L'eCommerce è social: i consigli di Francesco Varuzza [INTERVISTA]

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Non riesci a comunicare con i clienti del tuo negozio eCommerce? Vorresti creare una comunità fidelizzando gli acquirenti del tuo store ma non sai da dove iniziare? Tra pochissimo inizierà il Corso Online in e-Commerce Management della Ninja Academy, il percorso ideato per un Social Commerce di successo.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Francesco Varuzza, Technical Department Manager & e-Commerce Specialist presso FullyCommerce, che sarà uno dei docenti del corso insieme a Roberto Fumarola e Gabriele Taviani.

Ciao Francesco, il mio negozio eCommerce può avere un commesso virtuale?

Certamente si. Le possibilità tecniche sono molte. Si va dalla pronta risposta a segnalazioni ricevute da sistemi di ticketing con eventuale prenotazione di richiamata telefonica fino alle vere e proprie chat on line. Queste ultime permettono da un lato di accompagnare il cliente in tutta la sua esperienza di acquisto consigliandogli il prodotto migliore e dall’altro di raccogliere utilissimi feedback sul funzionamento dello store.

Come faccio ad instaurare un rapporto con i clienti del mio negozio online?

Non ci sono grandi differenze rispetto ad uno store fisico. Deve essere instaurato un rapporto di fiducia con il cliente che permetta di creare una relazione continuativa ed un clima che permetta di risolvere in maniera serena eventuali problematiche che si dovessero verificare.

L’ostacolo più grande è che uno store fisico ha una serie di elementi di rassicurazione collegati alla tangibilità dei locali che è difficile ricreare online. Da quel punto di vista è sicuramente importante realizzare un sito semplice ed efficace, trasferire tutte le informazioni di rassicurazione su spedizioni e pagamenti ed infine scegliere per quei servizi dei fornitori affidabili e riconosciuti dai consumatori.

LEGGI ANCHE: Consigli per un e-Commerce Marketing efficace da Gabriele Taviani [INTERVISTA]

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L’utilizzo dei social network può davvero fare la differenza?

I social network sono sicuramente molto importanti per le attività legate al brand.

Da un punto di vista ecommerce stanno diventando sempre più un canale di comunicazione utilizzato dai clienti nel caso di problematiche perché, essendo pubblico, viene considerato uno strumento di maggiore efficacia. Diventa quindi molto importante un presidio gestito in massima trasparenza ed modo consapevole per trasformare il rischio in opportunità.

Il concetto chiave è: tutto si risolve e siamo qui per trovare una soluzione.

Cosa sono i marketplace e come possono aiutarmi ad aumentare le vendite?

I marketplace sono dei portali o più genericamente dei canali alternativi per le vendite online. Facendo un parallelo con i canali tradizionali possiamo paragonare il sito ecommerce dell’azienda ad un negozio di proprietà ed i marketplace a dei rivenditori o a dei corner presso dei grandi magazzini. Trattandosi di canali di vendita ulteriori, la possibilità di incremento delle vendite è implicita. Va naturalmente considerato se ne vale la pena.

LEGGI ANCHE: La giusta strategia per l’eCommerce secondo Roberto Fumarola [INTERVISTA]

Raccontaci la migliore o la peggiore esperienza di customer service che hai vissuto in prima persona

Oltre ad i portali che coordino, mi trovo spesso ad acquistare su Amazon che da alcuni punti di vista fa sicuramente scuola. Si tratta di un’impostazione sicuramente impersonale ma tutte le informazioni sono chiare e precise. Il cliente sa perfettamente cosa aspettarsi e quando. Ogni avanzamento viene notificato e, in caso di problemi, la risoluzione è tempestiva. A quanto ricordo, per prodotti gestiti da loro, ho ricevuto più volte gli ordini in anticipo ma mai in ritardo.

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Il proiettore Sony da 18,000€ scatena le beffe degli utenti su Amazon


Jeff Bezos ha promesso più volte che prima o poi Amazon sarà in grado di vendere qualunque cosa gli utenti possano voler comprare, a qualunque prezzo e di qualunque tipo. Uno dei grandi punti di forza dell’ eCommece è la possibilità da parte degli utenti iscritti di recensire ogni prodotto così che gli acquirenti abbiano più informazioni possibili a disposizione.

La voglia di vendere veramente tutto e la possibilità da parte di tutti di dire la propria però, oggi ha fatto incappare il gigante di Seattle in un episodio tutto da ridere. A far scattare l’ironia è stata la messa in vendita sul portale di un Proiettore Sony ultra HD da 4K da 18000€ che ha scatenato negli utenti una serie di recensioni divertenti tutte da ridere.

Il commento più quotato dai recensori dice:

di Dario: Me l’ha consigliato Sauron
L’Oscuro Signore dice di averci rimesso un occhio, ma una volta piazzato sulla cima di Barad-Dur, lo hanno visto da Mordor alla Contea.

Il proiettore delle meraviglie

Amazon oggi ha prontamente reso non disponibile il prodotto ma la notizia è diventata virale ed è sfociata in una vera e propria gara online di commenti ironici ed inutili. Da chi parla di buchi neri a chi millanta capacità di risoluzione di controvesie mondiali, c’è davvero di tutto.

