Editoria in crisi, questione di contenuti

L'editoria tradizionale perde terreno sul mercato, l'unico fattore che argina la crisi è la qualità dei contenuti associata ad una comunicazione efficace

Rocco Iannalfo

Web Marketing & Social Media Manager, Blogger


I nuovi media incalzano l’editoria tradizionale, un settore sempre più in affanno. Il calo generalizzato delle vendite è un fattore non trascurabile, che pone nuove sfide agli operatori del settore.

Editoria in Italia: libri e narrativa

 

Una indagine Nielsen, presentata all’edizione 2014 di Più Libri Più Liberi, relativa ai primi dieci mesi di quest’anno afferma che il mercato del libro (e-book esclusi) in Italia decresce del 4,6% di fatturato rispetto allo stesso periodo del 2013. Le copie cartacee di libri venduti nei primi dieci mesi del 2014 segnano invece un -7.1% (pari a circa 5.5milioni di copie vendute in meno rispetto allo stesso periodo del 2013).

Sempre dalla stessa indagine di mercato apprendiamo che il settore della piccola e media editoria presenta percentuali simili a quelle dei grandi editori. Un’inversione di segno la troviamo nel dato relativo agli editori presenti alla fiera #piùlibri14, che fatturano il 2,2% in più rispetto al periodo precedente.

Ciò vuol dire che sapendo ascoltare il mercato si possono offrire contenuti che in grado soddisfare delle piccole ma redditizie nicchie. Oltre alla scelta di contenuti di qualità, meno mainstream e customizzati sul lettore, bisogna poi puntare su una comunicazione efficace che permetta di raggiungere il pubblico giusto.

Per quanto riguarda gli e-book, la situazione è più rosea nonostante il mio e-book reader sia finito in un cassetto: per me la sensazione tattile della carta, il rumore delle pagine e l’odore della carta stampata sono parte integrante del piacere della lettura!

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Giornali e informazione

Per quel che riguarda il mondo dei giornali e dell’informazione, lo scenario della carta stampata si presenta impietoso. Dal 48esimo rapporto del Censis emerge che la diffusione dei giornali cartacei in italia è al di sotto dei 4 milioni di copie giornaliere, poco più della metà dei 7 milioni di copie del 1990.

Ma ciò non vuol dire che l’informazione degli italiani sia peggiorata. Oltre al fatto che molte persone leggono le edizioni online dei vari quotidiani, l’abbondanza delle informazioni sul web e la possibilità di verificarne le fonti permettono una comprensione migliore dei fatti accaduti.

Ma questo non vuol dire che il tradizionale giornale del mattino sia destinato a morire.

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Il giornalista ai tempi della rete

Se la stampa perde colpi e l’informazione diventa più immediata e variegata grazie ad internet, anche il ruolo del giornalismo cambia.

In una intervista, Barbara Serra afferma che se i giornali sono in crisi, non lo è l’esigenza di scrivere, di avere un blog, di fondare una testata, di studiare come la gente si fida di questi canali“.

E se un giornalista può adattarsi ai tempi che cambiano, anche un editore può pensare di investire sui media digitali dimezzando ciò che passa sotto le rotative della propria casa editrice.

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