La nuova protesta dei designer per la giusta retribuzione


Ci risiamo! Ritorna l’ombra nera del destino sulla creatività e sui diritti e scatena la nuova protesta dei designer.

Lo scorso ottobre avevo avuto modo di parlare della protesta bianca dei designer – nota come La protesta delle X – nei confronti del comune di Napoli, il quale aveva indetto un contest finalizzato alla realizzazione di un immagine coordinata della città.

Aiap, insieme ad altri enti, avevano pubblicato sul proprio sito una lettera aperta lamentando una mancanza di diritti relativa alla giusta retribuzione sostenendo quanto segue: “il fatto che non sia previsto né un premio né un rimborso spese per i partecipanti è un fatto talmente grave che ci impone di richiedere agli associati di non partecipare”.

Tra le parole di sconcerto delle associazioni di categoria apparve allora il termine “premio”, teniamolo bene in mente, perché ci servirà successivamente.

Questa volta i responsabili della creazione del contest hanno pensato bene di premiare i vincitori; non retribuendoli con il denaro ma attraverso uno spot da inserire sul portale ufficiale dell’ente. Un ottimo escamotage se non fosse che con gli spot non ci si compra il pane.

Torniamo per un attimo all’odierno contest cercando di capire di cosa si tratta: l’ente chiede di creare un logo che rappresenti la Città Metropolitana di Napoli, che ne sappia cogliere l’identità e le peculiarità, col pensiero rivolto al futuro.

Il contest, “al quale è possibile partecipare senza versare nessuna cifra” è rivolto a cittadini, società, studi di grafica, design, pubblicità, comunicazione, architettura e ingegneria, liberi professionisti cui viene chiesto di proporre dei progetti grafici di logo, nel rispetto del simbolo del cavallo rampante già presente nello stemma dell’ex Provincia di Napoli.

Parafrasando le parole scritte sul bando: Fra tutte le proposte pervenute, la Città Metropolitana di Napoli selezionerà a suo insindacabile giudizio l’autore della proposta migliore, che sarà premiato attraverso la realizzazione di uno spot e pubblicato sul portale informativo on line metronapoli.it e la relativa proposta sarà comunicata alla stampa.

LEGGI ANCHE: La protesta bianca dei designer per difendere il diritto alla giusta retribuzione

Ci sembra ci capire che l’indignazione delle associazioni, che allora organizzarono una protesta sui social media con l’appoggio di diverse testate off/online non è bastata a frenare questo continuo sfruttamento della creatività altrui per creare delle belle campagne pubblicitarie, di promozione e comunicazione.

Resta il fatto che esistono molti altri enti, istituzionali e non, che hanno capito il ruolo chiave dei designer nella creazione di una brand imagine. Infatti molti enti chiedono aiuto ai tanti siti di settore mettendo in palio vere somme di denaro, poiché comprendono che tutti i lavori sono dignitosi e per questo motivo vanno retribuiti.

La nuova protesta dei designer


Intatto impazza nella rete la nuova protesta di un gruppo di designer di Torino che hanno pubblicato nella propria pagina Facebook – OFFICINE GRAFICHE – una serie di immagini che ritraggono il numero 46 che nella smorfia napoletana sta per e’Denare (i soldi).

L’idea di OFFICINE GRAFICHE è questa: #CoglioneNo era il claim di una nota campagna di sensibilizzazione del lavoro dei creativi in Italia. Seguendo lo stesso stile, hanno pensato di realizzare un’ironica e “gratuita” nuova identità per la città Metropolitana di Napoli e un nuovo hashtag: #maipiùgratis

L’uso del numero 46 rassomiglia, per certi versi, alla teoria del contrappasso dantesco legato al fatto che il comune di Napoli non intende pagare i creativi che dovrebbero ideare la nuova identità visiva di Napoli.

In sintesi i grafici di OFFICINE GRAFICHE si appellano al primo articolo della costituzione italiana, che cito: L’italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Retribuito (aggiungono).

50 Sfumature di Grigio: le parodie dei brand [VIDEO]

50 sfumature di grigio

50 Sfumature Di Grigio è il trending topic del momento, che lo si apprezzi o meno: al cinema, ma soprattutto tra le bacheche social e, sì, nel marketing. Perché se prima 50 Shades Of Grey si è fatto largo tra la popolazione femminile in modo così prepotente (per tutti i motivi che la nostra Adele Savarese elencava nel suo articolo “Cinquanta sfumature di marketing, le ragioni dietro il successo della trilogia erotica“), alcuni brand hanno poi deciso di cavalcare l’onda (social)mediatica per fare un po’ di branding.

50 Sfumature di Grigio era un successo senza confronti su YouTube ancor prima dell’uscita nelle sale: i trailer e spot ufficiali hanno totalizzato più 100 milioni di views, che salgono a più di 300 milioni conteggiando tutti i filmati correlati al film.

Ecco dunque una raccolta dedicata a parodie e video ispirati a 50 Sfumature di Grigio realizzati da alcuni brand.

Audi

Lego

Durex

Trojan Condoms

Shutterstock

Samsung acquista LoopPay, il cardcase per pagamenti da smartphone

Pagare in negozi senza strisciare nessuna carta di credito ma solo attraverso una piccola “gobbetta” presente sul vostro smartphone? Sì, il portafogli integrato è la risposta che propone LoopPay. Il 18 febbraio scorso, Samsung Electronics Co., Ltd. ha annunciato l’acquisizione di LoopPay, una startup di Boston specializzata in metodi di pagamento con mobile, in accordo con Visa e Synchrony Financial.