Ne abbiamo scelto qualcuno per farci due risate:

di donello: Consigliatissimo
Coinvolto dal prodotto e dai suoi recensori ho approfondito l’analisi del meraviglioso aggeggio scoprendo con somma sorpresa che pesa ben 20 kg.
Invito dunque tutti ad una seria riflessione: quanti altri articoli di elettronica possno vantare un prezzo al grammo di 88.44 cents. Imbattibile!

di Emanuel
Avevo bisogno di un disgregatore molecolare, perchè il mio vecchio non funzionava più, una volta acceso aumenta la gravità terrestre in maniera localizzata, attenzione, se alimentato via USB, ogni ora passata vicino al proiettore equivale a 18 anni sulla terra. Un po’ lento nella creazione di WormHole, ma Sony ha promesso un upgrade del firmware al più presto per risolvere il problema ed un aggiornamento software per i viaggi temporali, infatti presentava un problema di fase. Se prendete la versione a plutonio, scalda un pochettino, ma niente di che. Resistente anche alle cadute, il corriere se l’è fatto cadere su un piede durante la fase di consegna ed è morto istantaneamente, ma l’oggetto ne è uscito incolume.
L’ho usato con Chromcast ed ho finito youtube in due ore.

di Wombat
Prodotto perfetto! Ora vedere i film in 4k sotto il mio ponte é molto più bello che nell’appartamento dove vivevo prima. Certo vendere un rene non é stata una bella cosa e nell’appartamento faceva più caldo, ma le immagini in 4k mi aiutano a non pensare al passato!

di Chians: Non legge i divx
Ne ho acquistati due per sicurezza. Ho piacevolmente notato così che quando li accendo e li punto contro la parete posso varcare lo Star Gate.

di sajikur
Il prodotto è ottimo e la tecnologia usata rispecchia esattamente quella trovata e studiata a Roswell, nell’area 51. L’unico problema che ho riscontrato è che all’accensione, proiettando il fascio luminoso verso lo schermo, quest’ultimo scompare, insieme al muro che si trova dietro. Al secondo tentativo ho eliminato l’angolo nord della casa, la cuccia del cane e il garage della signora di fronte. Sono necessari dei filtri particolari?

di Marco
stavo per effettuare l’acquisto, poi un amico mi ha detto che sotto casa mia vendevano la multisala. Ho optato per quella e così ci porto un sacco di amici…peccato però, il prezzo era accattivante.

di Vincenzo
E’ un oggetto che si presta a moltissimi usi eccezionali. L’ho usato per abbronzarmi e devo dire che, grazie alla facile configurazione, è possibile cambiare il tono della pelle da giallo limone a giallo ittero usando il telecomando e senza spostarsi dal muro. Non solo! Quando ho avuto necessità l’ho puntato fuori della finestra proiettando lo stemma di Batman e dopo pochissimi minuti mi sono trovato la Polizia in casa. Un oggetto INDISPENSABILE!

di Gabriele
Prodotto non di altissima qualita’, Chuck Norris ne possiede uno a 5K.

di Stefano
Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi; navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E delle tette. Tante tette. E tutto solo per poco meno di 18000 €

di Marco
Fantastico prodotto per la proiezione di ombre cinesi, frapponendo le mani tra proiettore e muro è possibile fare tutte quelle belle formine tipo: l’acquila cip cip, il cane bau bau, il ragnetto salterino e contemporaneamente avere uno screening in tempo reale di tutte le ossicine che compongono la mano, carpo, metacarpo, falangi, falangine, falangette e falanghina del 2008. E’ veramente un’esperienza mozzafiato. Incluso nel prezzo c’è anche un comodo manuale per fare le ombre cinesi meno conosciute, l’antilope zoppa, la zebra senza righe, il pescegatto senza baffi. Consegna puntuale e bacio accedemico da parte del corriere. Nessuno.

di logalan
E’ fantastico, l’ho comprato per i miei google glass e con un pò di pratica sono riuscito a montarlo sulla mia testa mentre cammino o faccio sport, o cucino.. e proietto davanti a me quello che vedo, cioè io vedo, riprendo e proietto quello che vedo su quello che vedo e quello che vedo è come se fosse reale cioè se riprendo un bambino che gioca vedo un bambino che gioca e se mi tira una pallonata mi arriva il pallone in faccia! E’ una sensazione davvero reale, oggi mi guardano strano ma anche negli anni 80 guardavano strani quelli col walkman. Sony sempre in testa! Fa solo un po’ male il collo ma poi passa.

LEGGI ANCHE: Una Top Ten dei marketing moments del 2014

Bandiere, crema e maquette: i migliori annunci stampa della settimana

Dopo aver archiviato l’anno passato con i migliori annunci stampa del 2014 siamo pronti a buttarci a capofitto in questo nuovo anno creativo. Ecco a voi, cari ninja pubblivori, i migliori annunci stampa della settimana appena trascorsa:

Norwegian Airlines: The flag of flags

La bandiera delle bandiere. Dalla bandiera norvegese ci vengono mostrate tante altre bandiere corredate dai prezzi dei voli della compagnia nazionale Norvegese.

Advertising Agency: M&C Saatchi, Stockholm, Sweden
Interns: Axel Lokrantz Månsson, Mickel Yu
Media Agency: Vizeum
Production Company: bsmart

Migdal: X-ray sheep

Non ci si può addormentare bene quando si è in attesa del risultato degli esami radiologici. Per questo si invita a scegliere le diagnosi veloci di Midgal Personal Medicare per avere i risultati in solo 2 giorni lavorativi.

