Roberto Venturini: vi svelo tutti i segreti per progettare una strategia di Digital PR [INTERVISTA]

Cosa sono le Digital PR, e come si progetta una strategia efficace di Relazioni Pubbliche Online?

Domande oggi di crescente interesse per tantissimi professionisti del web, ma che faticano a trovare risposte uniche, valide, capaci di portare al successo.

Per fare un po’ chiarezza ed approfondire il tema delle Relazioni Pubbliche Digitali da una prospettiva privilegiata, abbiamo avuto il piacere di intervistare Roberto Venturini.

Uno dei veterani dell’Internet / Digital Marketing Italiano, Roberto è anche autore di “Relazioni Pubbliche Digitali” (EGEA) e co-autore di “Strategia Digitale” (HOEPLI), due manuali molto interessanti e consigliati. Ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere, in modo da comprendere meglio vantaggi, framework e strategie per progettare efficaci azioni di comunicazione online. Il risultato? Un’intervista da non perdere! 🙂

LEGGI ANCHE: Relazioni Pubbliche Digitali, il libro di Roberto Venturini che spiega presente e futuro delle PR Online [RECENSIONE]

Buongiorno Roberto, grazie per questa intervista. Cosa sono le pubbliche relazioni digitali, e come si differenziano da quelle “offline”?

Buongiorno a tutti. In realtà non mi piace differenziare tra on e offline; come in tutti i campi della comunicazione, in realtà si sta tutto (giustamente) saldando. Esistono le PR più che le PR Tradizionali e quelle Digitali.

E le PR, oggi, hanno componenti digitali e altre più tradizionali, che servono tutte e due… 🙂

Quello che è successo è che c’è stata un’evoluzione.

Una delle grandi aree di intervento delle PR è l’uso dell’influenza di terzi a supporto delle nostre attività. Prima di Internet si coinvolgevano persone con ruoli più…. “istituzionali”: giornalisti, esperti, autorità – che dall’alto parlavano alla gente. Figure che erano in qualche modo state consacrate come influenti (da un Ordine, da un’elezione, una cattedra universitaria, una presenza televisiva).

Oggi uno si inventa influencer 🙂 Nel senso che qualcuno dice di esserlo e non lo è, altri, dal nulla, sono diventati personaggi di grande spicco, credibili, influenti; si sono inventati da soli, senza che nessuno li consacrasse. Non solo: le persone “comuni” sono influencer. Certo, magari la signora Maria riesce a influenzare 10 amiche e non di più. Ma se coinvolgo 10.000 signore…

Per finire, oggi è più difficile manipolare gli influencer, far dire loro cose che non pensano. C’è una maggiore trasparenza, una maggiore accountability.

Digital PR, storytelling e content marketing: in linea alcune interessanti finestre aperte nel libro, quale è a tuo avviso l’intreccio tra queste tre discipline?

I confini li mettiamo noi, per rendere più facile parlarne, per tagliare i territori, per spiegare cosa la nostra agenzia è capace di fare (e cosa no). Diciamo che le PR Digitali sono la macro disciplina; lo storytelling può essere uno strumento utile, funzionale, magari impegnativo e costoso per raggiungere i nostri obiettivi di PR… ma non è sempre la risposta giusta. E’ evidente che oggi si lavora molto di contenuto… ma ci sono molti progetti che si basano invece di racconti puramente emozionali, dove i content magari sono impressioni, pennellate, più che testi, lunghi video, serie di foto. Insomma, gli strumenti si scelgono solo in base alla strategia.

E’ sbagliato decidere a priori di voler fare storytelling, content, user generated… quando ancora non si è definita la strategia 🙂

Influencer, blogger, giornalisti non sono uguali: quali caratteristiche li differenziano e li contraddistinguono?

In realtà le differenze si stanno giustamente sfumando.

Il giornalista non è più l’esclusivo detentore del ruolo di portatore di notizie e informazioni. E molti giornalisti sono anche buonissimi blogger (non sempre viceversa, ammettiamolo).

In generale, “influencer” è chiunque possa essere credibile per il mio pubblico e portare acqua al mio mulino (auspicabilmente non perché è pagato per farlo, o almeno non solo). Chi racconta una storia al mio pubblico, condivide un’opinione.

Nell’ultima parte di manuale parli anche di Crisis management di successo: come si gestisce una crisi in modo efficace, negli ambienti digitali?

Appunto, ci vuole un capitolo per dirlo 🙂

In breve, la cosa più importante è prevenire le crisi. Immaginarsi cosa andrà storto, e lavorare per evitare che capiti. Evitare di commettere errori marchiani. Sperare di non avere “sfiga” (perché lì c’è poco da fare).

La seconda cosa importante è prepararsi. Avere dei piani. Sapere cosa fare. Avere preparato la struttura. E’ come avere di fronte un incendio: quando divampano le fiamme, è troppo tardi per imparare a usare un estintore, è troppo tardi per preparare un piano di evacuazione dell’edificio. I piani vanno fatti prima, per poter reagire subito e il meglio possibile.

Quindi un po’ di paranoia serve 🙂 ma anche creare una cultura aziendale che veda positivamente investire e prepararsi. Altrimenti siamo poi in balia degli eventi, arranchiamo per rispondere commettiamo errori, non siamo lucidi e tendenzialmente peggioriamo le cose. Molte crisi che inizialmente erano dei non-eventi, cose di cui “non fregava quasi nulla” a nessuno, sono state fatte divampare dagli errati interventi delle aziende o agenzie non esperte.

Salutiamoci con un elenco di 3 errori da non commettere nella progettazione di una strategia di Digital PR.

  1. Pensare di sapere ed evitare di studiare, di tenersi aggiornati, di capire la gente, il proprio pubblico.
  2. Pensare che le PR Digitali siano cose facili, veloci e che si ottengano risultati spendendo qualche centinaio di euro.
  3. Pensare agli strumenti e non alle strategie.

Grazie dunque a Roberto Venturini, Digital Planner in Digital PR, autore ed esperto di Marketing Digitale, per questa intervista ricca di stimoli e spunti pratici.

