Dopo aver a lungo dibattuto su Amazon e le sue future consegne con i droni il settore delle consegne a domicilio è in continua evoluzione ed è difficile pensare a possibili scenari futuri data la continua evoluzione della tecnologia che va di pari passo alla maggiore esigenza da parte della clientela che pretende consegne rapide, precise e puntuali.
Molto interessante sotto questo punto di vista è il progetto della società australiana Domino’s Pizza che sta effettuando le consegne della pizza a domicilio tramite un robot capace di riconoscere segnali stradali, navigare sui marciapiedi tramite il supporto del GPS e (ovviamente) ‘scavalcare’ scomodi ostacoli per arrivare a casa del cliente con un prodotto ancora caldo o freddo a seconda delle esigenze.
DRU, sigla che sta per Domino Robotic Unit, dopo una dura e lunga sperimentazione lungo le strade del Queensland ha ottenuto l’autorizzazione da parte del Ministero dei Trasporti e da qualche mese la società consegna pizze in modo automatico e tradizionale. Il robot, un gioiellino tecnologico, è un frutto della Marathon Robotics ed è una rielaborazione di robot militari riadattati in un contesto civile dove ostacoli o intemperie sono all’ordine del giorno.
Il mercato australiano, si sa, non può essere un esempio per le consegne a domicilio data la sua vastità; servizi come questo saranno possibili solo per le metropoli densamente abitate come Sydney o Melbourne. Ma se portiamo questa interessante evoluzione al contesto europeo delle città di piccole e medie dimensioni, quali saranno gli scenari futuri? Interessante sarà poi vedere in quanto (poco) tempo prenderà piede questo tipo di servizio negli Stati Uniti, spesso culla delle nuove tendenze e di nuovi modelli di business.
Rispetto alle consegne tradizionali non ci sarà più da pensare alla mancia; o forse, no? 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/pizza-1150031_1280.jpg7201280Luca MalvoltiLuca Malvolti2016-03-29 09:30:192016-03-29 10:01:30Rapide, precise, puntuali: il futuro delle consegne a domicilio della pizza passerà dai Robot?
Arte adornatrice, è questa la definizione etimologica di cosmetica. Un gesto quotidiano per preparare pelle, barba e capelli nella sua accezione più completa.
Ma non pensare solo a rossetti e smalti, perché quando si parla di cosmesi bisogna considerare un settore ampissimo della nostra vita. Sapevi, ad esempio, che anche il dentifricio è considerato un cosmetico? Tutti in effetti facciamo uso quotidiano di cosmetici, almeno sette ogni giorno secondo il report del centro studi di Cosmetica Italia, che in collaborazione con Cosmoprof Worldwide Bologna ha da poco diffuso i dati sugli acquisti di prodotti di bellezza, on e offline.
La cosmetica made in Italy, secondo i dati rilasciati durante la manifestazione che riunisce 2.500 aziende della bellezza mondiale, ha superato i 10 miliardi di euro.
Export e mercato interno, tutti i numeri della cosmetica made in Italy
Con un export salito oltre i 3,8 miliardi, +14,3% rispetto al 2014, secondo Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia, “la crescita delle esportazioni incide positivamente sulla bilancia commerciale che registra un dato record: 2.000 milioni di euro”. Risulta strategica, anche in questo settore, l’analisi dell’ecosistema digitale, “per intercettare nuovi trend, avvicinare i consumatori e analizzare le reali necessità delle aziende”.
Anche il mercato interno è in crescita, del 2,2%, grazie alla ripresa di tutti i canali di vendita. E soprattutto le PMI del made in Italy non possono evitare il confronto con la sfida digitale.
29,3 milioni di individui maggiorenni accedono alla Rete abitualmente almeno una volta alla settimana, da ogni luogo e device e gli acquirenti online sono il 62,1%, vale a dire 18,2 milioni. Tra questi 17 milioni di individui sono acquirenti online di prodotti fisici e ben 4,7 milioni di individui (il 16,1% della popolazione presa in esame) hanno acquistato almeno una volta negli ultimi sei mesi un prodotto di cosmetica.
Il valore degli acquisti online di prodotti di cosmetica è cresciuto del 22% nel 2015, con un ritmo superiore a quello dell’intero Net Retail italiano (+19% nel 2015 rispetto al 2014), grazie ad una sempre maggiore digitalizzazione delle aziende, che stanno conquistando i consumatori con la vendita di prodotti e servizi online, soprattutto via mobile.
Il Made in Italy è ambito in ogni settore della cosmesi, dalle spazzole alle creme naturali a base di olio di oliva, segno che l’attenzione, anche durante la fiera bolognese, è soprattutto sul prodotto.
Una sezione dell’evento, interamente dedicata ai prodotti conformi ai dettami islamici, segna l’attenzione all’internazionalizzazione del Made in Italy in cosmetica.
eRetailer, la bellezza si compra online
Un altro dato significativo riguarda nello specifico gli eRetailer: l’acquisto sul web, infatti, è scelto dall’89% dei casi, mentre l’acquisto tramite App dall’11%. La tipologia di merchant più utilizzata per gli acquisti di categoria sono i siti web di eRetailer, cioè merchant che sono nati con la Rete e non esistevano prima dell’avvento di Internet.
