Le app per la gestione dei social network on the go

app community manager

Oggi, se c’è una cosa da non fare, è tirarsi fuori dai social network site. Ammesso che si abbia qualcosa da comunicare, piccole, grandi e medie imprese dovrebbero presidiare almeno un social network, ma a dirla tutta, oggi non basta.

Per una comunicazione capace di raggiungere tutti sarebbe meglio attivare più profili social tenendo ben presenti le proprie necessità. Ovviamente una presenza così estesa non è facile da gestire e il tempo, oggi più che mai, è davvero denaro.

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Per fortuna, esistono degli strumenti che ci aiutano nel management dei social media e che molto spesso si sono evoluti in app per i mobile device, d’altronde come non considerare che la comunicazione avviene sempre di più on the go? E questo comporta e richiede una certa prontezza nell’utilizzo dei profili social!
Allora andiamo subito a scoprire varie alternative di social media management proposte negli store dei nostri device!

Buffer

Con Buffer è possibile programmare gli aggiornamenti su Twitter, Facebook, LinkedIn e Google+ Pages così come monitorare le statistiche di ogni post: click, retweet, like, mention, share e altro.

Quando si desidera condividere da app diverse o da app aggregatrici di notizie come ad esempio Flipboard, si può aggiungere alla coda e Buffer lo programmerà automaticamente nell’arco della giornata sui vari profili social collegati. Infatti con Buffer non è obbligatorio selezionare ora e data di ogni aggiornamento: è sufficiente selezionare “aggiungi a Buffer” e l’aggiornamento verrà pubblicato automaticamente ad un orario deciso dalla app, ma si può anche decidere di pubblicare immediatamente o cambiare orario della pubblicazione.

La versione principale di Buffer è gratuita e consente l’upgrade alla versione Awesome Plan se si ha bisogno di funzionalità speciali, come ad esempio la condivisione su più di 4 social network differenti.
Download per iOS e Android.

Spredfast


Complemento perfetto alla versione desktop, Spredfast è un’app disponibile solo per iOS che consente di monitorare gli analytics dei social media in mobilità. Permette di gestire e misurare i dati raccolti da Facebook, Twitter, YouTube e Flickr per vedere il numero delle persone raggiunte e il livello di interazione del target con i contenuti.

I dati vengono presentati in grafici, che è possibile utilizzare per paragonarli ai risultati di strategie alternative. Naturalmente l’app consente di creare e condividere contenuti così come di pianificare le attività social usando il tool calendar da condividere con il team di lavoro per coordinare le attività di pubblicazione dei post, ad esempio.

Download per iOS .

Sprout Social


Disponibile sia per i dispositivi Android che per Iphone e Ipad, questa app si propone come un’alternativa per la gestione degli account social ovunque voi siate. Anche in questo caso è possibile la pianificazione e la pubblicazione dei messaggi, visualizzare e gestire i feed, effettuare ricerche per keywords, controllare le statistiche dei contenuti. Oltre a ciò consente di assegnare attività e ruoli al resto del team in maniera estremamente veloce, per una gestione costante.

Download per iOS e Android.

Everypost


Un’app per la gestione dei contenuti su molteplici social network, consente infatti di pubblicare su Twitter, Google +, Pinterest, Facebook, LinkedIn, Tumblr o via e-mail. Una caratteristica particolare è l’abbreviatore di tweet, li accorcia autonomamente rendendoli inferiori ai 140 caratteri, inoltre rende disponibili 18 filtri fotografici. Con Everypost si possono creare contenuti personalizzati per ogni social media e decidere quando postarli.

Download per iOS e Android.

Hootsuite

La più nota app per la gestione di molteplici account sui social network non poteva mancare! Vanta circa 9 milioni di utenti e permette di twittare o programmare i tweet da diversi account Twitter; pubblicare sui profili o sulle pagine Facebook, oppure programmare i post di Facebook.

Consente anche di pubblicare su LinkedIn e gestire le pagine Google+ ovunque tu sia direttamente dal tuo dispositivo. Inoltre puoi facilmente gestire campagne e statistiche, geolocalizzare i post, programmare aggiornamenti automatici e perfino tradurre e pubblicare messaggi in/da oltre 50 lingue.

Non solo, a proposito di questo Hootsuite ha messo a disposizione, per ora soltanto per gli utenti pro di iOS, la versione beta di un’app chiamata Hootsuite Suggestions che suggerisce contenuti inerenti a quello di cui ci occupiamo normalmente.

L’app analizza i nostri contenuti precedenti e sulla base di quelli ci propone temi simili tra i quali poter scegliere per mantenere una condivisione costante e sempre aggiornata di temi caldi, uno dei segreti per mantenere la relazione con i nostri utenti. La condivisione e la programmazione diventa ancora più intuitiva con un’innovazione nei comandi: basta scorrere a destra per condividere all’istante oppure far scorrere il contenuto a sinistra per programmarlo in un momento ottimale.

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Download per Android e per iOS.