Le povere pecorelle radiografate fanno riferimento al rimedio più antico all’insonnia.

Advertising Agency: Bruckner Yaar Levi, Tel-Aviv, Israel
Art Director: Udi Ovadia
Copywriter: Dror Lavi
Executive creative director: Yoram Levi
Photoshop & 3D Illustrator: Francisco Lara

Dolce Milk: Cream for dry hands


Dolce milk, la crema colombiana indicata per chi ha delle mani che necessitano di un po’ di morbidezza

Advertising Agency: Paistudio, Bogota, Colombia
Creative Directors / Art Directors: Artiom Gelvez Kostenko, Carlos Ribero
Copywriter: Artiom Gelvez Kostenko

Shapa: The power of sound

Il tuo spot ascoltato da oltre un milione di persone? Ora si può con Shapa Radio Advertising. L’intreccio delle carreggiate ci mostra un orecchio in ascolto.

Advertising Agency: Bruckner Yaar Levi, Tel-Aviv, Israel
Art Director: Sara Lev
Copywriter: Adam Peled
Executive creative director: Yoram Levi
Photoshop & 3D Illustrator: Lin Friedman

Volkswagen: Clay

I designer Ninja saranno i primi ad aver capito questa bella pubblicità di DDB per Volkswagen. In primo piano è presente una maquette, in questo caso un modellino di una automobile che insolitamente presenta anche il conducente e i passeggeri. Perché per Volkswagen si pensa alle persone anche in fase di pre-progettazione.

Advertising Agency: DDB, Paris, France
Executive Creative Director: Alexandre Herve
Copywriter: Benoit Oulhen
Art Director: Sébastien Henras
Studio 3D: Mécanique Générale

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QuiCon, il marketing di prossimità col cliente al centro [INTERVISTA]

Saper guardare oltre il dualismo commercio online/reale è uno dei punti vincenti di QuiCon. Nel mondo che tende alla tecnologia, ispirato da avveneristiche teorie di iper connettività agevolata dalla prossima diffusione di ogni tipo di wereable device, l’eCommerce e gli stores fisici non possono più essere considerati elementi distanti, a volte contrapposti, se non addirittura in competizione. Quando l’idea di base è fornire all’utente-consumatore la migliore esperienza possibile, ogni forma di vendita converge sulla sua soddisfazione completa, con un servizio mirato e più user friendly. Fisico e virtuale si incontrano e si scambiano utilizzando tecnologia e scontistica tradizionale, cancellando una linea di confine che, probabilmente, non esiste più da tempo. Incuriosito, ho fatto qualche domanda allo staff di QuiCon riguardo alle future applicazioni del retail, i consumi energetici e i progetti per il futuro.

Si parla sempre più di iper connettività. Il marketing di prossimità può servire alle attività commerciali a recuperare fette di mercato sottratte dall’eCommerce?

Il nostro claim è “connessi alla realtà” ovvero integrare vecchi e nuovi canali di vendita già consolidati nella mente del consumatore con un ritorno all’esperienza tradizionale d’acquisto arricchita dalle nuove tecnologie. QuiCon potenzia quelli che sono i servizi di un retailer, perché dà la possibilità di intercettare quei clienti che passeggiano per le vie dello shopping, veicolando il messaggio giusto per loro ma, al tempo stesso, supporta l’eCommerce dando la possibilità di acquisire anche direttamente dallo smartphone.

La tecnologia che utilizza QuiCon fornisce supporto promozionale con bassi costi di manutenzione, funziona in luoghi chiusi e senza necessità di modificare gli ambienti. Col cambiamento degli scenari economici, la notevole durata della batteria è uno dei punti di forza del prodotto?

La forza del prodotto è nel mix di questi elementi che grazie all’ottimizzazione del Bluetooth Low Energy, un protocollo del tutto innovativo che riduce enormemente i consumi della batteria, riesce a coinvolgere il cliente direttamente in store catturando la sua attenzione attraverso messaggi mirati sui prodotti e le iniziative che si trovano in negozio. La possibilità di installare i dispositivi senza alcuna opera muraria e installazione antennistica, tipiche del wi-fi, rende la tecnologia Beacon fruibile anche in quei campi dove i vincoli interni, musei e gallerie d’arte, non possono essere superati valorizzando ulteriormente il patrimonio culturale.  

L’installazione dell’app sullo smartphone permette il dialogo col cliente anche quando è lontano fisicamente dallo store. Andiamo verso la scomparsa della distinzione classica tra commercio tradizionale e online?

QuiCon potenzia e arricchisce, sostanzialmente, i negozi fisici offrendo loro un servizio aggiuntivo capace di rendere l’esperienza d’acquisto unica e irripetibile. L’invio di notifiche push al cliente anche quando è lontano dallo store è un servizio presente da tempo, la pedonalità e la possibilità di intercettare l’utente fuori dal negozio è la grande novità da introdurre nel commercio tradizionale.  

Promozioni e scontistica su misura per il cliente, coupon specifici, informazioni. Premesso un buon contenuto, anche nel commercio tradizionale il cliente è il re da coccolare?

