Scrittura collettiva: come scrivere un romanzo a più mani?

Questo articolo è stato scritto da Davide Rubini, padre, surfista e scrittore. Autore, tra gli altri, de Il fischio finale.

davide rubini

Per molti scrivere un romanzo è un’esperienza individuale. Nonostante questo ogni tanto torna alla ribalta qualcuno convinto di poterlo trasformare nel risultato di un esercizio collettivo. Il caso italiano più noto è quello di Wu Ming, ma numerose sono le alternative.

Gli amici de La casa dei sognatori suggeriscono un percorso di editing da parte altri autori che intervengono in più fasi della costruzione di una storia. Scrittura Industriale Collettiva sostiene che i migliori risultati si ottengono mettendo nelle mani di uno o più compositori il lavoro di più scrittori che scrivono tutto e poi si affidano ad un processo di sistematizzazione ex-post. Scrittura collettiva parla di progressivi avvicinamenti alla versione finale di un testo a cui collaborano in molti e che arriva solo quando qualcuno ha il coraggio di bloccare le parole su un supporto materiale. Ad Intertwine sono convinti di poter trovare in piattaforme online lo strumento utile per unire la creatività di molti.

Senza partire da una sintesi metodologica definitiva negli ultimi dieci anni ho completato cinque romanzi scritti a quattro mani con tre compagni di viaggio diversi. Con il tempo ho scoperto che ogni volta tornavo a ripetere gli stessi passaggi. Più o meno consciamente ho cominciato a pensare che la messa a sistema della fatica di più persone potrebbe essere la via necessaria per scrivere testi migliori. Insieme, ho osservato che spesso i limiti di un romanzo hanno a che vedere più con quelli del suo autore che con quelli della storia.

Ho cominciato a parlarne in giro e da più parti ho ricevuto l’incoraggiamento a mettere su carta il mio personalissimo modo di interpretare la scrittura a più mani. A grandi linee questo è quello che al momento mi passa per la testa.

Scrittura collettiva

Scrivere è un gioco e i solitari non mi sono mai piaciuti

Quando non costituisce lo sfogo di un tormento o di un momento di rabbia inventare una storia è prima di tutto un gioco. Sto parlando del classico “facciamo che io ero un avvocato londinese in cerca di una nuova missione e tu una ragazza ucraina appena arrivata in circa all’inseguimento di una vita migliore”. Il modo migliore per farlo è andare in ritiro in un bel posto per tre o quattro giorni in due o tre in compagnia di buon cibo e qualche bottiglia di vino e sforzarsi di ripartire con una trama convincente e appassionante da chiudere in un testo di due o tre pagine.

Scrivere è organizzare, maneggiare, palpeggiare

Ci sono scrittori in grado di avanzare in maniera lineare fino al punto finale senza che all’inizio della storia sappiano dove andare a parare. Le mie esperienze di scrittura di gruppo suggeriscono che lavorando a più mani c’è bisogno di una struttura rigorosa. È necessario trattare la trama come un puzzle a soluzione multipla da rimaneggiare fino ad arrivare ad una struttura composta da microcapitoli di circa 250 parole l’uno che gli autori si distribuiscono in vista della stesura. La libertà degli autori resta confinata nella scaletta concordata e nel limite di circa 2500 parole a capitolo, ma all’interno di ciascuna sezione la creatività non ha confini.

Scrittura collettiva

Scrivere è soprattutto vederci chiaro 

Mentre si avanza con la scrittura del romanzo è bene continuare a sentirsi facendosi crescere la febbre con la continua visualizzazione di quello che nel dettaglio potrebbe succedere in ognuno dei microcapitoli. Telefonarsi mentre si esce dall’ufficio, collegarsi via Skype alle due di notte, creare un gruppo whatsapp in cui condividere ogni epifania serve a vedere la storia prima di metterla in parole. Questo passaggio è necessario per sviluppare un sentire comune rispetto a trama e personaggi, per vedere tutto prima di arrivare al prossimo punto e soprattutto vederlo nello stesso modo.

Scrivere è un esercizio che richiede compattezza esecutiva

Le scadenze sono fondamentali per tenere il passo e far sì che lo tengano tutti gli autori. Se ci si prende l’impegno di scrivere un romanzo a più mani è fondamentale capire fin dall’inizio che non ci si possono permettere ritardi. È così per due ragioni. In primo luogo tenere il passo significa tenere alto il livello di concentrazione necessario per ottenere un testo organico ed equilibrato. In secondo luogo il ritardo di uno degli autori può compromettere la velocità di stesura dei compagni di viaggio e dunque la loro capacità di essere efficaci. La stesura non deve durare più di quattro o cinque mesi.

Scrittura collettiva

Scrivere è alla fine una questione di pulizia

A scrittura ultimata si torna insieme, dieci giorni al mare o in montagna per estenuanti sessioni di lettura ad alta voce – anche per dieci ore di fila – a cui deve seguire la distribuzione di compiti specifici per migliorare le parti su cui non si è potuto intervenire durante la lettura. Chi è più bravo con i dialoghi si occupa dei dialoghi, chi va meglio sulle descrizioni si prende a cuore quelle e via di seguito. La revisione deve essere portata avanti senza pietà, tagliando tutto quello che non è strettamente necessario per far stare in piedi la storia. Per questo motivo è necessario scegliere tra gli autori un revisore finale, generalmente il più maturo, perché al posto della penna imbracci l’accetta.

Nulla di scientifico, ma sicuramente delle abitudini testate diverse volte con sempre maggiore rigore e risultati sempre più soddisfacenti. Mi piacerebbe continuare a rifletterci, magari in compagnia di altri autori.