Seesmic


Nata come concorrente di Hootsuite è diventata di sua proprietà nel 2012. Nonostante ciò l’app è disponibile sia su smartphone per Android che nella versione desktop. In versione mobile consente di visualizzare e aggiornare gli account Facebook e Twitter. Tra le caratteristiche ricordiamo l’integrazione di Twitlonger, che permette di condividere messaggi più lunghi di 140 caratteri rimandando l’intero messaggio a un link generato automaticamente e la possibilità di retweet con commenti.
Download per Android.

Ora non hai più scuse: alcuni esercizi da fare in ufficio [INFOGRAFICA]

ginnastica scrivania

Negli ultimi 50 anni la vita è cambiata: il modo di mangiare, di lavorare, persino di dormire è diverso da quello dei nostri nonni; la tecnologia e la meccanizzazione hanno reso tutto meno faticoso, sia per il corpo che per la mente, non senza conseguenze, ovviamente.

Se negli anni ’80 eravamo ossessionati dall’aerobica e la carriera, e  negli anni ’90 lo eravamo dalla ricerca di libertà e superamento dei limiti fisici così, in risposta ad una vita sempre più sedentaria e relegata in ambienti chiusi, il nuovo millennio ci ha trovati attenti alla salute, ai cibi bio e alla ricerca di equilibrio tra uomo e natura.

Recenti ricerche hanno dimostrato che, per le persone che trascorrono molte ore al giorno, tutti i giorni, seduti alla scrivania il rischio di mortalità precoce sale del 40%, una percentuale alta per un lavoro che dovrebbe darci da vivere!

Un paio d’ore in palestra alla settimana non bastano, il corpo ha bisogno di muoversi, di ossigenare le cellule, di rigenerare il sangue, così, per chi fa un lavoro d’ufficio abbiamo qualche utile consiglio, piccoli veloci esercizi da “sbrigare” tra una pratica e l’altra per mantenere il corpo giovane ed allenato.

Si parte dalla testa:

  1.  ruotarla lentamente a destra fino a far posare lo sguardo al di sopra della spalla, tenere la posizione per 5 secondi e poi  ruotare a sinistra (ripetere per 10 volte)
  2. inclinare la testa lateralmente fino a poggiare l’orecchio sulla spalla per 10 secondi da entrambi i lati

Per le spalle:

  1. tirarle su fino a incassare la testa, tenere per 5 secondi e rilasciare (ripetere 10 volte)
  2. ruotarle in avanti per 10 volte e poi indietro

Per le braccia:

  1. alzare il braccio destro verso l’altro piegare il gomito dietro la testa e con la mano sinistra tirare il gomito a sinistra, lentamente. (tenere in tensione per 10 secondi) e procedere con l’altro braccio
  2. tendere le braccia in avanti, incrociare le dita e spingere i palmi delle mani verso l’esterno ( tenere per 10 secondi) e poi verso l’alto.

Per la schiena:

  1. seduti in punta di sedia, con le gambe tese in avanti e i talloni poggiati a terra, piegarsi fino a toccarsi le punte dei piedi (se ci si riesce) restare in tensione per 5 secondi e ripetere per 5 volte.
  2. seduti sulla sedia, divaricare le gambe e piegarsi in avanti fino a toccare il pavimento con le mani (5 secondi per 5 volte)

Per le gambe:

  1. seduti sulla sedia portare il ginocchio verso l’esterno alzando il piede fino ad afferrarsi la caviglia
  2. in piedi sulle mezze salire e scendere per dieci volte e rifarlo poi alternando i piedi.

Questi sono solo alcuni degli esercizi “da scrivania” che, con un po’ di buona volontà possono aiutare il nostro corpo a stare meglio; in generale, è comunque molto utile cercare di alzarsi quanto più possibile per fare brevi camminate (verso il bagno, la macchinetta del caffè, il collega più lontano).

Per evitare contusioni e figuracce consigliamo di fare attenzione agli esercizi da seduti: assicurarsi che la sedia non abbia rotelle.

ginnastica in ufficio

Super Bowl: ecco come i brand si preparano alla finale

Alle 00.30 di lunedì 2 febbraio – ora italiana – tornerà la partita di football più attesa dal popolo statunitense: il Super Bowl XLIX. Il campo di Glendale quest anno vedrà sfidarsi i Patriots contro i Seahawks. Negli USA questo evento è considerato quasi un giorno di festa nazionale perché è in grado di catalizzare l’attenzione di milioni di spettatori davanti lo schermo.

Oltre al match in campo però, ci sarà un’altra grande sfida: quella degli spot tv. Essendo infatti l’evento sportivo più seguito degli Stati Uniti, il Super Bowl riesce ad attrarre investimenti pubblicitari milionari, divenuti ormai iconici. Basti pensare che quest’anno uno spazio di 60 secondi è arrivato a costare 9 milioni di dollari.

Ecco i migliori spot che si vedranno durante il match:

1. Victoria’s Secret

Non è la prima volta che Victoria’s Secret propone uno spot tv per il Super Bowl ma, a memoria d’uomo non si ricordano mai campagne particolarmente interessanti. Il brand di lingerie si è presentato al match per la prima volta nel 1999 e poi ancora nel 2008.