Assolutamente sì. L’unico modello di crescita sostenibile nel mercato attuale è basato sulla fidelizzazione del cliente tramite l’arricchimento dei servizi offerti: i Beacon all’interno dei punti vendita rappresentano solo un tassello del grande puzzle da completare nel 2015 con il cliente al centro delle strategie aziendali. QuiCon è un valido supporto ai negozi così da far parte di quella rivoluzione retail che porta negli store le tecnologie più innovative, unendo marketing di prossimità e dinamiche di gamification in grado di coinvolgere e intrattenere il cliente e fidelizzarlo con sconti personalizzabili.

A novembre avete dotato il Salone Franchising Milano di 50 dispositivi Beacon da posizionare negli stand degli espositori, per permettere a venditore ed acquirente di testare il “legame veloce” che la   piattaforma offre. Quali sono le prossime mosse per QuiCon?

L’esperienza del Salone del Franchising di Milano è stata, sotto tutti gli aspetti, molto importante per la crescita della società. Ogni giorno scopriamo letteralmente nuove frontiere e nuovi scenari applicativi per questa tecnologia che si sposa “potenzialmente” con tutto. Il mondo del retail è sicuramente il punto di partenza ma, abbiamo le idee chiare sulle prossime mosse. Siamo in procinto di installare la nostra piattaforma in alcuni Centri Commerciali e seguiranno installazioni anche in strutture ricettive e luoghi d’arte in dimostrazione della duttilità del prodotto. Siamo interessati anche al mercato europeo ed in quest’ottica, Quicon parteciperà con un suo stand al RBTE 2015 (Retail Business Technology Expo) di Londra.

La giusta strategia per l'eCommerce secondo Roberto Fumarola [INTERVISTA]

corso online e-commerce

Non sei soddisfatto di come si è chiuso l’anno per il tuo business e vuoi che il 2015 porti risultati migliori? A gennaio comincerà il Corso Online in eCommerce Management della Ninja Academy, il percorso ideato per scoprire i segreti dietro un eCommerce di successo.

Dopo aver fatto una chiacchierata con Gabriele Taviani che ci ha dato qualche dritta per rendere efficace il nostro eCommerce Marketing, abbiamo intervistato Roberto Fumarola, co-founder in Qapla.it & eCommerce Specialist in B2commerce Srl, che sarà uno dei docenti del corso insieme a Francesco Varuzza e Gabriele Taviani.

Ciao Roberto, perché gli utenti comprano uno spremiagrumi su Amazon piuttosto che al negozio sotto casa?

Bella domanda, alla quale ci sono più risposte, perché i fattori in gioco sono tanti. Provo a sintetizzarli:

L’assortimento: su Amazon si può trovare un assortimento di spremiagrumi sicuramente fuori dalla portata del negozio sotto casa, ma anche del negozio specializzato più fornito. In questo momento su Amazon ci sono 788 risultati per “spremiagrumi” e si va da 1,99 € a 2.450 €: un assortimento per tutte le esigenze di sicuro.

La pigrizia (o la comodità): è più facile andare su un sito di e-Commerce e scegliere un prodotto, standosene comodamente seduti sul divano. Magari di sera, quando i negozi sono normalmente chiusi.

La convenienza: su Amazon si possono trovare, spesso, gli stessi prodotti disponibili in negozio con differenze di prezzo anche dell’ordine del 30% o 40%.

Queste sono alcune delle leve, forse le principali, ma eCommerce vuol dire sempre di più multicanalità, quindi potrebbe essere un’occasione anche per il venditore “sotto casa” per farsi trovare e piazzare una vendita.

store online

Come faccio a scegliere la piattaforma giusta per il mio store online?

La piattaforma giusta si sceglie quando si fa un’analisi approfondita e completa delle proprie esigenze. La scelta del motore di eCommerce è infatti uno degli step finali del progetto di commercio elettronico. È inutile partire dalla piattaforma perché le soluzioni sono così tante che rischiamo solo di farci venire un bel mal di testa. Conviene restringere il campo prima, in base alle proprie necessità.

Se devo vendere 20-30 prodotti, con il sito in due lingue, senza necessità  particolari di sconti, coupon, etc… è sovradimensionato andare su una piattaforma come Magento, che è molto completa e strutturata, ma è anche complessa da gestire ed ha costi di impianto e mantenimento più elevati.

Se invece devo interfacciare un gestionale, ho delle regole di prezzi diverse per nazione ed una presentazione del prodotto particolare, forse la scelta migliore è proprio Magento o una piattaforma proprietaria e personalizzata.

La risposta è quindi: dipende, e l’analisi iniziale è molto importante.

LEGGI ANCHE: Consigli per un e-Commerce Marketing efficace da Gabriele Taviani [INTERVISTA]

Il segreto di un eCommerce di successo è il Customer Journey?

Il segreto di un eCommerce di successo è la semplicità nel trovare un prodotto, la chiarezza espositiva e poi un sano spirito commerciale dietro le strategie di marketing.

Per esempio, recuperare i carrelli abbandonati, proporre ai clienti che ci mettono tanto a scegliere uno sconto, far vedere le valutazioni degli altri clienti, reintercettare con il remarketing gli utenti, sono tutti espedienti che funzionano molto bene per aumentare il fatturato del sito.

Il percorso che fa il cliente per la scelta di un acquisto, il Customer Journey, è sempre più complesso e ramificato e bisogna cercare di intercettarlo in più punti. Solo così si può vincere sui propri competitor.

e-shopping

Come sfrutto il potenziale del mobile?

