Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescendo quantitativo e qualitativo del discorso di emancipazione femminile nella comunicazione commerciale. Dove ha fatto scuola, e a seguirlo sono stati poi tanti altri: c’è chi lo ha saputo fare in maniera genuina e chi, invece, ha dato l’impressione di voler seguire la scia e fare solo del genderwashing. In ogni caso la sensibilità del pubblico verso il tema (al pari dell’intolleranza al suo abuso) sembra essersi acuita, e le aziende dovrebbero tenerne particolare conto. L’ultimo video di Garnier sembra andare in direzione contraria.
“A Day in the Life” con l’intento di promuovere una crema antirughe del brand francese, mostra “avanti-veloce” la giornata di una donna-mamma-lavoratrice che si divide tra famiglia, casa e lavoro, impegni che a fine giornata le regaleranno un aspetto stanco e delle occhiaie un po’ scurite. Insomma, apparentemente qualche annetto in più.
Il rischio di questo tipo di approccio è alto e presta il fianco a critiche e risentimento del pubblico. Qualsiasi donna è certamente sensibile al tema, ma alcuni fanno notare che difficilmente può sentirsi coinvolta da una comunicazione che le fa pensare, anche se solo lateralmente, che la sua famiglia e i suoi figli, al pari del lavoro, possano essere cose negative che la fanno invecchiare.
L’hashtag ufficiale della campagna, #FatigueAgesYou, contribuisce a rafforzare questo rischioso parallelo tra vita intensa e familiare e fatica, quindi invecchiamento.
Cosa ne pensate?
00Elena Silvi MarchiniElena Silvi Marchini2015-04-13 17:55:482015-04-13 17:55:48Garnier "A Day in the Life": gli spot a cui non eravamo più abituati
C’è chi dice sia il miglior modo per ottenere engagement su Facebook, chi il peggiore per abbassare la reach organica. Insomma, che amiate o odiate i contenuti visuali sui social network è noto che restano fondamentali per una buona social media strategy.
Contenuti visuali: quali?
Come proporre contenuti visuali interessanti ai nostri utenti? Per prima cosa ecco alcune diverse tipologie di grafiche che possono essere condivise sulle nostre pagine:
FOTO: possono essere acquistate o scaricate da raccolte online fruibili a tutti, oppure possono essere prese in considerazione le immagini condivise su Instagram (citate sempre l’autore, chiedendogli il permesso di diffondere il suo scatto);
SCREENSHOT: fondamentali, ad esempio, per condividere con gli utenti dei passaggi fondamentali di un tutorial;
INFOGRAFICHE: sono i contenuti visuali che spopolano in rete ormai da diverso tempo. Si tratta di immagini e grafiche per lo più informative, più o meno lunghe;
GRAFICI E TABELLE: fondamentali per rappresentare dei dati riassunti o dei risultati;
VIGNETTE comiche o i classici MEME: ottimi per impostare in modo originale la propria content strategy.
È importante che ogni brand, e quindi ogni canale social associato, abbia sempre una palette colori e un font di riferimento. Questo vi permetterà di rendere subito visibili i vostri contenuti e di permettere agli utenti di riconoscere i vostri post a vista d’occhio!
Questo vale anche, ad esempio, ai filtri di Instagram: cercate di utilizzare sempre lo stesso per dare alle vostre foto uno stile unico!
Ottimizzare i contenuti visuali per ogni social network
Ogni social network ha un differente modo di proporre i contenuti visuali. Alcune piattaforme hanno delle restrizioni, altre chiedono delle dimensioni specifiche. Quello che però le accomuna è avere degli utenti con delle aspettative. Capirle e soddisfarle sarà la strategia chiave che vi permetterà di avere successo su ogni social network.
PINTEREST >> Su Pinterest le immagini che performano meglio sono quelle verticali. Le dimensioni ideali sono 735 pixel di larghezza x 1102 pixel di altezza. Usare immagini più alte infatti vi permetterà di catturare l’attenzione degli utenti, spesso distratti dalle classiche immagini quadrate o di paesaggi, oltre a permettervi di avere maggiore spazio per contenuti grafici o testi.
INSTAGRAM >> Su Instagram abbiamo poche alternative: le immagini possono essere esclusivamente quadrate, meglio se almeno di 900 pixel per lato. Ricordate però che maggiore sarà la qualità delle vostre foto, maggiore renderà sul social in questione: il caricamento di Instagram, infatti, sebbene riduca le dimensioni rendendole necessariamente quadrate, non va ad intaccare la risoluzione.
FACEBOOK, GOOGLE+ >> Per questi social network e anche per altri, le dimensioni migliori sono le foto orizzontali. È vero, per Facebook anche quelle quadrate funzionano bene, ma i nostri occhi sono abituati a considerare le foto orizzontali come foto professionali e a visualizzare più facilmente le immagini in 16:9, probabilmente perché abituati agli schermi di computer e televisori.
Utilizzare strumenti e applicazioni online per modificare le foto
Non è necessario essere un grafico esperto o un fotografo per realizzare contenuti visuali di successo. Provate, ad esempio, a realizzare delle immagini aiutandovi con strumenti intuitivi come BeFunky, che permette di modificare le foto dal web in modo assolutamente intuitivo, o ad utilizzare applicazioni come Skitcy o Canva (che ha anche una “Design School” che aiuta a realizzare i primi contenuti) per creare grafiche belle e funzionali!
Consiglio bonus: last but not least, direbbero gli anglofoni. Il nostro suggerimento extra? Quello di non dimenticare MAI gli obiettivi della propria comunicazione, le aspettative dei nostri utenti, ma soprattutto trovare sempre una componente emozionale che, soprattutto per i contenuti visuali, è ciò che davvero spinge le persone – e quindi i nostri fan o follower – a interessarsi a noi e a condividere i nostri messaggi.
