Social media e startup: un vademecum per cominciare

Bene, hai fondato una start-up. E adesso “basterà promuoverla un po’ sui social e il gioco sarà fatto”! Ne sei proprio sicuro? Ecco un vademecum di social consigli per neo startupper!

1) Crea una strategia

Prima di creare i profili, anche solo prima di pensare a come raggiungere 1 milione di fan su Facebook, bisogna imbastire la strategia di social media marketing. Studiare quali sono le tendenze social del  mercato di riferimento, analizzare come agiscono i  competitor sui social, delineare il profilo social (e non) del  target, stabilire il tono di voce con cui la startup comunicherà con il mondo e – quindi – anche sui social.

2) Pochi, ma buoni

Conquistare verso ogni piattaforma social possibile non serve. Pensa a quanti profili social vorresti aprire, e levane almeno la metà. Ha senso avere 7 profili social tutti uguali, che ripetono gli stessi contenuti o che peggio non vengono aggiornati? No, non lo ha. Inizia un passo alla volta! Una pagina Facebook non si nega a nessuno (davvero credete ancora a chi annuncia la sua morte?), e inoltre è importante per stimolare le condivisioni e conversazioni e per ricevere feedback. Twitter potrà aiutarvi nella distribuzione delle informazioni e nella condivisione attraverso hashtag, oltre a permettervi un contatto diretto con il target e un servizio di customer service. Cercate di studiare le vostre necessità e tuffatevi solo nei social network indispensabili per voi in questo momento!

3) Parola d’ordine: community

La forza delle start-up, oltre a una grande dose di fortuna e intuizione, sono le persone. È necessario quindi portare questa esperienza anche nel mondo social, creando una rete di persone ambasciatrici del marchio che possano amare il prodotto e parlarne sui social media. Costruire una propria community online è infatti fondamentalee sarà possibile interagendo con il vostro stesso pubblico, andare a scovare tra i vostri maggiori fan persone in grado di esporre il vostro marchio a una platea ancora più vasta. Cercate di connettervi con il target e coinvolgete blogger e influencer nel vostro progetto.

4) Ascolta, analizza

Non potrete mai gestire ciò che non sapete misurare. Prestate attenzione al ROI, stabilendo prima cosa significa conversione per la vostra startup. Misurare i risultati che vengono dai social network, infatti, non è necessariamente sinonimo di analizzare le vendite che provengono da queste piattaforme. Una conversione interessante per una start-up, ad esempio, potrebbero essere le visite al sito, una registrazione alla newsletter, una recensione lasciata. Impostare degli obiettivi tangibili e realistici e cercare di capire se i  profili stanno convertendo è indispensabile: in caso contrario, studiate il processo per capire dove si interrompe il percorso dell’utente prima di portarlo al traguardo.

5) Social recruiting

Avete mai pensato che i canali social potrebbero essere un ottimo luogo dove cercare e trovare nuovi candidati per la startup? Preparate un annuncio accattivante e condivisibile, ad esempio con grafiche o video in modo tale che le persone siano invogliate a diffondere il  vostro messaggio. Create un hashtag facilmente memorizzabile, ad esempio con il nome della startup e l’operazione di recruting che stai facendo. Potrebbe essere utilizzato da professionisti del settore per suggerire possibili candidati, facendo allo stesso modo buzz per la tua realtà!

Startup: perchè devi assumere tanti marketer quanti programmatori

Ora immaginiamo: abbiamo avuto l’idea innovativa che cambierà il modo di vivere la tecnologia, abbiamo creato la nostra Startup, assunto i nostri programmatori. Ma nessuno conosce il nostro prodotto; qual è il problema? Non abbiamo ancora creato un reparto marketing.

Molti startupper pensano che il marketing sia solo un accessorio, non sempre fondamentale, scegliendo così abili programmatori, ma nessuno che sappia raccontare l’idea e il prodotto. Senza un marketer, pensate davvero che Steve Jobs e iPhone sarebbero diventati ciò che conosciamo?

Ecco dunque quali sono le quattro figure da cercare per garantire successo alla nostra Startup.

1# Brand Manager

Questa persona potrà aiutarci a costruire una storia dietro alla nostra idea e al nostro prodotto. Il primo successo si ottiene creando un brand conosciuto; di certo la qualità di ciò che stiamo portando sul mercato è importante, ma senza un’identità la nostra idea non verrà mai raccontata.

Il compito di questa persona sarà dunque quello di capire il potenziale, studiare il target cui ci rivolgiamo ed infine comprendere quali sono i contenuti, online e offline, e quali storie possiamo raccontare ai nostri consumatori.

Dalle storie e dalle esperienze infatti, nascerà il nostro brand.

2# Digital Marketing Manager

Avete mai osservato il vostro sito? Potete considerarlo davvero appealing? Se la risposta è no, ecco la seconda persona da inserire nel vostro team: un esperto digital.

In un mondo in cui è sempre più importante essere online, è necessaria una figura che conosca in modo approfondito il linguaggio digitale, sappia costruire siti web in ottica SEO e SEM, per garantire un traffico costante.

Da qui si potrà iniziare ad analizzare le visite, la loro durata, ottenendo diversi spunti interessanti.

Un Digital Marketing Manager vi porterebbe da consumatori che non avreste mai pensato di poter raggiungere!

#3 PR Manager

Non dimentichiamo mai i media, tradizionali e nuovi. Sono il primo contatto che possiamo avere con il pubblico e il primo momento per ricevere feedback riguardanti i nostri prodotti.

Un PR Manager avrà l’enorme vantaggio di possedere una rete di conoscenze molto importante per la diffusione della nostra idea. Saprà trovare le riviste di settore più indicate cui rivolgersi, l’influencer o giornalista più adatto per darci preziosi feedback.