Ninja Crew, cosa ne pensate a riguardo? Avete altri suggerimenti o buone pratiche da condividere?

Video strategy: qualcosa sta cambiando

video strategy facebook

Fonte: Fotolia / vector_master

Questo articolo è stato scritto da Erik Fiorello e Marco Sorrentino, Digital Content Marketer.

Testimonianza di un classico martedì mattina.

ore 8.00: sveglia (sì, è bello abitare a Milano e andare al lavoro in bici)
ore 8.15: doccia
ore 8.30: caffè, spremuta, smartphone, Facebook, video
ore 9.15: ufficio, secondo caffè, due chiacchiere con i colleghi
ore 9.30: mail, mail, ppt, Facebook, video, meeting
Ore 13.00: Facebook, video, Youtube, video, Corriere.it, video
Ore 13.15: Pausa pranzo. Check su Twitter (nessun nuovo follower ☹ ), sguardo ad Instagram (solo un nuovo like ☹), video, video ed ancora video.

Penso sia chiaro, stiamo entrando (o forse, sarebbe meglio dire che ci siamo già entrati da un pezzo ma solo ora tutti se ne stanno accorgendo) nell’era della video strategy.

LEGGI ANCHE: Video Marketing: la strategia vincente all’epoca dei Social Media

Se pensiamo a piattaforme di diffusione video, YouTube è sicuramente il primo nome che viene in mente alle persone comuni. In effetti: ha oltre un miliardo di utenti, ogni minuto vengono caricate circa 300 ore di video, è localizzato in 75 Paesi e disponibile in 61 lingue diverse. È un figlio di Google del resto, un predestinato potremmo dire.

Da qualche mese però qualcosa sta cambiando.

video strategy marketing

Fonte: Fotolia / gustavofrazao

Youtuber/creator e brand stanno incominciando (o a nostro modesto avviso dovrebbero incominciare almeno a pensarci) a creare contenuti video dedicati per ogni piattaforma sociale di condivisione. Tralasciando le minori, al momento Facebook è sicuramente il social da sfruttare.

Infatti attualmente la reach video del social network di Mark Zuckerberg sembra notevolmente maggiore rispetto a quella di un tradizionale post. Quindi, in pratica? In pratica al momento l’algoritmo di Facebook, che decide per noi cosa vedere nel newsfeed, sembra privilegiare i contenuti video (ovviamente direttamente caricati su Facebook).

Aziende che possiedono fan page e youtuber che hanno basato il loro business sul numero di visualizzazioni se ne stanno accorgendo.

Il giusto compromesso: l’integrazione

Considerando le caratteristiche delle due principali piattaforme possiamo elaborare diverse tipologie di video da creare in modo esclusivo.

Nello specifico, per catalogarle, possiamo partire dai tre tradizionali obiettivi che troviamo quotidianamente nei brief di brand e clienti vari:

  1. Awareness
  2. Engagement
  3. Conversion

1. Awareness

Nasce in un momento preciso dell’anno, periodo scelto in base alle necessità del cliente, come ad esempio la stagionalità delle vendite o un particolare evento al quale ci si vuole legare. A seconda del taglio del video possiamo sperare di raggiungere l’audience a target con una percentuale variabile di adv a supporto (il video è virale o istituzionale?).

Piattaforma: variabile rispetto alla percentuale di spesa media a supporto. Un video più virale esprime il suo meglio se caricato su Facebook, viceversa se istituzionale su YouTube.

2. Engagement

Una volta creata una fanbase serve ingaggiarla, sono ormai anni che Facebook ce lo insegna. Per garantire una elevata reach servono elevate interazioni (o elevati investimenti a supporto…). Per questo vanno creati dei video ad hoc, a contenuto seriale, magari in grado di sfruttare appieno i nuovi influencer, sia “Youtubers” che tutte le “Community”.

Piattaforma: Facebook.

3. Conversion

Ok, forse il termine conversion è un po’ esagerato, ma si sa che in termini di conversioni vs mezzo digitale il SEA, alla fine, vince sempre. Quello che spesso si dimentica è che YouTube è il secondo motore di ricerca al mondo! Questo motivo da solo vale la creazione di una linea di video a sè stante.

Piattaforma: YouTube.

Una videostrategy completa dovrebbe prevedere la produzione di tutte e tre le tipologie di video, tenendo conto quindi di creatività, investimenti e scelta del canale più adatto.

Sicuramente però se YouTube è già estremamente conosciuto e apprezzato dai brand, ora l’attenzione deve essere spostata anche (e soprattutto) su Facebook. Il successo o meno della strategia si baserà sulla qualità dei contenuti e sulla capacità di cogliere il “giusto momento” per la pubblicazione. Una cosa è sicura: se ci si limita a pubblicare gli spot tv sui social, né awareness, né engagement, né conversion potranno avere risultati soddisfacenti.

E-health e quantified self: ho monitorato la mia salute per quattro mesi, e ora?

Questo articolo è stato scritto da Elena Pirofalo, Experience Director Europe di Razorfish Healthware.

Come in molte occasioni della mia vita, anche nell’adozione di self-tracking tool sono arrivata tardi, superando la strenua resistenza al cambiamento di abitudini. Ma forse non troppo tardi, a pensarci bene. Come late adopter ho l’opportunità di poter valutare e scegliere tra un’ampia offerta di app e tracker a uno stato di completamento avanzato, startup salute in costante aumento, visualizzatori di dati e a poter riflettere su cosa c’è dopo.

Quattro mesi di uso “diligente” e sistematico di poche ma buone app, input costante di dati su alimentazione, attività fisica, assunzione di acqua, sonno, umore.

