Bandiere, luci rosse e telefonia: i migliori annunci stampa della settimana

Il giorno Ninja più creativo è arrivato! Come ogni lunedì sono stati raccolti per voi i migliori annunci stampa della settimana! Godeteveli!

Red Cross: Flags


Una guerra può distruggere una nazione. Il tuo aiuto può mettere a posto le cose. Sostieni la Croce Rossa Internazionale. Bella la scelta della lana che con il suo sottile filo rosso unisce ciò che sembra incompatibile.

Advertising School: Miami Ad School / ESPM, Brazil
Creative Directors: Marcelo Rizério, Paulo André Bione
Art Director: Bruno Faria da Rocha
Copywriter: Victor Malagutti

Sanctuary: Wildlife

Intensa e macabra, il tutto per esprimere un concetto purtroppo vero: quando un albero viene abbattuto, vengono uccise anche le tante forme di vita che lo abitavano. Un messaggio contro la deforestazione massiccia.

Creative Director / Art Director: Ganesh Prasad Acharya
Copywriter: Kaushik katty Roy

Montecable: Hotpack Go

 

Basta davvero poco per trasformare queste immagini innocue  in immagini allusive a luci rosse. In questo caso a far cambiare di significato le scene è il marchietto rosso di Playboy che fa capolino nelle immagini di destra. Basterà questo piccolo particolare per far decollare le vendite di questo canale via cavo Uruguaiano?

Advertising Agency: Amén, Montevideo, Uruguay
Chief Creative Officer: Ignacio Vallejo
Creative Director / Copywriter: Gabriel Lista
Art Director: Mathias Gamarra
Producer: Carolina Gelfont

Instituto Maria da Penha: Donate

Più donate, più riuscirete a proteggere le vittime di violenza domestica. La grande cifra grigia separa e potenzialmente allontana le due persone in primo piano. Più il numero diventa grande (più soldi vengono donati), più la vittima si allontana dal suo triste destino. (Sia visivamente, sia nella realtà delle cose)

Advertising Agency: Acesso, Fortaleza, Brazil
Creative Directors: Rodne Torres, Marcus Braga
Art Directors: Rodne Torres, Everton Rocha
Copywriters: Rodrigo Santiago, Erica Bastos
Photographer: Cival Jr.
Illustrator: Adriano Sombra, Myrtil Facó

Vodafone: SWAT/Bodyguard/Army

Vodafone Turchia si inventa un servizio che ti permette di apporre la firma tramite la tua voce. Il metodo, secondo la stessa Vodafone, più sicuro al mondo.
Per promuoverlo ci viene presentato uno spettro vocale formato da militari, poliziotti e bodyguard, le figure giuste per proteggere quello che ti è più caro. Bravi!

Advertising Agency: Y&R – Team Red, Istanbul, Turkey
Creative Director: Ayse Aydin
Creative Group Head: Erkan Kaya, Ilker Dagli
Art Director: Ugur Say
Copywriter: Can Arabacilar

L’appuntamento è per il prossimo lunedì dove ripercorreremo i migliori annunci stampa di questo 2014 che si sta concludendo! Stay tuned!

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WestJet attacca, Air Canada risponde: quale compagnia aerea è la più buona questo Natale?

di Marco Parlato

Puntuale ogni anno arriva il Natale e, come da tradizione, le aziende cercano di cavalcare l’ondata di buonismo che riempie le case e le bacheche dei nostri social network (alzi la mano chi non ha già decine di foto di alberi in bella mostra sul suo wall). In Canada negli ultimi anni pare sia scoppiata una battaglia tra le compagnie aeree che si sfidano a colpi di video strappalacrime che inevitabilmente finiscono con il diventare viral.

Il miracolo targato WestJet

L’apripista di questo trend e’ stata WestJet, compagnia famosa per creare engagement con campagne di web marketing basate su video leggeri e divertenti (famosi i suoi April fool’s video). Per il Natale 2013 il vettore low cost aveva installato dei chioschi nei principali aeroporti del Paese in cui un Babbo Natale vestito di blu (colore WestJet) chiedeva a degli stupiti passeggeri in procinto di imbarcarsi su un volo cosa volessero per Natale. Le risposte, tra le più disparate, andavano dalla classica Barbie ad un Tv LCD. Ai fortunati passeggeri e’ capitato di trovare al loro arrivo, sul nastro bagagli, proprio il regalo che avevano chiesto. Il tutto, condito da grida di gioia e lacrime di commozione, immortalato nel video WestJet Chrsitmas Miracle, che ha raggiunto in poco tempo decine di milioni di visualizzazioni.

Svolta etica

Ma e’ davvero un miracolo di Natale regalare beni a chi già vive in uno dei Paesi più ricchi del mondo? Non proprio. Ecco che allora per il 2014 WestJet ha riproposto la stessa formula, ma stavolta in chiave decisamente più etica, facendo leva sullo spirito del donare, piuttosto che ricevere. Il miracolo di Natale 2014 infatti è ambientato nella Repubblica Dominicana. Il chiosco, installato in un villaggio rurale, ha subito attirato l’attenzione degli abitanti del posto che non hanno esitato ad esprimere i propri desideri al Babbo Natale. Va da sé che le richieste sono state di tutt’altro genere, dai giocattoli a parti di ricambio per un motore fino ad un cavallo. I regali stavolta sono stati consegnati durante una festa in spiaggia con tanto di neve artificiale, albero gigante, gran finale di fuochi d’artificio e consegna del cavallo all’incredulo e commosso contadino dominicano.

Pensate che possa bastare? Certo che no! Il video continua mostrando il giorno seguente “Santa” (sempre blu) che inaugura un parco giochi per i bambini del paese in un tripudio di mamme in lacrime e primi piani degli increduli bimbi del luogo.

LEGGI ANCHE: Anche quest’anno si ripete il Miracolo di Natale di WestJet [VIDEO]

Quando il gioco si fa duro…

I duri iniziano a giocare, ecco quindi che per il 2014 ha deciso di scendere in campo anche la compagnia di bandiera Air Canada e lo ha fatto usando le stesse armi, una web campaign basata su un video che è subito diventato virale. Air Canada: Gift of Home for the Holidays fa leva su uno dei valori della famosa piramide di Maslow, quello dell’appartenenza.