Le Public Relation sono determinanti, dal momento che parlano il linguaggio dei consumatori, iniziando il passaparola.

Mai dimenticarsi però che i risultati non arriveranno immediatamente, ma bisognerà avere la pazienza di aspettare che le relazioni si consolidino, giornalisti e blogger si fidino di noi, e che dunque le attività di PR portino i frutti desiderati.

#4 Social Media Manager

Diamo uno sguardo, infine, alla nostra community. La figura del Social Media Manager si confonde spesso con quella del PR Manager: in realtà sono due persone ben distinte, che parlano ai consumatori con linguaggi diversi.

Essere presenti sui social network è ormai una condizione da cui non si può prescindere; per parlare al target più adatto dovremo dunque trovare il canale che fa al caso nostro, utilizzando contenuti e linguaggi corretti.

I social media non basta conoscerli da utenti, ma è importante analizzarli da un punto di vista anche di business. In questo caso il Social Media Manager potrà portare un aiuto importante alla nostra idea e al prodotto.

Startupper, partite alla ricerca: il successo sarà assicurato!

Expo2015 e social network: il punto della situazione

 

Come tutti sappiamo, Expo 2015 ha aperto le porte ai visitatori proveniente da tutto il mondo lo scorso 1° maggio. Sappiamo che quel venerdì non è passato alla storia solo per l’inaugurazione dell’Esposizione Universale, ma che rimarranno indelebili nella memoria anche gli atti vandalici che si sono svolti per le vie di Milano a opera dei Black Bloc. Dopo quel giorno, così denso di eventi, Expo è tornato ancora alla ribalta per qualche incidente nei padiglioni (il crollo di una placca metallica nello stand della Turchia) e per alcuni tentativi di sollevazioni popolare mossi dallo sdegno (lo scontrino del ristorante giapponese). Poi i fatti della vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento ed Expo prosegue per la sua strada, senza più milioni di occhi puntati addosso. Ma come sta andando questo evento enorme? E sui social, come se ne parla? Dal punto di vista delle presenze, si calcola che nella prima settimana ci siano stati 500.000 ingressi e che il milione dovrebbe essere raggiunto alla fine di questa settimana. Sui social pare che i numeri non siano poi tanto male. Blogmeter, azienda leader nella social media intelligence, sta curando l’osservatorio sull’Expo e ha rilasciato delle statistiche interessanti sulla partecipazione social nei primi giorni d’evento. Riprendiamo il loro accurato report per sottolinearne alcuni interessanti passaggi. Ne è emerso che: oltre 580.000 messaggi sono stati raccolti tra il 30 aprile e il 3 maggio 2015, la maggior parte dei quali  concentrati il giorno dell’inaugurazione (275.000). Matteo Renzi e l’inno nazionale cambiato sono stati gli argomenti più discussi su Facebook e Twitter, con una maggioranza di opinioni positive e grande spirito partecipativo. Com’era prevedibile, ci sono stati pareri discordanti online, ma mai come in questi casi vale la regola del “purché se ne parli”. Tra i tweet di più successo della rete l’in bocca al lupo dell’Inter alla manifestazione e la solidarietà nei confronti del padiglione del Nepal.   Ma il 1° maggio è stato anche il giorno delle devastazioni a opera dei Black Bloc. Come ha reagito il web? Si sono diffusi da subito disapprovazione e sdegno – anche in coloro che non si potevano certo definire degli Expottimisti – con l’utilizzo di una serie di hashtag che sono divenuti in fretta top trend di Twitter: #MilanoNonSiTocca, #MilanoBrucia, #NessunoTocchiMilano.     Tanta è stata la tristezza nel commentare questi fatti, quanta è stata la partecipazione nell’elogiare l’opera di pulizia della città messa in atto dai milanesi nelle ore e nei giorni successivi. Una partecipazione spontanea che ha innescato online commenti di apprezzamento e sostegno di cui ha beneficiato, inutile dirlo, anche lo stesso Expo.     E gli account di Expo? Come si sono comportati? Dal 30 aprile al 3 maggio, Twitter ha avuto una media di 114.800 tweet pubblicati al giorno, mostrati a 103.500 utenti unici; c’è stato un +17.900 alla voce nuovi follower e il tweet che più ha fatto parlare di sé è stato quello dell’esibizione delle frecce tricolore.   La pagina Facebook ha fatto registrare un picco altissimo di like nei primi giorni dell’apertura di Expo: 689.000 interazioni e 157.700 nuovi fan (67.500 solo il 1° maggio). I post più apprezzati dagli utenti di Facebook sono stati il semplice cartello di apertura della manifestazione, pubblicato un minuto dopo la mezzanotte del 1° maggio – il che ci dimostra che, se l’evento è molto atteso, non serve inventarsi nulla di eccessivamente originale, ma solo essere sul pezzo – e il video della presentazione (che ha registrato 192.200 interazioni).     Buone anche le prestazioni del profilo Instagram di Expo: 26.200 nuovi follower e 211.300 interazioni dal 30 aprile al 3 maggio. La foto più apprezzata? Quella dell’accensione del simbolo di questa Esposizione Universale: l’albero della vita (11.700 interazioni).     Numeri importanti per quella che possiamo definire la prima Esposizione Universale dell’era dei social network. Siamo certi che le statistiche saranno costantemente aggiornate al rialzo e terremo d’occhio l’attività di Blogmeter per nuove segnalazioni nei prossimi mesi. Nel frattempo… Buon Expo 2015 a tutti!

4 elevator pitch killer: mai dire queste frasi agli investitori

4 elevator pitch killer

Nella jungla delle startup i pericoli sono dietro l’angolo e tra i più temuti ci sono le sabbie mobili dell’elevator pitch, in grado di affossare la tua business idea per mancanza di fondi.