Questa volta però si è sbizzarrito proponendo per il Super Bowl XLIX, un suo spot di 80 secondi in cui traveste le divine Adriana Lima, Doutzen Kroes, Lily Aldridge, Behati Prinsloo e Candice Swanepoel da giocatrici di football. Due squadre in uniformi bianche e rosse si sfidano nel video. E la squadra rossa vince dopo il touchdown del loro capitano, Adriana Lima.

2. Dove Men

Lo spot di Dove Men si apre in connessione con la festa del papà e sfrutta proprio questa occasione per poter porre un focus dai padri in generale a tutti gli uomini, utilizzando l’hashtag #RealStreght. La campagna è in pieno stile Dove, con un accenno al sociale, al familiare, al personale. “Il 90% degli uomini di tutto il mondo dice che la propria cura è parte della propria mascolinità” dice l’annuncio del Super Bowl.

3. Bud Light

Bud Light incoraggia a vivere la vita e ad avere il famoso “time of your life” tanto prospettato dagli americani. Con il suo spot di 15 secondi anticipa quello di 60 secondi che si vedrà al Super Bowl, creato dall’agenzia BBDO. L’hashtag è #upforwhatever e incoraggia le persone a bere e divertirsi più responsabilmente. Non vi sveliamo lo spot in ballo questa sera, ma restate connessi 😉

4. Bmw

Immancabile nella tradizione del Super Bowl è uno spot di automobili. Ed ecco che si presenta BMW con la sua nuova i3. Il brand riporta sugli schermi Katie Couric e Bryant Gumbel, i conduttori di uno show televisivo del mattino nel 1994 sulla NBC a cui i telespettatori erano molto affezionati. La campagna è stata rilasciata ben prima dell’evento, e BMW ci spiega perchè!

5. Coca-Cola

Di tutt’altro avviso è Coca-Cola, invece. Lo scopo del brand stavolta non è creare attenzione intorno al prodotto, come il caso BMW, ma fare branding e creare attenzione intorno al marchio. Ed ecco che ci presenta una campagna teaser in cui ci avvisa che il mondo non sarà più lo stesso, che cambierà, senza dirci null’altro.

Sappiamo solo che continuano con l’hashtag #MakeItHappy. Cosa aspettarci?!

6. Budweiser

Anche Budweiser si orienta sul branding e quest anno ci propone la dolce storia di un cagnolino, scappato dalla propria cuccia che, messosi in pericolo, viene salvato da alcuni cavalli i quali, vedendolo in pericolo, si liberano per salvarlo e riportarlo al padrone. Una dolce risposta a chi ama da sempre i simboli di Budweiser.

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7. Pepsi

Per questa edizione del Super Bowl, Pepsi fa le cose in grande e crea uno spot in collaborazione con Comedy Central. La campagna si chiama Hyped for Halftime, ed è una commedia in tre parti (qui la prima) in cui il brand di bibite dice: “Katy Perry è la top star della serata, ma quanto sarebbe stato meglio se invece fossero stati Craig Robinson e Nasty Delicius?!”

Non ci resta che dare un grosso in bocca al lupo alle squadre, ed ai brand.
E tu? Sei pronto per stasera? Hai già scelto il tuo preferito?

Crisi del fast food, McDonald’s e il crollo delle vendite

 

Il calo delle vendite che interessa ogni settore rappresenta un dato allarmante a cui siamo abituati, ma colpisce particolarmente ed ha un valore significativo il crollo di vendite del più famoso fast food del mondo, McDonald’s. La prima vera crisi del fast food.

Negli anni la gigantesca M gialla è riuscita a conquistare tutti, grandi e piccini, con hamburger e patatine, happy meal, sale attrezzate e marketing mirato alla fidelizzazione del cliente. I’m Lovin It? Forse non più.

McDonald’s è riuscito ad entrare e si è imposto con successo anche nei mercati di quei paesi con maggiore tradizione gastronomica (come l’Italia), e si è fatto pioniere del cibo fast o, come lo definirebbero alcuni, di junk food. Forte di una distribuzione capillare, di un marchio fortissimo, di una lunga storia aziendale, la multinazionale americana è spesso stata identificata con il simbolo stesso della globalizzazione e dell’imperialismo americano, attirandosi anche diversi movimenti di contestatori. La rivista The Economist usa l’indice Big Mac: la comparazione tra i prezzi del Big Mac in vari paesi può essere usata per calcolare in maniera informale il potere d’acquisto.

Eppure i dati di vendita mostrano che già alla fine del 2014 l’azienda aveva registrato un calo di vendite.

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McDonald’s e il suo “I’m lovin’it” diventa Not lovin’it

Il junk food non tira più. Stando alle ultime ricerche riguardanti il cibo, sulle tavole si registra infatti un aumento di consumo di cibi più sani e salutari, che vanno a sostituire hamburger e patatine. Questo nuovo trend si fa sentire in tutta la sua forza ed il colosso americano deve fare i conti e far fronte a questa concorrenza sempre più agguerrita.