Nei tre minuti vengono infatti mostrati due piloti del vettore canadese che entrano in un pub di Londra chiamato “Maple Leaf” (foglia d’acero, simbolo della bandiera canadese) dove sono soliti riunirsi tutti i canadesi che vivono nella capitale inglese. I due piloti iniziano a chiacchierare con i loro compatrioti chiedendo cosa gli manchi del loro paese d’origine e, soprattutto, se riusciranno a tornare a casa per il Natale. Quasi tutti rispondono tristemente di no a causa dei prezzi troppo alti (colpa anche di Air Canada), a questo punto i due piloti/attori richiamano l’attenzione dei presenti annunciando che regaleranno a tutti un biglietto rountrip per tornare a casa per le feste, così da poter trascorrere il Natale con i propri cari.

Lo tsunami emotivo impiega solo pochi secondi a travolgere i presenti che si dimenano tra espressioni di incredulità, lacrime, abbracci ed iniziano a cantare Oh Canada, il loro inno nazionale. Il video, che in pochi giorni ha superato due milioni di view ed e’ stato ripreso anche dai media più tradizionali, ha fatto da lancio alla campagna corporate caratterizzata dal’hashtag #ACgiftofhome che ha coinvolto anche le altre piattaforme social.

Per quest’anno la palma del vincitore va quindi ad Air Canada, molto abile nel far leva sul valore della famiglia e sullo spirito patriottico dei canadesi, ma siamo sicuri che la “Christmas Miracle Battle” sia solo all’inizio.

Napoletano classe 83. Laureato in Comunicazione d’Impresa, master MBA, da sempre appassionato di branding, Dopo uno student exchange program a Lione, in Francia, si trasferisce nella piccola Pontedera dove lavora in Piaggio per 5 anni come product manager Vespa e Scarabeo.
Stanco della vita tra le campagne Toscane decide di emigrare a Vancouver, ufficialmente per seguire la sua dolce meta’, in realta’ per realizzare il suo sogno: creare un marchio che possa entrare nella top 100 di Interbrand (possibilmente al numero 1…se il budget del sogno glielo consente).

Come sfruttare i diversi social network per il vostro e-commerce

ecommerce social network

Finalmente possiamo dirlo: gli e-commerce stanno avendo successo anche in Italia. Per anni abbiamo snobbato questo mondo, vittime di luoghi comuni, paure infondate e crociate in difesa di un’idea di commercio e di mercato a dir poco obsolete.

Perché questo ritardo? Beh, fare un’analisi dettagliata richiederebbe mesi di studio, grafici, calcoli e ricerche approfondite, ma se volessimo semplificare al massimo potremmo individuare tre cause principali:

  1. Inadeguatezza tecnologica delle aziende;
  2. Paura delle transazioni economiche per via telematica;
  3. Forte radicamento delle attività commerciali nel tessuto sociale, economico e produttivo locale;

Se il punto 3 è da considerarsi quasi un vanto per l’Italia, uno dei pochi Paesi rimasti al mondo dove le piccole attività, i centri commerciali naturali e la valorizzazione del territorio e dell’artigianato locale continuano a resistere alla crisi, i primi due sono il segno di un’arretratezza che prima di essere economica è culturale.

Non riuscire a seguire le evoluzioni del mercato, pensando di poter sfruttare tecniche di vendita valide trent’anni fa significa, inevitabilmente, andare incontro al fallimento, ma a quanto pare il vento è cambiato, e anche da noi i dati rivelano una crescita esponenziale dell’e-commerce.
Il giro di affari italiano di questo settore si aggira sui 14 miliardi di euro ed è destinato a salire sensibilmente nel prossimo futuro, grazie soprattutto a un aumento considerevole degli acquisti da mobile, cresciuti del 100% nel 2014, e dei social network, fondamentali nel veicolare traffico ai siti di vendita online, ma non solo.

Sì, perché Facebook & Co. non si limitano solo a favorire il passaggio dell’utente dalla piattaforma di social networking al sito, ma partecipano a tutte le fasi che precedono e seguono l’acquisto di un prodotto.

Dalla fase di awareness, ovvero quella di conoscenza e raccolta di informazioni che precede l’acquisto, che in circa l’80% dei casi avviene sul web, attraverso la ricerca di recensioni, video, discussioni nei forum, nei gruppi di settore e tra amici e conoscenti, fino alla conversione, che a sua volta attiva la successiva, quella della condivisione dell’esperienza, il ruolo dei social è sempre più centrale.

Uno dei problemi che si riscontra maggiormente negli studi effettuati sull’argomento è che l’utente nella fase di ricerca tende a perdersi, ad annoiarsi, e meno della metà delle volte acquista effettivamente un prodotto. Ne consegue, a quanto pare, che chi fa commercio online deve essere in grado di attirare l’utente in un ambiente nel quale poter trovare tutto ciò di cui ha bisogno, senza dover impazzire.

In questo processo una grande mano possono darla i social network, e lo hanno capito perfettamente i vertici delle varie piattaforme che, con tempistiche diverse, stanno implementando nuove funzioni che ne favoriscano lo sviluppo.

Quello che comunemente viene definito Social Commerce ha un’importante sfida davanti a sé, ovvero fare in modo che l’utente possa utilizzare le piattaforme sulle quali spende la maggior parte del proprio tempo per attraversare tutte le fasi che precedono e seguono l’acquisto senza mai uscire da lì.
Non è facile, anche perché molti utenti continuano a utilizzare i social per l’intrattenimento e il tempo libero, e di conseguenza sono portati a distrarsi, ma non è impossibile.

Vediamo un po’ come affrontano il problema i principali social network.