Sono molte le guide che cercano di fornire solidi appigli ai novelli imprenditori che hanno qualche riserva sulle loro capacità comunicative, ma Seth Talbott ha recentemente affrontato la questione da un altro punto di vista, mostrando quattro punti dove non è proprio il caso di mettere i piedi.

LEGGI ANCHE: Come creare un pitch perfetto a prova di investitore? [INTERVISTA]

Seth Talbott, “imprenditore al crocevia tra affari e tecnologia”, è un consulente per aziende e startup. Dopo aver assistito a tanti, troppi, pitch ha identificato gli errori più fatali. Se Microsoft, Vodafone e il Ministero della Difesa Britannico hanno ascoltato i suoi consigli, vale la pena ascoltarlo, no?

“Non abbiamo concorrenti”

Bang! Pitch killer.

O non hai compreso i bisogni del tuo target o hai effettuato una terribile analisi della concorrenza. Una di queste due, o spesso entrambe, sono le cause che concorrono a formulare un’affermazione così superficiale.

Se vuoi entrare in un mercato preesistente dovrai affrontare le abitudini dei consumatori e le strategie delle aziende già presenti: sei l’ultimo arrivato, e se vuoi avere successo devi avere ben chiaro l’ambiente che ti circonda, perché gli attori già presenti hanno dalla loro l’esperienza.

Sei un first mover? Il mercato lo stai aprendo tu? Controlla innanzitutto che sia realmente così. Parti dal presupposto che “qualcun altro ci ha già pensato prima” e se non c’è un leader di mercato nell’ambito in cui ti vuoi avventurare c’è probabilmente una buona ragione dietro.

Ad ogni modo, vantarsi di essere “i primi” è un’affermazione forte, perché questo comporta che né tu né i futuri investitori avete uno storico a cui far riferimento, per cui devi presentare studi, ricerche e dati in grado di provare quanto accurata sia la tua preparazione.

“Nessuno può copiarci”

Bang! Pitch killer.

O sei ignorante o sei arrogante. In quest’ultimo caso puoi anche avere tutte le ragioni per esserlo, ma per gli investitori è comunque un segnale d’allarme.

Loro lo sanno bene che sei parte di un piccolo gruppo e che la tua idea, prodotto o tecnologia che sia, può essere copiata da colossi come GE, Amazon, Microsoft o HP nel giro di poco tempo. È la legge dei numeri: tu giochi al risparmio mentre i big possono permettersi di bruciare le tappe grazie alle loro risorse.

Nel campo dei software, poi, è ancora peggio: i brevetti sono rari, perché spesso le startup non creano nuove tecnologie, ma applicano quelle esistenti in nuovi modi. Ad ogni modo, anche e soprattutto in questo campo le spese sono proibitive, rendendo il deposito e mantenimento dei brevetti (soprattutto internazionali) una grossa spesa e una distrazione più che una risorsa.

4 elevator pitch killer

“Realizzeremo profitti entro un anno”

Bang! Pitch killer.

Non è un’aspettativa realistica, perché va in contraddizione con i più comuni trend finanziari.

Una simile dichiarazione deve essere supportata da previsioni dettagliate di costi del lavoro, della scalabilità del business e degli scenari futuri e anche allora suonerà più come un’affermazione da novellini piuttosto che come un caposaldo della tua business idea.

“Siamo più economici”

Bang! Pitch killer.

Dunque sarebbe questa la tua strategia per scalzare dal trono il leader di mercato e differenziarti dai competitor? Poco plausibile.

Certo, migliorare l’efficienza del processo e la convenienza del bene-servizio sono buone vie per raggiungere un vantaggio competitivo, ma questo non si deve tradurre in un approccio basato sull’economicità.

Oltre a non fornire un’immagine incoraggiante della startup, gli investitori ritengono più probabile che chi sta parlando non abbia le giuste aspettative sui costi o sulla lunghezza del ciclo di vendita.

Chiediti dunque: vuoi è essere economico o di qualità?

E soprattutto: sono quattro frasi a minare il successo della tua startup o sono piuttosto quattro decisioni sbagliate?

Techforce, la nuova soluzione per le risorse umane del tech [INTERVISTA]

Uno degli aspetti più complessi per un’impresa tech resta ancora quello relativo alle risorse umane. Trovare il candidato ideale, con le caratteristiche e le competenze adatte a sviluppare i diversi progetti dell’azienda è spesso un’impresa frustrante.

Scandagliare centinaia di curricula alla ricerca del candidato ideale non significa necessariamente trovare chi risponda alle specifiche esigenze operative e alla fine capita non di rado di accontentarsi del candidato che più si avvicina alle prerogative.

Techforce ha  analizzato proprio questa esigenza da parte delle aziende, per progettare un servizio che in un certo senso va incontro anche alle preferenze dei professionisti dell’IT.

Techforce offre infatti alle aziende un modo nuovo per avviare o perfezionare i team di sviluppo software, attraverso l’apporto internazionale di sviluppatori di software esperti che le aziende possono inserire, in modo rapido e senza soluzione di continuità, ai propri team IT.

Abbiamo rivolto alcune domande a John Naughton di Techforce per capire meglio in che modo le diverse esigenze del mercato del lavoro tech possano incontrarsi.

Come è nata Techforce? Hai sperimentato in prima persona il problema di non trovare tech force qualificata?

Techforce nella sua forma attuale è operativa dal 2013, ma in realtà, siamo attivi da quando il nostro fondatore ha iniziato a spostarsi dall’Irlanda a Cracovia nel 2005. In effetti è così che siamo stati membri impegnati e attivi della scena tecnologica di Cracovia per dieci anni.