La vendita online, considerata come problematica fino a pochi anni fa a causa dei limiti di fiducia del cliente verso l’acquisto su web, si pone ormai come un mercato potenziale senza precedenti. L’analisi degli acquisti online di prodotti indica che in 59 casi su 100 si tratta di riacquisti, ovvero di ripetizioni di esperienze di acquisto online già fatte in passato. Nel caso dei prodotti cosmetici si nota un valore inferiore, indicativo di un gruppo di acquirenti che sta scoprendo la nuova modalità di acquisto e in quest’attività è guidata dalla ricerca sul web e dalla pubblicità, in misura maggiore rispetto alla media del Net Retail.
Un ultimo dato interessante, da tenere presente se hai intenzione di lanciarti nel business della cosmetica online, è quello relativo ai driver di acquisto. L’atteggiamento generale degli acquirenti online di prodotti cosmetici verso l’esperienza di acquisto è guidato da considerazioni di convenienza (risparmio, offerte) e di disponibilità (prodotti difficili da trovare, ampio catalogo disponibile). La comodità, elemento centrale dell’esperienza di acquisto a distanza, ha un rilievo inferiore rispetto ad altri settori merceologici.
Anche la tua strategia di vendita ha bisogno della sua cura di bellezza e nel mondo della cosmesi dovrai valutare gli aspetti più specifici di un settore che non investe solo l’estetica, ma riguarda il benessere.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/Cosmetica_made_in_Italy_un_business_da_10_miliardi5.jpg640960Daria D'AcquistoDaria D'Acquisto2016-03-28 12:57:032016-03-28 22:37:29Cosmetica made in Italy, un business da 10 miliardi
È lunedì, ma non un lunedì come tutti gli altri. Dolce come una domenica, il lunedì di Pasqua è riservato solo a momenti di gioia, buon cibo e buona compagnia. Allora perché non prendersi due minuti per rendere ancora più piacevole questa giornata con i migliori annunci stampa da tutto il mondo? Pronti. Partenza. VIA!
Waze: Outsmarting traffic together
Waze è un’applicazione per la navigazione e per evitare il traffico con la comunità di utenti più numerosa al mondo. La sua promessa? Non farti arrivare mai più in ritardo!
Advertising School: Miami Ad School, Brasile
Creative Director: Paulo André Bione
Art Director: Thiago Fayrdin
Monopol: Color makes personality
Se vi chiedessero di creare una campagna stampa per delle vernici, cosa fareste? L’impresa non sembra facile, ma i creativi di quest’agenzia se la sono cavata davvero bene!
Agenzia: Athos, Bolivia
Creative Director: Pablo Leiva, Fernando Fernandes, Matias Ibaceta
Art Director: Fernando Fernandes
Copywriter: Matias Ibaceta
Wyoming Office of Tourism: That’s WY
Il Wyoming è la nazione meno popolosa degli Stati Uniti e sicuramente al di fuori delle rotte turistiche convenzionali. Ed è proprio per questo motivo che dovreste visitarlo!
Agenzia: BVK, Milwaukee, USA
Group Creative Director: Brian Ganther
Group Director: Victoria Simmons
Senior Account Executive: Bridget Wirth
Creative Director / Art Director: Matt Herrmann
Art Director: Katelyn Tierney
Copywriter: Samantha Smith
Associate Media Director: Pete Weninger
Senior Producer: Darlene Stimac
Producer: Jessica Farrell
Robin Wood: Destroying nature is destroying life
Il gruppo di ambientalisti di origine tedesca Robin Wood ha dato vita a una campagna stampa davvero impressionante. Senza consapevolezza non c’è futuro.
Agenzia: Grabarz & Partner, Germania
Creative Director: Florian Kitzing
Art Director: Manuel Wolff
Copywriter: Katharina Kowalski
Illustrator / Photographer: Illusion
Topfit Fitness Club: Motivation
Quante scuse plausibili esistono per evitare la palestra? Ecco, dimenticale. Alzati e inizia a fare sport!
Agenzia: Martpet Comunicação, Brasile
Creative Directors: Diego Curvêlo, Edison Martins
Head of Art: Glaustemberg Carvalho
Art Director: Elton Queiroz
Copywriter: Vallécia Carvalho
Account Supervisor: Themis Uehbe
Illustrator: Leonardo Matos
E anche oggi ci dobbiamo salutare. Ma non temete, tra sette giorni saremo di nuovo qui, con altri annunci stampa e creatività da farvi scoprire!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/illusion_robin_wood_polar_bear_poster_eng-1800x1273_aotw.jpg12311740MeluchkMeluchk2016-03-28 08:00:272018-03-03 00:22:46Palestre, viaggi e vernici: i migliori annunci stampa della settimana
Sono passati ormai un paio di mesi da quando, il colosso del commercio elettronico di Seattle, ha lanciato il nuovo servizio di contenuti gratuiti per Mobile, cercando in questo modo di rilanciare il proprio app store. Amazon sta lavorando a stretto contatto con gli sviluppatori Android per portare le loro applicazioni su Amazon Underground che, per chi non lo sapesse, è uno store alternativo al Google Play Store.
Un nuovo store mobile per gli utenti Android (e tablet Fire) che mette a disposizione le versioni complete di più di un migliaio di applicazioni a costo zero, prive anche dei fastidiosi “paywall” sbloccabili con acquisti in-app.
Possiamo infatti scaricare le versioni complete di giochi come Monument Valley, Frozen Lampi di Gemme, Final Kick, Sonic Dash, Star Wars: Knights of the Old Republic, Inside Out: Bolle del pensiero, Cut the Rope 2 Ultimate e Angry Birds Slingshot. Ma la selezione non si ferma solo agli apprezzatissimi giochi, infatti ci sono anche delle utilissime app dedicate al settore produttività, business e stili di vita come OfficeSuite Professional 8 e Quick PDF Scanner Pro.
