Volontari Expo, un'esperienza orientata e accompagnata [INTERVISTA]

Volontari ad Expo, un'esperienza orientata e accompagnata [INTERVISTA]

12.399 candidati, di cui 11.121 europei, con una punta del 70% per gli italiani. Questi i dati più significativi sulle candidature per diventare volontari Expo a Milano. Ma gli aspiranti volontari non sono stati solo numeri per Ciessevi (CSV di Milano e provincia) e CSVnet, ovvero le reti dei Centri di Servizio per il Volontariato nate, tra l’altro, per la promozione di attività di servizio per il volontariato.

Tra i dati che Luca Di Francesco, Community Manager del Programma Volontari Expo e Web & Social Media Manager di Ciessevi, mi invia per completare l’intervista anche alcune note di colore, come l’età del candidato più anziano: 87 anni, da Ragusa.

Dopo le tante polemiche e i fiumi di inchiostro digitale utilizzati per parlare dei volontari di Expo, ho voluto conoscere più da vicino in che modo sia avvenuta la selezione, quali caratteristiche siano state ricercate, come sia stato programmato il lavoro nelle diverse fasi di quello che a tutti gli effetti è l’evento del 2015 per l’Italia.

Il Programma Volontari Expo permette a tutti i cittadini italiani e non di diventare una parte attiva dell’evento. È più facile reclutare volontari italiani o stranieri? Quali sono le difficoltà?

Volontari ad Expo, un'esperienza orientata e accompagnata [INTERVISTA]

Ogni volontario porta con sé un’esperienza diversa e un background culturale differente. Non abbiamo assolutamente riscontrato una voglia di volontariato differente tra italiani e stranieri, ad eccezion fatta per i candidati e le candidate provenienti dalla Cina, nazione che ha ospitato l’ultima edizione universale Expo.

I cinesi sono molto motivati, perché a Shangai erano 80.000 i volontari e hanno lasciato il segno, sia nell’esperienza dei visitatori, sia nella propria. Per questi motivi, molti di loro hanno voluto esserci a tutti i costi, anche per una sorta di “passaggio del testimone”.

In ogni caso, non ci sono state difficoltà specifiche riguardo la provenienza dei candidati: sono stati tanti, decisi e convinti, provenienti da tutta Italia e resto del mondo.

Quali requisiti sono richiesti ai volontari? Quali compiti vengono affidati?

Volontari ad Expo, un'esperienza orientata e accompagnata [INTERVISTA]

I volontari sono stati incontrati e orientati da Ciessevi – Centro Servizi per il Volontariato Città Metropolitana di Milano in collaborazione con CSVnet, il network dei Centri di Servizio per il Volontariato sul territorio nazionale. Per formare la squadra dei circa 7000 che stanno prestando e presteranno servizio nei sei mesi dell’Esposizione abbiamo preso in considerazione solo aspetti attitudinali.

Quindi non il cosa sapessero fare, ma le motivazioni che li hanno spinti a diventare Volontari Expo. Il loro compito è quello di essere, semplicemente, il primo sorriso che il visitatore incontra una volta all’interno del sito espositivo. Non si occupano di mansioni organizzative, logistiche o simili, dato che per quello esiste personale Expo. Diciamo piuttosto che sono cittadini attivi che incontrano ed aiutano altri cittadini a vivere al meglio l’esperienza Expo.

I volontari oltre ad essere impegnati per i 14/15 giorni del periodo di servizio, sono stati coinvolti in altre iniziative ed eventi grazie alla social community, a loro riservata, che abbiamo creato sulla piattaforma uidu.org. La Rete online è nata con lo scopo di mantenere aggiornati e motivati i migliaia di candidati che hanno superato la formazione online, ma soprattutto volevamo dare loro l’opportunità di sfruttare al meglio Expo, di rimanere costantemente in contatto con gli altri volontari e con lo Staff.