Techforce nasce da amici che non erano in grado di individuare sviluppatori capaci ad un prezzo ragionevole in Irlanda. Abbiamo scoperto che in genere molti dei migliori developer non avevano voglia di recarsi in altri paesi e questo ci ha portato alla gestione locale.

Attraverso il passaparola sulla qualità degli sviluppatori e al fatto che capiamo il lato cliente meglio di altri ci è stato chiesto sempre più aiuto e così è cominciato il lavoro di TechForce.

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Quali sono le qualità e le skill che cercate nella vostra selezione dei candidati?

Assumiamo solo in due casi. Il primo è il risultato di una richiesta diretta da parte del cliente. Lo sviluppatore lavora solo ed esclusivamente e a tempo pieno per il cliente, quindi è importante che corrisponda innanzitutto alle esigenze del cliente.

Il secondo caso è quando selezioniamo qualcuno che ci colpisce sul serio con il suo talento. Piuttosto che aspettare, li assumiamo direttamente noi, certi che ci sia un cliente là fuori che possono aiutare.

Dato che il nostro obiettivo è di assumere solo i migliori, non ci piace chi ci scavalca, nonostante il costo per noi.

Assumiamo solo i migliori programmatori disponibili. I candidati ottengono un colloquio solo dopo aver realizzato un ottimo livello in fase di test. Cerchiamo talenti prima che esperienza.

Anche dopo aver superato la prova sul codice, i candidati incontrano il nostro responsabile delle risorse umane e il nostro project manager e poi gli sviluppatori in-house.

Cerchiamo passione nel lavoro di programmazione e un più generale un approccio positivo. Vogliamo che il candidato sia con il cliente per tutto il tempo necessario, in modo che il lavoro svolto in più all’inizio possa ridurre al minimo i problemi in seguito.

Sembra che siamo un posto di lavoro piuttosto popolare a Cracovia, così riceviamo ogni giorno moltissimi CV come candidatura spontanea.

Qual è il vostro business model?

Techforce, la nuova soluzione per le risorse umane del tech [INTERVISTA]

Il nostro business model vuole essere semplice e risolvere direttamente i problemi generali legati alla necessità di trovare tech-developer qualificati, oltre al problema specifico di esternalizzazione.

La nostra filosofia è semplice: assumiamo solo i migliori programmatori disponibili.

Il risultato è che effettuiamo una operazione più piccola di molti altri, ma la qualità dei nostri sviluppatori è di gran lunga superiore rispetto a quella offerta altrove. Il tutto combinato con il nostro mix internazionale – oltre che dalla Polonia i membri del nostro staff provengono anche da Cina, Portogallo, America e, naturalmente, Irlanda – che ci permette di colmare il divario tra le aspettative di un cliente e la sua provenienza, e i talenti di programmazione degli sviluppatori esterni.

Techforce, la nuova soluzione per le risorse umane del tech [INTERVISTA]

Quando veniamo contattati da un cliente, l’intero processo inizia con l’analisi delle sue esigenze. Quindi valutiamo nel mercato locale per cercare di trovare il candidato più adatto. Solo dopo aver pre-selezionato (spesso tra i 15 e i 20 sviluppatori) attraverso test di coding, valutazione delle competenze linguistiche e di carattere generale, mostriamo uno o due sviluppatori al cliente.

A questo punto il cliente non ha alcun vincolo con noi. Qualora fosse felice di assumere lo sviluppatore, il costo è semplicemente di mille euro per il set up hardware e una fattura mensile che copre tutte le spese.

Non facciamo pagare per il reclutamento. E questa quota copre sia lo stipendio dello sviluppatore che le tasse, le spese di ufficio, la gestione delle risorse umane, i bonus trimestrali, la formazione selettiva. Lavoriamo molto sui nostri retention protocol, per assicurare che il rapporto con il cliente non venga interrotto in alcun modo.

Mentre i costi variano a seconda di ogni sviluppatore, è spesso sostanzialmente più conveniente quando il cliente aggiunge nelle ore e nei costi totali locali anche le normative equivalenti a quelle a cui sarebbero soggetti se fossero a casa.

Techforce, la nuova soluzione per le risorse umane del tech [INTERVISTA]

In aggiunta a quanto detto finora, se il cliente cresce e la sua squadra cresce, può avere senso aprire il proprio ufficio, gestito direttamente a Cracovia. A differenza di altre aziende, possiamo facilitare anche questo passaggio.

Diamo la possibilità ai clienti di venire a visitare i loro sviluppatori e possiamo anche organizzare per lo sviluppatore una visita agli uffici del cliente.

Stiamo progettando di iniziare a offrire personale di supporto clienti per i nostri Developer clients (non come offerta straordinaroa) a prezzi ragionevoli. Crediamo che questo possa aumentare notevolmente le possibilità di successo di un business.

Quali tendenze avete notato per progetti digitali, applicazioni, siti web, ecc? Che cosa cerca il mercato in termini di risoluzione dei bisogni tecnologici dei consumatori oggi?

Mentre il mercato è diventato più complicato, troviamo che sia gli imprenditori che i consumatori siano diventati più ricercati insieme al mercato.

Molti dei nostri clienti che possono non essere a conoscenza di tecnologia come prima professione, hanno impiegato tempo ad imparare le best practice del project management e i diversi approcci per aumentare le acquisizioni di utenti rispetto al passato.

Da questi presupposti nasce la fiducia nel guardare al di fuori del loro territorio per le idee, il personale e gli utenti.

Quanti brand ci sono in Avengers: Age of Ultron?

Una delle più grandi difficoltà che un’impresa deve affrontare nel proporre la sua value proposition è quella di raggiungere il consumatore attraverso strumenti pubblicitari di tipo tradizionale. Oggi, infatti, le persone sono sempre più subissate da svariati messaggi, veicolati attraverso piattaforme di comunicazione convenzionali, e tendono spesso a respingerli in quanto percepiti come invadenti e poco credibili.