L’uso personale, il testing e lo studio di cosa si dice in giro sull’argomento si è intrecciato inevitabilmente con l’interesse professionale e le riflessioni sull’utilizzo di questi strumenti mi portano a ragionare in maniera più ampia su cosa il Quantified self significhi nell’attuale ambito dell’e-Health.

health care Quando con orgoglio mostro ad amiche e amici i miei dati su calorie bruciate e ore di sonno accumulate, invece degli attesi sguardi di stupore e degli applausi di incoraggiamento, ricevo prevalentemente occhiate scettiche e smorfie dubbiose. Del tipo: “Che bisogno c’è di spendere impegno nel self-tracking se non devi dimagrire o se non sei una sportiva “seria”? O se non hai una patologia da tenere sotto controllo? O se non smetti di fumare?”.

Per fortuna sono sufficientemente motivata da sola da non abbandonare il mio tracking “diligente” di calorie assunte, anche senza raffinate tecniche di gamification e il supporto da parte della mia rete di amici e conoscenti.

Lo scetticismo della mia community non virtuale è probabilmente legato al fatto che non ho un obiettivo rilevante (per loro?) del tipo perdere 5 kg, o aumentare la mia perfomance sportiva del tot %, o ridurre l’assunzione di grassi saturi. Non sento ancora la necessità di aprirmi ad una delle community virtuali delle app e tracker che uso, dove certamente sarei più supportata e gioirebbero tutti del mio obiettivo raggiunto di 5.500 passi giornalieri. Forse per aprirmi a quello avrò bisogno di un obiettivo condiviso e per me davvero sfidante.

Ma serve davvero un obiettivo rilevante, o meglio condiviso, perché la community, virtuale e non, supporti la tua attività o si motivi essa stessa ad intraprendere o a migliorare il self-tracking?

Un obiettivo rilevante non potrebbe essere il monitoraggio esso stesso? E’ un impegno, e averlo fatto costantemente per quattro mesi è da considerarsi per me già un successo e un obiettivo raggiunto.

Il monitoraggio dei dati di questi quattro mesi, anche senza avere un obiettivo rilevante e condiviso, ha portato alcuni piccoli cambiamenti. Il risultato più rilevante è la consapevolezza. Ad esempio, ora so che dormo molto meno di quello che pensavo e, soprattutto, di quello di cui ho personalmente bisogno. Ora che so che dormire 6 ore e 40 non è sufficiente per sentirmi riposata, sento l’urgenza di avviarmi a dormire un po’ prima. Oppure, tramite i contenuti personalizzati che le app mi propongono, so che è meglio ridurre gli zuccheri inutili. E banalmente, dallo yogurt magro alla frutta sono passata allo yogurt intero che ha solo pochi grassi in più ma non ha zuccheri aggiunti. Oppure, mancano pochi passi per raggiungere il mio obiettivo giornaliero, quindi magari vado a piedi a prendere il caffè anziché in macchina. Quindi la conoscenza dei miei dati, la consapevolezza delle mie abitudini reali, mi ha spinto a modificare dei comportamenti e a influenzare le mie decisioni.

E questo è solo positivo. Ma c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione.

Ora che so che andare a cena in quel ristorante a mangiare quella cosa che mi piace mi costa 1000 calorie, il piacere di andarci si è ridotto di un bel po’. Anche se si tratta di andarci una volta ogni tanto. E magari qualche volta ci rinuncio.

Cos’è quindi che provoca davvero il cambio di abitudini?

La soddisfazione di vedere che il trend del tuo sonno è migliorato, oppure il disagio di aver mangiato dei dolci di troppo? Gli effetti positivi del cambiamento, oppure l’esasperazione della mania di controllo? Il riconoscimento di essere usciti dalla comfort zone di cui sto leggendo in giro e la normale ansia che questa cosa provoca? Entrambe le cose.

Mangiare meno zuccheri mi fa sentire bene e male allo stesso tempo? Forse questo è il prezzo della consapevolezza.

Ebbene, quattro mesi di dati. E ora che succede? Leggo e faccio test di grafici e tabelle in vari formati, per capire in che modo la visualizzazione dei dati possa aiutarmi nell’interpretazione e nel valutare i next step.

Al momento quello che ho visto finora è valido a livello di visualizzazione ma non mi aiuta nell’interpretazione dei miei dati, né mi indica come individuare lo step successivo.

Ad esempio, che benefici ho per aver bilanciato l’assunzione di carboidrati, proteine e grassi per un tempo prolungato? Come posso evincere un collegamento tra quello che mangio, come dormo ed il mio umore? E magari anche dove vivo? E il tipo di lavoro che faccio? E il meteo? E i cicli ormonali? E le mie allergie?

Potrei continuare ovviamente questa lista e ci vorrà forse tempo per avere il quadro completo di dati aggregati rilevanti per me. Ma nel frattempo quello che (mi) manca è interpretare quello che vedo al momento.

Le vie percorribili per il supporto all’interpretazione dei dati che vedo sono tre:

– Crowdsourced o community
– Community di esperti
– Interpretazione automatizzata

Al livello in cui mi trovo al momento, la community di esperti è quella che consulterei per supportarmi. L’interpretazione automatizzata è (e sarà) anche una opzione valida per me, assumendo che nel frattempo mi vengano proposti contenuti educazionali rilevanti per supportarmi nella lettura dei miei dati.

Quindi, al di là della community virtuale e non, delle tecniche di gamification e di social sharing, la motivazione è data dalla lettura e dall’interpretazione “intima” ed individuale del dato. La motivazione, nei casi come il mio, è generata dalla intimità del dato e non da elementi di apertura esterni. Il dato oggettivo registrato dai trackers consente in modo individuale e personalizzato, a seconda di come lo si usa, di dare il senso di motivazione che più si confà alla persona.

Caffè, vintage e tessuti: i migliori annunci stampa della settimana

Bentrovati cari Ninja guerrieri nella rubrica che apre le danze della settimana: i migliori annunci stampa raccolti per voi nella classica top 5. Go!

CEPIA: What’s behind

Spesso dietro il basso costo dei vestiti che compriamo in occidente c’è una storia di sfruttamento. Occhio!