Facebook

ecommerce facebook

Se consideriamo come obiettivo primario quello di consentire all’utente di vedere il prodotto, cercare informazioni dettagliate, leggere recensioni, chiedere opinioni a chi l’ha già acquistato, comprare il prodotto e lasciare un feedback sul venditore e sul prodotto stesso senza passare da una scheda all’altra del browser, bisogna ammettere che Facebook l’ha capito prima di tutti, ma con scarsi risultati.

Con il Gift Shop Facebook tentò in passato un primo approccio all’e-commerce, consentendo l’acquisto e l’invio di regali agli amici direttamente attraverso la piattaforma. Il servizio, però, non è mai decollato, ed è stato chiuso definitivamente il 1 agosto del 2010.

Lo scorso 17 luglio il social creato da Mark Zuckerberg ha dimostrato di non aver abbandonato l’idea di operare nel settore dell’e-commerce, annunciando l’introduzione del tasto Buy.

Cos’è il pulsante buy?

tasto buy Facebook

Tecnicamente non è altro che una call-to-action, ma differente rispetto a quelle tradizionali, generalmente utilizzate per portare traffico dal social al sito dell’azienda. In questo caso, invece, è possibile sponsorizzare un post con la foto di un prodotto e offrire all’utente interessato la possibilità di effettuare l’acquisto senza lasciare Facebook, garantendo il rispetto della privacy e la sicurezza dei dati della carta di credito o del contro corrente utilizzato per il pagamento.

Bisogna chiarire che Facebook non richiede nessuna commissione sulla transizione, ma solo il costo dell’annuncio, che è lo stesso di qualunque altro post sponsorizzato.
Questa funzione è molto utile, perché, com’è noto, la possibilità di profilazione del target di riferimento attraverso i Facebook Ads è molto elevata, e consente di pubblicizzare il giusto prodotto al giusto pubblico.

Ancora è presto per tirare le somme di questa funzione, ma tutto fa pensare a un lento ma inarrestabile contributo all’aumento degli acquisti online.

Twitter

ecommerce Twitter

Il social network dei cinguettii non è rimasto a guardare, e si è adoperato per intercettare le esigenze delle aziende operanti nel settore e degli utenti. Nel mese di settembre Twitter ha replicato a Facebook annunciando anch’esso l’introduzione del pulsante buy, inizialmente destinato in via sperimentale solo a un numero limitato di utenti negli Usa.

La combinazione tra sponsored tweet e call to action può rappresentare una grande occasione per il social di iniziare a monetizzare come non è riuscito a fare fino ad ora, e per le aziende di sfruttare una piattaforma votata prevalentemente al mobile per spingere gli utenti a effettuare gli acquisti in maniera semplice, veloce e sicura.

Sviluppato in collaborazione con Fancy, Gumroad, Musictoday e Stripe, ai quali si aggiungeranno altri partner nel corso dei prossimi mesi, il sistema di acquisto tramite tweet è veramente molto semplice.

Dopo aver cliccato sul pulsante Buy, si apre una pagina all’interno della quale è possibile ricevere maggiori dettagli sul prodotto – scegliere, ad esempio, nel caso di un capo d’abbigliamento, la taglia o il colore – e inserire i dati di spedizione e pagamento. Al termine del processo, l’ordine viene consegnato al commerciante che provvederà a spedire il prodotto. I dati relativi alla carta di credito verranno conservati in maniera criptata, in totale sicurezza, e non saranno forniti al venditore senza il proprio consenso.

Il tasto Buy non è l’unica funzione rivolta al commercio online attivata da Twitter recentemente, a dimostrazione delle intenzioni dei vertici dell’azienda di puntare fortemente su questo settore per iniziare a guadagnare dopo una quotazione in borsa non proprio entusiasmante.

Il simbolo per eccellenza di Twitter è l’hashtag, allora perché non sfruttarlo per compiere delle conversioni? In seguito a un accordo siglato con Amazon, è stato introdotto un sistema basato proprio su due hashtag, #AmazonCart e #AmazonWishList.

Come funziona? Ogni volta che visualizzate un tweet di Amazon contenente il link a un prodotto, potete rispondere scrivendo #AmazonCart o #AmazonWishList. In questo modo il prodotto verrà inserito automaticamente nel carrello degli acquisti (con il primo) o nella Lista desideri (con il secondo) del vostro account Amazon, senza però completare l’acquisto. Per attivare questa funzione dovete collegare l’account Twitter al vostro profilo su Amazon nella sezione “Le mie impostazioni di condivisione”.

L’integrazione tra un social come Twitter e un colosso come Amazon apre scenari molto interessanti, che abbiamo già analizzato approfonditamente al lancio di questa funzionalità, e che vi invitiamo a rileggere.

Pinterest

ecommerce Pinterest

Pinterest è senz’ombra di dubbio il social network più adatto all’e-commerce, grazie alla sua natura spiccatamente visual. Gli utenti hanno la possibilità di guardare le foto del prodotto, informarsi sui dettagli attraverso la descrizione e, cliccando sull’immagine, raggiungere il sito del venditore per completare l’acquisto.

Un primo, timido, tentativo di fare e-commerce su Pinterest fu fatto con l’introduzione dei price tag, ovvero l’inserimento del prezzo del prodotto ritratto nella foto condivisa nella board. Scrivendo nella descrizione il simbolo dei dollari $ seguito dal prezzo in cifre, quest’ultimo veniva visualizzato anche sull’immagine.

Questa funzione, però, non ebbe successo; già nel 2012, uno studio condotto da Pinreach, e riportato dal sito Mashable.com, dimostrò come l’engagement ottenuto dai pin con price tag era esattamente uguale a quelli che ne erano sprovvisti, dimostrandone di fatto l’inefficacia. La presenza del prezzo in primo piano rendeva evidente l’intento promozionale e l’invito da parte dell’azienda ad acquistare il prodotto, e questo non era ben visto dagli utenti.

Oggi le cose sono cambiate, e in meglio. Con il 93% di utenti che hanno completato un acquisto online negli ultimi sei mesi, Pinterest è in testa alla classifica dei social network che veicolano più traffico ai siti di e-commerce, il 73% da mobile, e con l’introduzione e la conseguente diffusione dei promoted pin siamo sicuri che questo trend continuerà a crescere.