LoopPay, compatibile con molti smartphone incluse le due ultime generazioni di iPhone e Android, si propone come un’alternativa ad Apple Pay. La sua tecnologia Magnetic Secure Transmission (MST) ha la potenzialità di funzionare approssimativamente nel 90% degli esistenti punti vendita con terminale POS, circa più di 10 milioni di negozi, senza nessun tipo d’investimento in nuove infrastrutture da parte del commerciante, come invece prevede Apple Pay.

La sua tecnologia funziona tramite due dispositivi LoopPay: la CardCase, una custodia di plastica nera da applicare al vostro smartphone, che contiene uno scomparto per la LoopPay card, e permette di pagare direttamente con il proprio smartphone se manteniamo la card inserita oppure di estrarla e pagare utilizzando la card direttamente, e la LoopPay Fob, che contiene un lettore di carta integrato, protetto da un rivestimento di silicone colorato.

Questo piccolo dispositivo può essere considerato una sorta di portafogli standalone. Mentre la custodia si connetterà in modalità wireless con i dispositivi esistenti e presenti in store, attraverso l’app di LoopPay si potrà scegliere con quale carta pagare inserendo le informazioni di pagamento. Samsung è stata molto chiara nel definire l’acquisizione di LoopPay, come la soluzione al pagamento da mobile in diretta competizione con quella proposta da Apple Pay.

Come dichiarato anche nel comunicato stampa da David Eun, EVP di Samsung Global Innovation Center, la compagnia è entusiasta di compiere un nuovo passo con LoopPay, per fornire ai consumatori una soluzione di pagamento da mobile che non solo è sicura e affidabile, bensì anche largamente accettata in molti negozi, rispetto a qualsiasi altro servizio di concorrenza. Ulteriormente, attraverso quest’accordo di collaborazione tra le parti, l’azienda sarà in grado di accelerare gli sforzi sostenuti per il commercio da mobile.

Il portafogli digitale, se così vogliamo chiamarlo, funziona con i lettori di carte magnetiche già esistenti, sfruttando la tecnologia brevettata MST, che converte i pagamenti da terminale, per i quali normalmente si striscia la carta di credito, in letture senza contatto.

Il pagamento con LoopPay può avvenire attraverso due modalità: premendo il pulsante presente sul dispositivo LoopPay oppure utilizzando l’app LoopPay e selezionando la carta di credito con la quale si intende pagare dalla lista disponibile e cliccare per pagare. Grazie a LoopPay avrete la possibilità di registrare e tenere in archivio tutte le vostre carte di credito e debito di qualsiasi banca ed emittente, ma anche carte fedeltà e carte regalo.

Inoltre l’app, protetta da PIN e password, permette una sicurezza sicuramente maggiore di un semplice portafogli.

Già da dicembre scorso, Samsung stava attuando negoziazioni con LoopPay riguardo alla definizione di un metodo di pagamento digitale concorrenziale a quello di Apple Pay. La decisione di Samsung si concretizza al punto tale da inglobare la startup all’interno dell’azienda sudcoreana.

LoopPay ha entrambe le chiavi per avere un buon successo nei pagamenti digitali, presentando infatti elementi come compatibilità e affidabilità, un binomio imprescindibile nella società tecnologica attuale. Se Samsung sarà capace di fornire ai clienti Android, prima di quanto possa fare Google, una soluzione di pagamento facile e immediata, riuscirà a guadagnarsi una bella fetta della quota di quel mercato. Sembra anche che l’azienda Samsung si stia preparando per annunciare il suo nuovo dispositivo Galaxy S6 il 1 marzo al Mobile World Congress, e che stia lavorando con LoopPay proprio per rendere produttivi i primi frutti della collaborazione sul nuovo dispositivo, inserendovi tale tecnologia.

Ma cosa ha LoopPay in più? È un metodo di pagamento che può essere considerato come una carta di credito progettata in maniera inversa e che fornisce grande vantaggio rispetto ai metodi Apple Pay o Google Wallet, che funzionano solamente attraverso tecnologia NFC. LoopPay però, non funziona con i dispositivi di pagamento che richiedono l’inserimento della carta nell’apposito spazio riservato (ATM o metropolitane).

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Più in generale, i metodi di pagamento attraverso mobile hanno l’intento di snellirne il processo e, in un’ottica di speranza, di liberarsi del portafogli e non quello di appesantire ulteriormente lo smartphone con custodie o dispositivi aggiuntivi.

I quesiti diventano due quindi: Samsung sarà capace di rendere appetibile tale tecnologia, che visivamente può apparire un passo indietro rispetto alle scelte di design a cui andiamo incontro?

E ancora, sarà in grado di battere il confronto con una tecnologia NFC, considerata più sicura, ma fastidiosa per i commercianti che dovranno acquistare nuovi dispositivi appositamente creati e installati per l’uso?

 

Le app per creare contenuti divertenti e stupire gli amici

le app per creare contenuti divertenti e stupire gli amici

Stanchi delle solite foto o dei selfie “fatti in casa”? Volete regalare al vostro amico o fidanzato un video di voi due unico e speciale? Abbiamo noi la risposta: “applicazione”! È già, basta attingere a quella piccola “parolina magica” per creare contenuti divertenti da condividere con gli altri, attraverso le proprie piattaforme social.

I protagonisti siamo sempre noi: in versione zombie, nei panni del nostro personaggio Disney preferito, di un famoso attore di Hollywood o di un fumetto. Insomma … largo alla fantasia!

Tutto questo oggi è possibile grazie al proliferarsi di tantissime applicazioni per smartphone che permettono di modificare le foto attraverso l’uso di sfondi particolari, emoticon e addirittura realizzare video divertenti ambientati in chissà quale paese sperduto del mondo.

Il successo, a livello di risultato divertente e virale, è assicurato. Per questo vi presentiamo alcune tra le app più gettonate per realizzare contenuti divertenti, che vi consigliamo di provare se avete voglia di ridere un po’ o di far ridere i vostri amici.