Gli sviluppatori rinunciano al costo iniziale e agli acquisti in-app, in cambio di un pagamento a tempo, cioè più tempo l’utente utilizza l’app e più lo sviluppatore guadagna. Un po’ quello che viene fatto con gli autori dei libri che aderiscono al servizio Kindle Unlimited, che offre circa 20.000 titoli gratuiti in italiano e un milione in altre lingue, con un canone di 9,99€ al mese.
L’intento di Jeff Bezos è quello di farsi spazio nel mondo abbastanza esclusivo degli store di app, dominato fin’ora senza dubbio dal Play Store di Google e dall’App Store della Apple, soprattutto dopo la cocente esclusione della propria app dal Play Store di un anno fa. Non è un caso infatti che per poter avere sui nostri devices Amazon Underground, bisogna oltrepassare il Play Store e fare il download dell’APK da questo link, e seguire le istruzioni che Amazon ci suggerisce, oppure collegandovi direttamente dal vostro smartphone/tablet Android qui.
Bisogna fare attenzione, poiché una volta terminata l’installazione non troveremo l’icona Underground o Amazon Underground nell’app drawer, ma bensì una app, chiamata semplicemente AMAZON. Questo perché, quello che abbiamo installato, in realtà, è il sostituto vero e proprio del vecchio “App Shop” e dell’app “Amazon Shopping” da cui normalmente si possono fare acquisti su Amazon da mobile.
Arrivati a questo punto non ci resta che iniziare ad usare questo fantastico servizio. Aprite l’app appena installata e fate il login o la registrazione. Fatto questo dovrete premere sul pulsante in alto a sinistra, che aprirà il menu laterale. Tappate direttamente sulla voce App e Giochi e non sul simbolo triangolare del menu a tendina.
Ora in alto troverete due tab: una con tutte le app e i giochi che ospitava il vecchio Amazon App-Shop, ed una relativa proprio ad Amazon Underground. Tutti i contenuti presenti qui, sono completamente gratuiti e privi di acquisti in-app.
Non ci resta che augurarvi buon Underground!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/amazon-underground-3608e1e43d342610b1f93812025cd67fc.jpg428800Donatello PalmisanoDonatello Palmisano2016-03-26 10:30:502016-03-28 22:37:46Amazon Underground: App e Giochi Gratis
Il mondo della comunicazione si evolve a una velocità vorticosa. Questo è valido più che mai anche nel settore delle pubbliche relazioni, che stanno subendo un cambio di paradigma che porta i professionisti a doversi rinnovare per offrire un profilo al passo coi tempi, sempre più immersi nel mondo digitale. Oggi vogliamo parlarti di Digital PR.
Fino a poco fa, il mondo delle relazioni pubbliche era un mondo offline. Chi se ne occupava si prendeva cura dei propri contatti – per la maggior parte giornalisti – al fine di fargli conoscere attività, servizi e prodotti della propria azienda. Tutto questo era fatto faccia a faccia, o al limite via telefono e mail.
La rete e tutti gli strumenti e le piattaforme che ormai la popolano hanno portato a un’evoluzione per la quale il PR diventa Digital PR e i suoi potenziali contatti sono tutta la rete, in particolare influencer, blogger e opinion leader in generale. Ed è proprio questa trasformazione che ha declinato il significato di PR: quelle che erano Public Relations oggi sono People Relations.
Cosa fa il Digital PR
Svolgendo il ruolo di ponte tra azienda e personaggi di spicco della rete, il Digital PR ha il compito di dare visibilità a prodotti/servizi e conseguentemente di occuparsi della reputazione dell’azienda stessa. A questo scopo sfrutta uno dei principi più efficaci del marketing: il passaparola – o WOM (word of mouth) nel linguaggio specifico. Tutto parte dall’opinione degli influencer, in quanto le persone danno maggiore fiducia a chi sanno essere competente in materia. Ecco perché oggi il Digital PR cerca contatti tra gli opinion leader.
La sue principali competenze sono costituite da un mix di attenzione, presenza e ascolto mescolati con un costante aggiornamento nei confronti delle novità della rete e degli argomenti di tendenza.
Una volta definita la sua strategia di comunicazione infatti, il Digital PR inizia a esplorare i canali più utilizzati dal target, attinge dalla sua attuale rete di relazioni, monitora il buzz (passaparola/risonanza mediatica) e cerca nuovi contatti utili per la nuova campagna.
Le competenze del Digital PR
Purtroppo spesso e volentieri c’è chi si propone al mondo del lavoro come Digital PR senza avere molta competenza nell’ambito. Un vero professionista, per eccellere nel settore, deve godere di una formazione più completa possibile: una caratteristica che, oltre che con la specializzazione, si acquista prima di tutto con l’esperienza. È questa infatti che ha permesso al Digital PR di riempire la sua rubrica. I contatti sono la sua vera ricchezza.