Fare Branding senza finire come Melegatti

Perché tanto clamore intorno al Pandoro Melegatti?

Un’edizione speciale del pandoro dedicata a Valerio Scanu prima e un pesante scivolone sui social di Melegatti hanno suscitato un acceso dibattito sui risvolti e sulle conseguenze indesiderate che certe azioni di marketing possono avere sui Brand.

In pochi giorni si è passati dal tono divertito della campagna social alle scuse aziendali, per arrivare velocemente all’annuncio dell’esautorazione dei responsabili della comunicazione social di Melegatti. Camillo Di Tullio, manager di Tim e marketing blogger, fa notare che su Twitter il brand è stato tra i trending topic per 8 ore, accusato dal “popolo della rete” non tanto di omofobia, ma di un epic fail che si candida a rimanere tra quelli che si ricordano nei corsi e nei libri dedicati ai casi di studio del marketing.

Questa polemica rappresenta quindi un’occasione per avviare un dibattito tra addetti ai lavori che metta al centro della discussione la Brand Equity, ovvero il valore del brand che si alimenta di azioni positive di marketing e comunicazione. Un momento prezioso per indagare più a fondo la portata di ciò che viene realizzato tramite le diverse e nuove leve del marketing mix classico e degli approcci non convenzionali al marketing (se così possiamo ancora definirli tali) per la crescita dei Brand.

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A proposito di Brand, Reputazione e Posizionamento

La spietata analisi di Frank Merenda (soprattutto nei confronti del direttore marketing di Melegatti) sul sito Brand Positioning Italia a proposito del caso in questione è condivisibile anche se per certi versi molto didascalica: parte da alcuni concetti fondamentali del Positioning e individua le problematiche connesse al caso Melegatti alla luce delle celebri “22 Leggi immutabili del marketing” descritte da Al Ries e Jack Trout nel loro libro altrettanto famoso.

Condividiamo – come del resto i lettori di Ninja Marketing ben sanno -, in particolare l’osservazione che i Brand si costruiscono con la loro reputazione, basata sul giudizio dei clienti soddisfatti e il relativo word-of-mouth positivo e che l’advertising sia, sia sui media classici che come sul web, fondamentalmente uno strumento di consolidamento di questo giudizio positivo.

Quindi, sviluppare campagne ammiccanti o divertenti per un brand come Melegatti non aggiunge nulla di particolarmente costruttivo alla reputation del Brand, anzi, può danneggiarlo se i contenuti non sono in linea con il suo corretto posizionamento. Siamo d’accordo anche sull’evidenziare che l’estensione di linea è pericolosa e che va sempre valutata con molta attenzione.

Vogliamo però approfondire in particolare il posizionamento di un brand e portare il lettore e il professionista oltre le teorie di Ries e Trout, sacrosante e sempre attuali ma non certamente definitive sull’argomento. Il nostro personale punto di vista è che il concetto di Posizionamento debba fare un passo avanti per andare a capire veramente in cosa esso consista più profondamente e quale sia il motivo per cui questo può creare valore per i clienti. Crediamo che questo valore abbia a che fare con il concetto di senso.

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Il Brand come Progetto di Senso

Il Brand è un Sense-Providing, scriveva Mirko Pallera in Create! Progettare idee contagiose (e rendere il mondo migliore) nel 2012 dando la sua definizione di Brand, e ne siamo convinti entrambi. Il significato consiste nel soddisfare bisogni umani: maggiore è il significato, più profondo è il bisogno soddisfatto, più forte e corretto è il posizionamento e maggiore è il successo del Brand.

Posizionamento è per noi indirizzare un brand verso la soddisfazione di un bisogno umano profondo.

Come si individua, si sviluppa, si coltiva il senso di un Brand? Per farlo, occorre avere una chiara visione dei bisogni profondi, una mappa dell’interiorità umana all’interno della quale possiamo individuare l’area in cui il Brand, per la sua categoria merceologica di appartenenza, per le caratteristiche specifiche dell’azienda e della sua interpretazione del prodotto, deve andare a posizionarsi (o meglio a manifestare la sua posizione) con azioni che devono coinvolgere tutte le leve del marketing mix.

Per fare questo Gianluca Lisi ha elaborato una mappa del senso originale. Una mappa che ha l’obiettivo di approfondire il modello Mark e Pearson esposto nel libro “The Hero and the Outlaw”: Building Extraordinary Brands Through the Power of Archetypes”Questa mappa è stata realizzata, attraverso una ricerca partita dieci anni fa e pubblicata in Loveting! 127 archetipi per il management olistico, basandola sull’approccio archetipale di impronta junghiana e adesso permette una valutazione delle azioni di branding anche, e soprattutto, di quelle più controverse.

Il recente dibattito sulla comunicazione del Brand Melegatti ci spingono dunque a dire la nostra su questo specifico argomento: è così, oppure no, che il branding della categoria pandoro deve essere condotto? E se non è questo il modo, allora qual è quello corretto?

Quello che proponiamo ad ogni azienda: andare oltre il Marketing ed entrare nel Transpersonal Marketing

Esiste, secondo noi, un progresso nel campo del branding: dai bisogni tangibili si è passati nel tempo a cercare di soddisfare quelli intangibili. E questi bisogni intangibili divengono sempre più profondi e sottili. Diventano bisogni spirituali. 

Se pensiamo che Anita Roddick fondò The Body Shop nel 1976, proponendo già all’epoca cosmetici cruelty-free e che soltanto lo scorso anno l’Italia ha recepito la direttiva che impone il divieto di commercializzazione dei cosmetici testati sugli animali, capiamo che i brand possono costruire il loro successo sulla soddisfazione di nuovi bisogni intangibili, come quelli etici in questo caso, ma che diventano poi molto tangibili in termini di risultati economici aziendali.