 

 

I problemi sembrano moltiplicarsi per McDonald’s anche a causa dello scandalo sulle forniture di carne scaduta in Cina, che hanno fatto cadere a picco le vendite nella regione asiatica di circa il 9,9 %, a cui si aggiunge la chiusura di ristoranti in Russia per accuse di condizioni sanitarie inadeguate. Anche in Europa si è registrato un calo che sembra attestarsi all’1,1%.

“Il 2014 è stato un anno impegnativo per McDonald in tutto il mondo, la nostra performance e’ al di sotto delle nostre attese”, afferma senza mezzi termini l’amministratore delegato di McDonald’s, Don Thompson, sottolineando che i “venti contrari interni e esterni si sono dimostrati piu’ forti del previsto e continueranno nel quarto trimestre. Queste sfide significative richiedono cambi significativi”. Il colosso americano si impegna ad apportare grandi e piccoli cambiamenti per migliorare l’esperienza del cliente ma anche dei lavoratori stessi. Riconoscendo la propria difficoltà a mettersi al passo coi tempi, McDonald’s è pronto a lanciare una serie di iniziative, come il programma ‘Create Your Taste’, che viene incontro alla diffusa voglia dei consumatori di personalizzare i prodotti e i servizi, e proporre menù a prezzi più bassi e accessibili.

Young attention e crisi del fast food

La perdita di attrazione nei confronti delle nuove generazioni, dagli adolescenti ai trentenni, che preferiscono locali casual e con menu di migliore qualità, ha eroso in parte la popolarità del fast food intaccata anche dal fatto che sempre più clienti, causa crisi economica, preferiscono mangiare a casa per risparmiare. Negli Usa, il mercato principale nel quale lavora l’azienda, si è registrato un calo del 1,5 % dovuto non solo al prezzo praticato ma anche ad una crescente concorrenza legata nascita di catene di hamburger di fascia più alta, che mirano a consumatori più sofisticati e attenti all’aspetto salutistico del prodotto.

 

 

Thompson ammette che l’azienda ha riconosciuto di una crisi del fast food, tanto che si sta sviluppando un laboratorio d’apprendimento per capire meglio i desideri e gli orientamenti della clientela. Inoltre, dopo la recente assunzione del primo dirigente preposto alla costruzione di una strategia digitale, è in fase di lavorazione l’app mobile che permetterà di pagare tramite l’Apple Pay. La motivazione principale di questi cambiamenti è sicuramente quella ottenere un maggior numero di clienti giovani, fidelizzandoli.

“Nel corso dei prossimi 12 mesi, la nostra carica è quella di garantire un adattamento al mercato che cambia e massimizzare il potenziale della crescita globale.”, è questo l’augurio di Thompson.

Prynt stampa le tue fotografie direttamente dallo smartphone

Stampare le vostre fotografie direttamente da una custodia per smartphone? Prynt!

Spiegarvi di cosa si tratta è molto semplice. Prendi una custodia, inseriscici il tuo smartphone – dispositivo iPhone o Android –  scatta una fotografia (o utilizza quelle in archivio o sui tuoi social networks) e in 30 secondi te la troverai stampata tra le mani, come solo fino ad ora una meravigliosa Polaroid riesce a fare.

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Internet? Bluetooth? No, non è richiesto niente di tutto questo, basta solo un istante e avrai qualcosa che è more than an instant come recita lo slogan.

Ma scendiamo più in dettaglio e cerchiamo di capire come è nato e come funziona questo particolare dispositivo da utilizzare in aggiunta al nostro smartphone.

L’idea nasce a gennaio 2014; a maggio viene creato il primo prototipo alpha, e a giugno è la prima start up francese selezionata da Haxlr8r, un acceleratore di hardware con sede a Shenzhen in Cina.

Dopo aver partecipato anche al CES 2015 a Las Vegas, Prynt a gennaio 2015 è pronta per approdare su Kickstarter, ed a soli 33 giorni dallo scadere del termine, ha già riscosso il quadruplo della cifra richiesta per i costi di produzione (50.000$). I prossimi steps nella tabella lavorativa temporale, prevederanno la lavorazione al dispositivo a marzo, due mesi di test di prova a maggio e a giugno, per arrivare finalmente ad ottobre, periodo in cui sarà pronta la spedizione del case.

Funzionale

Prynt è stata progettata con una particolare attenzione nella creazione di una parte modulare, in modo da essere compatibile con diversi tipi di telefoni iOS e Android tra cui iPhone5/5S, iPhone 5C iPhone6, Galaxi S4 e Galaxi S5, senza necessariamente dover sostituire tutto il case, ma solo la parte adattabile al telefono.

Specifiche tecniche

Prynt ha la capacità di scattare 10 fotografie per ogni foglio di carta stampabile inserito all’interno. Con una carica di batteria si possono scattare fino a 20 foto e la durata per effettuare un ciclo completo di ricarica è di 90 minuti. Supporta una connessione di tipo iPhone e Android e il tempo di stampa è stimato intorno ai 30 secondi.