Advertising Agency: Africa, Sao Paulo, Brazil
Chief Creative Officer: Sergio Gordilho
Executive Creative Directors: Eco Moliterno, Rafael Pitanguy, Alvaro Rodrigues
Creative Directors: Sergio Gordilho, Humberto Fernandez, Rafael Pitanguy
Associate Creative Directors: Bernardo Romero, Beto Rogoski
Art Director: Joao Souza
Copywriter: Juliana Uchoa
Photographer / Retoucher: Imagem Boreal
Art Buyer: Carmen Castillo
Print Producers: Carla Lustosa, Edson Harada

Stihl: Sunbathing/Reading/Barbecue

Lasciamo che ci sia luce! Con gli elettroutensili da giardinaggio Stihl !

Advertising Agency: Altmann + Pacreau, France
Creative Director: Olivier Altmann
Agency Management: Edouard Pacreau, Thomas Vigneron
Conception and photography: Hervé Plumet
Ursus Production: Eric Buisson

House of Austen: Vintage

I pezzi (e i prezzi) vintage che acquistano valore nel tempo li trovi solo su houseofausten.com

Advertising Agency: Saatchi & Saatchi, Istanbul, Turkey
Creative Director: Tarkan Barlas
Art Directors: Aytaç Ateş
Copywriter: Zeynep Yalçınkaya
Photographers: Nejat Talas / PPR Istanbul, Zeynep Özkanca
Agency Producer: Duygu Divarcı

Suplicy Cafés: Rise Again

Per chi “il caffè non è mai abbastanza” la casa di torrefazione suplicity ha la soluzione: un mare di caldo liquido nero.

Advertising Agency: Artplan, Brasilia, Brazil
Chief Creative Director: Roberto Vilhena
Creative Director: André Sartorelli
Art Director: Fleytcher Soares
Copywriter: Thiago Rezende
Production: Débora Moura
Photographers: Marco Mendes, Lumini Fotografia
Creative Retoucher: Matheus Marreco
Production: Macus Figueiredo
Additional credits: Rodrigo Fraga

Coca-Cola: #VerdaderoAmigo

Coca-Cola si concentra sul concetto di amicizia, reinterpretando una parte del proprio logo. D’impatto!

Advertising Agency: Pereira & O’Dell
Chief Creative Officer: P.J. Pereira
Executive Creative Director: Jaime Robinson
Creative Directors: Rob Lambrechts, Rafael Rizuto
Senior Art Director: Luke Acret
Senior Copywriter: Omid Amid
Senior Designer: Moses Kelany
Chief Strategy Officer: Ana Cortat
Strategist: Sara Lezama
Co-Director, Client Services: Henry Arlander

Videomaker a raccolta, Sziget Festival vi aspetta!

sziget festival 2015

Fonte: szigetfestival.com

Sei un giovane video artist? I video di festival ed eventi sono la tua passione? Allora non perdere l’occasione di partecipare alla nuova edizione del contest organizzato da Ninja Marketing in collaborazione con Sziget Festival.

Sziget Festival 2015 Video Contest

Il concorso è aperto a tutti i videomakers professionisti amanti della musica. Per partecipare basta inviarci fino a 3 video appartenenti al vostro repertorio personale. Tra i creatori dei video sceglieremo colui che stiamo cercando, il videomaker perfetto per raccontare una settimana incredibile fatta di concerti, spettacoli, danza e progetti artistici: insomma, per documentare da una posizione privilegiata il Sziget Festival 2015, che si terrà dal 10 al 17 agosto 2015 a Budapest.

Ecco il video realizzato da Marco Santi, il vincitore dell’edizione 2014 del contest.

A partire da oggi 04 maggio 2015 e fino al 17 maggio 2015 potete inviare le vostre entries (fino ad un massimo di 3) a elena [at] ninjamarketing.it e nunzia [at] ninjamarketing.it, inserendo il link di ogni video che avrete caricato su YouTube o Vimeo.

E il premio?

Al vincitore del Video Contest spettano:

  • 2 pass per il Festival
  • 2 biglietti bus per il viaggio dall’Italia, o un contributo economico di 150 €
  • 2 pass Alternativa Camping (il vincitore potrà quindi essere accompagnato da una persona)
  • la possibilità di utilizzare il backstage di Europe Stage per lavorare e lasciare custodita la propria attrezzatura
  • visibilità sulle piattaforme di Sziget Italia e quindi Facebook, Twitter, Youtube, newsletter e sito ufficiale; su quest’ultimo saranno pubblicati due articoli, per annunciare il vincitore e per presentare il video.
sziget musica

Fonte: szigetfestival.com

sziget budapest

Fonte: szigetfestival.com

sziget programma

Fonte: szigetfestival.com

festival musicale budapest

Fonte: szigetfestival.com

Posso partecipare anche io al Sziget Festival 2015 Video Contest?

Prima di inviare le tue entries ti invitiamo a leggere queste poche ma essenziali condizioni:

  • i partecipanti devono essere videomaker professionisti
  • è necessario avere la propria attrezzatura per girare e montare il video
  • è preferibile che i partecipanti lavorino nel settore musicale (ma non è condizione vincolante)
  • il vincitore dovrà rimanere al Sziget per l’intera durata del festival
  • e produrre un video finale di 5-12 minuti, con un trailer di 90 secondi
  • il filmato finito dovrà essere inviato entro e non oltre il 15 ottobre 2015
  • e autorizzato per l’utilizzo da parte di L’Alternativa srl e Sziget Kft.

Per tutte le informazioni su festival, programma, line-up ed eventi, collegatevi al sito ufficiale italiano.

Pronti a dare il via alla musica? 😉

Quanto vale la privacy del cliente? [GUEST POST]

Di Tom Dubois, Worldwide Marketing Director – VASCO Data Security

Credo si possa affermare che tutti siamo già disposti a dare i nostri riferimenti in cambio dell’accesso a determinati siti web e informazioni. Certamente daremmo il nostro indirizzo e-mail per poter leggere un articolo interessante, lo facciamo spesso. Ma saremmo disposti a eseguire la scansione della nostra iride per ottenere l’accesso a una determinata applicazione? Qui credo che i pareri sarebbero discordanti.