Un’altra motivazione per noi molto importante è l’eredità che Expo 2015 lascerà a Milano e al Paese e siamo convinti che questo patrimonio di “cittadini attivi”, se adeguatamente accompagnati e motivati, potrà impegnarsi in nuove attività di volontariato sia in occasione di grandi eventi che a supporto delle numerose associazioni non profit presenti sul territorio.

Più di 12mila candidature per soli 7500 posti disponibili. Secondo te, come mai questo successo non ha ricevuto copertura mediatica rispetto al più virale #Iononlavorogratisperexpo?

Volontari Expo, un'esperienza orientata

Come sappiamo fa molta più notizia una manifestazione “contro”, una protesta rispetto ad una proposta. Prima del 1° maggio nessuno ancora sapeva di preciso cosa sarebbe stato Expo, ma quando i gate si sono aperti ed i primi visitatori sono entrati, ecco che ogni dubbio è crollato e i volontari sono diventati centro di tutte le comunicazioni.

Sono tanti, sono motivati, sono consapevoli ed informati. Come si può bloccare un esercito (pacifico) di centinaia di volonterosi volontari? Nessun hashtag può. Ed è stato provato sul campo.

I volontari sono la prima interfaccia con il visitatore, come vengono preparati?

Volontari Expo, un'esperienza orientata e accompagnata [INTERVISTA]

Tutti i volontari hanno un primo colloquio con gli orientatori dei Centri di Servizio al Volontariato, durante il quale vengono date loro le prime informazioni generali sul Programma.

Successivamente hanno accesso alla formazione online che avviene attraverso una piattaforma di e-learning a struttura modulare dotata di test finali. Tramite questa i volontari hanno imparato cos’è Expo, la sua storia, oltre ovviamente alle importanti nozioni di Safe&Security. Solo dopo aver passato la formazione obbligatoria i volontari Expo possono definirsi ufficialmente tali.

A nostro avviso è importante sottolineare quanto il volontariato, non solo in Expo, abbia bisogno di questo tipo di approccio: un’esperienza “orientata” ed “accompagnata” è la migliore modalità per fornire al volontario gli strumenti che gli permetteranno di capitalizzare al meglio l’esperienza.

Questa edizione di Expo è un esempio pratico di quanto il volontariato sia una cosa seria. E i frutti non si sono fatti attendere, mi verrebbe da dire, visti i moltissimi feedback positivi che stiamo ricevendo da chi ha già vissuto questa esperienza.

Che ne pensi delle polemiche sulle retribuzioni che hanno preceduto l’apertura di EXPO?

Volontari Expo, un'esperienza orientata e accompagnata [INTERVISTA]

Se parliamo del programma volontari, non ha senso parlare di retribuzioni. Il volontariato è per sua natura un’attività che non prevede un corrispettivo monetario. Scegliere di prestare servizio come volontario è una libera scelta che ogni individuo compie per le più disparate ragioni. Abbiamo incontrato migliaia di persone entusiaste di poter far parte di questo evento così importante per la città di Milano e per il Paese.

Expo funzionerebbe alla perfezione senza volontari, ma a che pro fare a meno dei loro sorrisi e dell’energia positiva che stanno mettendo nella loro esperienza?

Il programma prevede inoltre il rimborso dei trasporti, dei pasti sul sito espositivo, un tablet in omaggio e se provenienti da fuori Lombardia anche l’accommodation per le due settimane di servizio.

Fare polemica è molto facile ma mettersi in gioco ed impegnarsi per qualche cosa che si ritiene di valore, a mio avviso, non ha prezzo.

Lions Innovation 2015: annunciata la rosa dei finalisti

Il Lions Innovation è, senza dubbio, un evento unico di due giorni in cui i dati, la tecnologia e la creatività si intersecano. È il luogo di incontro globale per l’industria e per i creativi che guardano oltre. In questi giorni si fondono in un unico evento: ispirazione, colloqui di settore, dimostrazioni rivoluzionarie di prodotti ed eventi di networking.