Le caratteristiche che non possono mancare in un Digital PR sono:
la voglia di rimanere costantemente aggiornati per quanto riguarda i tool e le piattaforme social;
un portfolio di esperienze che garantisca una rubrica ricca di contatti. Il networking è davvero fondamentale;
la presenza, online e offline. Un Digital PR di successo deve partecipare agli eventi più importanti e dev’essere il primo utente attivo sulle piattaforme che vuole utilizzare per le sue campagne;
l’organizzazione. La capacità di gestire il tempo in questo campo è garanzia di efficienza e ottimi risultati. Anche un po’ di multitasking non fa male;
la capacità di creare contenuti. Un Digital PR dev’essere in grado di stendere contenuti perfetti per la rete. È a questo fine che deve conoscere al meglio le piattaforme e essere anche competente in ambito SEO. Inoltre, il Digital PR spesso gestisce un blog personale. Il personal branding è importante;
l’analisi. È fondamentale tenere sott’occhio e saper valutare i dati di una campagna/evento in qualsiasi momento.
Il segreto è l’ascolto
Il compito del Digital PR è svolto prima di tutto monitorando la rete. È attraverso quest’attività di ascolto che scopre in quali conversazioni inserirsi per ottenere contatti competenti e che siano in grado di creare il giusto buzz. Uno strumento di monitoraggio degli argomenti di tendenza èGoogle Alert.
Un altro passaggio è costituito dall’analisi della web reputation degli influencer. Questa si intraprende con appositi strumenti come ad esempio Klout, che offre dati precisi sulla loro autorevolezza e sull’influenza che esercitano sulla loro community.
Chiaramente il Digital PR sa anche inserirsi nelle community in prima persona, sapendo riconoscere i luoghi di aggregazione degli utenti più interessati al settore e di conseguenza più disposti ad ascoltare il messaggio proposto.
In tutto questo, però, non bisogna dimenticare il lato offline, comunque fondamentale ai fini dell’attività di chiunque si occupi di PR. È per questo che il professionista deve sempre essere presente agli eventi e non deve avere paura di scambiare il proprio bigliettino da visita o per lo meno ottenere un contatto diretto ai profili social dei potenziali contatti.
L’importanza del guest blogging per il Digital PR
Un’altra pratica fondamentale per il Digital PR è il guest blogging. Se non sai cos’è te lo spiegheremo in poche parole: il guest blogging è un’attività considerata SEO-offsite, cioè di ottimizzazione effettuata senza l’ausilio di operazioni dirette sul proprio sito. In pratica si tratta di cercare blogger e content creator che vogliano pubblicare post scritti da noi in cambio di backlink (link verso il nostro sito). La procedura nella teoria assomiglia allo scambio link, ma nella pratica è completamente diversa: infatti in questo caso in cambio dei link si offrono contenuti di qualità, che vanno anche a costituire un valore aggiunto per il blogger. Il tutto giova al pagerank di entrambi, che otterranno in questa maniera un miglior posizionamento tra i risultati di Google.
Un’attività di questo tipo può giocare molto al networking del Digital PR, che dopo la fase di ascolto di cui vi abbiamo parlato, può creare contatti attraverso la creazione di contenuti che arricchiscano i blog degli influencer con cui vuole collaborare. Tutto questo darà inoltre visibilità al prodotto/servizio pubblicizzato grazie alla popolarità del blog che lo ospita.
Con questo abbiamo analizzato il profilo del Digital PR e scoperto le sue caratteristiche principali. Se vuoi imparare di più e sei interessato a diventarlo iscriviti al Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing,
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/digital_pr_ninja_academy.jpg563849Paolo NavaPaolo Nava2016-03-26 03:00:002016-06-01 14:31:15Digital PR e Influencer Marketing: costruisci una strategia di comunicazione efficace
L’esplosione comunicativa è destinata a espandersi così come è destinato a espandersi l’universo nel quale siamo immersi: si tratta di un percorso – o forse di una corsa – in cui l’evoluzione umana si sposta inevitabilmente verso livelli di crescente complessità di cui non possiamo controllare del tutto gli esiti; una complessità data da una seconda globalizzazione che, attraverso l’interconnessione digitale, ci invita a rimettere mano a quelle che sono le categorie fondamentali come quelle di Spazio e di Tempo.
Non vi spaventate e continuate pure a leggere, non vi annoieremo tantissimo. Ma oggi, almeno in questa che vuole essere una puntata ZERO di una rubrica sulla Netnografia e l’Etnografia Digitale che partirà dalla prossima settimana con cadenza quindicinale , dovete consentirci di fare un passo indietro per condividere un paio di presupposti teorici senza i quali correremo il rischio di mostrare l’etnografia digitale per quello che non è: una serie di schemini e software che ci risolvono problemi tecnici o, peggio, che ci danno l’impressione di normare quello che di per se non è normalizzabile: la complessità del contemporaneo.
Ma andiamo per gradi.
Con l’evoluzione dei mass media c’è stata una costante de-attualizzazione dell’informazione e questa costante perdita d’informazione oggi acquisisce ancora più peso. L’introduzione e l’estensione delle tecniche informatiche e telematiche nel mondo hanno prodotto una vera rivoluzione in tutti i settori, dall’economia alla politica, alla cultura, all’antropologia, alla sociologia.
La tecnologia è stata in questi anni il motore primario nel miglioramento degli standard di vita e nella riduzione delle disuguaglianze sociali ed ha creato una “nuova classe” di ingegneri e tecnici, un nuovo modo di pensare funzionale al quantitativo, nuove dipendenze economiche e sociali, una modificazione della percezione estetica del tempo e dello spazio. Lo sviluppo dei mezzi di informazione e di comunicazione ha trasformato radicalmente su scala planetaria il panorama sociale, culturale e politico. L’accesso all’informazione diviene, perciò, una necessità sociale e culturale del nuovo ordine internazionale.