La tecnologia sta esplodendo, tutto sta diventando social e ognuno di noi accumula sempre più dati. Per avere successo nell’Era Digitale bisogna giocare con regole nuove rispetto al passato. Le aziende devono adeguare il loro modo di pensare con la stessa velocità con la quale la Legge di Moore cambia la tecnologia. C’è una gara in corso: nuovo marketing, nuovi modi di raggiungere i clienti e … nuovo modo per loro di “pagare”.

La privacy come moneta

Le informazioni di contatto sono diventate preziose per qualsiasi azienda e nulla è gratuito. Spotify chiede solo una piccola quota di iscrizione, ma deve raccogliere i nostri dati per sopravvivere attraverso la pubblicità. “Se non lo state pagando, siete voi a diventare il prodotto”, è stato scritto su Forbes. Affermazione molto contestata, non ritenendosi che Internet potesse diventare un temuto Grande Fratello, ma oggi questa è diventata una realtà, seppur digitale.

Il comportamento del cliente sta cambiando e le persone concedono i propri dati con sempre maggiore fiducia. Non sappiamo se lo fanno perché ritengono che ci sia poco da temere o perché non hanno altra scelta. Ma quello che sappiamo è che essi sono consapevoli dei pro e dei contro di una tale transazione. Alcuni negozi di abbigliamento già chiedono una carta d’identità invece di una carta fedeltà: niente più plastica da portare in giro e con cui far esplodere i portafogli, ma nessuna possibilità di dare un alias, né un indirizzo falso.

Per sopravvivere, bisogna adattarsi

Come cliente, i benefici dovrebbero superare l’inquietante sensazione di essere osservati. Come azienda, è necessario considerare ciò che si sta dando in cambio. È necessario stabilire un legame di fiducia con il cliente, durante l’intero processo. Dalla scansione di una carta d’identità all’inserimento di una password su un sito web, il cliente deve avere la sensazione che l’operazione che sta compiendo è sicura ed è visibile solo all’azienda. Una volta ottenute le informazioni, l’azienda può beneficiare di tutto il loro potenziale, ma senza violare il rapporto di fiducia che ha instaurato con il cliente.

Il modo in cui si generano valore e competitività si sta modificando e il futuro delle aziende dipende da come decideranno di usare le informazioni di cui dispongono. Bisogna pensare al proprio database: quali sono i dati utili e cosa si può dare ai clienti in cambio? E come garantire una gestione davvero sicura di tali dati?

The Next Web, ad Amsterdam le ultime tendenze del web


Si è tenuta ad Amsterdam gli scorsi 23 e 24 Aprile la conferenza di The Next Web che raccoglie le idee più audaci del mondo della tecnologia e i più grandi influenzatori in un unico luogo. Più di 3.500 persone vi si sono recate per discutere sulle ultime tendenze web e del business tecnologico.

La TNW nasce nel 2006 dall’idea di Boris Veldhuijzen van Zanten (CEO) e Patrick de Laive i quali, sin da subito, si impegnano a gestire una serie di iniziative incentrate sulla tecnologia internazionale di notizie affari e cultura, attraverso conferenze che si tengono annualmente ad Amsterdam, New York e San Paolo. Il primo evento si è svolto ad Amsterdam nel 2006 e da quel momento, ogni anno le conferenze hanno continuato a riunire le menti più ispiratrici e influenti del mondo tecnologico, così come le più promettenti startup ai fini di far conoscere le proprie idee al mondo.

Le parole di Wytze de Haan, direttore di The Next Web Conference, sono servite come monito per la nuova edizione tanto che : “Alla precedente edizione, abbiamo avuto l’onore di ospitare persone provenienti da più di 60 paesi, il che rende circa un terzo delle nazionalità presenti nella nostra conferenza del mondo. Quest’anno gli obiettivi che ci siamo prefissati sono ancora più alti. Vediamo se possiamo aumentare il nostro pubblico internazionale del 50%!”.

The Next Web Conference ha visto una crescita del 10% in termini di dimensioni anno su anno, la sua 10° edizione ha già visto un’espansione senza precedenti con il doppio dei biglietti venduti rispetto all’anno precedente.

LEGGI ANCHE:Cinque consigli per gestire al meglio la tua startup in crescita

The Next Web Conference


Il 2015 non è stato solo l’anno nella quale si è svolta la Conferenza, ma si è anche festeggiato il decimo anniversario dell’iniziativa. La TNW si è tenuta in due giorni nei quali si sono susseguiti interventi dei maggior influenzatori del mondo della tecnologia ma anche la presentazione delle migliori startup.

Lo scopo degli ideatori della TNW è quello di accelerare la crescita di startup, che hanno la possibilità di farsi conoscere e presentare le loro idee sul palco. Più di 150 aziende, infatti, hanno presentato i loro prodotti e le loro idee al fine di raccogliere feedback dagli esperti, ma anche da parte di tutti i partecipanti come pubblico.

Per rientrare nella rosa delle 150 startup selezionate, esse partecipano a The Next Web Boost Program, programma dedicato all’accelerazione di startup early-stage. Alle startup selezionate, provenienti da tutto il mondo, viene data la possibilità di mostrare i propri servizi e prodotti durante l’evento. Grazie anche ad una votazione online e non solo di una giuria di esperti, 75 delle startup presenti avranno la possibilità di effettuare un elevator pitch di tre minuti sul palco della Conferenza.

Nel corso di questi due giorni, le startup internazionali hanno presentato la loro idea di fronte una giuria con la possibilità di vincere due premi: un budget di marketing di 25.000 euro del programma Boost, lanciato nel 2014, e un budget del valore di 100.000 euro messo in palio dall’azienda olandese henQ.

Coen van Duiven, co-fondatore e Executive Partner di henQ, afferma che “Ogni anno henQ ospita investitori di TNW, dove società di venture capital e fondatori si riuniscono per discutere di ciò che l’evento ha da offrire. Siamo stati così impressionati con la qualità di start-up che abbiamo visto esporre in occasione della conferenza nel corso degli ultimi anni, che abbiamo deciso di mettere il nostro denaro sul tavolo con l’introduzione della “henQ Award”.