Il Lions Innovation, giunto alla sua terza edizione, si distingue da qualsiasi altro evento e, sorprendentemente, di anno in anno le adesioni aumentano. Non a caso le iscrizioni, in questa edizione, sono aumentate del 10% rispetto all’anno precedente: 226 partecipanti rispetto ai 206 del 2014.

Inoltre, tra i 41 Paesi, che hanno preso parte all’iniziativa, troviamo per la prima volta nella graduatoria finale nazioni come: Tunisia, Ecuador ed Argentina.

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Quest’anno sono state, anche, incluse nuove categorie per le soluzioni tecnologiche , le piattaforme ed i modelli Adtech. Un’attenzione maggiore per le proposte creative che vogliono migliorare il Pianeta; il coraggio e la creatività si uniscono, quindi, per generare non solo un cambiamento tecnologico. Non si potrebbe davvero desiderare di meglio.

I finalisti

Tra la rosa dei finalisti troviamo: BBDO Group Germany, Saatchi & Saatchi, R/GA New York, AKQA London. L’Italia sarà rappresentata da Y&R con Horus Technology.

Qui l’elenco dei progetti in finale.

L’evento si terrà a Cannes il 25 ed il 26 giugno con relatori d’eccezione; si offriranno stimoli e lezioni di formazione professionale uniche. Un momento davvero imperdibile.

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No fear! Ovvero, come la Digital Transformation rivoluzionerà il business nel XXI secolo

Rosario Sica

Questo articolo è stato scritto da Rosario Sica, chairman del Social Business Forum

Embrace digital disruption: no, non è il nome di una toppa posta sui giubbotto cyberpunk dei personaggi di William Gibson.

Si tratta piuttosto di una sfida, che si sta trasformando nel tempo in un vero imperativo strategico. Termini come social collaboration, digital workplace, open leadership, social CEO, collaborative economy, connected consumers si stanno sedimentando con forza nel vocabolario aziendale. Al di là dell’aspetto puramente terminologico, ciò che mi preme sottolineare è la dimensione sostanziale comune di tali paradigmi: ovvero, che le logiche social e le tecnologie digitali da alcuni anni stanno rivoluzionando il tradizionale agire organizzativo.

Le gerarchie si verticalizzano, i silos tra le diverse funzioni vengono abbattuti, le nette distinzioni tra stakeholder aziendali – in particolare consumatori, collaboratori e business partner – sfumano; d’altronde, il nuovo pensiero che si spinge oltre le distinzioni più ortodosse tra B2B e il B2C sottolinea come alla base vi siano sempre dinamiche human-to-human.

Siamo entrati in una fase caratterizzata da quella che con clienti e colleghi chiamo di “collaborative disruption” (tra persone e persone, tra persone e cose, tra cose e cose) che sta ridisegnando in profondità le modalità di co-creare valore, di costruire organizzazioni e relazioni e, sostanzialmente, di fare business nel XXI secolo.

In tale contesto, cosa dovrebbero fare le stesse aziende, indipendentemente dall’industry e dalle dimensioni? Appunto, embrace digital disruption. Iniziare a studiare e analizzare i trend in essere, al fine di potersi organizzare al meglio per non subirli più solo direttamente, ma piuttosto per affrontarli e gestirli con un approccio proattivo, consapevole e coraggioso.

Oggi conosciamo Google prevalentemente per il ricco portafoglio di servizi digitali efficaci e innovativi offerti, ma presto (molto presto!) questo colosso comincerà a diventare un diretto competitor di tutti i player dell’automotive. E lo farà contando su una mole impressionante di dati e di competenze tecnologiche, attraverso un modello di business che fa dei Big Data una leva competitiva di fondamentale importanza. Ancora, oggi Facebook è un social network – per molti un semplice passatempo da utilizzare in metropolitana per passare i minuti. Ma sta diventando in realtà una media company impressionante, con un “magazzino digitale” di contenuti user-generated multimediale di dimensioni enormi. Presto inizierà a competere direttamente con i grandi colossi dell’entertainment, ancora una volta con un set di peculiarità che la rendono una realtà aziendale unica e di forte appeal.