Ispirazioni & much  more

Il dispositivo ricorda chiaramente l’intramontabile Polaroid. Infatti, gli ideatori stessi vi si sono ispirati durante la definizione del concept progettuale. Il tutto prontamente adattato ai giorni nostri, permettendo così di costruire un oggetto perfettamente in linea con gli usi svolti dai nostri inseparabili compagni di vita smartphone.

Ma non è tutto, perché il dispositivo Prynt viene pensato ancor più in grande, correlandolo di una app che permette di visualizzare un video degli attimi precedenti allo scatto della fotografia, solo inquadrando la fotografia stessa con il dispositivo.

Ed è subito realtà aumentata, le fotografie si animano sullo schermo del tuo smartphone, dando vita a vere e proprie storie, celando piccoli segreti ed ogni tipo di sorpresa. L’app di Prynt è in fase di sviluppo e verrà rilasciata quest’estate.

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Nel frattempo non possiamo far altro che aspettare e mettere da parte 99$ per avere un case blu, rosa o bianco direttamente a casa. A noi sembra un’ottima idea, che bilancia perfettamente i nostri momenti social rendendogli merito e lunga vita su di un supporto cartaceo dal sapore vintage e intramontabile che solo la Polaroid sapeva dare. Voi che ne pensate? La comprereste?

Global Talent Competitiveness Index, i talenti fanno la differenza

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze parla oggi di ”una ripresa che sembra diffusa in tutte le aree del paese”, commentando le informazioni che arrivano dall’Istat, anche se molti dati economici restano negativi per l’Italia. Incoraggiante invece il 36° posto dell’Italia nella nuova edizione del Global Talent Competitiveness Index (GTCI) presentato a Davos lo scorso 20 gennaio.

La ricerca, condotta da INSEAD in collaborazione con HCLI e Adecco Group, classifica 93 Paesi in base alla capacità di far crescere, attrarre e trattenere i talenti.

Per il 2014 il Global Talent Competitiveness Index ha assegnato alla Svizzera la prima posizione, seguita da Singapore e Lussemburgo, mentre l’Italia si aggiudica un onorevole 36° posto, dimostrando di avere buone capacità di sviluppare i propri talenti, ma non riuscendo ancora a tenere il passo nella capacità di attirare risorse ad alto valore aggiunto e creare i giusti presupposti per farle crescere.

La parole chiave per attrarre talenti: investimenti e formazione

Secondo la ricerca, gli investimenti in “competenze per l’idoneità al lavoro” e formazione professionale sono la chiave per attrarre e sviluppare i talenti all’interno di mercati del lavoro in continuo cambiamento e a crescente disoccupazione.
I tre paesi in testa alla classifica hanno optato per economie aperte, un ingrediente essenziale per essere competitivi a livello dei talenti.

Molte delle altre economie tra le “top 20” sono caratterizzate da radicate tradizioni d’immigrazione, come Stati Uniti (al quarto posto), Canada (al quinto), Svezia (al sesto) e Regno Unito (al settimo).

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Tutti i paesi con le performance più elevate sono caratterizzati anche da un altro fattore: una lunga educazione prioritaria, come nel caso degli altri paesi scandinavi, tutti tra i primi 15, con la Danimarca all’ottavo posto, la Norvegia all’undicesimo e la Finlandia al tredicesimo.

La situazione dei talenti in Europa e in Italia secondo il Global Talent Competitiveness Index

Ciò che colpisce, più ancora delle differenze all’interno della stessa Europa, è lo squilibrio correlato ai talenti a livello globale. Nonostante 33 milioni di persone in cerca di un lavoro negli Stati Uniti e in Europa, sono oltre 8 milioni i posti di lavoro ancora scoperti. Contemporaneamente, in alcuni paesi d’Europa, persiste una disoccupazione giovanile pari ad oltre il 50%.

In Europa, l’Italia è classificata come paese ad alto reddito, sulla base della classificazione della Banca Mondiale. Per questo motivo, sebbene la sua posizione relativa nel ranking appare migliore in Europa (il 33% dei Paesi di questo gruppo vengono dopo l’Italia), nel gruppo dei Paesi ad alto reddito la sua classificazione non è altrettanto incoraggiante (solo il 18% occupa una posizione inferiore). Il motivo di tale posizione è che, in Europa, alcuni Paesi non sono classificati come realtà ad alto reddito e, spesso, registrano risultati peggiori in termini di talenti. In generale, tuttavia, il punteggio GTCI e la classificazione dell’Italia non sono deludenti, se paragonati al contesto europeo.

Rispetto ad altre regioni extra europee l’Italia sembra fare meglio, registrando in particolare punteggi superiori a ogni altro paese dell’Asia centrale e meridionale e dell’Africa sub-sahariana. In America Latina, solo il Cile ottiene un risultato migliore. In Africa settentrionale e in Asia occidentale, sono Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita ad occupare posizioni più elevate. Ma l’Italia potrebbe essere sempre più distaccata da alcuni Paesi dell’Asia orientale.