Anche il direttore Eventi di The Next Web, Wytze de Haan, sostiene che “Il nostro stadio precoce programma di avvio Boost, che abbiamo lanciato nel 2014 si basa sulla connessione delle start-up alle tre più importanti risorse necessarie per crescere: nuovi clienti, copertura mediatica e capitale esterno. Siamo onorati che henQ ci aiuta a portare questo a compimento mettendo la loro fede nel nostro progetto”.

La startup vincitrice di questa edizione che ha portato a casa il premio di 100 mila euro è stata la Teamleader, facente parte della delegazione no-profit belga Startups.be, insieme ad altre 7 startup: Sentiance, Earnieland, You Know Watt, MyChannls, The LearnScape, ASSISTO, eTsing. Proveniente dal Belgio e fondata nel 2012, Teamleader è un’applicazione online che aiuta a gestire facilmente i contatti, le opportunità, le fatture e i progetti in senso più generale.

Jeroen De Wit co-fondatore e CEO di Teamleader è un uomo molto felice tanto da sostenere che “Insieme con la delegazione di Startups.be, siamo stati presenti alla conferenza per mettere in evidenza il Belgio e convincere i nostri compagni di startup del valore di Teamleader e per effettuare le connessioni importanti per la crescita della nostra azienda . Oserei dire che siamo più che riusciti nei nostri obiettivi”.

L’unica startup italiana ad esser stata selezionata per partecipare alla conferenza dell’high tech e non solo è stata la Lelylan. I fondatori, tra cui ricordiamo Andrea Reginato, dell’innovativa piattaforma legata all’internet of Things, hanno sviluppato una piattaforma basata sul cloud, “che dà la possibilità di trasformare gli oggetti con cui interagiamo ogni giorno all’interno delle nostre case, in oggetti connessi e intelligenti, attraverso una idea chiara e precisa dei servizi che essi devono offrire per migliorare la nostra vita”.

Lelylan è stata anche una delle 8 startup selezionate per il “Rockstar Office Hours“, all’interno della TNW, cioè una sessione di 20-30 minuti in cui si è avuta la possibilità di incontrare il team dell’acceleratore londinese Rockstar, che ha aiutato e aiuterà a sviluppare ulteriormente il progetto di business.

Aspettiamo il prossimo anno per vedere se il potenziale italiano rientrerà ancora una volta alla conferenza The Next Web del 2016.

Pronti per la finale di InnovAction Lab 2015?

Tremate tremate startupper e investitori tremate, ma soprattutto segnate in agenda, cancellate tutti i vostri impegni e segnate in agenda 20 maggio 2015 la finale di InnovAction Lab 2015.

La finale di quest’anno, oltre a riunire i finalisti delle tre edizioni regionali, (Milano, Cagliari e Roma), si svolgerà all’interno dell’evento mondiale giunto alla ventiquattresima edizione, l‘International World Wide Web Conference che si terrà a Firenze, presso la Fortezza da Basso in Viale Filippo Strozzi 1, appunto dal 18 al 22 maggio.

Non una scelta casuale, sono stati infatti gli organizzatori della WWW Conference ad aver voluto includere la finale di InnovAction Lab all’interno del proprio meeting per via dell’innovativo metodo formativo che contraddistingue l’iniziativa. Il corso, completamente gratuito, mette infatti i ragazzi di fronte ai problemi tipici di chi fonda una startup e li stimola a fare ricorso a tutte le proprie risorse per risolverli.

Il corso che inizia su un campo da rugby, si conclude con finale nazionale, che è solo il punto di partenza in realtà per i futuri startupper.

Come iscriversi alla finale di InnovAction Lab 2015

Per iscriversi alla finale di InnovAction Lab 2015 è sufficiente registrarsi gratuitamente su Eventbrite al seguente link.

La finale infatti è un evento a partecipazione gratuita all’interno dell’International WWW Conference che invece, con personaggi del calibro di Yossi Matias (Google Ventures), David Rose (GUST e Rose Tech Venture), Bill Coughran (Sequoia Capital) e Talia Rafaeli (StageOne Ventures) richiede una registrazione a pagamento. 

Mentre per chi partecipa alla finale di InnovAction Lab 2015 sarà possibile, oltre a sentire i pitch delle startup finaliste in inglese, anche conoscere il punto di vista di uno degli startupper più conosciuti al mondo: Uri Levine di co-founder Waze & Feex.

Questo il programma dell’evento:

14:00 – 15:00 Check-in
15:00 – 16:00 Invited talk: Uri Levine (co-founder Waze & Feex)
16:00 – 16:30 Coffee break
16:30 – 16:40 InnovAction Lab: Welcome speech
16:40 – 17:10 Startups pitches – 1st batch
17:10 – 17:30 Invited talk (TBD)
17:30 – 18:00 Startups pitches – 2nd batch
18:00 – 18:15 InnovAction Lab results & presentation of Study Tours 2015
18:15 – 18:30 Prizegiving
18:30 – 19:30 Reception & Networking.

LEGGI ANCHE: Startup Revolutionary Road per fare crescere l’imprenditorialità digitale

Le startup delle edizioni di Milano e Roma che gareggiano per la finale di InnovAction Lab 2015

Come ogni anno la competizione tra le startup per arrivare in finale è sempre agguerrita, sono tantissime e quest’anno e per ora ci è dato sapere solo il loro nome e il loro logo, alcune hanno come da tradizione già un loro sito e una community social iniziale, creata durante il percorso per i primi confronti con i futuri clienti. Altre, Tutored docet, hanno già dei veri e propri clienti paganti.

Verrà svelato il frutto di 3 mesi di lezioni, notti insonne, pitch e presentazioni, solo per i fortunati finalisti, ma sarà in ogni caso un’importante evento di networking per tutti gli startupper e gli investitori che avranno l’opportunità di conoscersi meglio al termine dell’evento.