Nutshell Camera, l’app dei video romantici

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Nutshell Camera un’app per iPhone che trasforma le tue foto in mini-film. L’utente deve semplicemente selezionare tre foto dal proprio rullino, scegliere un elemento grafico tra quelli già pronti disponibili nella libreria e, solo se lo desidera, aggiungere qualche frase. Dopo pochi istanti Nutshell Camera avrà creato un breve racconto cinematografico d’effetto, ottimo per ricordare un evento, un incontro o qualsiasi episodio per noi speciale. L’applicazione è perfetta per chi vuole realizzare un video romantico da dedicare al fidanzato o al migliore amico.

Dubsmash, l’app dei video divertenti

le app per creare contenuti divertenti

Rinominata “l’app dei video-selfie divertenti”, Dubsmash ha spopolato negli ultimi tempi tra le bacheche Facebook e i profili Twitter e Instagram dei più giovani. Essa permette di calarsi nei panni di un attore famoso, di un cantante o addirittura di un personaggio dei cartoni animati, registrando brevi video in cui si fa finta di parlare o cantare seguendo la traccia audio scelta. Per chi ancora non la conoscesse, è un’applicazione gratuita sia per iOS sia per Android. Assolutamente da provare se volete far ridere qualcuno o godere di pochi secondi di celebrità.

LEGGI ANCHE: Fenomeno Dubsmash: è iniziata l’invasione dei video-selfie playback

ZombieBooth2, l’app dei video paurosi

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Volete fare uno scherzo “pauroso” ai vostri amici?! Grazie a ZombieBooth2, sequel di Zombie app, adesso è possibile! Basta partire da una foto per realizzare un video in 3D di voi in versione zombie. Non solo, grazie a questa app potrete trasformare in un “mostro” anche il vostro dolce gattino o cagnolino.

Una volta realizzato il video potrete condividerlo direttamente sulle piattaforme social, tra cui: Facebook, Youtube, Twitter e Instagram. Disponibile sia per iOS sia per Android.

Bitmoji, l’app che ti trasforma in un fumetto

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Sicuramente avrete già sentito parlare di Bitstrips vedendo il post di un amico su Facebook magicamente trasformarsi in un  fumetto. Se quello che avete visto vi è piaciuto, allora dovete assolutamente sapere che adesso è possibile ottenere lo stesso risultato, anzi anche meglio! E’ nata l’app Bitmoji per iOS e Android che permette a chiunque di creare l’avatara propria immagine e somiglianza” sia nei tratti fisici (capelli, occhi, altezza, naso, segni particolari ecc.) sia nel modo di vestire (sportivo, casual, elegante ecc.).

Un’altra novità viene direttamente dall’aggiornamento di Bitstips: ora una volta creato l’avatar potrete inserirlo in qualsiasi contesto di vita quotidiana (sull’autobus che prendete per andare all’università o a lavoro, al ristorante preferito, nel parco per una corsetta ecc.) basta scattare una foto della “location” ed inserire il vostro avatar nella posizione che più vi piace, scegliendo sempre tra alcune opzioni disponibili.

A questo punto sarà possibile condividere il vostro fumetto con la piattaforma social che preferite se non addirittura utilizzarlo come emoticon per le chat private. L’app è gratuita e al suo interno potete scoprire anche che cosa fanno gli avatar della vostra rete di contatti e, perché no, realizzare delle vignette insieme. Insomma, se prima un fumetto si poteva solo comprare in edicola o, per i più bravi, disegnare a mano adesso con Bitmoji  basta scaricare l’applicazione e sarete voi a diventare i protagonisti della storia.

Perciò non restate li impalati. Correte a prendere il vostro smartphone, scaricate le applicazioni e realizzate anche voi il vostro selfie, video  e fumetto divertente e poi raccontateci quella che ha avuto più successo tra i vostri amici!

Social Media Week Milano: i panel e i workshop da non perdere

Ormai manca poco, da lunedì 23 febbraio Milano ospiterà la settimana più Social dell’anno. La Social Media Week propone anche nel 2015 ospiti internazionali e panel da seguire per scoprire quali sono i trend da tenere d’occhio. Tema di quest’anno: La ‘mobile class’. Il digitale e la società che cambia.

Ecco quali sono gli incontri che non potete perdere,!

Cerimonia di Apertura – Il digitale cambia il Sistema Italia

Lunedì 23 febbraio, 9:30 – 11:00, Palazzo Reale
Intervengono
Cristina Tajani, assessore Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca, con delega Innovazione e Agenda Digitale – Comune di Milano
Marco Massarotto, Partner Dnsee – Hagakure
Pietro Sella, CEO Gruppo Banca Sella
Anna Testa, Head of TIM #WCAP MILAN – Telecom Italia
Federico Rampolla, Responsabile Digital innovation – Gruppo Mondadori
Stefano Mirti, Biodiversity Pavilion for Expo 2015 Milan – EXPO 2015
Gianfranco Chicco – SMWMilan

Money is just a tool: l’evoluzione digitale cambia il rapporto con il denaro

Lunedì 23 febbraio, 18:00 – 19:00, Palazzo Reale

In ogni epoca, le risorse naturali e le tecnologie disponibili hanno sempre definito le convenzioni sociali atte a scambiarsi valore.
Oggi, la presenza capillare dei dispositivi mobile, la disponibilità di banda larga, e la crescente diffusione dei pagamenti online, ridefiniscono ancora una volta queste convenzioni. La moneta elettronica permette di realizzare nuove modalità di relazione con il denaro.
Pietro Sella, Amministratore Delegato del Gruppo Banca Sella, fornisce una panoramica sull’evoluzione della banca come abilitatore di servizi innovativi volti a nuove modalità di scambio e gestione del denaro.
Durante l’evento, Pietro Sella presenterà HYPE, la soluzione di Banca Sella che risponde alle nuove esigenze tecnologiche e sociali d’esperienza d’uso del denaro.