I Social Network
Con l’avvento dei Social Network possiamo affermare che la storica dicotomiatra la realtà virtuale (legata ad internet) e la realtà analogica non ha più senso di esistere, in quanto il reale e il virtuale sono intrinsecamente interconnessi a tal punto da poter parlare di società aumentata, così come la definisce Nathan Jurgenson, sociologo dei nuovi media presso l’Università di Maryland.
”Viviamo in un mondo, sostiene, in cui Facebook è sempre più reale e il nostro mondo materiale sempre più digitale. Viviamo in un mondo in cui le tecnologie sono diventate estensioni del nostro corpo, aumentandone le capacità sensoriali.”
La realtà quotidiana si configura quindi come tecnologica e organica, digitale e materiale allo stesso tempo, ed è esattamente questo che intende Jurgenson quando parla di società aumentata, la realtà effettiva in cui tutti ci troviamo immersi. Jurgenson, si dichiara assolutamente contro la separazione dei concetti di reale e virtuale.
Egli sostiene, in una prospettiva totalmente opposta, che reale e virtuale siano interconnessi al punto di poter parlare di una realtà aumentata. Per Jurgenson vedere il mondo fisico separato dal mondo digitale, prospettiva da lui chiamata Dualismo Digitale, è un vero e proprio pregiudizio e lo pone all’origine delle molte critiche mosse nei confronti di siti di social network come Facebook.
L’alternativa proposta da Jurgenson vede invece la nostra realtà quotidiana come tecnologica e organica, digitale e materiale, insieme. Non esistono realtà materiali e digitali separate, come in The Matrix, bensì una sola realtà, composta da atomi e da bit. Allo stesso modo i nostri Sé non sono separati in due distinti “primo” e “secondo” Sé, ma è invece un Sé aumentato.
Il nostro profilo di Facebook riflette chi conosciamo e cosa facciamo offline, e le nostre vite offline sono impattate da ciò che avviene su Facebook.
I social network hanno trasformato radicalmente moltissimi aspetti della vita quotidiana delle persone: i rapporti interpersonali, la comunicazione, lo scambio di opinioni, il modo di gestire le proprie relazioni professionali, i metodi per cercare lavoro e così via. Ma la rivoluzione più imponente che questi mezzi di comunicazione online stanno operando a livello globale sui propri utenti riguarda due ambiti cruciali: le abitudini di consumo e l’abitudine dell’accesso alle informazioni.
Che l’atto del comprare sia una pratica “sociale” non è una novità: le decisioni dei consumatori sono sempre state influenzate dalle scelte di altre persone (amici, parenti, colleghi di lavoro) in termini di acquisti e di opinioni sui vari prodotti in commercio. Tuttavia, con l’avvento di reti come Facebook, Twitter, LinkedIn,, il modo in cui le comunità online riescono a “orientare” gli acquisti sta diventando sempre più sofisticata e potente. E da qui ai prossimi anni, salvo sconvolgimenti imprevedibili, sarà ancora più determinante.
Il motivo è piuttosto semplice: i social media garantiscono ai consumatori uno spazio virtuale molto più efficace, interessante e sicuro che in passato per discutere dei propri consumi e scoprire i prodotti migliori da acquistare.
In altri termini, se prima i suggerimenti per gli acquisti potevano giungere anche da fonti percepite come distanti e non sempre affidabili (per esempio, consigli di sconosciuti o messaggi pubblicitari indistinti e generalistici), ora la presenza di amici, sostenitori e followers (nel caso di Twitter) sui social media diventa indirettamente la garanzia che le opinioni e le dritte su cosa comprare provengono da persone vicine, fidate e soprattutto disinteressate.
“In maniera più importante, delle ricerche dimostrano qualcosa che chi usa i social media conosce già: non stiamo affatto barattando una realtà per un’altra, ma invece, usiamo siti come Facebook e simili in realtà per aumentare l’interazione offline. Questo è un dualismo a somma non zero. Oggi la dicotomia fra reale/virtuale viene abbandonata per fare spazio ad una comprensione dei social media che tenga conto della ricorsività di reale e virtuale.
Infosfera
L’altro aspetto dei social media è legato all’accesso alle informazioni ed al valore ad esse conferite. Quella che stiamo vivendo è la quarta rivoluzione nella storia dell’umanità. La rivoluzione dell’informazione ci sta rivelando una nuova profonda visione dell’intelligenza, sempre più collettiva e non più esclusivamente umana. L’uomo è sempre più connesso agli altri uomini e all’intelligenza artificiale; e si muove nella globalità dello spazio delle informazioni. Luciano Floridi ha dato a questo spazio un nome destinato a diventare di uso comune: l’infosfera. L’infosfera include il cyberspazio, i mass media classici.
Nell’infosfera, nello spazio connesso in cui ormai sempre più persone vivono e operano, ci troviamo di fronte a un nuovo specchio in cui ci scopriamo non più individui separati, ma nodi di una rete in cui non saremo mai più soli.
E nella quale non saremo neanche più gli unici abitanti: ci saranno sempre concittadini eccellenti come i computer, gli smartphone, i robot. Intervistato nel 2013 Floridi pone l’accento su come l’intelligenza artificiale debba essere inclusa in quel grande apparato che chiamiamo intelligenza collettiva.
Egli infatti afferma che dal momento in cui si è cominciato a parlare di “capitale umano” è sorta la consapevolezza che in un sistema funzionante all’interno di un business ci sono anche altri capitali. Una struttura ampia e complessa quindi in cui ogni tassello accumula valore solo nella misura in cui interagisce con gli altri tasselli. L’intelligenza distribuita è fatta di tante intelligenze umane, di banche dati nelle quali le intelligenze passate parlano con il futuro. In questo contesto le intelligenze artificiali intese come strumentazioni in grado di risolvere problemi in maniera automatica, sono concepite come facilitatori rispetto al singolo uomo.
