presidente di Blis.
Joe Ripp – Chariman & CEO di Time Inc.
Dillon Seo – Co-founder di Oculus Rift
Allan Soares – Brand Director per P&G

Harry Dewhirst, presidente Blis

Harry ci ha parlato innanzitutto di come i suoi desideri ed il suo percorso personale fosse proiettato al mondo della musica, e che la pubblicità sia stato quasi un suo piano B, passando poi per l’impatto che già oggi i big data hanno nell’indirizzare il mondo della pubblicità.

Si è poi soffermato sull’importanza dello studio dei movimenti degli utenti e su quali dati si possono ricavare rispetto non solo alle abitudini digitali di ogni potenziale cliente ma anche le tappe che costituiscono il quotidiano nella vita reale, e quindi come modellare l’attività di targeting.

Infine una sua valutazione su una user experience che sia percepita come neutra da parte degli utenti e che consenta quindi di evitare un atteggiamento negativo di fronte ad un contenuto pubblicitario.

Joe Ripp, Chairman Time Inc.

Joe si è soffermato sull’evoluzione dell’editoria, ravvisando come oramai Time Inc. (ed il network di testate da cui è composto) si consideri una Content Company e non semplicemente una Magazine Company .

Ha insistito sull’importanza del coinvolgimento dei lettori nella costruzione e proposizione di un determinato contenuto (in particolar modo i video) e di come anche gli inserzionisti oramai abbiano dovuto concentrare i propri sforzi creativi nei contenuti di qualità.

Sollecitato sulla frase mantra per ogni editor “Content is king,  ha ribadito il suo convincimento ribattezzandola come “Engagement is king”.

>>> Scopri la Rubrica Social Beats by Viralbeat

Dillon Seo, co-founder Oculus

La visione di Dillon Seo, uno dei co-founder di Oculus, il visore per la realtà virtuale ora di proprietà di Facebook, è chiaramente volta alle intelligenze artificiali e nella capacità, in un futuro tutt’altro che remoto, che l’interazione uomo-macchina possa conoscere un balzo in avanti senza precedenti.

Ci ha offerto una descrizione di Daydream, l’ambiente virtuale che Google sta mettendo a punto per migliorare e lanciare definitivamente i contenuti in VR.

Infine si è soffermato sulle opportunità dei brand di fare advertising puntando su una modalità d’ingaggio sino a questo momento impossibile da utilizzare: l’immersività.

La realtà aumentata vista come la capacità di produrre contenuti che non si limitino a trasmettere un messaggio ma che lo facciano rivivere affinchè attecchisca su un qualsivoglia utente.

Allan Soares, Brand Director P&G

Allan è stato uno dei due presidenti di giuria al Festival of Media e ci ha raccontato in che modo P&G abbia costruito per i suoi marchi una reputazione solida che si è adattata alle nuove forme di distribuzione senza mai tradire se stessa.

Ci ha poi parlato della partnership decennale con i Giochi Olimpici con un cenno a tutte le campagne legate alla manifestazione legate alla figura materna.

Dalla chiacchierata sono nati due importanti spunti di riflessione legati innanzitutto a come si costruisce una collaborazione fruttuosa con i clienti nella costruzione di una brand identity e sul ruolo che il mobile svolgerà nel plasmare l’industria dell’advertising nel prossimo futuro.

Elect this: come MTV riscrive la politica

Elect This è la nuova campagna di comunicazione lanciata da MTV negli Stati Uniti con l’obiettivo di proporre ai millennial un’immagine diversa della politica e delle elezioni.

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Lo scopo di Elect This

L’iniziativa nasce ovviamente in concomitanza con l’inizio della fase finale della campagna elettorale per le elezioni presidenziali USA, previste per novembre 2016, in cui si sfideranno Hillary Clinton e Donald Trump.

Lo scopo principale di Elect This è quello di de-personalizzare lo scontro elettorale, spostando il focus su social issues rilevanti per l’assoluta maggioranza dei giovani americani.

Mai come in queste elezioni presidenziali, infatti, il confronto elettorale è uno scontro tra due persone, tra due leader, oggetto di critiche entrambi per aspetti legati alla loro persona/comportamento, appunto, ancora più che sui loro programmi. A Trump viene rimarcata la non istituzionalità dei suoi comportamenti e delle sue dichiarazioni, mentre Clinton è stata accusata di scarsa trasparenza nell’ambito del mail gate.

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Tutte queste cose interessano davvero poco ai millennial, che godono di personalità già abbastanza ingombranti e che non hanno bisogno di venerarne una terza, come poteva invece accadere in una società civile occidentale come quella del novecento.

I video della campagna

Nel video principale di Elect This sono montate insieme, con un ritmo cadenzato e progressivamente più concitato, diverse immagini iconiche dei grandi temi del nostro tempo: il global warming, i diritti per le coppie omosessuali, il controllo delle armi, la vaccinazione dei neonati, l’immigrazione clandestina e molto altro.

La colonna sonora del video è caratterizzata da una sorta di coro organizzato, anch’esso con un crescendo ritmico, in cui una singola voce domanda “Elect what?!” e tante persone insieme rispondono “Elect this!”.

Un altro video-infografica mostra alcune statistiche sulle posizioni dei millennial riguardo ad alcuni di questi temi, dimostrando che in realtà i giovani hanno le idee molto più chiare e nette rispetto alle generazioni che li precedono anagraficamente.

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Nell’ambito di Elect This ci sono anche altri spot, a carattere decisamente più satirico e comico, in cui un giornalista robot intervista un pupazzo di dinosauro, uno di orsacchiotto e un pappagallo, simulando e prendendo in giro il solito teatrino dei talk show politici riguardo ad alcuni dei temi più sensibili per le giovani generazioni.

È proprio la chiave umoristica e non convenzionale che può essere funzionale a catturare l’interesse di quei giovani che non si riconoscono nel carattere ingessato e formale dei dibattiti televisivi tradizionali che tanto appassionano i più anziani e gli addetti ai lavori.

Ed MTV sa bene come interessare i giovani, dato che ha fondato da sempre su di loro il suo indiscutibile successo. A questo riguardo, non poteva infine mancare un video con la partecipazione e l’endorsement alla campagna da parte di alcuni vip americani come l’attrice Melissa McCarthy, il campione NBA Carmelo Anthony e altri.

È tuttavia interessante notare come un network come questo abbia deciso di investire energie in un progetto comunicativo di questo genere, orientato più all’ideale che alla profittabilità aziendale.

Perché Elect This?

Un’iniziativa come Elect This  è comunque supportata non solo dalle statistiche viste poco sopra, ma anche da altri numeri che ben fotografano il sentiment dei giovani americani in relazione alle prossime presidenziali: l’87% degli americani tra i 18 e i 29 anni riconosce che queste elezioni saranno molto importanti per il loro futuro (nel 2012 erano il 75%).

La necessità di un azione comunicativa non convenzionale su questo tipo di temi è generata dalla considerazione di altri dati a riguardo: il 69% dei giovani americani tra i 18 e i 34 anni si dichiarano sfiniti ed esausti dalla campagna elettorale.

Una ricerca di MTV presso la stessa fascia d’età afferma che il 92% di loro giudica questa competizione elettorale come un pessimo reality show e ben il 74% ne è imbarazzato.

Non solo MTV e Stati Uniti

Anche in Italia abbiamo esempi di questo tipo di approccio comunicazionale, come quello di Ceres. Il famoso, soprattutto per i suoi spot eccentricamente surreali, produttore di birra, ha recentemente lanciato una campagna social collegata alle elezioni amministrative e in particolare a quelle di Roma, molto discusse sia per l’importanza della città che per i fatti che le hanno precedute.

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Con questa campagna Ceres ha dapprima ironizzato sulla corsa a sindaco, invitando i propri follower a mandare idee e candidature che Ceres si impegnava idealmente a sostenere. In un secondo momento, Ceres ha esortato la propria audience a recarsi alle urne per compiere il loro diritto/dovere.