Non badare fin da ora a queste dinamiche di rottura, renderà quasi impossibile correre ai ripari in un secondo momento. Anche perché il mobile e gli altri media e device tecnologici forzano a ripensare completamente il concetto di “secondo momento”, rendendolo imminente. Basti pensare che realtà come Google, Facebook, Twitter, così radicate nella mente e nella quotidianità delle persone, non hanno che pochi anni di vita aziendale. Nulla in confronto ai cicli di vita organizzativi più tradizionali di 10, 20, 50, 100 anni. Quanto tempo hanno impiegato General Electric, Coca-Cola e Burberry prima di diventare ciò che sono diventate? Eppure, stando ai vari rapporti di Interbrand e di altri osservatori, il divario in termini di brand equity tra i due gruppi di organizzazioni è praticamente più azzerato, se non sproporzionato a favore del primo cluster.

Embrace digital disruption: no, non è il nome di una toppa posta sui giubbotto cyberpunk dei personaggi di William Gibson. E no, non è un caso che sia il payoff dell’ottava edizione del Social Business Forum. Spero di incontrarvi tutti all’Hotel Marriott di Milano, il 7 e 8 Luglio 2015: insieme ai tanti ospiti di respiro nazionale e internazionale e attraverso case study e testimonianze aziendali cercheremo di esplorare le molteplici forme di social e digital disruption che stanno ridisegnando i modelli di business e organizzativi. Interessati non solo alle mattinate gratuite, ma anche ai pomeriggi premium? Utilizzate il codice ninjacademysbf15 nel form di registrazione per avere diritto al 15% di riduzione. See you there.

Facebook: pronti a giocare su Messenger?

 

Negli ultimi mesi abbiamo parlato della chat di Facebook in tantissimi articoli: bene, le rivoluzioni di Messenger non sono ancora finite!

Da quando Messenger è diventato indispensabile per chattare su Facebook, sono state tantissime le innovazioni introdotte: le chiamate gratis, le videochiamate, la possibilità di fare acquisti in app e Messenger sul desktop.

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La prossima mossa arriva dal mondo dell’intrattenimento, per dare a Messenger uno spirito più ludico e divertente.

E cosa c’è di più divertente dei giochi?

 

Il primo gioco (di una lista che si preannuncia lunghissima) che Facebook ha reso utilizzabile all’interno di Messenger è Doodle Draw Game, una sorta di copia di Draw Something, un passatempo a due: un utente disegna un oggetto, il secondo deve indovinare cosa si celi dietro lo scarabocchio.

Questa nuova feature, così come tutte le altre analizzate nelle scorse settimane, spingono a pensare una mutazione di Messenger, da semplice piattaforma di instant messaging  a piattaforma dove far rimanere il più lungo possibile le oltre 600 milioni di persone che vi transitano tutti i giorni.

Come giustamente sottolineato su TechCrunch, la paura è quella che anche Messenger si trasformi in un inferno di inviti non richiesti o peggio, sgraditi a giocare, esattamente come capita su Facebook.

Siamo dell’idea però che la qualità più apprezzata di Messenger sia la sua tranquillità – la chat non ha, per ora, altri grandi “ingombri” – così lontana dal caos d’informazioni di Facebook, e non crediamo che lo vogliano trasfigurare del tutto.

Se invece si potesse giocare sulla chat con la stessa libertà con cui decidiamo di aprire un app scaricata da uno store, siamo certi lo si farebbe di più e con più piacere.

Un primo passo per arginare la spam potrebbe essere impedire che dall’invito a giocare ne derivino bonus per coloro che invitano, lasciando che l’azione sia solo mossa dalla voglia di passare qualche minuto in compagnia.

E tu?

Cosa ne pensi di questa ennesima trasformazione?

Assegnati i Facebook Awards 2015

Assegnati i Facebook Awards 2015

In attesa della premiazione che avverrà durante il Festival della Creatività di Cannes, sono stati annunciati i vincitori dei Facebook Awards 2015,  selezionati tra 2700 campagne provenienti da 160 paesi.