Non vi è un termine per indicare questa nuova forma radicale di costruzione, cosicché possiamo usare il neologismo “ri-ontologizzare” per fare riferimento al fatto che tale forma non si limita solamente a configurare, costruire o strutturare un sistema in modo nuovo, ma fondamentalmente comporta la trasformazione della sua natura intrinseca, vale a dire della sua ontologia.
In tal senso le ICT non stanno solo costruendo il nostro mondo: lo stanno ri-ontologizzando. Floridi conferma tutta la sua tesi considerando l’uomo non come singolo, non più come genio solitario nella sua accezione più romantica. Oggi il genio solitario dice Floridi che eccelle soltanto nella misura in cui ha capacità e risorse interne a se stesso non c’è più.
Si può parlare invece dell’influencer: una figura che gestisce e indirizza l’intelligenza collettiva in maniera significativa, ma sempre consapevole della sua dipendenza dal network. Il passaggio fondamentale è concepire l’etica dell’informazione in una condizione aggiornata. Invece di circoscrivere l’analisi ai contenuti semantici (veridici), come è inevitabile per ogni interpretazione restrittiva dell’etica dell’informazione, intesa come microetica, un approccio ecologico all’etica dell’informazione concepisce l’informazione anche come ente.
Si procede infatti da una concezione epistemologica e semantica estensiva dell’etica dell’informazione, per la quale l’informazione tende a equivalere alle notizie o ai contenuti, verso una concezione che è specificatamente ontologica, che considera informazioni come strutture o enti che sussistono nel mondo.
AHaha non è uno scherzo credetemi. È la complessità del nuovo contemporaneo! E, credetemi l’unico modo per ridurre la complessità è accettare la complessità. In quest’ottica parte questa rubrica, realizzata con la collaborazione di Ilario Vallifuoco, mio allievo ed oggi Digital Marketing Consultant di BEWE, che vuole essere una guida a metà tra il teorico ed il pratico per addentrarci nel mondo della netnografia.
Un momento di sintesi e riflessione su alcuni spunti che abbiamo elaborato sul fronte del marketing (?) in questi anni di pratica e ricerca con il Centro Studi Etnografia Digitale che mi onoro di co-dirigere insieme ad Adam Ardvisson in percorsi entusiasmanti di ricerca e di pratica con Alessandro Caliandro e tutto un fantastico team che vive in bilico tra continui approfondimenti teorici e le necessità di praticare il quotidiano attraverso il lavoro che svolgiamo in esclusiva per Viralbeat .
Netnografia, etnografia digitale… ma abbiamo davvero bisogno di un approccio antropologico per capire questo ecosistema che ci ostiniamo a chiamare social media? Secondo noi si.
Lo capiremo (speriamo) in questa rubrica ma pare che anche qualche maestro sia d’accordo 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/Fotolia_104939941_S_copyright.jpg575894Alex GiordanoAlex Giordano2016-03-25 18:12:472016-03-29 12:58:08Società Aumentata ed Infosfera: oltre il consumo, verso una complessità radicale
“In PornHub, è nostro dovere fornire alla nostra audience globale le innovazioni tecnologiche di ultima generazione. La realtà virtuale è la prossima fase del mondo in continua metamorfosi dell’adult entertainment, e proporrà agli utenti un’esperienza affascinante, mai vista prima. Ora, i nostri utenti non vedono solo i nostri contenuti, ma diventano anche protagonisti dell’esperienza e interagiscono con le loro pornostar preferite.
Incoraggiamo le persone a richiedere un paio gratuito di goggle e visitare la sezione VR di PornHub. Lì, le loro fantasie più selvagge verranno a galla […].”
Con queste parole riprese da The Next WebCorey Price, VP PornHub, ha lanciato il nuovo progetto del colosso del porno online.
Nello specifico, tale progetto è reso possibile dalla collaborazione tra lo stesso PornHub e BaDoinkVR, uno dei player leader nel campo della VR per l’industria del porno.
La categoria VR è già visibile sul sito (ovviamente non l’ho guardato io, me l’ha detto un amico… 😉 ), e conta qualche decina di contenuti immersivi.
Che piaccia o meno, il futuro è qui: cosa ne pensi, sei più eccitato o impaurito da questa tecnologia, e dalla sua inesorabile diffusione?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/PornHub-Virtual-Reality.jpg342608Alberto MaestriAlberto Maestri2016-03-25 17:34:442016-03-25 17:43:57Le nuove frontiere del porno? Arriva la sezione di PornHub dedicata alla Virtual Reality
Le nuove tecnologie e le nuove professioni digitali hanno portato a una riorganizzazione dei rapporti di lavoro: il numero degli impiegati che si reca in ufficio nel canonico orario dalle 9.00 alle 17.00 è in costante diminuzione. Come sta cambiando il mondo del lavoro in quella che possiamo definire come l’era dei freelance? Una prima risposta la fornisce John Rampton su Mashable. Ma cerchiamo di capire meglio questa tendenza.
I presupposti dell’era dei freelance
Secondo i dati relativi allo scorso 2015, negli States un terzo dei lavoratori ha avuto esperienze di lavoro come freelance o in progetti temporanei. Si stima inoltre che nel 2020 queste forme lavorative alternative coinvolgeranno la metà dei lavoratori a stelle e strisce.