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Questi esempi rappresentano una relativa novità nel panorama comunicativo in ambito business e sarà interessante, nel prossimo futuro, cercare di comprendere quale tipo di ritorno aziendale possano garantire in termini di brand awareness, brand image e brand reputation.

Come costruire un profilo di successo su LinkedIn

Il dubbio amletico persiste nel tempo: profilo LinkedIn sì, profilo LinkedIn no?

Sono sempre molti a chiederselo (e a chiedercelo): serve veramente un profilo sul social che unisce i lavoratori di tutto il mondo? Allora, facciamo un passo indietro e torniamo alla regola fondamentale che niente è indispensabile. E poi è vero, questo articolo non sarà probabilmente la grande rivelazione del secolo, ma sfogliando la home di LinkedIn ci rendiamo conto che forse non tutti hanno ben chiara la differenza tra i vari social.

LinkedIn e lead generation: consigi pratici

Prima regola fondamentale (scritta e riscritta, ma che ancora non viene rispettata) riguarda la foto: voi assumereste mai una persona che ha come foto profilo “un selfie modalità invio baci?” Ecco. Nessuno vi prenderà sul serio con una foto del genere. Quindi: no ai selfie, foto in compagnia, sfocate, con il cocktail in mano.

Nessuno può giudicare la vostra vita privata, ma mai confonderla con il lavoro. Lo sapete che molte aziende prima di assumervi vi spiano sui social? Ebbene sì, quando si tratta di lavorare nel mondo digitale, non c’è da mentire. Siete quello che postate.

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Avere una foto discreta aumenterà la vostra credibilità. Non è detto che voi dobbiate essere per forza Miss o Mister Mondo, qui si giudica ciò che la foto trasmette, non tutto il resto. E ritorniamo allo stesso punto: avete sistemato la vostra foto? Questo è il primo passo per il vostro personal branding.

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Secondo step: le informazioni di contatto non sono lì per riempire spazi. Sono i primi elementi che un utente scopre di voi (insieme alla foto). Spesso capita di trovare delle scritte del tipo “Alla ricerca di un lavoro”, “Dott.ssa in blablabla in attesa di blablabla”.

Cosa? Ricordiamo che il vostro profilo non è prettamente un annuncio di lavoro, ma è la piattaforma stessa la rete professionale in cui domanda ed offerta si incontrano. Le aziende non vi assumeranno perché siete senza lavoro, ma lo faranno solo se incarnate il profilo giusto. Quindi: scrivete sempre quello che avete e sapete fare, non il contrario.

Avete voglia di fare nuovi amicizie? Cambiate social, provate con altro. Aggiungere tanti amici, “collegamenti” su LinkedIn, non deve avere come ultima finalità il flirt, come delle volte accade. Prendete il meglio dai profili, spulciateli, copiatene l’ esempio e siate professionali. Ricordate che la notizia può diventare virale in poco tempo, non fate sì che di voi si parli male.

Quindi: foto, informazioni, collegamenti. Come procedere? Con onestà.

Il mondo social non perdona; le bugie non esistono. Non potete certo scrivere di aver lavorato presso un’azienda e non avere poi un riscontro effettivo. Ad esempio: non potete dire di essere stati dei contributor ninja se non esistono articoli con il vostro nome. Semplice, no? Eppure, la menzogna è dietro l’angolo ed in ogni profilo.

Un errore da non commettere? Come nel cv classico, non inventate la conoscenza di lingue o certificazioni che non avete. Sappiamo che queste rappresentano un valore aggiunto, ma sapete che a volte capita che vi chiedano di inviare la certificazione? Non sempre può essere colpa del cane che l’ha mangiata, of course.

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Altri due elementi importanti sono la conferma delle competenze e le segnalazioni a favore di un profilo. In entrambi i casi, queste daranno valore alla vostra persona e al vostro lavoro. Ma vi preghiamo di non andare alla ricerca affannosa di conferme e richieste selvagge di segnalazioni. Non chiedete di confermarvi nulla. Nessuno vi crederà quando direte che il resto di ciò che è scritto da altri è veritiero.

Un consiglio più elegante? Segnalate voi una persona. Ma una valida. Se anche quest’ultima avrà una buona opinione di voi, ricambierà la segnalazione. Non si tratta della singola competenza o meno; in questo caso LinkedIn fa sì che tu possa confermare competenze con facilità.

Si tratta, invece, di cliccare sul profilo di un utente e parlarne bene. Avete qualcosa di brutto da segnalare? Beh, qui il discorso diventa delicato.

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Ora, ci sono due cose da fare: ricordarsi di non postare mai dei contenuti che non siano attinenti con il mondo del lavoro. Articolo di Ninja Marketing? Sì. Foto di un aperitivo al tramonto? No.

Ultimo appunto: aprire il vostro profilo e rimediare ai vostri errori (sempre che ce ne siano). Ma siete dei ninja e siamo sicuri che sia già tutto perfetto.

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Podemos, il programma elettorale è un catalogo in stile IKEA

Leggere non è certo una delle attività più frequenti dell’uomo e cittadino contemporaneo, oramai lo sappiamo. Si legge poco, si legge male, anche quando dovremmo, anche quando sarebbe utile, come nel caso dei programmi elettorali in tempo di votazioni politiche. Così Podemos ha pensato di diffondere il suo programma in un formato decisamente inusuale, ovvero un catalogo stile Ikea.

Programa Podemos 26-J by El Huffington Post

Il design è proprio quello che ha reso tanto popolare il cartaceo del colosso svedese, ma al posto dei modelli troviamo i componenti del partito spagnolo, e lo spazio dedicato alle didascalie è stavolta occupato da dati, dichiarazioni politiche e punti programmatici.

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Fonte: lasonrisadeunpais.es

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Podemos, il programma elettorale è un catalogo in stile IKEA

L’iniziativa è doppiamente funzionale: oltre a proporre il programma attraverso un formato più chiaro e leggibile, Podemos può sfruttare il concetto di casa come metafora del Paese e dei suoi settori, delle sue aree, attività e funzioni.

A questo link potete visualizzare la versione digitale in pdf del programma.

Frasi da startup: il tuo gergo spiega davvero ciò che fai?

Frasi da startup: il tuo gergo spiega davvero ciò che fai?

Dimmi come parli e ti dirò che imprenditore sei. Lo startupper, infatti, oltre a lavorare in un’azienda neo costituita nell’ambito web e tech, si riconosce soprattutto per le tipiche frasi da startup, con termini pressoché intraducibili, ma molto specifici.

L’attenzione verso questa nuova classe imprenditoriale e verso i suoi modi di dire è sempre crescente in Italia, anche a causa del continuo sviluppo del settore startup e dei trend positivi per il 2016. Il vero rischio diventa perciò quello di non essere in grado di spiegare in modo semplice e diretto quale sia la tua idea di business o, dall’altra parte della comunicazione, di non comprendere termini eccessivamente tecnici e formali, o ancor peggio di utilizzarli a sproposito.

Ogni startupper dovrebbe ricordare che non esistono solo gli investitori, ma anche le persone comuni, quelle per le quali le frasi da startup non significano nulla, ma che potrebbero trarre beneficio dalla tua app o dal tuo prodotto, diventando un altro tassello importante del tuo business: i clienti.

Per venire incontro alle esigenze di tutti, cari imprenditori, giornalisti, personaggi famosi e utenti comuni, oggi si ritorna sui banchi di scuola per imparare il nuovo vocabolario dello startupper.

Il nostro glossario si divide in due parti: la prima definisce i ruoli all’interno della startup, mentre la seconda si riferisce alle frasi da startup di uso comune, che a volte possono sottintendere esattamente il loro contrario.

La startup e la sua gerarchia aziendale

Frasi da startup: il tuo gergo spiega davvero ciò che fai?

Partendo dall’analisi dei ruoli all’interno di una startup, questi si possono riassumere essenzialmente in quattro posizioni principali, ognuna diversa dall’altra, ma ugualmente necessarie.

Il founder, è il fondatore ed imprenditore all’interno della startup. Colui che ha l’idea da mettere in campo e sviluppare: è lui che ha voluto fortemente l’azienda.