Il principale gap tra l’Italia e i paesi ai vertici del ranking è rilevabile soprattutto alla voce “Attrazione”. Singapore è il riferimento globale per la capacità di attrarre i talenti e le esperienze di altri stati europei, come Paesi Bassi, Regno Unito e Austria, potrebbero offrire lezioni nel merito. La capacità di attrarre talenti dipende dall’esistenza di un contesto commerciale dinamico, disciplinato da normative adeguate, e di mercati del lavoro flessibili.

Quali strade per migliorare la competitività del paese?

Commentando lo studio di quest’anno, Ilian Mihov, Preside di INSEAD, ha dichiarato: “Viviamo in un mondo in cui il talento è diventato la valuta centrale della competitività, tanto per le imprese quanto per le economie nazionali. Eppure, si riscontra ancora uno squilibrio troppo frequente tra i sistemi di istruzione e le esigenze dei mercati del lavoro. Le imprese e i governi hanno bisogno di nuove tipologie di leader e imprenditori, dotati delle competenze che aiuteranno le loro ditte e i loro paesi a prosperare nell’economia della conoscenza globale”.

Tra le strade indicate per un miglioramento dell’indice italiano non si può non menzionare una maggiore attenzione allo STEM, acronimo utilizzato in riferimento alle discipline accademiche di Scienze, Teconologie, Ingegneria e Matematica, per il quale, già nel 2004, è stato avviato il Progetto Lauree Scientifiche, nato con la motivazione di incrementare il numero di iscritti ai corsi di Laurea in Chimica, Fisica e Matematica, frutto della collaborazione del Ministero dell’Istruzione, della Conferenza Nazionale dei Presidi di Scienze e Tecnologie e di Confindustria.

Come ha spiegato Federico Vione, Amministratore delegato di Adecco Italia: “Anche in Italia un’alta percentuale di giovani, che si stima compresa tra il 18 e il 20% dei disoccupati, continua a non trovare lavoro non per colpa della recessione ma a causa del crescente gap tra competenze offerte dal mondo dell’istruzione e competenze richieste dalle aziende. In considerazione di questi dati e in linea con quanto emerge dalla nuova edizione del GTCI, come Adecco stiamo portando avanti il progetto #diamolavoroalleambizioni che si propone di creare 100mila nuove opportunità di lavoro in 24 mesi attraverso un importante investimento in formazione, pari a 10 milioni di euro. Ci auguriamo inoltre che il Jobs Act appena varato dal Governo possa velocemente aiutare il nostro Paese a recuperare lo storico ritardo nelle politiche di attivazione, favorire l’alternanza tra scuola e mondo del lavoro e più in generale creare le migliori condizioni normative ed economiche necessarie per promuovere concorrenza, innovazione e investimenti”.

Non solo Whatsapp: lo scenario dell'instant messaging è sempre più in crescita

Il clamore e l’attenzione mediatica provocate dall’annuncio dell’uscita della versione desktop di Whatsapp hanno sancito, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la sempre maggior importanza rivestita dalle app di instant messaging. Sarà il loro uso pratico e immediato, il loro rispondere ad una reale necessità, quella di comunicare, fatto sta che i numeri pubblicati dal Global report di We Are Social testimoniano un trend in continua crescita, un trend che secondo molti esperti di comunicazione digitale sarà determinante nei prossimi anni.

Un futuro già saldo oggi, però. I dati relativi ai social network per numero di utenti attivi testimoniano infatti che 7 tre le prime 17 posizioni sono occupate non da canali social “classici”, ma dalle applicazioni di instant messaging. Non solo Whatsapp (6oo milioni di utenti attivi): tra queste troviamo colossi cinesi quali QQ e WeChat (rispettivamente 829 e 468 milioni di utenti attivi) e Facebook Messenger (600 e 500 milioni di utenti attivi), realtà meno conosciute nel nostro paese, ampiamente diffuse nel resto del mondo.

Una crescita davvero rilevante, basti pensare  che il solo Whatsapp 12 mesi fa registrava 400 milioni di utenti attivi (+50% oggi) e che WeChat ha praticamente raddoppiato la sua user-base. Incrementi certamente e fortemente influenzati dalla sempre maggior diffusione del traffico da dispositivi mobile, una realtà ormai assodata e determinante in chiave digital.

Se l’aumento degli utenti mobile si ferma ad un progresso del 5%, gli utenti che utilizzano i social media da smartphone segnano un considerevole 23% (313 milioni di persone in più).  Se qualcuno avesse ancora dei dubbi è tempo di superarli: mobile e social sono ormai due facce della stessa medaglia.

… e in Italia?

Scenario per lo più simile anche nel nostro paese, ma con qualche eccezione che merita di essere evidenziata. L’utilizzo dei social da mobile la fa da padrone  (+11%), chiara attestazione di come gli utenti desiderino poter attingere e interagire attivamente con i contenuti online senza limitazioni di luogo e/device. Se a livello mondiale avevamo visto l’affermarsi delle app di instant messaging, in Italia una di esse, WhatsApp, risulta addirittura essere il social più utilizzato, battendo nientemeno che il colosso Facebook.