Le aziende hanno iniziato ad affidare a lavoratori e compagnie esterne le funzioni non attinenti al know how dell’impresa: programmazione, creazione di grafiche e contenuti, customer care, ecc.
Si è andato così profilando un nuovo scenario win-win che porta vantaggi a entrambe le parti del sistema.
I vantaggi per il lavoratore
Anziché restare incatenati alla scrivania del proprio ufficio per 40 ore a settimana, molti lavoratori si sono tramutati in imprenditori ed hanno iniziato a gestire autonomamente la propria attività.
Essere un freelance consiste nel lavorare da casa per la maggior parte del tempo e allo stesso tempo viaggiare più di un comune impiegato. Con una buona connessione internet si può lavorare in pantofole e pigiama, e per incontrare i clienti e procacciarsene di nuovi si viaggia e si fa networking valigia alla mano.
Essere imprenditore di se stessi consente di adeguare i ritmi lavorativi alle proprie esigenze di vita: ci si può ritagliare il tempo per la famiglia e per i propri hobby, si possono seguire le proprie necessità psico-fisiche.
Gestire il proprio tempo permette di scegliere con chi collaborare e di avere più clienti contemporaneamente, calendarizzando in autonomia le varie deadline ed ottimizzando i flussi lavorativi in base ai propri ritmi e impegni.
I vantaggi per il datore di lavoro
Anche per i datori di lavoro affidarsi ai freelance ha dei vantaggi: quello principale consiste nel poter gestire il core business della propria azienda ed affidare a collaboratori esterni tutto ciò che non rientra nella peculiarità del know how aziendale.
Inoltre avvalersi di personale esterno permette di tagliare i costi per gli uffici, le attrezzature e la formazione da destinare. Anziché erogare stipendi fissi, l’azienda paga in base agli obiettivi raggiunti, eliminando le spese superflue.
Un’organizzazione può inoltre scegliere di avvalersi dei migliori talenti sul mercato del lavoro e può selezionare quelli più appropriati agli obiettivi da conseguire.
Nuovi rapporti di forza nel mercato del lavoro
Se nel passato erano i lavoratori a dover sottoporre i loro curricula alle aziende e superare dure selezioni per essere assunti, ora lo scenario sta per cambiare: le aziende dovranno riuscire ad attrarre i migliori collaboratori che avranno un potere contrattuale maggiore rispetto al passato.
Con l’aumentare del numero di lavoratori indipendenti, sono poi iniziate a sorgere le prime associazioni pseudo-sindacali che rivendicano i diritti previdenziali che attualmente non sono contemplati per i freelance.
Se oggi quella di diventare freelance è una scelta coraggiosa, nell’immediato futuro potrebbe essere la nuova frontiera del mercato del lavoro.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/Come-cambia-il-lavoro-nellera-dei-freelance.jpg396559Rocco IannalfoRocco Iannalfo2016-03-25 10:29:162016-03-28 22:36:47Come cambia il lavoro nell'era dei freelance?
Cari guerrieri, paladini del casual friday, bentornati al Ninja Social Oroscopo della settimana dal 25 al 31 marzo. In questa settimana Mercurio, pianeta del pensiero e della creatività, marca ancora stretto il Sole nel focoso segno dell’Ariete così dall’idea alla sua realizzazione passerà sempre meno di un minuto.
Partiamo da Instagram che, dopo le ultime dichiarazioni, ha mandato in subbuglio il popolo degli accaniti dei selfie. Aperta ufficialmente la caccia alle app che rendono più bello lo scatto. I Pesci con Venere nel segno passeranno ore davanti allo specchio per superare le insicurezze che Saturno fa ronzare nella loro testolina… Sono alla ricerca del selfie perfetto e cancellano brufoli e occhiaie. Il Cancro punta tutto sull’emotività dato che non sfoggerà idee geniali questa settimana: un bel bianco e nero che rende cinematografico anche il parcheggio di Lambrate.
Lo Scorpione si sente così esuberante che le sue foto diventano addirittura gif animate con tanto di gattini miagolanti, c’è da sopportarlo così! L’Ariete questa settimana non potrà astenersi dal dire la sua in qualsiasi momento… Anche nelle foto su Instagram!
Il Leone è incosciente e dirompente questa settimana come un vero millennial dal download facile e, alla faccia del low cost, il suo brand preferito sarà Apple, in cima a tutte le classifiche di preferenza. Il Sagittario enigmatico ma controcorrente sembrerà fare qualcosa di apparentemente folle come i cartelloni pubblicitari di Snapchat che hanno invaso gli USA senza nemmeno riportare il logo dell’app.
Ed eccoci ora a parlare del mio adorato Kickstarter che ha novità sostenibili per ogni gusto e per ogni segno! La Bilancia, colpita da insicurezza questa settimana, sarà felicemente rassicurata da Allb che manda report costanti ai genitori su sonno, respiro e temperatura del loro bambino… Attacchi di panico sistemati! L’Acquario approfitta invece di Mercurio a favore per dare un po’ di ordine alle sue idee ed acquisterà immediatamente per soli 27 dollari (come sto facendo io!) un kit di block-notes e penna per appunti facilmente scansionabile… E rigenerabile via microonde. Quanta innovazione tutta insieme, Acquario, come piace a te!