Il secondo personaggio è The VC – il Venture Capitalist, colui da persuadere per ottenere il capitale da investire nell’idea del founder e che a volte diventa partner del founder e socio della startup.

Nell’area di sviluppo dell’idea troviamo il Developer, lo sviluppatore di software, di idee e di prodotto. Su di lui il founder ripone le aspettative di successo e di concretizzazione della sua idea. Il Developer parla di user interface e user experience.

Un’idea diventa fruttuosa, però, solo se conosciuta, ecco quindi che entra in campo il Marketer, colui, cioè, che deve vendere e costruire una reputazione e una storia intorno al prodotto creato dal Developer. Di solito è quello con la reputazione peggiore. A lui si affianca o si sovrappone il PR, colui che ha i contatti di tutti i giornalisti. Il Marketer è quello che si occupa di growth hacking.

Vocabolario 2.0, tutti i termini da conoscere per usare correttamente le frasi da startup

Frasi da startup: il tuo gergo spiega davvero ciò che fai?

Ora è necessario approfondire il gergo vero e proprio, i termini, cioè, utilizzati dai professionisti che abbiamo appena analizzato per descrivere la propria attività.

Una piccola premessa: nel mondo startup l’inglese è la lingua ufficiale, ma quasi ogni termine sembra tutto e il contrario di tutto.

  • Fallimento, si traduce come “un insuccesso da celebrare”
  • “Sono un imprenditore seriale”, cioè ho avuto delle idee ma già fallite
  • “Stiamo andando alla grande”, ossia “Stiamo andando malissimo”
  • “Stiamo crescendo del 500% di settimana in settimana”, il punto di partenza però era un utente,
  • “Non stiamo raccogliendo fondi”, invece li stiamo raccogliendo
  • “All’aumentare dei margini è necessario aumentare gli investimenti”, che in pratica significa “stiamo perdendo i nostri soldi e abbiamo bisogno di nuovi finanziamenti”.

Dopo i contrari troviamo i tecnicismi e i modi di dire come:

  • Cashflow positive, flusso positivo dato dalla differenza tra entrate ed uscite
  • Pivot, che sta ad indicare la manovra di cambiamento  di rotta
  • Valutazione pre e post-money, valutazione ipotetica patrimoniale di una startup pre-finanziamento e post-finanziamento
  • Exit, che si realizza in due modi principali: o le quote della società sono vendute sul mercato azionario, coincidendo sostanzialmente con la quotazione in Borsa, o si cedono le quote a un’azienda più grande
  • Lo spazio, un modo fantasioso per definire il luogo di lavoro dove troviamo The Valley, lo spazio perfetto,
  • Oppio, niente droga ma soldi di altri investitori

Infine c’è la frase “Stiamo spaccando!”. In genere è il contrario, chi spacca davvero non lo dice.

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Il gergo delle startup è la lingua ufficiale del futuro

Frasi da startup: il tuo gergo spiega davvero ciò che fai?

Se il 2015 è stato l’anno della nascita, dell’invenzione delle nuove tecnologie, il 2016, secondo gli esperti, sarà l’anno in cui il consumatore è al centro e le tecnologie saranno utilizzate per creare una migliore user experience.

I trend annunciati riguardano: l’affinamento delle tecnologie “indossabili” ossia tessuti e accessori tecnologicamente avanzati, ma applicabili a sempre più settori, non solo sport e benessere; incrementare la sicurezza e l’affidabilità dei sistemi in grado di raccogliere i dati dell’utente con lo scopo di rendere non solo l’auto o il telefono smart, ma anche la casa, con un miglioramento del riconoscimento vocale per l’azionamento dei dispositivi.

La sicurezza dei dati virtuali sarà sempre più importante nel campo della privacy, ma anche nel campo della protezione dei dati aziendali. La tecnologia infatti avanza, ma anche le abilità degli hacker. Gli Stati sovrani si appoggeranno sempre più alle tecnologie per proteggere i cittadini da attacchi terroristici con la creazione di smart cities. La sicurezza delle transazioni assumerà sempre più importanza in un modo che va verso la scomparsa delle banche tradizionali, con un sistema completamente digitale che permetterà agli utenti di effettuare pagamenti direttamente attraverso lo smartphone, modalità di pagamento già molto diffusa anche nei paesi in via di sviluppo.

A livello di settori economici quelli più colpiti dalla rivoluzione del 2016 saranno la sanità, dove i big data rappresentano un’importante risorsa per immagazzinare i risultati di analisi e per migliorare gli strumenti di analisi, e la manifattura dove si assisterà al cosiddetto fenomeno di Uberizzazione, in cui le professionalità degli uomini della media produzione saranno sostituiti dalla tecnologia.

Infine si parlerà di auto che si guidano da sole e di aziende private volte all’esplorazione dello spazio come SpaceX.

Insomma è ora di iniziare a guardare alle startup ed al loro mondo con maggiore attenzione se non si vuol essere travolti dal loro sviluppo inarrestabile o restare ammutoliti davanti alle frasi da startup.

Wordpress

Tutto ciò che devi sapere su WordPress per la tua attività di Content Marketing

Hai intenzione di aprire un tuo sito web o un tuo blog e non vuoi spendere tanti soldi? Se la risposta è sì, WordPress è proprio ciò che fa per te!

Cos’è WordPress?

E’ un CMS (Content Management System), ovvero ti permette di gestire un blog (o sito web) con estrema facilità, senza dover conoscere niente sulla programmazione HTML delle pagine web. Ha un’interfaccia grafica davvero intuitiva e semplice da utilizzare, con dei semplici click di mouse si riescono a creare pagine, articoli e interi siti.

Oltre ad essere davvero ben fatto e potente, WordPress è gratuito! Questo perché è un CMS Open Source, sviluppato da una vastissima comunità di persone. Il fatto che dietro WordPress ci sia una community è molto importante, soprattutto perché si riesce a trovare tantissimo materiale gratuito in rete per ogni singola funzione del più popolare CMS utilizzato nel mondo.
La semplicità e il fatto che sia gratis non ti deve indurre a pensare che non ci si possano costruire siti professionali, infatti WordPress viene utilizzato da marchi del calibro di PlayStation, Yahoo, eBay e molti altri.

Grazie agli innumerevoli plugin disponibili in rete e ai tanti temi grafici che si possono installare (o anche creare da zero), è possibile ampliare le funzioni del proprio blog e personalizzarne l’aspetto estetico fin nei minimi dettagli. Tutto in maniera sorprendentemente semplice.

Esistono due modi per usare WordPress: uno consiste nell’aprire un blog su WordPress.com, servizio che fornisce un dominio di terzo livello gratuito (nome.wordpress.com) ed evita all’utente la noia di dover installare personalmente WordPress, ma include diverse limitazioni (prime fra tutte l’impossibilità di installare plugin e inserire banner pubblicitari sul sito); un altro invece prevede l’acquisto di un dominio e di uno spazio Web di terze parti e l’installazione manuale di WordPress da parte dell’utente.

Come funziona WordPress

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Spiegare come usare WordPress dopo averlo installato su uno spazio Web o aver aperto un blog gratuito su WordPress.com è quasi superfluo per quanto è semplice. Trovi tutte le funzioni di cui hai bisogno nella barra laterale di sinistra.

Nella sezione Bacheca c’è un riepilogo delle attività recenti legate al blog, le bozze in archivio e le statistiche relative alle visite; nella sezione Articoli trovi i comandi per aggiungere nuovi post, sfogliare quelli presenti e gestire categorie e tag; in Media puoi sfogliare le immagini e gli altri contenuti multimediali caricati sul blog (oppure aggiungerne di altri); in Pagine e Commenti puoi gestire le pagine che compongono il blog  e i commenti lasciati dai visitatori; nella sezione Aspetto trovi i comandi per cambiare temi grafici e widget del blog; in Utenti puoi gestire gli account degli utenti autorizzati a scrivere sul blog; nel pannello Impostazioni puoi regolare tutte le preferenze relative a lettura, scrittura e gestione del blog, mentre in Plugin puoi aggiungere, aggiornare o rimuovere i plugin di WordPress (funzione non disponibile nei blog gratuiti di WordPress.com).