I vincitori (e non) dell’edizione 2014

La finale di InnovAction Lab 2015 non potrà che essere un evento eccezionale, visto il successo delle passate edizioni, e delle startup non solo che hanno vinto ma anche quelle che hanno partecipato alla finale senza vincere, ma rimboccandosi comunque le maniche per dimostrare il proprio valore.

Se è vero che le vincitrici Solo e Filo stanno stanno portando avanti rispettivamente da Digital Magics e da Luiss Enlabs, due dei trend più importanti dell’innovazione nel 2015, pagamenti digitali e tracking bluetooth, altrettanto stanno facendo le altre idee finaliste.

Tutored ad esempio, di cui avevamo parlato ancor prima della costituzione, nata durante l’edizione di InnLab Roma 2014, dall’incontro di Martina Mattone, Gabriele Giuliano e Nicolò Bardi, e dal loro stesso bisogno di trovare tutor per le proprie ripetizioni, o per arrotondare dando ripetizioni. Non solo sono entrati nel programma di accelerazione di Luiss Enlabs, ma hanno già chiuso un round da 400 mila euro coinvolgendo LVenture Group, Club Digitale e Club Italia Investimenti 2.

Anche Mamau, presente al SEED&CHIPS, appena lanciata a Milano era tra i finalisti di InnLab nell’edizione Milano o come Tickete che da Bologna sta innovando il nostro rapporto con gli scontrini, lanciando l’applicazione che premia chi fotografa i propri scontrini nello shopping center Castel Romano.

Unicredit Start Lab, il programma a supporto di imprenditori, innovazione e nuove tecnologie

Dal 2009 Unicredit S.p.A. si impegna a supportare attivamente progetti di impresa di giovani imprenditori innovativi.
Da “Il Talento delle Idee” si è giunti a Unicredit Start Lab , il prestigioso programma di accelerazione che sostiene attivamente ormai ben oltre 100 startup, attraverso un team dedicato di professionisti esperti. Partendo infatti dalla valutazione del progetto imprenditoriale presentato, Unicredit Start Lab si impegna ad affiancare il percorso di crescita delle startup selezionate con attività e premi pensati per dare forza ai prospetti di business scelti .

In particolare, tale programma si rivolge alle startup innovative dei settori Life Science, Clean Tech, ICT/Web/Digital, Innovative Made in Italy – Services & Industrial, e prevede l’assegnazione di un premio in denaro, attività di mentoring, di sviluppo del network, formazione mirata e servizi bancari ad hoc.

Il termine di presentazione delle domande di partecipazione a tale iniziativa doveva essere effettuato entro il 30 Aprile, ma nel regolamento del Programma Unicredit Start Lab 2015, si specifica comunque che la piattaforma di iscrizione rimarrà aperta in modo continuativo, e che quindi i Progetti Imprenditoriali pervenuti dopo tale data potranno accedere alle valutazioni per il Programma UniCredit Start Lab successivo.

Il programma di accelerazione Unicredit Start Lab 2015

Unicredit Start Lab offre un supporto a 360° alle startup selezionate. Sostanzialmente, dopo una serie di analisi e attente valutazioni sull’idea e team proponente, un gruppo di esperti di settore sceglierà i progetti imprenditoriali più innovativi che entreranno a far parte del percorso di accelerazione, insieme ai vincitori dei premi in denaro.

L’edizione 2015 del Programma di Accelerazione UniCredit Start Lab prevede l’assegnazione di quattro grant in denaro da 10.000 euro, ciascuno per i quattro settori su menzionati, riservati cioè al miglior progetto imprenditoriale selezionato in ciascuna categoria, e la possibilità di entrare in contatto con potenziali investitori (Business Angels, Venture Capital, Fondi Early Stage etc.) e partecipare alla Startup Academy annuale di UniCredit, il programma di formazione imprenditoriale rivolto alle migliori Startup nel corso del quale vengono affrontate le tematiche di maggiore interesse per la creazione, lo sviluppo e la gestione di una Startup.

Inoltre è previsto l’accesso al programma di mentoring di UniCredit che prevede proprio l’attribuzione di un “mentor”, o professionisti o imprenditori affermati appartenenti al network UniCredit, con l’obiettivo di seguire periodicamente l’impresa, insieme all’assegnazione di un Relationship Manager di UniCredit per affiancare le Startup nelle esigenze bancarie.

Vi sarà anche una certa facilitazione nella ricerca e sviluppo di partnership industriali, tecnologiche e commerciali, adeguata visibilità della Startup nelle comunicazioni legate a UniCredit e al suo network, e il pacchetto “Microsoft BizSpark” per le migliori attività del settore ICT/Web/Digital.

Per di più le startup con focus sul settore Financial Technologies possono essere valutate per l’accesso al percorso FinTech Accelerator, l’acceleratore verticale che offre alle startup FinTech spazi fisici di co-working e servizi dedicati.

LEGGI ANCHE: Cinque consigli per gestire al meglio la tua startup in crescita

Le startup vincitrici: i premi

Le startup vincitrici che saranno in grado di distinguersi per innovatività, potenzialità del mercato, completezza del team e prospettive economico-finanziarie, oltre ad aggiudicarsi quattro premi in denaro del valore di 10.000€ ciascuno (ognuno dei settori di riferimento): “Life Science”, “CleanTech”, “ICT/Web/Digital” e “Innovative Made in Italy e Services & Industrial”, avranno anche la possibilità di ricevere 12 pacchetti e-commerce (in particolare per quelle già costituite e pronte alla commercializzazione dei loro prodotti).

Per le startup innovative che ricevono un ingresso in equity da investitori appositamente selezionati, UniCredit stabilirà inoltre la possibilità di erogare un proprio co-investimento di importo variabile da 30.000 euro a 250.000 euro da valutare di caso in caso, soprattutto in relazione al settore di appartenenza, lo stadio di sviluppo della società, le prospettive di mercato e altri elementi ritenuti rilevanti.