Donne e Personal Branding. Il web come accesso alle opportunità del lavoro e della politica.

Martedì 24 febbraio, 16:30 – 18:00, Palazzo Reale

Leggiamo, sentiamo, viviamo quotidianamente una disparità di accesso delle donne nel mondo del lavoro e della politica. Cosa possiamo fare, grazie al web, per favorire il ruolo femminile? Il progetto #SheFactorIT stimola le partecipanti a valorizzare il proprio posizionamento personale online, per ottenere un maggiore e migliore accesso alle opportunità.

Listening & Engagement: dal monitoraggio continuo alla gestione di contenuti e community online

Mercoledì 25 febbraio, 9:45 – 11:00, Mondadori Megastore

La presenza dei brand sui social media ha creato nuove opportunità di interazione diretta e in tempo reale con i clienti. Allo stesso tempo, il volume di dati da dover considerare in ogni istante è aumentato in modo esponenziale. In questo contesto, come si fa ad analizzare l’enorme quantità di informazioni generate dalle varie attività e dalle interazioni ai contenuti prodotti dai brand e dalle persone per poter pendere decisioni in tempi brevi ed ingaggiare i clienti?

Questa sessione racconterà come alcune aziende leader di settore traggono vantaggio della nuova realtà digitale attraverso l’implementazione di strategie, strumenti per il monitoraggio continuo e processi di gestione di community e contenuti digitali.

Lezione Aperta con Stella Romagnoli – TIM: Storia e Futuro di un Grande Brand Italiano

Mercoledì 25 febbraio, 14:45 – 16:00, Mondadori Megastore

Dalla nascita della telefonia mobile in Italia al mondo social e always on: storia, sfide e futuro della comunicazione di un grande brand, raccontati da Stella Romagnoli (Head of Brand Strategy, Corporate Communication & Research at Telecom Italia) a tu per tu con Alessandro Rimassa (Director of Management and Communication School at IED, Istituto Europeo di Design).

social media week milano

2015 L’anno dei droni: opportunità e sfide per governi, aziende ed individui

Mercoledì 25 febbraio, 18:30 – 20:00, Palazzo Reale

Quest’anno i già onnipresenti droni sono sul punto di raggiungere la massa critica in maniera capillare, sia in termini di uso ricreativo che commerciale. Le videocamere incorporate di cui sono dotati, riescono a catturare immagini che ci costringono a riformulare il modo in cui siamo abituati a vedere le cose. Aziende di ogni settore stanno iniziando ad utilizzare gli aeromobili a pilotaggio remoto (APR) per soddisfare diversi scopi ed applicazioni.

Come siamo arrivati fin qui? E, soprattutto, dove arriveremo in futuro? Dovremmo temere o piuttosto abbracciare queste nuove opportunità portate dai droni?

Seamless mobility engagement: come sfruttare l’innovazione digitale e le nuove tecnologie per trasformare i modelli di interazione con gli utenti

Giovedì 26 febbraio, 9:45 – 11:00, Mondadori Megastore

La nuova realtà del “be always connected” ha profondamente trasformato il modo in cui i consumatori si relazionano con i brand e con la società che li circonda.

In questo workshop analizzeremo come sfruttare l’innovazione digitale e le nuove tecnologie per trasformare i modelli di ingaggio e di interazione con gli utenti/clienti finali, e come attraverso il disegno di nuovi modelli di customer journey si possano proporre al cliente nuove user experiences e nuove dinamiche di relazione con il brand: più diretto, più veloce e accessibile da qualunque canale.

Noi ci saremo, e voi?

Notte degli Oscar: Twitter e Dove lanciano SpeakBeautiful

Dpve e Twitter per speakbeautiful

Mancano meno di 48 ore alla Notte degli Oscar, che giunge alla sua ottantasettesima edizione. Al Dolby Theatre, scongiurato l’allarme bomba (bufala), è quasi tutto pronto. Staremo tutti incollati alla TV, con lo smartphone a portata di mano, a commentare su Twitter e Facebook la bellezza degli attori. O peggio a discettare sulle rughe, la cellulite, i denti gialli e le occhiaie di quell’attrice o di quell’altra, perché la TV non perdona.

Ora, metti un brand come Dove, che da qualche tempo vuole farsi portavoce di una bellezza normale, fatta anche di foruncoli, cellulite e sovrappeso. Metti un mezzo straordinariamente potente come Twitter, megafono di tutto il notiziabile, veicolo di tendenze vere o presunte. Metti l’evento più chiacchierato, più mondano, più vip, secondo per notorietà solo al SuperBowl. Metti un hashtag semplice, memorabile e inconfondibile, come #SpeakBeautiful. Metti un fenomeno social come quello degli hater e dei troll. Metti un malcostume sempre più diffuso che consiste nel ridicolizzare le persone, fino a offenderle per il loro aspetto fisico (e sui Twitter, Facebook e Instagram gli esempi abbondano). E otterrai una campagna che forse non avrà lo stesso successo del selfie di Ellen DeGeneres con Samsung, ma senza dubbio è la conferma che qualcosa nella comunicazione dei brand è davvero cambiato.

LEGGI ANCHE: A tu per tu con Rachele Zinzocchi per #stopwebviolence

Dove ascolta

Il messaggio di Kotler, innovatore del marketing, che tra l’altro avremo la fortuna di accogliere a Milano il 15 Maggio, è piuttosto chiaro: il marketing deve fare del bene e sembra proprio che i marchi, sia di casa nostra che internazionali, l’abbiano recepito. Alle aziende viene richiesto sempre più di essere ambasciatrici di valori, che possano ispirare a migliorare il nostro mondo.