00Elisa MarinoElisa Marino2015-04-13 16:59:372015-04-13 16:59:37I contenuti visuali in una social media strategy di successo
Philip Kotler, il guru dei guru, il marketer per eccellenza, sarà a Milano il 15 maggio per il Philip Kotler Marketing Forum, una giornata con il padre fondatore del marketing che, accompagnato da storymaker nazionali di successo, illustrerà l’evoluzione e trasformazione del marketing mondiale e di quello italiano.
Una lectio magistralis imperdibile per esperti di marketing, imprenditori e leader di tutto il mondo.
Iscriviti e approfitta dello sconto Ninja
La quota di partecipazione al PKMF è di € 400 (IVA esclusa), ma per i lettori di Ninja Marketing c’è uno sconto: se ti iscrivi a questo link dedicato la quota è di € 369,00 (IVA esclusa).
Un focus sul Made in Italy
L’evento, organizzato da Nexo Corporation nella suggestiva Aula Magna dell’Università Bicocca, sarà una full immersion con il professor Kotler e i suoi ospiti d’eccezione, tra cui Mirko Pallera di Ninja Marketing.
Il programma del Philip Kotler Marketing Forum Italy 2015 è focalizzato sulle strategie che le imprese italiane dovranno adottare per partecipare ai veloci mutamenti del mercato nazionale ed internazionale. Il futuro per il professor Kotler è nel marketing umanistico abbinato alla “customerization”.
Il Forum approfondirà le strategie per risaltare le radici locali e il valore del Made in Italy, favorendo una prospettiva internazionale del business volta ad ampliare la vision delle piccole e medie imprese italiane, a consolidare quella delle grandi imprese e a migliorare l’organizzazione aziendale con il supporto della tecnologica.
Insomma, un evento da non perdere!
00Ayumi KenseiAyumi Kensei2015-04-13 14:18:202015-04-13 14:18:20Philip Kotler Marketing Forum: iscriviti con lo sconto dedicato ai Ninja
L'EXPO 2015 sta per iniziare. Tra polemiche, rinunce e rilanci, la sezione Digital vi da quello che davvero conta. Tutto ciò che dovete sapere per vivere al meglio un'esperienza unica immersi nella cultura del pianeta!
Ci siamo! Siamo quasi arrivati (finalmente): tra pochissimi giorni, per l’esattezza il 1 Maggio i milanesi saranno contentissimi di affrontare la mitica Tangenziale Ovest in preda a spasmi muscolari da coda (soprattutto chi non ha il cambio automatico 🙂 ) e poter finalmente dire durante il coffee: “l’Expo è iniziato, quando andiamo a fare un salto?” E voi? Sapete cosa dovete fare per andare “a fare un salto” all’Expo? Cerchiamo di scoprirlo insieme e, dopo aver letto la prima parte dell’Analisi in chiave Digital dell’EXPo 2015, vediamo le istruzioni per l’uso in modo da viverla al meglio!
La risposta è più semplice del previsto. I biglietti si possono acquistare in entrambi i modi offline oppure online direttamente sul sito dell’Esposizione Universale.
Per quanto riguarda l’acquisto online dovete collegarvi al sito ufficiale (qui) e selezionare l’opzione “Acquista il tuo biglietto”. Dopo uno smarrimento inziale su cosa fare per procedere con l’acquisto (la pagina è leggermente caotica ma molto completa) vi consigliamo di selezionare il “Listino Prezzi” e “Dettaglio Riduzioni” in modo da avere una vision globale dei prezzi.
A questo punto, almeno personalmente, scopriamo una cosa che ci sorprende e di cui non eravamo a conoscenza: i biglietti acquistati dopo il 1 Maggio (giorno di apertura) avranno un prezzo maggiore: quindi, correte a comprarli! Per procedere con l’acquisto online selezionate il pulsante apposito “Continua con l’acquisto” e vi troverete in una pagina apposita in cui potrete selezionare la tipologia di data, il numero di biglietti e tutto quello che può servirvi.
Dopo l’autenticazione (il biglietto viene spedito via mail) potrete concludere l’acquisto! Per concludere l’acquisto potete utilizzare il metodo di pagamento che preferite ma, purtroppo, non PayPal.
Per l’acquisto offline le soluzioni sono parecchie e riportate nell’apposita sezione del sito ed alcuni hanno biglietti a prezzi agevolati, o meglio scontati. Valutate bene!
Come ci arrivo all’EXPO?
Come ben sappiamo Milano è servita in modo ottimale da mezzi di trasporto pubblici (quantomeno a livello teorico 🙂 ) quindi per raggiungere l’Esposizione Universale non ci sono grossi problemi, ma ricordatevi di comprare il biglietto extra-urbano se andate in Metro! Per acquistare i biglietti potrete utilizzare tutti i più svariati metodi che conoscete e/o visitare la pagina di Expo che vi indica le differenti opzioni.
Ovviamente esistono molteplici soluzioni per raggiungere l’Esposizione Universale anche dai vari aereoporti milanesi e dalle stazioni ferroviarie (a tal proposito anche ITALO ha da tempo attiva la stazione Milano Expo-Rho Fiera!) e, soprattutto, potete anche utilizzare il car-sharing di cui Milano è estremamente dotata (ammesso che ci siano parcheggi appositi nell’esposizione, la cosa non è chiara).
Come parcheggio all’EXPO?