Proprio per ovviare a questa importante difficoltà, negli ultimi 10 anni si è affermata con prepotenza la tecnica pubblicitaria non convenzionale conosciuta come product placement. Essa consiste nell’inserimento di prodotti, a fini commerciali, all’interno di produzioni cinematografiche tramite inquadrature più o meno esclusive.

I film di azione si prestano particolarmente a questa forma di comunicazione, in quanto questo genere cinematografico non rischia di essere “banalizzato” dall’inserimento di brand e prodotti noti, che può invece creare una sinergia vincente per entrambi.

Uno degli esempi più recenti che possiamo citare a riguardo, ancora presente nelle sale, è l’ultimo successo di Marvel “Avengers: Age of Ultron”, che ha già raggiunto incassi di quasi 900 milioni di dollari nel mondo.

Concave Brand Tracking, un’azienda che si occupa di monitorare l’esposizione dei brand nell’intero universo dell’entertainment (film, produzioni televisive e video musicali), ha misurato la presenza dei brand principali nel film, classificandola poi su tre dimensioni: tempo sullo schermo, riconoscibilità e visibilità del logo o del brand name.

I brand con maggiore esposizione in Age of Ultron

1. Samsung: l’azienda sud-coreana non poteva che occupare questa posizione, considerata l’attività di co-marketing (al CES e al Comicon) che ha preceduto il lancio del film. Samsung ha completamente rimpiazzato i precedenti partner di Marvel, Dell e Apple, totalizzando un tempo complessivo sullo schermo di 3 minuti.

La totalità dei device hi-tech utilizzati dai protagonisti è marchiato Samsung, compreso lo smartphone trasparente utilizzato da Robert Downey Jr. nei panni dell’eccentrico miliardario Tony Stark (Ironman). L’alta tecnologia che permea l’intero film si presta particolarmente a creare associazioni positive nei confronti del brand asiatico.

2. Audi: il brand premium di auto tedesche, che aveva già trovato ampio spazio nel terzo capitolo della saga di Ironman, ma non nel primo di Avengers, è il secondo marchio più presente nel film. Esso ha ottenuto un tempo complessivo sullo schermo di 2 minuti, registrando una visibilità del logo pari al 92% delle scene in cui è presente un veicolo Audi.

Il carattere elitario ma contemporaneamente a vocazione sportiva del brand tedesco beneficia, in modo chiaro e immediato, della collocazione all’interno di un film d’azione.

3. Under Armour: l’azienda americana di performance apparel (abbigliamento sportivo fortemente tecnico) è presente nel film per un tempo totale di 1 minuto e mezzo e viene indossata, tra gli altri, da Captain AmericaTony Stark. La visibilità del logo è tuttavia molto più bassa rispetto al caso precedente, arrivando solamente al 21%.

Il profilo pionieristico ed estremo del brand risulta totalmente in linea con i valori e le caratteristiche dei personaggi del film.

4. Harley Davidson: la casa motociclistica americana più famosa al mondo è presente per circa 45 secondi nelle inquadrature del film, principalmente in due scene differenti, una con alla guida Captain America e l’altra con Black Widow, interpretata dalla seducente Scarlett Johansson.

L’identità irriverente e ribelle del brand è pienamente coerente con quella dei protagonisti, generando così un effetto positivo reciproco su azienda e film.

5. Hummel: la multinazionale danese di abbigliamento è il quinto brand più presente nel film. E’ presente nella giacca indossata da Aaron Taylor-Johnson, nelle vesti del nuovo personaggio Quicksilver.

Il tempo totale sullo schermo è di circa un minuto, con buona visibilità del brand in una delle scene iniziali, un ottimo risultato per un newcomer nel mondo del product placement.

 

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L’operazione di product placement nel complesso

Nel film sono apparsi anche altri brand quali Beats, Adidas, Vans, Royal Purple, Korean Air, e John Deere. È interessante rilevare come, in tutti questi casi, i valori e gli elementi fondamentali dei brand presenti nel film siano fortemente attinenti e assolutamente coerenti con il genere dello stesso e con le caratteristiche e le personalità dei personaggi in esso presenti.

Lo scopo del product placement, infatti, non è esclusivamente quello di conferire visibilità ai brand tramite produzioni cinematografiche che saranno viste da milioni di persone, ma risiede anche nell’aspettativa delle aziende di trasferire determinate associazioni positive dal film, e soprattutto dai protagonisti, verso le marche e i prodotti in esso inseriti.

Il product placement appare come un fenomeno complessivamente in crescita, soprattutto per il suo carattere anticonvenzionale che permette di raggiungere in modo più genuino e spontaneo i consumatori, riuscendo così a ottenere, presumibilmente, dei ritorni migliori in termini di preferenze di acquisto.

Tra startupper e investitori al FinTech Stage Milan

E’ l’Unicredit Tower Hall a fare da cornice alla prima edizione italiana del FinTech stage Milan, il format nato a Londra, con l’obiettivo di mettere in contatto startup del FinTech e investitori ed affrontare i temi dell’innovazione.

Cosa vuol dire FinTech?

Le startup operanti nel FinTech cercano di portare innovazione in un settore notoriamente poco innovativo come quello bancario. All’interno di questo cappello rientrano tutte quelle nuove realtà che stanno rivoluzionando il modo in cui paghiamo e muoviamo soldi online.

Stiamo parlando di nomi già noti come PayPal, ma anche di startups come Square e Stripes. Insomma sono molte oggi le società che stanno rendendo più smart il mondo finanziario e le banche se ne stanno accorgendo.

 

La financial inclusion

 

Il FinTech Stage Milan, nella sola giornata del 31 Marzo, ha ospitato diversi panel (tutti rigorosamente in inglese, finalmente) affrontando tematiche quali la Financial Inclusion, ossia la possibilità e la libertà di muovere denaro in zone del mondo dove ad oggi è difficile farlo.