Sui blog gratuiti di WordPress.com viene utilizzato di default un pannello di gestione semplificato per i blog. Per accedere a quello standard (quello dei blog WordPress installati su spazi Web di terze parti), seleziona la voce Amministratore WP dalla barra laterale di sinistra.

A questo punto dovresti avere le idee abbastanza chiare sul funzionamento generale di WordPress. Ad ogni modo, se vuoi approfondire tematiche come la pubblicazione dei post, la gestione delle categorie ecc. non ti resta che iniziare!

Come fare un sito con WordPress

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Se vuoi creare un blog gratuito su WordPress.com, collegati alla pagina iniziale del servizio e pigia sul bottone Crea sito Web. Digita quindi l’indirizzo che vuoi assegnare al blog  e clicca sul pulsante Crea il tuo sito e continua.

A questo punto, compila il modulo di registrazione con il tuo indirizzo di posta elettronica e la password che vuoi utilizzare per accedere a WordPress. Dopodiché clicca sul bottone Prossimo passo e rifiuta l’acquisto di un dominio di secondo livello premendo su No, grazie.

Per concludere, seleziona il tema grafico da usare sul blog, pigia sul pulsante Seleziona gratuito e comincia a postare i tuoi contenuti: il tuo blog è pronto e liberamente accessibile dal pubblico!

Se hai acquistato uno spazio Web dotato di supporto per PHP e MySQL e un dominio da utilizzare per il tuo blog, puoi scaricare la versione libera di WordPress collegandoti alsito Internet della piattaforma e cliccando sul pulsante Download WordPress xx.

A download completato, apri l’archivio zip appena scaricato ed estraine il contenuto in una cartella qualsiasi: sono i file di WordPress che devi caricare sul tuo spazio online. Avvia quindi un client FTP, stabilisci una connessione con il tuo spazio Web e copia nella sua directory principale i file e le cartelle che hai estratto dall’archivio di WordPress.

Ad operazione completata, collegati al tuo blog usando il tuo programma di navigazione preferito ed esegui il processo di configurazione iniziale di WordPress. Seleziona quindi la lingua da usare per il pannello di gestione del sito (es. italiano) e accetta la creazione del file di configurazione del blog (wp-config.php) facendo click sull’apposito pulsante (Crea un file di configurazione).

Successivamente, pigia sul bottone Iniziamo e compila il modulo che ti viene proposto con i dati del database MySQL da usare per il blog (nome del database, nome utente, password, host del database e prefisso tabelle). Tali informazioni dovrebbero essere rintracciabili tramite il pannello di controllo del servizio di hosting a cui sei abbonato (scegliendo la voce per creare un nuovo database MySQL) oppure nella email che hai ricevuto dall’azienda al momento della registrazione.

Per concludere, clicca sui pulsanti Invio ed Esegui l’installazione; attendi che l’installazione di WordPress giunga al termine e compila il modulo che ti viene proposto immettendo in quest’ultimo il titolo del sito, la combinazione di nome utente e password che desideri usare per accedere al blog e un indirizzo di posta elettronica valido. Dopodiché pigia su Installa WordPress, scegli la voce Collegati ed accedi al pannello di amministrazione del sito (che normalmente sarà raggiungibile all’indirizzo [nome sito].xx/login oppure [nome sito].xx/wp-admin).

Ottimizzare WordPress per mobile

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Importante è riuscire ad adattare al meglio il nostro sito WordPress anche per gli utenti che decidono di navigare dai dispositivi mobili, in modo che tutte le pagine del nostro portale si presentino al meglio anche sui piccoli schermi.

In questo, WordPress si comporta da perfetta star e se si rivela perfetto per le interpretazioni Web sul grande schermo, non disdegna minimamente di apparire al meglio anche sui piccoli schermi e lo fa attraverso tutta una serie di funzionalità e plugin che rendono il CMS ancora più flessibile e visitabile da qualsiasi dispositivo.

Tralasciando i temi responsive o mobile  che WordPress ha già dalla sua parte per migliorare l’esperienza utente di chi visita il sito da tablet e smartphone, esistono comunque tutta una serie di plugin capaci di individuare il browser mobile e la tipologia di display o dispositivo con cui l’utente sta navigando sul sito, per proporre così il tema mobile più adatto all’occasione.

Allo stesso modo, WordPress pensa anche agli amministratori dei blog e dei siti che vogliono poter gestire gli articoli, le pagine e i commenti anche in mobilità con la stessa comodità con cui li gestirebbero stando seduti davanti al PC. A tal proposito, gli app-store delle differente piattaforme sono invase da applicazioni pensate per WordPress.

Per trasformare il nostro sito WordPress in un sito mobile, quindi, possiamo ricorrere a un serie di plugin. L’elenco sarebbe immenso, ecco i principali:

  • WordPress Mobile Pack: è il WordPress in miniatura per eccellenza! Il plugin, infatti, si presenta come un kit completo che non solo permette di adattare il sito al dispositivo, allo schermo e al browser di chi lo sta visitando, ma mette a disposizione anche un pannello di amministrazione completo in modalità mobile, permettendoci anche di modificare il sito o scrivere nuovi articoli in mobilità, ovunque ci troviamo.
  • WordPress Mobile Admin: un plugin pensato più per gli amministratori che per gli utenti, in quanto permette di utilizzare il pannello di controllo su tutte le tipologie di dispositivi mobili, indipendentemente se si tratta di smartphone o di semplici cellulari e indipendentemente se si ha il supporto a particolare tecnologie come Java e via discorrendo.
  • WPTouch, WPViewMobile e WordPress Tap Mobile Detector: per garantire agli utenti un’esperienza di navigazione senza paragoni anche da mobile, possiamo invece pensare di implementare un plugin fra WPTouch, WPViewMobile e WordPress Tap Mobile Detector. Gli ultimi due hanno funzionalità molto simili e il loro compito è quello di rilevare il device di navigazione e il browser mobile, per attivare così il template più adatto, migliorare la dimensioni delle immagini o cancellarle del tutto qualora la navigazione ne risulta rallentata. Il primo plugin della lista, WPTouch, invece, converte il blog in una lista di articoli in stile menu iPhone con effetti Ajax attivi se il sito viene navigato da iOS, Android e alcune altre piattaforme. Possiamo personalizzare il menu di navigazione e decidere di integrare gli annunci AdSense, oltre che scegliere la veste grafica dell’app che otteniamo. Gli utenti avranno comunque sempre la possibilità di passare al sito in modalità desktop con un semplice tocco di dita.

Per chi ha un sito WordPress, approfittare dell’era mobile non è quindi per niente difficile.

Come ottimizzare WordPress per i motori di ricerca

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Al di là delle impostazioni di default, esistono però importanti aspetti che vanno considerati per ottenere il massimo dal punto di vista SEO.
Definire correttamente la struttura degli URL delle pagine del blog è il primo (e forse uno dei più importanti) passi di ottimizzazione. La composizione dei cosiddetti “permalink” influisce infatti automaticamente su tutti i link all’interno del sito (e, indirettamente, quindi, anche sui link provenienti dall’esterno). Per massimizzare la visibilità è meglio predisporre URL corti ed esplicativi, ricchi di parole chiave, evitando di inserire troppi parametri.

A parte gli URL, i principali aspetti da tenere in considerazione per ottimizzare un blog per i motori di ricerca sono gli stessi degli altri tipi di siti, e cioè: title, metatag description, attributo ALT delle immagini, testi nei link  e vari altri di minore importanza.

Per lanciare un blog di successo ogni volta che si scrive qualcosa bisogna sempre tentare di mettersi nei panni di un nostro potenziale visitatore intercettando cosa può essere per lui più interessante ed esprimendolo con le giuste keyword.