Eccoci all’annosa questione parcheggi. Ammesso che voi vogliate andare all’esposizione in macchina, dove la parcheggiate? Semplice, direttamente in fiera! Il Biglietto è acquistabile anche online (qui) oppure potete andare direttamente all’esposizione e (se non cambierà nulla) utilizzare il vostro comodissimo Telepass per pagare il parcheggio direttamente in loco (cosa che purtroppo non si può ancora fare nei vari parcheggi di Milano).
Tablet Sharing Expo Milano 2015
Una soluzione tecnologicamente interessante è la possibilità del cosiddetto Tablet Sharing. In pratica grazie a TIM in collaborazione con Samsung ed al suo servizio TIM2go è possibile noleggiare per il giorno della propria visita all’Esposizione Universale, un Tablet Samsung Galaxy Tab S 8.4” con connettività 4G LTE (a Milano va alla grande, tranquilli!) con tutta una serie di contenuti ed App dedicate preinstallate. TIM2go mette inoltre a disposizione del “noleggiatore” 5GB di spazio cloud dove caricare le proprie foto della giornate, i video girati e gli itinerari percorsi, i quali potranno essere condivisi con altri utenti e contatti anche successivamente alla visita.
L’idea è estremamente bella e agevola la cultura partecipativa all’interno di un evento che deve essere visto proprio così, l’incontro di diverse culture! Il servizio costa 10 Euro al giorno (se prenotato online e ritirato in uno dei punto di ritiro) oppure 15 Euro al giorno se noleggiato direttamente all’Expo (per noleggi di più giorni sono previsti vari sconti). Cosa aspetti? Prenotate ora il vostro Tablet qui!
La vision dalla Cina
Ed eccoci ad una questione che interessa molti, ma come viene vista l’EXPO 2015 di Milano dal Mondo? E, ancora più interessante, come viene vista da quelli che dovrebbero secondo molti “risollevarne” la sorte? Il nostro Matteo Pogliani (aka Kuccimura) ha contatto vari manager cinesi per averne un’idea, ecco cosa ne è venuto fuori!
I numeri “raccontano” quello che a prima vista potrebbe essere un successo: quasi 1,5 milioni di biglietti venduti, numero che secondo le stime degli organizzatori potrebbe aumentare ulteriormente. Non solo, il padiglione Cinese sarà tra i primi conclusi e si appresta ad essere uno degli snodi chiave dell’Expo. Ma i numeri non sempre dicono tutto. In Cina infatti l’appeal di Expo non è ancora un fattore, con molti manager e personaggi chiave del mondo business a sapere ben poco dell’evento milanese.
I più “preparati” (per esperienza diretta) conoscono le caratteristiche principali dell’esposizione, ma ben poco d’altro. Certamente la comunicazione in mandarino quasi totalmente assente non ha aiutato la diffusione informativa nel paese asiatico. Il sito web che dovrebbe far conoscere le bellezze d’Italia (qui) a meno di un mese dall’inizio di EXPO risulta ancora in manutenzione. Presentato all’EXPO di Shanghai del 2010, “Ydalinihao” avrebbe dovuto rappresentare il punto di riferimento per dare visibilità a 360° all’Italia, un punto di riferimento ancora assente.
Per non parlare di Verybello.it e di Italia.it, risorse che sarebbero dovute essere fondamentali come supporto informativo all’Expo, ma che ad oggi non presentano (oltre che a contenuti adeguati) nessuna traccia di mandarino… siamo così sicuri che la Cina salverà l’Expo?
E voi Ninja? Cosa ne pensate? Ci andrete? Alla prossima! 😉
00AndreaAndrea2015-04-13 11:00:592015-04-13 11:00:59Expo Milano 2015: analizziamo il volto digital dell’evento [ANALISI - Parte 2]
Uno dei compiti più ardui per coloro i quali svolgono compiti legati al mondo dei social in azienda è quello di quantificare l’apporto del proprio lavoro. È complicato in quanto spesso ci si interfaccia con superiori e colleghi che non hanno ancora dimestichezza con questo approccio al business, e non di rado hanno quindi un atteggiamento intriso di preconcetti.
È complicato perchè la natura stessa delle professioni legate ai social network sta creando meccanismi e procedure di verifiche che testino sia in termini di quantità che di qualità l’indirizzo editoriale scelto per la gestione di un determinato profilo o nella gestione social nel suo complesso.
Da questo punto di vista le analisi vengono compiute con statistiche “fredde” che rimarcano il numero di amici su Facebook piuttosto che le mere condivisioni di un post su un blog aziendale et similia.
Social Media Analytics: valutare le performance
Il performance marketing si prefigge il scopo di strutturare tutta una serie di dati grezzi e fornire una visione complessiva del piano di lavoro, elaborare quindi analytics che consentano di comprendere al meglio punti di forza e di debolezza della propria attività sui social media, intercettare usi e consumi dei contenuti da parte delle comunità.
Tutti questi parametri sono essenziali, sia che ci si trovi a lavorare per una grande azienda sia per un piccolo sito di e-commerce, ed in questo senso tutte le piattaforme social si stanno dotando di strumenti tramite i quali i professionisti che curano un determinato profilo possono elaborare i dati necessari senza uscire dal social network che ospita quello stesso profilo (i.e. le pagine Facebook hanno tutta una serie di indicatori per coloro che li gestiscono).
Oggi però vogliamo proporvi tutta una serie di servizi, totalmente gratuiti, che svolgono questo compito in maniera combinata, dandovi dati complessi che tengono conto dell’utilizzo di più piattaforme e che possano essere direttamente comparate con quelle dei vostri concorrenti.