A registrare i risultati migliori sono i grandi brand, in particolare nel settore della moda e dell’abbigliamento, ma se usato sapientemente Pinterest offre possibilità enormi a tutti gli e-commerce, a patto che si “pinnino” foto di qualità e descrizioni accattivanti e al tempo stesso dettagliate.

L’unico limite riscontrabile, per ora, è l’assenza di un sistema di completamento dell’acquisto interno al social, ma allo stato attuale non appare influire negativamente sulla sua efficacia.

Instagram

ecommerce Instagram

Come Pinterest, anche Instagram è un social network votata al visual, ma l’utilizzo è più orientato alla condivisione di foto belle, scatti personali, immagini divertenti, e un po’ meno alla vendita diretta di un prodotto. Ciò nonostante, nel corso del 2014 abbiamo avuto modo di assistere ad alcuni esempi di utilizzo della piattaforma molto originali, come quello di Ikea Russia, che ha realizzato il primo esempio di sito web costruito appositamente per Instagram, un vero e proprio catalogo interattivo con le immagini dei prodotti, i prezzi, le descrizioni.

Realizzare un catalogo, promuovere un prodotto, indire un contest, fare visual marketing, tutto questo può tornare molto utile in un’ottica di strategia di comunicazione integrata, e per portare traffico di potenziali clienti al sito e-commerce.

Messaggistica Istantanea

ecommerce WhatsApp WeChat

Quando si parla di social network spesso di dimentica che anche servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp e WeChat fanno parte di questa categoria, di conseguenza non possono non essere presi in considerazione quando si parla di rapporto tra social ed e-commerce. Certo, queste due app non hanno un layout o una struttura in grado di veicolare immagini di prodotti, ma possono essere molto utili per raggiungere il consumatore direttamente sul proprio smartphone, senza filtri.

Come? Ad esempio chiedendo ai clienti già acquisiti il numero di cellulare e il consenso ad essere inseriti in una lista di contatto, attraverso la quale ricevere news su promozioni, offerte, sconti, coupon e novità sui prodotti.

L’esempio del contest lanciato da Absolut su WhatsApp e delle strategie di WeChat marketing di alcuni brand famosi dimostrano che i risultati su queste piattaforme sono positivi.

Per quanto riguarda WeChat, non va sottovalutato il fatto che due terzi degli utenti iscritti vivono in Cina, in Asia e in Africa Orientale, quindi, se la propria attività comprende l’esportazione di prodotti in queste aree, integrarlo nella propria strategia marketing non è affatto una cattiva idea.

Come potete vedere il rapporto tra social network ed e-commerce è ricco di spunti interessanti, di opportunità e di scenari futuri molto promettenti.
Puntare oggi su questo settore può fare la differenza tra il successo e la mediocrità della propria attività commerciale. E voi, cosa ne pensate?

Nasce il libro digitale che si può "toccare": la scommessa del Seebook

Il mondo dell’editoria non smette mai di riflettere sull’evoluzione del libro, in un’ininterrotta ricerca di novità per arginare la continua perdita di lettori e donare nuova linfa ad un mercato sempre più in crisi. Nonostante la pervasività dei processi di digitalizzazione e la possibilità di poter leggere e-books su ogni device sempre a portata di mano (o, meglio, di tasca), l’esigenza latente di un’esperienza più sensoriale, così come avviene con un libro tradizionale, resta una sfida aperta per l’editoria digitale.

LEGGI ANCHE: L’Italia porta l’IVA al 4% sugli e-book in Europa

Nella battaglia a suon di bit tra lettori digitali e “tradizionali” (che non rinuncerebbero mai neanche all’odore dei loro libri) diventa palpabile l’esigenza di un’alternativa tra la lettura “liquida” del testo di un e-book e l’esperienza tattile offerta dal libro cartaceo. Dalla Spagna arriva il Seebook, un prodotto innovativo che sembra voler creare un ibrido tra libro digitale e cartaceo. L’idea è stata sviluppata da Digital Tangible S.L., una startup nata a Barcellona nel 2013, la cui missione è “rendere il digitale tangibile” e Seebook ne rappresenta la risposta ideata per il mondo editoriale.

Quando Rosa Sala Rose (CEO di Digital Tangible, scrittrice e traduttrice), pubblica un suo ebook nel 2013 si rende conto che, nella promozione del libro, il formato digitale diventa un ostacolo nell’incontro diretto con il lettore. “Mi mancava poter portare i libri alle mie presentazioni, venderli o regalarli e, soprattutto, dedicarli”. Da qui, da questa necessità di contatto con il lettore e con il libro stesso, nasce Seebook, “il primo ebook che si può toccare”, così come affermato nel sito web dalla start up catalana.

Cosa è e come funziona il Seebok?

Come una sintesi nella ricerca di un’armonia tra l’estetica del supporto fisico ed il formato digitale del libro, il Seebook si presenta come una sorta di dittico, della grandezza di una cartolina, che riproduce la copertina e la quarta di copertina dell’edizione cartacea di un libro.

Al suo interno è inserita un’etichetta denominata “ExLib”, differente per ogni Seebook. Una specie di marchio distintivo ed unico della copia acquistata e sul quale è impresso un codice QR ed uno alfanumerico.

Una volta effettuato l’accesso all’app o alla pagina web di Digital Tangible, è necessario inserire il proprio indirizzo di posta elettronica e scegliere il formato nel quale si vorrà leggere il libro (epub, pdf, mobi) e poter, così, ricevere un link per effettuare il download immediato del libro nel formato selezionato.

Dopo aver realizzato il download, è possibile accedere a materiali aggiuntivi: capitoli tagliati, audio, immagini ed altro materiale extra. E per i più sbadati, in caso di necessità, sarà possibile effettuare nuovamente il download del libro, ogni volta che si desidera e in un formato diverso.

Cosa cambia con il Seebook?

“Rendere tangibile il digitale.”