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E’ il caso di Paesi come l’Africa e l’India dove la maggior parte della popolazione ancora ha difficoltà and inviare denaro.

Non solo, come ha specificato Arjuna Costa, Partner, Omidyar Fund, molte famiglie nascondono i soldi a casa del vicino per non avere la tentazione di utilizzarlo ma, allo stesso tempo, per avere la comodità di andarlo a prelevare.

Questo dimostra come i pagamenti via mobile, che stanno iniziando ad essere utilizzati anche in queste aree, siano uno strumento fondamentale per permettere a Paesi meno sviluppati di scambiare più rapidamente denaro.

 

All’estero e in Italia

Numerosi gli ospiti al FinTech Stage Milan provenienti da tutto il mondo, tra cui molti investitori. L’organizzazione, grazie a Matteo Rizzi, ha permesso ad alcune startup di salire sul palco per mostrare come stanno evolvendo i sistemi di pagamento e quali sono i trend. Tra queste Moven e l’italiana Satispay che ha da poco chiuso un round A da oltre $6 milioni.

Mircea Mihaescu, partner di SBT Capital, fondo inglese da 100 milioni di dollari, ha mostrato il suo interesse anche per il mercato italiano dicendo che in un solo giorno ha incontrato oltre 40 startup italiane nel FinTech.

Sembra quindi che anche il nostro Paese sia molto attivo anche in ambito FinTech. Quello di cui c’è bisogno è appunto la creazione di un ecosistema solido e interconnesso con altre realtà europee.

Il semplice fatto di aver organizzato l’intero evento in inglese ha permesso ad investitori provenienti da Svizzera, Lussemburgo e USA di comunicare con giovani imprenditori italiani e non.

 

 

Quali sono i trend e dove vanno gli investimenti

Come evidenziato durante i panel, ad oggi la maggior parte dei fondi investiti in FinTech vanno a finanziare progetti indipendenti, come startup, ed altri interni agli stessi gruppi bancari.

Le imprese innovative che hanno più successo tra gli investor sono quello che creano soluzioni di pagamento semplici via mobile, dove vengono abbattuti i costi di gestione e attivazione di conti correnti e carte di credito. Se da una parte queste nuove soluzioni minano l’egemonia dei grandi gruppi bancari, dall’altra offrono alle stesse di investire in nuovi progetti e tecnologie del futuro.

Non sono rari spin-off, come l’italiana Banca Sella, che ha da poco lanciato Hype, una nuova app per scambiare denaro e gestirlo in maniera più efficace.

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L’innovazione passa dalle startup al FinTech Stage Milan

Le grandi realtà iniziano a guardare alle piccole imprese innovative come ad una reale opportunità ed una scuola di innovazione. Spesso, società strutturate, hanno bisogno di imparare dal mondo delle startup e stanno iniziando ad investire in progetti che nel lungo termine saranno parte della nostra quotidianità.

Società come Visa e MasterCard hanno recentemente lanciato bandi per avvicinarsi al mondo delle startup. E’ spesso anche un modo per fare “scouting” e scovare idee e talenti.

Il FinTech Stage Milan ha portato alla luce tematiche interessanti, anche per le banche, le quali stanno realizzando l’importanza di seguire questo nuovo filone d’oro chiamato innovazione.

Ninja Social Oroscopo dal 14 al 20 maggio

oroscopo


Carissimi guerrieri, è finalmente arrivato il momento del nuovo oroscopo della settimana che con l’arrivo di Marte nel segno dei Gemelli darà una scossa energetica a tutti i segni. All’inizio la sensazione sarà quella di vivere in un flipper con dodici palline impazzite in cerca del jackpot, poi qualcuno inizierà a rinsavire e così gli altri seguiranno a ruota.

I segni d’Aria cercheranno di trovare il prima possibile uno spazio tutto loro. La Bilancia sul lavoro sarà avida di nuove occasioni e se non si fiderà del suo intuito si lascerà scappare le più importanti. L’Acquario punterà tutto sulla sua creatività e sulla sua predisposizione all’innovazione per aprirsi delle strade là dove Giove sembrava averle sbarrate tutte. Qualora vi dovesse capitare di incontrare un Gemelli al cellulare, be’ sappiate che potrebbe non essere una chiamata, più probabilmente una videochiamata di lavoro perché l’oroscopo della settimana potrebbe indurli a cedere a qualche piacevolissima tentazione!

Grande rivincita rispetto alla fiacca delle ultime settimane per i Guerrieri Ninja nati sotto il segno del Leone. Recupereranno tutto il tempo perso con un saluto e una pacca sulla spalla e quando vi ritroverete con loro alla macchinetta del caffè vi avranno già convinto di aver trovato la migliore idea del secolo. Eh sì, perché questo mondo è di chi ha il coraggio di agire, di chi ha il coraggio di affrontare ogni sfida come un’opportunità. L’Ariete questa settimana ne sarà l’esempio. Tra i segni di Fuoco solo i Sagittario sentiranno un po’ di affaticamento. Avere un piano è fondamentale per portare avanti un’idea, basterebbe esserne un po’ più convinti per iniziare a vedere i primi risultati, galvanizzarsi e procedere nella giusta direzione!

L’oroscopo della settimana dei Guerrieri nati sotto un segno d’Acqua con Venere in aspetto armonico ne scoprirà il lato più umano. Il Cancro, ultimamente distratto da questioni non esattamente professionali, riscoprirà il mondo dei social per condividere tematiche e interessi più lavorativi che personali. Lo Scorpione sprofonderà nel suo io più nascosto, quello irraggiungibile ai più, là dove se ci fosse un segreto vorresti che venisse custodito. Ed è quello che farà, dando la caccia a informazioni riservate da immagazzinare e rielaborare sulla base delle sue necessità. I Guerrieri nati sotto il segno dei Pesci, invece, saranno così presi dall’influsso del pianeta Venere da mettere a rischio la loro reputazione, dalla fermezza del Guerriero alla morbidezza di un mushmellow.