Oramai la tendenza è Mobile First, ovvero prima penso al sito mobile, poi a quello desktop. Gli utenti utilizzano gli smartphone per informarsi su prodotti e servizi, prima di fare un acquisto. Fornire loro una buona esperienza di navigazione è già un primo, importante, passo avanti.

Poi, anche qui, ci sono un serie di sistemi per far si che quell’utente che ci ha visitato tramite mobile concluda il sua acquisto, magari in un altro momento della giornata o su un altro dispositivo. Ci sono vari sistemi e di questi ne parleremo al corso.

Qual è l’ultima cosa che hai comprato online?

L’ultima per l’ufficio sono stati degli armadi rack a muro per inserire dentro router e switch. L’ultimo acquisto per uso “privato” sono stati praticamente tutti i regali di Natale.

Sarà deformazione professionale, ma acquisto tanto online, quasi 2-3 volte al mese come media. Quindi da utente ho possibilità di sperimentare un po’ il meglio ed il peggio che i siti ed i venditori possano offrire. E’ molto divertente trovarsi dall’altra parte, come semplice cliente.

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Una Top Ten dei Marketing Moments 2014

Virali, campagne indimenticabili, crisi di PR ed epic win: il 2014 è stato pieno di sorprese ed iniziative di branding che finiranno dritte sugli annali del marketing management. Ecco la Top Ten dei marketing moments che hanno segnato l’anno appena finito.

10 – Il ritorno del Winner Taco

winner taco
Al freddo di gennaio Algida sferra un colpo da maestro: un’immagine teaser sui social fa presagire il ritorno del Winner Taco – acclamato dai fan nostalgici degli anni 90. Poiché, si sa, non ci si bagna mai due volte nello stesso gelato – altrettanto velocemente è nata la corrente dei “nonèlastessacosisti”. Sarebbe interessante vedere i dati di vendita del gelato a chiusura del 2014 (se ne sai qualcosa, scrivici: anonimità garantita) ma in ogni caso questo avvenimento rappresenta una piccola grande testimonianza delle digital pr che influenzano il marketing.

LEGGI ANCHE: Ritorna il Winner Taco? Se i prosumer cambiano la strategia di Algida

9 – Facebook gioca con le nostre emozioni

facebook

Lo scorso giugno Facebook ci ha rivelato di aver intenzionalmente manipolato l’algoritmo di alcuni utenti per testare la reazioni a post positivi e negativi. Il risultato? I social network possono propagare i sentimenti. Le reazioni non sono state positive: gli utenti non avevano dato il loro consenso per partecipare alla ricerca e si sono ritrovati la home piena di status tristi senza volerlo. Ecco perché il 2014 segna la prima volta in cui la tecnologia mette noi in un laboratorio e non viceversa. Riusciremo, prima o poi, a trovare la quadra sull’efficacia e sulla coerenza del display advertising?

8 – Google e il diritto all’oblìo

google diritto all'oblio
In primavera tutto rinasce: anche il tuo personal brand. La Corte di Giustizia dell’Uniona Europa sentenzia sul diritto all’oblìo, permettendo agli utenti il diritto di chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine dei risultati i link verso cose che li riguardano nel caso in cui li ritengano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”. Se firmi, ti cancello. Altro che big data! Una decisione dalle pesanti implicazioni per il search engine marketing.

LEGGI ANCHE: Una Top ten dei Marketing moments 2013

7 – Tim Cook fa outing


Non sarà stato facile farlo quando il resto del mondo ha gli occhi puntati su di te dopo la morte di Steve Jobs. Un grande passo per l’uomo, un enorme passo per la libertà. L’uomo a capo del brand più potente rivela di essere gay, sfumando di fatto la distinzione tra sfera privata e sfera professionale, sperando di ispirare positivamente altre persone.

6 – Sony Hack – The Fappening

sony hack
Il 2014 non sarà ricordato come un buon anno per la sicurezza dei dati aziendali. La prima grande avvisaglia si è avuta con il leak di immagini erotiche trafugate dagli “smart”phone di attrici e starlette di Hollywood. A dire degli hacker, le fotografie del The Fappening sono state recuperate semplicemente bypassando le facili domande di sicurezza e di recupero password. La risposta di Apple è stata più calma e placida del previsto: “Nessuno dei casi che abbiamo investigato dipende da una breccia nei sistemi Apple tra cui iCloud o Trova il mio iPhone”. Semplicemente, usate password più forti o attivate la verifica in due passaggi. Incredibilmente, password e sistemi di protezione deboli si sono rivelati alla base anche dell’attacco hacker contro Sony Pictures, ad opera del gruppo Guardians of Peace. La ragione a quanto pare era evitare la release del film comico The Interview, fortemente ironico e critico di Kim Jong Un.

5 – Addio Nokia

microsoft lumiaI nostalgici del 3310 stanno ancora cercando di riprendersi dall’annuncio pubblicato sulla fanpage Nokia lo scorso ottobre: “Su tutte le scatole dei telefonini e degli accessori Lumia scomparirà il nome Nokia”. Il Lumia è oggi Microsoft, vi siete abituati all’idea?

LEGGI ANCHE: Siete pronti a dire addio al brand Nokia?

