Startup, c'è bisogno di vera innovazione [INTERVISTA]

"I founder sembrano rivolgersi più a se stessi che a chi gli sta di fronte. Sembrano voler soddisfare più il proprio ego che gli interessi degli investitori" - Arcangelo Rociola

Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Arcangelo Rociola

In Italia sembra esserci ancora molto spazio per le startup innovative. Con una legislazione ad hoc da conoscere attentamente e tante nuove opportunità offerte da incubatori, acceleratori e business angel, l’idea giusta deve avere soprattutto una caratteristica: essere davvero innovativa.

Food, gaming e internet of things i tre settori da tenere particolarmente sott’ochio secondo Arcangelo Rociola, giornalista e coordinatore di StartupItalia!, che il 10 e l’11 luglio prossimi farà parte della giuria dello Startup Pitch Lab della Ninja Academy a Milano presso TIM #WCAP.

Abbiamo rivolto ad Arcangelo qualche domanda per capire meglio quale direzione stanno prendendo le startup italiane, cosa manca e quali sono invece i punti di forza.

Visto che sei sempre aggiornato sull’ecosistema startup italiano, ci dai i nomi di tre startup da tenere d’occhio?

startup innovazione

Dare tre nomi di startup non è facile, e forse non sarebbe nemmeno corretto nei confronti delle tante che sento ogni giorno e che in qualche modo mi hanno appassionato.

Ci sono diverse aziende che stanno facendo bene. Però non voglio eludere troppo la domanda. Invece che tre startup rispondo su tre settori che sto seguendo con interesse: food, gaming e internet of things. Credo che in questi settori ci si possa ancora aspettare molto nel 2015 e nei prossimi anni.

Il food è storicamente l’ultimo settore a digitalizzarsi e gli inizi del 2015 hanno dimostrato come il mercato conquistato dalle startup di food delivery sia stato oggetto di acquisizioni da grossi player esteri. Penso a Cibando, Pizzabo e via dicendo.

Le startup di gaming hanno cominciato a raggiungere numeri interessanti un po’ in tutta Italia e molte di loro sono già affermate all’estero: penso a Mangatar piuttosto che GamePix o a realtà un po’ più strutturate come Spinvector o Applix per fare alcuni nomi.

L’internet of things è un trend che muoverà un mercato che solo in Italia vale 1,55 miliardi secondo uno studio pubblicato a marzo dal Politecnico di Milano. Una miniera per la digital economy ancora tutta da sfruttare.

Quale credi siano i pro e i contro del fare startup in Italia? Quanto e come il nostro Paese supporta l’imprenditoria innovativa?

pro e i contro del fare startup in Italia

Tra i pro sicuramente una legislazione più favorevole. Dal 2012 si è lavorato tanto per favorire la nascita di startup che oggi sono quasi 4mila.

Hanno funzionato bene le agevolazioni normative, fiscali e burocratiche di cui va dato merito agli amministratori pubblici. In Italia sono nate e stanno crescendo molte aziende interessanti. Molti di loro sfidano condizioni anche poco favorevoli per creare impresa e valore. Però soffriamo ancora mercato dei venture. È sottocapitalizzato.

Nei primi 4 mesi del 2015 sono stati investiti 6 milioni in startup. Meno dell’Estonia. Mentre in UK arriviamo a 930 milioni. Questo porta i founders che hanno trovato il loro business a cercare di crescere altrove, in paesi con un mercato dei venture più sviluppato. O, in alternativa, a rivedere le proprie prospettive di crescita.Questo è il limite dell’Italia oggi.

Una buona notizia è che a giugno 2015 partirà il fondo di investimento di Invitalia, società pubblica controllata dal ministero dell’Economia, che dovrebbe muovere altri 50 milioni sulle startup con investimenti medi di 500K. Non si tratterà dei famosi Round B di investimento che servono all’ecosistema, ma è qualcosa.

Ogni giorno ti arriveranno decine di comunicati stampa di nuove startup. Con quali criteri scegli di quali valga la pena parlare?

comunicati stampa di nuove startup

Confesso, forse è la parte che mi toglie più tempo di tutti. Me ne arrivano in media una decina al giorno.

Scegliere di quale startup parlare è un criterio empirico, per forza di cose fallibile. Si tratta di decisioni dettate più da istinto e sensazioni che di ragionamenti tondi e esaustivi.

Io i comunicati li leggo. Tutti. Cerco di capire cosa fa una startup e quanto è davvero innovativo il loro prodotto al di là delle parole scritte – non sempre la comunicazione alle startup viene facile, spesso c’è molta retorica, il classico “siamo nati in un pub davanti una birra” e altri cliché della comunicazione di questo settore.

Vedo poi i profili del team, do un’occhiata al sito e se mi convince rispondo. In genere rispondo sempre a tutte le email o almeno ci provo. Mi faccio guidare dai temi, da cosa e come lo fanno, dai numeri raggiunti e più in generale dalle cose che possono interessare i nostri lettori.

La community di StartupItalia! è fatta per lo più da esperti del settore. Di persone che con le startup ci lavorano davvero. Da ragazzi che fanno impresa, investitori, stakeholders. Bisogna essere il più possibile rigorosi e completi per dare un buon servizio. Criteri che a volte è difficile soddisfare con i tempi del web. Non è facile, però ci proviamo.

Quale consiglio senti di dare ai partecipanti che vogliono fare colpo su di te, giurato del Demo Day?

startup demo day

Una volta con un investitore abbiamo ragionato su un fatto: i pitch delle startup hanno subito negli ultimi tempi una trasformazione sottile, ma netta.

I founder sembrano rivolgersi più a se stessi che a chi gli sta di fronte. Sembrano voler soddisfare più il proprio ego che gli interessi degli investitori. Stefano Bonanzinga di Balderton Capital ha scritto questo post che abbiamo tradotto per StartupItalia! su quanto siano diventati noiosi e su come catturare davvero l’attenzione dell’interlocutore.

Spero sia utile, anche se non sono un investitore i suoi criteri (e i suoi consigli) li condivido appieno.