Abbiamo quindi coniato l’espressione Transpersonal Marketing proprio per indicare una nuova direzione di sviluppo del marketing: quella che individua nell’espansione lenta ma continua del concetto di se stessi e che porta le persone ad includere nell’area della propria sensibilità un bacino sempre più ampio di soggetti. Ciò porta i consumatori a richiedere alle aziende nuove proposte che siano di essere sempre più capaci di soddisfare i bisogni riferibili non soltanto all’individuo come tale, ma anche di tutti questi soggetti che ormai le persone tendono ad includere nel loro cerchio dell’empatia, nella nuova definizione che esse danno di se stesse e delle loro priorità da soddisfare e rispettare.

Transpersonal Marketing: verso la soddisfazione dei bisogni profondi delle persone

Secondo Jung, esiste un inconscio collettivo: nel profondo del nostro inconscio siamo tutti molto simili, abbiamo contenuti profondi universali, validi per tutti, ovunque ed in ogni tempo. Questi contenuti universali sono appunto gli archetipi: forme originarie, costituenti la nostra personalità, che, se opportunamente contattati, risuonano nel cuore di ognuno di noi.

Oggi, noi in quanto consulenti di branding del Create! Group, proponiamo di considerare gli archetipi non soltanto come immagini emotivamente risonanti applicabili ai brand, ma ritenerli invece come nostre facoltà interiori che siamo chiamati a esprimere e che questa espressione sia il nostro grande bisogno umano.

Progettualità, cura, insegnamento, problem-solving, speranza, protesta, attesa: in “Loveting!” questi archetipi-bisogni vengono analizzati uno per uno, per un numero totale di 127, per andare a costituire una mappa dettagliata dell’interiorità umana e di ciò di cui abbiamo bisogno a livello profondo, nell’idea che conoscere prima questi bisogni per poi poterli manifestare attraverso il marketing e il branding debba essere la stella polare di ogni strategia di marca, intesa appunto come progetto di senso finalizzato a soddisfare veramente bisogni umani profondi. Questo è oggi il nuovo ruolo del Brand.

La nostra proposta di Transpersonal Marketing per Melegatti (e per chi produce pandoro e panettoni): l’analisi dei bisogni profondi

Proviamo a passare dalla teoria alla pratica. Quali tra questi 16 macro-bisogni risulta essere la colonna portante della creazione di senso di un brand che operi nel settore del pandoro?

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A nostro parere, il primo tra questi bisogni ad essere coinvolto è quello della Duration, il macro-bisogno 14 della nostra mappa: con questo termine intendiamo quell’insieme di significati psicologici che abitualmente identifichiamo con la parola Tradizione, ma che qui ha però un significato molto preciso e direi tecnico.

Con Duration intendiamo infatti il bisogno umano di eternità: costruire, esprimere qualcosa che duri attraversi il tempo. Questa costruzione non deve essere intesa come l’erigere monumenti a se stessi, ma come creare qualcosa che viene tramandato di generazione in generazione, e che sia quindi capace di unire le persone del passato con quelle del presente e del futuro. Significa costruire una comunità di persone che si svolge attraverso il tempo e oltre il tempo, una catena umana tenuta insieme da pratiche ripetute perché hanno un significato profondo per le persone al di là del tempo.

Tradizione quindi, ma nel senso etimologico: tradere, che in latino significa appunto consegnare, trasmettere.

Quindi, possiamo dire innanzitutto che il pandoro è Duration, un veicolo che consente di consegnare qualcosa attraversando il tempo. Ma cosa trasporta questo veicolo? Si intuisce che si tratta di qualcosa di molto importante, anche perché il pandoro è legato ad una sola occasione dell’anno. Il pandoro è una tradizione che tecnicamente possiamo definire solenne, inteso come qualcosa che avviene tutti gli anni, e non sporadicamente.

Bene: in cosa consiste questo carico solenne? Si tratta nientemeno di quello che possiamo definire “XMas Spirit”, lo Spirito del Natale, rappresentato dal macro-bisogno di Joy, archetipo-bisogno 13 della mappa: il massimo livello di elevazione del nostro stato interiore, al quale siamo chiamati ogni anno. Uno Spirito che significa rinnovamento e trasformazione spirituale, serenità, salvezza.

Lo Spirito che ci permette finalmente di distinguere ciò che è importante veramente nella vita, che ci consente di lasciare andare le preoccupazioni inutili e per questo ci conduce alla alla serenità e alla gioia. Qualcosa che, almeno per un giorno, ci cambia interiormente e ci aiuta a capire cosa dobbiamo fare veramente nella nostra esistenza per essere felici e realizzati. Questo è il bisogno profondo su cui il brand può lavorare. 

E cosa dobbiamo fare nella nostra vita, cosa ci può trasformare interiormente e rinnovarci e farci trovare la serenità e la gioia già in questa vita?  Si tratta dell’uscire dal nostro ego, allargare la nostra identità, passare ad una nuova autoimmagine di noi stessi più ampia, che comprenda gli altri, il Creato, l’Universo.

Siamo quindi di fronte al bisogno-archetipo 2, Community: il bisogno di coinvolgere gli altri nella nostra vita e di farci coinvolgere da loro, di venire incontro ai loro bisogni, il bisogno di diventare comunità.

Tiriamo le somme. Il Pandoro, e il Panettone, come categorie merceologiche, soddisfano il bisogno di Duration, Joy e Community: ma veramente esistono brand nel campo del Pandoro/Panettone che concretamente riescono a soddisfare il bisogno di Community, oltre a presentare scene di unità familiare sotto l’albero natalizio?

Adesso, a voi la parola!