Considerando che a Facebook accedono mensilmente 1,4 miliardi di utenti e che su Instagram ogni giorno sono presenti 200 milioni di utenti (con una permanenza media di 21 minuti), possiamo affermare che le creature di Zuckerberg fanno la parte del leone nello scenario dei social media.

E mentre a Cannes sarann0 assegnati i leoni, nella serata di gala dei Facebook Awards saranno assegnati i Gold, Silver e Bronze Awards, nonchè i prestigiosi Blue Awards.

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Il Blue Award 2015 se lo sono aggiudicato Leo Burnett e Procter & Gamble per la campagna Always Like a Girl.

Il Blue For Good Award, che premia l’eccellenza nelle campagne create per organizzazioni di charity/non-profit, è andato a ALS Ice Bucket Challenge.

L’elenco completo delle campagne premiate è disponibile sul sito dei Facebook Awards.

Il futuro è dei droni? Gli ultimi successi di un mercato in espansione

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

All’ultimo Pioneers Festival di Vienna, la tecnologia drone ha trionfato grazie a Dronamics. La startup ha convinto la giuria di investitori con la sua visione di droni che effettuano servizi di consegna e logistica.

Il team di Dronamics si definisce come una società che si occupa di droni-cargo, una modalità di consegna che cambierà il futuro della distribuzione, assecondando un’idea che da tempo Amazon sta cercando di sviluppare con il progetto Amazon Prime Air, ma in un’ottica di più ampio raggio.

Certo non è ancora possibile sapere se Dronamics sarà il futuro dei servizi cargo e di quelli postali, ma certamente questa startup, con i suoi 100.000 euro di investimento guadagnati proprio al Pioneers festival, apre interessanti scenari per questo settore.

Tutte le possibili applicazioni della tecnologia drone

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

Sebbene la legislazione italiana specifica per la guida di questi robot volanti abbia inizialmente frenato il mercato degli hobbisti e degli appassionati, sempre maggiori diventano le applicazioni professionali dei droni, nei più svariati settori.

Si va dall’applicazione all’edilizia e all’architettura per ispezioni e verifiche che in genere avrebbero richiesto grosse spese in attrezzature elevatrici e risorse umane, fino ai rilevamenti agricoli e alla mappatura dei terreni coltivati, senza tralasciare tutte le possibilità messe in campo nell’ambito sanitario grazie ai droni di primo soccorso, attrezzati con defibrillatori o addirittura studiati come ambulanze in grado di superare agevolmente tutti gli ostacoli dovuti al traffico delle strade cittadine.

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

Dal primo drone della storia, il robot volante ideato da Archita che simulava il volo di uccello, i passi  avanti sono stati enormi, anche se concentrati nel brevissimo lasso di tempo degli ultimi cinque/otto anni, sviluppando in particolar modo idee di possibili impieghi di questa tecnologia ben lontani dall’uso esclusivamente militare per cui è fin troppo nota.

GoPro, Boeing, Intel e General Electric, i colossi che investiranno in droni

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

Se GoPro, famoso costruttore di videocamere per sportivi, ha annunciato entro il 2016 l’ingresso nel mondo dei droni e della realtà virtuale, grazie a videocamere in grado di effettuare riprese a 360 gradi, gli investimenti nel settore a livello mondiale il prossimo anno arriveranno a 2,3 miliardi di dollari, con altri big impegnati direttamente nello sviluppo delle tecnologie relative a questi aerei senza pilota.

Boeing, Intel, Qualcomm, General Electric, secondo le previsioni del report di Business Insider Intelligence sui cosiddetti unmanned aerial vehicles, saranno tra le compagnie interessate in prima linea nelle applicazioni civili dei droni.

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Entro il 2020 la tecnologia drone troverà sempre più spazio nell’uso quotidiano, con un mercato relativo che vivrà un aumento del tasso di crescita medio del 19%, contro il 5% di quello militare.