La sfida suggerita dallo stesso nome di battaglia della startup Digital Tangible è il pay off che fa da guida alla strategia di posizionamento del Seebook sul mercato editoriale, offrendo un’alternativa che possa avvicinare il lettore tradizionale e quello digitale, senza dover rinunciare all’esperienza tangibile e immateriale, al tempo stesso, della lettura. Nonostante lo scetticismo di alcune case editrici, il Seebook è già stato adottato e distribuito in modo capillare in più di 90 librerie catalane grazie ad un circuito di distribuzione indipendente. La startup spagnola progetta di inserire il Seebook anche nei circuiti delle biblioteche pubbliche.

Quali sono le innovazioni introdotte dal Seebook nel mercato editoriale catalano?

Ecco alcune delle possibilità offerte dal nuovo prodotto editoriale ideato da Digital Tangible:

  • Poter comprare un e-book senza rinunciare all’esperienza di acquisto di un oggetto tangibile, da poter facilmente regalare o riporre nella propria libreria

  • Consentire a librai e bibliotecari di sostenere l’editoria digitale attraverso un formato “fisico” visibile, da poter esporre e vendere nelle librerie

  • Poter regalare un libro digitale sempre più simile a quello cartaceo, con uno spazio appositamente previsto per poter ricevere una dedica o l’autografo dell’autore, un dettaglio ideato per consentire un contatto più immediato e personale tra scrittore e lettore, ma soprattutto uno spazio pensato per i detrattori del libro elettronico, che desiderano recuperare l’esperienza tattile offerta dal libro tradizionale (ricordiamo in proposito alcune piattaforme ed app sviluppate in passato come Autography o BiblioEdroid)
  • L’etichetta “ExLib”: richiamando la locuzione latina “ex libris” (che significa “dai libri di”), l’etichetta inserita da Digital Tangible nei propri libri riprende una tradizione libraria che consisteva nel commissionare agli artisti la creazione di piccoli riquadri e biglietti, della grandezza simile a quelli da visita, contenenti il proprio nome. Collocati all’interno del libro, questi veri e propri marchi rendevano l’opera unica, una copia da collezione, e servivano per indicarne chiaramente il proprietario. L’etichetta ExLib risponde proprio all’esigenza di associare ad ogni lettore un’identità digitale, grazie al codice alfanumerico e al QR code contenuti sull’etichetta, ma rappresenta anche un tentativo nel rendere il libro digitale un potenziale oggetto di collezione, con un ExLib differente che rende i Seebook personali e distinguibili gli uni dagli altri.

Le sfide del futuro

Digital Tangible sogna in grande, progettando di poter estendere l’utilizzo del Seebook anche nel mondo della musica. Intanto, la fase di lancio e diffusione del Seebook resta confinata al territorio spagnolo, ma la startup catalana strizza già l’occhio ai mercati editoriali stranieri, progettando la “conquista” di nuovi lettori digitali anche in Italia.

Ninja, credete che il Seebook possa davvero imporsi sul mercato come una sorta di anello di congiunzione tra libro digitale e cartaceo? Siete curiosi di provarlo?

Digital Xmas Party a Salerno: per fare networking e festeggiare insieme [EVENTO]

agenzie digital salerno
Ricordi La Battaglia delle Idee e gli aperitivi di networking Creative Class Heroes? Ninja Marketing continua la sua missione del portare il mondo digital dal vivo e ti invita al Digital Xmas Party, la prima Festa di Natale dei professionisti che operano nel settore del digitale, dell’innovazione, della creatività a Salerno e dintorni.

Dove, quando e perchè

Giovedì 18 dicembre al Teatro Vittoria di Salerno alle 21:30, le agenzie e le aziende che rappresentano la industry digitale a Salerno organizzano per il primo anno un evento natalizio per conoscerci e diventare una comunità collaborativa più che di competitor, pronti ad iniziare nuovi legami e nuove sfide, non gli uni contro gli altri, ma insieme.

Perché non organizzare una semplice festa aziendale? Perché è più bello festeggiare insieme, con un evento più grande che unisca il territorio. Abbiamo pensato ad una serata stimolante, in stile Mad Men, che sia un punto di incontro e che favorisca il networking con della buona musica, la possibilità di scambiarsi i bigliettini da visita, conversazioni interessanti, musica e drink (che – diciamocelo – aiutano sempre ad avere conversazioni più interessanti).

Abbiamo voglia di divertirci e di stare insieme, per prepararci al futuro. 

festa salerno

“Se non ti piace quello che viene detto, cambia conversazione” – Don Draper

Non abbiamo potuto resistere: la tentazione di organizzare un party in stile Mad Men era troppo forte! Quindi rispolverate i vostri abiti vintage, le cravatte anni ’60 e i foulard della mamma, vogliamo vedervi tutti in tiro come se doveste partecipare ad una festa della Sterling Cooper & Partners.

Vuoi festeggiare con noi?

Saranno presenti alla festa le principali realtà del mondo digital con sede nel territorio, tra cui noi Ninja, Razorfish Healthware, Viralbeat, inCoerenze, eSense, Mangatar, ChicZone, SpinVector, Videum Health, Public Image, Giffoni, Voodoo, Mtn, AGS Comunica, Virvelle, eThanks.

Ma proprio come nelle famiglie più grandi l’ingresso è aperto a tutti i professionisti o aspiranti tali del mondo digital, l’accesso è free, basta iscriversi all’evento su Eventbrite qui e portare il tuo bigliettino da visita (se ce l’hai).

Ricapitoliamo

L’appuntamento è per giovedì 18 dicembre alle 21:30 al Teatro Vittoria a Salerno, per il nostro primo Digital Xmas Party.  L’accesso è open a tutti i professionisti del mondo digital (FYI il costo della consumazione, non obbligatoria, è di 5 €) previa iscrizione su eventbrite.

Tema della festa: Mad Men, quindi sfoggiate i vostri abiti più anni ’60 e venite muniti di bigliettini da visita.

