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Il Rosa è di moda anche nel Tech e Apple l’ha già capito

Fairygodboss ha classificato le aziende tech in cui la donna si sente come a casa: avere donne geek all’interno del team rende l’azienda più competitiva

Bene, ma non benissimo potremmo dire: il Tech non dimentica totalmente le quote rosa, ma le percentuali di impiego in questo settore di uomini e donne, soprattutto in ruoli di rilievo, registrano un 82% di quote azzurre contro il 18% del sesso opposto, accompagnate da un’importante percentuale di sessismo verso quelle poche che ce l’hanno fatta.

Fairygodboss indaga ed annuncia: il Tech non è il peggiore settore, a seguire ci sono infatti l’aerospaziale e l’automotive.

Per fortuna, però, c’è anche la visione del bicchiere mezzo pieno: le ricerche dimostrano che aumentare il livello di donne tecnologicamente preparate all’interno dell’organico aumenta la competitività e qualche colosso come Facebook, IBM, HP lo ha già sperimentato.

Un piccolo passo per la donna, un grande passo per l’umanità.

Apple, il Tech che punta al femminile

Il Rosa è di moda anche nel Tech e Apple l’ha già capito

Fairygodboss – la community che valuta le opinioni delle donne riguardo le aziende per cui lavorano, rivolta alle donne che stanno cercando il lavoro dei sogni – ha deciso di raccogliere le opinioni di 20.000 utenti riguardo le aziende tech nelle quali si sentono maggiormente a casa.

Il sondaggio ha prodotto tre classifiche differenti a seconda del parametro di riferimento preso in considerazione, con un risultato indiscusso ed unanime: l’azienda tech per eccellenza, Apple, è il miglior posto di lavoro per una donna alla ricerca di una strada all’insegna della tecnologia.

I parametri presi in considerazione sono stati:

Insomma, Apple non è solo in grado di creare prodotti desiderati da moltissimi consumatori, ma rappresenta anche il lavoro dei sogni per una grossa fetta di quote rosa.

Women e Tech, ecco cosa migliorerà le aziende 2.0

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Formare il capitale umano femminile nel campo del Tech rende le aziende più competitive, peccato che il livello di formazione e scolarizzazione del genere femminile sia bassissimo.

L’Italia è stata classificata agli ultimi posti dall’indagine Economist, che stabilisce la percentuale media di donne in tech attorno al 53,7%. E la situazione in Europa non è migliore: solo nove sviluppatori su 100 sono donne, le manager tech solo il 19% e 30% è la forza femminile impiegata in settori tecnologicamente avanzati.

Ironico, visto che se si raggiungesse la parità nel settore il PIL dell’UE registrerebbe un incremento di 9 miliardi.

Diventa sempre più essenziale investire nella formazione e scolarizzazione delle donne anche in ambito tecnologico per permettere alle aziende di avere a disposizione una risorsa utile ed importante all’interno del proprio organico; ecco perché iniziano a nascere sempre più iniziative, sia nazionali che internazionali, con questa finalità.

L’organizzazione di fiere, iniziative di mentoring e sportelli di orientamento, è sempre più necessario: Grils Who Code, EWMD Donne Digitali, Girl Geek Dinners e Girls in Tech, sono solo alcune delle associazioni che si impegnano nella realizzazione di training, corsi di formazione e seminari per coinvolgere anche le HR aziendali.

Lo sapevi, ad esempio, che i primi sei programmatori della storia erano donne?

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Non semplici Geek, ecco le donne tecnologicamente avanzate

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Geek è colui che nutre un’elevata passione o esperienza nel campo tecnologico-digitale: non si parla di uomini o donne.

Le più famose geek 2016 secondo La Stampa sono 14, di diverse nazionalità: amministratori delegati come Meg e Ginni a capo di HP e IBM o Susan, AD di Youtube e da sempre impegnata a diffondere la cultura tech tra le giovani, o ancora Safra e Ursula, boss di Oracle e Xerox. La prima da sempre collabora attraverso la sua azienda con università e scuole, mentre la seconda ha vinto anche il premio di prima donna afroamericana amministratore delegato.

Ci sono anche l’ingegnere Marissa e Padmasree, amministratrici la prima di Yahoo! e la seconda di NextEV, impegnata anche nei diritti per le donne tech in Silicon Valley; e ancora, le fondatrici come Lucy Peng per Alibaba, che ha già organizzato un congresso solo per imprenditrici, Kathryn per Decoded, azienda dedicata esclusivamente all’insegnamento di codici informatici a donne, Weili, founder di Marvell Technology, in cui l’organico femminile è sempre più importante e Caterina per Flickr e Hunch.

La lista si completa con un direttore operativo, Sheryl, impiegata in Facebook, un coordinatore, Genevieve, a capo di un gruppo di ricercatori che studia l’interazione uomo-tech, e infine, la nostra Elena, ingegnere di Oracle.

Anche Girls in Tech ha voluto dire la sua, con i 10 nomi da tenere d’occhio nel 2016, geek italiane che impiegano la tecnologia, non solo per la sua caratteristica innovativa, ma anche per divertirsi, per essere mamme, per fare shopping, per viaggiare, per creare nuovi giochi educativi e per organizzare portali di coupon sconto. Il tutto accompagnato da una buona dose di impegno e sorrisi.

Donne in Tech o geek, chiamatele come volete, ma non dimenticatevi di loro quando si parla di tecnologia, potrebbero fare la differenza.