L’Europa e l’Italia nel mercato del futuro

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

Anche l’UE, intanto, cerca di farsi trovare pronta all’esplosione di un mercato commerciale che potrebbe ben presto valere 11,6 miliardi di dollari – questa la stima per il 2023, basata sui 176 produttori presenti in Europa – e che potrebbe creare fino a 150 mila nuovi posti di lavoro entro il 2050, come riportato in una comunicazione della commissione europea sui RSAP (remotely piloted aircraft systems) dello scorso anno.

Dalla vigilanza all’agricoltura, dalle consegne alla tutela del patrimonio storico-artistico delle nostre città, questa volta l’Italia potrebbe farsi trovare pronta, anche a livello legislativo, per il boom di un settore in sicura espansione, secondo tutte le previsioni, entro i prossimi cinque o otto anni.

Startup, c'è bisogno di vera innovazione [INTERVISTA]

Arcangelo Rociola

In Italia sembra esserci ancora molto spazio per le startup innovative. Con una legislazione ad hoc da conoscere attentamente e tante nuove opportunità offerte da incubatori, acceleratori e business angel, l’idea giusta deve avere soprattutto una caratteristica: essere davvero innovativa.

Food, gaming e internet of things i tre settori da tenere particolarmente sott’ochio secondo Arcangelo Rociola, giornalista e coordinatore di StartupItalia!, che il 10 e l’11 luglio prossimi farà parte della giuria dello Startup Pitch Lab della Ninja Academy a Milano presso TIM #WCAP.

Abbiamo rivolto ad Arcangelo qualche domanda per capire meglio quale direzione stanno prendendo le startup italiane, cosa manca e quali sono invece i punti di forza.

Visto che sei sempre aggiornato sull’ecosistema startup italiano, ci dai i nomi di tre startup da tenere d’occhio?

startup innovazione

Dare tre nomi di startup non è facile, e forse non sarebbe nemmeno corretto nei confronti delle tante che sento ogni giorno e che in qualche modo mi hanno appassionato.

Ci sono diverse aziende che stanno facendo bene. Però non voglio eludere troppo la domanda. Invece che tre startup rispondo su tre settori che sto seguendo con interesse: food, gaming e internet of things. Credo che in questi settori ci si possa ancora aspettare molto nel 2015 e nei prossimi anni.

Il food è storicamente l’ultimo settore a digitalizzarsi e gli inizi del 2015 hanno dimostrato come il mercato conquistato dalle startup di food delivery sia stato oggetto di acquisizioni da grossi player esteri. Penso a Cibando, Pizzabo e via dicendo.

Le startup di gaming hanno cominciato a raggiungere numeri interessanti un po’ in tutta Italia e molte di loro sono già affermate all’estero: penso a Mangatar piuttosto che GamePix o a realtà un po’ più strutturate come Spinvector o Applix per fare alcuni nomi.

L’internet of things è un trend che muoverà un mercato che solo in Italia vale 1,55 miliardi secondo uno studio pubblicato a marzo dal Politecnico di Milano. Una miniera per la digital economy ancora tutta da sfruttare.

Quale credi siano i pro e i contro del fare startup in Italia? Quanto e come il nostro Paese supporta l’imprenditoria innovativa?

pro e i contro del fare startup in Italia

Tra i pro sicuramente una legislazione più favorevole. Dal 2012 si è lavorato tanto per favorire la nascita di startup che oggi sono quasi 4mila.

Hanno funzionato bene le agevolazioni normative, fiscali e burocratiche di cui va dato merito agli amministratori pubblici. In Italia sono nate e stanno crescendo molte aziende interessanti. Molti di loro sfidano condizioni anche poco favorevoli per creare impresa e valore. Però soffriamo ancora mercato dei venture. È sottocapitalizzato.

Nei primi 4 mesi del 2015 sono stati investiti 6 milioni in startup. Meno dell’Estonia. Mentre in UK arriviamo a 930 milioni. Questo porta i founders che hanno trovato il loro business a cercare di crescere altrove, in paesi con un mercato dei venture più sviluppato. O, in alternativa, a rivedere le proprie prospettive di crescita.Questo è il limite dell’Italia oggi.