Per i guerrieri nati sotto un segno di Terra, l’oroscopo della settimana suggerisce prudenza nei rapporti interpersonali, non solo per quelli privati ma anche e soprattutto, sul lavoro. I nati sotto il segno della Vergine non avranno voglia di ascoltare nessuno, peccato però che non ne faranno mistero. L’ideale sarebbe spedirli lontano, magari in Erasmus per qualche tempo, ma la realtà avrà tutto un altro sapore. #Sapevatelo ! Il Capricorno avrà voglia di prendersi del tempo libero, non ci sarà da stupirsi dunque se, chiamandolo, il suo cellulare sarà irraggiungibile. Un giorno di vacanza per tornare bambini magari facendo il pieno di videogame. Rigorosamente vietata la condivisione, a meno che non scatti la gara!

Concludiamo l’oroscopo della settimana con un consiglio per i guerrieri nati sotto il segno del Toro: tenete a portata di mano solo qualche spicciolo per il caffè e nient’altro. Giove tenterà di farvi sperperare tutto. No all’acquisto di cancelleria griffata, no al rinnovo del guardaroba del lavoro e in standby eventuali investimenti. Una buona idea rimarrà tale anche settimana prossima!

Enjoy the week!

Quanto conta il design della tua startup? I consigli di Doctor Brand [INTERVISTA]

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“Dottore, dottore, ho un problema…” Quante volte ci siamo rivolti al nostro medico di fiducia per farci controllare un raffreddore che non passava o una tonsilla infiammata che ci infastidiva, proprio con queste parole?

Ma quando, invece, è il nostro sito internet a non star bene, a chi rivolgersi?

Jacopo Pasquini ormai da alcuni anni veste i panni di Doctor Brand, un professionista specializzato in UX design e user experience per quanto riguarda app e siti internet. Sarà uno dei docenti del Corso Online in Startup Management e dello Startup Pitch Lab di Ninja Academy che partirà il prossimo giugno.

Come è nata l’idea di vestire il camice bianco ed occuparti di siti ammalati?

Mi occupo di comunicazione dai tempi dell’università – correva l’anno 1997 – ed è stata una naturale conseguenza quella di aprire un blog, circa sei anni fa, per poter divulgare i miei pensieri sulle tematiche digitali. Il brand name “Doctor Brand” è nato in maniera spontanea e immediata. Per fortuna continuo ancora oggi a gravitare, come consulente e come formatore, intorno ai due mondi professionali che amo: Web Marketing e UX Design. Sinceramente nella vita non potrei fare altro; anzi, forse sì, potrei fare l’istruttore di surf… 🙂

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Qual è l’errore in cui una startup inciampa più spesso quando realizza un sito internet o un profilo social?

L’errore più frequente nella realizzazione dei siti è approcciare il progetto concentrandosi solo sulla grafica: il Web Design, la visual identity e tutta la componente di Art Direction sono elementi decisivi per una piacevole esperienza online ma vanno concretizzati alla fine, dopo un lungo processo di analisi del sistema e degli utenti, di prototipazione del concept e di valutazione dell’interfaccia.

Nei profili social media noto, purtroppo anche in alcuni grandi brand, sottostima del canale in termini di crisis management e di boomerang relazionali. Insomma, moltissimi epic fail quotidiani sarebbero facilmente evitabili con un po’ più di attenzione e di professionalità.

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Sul tuo blog abbiamo letto che il famoso “Very Bello”, che qualche mese fa ha scosso un po’ il web, proprio non ti piace. Ma quindi, che cos’è very bello per te?

In estrema sintesi apprezzo tutti gli artefatti web e mobile (siti, blog, ecommerce, app e così via) che abbinano come per magia tecnologia, comunicazione e design. Tuttavia, teniamo sempre a mente che senza una feroce e maniacale usability focalizzata sul contesto d’uso e sui bisogni delle persone non si va molto lontano.

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Come si fa a valutare se l’esperto che ci segue nella realizzazione nel nostro sito internet, nella nostra app o nel nostro profilo social è davvero competente? Consigliaci tre domande per testare la sua preparazione.

Bella domanda, difficile risposta. Tre domande secche a bruciapelo che un Cliente dovrebbe fare al Consulente?

  1. Qual è stato il tuo progetto migliore e perché?
  2. Come mai, a parità di prezzo, dovrei ingaggiare te e non un altro?
  3. Con quali parametri concreti misurerò il risultato del tuo lavoro?<

Più in generale, boh, di solito diffido da chi propone collaborazioni basate solo su singole azioni tattiche (tipo “Apriamo la pagina Facebook” o “Facciamo una landing page”) invece che sul corretto disegno di una strategia completa cucita sulle reali esigenze del Cliente.

Il co-founder di Reddit si racconta ai Ninja tra startup ed editoria [INTERVISTA]

Imprenditore seriale, attivista, investitore e autore: Alexis Ohanian, classe 1983, è una delle figure che hanno delineato la rete negli ultimi anni. Dopo aver co-fondato Redditnel 2005 e averlo lasciato nel 2009, oggi è tornato nel ruolo di executive chairman. Abbiamo conosciuto Alexis al Festival of Media Global e non potevamo non fargli qualche domande sul mondo startup e dell’editoria.