Caricate le batterie dei vostri smartphone perché vogliamo vedervi scattare tante foto e condividerle su Instagram con l’hashtag #MadMenSA!

Cortilia: il mercatino bio online conquista la grande città

 

Immaginate una domenica al mercatino BIO della vostra città, in piedi di buon mattino, girate tra le bancarelle. Volti di agricoltori contenti di essere in vetrina e della vetrina delle proprie merci, finalmente sdoganate ed affrancate dal campo e dal vetusto mercato ortofrutticolo. L’atmosfera è rilassata, forse giovanile, sicuramente di tendenza. I clienti comprano di gusto, sentono di fare la cosa giusta, si compiacciono del buon acquisto e del buon gesto. Sono propensi a pagare di più. Ogni cosa, anche il piacere o l’emozione, ha il suo prezzo. Immaginate adesso di trasferire tutto ciò dalla ridente piazzetta ad uno spazio virtuale, con le stesse facce, le stesse emozioni e gli stessi prezzi. Siete sbarcati su Cortilia, il mercato agricolo online fondato da Marco Porcaro nel 2011 e che sta crescendo a ritmi tali da attirare gli interessi dei fondi di venture capital, con già 2,5 milioni di euro di finanziamenti in saccoccia.

 

Come funziona Cortilia?

Cortilia permette ai propri clienti di ricevere comodamente a casa cassette di frutta e verdura di stagione, in diversi formati e prezzi. Ogni cliente viene collegato ad un mercato agricolo locale, per vicinanza geografica, che corrisponde tipicamente ad uno o più produttori diretti ubicati nella medesima zona. E’ qui che crescono i prodotti che finiranno sulle tavole dei già 50.000 affezionati clienti.

E’ possibile scegliere tra modalità in abbonamento (più economiche e senza alcuna penale di cancellazione) e modalità acquisto singolo. I prodotti ricevuti sono rigidamente di stagione, si riceveranno quindi cassette con contenuti diversi nel corso dell’anno, anche a parità di abbonamento. Non vi aspettavate mica di mangiare zucchine a natale e capodanno?

LEGGI ANCHE: Ritorno alla terra: i nuovi imprenditori agricoli con laurea e cravatta

Cortilia è riuscita a risolvere il cubo di Kubrik della logistica del chilometro zero. Fino ad oggi l’espressione “dal produttore al consumatore” evocava improvvisati bancali di vendita al ciglio della strada, direttamente dal contadino o suo incaricato. Poco pratico, molto poco accattivante, forse antigenico, certamente non in grado di attirare frotte di avventori. Serviva quindi un efficace compromesso logistico, per standardizzare e raggruppare flussi di ordini in maniera se vogliamo industriale, da produttori locali che numeri alla mano non devono essere neppure così piccoli. Ma chi ha mai detto che solo il piccolo produttore può produrre cibi genuini? I furgoncini di Cortilia ritireranno giornalmente le cassette già preparate, con ampie possibilità di personalizzazione (con prezzo extra), e le distribuiranno efficientemente a consumatori della stessa zona (per adesso limitato ad alcune provincie della Lombardia), a fasce orarie definite ed abbastanza precise.

Perché piace?

Cortilia piace esattamente per gli stessi motivi per cui piace un mercatino BIO della domenica: probabile maggiore qualità dei prodotti, certezza della provenienza chilometro (quasi) zero, quel senso di benessere, emozione ed autocompiacimento per l’acquisto giusto oltre che buono. Giusto per la comunità, per se stessi e magari anche valido argomento o storia di cui pavoneggiarsi con amici e conoscenti. Ma il quid in più è certamente la comodità di utilizzo, la consegna a casa giornaliera, prerogativa imprescindibile per trasformare un interesse di massa ridotto ad uso di nicchia (il BIO), interesse di massa ad uso di massa. Cortilia è ancora lontana da questi numeri ma la strada è giusta.

Molto efficace appare inoltre lo “storytelling” cucito attorno ad ogni prodotto e produttore. Ogni zucchina, bietola o porro ha la propria storia, le proprie virtù e curiosità raccontati sul portale online. Così come ogni contadino ha i propri aneddoti, segreti e gesti da raccontare e condividere. Si aumenta l’engagement e la fidelizzazione verso un produttore, che Cortilia invita a visitare e conoscere in carne ed ossa. Chapeau.

Nicchia o non nicchia?

Riuscirà Cortilia, ed i suoi concorrenti in Italia ed all’estero, a sdoganare definitivamente il BIO e Km.0 dall’opprimente etichetta di “piccolo e bello”, “nicchia” e quant’altro relega ancora il mangiare bene al piacere di pochi elitari ed intellettuali? Quando avverrà lo scontro con la grande distribuzione organizzata? E quale sarà l’esito con i supermercati che già goffamente tentano di imbastire angoli BIO molto poco credibili?

La risposta riteniamo sarà da ricercare nei capitali e finanziamenti. Riusciranno queste startup ad imporre il proprio business model in maniera massiva, senza snaturarsi, e raccogliendo gli ingenti finanziamenti di cui hanno comunque bisogno, allora si che nella GDO qualcuno alzerà una bandierina rossa.

Immaginiamo un giorno in cui forse nasceranno anche in Italia delle catene di negozi BIO con supply chain locali altamente automatizzate, con scaffali guarniti di cassettine assortite di prodotti locali.

Li preferirete al vostro amato mercatino BIO?


L'iper connettività salverà l'economia del futuro


Iper connettività, è questo il termine con cui si apre il report The Hyperconnected Economy dell’Economist Intelligence Unit (EIU), promosso da Sap, che descrive con questa parola una caratteristica distintiva della società contemporanea.

Grazie a Internet, tecnologia mobile e molto presto anche grazie all’Internet delle cose, persone, luoghi, organizzazioni e oggetti sono collegati tra loro come mai prima.
Più che una tendenza tecnologica, questa iper connettività è una vera e propria condizione culturale a cui anche le aziende, volenti o nolenti, devono adattarsi.

Cosa significa per aziende, industrie e consumatori l’iper connettività?