#1 Followerwonk: tutto ciò che c’è da sapere sul vostro Twitter
Followerwonk è una piattaforma che fornisce tutta una serie di statistiche relative ai follower di Twitter di un determinato utente. E’ davvero utile in quanto fornisce analisi su tutta una serie di fattori (provenienza geografica, età, quando cinguettano etc. etc.) che possono aiutarci a determinare quale tipo di audience intercettiamo e come questa agisce. Inoltre si possono comparare le proprie statistiche con quelle di altri profili, e quindi possiamo parametrare il nostro successo in relazione a quello dei nostri competitor, o in alternativa sfruttarlo per trovare gli influencer, noti e meno noti, rispetto alla categoria merceologica dell’azienda di cui ci occupiamo.
#2 Non possiamo essere sempre connessi ? Tranquilli ci pensa Buffer
Buffer è una utility che risolve due grandi problemi per chi si occupa di calendarizzazione e diversificazione dei contenuti da pubblicare e condividere in rete. Registrando infatti i profili social su tre diverse piattaforme (Facebook, Twitter, Linkedin) ci offre la possibilità di scegliere quale contenuto vada condiviso su qual social media e soprattutto quando. In questo modo possiamo essere sicuri di pubblicare e diffondere un post nel preciso momento in cui riteniamo possa avere il maggior tasso di condivisione possibile, anche se in quella determinata circostanza non fosse possibile per noi essere fisicamente al computer. Oltre a fare tutto ciò, buffer ci fornisce in tempo reale le statistiche sul numero esatto di condivisioni effettuate dagli utenti.
#3 SumAll: tutte le info, tutti i profili, un solo contenitore
SumAllè uno strumento che potremmo definire onnicomprensivo. Offre un servizio per il quale possiamo far confluire tutti i dati relativi ad ogni profilo social da noi detenuto e produrre tutte le statistiche possibili incrociate.
Utilissimo per chi ha già esperienza nella lettura di dati complessi, fornisce una visione d’assieme davvero invidiabile per qualità, nonostante mantenga interfaccia intuitiva ed una certa facilità di accesso ed elaborazione.
#4 Basta raccogliere dati da ogni dove: la riunificazione dei big data di Cyfe
Competitor diretto di SumAll in un certo senso, Cyfe parte dallo stesso presupposto: offrire una sola lavagna di lavoro che raccolga tutti i dati disponibili rispetto alla propria attività di online marketing.
La variante che rende Cyfe indispensabile è che il servizio raccoglie i dati di tutti i servizi attivati su un determinato dominio oltre che sui social. Per cui potete osservare le Google Analytics, quelle di WordPress, quelle di Adsense e di Amazon tutte davanti a voi tutte nello stesso momento senza dover sempre aprire mille finestre e incrociare i dati di statistiche incomparabili.
#5 Ego vs Alter: Quintly e il performance comparing
Quintly è un servizio unico nel suo genere. Oltre ad offrire social analytics estremamente dettagliate in grado di farvi ricostruire il vostro grado di successo delle vostre campagne social, vi offre l’opportunità di comparare il vostro lavoro con quello dei vostri concorrenti.
In altre parole oltre a “dirvi” se e quanto state operando nel modo giusto sui social vi dice anche quanto bene/male state lavorando in relazione al mercato e darvi una proiezione ideale di successo al quale aspirare.
#6 Keyhole: il cacciatore di trend
Keyhole è un servizio di grande efficacia che può essere usato per diversi scopi. Setaccia su facebook twitter ed instagram tutti i post relativi all’argomento di ricerca che voi gli fornite. Se viene utilizzato per cercare il vostro brand o il servizio o prodotto di cui vi occupate è in grado di fornirvi tutta una serie di variabili rispetto a quanto quell’argomento viene inserito nelle conversazioni online.
In questo modo potete vedere in maniera molto intuitiva quanto un contenuto da voi proposto ha fatto breccia nel vostro target di riferimento, vi aiuta a delineare quel target stilando un profilo ideale del tipo di utenti che si avvicinano all’argomento trattato.
#7 Un giudizio imparziale: Klout valuta la tua prestazione sui social
Se avete bisogno di quantificare il vostro successo nella gestione di un profilo beh allora non potrete fare a meno di utilizzare Klout. Una volta associato l’account sul quale volete che vi venga fornito il vostro punteggio, Klout ve lo fornirà nudo e crudo in virtù di parametri quantitativi e soprattutto qualitativi di gestione e diffusione dei contenuti proposti.
E’ una sorta di cartina al tornasole con la quale potrete comprendere quale impatto avete nel web quando decidete di pubblicare un determinato contenuto, quale grado di ispirazione siete in grado di generare e come sfruttarla per rendervi soggetti credibili ai quali fare riferimento per determinate richieste.
#8 Viralwoot: il servizio per i Pinterest-dipendenti
Ultimo in rassegna in questa occasione ed mono-dimensionale per il tipo di social media di cui si occupa, Viralwoot è un sito che vi assiste nell’incrementare il successo del vostro profilo su Pinterest.
Come Buffer ci aiuta anche nella calendarizzazione per pubblicare un Pin quando più ritenete opportuno al fine di massimizzare la visiblità, ci fornisce gli strumenti affinchè ci si possa porre in relazione con più utenti possibili al fine di aumentare la nostra popolarità.
Inoltre gode di un servizio di alert che ci notifica quando un nostro contenuto viene consumato.
Negli ultimi 7 giorni le agenzie più prestigiose al mondo hanno sfornato questi annunci stampa per stupire e invogliare i consumatori all’acquisto. Riusciranno nell’intento? Diteci voi!
La parte giusta non funziona nella posizione sbagliata! Se hai problemi rivolgiti al supporto tecnico di Peugeot.
Advertising Agency: Y&R Brasil
Chief Creative Officer: Rui Branquinho
Creative Director: Leandro Câmara
Copywriter: Christian Fontana
Account Director: Alessandro Cardoni
Planner: Ana Kuroki
Illustrator: Studio Marco Cezar
Beijing Subway: Fireman/Paramedics/Pizza
Sei a Pechino e vuoi arrivare veloce alla tua destinazione? Prendi la Metro!