Qual è la tendenza generale riguardo i founder non tech in Silicon Valley e cosa è cambiato da quando hai fondato Reddit? Ti prego non dirmi “impara a programmare” 🙂

Credo ci sia un meccanismo di difesa perché tutti hanno un’idea e tutti vogliono fondare una startup e tutti quelli che hanno un’idea pensano “hey, ho solo bisogno di trovare un developer”. Sfortunatamente questa mentalità non ti porta nel posto giusto perché questo mondo – il sottotitolo del mio libro è How the 21st Century Will Be Made, Not Managed – è per i makerle persone che sanno creare hanno il potere. Perciò, un founder non tecnico deve dimostrare di valere al 110% per convincere qualcuno che ha il potere di avere un’idea fantastica e di lavorare ad essa insieme a qualcun altro.

Questo business è stato rovinato dai manager, dalla gente con gli MBA . La loro mentalità ha funzionato per centinaia di anni, ma quando si parla di tecnologia, quando siedi in una stanza con il tuo co-founder e non sai creare, non sei utile. L’anno scorso ho parlato in molte università per presentare il mio libro e il consiglio che ho dato a quei ragazzi è di imparare a programmare, perché fa la differenza. In questo nuovo mondo è la nuova alfabetizzazione. È come andare nel pre-Rinascimento, avere a disposizione la nuova tecnologia della stampa e poter accedere a tutta la conoscenza del mondo ma non saper leggere e scrivere. startup

Come si inseriranno SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) nel contesto del nuovo business model di Reddit con i video?

“Oh wow, non lo so! Internet e l’America si sono unite per eliminare queste leggi malvage. Ora Reddit vuole creare contenuti video originali e siamo entusiasti poiché giocheremo ad armi pari.  Ciò che conterà sarà solo la qualità dei nostri contenuti. Se produciamo dei buoni contenuti, alle persone piaceranno. Se non produciamo buoni contenuti, alle persone non piaceranno. Dovremo impegnarci di più.
Ma è importante che il campo da gioco sia livellato ed uguale per tutti: anche se siamo oggi il 10° sito più grande degli USA, dovremmo comunque poter giocare sullo stesso terreno di un dodicenne che pubblica il video del suo gatto. E non voglio vivere in un mondo così, perché se il suo video raccoglie 20 milioni di visualizzazioni e il nostro video ne raccoglie solo 10 mi sentirei male, ma so che dovrò impegnarmi di più. E’ così che si obbliga ognuno di noi a migliorare.

Sei un partner di Y Combinator, sostieni un internet aperto. C’è differenza, in termini di gatekeeping, tra accedere al content online ed entrare in un acceleratore blasonato? Dove si traccia la linea di confine tra apertura e chiusura?

Il fatto è questo: accedere ad un acceleratore come Y Combinator, non ti assicura il successo, così come non entrarci non è garanzia di fallimento. La cosa interessante è che ci sono sempre più opportunità ora per startup che cercano un finanziamento. Il costo del fondare una startup continua ad abbattersi ogni anno, ma allo stesso tempo ogni giorno diventa sempre più allettante e possibile fondare un’aziendaperché è più facile trovare i soldi, hai bisogno di meno soldi e la tua azienda può crescere molto in fretta grazie ai social media.

y combinator

Y Combinator

“Scrivere senza il loro permesso” (il libro di Alexis si intitola Senza il loro permesso, NdR) come ha cambiato la tua vita? Cosa puoi dirci sul futuro del self-publishing? Il libro fisico ha avuto un impatto diverso rispetto al libro digitale?

In primis mi ha reso un autore di best seller che è una cosa alquanto bella 🙂 In realtà la cosa più interessante per me è stato avere la possibilità di fare un grandioso tour per il libro. Sono stato in 82 Università e ho avuto la possibilità di dire agli studenti universitari ciò che io avrei voluto sentirmi dire quando ero a scuola. Ancora oggi ricevo messaggi, email e tweet di persone che mi ringraziavano per averli ispirati. So che è un po’ ironico da parte mia fare un libro uccidendo alberi ma c’è qualcosa di speciale nel creare qualcosa che possa stare su di uno scaffale – sono sicuro di aver venduto più copie digitali che cartacee!

Il self-publishing sta diventando molto interessante, ci sono sempre più autori in grado di trovare e raggiungere direttamente la propria audience, senza intermediari. Continuerà a crescere. Credo che l’editoria tradizionale continuerà ad attrarre un certo tipo di persone che hanno una grande audience e desiderano avere un intermediario – ma credo che il paradigma cambierà e ci saranno sempre più piccoli editori a gestire ad esempio la campagna Kickstarter di un autore o uno store di libri su Amazon ma non potranno più farlo in cambio della maggior parte dei profitti.
alexis-ohanian

Sul palco del FOMG hai menzionato le opportunità e le sfide che hai affrontato negli ultimi sei mesi, dopo essere tornato in veste di executive chairman in Reddit. Puoi parlarci delle cose più entusiasmanti?

La nostra priorità è il costante aggiornamento delle policy del sito e aiutare il community team a farle rispettare. Abbiamo lavorato ai commenti e assistere ad un miglioramento della versione mobile nelle prossime settimane. Soprattutto abbiamo lavorato ai contenuti: i podcast sono arrivati a 1 milione di download, l’opening rate della newsletter è del 50% e gli original video saranno un ulteriore modo per diffondere contenuti di Reddit a più persone possibili.

Qual è il criterio che utilizzi per scegliere le startup in cui investire?

Investire in fase early stage credo sia un modo per cambiare il mondo. A quel punto non hai molte informazioni e il team non si è ancora formato, ma proprio per questo puoi davvero fare la differenza.

Ultima domanda, ispirata dalle ricerche di Betaworks: ci mostri la schermata principale del tuo telefono?

(Alexis ha eliminato un’app prima di mostrarci il suo telefono perchè “non è ancora stata lanciata”, NdR.) reddit