Rispetto alla classifica mondiale spariscono dalle prime posizioni diversi canali come WeChat e QQ (ancora poco diffuse), mentre resiste Facebook Messenger che, seppur non sempre amato dagli utenti, si aggiudica il terzo gradino del podio.

I perché di un successo

Ma cosa c’è dietro l’affermazione delle app di instant messaging? In primis l’evoluzione tecnologica, che propone smartphone sempre più potenti e ricchi di funzionalità ed una connettività diffusa e veloce (3G e 4G). Ma miglioramenti tecnici a parte, la reale differenza sta nella volontà delle persone di conversare ed interagire con loro simili in modo semplice e soprattutto diretto. Non bisogna stupirsi, infondo è questa da sempre una necessità sociale fondamentale, necessità a cui prima i social e poi le app di instant messaging danno risposta.

Questione di coinvolgimento. Uno studio realizzato da Frank N. Magid Associates per conto della azienda canadese Kik Interactive, proprietaria dell’app Kik, ha infatti evidenziato come le app di messaggistica istantanea creino maggiore engagement rispetto ai social network per i giovani americani. In parole semplici questi passano maggior tempo su Snapchat, e Facebook Messenger che su Facebook, TwitterInstagram. Secondo la ricerca, condotta su un campione di 1.000 utenti americani di età compresa tra i 14 e i 25 anni, il tempo speso su queste app è di circa 30 minuti.

Una maggiore interazione che coinvolge anche i brand, già impegnate soprattutto oltreoceano ad utilizzare in modo strategico le app di instant messaging. Il 90% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver interagito con un brand sui social media o su un’app di messaggistica: il 19% degli utenti ha “messaggiato” direttamente con un’azienda, con Kik (26%) e Snapchat (21%) che risultano essere le app più coinvolgenti. Gli user più giovani (21-25 anni) vedono in queste app un mezzo unico per rimanere aggiornati sui brand preferiti,  dando non solo la possibilità di un like o follow, ma soprattutto di interagire direttamente con essi.

Luxafor, il led per comunicare ai coworkers se sei disponibile o no

luxafor

Avete presenti gli spazi di co-working? Stimolanti, divertenti, entusiasmanti: ma come la mettiamo con le distrazioni che un open space, per sua natura, porta con sé? Tra proposte di caffè alla macchinetta e una battuta sull’ultima giornata di campionato, la produttività rischia di calare pericolosamente.

Ed è qui che entra in gioco Luxafor. 

Luxafor è una semplice luce, un led che si collega al computer via Usb o Bluetooth. Una volta configurato il software, puoi decidere di accendere una luce rossa o verde. Luce rossa, avvisi i tuoi coworkers che non vuoi/puoi essere “disturbato”. Con la luce verde annunci invece la tua disponibilità per un caffè, una cioccolata, quattro chiacchiere o il video divertente su Youtube.
Luxafor non si limita a questo: attraverso un punto esclamativo blu ti notifica l’arrivo di mail,  un impegno segnato sul calendario, un messaggio e tutto ciò che decidi ti venga notificato. C’è inoltre la possibilità di integrare Luxafor con app specifiche per l’incremento della produttività e gestione del tempo: Codealike, Desktime, RescueTime e OfficeTime. Hanno pensato a tutto!

Sarà pure “un po’ passivo-aggressivo”, come racconta Andrew Liszewski di Gizmodo.com, ma Luxofor promette di diventare un gustoso gadget che – piaccia o no – racconta bene lo scenario verso cui ci stiamo dirigendo: always on, tecnologia come estensione corporea, app a profusione, per necessità o divertimento. In questo caso, parliamo di un gadget: un divertissement tecnologico, che sostituisce, in maniera discreta, l’antipatica incombenza di dover declinare a voce l’invito all’ennesimo caffè alla macchinetta .

Luxafor è su Kickstarter: gli ideatori chiedono fondi!

I creatori di Luxafor hanno lanciato una campagna di crowdfunding su Kickstarter: finirà fra circa due settimane: al momento hanno raccolto più di 16.000 dollari. Si tratta di un progetto open source, “una chance per usare il nostro hardware in maniera creativa”, giurano i ragazzi del team, giovani ingegneri, designer e programmatori europei.

Sulla pagina di Kickstarter troverete tutto riguardo al progetto. Se volete, cominciate ad allertare i vostri co-workers: le distrazioni, a breve, non saranno più ammesse.

Picattoo trasforma gli scatti Instagram in sfiziosi temporary tattoo

Da oggi c’è un modo tutto analogico di condividere i tuoi scatti Instagram con chi ti circonda: si chiama Picattoo, il nuovo servizio di Ink361 che trasforma le tue insta-fotografie in sfiziosissimi tatuaggi temporanei!

Chiunque da bambino avesse una passione per trasferelli e affini non potrà restare indifferente di fronte a questa allettante possibilità, che permetterà a te o ai tuoi amici di indossare una selezione dei tuoi insta-tats in pochi click.