Solo una buona strategia permette di creare una buona campagna. Solo la comprensione dei bisogni profondi permette di lavorare su un posizionamento di brand corretto e coerente. Ora, sulla base di queste riflessioni, di quanto dibattuto in Rete e naturalmente del vostro pensiero di branding, potete, se volete come esercizio, immaginare le vostre proposte per il brand Melegatti. Proposte di azioni che riescano, mantenendo il corretto posizionamento e accrescendo la Brand Equity a soddisfare questi bisogni profondi che abbiamo qui descritto e ad attualizzare il brand ai “codici culturali” della società in cui viviamo: una società tecnologica e social, ma che mantiene saldi gli archetipi universali dell’essere umano.

Ah, noi un’idea dirompente in grado di muoversi in questa direzione ce l’abbiamo e l’abbiamo anche brevettata (non si sa mai), e se Melegatti è in ascolto come dovrebbe essere, siamo felici di andare a presentargliela. Magari il prossimo Natale sarà un Natale social migliore. 

Gianluca Lisi e Mirko Pallera, Create! Group

Manca poco al Cristal Festival: ecco le categorie e i giurati dell’edizione 2015

L’attesa è quasi finita: pochi giorni ci separano dalla quindicesima edizione del Cristal Festival, che si terrà a Courchevel – Francia – dal 9 al 13 dicembre.

L’evento sarà un momento di discussione sui nuovi scenari e innovazioni che riguardano il mondo dell’advertising.

Manca poco al Cristal Festival: ecco le categorie e i giurati dell'edizione 2015!

Innovazione, dibattiti ma soprattutto il Cristal Festival svelerà i vincitori delle 21 categorie cui i partecipanti possono iscrivere i propri progetti; da Brand Entertainment and Content a eCommerce, passando per Sport Marketing, Corporate and PR, Integrated e Marketing Innovation.

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La Giuria

Manca poco al Cristal Festival: ecco le categorie e i giurati dell'edizione 2015!

Chi dunque premierà la creatività, l’innovazione e l’originalità dei lavori in gara? 197 giurati, selezionati fra i più prestigiosi brand e le più famose agenzie media mondiali, studieranno, analizzeranno e giudicheranno i progetti sottoposti.

Tra questi spiccano alcune eccellenze:

  • Nicola Novellone, Head of Brand and Advertising per Vodafone Italy, sarà Advertisers Grand Jury;
  • Alban Penicault, Creative Director Havas Worldwide France, selezionerà i vincitori della categoria online video;
  • Cèline Marchal, General Manager TBWA/Corporate France, premierà la categoria Corporate/PR;
  • Thomas Le Thierry, Global President Vizeum, sceglierà il migliore nella categoria Media.

Un evento, dunque, di portata e fama internazionale.

Competizione

Per tutti quelli che desiderano iscrivere il proprio progetto, c’è tempo ancora fino al 7 dicembre; potete cliccare qui per maggiori informazioni.

E che vinca il migliore!

Circuiti stampati, preziosi come gioielli di lusso

Sul numero di Dicembre 2015 di Marie Claire US è stato pubblicato un articolo di sei pagine dedicato ai bellissimi circuiti stampati di Saar Drimer.

La sua compagnia Boldport (con sede a Londra) è specializzata nella personalizzazione di circuiti stampati (PCB), che oltre ad essere pratici e funzionali, sono anche belli da vedere.

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Da scenario ad opera d’arte

Realizzati dal rinomato fotografo di still life Mitch Feinberg, gli scatti pubblicati esaltano il perfetto connubio tra la tecnologia e i gioielli di lusso di Tiffany, Chopard, Bulgari, Cartier, Yurman, e Harry Winston.

Cartier. Credit: Marie Claire, Mitch Feinberg

Cartier. Credit: Marie Claire, Mitch Feinberg

Come spiega l’articolo di Make, i circuiti stampati mostrano anche le potenzialità della suite di strumenti PCBmodE creata appositamente da Boldport. Basata su Linux, permette di creare design unici in grado di rompere la convenzionalità progettuale dello standard Gerber.

Ogni circuito stampato è stato ispirato dal gioiello che lo accompagna e il layout è stato adattato al design dello stesso.

Harry Winston. Credit: Marie Claire, Mitch Feinberg

Harry Winston. Credit: Marie Claire, Mitch Feinberg

Il pezzo Harry Winston, per esempio, è stato progettato inserendo Led SMD tra i loop. La loro intensità è controllata da un potenziometro supportato attraverso una porta micro USB inclusa nella scheda.

Chopard. Credit: Marie Claire, Mitch Feinberg

Chopard. Credit: Marie Claire, Mitch Feinberg

Allo stesso modo, il pezzo Chopard si allinea perfettamente con i solder pad, al punto da poter essere scambiato per componenti PCB aliene.

Funzionalità ed eleganza dei circuiti stampati

A Drimer e Boldport va certamente il merito di aver saputo cogliere questa sfida inusuale per spingersi oltre i confini del PCB design.

I designer che stampano i circuiti elettronici si ritengono soddisfatti quando le componenti sono posizionate nel modo corretto e consentono il perfetto funzionamento del circuito. Alcuni di loro aspirano però a raggiungere anche una certa bellezza ed eleganza nel loro lavoro, seppur sia destinato a rimaner nascosto.

Bulgari. Credit: Marie Claire, Mitch Feinberg

Bulgari. Credit: Marie Claire, Mitch Feinberg

Se siete anche voi appassionati di PCB design, dopo aver ammirato le opere d’arte di Saar Drimer esiterete prima di schiacciare il pulsante auto-route e proverete ad esplorare il percorso meno battuto.

