Una Top Ten dei marketing moments 2013

Campagne, strategie social, fenomeni curiosi, epic win, virali e app. Cosa ricorderemo del marketing nel 2013?

Adele Savarese

Chief Content Officer Ninja Academy

10: Harlem Shake, la follia virale collettiva

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La follia è contagiosa: lo scopriamo a febbraio quando esplode questo meme a partire dall’Australia. Musica stordente e format replicabile sono alla base del nonsense puro, che riesce però a cambiare qualcosa nel marketing musicale: le visualizzazioni di Youtube, da questo momento in poi, hanno un peso maggiore tra i dati analizzati da Billboard per le sue classifiche. Youtube si vede formalmente riconoscere la sua capacità di influenzare a volte le vendite discografiche – oltre che i fenomeni socioculturali – più di quanto non riescano radio e televisione.

9: Royal Baby mania

Simba, nella nostra infanzia, ci ha insegnato il potere archetipale insito in ogni futuro re. La nascita di George Alexander Louis ha attratto ed incuriosito buona parte delle mamme del mondo. E non solo: i tabloid sono in cima alla lista dei canali social creati ad hoc per attendere la nascita, compare su Etsy il filone dell’handmade per il bambino reale ed i brand di certo non stanno a guardare. Mini, Oreo, P&G, Coca Cola, Starbucks annunciano il lieto evento e ne approfittano per fare branding.

8: Candy Crush Saga, giochi del contagio

Appena disintossicati da Ruzzle, si ricade in una nuova droga – proprio sotto forma di pasticche colorate. Una vera e propria addiction il cui principale sintomo spinge le persone a chiedere vita alla gente piuttosto che a farsene una.

7: Bitcoin

Una realtà controversa: ridicolizzata, parodizzata, come tutte le “cose da nerd“. Eppure questa valuta virtuale sta entrando nel mainstream tra le sue crepe e fessure. Bolla speculativa o cambio di paradigma nel magmatico mondo del cashless payment? Speriamo di scoprirlo nel 2014.

6: Snapchat, Whatsapp & Line

Siamo nel bel mezzo dell’ennesimo shift nella quotidiana comunicazione digitale. Nel 2013 ci rendiamo conto che il primo vero social network è il nostro cellulare e Whatsapp si vede attaccare i fianchi da WeChat e Line. Tutti parlano di ephemeral communication, la sfida non è più quanto spazio abbiamo per comunicare – ma quanto tempo. E i grandi come Instagram provano a rispondere.

5: Twitter IPO

A novembre Twitter si quota al New York Stock Exchange. Una data importante: chi ha parlato della creazione di nuovi milionari, chi di un grosso fallimento. Di sicuro, si rinnova l’energia degli investitori nei confronti delle social startup.

4: Oreo Super Bowl

Un blackout sconvolge l’audience dell’evento sportivo-pubblicitario dell’anno. In una magistrale lezione di creatività, reattività e velocità d’esecuzione, Oreo pubblica un geniale tweet e sbaraglia la concorrenza. La grafica è stata “disegnata, scritta ed approvata in pochissimini minuti”, racconta Sarah Hofstetter, presidente di 360i – la digital agency di Oreo. Tutte le decisioni sono state prese in tempo reale dal momento che marketer e creativi erano asserragliati in una social media room allestita per l’occasione.

3: iOS 7

A settembre Apple cambia i vestiti. Ad oggi il più grande redesign, in chiave flat, del sistema operativo ha portato tante novità ai fan della Mela. Lutto per tutte le app Torcia. AirDrop, timestamp per i messaggi, Helvetica Neue, pulsanti tutti nuovi, aggiornamenti in background. La batteria resta sempre l’elemento più sofferente.

2: Papa Francesco, la chiesa ha un nuovo brand

Una persona semplice ricopre un ruolo difficile, reso difficilissimo dal predecessore. Con i valori dell’umiltà e della coerenza Papa Francesco riesce a piacere anche ai tanti disaffezionati alla Chiesa. E’ da ricordare il suo primo discorso, così come le tante aperture mentali mostrate fino ad oggi. Un Papa super-eroico che assomiglia a Batman: vive in un enorme palazzo, ha un maggiordomo, guida una sorta di Bat-mobile ed esce di notte sotto mentite spoglie per aiutare i bisognosi. Se il dogma è un brand, Papa Francesco era proprio ciò di cui la Chiesa aveva bisogno.

1: Share a Coke, una campagna da manuale

Solo il brand più famoso al mondo riuscirebbe a portare a termine un’operazione di debranding con così tanto successo. Andando incontro al nostro quasi innato senso di vanità e voglia di personalizzazione, Coca Cola decide di togliersi dalle lattine e di mettere noi al suo posto. Un’idea tanto brillante quanto easy, in grado di generare spontaneamente un buzz infinito. Chapeau, si tratta a mio avviso della campagna più memorabile del 2013: è il perfetto equilibrio tra posizionamento e 4P.

Scritto da

Adele Savarese

Chief Content Officer Ninja Academy

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 ... continua

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