4 – Uber Evolution

uber
Gli scontri con i tassisti sembrano nulla rispetto a ciò che Uber ha dovuto affrontare quest’anno: abbassamenti di prezzo, autisti accusati di violenza sessuale, problemi di PR, servizio uber pop sospeso in Francia e in Spagna. La concorrenza del car sharing inizia a ribollire sul serio, ma il prossimo baluardo sul percorso sarà il fenomeno driverless. Ci auguriamo che il 2015 sia meno burrascoso!

3 – Real Time Marketing

real time marketing
Tutto cominciò con l’Oreo moment durante il Super Bowl 2013. Nel 2014 abbiamo assistito ad una conferma del Real Time Marketing: agli Oscar, ai Grammys, in occasione dell’annuncio del Royal Baby II, i brand sono stati pronti a twittare e cavalcare l’onda della notizia in maniera accattivante e coinvolgente. Il momento più interessante è stato senza dubbio la partita Italia-Uruguay e il morso di Suarez. Esemplari i tweet di Snickers e i post su Facebook di Barilla. Epic win!

2 – Selfie, selfie everywhere

oscar selfie

Cosa ci fanno Bradley Cooper, Ellen De Generes, Jennifer Lawrence, Brad Pitt & Co davanti ad una fotocamera interna di un Samsung? Un Selfie da Oscar, naturalmente, che ha superato il record di tweet più condiviso – spodestando il Presidente Obama e la First Lady. Selfie è stata decisamente tra le parole più utilizzate del 2014 – a tal punto da dedicarle anche una serie tv.

LEGGI ANCHE: Selfie e Nomination: il colpo grosso di Samsung agli Oscar Awards

1 – Happy e Ice Bucket Challenge

ice bucket challenge

Che Top Ten sarebbe senza una menzione ai video virali dell’anno? Nel 2014 la beneficenza e la felicità sono diventate contagiose. Con l’Ice Bucket Challenge ci siamo gettati addosso dell’acqua ghiacciata per la lotto contro la SLA, mentre con Happy di Pharrell abbiamo assistito nel 2014 all’esplosione di un potete video-meme musicale.

Ecco qui la sintesi dei marketing moments 2014: stiamo sviluppando una fortissima capacità di empatica simbolica e digitale che dà vita ad un fascio di condivisioni velocissimo e denso: il 2015 inizia con #JeSuisCharlie, un segnale triste ma inequivocabile del nostro bisogno di sentirci uniti e fare fronte comune. Per una buona causa ma anche per un brand, se ne esistono i presupposti!

 

LEGGI ANCHE: Ice Bucket Challenge, le ragioni del successo di un fenomeno virale

Chi è e cosa fa davvero un Digital Coach?

digital coach cos'è

Cosa fa un’azienda pubblica o privata quando ha bisogno di rinnovarsi e digitalizzarsi? O fa a modo suo, incrociando le dita e sperando che la strada che ha imboccato sia quella giusta, o può affidarsi ad una persona competente che la accompagni nel passaggio al XXI secolo.

Questa persona può essere un consulente, un freelance o un poco più che ventenne che di digitale ne mastica da quando era nella culla. In alcuni di questi casi, si fa chiamare Digital Coach, letteralmente “Allenatore Digitale”.

digital coach definizione

Chi è il Digital Coach?

Il Marketing Guru, Seth Godin, descrive il Digital Coach come “un freelancer che di solito lavora con imprenditori, piccoli gruppi o aziende per insegnare loro come migliorare drasticamente la produttività o la propria presenza sul mercato con la tecnologia“. Ad esempio, un allenatore digitale può organizzare il tuo telefono cellulare per essere più potente o ti insegna come utilizzare blog e Facebook per connetterti al tuo pubblico.

Secondo Guedado, AKA Jacopo Mele – classe 1993 – il digital life coach “sviluppa strategie d’impresa per creare e rafforzare l’identità di Brand (Brand Identity) e aumentarne la reputazione e la risonanza (Brand Reputation e Brand Awareness) negli spazi web attraverso una progettazione coordinata tra offline e online”.

Secondo Federico Morello, si tratta di “una figura strategica che opera in sinergia con i vari reparti dell’azienda o della pubblica amministrazione per sviluppare nuovi servizi, progetti e campagne di comunicazione online.”

Insomma, a noi il digital coach sembra proprio il Winston Wolf  di Pulp Fiction, qualcuno da chiamare per risolvere crisi, affrontare transazioni, lanciare nuovi business. Ma immaginatelo in bicicletta, con un gli auricolari collegati allo smartphone e un laptop nello zaino.

digital coach cos'è

Perché nasce la figura del Digital Coach?

Diciamo la verità, alcune aziende pagano profumatamente un consulente per poi mettere in atto solo la metà che viene loro consigliato. Ciò avviene perché in alcuni casi, neanche la dirigenza sa bene di cosa si sta parlando: analytics, lead, follower, engagement sono concetti con cui non tutti hanno già avuto a che fare.

Nasce quindi l’esigenza di una figura che spieghi in primis queste cose, che riesca a trasmettere alle aziende non solo la necessità di mettersi al pari con i tempi, ma anche i motivi per cui bisogna farlo.

Il digital coach è, appunto, un allenatore in grado di guidare l’azienda in una strategia integrata tra mondo digitale e mondo reale.

digital coach definizione

Cosa fa un Digital Coach?