Qualcuno potrà affremare che i social media non siano marketing, eppure i social media hanno decisamente cambiato il modo di fare marketing. Altroché focus group sui prodotti. Qui Dove che cosa ha fatto? Come riporta un articolo di Adweek, attraverso un’indagine, il brand ha origliato le conversazioni delle persone che avevano come oggetto l’aspetto fisico. Che cosa è emerso?

Sono ben 5 milioni i tweet negativi, che si concentrano sul corpo femminile. Ma attenzione, solo il 9% delle donne intervistate dichiara di aver postato commenti a potenziale contenuto offensivo. Inoltre, sui social network, 8 donne su 10 si imbattono in commenti negativi che riguardo l’aspetto fisico di altre donne. E ancora, l’82% delle donne intervistate afferma che gli standard di bellezza che dominano sui socia media, sono – guarda un po’ – non realistici.

dove e twitter alla notte degli oscar

E Twitter risponde

Lo stesso Dick Costolo, Chief Executive dell’azienda di San Francisco, qualche giorno fa lamentava che Twitter non riesce a mettere a freno la lingua dei troll. Proprio lì, l’odio si estende a macchia d’olio. E pensare che il bene ha la medesima forza. Sarà proprio questo ottimismo a spingere Dove ad affermare che:

basta anche solo un tweet positivo per lanciare un trend

Ce la farà il bene a vincere sul male? Lo scopriremo molto presto. Nel frattempo, è proprio Twitter che accende la speranza. Il social network di microblogging infatti interverrà così: ogni volta che viene rilevato un messaggio negativo dal profilo Twitter di Dove verranno inviati messaggi costruttivi (e si badi bene, non risposte automatiche), in risposta agli utenti. Lo scopo del reply e dell’intera campagna è quello di promuovere un linguaggio e un modo più civile sul web.

Speak Beautiful anche tu: la campagna

Twitter e i video nativi: cosa sta cambiando nel video marketing?

twitter video marketing

Fotolia.com - © Coloures-pic

Dei grandi numeri di YouTube si parla ormai da anni. Facebook già da qualche mese sta progressivamente e dichiaratamente trasformandosi in una piattaforma che privilegia i contenuti video (in questa direzione vanno gli interventi degli ultimi mesi, come l’auto-play, il conteggio delle view, le modifiche dell’algoritmo per favorirne la reach organica). Più recentemente anche Twitter ha arricchito il suo servizio con funzionalità di video nativi. È oramai piuttosto eveidente che i video sono una delle tendenze di business e marketing più importanti per questo 2015.

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In che modo, dunque, si sta configurando il panorama dell’online video? Cosa sta cambiando per gli utenti, cosa per i marketer? Quali grandi differenze strategiche si rilevano tra YouTube, Facebook e Twitter?

Il processo in atto può essere interpretato come una progressiva trasformazione di questi siti da piattaforme sociali a piattaforme media, ottimizzate per distribuire al pubblico contenuti rilevanti e aggiornati (mentre le conversazioni personali si spostano sempre più verso piattaforme personali come le app di instant messaging).

Se Facebook dichiara di voler favorire l’utilizzo di video, Twitter ha recentemente compiuto un importante passo in avanti per l’integrazione dei video con l’introduzione dei suoi video nativi, testai da alcuni account a partire dagli ultimi mesi del 2014.

 

Vero è che il social network dell’uccellino blu recentemente è stato superato da Instagram per numero di iscritti (e secondo Mashable sono previsti per quest’ultimo addirittura 680 milioni di utenti entro il 2020), e sempre più utenti fanno riferimento al servizio di proprietà di Facebook per aggiornarsi, avendo la possibilità di farlo attraverso una piattaforma più veloce, intuitiva, meno impegnativa e più coinvolgente, libera da spam e meno soggetta ad attacchi di haters.

Tuttavia Twitter è ancora considerato il social degli eventi: nessun altro strumento permette agli spettatori di interagire in tempo reale con gli altri utenti potendo esprimere pareri ed opinioni attorno al programma alla stessa maniera di Twitter.

Se da una parte i più importanti player nel settore dei social network, Facebook compreso, sembrano voler intercettare lo spostamento di investimenti pubblicitari in corso dalla tv al web, dall’altra Twitter è ancora considerato il social degli eventi: nessun altro strumento permette agli spettatori di interagire in tempo reale con gli altri utenti potendo esprimere pareri ed opinioni attorno al programma alla stessa maniera di Twitter. Ed è proprio su questo fronte che Twitter ha, almeno per ora, più probabilità di differenziarsi dai competitor: i video di Twitter potrebbero essere un’efficace strumento di real time marketing (laddove i brand saranno in grado di capire se e come l’interesse dei fan per determinati show o eventi possano essere accostati alla propria strategia di comunicazione) così come di distribuzione di contenuti complementari agli investimenti pubblicitari televisivi tradizionali.

Non a caso Twitter ha annunciato il suo nuovo servizio di video nativi il 27 gennaio scorso attraverso un tweet di Neil Patrick Harris che promuoveva gli imminenti Oscar 2015, che sarà lui a condurre. Una scelta che fa trasparire uno degli obiettivi primari (se non il più grande) della nuova offerta di Twitter: favorire l’utilizzo dei suoi servizi di advertising in concordanza con i grandi eventi televisivi (ovvero quelli attorno ai quali il fenomeno di social tv è ancora rilevante).