I Gemelli vorranno essere seguiti da Mighty, lettore mp3 per Spotify, possibilmente messo a palla così da zittire ogni pensiero o dubbio sia che venga dalla loro testa sia che sia posto da estranei. Il Toro si gongola con la spilla per le gif animate, mostra tutta la sua felicità attraverso balletti di gioia.
Infine i due segni di terra della Vergine e del Capricorno, entrambi colpiti questa settimana dal desiderio di starsene per conto loro, si diletteranno con Cubetto, un piccolo robot che stimola il pensiero logico dei bambini. E conoscendo i due segni in questione passeranno la settimana a sfidarsi a colpi di quesiti algoritmici… Wow che divertente!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/12/ninjaoroscopo.png223245zodiakkuzodiakku2016-03-25 09:26:152016-03-25 13:06:59Ninja Social Oroscopo dal 25 al 31 Marzo
Siete su treni, pullman in direzione casa dolce casa o in giro per le migliori pasticcerie a comprare uova e tutto ciò che di cioccolatoso (concedetecelo) possa esistere. Fermatevi, perché vi stiamo per offrire degli ottimi spunti di conversazione durante le lunghe sedute di degustazioni pasquali. È venerdì, è Week in social.
Grigia, cupa settimana. Partiamo proprio da qui, da quanto accaduto a Bruxelles lo scorso 22 marzo. La notizia delle esplosioni, dei decessi, e dei dispersi ha riempito, oltre che i nostri pensieri anche le bacheche e i news feed dei nostri account social.
Anche in questo caso, come già successo per l’attentato di Parigi, i vari social network si sono resi protagonisti della diffusione di contenuti e sono scesi in campo in aiuto di famiglie e autorità.
Se da una parte l’Isis, attraverso la chat Telegram, avrebbe diffuso ai terroristi in Belgio il messaggio di non utilizzare i canali social per le comunicazioni ma solo la crittografia (a rintracciare questo messaggio è stato Michael C. Smith II, un esperto di terrorismo della Kronos Advisory), dall’altra, Facebook, Twitter e Co. si sono prostrati alle esigenze dei cittadini tutti.
Dal Safety Check di Facebook per rassicurare parenti e amici sulla propria incolumità al live twitting dell’account ufficiale belga per rimanere informati in tempo reale al servizio Now Cards di Google, per avere accesso immediato ai numeri di telefono ufficiali per le emergenze. In testa sempre loro, gli hashtag #PrayforBelgium, #ikwilhelpen e #PorteOuvert.
Facebook
Mentre Mark Zuckerberg per conquistare il mercato cinese fa jogging in piazza Tiananmen, gli utenti di Facebook possono fare sonni tranquilli. Sembra proprio che si stia testando una funzione per avvisarci se qualcuno sta impersonando il nostro account.
Di cosa stiamo parlando? Di una funzione che ci permetterà, tramite una notifica, di essere avvisati quando qualcuno sta utilizzando il nostro nome e foto del profilo sulla piattaforma. Il roll out di questa nuova funzione è partito a novembre e per ora copre solo il 75% della popolazione mondiale iscritta al social.
Mentre anche Facebook, così come già fatto da Whatsapp, dice addio al Blackberry – da ora sarà possibile accedervi solo da interfaccia web e non più con l’applicazione – gli utenti amanti delle foto potranno caricare i propri scatti in formato HD. Facebook lancia così l’ennesimo aggiornamento in ottica user friendly.
Twitter
Tempo di festeggiamenti in casa Twitter. Jack Dorsey, il papà del microblogging, ha soffiato sulle prime dieci candeline. Era infatti il 21 marzo del 2006, quando lo stesso Dorsey in 140 caratteri annunciava la nascita della sua creatura. Twitter di strada ne ha fatta tanta, alti e bassi ma di una cosa siamo sicuri, i 140 caratteri non muteranno. Per ora.
Numeri da capogiro, quelli di Twitter. Sulla piattaforma vengono scambiati 500 milioni di tweet al giorno e 200 miliardi di tweet all’anno. L’utente con più follower al mondo è Katy Perry mentre quello più menzionato al mondo è Justin Bieber.
Il cinguettio più retwittato di sempre è il selfie di Ellen DeGeneres alla Notte degli Oscar 2014 (oltre 3.340.000 di volte). Infine, l’evento record per numero di tweet al minuto è stata la Finale del Campionato Mondiale del 2014 (618.725 tweet al minuto). In Italia il profilo più seguito è quello di Valentino Rossi (oltre 4 milioni di follower).
Instagram
Instagram è amatissimo, non esserci è impensabile e se qualche anno fa qualcuno ci avesse detto che anche il Papa avrebbe avuto un suo account forse gli avremmo riso in faccia. Fermi tutti, il Papa è su Instagram. L’account di Francesco, @Franciscus, è stato inaugurato il 19 marzo scorso, e ha già ottenuto diverse migliaia di follower.
Ma questa non è l’unica novità. Dopo l’addio all’ordine cronologico delle immagini, ora visualizzate per rilevanza, Instagram rende disponibili le notifiche via web. Sarà infatti possibile consultare le notifiche del nostro account semplicemente premendo il bottone a forma di cuore dentro la nuvoletta in alto a destra nella nostra schermata.
La versione web di Instagram presenta le medesime feature della versione per Android, iOS e Windows 10 Mobile.
Come promesso, tante novità e argomenti di cui discutere. Vi aspettiamo alla prossima week in social!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/03/Week_in_Social_4.jpg15122419MakiMaki2016-03-25 09:20:452016-03-25 12:59:25Week in Social: dalla mobilitazione social per Bruxelles al compleanno di Twitter
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