Altro aspetto importante da considerare in WordPress è la velocità di caricamento delle pagine. L’obiettivo in questo caso è duplice: favorire da un lato il posizionamento del blog agendo su uno dei fattori che Google considera prioritari e fornire allo stesso tempo un’esperienza di navigazione migliore ai propri utenti.
Altro problema da non sottovalutare è quello della duplicazione dei contenuti. Se non si configura correttamente il blog può capitare infatti che alla pubblicazione di un articolo questo compaia nella sua interezza in home page, nella pagina di dettaglio dell’articolo, nella pagina dei tag e/o delle categorie e nelle pagine degli archivi storici.

Un’attività SEO molto efficace è anche quella dell’ottimizzazione dell’internal linking. Capita spesso infatti che articoli più datati perdano progressivamente visibilità nei motori di ricerca, anche se si tratta di contenuti ancora interessanti ed attuali. Per migliorarne il posizionamento nel tempo bisognerebbe continuare a linkarli quando si scrivono nuovi post con tematiche attinenti.

Collegata al tema dell’internal linking è la paginazione degli archivi (cioè il modo in cui vengono organizzate le pagine di riepilogo degli articoli), che spesso è una vera e propria trappola per gli spider dei motori di ricerca o, comunque, propone contenuti sempre diversi e tematicamente scollegati per URL già indicizzati da tempo dai motori di ricerca (il che non ne favorisce certo la visibilità). Un plug-in ottimizzato da questo punto di vista è il “Wordpress SEO Pager Enhanced Pagination”.
Alto aspetto molto importante è l’ottimizzazione dei feed RSS. Attualmente FeedBurner è la più importante piattaforma di servizi per la gestione e distribuzione di feed. Uno dei suoi vantaggi più importanti è il sistema di statistiche e il tracking dei lettori. Ed ora non ti rimane che iniziare a smanettare  e se vuoi saperne di più partecipa al nostro corso Ninja Academy!

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Content Manager e Storyteller: chi è, cosa fa, come si forma uno specialista del marketing dei contenuti

Veri pilastri nelle attuali strategie di marketing, il Content Manager e lo Storyteller sono ormai figure professionali imprescindibili per ogni azienda.

Insieme al Web Designer è una delle figure più richieste nel mercato del lavoro digitale, anche perché le aziende sono ormai consapevoli del valore in termini di conversione dei contenuti web e dello storytelling.

In 12 quesiti, ecco spiegate tutte le caratteristiche di questa professione, come raggiungere una buona formazione nell’ambito della creazione e gestione dei contenuti, i tool da conoscere e utilizzare, la retribuzione e i luoghi di lavoro più richiesti.

Chi è e cosa fa un content marketing manager (definizione)?

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Il Content Manager è la figura professionale che si occupa della progettazione dei contenuti di un sito web.

Dai primi anni di Internet ad oggi la figura del Content Manager si è evoluta: inizialmente, infatti, questa professione era integrata in quella del Webmaster e legata soprattutto alla conoscenza dei linguaggi di programmazione per permettere l’inserimento di contenuti interattivi come link, video e immagini all’interno delle pagine web. Oggi il Content Manager è una figura ben definita, che progetta il sito nei contenuti e non si occupa dell’aspetto tecnico di programmazione e della realizzazione grafica.

In senso più tecnico, si tratta di quella figura professionale che progetta i contenuti del sito, passando poi le istruzioni al Web Designer e al Webmaster. Presente nelle web agency o nelle grandi aziende che gestiscono in proprio il sito web, è una figura che in genere ha un’ampia conoscenza del mezzo internet dal punto di vista tecnico.

Esperto di immagine e della tecnica di scrittura dei testi per il web, con una attenzione particolare anche al lato SEO, il Content Manager è dotato di una buona dose di creatività e organizzazione che gli permette di stabilire calendari di pubblicazione e strategie per l’analisi dei dati e il raggiungimento degli obiettivi.

Perché un Content Manager deve essere uno Storyteller e cos’è lo storytelling?

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In senso etimologico lo storytelling è l’atto del narrare, ossia quella disciplina che usa i principi della retorica e della narratologia per raccontare storie. Dal punto di vista business, invece, lo storytelling management serve a promuovere e posizionare prodotti e idee online, servendosi di tali tecniche di narrazione. Nella sostanza, cioè, lo storytelling è una tecnica di comunicazione che consiste nel raccontare una storia – quella del brand – per attirare l’attenzione di un pubblico, veicolare il messaggio che la storia vuole trasmettere e stimolare uno specifico desiderio nei lettori, persuadendo a compiere una specifica azione.

Proprio in questo senso un Content Manager deve essere uno storyteller e generare una serie di strumenti digitali, ma anche relazionali, per raggiungere gli obiettivi aziendali. L’efficacia dello storytelling si misura tanto nel marketing in senso stretto che nella comunicazione in senso più generale, perché riesce trasferire al target di riferimento idee e punti di vista in maniera diretta e coinvolgente.

Rispetto alla tradizionale comunicazione aziendale, lo storytelling contiene emozioni legate alla storia del prodotto o dell’azienda, comunica il messaggio attraverso i sensi e le emozioni, crea nella mente dell’ascoltatore una nuova concezione del prodotto e dell’azienda, legandola a valori identitari, con l’obiettivo non di convincere, bensì di coinvolgere.

Cosa s’intende per contenuto e per la frase Content is king?

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Con il termine content o contenuto si fa riferimento all’informazione, più specificatamente a informazioni di tipo testuale, come i documenti, o di tipo multimediale, come file audio o video, o qualsiasi altro tipo di informazione che necessita di una gestione del ciclo di vita dei contenuti, vale a dire creazione, aggiornamento, pubblicazione, traduzione, archiviazione e utilizzo.

Lo scopo di un contenuto è in realtà molto pratico, perché si tratta di comunicare nel modo più pertinente allo strumento internet, rendendo la comunicazione del sito, della newsletter o di una semplice email il più efficiente possibile.

I contenuti per il web costituiscono uno strumento di marketing online, poichè attraverso la pubblicazione di contenuti persuasivi sotto forma di testi, articoli o descrizioni per eCommerce, è possibile aumentare il traffico organico di un sito web, cioè quello proveniente direttamente dai motori di ricerca.

Un contenuto per il web dovrebbe essere redatto con un linguaggio chiaro, scorrevole e accattivante, poichè rappresenta il sistema più efficace e diretto per descrivere al meglio un prodotto o un servizio, senza trascurare l’ottimizzazione SEO in ottica di posizionamento sui motori di ricerca. Una serie di contenuti web di qualità e SEO friendly, infatti, faranno la differenza in una strategia di posizionamento online.

Content is king, quindi. Una grande verità, pronunciata da un uomo che ha segnato il passo nella rivoluzione tecnologica dei nostri tempi. La famosa massima del content marketing Content is king è stata pronunciata per la prima volta nel 1996 da Bill Gates, in un suo articolo pubblicato sul sito di Microsoft.

Gates, infatti, individuò proprio nel contenuto web la più grande potenzialità per creare valore economico grazie a Internet: i contenuti prodotti per la rete, in pratica, sono la grande opportunità per la maggior parte delle imprese, comportando la fornitura di informazioni o di intrattenimento. E nessuna azienda è troppo piccola per partecipare, perché chiunque abbia un PC e un modem può pubblicare qualsiasi contenuto.

Oggi, con questa affermazione divenuta un caposaldo del content marketing, si intende qualcosa di leggermente diverso: Content is king è diventata l’affermazione di una necessità di qualità e di valore nei contenuti prodotti per il web, siano essi articoli, post, ma anche foto, video, infografiche, slide, eBook, risorse utili, post sui social network. Solo i contenuti di qualità, infatti, riescono a trovare quel favore del pubblico di utenti e lettori tale da creare la più grande magia del web: la viralità.

Come si diventa Content Manager e Storyteller?