 

Utilizzare video nativi in concomitanza con programmi televisivi live o in modo complementare ai tradizionali slot pubblicitari in tv potrebbe generare nuovi fenomeni di engagemente e gamification. Un interessante spunto a cui attingere, realizzato in tempi non sospetti, è l’iniziativa dell’emittente inglese E4 che la scorsa estate ha coinvolto il pubblico durante gli spot trasmessi all’interno di Big Bang Theory, permettendo ai fan di scegliere quale canzone Ed Sheeran avrebbe suonato al termine della puntata.


Ed Sheeran E4 TV commercial 26/06/14 di MartinCox0155

Voi cosa ne pensate? Come pensate si configurerà l’ecosistema dell’online video e del video marketing nel prossimo futuro?

Comprare e vendere su Facebook? Si può, con il tasto Sell

Facebook tasto sell

È un dato di fatto: Facebook è da sempre alla constante ricerca di strumenti che tengano ancorati i propri utenti alle proprie pagine. E non si può certo dire che i risultati raccolti fino a oggi non siano positivi!

Su Facebook passiamo la maggior parte del nostro tempo online e solo raramente ci scolleghiamo da esso, quando siamo alla ricerca di altri servizi.

Secondo Mark Zuckerberg e soci, ciò che ci distrae di più dalla sua creatura, facendoci approdare ad altri lidi, è l’irrefrenabile desiderio di acquistare.

Se n’è accorto da tempo, e d’altrettanto tempo ha iniziato ad apportare delle modifiche alla piattaforma, per renderla più appetibile.

È di pochi giorni fa il post sul blog di Facebook che spiega quanto acquistare e vendere sarà più facile grazie all’introduzione del tasto “Sell“.

La novità toccherà da vicino i gruppi: secondo Facebook, delle decine di milioni di gruppi esistenti, quelli che ruotano attorno alle vendite sono tra i più popolari (e popolati).

Facebook tasto sell

Ma cosa accadeva in passato (e sta succedendo ancora)?

Una volta, notato un affare interessante, dovevamo scrivere privatamente all’autore dell’annuncio (a volte anche per mezzo mail), spostarci magari su un altro sito (Ebay, Depop e Subito, per citare i più noti) per visionare meglio scheda del prodotto e foto dello stesso e poi, se convinti, concludere la compravendita.

Niente che una sana dedizione all’acquisto non possa fermare, s’intenda… Però quanti minuti sono passati lontano dal nostro amato Facebook? Per Zuckerberg, decisamente troppi!

E allora, ecco il tasto “Sell” per creare una scheda del prodotto con descrizione, prezzo e luogo di vendita.

E cosa succedeva quando non eravamo i primi a vedere l’annuncio?

Che ci veniva l’acquolina in bocca all’idea di accaparrarci l’oggetto dei nostri desideri e poi ci aspettava una grandissima delusione quando scoprivamo che la trattativa si era già conclusa. Con questa nuova funzione sarà sempre chiaro in che fase si trovi la vendita, se appena aperta, già chiusa o se l’oggetto è stato tolto dal commercio.

Facebook tasto sell

La nuova opzione “Sell” ha avuto una fase test lo scorso dicembre – che pare aver lasciato molto soddisfatti i tester –  e nei prossimi mesi sarà lanciata a livello mondiale sia per i device fissi che per quelli mobili.

Ci saranno, ovviamente, migliorie da apportare al servizio – la possibilità di consultare liste di oggetti in vendita anche nelle pagine e non solo nei gruppi, la facilità con cui si possono rintracciare venditori e merci interessate ecc… – ma siamo certi che non tarderanno ad arrivare.

Del resto, far diventare Facebook il nostro supermercato preferito, è il grande obiettivo di Mark.

La convergenza tra marketing online, IT e strategie aziendali: l'intervista a Gianluigi Zarantonello


Negli ultimi anni il Digital Marketing sta vivendo un’importante fase di cambiamento, caratterizzata da un nuovo mix di competenze, vision e skill che completano questo profilo professionale. Ma quali nuove conoscenze sono necessarie per svolgerlo con una vision innovativa?

Risposta complessa, perché complesso è il contesto in cui si muove: tra l’esplosione del mobile – che ha fortemente coinvolto anche il retail marketing – e il futuro prossimo rappresentato da “temi caldi” come quelli dell’Internet of Things, diventa sempre più importante capire quale possa essere l’indirizzo per strategie di marketing digitale capaci di coinvolgere armoniosamente nuovi trend digitali, attività offline e innovazioni di rottura.

Per saperne di più, abbiamo intervistato Gianluigi Zarantonello, Responsabile delle tecnologie rivolte al cliente finale di un importante Gruppo retail italiano. Oltre all’importante ruolo aziendale, Gianluigi si occupa di formazione e divulgazione su digital strategy, multichannel retail e altri temi correlati in master, corsi universitari, conferenze e attraverso il suo blog.

Buongiorno Gianluigi, e benvenuto su Ninja Marketing. Dal 2015 ha cambiato ufficialmente il suo ruolo all’interno della sua azienda, passando dalla responsabilità del marketing digitale ad una posizione più ibrida tra business e tecnologia. Può spiegarci meglio che cosa fa e le motivazioni di questa evoluzione?

Dopo quasi quindici anni di digital marketing, di cui gli ultimi otto nell’azienda in cui lavoro tutt’ora, ho colto l’opportunità di evolvere il mio focus professionale, andando a fare quello che nel mondo anglosassone assume vari nomi, tra cui il più riconosciuto è Chief Digital Officer. Al di là dei titoli, il tema è quello della convergenza fra IT e marketing (e business), che dopo tanti anni di sviluppo parallelo si sono trovati ad avere in molti casi due insiemi di tecnologie che ora devono per forza di cose dialogare in un unico ecosistema. In più parlare ancora di marketing (e di business) digitale come di una disciplina a sé è in buona parte poco sensato perché il digital è pervasivo e deve essere vissuto in modo coerente, non svincolato dalla strategia aziendale.