Advertising Agency: Grey, Beijing, China
Executive Creative Director: Alvin Lim
Creative Directors: Marx Zhu, He Jun
Art Directors: Marx Zhu, Yang Jianfeng
Copywriter: Alvin Lim
Creative Services Director: Kevin Bi
Traffic Manager: Jane Li
Managing Director: Oliver Xu
Account Manager: Afra Hou
Production House: Mulberry
Photographer: Matjaz Tancic
Retouchers: Hei Zi, Xu Yuanming
Camp: Apple/Caju/Orange
Succhi di frutta Camp…c’è tanta frutta dentro! Nell’immagine ci viene mostrato l’interno di una confezione con il particolare della luce che penetra attraverso la cannuccia.
Advertising Agency: McGarryBowen, São Paulo, Brazil
Creative Directors: Carlos Domingos, Cassiano Saldanha, Werner Pockel
Art Director: Rodrigo Panachão
Copywriter: Nicholas Bergantin
Photographer: Sendi Morais
RTVC / ArtBuyer: Juliana D’Antino
Media: Juliana Silvestrini, Thaiz Gallina Thiodoro
Account Manager: Paula Nunes
Duracell: Toys should live forever
Messaggio rivolto a tutti i genitori del mondo: i giocattoli dovrebbero vivere per sempre; usate le batterie Duracell per i giocattoli dei vostri figli.
Advertising Agency: Grey, London, UK
Executive Creative Directors: Nils Leonard, Dave Monk, Vicki Maguire
Creative Directors: Gary McNulty, Paul Moran
Creatives: Mike Kennedy, Pauline Ashford
Account Team: Philippa Baldwin, Sophie Morgan, Jessica Hockey, Fran Goring
Creative Producers: Rhys Chapman, Sam Morton
Planners: Matt Gladstone, Matt Buttrick
Media Agency: SMV
Production Company: George Grace Presents
Illustrator (3D): Alan Murray
Designer: Ryan Shellard
Quante notti ci siamo svegliati presi dal panico dopo aver sognato di perdere i denti? E’ successo a tutti prima o poi e credenze popolari ci insegnano questo essere un presagio negativo e decisamente piacere non fa. Immaginate ora come può essere la vita di un leone che ha perso i suoi canini.
Aslan è un leone bianco di nove anni, vive nel Kevin Richardson Wildlife Sanctuary in Sud-Africa, qui le specie carnivore vengono preservate pur mantenendo una filosofia basata sull’autosostentamento della specie. Il leone bianco è un animale sacro in Africa per la sua rarità e fa parte di numerose tradizioni, è un animale che ha bisogno di una particolare attenzione così da salvaguardarne il mantenimento della razza.
“Perdere due canini nel fiore degli anni, è stato un duro colpo per Aslan” ci racconta Richardson, anche conosciuto con il soprannome di “colui che sussurra ai leoni”. Per un leone, avere perso ben due denti così importanti, oltre a causare indubbiamente dolore, lo rende una preda facile, non in grado di difendersi, oltre al non riuscire a nutrirsi in modo nomale: tutto questo non può che incidere anche sull’umore dell’animale.
Quando si soffre di mal di denti è difficile pensare ad altro perché è il dolore è così acuto e continuo che non permette di concentrarci su altro e lo stesso vale anche per Aslan che, come ci racconta Kevin, era diventato irritabile e solitario.
Fixodent, grazie ai suoi prodotti per dentiere, da anni restituisce alle persone, la libertà di mordere naturalmente e senza rinunce e questa volta la missione è stata quella di restituire tutto questo ad un leone. Grazie alla collaborazione con il dottor Gerhard Steekamo, con l’anestesista Adrian Tordiffe e la supervisione di Anti-Animal Cruelty League è stato possibile.
Sono state necessarie quattro ore di operazione per estrarre la radice dei vecchi denti e re-impiantare quelli nuovi, periodo decisamente lungo e delicato in cui i rischi per un leone in anestesia così a lungo non sono decisamente da sottovalutare.
La sala per l’operazione è stata allestita sul posto per non portare Aslan troppo lontano dal suo ambiente naturale ma garantendo la qualità e le prestazioni di un grande e fornito ospedale.
Una volta iniziato il trattamento ai denti, il dottor Steekamo si è accorto che non erano due quelli che necessitavano di un intervento, come si credeva all’inizio, ma ben quattro e questo ha protratto l’operazione per due ore in più rispetto al previsto.
“Noi di Fixodent conosciamo sia la parte fisica che quella psicologica che possono essere toccate dalla perdita di un dente. Sapevamo che non potevamo ovviamente risolvere il problema con una dentiera, così abbiamo trovato tutti i partner in grado di restituire a Aslan il suo orgoglio. Speriamo che tutti quelli che vedranno questo documentario, troveranno da questa storia una fonte di ispirazione.”
Il video dell’intera operazione, a cura di Saatchi&Saatchi Italia, pubblicato il 29 marzo scorso ha già raggiunto quasi 7.000.000 di visualizzazioni: la storia di Aslan si sta diffondendo come previsto e vedremo quanti altri brand, sulla scia di Fixodent, decideranno di investire fondi destinati alle campagne di comunicazione per realizzare qualcosa di utile in grado di risolvere un problema, così come è stato per questo leone bianco. Come si dice, prendere due piccioni con una fava.