Nella prima fase del suo programma di ricerca, l’EIU ha esaminato proprio l’impatto economico dei progressi tecnologici e la risposta delle aziende. I risultati sono sorprendenti perfino per chi crede davvero che Internet sia il futuro anche economico del pianeta.


Nel 2016 il valore dell’industria di Internet, se così è possibile chiamare ancora questo tipo di economia basata non più solo sul prodotto fisico, raddoppierà rispetto al 2010, passando dal 3,4% del Pil, a quasi il 7%.

Già oggi Internet vale a livello globale più delle economie delle industrie tradizionali, come agricoltura o energia. Testimonianza del ruolo fondamentale che svolge nella società moderna questa iper connettività.
Se la crescente adozione di Internet e delle tecnologie mobili sarà un beneficio per tutte le economie, sarà una risorsa particolarmente preziosa soprattutto per l’economia del futuro dei paesi in via di sviluppo. Infatti, nonostante gli investimenti in infrastrutture siano ancora necessari , il potenziale ritorno è notevole. Un esempio su tutti, il lancio delle iniziative di Facebook per portare l’accesso ad Internet in paesi dell’Africa come lo Zambia.

Nei paesi in via di sviluppo, poi, la diffusione sempre crescente di Internet potrebbe risollevare anche la situazione di povertà estrema di circa 160 milioni di persone, contribuendo al miglioramento delle condizioni sanitarie di 2 milioni e mezzo di abitanti e all’accesso all’istruzione di circa 640 milioni di bambini.

Internet e l’economia del futuro

Se l’impatto economico dell’Internet delle cose deve ancora essere determinato, l’iper connettività spinge evidentemente la crescita economica.
Le industrie dei media e dell’editoria sono state il banco di prova dell’impatto dirompente del web e delle nuove tecnologie sulla fruizione dei contenuti e la rivoluzione di questa area è solo un esempio di come tutte le aziende, anche in altri settori, dovranno ripensare radicalmente la propria attività e la propria produzione per adattarsi ad una globalizzazione sempre più accelerata da questa continua connessione.

Questo, naturalmente, è sia un’opportunità che una minaccia per le aziende di tutto il mondo, dato che l’innovazione comporta anche una nuova cultura e nuovi comportamenti dei consumatori, che mutano ed evolvono continuamente i loro valori e le loro aspettative.
Da un lato la crescita del settore Ict ha già portato ad una riduzione dei costi, anche grazie all’adozione delle tecnologie mobili e a modelli di produzione smart, come nel caso della General Motors, dall’altro il suo progressivo sviluppo crescerà esponenzialmente fino al 2020, quando si prevede che il numero di oggetti connessi aumenterà di trenta volte.

E l’Italia come si posiziona nell’ambito dell’Internet Economy?

Secondo il rapporto Fattore Internet, commissionato da Google a Boston Consulting Group, l’Internet Economy ha un impatto diretto sull’economia italiana pari a 31,5 miliardi di euro, equivalente quindi al 2% del Pil, con un valore praticamente allineato a settori importanti come agricoltura ed utilities e più grande della ristorazione. E anche in questo caso, entro il 2015 il valore sarà più che raddoppiato.

Un altro dato interessante è che le piccole e medie imprese che usano Internet attivamente oltre a crescere più in fretta, raggiungono una clientela più internazionale, assumono più persone e sono più produttive rispetto alle aziende non attive sul web.

Sarà Internet, quindi, a salvare le economie mondiali dal tracollo? Forse, ma solo se si sarà in grado di gestire e sfruttare i fenomeni di globalizzazione e al tempo stesso il ritorno della produzione industriale nei paesi sviluppati, con personale altamente qualificato.

Le sei strategie che ti aiutano a lavorare viaggiando

Sono cambiati i tempi, i modi ma soprattutto i luoghi di lavoro. Da anni ormai è superata l’idea classica del lavoro, che vede il lavoratore chiuso nella sua stanza dietro una scrivania sommerso da scartoffie. Grazie non solo all’innovazione tecnologica ma anche alla flessibilità lavorativa, i modi e i luoghi del lavoro stanno subendo numerosi cambiamenti.

Bisogna imparare a stare al passo con i tempi e soprattutto non ci si può permettere di perdere tempo prezioso: ogni luogo e momento sembrano essere l’occasione giusta per leggere una email o controllare ancora una volta la presentazione prima della riunione. A conferma di ciò Expedia, nella sua ricerca sostiene che circa il 39% dei “viaggiatori d’affari” spende più tempo a lavorare in strada di quanto non facciano in ufficio.

Il merito è delle nuove tecnologie che offrono la possibilità di collegarsi in ogni luogo ad una connessione wifi, permettendoci di essere indipendenti e di poter attrezzare un ufficio “volante” ovunque e dovunque, senza dover per forza rimanere indietro solo perché in viaggio.

Vogliamo mostrarvi le sei strategie che vi permetteranno di rimanere sempre connessi e vi aiuteranno a lavorare ovunque voi vi troviate.

LEGGI ANCHE: I viaggi d’affari 2.0 sono il nuovo business

Organizzare e gestire gli incontri di lavoro con lo smartphone

Riuscire ad organizzare voli e riunioni non è mai semplice: Triplt è l’app la cui funzione primaria è quella di collegare i vostri account di posta elettronica sintetizzando importanti informazioni di viaggio, come email di conferma del volo, terminal aeroportuali, numero di hotel. TripIt consente di memorizzare le prenotazioni di viaggio in un unico luogo e quando ci sono dei cambiamenti TripIt identifica la variazione e ci avverte del cambiamento.

Refresh è l’app che ci aiuta ad ottimizzare il tempo permettendoci di costruire relazioni con le persone che incontreremo in un appuntamento di lavoro. Questa app, non solo ci ricorda l’appuntamento ma effettua una ricerca di informazioni sulle persone che si devono incontrare. Ricerca info sul web sui social network per fornire approfondimenti sui contatti: reciproci interessi, passioni condivise e momenti importanti. Refresh riesce così a porre le basi per migliorare le relazioni.