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Diventare Content Manager è soprattutto questione di visione d’insieme. Cosa intendiamo? Dato che la gestione dei contenuti di un sito web riguarda aspetti diversissimi del marketing e delle professioni digitali, un Content Manager deve essere in grado di guardare ogni aspetto del contenuto web, dal testo fino all’immagine, dal video fino alla meta-description e agli altri mata-data. Essere allo stesso tempo uno Storyteller significa innanzitutto padroneggiare le tecniche di scrittura, essere un buon copywriter e tenere sempre presente il pubblico di riferimento e i valori del prodotto e dell’azienda che si vogliono comunicare.

Per diventare Content Manager e Storyteller non ci sono particolari corsi di laurea, ma puoi scegliere di seguire corsi di formazione, come quelli della Ninja Academy,  in cui professionisti del settore ti svelino i trucchi del mestiere. Come moltissime delle figure professionali della new economy, ciò che conta davvero, dopo il primo approccio, è l’esperienza pratica sul campo, con la produzione di contenuti per portali e siti web, la scrittura di articoli per testate giornalistiche, la gestione di un proprio progetto di blogging personale.

La sperimentazione nella scelta del giusto contenuto, nella corretta programmazione delle pubblicazioni e nella gestione di un calendario editoriale, la capacità di rivolgersi a target di pubblico diversi tra loro e di stabilire il giusto tone of voice in relazione all’azienda e al pubblico saranno il primo passo verso il coordinamento di un gruppo redazionale in cui si affianchino tutte le professionalità della content creation: grafici, copywriter, blogger, giornalisti, videomaker.

Che requisiti (attitudini) deve avere un responsabile dei contenuti digitali?

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Un Content Manager, in sostanza, è un responsabile dei contenuti digitali e come tale dovrà conoscere, per cominciare, le basi della comunicazione web, social network inclusi.

Potrà possedere una laurea umanistica o una tecnica, ma ciò che non deve mancargli sono le ottime capacità di scrittura e di analisi del testo. In particolare deve conoscere i principi di una scrittura chiara e immediata per adattarsi alla scrittura sul web, deve possedere una buona cultura generale, ma soprattutto la capacità di aggiornarsi sugli argomenti di cui scrive e sulle più urgenti novità dell’ambito aziendale di cui si occupa.

Conoscere i principali Content Managment System, come WordPress, ma anche programmi di grafica e fotoritocco, sarà un buon punto di partenza per dare utili indicazioni al proprio team.

Essere sempre sul pezzo, seguire i trend dell’attualità e dell’advertising, conoscere le tendenze del web design e tutte le ultime novità relative al lato più tecnico anche sui social network completeranno la serie di requisiti di un buon Content Manager.

Per quanto riguarda le soft skill, un Content Manager deve possedere una buona capacità di organizzazione e di autocontrollo e calma anche nelle occasioni di maggiore pressione, in vista di una deadline urgente, di una pubblicazione dell’ultimo minuto o di un imprevisto nel processo di creazione e gestione dei contenuti.

È utile seguire un corso di specializzazione in content management e storytelling?

Un buon corso di specializzazione in content management sarà un’ottima base di partenza e di approfondimento per conoscere compiti e processi aziendali di questa professione.

Leggere in modo critico i principali fenomeni sociali e culturali contemporanei, costruire consapevolmente contenuti per il web, sviluppare progetti che valorizzino in modo creativo tutte le professionalità che concorrono a creare un buon contenuto sono infatti il migliore punto di partenza per diventare professionisti specializzati in questo settore.

Un buon corso di specializzazione dovrebbe essere tenuto da professionisti comprovati del settore e prevedere fasi di learning by doing, che permettano di accostare lezioni teoriche a workshop e laboratori, perché il migliore approccio nel content management è quello della sperimentazione in prima persona. Un taglio creativo permette una formazione trasversale in grado di rendere il Content Manager versatile, capace di rispondere alle diverse sfide del mercato del lavoro digitale e di raccontare prodotti e aziende come un vero Storyteller.

Al termine del corso un Content Manager dovrebbe saper gestire il proprio team, pianificare strategicamente le azioni da porre in atto per raggiungere gli obiettivi di marketing aziendali e utilizzare i principali strumenti utili alla propria professione.

Quanto tempo occorre per diventare esperto nella gestione professionale dei contenuti e della narrazione aziendale?

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Dopo una prima fase di formazione, per essere un esperto nella gestione professionale dei contenuti è necessario possedere un bagaglio di conoscenze e soprattutto di competenze che solo gli anni di esperienza possono garantire. Partire da figure junior di Copywriter o Web Designer per crescere professionalmente fino a giungere al management vero e proprio è il percorso più usuale per un esperto nella gestione dei contenuti.

In linea di massima, come per tutte le professioni digitali, gli step da affrontare per il passaggio da junior a senior in un determinato settore professionale sono determinati dagli anni di esperienza maturati in quello specifico ruolo. Insomma, non serve avere fretta e serve tanto esercizio, perché per diventare un esperto dovrai aver maturato un bagaglio almeno quinquennale in quello specifico ambito, ma da qualche parte bisogna pur iniziare. Dunque non temere l’età, quello che conterà davvero saranno tutte le crisi che sarai stato in grado di affrontare, tutti gli imprevisti che avrai risolto brillantemente e tutti i progetti che avrai finalizzato con successo.

Anche guardarsi intorno, leggendo e studiando i propri competitor così come i propri maestri, è certamente un ottimo strumento di crescita, da affiancare al continuo aggiornamento formativo professionale.

Quali strumenti e tool deve sapere usare un Content Manager professionista?

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Un Content Manager professionista deve conoscere perfettamente WordPress, immancabile strumento per la preparazione e la redazione dei suoi contenuti, ma anche per la pianificazione editoriale, grazie a plugin dedicati e strumenti interni al CMS.

Tool come Asana o Trello aiuteranno a gestire progetti e relazioni con colleghi e clienti, attraverso un aggiornamento costante delle fasi di lavoro, segnando in ogni momento i task (compiti, cose da fare) da completare, assegnandoli a singoli membri del team, specificando priorità e scadenze.

La gestione di un workflow fluido e di un calendario editoriale preciso non potrà prescindere, naturalmente, dall’analisi dei dati e dal confronto con il Web Analyst. Dunque anche un Content Manager dovrà essere in grado di visionare e analizzare i dati di Google Analytics, per una verifica del proprio piano editoriale, un aggiornamento dei contenuti o un eventuale modifica della propria strategia.

A seconda del proprio progetto editoriale, inoltre, un Content Manager potrà avvalersi di strumenti più specifici, come Flipboard, per la creazione di news feed specifici attrattivi per i propri utenti, o di tool di email marketing per la gestione e l’invio di newsletter personalizzate e attrattive per gli utenti.

La conoscenza e l’utilizzo di altri strumenti di creazione e gestione dei contenuti, possono naturalmente variare a seconda del settore aziendale di riferimento, o del livello di personalizzazione richiesto. Se sei un Content Manager e non hai a disposizione un grafico per la creazione di contenuti visivi personalizzati, ti sarà utile conoscere anche qualche base di Photoshop, o in modo ancora più semplice tool online come Canva.

Un taccuino e una penna sempre a portata di mano, poi, saranno i migliori alleati delle tue buone idee nei momenti più improbabili della giornata. Non lasciarti sfuggire neanche un pensiero, per creare contenuti originali e programmare in modo sempre più attento alle aspettative dei tuoi utenti.

Content Manager e Storyteller cercasi… È una professione richiesta dal mercato?

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Quelle del Content Manager e dello Storyteller sono professioni sempre più richieste nel mercato del lavoro digitale. Ti basterà una semplice ricerca su LinkedIn, il principale social network professionale, per renderti conto che anche in Italia le aziende sono sempre più consapevoli che non è più sufficiente essere sul web con un proprio sito, né basta solo farsi trovare attraverso un buon posizionamento. Oggi bisogna essere in grado di raccontare i propri prodotti, la propria azienda e di coinvolgere sempre di più utenti e consumatori.

Se un buon contenuto ti renderà visibile online, anche grazie al lavoro del SEO, sarà lo storytelling a fidelizzare i clienti. Ecco perchè oggi sono sempre più richiesti Content Creator e Content Manager in grado di utilizzare realmente questo potentissimo strumento di marketing.