La risorsa che uso di più sono le persone”, ci ha detto Guedado, che si proclama il primo digital life coach, seguito a ruota da Morello e Giuseppe Noschese.

Il Digital Coach, quindi, non si limita ad insegnare ad aziende, enti o anche soggetti singoli le strategie digitali per ottimizzare la loro presenza online. Ciò che fa soprattutto è creare e coltivare una rete di persone e aziende per poi metterle in contatto tra loro. Non solo Winston Wolf, ma anche un po’ Professor X.

Il suo lavoro non è affatto semplice: deve essere innanzitutto un carismatico leader, saper comunicare con le persone, scegliere gli strumenti giusti per favorire la comunicazione all’interno del team e avere spiccate capacità di esecuzione. Niente fuffa, quindi, solo fatti.

corsi digital coach

Come si diventa Digital Coach?

Come per tutte le professioni in campo digital, qui ciò che conta è il continuo aggiornamento. Il digital coach deve conoscere le ultime novità sulla SEO, quali sono le strategie e le piattaforme più adatte per un e-commerce, e naturalmente deve avere un’elevata padronanza di tutti i social media. I corsi di formazione, sia in aula che online, non mancano, l’importante è scegliere in maniera ponderata quelli giusti, che offrono le competenze necessarie e che abbiano anche un’alta reputazione.

Marsala: le sinestesie cromatiche di Pantone

Da dicembre tutti sanno che il colore di quest’anno è il Marsala.
Elegante, caldo, vibrante, corposo, vellutato e sexy. Per tutto il 2015 prepariamoci a un design che attingerà a piene mani da questo colore con tanta personalità.

Perchè il Marsala?

Pantone ha scelto questo come colore dell’anno perchè è appealing per donne e uomini, è pieno di cuore, ha in sè quella trama avvolgente tipica del vino liquoroso da cui prende il nome. Emana un’aura terrea, è sofisticato, naturale, stiloso e sì, molto gustoso.
Proprio così, gustoso. Porta con sè il bagaglio sensoriale di ogni colore che prende il nome da un cibo.

È stato scelto come colore dell’anno perchè si abbina a molte carnagioni diverse ed è quindi ideale per il make up, ma il suo calore ricercato lo rende perfetto anche per l’interior design. Inoltre, la sua raffinatezza gli permette di essere declinato in tutto ciò che è fashion.

Sinestesie e contaminazioni sensoriali

Ancora una volta Pantone riesce a dare vita ai colori abbinandoli ai cibi.
Non è una novità che Pantone sia in grado di dare personalità alle sue chips con un’anima “naturale”, ma in casi come questo abbiamo a che fare con una sinestesia coinvolgente a più livelli.

La questione nasce sempre dalla capacità di dare un nome alle cose.
In molti casi Pantone non si limita ad una catalogazione asettica, ma dà personalità ai colori con una contaminazione sensoriale potente: non parliamo più di warm grey, pale blue o light green.
I colori vengono chiamati evocando gli oggetti reali, in questo caso i cibi.

Ne deriva un mix sensoriale che unisce vista e gusto, abbinando la chip a un nome che costruisce tutto un mondo e moltiplica la forza comunicativa del colore stesso.

Nella percezione visiva dei cromatismi c’è una contaminazione gustativa che è in grado di dare corpo e sostanza ai toni.
In linguistica, la sinestesia è una figura retorica che prevede l’accostamento di due termini appartenenti a piani sensoriali diversi: lo stesso accade con le chips Pantone come il Marsala: l’astrazione diventa concreta.

Il contrasto più grande sta proprio in questo: una catalogazione colore rigorosa e oggettiva si traduce in una suggestione imputabile alla percezione soggettiva di ognuno, anche se incorporata in un bagaglio culturale definito.

Colazione Pantone

Ma il Marsala è solo un esempio dell’oggettivazione sensoriale dei colori: abbiamo provato a fare un esercizio creativo e immaginare una “tavola imbandita digitale” su cui sono posati tanti cibi diversi.

Molti colori sulla nostra tavola sono catalogati con il nome dell’alimento a cui appartengono: oltre la codificazione, oltre la sequenza di numeri e lettere, il colore si fa anima e diventa concreto.

Abbiamo immaginato una colazione coi colori Pantone. C’è tutto quello che vogliamo: un caffè bollente, un cappuccino schiumoso con tanto di croissant e succo d’arancia. E ovviamente anche la frutta.

Fermi tutti. E se non fosse una colazione?
E se avessimo voglia di una sangria?
Beh, le arance e le pesche le abbiamo, la vaniglia anche. E il Marsala, no, quello non ci manca di sicuro.

Cosa ci aspetta nel 2015

Le tendenze di questo nuovo anno sono legate alle nuances naturali, di una quotidianità semplice, quieta, soft. Tinte pastello ispirate ai cibi, agli elementi della terra, alle stoffe antiche. Tenui, delicati: albicocca, grigioperla, rosa carne, arancio pallido.
Nel 2015 il colore ritorna alle origini.

Outernet: dallo spazio Internet libero e gratuito

Un futuro con Internet libero e gratuito per tutti, in ogni angolo del pianeta indipendentemente dal luogo? Un domani che potrebbe diventare realtà oggi.