“Ridare la possibilità di mordere a chi l’ha persa è ciò che facciamo ogni giorno, per ogni persona che usa un ponte o una dentiera.” recita la frase che chiude il video riassumendo in poche parole la filosofia aziendale del marchio di Procter&Gamble, aiutandoci anche a capire meglio quale fosse il suo collegamento con il documentario appena visto.
“The king is back” dice felice Kevin quando Aslan può finalmente tornare nel branco e credo sia un augurio che vale un po’ per tutti quelli che stanno affrontando una situazione difficile o un problema delicato: che il re torni al suo trono, siamo tutti dei re, esattamente come Aslan.
CREDITS
Agency: Saatchi & Saatchi – Italy
Regional Creative Director: John Pallant
Executive Creative Director: Agostino Toscana
Creative Director: Manuel Musilli, Salvatore Tarallo
Art Director: Alessio Bianconi, Manuel Musilli
Copywriter: Alice Scornajenghi
TV Producer: Lavinia Confortini
The film was shot in South Africa on December 2014 and on January 2015.
Production Company: Golden Planes
Executive producer: Herman Le Roux
Director: Sven Harding
Co-director/DOP: Wayne De Lange
Post Production Company: Golden Planes, Silver Bullet Productions
00NickyNicky2015-04-11 11:30:022015-04-11 11:30:02Fixodent restituisce l'orgoglio al leone bianco
Streetness punta i riflettori sull’alta moda e in particolare sulla passerella di Louis Vuitton. Questa settimana, in un viaggio a ritroso nel tempo, affrontiamo alcuni casi della famosissima maison francese che, negli ultimi anni, conduce delle campagne pubblicitarie dove l’eleganza e lo stile raggiungono livelli impareggiabili.
La storica azienda transalpina, che dal 1854 a oggi ha ampliato la produzione, è anche uno dei più importanti market leader mondiali per gli accessori di lusso. L’azienda, che si caratterizza per questa grande specificità, non trascura inoltre il suo potenziale comunicativo e guarda con originalità e attenzione alle forme e ai colori della Street Art.
Ambiente soffuso e luci accese su un inedito palcoscenico total white. Ecco i primi istanti della campagna Core Values di Vuitton, dedicata al mondo del viaggio inteso come esperienza sia fisica che interiore. Tra i tanti protagonisti, il primo testimonial dello spot è la leggenda vivente del pugilato mondiale Muhammad Ali. Il breve video, lanciato nel 2012 prima nella versione tablet e poi su louisvuitton.com, porta al centro di un ring il noto rapper e attore statunitense Yasiin Bey (Mos Def) a ripercorre alcuni dei momenti e le frasi più memorabili della straordinaria carriera del celebre boxeur.
Accanto al cantante afro-americano appare d’un tratto il grande interprete della Street Art Niels Shoe Meulman che, munito di una grossa scopa intinta nella vernice nera, interpreta nel proprio linguaggio le parole dell’ex pugile ed esegue, con gesti che ricordano il dripping dell’Action Painting americana, “Word“.
Sulla scena artistica da più di 30 anni, l’artista olandese esordì inizialmente con il proprio tag Shoe. Nel corso degli anni ’80, dopo essersi cimentato in vari campi come l’illustrazione e il graphic design e aver collaborato anche con molti brand prestigiosi, Niels Shoe ha ideato e personalizzato il suo stile nella tecnica del Calligraffitismo.
Questo metodo seriale d’impronta tipografica nasce dalla sintesi tra il carattere gotico della scrittura, il lettering tipico del writing e la visione dimensionale e murale della street art. Durante le immagini del filmato emerge una caratteristica fondamentale che fa comprendere come nessun elemento sia lasciato alla casualità.
Alì è stato un importante protagonista del suo tempo, non solo per le indimenticabili imprese sportive, ma anche per le vicende socio-culturali legate al rifiuto della guerra in Vietnam, alla lotta per i diritti civili dei neri e delle altre minoranze e soprattutto per quel viaggio interiore che ha condotto il giovane Cassius alla conversione all’Islam.
Le storie e i volti che sono raccontati in questo breve trailer di Vuitton sono accomunati da una forza culturale e sociale che lega i tre protagonisti: Muhammad Ali è il simbolo di un cambiamento storico, di un percorso spirituale che sconvolge l’America conservatrice degli anni ’60; non a caso il cantante rapper Yasiin Bey, uno fra i più grandi protagonisti dell’Hip Hop mondiale, racconta con quel parlare ritmico, nato come movimento culturale proprio nell’America di quegli stessi anni, la vicenda del grande sportivo; e infine Niels Shoe Meulman che, nel segno progenitore di una parte della Street Art, ossia il graffiti writing, termine utilizzato fin dai primi anni ’70 e che racchiude quell’istintiva esigenza espressiva tipica della sotto-cultura afro-americana, diviene cerniera che dimensiona cronologicamente e culturalmente il filmato di Vuitton.
Altro caso relativo alla collezione di Vuitton è dell’estate 2014, quando la casa parigina chiama tre artisti di varie nazionalità per ridisegnare le fantasie dei suoi foulards. L’azienda dedica ad una piccola e preziosa collezione di stole e scialli la serie Foulards d’Artistes. Ancora una volta la Street Art è la grande protagonista e, in questa occasione, entrano in gioco personalità artistiche di rilievo come Kenny Scharf, André Saraiva e l’artista cileno Inti.
Kenny Scharf, artista poliedrico allievo di Andy Warhol e amico di Keith Haring, è uno degli ultimi esponenti della Pop Art. L’artista californiano, che dagli anni ‘0 newyorkesi a oggi ha eseguito murales, collage, fumetti, installazioni, quadri e sculture, si distingue per il suo stile colorato e pop-surrealista. Scharf, che oltre 30 anni fa ha disegnato il celebre Squirt, ha ideato per i tessuti in seta e lana della collezione uno stile coloratissimo caratterizzato da collage e fantasiose mappe stellari.