Millennial, la generazione più potente della storia

Tra la generazione Xche comprende i nati tra il ’60 e l’80 – e la generazione Zi nati dalla fine dei ‘90 agli anni 10 del nuovo secolo – troviamo la generazione Y, in cui rientrano i ragazzi nati dal 1980 alla fine dei ’90, generazione cui ci si riferisce con il termine Millennial generation. L’espressione, coniata alla fine degli anni ’80, indica la generazione di bambini e ragazzi che sono cresciuti, tra la prima infanzia e gli anni dell’adolescenza, proprio in quel momento storico che tutti ricordiamo come il passaggio al nuovo millennio.

Testimoni in fasce del postmoderno e con lo spirito di adattamento nel DNA, da quando il termine è stato coniato e poi diffuso, questi Millennial sono cresciuti: oggi sono tutti – chi più, chi meno – giovani adulti e rappresentano ben 1,8 miliardi di persone, diventando la generazione più popolosa mai vissuta sulla Terra.

Negli ultimi dieci anni, colpa e merito anche del periodo di difficoltà economiche attraversato da quasi tutte le società occidentali, si è riflettuto molto sul ruolo dei ragazzi senza futuro nel panorama internazionale; adesso è diventata la generazione non soltanto più numerosa, ma anche quella che ha il potere di guidare i trend di consumo e quindi di influenzare potentemente le strategie di marketing di aziende e multinazionali.

Ma cosa fanno di preciso questi Millennial? E, in particolare, cos’hanno di speciale i Millennial del Sud Est Asiatico, che nel panorama mondiale rappresenta una delle zone più in rapida crescita al 2015? Vediamolo insieme partendo da questo interessante approfondimento riportato da Techinasia.

1. La più grande generazione della storia è techfriendly

MillenialWeek 2014 MillenialWeek 2014

La generazione più popolosa della Terra e della Storia: 1,8 miliardi di persone. Studenti o giovani lavoratori, sono sempre più influenti e godono di un crescente potere d’acquisto. Possono influenzare le scelte di acquisto di amici e genitori, che spesso si affidano ai figli, o ai nipoti, per ricevere assistenza tecnica durante la navigazione di piattaforme web o mobile, o sull’utilizzo di piattaforme di e-commerce.

Gran parte dei Millennial vive nel Sud Est Asiatico: secondo Goldman Sachs i Millennial sono nati in un periodo di cambiamento tecnologico, tra globalizzazione e perturbazione economica, e questo li ha resi particolarmente sensibili al cambiamento rispetto ai genitori, o anche ai fratelli maggiori. In Indonesia sta diventando una nuova generazione digitale che non conosce un mondo senza internet o smartphone: il 24% dei Millennial in tutto il mondo concorda sul fatto che la tecnologia è, più di ogni altro fattore, ciò che li distingue da altre generazioni.

2. Presenti sui social media, parlano dei Brand

Non vi stiamo dicendo niente di nuovo: quasi tutti i giovani adulti tra i 15 e i 35 anni sono presenti sui social.

Precisamente, il 41% di tutti i Millennial in tutto il mondo ha almeno un account attivo e lo utilizza con una certa frequenza anche per esprimere opinioni su marchi e aziende. Secondo Wired i Millennial sempre più spesso utilizzano questi canali per lamentarsi dei brand che soddisfano le loro attese e di esperienze di consumo negative: insomma, sono gli attentissimi difensori di un brand buono, o i più feroci critici di un brand cattivo.

Se ci spostiamo nel Sud Est asiatico, significa che tutte le aziende dovranno prendere i social media sul serio e costruirsi un’identità web convincente, molto più di quanto non facciano, tenendo conto anche delle differenze linguistiche che caratterizzano diverse regioni in molti stati dell’Est.
Pensiamo solo al fatto che Giacarta è definita la Capitale mondiale di Twitter!

3. Freelance e orari flessibili? C’è il telelavoro!

Millenial: la generazione più potente della storia

Diamo uno sguardo alle Filippine: da gennaio 2010 ad Aprile 2014 i liberi professionisti hanno visto crescere i propri guadagni di 207 milioni di dollari, che è tantissimo se pensiamo ai problemi di copertura di rete tipico dei paesi in via di sviluppo.

In questi paesi molte persone stanno cominciando a lavorare come freelance, da casa, con orari più flessibili, liberandosi degli schemi che accomunano quasi tutti gli uffici del mondo. Inoltre, secondo il portale indonesiano Qerja, i graphic designer indonesiani che lavorano per grosse aziende guadagnano una media di 400 dollari al mese, che è molto meno di quanto si possa guadagnare facendo i grafici freelance a tempo pieno.

4. Il Mobile è (quasi) tutto

Qualunque imprenditore alle prese con una start-up dovrebbe, paradossalmente, dimenticarsi di costruire il classico sito web: questo, almeno, se il suo pubblico è rappresentato principalmente da Millennial. Dovrebbe quindi investire in marketing e nello specifico in tutte quelle operazioni che portano traffico da dispositivi mobile app, siti responsive, UX developers alle prese con tutti i modelli di smartphone presenti sul mercato.

Secondo uno studio condotto da ComScore, il 18% dei giovani di fascia 18-34 naviga unicamente da dispositivo mobile, rispetto a solo il 5% delle persone di età compresa tra 35-54.

Nel sud-est asiatico, precisamente in stati come Singapore, Malesia, Indonesia, e Hong Kong, questo fenomeno è ancora più evidente: l’adozione di smartphone ha superato l’adozione di computer per la prima volta, negli ultimi due anni.