Le richieste in Italia arrivano più dal Nord (Milano, Brescia, Bologna, ecc.) o anche Napoli e Roma offrono possibilità di occupazione?

Moltissime offerte di lavoro per Content Manager e Storyteller sono ancora concentrate tra Milano e l’Emilia Romagna, ma sono in crescita sempre maggiore anche gli annunci localizzati tra Roma, Napoli e in generale nel Sud d’Italia.

Il Content Manager non è più una figura professionale da agenzia pubblicitaria o da web agency come fino a pochi anni fa, ma oggi le aziende tendono a internalizzare le professioni legate alla gestione dei propri siti web. Ecco, quindi, che moltissime aziende assumono anche tra Lazio e Campania, mentre moltissimi enti territoriali iniziano ad avvalersi di professionisti che si occupino dei contenuti dei propri portali.

Non dovrai necessariamente fare le valigie, oggi i Content Manager sono ricercati un po’ ovunque, complice anche una nuova cultura digitale e una coscienza da parte delle aziende dell’importanza che le vendite online possono avere per il proprio fatturato.

Ci sono offerte di lavoro dall’estero?

Anche le offerte di lavoro per l’estero sono davvero moltissime, in particolare in quei Paesi come la Spagna che iniziano ad espandere oggi i loro interessi online, o come il Regno Unito, con aziende che invece vogliono rafforzare la propria presenza all’estero attraverso contenuti dedicati nelle diverse lingue.

Inutile dire che per proporre il tuo curriculum oltre il confine dovra padroneggiare perfettamente non solo l’italiano, ma anche la lingua di partenza del Paese in cui ti recherai a lavorare. Sarebbe sempre buona norma, inoltre, indicare eventuali altre lingue che conosci e inutile sottolineare che in ogni ambito e in ogni luogo in cui ti recherai l’inglese sarà davvero imprescindibile per lavorare sul web.

A quale stipendio può aspirare (quanto guadagna) uno specialista nel content management e nello storytelling?

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Un Content Manager e uno Storyteller possono guadagnare dai 1.000/1.500 euro al mese di un lavoro come Assistant, fino ai 40-45.000 euro l’anno di uno specialista.

Certamente se sei alle prime armi ti potrà capitare anche di partire dal semplice stage con rimborso spese, o dalla collaborazione occasionale per brevi progetti di 3-6 mesi. Ma dopo la classica gavetta e dopo aver migliorato il tuo curriculum e le tue skill, quella del Content Manager sarà una professione stressante ma ben retribuita, proprio perché altamente specializzata.

A seconda dell’azienda in cui lavora, inoltre, il Content Manager può avere diritto a bonus al raggiungimento di specifici obiettivi.

In media comunque questo settore di attività risulta essere al decimo posto, insieme alle altre professioni digitali, fra quelli meglio retribuiti in Italia: lo stipendio medio lordo ammonta a 32.480 euro l’anno, con un’oscillazione consistente tra i 49.415 euro medi di un Head of Content e i 29.899 euro di un Web Content Editor.

Pepsi Italia presenta la nuova bottiglia in tutta la gamma

La nuova bottiglia di Pepsi® arriva in Italia e viene presentata in anteprima nel nostro Paese in tutta la gamma. Ha una forma scultorea, fresca e innovativa, pur restando fedele alle caratteristiche che contraddistinguono il brand, con le curve e l’inclinazione verticale che esprimono la personalità del marchio, dinamica e proiettata verso il futuro.

Si tratta del primo restyling della bottiglia dal 1996, nato dall’esigenza di fornire un prodotto che racchiudesse una sensazione di novità e di slancio, rimanendo inconfondibilmente e riconoscibilmente fedele all’identità di Pepsi. Tutta la gamma sarà contraddistinta dal nuovo design e il lancio avviene contestualmente in tutta Italia.

Pepsi Italia presenta la nuova bottiglia

Marcello Pincelli, Direttore Generale e Amministratore Delegato di PepsiCo Italia, partendo dal commento sulla nuova bottiglia, ci racconta la voglia di innovare di Pepsi, non solo nella comunicazione, ma anche per quanto riguarda i prodotti. Un excursus sulla crescita dell’azienda in Italia e un cenno al futuro.

Business e mitologia: dalle startup unicorno al gigante Alibaba

Business e mitologia: dalle startup unicorno al gigante Alibaba

Si chiamano Unicorn company e sono aziende dal valore di oltre un miliardo di dollari. Una volta erano una rarità in Silicon Valley, oggi, però, questi unicorni sono un po’ ovunque, tanto da far parlare addirittura di una nuova bolla, quella delle startup unicorno appunto.

Se ne registrano oltre 150, per un valore complessivo di quasi 600 miliardi di dollari. Essere un unicorno, insomma, non è più così raro, tanto da perdere l’iniziale pregio che si era attribuito a questa definizione.

Nella mitologia internazionale, però, è possibile identificare altre creature fantastiche che ben si associano ad alcune aziende tech.

Liberamente tratto dal bestiario del business recentemente pubblicato da Quartz, quello che segue è un compendio degli esseri mitologici paragonabili a compagnie della Silicon Valley per alcune caratteristiche comuni.

Reddit, per esempio, è personificata da Cerbero, che custodisce le porte dell’inferno, ossia tutti i commenti lasciati dagli utenti su internet; Google naturalmente è l’Idra, perché non appena una delle sue teste cade, come successo con Google Wave, ne ricrescono altre due al suo posto.

Non solo startup unicorno: ecco il Centauro Samsung

Business e mitologia: dalle startup unicorno al gigante Alibaba

Il Centauro è una creatura che si potrebbe definire per le sue origini come una multinazionale con testa e busto di un uomo e corpo di un cavallo, entrambe egualmente indipendenti ma collegate. La metà superiore sviluppa prodotti finali di alto valore, mentre la metà inferiore può produrre gli stessi prodotti anche per i propri concorrenti.

Il Cerbero Reddit a guardia dei commenti del web

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Un cane dalle molte teste a guardia delle porte dell’inferno, mantenendo i morti lontani dalla dimensione dei vivi. Una volta entrati nel mondo sotterraneo di Cerbero, non è più possibile lasciarlo. L’ecosistema che sorveglia è senza limiti per profondità e orrore, con caratteristiche ben note soprattutto agli adolescenti.

Le Chimere Netflix e WeChat pronte alla caccia

La Chimera è un mostro mitologico formata da parti di animali diversi: corpo di leone, coda di serpente e una testa di capra che emerge dal petto. La sua diversificata strategia di caccia comprende l’assalto delle prede per terra, per aria, per mare, o dovunque vi sia una connessione internet affidabile. La Chimera sputa fuoco e contenuti originali.

LEGGI ANCHE: Snapchat: 150 milioni di utenti attivi ogni giorno, sorpasso su Twitter

Instagram, il Ciclope dal singolo occhio

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È un gigante con un occhio solo che vive su un’isola con salumi, formaggi, latte art e con filtri così particolari da uccidere quasi Ulisse quando vi naufragò. Il ciclope è noto per esser capace di mangiare un essere umano in un sol boccone, senza masticare. È un discendente di Gaia, che incontreremo più avanti.

Facebook, ovvero Gaia

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È la Terra stessa, madre del Ciclope. Senza di lei nulla esisterebbe per gli umani.

Alibaba, il Gigante dai propositi ignoti

Una grande creatura. Non è chiaro cosa realmente faccia e quali siano le sue prossime mosse.

Il Grifone Uber, globale e locale al tempo stesso

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Una orgogliosa e potente bestia solitaria, con il corpo di leone e la testa e le ali di un’aquila. Il leone è il re degli animali e l’aquila è il re degli uccelli, il Grifone, perciò, è il re di tutte le cose. Vive di economie di scala, supervisionando un regno che è allo stesso tempo di portata globale e locale, per il quale qualcuno, in Silicon Valley, vi si riferisce con il mitico aggettivo glocal.