André Saraiva aka Andrè è un noto street artist conosciuto come “Mr. A“, tag che ritrae un bizzarro ed alto personaggio con il cilindro ed una X al posto di un occhio. L’artista svedese-portoghese, attivo in tutto il mondo fin dai primi anni ’80, è uno dei più importanti artisti appartenenti alla prima generazione del graffiti writing. Andrè, che compare insieme a Zevs e Invader in Exit Through the Gift Shop, famoso film dedicato a Banksy, interpreta sulle lussuose stoffe il monogramma di Louis Vuitton in compagnia del viso sbarazzino di “Mr. A”.
Proprio in occasione della presentazione della collezione Primavera Estate 2014, l’urban artist INTI, terzo protagonista del progetto Foulards d’Artistes, presenta Sun. In questo lavoro, pensato per i delicati e preziosi tessuti, l’artista cileno realizza fantasie cromaticamente vivaci, dove le tonalità del sole, dell’oro e dell’arancio ben si armonizzano ai disegni geometrici con riferimenti all’immagine sacra di Wiracocha, dio della cultura Tiwanaku. In tutte le grandi opere murali di INTI, realizzate in molte parti del mondo, come in Spagna, Cile, Norvegia, Francia e Germania, sono presenti elementi iconografici, colori e motivi in omaggio alle civiltà pre-colombiane.
Altra campagna pubblicitaria centrata sui foulards d’artista è quella della collezione autunno-inverno 2013-2014. In questa edizione, dedicata ai grandi tessuti in seta, partecipano gli street artisti Eko Nugroho, EINE e L Seed. Ognuno nel proprio stile ha contribuito a decorare in mondo originale le stoffe di Vuitton, ma scopriamo qualche dettaglio dell’operazione.
Eko Nugroho è un artista indonesiano che nelle sue opere è riuscito a sintetizzare il senso figurativo e tradizionale della cultura orientale con quello globale dell’arte urbana che guarda ai graffiti e ai fumetti. Quella di Nugroho per Vuitton è un’immagine molto pop che incuriosisce per stile ed estro creativo.
L’artista inglese EINE è noto per aver dipinto illegalmente il proprio “Alfabeto” sui muri e le saracinesche di Londra e per aver prodotto numerosi stili di lettering. In quest’occasione non rinuncia al suo lettering, e per il foulard di LV scrive con dinamiche lettere colorate “Great Adventures“.
Lo stile di L Seed, street artista franco-tunisino, si distingue per l’utilizzo del Calligraffitismo. Consapevole della doppia appartenenza culturale, riesce a codificare forza, identità e creatività nelle sue opere: una sintesi segnica dove la street art occidentale abbraccia la calligrafia araba. Nel suo progetto, infatti, L Seed reinterpreta in chiave arabeggiante il monogramma di LV.
Avendo iniziato questo articolo con il video pubblicitario del 2012, concludiamo il viaggio nel mondo della comunicazione di LV con un filmato amatoriale del 2007. In un minuto di immagini dai rimandi anni Novanta, dove André è il protagonista del party di Louis Vuitton di Tokyo, si mostra il lato decisamente mondano e commerciale della Street Art; una distorsione che nel corso di questi anni, e grazie ai cambiamenti, alle ricerche e ai progressi effettuati, ha subito una decisa e attenta curvatura creativa in casa Vuitton.
In questo tempo, abbiamo notato come continuità, originalità e intraprendenza siano le caratteristiche che fanno la differenza nel grande brand parigino. La forza dell’azienda è una spiccata attenzione alle nuove tendenze stilistiche e agli artisti che dialogano con il mondo della moda; tutto questo per Vuitton si traduce in una prassi consolidata soprattutto nel campo della Street Art, che continua ad affascinare le nuove generazioni e a proporsi sul mercato in maniera sempre più ricercata.
00StreetnessStreetness2015-04-11 09:50:132015-04-11 09:50:13L’eleganza di Louis Vuitton e l’incanto per la Street Art
L'Unione Industriale Biellese avvia un progetto formativo e lavorativo alimentato dai due carburanti di scuola e impresa.
Quarantacinque studenti di due istituti tecnici di Biella sono stati coinvolti in un progetto del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale Biellese, volto a creare un solido e reale legame tra il mondo del lavoro e quello scolastico.
Sono proprio quest’ultimi i due carburanti di Bi Fuel, un progetto che si propone di alimentare il motore della collaborazione tra aziende e studenti, che approcceranno il loro futuro professionale attraverso la via più fruttifera: la pratica.
“Portare i ragazzi a vivere l’azienda, facendo conoscere di più i diversi cicli produttivi e i vari settori manifatturieri, fino a farli investire sul loro futuro: è questo l’obiettivo che ci ha spinti a lavorare insieme negli ultimi mesi per dare vita ad un’iniziativa nuova, concreta, che potesse essere un’esperienza coinvolgente e utile per i ragazzi. Ringrazio quindi i presidi e i docenti degli istituti scolastici che hanno accolto con entusiasmo il progetto”.
Così Riccardo Stefani, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’UIB descrive l’idea alla base di Bi Fuel.
L’organizzazione
Non ci saranno stage improvvisati e poco qualificanti nel futuro dei giovani delle classi quarte degli istituti Bona e Sella; al contrario, i percorsi di formazione sono studiati coniugando teoria e pratica in un unico progetto: suddivisi in team, gli studenti sceglieranno un prodotto da realizzare, che vedranno nascere e crescere nelle loro mani, passando attraverso le fasi di ideazione e progettazione, produzione, marketing e vendita.