Ecco che un ruolo come il mio si pone da ponte culturale e operativo tra la tecnologia – sempre più complessa e veloce – e chi si occupa di business ma servendosi di tali strumenti. Quest’ultimo profilo ha bisogno di pensare alle opportunità insieme a chi è competente, ma anche propositivo e dentro le logiche commerciali.

Mi occupo poi di un altro tema fondamentale rispetto all’ecosistema: la governance. Non si può impedire l’accesso alle tecnologie in modo parzialmente autonomo da parte di un numero sempre più ampio di persone. Dal BYOD alle soluzioni software pronte, tutti possono usare (ed acquistare) strumenti un tempo necessariamente centralizzati. Proprio però perché sempre più persone usano (e acquistano) direttamente gli strumenti digitali è importante avere un supporto di regia specifico che aiuti a prendere le strade corrette.

Digital transformation: in che modo le aziende stanno cambiando, spinte dalla leva digitale? Qual è il cambiamento più netto rispetto alle strategie di marketing e comunicazione di pochi anni fa?

Sicuramente stanno assumendo sempre più importanza i dati: se bene gestiti permettono grandissime opportunità di dialogo con il cliente, che progressivamente diventa il centro di tutto.
Inoltre si sta sempre più svincolando il contenuto dal contenitore, a favore casomai del contesto di fruizione: i nuovi consumatori si aspettano di passare da un device all’altro in modo fluido e la differenza fra fisico e virtuale è sempre più sfumata. Tutto questo porta ad un progressivo abbattimento dei silos, che siano essi relativi ai dati, ai processi, alle competenze. È un cambio di mentalità importante che crea necessità di dialogo interfunzionale (come nel mio caso) e di visione comune.

La strategia di marketing poi non può più essere legata solo a un media o strumento in particolare, perché non possiamo davvero sapere per quanto esso avrà successo prima della cosiddetta next big think. Viceversa, serve un pensiero multicanale in cui però è il valore del brand, del prodotto e del servizio che fa la differenza, servendosi della migliore tecnologia del momento per attuare i propri obiettivi. Con questo approccio quindi l’azienda non teme la nuova tecnologia perché la saprà modellare sulla sua strategia, e non viceversa.

Mobile, desktop, Google Glass, iBeacon e molto altro ancora: come sta cambiando l’online customer journey spinto da queste innovazioni e quali sono le principali sfide all’orizzonte?

Come già accennato, il confine fra fisico e virtuale e quello tra un mezzo e l’altro sfuma. L’online customer journey si interseca continuamente con quella offline e il cliente si aspetta sempre un’esperienza all’altezza. Tutto questo a fronte di un veloce succedersi di novità, a ritmo continuo. Solo pensando agli strumenti di marketing technology, basti pensare che Scott Brinker nella sua annuale Marketing Technology Landscape Supergraphic ha mappato quasi 1.900 player, in costante raddoppio anno su anno.
Bisogna quindi sperimentare molto, per capire le potenzialità di ogni nuovo strumento, ma allo stesso tempo bisogna mappare e immaginare degli obiettivi strategici di fondo che devono dare sostanza e coerenza alle varie prove.La tecnologia infatti non va scelta solo in base alla moda del momento, per non restare prigionieri di investimenti sbagliati e affrettati.
E infine bisogna misurare, misurare, misurare: è finito il tempo delle impressioni e delle sensazioni, l’opportunità di comprensione del cliente offerta da questi nuovi strumenti non lascia alibi a chi ancora si rifiuta di affrontare in modo scientifico la customer journey.

Oggi per aziende e brand si parla molto della necessità non solo di integrare il mobile all’interno delle strategie digitali, ma di creare proprio strategie mobile ad hoc. Lo ha suggerito anche Brian Solis in un articolo pubblicato recentemente da Advertising Age: lei cosa ne pensa?

Strategia è la parola chiave. Il mobile è una di quelle rivoluzioni che hanno cambiato il modo di vivere delle persone, insieme con il social e il cloud: si parla quindi da tempo di “anno del mobile”, eppure credo che non sia ancora così compreso in modo maturo dalle aziende. Io per esempio dal 2007 a oggi ho investito molte energie sul design responsive e sulla possibilità di fluire in modo seamless dei siti e dei servizi online, e devo dire che i risultati sono stati sempre ottimi, anche se magari meno roboanti di altre iniziative sul piano della comunicazione. Le app poi vi si affiancano per offrire in più tutto ciò che un sito non può fare.
Quante aziende invece ancora oggi hanno delle pagine web non fruibili da cellulare, magari affiancate da app senza particolari contenuti e funzionalità che siano davvero distintive per spingere le persone a scaricarle e – soprattutto – ad utilizzarle anche dopo la prima volta? Questo a mio avviso nasce dalla scarsa comprensione dell’uso reale che i clienti fanno di questo mezzo, e ancora una volta ci si fa prendere da mode e attività tattiche. I cellulari e i tablet invece sono il vero anello di congiunzione fra il mondo fisico e quello digitale, possono essere attivati contestualmente alla posizione geografica in cui si trovano, sono sempre con noi. Ma devono essere usati in combinazione con altri mezzi e in accordo con una strategia complessiva, visti da soli come un altro silos non possono esprimere davvero la loro forza.

Quali sono secondo lei i principali trend di quest’anno legati all’applicazione della tecnologia nel settore retail?