La Media Development Investment Fund ha lanciato la start-up Outernet, un progetto che prevede web libero e gratuito grazie ad una costellazione di piccoli satelliti altamente economici chiamati CubeSat. L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: permettere a chiunque l’accesso alla rete e all’enorme mole di informazioni che essa contiene senza limiti o restrizioni. Secondo recenti stime solo il 40% della popolazione mondiale ha possibilità di fruirne appieno, segnando ancor di più il già rilevante divario esistente.

Il valore della conoscenza, un valore che Outernet cerca di diffondere e soprattutto salvaguardare. Wikipedia, il Project Gutenberg, agenzie, bollettini informativi, messaggi d’emergenza sono alcuni dei contenuti a cui sarà possibile accedere, in una sorta di libreria essenziale della conoscenza umana.

Non solo. Aziende, organizzazioni o semplici persone potranno trasmettere i propri contenuti dietro pagamento. Il costo del servizio varierà in base al peso dei file trasmessi e al numero di trasmissioni programmate.

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Outernet sarà ricevibile tramite datacasting, sistema che sfrutta le onde radio per trasmettere dati in zone molto ampie. Basteranno così semplici antenne e parabole satellitari già esistenti, per garantire la copertura di tutto il pianeta. Ma Outernet, ha già pensato anche a questo. Le sue Lantern, ricevitori satellitari e hotspot WiFi dalla portata di 2MB al giorno, stanno già raccogliendo fondi su Indiegogo e sono realizzabili da soli seguendo le istruzioni diffuse gratuitamente.

Fantascienza? Affatto. Se la raccolta fondi andrà a buon fine le prime trasmissioni potrebbero già partire a Giugno 2015. State tranquilli quindi, un’eventuale apocalisse stile Deep Impact o The Walking Dead potrebbe trovarci connessi ed informati!

30 under 30: i giovani più promettenti secondo Forbes

Le classifiche di Forbes ci ricordano ogni volta chi sono i ricchi, i più belli e i più bravi del reame.

Quest’anno per la quarta edizione della classifica “30 under 30”, che incorona i giovani non ancora trentenni che hanno il futuro tra le loro mani, Forbes ha scelto di fare le cose in grande, ampliando le categorie di selezione a 20, arrivando quindi a pubblicare un elenco di 600 giovani.

30 under 30: i giovani del futuro secondo Forbes

Variate le modalità di selezione tramite candidature dei lettori online, e la modalità di votazione, con una giuria di tre giudici specializzati per ogni categoria.

Disponibile anche una raccolta di interviste video, immagini e testi realizzati durante il summit, a cui hanno partecipato come speaker vincitori delle passate edizioni, come Masala Yousafzai Nobel per la Pace.

Il web trasversale

Molta più attenzione per il mondo digitale, delle startup e degli investitori, le cinque categorie aggiunte sono infatti: retail & commerce, venture capital, manufacturing industries, health care e la categoria tech è stata suddivisa per consumer tech, enterprise tech.

Il focus sul mondo del digitale è poi trasversale anche nelle altre categorie. Sono infatti premiate ad esempio anche le star di Hollywood che si occupano di digitale, quest’anno infatti nella sezione Hollywood troviamo Blake Lively  grazie al progetto Preserve, e-commerce che vende prodotti scelti personalmente dall’attrice di Gossip Girl e rigorosamente prodotti da artigiani americani. Lo scorso anno era stata premiata l’attrice Olivia Wilde, founder del progetto Conscious Commerce. 

Nella categoria sport, tra i campioni internazionali come Cristiano Ronaldo e Novak Djokovic spuntano i creatori di sport application come Ishveen Anand fondatrice di Open Sponsorship per facilitare gli accordi tra sportivi e brand, e Arian Radmand che mette in contatto tramite Coach Up sportivi e coach.

Spazio agli italiani

Se nella classifica europea dei più ricchi imprenditori troneggiava il nostro Michele Ferrero, anche per i giovani promettenti con il futuro nelle loro mani, c’è spazio per il tricolore, nel 2014 per la medicina e nel 2015 per la moda.

LEGGI QUI: Top ten, ecco gli uomini più ricchi d’Europa

Nella categoria Science lo scorso anno appariva Livio Velenti, allora 28enne imprenditore nel medicale con base negli Stati Uniti. Un curriculum universitario e lavorativo indubbiamente notevole, partito dall’Università Bocconi, per poi passare a UCLA e Hardvard. Prima di fondare la sua azienda dopo varie esperienze in giro per il mondo si stabilisce in Cambogia, lavorando per l’agenzia Onu UNDP. Proprio dall’esperienza in oriente trova l’ispirazione per avviare la sua attività imprenditoriale, la Vassex, che rende più stabili i trasporti dei vaccini grazie all’utilizzo della seta.

Stessa università, settore differente, per la new entry di quest’anno, Chiara Ferragni, 27enne blogger e shoes designer fondatrice di The blonde salad. Ha costruito un impero intorno alla sua immagine, un’imprenditrice moderna, partita da un blog, per poi avviare una propria collezione di scarpe vendute in 25 paesi, che secondo Forbes si appresta a tagliare il traguardo degli 8 milioni di fatturato.

Riferimenti al web anche nella sezione “Art & style” dunque, dove viene sottolineato il potere mediatico della Ferragni che ha raggiunto i 3 milioni di follower, superando addirittura Vogue, il magazine più autorevole per il mondo della moda.