Una buona notizia è che a giugno 2015 partirà il fondo di investimento di Invitalia, società pubblica controllata dal ministero dell’Economia, che dovrebbe muovere altri 50 milioni sulle startup con investimenti medi di 500K. Non si tratterà dei famosi Round B di investimento che servono all’ecosistema, ma è qualcosa.

Ogni giorno ti arriveranno decine di comunicati stampa di nuove startup. Con quali criteri scegli di quali valga la pena parlare?

comunicati stampa di nuove startup

Confesso, forse è la parte che mi toglie più tempo di tutti. Me ne arrivano in media una decina al giorno.

Scegliere di quale startup parlare è un criterio empirico, per forza di cose fallibile. Si tratta di decisioni dettate più da istinto e sensazioni che di ragionamenti tondi e esaustivi.

Io i comunicati li leggo. Tutti. Cerco di capire cosa fa una startup e quanto è davvero innovativo il loro prodotto al di là delle parole scritte – non sempre la comunicazione alle startup viene facile, spesso c’è molta retorica, il classico “siamo nati in un pub davanti una birra” e altri cliché della comunicazione di questo settore.

Vedo poi i profili del team, do un’occhiata al sito e se mi convince rispondo. In genere rispondo sempre a tutte le email o almeno ci provo. Mi faccio guidare dai temi, da cosa e come lo fanno, dai numeri raggiunti e più in generale dalle cose che possono interessare i nostri lettori.

La community di StartupItalia! è fatta per lo più da esperti del settore. Di persone che con le startup ci lavorano davvero. Da ragazzi che fanno impresa, investitori, stakeholders. Bisogna essere il più possibile rigorosi e completi per dare un buon servizio. Criteri che a volte è difficile soddisfare con i tempi del web. Non è facile, però ci proviamo.

Quale consiglio senti di dare ai partecipanti che vogliono fare colpo su di te, giurato del Demo Day?

startup demo day

Una volta con un investitore abbiamo ragionato su un fatto: i pitch delle startup hanno subito negli ultimi tempi una trasformazione sottile, ma netta.

I founder sembrano rivolgersi più a se stessi che a chi gli sta di fronte. Sembrano voler soddisfare più il proprio ego che gli interessi degli investitori. Stefano Bonanzinga di Balderton Capital ha scritto questo post che abbiamo tradotto per StartupItalia! su quanto siano diventati noiosi e su come catturare davvero l’attenzione dell’interlocutore.

Spero sia utile, anche se non sono un investitore i suoi criteri (e i suoi consigli) li condivido appieno.

Kickstarter sbarca in Italia [BREAKING NEWS]

In Italia, ma anche in Austria, Svizzera, Belgio e Lussemburgo, è possibile lanciare una campagna sulla piattaforma di crowdfunding di Kickstarter.

Ciao Italia” è l’immagine di benvenuto al nostro Paese, ben in evidenza sul blog di Kickstarter per annunciare e festeggiare l’ingresso della community mondiale in questi nuovi mercati europei; già disponibile per Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia, l’espansione di Kickstarter ha comportato anche alcune modifiche al sito, reso consultabilein francese, tedesco e spagnolo.

L’esperienza positiva in Europa ha spinto il colosso di Yancey Strickler, Ceo di Kickstarter, all’apertura in questi nuovi cinque paesi: sia in Germania che in Francia la piattaforma ha raccolto un milione di euro nelle due prime settimane di vita , mentre il Regno Unito è addirittura il secondo mercato di riferimento.

Adesso anche gli italiani potranno sognare di uguagliare il successo di Pebble e lanciare la propria campagna inserendo le descrizioni dei progetti anche in italiano e utilizzando i propri dati bancari locali.

