Il nuovo regime dei minimi e le novità fiscali per gli startupper

Fatturato massimo, durata del regime, aliquota forfettaria. Cosa cambia con la modifica del regime fiscale agevolato

Il nuovo anno ha segnato l’arrivo di numerose ed importanti novità normative e fiscali, alcune delle quali di grande interesse ed impatto per startuppers, nuovi e vecchi imprenditori e professionisti. Una delle novità più importanti, ma stranamente poco battuta dalla comunicazione di massa, è la riforma del cosiddetto “regime dei minimi”, ovvero lo speciale e semplificato inquadramento fiscale, tributario e burocratico riservato dalla legge ai piccoli imprenditori persone fisiche esercenti attività d’impresa o arti e professioni prive di una struttura significativa. E’ quel microcosmo dove spesso galleggiano appunto i nuovi imprenditori o quelli che aspirano a diventarlo, magari in procinto di abbandonare la propria carriera tradizionale.

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Cos’è il regime dei minimi?

Il regime dei minimi, in estrema sintesi, prevede un’imposizione fiscale forfettaria ed agevolata, adesso nella misura del 15% sostitutiva delle varie Irpef, addizionali e Irap. Ci sono forti semplificazioni degli adempimenti amministrativi e contabili, come ad esempio l’esonero dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, semplificazioni IVA, il non essere sostituti d’imposta (quindi non soggetti a ritenute alla fonte o subite) e non essere soggetti agli studi di settore. Per accedervi, oltre a limiti di fatturato specifici per settore economico (approfonditi nel paragrafo successivo), l’imprenditore non dovrà avere spese complessive per lavoratori o parasubordinati per un importo superiore a euro 5.000 e spese per beni strumentali superiori a euro 20.000.

 

Cos’è cambiato rispetto al vecchio?

Il 2014 si è chiuso con un vero e proprio boom di iscrizioni al vecchio (ormai) regime dei minimi, motivata principalmente da una valutazione di maggior convenienza del vecchio regime rispetto a quello approvato con la legge di stabilità ed in vigore dal 1 gennaio 2015. Cos’ha determinato questa corsa sfrenata? Valutiamo con ordine le varie novità: Aliquota forfettaria: l’aliquota forfettaria sale dal 5% a 15%, ma viene semplificata e standardizzata la quantificazione della base imponibile. Con il vecchio regime tale dato si estrapolava analiticamente detraendo i costi ai ricavi, adesso si è optato per un coefficiente “preconfezionato” a seconda del settore economico ATECO di riferimento dell’attività. Questo coefficiente varia, ad esempio, dal 40% del settore “industrie alimentari e bevande” all’86% del settore “costruzioni ed attività immobiliari”. Un’importante novità per le nuove attività e gli startuppers è la previsione di abbattimento speciale dell’aliquota del 15% al 10% nei primi tre anni. Fatturato massimo: Il vecchio regime dei minimi prevedeva un massimo di 30 mila euro di fatturato indipendentemente dal settore economico. Con il nuovo sistema invece il limite diventa variabile, andando ad esempio dai 15 mila euro per il settore “intermediari del commercio” ai 40 mila euro per “Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione” Durata del regime: Il vecchio regime dei minimi prevedeva una durata di 5 anni oppure fino al raggiungimento del 35° anno di età, vincoli adesso rimossi. Con il nuovo regime si potrà quindi continuare a restare nei minimi fino a quando sussistano i requisiti. IVA: Il nuovo regime non permetterà più di applicare la rivalsa a fini IVA e la detrazione imposta. Resta salvo che le attività in settori con regimi speciali iva non possono più accedere al regime dei minimi. Lavoro dipendente ed autonomo: I redditi d’impresa o di lavoro autonomo dovranno adesso essere prevalenti rispetto a quelli di lavoro dipendente o da pensione percepiti.

Che fare? Tempo fino al 30 gennaio

Se avete avviato un’attività entro il 31/12/2014 siete ancora in tempo nello scegliere tra il vecchio ed il nuovo regime dei minimi. C’è infatti tempo fino al 30 gennaio per aderire al vecchio regime forfettario, più conveniente dati alla mano nella maggior parte dei casi, per le scadenze naturali dei 5 anni o compimento del 35° anno di età, momento in cui non si potrà più rinviare il passaggio al nuovo. Sempre che nessuna legge di stabilità o altro apporti alcun cambiamento nei prossimi anni. Difficile!

Scritto da

Nicola Purrello

Siciliano, consulente di strategia aziendale focalizzato su economia verde, gestione dei rifiuti e finanza aziendale. Laureato in Economia e Finanza presso la Bocconi, ha ... continua

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