Le aziende ospitanti fungeranno da tutor per le varie squadre, rappresentando una buona varietà di settori merceologici e conseguentemente una ampliando le possibilità di scelta dei ragazzi. Il progetto, per la verità, nasce nell’ambito dell’industria tessile, come testimonia la presentazione a Sistema Moda Italia, Federazione Tessile e Moda di Confindustria.
Saranno quattro, per la precisione, i prodotti che verranno realizzati dai giovani: t-shirt, accessori per l’abbigliamento, impermeabili per animali, e complementi d’arredo.
In partenza con l’avvio del prossimo anno scolastico, Bi Fuel investirà i ragazzi di responsabilità, che andranno a toccare cerchie sociali via via più ampie; verso se stessi, prima di tutto, poiché una strada spianata per costruirsi un futuro lavorativo con le proprie mani (letteralmente) non capita tutti i giorni.
Vi sono poi i compagni, che verranno visti per la prima volta nell’inusuale veste di “colleghi”, attributo che renderà necessariamente più maturi gli approcci tra coetanei che non potranno più rapportarsi solo in base alla simpatia, ma anche alla professionalità.
L’esperienza sarà di non poca utilità anche per i docenti, poiché avranno l’occasione di aggiornarsi e condividere sul campo le proprie conoscenze senza ingombranti cattedre tra essi ed i propri allievi.
Tutte le persone coinvolte avranno quindi una visione al contempo specifica e generale del tessuto produttivo locale che, afferma Francesco Ferraris, titolare del Finissaggio e Tintoria Ferraris “ha attraversato un periodo di difficoltà.
Quello del distretto è un grande passato ma è dal presente, da oggi, che dobbiamo ripartire per pensare il futuro: dobbiamo essere pronti e preparati a gestire il cambiamento di un mondo che sarà sempre più in continua e complessa trasformazione”.
La prospettiva degli organizzatori, infatti, è quella di replicare il modello su scala nazionale, proponendo un modello di sviluppo dal basso dalle solide basi, di modo da rilanciare le eccellenze italiane e rendere il Paese una fucina di talenti piuttosto che una voliera di cervelli in fuga.
00DoubleharkenDoubleharken2015-04-11 09:00:582015-04-11 09:00:58Bi Fuel: due carburanti che fanno bene all'ambiente (formativo)
Come si è ormai ben capito, ci sono due livelli di utilizzo dei social network: quello amatoriale e quello professionale.
Nella prima categoria rientra la maggior parte dell’utenza, che si serve di Facebook, Twitter, Instagram & Co. per esprimere le proprie idee e gusti, in modo istintivo e spontaneo.
Nel secondo gruppo – più ristretto in quanto a numero di user, ma estremamente importante per prestigio e visibilità – confluiscono invece coloro che lavorano con i social e che se ne servono in modo più “scientifico”, scandagliando la rete alla ricerca di informazioni utili al proprio obiettivo professionale.
Nel flusso incessante di informazioni che si susseguono ogni minuto (e addirittura ogni secondo!), è facile smarrirsi e se ci si perde il selfie dell’amica o il post ironico del collega, nulla di grave, ma se si manca l’appuntamento con un contenuto lavorativamente rilevante, potrebbero sorgere problemi.
Da qui la necessità di avere programmi che scovino e radunino tutti i contenuti rilevanti – Storify, il più noto – affinché la parte sporca del lavoro la facciano algoritmi e macchine.
Ma sappiamo che i grandi social network sono sempre alla ricerca di nuovi strumenti che tengano il proprio utente all’interno del proprio programma, limitando il più possibile il ricorso a terzi parti.
Per questo motivo Twitter lancia Curator, nuovo servizio di ricerca tematica dedicato ai broadcaster.
Questo servizio sarà rivolto ai professionisti dell’informazione, quali testate giornalistiche e media audiovisivi e consentirà loro di trovare, selezionare e mostrare i migliori contenuti presi da Twitter e Vine.
I criteri delle ricerche, come si legge sul blog ufficiale dell’uccellino cinguettante, saranno molto precisi, permettendo di selezionare i tweet più rilevanti andando a raffinare la ricerca per il numero di follower che gli utenti hanno, per la lingua utilizzata, per la località da cui provengono.
Per esempio, si potrà ricercare un hashtag specifico tra coloro che hanno più di 500 follower, residenti a Roma, che hanno commentato l’evento che stiamo monitorando.
Tra coloro che hanno potuto provare in anteprima il servizio, segnaliamo la presenza dell’ultima edizione de L’isola dei famosi, che ha fatto registrare ascolti record ed è stato da più parti lodato per l’ottimo lavoro di promozione sui social e, in particolar modo, su Twitter.
La possibilità di scovare i tweet e i video di Vine più interessanti e di mandarli in onda in diretta, rimanendo all’interno di un unico ambiente, costituirà sicuramente motivo di apprezzamento da parte dei professionisti del settore.
Non crediamo invece che il nuovo arrivato della famiglia Twitter, Periscope, entrerà mai a far parte di questo servizio.
Riteniamo infatti che il punto di forza di Periscope, sia in questo caso un limite: chi si prenderà la responsabilità di mettere online video di cui non si può conoscere né contenuto né durata?
Gli unici contenuti accettabili, sarebbero quelli precedentemente concordati con VIP e persone note, ma si andrebbe a perdere la genuinità di questa app che nelle ultime settimane sta spopolando.
Ovviamente, siamo pronti a ricrederci…
Nel frattempo, terremo d’occhio l’accoglienza che si riserverà a Curator, che può essere facilmente richiesto con la semplice compilazione di questo form online.
00KinoKino2015-04-10 16:00:352015-04-10 16:00:35Twitter lancia la sfida a Storify con Curator
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