5. Le Aziende sono nelle mani dei Millennial

Il business degli e-commerce riceve da molto tempo un bel po’ di attenzione da mercati come Malesia, Singapore e Indonesia, il cui pubblico è rappresentato principalmente dai Millenial. Eppure, moltissime aziende che provano a vendere on line, non hanno ancora tenuto conto del dividendo demografico: ciò significa che poiché il 50% della popolazione di questi paesi è under 30, molti di loro non hanno ancora un vero e proprio potere d’acquisto.

Ecco che le aziende che se ne sono accorte stanno facendo a gara per aggiudicarsi la giusta visibilità e credibilità in vetta, prima che il mercato raggiunga il punto di flessione tanto atteso: quel momento in cui i Millennial inizieranno ad acquistare!

6. Imprenditori rivoluzionari

Un’indagine condotta su 5.500 Millennial internazionali da Visa e Millward Brown rivela che l’83% degli intervistati Millennial indonesiani e il 79% dei Millennial filippini sta cercando odi avviare, o vorrebbe farlo, un’attività in proprio. L’8% ha affermato di essere già imprenditore.

Questo significa che, a differenza dei loro genitori Baby Boomers, i ragazzi che avviano oggi o avvieranno domani una propria azienda, lo faranno secondo il principio “Act Locally, Think Globally”: il web oggi è tra i primi punti dei business plan, e non più un eventuale accessorio.

LEGGI ANCHE: I sette miti da sfatare sui Millennial

7. Passione per l’On-Demand

Millenial: la generazione più potente della storia

Secondo Accenture, i Millennial sono abituati all’On Demand, e non perdonano: si aspettano esperienze d’acquisto online veloci e senza soluzioni di continuità con la navigazione. Deluderli significa perderli come clienti.

Il Sud Est Asiatico fiorisce di casi di business che puntano tutto sull’on demand: in Vietnam, la società più forte nel settore dell’on demand è Việc Nhà, una versione di Uber che, al posto delle auto, consente di richiedere servizi a domicilio come camerieri o idraulici.

8. I Millennial del Sud Est sono ambiziosi

Non è una novità: i Millennial sono sognatori e fortemente legati al desiderio di una vita modellata sulle alte aspettative maturate in giovane età – tendenza che in Italia è stata banalizzata e descritta, in senso ampio, dal termine “bamboccioni” 🙂 .

Nei mercati emergenti come le Filippine, troviamo che i Millennial sono molto più ambiziosi nel raggiungere posizioni di leadership rispetto alle loro controparti nei mercati sviluppati, secondo i risultati del Millennial Survey 2015 di Deloitte.
Più del 65% dei Millennials nei mercati emergenti aspira a diventare “leader o dirigente più anziano all’interno della loro attuale organizzazione“, rispetto a meno del 38% in Francia e Germania .

9. Soluzioni fai-da-te VS assistenza umana

Non c’è storia: questa ricerca dimostra che se un consumatore Millennial ha una domanda che non trova risposta durante un acquisto, nel 50% abbandona la transazione senza farvi ritornoe non c’è remarketing che tenga! 

L’esperienza di navigazione è fondamentale per coinvolgere i giovani adulti abituati a ottenere tutte le informazioni: facilmente e subito.
Sarà sempre più inutile fornire servizi di assistenza via telefono, mail o in forma di live-chat.
I Millennial hanno bisogno di soluzioni self-service, perché sanno che la risposta si trova comunque, basta cercare su Google!

E voi siete Millennial? Come ci si sente ad essere potenti? 😉

Premio EY L’Imprenditore dell’Anno 2015: i vincitori

Premio EY L'Imprenditore dell'Anno 2015: i vincitori

Il 19 novembre presso il Palazzo Mezzanotte di Milano si è svolto l’incontro con i vincitori del Premio EY l’imprenditore dell’anno.Il Premio, giunto in Italia alla sua XIX edizione, celebra l’attività di imprenditori che hanno creato valore per la propria azienda e hanno così contribuito alla crescita economica del Paese.

Quest’anno, oltre al vincitore nazionale, sono stati premiati gli imprenditori che si sono distinti nelle seguenti categorie: Industrial Products, Retail & Consumer Products, Food & Beverage, Fashion & Luxury, Innovation & Engineering, Healthcare & Life Sciences, Internationalization, Family Business.

Il Premio EY L’Imprenditore dell’Anno viene assegnato da una Giuria autorevole e indipendente, presieduta da Gianni Mion (Vice Presidente Edizione S.r.l.) e composta da rappresentanti del mondo istituzionale, economico ed accademico: Fausto Aquino (Presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo), Giampio Bracchi (Presidente della Fondazione Politecnico di Milano), Guido Corbetta (Professore ordinario di Corporate Strategy presso l’Università Bocconi di Milano), Linda Gilli (Presidente e Amministratore Delegato di INAZ S.r.l.), Marco Giovannini (Presidente e Amministratore Delegato di Guala Closures S.p.A.), Alessandra Gritti (Vice Presidente e Amministratore Delegato di Tamburi Investment Partners S.p.A).

Novità dell’edizione 2015 il “Premio Start up”, un riconoscimento istituito quest’anno per dare visibilità a giovani brillanti che, partendo da un’idea originale e nuova, sono riusciti a dar vita ad un’impresa, proponendo al mercato nuovi prodotti, processi, metodi o servizi, riuscendo a ritagliarsi uno spazio nel mondo imprenditoriale italiano e non solo.

Premio EY L'Imprenditore dell'Anno 2015: i vincitori

I vincitori

Alberto Chiesi, Presidente; Paolo Chiesi, Vicepresidente e Andrea Chiesi, Direttore R&D Portfolio Management e Consigliere di Chiesi Farmaceutici, sono i vincitori Nazionali 2015 del Premio EY L’Imprenditore dell’Anno.  Alberto, Paolo e Andrea Chiesi hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento per aver raggiunto risultati di successo, sia sul mercato italiano che in quello internazionale, attraverso l’offerta di prodotti eccellenti, riservando costantemente un ruolo privilegiato alla ricerca, allo sviluppo e all’innovazione, e contando su uno spiccato spirito di collaborazione.