Evernote, l’app che organizza la tua vita, “the workspace for your life’s work”. Evernote è l’app che ci consente di raccogliere e scrivere pensieri, note ed approfondimenti sugli incontri avvenuti durante il viaggio di lavoro. L’applicazione permette anche di ritagliare articoli web e trasformare le vostre note e riflessioni in una presentazione web che è possibile condividere con i colleghi.

Camera d’albergo il nuovo “covo produttivo”

Può sorprenderci quanto una camera d’albergo possa essere considerata uno dei posti migliori per lavorare: nessun collega o rumore ad interferire, solo voi, i vostri progetti e le vostre idee. La capacità di replicare e di gestire il lavoro come si è abituati, con gli stessi ritmi, permette di lavorare con più concentrazione e centrare l’obiettivo prima di quanto ci si aspetti.

Restare in contatto

Quando si viaggia in particolare per ragioni lavorative si è costantemente alla ricerca di una connessione internet e qualsiasi sbalzo o disconnessione può minare e potenzialmente causare la perdita di dati importanti. Per non dover costantemente vivere con l’ansia di non trovare una connessione abbastanza veloce per inviare i nostri dati è possibile utilizzare un Verizon Jetpack. Questo dispositivo permette di collegare fino a 15 dispositivi wi-fi abilitati alla rete 4G LTE.

Sincronizzare tutti i dispositivi

Sincronizzare è la parola chiave. Sincronizzare tutti i dispositivi ci permette di lavorare ovunque ci si trovi, anche offline. Non bisogna per forza possedere dei dispositivi Apple per sfruttare iCloud, ma si può utilizzare anche Google Drive che permette l’accesso ai file da qualsiasi smartphone, tablet o computer anche offline. Dovunque ci si sposti i nostri file seguiranno i nostri passi. Google Drive e iCloud ci consentono di accedere ai nostri dati, file in qualsiasi momento senza interrompere il nostro lavoro.

Pericolo batteria

Vivere costantemente con l’ansia di avere la batteria al di sotto del 30%…Si tratta di un’ ansia condivisa da tutti i lavoratori preoccupati che i loro dispositivi (tablet, smartphone, computer) possano abbandonarli prima che gli incontri di lavoro siano terminati. Esistono dei dispositivi che corrono in nostro soccorso come Qbracelet. E’ un vero e proprio caricabatterie che si indossa come un bracciale e può essere collegato sia ad un iPhone che ad un dispositivo Android,fornendo una carica fino al 60%.

Il caricatore portatile a pannello solare SunVolt potrebbe fare la differenza: quando si ha bisogno di caricare il cellulare o tablet basterà collegare i dipsositivi nel pannello da 10 watt e l’energia solare farà il resto.

Lavorare viaggiando si ma giocando con il cervello

E’ vero, abbiamo sostenuto fino ad ora che il viaggio può essere molto produttivo in termini lavorativi, ma è altrettanto vero che staccare un attimo e impegnarsi in esercizi cognitivi, può aiutare la mente a rafforzare la capacità di problem solving. Un recente studio ha dimostrato come i giochi di strategia aumentano sensibilmente la capacità cognitiva, rendendola più flessibile ed elastica.

FashionCamp Christmas Edition: torna l'appuntamento dedicato a moda e nuove tecnologie

Da cinque anni il FashionCamp è un momento di confronto aperto sul digital fashion, un appuntamento dedicato a moda e nuove tecnologie che raccoglie esperti ed appassionati del settore.

Dopo un’edizione smart ospitata da Festa della Rete a Rimini, il FashionCamp torna con l’abito rosso del Natale, il 13 e 14 dicembre dalle 10 alle 19 a Milano presso lo Spazio Asti 17.

Il programma

Dodici workshop in bilico tra food&fashion, appuntamenti culturali e una selezione di giovani e talentuosi designer.

Si parlerà di moda, a partire dalla #FashionBreakfast di sabato con Carla Gozzi, ma non solo. Dal Refashion al Knitting, dai Dolcetti del natale al Burlesque, dal Make-up delle feste alla Cucina afrodisiaca, dalle Trecce ( di pane) ai Makers, Fashioncamp mette in gioco le sue competenze con corsi gratuiti tenuti dai più rinomati professionisti e blogger del settore, in un’ottica di arricchimento e condivisione.

FashionCamp sostiene i giovani talenti: allo spazio Asti ci saranno alcuni dei nomi più interessanti del panorama italiano che esporranno  alcune delle loro creazioni, che saranno in vendita. Nel progetto di mentoring di FashionCamp: JulieJolie, mayMoma, Dassu Y Amoroso, Les Ottomans, DiMetiù, Mutadesign, Maison Olivia, Vincent Billeci, Jolie Kicà, Adriana Lohmann , 13 Ricrea, Adela Romero, Dalaleo, Giorgia Fiore, Lavinia Claudia Foderaro, Bobosac.

Come partecipare

La partecipazione a FashionCamp Christmas Edition è libera e gratuita, previa registrazione all’evento su Eventbrite. Sai già cosa indossare?

YouTube: in arrivo le GIF animate sulla piattaforma di Google?

YouTube: in arrivo le GIF sulla piattaforma di Google? [BREAKING]

Ancora non c’è nulla di ufficiale, ma molti rumours stanno circolando in rete a proposito dell’integrazione di un generatore di GIF animate all’interno di YouTube.

Per ora la nuova funzionalità è stata scovata solo all’interno del canale americano PBS Idea Channel. All’interno dell’area di condivisione di questo video, infatti, è comparso il nuovo bottone “GIF”.

YouTube: in arrivo le GIF sulla piattaforma di Google? [BREAKING]

Il tool permette di selezionare fino a 6 secondi del filmato da cui estrarre la gif, alla quale sovrascrivere anche due righe di testo.

Una volta creata l’immagine animata, YouTube ci dà due opzioni: embeddare la gif o copiarne il link diretto per poterla condividere o salvarla in locale.

Aspettiamo impazienti dichiarazioni ufficiali da Mountain View!