La scelta mirata di non creare un network a parte per il finanziamento collettivo dei progetti europei ma, invece, integrare i progetti direttamente nella piattaforma internazionale, risulta validissima nel contesto di un sistema che fa proprio di una enorme community il suo punto di forza: il 40% dei fondi viene versato da finanziatori non europei e gli italiani in particolare hanno contribuito per un totale di tre milioni di dollari nel 2014.

Una occasione da non perdere, lanciare un progetto su una piattaforma che ha già raccolto oltre un miliardo di dollari in finanziamenti e a gonfie vele viaggia verso il secondo.

Con ACPAD la tua chitarra acustica diventa un’orchestra

Immagina di avere una chitarra acustica. Fatto? Ora immagina di trasformare la tua chitarra acustica in un’orchestra. Fatto? Come no? Su, fai un piccolo sforzo d’immaginazione. Fatto? Ancora no?

Va bene, allora leggi questo articolo e vedrai che, alla fine, ci riuscirai.

Se ti dicessimo che esiste un controller wirless che, applicato alla cassa acustica della tua chitarra, ti consente di avere a portata di mano tutti gli strumenti di cui hai bisogno per comporre della musica eccezionale, ci crederesti?

Ti conviene crederci, perché esiste, ed è una grandissima innovazione. Dai un’occhiata.

Adesso ci credi? Questo dispositivo si chiama ACPAD, e, come puoi leggere sul sito ufficiale, è stato realizzato per necessità. Il musicista berlinese Robin Sukroso – il chitarrista del video – aveva bisogno di un dispositivo che gli consentisse di combinare la musica elettronica e quella acustica, e che fosse anche facilmente trasportabile. In effetti, mentre la chitarra puoi sempre portarla in spalla, i sintetizzatori, i mixer e tutti gli altri strumenti necessari per elaborare musica elettronica sono spesso molto ingombranti, quindi la sfida non era semplice.

Ci sono voluti circa tre anni di ricerca prima di poter rilasciare questa invenzione. Robin, in collaborazione con la IIT Bombay in India, ha sviluppato una interfaccia spessa solo due centimetri, senza cavi né viti, alimentato da una batteria ricaricabile, altamente versatile, che consente ai musicisti di fondere il suono acustico “naturale” della chitarra a elementi elettronici ed effetti vari, attraverso una serie di sensori presenti sul pad.

Ecco un video del prototipo di ACPAD, realizzato nel 2011, decisamente “spartano”, ma che già lasciava intuire le potenzialità di uno strumento davvero interessante.

Le caratteristiche principali sono le seguenti:

  • Connettività: Supporta sia connessioni Wireless MIDI che USB MIDI, quindi puoi anche collegarlo al pc per integrarlo con altri strumenti;
  • Alimentazione a batteria: grazie alla sua batteria interna ricaricabile, ACPAD ti dà piena libertà. Per lunghe sessioni in studio, funziona perfettamente con USB, come se fosse in corrente continua;
  • Suoni e effetti illimitati: grazie ai preset di 2 looper dal vivo ed agli effetti e suoni di Ableton Live, ACPAD offre effetti sonori potenzialmente illimitati;
  • Accurate Triggering: il funzionamento del pad è immediato e senza tempi di latenza evidenti;
  • Basso smorzamento acustico: ACPAD ha uno spessore di soli 2 mm e si monta senza problemi sulla chitarra mantenendo il suono acustico originale intatto;
  • Design personalizzabili: puoi scegliere tre versioni attualmente disponibili, quello con le venature del legno, quello bianco e quello nero. Altre versioni personalizzabili in arrivo.

Al momento ACPAD è ancora un prototipo, e il team di sviluppo ha avviato una campagna di crowfunding sulla piattaforma Kickstarter, che sarà attivata tra qualche giorno.

Il progetto è decisamente molto interessante, e potrebbe avere un grande successo tra i musicisti che amano fondere le sonorità acustiche all’elettronica, che ormai è stata completamente sdoganata, invadendo anche l’intoccabile e austera musica classica e lirica.

Adesso riesci ad immaginare di trasformare una chitarra acustica in un’orchestra?