Alberto, Paolo e Andrea Chiesi rappresenteranno il nostro paese all’ EY World Enterpreneur of the Year di Montecarlo, Premio dedicato ai vincitori nazionali di oltre 60 paesi che quest’anno concorreranno al riconoscimento di Imprenditore dell’Anno.

Alberto, Paolo e Andrea Chiesi hanno ricevuto anche il riconoscimento nella categoria Healthcare & Life Sciences, le altre categorie premiate sono: Industrial Products: Maurizio Bazzo (Inglass), Retail & Consumer Products: Renato Mazzocconi (IMAC), Food & Beverage: Francesco Mutti (Mutti), Fashion & Luxury: Andrea e Nicolò Favaretto Rubelli (Rubelli), Innovation & Engineering: Alessandro Fracassi e Marco Pescarmona (Mutuionline), Internationalization: Bruno e Olga Urbani (Urbani Tartufi) e Family Business: Matteo Bruno Lunelli (Cantine Ferrari).

Premio EY L'Imprenditore dell'Anno 2015: i vincitori

Quest’anno è stata inoltre data la possibilità a Oscar Farinetti, vincitore nazionale del Premio dello scorso anno, di riconoscere a sua volta il migliore dipendente: Elena Sidoti ha ricevuto il Premio Employee of the Year, a conferma di quanto le risorse di un’impresa siano importanti per il successo della stessa.

Il Premio start up è stato attribuito a Musement.

Vuoi saperne di più? Visita il sito.

Ninja Social Oroscopo dal 3 al 9 dicembre

Cari guerrieri è arrivato il nuovo Ninja Social Oroscopo della settimana dal 3 al 9 dicembre. Siete pronti a scoprire tutte le novità di stelle e pianeti? Partiamo subito con la più importante, quella che vi farà arrivare tardi alla mattina e vi farà spegnere il computer appena possibile: il transito di Venere nel segno dello Scorpione. Il cielo si tingerà di rosso fuoco, la mente troverà tempo e spazio per elaborare pensieri e desideri che andranno ben oltre ai goal lavorativi. La vita privata cercherà di trascinarvi fuori dall’ufficio: la ricerca del piacere vincerà sul senso del dovere?

Per i segni d’Acqua sicuramente sì, senza rimpianti né lacrime di coccodrillo. Lo Scorpione darà il buon esempio utilizzando tutti i sui account social per postare immagini di se stesso con sorriso Durban’s e sfondo romantico. Anche i Pesci e il Cancro si faranno in quattro per essere più liberi. I primi saranno raggiungibili a tutte le ore, riuscendo a concludere ogni cosa nel doppio del tempo! Gli altri per fare più veloce sputeranno sentenze un po’ a caso, rischiando di essere censurati dai colleghi!

I segni di Fuoco avranno voglia di essere notati, il che potrebbe accadere anche in ufficio. L’Ariete farà un uso smodato della Emoji Keyboard, riempiendo di emoticon anche nelle mail aziendali. Il Leone si butterà a capofitto in un progetto nuovo interessato ai dati sul nuovo o nuova collega più che al progetto. Il Sagittario, fiero del suo consolidato equilibrio, si riterrà un vero e proprio talento da ammirare… convinto lui!

I segni di Terra cercheranno di creare delle alleanze utili per il presente ma, soprattutto per il futuro. Il Toro potrebbe perdere la cognizione del tempo con infinite sessioni di gaming on line, non fidatevi troppo! La Vergine in preda all’irrefrenabile desiderio di shopping potrebbe rinnovare il parterre delle tazze dell’ufficio, così da sentirsi più stilosa ma meno in colpa! Il Capricorno andrà a caccia di emoji perdute perché quelle che usano tutti per lui non sono abbastanza, esige una maggiore personalizzazione delle sue chat!

I segni d’Aria cercheranno di distrarre l’avversario attirando la sua attenzione con trucchetti innocenti e nel frattempo prenderanno in prestito il suo tappetino del mouse o gli “ruberanno” i giorni di ferie a cavallo di Capodanno. I Gemelli cercheranno di cambiare mansione o addirittura lavoro, attenzione agli impegni improvvisi! La Bilancia cercherà di ingannare il tempo che passa circondandosi d’immagini per lei significative, dalle vacanze fatte a quelle da fare, per esempio. L’Acquario per comunicare avrà bisogno di Cove, l’app che aiuta ad esprimere le proprie emozioni, viceversa i suoi sguardi potrebbero essere davvero enigmatici.

Buona settimana, guerrieri!

FotoliaXMAS: non perderti neanche un’immagine

Fotolia è la piazza internazionale delle immagini libere da diritti (royalty free) che permette ai privati e ai professionisti di vendere, acquistare e di condividere foto e illustrazioni Royalty Free in tutta legalità.

È anche e soprattutto una grande comunità di creativi che si esprime, condivide e si informa, proprio per tali motivi questa piattaforma interagisce con i propri utenti come un vero e proprio brand.

Come ogni brand che si rispetti, anche  Fotolia si è lasciata prendere dallo spirito natalizio, con un’iniziativa che ripete per il secondo anno: #FotoliaXMAS. Dal 1° al 24 dicembre Fotolia regalerà una immagine stock per tutta la durata dell’Avvento! Partecipare è semplicissimo; basta seguire le pagine Facebook, Twitter e Google, ed ogni giorno troverai un nuovo link per il download, ovviamente gratis!