Anche se è un termine abusato, il primo è la multicanalità, quella vera però. Il retail è ancora per forza di cose un business molto fisico: negozi, merci, persone fisiche che consigliano i clienti. Ma allo stesso tempo sono sempre più di più i clienti che si informano online (anche mentre sono in store, tramite il cellulare) oppure che dopo una visita fisica al punto vendita perfezionano un acquisto attraverso l’e-commerce. Conoscere il loro customer journey e riuscire a parlare loro in modo efficace al momento giusto e con lo strumento giusto apre straordinarie possibilità di business. Il tutto in modo sempre più misurabile scientificamente.

Il secondo trend è la customer experience
, che deve essere sempre al top. In questo senso la tecnologia può essere un grandissimo fattore perché la aumenta, prolunga e rende più distintiva. Il rischio però è dietro l’angolo, perché se non ben orchestrata con gli altri momenti di contatto può essere controproducente, perché troppo scarsa o, in certi casi, troppo aspirazionale rispetto alla promessa che possiamo poi mantenere nello store fisico.

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Infine, legata a doppio filo con i temi precedenti, c’è tutta la sfera delle opportunità legate al geomarketing e al proximity marketing. Sto leggendo in questi giorni il libro Location is (still) everything di David Bell, che studia proprio l’impatto della propria posizione geografica nel mondo fisico sui modi di fruizione del digitale, un concetto meno intuitivo del suo viceversa ma altrettanto rilevante. La tecnologia di oggi, tra mobile, iBeacon, geofancing e quanto altro inizia ad essere matura per poter lavorare davvero su questi scenari, anche oltre la semplice sperimentazione esplorativa. Questi mix di fisico e digitale sta facendo sì che nel mondo i grandi retailer si stiamo attrezzando con dei grandi team, anche di centinaia di persone, dedicate alle tecnologie digitali in senso esteso. Wallmart, Macy’s, Mark&Spencer e molti altri stanno facendo investimenti che chi non è nel settore fatica a credere davanti ai numeri; ma anche in Italia il trend è in movimento e nei miei ultimi otto anni nel settore l’ho percepito nettamente, specie nei 24 mesi appena trascorsi.

 

Un grazie a Gianluigi Zarantonello per la testimonianza: Ninja, siete pronti e avete tutte le skill per partecipare a questo cambiamento importante nelle professioni digitali da veri protagonisti?

Quando Youtube diventa migliore di Facebook?

Come potremmo rendere una nostra esperienza virale? Un post, una foto, o osare con un video?
La viralità dei contenuti dipende dal suo potenziale di condivisione: nell’era dell’iperconnessione lo strumento di comunicazione più diretto e coinvolgente per catturare l’attenzione è la diffusione di video.

Da quando anche su canali Facebook si ha la possibilità di condividere e pubblicare video, ecco che numerose imprese hanno ritenuto strategico focalizzarsi su questa nuova potenzialità del social network più conosciuto al mondo.

Diversi specialist, tuttavia, costruiscono strategie poco efficaci, ritenendo che la nuova funzionalità di Facebook abbia maggior potenziale, rispetto a quello conosciuto e generato da Youtube.

Una video strategy su Youtube è più efficace di una qualsiasi azione simile svolta su Facebook. Capiamo insieme il motivo di questa affermazione.

Facebook Friends, o Youtube Business Partner?

Il traffico generato dai video sul social di Mark Zuckemberg è in costante crescita? Vero.

Tuttavia, Youtube continua ad avere una marcia in più, dal momento che i dati creati possono essere misurati e possono generare un ritorno del 55% sull’investimento pubblicitario, ciò che Facebook, per il momento, non fa.

Qual è la differenza? Al momento di studiare una brand strategy, si punterà su Facebook per dare visibilità al contenuto, mentre Youtube trasformerà il numero d’impression in un dato misurabile.

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Un visitatore unico o un unico visitatore?

Anche i passaggi degli utenti, non solo le iscrizioni, devono essere misurati per capire se il proprio contenuto, oltre ad essere virale, è indicizzato in modo corretto.
Youtube è leader in questo ambito: basti pensare a quante volte abbiamo visto noi un video su Youtube un’unica volta.

Qual è la differenza? Youtube, attraverso Google e il tipo di contenuti ha un numero superiore di visitatori unici e, lato brand, verranno pagati solo i click; mentre i numeri su Facebook risulteranno più imprecisi, dal momento che sono misurati i potenziali visitatori, ma non chi clicca.

Condivisione si o no?

Il fulcro di ogni strategia social è la sharibilità dei contenuti: Youtube è leader in questo ambito, dal momento che possiede numerose possibilità di condivisione. Sarà sufficiente osservare quanti sono i social con i quali possiamo diffondere il video che più ci ha emozionato.

Qual è la differenza? Chi sceglie di caricare un video su Facebook deve ricordare che quel contenuto potrà essere condiviso solo su quel canale; qualora, invece, si voglia avere un’azione integrata Youtube permette di condividere su ogni piattaforma il medesimo contenuto.

Inter-agire

Facebook rappresenta, in modo sicuro, il primo canale di interazione diretta ed immediata tra brand e consumatore; ognuno di noi potrebbe porre una domanda riguardante un prodotto e ricevere una risposta esaustiva in breve tempo. Youtube, in questo caso, è più simile ad una televisione, dove i contenuti sono dati e non sembra possibile poter sollevare delle domande.

Diverse imprese hanno lavorato e stanno lavorando, su questa lacuna, con risultati importanti.
Pepsi, ad esempio, attraverso il suo Refresh project, diede il via ad una campagna integrata efficace, con un focus su Youtube che continua a potenziare.

Nel 2012 ha creato una vera e propria azione di video-crowdfounding, permettendo alla persone di condividere su Youtube i propri contenuti, scambiandosi opinioni e suggerimenti.

La formula segreta per costruire la vostra strategia di online marketing? Prendete un social media, capite le sue potenzialità, lavorate sui punti di debolezza, integrate e… date il via alla vostro successo!