WhatsApp, la startup unicorno diventata Arpia

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Un animale malizioso, con il corpo di uccello e la testa di donna. Si lancia all’attacco su chi non è particolarmente attento, con una particolare predilezione per quelle prede che può strappare ad altri e per gli utenti mensili attivi. Un’Arpia o un gruppo di Arpie emetteranno un avviso di notifica prima di catturare la prossima preda umana.

Google è l’Idra dalle molte teste

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Un serpente dalle molte teste che è, a tutti gli effetti, invincibile. Secondo la tradizione, se uno dei capi – ossia dei prodotti – viene mozzato, al suo posto ne ricresceranno due in più. Il numero esatto di teste si è differenziato nel corso della storia, giungendo fino a 50. Una è comunque usata in ogni momento per raccogliere dati.

Il Kraken Nokia

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Un gigante multi-tentacolare che si dice abiti nelle profondità glaciali della Scandinavia. Un gigantesco cefalopode, con tentacoli abbastanza grandi e lunghi da avvolgere un’intera nave. Si dice che il Kraken venga svegliato dal suo sonno profondo con un incendio per rivelarsi al mondo e morire di una morte spettacolare, incapace di affrontare la vita fuori dal letargo.

Yahoo-Kronos, il mitico padre spodestato dal suo stesso figlio

Uno dei primi leader della Valle, spodestato da suo figlio, il Gigante. Alla ricerca di alternative strategiche.

LEGGI ANCHE: Michelle Obama e il marketing che renderà l’America più sana

Leviatano, Amazon Web Services

Una gigantesca creatura di mare spesso creduto una creatura aerea. Nessuna arma umana è in grado di sconfiggerlo, nonostante gli assalti quasi costanti da parte di marinai e concorrenti del settore. Si dice che possa crescere più grande e più dominante ad ogni trimestre, anche se nessuno lo ha mai visto nella sua completezza.

La Fenice che risorge dalle proprie ceneri, come AOL e Apple

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La Fenice è un uccello fantastico la cui lunghissima vita è sempre seguita da un ciclo di morte e rinascita. Al momento della sua morte la Fenice si dissolve in una fiamma spettacolare, causando la fine del suo intero ecosistema e della sua linea di prodotti. Le fiamme si trasformano quindi in cenere e da quelle ceneri la Fenice risorge.

Quando la reincarnazione della Fenice è particolarmente splendente, può rinascere come una versione più piccola di se stessa, vulnerabile agli attacchi dei rivali.

Snapchat, il Fiume Stige che separa il mondo dei vivi e quello dei morti

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Il fiume Stige è una sorta di confine tra la terra e il mondo sotterraneo. A metà strada rispetto al mondo dei vivi, è il luogo di riposo delle anime dei morti (con una rapida crescita di utenti e altamente vendibile).

Come insegnava Eraclito, non ci si può mai bagnare nello stesso fiume due volte, così lo Stige, si trasforma ancora più rapidamente: solo pochi secondi per tornare ad essere irriconoscibile.

L’ombra che non ha potuto essere una startup unicorno: MySpace

Ormai appena un’ombra dell’essere che è stato, passato dalla vita terrena a quella ultraterrena, ossessiona tutto quelli che una volta ha conosciuto in vita, tramite email e promemoria di promettenti band.

Microsoft, immortale e assetato come un Vampiro

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Forse l’essere immortale più noto al mondo e che, nonostante i tempi che cambiano e le avversità, continua a vivere. Sopravvive succhiando linfa vitale dai soggetti con cui entra in contatto, attraverso le sue zanne, come software per ufficio e aggiornamenti service pack.

Se il vampiro è esposto alla luce diretta del sole, comincerà a cambiare pelle e a disintegrarsi: questo processo è noto come Blue Screen of Death.

Master Online in Digital Marketing: torna il corso per fare il salto a PRO

Il marketing digitale racchiude al suo interno la chiave per conquistare i mercati del futuro: i dati che la tecnologia mette a disposizione dei marketer sono preziosi e rivelano informazioni inedite sui comportamenti dei consumatori. Saper tracciare questi dati e basare su di essi la pianificazione strategica regala un enorme vantaggio competitivo a chi sa mettere il digital al centro del marketing in azienda.

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Master Online in Digital Marketing [Ottobre 2016 – Marzo 2017]

Torna a grande richiesta il Master Online in Digital Marketing di Ninja Academy. Giunto alla quarta edizione, è un percorso completo che permette di sviluppare sviluppare e aggiornare le competenze dei professionisti d’azienda, d’agenzia, startupper e freelance sulle strategie di marketing e vendita in ambito digitale, attraverso 3 Aree Didattiche, all’interno delle quali sono stati sviluppati 19 Corsi Intensivi e 14 appuntamenti di Question Time per approfondire i contenuti in diretta con i docenti.

Seguendo il Master Online in Digital Marketing, imparerai a:
1. Sfruttare i trend che possono impattare sul tuo business
2. Progettare una Digital Strategy e tradurla in un piano di marketing digitale
3. Tracciare le metriche fondamentali di performance per valutare il ROI
4. Applicare tecniche e strumenti avanzati di Digital Marketing
5. Creare una digital experience rilevante per il tuo mercato

Come funziona il Master Online?

Il Master Online in Digital Marketing consta di 60 ore di didattica online: puoi seguire le lezioni ovunque ti trovi, accedendo dal web ad un’aula virtuale ed interagendo dal vivo con la classe.

  • La didattica è completamente online, così come i materiali di studio
  • I Question Time sono progettati come momenti di confronto con i docenti in cui potrai esporre dubbi, richiedere approfondimenti e formulare domande in tempo reale
  • Se non puoi partecipare ai live webinar nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di Partecipazione

Come funziona la Digital Factory?

Al Master Online in Digital Marketing puoi affiancare la Digital Factory, un Percorso Premium 100% Learning By Doing: cosa si prova a lavorare nel Digital Team di Moleskine? Scoprilo esercitandoti in gruppo su 10 brief, per creare il tuo project work sul Digital Marketing e mettere immediatamente in pratica le nozioni acquisite al Master Online in Digital Marketing.

La Digital Factory consta di 3 sessioni di incontro dal vivo che si terranno presso TIM#WCAP di Milano e Roma, oltre che a distanza grazie alle tecnologie digitali di project management (Skype, Hangout, etc.).

Scegliendo di partecipare alla Factory:

  • Sarai inserito all’interno di un team di lavoro, a Milano o a Roma
  • Seguirai le lezioni online, come tutti gli altri corsisti del Master Online in Digital Marketing, in modalità delocalizzata, e in più dovrai organizzare il tuo percorso operativo insieme agli altri membri del team, sotto la guida di un tutor Ninja Academy.
  • Le sessioni di studio si muoveranno in parallelo alle sessioni operative, che andranno a costituire un unico project work multidisciplinare, permettendoti di mettere immediatamente in pratica quanto avrai appreso al Master Online in Digital Marketing.

Quali sono gli argomenti del Master Online in Digital Marketing e i rispettivi docenti?

Il Master Online in Digital Marketing propone un percorso completo che permette di creare e aggiornare le proprie competenze digitali a 360° gradi.

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AREA 1 – DIGITAL STRATEGY
Digital Trend e Mercati digitali con Vincenzo Cosenza
Digital Transformation con Demetrio Migliorati
Digital Strategy con Miriam Bertoli
Digital Analytics & Conversion con Gianpaolo Lorusso
Digital Media Planning con Marco Magnaghi

AREA 2 – DIGITAL OPERATIONS
SEO Strategy con Luca De Berardinis
SEM & Digital Display con Matteo Polli
Direct Email Marketing con Marco Massara
Video Marketing con Edoardo Scognamiglio
Content Marketing con Simone Tornabene
eCommerce Management con Giovanni Cappellotto
Mobile Marketing con Lorenzo Viscanti
Digital Engagement & PR con Giovanna Montera
Social Media Marketing con Luca La Mesa

AREA 3 – STRUMENTI DIGITALI
Design & UX con Jacopo Pasquini
Social Listening & Digital Reputation con Emanuela Zaccone
Digital CRM con Marco Magnaghi
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