Inoltre, ogni venerdì di dicembre (4, 11, 18 e 25) ci sarà un GiveAway che assegnerà 100 crediti Fotolia alla settimana.

Il GiveAway ti darà la possibilità di vincere, basta mettere mi piace sotto uno dei post delle immagini gratis, lasciare un commento o condividere il post sulla propria bacheca. Per Twitter bisogna retwettare uno dei post utilizzando l’hashtag: #FotoliaXMAS.
Il vincitore verrà annunciato ogni venerdì pomeriggio direttamente sui canali social, quindi ti consigliamo di  controllare spesso se sei uno dei fortunati vincitori!

stribr

Stribr: gestire più account su Instagram

Utilizzi Instagram per lavoro?

Devi gestire diversi profili e trovi noioso effettuare login e logout ogni qual volta desideri passare da un account all’altro?

Oggi a semplificarti il lavoro ci pensa Stribr la piattaforma che aggiunge nuove funzioni essenziali al social dedicato alla fotografia  e va a colmare una delle sue più grandi lacune ovvero la mancanza di uno switch nativo che consenta la gestione contemporanea di più profili.

Stribr realizza quello che è il sogno di molti Social Media Manager ossia permette di occuparsi contemporaneamente di cinque diversi account tutto in un’unica interfaccia.

Questo strumento “salva tempo” nasce per facilitare la gestione professionale di Instagram e per evitare che i professionisti del web siano costretti ad utilizzare diversi strumenti per effettuare tutte le operazioni legate al management del social.

Non solo gestione del multi account  ma anche analytics, ricerche avanzate per hashtag,  per localizzazione e per utenti, queste e molte altre le funzioni coming soon di Stribr.

 Stribr:Funzioni principali

Stribr gestire in modo professionale più account su Instagram

 

Vuoi visualizzare tutti i post pubblicati con un hashtag o con una parola chiave ben precisa?

Stribr offre delle funzionalità e dei filtri che ti permettono di effettuare delle ricerche mirate e su misura per il tuo business trovando esattamente quello che ti interessa.

LEGGI ANCHE: Cove, l’app che ti aiuta ad esprimere le tue emozioni in musica

In più se sei curioso di vedere ciò che accade nelle vicinanze della tua azienda con Stribr puoi monitorare una specifica area geografica e controllare  tutti i check-in effettuati intorno alla tua sede.

La piattaforma ti aiuta a gestire il tuo pubblico e a conoscerlo in base ai suoi interessi e alla popolarità di ogni singolo utente: puoi capire quali sono gli utenti poco attivi sul social, smettere di seguire chi non ti segue, interagire lasciando commenti e  like, ingaggiare e far crescere il numero dei tuoi follower.

Come funziona

Stribr offre anche il servizio di analytics per misurare l’andamento dei tuoi profili attraverso l’analisi di diverse metriche, servizio che prevede tre diversi livelli: Poweruser, Business, Brand.

Non finisce qui la grande novità che promette il team della neonata azienda è la possibilità di programmare i post, funzione al momento ancora non attiva ma prevista per i primi giorni di Dicembre insieme all’uscita dell’applicazione mobile.

Stribr  attualmente offre una versione di prova gratuita della durata di 14 giorni, e per chi si trova a gestire numerosi profili mette a disposizione dei piani personalizzati.

PrestaShop: come gestire il tuo eCommerce per le festività natalizie

Se si guarda Google Trends, il messaggio ormai è chiaro: le abitudini di acquisto in periodo natalizio stanno cambiando, come pure il calendario delle festività. Il digitale ormai va per la maggiore anche per i regali di Natale, acquistarli online per i propri cari è un trend sempre più in crescita.

Secondo PrestaShop:

“ad inizio 2015 è emerso che oltre il 25% degli acquirenti intende effettuare quest’anno un acquisto utilizzando il cellulare, con conseguenti tassi di conversione da dispositivo mobile in crescita del 6%. Un aspetto ancor più interessante è il fatto che ora il 40% degli acquisti online viene effettuato tramite un dispositivo mobile.”

Per questo, chiunque possegga un eCommerce dovrebbe farsi trovare preparato a gestire questo cambio di comportamento come un’opportunità di business per il proprio brand.

PrestaShop: la guida per l’eCommerce

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Per le festività natalizie, PrestaShop ha realizzato una guida scaricabile in modo totalmente gratuito per settare al meglio il proprio sito web. La guida si compone di otto capitoli ricchi di tanti consigli utili, dove in pochissime righe è possibile imparare velocemente a configurare sia l’aspetto grafico che l’aspetto tecnico della propria piattaforma.

Avevi mai pensato che durante le festività le parole più ricercate su Google cambiano? È in questa direzione che puoi modulare il tuo sito con questa guida. Si va dai suggerimenti di design ai consigli per la SEO dell’e-commerce fino a come impostare una campagna AdWords per recuperare visibilità nei risultati di ricerca.

Se non hai ancora cominciato a modificare nulla nel tuo portale, non mancano consigli per un’ottimizzazione rapida ma affrettati, perché a fare i regali di Natale ormai si comincia subito!

5 cose che imparerai nella guida

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In questa guida PrestaShop alle festività imparerai a:

• Generare un traffico ancora più intenso nel periodo natalizio grazie a buone
prassi di SEO
Evitare lo stress delle spedizioni grazie a consigli mirati per la stagione
Offrire promozioni efficaci che trasformino i visitatori stagionali in acquirenti
• Inviare mail natalizie per annunciare nuove vendite
• Ottimizzare il design del sito per incrementare la conversione

Che aspetti? Non ti resta che scaricarla gratuitamente e cominciare a pianificare la tua attività natalizia!