Basterà, infatti, loggarsi con il proprio account Instagram su Picattoo, selezionare una dozzina dei propri scatti preferiti e ordinare i rispettivi dodici tattoo al costo di $14.99, spedizione inclusa. Stampati con il laser su carta per tatuaggi temporanei di qualità certificata, se trattati con attenzione i Picattoo possono durare fino a una settimana.

Ink361, che ha fatto la sua fortuna fornendo una serie di servizi web (di gestione ma anche di analisi e molto altro) per account Instagram, si prepara a sedurre gli utenti con due servizi di stampa online davvero pret-à-porter: il lancio di Picattoo, infatti, è stato accompagnato da quello di FastBook, un album fotografico tascabile di una selezione dei tuoi scatti Instagram a prezzi davvero accessibili.

Dunque, cosa ne pensate? Preferite che i vostri scatti rimangano virtuali o non resisterete alla tentazione di indossarli?

Bosch in Puglia allena gli studenti al lavoro

L’alternanza scuola-lavoro è realtà in Puglia. “Prevederemo almeno 200 ore di lavoro per gli studenti degli istituti tecnici, formando anche i docenti per questo obiettivo”, ha detto il ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Stefania Giannini, durante la conferenza nello stabilimento di Modugno (Bari) di Bosch, intervenuta per presentare il programma di alternanza scuola-lavoro, punto cardine  del progetto Buona Scuola del Ministero.

La buona scuola e Bosch in Puglia

Tra le riforme del Governo, oltre alle variazioni al regime dei minimi, spazio anche alla scuola e alla riforma dell’istruzione. Mai in Italia il rapporto tra scuola e lavoro è stato tanto al centro delle attenzioni dei tecnici attraverso seminari, pubblicazioni e convegni.

Il Job Act prevede, nell’ambito di un apposito decreto legislativo recante un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro, il “rafforzamento degli strumenti per favorire l’alternanza tra scuola e lavoro”. Con il documento dedicato “La buona scuola“, ha stanziato tre miliardi di euro dalla Legge di stabilità nell’Istruzione, in un settore che il Governo considera fondamentale e che può rappresentare la soluzione di molti problemi italiani, a partire dal vuoto che si crea nel mercato quando, a richiesta di personale tecnico, non corrisponde una offerta adeguata di personale qualificato.

L’alternanza scuola-lavoro è virtuoso sistema di “allenamento” alle dinamiche professionali future, e permette di approdare al mondo del lavoro con una formazione di base elevata. Gli operai specializzati vengono formati già durante il ciclo scolastico, riducendo il gap tra la richiesta di lavoro specializzato, in netta crescita in tutti i settori, e l’offerta generica dei neodiplomati italiani.

Quasi totalmente assente in Italia, sfiorato in contesto universitario, introvabile nella scuola dell’obbligo. Eppure la cosa funziona: la pratica, affiancata alle ore di aula, permette una sinergia di conoscenze altrimenti impossibile da acquisire. Formare personale qualificato in loco con il preciso intento di combattere la disoccupazione direttamente dalla formazione: questo sta facendo la multinazionale tedesca con 20 studenti dell’ ITS per la Meccatronica “Cuccovillo” di Bari che svolgeranno almeno 500 ore di tirocinio in azienda, seguendo seminari e corsi tenuti dalle imprese, per formare i meccanici specializzati del futuro.

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Con il progetto “A scuola di tecnologia“, programmato e realizzato con gli assessorati al lavoro di alcune regioni italiane (tra cui la Puglia), verranno messi a disposizione degli istituiti professionali italiani le competenze e i tecnici delle officine Bosch.

Bosch in Puglia forma gli studenti per contrastare la disoccupazione

Tecnici esperti e professionisti del settore terranno lezioni in aule appositamente allestite negli stabilimenti di Modugno, che occupa circa 2200 unità lavorative e produce 2 milioni di pompe ad altra pressione common-rail all’anno, con la possibilità di testare in laboratorio quanto acquisito nelle lezioni teoriche, direttamente sui macchinari di produzione e sotto la supervisione degli esperti tecnici dell’azienda. Una formazione che si ispira al modello tedesco, dove l’alternanza scuola lavoro è consolidata e produce i risultati previsti.

 

 

Excellence Award 2014 per Bosch in Puglia

Lo stabilimento Bosch di Bari ha ricevuto  il riconoscimento ‘Excellence Award 2014′ assegnato dalla European foundation for quality management (Efqm), una bella pubblicità per gli investitori stranieri!

Gerhard Dambach, amministratore delegato di Robert Bosch spa, che ha accompagnato il ministro Giannini durante la visita,  ha affermato che la Bosch deve molto del suo successo anche all’Italia, per questo, è evidente l’interesse a preservare i posti di lavoro e a formare nuovo personale  e creare le condizioni per migliorare le condizioni occupazionali del territorio.

“Occorre capire anche in Italia,” spiega Dambach, “che, come in Germania, questi investimenti su formazione e lavoro deve farli l’impresa perché conosce il territorio ed il mercato e coinvolge la scuola e azzera così la distanza tra industria e scuola.”