L’accesso al Programma UniCredit Start Lab 2015 avviene ovviamente a giudizio insindacabile di UniCredit, attraverso una meticolosa valutazione, selezione dei proponenti “in gara”, espresso prevalentemente sulla base di elementi oggettivi e quantitativi, e dal parere di esperti coinvolti in specifiche commissioni esaminatrici settoriali per verificare i requisiti di innovazione, originalità e di talento imprenditoriale, la cui ricerca costituisce la finalità della selezione stessa.

Il cuore del progetto parte infatti esattamente da qui: dalla ricerca costante di startup ad alto potenziale, con una visione internazionale e fortemente motivate, da accompagnare in un percorso di crescita sostenuto proprio da Unicredit S.p.A. “Un dialogo attivo con l’ecosistema dell’innovazione che si perpetua dal 2009”…
Quando le banche ci sembrano così lontane dalle nostre idee e progetti, ecco che qualcosa di nuovo e vantaggioso, finalmente, si affaccia all’orizzonte.

Scopri quali amici ti fanno star veramente bene con l'app Pplkpr

Ci sono app che monitorano il vostro sonno, la vostra attività fisica, che tengono sotto controllo la vita dei vostri animali, ma pplkpr fa qualcosa di ancor più interessante ed è la prima app a farlo. Vi suggerisce i vostri amici. Ma come? Ed in che senso esattamente?

LEGGI ANCHE: Swimmo, lo smartwatch per i nuotatori

Pplkpr vuol dire “people keeper”: un’app cioè che monitora il vostro comportamento in relazione alle persone con cui vi trovate. I due sviluppatori dell’app, Lauren McCarthy e Kyle McDonald hanno lanciato l’app per permettere agli utenti di poter visualizzare il loro andamento di stress e benessere in presenza di determinate persone con un semplice ma efficace funzionamento.

Hanno condotto uno studio di una settimana su 8 studenti dell’università di Carnegie Mellon utilizzando il bracciale Mio, un bracciale che monitora il battito cardiaco: così hanno potuto testare il loro progetto, ottimizzandolo ed implementandolo. Combinando la registrazione delle interazioni dei social media degli studenti con le loro reazioni monitorate dal dispositivo, hanno dimostrato che il loro progetto funzionava.

Oltre al bracciale Mio, che la compagnia ha utilizzato come esclusiva per i propri studi, l’app funziona con altri tipi di bracciali che controllano il battito cardiaco. Inoltre l’app può essere utilizzata anche se non si possiede un bracciale di monitoraggio, dobbiamo soltanto ricordarci di inserire nell’app il proprio stato d’animo in relazione ad una persona tutte le volte che interagiamo con essa.

Con chi dovrei uscire?

L’app, dopo aver acquisito la lista dei vostri amici su Facebook, traccia esattamente la risposta fisica ed emozionale quando ci si trova insieme ad alcune persone e analizza i dati che ne derivano per identificare chi è il responsabile del vostro stress, della vostra gioia, della vostra tristezza, insomma di tutti i vostri stati d’animo diversi in presenza di persone diverse.

L’app gestisce automaticamente le vostre relazioni quindi, programmando appuntamenti con le persone che vi fanno stare bene e bloccando quelle che fanno invece il contrario. Vi aiuterà a riconoscere i falsi amici, le storie d’amore fallite, e in una sola definizione, migliorerà la vostra vita sociale. 

pplkpr from Lauren McCarthy on Vimeo.

Sembrerebbe ovvio che una telefonata con vostra madre o con il vostro fidanzato possa incrementare il vostro livello del battito cardiaco, ma dati biometrici potrebbero rivelare delle scoperte inaspettate. Per esempio lavorare con un collega rispetto ad un altro potrebbe provocarvi una maggiore quantità di stress; oppure semplicemente uscire con un amico x potrebbe lasciare in voi una sensazione di maggior benessere rispetto ad uscire con un altro amico y, senza che voi ne siate consapevoli completamente, e i feedback biometrici non possono mentire in questo.

L’app disponibile su iOS, funziona con qualsiasi tipo di Bluetooth 4.0 abilitato ad un monitor, che incorpora un GPS ed un sistema di monitoraggio del battito cardiaco. Il dispositivo si sincronizza con l’app e registra lo stato d’animo fisico ed emozionale ogni qual volta avrete un’interazione con un amico o con un membro della famiglia.

L’app migliora le proprie prestazioni, interazione dopo interazione, essendo stata studiata per imparare progressivamente in base alle emozioni dell’utente e all’impatto positivo o negativo che le persone hanno su di esso. L’app si basa sul raccoglimento dati e su una serie di domande a cui viene sottoposto l’utente durante l’utilizzo.

Combinare la sfera online con quella offline

Il tentativo dell’app è quello di monitorare cosa succede nella cosiddetta modalità “offline”; ormai troppo semplice infatti è diventato il monitoraggio dell’attività online di ogni individuo, attraverso le condivisioni e gli atteggiamenti attuati sui social network. Inoltre il team di sviluppatori dell’app mostra il proprio interesse nell’orientamento dell’utilizzo della tecnologia verso una strada che coinvolga la salute e la sfera personale di ogni individuo.

La sviluppatrice McDonald definisce pplkpr un progetto artistico con una funzionale app.

Idealmente l’app è stata creata per migliorare la vita delle persone, come può farlo un’app dedicata al monitoraggio dell’andamento del sonno per aiutare un individuo a migliorare la qualità della propria vita.

La promessa generale che si propone l’app è quella di aiutare l’individuo a passare il maggior tempo possibile con le persone che contribuiscono ad accrescere il benessere ed evitare invece coloro che lo stressano e creano così una situazione di ansia e malessere.

Pplkpr non rivela se qualcuno che incontri è stato bloccato dagli altri o se sei proprio tu quello che crea stress in qualcuno.

In ogni caso con  questa app avete finalmente una scusa per liberarvi di qualcuno: “Scusa ma la mia app mi avverte che non possiamo più uscire insieme”.

Sì, dovrete comunque mettere in conto che potrebbero prendervi per matti!